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Autore: Aries Pevensie    31/03/2013    1 recensioni
-Lui è QUEL Niall? Quello di cui mi hai parlato così tanto?!- squittì. Annuii sommessamente.
-Tu! Tu eri innamorata di lui!- insinuò, additandomi e avvicinandosi di un passo.
-Ma cosa stai dicendo?!- mi difesi. La verità era che Coleen aveva fatto bingo.
-Non mi è ancora passata…- ammisi, abbassando la testa. Lei mi abbracciò e mi accarezzò la schiena.
-Quattro anni che non vi sentite e sei ancora innamorata di quello stronzo?!-.
Sospirai sconsolata: ripensandoci mi sentivo davvero una stupida, ma non avevo ancora trovato nessuno come il mio Niall.
Genere: Fluff, Romantico, Slice of life | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Niall Horan, Nuovo personaggio, Un po' tutti
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
- Questa storia fa parte della serie 'Do you bet?'
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Ci sono riuscita a pubblicare, Poop!
E adesso tocca di nuovo a me! D:
Ti voglio bene!

Os scritta in risposta alla sfida di Yvaine0
Niall – cassiera McDonald
Prompt: anelli di cipolla, nano, puzza, rosso, quadrato.
 

Met in Dublin, loved in London



Febbraio 2013

Erano ormai due mesi che mi ero trasferita da Mullingar a Dublino per poter frequentare l’università insieme alla mia migliore amica Coleen, già a Dublino da un anno per motivi di lavoro dei suoi genitori. Vivevo in un monolocale poco distante dal posto dove lavoravo per mantenermi. Facevo la cassiera nel McDonald più piccolo della città, ma ugualmente frequentato perché era l’unico di tutta Dublino a tenere aperto fino alle tre del mattino. E a me toccava sempre il turno di notte, per colpa degli impegni universitari e della mia insanabile disorganizzazione.
Amavo il mio lavoro, amavo stare a contatto con la gente, vedere volti nuovi, sentire voci diverse e cercare di dimenticare. Dimenticare la mia vita a Mullingar, felice fino ai miei quindici anni, quando il mio migliore amico aveva deciso di andarsene a Londra per seguire il suo sogno di diventare famoso nel mondo della musica. Il problema più grave era che c’era riuscito benissimo e adesso girava il mondo con la sua rinomata band, gli One Direction. Niall era sempre stato mio amico, vicino di casa, confidente, era sempre riuscito a rendermi felice con poco, bastava un suo sorriso per farmi cadere ai suoi piedi, per farmi dire tutto quello che pensavo. Niall era l’unico che avevo sempre amato e che ancora amavo, nonostante non lo vedessi da ben quattro anni.
Come mi succedeva spesso, anche quella sera avevo il turno dalle otto di sera alle tre del mattino, che era il più devastante, caotico, stancante e pesante di tutti.
-Enya, non è che potresti iniziare il turno un po’ prima?-, Rory si affacciò nello spogliatoio dove mi stavo allacciando le scarpe dopo aver indossato l’uniforme.
-Va bene…- sospirai: iniziare una ventina di minuti prima non mi avrebbe uccisa.
Consegnai il vassoio al cliente che mi stava di fronte, sorrisi cordialmente e alzai lo sguardo sul successivo, che si dondolava sui talloni aspettando il suo turno.
-Salve, benvenuto da McDonald, cosa desidera?-, sfoderai un nuovo sorriso tirato e attesi. L’unico problema del mio lavoro era l’esagerato uso dei muscoli facciali.
Non riuscivo proprio a capire cosa spingesse così tanta gente a mangiare in un fast-food in piena notte. La mia attenzione fu subito attirata da un ragazzo chiassoso che entrò nel locale ridendo sguaiatamente con altri quattro ragazzi e due energumeni. Rabbrividii.
Erano quattro anni che non lo vedevo.
Si affacciarono alla cassa e si misero a scrutare il pannello quadrato dei menù.
-Non ti azzardare a prendere gli anelli di cipolla, Niall! L’altro giorno non ti si stava vicino dalla puzza!- lo schernì uno dei suoi amici. Lui rispose con una boccaccia, poi controllò nella mia direzione. Lo vidi sobbalzare e diventare rosso come un peperone.
-Enya?!- mormorò stupito, rimanendo letteralmente a bocca aperta.
-Hei…- balbettai, sorridendo timidamente.
-Come stai?- farfugliò lui e io scrollai le spalle, guardandomi intorno.
-Relativamente bene! Tu, invece?-, notai gli sguardi incuriositi dei suoi amici. Era un cantante di fama internazionale, aveva un sacco di soldi, di ragazze, di amici, era ovvio che stesse bene.
-Mai stato meglio! Ma dimmi, come mai sei qui a Dublino? Pensavo saresti rimasta a Mullingar…- appoggiò i gomiti al bancone e io scrollai il capo.
-Mi pago l’università…non si trova di meglio!-, indicai il registratore di cassa e sorrisi malinconica.
Quattro anni prima, io e Niall eravamo sdraiati sul tappeto di casa sua durante la sua festa di addio,  avevamo parlato dei nostri sogni e io avevo confessato di voler rimanere a Mullingar.
-Nano, datti una mossa e smettila di provarci con la cameriera!- soffiò spazientito uno dei due uomini che accompagnava i ragazzi. Niall alzò le mani e si fece da parte, cedendo il proprio posto a tutti quelli che lo seguivano in fila.
Sentivo il suo sguardo seguire ogni mio movimento, mentre prendevo le ordinazioni e servivo i suoi amici.
-Hei, Ennie…fra due settimane avremo un concerto qui a Dublino! Ti andrebbe di venire?-, mi sorrise dolcemente e io mi sentii mancare.
-Vorresti che io…-, mi sentii avvampare e non riuscii a concludere la frase.
-Potrei farti avere un biglietto e il pass…- propose. Non potei fare altro che annuire e mordicchiarmi il labbro inferiore, incapace di proferire parola.
-Ti stanno aspettando tutti, Niall! Cosa ordini?-.

 
Quando raggiunsi il tavolo con il mio vassoio, tutti i ragazzi mi fissarono in attesa.
-Enya, cosa ci fai qui?! Quanto vorrei sbaciucchiarti!-, Harry imitò la mia voce, facendo ridere tutti e vergognare me come un cane.
-La conosci, Nialler?- domandò Liam, addentando il suo panino.
-Mi pare ovvio, Leeyum! Non penso che si metta a parlare così con una perfetta sconosciuta!- commentò Louis; io ridacchiai e sorrisi appena, poi guardai Liam e annuii con vigore, traballando nervosamente la gamba destra, mentre combattevo con l’istinto di voltarmi a controllare cosa stesse facendo Enya, se ci stesse osservando, se stesse lavorando oppure se qualcuno ci stesse provando.
In quattro anni non era cambiata di una virgola, era ancora la mia Enya: capelli biondo miele, occhi oliva, sorriso rassicurante, occhiali da vista grandi. Era dimagrita, notai, e si era fatta davvero bella e ben formata, ma era comunque riconoscibile.
Raccontai ai ragazzi di come io e lei fossimo sempre stati uniti, inseparabili, contro tutto e contro tutti; raccontai di come lei aveva sempre mantenuto le sue promesse, mettendo me davanti a tutte le altre possibilità; raccontai, soprattutto, di come io avevo infranto la mia parola e me ne ero andato a Londra, seguendo il successo e lasciando lì, senza una parola, senza una scusa, una spiegazione. Senza di me.
Tra di noi calò il silenzio, impegnati a rimuginare sulle mie parole e a divorare la nostra cena.
Io tenevo gli occhi bassi, non avevo voglia di ridere, a dirla tutta non avevo nemmeno molta fame: ritrovare Enya era stata una cosa improvvisa, impensabile e tremendamente dolorosa.
-Sveglia, Niall! Se vuoi salutarla, sbrigati, fra poco ce ne andiamo!-, Louis mi sventolò una mano davanti al naso e io mi risvegliai dalla trance, annuii, mi alzai e mi avvicinai alla cassa numero tre.
Enya mi sorrise cortesemente, diede il resto al cliente che stava servendo e mi guardò.
-Ho…ho cambiato cellulare parecchie volte, negli ultimi mesi…-, mi grattai la nuca, -Non è che potresti ridarmi il tuo numero?- chiesi, arrossendo a livelli improponibili. Vidi la delusione nei suoi occhi, mentre il sorriso sulle sue labbra tremò appena. Mi sentii un perfetto idiota, uno stronzo, un traditore.
-Certo!- esclamò, nascondendo tutto quello che, sapevo benissimo, stava provando. Estrasse una biro dal portapenne vicino alla cassa e mi lasciò il suo numero su un tovagliolino di carta, che mi porse con gentilezza. Lo guardai per qualche secondo, cercando di capire se fosse ancora quello di quattro anni prima: le cifre mi sembravano quelle.
-Ti chiamo io!-, mi ripresi e la guardai sorridendo, sperando di farle dimenticare lo stronzo che era in me. Lei annuì con vigore, mordicchiandosi il labbro inferiore e trattenendo a stento un sorriso.
-Va bene! Ma scegli un orario decente, per favore! La mattina io dormo fino a tardi!- mi ammonì; tutta la timidezza e la riservatezza di poco prima svanirono completamente e io rividi finalmente quella ragazzina di quindici anni che mi aveva fatto battere il cuore per prima e che ancora lo faceva. Tenevo una nostra foto nel portafoglio e, nei momenti di malinconia, la riguardavo, accarezzavo il suo viso, le nostre mani intrecciate, i suoi capelli al vento.
-Sceglierò orari compatibili con il tuo letto! Ti chiamo presto, promesso!-, annuii come se dovessi convincere me stesso di quelle parole.
-Come l’ultima volta…- mormorò lei. Faticai ad udirla, quindi indovinai che non volesse farsi sentire. Feci finta di niente e appoggiai una mano sul bancone, facendole alzare lo sguardo.
-Io devo andare…- farfugliai. Aveva gli occhi lucidi, era sull’orlo del pianto. Chissà quante volte aveva versato lacrime per me, lacrime amare, lacrime che le bruciavano la pelle come gocce di limone.
Non volevo comunque arrendermi: io amavo follemente Enya e prima o poi sarei riuscito a confessarlo e a conquistarla. Volevo davvero che lei fosse la mia ragazza, la mia principessa. La tappa del tour a Dublino sarebbe stata l’occasione perfetta per uscire con lei, mancavano solo due settimane e io già non stavo più nella pelle.
Sentii le sue dita scorrere sul dorso della mia mano e risalire fino al polso, dove spostarono l’orlo della manica.
-Porti ancora il mio braccialetto…- balbettò. Non distolsi lo sguardo da lei, sottrassi il braccio al suo tocco e feci intrecciare le nostre dita. Lei tentennò, poi puntò gli occhi lucidi nei miei.
-E lo porterò per sempre.- dissi sicuro. I secondi passavano velocemente e i nostri occhi non riuscivano a staccarsi, poi mi ricordai dei miei amici, tossicchiai e distolsi lo sguardo, sciogliendo le nostre dita.
-Allora siamo d’accordo! Ti chiamo io!-, alzai una mano in segno di saluto e mi allontanai dal bancone, lasciandola a lavorare in pace.

