Mugiwara's Christmas

di Red Robin
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Work in progress for a Christmas party and a fool Marimo ***
Capitolo 2: *** Is that a sleed? (E’ una slitta quella?) ***



Capitolo 1
*** Work in progress for a Christmas party and a fool Marimo ***




Work in progress for a Christmas party and a fool Marimo

 


 

Era passata almeno un'ora da quando si era ritrovato a domandarsi perché dovesse vestirsi lui da renna quando ne avevano già una bella e che vera a bordo, ed era trascorso altrettanto tempo da quando i suoi compagni di viaggio avevano iniziato ad agghindare la nave con quelli che lui definiva sciocchi ninnoli per una festa inutile.
Si grattò stizzito la fronte prima di portare la mano destra sopra quello stupido cerchietto con le corna da renna, mentre la sinistra, che era rimasta per tutto il tempo diligentemente al fianco, afferrò quel naso rosso sorretto da un elastico; lo strappò, lanciandolo da qualche parte nella stanza oltre i letti dei ragazzi.
-Tsk...- riuscì a pronunciare semplicemente prima di togliersi anche quel ridicolo costume da renna che gli avevano fatto indossare a forza, sul quale all'altezza della vita era stato posto il suo fedele haramaki e le katane legate al fianco.
D'altronde era una persona seria, lui. Non poteva stare dietro a simili sciocchezze, si disse nell'uscire dalla stanza per raggiungere il ponte; e fu possibile solo grazie al miracolo dell'unica porta nella stanza a guidarlo lì sopra senza intoppi.
Fuori la temperatura si era abbassata, tanto da far indossare i cappotti alla ciurma, Rufy compreso, ma non abbastanza da intaccare quello sciocco desiderio di festeggiare; il ponte e il resto della nave era pieno di luci e l'albero di mandarini sembrava un tutt'uno con quell’illuminazione esagerata con il quale si erano lasciati prendere la mano ridicolizzando la Sunny, tanto da farla sembrare a occhi estranei una di quelle pacchiane navi da crociera... persino il vessillo nero era scomparso sotto quei colori accecanti, con il rischio che forse sarebbero stati attaccati loro da altri pirati con l'intento di rapinare qualche ricco signore, e con un semi ghigno pensò a quella mera sorpresa che si sarebbero ritrovati.
“Se non altro, potremmo passare inosservati sotto gli occhi della marina.”, cercò persino di trovare il lato buono prima di distogliere lo sguardo e notare che il proprio Capitano si era arrampicato come una scimmia e, con l'aiuto di Chopper, stava trasformando l'albero maestro e le vele in un enorme albero natalizio formato da festoni verdi ornati da ghirlande e vischio.
Scosse la testa, contrariato, decidendo che si meritava un goccio per distrarsi prima di metter mano alle katane e smantellare al più presto quella roba, certo che al momento debito sarebbe stato più che felice di aiutare a farlo; si mosse in direzione della cucina, sentendo lo sguardo di Robin su di sé mentre Franky le mostrava una piccola piantina verde con autentica euforia in volto e la alzava sulle loro teste, cercando in vano di essere preso sul serio nel trovarla presa altrove.
Incrociò persino Usopp, vestito con un ridicolo costume verde e un bastoncino di zucchero in bocca. Tra le braccia portava uno scatolone con alcune palle colorate e vari oggetti completi di ganci.
-Zoro, mi aiuti a preparare l’albero di Nami?- chiese a bocca piena, facendo accigliare il Vice Capitano. 
-Non basta tutta quella robaccia che gli avete messo su?- rispose con un’altra domanda in tono scettico, facendo borbottare all’altro qualcosa al suo indirizzo con evidente disappunto senza che lo spadaccino se ne curasse; arrivò finalmente alla stanza desiderata, trovando anche il cuoco conciato con quell’assurda casacca verde, calzamaglia e un cappellino a punta del medesimo colore, mentre le scarpe sembravano un paio di stivaletti di stoffa marrone.
-Toh, il marimo si è degnato di uscire dalla camera.- si fece sentire a mo’ di scherno la voce del ragazzo biondo. -Dov’è il tuo costume da renna? Abbiamo faticato un po’ per fartelo indossare.- insistette con palese disappunto, rimediandoci un verso di stizza.
-E tu perché sei conciato a quel modo? Che cavolo indossi?- domandò con scarso interesse, raggiungendo la cantina per afferrare una bottiglia di sakè. 
-Non ti facevo così ignorante, sai? E' un vestito da Elfo di Natale.- spiegò l'altro in tono risoluto, infornando alcune paste prima di girarsi per osservarlo torvo. 
