I Bracciali del Destino

di Kysa
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Capitolo 1° ***
Capitolo 2: *** Capitolo 2° ***
Capitolo 3: *** Capitolo 3° ***
Capitolo 4: *** Capitolo 4° ***
Capitolo 5: *** Capitolo 5° ***
Capitolo 6: *** Capitolo 6° ***
Capitolo 7: *** Capitolo 7° ***
Capitolo 8: *** Capitolo 8° ***
Capitolo 9: *** Capitolo 9° ***
Capitolo 10: *** Capitolo 10° ***
Capitolo 11: *** Capitolo 11° ***
Capitolo 12: *** Capitolo 12° ***
Capitolo 13: *** Capitolo 13° ***
Capitolo 14: *** Capitolo 14° ***
Capitolo 15: *** Capitolo 15° ***
Capitolo 16: *** Capitolo 16° ***
Capitolo 17: *** Capitolo 17° ***
Capitolo 18: *** Capitolo 18° ***
Capitolo 19: *** Capitolo 19° ***
Capitolo 20: *** Capitolo 20° ***
Capitolo 21: *** Capitolo 21° ***
Capitolo 22: *** Capitolo 22° ***
Capitolo 23: *** Capitolo 23° ***
Capitolo 24: *** Capitolo 24° ***
Capitolo 25: *** Capitolo 25° ***
Capitolo 26: *** Capitolo 26° ***
Capitolo 27: *** Capitolo 27° ***
Capitolo 28: *** Capitolo 28° ***
Capitolo 29: *** Capitolo 29° ***
Capitolo 30: *** Capitolo 30° ***
Capitolo 31: *** Capitolo 31° ***
Capitolo 32: *** Capitolo 32° ***
Capitolo 33: *** Capitolo 33° ***
Capitolo 34: *** Capitolo 34° ***
Capitolo 35: *** Capitolo 35° ***
Capitolo 36: *** Capitolo 36° ***
Capitolo 37: *** Capitolo 37° ***
Capitolo 38: *** Capitolo 38° ***
Capitolo 39: *** Capitolo 39° ***
Capitolo 40: *** Capitolo 40° ***
Capitolo 41: *** Capitolo 41° ***
Capitolo 42: *** Capitolo 42° ***
Capitolo 43: *** Capitolo 43° ***
Capitolo 44: *** Capitolo 44° ***
Capitolo 45: *** Capitolo 45° ***
Capitolo 46: *** Capitolo 46° ***
Capitolo 47: *** Capitolo 47° ***
Capitolo 48: *** Capitolo 48° ***
Capitolo 49: *** Capitolo 49° ***
Capitolo 50: *** Capitolo 50° ***
Capitolo 51: *** Capitolo 51° ***
Capitolo 52: *** Capitolo 52° ***
Capitolo 53: *** Capitolo 53° ***
Capitolo 54: *** Capitolo 54° ***
Capitolo 55: *** Capitolo 55° ***
Capitolo 56: *** Capitolo 56° ***
Capitolo 57: *** Capitolo 57° - FINE - ***



Capitolo 1
*** Capitolo 1° ***



 

§ Harry Potter e i Bracciali del Destino §


 

Uno sfrigolio sinistro…e poi uno piccolo lampo illuminò quella notte scura.
Dallo scontro di due lame esplose un fiume di scintille rosse e dorate. Squarciarono le tenebre per un breve attimo, fino a quando i seguenti colpi sferzati con violenza e precisione non provocarono altri bagliori.
Le due lame magiche cozzavano l’una contro l’altra, nemiche, avversarie. Fatte per combattersi.
Si conoscevano da parecchio tempo, sembravano quasi sorelle…eppure si scontravano con una furia inaudita.
Le mani che le brandivano erano esperte, le muovevano fluidamente, con grazia, con destrezza.
Fra la vegetazione che abbracciava quello scontro, molti occhi ridenti fissavano i due nemici.
Molti sguardi puntavano su quei due giovani maghi. Erano tanto veloci che però non sempre gli spettatori riuscivano a seguire ogni loro colpo. Erano tanto sfuggenti che spesso magia e tecnica di spada si confondevano.
Quello a destra portava un lungo mantello che lo copriva quasi interamente, solo il capo era scoperto. I capelli neri ribelli erano accarezzati dalla brezza della notte, dal profumo della vegetazione. I suoi occhi incredibilmente verdi avevano già visto molto e il suo cuore, come il suo spirito, era divorato dalla fiamma dell’orgoglio.
Sulla fronte portava una cicatrice dalla forma di fulmine.
Il mago a sinistra invece aveva anche il capo coperto da un cappuccio nero da cui però uscivano alcune ciocche bionde.
I suoi occhi grigi saettavano nell’oscurità, seguivano ogni mossa dell’avversario, ogni suo affondo.
Non erano mai arrivati a tanto, pensavano gli Auror che li osservavano dalla boscaglia.
Non si erano mai battuti con tanta foga.
Insieme alle loro spade, ora nell’ombra della notte senza luna brillava qualcos’altro.
Due bracciali di platino lucido , spessi, rifiniti con strane immagini di bestie volanti e di una fattura mai conosciuta al mondo dei maghi, troneggiavano sui polsi destro e sinistro di entrambi i contendenti. Sembravano bracciali fatti per essere portati in coppia, ma il moro lo portava al polso destro, il biondo a quello sinistro.
Quest’ultimo scattò indietro, evitando un fendente in pieno petto. Ne parò uno sulla testa, affondando la sua spada verso la gola dell’avversario ma quello, ridendo brevemente, si Smaterializzò e scomparve. Gli riapparve alle spalle e cercò di ferirlo, strappando qualche fischio agli Auror spettatori.
Le lame cozzarono di nuovo, le scintille scoppiarono ovunque…ma la lama del moro per sbaglio scivolò lungo l’elsa della spada del suo nemico che cacciò un grido iracondo. E poi…
- Cazzo!- gridò, sbattendo la spada a terra con rabbia e portandosi l’indice ferito alla bocca, con un taglietto lungo due centimetri – Vaffanculo Sfregiato! Mi hai tagliato un dito!-
Harry James Potter sbuffò, rinfoderando la sua arma con aria afflitta. Eccolo che ricominciava…
- Cristo Dray, mi succhi la vita.-
- Succhiami qualcos’altro Harry.- replicò Draco Lucius Malfoy con sarcasmo, piazzandogli in faccia il dito medio.
- Oh, dai ragazzi! Calma, calma!- disse qualcuno dei loro compagni alle loro spalle.
- Calma una sega!- ringhiò il biondo – Mi ha tagliato un dito questo stronzo!-
- Mettilo bene in vista, chissà che Milo la smetta di far la dieta.- frecciò il moro, rimettendosi a posto i vestiti – Ogni volta che c’è da fare allenamento trovi sempre qualcosa per cui stracciarmi le palle.-
- Qua le palle ce le stiamo stracciando tutti.- sibilò un Auror appoggiato a un albero.
- Grazie Kinneas, meno male che mi dai il tuo consenso.- sibilò Harry scuotendo il capo.
- Che hai Potter? Non reggi più?- replicò quello acido.
- Ti dico io cosa non reggo…- sentenziò il moro, amabilmente – Prima di tutto non reggo Draco, poi subito dopo al secondo posto ci sei tu.-
- Ci credo che non reggi Malfoy.- John Kinneas rise maligno – Visto quello che è…-
L’Auror si zittì di botto, sentendo un’aura fredda alle sue spalle. Anche tutti gli altri si voltarono e dovettero spaccarsi in due, per far passare qualcuno che di certo non permetteva che qualche idiota trattasse male i suoi amici.
- John, quando imparerai a stare zitto sarà sempre troppo tardi…-
Milos Morrigan, Diurno dall’appetito implacabile e dall’autorità parecchio forte, si piazzò davanti a quel Kinneas fissandolo dritto negli occhi. Il giovane Auror dopo un solo secondo abbassò lo sguardo, terrorizzato dalle iridi color topazio del mezzo vampiro e se ne andò con la coda fra le gambe, facendo ridacchiare sinistramente Milo.
- Codardo.- sentenziò, tornando a voltarsi verso i suoi pupilli – Tutto ok ragazzi?-
- No, un accidenti!- bofonchiò Draco – Quand’è che ce ne andiamo da questa fottuta foresta infestata dalle zanzare?-
- Quando Jess avrà strisciato abbastanza ai piedi del Ministro per farci tornare tutti a casa.- rispose il Diurno – Ma siamo in una cinquantina qua. Forse se la smetteste di lamentarvi potremo resistere ancora qualche giorno… a meno che non vogliate uccidere Kinneas. Allora vi darei una mano.-
Harry Potter e Draco Malfoy sbuffarono in sincrono, lasciandosi andare seduti a terra nell’erba alta.
Erano trascorsi ventidue anni da quando la leggenda del bambino sopravvissuto era nata per infondere nei cuori dei maghi coraggio e speranza e per ventidue anni, Harry James Potter aveva vissuto nell’ombra del suo stesso nome.
Ma da un certo periodo di tempo, e precisamente quattro anni da quando aveva lasciato la scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts con la benedizione del preside Silente, l’ex Grifondoro aveva dovuto fare i conti con tutta una serie di avvenimenti e imprevisti che la perfidia di Voldemort paragonata a essi era degna di appena una risatina di scherno.
In particolare era la vendetta che Harry Potter aveva dovuto subire.
Una vendetta molto sadica, almeno secondo il suo punto di vista e che non credeva assolutamente di aver meritato.
Dal periodo del M.A.G.O. erano successe fin troppe cose e all’età di vent’anni in molti avevano preso il diploma di Auror con un corso intensivo, spaccandosi in due certo, ma con la conseguenza che due anni dopo Harry Potter era ormai quasi considerato un veterano fra gli Auror del Ministero della Magia.
A ventidue anni, l’ex Grifondoro e bambino sopravvissuto, era un Auror fatto e finito.
Capo Squadra di un gruppo di quattro maghi degni di lui. Peccato che in quel momento due elementi della sua squadra mancassero all’appello e lui ne sentiva la mancanza visto che vivere con Draco era già abbastanza penoso senza Ron Weasley a fare da mediatore per entrambi.
In quattro anni il moretto da ragazzino cerca guai, impulsivo e un po’ cinico a volte, era diventato un giovane uomo cerca guai, impulsivo e sempre più testardo, anche se il suo cinismo si era smussato lentamente, grazie alla presenza nella sua vita di persone che lo amavano senza riserve. Comunque se l’aspetto era rimasto lo stesso, anche se solo più affascinante, il carattere intuitivo e combattivo l’aveva reso ancora più famoso di quanto già non fosse stato.
Entrato al Ministero a diciotto anni, aveva iniziato a lavorare sodo per i seguenti due anni, sempre a fianco dell’inseparabile Ronald che come lui era diventato Auror con grande giubilo della famiglia Weasley.
Peccato che qualcuno di molto importante avesse fatto scampare a Ron quell’escursione di quattro mesi nella Foresta Nera in Germania. Il giovane Weasley era infatti rimasto in Gran Bretagna, causa una missione che poteva svolgere solo lui, così Harry era dovuto partire per quella foresta infausta e infestata di fantasmi, poltergeist e lupi mannari senza il suo migliore amico, ritrovandosi solo, tanto per cambiare, con Malfoy.
- Affanculo Orloff.- rognò a bassa voce, imprecando contro il Ministro.
Draco al suo fianco si accese una sigaretta, disgustato da tutta quella situazione.
Erano quattro mesi ormai che se ne stavano accampati in quel luogo immondo. Quattro! Ormai gli Auror non ne potevano più, avevano catturato tanti poltergeist da farci uno zoo e per di più erano circondati da crucchi. Stava cominciando a detestare quella loro lingua maledetta!
Per non parlare di come odiava la Donnola che era riuscita a scamparla, per non parlare poi di quell’infame di Dalton.
- Avete più sentito Edward?- chiese Milo, tirando fuori una fiaschetta metallica dal mantello scuro.
- Si starà giocando le mutande come al solito al casinò.- bofonchiò Harry, massaggiandosi la testa – Suo padre l’ha buttato di nuovo fuori di casa e gli ha bloccato il conto in banca.-
- Che testa di cazzo…- sibilò Draco, dando un lungo tiro.
- Dovrebbe smetterla con questa mania delle scommesse.- frecciò il Diurno – Adesso scusate ma vado a ripescare Clay. Era attaccato a quella tedesca ma mi sa che non ha ancora capito che è fidanzata. Ci vediamo a cena.-
Harry annuì ma subito dopo abbassò lo sguardo, percependo quel silenzio fattosi pesante.
I suoi occhi caddero sul tatuaggio nero che delineava un disegno vago, sulla mano sinistra di Malfoy.
Aveva il palmo serrato e chiunque non conoscesse la storia, non avrebbe potuto capire che razza di disegno fosse, considerato che terminava sul polso ed era coperto dal bracciale di platino del biondino.
Anche Draco era cresciuto. Era rimasto il ragazzo dall’algida presenza. Era in grado di zittire chiunque con un solo colpo d’occhi, esattamente com’era rimasto arrogante e altero, ma alla fine anche la serpe era riuscita a limitare l’uso del suo veleno. Dopo anni, Draco era tornato a essere l’unico erede della fortuna dei Malfoy ma era anche rimasto il figlio di colui che si era macchiato di grandi crimini, del traditore, di colui che era fuggito.
Era un pesante fardello, ma nei suoi occhi argentati solo il più grande osservatore avrebbe potuto intendere che il suo vero dolore era un altro. E Milo, senza saperlo, aveva reinnescato una miccia molto pericolosa.
Scommessa.
Era quella parola. Era un vero macigno. Proprio come quel tatuaggio che non si poteva vedere.
- Voglio tornare a casa.-
Harry sogghignò, sentendo mugugnare quella frase.
Cavolo, anche lui non vedeva l’ora di tornarsene in Gran Bretagna.
- Dove andiamo?- chiese Malfoy – West Gold Lake o Lane Street? La piccoletta è già tornata?-
- E’ ancora in ritiro.- disse Potter con un sospiro mesto – Stiamo a Londra per un po’…devo andare a recuperare Pinky e Gigì da Sirius, quel bastardo del capo vorrà il rapporto e dobbiamo anche andare a cercare Ed.-
- S’arrangia. Io devo anche passare da Andromeda.-
- E quella figa dai capelli corti che fine ha fatto?-
Draco alzò le spalle, spegnendo la cicca sotto lo stivale – L’ho scaricata.-
- Perché?-
- Parlava e chiedeva troppo.-
Potter si mise in piedi, scuotendo il capo – Dio, quanto sei diventato di gusti difficili.-
- Ha parlato.- Malfoy si levò il cappuccio, alzando gli occhi verso il poco cielo che la vegetazione lasciava intravedere – Tu ed Elettra vi siete lasciati a settembre di quattro anni fa perché non volevate legarvi troppo e non volevate precludervi la possibilità di andare a letto con chi vi andava ma l’anno scorso, appena uscita dal M.A.G.O. ti sei presentato a prenderla e l’hai portata a casa nostra perché fra tutte quelle che ti sei fatto in questi anni non ne hai mai trovata una come lei. E’ un bel confronto da reggere, Sfregiato.-
- Non sono l’unico che mette una donna sul piedistallo, Malferret.- replicò Harry, deciso a giocare col fuoco ma il biondo, come sempre, fece finta di nulla e cambiò discorso con eleganza, senza farlo troppo bruscamente.
S’inoltrarono nel bosco e dopo circa quindici minuti di arrancare in quel groviglio di pini, abeti e cespugli incantati arrivarono al loro accampamento. Una quarantina di tende magiche formavano una specie di scacchiera e numerosi falò erano stati accesi in quel piccolo spiazzo erboso privo di una vegetazione troppo fitta.
I due si fecero largo fra gli altri Auror, decisi a mangiare qualcosa e poi andare a letto quando sopra le loro teste sfrecciò un grosso allocco. Era tanto ciccione che anche un cieco l’avrebbe riconosciuto.
Era l’allocco del nuovo capo degli Auror, Duncan Gillespie.
Uomo tutto d’un pezzo, sui quarantacinque anni, tosto e anche con una sua buona dose d’ironia, peccato che il suo sistema nervoso fosse alquanto suscettibile. Era stato un compagno di Kingsley Shacklebolt e quando quest’ultimo aveva rifiutato la carica che un tempo solo Lord Maximilian dei Lancaster aveva saputo portare avanti con onore e coraggio, Gillespie aveva accettato nonostante il nuovo Ministro Orloff gli stesse elegantemente sulle palle.
I due fiutarono il messaggio e corsero all’interno della tenda su cui si era posato il pacioso volatile.
Dentro, illuminato dalla luce di una lanterna magica, Jess Mckay leggeva il messaggio senza alcuna particolare espressione. I capelli biondi ancora fradici e incollati alla nuca e al viso dopo un tuffo imprevisto in una fonte, Jess era stato praticamente considerato da tutti il capo di quella ridicola spedizione e nonostante tutti quanti sapessero il vero motivo per cui erano stati cacciati a calci in Germania in massa, nessuno aveva potuto filarsela, Harry e Draco per primi. Mckay comunque non era solo. Con lui Sphin Eastpur, sempre più alto e corpulento, Clayton Harcourt, Sensimago dagli strani occhi viola e Milo, svaccato sul letto di Jess.
Finito di leggere, il biondo Auror emise un sospiro di sollievo.
- Una settimana e ci mandano una Passaporta.-
Fra tutti, emisero un collettivo sospiro di sollievo, lasciando andare tutta quella tensione emotiva.
- Dio grazie.- mugugnò Clay accendendosi una sigaretta e facendosi lanciare l’accendino da Draco – Che cazzo aspettava Duncan eh?-
- Di farci passare la voglia di giocare ancora al consolato francese forse.- frecciò Jess acido, ancora furibondo per una vecchia questione accaduta più o meno sei mesi prima e che aveva coinvolto particolarmente Potter e Malfoy.
Era saggio ricordarsi sempre, entrando al Ministero nell’ala degli Auror, che Duncan Gillespie era salito in carica lo stesso giorno in cui, due anni prima, Harry Potter e Draco Malfoy avevano iniziato a lavorare insieme.
E da quel giorno ogni volta che li vedeva, essendo un po’ il loro creatore come squadra, subiva un certo prurito che poi si trasformava praticamente in orticaria ogni qual volta quei due si prendevano una nota disciplinare.
Quando entravano nel suo ufficio Harry e Draco erano sempre muniti di tappi per le orecchie ma anche di una mascherina per l’ossigeno. Non era raro che Gillespie avesse dei tracolli davanti a loro due.
L’unica altra persona in grado di fargli quell’effetto era Tristan Mckay che però da qualche tempo aveva chiesto un esonero momentaneo dal servizio. Il motivo?
Mentre gli altri festeggiavano, Harry posò dolcemente lo sguardo sulla fotografia che Jess teneva sempre con sé.
Suo fratello e una bambina meravigliosa stavano abbracciati, salutando verso chi guardava.
- Come se la passerà di nuovo a Hogwarts?-
Jess rise, sentendo quella domanda che già suo padre gli aveva fatto, quando Tristan aveva deciso di staccare e tornare a insegnare per un anno alla scuola di magia.
- Starà come al solito…- rispose Mckay, con aria insolitamente malinconica – Degona cresce bene. Mentre lui terrà lezione è Liz che se ne occupa naturalmente. Quella ragazza è stata davvero eccezionale con la bambina.-
- Liz ha avuto il permesso di stare a Hogwarts?- si sconvolse Draco – E da quando le tate possono stare a scuola?-
- Da quando mia nipote non può essere lasciata sola in una scuola piena di bacchette e attrezzi magici.- rise Jess – L’ultima volta che l’ho vista dai miei ha rubato la bacchetta a Sofia e ha cercato di usare il camino per parlare con chissà chi. È diventata una vera peste. Ma Tristan l’adora. Non avrebbe mai lasciata a casa.-
- Dena ha bisogno dei genitori.- sentenziò Milo, svaccato accanto al fuoco mentre gli altri ci stavano attorno, scolandosi l’ammazza caffè – Liz sarà anche brava ma a me quella non piace. È troppo appiccicosa.-
- Ma piantala!- sbuffò Sphin – Quella ragazza è una manna!-
- Oh bella manna!- rognò ancora il Diurno, scocciato – Peccato che parli troppo e di cose che non la riguardano!-
- In effetti neanche io a volte sono d’accordo con quello che dice a Dena.- disse Harry fissando Jess attento – Ma è così dolce con la bambina e così affettuosa che non le si può rimproverare niente.-
- Basterebbe dirle di farsi i fatti suoi e di non ficcare cose assurde in testa alla piccola!- frecciò ancora Morrigan.
- Eddai, calmati!- cercò di placarlo Clay – Non è che ti ha dato il due di picche?-
- Come no!- Milo rise, assumendo un’aria alquanto sinistra – Un giorno la invito a bere qualcosa a casa mia.-
- Hai sbagliato i verbi.- ghignò Draco – La inviterai a essere bevuta a casa tua!-
Tutti scoppiarono a ridacchiare, lasciando perdere quell’argomento anche se in fondo da dire ci sarebbe stato davvero tanto. Aveva ragione Milo, lo sapevano tutti…ma in fondo Liz Jenkins, strega di 28 anni che era stata compagna di Tristan a scuola nella casa di Corvonero, aveva saputo crescere Degona come una madre.
Ora la bambina aveva quattro anni, appena compiuti, e la sua curiosità per il mondo magico aveva superato di gran lunga quella di qualsiasi altro bambino. Era molto dotata, di questo se n’erano accorti subito tutti.
Alla sua nascita, il quattordici di febbraio, c’era stata un’eclissi ma per tutti era stato una sorta di miracolo.
La neonata non aveva conservato in sé nessuna parte demoniaca. Il suo sangue era rosso, come quello di ogni essere umano normale. La sua pelle era calda, il suo cuore batteva. E i suoi occhi erano verdi come quelli dei Mckay.
E quando i famigliari si erano chiesti che fine aveva fatto la malvagità intrinseca che avrebbe dovuto ereditare, la risposta era stata una sola. Si era palesata ai loro occhi alcuni giorni più tardi quando Tristan aveva capito che avrebbe dovuto crescere sua figlia da solo. E solo per quattro lunghi anni era rimasto, aggrappato all’unica cosa che gli ricordava ogni istante la donna che l’aveva abbandonato.