 
Lo osservai mentre tornava dai suoi amici, uno dei quali gli diede una pacca sulla spalla annuendo e facendolo ridere. Senza un motivo preciso arrossii e mi voltai dall’altra parte. Coleen mi guardava incuriosita e io sbuffai, storcendo le labbra.
-Non fare quella faccia e non sbuffare, signorina! In qualità di migliore amica ho il diritto di sapere tutto e il dovere di informarti che quel tizio è davvero sexy!-, incrociò le braccia al petto e mi squadrò dalla testa ai piedi. Quando Coleen assumeva le fattezze dell’investigatore, mi faceva davvero paura, perché sarebbe stata capace di farmi dire qualsiasi cosa. Come Niall.
-E va bene!- le concessi. Con la coda dell’occhio vidi la comitiva alzarsi dal tavolo, così mi voltai leggermente giusto in tempo per incontrare il sorriso dolce di Niall. Ricambiai e lo salutai con la mano, torturandomi il labbro inferiore con gli incisivi.
Sentii Coleen sbuffare, quindi tornai a concentrarmi su di lei.
-Cosa vuoi, rompiscatole?!-.
Scoppiammo a ridere entrambe, poi lei si bloccò e capii che era arrivato il momento di sputare il rospo.
-Io e Niall abitavamo uno di fronte all’altra e abbiamo sempre giocato insieme, poi siamo finiti in classe insieme, ma a sedici anni Niall ha partecipato ai provini di XFactor ed è rimasto a Londra. È diventato famoso e ci siamo completamente persi di vista. Lui era tutto per me…-, sospirai, -E mi ha chiesto di vederci quando verrà a cantare a Dublino…-.
-Lui è QUEL Niall? Quello di cui mi hai parlato così tanto?!- squittì. Annuii sommessamente.
-Tu! Tu eri innamorata di lui!- insinuò, additandomi e avvicinandosi di un passo.
-Ma cosa stai dicendo?!- mi difesi. La verità era che Coleen aveva fatto bingo.
-Non mi è ancora passata…- ammisi, abbassando la testa. Lei mi abbracciò e mi accarezzò la schiena.
-Quattro anni che non vi sentite e sei ancora innamorata di quello stronzo?!-.
Sospirai sconsolata: ripensandoci mi sentivo davvero una stupida, ma non avevo ancora trovato nessuno come il mio Niall.
 
Marzo 2013

Da quel giorno sentivo Niall regolarmente, tre volte al giorno; mi scriveva sempre durante le pause e a volte mi chiamava prima di dormire. Chiacchieravamo delle ore e ci riducevamo ad andare a letto sempre più tardi, come ai vecchi tempi. Era bello averlo di nuovo al mio fianco, di nuovo amico.
-Ennie, stasera arriviamo a Dublino!- mi disse Niall durante una delle nostre telefonate.
-Siete sul tourbus?- domandai divertita. Mi aveva sempre affascinata l’idea di vivere su un mezzo simile e il mio sogno nel cassetto era quello di fare il viaggio di nozze in camper.
-Sì, fra due ore dovremmo arrivare…domani ci vediamo?-.
Arrossii e ringraziai il cielo che Niall non potesse vedermi.
-Va bene!- esclamai, rischiando di mandarmi di traverso la saliva per la troppa veemenza.
-Che turno fai?-, lui rise sommessamente. Lo immaginavo steso nella sua cuccetta, in una mano il telefono e l’altra dietro la nuca, le gambe distese ed accavallate.
-Dalle undici alle tre…- risposi, buttando un occhio al calendario attaccato alla parete.
-Perfetto, allora ti passo a prendere al lavoro!-, stava partendo per la tangente.
-Dopo il lavoro avrei bisogno di fare una doccia, sai com’è!-, ridacchiai sinceramente divertita.
-Certo, certo! Vorrà dire che ti accompagnerò a casa e aspetterò!-.
-Non ti arrendi mai, eh, Horan?- scherzai. In fondo al cuore non volevo assolutamente che si arrendesse, perché finalmente era arrivato il nostro momento, finalmente non ero più la migliore amica di un anno più piccola. Finalmente ero una ragazza da conquistare.
-No!- confermò lui con irruenza e subito borbottò una scusa. Mi portai il pollice alle labbra e mordicchiai nervosamente l’unghia. Era una vizio che mi aveva attaccato proprio Niall, quando a scuola rischiava di essere interrogato e con una mano stringeva la mia, mentre l’altra era vittima dei suoi denti, che torturavano le unghie e le pellicine.
Non ero mai stata in grado di capire perché, ma tutti i miei compagni di classe facevano come Niall. Nonostante fossi primina, e quindi di un anno più piccola, dimostravo una superiore maturità di fronte agli ostacoli e alla tensione.
-Va bene, allora ti aspetto domani…- conclusi, reprimendo uno sbadiglio. Era ormai mezzanotte e io e Niall eravamo al telefono da più o meno tre ore.
-Perfetto! A domani!-.
Riattaccammo contemporaneamente, appoggiai il cellulare sul comodino e spensi la luce, chiudendo gli occhi. Avevo già lo stomaco in subbuglio per l’emozione, ma avrei fatto meglio a dormire, se no l’indomani sarei somigliata più ad una mummia che ad una ragazza.

 
Quando parcheggiai di fronte al McDonald, mi costrinsi a respirare a fondo. Era Enya, non dovevo emozionarmi così.
Invece non riuscivo ancora a crederci: era Enya, cavolo!
Scesi dalla macchina, mi scompigliai i capelli, tirai su i pantaloni e sistemai il cappuccio della felpa, poi controllai l’orario sul display del mio IPhone e notai con piacere e stupore che ero in anticipo di ben cinque minuti.
Senza curarmi di essere visto, entrai nel fastfood quasi vuoto.
Vidi Enya togliersi il cappellino e salutare un’altra cassiera, mentre io stavo sulla porta ad osservarla: bella e attiva come me la ricordavo.
-Ehi!-, mi corse incontro e io stirai un sorriso timido. La verità era che, oltre ad essere emozionato, ero anche stanco morto.
-Sei pronta?- riuscii a biascicare.
-Certo!-, il suo entusiasmo contagiò anche a me, me ne sentii invaso ed un calore sconosciuto mi penetrò nelle ossa, facendomi sentire di nuovo vivo. Mi si riempì il cuore di gioia, le circondai le spalle con un braccio e la scortai fino alla macchina. Se qualcuno ci stava guardando o fotografando, non me ne accorsi, talmente ero felice e rincoglionito dalla mia accompagnatrice.
Enya viveva in un monolocale poco lontano dal posto di lavoro e al suo interno convivevano ordine e disordine, proprio come ricordavo la sua stanza. E proprio come succedeva nel mio cuore.
-Stamattina mi sono svegliata tardi, scusa il disordine!-, rise nervosamente e cominciò a raccogliere dei libri ai piedi del letto, -Mi aiuteresti a chiudere il letto?-.
Annuii ed eseguii i suoi ordini diligentemente, essendo la prima volta che i capitava di fare una cosa simile.
-Okay…-, mise le mani sui fianchi e si guardò intorno, -Fai come se fossi a casa tua! Anche se immagino che sia un tantino più grande…-.
Scrollai le spalle e le sorrisi sbarazzino: solo l’ingresso di casa mia era grande come tutto il suo monolocale, in effetti, ma sarebbe stato scortese farglielo sapere.
-Faccio velocissima!-, si incamminò verso il bagno.
-Non ti preoccupare, non c’è fretta!- mi sbrigai a dirle, prima che si chiudesse nell’altra stanza.
Rimasto solo, cominciai a guardarmi intorno: la vista dalle tre finestre non era delle migliori; le pareti erano piene di stampe, cornici, disegni, poster. Mi avvicinai meglio e ne riconobbi subito una: era la foto della nostra Mullingar, così diversa da Dublino e Londra. Proprio sotto questa singola foto, c’era una cornice più grande di tutte le altre.
Mi si fermò il respiro e mi spuntò un sorriso a metà: era una raccolta di doto di noi due insieme, ne aveva scelte di vecchie e di più recenti. Al centro di questa cornice c’era la mia preferita in assoluto: io e lei a quattordici anni mentre beviamo dalla stessa lattina di Sprite con due cannucce diverse; accanto alla fotografia c’era un foglio scritto a mano e così cominciai a leggere. Subito riconobbi il testo della canzone “Wherever you will go” dei The Calling.
Scrollai il capo e mi sentii un cretino per non aver mantenuto la mia promessa, la nostra amicizia.