-Sai, non avrei mai pensato che un vestito così assurdo potesse renderti la faccia ancora più stupida, torciglio, ma mi sbagliavo.- commentò in una semplice risposta lo spadaccino, quasi sembrasse fare un tranquillo discorso sul tempo, privo di ogni considerazione. -Mi rendo conto che ogni tanto si può sbagliare.- continuò, stappando la bottiglia con un sonoro pop prima d'ingollarla come fosse acqua fresca.-Che cavolo hai detto, bastardo?- si fece sentire prontamente la voce del biondo cuoco, il quale lo afferrò per il bavero della maglia non appena lo vide separare la bocca dal collo della bottiglia, facendo attenzione che nemmeno una goccia potesse scivolare via. -Vuoi per caso litigare, stupido marimo?- chiese palesemente irritato. - Non che tu abbia molto da parlare con questo ridicolo haramaki, ma sul costume da renna eri notevolmente migliorato... anche perché non ti si vedeva la faccia...- insistette, venendo però afferrato a sua volta dalla mano dello spadaccino, il quale si premurò di stringere nella destra la scollatura ornata da una sottile cordicella. 
-Cosa vuoi insinuare, cuocastro? Cerchi di metterti al tuo livello?- rispose a sua volta con tono di stizza, ottenendo un sorriso sul volto del suo compagno.
-Dico semplicemente che non siamo riusciti a nasconderti quegli stupidi capelli verdi.- ghignò quello soddisfatto. -E non temere, non mi permetterei mai di elevarti al mio livello, sei troppo in basso per riuscire a raggiungermi.- E detto ciò vide le spade posarsi in un lampo davanti al suo viso, sentendone la fredda lama carezzargli il labbro inferiore.
-Se fossi in te smetterei di parlare, se non vuoi essere fatto a fette.- Ma come previsto quella minaccia venne ignorata, facendo sì che un calcio allontanasse quella spada nera che lo spadaccino brandiva nella destra.
-Come se potessi farmi paura una testa d'alga.- ribadì il concetto, giusto un attimo prima che entrambi prendessero a improvvisare una lotta durante la quale il Vice Capitano ne approfittò per tagliare in più parti diversi festoni e ninnoli; ma non durò molto, poiché Nami, l'unica che riusciva a far cessare le scaramucce di quei due per qualche ora, non riuscì proprio a sopportarli.
-E' mai possibile che non riuscite a non litigare per un solo giorno? Zoro, esci di qui e lascia in pace Sanji!- Inutile dire che al solo sentire quelle parole il cuoco impazzì letteralmente di gioia, iniziando a spargere cuoricini ovunque e lodi d'amor alla diretta interessata, nonostante questa lo avesse rifiutato più e più volte cercando il sostegno del Capitano senza successo... in fondo doveva aspettarselo, Rufy era un po' lento a capire e lui sicuramente nella sua mente poco sviluppata non sarebbe riuscito a concepire un sentimento chiamato gelosia, o almeno non nei confronti dei suoi compagni, a differenza di Franky .
-Babbeo.- fu l'ultimo commento di Zoro prima di uscire dalla stanza, seguito da insulti prontamente placati dalla navigatrice e susseguiti da un 'Tutto quello che vuoi mia Dea'.
A distrarre la ragazza da quelle moine, a cui in realtà non stava già prestando ascolto, fu proprio la voce del Capitano, il quale reclamò a gran voce “l'ora della merenda”, riportando il ragazzo alla realtà.
-Ah! Ho dimenticato i dolci nel forno!- esclamò, correndo verso la cucina per salvare le sue creazioni.
-Sanji, hai visto Franky?- si fece sentire la voce di Usopp. -Voglio chiedergli se mi aiuta ad addobbare l'albero di Nami.- spiegò, accennando allo scatolone tra le sue braccia. 
Nel voltarsi verso di lui, il cuoco realizzò in un lampo che forse lì dentro poteva esserci un oggetto che avrebbe fatto al caso suo, così si avvicinò al ragazzo iniziando a frugare.
-Ehi! Ma cosa fai?- chiese il cecchino, cercando di allontanarsi. 
-Sta zitto, cerco una cosa molto importante per le mie principesse.- affermò sicuro di sé, per poi gioire ancora una volta quando alzò davanti ai propri occhi la decorazione di un vischio, lasciando perplesso il compagno.
-Sei veramente un maniaco, lo sai questo?- volle fargli notare. -Sai bene che Nami s'infurierà...- insistette.
-E allora? Rufy non ci vedrà nulla di sbagliato se gli ricordo che è “tradizione” il bacio sotto al vischio.-
-E Franky non ti permetterà di avvicinarti a Robin.- soggiunse il cecchino prima di fare retro front per cercare il cyborg, lasciando il cuoco solo con la sua fantasia, interrotta solo per un istante da un fischio sordo susseguito da un boato. Uscì immediatamente sul ponte, scoprendo che era stato il carpentiere la causa di quegli scoppi colorati che rischiaravano il cielo divenuto già cupo.
-Ma cosa combinano?- si domandò dando voce ai suoi pensieri prima che una figura dalla testa verde gli desse una spinta per poter entrare.
-Spostati, cuoco, devo prendere una bottiglia.- 
Irritato non gli rispose, decidendo di fissare la decorazione al centro dell'arcata superiore della porta prima di dedicarsi nuovamente ai suoi biscotti, che altri non erano dei biscotti di Natale di marzapane; li divise in varie porzioni, una parte destinata ai ragazzi fu messa sui piattini e in fine su un unico vassoio, quelli destinati alle ragazze invece erano stati decorati e con essi anche il piatto su cui sarebbero stati serviti, i cui ornamenti erano composti da cioccolato sul fondo, decorato da spicchi di mandarini e accompagnati entrambi da due tazze fumanti di the. 