Passarono i giorni e nell’ansia generale del ritorno praticamente gli Auror non andarono più a caccia.
Jess dovette risponderne ai rappresentanti tedeschi che prendevano in consegna le loro prede ma alla fine li mandò praticamente a quel paese, stufo di quella situazione. Quattro mesi in quella terra infausta erano stati più che sufficienti, per non parlare del fatto che ormai era giugno inoltrato e il calore faceva aumentare, oltre che la fauna magica, anche quella umana. I turisti babbani cominciavano a girare sempre più spesso, rischiando di beccare qualche testa sulle nuvole con un poltergeist nella rete. Per non parlare poi di quelli che avevano dovuto stendere addirittura qualche ragazzino umano per cancellargli la memoria di maghi con bacchette in mano.
Arrivati al sesto giorno regnava l’anarchia totale e finalmente i tedeschi se ne andarono per tornarsene al loro Ministero. Non si aspettavano certo dei ringraziamenti ma quando sparirono, gli Auror tirarono veramente un sospiro di sollievo. Dopo l’ultima notte all’aperto e alla mercé delle zanzare, la mattina dopo finalmente arrivò la Passaporta. Cascò dal cielo, lanciata dall’allocco di Gillespie, e per poco non si ruppe in mille pezzi visto che era una comunissima bottiglia di whisky babbano, vuota.
La presero al volo, esultando.
- Calma gente!- li fermò Jess, vedendo che si stavano spaccando le ossa per prenderla tutti insieme – Siamo in cinquanta, come cazzo pretendente di farcela tutti eh?-
- E che facciamo allora?- borbottò altezzoso Kinneas – Facciamo a carrellate di dieci e poi uno ve la riporta indietro?-
- Complimenti, sei più sveglio di quello che sembri.- frecciò Harry con pena.
- Sai una cosa Potter? A forza di andare in giro col figlio del Mangiamorte ti si sta tarando il cervello!-
- Cavolo John…- disse ancora il moro, fissandolo sarcastico – Dev’essere bello non capire un cazzo come te.-
Kinneas serrò i denti, scrutandolo rabbioso. Poi lanciò un’occhiata sprezzante a Malfoy ma Draco non ci fece caso, limitandosi ad accendersi una sigaretta. Era notte fonda, purtroppo, quando l’ultimo gruppo con Jess, Milo, Sphin, Clay e loro due riuscì a partire. Il penultimo squadrone d’idioti al tramonto aveva distrutto la bottiglia di whisky arrivando a Londra, così Gillespie, bestemmiando, aveva dovuto avvisare Berlino per mandare un’altra Passaporta a quei disgraziati rimasti…e guarda caso, gli unici che non avrebbe rivoluto indietro tanto presto.
- Finalmente!- sbottò Milo alle dieci di sera, vedendo un gufo arrivare verso di loro con fra le zampe un vecchio bastone da passeggio – Quanto cavolo ci andava?! Come se non avessero più Passaporte per Londra, diavolo…-
- Per me è stato Duncan.- frecciò Clay scocciato.
- Dici?- rise Sphin – Secondo me è una ripicca per Harry e Draco.-
- Quello proprio ha qualche problema ai nervi.- insinuò Malfoy, svaccato accanto al falò che si stava spegnendo lentamente – Non ti ricordi che faccia aveva coi francesi? Credevo gli venisse un infarto, cavolo.-
- Già, in corridoio s’è messo a urlare come un pazzo!- cinguettò Harry finendosi il caffè. Erano a pezzi tutti e sei visto che avevano anche dovuto far sparire le tracce della loro presenza e non vedevano l’ora di toccare un letto vero.
- E quando Tristan ha rovesciato Leblanc nella fontana del Ministero davanti a tutti gli ambasciatori?- ridacchiò Milo togliendo il bastone da passeggio dalle zampe del gufo scuro e anche un po’ decrepito – Leblanc era furibondo! L’avrebbe strozzato probabilmente.-
- Così impara a chiudere la bocca.- finì Jess, buttando terra sul fuoco – Continua a proclamare a destra e a manca quella stupida legge sulla registrazione.-
- Perché, non hai sentito l’ultima?- Clay chiuse la loro tre tende, infilandosele nella sacca a tracolla – Quel bastardo vorrebbe proporre la registrazione anche per i mezzosangue con ceppo oscuro in famiglia. Stava fissando Hagrid particolarmente quando l’ha annunciato nell’atrio del consiglio.-
- Prima i Diurni, i mezzo giganti e poi?- rognò Jess controllando tutto un’ultima volta – Perché non va a rompere le palle ai vampiri eh? O alla Confraternita della Dama Nera?-
- Perché se la fa sotto, ecco perché.- replicò Milo – I vecchi della Confraternita lo vorrebbero morto da un pezzo. Askart di recente poi è di pessimo umore. Sta facendo stragi di licantropi nel Linkonshire.-
- Lascia perdere tuo zio!- fece Jess con un gesto vago, dandogli una pacca sulle spalle – Finché sistema i lupi mannari che uccidono i babbani allora non dovremo andare a pungolarlo. E per il resto che faccia quello che gli pare, basta che non rompa a noi e a te specialmente.-
- Ok, ok…- il Diurno sbuffò, poi fece segno agli altri di muoversi – Allora? Possiamo andare a casa o no gente?-
- Non vedo l’ora di farmi una doccia cazzo.- disse Sphin, afferrando il bastone – Se Duncan propone ancora stronzate del genere giuro che vado nel suo ufficio che gli cambio l’incenso con dell’oppio.-
- Tienitelo, è meglio.- disse Harry – Servirà più a noi per scrivere il rapporto.-
Tutti e sei infine furono ben aggrappati alla Passaporta e dopo qualche breve secondo avvenne il risucchio.
Afferrati quasi per l’ombelico, finirono in un turbinio di colori…e poi arrivarono a Londra.


Lane Street n° 4.
Era insolito vedere così poche persone per una strada frequentata e alla moda come quella, proprio nel pieno di Londra.
Si trattava di una via alquanto grossa, molto più simile a un viale viste le cinte di alberi che verdeggiavano per il passaggio pedonale ed era sempre colma di babbani e maghi travestiti ventiquattr’ore su ventiquattro ma quella sera c’erano veramente poche anime. Forse era a causa del tempo, pensò fra sé la ragazza che scese dal taxi davanti al numero 4. Il palazzotto in stile liberty come tutti i vicini, dai colori tenui e dal giardino perfetto si stagliava contro nubi frammentate da lampi e fulmini ma ancora non si era messo a piovere, nonostante le nuvole gonfie di pioggia e l’aria umida. La temperatura di era abbassata ancora e quando il campanile della chiesa poco lontana batté le due di notte, la giovane ragazza notò una piccola luce accesa nel portico.
- Stia attenta signorina.-
La ragazza si volse verso il tassista, sentendo quell’ammonizione.
- Non se ne vada in giro da sola. È così giovane.- disse ancora l’uomo di mezza età, guardandola con tenerezza.
Non aveva mai visto una ragazza dal viso tanto pulito e dolce. Era salita alla stazione circa mezz’ora prima e durante tutto il tragitto aveva quasi sonnecchiato, svegliandosi di tanto in tanto. Doveva essere molto stanca…ma nonostante questo i suoi occhi azzurri e i lunghi capelli biondi erano in ordine. Il suo viso delizioso poi si era illuminato, appena arrivata. Era scesa, portandosi dietro un grosso borsone dai colori sgargianti, sul rosso e l’oro. Il tassista, caricandoglielo a fianco con galanteria, aveva notato uno stemma bizzarro. Un aquilotto su una scopa.
Lui l’aveva presa per un’atleta ma aveva un fisico abbastanza sottile. Era snella e dalle curve morbide.
Dava diciannove anni al massimo, specialmente con quel buffo cappello con visiera che le dava un carattere un po’ maschiaccio. Peccato che con quei capelli e con quel passo aggraziato non la facessero confondere minimamente con un uomo. La ragazza sorrise, afferrando oltre al borsone anche un mazzo di chiavi abbandonato sul sedile.
- Non si preoccupi.- disse gentilmente – Adesso sono arrivata a casa.-
- Ha bisogno di una mano col borsone signorina?-
- Si figuri, sono pochi passi.- concluse, facendogli un cenno pieno di cortesia – Grazie mille signore, buona notte.-
- Notte a lei.-
Sparito il taxi dietro alla via, la biondina si guardò attorno per vedere se c’era qualcuno nei paraggi.
Non avrebbe dovuto farlo ma dopo aver volato per cinque ore di fila, aveva mani e gambe troppo anchilosate per fare due piani di scale e andare a vedere se quei due erano vivi o si erano uccisi a vicenda a morsi.
Estrasse una bacchetta lunga e flessibile dal giubbotto di jeans, sorridendo con aria birichina.
- Baule Locomotor.- disse a bassa voce, puntando la bacchetta sul borsone. Quello si sollevò docilmente e andò fin davanti alla porta di casa, illuminata da una lampadina. La ragazza cercò la chiave giusta e una volta dentro quasi inciampò. Si tenne in piedi per miracolo ma non si stupì di trovare un mantello gettato a terra.
Scosse il capo, facendo risalire il borsone per la rampa di scale. Al pian terreno era presente un’anticamera con la sala degli armadi e una lavanderia magica. Al primo piano cucina e salone, con una stanza per gli ospiti e quando vi giunse, la ragazza non si sconvolse nel vedere un caos pazzesco.
Uomini, ecco cosa succedeva a lasciarli soli per quattro mesi, anche se sapeva bene che quei due erano stati in Germania con altri Auror. Attraversò il corridoio e vide che il salone era intatto ma arrivata in cucina lo sfacelo fu completo. Appoggiati sul bancone c’erano diversi bicchieri di vino vuoti, tre bottiglie di whisky, un portacenere pieno. A terra vestiti, stivali e spade. Sospirando divertita fece fermare il borsone e poi fece il giro del divano.
Eccoli lì…
Tutti e due distesi e cotti. Sorrise prendendo una coperta dalla poltrona accanto. Li coprì, senza stupirsi di averli trovati a dormire insieme e fece per andarsene a nanna nella sua stanza quando Harry, svegliandosi appena, la chiamò.
- Elettra…-
Lei si voltò e lo raggiunse, inginocchiandosi davanti al divano.
- Ciao…- gli carezzò la testa, baciandolo a fior di labbra – Come stai? Tutto bene amore?-
- Hn…- mugugnò, mezzo addormentato – E tu come stai? Hai finito il ritiro?-
- Si ma ho solo un mese di pausa.- rispose a bassa voce – Dormi adesso, ne parliamo domani.-
- I bracciali…- borbottò ancora, chiudendo sempre di più le palpebre.
- Si, lo so.- Elettra Baley si mise in piedi, baciando entrambi gli Auror sulla guancia.
- Lo so che non si vogliono separare .-

La mattina dopo al numero 4 di Lane Street tutti si svegliarono passata l’ora di pranzo.
All’interno di una strana sorta di alveare di paglia appeso al soffitto, qualcuno di molto piccolo aprì finalmente i tondi occhietti rossi. Gigì sbatté le palpebre un paio di volte, prima di mettersi seduta nel suo letto di cotone e stiracchiarsi.
Sbadigliò e prima di volare fuori dalla sua stanza si pettinò i capelli rosati con le dita.
Illuminandosi di una luce fucsia, schizzò fuori dall’alveare e sbatté le alucce fino ad arrivare al divano. Lì si posò sul naso di Draco, posando le mani sui fianchi, con aria stizzosa. Guardò il biondo, poi Harry steso sotto il bordo del divano. Il suo braccio destro però era rimasto addosso a quello sinistro di Malfoy. I bracciali vicini.
- Che indecenza!- squittì la fatina – Ehi tu! Draco parlo con te!- strillò, ma l’Auror per tutta risposta la scacciò come una mosca noiosa. Fece per girarsi su un fianco ma facendolo cascò addosso al moro che si svegliò di botto, imprecando.
– Cacchio…di nuovo!- rognò, sentendosi il veleno in bocca.
Anche Malfoy ormai era sveglio e si strizzava gli occhi, irritato.
- Quella maledetta fatina…- ringhiò, sedendosi sulla schiena di Harry.
- Ti levi?- sbottò Potter – Mi stai rompendo le ossa!-
- Vi siete svegliati finalmente!- cinguettò Gigì ritornando a volare davanti al naso dei due ragazzi – Era ora che tornaste! Quel Black mi ha dato il tormento per questi mesi! Harry amore non portarmi più da lui!-
- Mi sa che Black è l’unico che può raddrizzarti quella testa bacata.- sibilò Draco mettendosi in piedi faticosamente. Facendolo però sentì un contraccolpo e imprecò. Stava tirando anche Harry per il polso, senza toccarlo.
- Cominciamo già!- sentenziò scocciatissimo – Posso almeno andare in bagno senza la tua presenza Sfregiato?-
Harry non rispose, troppo esasperato, limitandosi a tirare indietro il braccio destro ma quello rimase alzato per aria, come tirato da una forza invisibile verso quello sinistro di Malfoy.
Inutile. Andarono in bagno imprecandosi dietro e alla fine dovettero lavarsi i denti con mano differente da quella che usavano di solito ed era quando accadevano quelle cose, piccolezze in verità, che i due si ricordavano della loro maledizione. Certe volte sentivano ancora le parole di quel dannato che li aveva ridotti in quello stato…

"Anime contrastanti possedete,
E nemici di sangue sarete.
Ma qui giunge il destino,
A mutare il vostro cammino.
Uniti resterete, coi bracciali che io v’impongo
Finché della vostra riconciliazione venga il giorno
..."

Tornati in cucina bestemmiandosi dietro a vicenda, Gigì che aveva acceso la televisione e stava mangiando i suoi cristalli del sorriso per una volta li ignorò, troppo presa dal suo pasto quando qualcosa sbarellò quei due, buttandoli quasi gambe all’aria nel mezzo della stanza.
- Quel maledetto prosciutto!- ringhiò Draco rabbioso, vedendo Pinky, ormai un maiale grande grosso, correre verso le scale e scendere al piano terra – Un giorno o l’altro giuro che lo uccido, accidenti!-
- Perché debba sempre correre così in casa mi piacerebbe saperlo.- disse Harry andando a sedersi al bancone della cucina – Ci sarà qualcosa in frigo? Gigì, c’è della roba commestibile?-
- Avete fatto la spesa?- chiese la fatina.
- No.-
- Allora mi sa che ti nutrirai di aria, amore mio.- frecciò l’altra, scoccandogli un bacio volante.
- Molto umana. Malfoy che si fa?-
- Che si fa?- rognò quello, cambiando canale velocemente – Vuoi ordinare la colazione dal cinese per caso?-
- No, ma possiamo tirare a sorte per chi scende al bar a comprare caffè e brioches.-
- Quattro fottuti mesi a zonzo per la giungla e siamo messi peggio di prima.- Draco sbuffò sonoramente ma il suo umore migliorò quando vide Elettra scendere dalla scala a chiocciola del secondo piano. Spettinata e con solo la camicia del pigiama, era bella come sempre. La ragazza naturalmente corse ad abbracciarlo, buttandoglisi addosso alla faccia di Potter che ormai di quella solfa non ne poteva più. Ogni volta la stessa storia.
- Allora? Che si mangia?- cinguettò la Baley, correndo poi da lui e buttandogli le braccia al collo.
- Un tubo. Il frigo è vuoto.- sbraitò Gigì guardandola male – Mollalo subito! Harry è mio!-
- Certo, peccato che a letto con Potty ci vada lei.- sibilò Draco a bassa voce ma la fatina lo sentì lo stesso e gli lanciò dietro una tazza che il biondo schivò per un pelo.
Un’ora più tardi, alle due di pomeriggio, quei tre finalmente furono davanti a un caffè fumante e a un bel po’ di cornetti ripieni, biscotti fatti in casa e torte assortite. Tutto merito della signora che andava a pulire quel cesso di palazzotto, Miss Babet Watts, una donna di cinquant’anni che non aveva mai capito quanto i suoi tre "bambini" fossero in realtà strani. La babbana andava da loro tre volte a settimana ma la sua mano rassettatrice non poteva reggere il confronto del casino che quelli sapevano provocare.
- Allora? Com’è la Germania?- cinguettò Elettra quando si fu rimpinzata – Non mi avete portato niente?-
- Il tuo ragazzo tutti i suoi mesi in bianco forse.- frecciò Draco, finendo il caffè.
- Sta zitto idiota.- sbuffò Harry stressato – E’ stato un inferno! Quattro mesi fa licantropi, zanzare, poltergeist e fantasmi. Per non parlare di quei crucchi dannati! Non capivano una mazza d’inglese!-
- I bracciali vi hanno dato problemi?-
- Noooo…- enfatizzò il moretto – Più di una volta a caccia i licantropi ci hanno quasi sbranato perché andavamo in giro quasi per mano e Kinneas continua a sostenere che io e Malfoy abbiamo qualche intrallazzo ma a parte questo tutto bene. Ogni volta che ti vede pensa che la sera ci facciamo delle feste a tre.-
Elettra sogghignò cercando di non farsi vedere ma perfino Gigì si sganasciava come una pazza, quindi cercò di cambiare rapidamente argomento, prima di farli esplodere. - Jess e i ragazzi come stanno?-
- Quelli stanno sempre da Dio.- ironizzò Draco – Ci hanno invitato a cena per sabato a Cedar House.-
- Meno male!- la Baley sorrise, rilassata – Ne avevo basta di stare con gente che non fa altro che parlare di manutenzione di scope, strategie e pluffa!-
- Allora? Il ritiro com’è andato?- chiese Harry tutto curioso – Sei ancora riserva?-
La ragazza sorrise ancora, stavolta però le s’illuminarono gli occhi – Il mister mi ha fatto fare l’allenamento nell’ultimo mese con i titolari. Non ha detto nulla ma si vede che gli è piaciuto come ho giocato nelle amichevoli.-
- Deve essere cieco per non capire che sei brava.- le disse Draco, lasciandosi andare contro la sedia.
- Comunque lo saprò fra un mese. Quand’è che il signor Gillespie vi darà un po’ di ferie?-
- Quando saremo morti probabilmente.- Malfoy si alzò, stiracchiandosi – Bene piccioni. Io devo andare da Andromeda. Vi lascio la casa, torno stasera…vedete di non farvi trovare spalmati davanti al camino come al solito. Il mio cuore potrebbe non reggere una seconda volta.-
- Bastava che non guardassi.- frecciò Potter, visto che quel bastardo più che altro aveva guardato Elettra mezza nuda che invece non aveva fatto una piega.
- Lascia perdere Sfregiato, non voglio più stare in nessun posto dove tu abbia fatto sesso.- si schifò Draco, salendo le scale per andare a cambiarsi in camera sua.
- Ok…allora non attaccarti a quella ringhiera…-
- Ma dai, che schifo!- urlò il biondo, sconvolto, velocizzando il passo sui gradini.
- E non sederti più neanche sul divano o sulle poltrone! E anche a tavola!- continuò Harry divertito mentre Elettra se la ghignava, nascosta dalla tazza. Continuarono a insultarsi fino a quando l’ex principe delle serpi non tornò giù, messo a nuovo con abiti comuni. Lui e Harry si scambiarono qualche veloce informazione su quando tornare al Ministero, poi il biondo se ne andò, smaterializzandosi, dicendo che sarebbe tornato per cena.
A pomeriggio inoltrato, dopo una buona dose di coccole che Harry richiese alla sua bella fidanzata, squillò il telefono.
Elettra era sotto la doccia, lui ancora disteso a letto ringraziando di quel momento senza dover per forza avere Malfoy incollato al braccio, così scattò la segreteria e una voce conosciuta si propagò nel salone.
- Ehi, sfigati…so che siete tornati a casa, non fate finta di dormire. Ho visto Kinneas al Ministero un’ora fa!-
Harry si riebbe di colpo, imprecando. Si avvolse nel lenzuolo e scese per le scale, proprio mentre Gigì con un leggero sforzo alzava la cornetta e salutata Ron Weasley tutta cinguettante. Poi passò subito l’apparecchio al suo amato, tornando a guardare un programma di cucina in televisione seduta in testa a Pinky.
- Ron!- ansimò Potter per telefono, sedendosi in poltrona – Quando accidenti pensavi di farti sentire eh?-
- Calma fratello, tu sarai stato nella giungla per quattro mesi ma sono stato nella merda fino al collo per altrettanto tempo!- sentenziò il rossino dall’altra parte del filo – Non crederai mai a quello che mi è successo! Ma ne parliamo a cena. Vengo da te con vino e dolce. E apparecchiate per quattro, c’è anche Ed.-
- Cinque, è tornata anche Elettra…l’hai trovato allora quel demente! Sta bene?-
- Da favola.- ironizzò Ron – Una figata, sapessi… sai dove ha dormito per sei settimane?-
- Da Miria!- alitò Potter sconvolto – Ma è matto? L’avrà distrutto!-
- Infatti. Adesso è con me. Lo porto a nanna, sperando che si riprenda. Tu come stai invece?-
- Al solito.-
- Il tuo amante serpente?-
- E’ da sua zia. Allegro come un becchino.-
- Qualcuno s’è accorto di qualcosa mentre non c’ero?-
- No, nessuno potrebbe pensare che siano i bracciali. In compenso Kinneas si sta scavando la fossa da solo.-
- Quando decidete di abbatterlo fai un fischio…- Ron si zittì di colpo, facendo credere a Harry che fosse caduta la linea ma poi Weasley riprese a parlare – Senti…non dovrei neanche dirtelo per telefono ma mentre non c’eravate a mio padre è arrivata un’informazione confidenziale in ufficio. L’ha bloccata prima che qualcuno ci mettesse le mani sopra ma…forse è meglio riunire l’Ordine. Si tratta di…lei.-
Harry tacque, restando immobile con la cornetta in mano.
L’Ordine della Fenice… l’ultima volta che si era riunito era stato quattro anni prima.
- Harry?- Elettra era arrivata alle sue spalle, avvolta nell’accappatoio e guardava la sua espressione accigliata.
- Ok, vieni prima che puoi.- sussurrò allora il moretto prima di chiudere la comunicazione.
Quando posò la cornetta rialzò lentamente il viso sulla sua ragazza. Ora era notevolmente impallidito.
- Che succede? È successo qualcosa?-
- Si tratta di…- Harry faticò a trattenere l’ansia e si passò una mano sul viso – Si tratta di Hermione .-
Diavolo, pensò amaro. E adesso che accidenti diceva a Malfoy?
Guardò il suo bracciale, sospirando mentre abbracciava stretta Elettra. Lui in fondo era fortunato. Aveva a fianco la donna che amava…Draco invece non era stato altrettanto fortunato.
Purtroppo per lui però il passato non poteva essere cambiato in nessun modo e Harry, ricordando ciò che era accaduto, provò di colpo una sensazione che credeva di aver dimenticato.
La sensazione che qualcosa sarebbe presto tornato a sconvolgere le loro vite.

 

 

 

 

 

Salve a tutti!

Finalmente posso mettere i Bracciali del Destino e anche questa fiction, come la Scommessa, l'ho già finita da tempo quindi andrò avanti ad aggiornare velocemente come prima. Spero che la storia vi piaccia come quella appena finita e si svolgerà per qualche capitolo fuori dalla cerchia di Hogwarts, per poi rientrarci più avanti, grazie all'ingresso di un nuovo personaggio di cui vado particolarmente fiera e che adoro come uno di quelli reali della Rowling.

Posso solo dirvi buona lettura. Fatemi sapere.

