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Autore: hij    09/06/2016    10 recensioni
Lily riceve una strana lettera che pare provenire dal futuro. Gli viene chiesto di radunare i malandrini, Regulus e Piton per leggere dei libri che cambieranno la loro vita. Il primo della lista si intitola "Harry Potter e la pietra filosofale". Come reagirà la Old Generation alle prese con la lettura di questa saga? Cosa accadrà?
Genere: Generale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: I Malandrini, Il trio protagonista, Regulus Black, Severus Piton, Un po' tutti
Note: What if? | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Nessun contesto
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- Qualcuno? Chi sarebbe così idiota da stare lì fuori con quel tempo? - farneticai istericamente.

Ne stavano succedendo di tutti i colori, ormai la mia mente vagava ad immaginare subito il peggio, perennemente in allarme per la sorte del mio sfortunato figliuolo.

- Ma, Evans! È solo pioggia! -

- Da come l'hanno descritto pare più il diluvio universale, Black -

Chiaramente, però, lui non ci aveva fatto caso.

- Questo lo prendo io - fece Regulus afferrando prepotentemente il libro dalle mie mani.

Si era avvicinato di soppiatto, senza far rumore, cogliendomi di sorpresa e facendomi mancare un battito.

- Ehi, ma che stai facendo? - Lo rimproverati acidamente mentre lui mi sottraeva il tomo dalle mani.

Ma come si permetteva quello lì?

- Si da il caso che se dovessimo aspettare te e i tuoi amichetti non finiremmo di leggere questo capitolo neppure per l'alba. Lo prendo io - ribatté il ragazzo in modo saccente e annoiato, come se stesse vanamente spiegando l'ovvio ad un branco di stolti.

- Si da il caso - ripresi imitandolo in modo ancor più acido - che e io fossi costretta ad ascoltare la tua nauseante voce ancora per un po', mi esploderebbe la testa -

- Un motivo in più per seguire la mia idea allora - replicò impassibile, tutto intento a sfogliare lentamente il tomo, pagina per pagina, per ritrovare il segno.

Questo non faceva altro che irritarmi di più: per i nostri discorsi non c'era tempo, ma per i suoi comodi sì! Lo faceva apposta, nonostante tutto non riuscivo a celare la mia crescente irritazione verso quell'anguilla viscida, diventati rossa con le guance che avvampavano d'ira.

- Basta tutti e due - intervenne Potter facendo da pacere.

Dopo questa potevo dire di averle viste tutte!

- Questo - continuò strappando violentemente il libro di mano al Serpeverde - lo tengo io -

- E chi l'avrebbe deciso, scusami? - lo provocò Regulus - Hai anche strappato la copertina -

Con un rapido movimento del polso, Potter riparò abilmente il danno appena fatto.

- Contento? Ora, se avete finito di comportarvi come dei bambini... -

- Da che pulpito, Potter - lo interruppi seccata.

-... io riprenderei - concluse lui ignorandomi bellamente.

Sbruffai e, contemporaneamente, fece inconsciamente lo stesso anche Regulus, che voltò la testa solo per fulminarmi con il suo sguardo gelido.

"BUM! Bussarono di nuovo. Dudley si svegliò di soprassalto.

«Dov'è il ca...camnione?» chiese stupidamente."

- Il camnione? Potter ma che diamine stai stai leggendo? -

- Ma è scritto qui! Vedi? - disse indicandomi il rigo.

- A proposito, che significa? - mi chiese Black.

Mi avvicinai al libro per leggere meglio.

- C'è scritto cannone! - notai.

Ecco perché suonava così strano

- E io che ho letto, Evans? Cannone! - esclamò, convinto che mi stessi prendendo gioco di lui.

- Oh, lascia perdere -

- Sì, ma che significa? - rincalzò Black, stranamente interessato.

- E un oggetto babbano, viene usato nelle guerre -

- Continuo a non capire -

Ero perplessa quanto lui. Cosa non capiva? Era una parola soltanto.

- Sono io che non capisce te, Black -

- È la frase! - cercò di spiegarmi lui esasperato, come se non ci presse credere che io non ci fossi arrivata.

La mia mente, seppur contorta, non arrivava minimamente ad imitare la sua, e non riuscivo a capire da che parte volesse arrivare il suo strambo e minuscolo cervellino.

- La frase che ha letto James, Evans - sì, il tono era decisamente esasperato - non ha senso comunque. Quello strano oggetto da guerra cosa c'entra con la pioggia? I Babbani compatrono solo sotto l'acquazzone? -

Risi di gusto e, proprio come me, anche Remus e Severus, anche se quest'ultimo tentava di non darlo troppo a vedere.

Avevo finalmente capito il suo ragionamento, in effetti i duelli magici erano piuttosto differenti falle tattiche di guerra babbane, quel povero ragazzo non aveva tutti i torti. Così, con pazienza, mi misi a spiegare il tutto sotto lo sguardo attento e curioso di Black e del suo compare.

"Alle loro spalle" riprese Potter dopo che ebbi finito di parlare " si udì uno schianto e zio Vernon piombò slittando nella stanza. In mano brandiva un fucile."

- Che invece sarebbe... ? - mi domandò interrompendosi nella lettura.

- Un'altra arma babbana, meno rumorosa ed ingombrante del cannone però -

- Quanti aggeggi inventano per farsi guerra - constatò Potter.

- È stupido in ogni caso, ma non mi sembra che tra noi maghi la situazione cambi di molto, Jamie - constatò a suo malgrado Black.

"Ora sapevano che cosa conteneva l'involto lungo e sottile che si erano portati dietro.

«Chi va là?» gridò. «Vi avverto... sono armato!»

Ci fu una pausa. Poi...

SMASH!

La porta venne colpita con una tale forza che uscì di netto dai cardini e atterrò con uno schianto assordante sul pavimento."

- Ma, Evans! - fece con fare allarmato Potter - E se si fossero portati un cannone dietro per davvero? -

- Ma no, cosa vai a pensare - gli risposi tentando di sopprimere le risate.

- La descrizione è quella! Lo hai detto tu prima, non negarlo - continuò Black, dando corda al ragionamento dell'amico.

- Nessuno però va in giro con un cannone, sono ingombranti e pesanti. E poi come diamine avrebbero fatto a trasportare un cannone in quell'isolotta nel bel mezzo di una tempesta? -

- Il Babbano tuo parente di è portato un fucile, non è tanto diverso - ribattè Black a ragione del loro ragionamento.

- Basta farlo levitare e in un attimo lo si porta - prese a spiegare Potter, estremamente convinto che fosse davvero così semplice.

- Mettetevi ben in testa tutti e due che questi non sono maghi. Non posso far levitare le cose a loro piacimento - intervenne Remus in mio sostegno.

Almeno lui sapeva come prendere i due per il verso giusto nel tentativo di farli ragionare.

- Oh, ma è una gran seccatura allora - commentò un po' dispiaciuto Potter.

- I Babbani vivono solo in modo diverso, non sempre è una scocciatura come dici tu - feci notar loro.

Anche se, dovetti ammettere, la magia semplificava notevolmente le cose, se sapevi come ben usarla. Naturalmente non bastava semplicemente sventolare un legnetto per aria, lì sì che sarebbe stato troppo semplice, oltre che una vera e propria tragedia. Ogni cosa ha (e deve) avere un proprio criterio.