-Se eviti di svuotarmi la cantina, ho preparato una merenda anche per te.- lo informò.
-E da quando sei così gentile, cuoco?- venne ripreso prontamente dallo spadaccino in tono scettico, il quale fece irritare nuovamente il biondo.
-Io sono sempre gentile, stupido marimo. Siediti e non farmi arrabbiare, o qui non ci metti più piede.- sbuffò in risposta quello, uscendo prontamente dalla cucina per servire i suoi compagni.
Fece uno sforzo per ignorare l'ingordigia dei ragazzi, sorridendo alle muse, che gli rivolsero sorrisi gentili e complimenti, mandandolo letteralmente in estasi, giusto il tempo di venire richiamato proprio dall'ultimo componente della ciurma a cui non aveva offerto ancora il pasto.
Lo raggiunse in poco tempo, fermandosi giusto ad aiutare lo scheletro che dopo un primo tentativo nell'aiutare il cecchino era stato lasciato da solo alle prese dei festoni che, non si sapeva come, erano riusciti a ramificarsi nel suo corpo con tanto di luci ad adornarlo. 
-Ci hai messo troppo, cuoco, io ho fame.- reclamò ancora una volta il Vice Capitano, seduto al proprio posto al tavolo della cucina.
-Zoro, perché non aspetti un attimo fuori? Devo finire di preparare.- lo informò.
-Tu brutto... e hai osato anche perderti in chiacchiere con le ragazze!- lamentò ancora una volta senza mezzi termini, ubbidendo però all'ordine che gli era stato dato; il biondo ne fu sollevato, e recuperò un'insalatiera contenente del riso messo a riposare.
Si portò una delle sue amate sigarette alla bocca, stando ben attento ad accenderla; lui non era tipo da fumare in un posto così sacro. Si mise a sedere al tavolo iniziando a modellare il riso tra le mani salandolo al momento e, una volta riempito, chiuso e completo di alga per formare un onigiri, lo ripose in un piatto. Andò avanti così per un bel po’, sentendo il crescente malumore del compagno, certo che non si sarebbe lamentato in un secondo momento; passò una mezz'oretta, prima di alzarsi e aprire la porta, trovandosi lo sguardo imbronciato dell'altro al quale rispose con un sorriso smagliante.
-Quanto cavolo ci hai messo, dannato di un cuoco? Ho fame!-
-Non dovresti prima ringraziarmi?- chiese quello con la presunzione di meritarsi almeno un grazie per avergli preparato il suo cibo preferito. 
-Da qua’, stupido cuoco.- rimbeccò però il Vice Capitano cercando di afferrare il vassoio completo anche di un bicchierino e una bottiglia di sakè, che venne prontamente allontanato dalla sua traiettoria.
-Ha-ha!- sembrò redarguirlo il biondo mettendogli un dito davanti a mo’ di 'stop'. -Siamo sotto il vischio, credo di meritarmi il giusto ringraziamento.- insistette, avvicinando pericolosamente il proprio volto a quello perplesso dell’altro. 
-Che cosa vuoi, ricciolo?- domandò sempre più confuso, facendo sbuffare il cuoco.
-Davvero non lo sai? E' tradizione darsi un bacio appassionato sotto il vischio.- 
E a quel dire lo spadaccino sembrò rilassare i muscoli facciali, mentre un sorriso molto più simile a un ghigno comparve malizioso assieme un luccichio sinistro nei suoi occhi; allungò un braccio attorno alla vita snella fasciata dalla casacca verde, che trillò nel disturbare l'immobilità dei campanelli posti sulle estremità dei vestiti, attirando il ragazzo a sé in una stretta possente. Infine la mano sinistra si allungò verso quella stecca bianca, allontanandola da quelle labbra soffici che aspettava di assaporare da un'intera giornata per poi avventarcisi sopra.
Famelico, succhiò il labbro inferiore, giusto un attimo prima di far scivolare la propria lingua nel palato dell'altro, bramando un contatto sempre maggiore in quel movimento perpetuo, il quale fece crescere in lui la voglia di andare oltre, dovendo però costringersi ad allontanarsi una volta che il fiato venne meno.
-Devo ammetterlo, cuoco, questa insulsa festa inizia a piacermi.- gli disse a fior di labbra, nonostante il respiro non avesse ritrovato la sua regolarità. -Ora posso avere il mio piatto?- domandò senza averlo ancora lasciato andare.
-Solo se mi restituisci la sigaretta.- mise a condizione il biondo, stringendo con la mano libera la tunica verde del compagno, il quale si limitò a nascondere l'oggetto dentro la pancera verde a cui non aveva rinunciato nonostante quegli anni.
-Trovala.- gli disse spingendo il ragazzo dentro la cucina portando con sé la porta, bloccandosi giusto un attimo prima di chiuderla per allungare il braccio destro verso l'ornamento verde e tirarlo via.
-Ehi! Che stai facendo?- sembrò contrariato Sanji a quell'azione.
-Nulla di che, cuoco.- aumentò il sorriso con malizia crescente lo spadaccino, cercando di camuffare allo stesso tempo il semi-broncio apparso. -Voglio solo assicurarmi che tu non ci provi con le ragazze.- 
E detto ciò ignorò quegli strepiti di dissenso, nascondendo agli occhi di tutti le loro figure.