Kysa

 

 

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Capitolo 2
*** Capitolo 2° ***


 

Il sangue Black è sempre sangue Black. Che sia in vene di donna...o di Mangiamorte. Questo Andromeda Black Tonks lo sapeva bene, infatti quel pomeriggio non era del suo consueto buon umore. Anzi.
Sprizzava collera da tutti i pori e questo la rendeva ancora più somigliante a Bellatrix Black Lestrange.
Pace all'anima dannata di sua sorella, Andromeda cercò di scacciare la rabbia ma proprio non riusciva a darsi pace.
Accartocciò la lettera che aveva fra le mani, stizzita, ma poi cambiò idea e la fece ardere con una sola occhiata.
- Santo cielo...- rise una voce alle sue spalle - Era un'altra avvisaglia del fisco per caso?-
Un affascinante uomo sulla quarantina con occhi color cenere e lunghi capelli neri la fissava divertito, sulla porta.
Dal suo portamento si denotava un grande spirito, un grande passato e una forza impressionante. Nelle sue iridi però si leggeva anche una sorta di pigro sarcasmo che fece irritare la donna.
- E sta zitto Sirius!- sbraitò la strega, zittendo l'ironia del suo amato cugino per qualche misero secondo - Non crederai alle tue orecchie! I Black hanno superato se stessi per l'ennesima volta!-
- Fammi indovinare...- Sirius Black attraversò il salone dai toni delicati di casa Tonks con la sua falcata elegante, andando a sedersi davanti alla padrona di casa che però stava ancora in piedi, troppo nervosa.
- Posso provare con un paio di ipotesi. O ti hanno ripresa in famiglia, cosa che sarebbe sufficiente a farti passare il buon umore per parecchi anni, o hanno tentato ancora di privare Narcissa del suo denaro.-
- Giusta la seconda.- rispose quella, sedendosi di botto - Giuro che la uccido quella vipera di mia madre!-
- Vuoi una mano? Così facciamo secco anche il maggiordomo.-
Andromeda sbuffò, facendo un gesto vago con la mano. Accidenti, perché non la smettevano una buona volta?
Perché continuavano a prendersela con Narcissa?
Da quattro anni sua sorella minore aveva vissuto praticamente un'esistenza appartata senza dare nessun fastidio all'immagine lucida che i Black avevano in società ma lei sapeva bene che il problema era un altro.
Narcissa si era macchiata della morte di Bellatrix, la figlia prediletta.
Quello era il peccato più grande.
Per Andromeda invece sapere della morte di sua sorella maggiore era stata una liberazione.
Se c'era qualcuno al mondo che meritava di morire quella era stata proprio Bellatrix.
- Non è da te serbare tanto rancore.-
Le parole di Sirius la fecero cadere dalle nuvole, ma poi anche sorridere malinconicamente.
- Mi hanno allontanata Sirius. Per anni non ho potuto vedere né Narcissa né Draco. Ed entrambi avevano bisogno di aiuto. Non ho più visto neanche te, prima naturalmente che ti spedissero ad Azkaban.-
- Ma quanto siete sempre carini a ricordamelo.- frecciò sarcastico.
- Insomma, come sei permaloso!-
- Ehi, com'è che rigiri sempre le cose come ti pare eh? Si stava parlando di te. Non è da te provare tanta rabbia per una donna morta, anche se era Bellatrix.-
- Tu non c'eri.- sentenziò Andromeda con voce roca - Non sai cos'ha fatto!-
- Mi ricordo che cercava di portarsi a letto Lucius...- sibilò Sirius.
- Infatti. Ma l'unica cosa che non possiamo contestare è l'amore che provava Malfoy per Narcissa.-
- Peccato amasse di meno suo figlio.-
- Draco è ancora molto sensibile su questo punto.- disse Andromeda, posando lo sguardo oltre la finestra del suo salotto - Già è bombardato da tutti i maghi bigotti di Londra che prima non facevano altro che strisciare ai suoi piedi... non voglio continuare a ricordargli quanto Lucius fosse disinteressato a lui. E non m'interessa neanche che alla fine l'abbia salvato. Se avesse amato davvero suo figlio non gli avrebbe rovinato la vita.-
- Sciocchezze.-
La strega si girò verso Sirius, vedendolo sorridere con aria pigra.
- Come prego?- fece scandalizzata - Non senti quello che dicono? Ormai frequenti di nuovo la società no?-
- Certo che sento i pettegolezzi. Vedo anche parecchi Auror al Ministero che lo guardano con sospetto ma mi permetto di ricordarti che tuo nipote è pur sempre un Malfoy. Per quanto sia calunniato, è talmente al di sopra di quegli idioti da non vederli neancheE' nella sua natura calpestare ogni bassezza, non farsi mettere i piedi in testa, cugina.  Lascialo vivere e smettila di preoccuparti per lui.-
- E' come se dicessi a te di smetterla di preoccuparti per Harry.-
- La differenza è che io so quando smettere di soffiargli sul collo. Ormai hanno quasi 22 anni.-
- Si e sono anche sotto maledizione.- frecciò cupa.
- Si...ma...- Sirius sogghignò leggermente, iniziando a ridacchiare - E' anche tanto divertente...-
E attaccò a sganasciarsi davanti alla bocca spalancata della padrona di casa che dopo alcuni minuti lo lasciò perdere, sorridendo blandamente a sua volta. Si, in effetti ogni tanto sia Harry che Draco regalavano qualche risata a causa del loro "minuscolo problema " ma la cosa non cambiava la sostanza. Quei due da venti mesi a quella parte vivevano in simbiosi costretta e nessuno avrebbe potuto aiutarli. Solo loro avrebbero potuto liberarsi e di certo, da come si comportavano, quella liberazione non sarebbe avvenuta tanto presto.
Il campanello di casa Tonks squillò in quel momento ma l'ospite non attese che qualcuno andasse ad aprire.
Poco dopo Draco apparve sulla soglia, non molto stupito di trovare Sirius in casa.
- Black.- bofonchiò in saluto.
- Serpe...- fece Sirius, alzando appena una mano - Che faccia. Avete di nuovo dormito insieme per caso?-
Malfoy contò fino a dieci prima di mandarlo al diavolo, vedendolo ridere a mezze labbra, insieme a sua zia.
Fece finta di nulla, mettendosi a sedere dopo aver salutato Andromeda con un bacio.
- Allora tesoro?- gli chiese la strega, dandogli una tazza di the tiepido, come piaceva a lui - Com'è stato il ritorno?-
- Meglio dell'andata zia.- l'assicurò, sarcastico.
- E' stata così tragica?-
- Un inferno.- l'assicurò il biondo, centellinando la bevanda - Abbiamo qualche giorno di riposo prima di tornare a lavoro. E qua com'è andata invece?-
- Il solito.- Sirius fece un leggero sogghigno - Tua nonna ha dato i numeri, tua madre e tua zia hanno cercato di ammazzarla, il maggiordomo continua a girare con una falcetta alla cinta ed e sono tornati i tuoi cugini.-
Draco, sconvolto, si strozzò quasi col the e a fatica posò la tazza sul tavolino.
- Che cosa?! Stai scherzando vero?- ringhiò - Che cazzo che ci sono tornati a fare quei due dannati a Londra?-
- Non potevi certo pretendere che sarebbero rimasti ai corsi intensivi del Durmstrang per sempre.- sospirò Andromeda - Ma stai tranquillo. Hanno già ricevuto una diffida magica ad avvicinarsi a più di cinquecento metri da tutti noi parenti. Adesso sono da mia madre.-
Malfoy scoccò un veloce sguardo a Sirius e come temeva neanche l'uomo pareva aver gradito quella visita.
Quei due bastardi. Vanessa e Rafeus Lestrange. I figli di Bellatrix.
Due mostri, almeno da quanto ricordava. Erano stati mandati in scuole private fin dall'asilo e poi, finita l'istruzione elementare, i Lestrange per levarseli di torno li avevano spediti al nord, al Durmstrang, noto per lo studio più approfondito della magia oscura che a Hogwarts non era mai stata praticata, con gran giubilo sia suo che di suo padre Lucius. Cosa strana, suo padre non aveva mai potuto soffrire i due nipoti...chissà poi per quale motivo, anche se Draco in effetti poteva immaginarlo. Se lui era stato un viziato arrogante, spesso crudele e colmo di boria, quei due insieme sapevano superarlo al limite estremo, se mai ne avevano uno.
Rafeus era nato due anni prima di lui ed era stato fin da bambino il classico bullo, straviziato e anche parecchio violento, pazzo come sua madre. Secondo Draco era un vero spostato, più volte aveva visto il cugino mettere le mani addosso agli elfi domestici, agli animali presenti nella casa dei Lestrange, anche alla sorella, peccato che non avesse mai provato dispiacere neanche per Vanessa. Quella a volte era anche peggio.
Lei aveva la sua età e con gli anni era diventata la copia di sua madre. Astuta e folle, più che mai disturbata.
Fra tutti e due era meglio perderli che trovarli e il pensiero che fossero tornati a Londra non lo faceva di certo saltare di gioia. Di certo si sarebbero presentati alla sua porta, ne era sicuro...e Harry non l'avrebbe presa bene.
Doveva tornare a casa e avvisarlo. Ma prima doveva parlare anche con un'altra persona.
- Vieni, ti do un passaggio.- gli disse Sirius quando si congedarono.
- Allora ci vediamo domani sera a cena.- sbuffò Andromeda, passando il giubbotto a suo nipote - Sirius, anche tu! E porta anche Remus, Harry e Elettra.-
- Aggiungi anche Ron e quel disperato di Edward.- concluse Black, prendendo il suo mantello dalle mani della cugina - Sarà un'interessante riunione, così ci facciamo raccontare questi bei quattro mesi in Germania.-
- Dio, mi fai morire dalle risate.- rognò Draco e infine se ne andarono.
Salirono in un taxi, Sirius adorava salire su ogni mezzo babbano per tenersi ben alla larga dal Nottetempo, che a lui rivoltava solo lo stomaco, e percorsero qualche isolato in silenzio, poi il biondo emise un sospiro.
- Avanti, parla.- disse, seccato.
Sirius ghignò ancora, mandandolo in bestia - Attento a quei due, ti dico solo questo.-
- Oh, grazie Paddy.- frecciò acido - Come se non lo sapessi. Sono i degni figli di tua cugina.-
- E' vero che Rafeus ha cercato di strozzarti a cinque anni?-
Ma chi cazzo era andato a dirglielo? Come faceva quel dannato a sapere sempre tutto eh?
- Comunque,- continuò Black facendo segno al tassista di fermarsi davanti a King's Cross - fossi in te me ne tornerei a casa, avviserei Harry nel caso Vanessa si presentasse sulla porta e poi blinderei l'intera palazzina con qualche incantesimo.-
- Oppure uccido quei due bastardi e la faccio finita.-
- Altra ottima idea.- ironizzò l'uomo, aprendo la portiera e scendendo - Ci vediamo a cena domani sera da tua zia. State attenti. E non andate in giro per mano sotto gli occhi di tutti, devo già rispondere a troppo domande.-
- Te ne vai si o no?- ringhiò Malfoy sclerato.
- Ciao!!- e Sirius se ne filò ridacchiando, lasciando l'ex principe di Serpeverde a gufare nel taxi. Dette al tassista un altro indirizzo e si ritrovò nei sobborghi di Londra, nel West End, davanti a un caseggiato piuttosto decadente.
Come sempre le apparenze ingannavano, pensò ridendo. Si accese una sigaretta e poi si avviò alla porta.
Dopo essersela chiusa alle spalle, lo accolse il buio pesto.
- Lumos.- sbuffò, illuminando l'antro degradato e malandato. Lasciò perdere il terribile odore di chiuso e trovò la piccola porticina di legno nascosta da una tenda di velluto logora e sbrindellata che avrebbe dovuto portarlo a meta.
- Inferia Angelus.- e gli venne aperto davanti un piccolo sotto passaggio le cui scale scendevano fin sotto terra.
Percorse la lunga rampa dai gradini piuttosto sgangherati ma mano a mano che scendeva in profondità, l'aria si faceva più pulita, le pareti più nuove, l'atmosfera meno tetra.
Arrivò finalmente in un piano sotterraneo dove la luce era quasi accecante, ma durò poco. Si fece soffusa e rimbalzava su bianchi pavimenti di marmo lucido. L'arredamento era essenziale, dalle linee moderne e trasparenti, metallo e vetro satinato, in stile un po' futurista.
- Benvenuti a Everland. Cerca qualcuno?- l'apostrofò una voce alle sue spalle. Si girò verso l'alto specchio sulla parete a sinistra. Nonostante la sua misura, era stato incollato a frammenti e mostrava non solo l'immagine di Draco completamente a pezzi, ripetendola all'infinito, ma anche un'altra sagoma. Dentro a quello specchio c'era un folletto.
- Sto cercando Blaise.- disse Malfoy spegnendo la sigaretta nel portacenere che il folletto aveva provveduto a fargli apparire a fianco - Spero non stia ancora lavorando.-
- Il signor Zabini lavora sempre.- sentenziò l'altro, arcuando le sopracciglia - Comunque è nel laboratorio. Se non lo trova lì vada nella serra n° 4. Stanotte ha lavorato all'artemisia e ha bisogno di molto riposo.-
- Grazie.-
Aperta una porta, poi un'altra e un'altra ancora, in una strana successione che sembrava casuale, Draco venne illuminato dalla luce del giorno, nonostante fosse a metri e metri sotto terra. Si ritrovò in un grande laboratorio dalla forma rettangolare, anche quello ammobiliato con lucidi ed essenziali banconi bianchi.
Ai lati del laboratori erano presenti armadi magici, scaffali colmi di libri e provette, ampolle e boccette fumanti di ogni sorta stavano sparse ovunque, ammassate con gli stessi ingredienti. Era una strana mescolanza fra scompiglio e ordine.
Inoltre in quel luogo aleggiava un persistente profumo di fiori.
Draco notò che non c'erano neanche gli altri svitati che lavoravano lì dentro, quindi maledicendo quello stacanovista del suo amico si diresse alla porta d'uscita.
Non molto lontano da lì, in una serra illuminata dal sole e stracolma di colori e piante magiche, un giovane mago con folti capelli bruni e gli occhi blu petrolio stava delicatamente potando alcune foglie da una pianta dagli enormi fiori viola. Le gemme erano così grosse che pendevano a terra e il busto della pianta era quasi gobbo.
- Ma tu guarda chi si rivede...- sentenziò Blaise Zabini, sentendo un inconfondibile passo sulla soglia della serra.
- Lo sai che è quasi ora di pranzo?- fece Draco, facendo finta di non aver sentito il suo sarcasmo.
- Che vuoi fare? Offrirmelo per caso?-
- Dipende. Se non incominci con le prediche potrei anche sbattermi a trascinarti fuori da questo buco.-
Blaise sogghignò, mettendosi in piedi e lavandosi in guanti - Everland procura al Ministero tutto gli intrugli che a te piacciono tanto, sai Dray? Non ci fossi io non potresti giocare alle pozioni come facevi da moccioso.-
- Se è per questo non riusciamo più neanche a vederci una volta al mese.- concluse Malfoy amaro.
Blaise, in risposta, gli sorrise col suo solito modo tranquillo di fare e dopo essersi levato il camice bianco andò da lui e lo abbracciò stretto. Mezz'ora dopo erano in un pub a parlare davanti a un panino e una birra.
- Allora, com'è andata in Germania? Harry sta bene?-
- Potter sta come sempre.- disse Draco, mandando giù un sorso con aria apatica - Fa a parole con tutti quanti praticamente.-
- Tutti quelli che ce l'hanno con te, semmai.- rise Zabini, poggiandosi su un gomito.
Draco gli scoccò un'occhiataccia, facendo finta di non aver sentito e proseguì - Prima che arrivi ai alle notizie di merda, fai che darmi subito le tue. Niente di nuovo su quel bastardo?-
- Sfortunatamente no. Io e Ron in questi quattro mesi ci siamo visti piuttosto spesso, la notte siamo andati un po' a caccia ma se entriamo a Nocturne Alley tempo due ore e tutto il Ministero verrà a saperlo ma quello è anche l'unico posto dove potremmo chiedere con certezza che fine abbia fatto il vecchio.-
- Niente sui bracciali?- chiese ancora Malfoy, sempre più ansioso.
- No.- Blaise gli prese il polso sinistro, guardando ancora lo spesso oggetto di platino. Gli copriva buona parte del tatuaggio ma lui fece finta di non accorgersene, per non irritare il biondo. Osservò le linee eleganti, mistiche. Gli animali che si erano incisi sopra erano due draghi che si combattevano. Le iscrizioni erano in una lingua incomprensibile ma loro l'avevano già vista una volta.
- Lucilla saprebbe levarmelo in un attimo.- sussurrò Draco, appoggiando la schiena alla sedia.
- Si, ma non possiamo rintracciarla.- disse Blaise secco - E poi ha già abbastanza a cui pensare senza che ci mettiamo anche noi con i nostri problemi. Dobbiamo trovare quel vecchio dannato che vi ha maledetti, altrimenti non servirà a nulla. Non sapete davvero dirmi altro? Non possiamo andare così alla cieca Dray! Sono quasi due anni che state messi così tu e Harry!-
- Lo so benissimo, sono io che ci vivo insieme.- gli ricordò Draco - Non è stato facile maledizione!-
- Per nessuno dei due, lo so benissimo ma ve la siete cercata.-
- Cercata?- Draco si accese una sigaretta, rabbioso - Cercata? Ehi, io e Harry non abbiamo mai avuto niente da spartire, questo lo sanno tutti ma non abbiamo mai fatto un torto tale a quel fottuto gagia da farci maledire in questo modo! Ci stavamo combattendo quando quello ha pensato bene di incollarci come due pezzi di scotch!-
- Ok, calmati adesso.- Blaise sbuffò, prendendogli una sigaretta dal suo pacchetto - Io non sto dicendo che ve lo siate meritato per avergli fatto un qualche sgarbo, ma solo che probabilmente durante lo scontro come al solito litigavate fra voi e quello, sentendosi ignorato, s'è vendicato.-
- E porca puttana, dimmi adesso che non era permaloso!-
- Oddio...- Zabini alzò le mani, in resa e finì la birra - Dunque, facciamo il punto della situazione Draco. In mano tu e Harry avete quasi niente da più di due anni. Cosa sapete? Che era un gagia, che stava cercando di uccidere un Magonò o magari solo di farci affari e che portava un bastone con tante facce incastonate nella sommità. Altro non ricordate.-
- Esatto.-
- E' possibile che sia sparito nel nulla in questo modo accidenti?-
- Ma che ti devo dire? Se lo sapessi credi che starei ancora a vivere con lo Sfregiato?-
- Ma finiscila, banchettate tutte le sere...non è questo che intendo! Voi Auror al Ministero siete tenuti a riportare dei rapporti da ogni cazzo di missione da cui tornate vivi. È improbabile che quel gagia sia nato dal nulla, magari qualcuno l'ha già visto, magari è schedato! Fila all'Ufficio Informazioni e datti una mossa!-
- Credi che non ci abbiamo già provato? Niente di niente Blaise!-
- E allora la soluzione è una sola.- concluse il suo migliore amico, facendogli venire un brutto presentimento - Se non è schedato fra i gagia rinnegati e quelli in regola significa che è protetto dal trattato che Orloff ha stipulato con la Confraternita della Dama Nera tre anni fa. Il Ministro non poteva fare altro con quelli, lo sai anche tu. I vecchi della Confraternita sono praticamente gli unici rappresentanti delle Forze Oscure con cui il Ministro negozia tuttora. I vecchi parlano anche a nome della comunità dei vampiri.-
- Si, Milo mi ha detto qualcosa di suo zio Askart.-
- Esatto. Questi della Dama Nera sono maghi umani che hanno scelto le forze oscure come magia.-
- Se non altro non si sono mai alleati coi Mangiamorte.- frecciò Draco, disgustato.
- Infatti.- Blaise annuì paziente - La loro è una scelta di vita come la nostra, non si sono mai sognati di andare in giro a sterminare i babbani ed è solo per questo che il Ministro Orloff discute con loro le scelte riguardo al mondo dei maghi. Sono i vecchi della Confraternita poi a fare da garanti per gli altri clan.-
- Demoni puri compresi?-
Blaise stavolta tacque, abbassando gli occhi blu sul boccale di birra vuoto.
- Lucilla se n'è andata Draco. Tu e Harry dovete farvene una ragione. Anche Tristan ce la sta facendo ormai.-
- Tristan vive nel suo ricordo, Blaise.- sibilò Malfoy rabbioso, spegnendo la cicca con stizza - Non farmi ridere! Ha dato alla luce Degona e poi di punto in bianco è sparita! Non è da lei dannazione!-
- Lo sai benissimo perché se n'è andata.-
- No, non è vero. Non ne siamo sicuri!-
- Ma Tristan si!- sbottò Blaise a quel punto, attirando l'attenzione di qualche cliente - Lo so io, lo sai tu e lo sa anche Tristan! Secondo te perché Degona è un'umana completa eh? C'è un processo di assimilazione della forza vitale abolito anni fa per legge che impedisce ai maghi di risucchiare poteri dai propri figli. Nel caso di Degona invece è stata quasi una salvezza visto che Lucilla le ha strappato via la metà del potere demoniaco che la bambina doveva ereditare.-
- Ma non per questo significa che Lucilla sia ora un demone puro completo!-
- Tu non l'hai vista quegli ultimi giorni Draco! Non l'hai vista!- Blaise abbassò la voce, fissandolo intensamente - Chiedilo a Harry, lui lo sa! Lui c'era! Chiedigli se gli occhi della Lucilla che conosciamo noi erano gli stessi dell'essere che si è ritrovato davanti.-
- La so già la storia.- Draco ora guardava fuori dalla finestra, ricordando bene le parole di Potter di quattro anni prima. Ricordava quella notte di eclissi, esattamente come ricordava lo sguardo spento di Tristan con in braccio quella neonata totalmente umana. Ricordava il silenzio che era regnato a Cedar House per lunghi mesi.
Harry gli aveva detto che probabilmente Lucilla non sarebbe mai più tornata.
Sul letto suo e di Mckay aveva lasciato una cosa sola. Un anello dorato per Tristan. Una fede. E neanche una parola.
Lucilla...Lucilla...
- Chissà se sta bene.- mormorò Blaise svegliandolo da quei foschi pensieri ma Draco rimase tacque ancora.
Tanto c'erano grida che proprio non si sentivano.
Fu quando si lasciarono sulla strada che venne data l'ultima di una serie di tante schifose notizie.
- Rafeus e Vanessa sono tornati.- disse Malfoy, gettando via il pacchetto di sigarette e accedendosi l'ultima.
Blaise, forse senza parole, forse troppo esausto, si limitò ad alzare gli occhi al cielo estivo di Londra.
- Sai cosa vogliono?-
- No, so solo che sono da mia nonna.- Draco dette un lungo tiro, fissando l'amico - Potrebbe capitare qualsiasi cosa nell'arco di tempo che resteranno qui e tu conosci bene mio cugino. I Black gli avranno raccontato cos'è successo quattro anni fa e lui già allora ha mandato in coma tre babbani della sua età a suon di pugni, senza magia.-
- Devo proprio traslocare?- rognò Zabini, seccato - Non ho più la voglia di sparire per gente come quella.-
- Oh, io neanche.- gli occhi argentei dell'ex principe delle serpi brillarono di furbizia - Ma stasera abbiamo la Donnola e Dalton a cena. Credo che a Potty piacerebbe scambiare due parole anche con te su questa storia.-
- Ma Harry li conosce? Sa che sono tornati?-
- Diciamo che ne ha sentito parlare alle nostre cene da mia zia. Se si trovasse di fronte Vanessa comunque credo che lo capirebbe. Somiglia a Bellatrix come Andromeda.-
- Peccato che sia una pazza e un'assassina.-
Draco stavolta lo fissò allibito, sperando di aver capito male.
- Cos'hai detto?-
- Non te l'ha raccontato tua zia? No, lo immaginavo. Non voleva metterti in allarme.- Blaise gli mise una mano sulla spalla - Durante l'ultimo anno al Durmstrang pare che sia stata trovata assassinata una strega con un parente mezzosangue che era in classe con tua cugina. Tutti hanno negato ma il cadavere aveva un profumo strano.-
- Rose di York .- annuì il biondo, passandosi le mani sul viso - Il profumo di tutte le Black.-
- Esatto. Quindi se fossi in te andrei a dormire armato. Comunque vengo a cena volentieri.- aggiunse, sorridendo amaro - In fondo è da un po' che non ci vediamo.-
- In fondo potresti lavorare meno.- concluse Malfoy fermando un taxi e salendoci sopra - Alle otto a Lane Street.-
- Ci vediamo stasera!- lo salutò il moro, poi vide il mezzo allontanarsi. Abbassata la mano, ricordò il tempo in cui anche per il suo migliore amico i mezzosangue erano un'onta da cancellare nel sangue.
Dio, sembravano passati secoli. Secoli da quando Hermione l'aveva cambiato e poi se n'era andata.
Non passava giorno che non pensasse a lei, Blaise ne era più che sicuro. Lo leggeva negli occhi che un tempo erano stati freddi, in quegli occhi che posandosi su di lei avevano letteralmente cambiato pensiero.
Forse Hermione gli aveva proprio cambiato il cuore.

