Serie TV > Elisa di Rivombrosa
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Autore: wolfymozart    12/09/2017    1 recensioni
Sullo sfondo delle prime rivolte contadine antifeudali, si snoda la vicenda che ha per protagonisti Anna e Antonio. Come i rivoltosi si ribellano alle ingiustizie della società del tempo, allo stesso i due protagonisti, sono alle prese con una personale rivolta contro i propri destini segnati dagli errori, dalle incomprensioni e dalle scelte avventate del passato. La giustizia riuscirà a trionfare o prevarrà l'arroganza della sorte?
Genere: Azione, Drammatico, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Altri, Anna Ristori, Antonio Ceppi, Elisa Scalzi, Emilia Radicati
Note: Movieverse | Avvertimenti: nessuno
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Ma Emilia non si mosse, si limito a biascicare tra le smorfie qualche parola che avrebbe dovuto suonare come: “Buongiorno, signor padre”.
- Alvise, siete rientrato, dunque? Mio fratello è tornato, come potete vedere! – lo salutò beffarda Anna, sentendosi ormai al sicuro dalle sue angherie.
- Mia cara consorte, dovrei essere io a stupirmi del fatto che siate rientrata, visto che avete passato la notte non si sa dove, né con chi…o meglio, io qualche idea ce l’avrei…Ed Emilia è magicamente ricomparsa, non ne sapevate nulla, vero, Anna? - insinuò.
- Sono stata al monastero, a confessarmi, come ogni buon cristiano dovrebbe fare.- mentì lei
- Oh al monastero, certo! Ma so io a fare cosa!-
- Ora basta con questi discorsi, state dando uno spettacolo indegno davanti agli occhi di vostra figlia! -lo interruppe Fabrizio. – Alvise, avete dato ordine di sgomberare tutti i vostri effetti personali da casa mia? – lo interrogò autoritario.
- Certamente, Fabrizio, come potete vedere i vostri servi sono già all’opera. Oggi stesso farò ritorno a palazzo Radicati. Porto con me solo le cose più preziose, il resto dei bagagli verrà spedito in seguito. – ridacchiò allusivo, additando con un gesto plateale il corridoio, da dove si potevano scorgere i servitori che si affannavano trasportare bauli.
Fabrizio e Anna lo fissarono sorpresi, non si aspettavano una tale arrendevolezza da parte sua. Si aspettavano urla, minacce, insulti, recriminazioni, anche aggressioni fisiche, ma non tali parole che avevano il sapore di una resa. I due fratelli si scambiarono uno sguardo, l’uno colse immediatamente gli interrogativi inespressi dell’altra e viceversa. Ma tacquero, in attesa.
-Bene, ho dato ordine di preparare anche i vostri bagagli, Anna. E provvederò a fare lo stesso per quelli di Emilia: non mi aspettavo di vederla qui…-
Alvise aveva trovato il modo di sparigliare le carte. Ci aveva pensato molto nel tragitto in carrozza, solo, senza più quell’oca di Betta Maffei che l’aveva abbandonato dopo tutto quello che lui aveva fatto per lei. Quell’ingrata! Alvise era pieno di odio nei confronti della giovane amante, del cognato, della moglie, della figlia, di quell’infame dottore. Avrebbe dovuto rinunciare a Rivombrosa, poiché non gli sarebbe stato possibile in alcun modo aver la meglio sul cognato, se non uccidendolo: la tenuta apparteneva ai membri della famiglia Ristori. Ma, si era detto fra sé, sarebbe caduto in piedi, senza lasciare al conte la soddisfazione di vederlo infuriato e, soprattutto, senza lasciarla vinta alla moglie. Si sarebbe trascinato anche Anna nel baratro in cui era precipitato: sarebbe caduta insieme a lui, come era giusto che fosse, essendo la sua legittima consorte. Non le avrebbe mai permesso di godersi Rivombrosa insieme al fratello, senza di lui; non le avrebbe mai permesso di portare avanti quella tresca infamante con quel medicastro alla luce del sole, rendendolo lo zimbello di tutti i suoi nobili amici, mentre Betta gli aveva dato il benservito; non le avrebbe permesso di vivere la sua felicità mentre lui sarebbe caduto in disgrazia. Anna avrebbe dovuto pagare insieme a lui!
-Avete qualcosa da eccepire riguardo alla preparazione dei vostri bagagli? Avete qualche preferenza sui vestiti da portarvi a Torino? – la derise.
Anna si alzò a si avvicinò decisa al marito. Poi, fissandolo negli occhi con tono spavaldo disse: - Alvise, io non verrò con voi. –
-Oh questo non è possibile, mia cara sposa. Voi verrete con me, come vuole la legge. –
- E chi vi dà questa certezza? Io non mi muovo da qui.-
- Volete costringermi ad usare la forza? – domandò alzando il tono.
- Non mi fate paura, Alvise. Siete soltanto un cialtrone fallito! Io resterò a Rivombrosa, non voglio rivedervi mai più! – gli gridò in faccia, riversandogli addosso tutto il suo odio, tutto il suo disprezzo.