Cof cof... chi è il porco che ha pensato male?!? è.é (Tu! Ndtutti)
Scusate il piccolo sclero, ma andava fatto, anche se ammetto che non è così lontano dalla realtà XD
Alor, sono solita regalarmi una fic di Natale essendo oggi il io compleanno, quindi vedete di fare i bravi e le brave e regalatemi una recensioncina ina ina, anche se vi fa schifo il testo...
Anche perché vi capisco, nemmeno secondo me non è un buon testo, ma ormai avevo iniziato e ci tenevo a pubblicarne una anche qui per questa giornata v.v, ma senza presunzione, di solito scrivo cose migliori XDDD
E che dirvi? Non vi conosco ancora così bene qui, d'altronde sono approdata dopo ben due anni d'assenza in questo fandom da... tre mesi credo, quindi Buon Natale e Capodanno , altro non so dirvi ^^^


Bye



P.s.: Se qualcuno è interessato, ho postato questa fic: (Be)'Cause there’s no boundary sul fandom di FMA (Full Metal Alchemist) qualche minuto prima XD






Dona l’8% alla causa pro recensioni
Farai felice un milione di scrittori

E me XD!
(Almeno oggi!)


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Capitolo 2
*** Is that a sleed? (E’ una slitta quella?) ***


Nick sul Forum: Red Robin
Link profilo EFP: Red Robin
Pacchetto scelto: 1 - Ingenuità
Titolo: It 'a sled that? (E’ una slitta quella?)

Fandom: One Piece
Rating: Sentimentale, Slice of life
Avvertimenti: Shounen ai
Note: Beh... che dire? Innanzitutto, questa fic, benché
partecipante al Character Contest” indetto da Tobi Sensei.
Quest’anno abbiamo il nuovo arrivo “Dick” un personaggio nuovo per voi, ma non per chi magari ha letto qualcosa su FMA <3. Piccolo spoilerino: Questo pg verrà presto (o almeno si sera) fatto apparire anche nel fandom di OP con l’account in comune Red Robin_MyPride... quindi a chi attende le altre fiction, speriamo di aggiornare presto che i problemi sono molteplici.

Spero che, se anche per poca presenza, imparerete ad amare questo piccoletto per voi ancora nuovo e poco definito ^^^. Lo troverete occasionalmente anche in altre mie raccolte ^^^ 
N.B.: Leggere in fondo la parte in grassetto v.v almeno 1 volta l’anno mi è permesso fare una certa richeista per un buon motivo <3

 

Ultima cosa: le nuove norme sui percing non mi permettono di farmi gli ultimi 2 sulle orechie, cosa che fino allo scorso anno riuscivo a fare dìin farmacia, dove ora non si prendono più la responsabilità... non avendo tempo materiale di regalarmi (da solo quindi) questo piacere ultimo per finire i miei 20 anni, come ogni anno... mi ritrovo senza ‘finire’

In poche parole, il 24 Dicembre è il mio compleanno, risollevatemi il morale con qualche recesioncina <3

 

 

 

 

 

 

Is that a sleed? (E’ una slitta quella?)

 

 

 

 

 

 

Durante la notte, la Sunny era stata ricoperta da un manto innevato, divenendo una distesa bianca e congelata.

Eccitati, i bambini della ciurma erano corsi fuori per iniziare una battaglia di palle di neve e una gara al più bel pupazzo mai creato; inutile dire chi fossero i soliti, eppure tra loro c’era un nuovo arrivo e quest’ultimo, se non altro, era un vero bambino: Dick. Completo di bassa statura giustificata con i suoi sei anni di età.

Nel vederli mi lasciai sfuggire un sospiro e decisi di scendere dalla cucina al ponte, così da poter portare anche a loro una bella tazza di cioccolata calda. In fondo era periodo di festa e un po’ tutti se ne meritavano una, e fu proprio nel porgere la bevanda al medico di bordo che sentii la voce infantile rivolgersi a lui.

-Chopper, se tu sei una renna… vieni dal paese di Babbo Natale?-

A quel dire mi voltai verso di lui un po’ perplesso, per quanto un sorriso si fosse fatto largo sul mio volto. Mi accorsi che non aveva attirato solo la mia attenzione, forse perché nell’udirlo attendevamo tutti una possibile risposta del nostro nakama. O semplicemente ci mancava tanta innocenza… anche se mi dovetti ricredere nel sentire le parole successive, pronunciate da Rufy stesso.

-È vero, Chopper! Nel tuo paese c’era solo quella Strega! Ma c’era anche Babbo Natale?-

A quella domanda, sentii anche gli altri presenti sospirare. Com’era mai possibile che un ragazzo così cresciuto, e per di più Capitano di una nave, potesse credere ancora in queste cose?

-Ecco... io... non l’ho visto.- ammise la renna con fare confuso, gettandomi un’occhiata supplicante prima di scappare via sotto gli sguardi attoniti dei due. E prima che potessi continuare il mio giro, la mano del marmocchio mi tirò verso il basso, afferrandomi la manica del giacchetto.

-Sanji, allora è vero che esiste?- sembrò volermi chiedere conferma, e nel vedere quegli occhi verdi così speranzosi non potei negarglielo. Peccato solo che il Capitano ci avesse messo del suo, rovinando quel momento così pacifico e iniziando a saltare ovunque, gioendo.

-Che babbeo.- mi ritrovai a dire, prima di concludere quel giro di distribuzione di bevande calde e tornare nuovamente nella cucina.