 
L’acqua tiepida scioglieva i miei muscoli tesi e il fresco profumo del bagnoschiuma liberava la mia mente da qualsiasi tipo di pensiero. Il silenzio, però, si era fatto opprimente, così velocizzai ogni fase di lavaggio, per le quali di solito mi prendevo molto più tempo.
Uscii dal box di vetro, mi avvolsi in un telo, frizionai i capelli con un altro asciugamano e rivolsi lo sguardo allo specchio, passai una mano sulla sua superficie fredda, portando via la patina di condensa e lasciando che il mio riflesso si palesasse. Allungai un braccio per prendere la biancheria pulita, ma solo in quel momento mi ricordai di non averla presa.
Imprecai a voce bassa, guardandomi dalla testa ai piedi: il telo arrivava poco sotto i glutei, lasciando scoperte completamente le gambe. Mi complimentai con me stessa ed inspirai profondamente, per poi affacciarmi dal bagno.
-Ehm…-, arrossii, -Non è che potresti non guardare?- chiesi timidamente.
-Ti vergogni di farti vedere in biancheria?-, avvertii il suo sorriso e mi vergognai ancora di più. Non ci vedevamo da quattro anni, eravamo diventati adulti! Non avevamo più quindici anni, ovviamente mi vergognavo!
-Non ce l’ho la biancheria!- risposi piccata e punta sul vivo, cercando di nascondere come potevo l’enorme imbarazzo.

 
Il mio cuore perse un battito, mi sentii avvampare dal basso ventre fino alle guance.
Non aveva la biancheria?!
-Va bene, mi volto!- farfugliai, rivolgendomi verso il muro opposto alla porta. Constatai sollevato l’assenza di specchi e sospirai: niente tentazione di sbirciare.
La sentii camminare a piedi nudi sul parquet chiaro, aprire un cassetto e richiuderlo poco dopo. Ero già pronto a voltarmi, quando udii un tonfo sordo e una colorita imprecazione poco femminile, poi un libro venne scagliato furiosamente nella mia direzione e io mi voltai per verificare cosa fosse successo. Avrei fatto meglio a stare dov’ero: Enya era distesa a mancia in sotto sul pavimento. Trattenni una risata e mi avvicinai, porgendole una mano per aiutarla a rialzarsi.
-Ma sei cretino?! E se fossi stata nuda?!- squittì.
-Parola di lupetto che non avrei guardato!-, alzai le mani in segno di promessa, ma lei inarcò un sopracciglio e rise beffarda. Fece per rialzarsi, ma poi si ributtò a terra, tenendo l’asciugamano con le mani.
-Quindi vorresti giurarmi che non mi stai guardando le gambe, Horan?-, ridacchiò e io trasalii, voltando di scatto la testa verso il muro.
-A parte gli scherzi…-, il suo tono tradiva tutto l’imbarazzo del Mondo, -Voltati, mi si è slacciato il telo…-.
Arrossii ancora di più, se possibile, e feci come mi aveva detto, infilandomi le mani nelle tasche dei jeans, improvvisamente più stretti.
Avevo visto Enya in intimo una decina di volte, da piccoli avevamo fatto il bagno insieme, non ci eravamo mai vergognati di niente. Eppure vederla lì così, seminuda e bagnata, mi aveva fatto sentire un bracere nei boxer e un termosifone nello stomaco.
Ero sicuro che Harry avrebbe riso della mia reazione da adolescente con gli ormoni in subbuglio.
La porta del bagno venne riaperta ed Enya entrò nella stanza tossicchiando nervosamente.
-Sei coperta?- scherzai. La sentii sbuffare e mi lanciò un asciugamano fradicio, che si afflosciò mollemente a terra; lo raccolsi e lo appoggiai su una sedia.
-Sì, ma ti prego, non voltarti!- mi implorò e mi fece tenerezza.
Enya non era mai stata timida, ma era sempre stata tremendamente insicura e la sua bassa autostima sfiorava il record.

 
Spalancai le ante dell’armadio, appoggiai le mani sui fianchi e scrutai le numerose grucce: niente mi ispirava e la presenza di Niall di certo non aiutava. Non volevo indossare un abito per non essere troppo elegante, ma nemmeno vestirmi come se stessi andando a passeggio al parco. Eppure non sapevo assolutamente cosa indossare per un’occasione simile. Sospirai.
-Cosa devo mettere?-.
Sentii Niall ridere e mi morsi forte il labbro superiore, strizzando gli occhi e riaprendoli.
-Vieni qui e aiutami a scegliere, Ni!- mormorai. Nemmeno due secondi dopo, il biondo si posizionò al mio fianco e si mise ad osservare i miei panni.
Mi concessi un po’ di tempo per guardarlo di sottecchi: il viso da eterno tredicenne aveva lasciato il posto ad una fisionomia più decisa, adulta; i capelli erano spettinati ad arte e ormai solo in parte tinti; la maglietta lasciava intravedere i muscoli addominali appena scolpiti; i jeans nascondevano due gambe esili, che terminavano con dei piedi decisamente troppo grandi. Sogghignai: Niall aveva sempre avuto i piedi più grandi del resto dei ragazzini della sua età.
-Perché ridi?- mi richiamò e io scossi il capo, tornando a fissare i miei vestiti r cogliendo finalmente l’ispirazione.
-Ennie, vestiti come vuoi! Sii te stessa, a me importa di te, non di quello che indossi!-, mi appoggiò le mani sulle spalle, poi sulle sue labbra spuntò un sorriso malizioso, -Anche perché, se posso dire la mia…così saresti davvero uno schianto!-.
Gli sferrai un pugno alla pancia e scoppiammo a ridere entrambi. Niall si allontanò da me ed andò a prendere posto sul divano, sedendosi con le gambe leggermente divaricate e un braccio steso sullo schienale. Mi costrinsi a distogliere lo sguardo da lui e a concentrarmi di nuovo sul mio abbigliamento. Scelsi un paio di jeans attillati, ai quali risvoltai gli orli delle gambe per lasciare scoperte le caviglie,; poi indossai una canottiera color petrolio e un paio di ballerine in tinta; completai il tutto con una giacca bianca del tailleur e un paio di orecchini a cerchio.
Mi voltai verso Niall e feci un passo in avanti, entrando nel fascio di luce della finestra. Lui mi osservava rapito, poi rinvenne scrollando il capo.
-Sei magnifica!- balbettò. Arrossii e tornai a guardare l’armadio, davvero poco convinta. Senza dire niente, mi spogliai di nuovo e lasciai i panni sul pavimento, poi mi misi a covino ed aprii un cassetto. Sentii Niall trattenere il respiro rumorosamente e sorrisi tra me: era il primo che manifestava questo genere di reazione nei miei confronti. Cominciai a canticchiare canzoncine a caso e, di nuovo ispirata, indossai la mia amata maglietta dei Ramones e la mia salopette di jeans comprata insieme a Coleen in un negozio di vintage. Come prima, risvoltai le caviglie dei pantaloni, infilai un paio di calzini bassi e le mie amate All Star basse.
Rimasi qualche secondo a fissarmi i piedi, poi un ampio sorriso mi incurvò le labbra e mi voltai da Niall, che era rimasto ad assistere in silenzio alla mia follia.
Mi avvicinai al divano, dove mi sedetti con una gamba sotto al sedere e l’altra stretta al petto.
-Sono meno elegante, lo so, ma questa sono io…- confessai, abbassando la testa, senza avere il coraggio di guardare la sua reazione.
Sicuramente era confuso, forse schifato, oppure deluso.