"Sulla soglia si stagliò un uomo gigantesco. Aveva il volto quasi nascosto da una criniera lunga e scomposta e da una barba incolta e aggrovigliata, ma si distinguevano gli occhi che scintillavano come neri scarafaggi sotto tutto quel pelame.

Il gigante sembrò farsi piccolo piccolo per entrare nella catapecchia, piegandosi in modo da sfiorare appena il soffitto con la testa. Poi si chinò a terra, raccolse la porta e la rinfilò nei cardini con la massima disinvoltura."

Quella descrizione non mi pareva affatto nuova, pareva proprio...

- Hagrid! - esclamò entusiasta Remus - non ci sembra proprio Hagrid quell'omone? -

- Nah, non credo proprio Lunastorta, perché mai dovrebbe essere lui, scusami? - disse Black

- Perché... Non lo so, ma ci somiglia. Quante persone hai visto che assomigliano ad Hagrid hai visto in vita tua? -

- Da una descrizione non si può dire mio caro, potrebbe essere chiunque! -

"Di fuori, il fragore della tempesta si attuti un poco. Il gigante si voltò per guardarli a uno a uno.

«Che, si potrebbe avere una tazza di tè? Non è stato un viaggio per niente facile...»

A gran passi, si avvicinò al divano dove Dudley giaceva pietrificato dal terrore.

«Muoviti, ciccione!» gli intimò lo straniero."

- Ancora dubbi, mio caro Felpato? -

- Certamente Lunastorta, e ricordati che io ho sempre ragione -

- Vedremo... -

"Con uno squittio, Dudley corse a nascondersi dietro la madre, che per il terrore si era accucciata dietro zio Vernon.

«Oh, ecco Harry!» disse il gigante."

- Conosce Harry! -

Se Remus era entusiasta di aver ragione, io lo ero ancora di più perché, finalmente, Harry avrebbe avuto contatti con il mondo magico.

"Harry alzò lo sguardo su quella faccia feroce, tutta coperta di pelo incolto e vide gli occhi lucidi come neri scarafaggi"

- Che paragone poetico - commentò sarcasticamente Severus.

"socchiudersi in un sorriso."

- Non di stanchi mai di avere torto, Felpato? -

L'amico, per tutta risposta, gli lanciò una stilettata con lo sguardo mentre Remus gongolava tra sé e sé.

«L'ultima volta che ti ho visto, eri ancora un soldo di cacio» disse il gigante. «Hai preso dal tuo papà, ma gli occhi sono della mamma»."

La voce di Potter si affievolì man mano che pronunciava l'ultima frase, lentamente. Faceva un certo effetto, era qualcosa di indefinito, che io, d'altronde, potevo capire benissimo.

Ci furono pochi secondi di pausa, poi lui continuò come riscosso dal fugace stato di trance nel quale era per un attimo caduto.

"Zio Vernon emise uno strano rumore stridulo.

«Le ingiungo di uscire immediatamente, signore!» disse. «Questa è un'effrazione bella e buona!»"

Leggeva, ma la sua voce era come vuota, come se il corpo fosse lì ma i suo i pensieri no o, forse, era la mia mente a vagare, troppo lontana per riuscire ad afferrare il senso di quelle parole di così poco conto.

"«Ma chiudi il becco, scimunito di un Dursley!» esclamò il gigante; allungò la mano oltre lo schienale del divano, strappò il fucile dalle mani di zio Vernon, ci fece un nodo con la massima facilità come fosse stato di gomma, e lo scaraventò in un angolo."

Hagrid, perché ormai era assodato che fosse lui, era notato di una, ehm, finezza unica. Con la sua stazza e i suoi modi che si discordavano talmente tanto dall'ideale di perfetta normalità osannato da mia sorella, ero certa che avesse già terrorizzato ben bene tutti, malgrado lui fosse tutto fuorché spaventoso.

"Zio Vernon emise un altro rumore strano, come un topo che viene calpestato.

«Allora, Harry» disse il gigante voltando le spalle ai Dursley, «buon compleanno! Ho una cosetta per te... mi sa che mi ci sono seduto sopra, ma il sapore dovrebbe essere ancora buono».

Da una tasca interna del suo pastrano nero estrasse una scatoletta leggermente schiacciata. Harry l'apri con dita tremanti. Dentro c'era una torta al cioccolato grossa e appiccicosa con su scritto, a lettere verdi di glassa: 'Buon Compleanno Harry'."

- Oh, Hagrid ha sempre un gran cuore, gli ha fatto anche la torta! - disse Remus.

- Ma può non essere lui! - insisteva cocciutamente Black per esser poi prontamente ignorato da noi altri.

- Almeno un gesto carino - notò Potter.

- Se non fosse stato per lui chissà che Compleanno orribile! Di certo i Dursley non si sarebbero prodigati più di tanto - affermai io con una punta di amarezza.

Mia sorella poteva almeno provare a sforzarsi di esser carina con suo nipote, no?

"Harry guardò il gigante. Voleva dirgli grazie, ma le parole si persero prima di arrivargli alle labbra, e quel che invece gli uscì detto fu: «Chi sei?»

Il gigante ridacchiò.

«Giusto, va', non mi sono presentato. Rubeus Hagrid, "

Potter iniziò a ridacchiare guardando l'amico.

"Custode delle Chiavi e dei Luoghi a Hogwarts»."

Continuò sempre ridendo.

Black mandò ben poco elegantemente male i suoi due amici con un gestaccio mentre loro, come se non gliene importasse nulla, ridevano sempre più forte, divertiti dall'evidente irritazione dell'amico.

"Tese una mano enorme e strinse tutto il braccio di Harry.

«Allora, questo tè?» disse poi stropicciandosi le mani. «Badate bene, non direi di no a qualcosa di più forte, se c'è».

Lo sguardo gli cadde sul focolare vuoto, a eccezione dei pacchetti di patatine accartocciati, e sbuffò. Si chinò sul caminetto; gli altri non potevano vedere quel che faceva, ma quando si ritrasse un attimo dopo, il fuoco scoppiettava, illuminando l'umida catapecchia di un tremulo bagliore."

- Ma sbaglio o lui non potrebbe fare magie fuori da Hogwarts? -

- E perché, Black? Non dovrebbe valere per lui! - gli feci notare.

- Evans, ci vai mai a trovarlo tu? -

- No... Cioè non sempre - ammisi.

Certo, Hagrid m stava più che simpatico, ma non passavo così tanto tempo con lui come i Malandrini.

- Beh, poi allora ti spieghiamo, non perdiamo tempo - tagliò corto Potter.

"Harry sentì il calore inondarlo come se si fosse immerso in un bagno caldo.

Il gigante tornò a sedersi sul divano che cedette sotto il suo peso, e cominciò a tirare fuori dalle tasche del pastrano ogni sorta di oggetti: un bollitore di rame, un pacchetto di salsicce tutto molle, un attizzatoio, una teiera, alcune tazze sbeccate e un flacone contenente un liquido color ambra di cui bevve una sorsata prima di cominciare a fare il tè. Ben presto la catapecchia fu piena dello sfrigolio e dell'odore di salsiccia. Nessuno disse una parola mentre il gigante si dava da fare, ma non appena ebbe fatto scivolare dall'attizzatoio le prime sei salsicce, grasse, succulente e leggermente abbrustolite, Dudley diede segni di irrequietezza. Zio Vernon gli disse in tono aspro: «Non toccare niente di quel che ti dà, Dudley!»"