A Lane Street erano circa le sette e mezza quando Harry si decise ad alzare il suo delicato fondo schiena dal divano.
Pure Gigì, che gli stava seduta in testa, non aveva fatto un tubo tutto il giorno, a parte nascondersi quando Miss Babet era venuta a preparare la cena, e adesso era ora di andare a vestirsi decentemente.
Infilati un paio di jeans e una maglietta a maniche lunghe, vista l'aria che tirava di sera a Londra, ridiscese al primo giusto in tempo per sentire qualcosa di strano al telegiornale.
- Oh, Sfregiato...- Draco entrò in casa, buttando la giacca su una poltrona - A che ora si mangia?-
- Zitto.- Harry gli fece segno di tacere, poi indicò lo schermo - Ascolta...-
"...e da quanto hanno rilevato le autorità, l'assassino pare essere parte di una setta satanica. La vittima aveva 18 anni ed è stata trovata riversa in una pozza di sangue, all'interno di un cerchio rituale marchiato con cera nera ."
In televisione i cronisti babbani inquadrarono un cadavere coperto da un lenzuolo. Attorno alla ragazza c'era un cerchio magico, assolutamente non appartenente ad alcuna setta satanica, fatto in effetti con della cera nera.
- Chi è che usa la cera nera?- si stupì Elettra, arrivando dalla cucina - Si sciupa facilmente, è assurdo.-
- I vampiri poi sono più attenti. Nessuno lascia le loro prede in circolazione.- disse Draco.
- Si ma questa ragazza non aveva morsi sul collo.- Harry si appoggiò allo schienale del divano, continuando a fissare curioso quelle immagini - Sembrerebbe che abbia ricevuto un duro colpo sullo sterno.-
- Schiantata?- ipotizzò Elettra.
- Probabile.- Malfoy prese nota mentale del luogo, poi rientrò Babet per riprendere la borsa che aveva dimenticato, quindi dovettero lasciar perdere. Appena riuscita la loro governante però, ebbero un'altra bella sorpresa.
Dal caminetto in salotto si levò una pesante nuvola di polvere verdina, quindi due maghi incappucciati uscirono dalla grata, pulendosi alla meglio cenere.
- Fate pulire quel caminetto!- sbottò Ron Weasley, levandosi il cappuccio che gli aveva lasciato la faccia miracolosamente salva dalla fuliggine. I suoi capelli rossi erano lucidi e i vestiti non messi neanche tanto male, a differenza del bel mago dai capelli castani e dagli occhi azzurro denso che lo seguiva.
- Ciao Ed, come te la passi?- chiese Harry, iniziando a ridere di sottecchi.
Edward Dalton fece una smorfia, starnutendo poi scuotendosi dalla cenere.
- Possibile che uno con la licenza di Smaterializzazione e Smolecolarizzazione P.P.P come te Weasley debba ancora usare il camino e la polvere volante?- frecciò Malfoy acido.
- Senti biondastro...- fece il rossino, ignorando il suo sarcasmo - Mentre tu e il tuo amante eravate coi crucchi a caccia io sono finito a far da balia a un demone impuro che adesso sta ad Azkaban ma che aveva a casa sua una lista di maghi che negli anni scorsi hanno collaborato con le forze oscure. È rimasto chiuso in casa sua, una topaia te lo giuro, per due mesi e mezzo, all'interno di una camera più blindata della Zecca dello Stato. Non è stato facile né divertente cercare di entrare in quella fottuta stanza magica e quando ci sono riuscito e ho recuperato quei documenti mezzi distrutti visto che il bastardo ha cercato di mangiarseli, Duncan ha dovuto rispedirmi a rifare l'esame perché quelli del patentino devono appuntare questo dato sulla mia licenza, ovvero capacità di stare due mesi e mezzo davanti a un muro del cazzo e poi passarlo ugualmente. Grazie tante! Quindi fino a sabato sono senza licenza!-
Dopo quello sproloquio Harry si guardò bene da farci sopra del sarcasmo, così sorridendo fece accomodare gli ultimi due suoi compagni in cucina, per un aperitivo. Arrivato Blaise, l'unico a Smaterializzarsi come ogni buon mago normale, ci furono altre feste. Baci e abbracci a Elettra che era tornata, poi si parlò rapidamente della Germania, del lavoro di Zabini, dei problemi economici di Ed. Infatti si discuteva sempre dei suoi problemi col denaro...mani bucate. Ecco la parola giusta. - Possibile che devi sempre giocarti anche i vestiti?- lo rimproverò dolcemente Elettra, passandogli l'insalata.
- Che ci posso fare, è più forte di me.- si lagnò Dalton con un sospiro.
- Si ma almeno la prossima volta vieni subito a dormire da me, o qua.- gli disse Ron serio - Miria è off limits!-
- Si può sapere che t'ha fatto?- ghignò Harry senza crederci - Possibile che ancora non ti molla?-
- E dire che io pensavo ti tenesse buono per i soldi dopo tutte le corna che le metti.- sentenziò anche Malfoy, facendo ridacchiare mezza tavola - Non lo sa che il tuo vecchio t'ha bloccato il conto alla Gringott?-
- Ma che ne so...è solo che non posso sempre venire a rompere da voi.- ammise l'Auror.
- E da quando tutte queste cerimonie?- Potter se la ghignava sempre di più - Dio, in quattro mesi devi proprio essertela cavata per il rotto della cuffia se parli così!-
- Eppure il vostro stipendio di Auror è bello consistente.- borbottò Blaise, prima di infilare in bocca una bella forchettata di spezzatino - Come fai a scialacquarlo tutto?-
- Una volta me lo sono mangiato in una notte.-
- Complimenti alle teste di cazzo.- frecciò Ron - Dov'è l'arrosto?-
Poi, detto quello si fece un'altra inutile predica a Dalton che tanto ascoltava con un orecchio solo. Il bello era che il rampollo del casato dei Dalton solitamente ci rideva sulle sue perdite al casinò, anzi, solitamente le scommesse erano il pane delle sua vita, non solo in soldi ma forse aver passato due settimane con la sua ex dovevano essere state una bella lezione. Vedendolo moribondo, Draco decise di andare con la prima grana.
Finito di raccontare, gli altri che non sapevano neanche che avesse dei cugini, stavano per avere un tracollo.
- Fammi capire...- Ron, troppo divertito per poter piangere, fissava Draco con la forchetta a mezz'aria - Tu hai anche dei cugini? E sono come te?-
Malfoy schioccò la lingua, guardandolo con aria serafica - Rafeus e Vanessa Lestrange. Il primo ha mandato tre babbani in coma a suon di pugni, solo per questo non gli hanno rotto la bacchetta. L'altra ha probabilmente ucciso una compagna di classe che aveva un nonno mezzosangue, credo.-
- Ma che meraviglia.- Edward si lasciò andare contro lo schienale, sazio - Forse me li ricordo. Devo averli visti a qualche festa a casa tua, Malferret. Ma ero piccolo, ha dei vaghi flash. Mi ricordo che tua cugina stava sempre appresso a Bellatrix. Sua madre non se la filava comunque. Rafeus invece era un pelino manesco, mi sembra...-
- Ha fatto un occhio nero a suo padre una volta.- frecciò Malfoy - Ed è uno spostato bastardo.-
- Considerato che i Black devono averli informati da tempo della morte di Bellatrix e dell'imprigionazione di Rodolphus, allora mi sa che ci piomberanno addosso come avvoltoi.- disse Blaise - Io li conosco bene. Sono veramente dei folli. Non hanno il senso della misura.-
- Tanto qua c'è posto per dormire.- disse Elettra tranquilla - Ma tua zia, Draco, non aveva chiesto una diffida?-
- Sai che gliene frega a gente così.- borbottò Harry, prendendole la mano - Mi sa che abbiamo guai in vista.-
- E domani sera siamo anche tutti a cena da Andromeda.- disse Draco, osservando il calendario - E sabato a Cedar House. Forse dovremmo avvisare anche Jess e gli altri.-
- Oppure possiamo dare un falso recapito ai tuoi cugini e spedirli a casa di Milo.- frecciò Dalton, sorseggiando del vino rosso - Quelli non meritano di starci a perdere tempo. Non so voi, ma io credo che abbiamo altro lavoro in arrivo.-
- Parli della ragazza morta nel cerchio magico?- Harry annuì, andando a mettere sul fuoco il caffè - Ne parlavamo prima. Non erano vampiri, neanche troll. Secondo noi è stata Schiantata.-
- Probabile.- disse Blaise - Hanno detto che aveva alcune costole rotte.-
- Si ma il cerchio che centrava?- disse Elettra, alzandosi per andare a rispondere al telefono che squillava come impazzato - Con la cera poi...è assurdo. La cera si rovina subito. Pronto?- e si mise a parlare con qualcuno alla cornetta, lasciando i maschi di casa a disquisire sulle loro questioni di stato, quando Ron alla fine tirò fuori il vero problema per cui quella cena era stata organizzata con tanta fretta.
Estrasse dalla tasca interna del mantello una busta gialla. Era stata già aperta e portava il marchio postale della Germania. Arrivava dal Ministero tedesco.
- Di che si tratta?- chiese Blaise, che non ne sapeva niente.
Ron scoccò a Harry un lungo sguardo, prima di dire la verità davanti a Malfoy.
Fu quando fece per estrarre alcune foto da quella busta che Elettra, rientrata nella stanza, dette di testa.
Afferrò un cigno di cristallo su una mensola e con rabbia la lanciò verso Potter. Quello, sconvolto, fece appena in tempo ad abbassarsi prima che gli arrivasse sul naso e poi scoppiò davvero il finimondo.
- Elettra ma che succede?- urlò, schivando un'altra serie di oggetti contundenti.
- Maledetto!- gridò la biondina furibonda - Sai chi era al telefono? Quella stronza della tua ex! Era quella Serena! E meno male che avevi smesso di frequentarla, vero?? Sei solo un bugiardo!-
- Cosa?- disse Ron allucinato - Esci ancora con quella?-
- Ma...ma...- il moro sembrava cadere dalle nuvole, quando finalmente capì, rischiando di farsi uccidere da un portacenere di marmo di Draco. Piccola vipera, pensò sorridendo fra sé.
- Insomma, la tradisci o no?- sibilò Malfoy a quel punto.
- Certo che mi tradisce!- strillò la Baley, correndo a prendere il giubbotto - Sai che ti dico Harry? Vai pure con quella cretina, con me d'ora in avanti hai chiuso!- e senza aggiungere altro, se non un pesante insulto, scese per le scale e uscì dalla palazzina, lasciando un macello in cucina e un bel po' di maghi con gli occhi a palla.
- Che aspetti?- ringhiò Draco quando si fu ripreso - Valle a parlare, no?-
Harry però ormai doveva seguire la soluzione di Elettra, così con la tipica espressione di Malferret verso ogni essere femminile, alzò le spalle, accendendosi una sigaretta. - Non ci penso nemmeno.- disse, indifferente.
- Come prego?- Draco sbatté le palpebre, incredulo - Ma ti sei fottuto il cervello?!-
- Se ci tieni tanto vacci tu no?- l'ex grifone lo guardò con aria serafica - Non accetto certi capricci.-
Dopo un pugno in faccia e un calcio in risposta, Malfoy prese il giubbotto e uscì di casa dietro a Elettra, tanto da lasciare gli altri soli.
- Dimmi che Elettra l'ha fatto apposta...- rise Ron.
- E' veramente un mito quella ragazza.- ghignò anche Edward.
- Mi spiegate che capita?- Blaise credeva di essere finito al manicomio - Ma siete in quadro o no?-
Potter, sospirando per la stizza, si stava massaggiando la mascella arrossata grazie al pugno di Malferret e alla sua adorazione verso la sua ragazza, così l'unico modo per spiegare a Zabini cosa stava succedendo fu farglielo vedere direttamente. Ron estrasse di nuovo le foto, poi le sparse sul tavolo e allora Blaise quasi sbiancò.
Ne afferrò una con mano leggermente tremante, senza credere a ciò che i suoi occhi vedevano.
- Hermione ...- sussurrò.
- Meno male che Elettra l'ha fatto uscire di casa.- mormorò Edward poco dopo, guardando un'altra immagine. Lui già da tempo, come Harry e Ron sapeva di quella storia, quindi non dovette sbattere la testa al muro.
Osservò ogni cosa, cercando sempre un motivo, un dettaglio, per cui pensare che la splendida ragazza dagli occhi dorati ritratta in quelle foto fosse un Mutaforma, e non Hermione Jane Granger.
Ma era lei.
Ron posò una mano sulla spalla di Blaise, fissandolo intensamente - Se mi dai un attimo ti spiego tutto.-
- Mi erano arrivati dei pettegolezzi...- disse Zabini, senza dargli tempo di andare avanti - Ma non ci avevo creduto. Chi è questo?- sibilò, indicando il giovane uomo accanto a Hermione. Il tizio era avvolto in un mantello foderato di damasco all'interno. Era evidentemente benestante, di bell'aspetto, quasi come un demone. Gli occhi chiari, uno strano incrocio fra il verde e l'azzurro, la pelle bianca, capelli castano chiaro, quasi biondi, sfilati sul divanti e abbastanza lunghi dietro.
Il problema era che stava serrando il polso della loro amica con una forza eccessiva e sebbene lei lo guardasse in volto senza battere ciglio, col capo eretto e le delicate spalle dritte, non doveva essere una presa piacevole.
- Non lo so.- ammise Weasley, rispondendo alla domanda di Blaise - Quando è arrivata questo pacco a mio padre, due mesi fa, lui l'ha fermato prima che arrivasse al Wizengamot. Anche se Hermione è andata in Germania e ha ottenuto anche la cittadinanza tedesca, resta sempre una strega di nascita inglese e qualsiasi atto possa compiere punibile a termini di legge sarà giudicato secondo la legge inglese.-
- E' diventata un Auror con i corsi del Durmstrang.- disse Blaise sconvolto - Che diavolo porta sul petto allora? Cos'è quello stemma? E perché non ci avete detto niente, dannazione?-
Harry a quel punto mollò con forza la tazza sul tavolo, imprecando - Blaise, Dio! Mettiti nei miei panni! Che diavolo posso dire a Draco adesso?- puntò il dito su Hermione, indicando il simbolo che spiccava sul petto della ragazza. La foto era stata fatta in segreto, in un luogo oscuro...ma si vedeva comunque una strana sorta di Z, tagliata in due in orizzontale da un'asta alle cui estremità erano posti due piccoli cerchi vuoti.
- Sai cos'è questo simbolo?- mormorò Ron a bassa voce.
- No.- ammise Zabini.
- L'ho trovato io,- disse Dalton - nella vecchia biblioteca di casa mia. La Z in passato stava ad indicare gli Zaratrox, i Bilancieri, antichi maghi potentissimi che presiedevano all'equilibrio fra Forze Oscure e la magia di noi Auror. I due cerchi che tagliano la lettera sono appunto i contrappesi formati dalle nostre due potenze. Si diceva che fossero tutti morti, il Wizengamot inglese li aveva fatti mettere a rogo quasi quattrocento anni fa, nonostante quattro di essi fossero parte del loro stesso Consiglio perché sapevano utilizzare la magia oscura. Ora gli Zaratrox non esistono più ma alcuni pensano a buon diritto che in Italia e in Germania siano ancora presenti alcuni gruppi.-
- E' assurdo...-
Blaise non credeva né a ciò che vedeva né a ciò che sentiva. Hermione non...non avrebbe mai potuto fare una cosa simile. Non era la strega che conosceva lui. La ragazza in quella foto era un'altra persona.
Deglutì, passandosi le mani fra i capelli - Chi è il tizio che sta con lei?-
- Per un terzo demone, è sotto la protezione del casato dei demoni puri dei Cameron.- l'informò allora Harry, dandogli l'ultima stoccata - A quanto ne sappiamo, il suo nome è Jeager William Crenshaw, figlio di Rake Akey Crenshaw e Neely Cox. Lui già mezzo demone, lei strega, orfana di purosangue. Entrambi morti da circa cent'anni. Questo Jeager ha centocinquant'anni e passa, ancora molto giovane per i parametri dei demoni puri, così secondo Milo sta a Golden Fields, nel castello di Caesar Cameron.- e detto quello, cadde un silenzio così pesante che a Harry sembrò di essere tornato indietro nel tempo, quando nessuno osava pronunciare il nome di Voldemort. Ora invece, tutti temeva un nome. Quel nome. Quello del demone pure più potente della Gran Bretagna.
- Caesar Noah Cameron ?- Blaise emise un gemito - Accidenti, il diavolo in persona.-
- Se ne sta buono e tranquillo amico, non fa del male a nessuno mi pare.- gli disse Edward.
- Potrebbe anche essere un frate ma per conto mio uno che accoglie in casa sua demoni e assassini, vampiri e quei maledetti della Confraternita della Dama Nera non è altro che un guerrafondaio.-
- Lascia perdere quel demone, accidenti.- sbottò Ron - Adesso concentriamoci su Hermione. Questo Crenshaw nella foto sembra avercela con lei! E cosa ancora più importante, è una Zaratrox. Qua bisogna fare qualcosa e anche alla svelta prima che a Orloff arrivi la puzza di bruciato e ci faccia sbattere tutti quanti in cella per il resto dei nostri giorni.-
- Io me ne sbatto di Orloff, Ron.- si mise in mezzo Harry - Qua bisogna parlare con Hermione e subito!-
- E come? Sono quattro anni che scrive senza rispondere alle nostre domande.- replicò il rossino - Non per rigirare il coltello nella piaga ma non risponde neanche quando la chiami attraverso lo specchio. Quando torna a Londra non si fa sentire e se riesci a chiuderla in un angolo ti colo veramente un bronzo in onore!-
- Dannazione ma come può essersi invischiata con...quelli?- sussurrò Blaise.
- Calma,- Edward si versò altro vino - non sapete neanche se è davvero una Zaratrox. Non sapete se i Bilancieri esistono ancora, se quel Jeager è un amante arrabbiato e se lei è davvero invischiata con le Forze Oscure. Per quello che si vede in quella foto, quel mezzo demone potrebbe essere un suo ex.-
- Si e Gigì è un gigante!- sibilò Blaise - Merlino e Morgana, dovevate parlarne prima!-
- Te l'ho già detto...- Harry guardò fuori dalla finestra, infastidito - Non volevo far preoccupare Malfoy.-
- Tanto sono quattro anni che fa lo zombie.- gli disse Edward più dolcemente - Prima o poi glielo devi dire.-
Potter non rispose, continuando a guardare la mezza luna. Si, prima o poi a Draco avrebbe dovuto dire tutta la verità. In fondo erano già quattro anni che viveva solo pensando a lei. Se non altro avrebbe avuto un motivo valido per preoccuparsi, questa volta.
Hermione, pensò amaro... ma che diavolo stava combinando?

Intanto Elettra Baley se ne stava in giro per Lane Street, mangiando calde arroste inzuppare nel liquore e guardando le vetrine. A vederla da vicino non sembrava che fosse tanto distrutta, pensò Draco Malfoy con la vaga impressione che presto avrebbe dovuto dare a Potter un altro pugno in faccia.
Ma che cazzo stava succedendo, porca miseria? Prima la piccola che dava i numeri e lanciava dietro a quell'imbecille di salvatore mezza casa, accusandolo di corna a tutto spiano, e poi se ne andava a spasso la sera a vedere vetrine come nulla fosse. Decisamente quei due maledetti infingardi se l'erano studiata, perché ammazzare il dolore del tradimento con le castagne non era proprio da Elettra.
- Me ne dai una?- le chiese, arrivandole alle spalle.
La biondina si bloccò un attimo e quando si voltò a guardarlo non sembrava stupita di trovarlo lì.
- Si, tieni.- e gli mollò un bel po' di castagne nel palmo, tornando a fissare una vetrina di abbigliamento femminile.
- Allora piccola?- le chiese, addentandone una - Devo spaccare la faccia a Potter o mi dici tu cosa succede?-
Lei sorrise con la sua solita dolcezza, carezzandogli appena il viso - Quando l'anno scorso sono venuta ad abitare con voi, mi sono ripromessa che non avrei mai messo becco fra voi due, quindi scusami ma credo che dovresti parlarne con Harry.-
- Di che si tratta? Questo almeno me lo dici?-
In un attimo la strega perse il suo sorriso, intristendosi.
- E' grave?- le chiese ancora Malfoy, facendola girare verso di lui.
Elettra non rispose a parole. Gli prese il braccio sinistro e arrivandogli al polso, gl'indicò il tatuaggio nascosto da una parte del bracciale maledetto. Quando rialzò gli occhi azzurri su quelli dell'Auror, Draco si era come sentito gelare.
Hermione. Era successo qualcosa a Hermione...
Intanto però, c'era qualcuno che li osservava da un vicolo buio.
Due paia di occhi scuri, quasi neri, li fissavano famelici. Specialmente Malfoy.
- E bravo cugino...-
- Adesso vive coi babbanofili, visto?-
- Già...bhè, basterà seguire i consigli che ci sono stati dati, non credi fratello?-
- Sarebbe meglio ammazzarlo adesso come un cane, così che la sua amichetta vada a raccontarlo a tutti.-
- Lei no, lo sai...è la figlia di Adam Baley.-
- Allora dovremo dare inizio alle danze, sorella...- ghignò Rafeus Lestrange, tornando a infilarsi nel buio del vicolo.
Rimase una strega, a scrutare ancora la coppia nella luce delle vetrine, della città, fra la gente.
Si, decisamente sarebbe stato tempo di iniziare a scoprire le proprie carte.
E anche Vanessa Lestrange svanì, lasciando solo un tenue e melenso profumo di rose.