 
La guardai intenerito, le accarezzai i capelli dorati e scesi con le dita fino a sfiorarle il collo; le sollevai il mento con il pollice e le sorrisi dolcemente. Lei ricambiò dapprima timidamente, poi rividi la mia Enya solare e spontanea.
-Sei perfetta, davvero!- le dissi sicuro, chinandomi su di lei e posandole un bacio poco sotto le labbra. Faticai parecchio a mantenere la lucidità e a controllare l’istinto di baciarla e lei sembrò accorgersene, perché si passò una mano tra i capelli umidi e sospirò.
-Vado a finire di sistemarmi!- esclamò. Io mi limitai ad annuire, improvvisamente ammutolito, e tornai nella posizione iniziale, fintamente rilassato.
Enya, però, si stava divertendo a giocare con i miei nervi, perché appoggiò una mano sul mio ginocchio, si sollevò leggermente e mi lasciò un bacio leggero a fior di labbra. Non mi diede nemmeno il tempo di realizzare, scattò subito in piedi e corse in bagno.
Solo allora mi ricordai di respirare, mi spettinai i capelli con vigore e mi guardai intorno. Ci avrei scommesso le palle di aver assunto un’espressione da ebete sornione e rincoglionito. Quella ragazza mi aveva sempre fatto uno strano effetto, ma non pensavo che potesse causarmi un simile scompenso cardiaco ed ormonale. Inoltre, rivederla vestita così, mi fece tornare alla mente i pomeriggi passati ad arrampicarci sugli alberi, saltare dalle altalene, ballare sul marciapiede e gareggiare con le biciclette.
Fin da quando eravamo piccoli, io ed Enya ci divertivamo davvero con poco e, con il tempo, arrivammo perfino ad ignorare l’amore e quelle altre cose che interessavano i nostri amici.
Enya era tutto per me e senza di lei non avrei mai mosso un passo. Poi, però, avevo deciso di sfidare la sorte ed avevo partecipato ai provini. Gli eventi mi avevano letteralmente travolto come uno tsunami, avevo lasciato Mullingar definitivamente, la mia famiglia, i miei amici, la scuola ed Enya. Non avevo guardato in faccia nessuno, quando all’aeroporto stavo per imbarcarmi sul volo del successo. Vidi le lacrime orgogliose di mia madre, sfacciatamente contrapposte a quelle deluse e addolorate della mia unica ragione di vita. Non le avevo confessato il mio amore per non peggiorare la situazione, nella speranza che riuscisse a costruirsi una nuova vita. Aveva solo quindici anni e non mi sarei mai preso la responsabilità del suo dolore.
Inconsciamente, però, l’avevo fatto.
Mi passai una mano sul viso e scacciai ogni ricordo, senso di colpa e dubbio. Tutto intorno a me sapeva di Enya: il parquet chiaro; la parete ricoperta di fotografie; l’enorme libreria strapiena; la cucina ordinata; le grandi finestre con le tende quasi trasparenti; i vestiti ovunque.
Per un attimo mi sentii invaso dalla sua gioia, dalla sua voglia di vivere. Mi sembrò di essere a casa e pensai di poter vendere la mia enorme ed inutile casa nel centro di Londra, per comprarmi un appartamento più discreto, accogliente ed intimo.
Enya piombò nei miei vagheggiamenti, riportandomi alla realtà e al nostro appuntamento. Un importante strato di rossetto rosso acceso colorava il suo viso, mentre gli occhi erano messi in risalto solo dal rimmel; i capelli erano mollemente raccolti in una treccia laterale ed informe. Mi alzai dal divano e controllai l’orario: non erano nemmeno le quattro e mezza e questo significava avere ancora molto tempo da passare con lei. Noi due da soli.
-Cosa ti va di fare?- le domandai, completamente schiavo di quella creatura magnifica.
-C’è un posto dove non ci daranno fastidio le orde di fan urlanti, i giornalisti e i tuoi amici?-, scrollò le spalle e io ci pensai su. O i ragazzi o le fan.
-No…scegli il male minore e io vedrò di accontentarti!-, sorrisi appena. Lei annuì e si guardò intorno, pensandoci attentamente.
-Okay, preferisco incappare nei tuoi amici!- ammise e io mi sentii profondamente sollevato: le fan avrebbero significato assenza di privacy, mentre i ragazzi avrebbero capito.
-Allora andiamo in hotel!- proposi. Lei scrollò di nuovo le spalle e sorrise apertamente, infilandosi una felpa con il cappuccio e raccogliendo le sue cose in una borsa. Non mi accorsi minimamente di essere rimasto incantato a guardarla, così mi ritrovai la ragazza ad un palmo dal mio viso. Scrollai il capo e mi ripresi.
-Mi ero incantato!- ammisi, imbarazzato. Lei mi fece una linguaccia e ridacchiò. La tentazione di baciarla si fece sempre più insistente, così presi l’iniziativa, la presi per mano ed uscii dall’appartamento.

 
La stanza di Niall era la numero 288 e il solo bagno era grande quanto il mio intero appartamento. Mi piazzai ai piedi del letto e feci un giro su me stessa, lentamente, guardando tutto quel lusso inimmaginabile.
-Cazzo…- mormorai e mi voltai verso Niall, in piedi sulla porta, -E’ enorme!!- esclamai. Lui annuì e si avvicinò al letto perfettamente fatto dalle cameriere, si sdraiò a pancia in su con le braccia larghe.
Non sono mai stata una ragazza riflessiva e per questo interpretai quel gesto a modo mio: gattonai sul materasso e mi rannicchiai sul suo petto, sperando che mi avvolgesse in uno di quegli abbracci che mi erano mancati tremendamente. Inspirai il suo profumo, appoggiai la testa nell’incavo del suo collo e una mano sul torace, chiudendo gli occhi e ritrovando quella serenità infinita che mi pervadeva in presenza di Niall. Era sempre stato così.
Come avevo sperato, lui mi passò un braccio intorno alle spalle e con l’altra mano cominciò ad accarezzarmi i capelli con movimenti lunghi e lenti.
Entrambi sprofondammo in uno stato comatoso di semi incoscienza, un piacevole e caldo dormiveglia, che interruppi sollevandomi e contemplandolo. Staccai la mano dal suo petto e sfiorai delicatamente il suo profilo. Rivedere il mio Niall era la cosa più bella che potesse accadermi dopo anni di delusioni e di tentativi di dimenticarlo. Quando raggiunsi il mento, lui si voltò dalla mia parte ed aprì lentamente gli occhi, puntandoli nei miei. Mi sentii turbata da quell’azzurro intenso, mai uguale.
-Scusa…- mormorai tremendamente imbarazzata, distolsi lo sguardo e per un attimo desiderai sparire e ritrassi la mano come se mi fossi scottata.
-Ehi…- mi richiamò lui e io tornai a guardarlo in quegli occhi azzurri, nei quali rividi tutti i sogni e i desideri di quel ragazzino che, imbracciata la chitarra, si era imbarcato per seguire i suoi sogni. Seguii ogni minimo suo movimento, mentre si avvicinava pericolosamente a me. I nostri nasi si scontrarono, poi lui inclinò la testa e le nostre labbra si sfiorarono.

 
Sentivo il cuore martellarmi nel petto, stavo per realizzare il mio più grande desiderio: avere Enya.
Stavo già assaporando le sue labbra, il nostro primo bacio, le sue emozioni e le mie, ma, come nel più scadente film, qualcuno bussò alla porta della mia camera. Enya scattò a sedere, sistemandosi i capelli biondi e tossicchiò nervosamente; così io, infranta la magia del momento, mi alzai ed andai ad aprire, trovandomi davanti un sorridente Louis.
-Oh, sei tornato allora! Ti va una partita a Fifa?-.
Cercai di tenere la porta il più chiuso possibile e sperai che una semplice scrollata di testa bastasse a mandarlo via.
-E dai, Horan! Tanto non hai niente da fare!- continuò lui, tirando fuori il suo lato infantile. Sospirai afflitto ed involontariamente mi voltai verso l’interno della camera, cosa che ovviamente Louis notò. Un ghigno malefico comparve sul suo viso.
-Forse hai qualcosa da fare, in effetti…- mi schernì e io mi limitai ad annuire. Louis si congedò con una pacca sulla spalla che lasciava intendere tante cose.
Tornai a sedermi sul letto, proprio accanto ad Enya, stendendo un braccio dietro la sua schiena e allungando le gambe. Nessuno dei due se la sentiva di parlare o, tanto meno, di riprendere quello che stavamo facendo. Era inutile negare che, se non fosse arrivato Louis, ci saremmo baciati.
Sospirai e aprii la bocca per parlare, ma lei mi anticipò e appoggiò la testa sulla mia spalla; le circondai le spalle con un braccio e la strinsi a me: non avrei voluto lasciarla andare mai più, avrei voluto chiederle di unirsi a me e di seguirmi in tour. Sapevo benissimo, però, che era impossibile che lei lasciasse tutto, la sua vita a Dublino, per venire via con me.
Piano, piano mi lasciai scivolare sdraiato, portandomi dietro anche lei, che si voltò su un fianco, rivolta verso di me, appoggiò la testa al mio petto e mi passò un braccio sul ventre, abbracciandomi. Le baciai i capelli profumati e cominciai a fissare il soffitto, chiedendomi se fosse meglio dirle tutto oppure tacere.
Quello che era certo, era che quel quasi bacio aveva riacceso qualcosa dentro di noi, qualcosa di vecchio, accantonato ma mai dimenticato.
-Quanto ti fermi in Irlanda?- mormorò con voce arrochita, rompendo il silenzio tra di noi.
-Venerdì sera abbiamo l’ultimo concerto qui…sabato mattina partiamo per Liverpool…-, chiusi gli occhi, immaginandomi la sua reazione.
-E’ martedì!- constatò tristemente e la sentii trattenere il respiro.
-Già…-, annuii. Enya mi sferrò un pugno sul braccio e io la fissai accigliato.
-Devi tornare più spesso, idiota!- disse, nascondendo la verità dietro al tono scherzoso che usava per celare i suoi veri sentimenti. Con me, però, non funzionava più.
Presi il coraggio a due mani, la feci sollevare e mi misi seduto.
-Dipende tutto da noi…- farfugliai. Anche Enya tornò in posizione eretta e io mi voltai a guardarla: aveva un’espressione confusa, persa.
-In che senso?- boccheggiò. Sapevo benissimo di non essere bravo con le parole, quindi mi sporsi su di lei, che indietreggiò fino a trovarsi di nuovo con la schiena sul materasso; appoggiai gli avambracci ai lati della sua testa e la fissai intensamente. Sentii due timide mani insinuarsi sotto la mia felpa aperta e stringere leggermente la stoffa della mia maglietta. Scacciai per l’ennesima volta il forte impulso di baciarla. Dovevo dirle le cose come stavano, poi avrei potuto farla mia.
-Nel senso che in questi quattro anni non ho fatto che pensare a te e a quanto sia stato deficiente a lasciarti a Mullingar senza dirti niente!- ammisi tutto d’un fiato e lei aggrottò le sopracciglia.
-Dirmi cosa?- mormorò con le guance in fiamme. Era così tenera!
-Che…-, tutta la spavalderia di prima era improvvisamente sparita, -Che ti amo!-, mi costrinsi a sostenere il suo sguardo, ma non ricevendo risposta entrai in iperventilazione e scattai a sedere e subito dopo in piedi. Mi passai una mano tra i capelli e mi avvicinai alla finestra, sprofondando le mani nelle tasche; con la coda dell’occhio constatai tristemente che lei era ancora immobile, le mani sospese a mezz’aria e la bocca socchiusa.
Avevo fatto un casino.