 

-Basta! Non li sopporto più!- la voce del marimo disturbò il mio lavoro nell’entrare nel mio regno, facendo sì che la panna con la quale stavo guarnendo la torta schizzasse sul muro che avevo davanti, urtandomi.

-Ohi... perché diavolo devi venire a lamentarti qui?- domandai, come se fosse la cosa più logica da chiedere. E a ben guardare, lo era a tutti gli effetti; o almeno secondo il mio punto di vista. -Io ho da fare, porta la tua stupida presenza lontana da me.-

-Sta’ zitto, stupido ricciolo. In fondo è solo colpa tua.- rimbeccò più scorbutico del solito, ma non gli diedi peso e ripresi il mio lavoro. -Insomma, perché dovevi dirgli che esisteva quello stupido Coso Natale?-

-Idiota, si chiama Babbo Natale e Dick ha sei anni. Lascialo illudersi.- gli feci notare. Che cavolo di problemi aveva?

-Ma Rufy è adulto. Potevi dire a entrambi che non era vero. Non li sopporto più.-

-Ma bravo, marimo, tu sì che sei adatto a distruggere le fantasie infantili.- obbiettai. -Va’ a dirgli che l’omone buono che domani sera gli porterà i regali è solo finzione.- quasi ironizzai, e nel dirlo mi voltai e afferrai il vassoio per riporre la torta nel frigo.

-Sì, scherza tu...- lamentò ancora. -Fa’ qualcosa, o giuro che te ne pentirai.- minacciò.

Imbecille, voleva forse negarmi il sesso? Perché io non avrei di certo avuto nulla in contrario, d’altronde era solo lui a beneficiare di ciò, non essendo io la parte attiva. Ma di certo questo non glielo avrei mai detto. -Di’ un po’, vuoi fare a botte?-

-E perché no? Magari mi tolgo qualche soddisfazione.- rimbeccò, incrociando le braccia al petto per nascondere le mani dentro al bavero della sua casacca verde. Era incredibile come riuscisse a rimanere con i pettorali scoperti nonostante il freddo, e dire che io indossavo un caldo maglione e ancora non riuscivo a scaldarmi. Ma in tutto questo ancora una cosa non mi tornava.

-Il tuo ego è veramente fuori posto. Ma si può sapere che problemi hai? La volta scorsa abbiamo dovuto costringerti a vestirti da renna1.- feci notare, ridacchiando al solo ricordo. In effetti era veramente ridicolo con quel naso rosso, le corna e... beh, quello stupido haramaki2 che continuava a portare sopra la tutona beige e pelosa.

-Non ridere, idiota! Era ridicolo! E dire che mi avete svegliato per una stupidaggine simile!- si alterò. Questo non poté far altro che aumentare la mia risata sino a farla divenire più che sonora, e lui se la prese ulteriormente. -Babbeo... visto che ti divertivi tanto, dov’è finito quello stupido abito da fatina?-

-Elfo.- lo corressi.

-Beh, è lo stesso... sempre un cuoco effeminato sei.- obbiettò, rimediandoci un mio lamento. -Ora dammi da bere.-

-No.- risposi nell’immediato. -E ora lasciami fare.-

-Fa’ quello che ti pare, io bevo.-

-No, va’ fuori prima che ti prenda a pedate.- sbottai, ma prima che il nostro battibecco potesse andare oltre, entrò quel piccoletto di sei anni tutto pimpante.

-Zoro, tu credi che domani Babbo Natale ti porterà quello che hai chiesto?- gli domandò, stringendosi nel cappottino che, fortunatamente, gli avevamo comprato nell’isola precedente. -Allora?- insistette, saltellandogli attorno. Ma lui mi guardò il fondo schiena in modo allusivo, rispondendo con qualcosa che lo era altrettanto.

-No, marmocchio... ho già quello che desidero.-

-E cosa? Cosa? Cosa?- prese a cantilenare, facendo sbuffare quell’alga, la quale lo tirò su e lo mise a sedere al bancone.

-Va bene, tu resta qui e fa’ il bravo con il cuoco, così lui ti darà un’altra stupidissima cioccolata calda.-

-Ehi!- asserii a mo’ di lamento. -Mi pare che tu te la sia bevuta la mia stupidissima cioccolata calda!- feci notare. -E che significa che deve restare con me? Siete in sei là fuori!-

-Ohi! Perché diavolo non hai contato quella strega di Nami e Robin?- mi chiese. -E poi sono stufo di marmocchi che corrono per la nave durante i miei allenamenti, ripetendomi che Babbo Coso esiste.-

-Babbo Natale!- si fece sentire la voce del biondino, come se ciò fosse importante. Dovevo ammetterlo, era davvero divertente.

-Hai sbagliato ancora.- gli tenni presente.

-È lo stesso.-

-No.- s’intromise quel piccoletto, venendo prontamente ignorato.

-Facciamo così: se lo tieni tu per almeno qualche ora, stanotte ti lascio dormire.-

-Affare fatto.- accettai più svelto delle sue parole la proposta, rimanendo solo con Dick in poco tempo. Con un sospiro afferrai una nuova tazza, chiedendomi dove fosse finita quella precedente che gli avevo dato poco prima, e la riempii con della cioccolata rimasta ancora calda, porgendogliela. -Allora, Dick, tu sta’ buono qui e bevi questo, ti scalderà.- gli dissi con un sorriso. -Io sarò qui a finire di lavorare.- dissi, e lui annuì, atteggiandosi ad adulto e ricordandomi un po’ com’ero io da piccolo.

