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Autore: PotterWatch    10/09/2009    4 recensioni
Quella fu l'eredità di Dorian. Un ritratto, un gran vuoto e l'unica cosa inesplicabile che lord Henry avrebbe mai incontrato nella sua vita.
[Partecipa al contest "Il ritratto di Dorian Gray & Wilde" indetto da Frøzen]
Genere: Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: non specificato
Note: nessuna | Avvertimenti: Spoiler!
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The Mirrors of Sin

Nota iniziale: questa one-shot è nata per la challenge multifandom "Il ritratto di Dorian Gray & Wilde" indetta da
Frøzen e con immensa gioia posso dire che vi partecipa. Alla creatrice di questa bellissima iniziativa va un enorme ringraziamento, perché la fanfic non è pienamente in regola e se è stata accettata è solo per la sua gentilezza. Comunque sia, la ringrazio tantissimo per la concessione e per la meravigliosa recensione che mi ha lasciato. Ulteriori ingraziamenti, disclaimer e credits alla fine. Buona lettura a tutti!



The Mirrors of Sin

A Ceci, perché senza di lei questa storia probabilmente non esisterebbe.
A Ely, la mia cara compagna di penna, che mi ha sostenuto e mi sostiene in un modo impareggiabile.
Questa è per voi, e alla salute del 26 Agosto 2009.


... e che riposi in pace. Amen”.
Lord Henry lasciò scorrere la folla di espressioni contrite, curiosi dai sogghigni malevoli e nobili dame in lacrime. Quasi tutti erano avvolti da lunghi abiti neri riccamente arabescati e profumati, vanesi persino nel lutto. Gli sconosciuti se ne andavano parlottando o ridacchiando in una lunga, silenziosa sfilata. Centinaia di destini annodati a un unico filo dorato, spezzatosi pochi giorni prima.
Si ritrovò da solo a contemplare una lapide nuova di zecca. Nel totale silenzio del cimitero, il fievole frastuono di Londra era come la nota di basso di un organo lontano, sottile ma costante, che vibrava nell'aria ad acuire il suo profondo senso di solitudine.
I caratteri neri, simili a fantasiosi arabeschi, spezzavano la perfetta uniformità del marmo latteo, formando le parole scelte per Dorian da lui stesso.

Dorian Gray

Visse.

Come sempre la compagnia di lord Henry si era interrogata a lungo su quell'unica parola. Alcuni non davano tanto peso alla decisione del dandy, ritenendola una delle sue solite stravaganze, altri consideravano blasfemia riassumere in quel modo estremamente riduttivo un'esistenza misteriosa e interessante quanto il suicidio che l'aveva interrotta. Ma Henry aveva i suoi motivi: quel semplice verbo aveva legato lui e Dorian in modo indissolubile, fino alla fine ed oltre.
La servitù di casa si era rifiutata di mostrare il cadavere a chicchessia, persino a lui stesso, giustificandosi con vaghi riferimenti a un “terribile mistero”destinato a rimanere tale e a morire con loro. Il pensiero di non poter più contemplare quei tratti d'avorio l'aveva riempito di dolore e rassegnazione e aveva insistito per comporre almeno l'epitaffio di un amico così caro.
La verità, però, era che per lui Dorian era stato molto più di un amico. Era stato, come per il povero Basil, un incarnato di tutto ciò in cui aveva sempre creduto, come lo era ora la parola incisa sulla lapide bianca.