 
Ero senza parole, senza fiato e senza pensieri, nuda sotto un getto di acqua ghiacciata, indifesa contro un nemico armato.
Qualcosa dentro di me tornò in vita: i miei sentimenti per Niall non erano affatto cambiati e finalmente erano corrisposti.
Mi alzai cercando di fare il più piano possibile e mi avvicinai al biondo, che mi dava le spalle e guardava fuori dalla finestra.
-Niall…- sussurrai, per poi circondargli i fianchi con le braccia, appoggiando la fronte alla sua schiena. Senza fiatare, intrecciò le dita con le mie e lo sentii respirare a fondo.
-Mi prometti che ce la faremo?- continuai sempre con un filo di voce. Sciolse il mio abbraccio e, si voltò, mi passò un braccio intorno alla vita e mi strinse a sé, guardandomi negli occhi. Una scarica elettrica mi percorse la spina dorsale, facendomi irrigidire e rabbrividire. Niall sembrò non notarlo e appoggiò la fronte alla mia.
-Te lo prometto, Ennie!-, mi fece indietreggiare fino alla parete, si allontanò un poco e mi guardò ancora più intensamente. Gli sorrisi, improvvisamente timida, cercando di non abbassare gli occhi a terra.
Lo notai avvicinarsi al mio viso e, come prima, fece scontrare dolcemente i nostri nasi un paio di volte; mi mordicchiai il labbro inferiore, aspettando che fosse lui a fare la prima mossa. Con un braccio mi teneva ancora stretta, mentre l’altro era disteso lungo il corpo. Cercai la sua mano e la strinsi appena, lasciando che le nostre dita si intrecciassero di nuovo. Le nostre labbra erano vicine a sfiorarsi, potevo sentire il suo fiato sulla pelle e il calore che emanava, mentre il suo profumo cominciava già ad invadermi completamente. Chiusi gli occhi per attendere che la magia s completasse, ma qualcosa interruppe di nuovo il nostro momento.
Niall sciolse l’intreccio delle nostre dita e sferrò un colpo alla parete proprio accanto al mio orecchio. Sobbalzai, sbarrai gli occhi e notai la sua espressione dura, i muscoli delle braccia contrassi e la mandibola serrata. Si staccò da me e raggiunse la porta a grandi falcate, spalancandola furiosamente e spaventando non poco il ragazzo che attendeva.
-Liam, che c’è?!- domandò seccato. Io mi accarezzai un braccio e mi torturai il labbro inferiore con gli incisivi, sicura di essere rossa come un peperone, spettinata e confusa.
-Sarebbe ora di andare…-, fece saettare lo sguardo tra me e Niall, che tremava ancora per l’irritazione.
-Arriviamo subito.- rispose secco e richiuse. Si diresse verso l’armadio e ne tirò fuori un borsone e una felpa. Tornò da me e mi sorrise, ancora evidentemente nervoso.
-Metti questa…-, ma passò la maglia, che fissai.
-Ce l’ho già la felpa!- gli feci notare.
-Sì, ma da stasera tu sei mia e questa ne è la prova!- continuò estremamente serio.
Arrossii, mi sfilai la felpa ed indossai la sua, poi gli sorrisi, raccolsi la mia roba ed insieme uscimmo dalla stanza.
Mentre scendevamo le scale, Niall mi prese timidamente per mano, guidandomi verso il parcheggio sotterraneo.
Rallentai leggermente quando realizzai che stavo per conoscere gli amici del mio ragazzo, la sua nuova famiglia.
-Andrà tutto bene, piccola!-, mi diede un bacio sulla tempia ed insieme salimmo.
Con Niall non erano mai state necessarie troppe parole, bastava uno sguardo, un gesto, e ci capivamo immediatamente.
Deglutii rumorosamente e lo seguii all’interno, dove tutti mi fissarono incuriositi. Ci sedemmo vicino a loro e Niall sorrise indicandomi.
-Ragazzi, lei è Enya…la mia ragazza.-.

 
Tutti guardarono prima me, poi lei, con occhi sgranati. Non avevo detto loro niente riguardo ad un riavvicinamento con Enya e non avevo nemmeno spifferato le mie intenzioni di mettermi con lei. Il primo a parlare fu Louis, che si sporse verso di noi e le diede la mano.
-Io sono Louis, piacere!- disse semplicemente ed Enya gli sorrise dolcemente.
-Enya…-, arrossì teneramente. Colsi immediatamente il suo imbarazzo, così sciolsi l’intreccio delle nostre dita, le cinsi i fianchi con un braccio e l’avvicinai a me con fare protettivo. Incontrai lo sguardo sereno di Zayn, quello malizioso di Harry e quello soddisfatto di Liam e mi si gonfiò il petto per l’orgoglio.
Finite le presentazioni ebbi di nuovo la possibilità di parlarle.
-Stasera ci saranno anche Danielle ed Eleanor, non sarai da sola!-, le sorrisi incoraggiante e lei ricambiò, accarezzandomi dolcemente la guancia.
Volevo baciarla, Dio, quanto volevo! Ma non le avrei mai dato il nostro primo bacio sul tourbus davanti a tutti. Non era il momento giusto.
Appoggiai la testa alla sua e lasciai che lei si ambientasse, scambiando qualche rapida battuta con i ragazzi, curiosi di conoscere la ragazza che mi aveva rubato il cuore.
Ad un tratto, Liam ci disse di guardare fuori e sia io che Enya ci voltammo: centinaia di ragazzine erano in attesa che venissero aperte le porte dell’arena. Sentii la mia ragazza trattenere il fiato, mi voltai verso di lei e ne osservai il profilo: gli occhi erano sgranati dietro le lenti dei grandi occhiali; le labbra tinte di rosso erano schiuse, dandole un’espressione di muta meraviglia.
Soffiai un sorriso e mi avvicinai a lei, scoccandole poi un bacio sulla guancia. Lei si voltò raggiante, poi tornò a guardare fuori, con il sorriso sulle labbra.

 
Era tutto così nuovo per me, tutte quelle ragazzine, tutta quella segretezza e la fretta, mi tremavano le gambe, mentre Niall mi teneva saldamente la mano e sfoggiava tutta la sicurezza che non gli avevo mai visto prima. Io e Niall eravamo entrambi sfiduciati ed insicuri, ma quando eravamo insieme, niente poteva fermarci, scalfirci e dissuaderci.
Così era anche mentre mi presentava Eleanor e Danielle, le fidanzate di Louis e Liam, che mi accolsero subito con un abbraccio sincero e caloroso.
-Dimenticavo di dirti che ci saranno anche i miei, stasera!- esclamò il mio ragazzo, guardando un punto lontano dietro le mie spalle. Annuii; non avevo mai avuto problemi con la sua famiglia, erano sempre stati gentili ed affettuosi nei miei confronti. Abbassai lo sguardo sui miei piedi: forse mi sarei dovuta mettere qualcosa di più elegante e consono alla serata. Sentii le mani di Niall posarsi sui miei fianchi ed alzai il viso, cercando i suoi occhi di cristallo per tranquillizzarmi. Lo trovai a sorridermi dolcemente, così infilai le mani nelle tasche anteriori dei suoi jeans e gli sorrisi a mia volta. Lui ricambiò con ancora più entusiasmo e si chinò su di me. Stava per baciarmi sulle labbra, ma poi deviò e sfiorò la punta del mio naso. Rimasi interdetta, poi sentii la voce di Maura.
-Mamma!-, Niall accennò a spostarsi, così sfilai le mani dalle sue tasche e lo lasciai libero di correre ad abbracciare la madre. Mi voltai lentamente, giusto in tempo per assistere al momento in cui il biondo mi stava indicando. Trasalii e mossi qualche passo verso di loro, che nel frattempo mi stavano raggiungendo.
-Salve…- mormorai imbarazzata e la donna ridacchiò.
-Ennie, mia cara!-, mi abbracciò di slancio e io le diedi un paio di delicati colpi sulla schiena, tenendo gli occhi incollati a quelli di Niall, che sembrava immensamente felice ed orgoglioso.
Ci congedammo da Maura dopo pochi minuti, così che la donna poté andare a prendere posto in platea, e ci riunimmo agli altri nei camerini.
Presi posto sul divano tra Niall e Danielle, che cominciò subito a farmi domande sul mio conto; sentivo la pelle bruciarmi sotto lo sguardo attento del mio ragazzo, mentre rispondevo spontaneamente alla riccia. Mi sentivo a mio agio con lei, con Eleanor e anche con i ragazzi.
-Ehi, Nialler, parla esattamente come te!- disse Zayn. Sentii il biondo ridere e accarezzarmi la schiena; sorrisi a Danielle e mi voltai a guardarlo.
-Cosa c’è?- chiesi ingenuamente. Lui scrollò il capo e non mi rispose, così tornai a chiacchierare con la fidanzata di Liam.
Il tempo purtroppo trascorse veloce come un lampo ed un uomo venne a chiamare i cinque perché andassero a prepararsi. Ci alzammo tutti; io, Danielle ed Eleanor uscimmo nel corridoio e ci fermammo lì a chiacchierare, mentre i ragazzi si cambiavano per salire sul palco.