-Sanji, ma a te Babbo Natale porterà quello che vuoi?- mi chiese dopo un primo sorso.

-Non credo. Tutti gli anni chiedo la stessa cosa, ma quello stupido marimo mi sta sempre appiccicato.- ridacchiai, senza curarmi di ciò che dicevo. In fondo quel marmocchietto era quasi diventato nostro, ci seguiva ovunque e non faceva nulla senza il nostro permesso. Era raro che chiedesse qualcosa ad altri, men che mai al Capitano, che considerava suo pari. E come dargli torto, visto il modo in cui si comportava?  

-Ma a te Zoro non sta simpatico?- domandò ancora. -Dicono tutti che siete grandi amici.- asserì, citando un po’ la voce comune, anche se con la sua innocenza avevo capito perfettamente cosa gli altri pensassero di noi. Non che non fosse vero... ma non avremmo mai ammesso di essere amanti, e le nostre liti erano tutte vere. Forse la nostra competitività era data dal testosterone che ci spingeva continuamente a un confronto.

-Diciamo che non è proprio così.- risposi un po’ vago, d’altronde non avrei potuto chiacchierare di certe cose con un seienne. -E tu? Hai chiesto qualcosa in particolare?- fu il mio turno di domandare. Magari si sarebbe distratto.

-Io chiedo sempre tante cose, ma non sono mai arrivate.- Probabilmente non mi sarei dovuto stupire all’affermazione, visto che in fondo stavamo parlando di un mito fantasioso per bambini della sua età. Ciò che realmente mi aveva lasciato inizialmente confuso, era stato il motivo per il quale la matrigna con cui aveva vissuto non gli avesse mai raccontato la verità, vista la spietatezza e l’odio che provava nei suoi confronti, ma l’avevo capito meglio quando avevo scoperto che quest’ultima aveva un figlioletto più piccolo di lui. Sicuramente non si era trattato di un gesto caritatevole. -E poi...- insistette lui, continuando ancora a parlare nonostante tutti i miei pensieri. -Ho il sospetto che non sia mai venuto a portarmi i regali perché, dopo aver messo tutti quelli per il mio fratellino sotto l’albero, non aveva tempo per me.-

-E perché mai?- chiesi curioso. Probabilmente era egoismo, ma volevo realmente sapere cosa si era inventato quel suo piccolo cervellino per proteggerlo. -Non sei arrabbiato con lui?-

-No, perché lui stava per incontrare la mia matrigna e gli faceva paura.- e a quella soluzione non potei non ridere di gusto nonostante il suo broncio.

A quanto sembrava quella donna era così terribile da spaventare un omone grande e grosso!

***

 

L’indomani era arrivato, ovvero la vigilia. Nonostante le continue lamentele del marimo, contrario nel voler festeggiare, eravamo riusciti a convincere Rufy e gli altri a montare le luci sulla nave prima di riprendere i giochi. Purtroppo ne avevano messe un po’ troppe anche per quell’anno, facendoci rassomigliare a una gigantesca lampada pronta a essere prese di mira da qualcuno. Se non sarebbe stata quella “la volta buona”, prima o poi avremmo passato i guai.

Ghirlande e festoni riempivano la nave, dai corrimani alle camerate, il bagno e qualunque altra cabina in modo eccessivo. Era stato un miracolo riuscire a convincere quell’imbecille di un Capitano a non metterne troppi nella cucina e soprattutto non agghindare il forno e il piano cottura; per riuscirci, mi ero persino dovuto far aiutare da tre bistecche di tonno, sei crocchette di patate, tre broccoli e otto olive... ed era stata dura cacciarlo via dopo ciò. Ma ringraziai il cielo di aver preparato qualcosa fuori programma proprio per quell’evenienza.

Stetti attento a non cadere tra il via vai di gente e piccole presenze come Chopper e il marmocchietto, ed evitai accuratamente di passare sotto il vischio che avevo nuovamente appeso, tutto appositamente per Nami-san e Robin-chan. E al diavolo se Franky avrebbe rotto per non toccare quest’ultima, in fondo era l’archeologa di bordo, e lo era di tutti... e poi a Rufy non interessava se ci provavo con Nami-san! Anche se... beh, lui ancora non lo aveva capito. Ma questi erano solo dettagli irrilevanti.

A dire la verità, oltre che a evitare il vischio, tentai sempre di trovarmi sotto di esso quando vedevo una delle mie muse passarci sotto, e ogni qualvolta vedevo Franky cercare di far cambiare loro direzione, ma tutto ciò che ottenni furono solo Rufy, Chopper, Usopp, Franky, Brook e persino Dick! Non ci tenevo proprio a baciare dei maschi! Men che mai un bambino. E quando vidi finalmente Nami, feci ricorso a tutte le mie forze per raggiungerla e ricordarle la tradizione, ma l’idillio che stava per crearsi tra noi venne tempestivamente interrotto dalla presenza di un Cappello di paglia, spinto da qualcuno al suo posto, e finii per appoggiare le mie labbra sulle sue.