Nel preciso istante in cui, per la prima volta, gli aveva parlato e aveva visto il rossore fiorirgli sulle guance, lord Henry aveva scelto di modellare il destino di quel giovane in modo da renderlo assolutamente perfetto. Ovvero, riprodurre il suo risparmiando a Dorian gli errori commessi per raggiungere la vera Saggezza.
Alla sua età, aveva pensato, era esattamente come lui. Un tipico giovane nobile, ricco ed avvenente, con il mondo in mano.
Tra le mille opportunità offerte dalla sua giovinezza e da una bellezza fuori dal comune, lord Henry si sentiva smarrito e ancora troppo immaturo per scegliere la sua strada in quel groviglio di sentieri diretti verso l'avvenire. La sua scelta, se scelta si poteva chiamare, era stata di tentarle tutte e nel fiore degli anni aveva già sperimentato ogni vizio o follia che un uomo possa incontrare lungo il proprio cammino. Così, nella lunga e vana ricerca di un modus vivendi soddisfacente, le notti si consumavano l'una dietro l'altra e lord Henry si ritrovava sempre più di frequente a rigirarsi nel letto alle sei di mattina, dopo la consueta lunga serie di dissolutezze, roso dalla vergogna di se stesso e delle sue azioni.
Era stata una di quelle albe senza notte a portare con sé l'illuminazione, una brillante idea la quale definì la sua intera esistenza di lì in avanti. In effetti l'unica fonte di quel vuoto eterno erano i suoi pensieri e i suoi rimorsi: la coscienza, divinità che dalla più tenera età ci è imposta, ci segue come l'ombra e, come l'ombra, non riusciamo ad ingannare, lo torturava e guastava quell'effimero piacere vissuto poco prima.
Una volta libero dalla coscienza avrebbe certo potuto vedere al di là del semplice concetto di peccato e trovare nelle lunghe ore delle tenebre una luce nuova, un motivo e un metodo a cui dedicare il resto dei suoi giorni. Avrebbe potuto ubriacarsi del succo della Vita stessa senza più conoscere lo stravizio.
Così aveva lasciato che i pensieri e i sensi di colpa svolazzassero nei portacenere e si frantumassero tra i tacchi dei ballerini nei saloni ricchi e scintillanti di persone quasi sconosciute, finché, ritrovatosi libero da tutti e da tutto, anche da se stesso, comprese di aver trovato per primo la vera strada verso l'immortalità.
Non essere schiavo di nulla e nessuno e sarai tu il padrone del mondo.
Non si era sbagliato: in breve tempo tutti avevano cominciato ad amarlo. Senza alcuna nube ad oscurare la sua mente, lord Henry aveva sviluppato uno spirito di osservazione e un'intelligenza squisiti; in ogni situazione, con un'indifferenza quasi sardonica, sfoderava commenti così acuti da lasciare chiunque, persino chi fosse oggetto delle sue beffe, stizzosamente incantato.
Una volta trovata la sua strada – anzi, l'unica, divina strada per sfuggire allo scorrere del tempo - Henry aveva raffinato le proprie scelte e idee su ogni cosa. Osservava tutto senza pregiudizi e ne traeva una sua opinione, costantemente esposta senza alcun riserbo davanti a chiunque la volesse conoscere. Le persone meno sicure lo ammiravano come un'entità superiore, quasi una divinità dell'ego, perché era l'unico a non avere il minimo dubbio su qualunque questione gli venisse posta.
Era imprevedibile: nessuno sapeva chi fosse davvero, eccetto lui che sapeva di non essere nessuno in particolare, tanto svincolato dagli stereotipi e dalle volgari classificazioni della gente da potersi concedere, di tanto in tanto, la sublime illusione di credersi senza tempo.
Questa era la Vita, e non vedeva più altro modo possibile di trascorrerla, anzi, di compierla. Perché la Vita, secondo lord Henry, era un'Arte da portare a termine – e cosa poteva esistere di davvero affascinante e terribile, nel fuggevole tempo a disposizione di un uomo, se non scoprire i segreti raggiunti, fino a quel momento, solo da lui?
Quel pomeriggio da Basil aveva incontrato un ragazzo nel pieno incanto della giovinezza e della Bellezza, le due entità più affascinanti che lord Henry avesse mai incontrato lungo il sentiero dell'Arte. I lineamenti fini e delicati di quel viso parevano modellati dalle benevole mani della Grazia stessa, e la sua anima... oh, la sua anima! Aveva il candore di un giglio appena sbocciato. Dorian era il suo riflesso perduto nello specchio della Vita.
Ammaliato, Henry aveva deciso immediatamente di donargli il suo segreto, perché la fragile alchimia di quel volto finemente cesellato non svanisse mai. Avrebbe fatto suo quello spirito incantevole per preservarlo dai fardelli della saggezza comune, che deriva solo dalla volgare esperienza, ed aprirlo alla sublime conoscenza della Vita in tutte le sue forme più pure.
Aveva sussurrato nelle sue orecchie tutte le risposte affinché non dovesse soffrire per trovarle a sua volta. Lo aveva reso una creatura di Paradiso, molto più di quanto non fosse già. E ora il suo angelo si era gettato da solo verso la terra dei mortali, uscendo distrutto da quella caduta.
Un pensiero gli sfiorò la mente con perfidia. Forse Dorian non era stato un'anima eletta. Forse, dopo aver preso il volo fino a intravedere la Vita, aveva avuto paura e il fulgore dei suoi incantesimi gli aveva bruciato le ali e gli occhi.
Scacciò con fastidio questa riflessione che certo, si disse, non avrebbe persuaso nessuno, meno di tutti Dorian stesso. Non ci poteva credere.
Tutto il pomeriggio rimase davanti a quel blocco di marmo gelido, desiderando ardentemente di rivedere i lineamenti divini del giovane.
Volle avere il ritratto a tutti i costi e non se ne separò per il resto dei suoi giorni. Tuttavia, nel contemplare di nuovo i fini tratti di Basil per la prima volta dopo tanti anni, si rese conto che quel prodotto dell'Arte, per quanto stupefacente, sarebbe rimasto solo uno spettro dell'assoluta, irripetibile Bellezza modellata sul corpo del giovane. Non capì mai perché egli stesso avesse scelto di mettervi fine.
Quella fu l'eredità di Dorian. Un ritratto, un gran vuoto e l'unica cosa inesplicabile che lord Henry avrebbe incontrato nella sua vita.
Quando il tramonto iniziò ad incendiare il cielo, l'uomo lasciò la lapide e si incamminò verso casa. Quell'anima perduta, dopotutto, gli aveva insegnato qualcosa.
Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste, ecco tutto. Questo lo sapeva bene, ma lui solo: c'erano ancora così tanti giovani, un esercito di candidi spiriti in cerca della retta via. Era la sua via e in essa lord Henry camminava da solo, ne era certo. Avrebbe per sempre cercato una creatura eletta che riuscisse a comprendere i profondi segreti di questo atto così naturale e arduo a un tempo. Già varcando i cancelli del camposanto, però, una parte di lui si sciolse dall'illusione. Un altro Dorian Gray non sarebbe tornato.
La tomba di marmo bianco non ebbe mai più visite.