- Andiamo, mica è avvelenato quel cibo! - sbuffò Black.

- E mia sorella si vanterebbe di essere quella servizievole ed ospitale? La prossima volta che mi fa una ramanzina per come mi comporto quando ci sono ospiti a casa mi sente! -

- Lily non mi ricordavo che fossi così terribile - commentò Severus guardandomi negli occhi.

Fui leggermente irritata da quell'affermazione, riportava a galla troppi ricordi dolcemente amari e, notai con stupore, che non ero l'unica infastidita.

- Ma ricordi mia sorella, giusto? Credo che questo possa bastare... -

"Il gigante ridacchiò beffardo."

Potter riprese a leggere senza aspettare che finissima di parlare, ma, invece che irritarmi, fu un sollievo. Io stessa ero la prima a non volermi far sopraffare da quei ricordi, non in quella circostanza almeno.

"«Quel ciccione di tuo figlio non ha bisogno di ingrassare ancora, Dursley, non ti preoccupare».

E passò le salsicce a Harry: il ragazzo era talmente affamato che gli parve di non aver mai assaggiato niente di così squisito; intanto, non riusciva a togliere gli occhi di dosso al gigante. Infine, visto che nessuno si decideva a dare spiegazioni, disse: «Scusa, ma ancora non ho capito bene chi sei»."

- La perspicacia deve averla ereditata da te, Ramoso - canzonò Remus.

- Ehi! - protestò lui infastidito - sia io che lui siamo dei geni! -

- Su mio figlio non ho dubbi. Per il resto... -

- Ah ah, molto gentili. Comunque è normale che Harry non abbia capito, di certo quelli non si sono mai presi la briga di spiegarli qualche cosetta sulla magica, mister perspicacia -

- Più perspicace di te sicuramente, caro mio - ribattè facendogli l'occhiolino.

- Disse quello che ci ha messo un anno a scoprire cosa stavamo tramando noi altri tre - *

- Non è giusto! Voi... - fece una pausa breve per pensare a cosa controbattere - ci avete messo più tempo con me! - esclamò infine, soddisfatto della sua risposta.

- Non vale! Non ci conoscevamo neppure... -

- Se uno è perspicace lo è sempre -

- Ragazzi basta - li interruppi, sebbene non avessi affatto chiaro il filo del discorso - qui l'unica acuta e perspicace e perfetta sono io - conclusi con finta superbia facendo ridere tutti.

"Il gigante bevve un sorso di tè e si asciugò la bocca col dorso della mano.

«Chiamami Hagrid» disse, «tutti mi chiamano così. E ho il piacere di informarti che sono il Custode delle Chiavi a Hogwarts. Naturalmente, saprai tutto di Hogwarts»."

- Ne dubito - risposi.

"«Ehm... no» disse Harry.

Hagrid fece una faccia sbalordita.

«Mi spiace» si affrettò a dire Harry.

«Mi spiace?» abbaiò Hagrid voltandosi a guardare i Dursley che si ritrassero in un angolo buio. «E a loro che deve dispiacere! Sapevo che non ti venivano consegnate le lettere, ma... che non sapessi niente di Hogwarts! Non ti sei mai chiesto dove i tuoi genitori avevano imparato tutto quel po' po' di roba che sapevano?»

«Tutto cosa?» chiese Harry.

«TUTTO COSA?!» tuonò Hagrid. «Aspetta un attimo!»

Balzò in piedi. Arrabbiato com'era, sembrava riempire tutta la stanza. I Dursley erano appiattiti contro la parete."

- Beh, direi che li sta terrorizzando ben bene -

- Fidati Black, non gli farà poi così male. In un certo senso, ben gli sta - affermai io.

Era strano ed ingiusto. Lui sarebbe potuto cresce circondato dalla magia, avrebbe potuto crescere completamente immerso nel suo mondo, con i Maladrini, Mary o chiunque altro. Circondato da perone che, magari, non l'avrebbero costretto a dormire in un sottoscala e ad indossare vestiti smessi. Ma, purtroppo, sembrava che nè io nè Potter avremmo mai avuto qualche influenza nella vita del nostro, e mi sembrava così strano pensarlo, bambino. Già nostro. Che assurdità. Se mi fossi soffermata ancora su questo concetto sarei impazzita. È normale tentare di sfuggire ai propri pensieri?

"«Volete forse dirmi» gli ringhiò in faccia, «che questo ragazzo - questo ragazzo! - non sa niente... di NIENTE?»

Questo, a Harry, sembrava un po' troppo. Dopo tutto, era andato a scuola e i suoi voti non erano poi tanto male.

«Alcune cose le so» disse. «So le tabelline e altre cose del genere»."

- Forse, piccolo, non intendeva proprio questo -

- Felpato, carissimo, questo il mio piccolo non lo sa -

"Ma Hagrid fece un gesto impaziente con la mano e disse: «Del nostro mondo, dico. Del tuo mondo. Del mio mondo. Del mondo dei tuoi genitori».

«Quale mondo?»

Pareva che Hagrid stesse per esplodere."

- Questa l'avrei proprio voluta vedere - disse Remus - il buon Hagrid che va su tutte le furie è uno spettacolo raro -

- Sperando non spaventi la persona sbagliata - considerai - Chissà che idea pessima del mondo magico si farà. Con l'influenza di mia sorella poi... -

- Non ci pensare - mi rassicurò Severus - non potrà non piacergli Hogwarts. Si troverà bene -

La sua voce, quel tono, lo stesso con, anni e anni prima, chiacchierava con me steso sul parto del parchetto dietro casa mia, quando fantasticavamo su Hogwarts, quando mi assicurava dicendomi che, nonostante tutto, saremmo rimasti amici per sempre.

Fu un tuffo improvviso nel passato e non potei fermarlo, la marea dei ricordi mi travolse impetuosa. Lo guardavo e vedevo il vecchio Severus, non il Serpeverde. Ed era strano come, una semplice frase, avesse riscosso in me tutto ciò.

Lo guardai negli occhi, lui lo aveva capito. Lui era sorpreso quanto me, come se non se lo aspettasse, come se fosse stato davvero spontaneo. Non c'era nessun marchingegno dietro?

"«DURSLEY!» sbottò.

Zio Vernon, che si era fatto pallidissimo, biascicò qualcosa che suonò come un pio pio io... Hagrid fissò Harry furibondo.

«Ma di tua madre e tuo padre devi sapere» disse. «Insomma, sono famosi. Tu sei famoso»."

- Siamo famosi? - ripetè Potter, stranito. Poi continuò, come appena ripreso - Cioè, volevo dire, sì, certo che sono famoso! Come potrebbe essere il contrario per il grande James Potter. Sarò di sicuro una grande persona di prestigio... -

- Qualche metro sotto terra. Mi dispiace interrompere il tuo glorioso monologo, ma non dimentichi qualche dettaglio? Come, per esempio, la nostra dipartita? - sputai amaramente, non accorgendosi di stare quasi gridando.

Ero stata rude, ne ero consapevole, ma avevo perso la testa.

Lui non mi rispose ed evitò il mio sguardo, aveva gli occhi lucidi. Il senso di colpa si fece strada dentro me, come avevo potuto esser così insensibile? Era una situazione così complicata...