- Sta’ zitta, sgualdrina! Tu ora verrai con me, quanto è vero Iddio! – e le afferrò con violenza un polso. Fabrizio si alzò di scatto di piedi e lo minacciò: - Lasciala! Immediatamente! -  Alvise allentò la presa e Anna ne approfittò per scostarsi da lui e riparare dietro al fratello, che riprese: - Avete sentito? Mia sorella non ha alcun’intenzione di seguirvi a Torino. Resterà qui insieme ad Emilia. E ora andatevene. La vostra presenza non è gradita! –
- Mi spiace contraddirvi, mio caro cognato, ma Anna ha il dovere di seguirmi: sono o non sono suo marito? Sono o non sono il padre di Emilia? Verranno con me, tutt’e due, e non ci sono scuse che tengano. La legge parla chiaro. –
- La legge parla chiaro soltanto quando fa comodo a voi, Alvise! Mi ritengo svincolata da ogni obbligo nei vostri confronti, dopo che avete disonorato il nostro matrimonio tra amanti, squallidi festini e amici depravati. Io non mi considero più vostra moglie! – e, così dicendo, gli gettò addosso la fede nuziale, che, dopo essergli rimbalzata sulla pancia, ricadde a terra tintinnante.
- Siete sempre stata melodrammatica, Anna! Ma le vostre sceneggiate non funzionano, non cambiano lo stato dei fatti. –
- Non ve lo ripeto una seconda volta, Alvise. Andatevene da questa stanza! Mia sorella non vuole aver più nulla a che fare con un porco come voi! –
- E sia. Mia moglie non vuole seguirmi? Faccia pure. Ma Emilia verrà con me. Senza altre storie! – giocò la sua ultima carta il marchese.
- No! Io con voi non ci vengo! Neanche morta! – strillò la ragazzina, aggrappandosi forte alla madre, che fu pronta ad abbracciarla.
- Non ci vieni con tuo padre, Emilia? Oh sì che ci verrai. E anche in fretta. –
- Vi odio, mi fate schifo! – urlò la bambina.
 - Alvise, uscite da qui! Uscite dalle nostre vite! – gridò disperatamente Anna: aveva capito il gioco del marito e sapeva perfettamente che la legge era dalla parte di lui. Fabrizio taceva, si rendeva conto anche lui della delicatezza della situazione: aggredire o minacciare il marchese avrebbe aggravato ulteriormente la loro posizione. Emilia, in lacrime, si stringeva forte alla madre, nascondendo il volto nelle pieghe del vestito.
- Me ne andrò, ma Emilia viene con me. È mia figlia e ho il diritto di esercitare la mia patria potestà. E se voi, Anna, non volete seguirci, non la rivedrete più per un bel pezzo! – rise compiaciuto.
- Che cosa?! – fu la domanda, o meglio l’esclamazione disperata di Anna, che cercava di tentare un’estrema difesa.
- Non potete fare questo a vostra figlia! – s’intromise Fabrizio indignato.
- Semmai è vostra sorella che preferisce Rivombrosa alla propria figlia. È lei che non vuole accompagnarci. E quindi ne pagherà tutte le conseguenze. – sentenziò. – Anna, se non venite con me, questa sarà l’ultima volta che vedrete vostra figlia, fino a quando io non deciderò altrimenti. Salutatela per bene, dunque! -
- Io non ci voglio andare! Mamma, zio Fabrizio, fate qualcosa! Io voglio restare qui! – singhiozzava disperata Emilia. – Non voglio andare con mio padre! È cattivo! Non voglio! Tenetemi qui con voi! –
Anna era straziata da quel pianto e da quelle suppliche: le laceravano il cuore. Emilia non meritava di soffrire così! E l’idea che Alvise gliela volesse sottrarre, la volesse portare con sé, esponendola a quella vita violenta e dissoluta che lui conduceva, separandola da sua madre e da tutti gli altri suoi più cari affetti la dilaniava. Strinse a sé la figlia, le diede un bacio fra i capelli e le disse: Emilia, ti va di restare qui, con lo zio Fabrizio? – La bambina, con gli occhi ancora luccicanti di lacrime, annuì. – Allora, sarà così, ti fermerai con lui. – aggiunse poi, rivolta al marito: - Alvise, vi seguirò a Torino. Condividerò in tutto e per tutto la vostra sorte, come ho promesso di fare quando vi ho sposato. Non verrò meno al sacro vincolo, non mi sottrarrò all’impegno che ho contratto davanti a Dio e agli uomini. Ma Emilia resterà qui. Questa è la mia condizione. –
Alvise studiò per qualche istante lo sguardò della moglie: temeva che dietro a questa proposta si nascondesse qualche stratagemma. Ma si convinse ben presto che era la disperazione a parlare per Anna e quindi, con un ghigno, accettò la sua condizione. Non era di Emilia, in fondo, che voleva vendicarsi.
-E sia. La carrozza sarà pronta fra mezz’ora. Vi attendo di sotto. – si congedò soddisfatto, avviandosi alla porta. Poi, prima di varcare la soglia, ricordò: - Ah, Anna, dimenticate questo! – e, dopo averla raccolta, le porse, con un sorriso beffardo, la fede che lei gli aveva scagliato contro poco prima.
   
 
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