 
Indossai in fretta i miei jeans neri, le mie amate Nike bianche, la maglietta e la giacca, poi presi posto davanti allo specchio, dove Lou mi avrebbe sistemato i capelli. Di solito ero sempre l’ultimo, perché mi piaceva fare le cose con calma e godermi uno dei miei momenti preferiti: la preparazione durava quasi più di del concerto stesso. Questa volta, a differenza di tutti gli altri concerti, avevo una certa fretta di uscire dal camerino: fuori Enya mi stava aspettando per salutarmi prima di sparire nella folla.
Uscii dalla stanza, la presi per mano e la portai ai piedi del palco, congedando Eleanor e Danielle sbrigativamente.
-Finalmente siamo da soli…- sussurrai, passandole le braccia intorno ai fianchi. Enya appoggiò le mani sul mio petto e rise, lasciando cadere la testa all’indietro. Non riuscivo proprio a staccarle gli occhi di dosso, ero affascinato, incantato. Sorrisi compiaciuto.
-Decine di addetti e altra gente ci sta guardando, Nana!-, arrossì e puntò gli occhi color oliva nei miei, che mi limitai a scrollare le spalle.
-Almeno non ci sono quei quattro rompiscatole…- soffiai. Era il momento giusto per baciarla, era tutto perfetto; un ragazzo, però, si avvicinò a noi e io alzai gli occhi al cielo, facendo ridacchiare Enya.
-Ti sistemo l’auricolare, così sei a posto!- disse, cominciando già a trafficare con i miei pantaloni. Ovviamente non sciolsi il caldo abbraccio con la mia fidanzata, che, ad un tratto, mi scoccò un bacio sulla guancia e si avvicinò al mio orecchio.
-Devo essere gelosa?- sussurrò, trattenendo un sorriso e facendomi ridere rumorosamente.
-Puoi andare, Horan!- ci interruppe di nuovo il ragazzo, che ringraziai sbrigativamente, per poi tornare a concentrarmi sulla mia bellissima ragazza.
-Eleanor e Danielle sono simpatiche, avevi ragione!- esclamò lei, nascondendo l’imbarazzo. Annuii leggermente e strinsi l’abbraccio, avvicinandola ancora di più e costringendola ad allacciarmi le braccia al collo. Era dannatamente vicina, cavolo!
-Sei carico?- domandò. Se c’era una cosa che sapevo di Enya, era che aveva sempre odiato il silenzio e che avrebbe fatto di tutto per evitare l’imbarazzo, perché lo considerava una cosa di cui vergognarsi. Invece io, che ero solito emozionarmi vicino a lei, lo trovavo dolce, specialmente in una ragazza e soprattutto se ne ero io la causa.
-Mai stato così carico!- le concessi, per poi avvicinare il viso al suo. Feci scontrare i nostri nasi, caldo il mio e freddo il suo, e la vidi chiudere gli occhi. Soffiai un sorriso e li chiusi a mia volta, inclinando la testa di lato, per poterla finalmente baciare. Sentivo il cuore andare a ritmo con il suo, in perfetta sintonia come noi. Avvertivo il calore delle sue morbide labbra sulle mie, il primo vero bacio era vicino; poi, però, una mano mi schiaffeggiò la spalla e io sobbalzai, allontanandomi istintivamente da Enya. Trucidai Harry con lo sguardo e storsi le labbra.
-Cosa c’è stavolta?!- ringhiai. Il riccio sogghignò ed indicò il palco con la testa.
-Dobbiamo andare, Niall!- disse, guardando di sottecchi la ragazza, che annuì.
Liam, Louis e Zayn si avvicinarono a noi, seguiti subito da Eleanor e Danielle, che abbracciarono i loro fidanzati, baciandoli teneramente.
Enya mi prese il viso tra le mani e sorrise apertamente.
-In bocca al lupo, Ni!- esclamò e sciolse il nostro abbraccio. Sbuffai e lei mi sentì perfettamente.
-Crepi…- risposi con poco entusiasmo, mi passai una mano tra i capelli, indeciso se baciarla velocemente oppure aspettare un momento migliore.
-Comunque…ti amo anche io!- mormorò, lasciandomi un veloce bacio sul mento. Scattai per poterla prendere e baciare seriamente, ma lei era già scappata insieme alle altre ragazze.
-Ma cazzo!- sbottai, avvicinandomi ai miei amici. Zayn mi guardò ridendo.
-Qualche problema, Nialler?- domandò divertito. Gemetti sommessamente.
-Non sono ancora riuscito a baciarla!- mi lagnai e il mio amico si esibì in una fragorosa risata di scherno. Non era affatto divertente: di solito la prima cosa che si fa dopo essersi messi insieme è proprio scambiarsi un bacio. Invece io ed Enya non ci eravamo ancora baciati e, anzi, ci eravamo limitati solo ad abbracci.
Udimmo le grida delle fan, quindi salimmo sul palco, subito accecati dai flash e dai riflettori. Una scarica di adrenalina mi attraversò in corpo, come al solito, e mi sentii vivo, al posto giusto, completo. Salutai le fan urlanti, sapevo che Enya mi stava guardando e, anche se non la vedevo, sentivo i suoi occhi sulla mia pelle. Avrei fatto del mio meglio per impressionarla, anche se sapevo che era mia. Mi amava anche lei e me lo aveva detto espressamente.

 
Non sapevo le parole delle canzoni, ma mi divertii ugualmente assistendo agli scherzi, alle battute e agli sketch dei ragazzi, che sembravano cinque bambini al parco giochi.
Eleanor e Danielle non mi lasciarono mai da sola e con loro si instaurò un rapporto sincero.
Non potei fare a meno di notare le ragazzine che, durante le brevi interruzioni, scattavano foto alle mie due nuove amiche. Così era questo che si provava ad essere la fidanzata di un vip? Assenza di privacy, violazione dei propri spazi, doveri morali nei confronti delle fan. Scrollai il capo e distolsi lo sguardo, tornando a guardare il palco.
Niall cantava e si divertiva, vedevo che ogni tanto si fermava a scrutare la folla e il mio cuore accelerava irrimediabilmente. Non potevo ancora crederci di essere la fidanzata di Niall, era sempre stato il mio sogno fin da quando avevo tredici anni. Ogni suo assolo mi faceva venire i brividi, ascoltavo le parole dolci, le dichiarazioni di amore che sembravano sempre dedicate a me; ogni suo sorriso e ogni suo movimento buffo mi faceva rendere conto dell’entità del mio amore per lui.
Aspettavo la fine del concerto con le farfalle allo stomaco, immaginando come sarebbe stato baciarlo: sentivo le sue labbra premute sulle mie, le sue mani salde sui miei fianchi, il calore sulla mia pelle ed un’emozione incontenibile spaccarmi il cuore.
Alcune fan vicino a me urlavano  si sbracciavano, agitando striscioni e cartelloni colorati, nel vano tentativo di attirare l’attenzione dei cinque sul palco e mi riportarono alla normalità.
Eleanor mi appoggiò una mano sulla spalla e io mi voltai dalla sua parte, porgendole l’orecchio.
-Questa è l’ultima canzone, andiamo!- urlò per sovrastare le grida e la musica. Annuii vigorosamente e sentii una morsa attanagliarmi lo stomaco, avrei scommesso qualsiasi cosa di essere diventata rossa come un peperone.
Notai l’emozione delle due ragazze nei loro gesti e nei loro occhi e mi intenerii osservando come Eleanor continuasse a sistemarsi i capelli e Danielle non la smettesse di controllare l’orologio. Rimasi a studiarle in silenzio per diverso tempo, ignorando l’agitazione che mi invadeva, finché non udii un boato, gente che gridava e delle risate avvicinarsi.
Ebbi un tuffo al cuore e rabbrividii quando due braccia mi avvolsero i fianchi e due labbra morbide sfiorarono il mio collo.