- Scusami - sussurrai flebilmente, dispiaciuta.

Lui rimase zitto per un po'. Non mi piaceva quel silenzio.

A causa mia l'atmosfera si era appesantita improvvisamente.

- No, scusami tu - mi rispose poi, con un fil di voce - È solo... no, non fa niente -

Abbozzò per un istante un sorriso vuoto per sdrammatizzare il tutto, con il solo risultato di farmi sentire ancora peggio. Poi, dopo aver preso un profondo respiro, riprese il libro

"«Come? Papà e mamma non erano mica famosi! O no?»

«Tu non sai... non sai...» Hagrid si passò le dita tra i capelli, fissando Harry con uno sguardo incredulo.

«Tu non sai chi sei?» disse infine."

Il suo tono, mentre leggeva, era chiaramente triste.

"D'un tratto, zio Vernon ritrovò la voce.

«La smetta» gli intimò, «la smetta immediatamente! Le proibisco di dire qualsiasi cosa al ragazzo!»

Anche un uomo più coraggioso di Vernon Dursley avrebbe tremato di paura sotto lo sguardo furibondo che Hagrid gli lanciò. Quando il gigante parlò, ogni sillaba fu uno scoppio di rabbia.

«Non glielo hai mai detto? Non gli hai mai detto che cosa c'era scritto nella lettera che Silente gli ha appiccicato addosso? Guarda che io c'ero. Ho visto Silente che lo faceva, Dursley! E gliel'hai tenuta nascosta per tutti questi anni?»

«Che cosa mi ha tenuto nascosto?» chiese Harry avido di sapere."

Con tutte quelle mille domande, con la sua voglia di sapere, non potei non rivedere Potter nel ragazzo. Erano così simili.

"«BASTA! GLIELO PROIBISCO!» gridò zio Vernon in preda al panico.

Zia Petunia emise un rantolo d'orrore.

«Oh, andate a quel paese, voi due!» disse Hagrid. «Harry... tu sei un mago»."

- Gliel'ha detto - mormorai.

E così, alla fine, mio figlio lo aveva finalmente saputo. Di lì in avanti sarebbe andato tutto bene, me lo sentivo.

"Nella catapecchia piombò il silenzio. Si sentiva solo il frangersi delle onde e l'ululato del vento.

«Che cosa sono, io?» chiese Harry senza fiato.

«Un mago, chiaro?» disse Hagrid tornando a sedersi sul divano che gemette e si affossò ancora di più. «Anzi, un mago coi fiocchi, direi, una volta che avrai studiato un pochetto. Con un papà e una mamma come i tuoi, che cos'altro poteva venir fuori?"

- Hagrid è sempre stato troppo buono - disse dolcemente Potter.

- Non spenderbbe mai una parola cattiva a sproposito - concordò Black.

- Sempre se non ha una ragione più che ottima - concluse Remus.

"Penso proprio che è venuto il momento di leggere quella lettera».

Harry allungò la mano per prendere finalmente la busta giallastra, scritta con l'inchiostro verde smeraldo, indirizzata al Signor H. Potter, Piano terra, Catapecchia sullo scoglio, Mare. Tirò fuori la lettera e lesse:"

- Finalmente! - esclamammo un po' tutti.

"SCUOLA DI MAGIA E STREGONERIA DI HOGWARTS

Direttore: Albus Silente

(Ordine di Merlino, Prima Classe, Grande Esorcista, Stregone Capo, Supremo Pezzo Grosso, Confed. Internaz. dei Maghi)

Caro signor Potter,

siamo lieti di informarLa che Lei ha diritto a frequentare la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Qui accluso troverà l'elenco di tutti i libri di testo e delle attrezzature necessarie.

I corsi avranno inizio il 1° settembre. Restiamo in attesa della Sua risposta via gufo entro e non oltre il 31 luglio p.v.

Con ossequi,

Minerva McGranitt

Vicedirettrice"

- Non è esattamente così che avrei mai immaginato l'apertura di questa lettera del mio primo figlio -

- Perché davvero ti eri immaginato una cosa simile? -

- Certo Evans! È un momento importante questo, stiamo parlando della lettera per Hogwarts! -

"Harry sentì una ridda di domande che gli esplodeva nella testa come un fuoco d'artificio, ma non riusciva a decidere da quale cominciare. Dopo alcuni minuti balbettò: «Che cosa significa che aspettano il mio gufo?»

«Per mille fulmini! L'avevo dimenticato» disse Hagrid battendosi una mano sulla fronte così forte che avrebbe mandato a zampe all'aria un cavallo da tiro, e dall'ennesima tasca interna del pastrano estrasse un gufo - un gufo in carne e ossa, con le penne tutte arruffate - una lunga penna d'oca e un rotolo di pergamena. Con la lingua tra i denti per lo sforzo, buttò giù un biglietto che Harry riuscì a leggere all'incontrano:

Caro Professor Silente,

ho consegnato la lettera a Harry. Domani lo accompagno a comperare quello che serve."

- Neanche questo lo avrei mai immaginato così -

- Non sempre le cose vanno come vogliamo noi, succedono e basta -

- Sì, ma non in questo modo. Non possono andare così, Evans! Dannazione, ci sarei voluto essere -

Strinse i pugni afferrando con rabbia il libro fino a far diventare le nocche bianche. Per un attimo pensai lo volesse scaraventare a terra.

- Vorrei esserci anch'io - risposi tristemente.

"Qui il tempo è orribile. Spero che Lei stia bene.

Hagrid.

Poi arrotolò la pergamena, la porse al gufo che l'afferrò col becco e, direttosi verso la porta, lanciò il volatile nella bufera. Quindi tornò indietro e si sedette come se tutta quella faccenda fosse la cosa più naturale del mondo.

Harry, rendendosi conto che la bocca gli pendeva aperta per lo stupore, si affrettò a richiuderla.

«Dove eravamo arrivati?» riprese Hagrid, ma in quello stesso momento zio Vernon, ancora terreo in volto ma con espressione molto arrabbiata, si avvicinò al fuoco.

«Non ci andrà» disse."

- CHE COSA?! - urlammo contemporaneamente tutti e sei.

Era assurdo. Non poteva farlo, vero? Hagrid non glielo avrebbe mai permesso...

"Hagrid grugnì.

«Vorrei proprio vedere un Babbano della tua specie che ferma Harry» disse.

«Un che cosa?» chiese Harry tutto interessato."

Sì, quando faceva così era l'esatta copia di Potter. Potter grande, visto che condividevano il medesimo cognome.

"«Un Babbano» disse Hagrid «è così che chiamiamo le persone senza poteri magici, come loro. Ed è una grande sfortuna che tu sei cresciuto nella famiglia dei Babbani peggio che ho mai visto».

«Quando lo abbiamo preso, abbiamo giurato di farla finita con tutte queste stupidaggini» disse zio Vernon, «che gliel'avremmo fatta passare, con le buone o con le cattive."

- Ma non lo controlla lui! - protestò Black.

- Questo lo diresti dire a loro - ribattè Remus.

"Magia! Figuriamoci!»

«Lo sapevate?» esclamò Harry. «Voi sapevate che io sono un mago?»"

- Ovviamente lo sapevano! Come non avrebbe potuto mia sorella? -

"«Sapevamo!» strillò zia Petunia. «Certo che sapevamo! Come avresti potuto sfuggire a questa dannazione, visto che tipo era mia sorella? "

- Perché che tipo ero? Anzi, che tipo sono? " scattai rabbiosa.