-Rufy, che schifo!- lamentai. -Va’ via e sta’ più attento!- obbiettai, e quel babbeo prese a ridermi in faccia.

-Davvero divertente! Dovresti vedere la tua faccia!- insistette. -Pensa se avessi baciato Nami, ti avrebbe picchiato!-

-Imbecille, era proprio quello che volevo fare.- rimuginai tra me e me, ma a quanto pare dovette sentirmi, perché mi rispose un “Volevi farti picchiare da Nami?” con fare perplesso. Era proprio un incosciente! O forse era meglio dire: per fortuna che era un così ingenuo... idiota? Una cosa era certa, non era geloso... o almeno era ciò che supponevo, sperando che se avesse capito la situazione non si rivelasse tale.

Quel tira e molla continuò per tutto il giorno, non trovandomi mai con le labbra su quelle delle mie Dee. Fu alquanto disgustoso, tanto che dovetti togliere quell’ornamento dalla cucina, essendo frequentata principalmente dal Capitano e qualsiasi altro idiota che voleva rubare del cibo. Mi spiacque persino di non trovare il marimo sulla mia strada, se non altro avrei accettato di buon grado; ma quello scemo si presentò troppo tardi al mio cospetto, anche se, a dirla tutta, fu lui a tirare fuori quell’oggettino magico, e non potei dirgli di no. Nonostante tutto sapeva farsi volere bene, quando nessuno ci guardava.

Il difficile arrivò quando Dick tornò alla carica con Babbo Natale, avendo visto i regali sotto l’albero di Natale ricavato dall’ingegneria di Franky. Secondo lui era impossibile che lui fosse “già passato”. E trovava impossibile che gli avesse portato tutto ciò che aveva chiesto, e quasi presi a ridere quando Rufy mi venne a chiedere se aveva scritto bene la lettera e la mostrò a quel piccoletto. Per quanto quel suo lato spensierato, oltre che babbeo, ci facesse scuotere la testa e domandarci chi ce lo avesse fatto fare di seguirlo, riuscì a strapparmi un sorriso. Dopotutto quello era il nostro Capitano! Probabilmente non avremmo potuto chiederne uno migliore... o forse sì? Magari avrei dovuto scrivere anche io una lettera e chiedere un po’ di sale in zucca per lui...

Sospirai. I preparativi erano quasi ultimati, la tavola portata fuori assieme le stufe era già stata apparecchiata e imbandita. Festeggiammo, bevemmo, cantammo... praticamente accadde di tutto e ci divertimmo. E solo dopo essere sicuri che tutti i bambini fossero a dormire, chi al caldo e chi meno... mi ritrovai nell’osservatorio con quello stupido spadaccino maniaco del culturismo. Ciò che non mi aspettai, fu il trovare la palestra adornata. Non era tipo da festeggiare qualcosa che riteneva insulso, ma forse dopo il vischio avrei dovuto aspettarmelo... e soprattutto avrei dovuto immaginare che avrebbe riempito il soffitto di quel posto con quel cosetto. Ero finito tra le sue braccia e durante un lungo e travolgente bacio, il divano ci aveva accolto senza tanti problemi.

Fuori la neve cominciò a cadere ancora una volta, ed era bello vederla scendere lentamente su di noi e coprire nuovamente la nostra nave di quel manto bianco. La vista era delle migliori, anche se avevo trascurato il mio lavoro... ma per un giorno all’anno potevo permettermelo, soprattutto se ne sarebbe valsa la pena per passare una notte calda.

Era bastato un non nulla; non lo avevo udito entrare nella cucina mentre ero ancora intento a occuparmi dei piatti, mi aveva avvolto con le braccia e stretto forte a sé, convincendomi a baciarlo. E non c’era voluto molto a farmi cedere, aveva sempre avuto su di me un ascendente particolare, o forse erano i nostri animi ad attirarsi, così come la sua voglia che premeva su di me, tanto da farmi eccitare a mia volta.

 

La passione ci aveva travolto forse troppo presto: non c’era voluto molto perché noi ci spostassimo nella coffa. Il fiato era venuto meno tra un bacio e l’altro, così come il corpo aveva iniziato a bollire. Eravamo noi, sempre noi. La testa girava, la stanza roteava, e prima di rendercene conto ci trovammo nudi, un contatto naturale.

Chiusi gli occhi per l’ennesima volta nell’accorgermi di ciò, arrossendo più per l’imbarazzo, cosa stupida dopo tutto quel tempo, che per il calore di quella stanza nonostante fuori nevicasse.

La distesa bianca che si formava sotto di noi ci forniva una vista bizzarra e insolitamente romantica, o forse eravamo noi ad esserlo diventati con il tempo. Quasi fossimo cresciuti nel nostro rapporto... ma non potei andare oltre con i miei pensieri, che lo vidi.

-Ohi... ohi, marimo, fermati.- dovetti richiamarlo mentre una delle sue mani, lenta e calda, era passata dalla mia schiena sino a scendere all’interno dei pantaloni per sfiorarmi di sfuggita il basso ventre, pronto a spostarsi sul fondo schiena con una carezza.

-Sta’ zitto cuoco, non rovinare tutto.- sembrò quasi prendermi in giro, e con l’arto libero mi afferrò il mento per far sì che un nuovo bacio ci travolgesse, ma io lo respinsi; mai come quella volta avevo avuto un vero motivo, un buon motivo.