 
Finalmente il concerto era finito e io potevo dedicarmi un po’ alla mia fidanzata. La feci voltare tra le mie braccia scoperte, la vidi soffermarsi a guardare la mia carne lasciata in vista dalla canottiera e sorrisi apertamente quando le sue guance si tinsero di un lieve rossore.
-Ehi…- mormorai, piacevolmente scosso da un brivido provocato dalle sue mani che risalivano dai miei polsi fino alle spalle, accarezzandomi la pelle accaldata.
-Ciao…- bofonchiò lei, distogliendo a fatica lo sguardo dal mio corpo. Mi sentivo lusingato da questa sua reazione così insolita per me.
-Piaciuto il concerto?- le domandai, cercando di cancellare l’imbarazzo di entrambi. Le sue labbra rosse si incurvarono, i suoi occhi si illuminarono.
-Tantissimo! Siete stati bravissimi!- esclamò esaltata e io non potei fare altro che ridere. Ero dannatamente felice e ogni sua parola sprigionava dentro di me un coro di risate gioiose.
-Solo…- cominciò titubante e riprese ad accarezzarmi le braccia.
-Solo?- la incalzai, curioso e con un ghigno malizioso.
-Non potresti mettere qualcosa di più coprente?!-, sospirò imbarazzata, stringendo tra le dita la stoffa della mia canottiera. Non riuscii a trattenermi e scoppiai a ridere di cuore, nascondendo la soddisfazione di averle suscitato gelosia e proiettività.
-Alle fan piace…-, scrollai le spalle e tornai a guardarla, ancora piacevolmente scosso dalle sue coccole.
-Non solo a loro…- aggiunse a voce bassa. Questo fu un duro colpo per i miei nervi e il mio autocontrollo tentennò.
Era il momento e, senza titubanze, avvicinai il viso al suo, facendola sussultare per la sorpresa. Soffiai un sorriso compiaciuto, avvicinandomi di più. La mia voglia di baciarla mi esplose nei muscoli, che fremevano dalla voglia di potersi rilassare.
-Niall, vieni a fare le foto?- domandò Zayn a pochi passi da noi. Ma possibile che non vedesse il momento clou della mia serata?! Possibile che non potesse aspettare dieci dannatissimi secondi, prima di rompermi i coglioni?!
-Fanculo!- sbottai, strinsi la presa intorno alla vita di Enya, la sollevai appena e appoggiai le labbra sulle sue. Lei sorrise nel bacio, lasciò andare la canottiera e allacciò le braccia dietro il mio collo, accarezzandomi la schiena con la punta delle dita affusolate e fredde. Inspirai profondamente, nutrendomi del suo sapore dolce ed invitante, rendendomi conto di quanto la mia ragazza mi rendesse felice. Ero l’uomo più felice sulla faccia della Terra.
Mi scostai lievemente e appoggiai la fronte alla sua, sorridendo come un ebete. La guardai negli occhi ed entrambi scoppiammo a ridere come due pazzi, ancora abbracciati.
-Vai, prima che tornino a chiamarti!- mi disse, allontanandosi di un passo. Annuii, ma le misi comunque le mani sui fianchi e l’attirai di nuovo, baciandola ancora. Enya mi scompigliò i capelli e si allontanò di nuovo, ridacchiando.
-Sei sporco di rossetto!- esclamò. Mi portai una mano alle labbra, ma lei la scostò gentilmente, mi lasciò un altro piccolo e veloce bacio e poi cominciò a pulirmi con il pollice.
Quando ebbe finito, mi chinai su di lei e le posai un bacio sulla guancia, calandole scherzosamente il cappuccio della felpa sulla testa. Mi fece una linguaccia e mi spinse via, scrollando la testa e ridendo. Feci due passi, poi mi voltai e, camminando all’indietro, l’additai, assumendo un’espressione seria e minacciosa.
-Sei mia!- gridai, attirando l’attenzione dei presenti. In tutta risposta, Enya formò un cuore con gli indici e i pollici e lo rivolse verso di me, sorridendo apertamente con la testa inclinata di lato.
Ero il ragazzo più felice del pianeta, nessuno avrebbe potuto farmi passare il buonumore; non adesso che avevo la certezza che Enya mi amava e mi apparteneva.
Ci eravamo promessi fedeltà, avevamo preso l’impegno di mantenere la relazione a distanza ed insieme ci saremmo riusciti, perché il nostro amore aveva retto quattro anni lontano dall’altro, perché Enya mi completava, perché io potevo proteggerla, perché lei sapeva capirmi al volo e io sapevo farla ridere.
Perché noi ci amavamo, ci appartenevamo, ci rendevamo felici, liberi.

 
Ottobre 2013
Io e Niall non ci vedevamo da marzo per colpa del suo tour mondiale, che dal Regno Unito si era spostato in Europa, America e Asia.
Mi chiamava tutte le sere, anche dopo i concerti, ma le nostre videochiamate erano intasate dai suoi racconti e io liquidavo velocemente quello che riguardava me. La verità era che mi mancava da morire, che volevo abbracciarlo e dormire stretta a lui, proprio come avevamo fatto la prima notte che avevamo passato insieme, sette mesi prima.
Dovevo accontentarmi dei baci dati al vento, dei sorrisi tristi distorti dalla webcam, degli sguardi malinconici rivolti verso una tastiera. Non sapevo se Niall avesse notato il mio malessere; ero cera, però, che non sapesse quello che stavo combinando: erano cinque mesi, infatti, che facevo la spola tra Dublino e Londra per cercare un lavoro e un nuovo appartamento.
Volevo fargli una sorpresa ed ero riuscita a trovare un bilocale poco lontano dal centro, ma dall’altra parte della città rispetto a casa di Niall, e un lavoro ben retribuito in un negozio di animali; abbandonai la facoltà di storia dell’arte e mi iscrissi a veterinaria nella mia nuova città. Era tutto pronto e, essendomi tenuta impegnata, arrivò presto il giorno del ritorno di Niall.
Danielle ed Eleanor, con le quali avevo stretto un legame forte e sincero, mi diedero appuntamento da Starbucks, così da raggiungere insieme il posto dove i ragazzi sarebbero arrivati. Nei cinque mesi in cui ero passata per Londra, le mie due nuove amiche mi avevano aiutato sia a scegliere l’appartamento, sia a memorizzare il tragitto da casa mia a casa di Niall.
Ero emozionata al pensiero di rivedere il mio ragazzo: avevo sognato ad occhi aperti questo giorno almeno un centinaio di volte, ma ora non riuscivo a ricordarmi nemmeno uno di questi sogni.
-Ennie, smettila di torturarti i capelli!- mi riprese Danielle, abbandonandosi ad una risata appena accennata. Eravamo stipate nell’abitacolo del taxi che ci avrebbe portate allo studio, dove il tourbus avrebbe terminato la sua corsa.
-Sono nervosa…- ammisi. Eleanor mi posò una mano sul ginocchio e bastò uno sguardo a tranquillizzarmi.
Tornai a guardare fuori dal finestrino, mentre le strade di Londra mi facevano sentire a casa.

 
Mi voltai sull’altro fianco, nascosto nella mia cuccetta e raggomitolato sotto una calda coperta, ancora intontito dal sonno. Eravamo in viaggio da ore ed Enya non mi rispondeva al telefono dalla mattina; sapevo che poteva essere a lezione oppure al lavoro, ma questo silenzio mi stava lentamente logorando.
Presi il cellulare e composi il suo numero per l’ennesima volta, lasciai che squillasse per diverso tempo, finché non riattaccai con stizza; lanciai il telefono in fondo alla cuccetta e mi esibii in un gemito sommesso. Dopo un paio di secondi di silenzio assoluto, la suoneria riempì l’aria, mi tirai su in ginocchio, sbattendo la testa sul soffitto e precipitandomi a recuperare il cellulare.
-Ennie?!- gridai quasi; udii la sua risata sbarazzina e il mio cuore impazzì letteralmente.
-Nana! Ciao!- disse semplicemente. Mi passai una mano tra i capelli e sospirai.
-Scusami se ti ho chiamata così spesso!- mormorai imbarazzato.
-Figurati! Anzi, scusa se non ti ho risposto! Come stai?-.
-Distrutto! Credo che dormirò due giorni di fila!-, sbuffai. Era così bello sentire la sua voce e sapere di poterla abbracciare al mio arrivo a Dublino, il giorno seguente.
-Immagino! A che punto siete del viaggio?- domandò. Scostai la tendina del finestrino e guardai fuori, cercando di leggere tutti i cartelli che vedevo.
-Oh…-, rimasi a bocca aperta qualche secondo, -Siamo arrivati, quasi! Che si dice a Dublino?-, mi sdraiai a pancia in su, un braccio dietro la nuca e le gambe incrociate.
-Tutto bene!-, il suo tono di voce mi suonò davvero strano, -Ti saluta tua madre, sai?!- si affrettò ad aggiungere, agitata. Inarcai un sopracciglio, scettico.
-Che ci faceva a Dublino?- domandai semplicemente e sentii Enya ridacchiare appena.
-Sono…-, indugiò, -Sono stata a Mullingar un paio di settimane o poco più…- rispose vaga; mi accigliai: qualcosa non andava.
-E il lavoro? Va tutto bene, Ennie?-, forse stavo esagerando con l’apprensione, stavo diventando un poco paranoico; magari aveva preso le ferie. Oppure era successo qualcosa per cui era dovuta tornare a Mullingar.
-Possiamo parlarne un’altra volta?-, la voce acuta tradì un certo nervosismo e in sottofondo sentii un vociare confuso ed eccitato.
-Certo…Ennie, dove sei?!- mi incuriosii. Il tourbus svoltò nel grande parcheggio dello studio. Scesi dalla cuccetta e mi infilai le scarpe, reggendo il telefono tra l’orecchio e la spalla.
-Niall, siamo arrivati, ci sono delle fan…- mi comunicò Liam, lapidario.
-Piccola, devo andare! Stasera ti chiamo e mi dici cosa succede, okay?-.
-Non sarà necessario…- sussurrò. Sobbalzai e cominciai a sudare freddo.
-Come?- balbettai, sperando di essermi sbagliato.
-Ho detto…ci sentiamo stasera, ti amo!-, non ci cascai.
-Ti amo anche io!-, mi affrettai a dire, -Devo andare, amore, a dopo!-, riattaccai, presi il mio zainetto e raggiunsi i ragazzi, per poi scendere.
Una trentina di ragazzine ci accolsero calorosamente e ci fermammo a firmare autografi, scattare foto e scambiare chiacchiere veloci, nonostante tutti fossimo stravolti. Quando le fan furono allontanate, vidi Liam e Louis correre verso Danielle ed Eleanor, Zayn accendersi una sigaretta e Harry telefonare.
Estrassi il cellulare dalla tasca e me lo rigirai tra le mani, aspettando che il magone sparisse, prima di chiamare Enya. Mi appoggiai con la schiena al pullman e sospirai pesantemente. Dovevo richiamarla e scoprire cosa c’era che non andasse.
Il telefono squillava, ma lei non rispondeva.
Mi salì l’ansia e cominciai a farmi duecento domande.