***
Insomma... posso solo dire un grazie sincero a chiunque sia arrivato alla fine.
Per me questa fanfiction è stata una vera sfida. Un'Opera come questo libro è veramente difficile da capire per una ragazzina della mia età; non parliamo di scrivere una storia ispirata ad esso - sul personaggio più complesso e affascinante, lord Henry,
che abbia mai incontrato nelle mie letture.
Le descrizioni usate per il contest sono in neretto. La descrizione del luogo (città, che ho deliberatamente ignorato XD ecco il mio errore) è presa da Il ritratto di Dorian Gray e la citazione finale da L'anima dell'uomo sotto il socialismo. Tutto questo e l'opera a cui la mia storia è ispirata non appartengono a me, ma a un grande scrittore e un grande uomo.
Il titolo è preso da una canzone dei Nightwish, Beauty and the Beast (i fan di questo gruppo potranno cogliere altri piccoli riferimenti alle loro canzoni nella storia). Per me, riferito a questa fanfic, ha un fascino particolare: il peccato visto da un'altra angolazione. Comunque, dategli il significato che volete: è a libera interpretazione.
"Avrebbe fatto suo quello spirito incantevole" è una minuscola citazione dal libro. Questa frase mi ha ammaliata sin dalla prima lettura.
Quanto al banner, in cui potete vedere Colin Firth e Ben Barnes, l'ho creato usando una bellissima screenshot tratta dal prossimo film ispirato al Capolavoro.
Mando un bacio alle mie prime recensitrici, Fede_Wanderer e ovviamente Fr
øzen stessa, per i salti di gioia che mi hanno fatto fare. La mia gratitudine è forever yours e di chiunque se la senta di lasciarmi un commento.
La dedica è per le mie amate lettrici in anteprima. Grazie, amiche Wishmasters.
Lascio a voi il giudizio su questo lavoro che mi ha coinvolta profondamente nell' intelletto e nell'anima... grazie ancora. Elisa


   
 
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