Ero morta da dieci anni, ma a lei non sembrava importare. Covava ancora odio e rancore per me. Se le cose stavano davvero così, non avrei mai potuto aggiustare i rapporti con lei, anche se ci avrei dovuto provare per mio figlio. **

"Ricevette una lettera proprio come la tua e sparì, inghiottita in quella... in quel-a scuola... e ogni volta che tornava a casa per le vacanze, aveva le tasche piene di uova di ranocchia, e trasformava le tazze da tè in topi."

- Evans, sei proprio una malandrina - mi disse Black, fiero delle mie prodezze.

- Grazie, grazie. Modestamente sono la migliore in questo campo - scherzai facendogli la linguaccia.

- Beh, ora non esageriamo... -

- Come hai fatto però? Non si possono fare magie all'infuori di Hogwarts - mi fece notare Potter.

- Infatti non si tratta di magia. Solo qualche idea ingegnosa e lo zampino degli aggeggi comprati da Zonko -

- Wow - esclamarono i Malandrini, tutti e tre stupiti da questo lato del mo carattere.

"Io ero l'unica che capisse quel che era: un'anormale!"

- Ma... ma come può dire questo di te? -

Potter era incredulo. Non entrava proprio nella sua minuscola testolina l'idea che lei mi odiasse?

- Lascia perdere, Potter - sorvolò Severus che non voleva aprire la questione e, per una volta, lui obbedì senza ribatter nulla.

"Per mio padre e mia madre, no! Loro... Lily di qua, Lily di là! Erano tutti fieri di avere una strega in famiglia!»

Si interruppe per riprendere fiato e poi ricominciò a sbraitare. Sembrava che avesse atteso per anni il momento di sputar fuori tutto.

«Poi, a scuola conobbe quel Potter. "

Lui alzò lo sguardo, distogliendolo da quelle righe per appuntarlo su di me.

Io, d'altro canto, lo evitai.

"Scapparono insieme, si sposarono e nascesti tu, e naturalmente sapevo benissimo che tu saresti stato identico a loro, altrettanto strampalato, altrettanto... anormale..."

- Ok, mi va bene che dica tutto ciò che vuole su di me, ma dare dell'anormale a mio figlio? Qui l'unica anormale è lei -

- Amore mio, quando scappiamo insieme ricordiamoci di stare il più lontano possibile da questa adorabile famigliola se non vuoi conoscere un lato molto brutto di me - fece Potter cercando di ostentare un tono zuccheroso, tentando in tutti i modi di rompere quella brutta atmosfera che di stava creando per l'ennesima volta.

- Tesoro mio - gli risposi imitandolo - più brutto di quello che mostri ogni giorno? Non mi pare proprio possibile caro. E, per dirla tutta, l'unico luogo nel quale scapperei è quello lontano da te, zuccherino -

Dovetti trattenermi per non scoppiare a ridere da un momento all'altro. Dovevo fingere un tono serio per continuare questa farsa.

- Ma, mio bel fiore, chi siamo noi per andar contro al nostro destino? È tutto scritto qui dolcezza, manca solo l'abito bianco -

- Ehm... Volete smetterla? Siete leggermente inquietanti - commentò Black.

- Guarda che è stato il tuo amichetto a cominciare - mi difesi prontamente.

- Sì, sì. Basta che la piantate -

- Mio caro Felpato abituati. Quando saremo sposati io e lei queste cose saranno ordinaria amministrazione - disse Potter facendomi l'occhiolino.

- Certo caro - gli risposi con lo steso tono di prima, guardando la faccia esasperata di Black - però credo che troverai qualche brutta sorpresa all'altare -

Ridemmo e io, tra me e me, non potei fare a meno di ringraziarlo per questo.

"Poi, se permetti, hanno avuto la bella idea di saltare in aria"

- Saltati in aria? - esclamai interdetta.

Più leggevo queste cose, più mi passava quell'allegria che avevo brevemente ritrovato l'attimo prima.

Potevo accettare che non gli importasse nulla nè di me nè di mio figlio, che mi odiasse, che non gli importasse che fossi morta e tante altre cose messe assieme, ma era addirittura felice? Hanno avuto la bella idea, sì, certo.

Sentì Remus mormore un qualche insulto. E mi faceva male perché, nonostante tutto, io ci tenevo ancora.

"Ed ecco che tu ci sei piombato tra capo e collo!»

Harry era sbiancato in volto."

- E ci credo - commentò Potter.

- Povero lui... - aggiunsi io.

Chissà che shock gli stavano facendo prendere tutti quanti, così tante informazioni in così poco tempo...

"Non appena ebbe ritrovato la voce disse: «Saltati in aria? Mi avete detto che erano morti in un incidente d'auto».

«INCIDENTE D'AUTO?» tuonò Hagrid saltando su così infuriato che i Dursley corsero a rintanarsi nel loro cantone. «Come avrebbero potuto Lily e James Potter..."

Storsi il naso. Questa accoppiata di nomi insieme era ancora troppo strana.

"...rimanere uccisi in un incidente d'auto?"

- Ecco! - esclamò Potter - proprio come dicevo io. Non avrebbero potuto inventarsi una balla peggiore di questa qui -

In effetti credevo che mia sorella sapesse che i maghi non guidassero auto, se proprio non voleva dirgli la verità poteva almeno sforzarsi di inventare una scusa decente.

"È un affronto! Ed è scandaloso che Harry Potter ignori la propria storia, quando non c'è moccioso nel nostro mondo che non conosca il suo nome!»"

- Davvero? - domandai con una punta di incredulità.

- Ovviamente - mi rispose Potter.

E, se appena prima mi stava facendo divertire, in quel momento mi stava irritando, quello non era il momento di fare il borioso. Io ero seria, dannazione!

- Giuro, non iniziare ancora una volta a darti delle arie perché non ne posso p... -

- Evans calmati - mi interruppe sorridendo e scuotendo lievemente il capo - un neonato che sconfigge un temibile Mago Oscuro credo possa essere considerato famoso a prescindere dal suo mirabolante e stupenderrimo padre - ***

Arrossì. Lo avevo decisamente frainteso, era così ovvio. Potevo tranquillamente risparmiarmi la scenetta da pazza isterica.

Lui vide il mio imbarazzo e sorvolò, continuando come se nulla fosse.

"«Ma perché? Che cosa è successo?» chiese Harry impaziente.

L'ira svanì dal viso di Hagrid. D'un tratto parve ansioso.

«Questo non me lo aspettavo proprio» disse con voce bassa e preoccupata. «Quando Silente mi ha detto che potevo avere qualche difficoltà a portarti via, non avevo idea di quanto tu non sapevi. Oh, Harry, non so se sono la persona giusta per dirtelo... "

- Ma certo che sì, basta che qualcuno lo informi - fece Remus leggermente spazientito.

- Anche se - iniziò Potter voltandosi verso i suoi due amici - in effetti lui non è proprio la persona giusta. Al posto di Hagrid, perché non ci siete voi con la lettera stretta in una mano e una bella torta nell'altra? -

Attaccò ancora con quella storia. Però lo capivo, provavo la sua stessa rabbia, c'erano così tante stranezze che non mi riuscivo a spiegare!