 

 

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Capitolo 3
*** Capitolo 3° ***


 


Avevano litigato, pensò Ron quando la sera dopo il loro incontro si ritrovò con i compagni davanti alla casa dei Tonks.
Harry e Draco erano silenziosi. Erano arrivati con un livido a testa sulla faccia, più precisamente sullo zigomo, quindi si erano almeno tirati un pugno…e poi fra loro aleggiava una tensione che si tagliava col coltello. Come quando erano stati ragazzini, a Hogwarts.
Decisamente Potter aveva raccontato al suo vecchio nemico la faccenda di Hermione.
Erano insopportabili quando litigavano perchè tornavano ai tempi in cui avevano avuto tredici, quattordici anni. Si dimostravano un odio feroce che aveva radici profonde nel passato e non si risparmiavano cattiverie, di nessun tipo.
- Mi sa che non l’ha presa bene.- mugugnò Edward sarcastico, accendendosi una sigaretta.
Ron, che gli stava a fianco, sospirò ma quando arrivarono sul portico della casa non si azzardò a dire più nulla che non riguardasse il lavoro, anche perché se il moro rispondeva con voce tagliente, il biondo lo faceva a monosillabi, sillabando una futura Maledizione Senza Perdono.
E non sembravano proprio in vena di scherzi.
Elettra salutò i ragazzi con un gran sorriso che poi si tramutò in una smorfia agitata quando Ron le chiese, con uno sguardo, come andava fra quei due. Un disastro. E non migliorò quando arrivò anche Blaise.
Entrarono nella casa, passando fra le braccia stitolanti di Ninfadora che doveva andare a lavoro, purtroppo, e giunti in salotto trovarono una compagnia abbastanza allegra.
Remus Lupin stava in piedi accanto alla finestra e parlava con Andromeda mentre Sirius, tanto per cambiare, si stava facendo gli affari suoi seduto in poltrona accanto al caminetto, leggendo svogliatamente un giornale.
- Ciao Paddy.- gli disse Harry raggiungendolo.
- Oh, ciao.- Sirius alzò appena gli occhi grigi, sorridendogli con calore – Livido nuovo?-
Potter preferì non rispondere, così Black lo lasciò perdere, almeno per il momento, e salutò tutti gli altri che in effetti non vedeva da un pezzo, specialmente Elettra e Ron. Finiti i convenevoli e l’aperitivo, si spostarono nella sala da pranzo apparecchiata con cura e con qualche candelabro acceso qua e là.
- Gigì vi ha fatto impazzire per caso?- chiese la Baley, una volta a tavola.
Sirius stava a un capo, Andromeda all’altro. Gli altri sparsi ma Harry e Draco erano proprio l’uno davanti all’altro.
I ragazzi invece sembravano far di tutto per tenere viva la conversazione, eppure sia i due Black che Remus si accorsero che oltre ai lividi, c’era qualcos’altro in sospeso.
- No, Gigì se ne stava buona solo con Remus purtroppo.- iniziò Sirius, deciso a far scoppiare le due pentole in ebollizione – Mi sono divertito di più con Pinky comunque. Lo sai che ha naso per i tartufi?-
Edward alzò gli occhi dall’arrosto, fissando Black sconvolto e divertito – Hai portato il maiale di Elettra a caccia?-
- A West Gold Lake trovava i funghi.- si scusò Sirius.
- Si, peccato fossero velenosi!- frecciò Lupin – Vero Paddy?-
- Ne ho mandato un cesto a Piton.- finì Sirius con un ghigno perverso – Chissà se li ha graditi…-
- E tu Elettra?- chiese Andromeda, facendo passare il vino – Voglio sapere tutto del tuo ritiro!-
- Io anche.- disse Blaise, versandosene un bel po’ in un calice panciuto – Ieri sera non c’è stato tempo.-
E naturalmente chi doveva intendere lo fece.
- E già…- sibilò Draco velenoso, senza alzare gli occhi dal piatto – Ieri c’è stato poco tempo.-
Harry, anche se sorridendo amaro, non disse nulla e continuò a tagliare il suo arrosto, così fra l’imbarazzo generale Elettra iniziò a deviare il discorso sui suoi allenamenti.
- Le Aquile Dorate non arrivano alle semifinali da circa cinque anni in effetti.- borbottò Ron quando la biondina finì di descrivere la squadra inglese e i compagni che un tempo erano stati veramente i migliori – Il nuovo mister però mi sembra decisamente un tipo tosto. Secondo me quest’anno abbiamo qualche speranza.-
- Dici?- Edward sospirò – Tanto hanno tolto tutto il gusto al gioco. Quei dementi dei Controllori adesso vanno a sindacare anche sulle scommesse in nero. Che palle…-
- Ma tu la finirai mai?- sbuffò Blaise, puntandogli contro la forchetta – Guarda che tuo padre ti disereda prima o poi.-
- C’è sempre una prima volta,- sorrise Andromeda come fare angelico – vero Sirius?-
Black fece finta di non aver sentito, mentre Remus se la rideva nascosto dal calice di vino.
Erano passati gli anni eppure quei due ancora se la passavano bene, pensò Harry scrutandoli di sottecchi.
Lui aveva pensato che Sirius non avrebbe più voluto saperne di rientrare nella società dei maghi, anche dopo gli avvenimenti di quattro anni prima che avevano portato alla caduta di tutte le accuse a suo carico ma per fortuna c’era stato Remus a tirarlo fuori dalla casa dei suoi genitori, a West Gold Lake. Lì aveva vissuto con quei due per tutto il tempo dell’addestramento degli Auror. Erano stati anni bellissimi. Anni di calore.
Quei due erano riusciti a dargli l'intimità e l’amore di una famiglia che fin da bambino aveva sempre sognato.
In compenso neanche in quattro anni erano maturati un po’. Quando stavano separati, Remus era una persona seria ed elegante. Insieme erano da ricovero.
- E Duncan come sta?- chiese il lupo mannaro in quel momento, facendo cadere Potter dalle nuvole.
- Tutto bene.- disse Ron, finendo le patate al forno – L’ho visto stamattina al Ministero. Sono andato a sollecitare quegli idioti per farmi ridare la licenza, ma non se ne parla davvero prima di sabato…comunque era nel suo ufficio. Stava urlando, tanto per cambiare. Ha affidato il caso della ragazza morta nel cerchio al gruppo di Kinneas.-
- Peggio che andar di notte.- frecciò Edward – Quello non vedrebbe un troll neanche se questo gli menasse la clava al naso.-
- Non potete chiederlo voi il caso?- propose Sirius.
Draco sogghignò, finendo l’ultimo goccio di vino – Figurati, siamo troppo impegnati per pensare anche a questo. Vero San Potter? Dico bene?-
Vuoto. Cadde un silenzio di tomba in cui gli altri, non coinvolti nel litigio, guardavano altrove o si sforzavano di cercare un altro argomento, oppure ancora guardavano con particolare attenzione gli avanzi nel loro piatto.
Dopo un minuto di quella noia, Sirius ne aveva già basta. Sembravano dei cadaveri.
- Chi ha il cancro?- chiese, serafico.
- Oh, Sirius!- sbottò Harry cercando di non ridere – Nessuno ha il cancro, accidenti a te!-
- E allora che sono quelle facce?- sbuffò, annoiato – Con quelle espressioni mi fate venire sonno.-
- Non è successo niente…- si sforzò Blaise – Solo…qualche incomprensione.-
- Incomprensione.- sibilò Draco con tono sarcastico – Si, chiamiamola così.-
- Insomma, è tutto il giorno che mi dai il tormento e io tutto il giorno che mi scuso.- Potter ora lo fissava con aria veramente seccata – Smettila, tanto le cose non cambiano.-
- E hai anche il coraggio di farmi la predica, veramente furbo Potty.- replicò il biondo, con rabbia – Ma hai scordato la clausola fondamentale del nostro contratto. Io qua, tu là! Non ti devi impicciare negli affari miei!-
- Hermione è anche affar mio! Prima che sia "roba" tua, lei è mia per diritto di anzianità!- ringhiò Harry alzandosi di botto dalla tavola. Lo fece anche Draco e nello stesso istante in cui i loro occhi s’incatenarono, la loro collera esplose unita e i bracciali scattarono, come attenti a quel solo richiamo. La rabbia dell’uno contro l’altro.
Un attimo dopo erano praticamente mano per mano, separati solo dal tavolo.
- Dannazione!- sibilò il moro, iniziando a tirare.
- Cazzo, cazzo…- Draco poi era fuori di sé. Venire a sapere di Hermione dopo anni in cui quel bastardo di Harry invece raccoglieva informazioni nascondendogliele era stato troppo. Un duro colpo per il suo orgoglio.
Si misero a tirare ma arrivavano solo a farsi male ai tendini, così gli altri si alzarono per calmarli e anche se non fu facile, alla fine ci riuscirono.
- Insomma, qualcuno mi dice perché avete litigato stavolta?- sbuffò Sirius davanti ai due seduti sul divano.
- Non dare la colpa a me, è questo deficiente del tuo figliastro che ficca il naso in cose di cui non gli deve importare!- sbraitò Malfoy, dando un colpo ai bracciali, ottenendo solo di ritrovarsi Harry quasi in braccio. Il moretto, per contro, gli mollò una gomitata e dopo avergli sibilato anche un’imprecazione neanche tanto sottovoce, si chiuse nel suo angolo, stizzoso. Che andasse al diavolo quello stupido biondastro senza cervello!
- E allora? Devo usare il Legilimens per caso?- si stufò Black.
- Hermione.- disse Ron a quel punto, visto che nessuno due parlava.
Remus e Sirius non fecero nessuna particolare espressione. Si limitarono a dire – Ah…-
E Draco perse la testa – LO SAPEVATE ANCHE VOI???-
- Tesoro, non urlare…- fece Andromeda angelica – Lo sai che se svegli i quadri poi è dura.-
- Me ne sbatto dei quadri!- urlò Malfoy, tornando a fissare Harry – Sei solo un bastardo, ecco cosa sei! Lo racconti ai quattro venti e poi hai anche il coraggio di stupirti se m’incazzo! Sei un maledetto stronzo!-
- Lo vedi che facevo bene a non dirtelo?- replicò Potter stufo – Stai dando i numeri!-
- Perché tu mi tratti come un ragazzino! E tanto per la cronaca è storia passata!-
Finito di dire quello, perfino Blaise attaccò a ridere senza riuscire a fermarsi. Solo dopo l’occhiata di fuoco di Draco, i presenti si ricomposero, anche Lupin e la padrona di casa.
- Andate tutti al diavolo.- sibilò Draco e si alzò per andarsene ma rimase appiccicato al divano, attaccato al braccio di Harry. Sempre più infuriato, cercò di calmare i nervi inspirando a fondo.
Di solito succedeva così. Quando si sbraitavano addosso, s’incollavano come cozze, e poi appena si scambiavano qualche smanceria riuscivano a staccarsi. Peccato che quella sera non pareva funzionare proprio.
Accidenti…e tutto era successo per Hermione. Ogni volta che pensava a lei sembrava che tutto andasse a quel paese.
Lei bastava a cancellare tutto dalla sua mente.
- Il problema alla fine quale sarebbe?- bofonchiò Sirius scazzato come solo lui sapeva essere.
- Il problema è questo stronzo del tuo figliastro si sente in diritto di dirmi o no informazioni riguardanti la mia ex ragazza, ok?- gridò Draco, rimettendosi in piedi furibondo – Non mi vanno le cose alle spalle come non mi va che Potter s’impicci della mia vita privata!- si girò verso Harry, tornando a guardarlo con gli occhi fiammeggianti ma di colpo la sua rabbia scemò. Tacque, vedendo il moro sbiancare lentamente.
- Harry…- Ron fissò il suo migliore amico stranito – Cos’hai? Non stai bene?-
Potter non rispose…abbassò lentamente il capo e poi…alzò la mano, la portò alla testa e cacciò un grido incredibile, accartocciandosi letteralmente sul divano. In un lampo Sirius e Remus gli furono vicini e cercarono di aiutarlo ma il bambino sopravvissuto sembrava colto da una strana sorta di crisi.
Gridava come se lo stessero scorticando vivo e solo Draco, fermando per un braccio, riuscì a tenerlo fermo.
Nel rapido giro di un minuto quella foga dolorosa cessò…e quando Harry si lasciò andare contro Malfoy, non aveva più forza in corpo. Draco, tenendolo sempre stretto a sé, gli prese la mano che continuava a tenersi sulla fronte. Quando le ritrassero, erano entrambe bagnate di sangue.
- Dio santo…- sussurrò Ron, gelando.
- Oddio…- mormorò anche Elettra, vedendo da dove usciva quel sangue. La ferita…la ferita a forma di saetta di Harry aveva ripreso a sanguinare . Gliela tamponarono con un panno umido ma Harry la sentiva scottare, come toccata da un ferro rovente. Oh, ricordava quella sensazione. E ricordava l’ultima volta che era successo…
E poi ciò che temeva di più l’attraversò. Gioia.
Qualcuno stava gioendo. E non apparteneva al suo cuore quella felicità.
- No…- alitò, deglutendo – No, non di nuovo…-

Golden Fields, la stessa notte.
Jeager Crenshaw attraversava i corridoi di Cameron Manor sotto gli occhi di molti esseri come lui e sapeva bene cosa pensavano. Lui, il mezzo demone sporco di sangue umano accolto così nella nobile casa di Caesar.
Tutti lo disprezzavano, perfino comunissimi vampiri da quattro soldi.
Aveva pelle tiepida, occhi troppo umani…e viveva di vendetta. Quale vero demone si sarebbe mai abbassato a provare ciò che provavano i maghi? Nessuno, lui era solo spazzatura per quella gente, anche se avrebbe potuto uccidere molto di loro, specialmente quei miseri vampiri, quei miseri mezzi giganti…demoni impuri.
A quella gente era concessa solo un’ala del castello. L’ala ovest.
Nelle altre, nessuno di loro poteva entrarvi ma lui invece si. E questo gli permetteva di sputare in faccia a tutti coloro che lo schermivano, che ridevano di lui e delle sue origini.
Lui presto sarebbe diventato allievo di uno degli unici due demoni puri presenti in quel palazzo.
Caesar Noah Cameron viveva in quel luogo da tempi immemori. Cinquecento, seicento anni…nessuno lo sapeva, perché nessuno era vissuto tanto a lungo per avere memoria di lui.
Ma i suoi serici capelli bianchi, i suoi occhi quasi trasparenti, la sua forza…oh, lui sapeva incantare.
Uno dei più potenti demoni puri esistenti al mondo.
Jeager, al suo arrivo in quel castello, l’aveva supplicato di diventare il suo mentore, il suo maestro. Ma Caesar non aveva accettato. Non per sdegno, non per disprezzo. Per semplice indifferenza.
Il padrone di Golden Fields aveva tanto potere da sterminare ogni essere presente in quel palazzo, eccetto uno ovviamente, ma non vi era desiderio che lo sfiorasse, né sentimento che potesse angustiarlo.
Eccetto per una persona. Quella donna
Nessuno l’aveva mai vista, neanche i servitori che seguivano Caesar fin da bambino.
E la più grande pecca di Jeager era sempre stata la sua morbosa curiosità. Aveva sentito storie su di lei, su quella femmina di demone, su quell’essere che pareggiava il grande Cameron. Ma non l’aveva mai vista nonostante lei vivesse lì quattro anni e le sue stanze erano invalicabili anche per colui che regnava su quelle terre.
A volte si chiedeva cosa legasse Caesar a quella demone. Un uomo come lui, freddo e mistico, non toccato dal tempo, pareva essere insensibile anche al fascino di donne bellissime. Ma allora cos’aveva quella demone, nascosta agli occhi di tutti, di così tanto prezioso per Caesar? Un uomo come quello, non comprendeva cose inutili come l’amore.
Attraversò l’ala ovest, senza degnare nessuno di un’occhiata e finalmente salì al piano superiore di Cameron Manor.
Lì venne scortato da alcuni fantasmi in una sala riunioni in cui era entrato solo una volta.
Messo sulla soglia, Jeager sogghignò appena.
- Il moccioso…ma tu guarda…-
Un bambino umano, sui dieci anni, alzò gli occhi da un grosso libro magia. Due grandi occhi, blu come la notte.
Il piccolo lo fissò a lungo, poi tornò ad abbassare lo sguardo, riportando l’attenzione ai suoi studi.
- Che ci fai qui, moccioso?- chiese Jeager, raggiungendo la tavola – Dovresti giocare alla tua età, sai?-
Il piccolo alzò le spalle – Prima imparo, prima potrò essere di aiuto.-
Le iridi metà azzurre e metà verdi di Crenshaw s’illuminarono della solita curiosità – Allora è vero… ti hanno messo sotto a studiare perché sta succedendo qualcosa. Dimmi, piccolo…- si sporse verso il bambino, posandogli una mano sui folti e ondulati capelli neri – Cosa sta succedendo eh? Che ha in mente Caesar?-
- Modera i toni quando sei davanti a Tom, Jeager.- sibilò una voce alle sue spalle, facendolo gelare letteralmente.
Il mezzo demone si voltò appena, desiderando sparire. Ma la paura glielo impedì, specialmente perché Caesar Cameron era già davanti a lui. Più alto di diversi centimetri, il demone di stirpe lo scrutò a lungo, leggendogli nella mente…poi senza espressione in viso andò a sedersi in poltrona, vicino al camino spento.
- Caesar, dove sei stato?- chiese il bambino sorridendogli genuinamente.
Il demone, sporgendosi un poco, gli carezzò la gota e vide i suoi studi.
- Non scherzare troppo con la magia, Tom.- gli sussurrò con una voce flautata che solo i demoni possedevano.
- Voglio aiutare, lo sai.-
- Si, lo so.- il padrone di casa si levò i guanti bianchi e tornò a Jeager – Cosa desideri Crenshaw?-
- Mi dispiace signore.- borbottò il mezzo demone, facendo un leggero incjino – Mi avete fatto chiamare, mi dicono.-
- Si, ti ho fatto chiamare.- Caesar lo fece sedere, continuando a carezzare la testa al piccolo Tom.
- Se non oso troppo…il bambino non dovrebbe studiare la magia in così giovane età.-
- Si, è vero, ha perfettamente ragione Jeager…ma Tom ci tiene molto. Vuole aiutare un amico.- Caesar si concesse uno dei suoi rari e tiepidi sorrisi, forse appena percettibili, al piccolo mago che ricambiò con infantile trasporto.
- E chi vuoi aiutare?- si stupì Jeager.
- Un ragazzo.- rispose il bambino.
- Un ragazzo?-
- Si, è un Auror ma non l’ho mai visto.-
Jeager stavolta alzò le sopracciglia, senza capire – Posso chiederti il suo nome?-
- Harry Potter.-
Per un attimo in quella sala cadde un lungo silenzio e Crenshaw per poco non divenne ancora più cianotico.
Sconvolto, fissò Caesar per avere una risposta ma il demone non disse nulla, tornando a sedersi.
- Perché?- alitò Jeager – Perché ti vuoi immischiare Tom?-
- Perché gli devo un favore. Il mio papà ha ucciso i suoi genitori .-
- E’ tua madre che ti mette in testa certe cose?- ringhiò a quel punto il mezzo demone.
- Jeager.- sibilò Caesar all’improvviso. E fu come se una cappa scura fosse calata sulla grande stanza. Il mezzo demone deglutì, terrorizzato, così s’inchinò, scusandosi.
- Lo so che lei non è la mia mamma.- disse il piccolo Tom, scendendo dalla poltrona con un balzo – E non è stata lei a dirmi di iniziare a studiare. L’ho deciso io. Qualcuno è deciso a cercare di nuovo i bambini sopravvissuti e visto che sono già sulle tracce di Harry Potter, presto verranno a cercare anche lei.-
- Tom, tua madre si sa difendere perfettamente.- lo blandì Caesar.
- Si, ma Harry Potter non può farcela da solo.- il piccolo scoccò un’infantile occhiata ai due adulti. Ora sembrava che fosse un po’ diffidente verso entrambi – Ho visto nella tua acqua Caesar che i miei fratelli voglio fargli del male.-
- Oh…- Jeager fece una smorfia disgustata – Ancora Mangiamorte. Dannati maghi!-
- Sono solo i tuoi fratellastri, Tom.- sussurrò Caesar, indifferente.
- E loro sono più grandi e potenti di te.- continuò il mezzo demone – La tua vera madre li ha tramutati in Mangiamorte quando erano molto piccoli. Se fossi stato con lei, anche tu avresti subito la loro stessa sorte. Senza contare che il tuo defunto padre voleva proprio che Harry Potter finisse sotto terra. Era il suo più grande nemico.-
- La mamma invece ha salvato Harry.- disse il bambino i cui grandi occhi blu scuro e i capelli neri ricordavano la potenza di un mago che in passato aveva fatto grandi cose. Terribili, certo…ma grandi cose .
Jeager ghignò amaro – La tua matrigna l’ha salvato, forse. La tua vera madre lo odiava profondamente.-
- E poi non dovresti pensare troppo al bambino sopravvissuto, credimi Tom.- mormorò infine Caesar – Ricordati che tuo padre quando era in vita era collegato con lui tramite i poteri che li univano. Ora anche tu, sebbene per motivi diversi, sei collegato a lui.-
- Posso spaventarlo dici? Credi che provi quello che provo io? Ma io sono contento di poterlo aiutare.-
- Ma forse lui pensa che il suo nemico possa tornare.-
- Ah…hai ragione. Allora potrebbe stare male anche la mamma? Anche lei ha la cicatrice.-
- Probabile.- Caesar lo guardò intensamente – E io non voglio che lei stia male, Tom.-
Il bambino abbassò lo sguardo, malinconico. Sapeva quanto Caesar tenesse alla sua matrigna. Salutò così Jeager piuttosto freddamente, sorrise al padrone di casa, assicurandolo che avrebbe fatto più attenzione d’ora in avanti e infine se ne andò, chiudendosi silenziosamente la porta alle spalle.
Rimasti soli, il mezzo demone portò l’attenzione su Cameron…ora molto inquieto.
Caesar però non parve farci caso.
- Con tutto il rispetto, signore…- disse Crenshaw – Temo che la matrigna di Tom potrebbe interferire.-
- In cosa, se mi concedi?- sogghignò il demone puro, fissandolo intensamente.
Quello deglutì a vuoto, capendo che il padrone già sapeva.
- Io non m’immischierò in questa storia, Jeager. Che sia chiaro. Non m’interessano le vostre ridicole beghe fra Auror e Forze Oscure, come non m’interessa Harry Potter, né i Mangiamorte che hai sguinzagliato appresso a lui e a alla mia allieva per i tuoi comodi. So che stai ancora cercando di ucciderla…-
- E’ una mezzosangue, mio signore.- sibilò Jeager.
- Si, ma ti ha già sconfitto una volta.-
- E’ stato un caso! Lei non merita di essere una vostra allieva.-
- Ma lei è quella che ha salvato Tom dalle grinfie degli Zaratrox.- continuò il demone puro, agitando la mano con noia – Senza contare che qualcuno, oltre a me, potrebbe prendere a male le tue mire su di lei.-
- Parlate della demone che vive con voi? Non è forse tempo per me di conoscerla padrone?-
- Jeager…- sorrise Caesar, sinceramente divertito – Credi di poterla vedere senza rimare accecato da lei?-
- E’ vero…che era la sposa del padre di Tom? Di quel mago che i mortali chiamavano Lord Voldemort?-
- Perché non glielo vai a chiedere?- sibilò a quel punto il demone, mettendosi in piedi – Le sue camere sono ovunque nel palazzo…e in nessun posto. Io adesso ho da fare. Ti ho fatto chiamare solo per dirti che presto Tom partirà per Londra. È suo desiderio aiutare Harry Potter, come hai sentito. Intende anche vedere i suoi fratellastri ma temo che nella sua ricerca, un'altra meta molto importante sia la ragazza che l’ha salvato dai Bilancieri e che tu tanti odi. Se capiterà qualcosa al bambino, Jeager, voglio che tu sappia che su di te si scatenerà un’ira che nemmeno io sarò in grado di fermare.- Caesar andò alla porta, aprendola con mano leggera – Quindi, attento a ciò che fai…e specialmente, lo dico per il tuo stesso bene, ignora la tua sfida con la mia allieva. O presto avrai contro il bambino e colei che gli fa da madre. Arrivederci.-
E se ne andò, insieme all’aura gelida di cui era portatore.