 
Mi venne da ridere, mentre lasciavo che il cellulare vibrasse nella mia tasca dei jeans. Mi avvicinai di soppiatto ad un preoccupato e agitato Niall, troppo in palla per accorgersi di me.
-Devo rispondere?- chiesi, quando gli fui abbastanza vicina. Lo vidi sobbalzare e voltarsi con tutto il corpo verso di me.
-Ciao…-, mi mordicchiai il labbro inferiore, sorridendo appena. Niall non si muoveva di un millimetro, non sapevo nemmeno se stesse respirando.
-Ennie…- farfugliò, per poi correre verso di me. Mi passò un braccio intorno alla vita ed uno intorno alle spalle, stringendomi contro il suo petto solido e nascondendo il viso nell’incavo del mio collo; scostò la sciarpa con il naso e mi solleticò la pelle con un bacio.
-Sei una pazza!- disse tra un bacio e l’altro. Sorrisi apertamente e sprofondai una mano nei suoi capelli arruffati dalle ore di sonno.
-Ti amo, ti amo, ti amo!- sussurrò, sollevandosi e fissandomi negli occhi. Mi sentii mancare e gli presi il viso tra le mani.
-Tu non immagini minimamente come mi senta in questo momento, Enya!- esclamò. Ridacchiai ed annuii: sapevo benissimo come si sentiva, tant’è vero che da quando mi aveva sfiorata, non ero ancora riuscita a proferire parola. Gli sorrisi timidamente, lasciando andare il suo viso e allacciandogli le braccia al collo. Lui mi cinse i fianchi con entrambe le braccia e mi cullò dolcemente, chinandosi lentamente sulle mie labbra. Fu un bacio appena accennato, perché nessuno dei due voleva rovinare tutto con la foga.
-Andiamo a casa, la cena è pronta!- sussurrai sulla sua bocca. Si allontanò dal mio viso e corrugò la fronte.
-Eri a casa mia?!- domandò allibito. Scrollai il capo, trattenendo un largo sorriso.
-No, a casa mia…-, scrollai le spalle e mi intenerii di fronte all’incertezza e alla confusione del mio ragazzo.
-Mi sono trasferita a Londra, ho un lavoro e frequento la facoltà di veterinaria!- spiegai paziente. Niall inarcò le sopracciglia e mi osservò davvero stupito.
-Wow…non…non so davvero cosa dire!-, scrollò il capo e un’ombra di sorriso apparve sulle sue labbra.
-Spero di non essere un peso!- mi affrettai a specificare.
Prima di mettermi con Niall, avevo provato diverse volte ad intraprendere una relazione seria, ma davanti all’impegno tutti scappavano.
-Scherzi, vero?! È il più bel regalo che potessi farmi! Sei incredibile!-, mi sollevò da terra e fece un giro su se stesso, per poi fermarsi e baciarmi con trasporto.
Mi staccai senza fiato e feci scontrare un paio di volte i nostri nasi. Volevo andare a casa e godermi il suo ritorno in tranquillità, solo noi due.
-Andiamo?-, gli diedi un altro bacio veloce, lui mi prese per mano e raggiunse il punto in cui un uomo robusto stava scaricando i bagagli.
-Mi aiuti a portare le cose in macchina, amore?- mi domandò. Tutte le volte che mi chiamava così, un brivido mi correva lungo tutta la schiena, paralizzandomi.
Senza nemmeno rispondere, mi caricai in spalla uno zainetto, presi la sua chitarra e trascinai una valigia fino al Range Rover. Niall aprì la macchina, caricammo tutto, salutammo i ragazzi ed infine partimmo.
Con l’aiuto del navigatore arrivammo finalmente al mio appartamento.

 
La cena preparata da Enya era fenomenale e, una volta sistemata la cucina, ci sdraiammo sul divano. Lei si rannicchiò tra le mie braccia e io cominciai ad accarezzarle la schiena con movimenti lunghi e lenti. Avevo voglia di baciarla, ma mi trattenni per non rovinare la dolcezza del momento. Cercando di farla sembrare una cosa casuale, infilai furtivamente una mano sotto la maglietta della mia ragazza, instaurando un contatto diretto e continuando a coccolarla sensualmente.
-Niall…-, Enya interruppe il nostro silenzio.
-Mh?-, chinai la testa per vederla.
-Ti va di venire a stare qui?-.
Il mio cuore perse un battito e la mia mano si bloccò.
-Convivere!?-, dalla mia voce risultai più allarmato ed isterico di quanto in realtà non fossi. Volevo davvero convivere con lei, svegliarmi la mattina accanto a lei, passare con lei ogni mio momento libero.
La sentii annuire contro il mio petto e ripresi a coccolarla.
-Sì.- risposi semplicemente. Enya si sollevò e mi guardò con le lacrime agli occhi e io le sorrisi con sicurezza.
-Ti amo, quindi sì!- ribadii il concetto. La mia ragazza mi allacciò le braccia al collo e io le afferrai i fianchi con entrambe le mani, tirandomela sul petto. La baciai con l’unico intento di sigillare la mia promessa. Inspirai e le accarezzai la schiena con le mani, sollevandole la maglietta fino al reggiseno, fermandomi lì e approfondendo il gioco delle nostre lingue. Le mani di Enya scivolarono lungo tutto il mio corpo fino all’elastico dei pantaloni della tuta. Gemetti senza smettere di baciarla e le tolsi velocemente la maglia, interrompendo il nostro contatto per pochi istanti. Le sfiorai la pelle nuda con la punta delle dita, facendola fremere; poi le sfiorai la mandibola con il naso e concentrai i baci sul suo collo.
-Niall…- ansimò e io mi fermai un secondo, pi ripresi il mio lavoro.
-Andiamo in camera…- sospirò. Annuii, lei si alzò e io feci lo stesso, riprendendo a baciarla intensamente. Le sue mani si insinuarono sotto la mia maglietta, mi solleticarono l’addome, poi rimasi a petto nudo, esattamente come Enya, che cominciò a baciarmi la base del collo e le clavicole. Mi abbassai, le cinsi i fianchi con le braccia e lei, con un piccolo salto, allacciò le gambe intorno alla mia vita. Ripresi a baciarla con più foga, mentre mi muovevo verso la camera. Enya mi accarezzava il petto con una mano, mentre l’altra era persa nei miei capelli. Senza accendere la luce, trovai il letto e mi ci sedetti, tenendomi Enya in braccio, comandante della spedizione. Appoggiò entrambe le mani sulle mie spalle, mentre le mie esploravano le sue gambe coperte dalle pantacalze, e mi fece sdraiare, lasciandomi una scia di caldi baci dall’ombelico fino alla mandibola.
Stavo letteralmente impazzendo.
-Ennie…- gemetti. Sorrise sulla mia pelle e capii che era arrivato il momento di prendere le redini del gioco. Mi sollevai sui gomiti e feci scivolare la mia ragazza al mio fianco, per poi coprirla con il mio corpo.
La baciai intensamente, cercando di infonderle tutto il mio calore, il mio amore, la mia felicità.
Fu la notte d’amore più incredibile della mia intera esistenza, io ed Enya ci eravamo appartenuti così intensamente da non essere riusciti a fermarci dopo la prima volta.
Feci l’amore con lei almeno tre volte e fummo costretti ad arrenderci all’unico che poteva separarci: Morfeo.



Right around the corner
Aiuto! E' lunghissima! D: Scusatemi davvero! Non so come mi sia venuta così lunga!
Questa os nasce da un momento di noia: la mia classe era in gita e avevo lasciato a casa il post-it con l'elenco delle sfide di Yvaine0, così le ho mandato un messaggio e lei ne ha inventata una lì per lì! :D
L'idea di cambiare i colori l'ho presa da una storia di Yvaine e mi è sembrata un'ottima alternativa al "NIALL'S POV" e "ENYA'S POV" che dopo un po' i avevano bella che stancata! xD
E quindi ecco questa LUNGHISSIMA One Shot!
Spero vi piaccia!
Un bacio!
Mariuga
   
 
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