- Non cominciare daccapo, James - ribattè Black - Abbiamo appena discusso di questo, non ricominciamo ancora, non voglio litigare -

Potter era combattuto, glielo si poteva leggere in volto. Adorava i suoi amici, ma non riusciva a capacitarsi del loro futuro comportamento o, meglio ancora, non riusciva a capacitarsi che potesse esistere un futuro talmente assurdo e paradossale, eppure così prossimo.

- Jamie concentrati sul presente, sul qui ed ora. Lascia perdere quel che c'è scritto lì - gli disse Remus conciliante.

- Senti, ok va bene, ma è difficile - prese un grande respiro - Dimmi solo come posso... -

- Puoi perché non devi lasciarti soggiogare e sopraffare da due righe scritte in un libro, non puoi permettersi che questo ti cambi la vita. A tutto, poi, troveremo una spiegazione. È come un puzzle tutto incasinato, pian piano però tutti i pezzi saranno al loro posto -

I due ragazzi si alzarono e andarono incontro all'amico e si posizionarono lì, come se fossero guardie del corpo pronte a proteggerlo.

"Ma qualcuno deve pure: non puoi andare a Hogwarts senza sapere».

Lanciò un'occhiataccia ai Dursley.

«Be', è meglio che sai quel che posso dirti io... Bada però che non posso raccontarti tutto, perché è un gran mistero, grande assai»."

Eravamo tutti attenti, pronti ad ascoltate incuriositi il racconto del guardiacaccia.

"Si sedette, fissò per alcuni istanti il fuoco e poi disse: «Credo che tutto ha avuto inizio con... con una persona di nome... Ma è incredibile che tu non sai come si chiama: tutti, nel nostro mondo, lo sanno...»"

- Lui non sa neppure l'esistenza del nostro mondo - puntualizzò ovviamente Black.

"«Chi?»

«Be', preferisco non nominarlo, se posso. Tutti preferiscono, tutti».

«E perché?»

«Per tutti i gargoyle, Harry, la gente è ancora terrorizzata. Oh, povero me, quant'è difficile! Vedi, c'era questo mago che poi ha... ha preso la via del male. Tutto il male che riesci a immaginare. Il peggio. Il peggio del peggio. Il suo nome era...»

Hagrid prese fiato ma non gli uscì una parola di bocca.

«Puoi scriverlo?»

«No, non so scriverlo. E va bene: Voldemort» Hagrid rabbrividì «ma non farmelo ripetere. A ogni modo, circa venti anni fa, questo mago cominciò a mettersi in cerca di seguaci. E li trovò. Alcuni lo seguirono per paura, altri perché volevano una briciola del suo potere: perché lui, di potere, ne stava conquistando molto. Tempi bui, Harry. Senza sapere di chi potersi fidare, senza osare fare amicizia con maghi e streghe sconosciuti..."

Era strano sentire narrare di queste cose, era come concretizzare quel velo di terrore che avvolgeva le nostre vite, ma, al contempo, era rassicurante sapere che tutto questo male avrebbe avuto una fine. Una fine che io non sarei stata in grado di vedere.

"Sono successe cose terribili. Lui stava prendendo il sopravvento. Naturalmente, qualcuno cercò di fermarlo... e lui lo uccise. In modo orribile. Uno dei pochi posti ancora sicuri era Hogwarts. Credo che Silente è il solo di cui Tu-Sai-Chi avesse paura. Non ha osato impadronirsi della scuola, a ogni modo non allora.

«Ora, e qui si arriva alla tua mamma e al tuo papà, erano i migliori che io ho mai conosciuto. Ai loro tempi, erano i primi della scuola, a Hogwarts."

- Mai prima di Lunastorta - lo contraddisse lo stesso Potter.

Eravamo bravi, ma nella nostra scuola, tra così tanti studenti, c'erano menti più brillanti. Quel che noi avevamo era quel pizzico di incoscienza e follia che ci faceva buttare a capofitto nelle situazioni più pericolose, quel po' di audacia che caratterizzava i Grifoni.

"Il mistero è perché Tu-Sai-Chi non ha cercato mai di tirarli dalla sua parte..."

- Perché sono una Nata Babbana e, ad ogni modo, non mi sarei mai e poi mai piegata al suo volere -

- Perché mi ripugna la sola idea di fare una scelta così -

Parlavamo orgogliosi di noi, dei nostri ideali, sotto gli occhi dei due Serpeverde, quelli della fazione opposta.

"Forse sapeva che erano troppo vicini a Silente e non volevano avere niente a che fare con il Lato Oscuro.

«Forse pensava di riuscire a convincerli... forse voleva soltanto che si levavano dai piedi. Tutto quel che si sa è che dieci anni fa, nel giorno di Halloween, spuntò nel villaggio dove abitavate voi. Tu avevi appena un anno. Lui entrò in casa e... e...»

D'un tratto Hagrid tirò fuori un fazzoletto tutto sporco e pieno di macchie, e si soffiò il naso con il fragore di un corno da nebbia.

«Chiedo scusa» disse, «ma è così triste... triste proprio, la tua mamma e il tuo papà erano le persone più carine che si possono immaginare... Ma insomma...

«Tu-Sai-Chi li uccise. E poi - e questa è la cosa veramente misteriosa - cercò di uccidere anche te. Chissà, voleva fare piazza pulita, o forse a quel tempo ammazzava solo per il gusto di farlo."

- Ammazzare un neonato solo per il gusto di farlo è qualcosa da psicopatici. Solo delle persone, se così di possono chiamare, vili e spregevoli possono seguire alla lettera, come un branco di idioti senza cervello, quel che dice quel pazzo - proferì con sdegno Black, guardando suo fratello in cagnesco.

Lui, d'altro canto, era preso a fissare il vuoto, come se fase di negato improvvisamente estremamente affascinante. Ignorava il fratello maggiore e ignorava le sue frecciatine. Pareva rinchiuso nella sua gelida corazza che si addiceva perfettamente al suo atteggiamento da nobilissimo purosangue.

"Ma non ci riusci. Ti sei mai chiesto come hai quella cicatrice sulla fronte? Non fu un taglio qualsiasi. Quello è il segno che ti rimane quando vieni toccato da un caso potente e maligno: non ha risparmiato la tua mamma e il tuo papà, e neanche la casa, ma su di te non ha funzionato, e questo è il motivo per cui sei famoso, Harry. Nessuno di quelli che lui aveva deciso di uccidere l'ha fatta franca, nessuno, tu solo. E bada bene che ha ucciso maghi e streghe tra i migliori del suo tempo: i McKinnon, i Bone, i Prewett; e tu, che eri soltanto un neonato, ce l'hai fatta»."

-Tutti... tutti i nostri amici, conoscenti... - sussurrai sull'orlo della disperazione.

- ...Tutti assassinati? - cocluse Remus.

Non ci pareva vero. Avevamo vinto, lui non c'era più, ma il prezzo era stato troppo, terribilmente troppo, alto. Quei cognomi erano di persone meravigliose che io conoscevo, come potevo ancora guardarle negli occhi come se nulla fosse? Come ci sarei riuscita sapendo che quella vivace scintilla che gli animava si sarebbe presto spenta?

Il peso della conoscenza del futuro era tremendo, insopportabile da sostenere. E diventava sempre più pensante, ancora e ancora, man mano che il tempo passava. Era questo il prezzo da pagare per conoscere un solo scorcio al di là del presente?