Draco si tenne stretto alla portiera della monovolume, esattamente come Elettra, Ron ed Edward.
La macchina dentro a cui erano seduti e imbrigliati nelle cinture di sicurezza passò col rosso, evitò a sinistra un’entrata di un camion e quella di un pullman turistico, poi aumentò ancora di velocità.
- Sfregiato…forse dovresti rallentare.- mormorò il biondo, pregando in tutte le lingue che conosceva.
Harry, in risposta, infilò la quarta e sorpassò tre macchine in fila, rischiando di scontrarsi con quelle che arrivavano dall’altra corsia. Normalmente Potter guidava anche bene, era l’unico di loro ad aver preso la patente babbana…ma quella sera, dopo la cena, non pareva dell’umore adatto per farsi rompere le palle.
- Harry…- sussurrò anche Ron, seduto al suo fianco – Perché non ci fermiamo a prendere un caffè eh?-
- Già, magari se ti calmi forse…- disse anche Dalton, ma Potter emise un ringhio, evitando per un pelo un povero pedone. – Sono calmo!- sibilò stizzito, tirando un pugno al cruscotto.
- Non mi pare.- disse Draco, velenoso.
- Senti tu vedi di stare zitto ok? Non avevi detto di non volermi più parlare?- sbottò il moro.
- Finiscila di fare il bambino, vuoi farci ammazzare cazzo?!- sbraitò il biondo – ATTENTO A QUELLA MACCHINA!!!!! Cazzo…- riprese fiato, dopo che aveva creduto di morire sul serio, poi si aggrappò al sedile davanti, dove stava Ron e fissò Harry fuori di sé – Le nostre discussioni le abbiamo sempre risolte fra noi! Adesso non è giusto che mi ammazzi solo perché ci stai tu a quel fottuto volante!-
- Draco non farlo distrarre che ci spalmiamo contro un muro sul serio!- rognò Edward, praticamente abbracciato alla maniglia.
- Discussioni?- echeggiò invece Harry – Discussioni? Adesso stammi bene a sentire, stupidissimo Serpeverde!- e i ragazzi si misero le mani nei capelli perché quando cominciavano a chiamarsi coi nomi delle case, era davvero grave – Ora i tuoi problemi con Hermione sono l’ultimo dei miei pensieri! E lascia che ti dica una cosa!- sterzò davanti a King’s Cross, frenando e spedendo tutti contro il parabrezza – Se foste stati meno orgogliosi tutti e due forse adesso stareste ancora insieme e io non dovrei subirmi tutte le tue fottute paranoie!-
- Paranoie?- urlò Draco – Il mio rapporto con la mezzosangue sono affari miei!-
- E allora non darmi il tormento!- sbraitò Potter, aprendo la portiera e scendendo dalla macchina.
Gli altri rimasero dentro, senza capire che cavolo volesse fare…poi qualcuno di loro notò che era quello il posto dov’era stata assassinata quella ragazza, dentro al cerchio magico.
- Oh, no!- sbuffò Ron scendendo a sua volta – Lo sapevo io!-
- Porca di quella miseria!- Edward scese per ultimo, andando al bagagliaio e tirando fuori le loro spade – Me lo sentivo che sarebbe finita in questo modo! Speriamo solo che non ci sia Kinneas a far di ronda o finiremo davanti a Duncan entro due ore!-
Naturalmente Dalton e tutti gli altri sapevano che la zona era sorvegliata e vista e una volta entrati nel vicolo, Harry e gli altri si ritrovarono con John Kinneas e i suoi attaccati alle costole.
- Ma tu guarda chi si vede…- frecciò l’Auror col suo tono arrogante – Potter e Malfoy. Oh, Weasley…ancora vivo?-
- A quanto sembra.- rispose Ron annoiato.
- E anche Dalton.- Kinneas sogghignò, posando poi gli occhi su Elettra – Ciao dolcezza, come mai anche tu stasera?-
- John, ti consiglio di tacere…- gli disse Edward con un breve sorriso – Per il tuo bene, davvero.-
- Che cazzo ci fate qua voi quattro?- sibilò Kinneas tornando davanti a Harry – Il caso è mio.-
- Voglio solo dare un’occhiata.- disse il moro a bassa voce, pericolosamente troppo roca per i gusti dei suoi compagni.
- Perché? Ce l’hai il permesso del capo?-
- Posso spaccarti la faccia, svegliarlo nel cuore della notte, chiederglielo e tornare qua.- ringhiò allora Harry – Oppure puoi farmi passare e conservarti i connotati. Cosa scegli?-
- Io sento puzza di un’altra nota disciplinare.- sbuffò Ron esasperato.
- E allora idiota?- si mise in mezzo anche Draco – Ci fai passare o no?-
- Perché Malfoy? Vuoi venire a ripulire la scena del delitto per caso?- soffiò un altro Auror alle loro spalle.
- Tappati quella fogna Burke!- sbottò Harry al limite della pazienza e ormai aveva già superato Kinneas, ficcandogli una spallata. Quello minacciò di andare a dire tutto al capo degli Auror ma a quanto pareva nessuno dei cinque ci fece particolarmente caso. Infilarono il fondo del vicolo e tirarono fuori le bacchette, per controllare alla luce della bacchette. C’era solo il cerchio di cera nera, ormai quasi totalmente rovinato, la sagoma bianca del cadavere fatta col gesso e niente di più. Esaminarono ogni angolatura, la posizione che il corpo aveva preso cadendo…Draco prese anche un campione della cera per portarla a Blaise il giorno dopo.
- Qualcosa non quadra…- mormorò Edward dopo qualche minuto.
- Perché sapientone?- chiese Kinneas sprezzante.
- Ti sembra un cerchio normale idiota?- sibilò l’ex Corvonero – Guarda, non ci sono iscrizioni nella cera. In compenso ci sono delle scritte sbiadite e illeggibili attorno al bordo del cerchio.-
- Gl’incantesimi al bordo dei cerchi magici non servono per bloccare dei particolari poteri?- disse Elettra.
- State dicendo che non era una babbana?- si stupì Kinneas – Ma non era schedata come strega al Ministero.-
- Forse una Magonò.- ipotizzò Harry, guardando sulle mura attorno a loro – I Magonò non sono schedati.-
- Certa gente non uccide senza lasciare una firma.- sibilò Draco impaziente.
- Già.- Ron continuava a cercare, ma senza risultato – Eppure dev’esserci qualcosa.-
- I poliziatti babbani hanno già cercato ovunque, noi anche.- disse un compagno di Kinneas.
- Poliziotti, poliziotti…- Harry si mise seduto su una cassa, incominciando a pensare. Forse sarebbe stato il caso di fare un salto a controllare il cadavere di quella ragazza…
Draco, vista la sua espressione, alzò gli occhi al cielo mentre Ron lo mandò praticamente al diavolo.
- Scordatelo!- sbottò – Io non ci vengo più all’obitorio!-
- Andateci voi tre eh?- li sollecitò anche Dalton – Io porto a casa Elettra.-
- Elettra può anche andarsene a casa da sola…- sibilò Harry velenoso.
- Oppure posso venire anche io all’obitorio. Più siamo e meglio è.- li zittì la Baley.
- Scusate un fottutissimo secondo!- sbottò quel Burke, amico di Kinneas – Il caso è nostro, branco di dementi!-
- E allora?- il moro lo guardò storto – Non voglio occuparmene al tuo posto, voglio solo controllare una cosa!-
- Ma si può sapere che cos’hai stasera Potter?- Kinneas gli rise in faccia, dandogli una pacca sulle spalle – Fa quel cavolo che ti pare, tanto non saranno cazzi miei quando Gillespie butterà fuori a calci dal Ministero te e il figlio del Mangiamorte. Ci si vede, perdenti! Ciao bella, quando vorrai un vero uomo vieni da me!- e sparì, poi di seguito i compagni mentre Elettra, troppo presa da Harry, a momenti neanche l’aveva sentito.
- Quello è proprio un deficiente.- sbuffò Ron tornando a pensare agli affari suoi.
- Basterebbe stirarlo in macchina,- pensò Edward ad alta voce – qui…di notte, non c’è nessuno…e potremmo farla franca!-
- Ci penserò dopo aver spostato questo macello!- disse Harry, cominciando a spostare le casse che stavano sul muretto di fronte al cadavere. Se era stata schiantata, della magia residua doveva essersi fermata sulla parete. Lo aiutarono anche gli altri e una volta finito si ritrovarono solo davanti a un comune muretto di mattoni rossi.
Non c’erano segni, né crepe, né evidenti fori lasciati da una fonte magica.
Niente di niente.
- Qualche altra idea Ed?- chiese Ron.
Il Corvonero aggrottò la fronte – Draco, hai ancora da qualche parte quella pozione per rilevare i segni magici?-
Malfoy bofonchiò qualcosa d’imprecisato, cominciando a trafficare con le mini capsule che portava sempre appese alla cinta. Gli altri li scambiavano per portachiavi, peccato che il biondo lì ci tenesse anche del veleno.
- Vuoi controllare qualsiasi residuo magico?- chiese Harry.
Dalton annuì – Si e già che ci siamo vediamo anche che formule c’erano attorno al cerchio magico. Se scopriamo che magia di blocco hanno usato, forse capiremo che potere hanno tolto alla vittima.-
- E se era solo una Magonò?- disse Weasley.
- Allora quella Magonò ha visto qualcosa che non doveva.- concluse Edward serafico.
- Ci sei Malferret?- gli chiese Harry.
- Se…- Draco finalmente imbroccò la capsula giusta e dopo averla agitata per qualche secondo, la scagliò contro il muretto. Si levò una piccola nube azzurrognola, seguita da forte odore di zolfo.
- Accidenti, ma con che le fai ste’ pozioni eh?- si schifò Ron, portandosi una mano a coprirsi il viso.
- Non lo saprai mai Donnola,- ironizzò il biondo – ma adesso un attimo…dovrebbe apparire qualcosa.-
E infatti. Sul muro di fronte apparve una firma, un marchio fosforescente.
Una Z tagliata orizzontalmente da un’asta a cui erano posti due piccoli cerchi.
I ragazzi si sentirono gelare.
- Zaratrox.- sussurrò Harry, chiudendosi le mani sul viso. Cazzo, non era vero.
Hermione doveva essere appena tornata a Londra e dopo che loro avevano scoperto che faceva parte di quella confraternita, una ragazza veniva uccisa. In più sul luogo della morte ci avevano trovato anche quel simbolo.
Comunque non sembrava l’unico a non crederci.
- No…- disse Elettra seria – No! Non può essere stata lei.-
- E’ vero gente.- Dalton, vedendo i loro visi terrei, scosse il capo – La conosciamo. Lei non ucciderebbe nessuno.-
- Quella roba può appartenere a chiunque. Potrebbe essere stata messa lì da chiunque.- finì la Baley.
- Si…- ammise Harry, abbassando lo sguardo – A me però le coincidenze non sono mai piaciute.-
- Neanche a me.- sibilò Draco, accendendosi una sigaretta – Controlliamo però, tanto per essere sicuri.- ed estrasse dalla cinta la stessa pozione sperimentale, buttandola di nuovo dritta sul marchio fosforescente dei Bilancieri.
La Z prese letteralmente fuoco sui mattoni e di colpo la luce della pozione divenne verdastra, lasciando al posto di quel simbolo fasullo, qualcosa di ancora più spaventoso.
Un teschio dalla cui bocca usciva un serpente verde brillante.
Draco, vedendolo, ringraziò la fiducia che avevano sempre, loro tutti, covato per Hermione.
Ma ora la situazione era anche peggiorata.
- Ci risiamo.- poté dire Ron, senza riuscire a trovare altre parole.
Anche gli altri erano rimasti senza voce. Tutti quanti. Anche Harry, che tornò a sedersi sulla cassa di prima, tenendosi forte la testa. No, accidenti. Non di nuovo lui, loro!
Sentì Elettra stringergli forte le mani e si lasciò baciare la fronte. Ora era come se fosse stato totalmente svuotato.
- Dai, in piedi.- gli sussurrò la biondina.
- Per fare cosa?- mormorò, amareggiato.
Lei lo fissò a lungo, ora più combattiva di prima – Andiamo all’obitorio. Lì sapremo qualcosa in più.-
- E dobbiamo anche capire perché hanno cercato di incolpare gli Zaratrox.- disse Ron carezzandogli goffamente la testa – Non possiamo stare qua con le mani in mano se quei maledetti bastardi sono tornati. Dobbiamo andare all’obitorio, poi andremo da Gillespie e gli diremo tutto, anche dei Bilancieri.-
- Ci facciamo dare il caso e cerchiamo qualcuno che sappia dirci vita morte e miracoli sui Mangiamorte rimasti.- finì Edward – E se sarà necessario andremo anche a cercare Hermione, per chiederle direttamente che cavolo sta combinando ma per il momento vedi di mantenere il sangue freddo, ok Harry?-
Potter non rispose, limitandosi a tenersi strette le tempie. Un dolore allucinante gli stava martellando il cervello. Sarebbe rimasto lì seduto se una forza invisibile non avesse cominciato a tirargli il polso destro. Si ritrovò come sempre incollato a Malfoy con la sua grazia rude l’aveva costretto a mettersi in piedi.
- Muoviti.- gli sibilò, soffiandogli il fumo in faccia – Prima andiamo, prima torniamo a casa.-
- Che idea di merda, che idea di merda…- mormorò il bambino sopravvissuto, cercando le chiavi della macchina nelle tasche – Perché non sono tornato dritto a casa, perché?-
- Perché sei Harry-Fiuto-I-Guai-Potter e adesso metti in moto.- rognò Draco, infilandosi al suo posto – E vedi di guidare decentemente perché voglio arrivare a vederci chiaro in questa storia, intesi?-
- Non è che vuoi vedere Hermione?- cinguettò Edward evitando un pugno in pieno viso.
- Pensa ai fattacci tuoi Dalton!-
- In fondo non sarebbe male trovarla.- borbottò Elettra, guardando fuori dal finestrino – Se la trovassimo, per noi sarebbe una valido aiuta in questa storia.-
- Già, sperando che non abbia ancora quel mezzo demone alle costole.- frecciò Ron.
- La finite di fare taglio e cucito come i vecchi?- si spazientì Potter – Prima o poi cercheremo anche Hermione, questo è sicuro ma non è il caso che vi mettete a fare i castelli in aria.-
- Certo, ma vedi di guidare come si deve!- ribatté anche Dalton, terrorizzato dalla sua guida.
- E allora andate a piedi.- sbuffò Potter guardando oltre il parabrezza – Dannazione, sta per venire su un temporale!-
- Vogliamo finirla d’ignorare il problema principale?- chiese Elettra seccata – Qualcuno ha camuffato il simbolo di Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato con quello degli Zaratrox. Perché?-
- Perché i Mangiamorte si sono fatti furbi?- propose Draco velenoso.
- Si, ma perché incastrare gli Zaratrox?- disse Edward – Non ha senso. Non li conosce quasi più nessuno.-
- Oppure chiunque sia stato ha voluto e uccidere la ragazza che forse ha visto o parlato troppo, e sistemare i conti in sospeso con un Bilanciere. È facile accusare qualcuno in fondo, specialmente se le foto di Hermione sono arrivate a qualcun altro al Ministero, no?- replicò Malfoy secco.
- In poche parole secondo te stanno cercando di incastrare Hermione?- Harry lo guardò appena, quasi sicuro che in fondo il principe dei serpenti avesse ragione. Non era la prima volta che arrivavano loro voci sulla loro amica e spesso veniva dipinta come una che aveva qualcosa a che fare con le forze oscure. Ma anche se fosse stato, Harry e Ron su questo avevano qualche riserva, senza però dimenticarsi quanto alla fine delle vacanze che avevano passato insieme prima di diventare Auror, Hermione si fosse comportata in modo strano.
Da allora non l’avevano più vista. Solo lettere, tante lettere.
- Dannata mezzosangue…- ringhiò Draco, schioccando la lingua rabbioso.
Stranamente gli altri sorrisero, risentendolo chiamarla in quel modo. Sembrava essere tornati ai vecchi tempi.
Mezz’ora dopo, alle due e mezza di mattina, arrivarono alla loro meta.
Al Mary Alice Hospital e pochi metri accanto, l’obitorio.
Non c’era un’anima in giro, tantomeno i due inservienti che da come potevano vedere dalla macchina, praticamente dormivano nelle cabina che controllava i passanti, davanti al cancello.
- Serve il mantello di papà.- sussurrò Harry, scendendo dalla macchina con gli altri.
- Vado io.- assicurò Elettra. Sparì in un puf e quando riapparve col mantello dell’Invisibilità di James Potter, gli Auror avevano già trovato un modo per entrare, senza far Smolecolarizzare Ron che era ancora senza licenza. C’era una folta e intricata siepe sul lato sinistro dell’obitorio e potandola un po’, coperti dal mantello, avrebbero potuto entrare senza essere visti. Ci volle un bel po’ di pazienza e qualche bestemmia ma alle fine riuscirono a penetrare all’interno della struttura. Dalle porte scorrevoli però per il momento entrò solo Draco. Coperto dal mantello, gettò della polvere soporifera sui medici e sul personale presente. Una volta stecchiti a terra, fece una fischio e apparirono gli altri.
- Ok…si va.- disse Harry, coprendosi la testa col cappuccio.
E mugugnando lo seguirono anche Ron ed Edward, non molto contenti di ritrovarsi di nuovo fra i cadaveri. Il silenzio era totale e le luci al neon di certo non contribuivano a dare un’aria meno tetra a quel luogo.
- Te lo dico adesso…- rognò Weasley mentre percorrevano i corridoi in punta di piedi – Non intendo più infilare le mani in stomaci o staccare pezzi alla gente, ok?-
- Dio, ma che schifo!- sbuffò Elettra, protetta fra Harry e Draco.
- L’ultima volta hai dovuto staccare un orecchio a un demone perché lo voleva la missione.- sibilò Potter, fermandosi davanti a una pianta dell’edificio – Cazzo, ma dall’ultima volta hanno spostato tutto questi babbani dementi?-
- E poi quel demone era già morto.- finì Malfoy – Datti una calmata Donnola, sono solo cadaveri!-
- Ah, bella roba!-
- Insomma, tacete si o no?- li zittì Dalton, tirando fuori la spada – Ho sentito un rumore…-
- Vuoi mettere giù quell’arnese?- sibilò la biondina – Sono solo babbani, Ed!-
Ma in quel momento un cigolio sinistro li fece sobbalzare, tanto che i quattro Auror si pigiarono tutti gli uni contro gli altri, chiudendo in mezzo Elettra a panino.
Harry li fece scollare quasi a suon di pugni dalla sua ragazza, poi finalmente trovarono la stanza giusta.
Guardando dalle piccole finestrelle presenti sulla porta di metallo, videro parecchie barelle. Sopra dei cadaveri coperti da lenzuola bianche. E meno male che era solo giovedì sera.
Harry entrò per primo ma prima di fare un passo, sentì un suono che conosceva bene. Non fece in tempo a girarsi e a sguainare la spada che una lama gli arrivò dritta al collo. Si ritrovò schiacciato contro il corpo di qualcuno e quando gli altri, armati e bellicosi, fecero per attaccare il suo aggressore, si fermarono.
- Sempre fra i guai, eh Mc?- rise Edward divertito, abbassando la spada.
- Sempre fra i guai voi ragazzini!-
Un mago sui ventotto anni stava davanti a loro. Benestante, visti i suoi abiti, era avvolto in un lungo mantello nero. L’espressione e il portamento erano eleganti e orgogliosi, quasi alteri ma i suoi occhi verdi erano addolciti anche grazie al suo sorriso caloroso che con gli anni fortunatamente non era cambiato. Qualche ciocca bionda gli copriva il bel viso e l’Auror se lo scostò, paziente e divertito nell’averli trovati proprio lì.
- Ciao Harry!- disse Tristan Mckay serafico e poi sogghignò, in quel modo che ricordava tanto il passato. Si, decisamente in molti avevano avuto la stessa idea, pensò il bambino sopravvissuto abbracciando il suo amato mentore.

 

 

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Capitolo 4
*** Capitolo 4° ***


 

 