-Dannazione, marimo, guarda!- lo obbligai a scansarsi da me per fargli girare il volto. -Lo vedi anche tu? È lì... nel buio.- e nel chiedere ciò si volto di poco annoiato, ma non appena i suoi occhi si posarono su quella figura, si limitò a tenermi stretto e a concentrarsi su di essa.

-Sì.- ammise. -Sembrerebbe... quello con il naso rosso non è Chopper?-

-Imbecille.- asserii, dandogli uno scappellotto sulla nuca. -Chopper ha il naso blu... di’ un po’, non eri tu quello che diceva di non raccontare certe baggianate ai “bambini”?- chiesi io, mentre quel vago puntino rosso con sacco e slitta spariva dalla nostra vista.

-Beh... ti ricordo che tu sostenevi fosse solo una bugia.- fece notare.

-Sta’ zitto.- risposi piccato, anche se aveva ragione e, probabilmente, era proprio quello il motivo del mio momentaneo astio. -Dici che dovremmo dirglielo? Di averlo visto.- specificai.

-No, si lamenterebbero di non essere stati svegliati e se passerò la notte in bianco con te, domani vorrei dormire.- mi prese in giro. E fu proprio a quel dire che realizzai ciò che aveva appena detto e mi strinsi nella camicia aperta e semi calata sulle mie braccia, rimediandoci una pronta lamentela. -Che fai? Ti vergogni? Io voglio continuare a guardare, ricciolo.-

-Neanche per sogno.- mentii. -Piuttosto, dici che avrà portato qualcosa anche per noi? Forse del carbone... perché non abbiamo creduto in lui?-

-Ah ah ah! Questa sì che è bella, torciglio! Grande, grosso e pure stupido! Non che la cosa risulti poi tanto strana.- insistette con quel suo fare da saccente, e stavolta fu una pedata ciò che ricevette.

-Non sei affatto diverte!-

-Scusa, hai ragione.- Miracolo! Forse un regalo lo avevo ricevuto anche io: il marimo che finalmente stava dalla mia e ammetteva di essere antipatico. Era diventato il mio nuovo ricordo migliore! Ma non finì lì. La mano che fino a quel momento era stata posata sulle mie natiche semi nude uscì dai pantaloni e risalì nuovamente sulla spina dorsale, fermandosi al centro della schiena in modo saldo, così da non poter cadere. L’altra, invece, raggiunse il mio capo e i capelli furono scompigliati prima che una carezza scendesse lungo il mio viso fino alle labbra, che vennero sfiorate con un dito.

-Che scemo... alla fine gli ingenui siamo solo noi adulti. Parliamo di sogni impossibili e non vogliamo credere a quelli dei bambini.- asserì in tono basso e pacato, sfiorando la mia bocca con la propria per baciarmi. Fu dolce come non lo era mai stato e al contempo passionale. Di solito eravamo più frettolosi, o almeno curati nei particolari, ma sembrò prendersela comoda, chiedendomi persino con la lingua il permesso di entrare e assaporarmi finché il fiato appena recuperato non tornò a scarseggiare e le fronti non si ritrovarono l’una contro l’altra, costringendoci a riflettere le nostre iridi l’una nell’altra.

-Sai, credo davvero che l’unico regalo che avrei voluto avere mi sia stato già portato, cuoco.- sussurrò, e a quel dire rimasi un po’ perplesso.

-Marimo, tu...-

-Ti ripeterò un’altra cosa... sta’ zitto e non rovinare il momento, ricciolo. Il mio regalo sei sempre stato tu. E ora baciami, prima che io impazzisca e scarti il mio regalo troppo in fretta.-

Non me lo feci ripetere due volte, d’altronde anche io avrei scartato il mio... ma avrei preferito godermelo un po’ più a lungo.

  

  

 

 

 

1 Si riferisce alla fiction di Natale dell’anno precedente (Capitolo 1)

2 L’haramaki è la fascia verde che porta sempre indosso

 

 

 

 

Probabilmente arriverò ultima ma poco importa <3

Lo so, lo so ragazzuoli miei che non è la solita ic di Natale e che scrivo sempre cose un po’ particolare, se non assurde e/o impossibili loool. Mi basti sapere che vi piaccia e che mi facciate tanti auguri per il mio compleanno ò.ò quindi regalatemi una recensione!

 

 

 

My Pride: Vabbè, che tu pensi male non ne avevo dubbi… ‘sporcacciona’ loool e io sono la prima… Su, ch attendo trepidamente la mia fic! Quindi non mi dilungo, ma muoviti!!

 

SanjireaChan: Si, ci credo proprio XDDD su che di te attendo tanto altro XD La fic è un po’ bruttina, sorry v.v

 

lince92: Che dire, meglio tardi che mai si dice. Questa fic non so come sia venuta, forse un po’ più eriosa e bruttina non linciarmi lince XD *Si lincia da sola per a pessima cosa detta*

 

tognoz: Stessa cosa di ‘Zia’, attendo la fic XD Che dire, è bruttina e seriosa ma sempre una fic di natale… credo XD Spero comunque che ti sia piaciuta, così come l’inserimento di Dick come pg ‘’spoiler’ di una futura fic a 4 mani <3

 

 

 

 

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