"Nella mente di Harry accadde qualcosa di molto doloroso. Mentre il racconto di Hagrid si avviava alla conclusione, rivide il bagliore accecante di luce verde più chiaramente di quanto non avesse mai ricordato prima; poi, gli tornò in mente anche qualche cos'altro, per la prima volta in vita sua: una risata lunga, fredda, crudele.

Hagrid lo guardava pieno di tristezza.

«Ti ho raccolto tra le macerie della casa con le mie mani, su ordine di Silente. E ti ho portato da questi qua».

«Tutte balle!» esclamò zio Vernon."

- Balle sono quelle che spiattelli tu ogni volta che apri bocca per proferir parola - commentò acidamente Severus che, a quanto pare, sembrava detestare particolarmente, e su questo gli davo pienamente ragione, questo Vernon.

"Harry ebbe un soprassalto: aveva quasi dimenticato la presenza dei Dursley. Zio Vernon aveva tutta l'aria di aver recuperato il coraggio. Fissava Hagrid con odio e teneva i pugni serrati.

«E ora, sta' a sentire, ragazzo» disse in tono adirato. «Mi sta bene che in te ci sia qualcosa di strano, probabilmente nulla che non sarebbe guarito con una buona sculacciata... "

- Ehi! - protestai indignata.

"Ma quanto a tutte queste storie sui tuoi genitori... è vero, erano strampalati, inutile negarlo, e a mio parere il mondo sta molto meglio senza di loro."

- Il mondo starebbe meglio senza di te, invece - commentò acidamente Remus.

"Quel che gli è capitato se lo sono cercato, a forza di frequentare tutti quei maghi... È accaduto proprio quel che avevo previsto; ho sempre saputo che avrebbero fatto una brutta fine»."

- Spero vivamente che quel beota la smetta di sparare baggianate - ruggì rabbiosamente Black.

Stavo male per quel che leggeva, quelle parole mi ferivano dentro in modo irrimediabile. Sapere che una persona a te cara e la sua famiglia ti considerano meno di niente faceva male. La famiglia dovrebbe essere il primo sostegno, non la prima cosa a pugnalarti alle spalle.

"Ma in quel preciso istante, Hagrid balzò in piedi ed estrasse da sotto il pastrano un ombrello rosa tutto contorto. Puntandolo contro zio Vernon come una spada, disse: «Ti avverto, Dursley... ti avverto: un'altra parola e...»"

- Oh Hagrid, che caro - dissi dolcemente.

Avevo gli occhi che mi luccicano appena a causa delle lacrime che premevano per uscire ed un doloroso nodo alla gola, ma non cedetti, ero (dovevo) essere più forte.

"All'idea di finire infilzato sul puntale di un ombrello da un gigante barbuto, il coraggio di zio Vernon venne meno un'altra volta. Si appiattì contro la parete e rimase in silenzio.

«Così va meglio» fece Hagrid col respiro affannoso, e si sedette di nuovo sul divano, che questa volta cedette definitivamente fino a toccare terra.

Intanto, Harry aveva un sacco di domande da fare: anzi, centinaia.

«Ma che ne è stato di Vol... ehm, scusa, di Tu-Sai-Chi?»

«Buona domanda, Harry. Scomparso. Svanito nel nulla. La notte stessa che cercò di ucciderti. E questo ti ha reso ancor più famoso. Questo è il mistero dei misteri, vedi... Lui stava diventando sempre più potente. Perché sparire?

«Alcuni dicono che è morto. Balle, secondo me."

Ciò non mi rassicurava. Avevo davvero ingenuamente sperato nella fine di quell'incubo.

"Non so se dentro aveva ancora qualcosa di abbastanza umano da morire. Altri dicono che è ancora lì che aspetta il momento buono, ma io non ci credo. Gente che stava dalla sua parte è tornata dalla nostra. Sembrava quasi che uscissero da una trance. Non credo che potevano farlo se lui tornava.

«I più di noi credono che è ancora vivo chissà dove, ma che ha perso i suoi poteri, che è troppo debole per andare avanti. Perché qualcosa di te, Harry, lo ha fermato. E successo qualcosa, quella notte, che lui non aveva considerato... Io non so che cosa, e nessuno lo sa... ma c'è qualche cosa, in te, che lo ha sconfitto»."

Era davvero speciale il mio bambino. Era sopravvissuto e sembrava un miracolo, era qualcosa di unico nel suo genere. Ma se Lui non era veramente sconfitto, allora avrebbe vissuto nel pericolo costante di un suo ritorno, non sarebbe stato mai completamente al sicuro. Se fosse tornato, avrebbe attuato una vendetta contro di lui e questo mi rendeva molto inquieta. Mi rigirai più volte sulla mia poltroncina, una nuova ansia si stava impadronendo di me.

"Hagrid guardava Harry e nei suoi occhi brillavano calore e rispetto; Harry, dal canto suo, anziché sentirsi compiaciuto e orgoglioso, era sicuro che ci dovesse essere un terribile errore. Un mago? Lui? Com'era possibile?"

- Come sarebbe possibile il contrario? -

- Per chi non è cresciuto immerso nella magia è difficile da cedere, non trovi Potter? - risposi.

Anch'io ero attonita quando lo scoprì, ricordavo ancora alla perfezione quel momento ben delineato nella mia mente. Avvenimenti così importanti non si cancellano facilmente, sebbene siano legati a ricordi un po' dolorosi.

"Aveva passato una vita a farsi picchiare da Dudley e angariare da zia Petunia e da zio Vernon; se fosse stato veramente un mago, perché non si erano trasformati in rospi verrucosi ogni volta che avevano cercato di rinchiuderlo nel ripostiglio? Se una volta aveva sconfitto il più grande stregone del mondo, come mai Dudley lo aveva sempre preso a calci come un pallone?"

Volevo tanto andare lì ed abbracciarlo, rassicurarlo. Perché, seppure fossi una strega, non riuscivo a trovare un modo per catapultarmi lì?

"«Hagrid» disse tranquillamente, «credo che ti sia sbagliato. Secondo me è impossibile che io sia un mago».

Con sua grande sorpresa, Hagrid ridacchiò.

«Non sei un mago, eh? Senti un po': non ti capita mai di far succedere qualcosa, quando ti spaventano o ti fanno arrabbiare?»

Harry fissò il fuoco. Ora che ci pensava... tutte le cose strane che mandavano gli zii su tutte le furie erano sempre accadute quando lui, Harry, era turbato o arrabbiato... Quando era inseguito dalla ghenga di Dudley, chissà come, si ritrovava sempre fuori tiro... Quando aveva avuto paura di andare a scuola con quel ridicolo taglio di capelli era riuscito a farseli ricrescere... E poi, l'ultima volta che Dudley lo aveva picchiato non si era forse preso la rivincita, senza neanche rendersene conto? Non gli aveva aizzato contro un boa constrictor?

Harry tornò a guardare Hagrid con un sorriso, e si accorse che il gigante glielo ricambiava apertamente.

«Visto?» disse Hagrid. «Harry Potter non è un mago? Aspetta e vedrai: presto sarai famoso, a Hogwarts!»

Ma zio Vernon non era intenzionato a cedere senza dar battaglia."