Tristan Nathan Mckay sembrava non essere stato toccato dal tempo.
Era rimasto il ragazzo di un tempo, lo stesso che aveva insegnato a Harry a difendersi, a combattere, a studiare l'avversario, lo stesso che aveva contribuito quattro anni prima a salvargli la vita. La tipica bellezza dei Mckay si era rinsaldata sul suo viso, insieme alla profondità dello sguardo. Solo gli occhi, leggermente malinconici, davano a chi lo circondava un segno che nel suo cuore c'era un dolore fortissimo, lancinante. Era un'agonia. Era quella la cosa che lo uccideva.
Il suo cuore però era anche stato abbracciato da una grande gioia. L'unica cosa che lo teneva in piedi. L'unica cosa che impediva a quel dolore atroce di farlo sfiorire.
- Che ci fate all'obitorio?- chiese, sogghignando ironico - Non è posto per i cuccioli.-
- Neanche per i padri di famiglia.- replicò Ron divertito - Non avrai mica portato Dena vero?-
- Figurati. È a casa con suo zio...- rispose, ridacchiando - Jess ci va pazzo! Allora? Che ci fate qua?-
- Vecchia storia.- rispose Harry, fattosi cupo.
- Lo strozzino a cui dovete tre dita di folletto?-
Potter evitò di pensarci, passandosi le mani sulla faccia, così lasciò che fossero gli altri a occuparsi di Mc mentre cercava di riprendere un minimo di controllo sui suoi poveri nervi. Peccato che quei deficienti dei suoi amici non facessero altro che ciarlare a vanvera sulla cena che li attendeva a Cedar House, a casa di Tristan, fra due giorni.
- Quei bastardi di Jess e Milo fanno sempre che programmare senza avvisarmi.- sbuffò il maggiore della combriccola, sedendosi direttamente sul lettino di un cadavere, spostando il corpo di malagrazia - Quanti siete? C'è anche Blaise?-
- Si, direi di si.- rispose Draco, scocciato nel non potersi accendere una sigaretta per colpa dei bocchettoni dell'acqua usati come antincendio - Abbiamo un po' di cose su cui aggiornarvi.-
- E anche un bel po' di cose da chiarire.- finì Edward - Ma ancora non ci hai detto che fai qua.-
- La ragazza morta nel cerchio di cera.- rispose finalmente Tristan, sorridendo in modo strano - Gillespie ha pensato che in fondo ho fatto bene a buttare Leblanc nella fontana e che non era ancora giunta la mia ora per cacciarmi fuori a calci. Deve aver sentito puzza di guai perché non si è fidato né dei resoconti del Ministero, né di quelli dei babbani.-
Elettra alzò un sopracciglio, stranita - Il capo degli Auror non si fida del Ministro della Magia? Perché?-
- Oh, Duncan è così!- le disse Ron, facendo un gesto annoiato con la mano - A lui Orloff non piace. Secondo Duncan è un burocrate che non capisce un accidente del lavoro degli Auror e che non capisce neanche quando sia pericoloso trattare troppo con quelli della Dama Nera.-
- Neanche ha tutti i torti.- Tristan agitò una mano con fare annoiato, poi scese dalla barella e si mise ad alzare tutte le lenzuola dai cadaveri, cercando quello che gl'interessava visto che i cartellini, chissà perché, non c'erano più.
- Comunque è strano trovarvi qua...- continuò Mc, fissandoli di sottecchi mentre si aggirava nella stanza - Conoscendovi, solitamente preferite andare a zonzo separati...-
- Che fai, prendi in giro?- frecciò Draco incazzoso.
- Figurati.- rise Tristan, trovando finalmente la diciottenne morta - Eccola qua. Allora...- prese la sua cartella e si mise a leggerla velocemente - Si chiamava Linda Fulcher, età 18 anni appena compiuti, iscritta a Cambridge.-
- Babbana o Magonò allora.- disse Elettra, sporgendosi a guardare il cadavere - I genitori?-
- Morti. Essendo maggiorenne c'è scritto solo il recapito di casa. Forse era in affidamento a qualche parente.-
- Nessuno ha richiesto il corpo per la sepoltura?- chiese Edward.
- No, qui dice di no.- Tristan scoccò la lingua, pensieroso.
- A che pensi?-
L'Auror alzò le spalle, afferrando una sedia e svaccandocisi sopra - Penso che se non mi dite che fate qua, io non vi dico un accidenti di quello di cui ha paura Duncan.- e lo disse fissando il pavimento - Non sarete venuti qua per niente immagino. Allora? Qual è il problema stavolta?-
- Potresti vederlo coi tuoi occhi il problema.- disse il bambino sopravvissuto, avvicinandosi alla barella. Senza aggiungere altro ispezionò il corpo della ragazza ma naturalmente cercò prima sulle braccia. Su quello destro, appena sotto al polso, trovò cosa cercava. C'era una parte arrossata molto estesa. Appena la sfiorò, alcuni pigmenti della pelle presero man mano colore, fino a formare un disegno. Il marchio di Voldemort, il Marchio Nero .
Harry non disse nulla, sentendosi vuoto come una bambola. Si limitò ad alzare il braccio alla ragazza, in modo che tutti vedessero ma dall'espressione di Tristan, capì che l'Auror non ne era rimasto sorpreso.
- Lo sapevi?- sibilò Draco, fissandolo con gli occhi assottigliati.
Mckay si appoggiò allo schienale della sedia, con fare pigro.
- Diciamo che un uccellino ha cantato.-
- Un uccellino?- Harry si avvicinò lentamente a lui. Aveva i pugni serrati e Tristan che lo conosceva bene sapeva che stava per scoppiare. Harry Potter era un mostro di pazienza in tanti campi, ma quello che riguardava il suo passato era assolutamente intoccabile. Fece così per aprire bocca ma poi si bloccò.
Lo stesso fecero gli altri, zittendosi.
Ora c'era qualcosa...c'era qualcosa in quella stanza.
Un sibilo sinistro arrivò a loro da ogni angolo...e poi un fetore orribile si propagò a macchia d'olio.
Polvere Reincorpora .
Fu questione di un secondo. Una scatto secco e la ragazza morta spalancò gli occhi, ora privi di iride e pupilla. Erano bianchi...e fauci simili a quelli di una belva si misero in mostra, quando spalancò la bocca in un ringhio infernale.
Si rizzò a sedere e scattò al collo di Tristan ma qualcosa la fermò.
Mckay si era levato il guanto sinistro e con la mano aperta davanti alla faccia della morta, la bloccò.
La zombie rimase immobile, appena tremolante. Cercava di muoversi ma qualcosa di...sacro la frenava.
Sulla mano di Tristan c'era solo un anello d'oro, una fede...quella che gli aveva donato Lucilla prima di andarsene.
- Ma tu guarda...- sibilò l'Auror con un mezzo ghigno - A quanto pare qualcuno qua dentro è abile a resuscitare i morti, eh?- poi lui e gli altri alzarono lo guardo sulla finestra aperta, poco sopra le loro teste.
- Dì un po' amico...- continuò Mckay sorridendo in maniera strana, verso l'alto - Non ti hanno insegnato che gli zombie procurano solo guai?-
Qualcuno nascosto da un mantello, seduto sul bordo della finestra e lontano dalla portata delle loro spade, dondolava indolentemente la gamba. Era stato lui a spargere quella polvere dannata, pensò Draco. Ma dove diavolo l'aveva trovata? Come aveva fatto a procurarsi la Reincorpora? Era proibita!
Il tizio sogghignò appena, facendo un cenno di saluto ai presenti.
- E così siete voi...la famosa banda del bambino sopravvissuto...- disse quello, evidentemente un uomo dalla voce.
- Non ti hanno insegnato che è buona educazione presentarsi?- disse Dalton sagace.
- Hn...- lo sconosciuto parve scocciato, visto che la ragazza morta che aveva resuscitato era del tutto inutile.
- Dimmi un po' Auror...- disse invece, fissando Tristan - Bello quell'anello. Chi te l'ha dato?-
- Fatti miei.- rispose Mckay, rispedendo la ragazza contro il lettino, di botto - Sei un idiota, chiunque tu sia. Hai scatenato tutto questo casino solo per spezzarmi il collo? Gli zombie potrebbero rivoltarsi anche contro di te.-
- Sbagliato. Gli zombie si nutrono solo di carne umana. Il mio sangue a loro non piacerebbe.-
Sentito quello, Harry scambiò una veloce occhiata a Ron.
- Demone?- chiese Weasley, a bassa voce.
- Mezzo demone, facciamo.- concesse Tristan, facendo sobbalzare il loro ospite - Non è forte abbastanza.-
- Ma bene, abbiamo un esperto qui.- soffiò quello, soave - Mi dici il tuo nome, mago, prima che ti uccida?-
- Tristan Mckay.-
- Oh, non mi dire...un Mckay. Il secondo dei fratelli presumo.-
- E tu chi cazzo sei, si può sapere?- sibilò Malfoy stanco di quella menata - Perché ci hai attaccato?-
- Curiosità. E poi perché dovreste stare lontano da quel cadavere.- e indicò la Magonò con un dito - La piccola ha visto e chiacchierato un po' troppo. Almeno secondo i gusti di certe persone...voi maghi siete dei tali conservatori a volte, quando si tratta di sangue...dico bene signor Malfoy?-
- Chi cazzo sei, si può sapere?- ringhiò Harry furibondo - Ti mandano i Mangiamorte?-
- S'impicchino i Mangiamorte!- sibilò il loro avversario, infiammandosi di colpo - Bruciate all'inferno voi maghi e le vostre guerre! Ma vi do solo un consiglio, specialmente a te Harry Potter...se uscirai vivo da qua, ti consiglio di non ficcare più il naso in questioni che ormai dovresti lasciar perdere.- e senza dare il tempo agli altri di far nulla, alzò una mano e nel giro di un secondo il corpo della ragazza, ancora zombie, prese fuoco.
Non ci fu verso di spegnere le fiamme. Gridando in versi terribili, della ragazza rimase solo cenere sotto gli occhi sgranati dei sei.
- Bene,- il tizio si mise in piedi e si levò il mantello rimandando al gruppo un viso per loro già visto - adesso me ne vado, col vostro permesso signori. È stato un piacere signor Mckay, spero di rivederti in altre occasioni. Per quanto riguarda te, bambino sopravvissuto...ripeto il mio avvertimento. Stattene fuori dai guai. Adesso vi lascio in buona compagnia. Addio!- e si Smaterializzò in un lampo, lasciandosi dietro solo una scia di pericolosi seguaci.
Ora ovunque i morti sotto i lettini si agitavano. Si stavano svegliando...zombie!
- Cazzo, cazzo!- ringhiò Edward tirando fuori la spada - Dannazione, come facciamo adesso?-
- E che ne so, come si uccidono gli zombie eh?- urlò Ron, tirando fuori anche la bacchetta.
- Staccategli la testa.- sbuffò Tristan, scuotendo il capo - Piuttosto...- mentre lui parlava, decine e decine di cadaveri viventi misero i piedi a terra, traballando leggermente e affamati come non mai -...quello lì era amico vostro?-
- No, ma so chi è!- disse Harry, chiudendo Elettra alle sue spalle - Si chiama Crenshaw.-
- Mezzo demone?-
- Si.-
- Fantastisco.- Tristan fece un rapido calcolo, guardandosi anche alle spalle - Ragazzi, avremo da lavorare.-
- Non per fare il guasta feste...- Edward tagliò la testa a una vecchietta, probabilmente finita sotto una macchina che gli si era avvicinata con gli artigli spiegati - Ma vogliamo lasciare questo posto con tutta questa gente a pezzi?-
- Tanto sono già morti, sbattitene!- ringhiò Malfoy, stendendo un uomo sulla quarantina.
Erano orrendi. Avevano la bava alla bocca e camminavano lenti, strisciando quasi.
Ma non potevano di certo lasciarli lì...dovevano farli a pezzi o sarebbero usciti dal laboratori e avrebbero fatto una strage. Eppure erano una trentina contro sei. Schiantarli serviva a tenerli buoni giusto il tempo per recidergli il capo ma la cosa si stava dimostrando più lunga del previsto...specialmente quando alcuni degli zombie cominciarono a uscire dalla porta d'ingresso.
- Merda, stanno scappando!- sbraitò Draco, piantando un pugnale nel collo all'ultima che gli venne a tiro.
- Se finiscono in strada siamo fottuti!- Harry si girò verso gli altri - Gente, ce la fate da soli?-
- Si, muovetevi!- Ron schiantò un paio di vecchietti omicidi, dando loro via libera - Voi due fermati quelli in strada! Io ed Edward poi portiamo a casa Elettra!-
- Va bene, finito qui sparite!- disse Potter fiondandosi alla porta con Malfoy - Ciao Tristan, ci vediamo dopo domani a cena!-
- Per le otto! E portate da bere!-
Da bere! In effetti ci sarebbe voluto davvero un goccetto. Quei due disgraziati cercarono per tutto l'obitorio, finendo anche nella camera della cremazione ma non servì a niente. Gli zombie, almeno tre o quattro, sembravano spariti.
Maledicendo quel bastardo di Crenshaw che aveva movimentato quella già abbastanza merdosa serata, Draco si bloccò davanti alla porta scorrevole dell'entrata. Girava...
Qualcuno era uscito.
- Maledetto tu e le tue idee del cazzo, Potter!- urlò il biondo, tirandolo per un gomito e trascinandolo fuori.
Ed eccoli lì infatti. Sette zombie si stavano incamminando sulla piazzola dell'obitorio, dondolando senza vita, con la bava alla bocca e le braccia protese con le unghie arcuate come artigli.
Fu un casino raggiungerli e fu un casino reciderli e farli a pezzi tutti e sette, anche perché i loro strilli acuti a momenti svegliarono tutti il vicinato e allora sarebbero stati cazzi! Spiegare quella cosa non sarebbe stata facile.
In più cercavano anche di mordere e Harry, schizzinoso com'era, mozzava qualsiasi cosa tentasse di toccarlo: dita, mani e anche lingue. Insomma, un lavoro di mattatoio di molta poca precisione infondo.
Draco finì il sesto, una tizia a cui era esplosa probabilmente la lavatrice in faccia, quando alle sue spalle sentì un altro cigolio sinistro. Voltandosi vide che l'ultimo zombie, uno di vent'anni morto per un incidente in macchina, aveva rotto una finestra dell'obitorio e ora si stava dirigendo da loro con un pezzo di vetro fra le mani grande abbastanza per squartare anche un bue.
- Che palle, accidenti!- sibilò Potter, estraendo la bacchetta ma non fece in tempo a usarla.
Un volo di corvi apparso dal nulla si schiantò dritto sullo zombie, facendolo strillare a più non posso, poi finalmente il cadavere finì a terra, senza testa. Quando gli uccelli neri sparirono, al loro posto rimase solo una ragazza.
Dava la loro età. Mora, i capelli raccolti in uno chignon serioso, la pelle di burro e con grandi occhi scuri.
- E questa chi cazzo è adesso?- sibilò Draco non preoccupandosi del tono, sistemandosi meglio il mantello addosso.
- Potter e Malfoy?- chiese la ragazza, mostrando una voce roca e calda, anche se dal tono un po' troppo serio. In effetti, prima di rispondere, i due Auror la guardarono da capo a piedi. Però...aveva un bel fisico, era molto formosa, ma tutto nascosto sotto una divisa da...Auror? Sconvolti, tornarono a guardarla in volto, stupiti e confusi.
La sua postura era rigida, molto in lei denotava serietà, specialmente la sua espressione da maestrina.
- Vi ho fatto una domanda. Siete Potter e Malfoy?-
- Dove lo trovi un altro con una cicatrice a forma di saetta sulla testa?- replicò Harry pacato, abbassando appena la spada - Siamo noi, ma tu chi sei?-
- Questo non è importante per il momento, vi verrà spiegato tutto dopo. Mi manda il signor Gillespie. Vi vuole subito nel suo ufficio, quindi se vorrete raggiungerlo immediatamente ve ne sarò grata.- e detto quello sparì, Smaterializzandosi, lasciando i due maghi a guardarsi nelle palle degli occhi.
E quest'altra squinternata che voleva ora? Comunque ci volle un po' prima di potersene andare. Dovettero svegliare gl'inservienti dell'obitorio a suon di botte, sentirli gridare per il massacro che era successo, vederli raccogliere i pezzi e poi dovettero anche bestemmiare, dirigendosi all'entrata del Ministero.
- Lo sapevo...adesso chi lo sente Duncan!- sibilò Harry, una volta tornati nel cuore di Londra.
Usarono l'ingresso visitatori, tanto per non trovare qualche deficiente in cerca di scoop visto che di recente Orloff lasciava entrare parecchi giornalisti della malora e tutti che andavano a rompere sia a lui che a Ron, rivangando storie passate. Infilatisi nella cabina, si presero il cartellino che poi stracciarono, col dente avvelenato, e finirono allegramente sotto terra. Era da un pezzo che non vedevano più l'entrata principale con la fontana.
- Qualche bastardo ha cantato!- ringhiò Draco, andando dritto all'ascensore. Premendo il pulsante freneticamente, continuava a imprecare - Quando becco Kinneas giuro che quella faccia orrenda gliela spacco!-
- Magari è stato qualcun altro.- sbuffò Harry, poggiandosi contro il muro - Ultimamente Orloff manda in giro un sacco di Obliviatori della magia accidentale. Che ne so...in fondo quei bastardi di zombie strillavano come dei dannati. Oppure sarà stata quella tizia. Era un Auror, hai visto?-
- Al diavolo.- ringhiò Malfoy, accedendosi una sigaretta appena aperte le porte dell'ascensore.
Al Secondo Livello, quasi non avevano voglia di scendere. Non avevano voglia di sentire la strigliata di Gillespie, l'ennesima, tantomeno di sentire le sue grida isteriche. Se gli fosse venuto un infarto sarebbe stato capace di dare la colpa a loro...e si vociferava che avesse già tre by-pass.
Superato l'ingresso del Quartier Generale degli Auror, trovarono un po' di gente che faceva il turno di notte.
Un giovane sui trent'anni passò loro accanto e teneva stretta una ragazzina di appena dodici anni, con canini degni di un lupo mannaro. Lui si chiamava Gary Smith ed era uno dei pochi che stesse simpatico ad entrambi.
Aveva un aspetto un po' selvaggio a dire il vero, i capelli rasta raccolti in una coda e una trafila di anellini d'argento lungo tutto l'orecchio sinistro.
- Ragazzi che ci fate qua? Non dovete tornare lunedì prossimo?- chiese, fermandosi appena in mezzo al corridoio.
La furia scatenata che teneva fra le braccia non stava ferma un minuto, cercava anche di graffiare.
- Nervosa la gattina.- sibilò Draco serafico - Dove l'hai rimorchiata?-
- Nel parco vicino a Victoria Street.- rispose Smith faticando a trattenerla - L'ha azzannata un Mordacino.-
- Bel casino. Portala al San Mungo.- disse Harry, sospirando - Dì un po' Gary...hai visto Duncan?-
- Oh, è in ufficio.- rispose l'altro, cominciando a incamminarsi - Ha gl'incensi accesi. Che avete fatto stavolta?-
- Niente, niente! Ciao!- e anche loro tornarono a seguire il corridoio di lucido legno scuro, imprecando fra i denti. Sarebbe stato meglio morire piuttosto che andare a farsi fare un cazziatone alle tre di notte da Gillespie!
Comunque una volta davanti alla targhetta sbilenca su cui era scritto il nome del capo degli Auror, i ragazzi presero un lungo respiro e poi, dopo essersi fatti il segno della croce, entrarono come due condannati a morte.
L'ufficio era un caos. Armi, pergamene, piume che svolazzavano da sole, sfere magiche, libri...tutto sparso sulla scrivania di mogano che ospitava Duncan Gillespie.
Quarantacinque anni, tre by-pass sul serio, calvizie incipiente sulle tempie, mascella squadrata e fronte alta.
Auror tutto d'un pezzo, si vedeva dal suo portamento. Era stato compagno di Kingsley in fondo e a suo tempo una recluta, quando Maximilien Lancaster era stato al suo posto.
Peccato che con gli anni i suoi nervi avessero lentamente ceduto, specialmente quando si era trovato di fronte ai due che ora erano sulla sua soglia. E da due anni, ovvero da quando aveva creato la squadra di Harry Potter, conviveva con la crisi nervosa e l'unica cosa che gli calmasse lo spirito: la cultura zen e una massiccia dose d'incenso all'oppio che in pratica sballava anche le piante.
Quando entrarono quei due infatti l'ufficio ne era colmo.
Harry tossì appena, cercando di diradare la nebbia con la mano.
- Duncan...Duncan!- borbottò, cercando di trovare una poltrona dove allungarsi - Spegni quel coso, accidenti!-
- Zitti e seduti.- ordinò quello, venendo fuori dalla nube giusto per lanciare via le lettere del Wizengamot che stava leggendo con stizza. Una volta che Potter e Malfoy si furono svaccati in poltrona e con le loro solite facce da innocentini, Duncan Gillespie perse subito la pazienza. Ok, poteva capire che il bambino sopravvissuto facesse un casino dietro l'altro, il suo nome era un'assicurazione su quel fatto, ma che anche quel demente del figlio di Malfoy avesse sempre quell'aria come se tutti lo costringessero a lavorare, lo mandava ai pazzi.
Si lasciò andare contro la poltrona, senza staccare gli occhi da loro.
Congiunse le dita, poi cercò di ritrovare la padronanza di sé ma mandò tutto al diavolo quando Draco si accese un'altra sigaretta, sbattendosene del cartello che aveva messo all'entrata.
- Sapete,- iniziò con aria amichevole - me ne stavo qua a leggere le ultime stronzate dal consolato francese quando Ben Drooper, del quarto livello, mi chiama e mi dice "Ehi Duncan...lo sai che due dei tuoi stanno facendo strage di zombie all'obitorio a Willow Avenue?" e io penso...ma no, figuriamoci. Non ho mandato nessuno a Willow Avenue, tantomeno ho dato il permesso a qualcuno dei ragazzi di andare all'obitorio di controllare quella Magonò.- e il suo tono cominciò ad alzarsi, tanto che i due sotto accusa cominciarono a tenersi meglio alle loro sedie - Così ho fatto due più due e guarda un po'...mando a controllare e trovo proprio voi due. Potter e Malfoy. Malfoy e Potter. Sempre la stessa storia.-
- Duncan, senti...- iniziò Harry ma quello lo zittì, ficcando un pugno sulla scrivania.
- Posso farvi una domanda ragazzi? Cosa fate quando vi svegliate la mattina eh? Vi mettete a tavola e pensate a come sputtanarmi la giornata per caso? "Ehi Draco! Guarda che bel tempo...che facciamo? Ti va di rompere i coglioni al capo?" , "Ma si, roviniamogli alla grande la giornata! Sai che facciamo? Andiamo all'obitorio e non so neanche io come ci attorniamo di zombie e li facciamo a pezzettini per la strada, che dici Harry?"-
- Veramente non è proprio così...- provò a bofonchiare Malfoy.
- Ah e come sarebbe la solfa eh?- sbraitò Gillespie iniziando a sclerare - Lo sapete quante cazzo di storie mi fanno gli Obliviatori ogni volta che devono andare a raccattare i pezzi di cadavere che voi lasciate in giro per tutta Londra eh?? Come l'ultima volta! Avete fatto a pezzi una colonia di demoni impuri e li avete scaricati in un pub! Avete idea del lavoro che hanno dovuto fare per coprirvi il culo?! Orloff vuole la vostra testa! E con la vostra pretenderà su un piatto d'argento anche la mia!- d'un tratto la sfera sulla scrivania s'illuminò e Gillespie dandole un colpo non tanto leggero l'accese. Vi apparve la faccia della sua segretaria.
- Che c'è?- sbottò, con tutti i capelli dritti per la rabbia.
- Signore,- disse quella con fare annoiato - la signorina Aarons è arrivata. La faccio accomodare.-
- Certo!- replicò snervato - Che faccia quello che vuole! C'è altro?-
- Si...i ragazzi stanno chiedendo se quello spinello che ha in ufficio vuole fumarselo tutto da solo.-
- E' incenso, incenso!- rognò, concludendo la comunicazione con la strega. Così tornò a fissare quei due, sempre più incollerito - Lo sapete quanto avete totalizzato di danni? Il Ministero ne ha le tasche piene di pagare i vostri giochetti per la città! L'ultima volta potevano detrarvi lo stipendio per tre mesi! E adesso chi li ripara i danni all'obitorio?-
Draco si lasciò andare sulla poltrona, mettendosi comodo con le gambe lunghe sulla scrivania - Tanto era roba da proletari, dai...-
- Sta zitto Malfoy!- Duncan scattò in piedi, buttando all'aria tutte le carte e le piume provocando un macello - Guardate che ce n'è abbastanza per una nota disciplinare!-
- Un'altra?- sbuffò Harry senza pensare - Ho il cruscotto della macchina pieno...- ma deglutì, vedendo Gillespie artigliare le mani impazzito. Il loro capo andò alla finestra e vi si appoggiò coi fianchi, continuando a fissarli con evidente collera. Mamma mia, quei due ragazzini l'avrebbero fatto andare al manicomio, ne era sicuro.
Peccato che da due anni li considerasse anche un po' come dei figli.
- Accidenti a voi...- sibilò, tirando fuori la pipa dalla giacca e accendendosela.
- Senti Duncan, non stiamo qua a sfracellarci le palle tutti insieme ok?- Draco era già abbastanza annoiato per conto suo - Da quando siamo tornati è successo un casino dietro l'altro e tanto per la cronaca, tu che parli tanto già sapevi che era una Magonò quella ragazza! Perché hai mollato tutto a Kinneas eh? E perché hai mandato lì Mckay?-
- Ci mancava anche lui adesso!- Gillespie fece un gesto seccato con la mano, dando un lungo tiro alla pipa - Ce l'ho mandato perché Orloff ha fatto orecchie da mercante su questo caso, quindi ho fiutato la puzza di guai. Kinneas è bravo ma non ha occhio per i trucchi, così ha mandato Mckay sperando non facesse disastri. Se ci siete arrivati anche voi allora sapete che...-
- Si, ma guarda!- saltò su a quel punto Harry, con gli occhi verdi incendiati - Lo sai che cazzo mi è successo stasera Duncan? Eh? Vuoi saperlo? Mi si è quasi spaccata la testa dopo che la mia fottuta cicatrice s'è rimessa a sanguinare! E sai quand'è l'ultima volta che mi è successo?- urlò quindi, vedendo Gillespie nascondersi il viso fra le mani - L'ultima volta è stato quando gli scagnozzi di Voldemort si sono rimessi a giocare, ecco cosa! E come se non bastasse siamo finiti in una guerra fra Mangiamorte e Zaratrox! Per quale cazzo di motivo non mi hai detto che i Mangiamorte sono tornati eh?-
- Aspetta un momento...- Duncan ora li guardava allucinato - Che diavolo ne sapete degli Zaratrox voi due?- ma entrambi tacquero stavolta, chiudendosi in un ostinato mutismo. Ora lo guardavano come due bambini messi in castigo. Imprecando fra i denti tornò a sedersi alla scrivania, esasperato.
- Sentite.- disse ammorbidendosi - Non so ancora bene che stia succedendo ma ho il fiato sul collo di Orloff e non so neanche in che cosa vi stiate invischiando voi, Weasley e quell'altro dannato di Dalton ma ormai ho le mani legate. Quando a Orloff è arrivata la voce che vi siete infilati in quell'obitorio ha spedito qua qualcuno per controllarvi.-
- Come prego?- Draco ora si sporse verso di lui, restando seduto con gli occhi sbarrati - Ha mandato un Osservatore!?-
- Che cosa?!- urlò anche Harry - Ma sei impazzito Duncan? Che cazzo facciamo adesso con un dannato impiccione che ficca il naso ovunque eh? No, spiacente! Io non lo accetto! Il posto vacante nella mia squadra lo riempio io come voglio! E non di certo con uno dei galoppini di Orloff! Diglielo quando lo vedi!- e balzò in piedi ma appena giratosi per andare alla porta e sbattersela poi alla spalle, trovò qualcuno che aveva già visto.
Era la ragazza di prima.
- Signor Gillespie.- disse, facendo un cenno austero col capo - Mi perdoni se entro in questo modo ma ho sentito che l'ambiente si stava surriscaldando.-
- Oh, ecco spiegato il mistero.- sibilò Draco, incurante della ragazza - E' lei l'Osservatore vero?-
- Signori, vi presento May Aarons.- disse Duncan, facendola andare al suo fianco.
Harry non disse nulla, restando in piedi con aria evidentemente bellicosa. Draco invece rimase svaccato in poltrona, scrutando il loro capo con occhio clinico. Si, non erano i soli ad essere disgustati da quella faccenda. Poi posò indolente lo sguardo sulla ragazza, del tutto indifferente a lei...peccato che in un attimo il vecchio Malfoy tornò alla luce come per scherzo. - Aarons?- frecciò maligno - Ma tu guarda...altri mezzosangue incapaci eh?-
- Draco!- borbottò Gillespie scoccandogli un'occhiataccia - Lei è la vostra Osservatrice. A tempo indeterminato si unirà alla tua squadra Potter. E non voglio sentire un'altra parola sull'argomento neanche da te Malfoy!-
- A tempo indeterminato?- riecheggiò il bambino sopravvissuto senza parole - Un corno Duncan!-
- Non posso farci niente. Ve la siete cercata!-
- Cercata una sega!- Harry era furibondo - Orloff manda qualcuno a spiarci e tu non dici nulla?!-
- Se mi è concesso...- interruppe la strega, facendo un passo avanti con aria molto professionale - Il Ministro mi ha incaricato di seguirvi solo perché teme alcuni guai coi babbani ma niente di più. Conoscendo la vostra squadra, ha preferito un supporto interno che in questo caso sarei io. E se lei, signor Potter, si sta preoccupando che io non mi possa amalgamare bene nella suo gruppo, le posso assicurare che conosco ogni cosa di voi. Tecniche, potenzialità e anche il vostro passato. Conosco la vostra istruzione magica e i vostri punti di forza. Io posso bilanciare perfettamente con le vostre pecche e porvi rimedio.-
Harry era sconvolto. Ma cosa cazzo era quella, un cyborg?
- Mezzosangue.- rognò ancora Draco, mettendosi in piedi - Spiacente, te lo scordi ragazzina.-
- Draco Lucius Malfoy,- attaccò quella bloccando i due ragazzi - nato il 1 gennaio di ventidue anni fa. Figlio di Lucius Malfoy e Narcissa Black. Auror di quarto livello. Sette O e tre E negli esami finali al M.A.G.O. della scuola di Magia di Hogwarts sotto il Preside Silente. Eccellente tecnica di spada, buon tiratore e se mi concede un parere personale, uno dei migliori alchimisti nati negli ultimi decenni. Figlio unico, erede universale della famiglia Malfoy, attualmente residente a Lane Street n°4. Nella squadra di Harry Potter da due anni, vive con l'ultimo qui citato da altrettanto da tempo. Animagus, in forma serpentina. Rettilofono. Estrema propensione alla violenza, prima uccidere poi fare domande. Nutre diffidenza e sprezzo verso mezzosangue e i babbani. Ho detto tutto?-
Draco, che aveva ascoltato quello sproloquio senza espressione in viso anche se Harry che lo conosceva poteva ben immaginare quali dannazioni stesse pensando, si rimise seduto, fissando la ragazza con aria serafica.
- Ho sette nei in fondo alla schiena che sembrano l'Orsa Maggiore. L'hai dimenticato.- sibilò glaciale.
- Draco!- lo riprese ancora Duncan.
- Draco un cazzo! Questa è andata a ficcare il naso nei registri!-
- Harry James Potter.- continuò l'Aarons imperterrita - Nato il 31 luglio di ventidue anni fa. Il suo nome è leggenda. Ha sconfitto Lord Voldemort all'età di un anno, poi alla scuola di Magia di Hogwarts sotto il preside Silente. Figlio di James Potter e Lily Evans, figliastro di Sirius Black. Auror di quarto livello, sei O e quattro E negli esami del M.A.G.O. Rettilofono. Eccellente tecnica di Difesa, un impressionante fiuto per le trappole in missione e una grande propensione al rischio. Tipico di lei è accendere la miccia di qualsiasi situazione esplosiva. Animagus, forma di rapace. Grande attitudine al volo e all'aggirare l'autorità, attualmente residente a Lane Street n°4 con la fidanzata, Elettra Baley e Draco Malfoy. Il suo incurante disinteresse per il pericolo, spesso porta guai a lei e ai suoi compagni ma a quanto si dice riesce sempre a cavarsela brillantemente, grazie anche al suo incrollabile sangue freddo.-
- Hai finito?- sibilò Potter che ne aveva già abbastanza.
- Si. Posso parlare liberamente signore?-
Duncan sbuffò, facendole un cenno affermativo.
- Vi posso assicurare che sono ben addestrata e mi sono preparata proprio per colmare le vostre lacune per tutto il periodo di tempo che starò con voi.- disse May Aarons, sempre con fare molto professionale - Quindi le ripeto signor Potter che non avrà problemi da me e mi adopererò per darle tutto l'aiuto possibile.-
Finita la storia, Harry e Draco si scambiarono un'occhiata d'intesa. Ok, la portavano a casa e poi la sgozzavano.
- Il quinto membro del gruppo è un altro.- disse il bambino sopravvissuto, fissando Gillespie.
- Infatti nessuno t'impedisce di portarmi questa persona davanti prima o poi.- disse Duncan - Ma per ora May starà con voi due. Viene dell'Irlanda e non ha ancora avuto tempo di trovare alloggio. Il Paiolo è pieno e anche le brande del turno di stanotte, quindi siete pregati...-
-...di trovarle un albergo.- disse Draco velenoso.
- Non posso, signore.- disse la ragazza - Io sono il vostro Osservatore e vivrò con voi.-
- Cosa??- stavolta Duncan non poté che capirli anche se stavano urlando tanto da spaccare tutti i vetri - E' una stronzata bella e buona!- ringhiò Malfoy fuori di sé - Una donna in casa io non la voglio!-
- Ma Elettra...-
- Elettra niente!- il biondo stava ribollendo - Io mezzosangue in casa non ce li voglio!-
Come no. Pochi minuti più tardi uscivano dal Ministero con il dente più avvelenato che mai e quella ragazza appresso.
Il borbottare pieno di bestemmie del biondo principe delle serpi forse non era molto fine, ma anche l'ex grifone avrebbe fatto come lui se non avesse avuto un minimo di delicatezza verso quella strana strega. Si sedette in macchina con loro, una volta tornati all'obitorio e per tutto il tragitto non disse una sola parola, limitandosi a guardare fuori dal finestrino. Harry ogni tanto le scoccava un'occhiata dallo specchietto e continuava a trovare la situazione del tutto assurda.
Orloff doveva aver fiutato qualcosa di bello grosso se spediva di punto in bianco qualcuno a controllarli.
E anche Duncan sapeva degli Zaratrox.
Ma in che diavolo di storia si erano cacciati eh? Comunque ormai qualcosa bolliva in pentola, ne era sicuro.
Mangiamorte e Zaratrox. Qui stava accadendo davvero qualcosa. Senza contare che Crenshaw si era mostrato anche a loro. Perché? Perché poi rischiare di colpire uno come Tristan con tanti anni di servizio?
Arrivati a Lane Street, Draco scese dalla macchina come un fulmine e incurante di May salì subito al primo piano. Gettò il mantello dove capitava e salì al piano superiore, senza neanche più rivolgere la parola a Harry che, povero demente, si ritrovò da solo con May. Quando si volse verso la ragazza, lei lo fissava molto intensamente.
- Che c'è?- bofonchiò.
- Ho sempre desiderato conoscerla.- disse, soave.
- Non è il caso che mi dai del lei.- replicò cercando di sciogliersi un pochino - Chiamami Harry. E scusa Draco...non ha un buon carattere ma dopo un po' uno ci si abitua al suo veleno.-
- Lo spero. Spero anche di essere di aiuto signor...Harry!- si corresse, sempre senza l'ombra di un'emozione vitale sul viso - E mi scuso per essermi introdotta qua in ora così tarda.-
- Non fa niente, in fondo non è colpa tua.- Potter sospirò, cominciando a farle fare il giro della casa. Le fece capire che Pinky non era carnivoro e che Gigì non era poi pazza come sembrava. La mollò nella stanza degli ospiti e dopo di che le dette la buona notte, avvisandola che la mattina i rumori in quella casa si sprecavano.
Andato su, s'infilò sotto la doccia dopo aver trovato Malfoy a mollo fino al collo nella schiuma della vasca.
Nella mano destra un calice di vino rosso, nella sinistra una sigaretta.
Il moro si lasciò accarezzare dal getto dell'acqua, poggiandosi di peso contro le piastrelle.
- Orloff sa qualcosa.- sentì Draco mormorare, oltre il casino della doccia.
- Probabile.- Harry aprì l'anta di vetro e afferrò l'accappatoio, poi uscito si sedette sulla sponda della vasca, fregando la sigaretta al biondo - Ho messo May nella stanza degli ospiti.-
- Che vada al diavolo.- sibilò Malfoy, finendo il vino di botto.
- Sbaglio o la odi più di quanto odi normalmente gli estranei Malferret?- chiese Potter, consapevole di cosa stava succedendo - Dai, non trattarla male solo perché è mezzosangue.-
- Tratto la gente come voglio, San Potter.- Draco posò il calice a terra, tornando ad affondare nella schiuma - Non mi va solo che la prima incapace venga qua a ficcare il naso negli affari miei, specialmente dopo che sa vita morte e miracoli su di me perché s'è letta la mia scheda.-
Harry sbuffò, sedendosi a terra, contro il muro opposto per guardarlo in faccia.
- Non le lascio prendere il quinto posto.- gli disse, di punto in bianco.
- Fanne quello che ti pare.-
- Malfoy...-
- Cosa, cosa?- disse, esasperato. Si girò, poggiandosi sul braccio che era lungo sul bordo della vasca.
- Non trattarla male perché vedi in lei Hermione.-
Un gemito sarcastico invase il bagno e Draco sollevò il capo al soffitto, ridendo amaro.
- Potter, Potter...- mugugnò pigramente - Cosa credi? Credi che odi la Granger perché mi ha lasciato?-
- Credo che odi essere rimasto senza di lei .- rispose Harry, guardandolo indulgente - O sbaglio?-
Non gli arrivò risposta così il bambino sopravvissuto si mise in piedi, stanco per la lunga nottata.
- Senti...- gli disse - Sul serio, mi spiace di averti detto nulla di Herm in questi anni ma ogni volta che se ne accennava anche per sbaglio tu sembravi infastidito, quindi ho lasciato perdere. Non volevo farmi i fatti tuoi, lo sai. Comunque nelle sue lettere...lei chiede sempre di te.- dicendolo, vide la mascella di Malfoy scattare me il biondo continuò a ignorarlo, crogiolato nel risentimento verso che qualcosa che nemmeno lui sapeva bene cosa fosse.
- Domani te le faccio avere. Notte Malfoy.- e se andò senza lasciargli replicare nulla, specialmente qualche maledizione visto che ormai doveva averlo esasperato più che a sufficienza.
Quando fu solo, Draco volse lentamente il capo verso lo specchio a parete alla sua sinistra.
Era rimasto il principe di Serpeverde? Lui più si guardava e più tornava al tempo in cui Hermione non era ancora entrata di prepotenza nella sua vita. Arrogante, cinico, freddo, calcolatore, maligno, algido e sprezzante.
Senza Hermione non era riuscito a restare la persone decente in cui lei l'aveva trasformato neanche per un giorno.
Gli sembrava di continuare a cadere, a cadere, a cadere...
E non c'era più lei a tenergli stretta la mano. Non c'era più lei a ricordargli quanto i mezzosangue fossero forti.
Non c'era più lei a ricordargli quanto fosse minuscolo in confronto alla bravura di una mezzosangue.
Non c'era più la sua voce, non c'era più il suo corpo morbido a caldo a scaldargli la notte e il giorno.
Maledetta. Maledetta Hermione Jane Granger.
Gli aveva fatto intravedere il paradiso e poi gliel'aveva strappato via.
Fosse maledetta fino all'ultimo dei suoi giorni.
Afferrò il calice e lo scagliò via, frantumandolo in mille pezzi...e poi si alzò dalla vasca, mandando all'inferno Hermione e tutto il dolore che gli aveva causato.