- Uffa - borbottai - e ti pareva? -

- Che vorrà ancora? Non spererà mica di fermare Hagrid - disse Remus ridacchiando tra sé e sé al solo pensiero.

- Povero illuso - aggiunse Black.

"«Mi pareva di averle detto che il ragazzo non ci va, in quel posto» sibilò. «Andrà a Stonewall e dovrà anche ringraziarci. Ho letto tutte quelle lettere in cui chiedono un mucchio di stupidaggini... libri di incantesimi, bacchette magiche...»

«Se lui vuole andarsene, neanche un grosso Babbano come te riuscirà a fermarlo» ringhiò Hagrid. «Impedire al figlio di Lily e James Potter di andare a Hogwarts!"

- Evvai - gioì - Hagrid sa il fatto suo -

"Roba da pazzi!"

- Beh, loro sono pazzi, quindi ci sta - commentò Potter.

In effetti non aveva tutti i torti, tutta quella "normalità" era da fuori testa.

"Il suo nome è scritto da quando è nato. Frequenterà la migliore scuola di stregoneria e sortilegio del mondo. Sette anni laggiù e non si riconoscerà più neanche lui. Starà insieme a giovani della sua specie, tanto per cambiare, sotto il più grande direttore che Hogwarts ha mai avuto, Albus Silen...»

«IO NON INTENDO PAGARE PERCHÉ UN VECCHIO PAZZO STRAVAGANTE GLI INSEGNI QUALCHE MAGIA!» urlò zio Vernon.

Ma aveva superato ogni limite. Hagrid aveva afferrato l'ombrello e lo stava facendo roteare sopra la testa. «MAI ...» tuonò «INSULTARE - ALBUS - SILENTE - DAVANTI - A - ME!»

Sferzando l'aria con l'ombrello, lo puntò contro Dudley: ci fu un bagliore di luce violetta, un rumore come di petardo e un acuto squittio. Un attimo dopo, Dudley ballava con le mani serrate sul grosso deretano, ululando di dolore. Quando volse loro le spalle, Harry vide un codino arricciato da maialetto che gli spuntava da un buco nei pantaloni."

Tutti ridevano di gusto, io, al contrario, non lo trovavo affatto buffo.

- Perché prendersela con il bambino? - domandai.

- Perché è spocchioso, arrogante e viziato, nonché insopportabile come il resto della sua patetica famigliola - mi rispose con ovvietà Black.

- Se la prendesse con quel Vernon allora, o con mia sorella, sono loro quelli insopportabili che hanno reso ad Harry la vita impossibile -

- Il loro figlioletto non scherza, Evans -

- D'accordo Potter, ma lui è così per colpa dei genitori, per come l'hanno cresciuto. È solo un bambino, come lo è Harry, hanno la stessa età! -

- Ma lui è diverso, non è così -

- Perché è cresciuto in modo diverso, senza dei genitori pronto a viziarlo. Poi la discussione era con il padre e non con lui -

- Hagrid ha fatto quel che ha fatto, non ha importanza - tagliò corto Black - se lo meritava per me -

Non potevo essere più in disaccordo con lui di così.

"Zio Vernon emise un ruggito. Spinti zia Petunia e Dudley nella stanza accanto, gettò un ultimo sguardo terrorizzato a Hagrid e si sbatté la porta alle spalle.

Hagrid guardò l'ombrello e si stropicciò la barba.

«Non dovevo dar di matto» disse con aria dolente. «Ma tanto, non ha funzionato. Volevo trasformarlo in un maiale, ma gli assomiglia già tanto che il lavoro da fare non era molto»."

Altre risate.

- Non è affatto divertente - affermai indignata - Meno male che mi foglio ha il buonsenso di non ridere a queste buffonate, almeno lui... -

- Sei una guastafeste, Evans -

- Felice di esserlo se questa è la tua idea di divertimento, Black -

"Gettò uno sguardo in tralice a Harry da sotto le sopracciglia cespugliose.

«Che non ti scappi con nessuno, a Hogwarts, eh?» disse. «Ehm... vedi, secondo la regola, io non dovrei fare magie. Mi è stato permesso di farne qualcuna, ma solo per seguire te e per portarti le lettere e robe del genere... e questa era una delle ragioni per cui desideravo tanto ricevere questo incarico»."

- Visto? Avevamo ragione! - mi fece notare Remus.

- Io vorrei sapere anche il perché - gli ricordai.

- Beh, forse è scritto proprio qui -

"«Perché non ti è permesso fare magie?» chiese Harry."

- Infatti... - continuò Remus.

"«Oh, be', sai... anch'io un tempo frequentavo la scuola di Hogwarts, ma... ehm... per dirla tutta, sono stato espulso. Al terzo anno. Mi hanno spezzato la bacchetta magica a metà, eccetera eccetera."

- Quindi era per questo! -

- In realtà sì - mi rispose Potter - La versione che sveva raccontato a noi era un po' più dettagliata, ma essenzialmente non sappiamo nient'altro in più -

"Ma Silente mi ha permesso di rimanere come guardiacaccia. Grand'uomo, Silente!»

«E perché sei stato espulso?»

«Mi sa che si fa tardi e domani abbiamo un mucchio di cose da fare» disse Hagrid alzando la voce. «Dobbiamo arrivare in città, comprare i libri e tutto il resto».

Si tolse di dosso il pesante pastrano nero e lo gettò a Harry.

«Puoi coprirti con questo» disse. «Non ti preoccupare se lo senti muovere un po'. Credo che in una delle tasche sono rimasti un paio di topolini»."

 

 

 

 

*Mi riferisco al fatto degli Animagus. Non sono sicura che si capisca quindi lo specifico.

 

** Vi ricordate quel discorsetto tra Lily e James?

 

*** Non sono completamente sicura che "stupenderrimo" esita davvero come termine, ma l'ho inserito lo stesso perché, malgrado tutto, si trattava di un dialogo e (secondo me) ci stava. Quando parlo io storpio e invento tantissime parole di proposito, quindi perché non far dire qualcosina di insensato anche a James?

 

 

 

 

Angolo autrice:

Ehm... Non so se voi mi definite più tale. Tecnicamente un'autrice, per essere tale, dovrebbe scrivere, no? Roba che io non faccio da un po'. E immagino che sia patetico anche chiedervi scusa, ma io ci provo lo stesso: SCUSATEMI immensamente, seriamente, mi dispiace! Scusate ancora... :'(

Ma la volete sapere una cosa bellissima?

Tutti: no!

Suvvia, questa vi piacerà! Udite udite: la scuola è finalmente finta *-* (mi spiace per chi ha gli esami ahahahah). Maggio e i primi di giugno sono stati terribili... Ora sono iniziate le vacanze il che vuol dire sole, mare e libertà *-* non c'è gioia più grande per uno studente!

Come sempre aspetto le vostre opinioni su questo capitolo: finalmente arriva Hagrid! Questo è uno dei miei pezzi preferiti della saga, spero di averlo reso al meglio, voi che ne pensate? C'è qualcosa che non va? A me, in alcuni pezzi, non convince molto, tuttavia lascio a voi il giudizio finale :')

Fatemi sapere, mi raccomando e, come ogni volta, per qualsiasi cosa io sono a vostra disposizione, quindi scrivete pure :)

Un abbraccio a tutti voi,

Hij

 

PS: Visto che leggono sempre nello stesso pomeriggio, mi sempre superfluo ribadire la data :)

   
 
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