Intanto a Cameron Manor, il piccolo Tom Maximilien Riddle si stava preparando ad andarsene.
Accurato come solo un ragazzino coscienzioso sapeva essere, metteva magliette e abiti dei maghi all'interno del baule, insieme a un Mantello dell'Invisibilità e ad alcuni libri di incantesimi.
La sua camera era immersa nel silenzio, tranne per il ticchettio di un pendolo finemente elaborato che stava proprio sopra al caminetto spento, nonostante il freddo che si aggirava per il grande palazzo.
Bhè, partiva...pensò il piccolo, sedendosi sul suo lussuoso letto a baldacchino.
Guardò oltre le grandi vetrate, sui campi di Golden Fields, coperti per tutto l'anno di grandi margherite nere.
Gli sarebbe mancato quel posto. Anche sua madre.
- E io un po' ti mancherò?-
Tom si voltò, sorridendo - Certo Caesar. Siediti...-
Caesar Cameron, entrato nella stanza quasi in silenzio, si sedette accanto al bambino, carezzandogli dolcemente i capelli. Tom più lo guardava e più si chiedeva perché sui libri di storia e sui quotidiani, avido com'era di sapere, non leggesse altro che cattiverie sui demoni puri. Lui trovava la forza di Caesar affascinante. Come lo affascinavano i suoi capelli bianchi come neve e i suoi occhi come diamanti. Gli piacevano i suoi modi, la sua voce.
Anche sua madre, cioè la sua matrigna, era come lui. Lei era...quasi ipnotica. Cullava con la sua sola presenza.
E poi entrambi, anche se demoni puri, erano così dolci e affettuosi con lui.
Caesar era una brava persona, nonostante quanto tutti dicessero di lui.
- Allora, hai preso tutto?- gli chiese il demone guardando nel suo baule.
Tom annuì, ora un po' malinconico - Si, ho tutto quello che mi serve.-
- Che c'è?- Cameron gli carezzò il capo, sollecitando a parlare - Hai dei ripensamenti?-
- Stavo pensando...- Tom alzò gli occhi blu, ora scintillanti come stelle - Harry non vorrà vedermi. Non vorrà avere niente a che fare con me. Neanche i miei fratelli mi vorranno. E...anche la mamma è triste.-
Caesar non rispose subito. Rimase a osservare quel piccolo grande mortale.
Era strano per lui pensare qualcosa del genere per un umano. Caesar Cameron non li aveva mai amati particolarmente gli altri fuori dalla sua piccola cerchia. Fin da bambino, circa novecento anni prima, aveva sempre avuto paura delle loro dita, puntata dritte su di lui, sui suoi occhi e sui suoi capelli bianchi.
E poi...in fondo lui era di un altro mondo. Ma quel piccolo...quel piccolo grande mago ...
Caesar sperò che crescesse come suo padre non aveva potuto.
- Tua madre è triste per altri motivi, Tom.- gli sussurrò, tirandolo giù dal letto - E adesso ascoltami bene.- lo costrinse a guardarlo, con fare protettivo di un parente - Harry Potter forse potrà aver odiato tuo padre ma tu non hai colpa degli errori degli altri, tantomeno avrai mai colpa di ciò che i tuoi fratellastri faranno.-
- E per la mamma?-
Caesar stavolta abbassò il capo, evitando i suoi occhi di bambino.
- Temo invece che i dolori di tua madre siano solo colpa mia.-
Il piccolo Tom non fece più domande, né il demone dette altre risposte. Si limitò ad aiutarlo a finire le sue valigie, a chiudere tutto e poi scesero, davanti alla porta del palazzo.
Fu fra margherite nere e un debole vento che Tom Riddle disse arrivederci a quel luogo e prima di sparire alzò gli occhi sul castello, raggiungendo una finestra la cui stanza nessuno sapeva raggiungere.
E lì c'era lei. Lei che non l'aveva abbandonato, nonostante ciò che le aveva fatto suo padre.
Era tempo di sistemare le cose che suo padre gli aveva lasciato...e poi lui doveva anche ritrovare un'amica.
Si, forse se avesse aiutato Harry Potter a ritrovare anche Hermione...le cose si sarebbero potute aggiustare.
Era molto poco, lo sapeva. Però era tutto ciò che poteva fare.

 

 

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Capitolo 5
*** Capitolo 5° ***



 


Elisabeth Jenkins uscì con un gran sorriso dalla sala riunioni dell'associazione Strega e Nobildonna, Victoria Street, Londra.
Con lei molte altre streghe, dai sedici ai novant'anni, uscirono dalla fine porta bianca in stile liberty insieme alla loro presidentessa, Charlene Rainolds, forse l'essere magico più stupido sulla faccia della terra.
Era una giornata magnifica anche per il clima fresco di Londra e il cielo terso ricordò ad Elisabeth che il venerdì era il giorno più eccitante della settimana. Infatti lei solitamente lo passava a prepararsi per il sabato.
Salutò alcune amiche, poi si fermò a chiacchierare con Charlene, moglie di un membro facoltoso del Wizengamot.
- La conferenza è stata così interessante!- disse con fare sognante - Secondo me questa nuova formula magica che rende le streghe eleganti e aggraziate è un vero prodigio!-
La Rainolds era in brodo di giuggiole - Cara, tu non ne hai di certo bisogno! Sai perfettamente comportarti come una perfetta signora, come una perfetta padrona di casa e sei una strega eccellente.-
- Oh, Charlene...-
- Cara, suvvia! Questi seminari servono alle giovani debuttanti della nobiltà magica a trovare un marito e una sistemazione impeccabile. Tu questo l'hai già fatto.- disse ancora quella con un tono da oca che faceva vomitare anche i suoi figli di tre anni - Ne hai fatta di strada da quando avevi sedici anni e sei entrata qui la prima volta. Ora vivi niente meno che a Cedar House e Rose Mckay racconta meraviglie di te. E presto sposerai suo figlio...-
A quella frase, Liz arrossì violentemente. Si congedò in fretta, non trovando altro per sviare quel discorso e così si fermò a comprare dei fiori. Gigli bianchi.
Annusandoli, pensò al viso di Tristan. Lui adorava quei fiori...anche se non le aveva mai raccontato perché.
Arrossì di nuovo, pensando sempre a lui e a ciò che aveva detto
la Rainolds.
Sposarl
o...bhè, sarebbe stato il coronamento di un sogno. L'uomo di cui era innamorata e una figlia magnifica.
Il faccino perfetto di Dena la fece sorridere con calore. Lei adorava quella bambina.
Era perfetta come una bambola di porcellana. Con grandi boccoli bruni e quegli occhi verdi così simili a quelli del padre. Amava entrambi, viveva per loro e anche se da quattro anni era solo una tata, sapeva di essere molto di più per loro due. Sapeva di essere un porto sicuro e quello le dava forza. La faceva sentire apprezzata, parte della grande famiglia Mckay. L'avevano accolta anche se lei era solo una mezzosangue e col tempo Rose Mckay aveva iniziato a considerarla come una figlia, tanto da confidarle le sue speranze su un matrimonio con suo figlio.
Le si era riempito il cuore di gioia, ricordava ancora quella magnifica sensazione di appartenenza.
Ma Tristan in quattro anni non l'aveva mai sfiorata con un dito...e mai aveva parlato di un possibile cambiamento su loro due. Sospirò, pagando i gigli e andando a nascondersi in una via buia riuscì a Smaterializzarsi tranquillamente.
Arrivata a Cedar House però ebbe una brutta sensazione.
Davanti all'imponente cancello di ferro battuto trovò Miss Theresa, la vecchia custode di Tristan.
- Santo cielo!- una folata di vento magico le scompigliò i capelli castani, perfettamente curati in un taglio classico ed elegante - Theresa, cosa succede?-
La vecchia Magonò fece un gesto seccato con la mano, come per scacciare una mosca noiosa.
- La piccola e suo padre giocano.- disse, come se fosse ovvio.
- Giocano?- Liz spalancò gli occhi nocciola, sconvolta - Dena non starà usando di nuovo la magia!?-
- Ci fosse qua sua madre la userebbe senza tutte queste proibizioni.- sentenziò la vecchia, ignorandola.
A quella frase, Liz si sentì avvampare nuovamente. Eccolo, l'argomento tabù.
Theresa non faceva mistero che avrebbe rivoluto indietro la madre di Degona. Anzi...nemmeno gli elfi domestici, il maggiordomo e gli amici di Tristan ne facevano mistero, tantomeno Tanatos Mckay e sua madre, Nadine Mckay, la matriarca della famiglia. Sembravano tutti devoti a quel mostro che aveva abbandonato una bimba in fasce!
E Liz non li aveva mai capiti. A ventiquattro anni era giunta in quella casa, dopo appena due giorni dalla nascita della sua piccola Degona e sua madre era già sparita, senza lasciare traccia, senza dire nulla.
Lasciare una bimba indifesa tanto piccola...come aveva potuto comportarsi in quel modo?
Eppure tutti non facevano che evitare il discorso quando lei chiedeva spiegazioni. Assurdo! Sembravano quasi scusarla...ma in fondo cosa ci si poteva aspettare da un demone?, pensò la strega con stizza.
Ricordava anche gli occhi di Tristan quando si era presentata per occuparsi della bambina.
Quel giorno, quando lei per la prima volta aveva varcato quella soglia, l'aveva trovato seduto sul balcone, lo sguardo perso, con Degona in braccio. Per altri tre interminabili giorni non aveva dormito né mangiato, poi gli era come accaduto qualcosa...e di colpo era tornato il ragazzo allegro, almeno in apparenza, che era sempre stato.
E lei da allora divideva Cedar House con lui e Degona, come una madre, un'amica e quasi una moglie. Non v'era traccia della donna che aveva spezzato il cuore a Tristan. Liz spesso aveva cercato foto, ritratti, lettere...nulla. Solo nella camera di Tristan probabilmente era rimasta qualche foto di lei.
E poi...quell'anello d'oro, certo. Quel dannato anello.
- Accidenti!- sibilò, tornando alla realtà dopo una brusca botta - Adesso Tristan mi sente sul serio!-
Sorpassò i cancelli, poi s'immerse nelle siepi perfette di Cedar House, inondata dal profumo del glicine e dei fiori che Theresa si ostinava a curare maniacalmente ogni giorno. Tulipani, rose, gardenie, girasoli magici, narcisi, margherite...
Quella casa era stata studiata per rendere felice la bambina che la ospitava. In fondo, e Liz lo sapeva bene, Tristan non viveva che per sua figlia.
Li trovò davanti all'entrata, immersi nella fontana che ornava la piazzola davanti alla grande porta di casa.
La villa era sempre stata magnifica e aveva provocato l'invidia di parecchi maghi nell'alta società anche se Tristan e Jess, che spesso permaneva per molti giorni col fratello, non vi avevano più rimesso piede da quando la loro nonna paterna, Nadine, l'aveva lasciata per ritirarsi in campagna.
Per Jess e Tristan, i maghi e le streghe che lei invece ammirava, erano solo idioti pieni di spocchia.
- Tristan!- sbottò, vedendolo bagnato con un pulcino a ridere e scherzare con dei jeans babbani arrotolati sul ginocchio - Insomma, cosa stai facendo? Quell'acqua sarà fredda!-
L'Auror stava per risponderle quando ricevette uno schizzo in pieno viso e allora lasciò perdere la strega, tornando a prestare attenzione all'unica gioia della sua vita.
- Dena!- sbottò ridacchiando - Vieni qui subito!-
Una bimba, la più bella mai vista, gli scorrazzava attorno cercando di sfuggirgli, immersa nell'acqua fino a metà del suo piccolo busto. Era alta neanche un metro e anche tutta zuppa era una visione.
I boccoli perfetti, arruffati degni di una piccola peste, gocciolavano sciolti dalla coda in cui solitamente Liz glieli sistemava, e i grandi occhi verde smeraldo erano colmi di stelle, illuminati dall'affetto per suo padre.
Aveva l'incarnato molto chiaro però, quasi alabastrino, non normale per i bambini umani e quando Liz la vedeva arrossata per la gioia si sentiva meglio, specie quando dovevano uscire e mostrarsi alla società.
Tristan finalmente riuscì a prendere in braccio Degona e subito la piccola gli stampò un bacio sulla guancia. Poi quando la bimba si accorse di lei sorrise, illuminando tutto attorno a sé.
- Liz! Meno male che sei tornata!- disse, cingendo con le braccine il collo di suo padre - Vieni in acqua, dai!-
- Cosa?- Elisabeth rise, facendo segno negativo con il capo - Non ci penso neanche! E anche tu signorina, ti sembra il modo in un cui una bambina ben educata debba comportarsi?-
- Ma papà lo fa!-
- Tuo padre è un selvaggio.- ghignò Liz raggiungendoli.
- Oh, è questo quello che pensi di me?- ironizzò Tristan, uscendo dalla fontana - Così mi spezzi il cuore.-
- Avanti, in casa tutti e due!- ordinò la Jenkins - Andate a farvi un bagno caldo e poi asciugatevi. Il signor Rockford ci ha invitato per il pranzo a casa sua e non possiamo arrivare in ritardo, non sarebbe cortese.- e senza ascoltare lamenti s'infilò in casa, controllando che tutto fosse rimasto impeccabile come l'aveva lasciato.
Tristan e Degona invece rimasero in giardino, sospirando in coro.
- Papà...-
- Si diavoletta?-
Degona fissò il padre con un'espressione molto seria, quasi adulta.
- Quel signore è proprio noioso. E sua moglie mi rifila sempre quei biscotti alla zucca...-
- Sapessi che fa a me...-
- Cosa?-
- Niente, niente.- ghignò, sapendo di mandarsi al massacro visto che la signora Rockford era una maniaca bella e buona - Avanti, andiamo a farci un bagno, Dena.- sospirò, posandola a terra e prendendola per mano - O mi sa che Liz si arrabbierà parecchio. Comunque per domani sera ho una sorpresa per te, per farmi perdonare.- e le strizzò l'occhio, tanto che la bimba si eccitò subito - Viene a cena lo zio Milo!-
Se c'era una cosa che mandava ancora più in bestia Liz era il fatto che Dena adorasse Milo. La piccola adorava tutto di lui, a partire dai canini. Gli aveva perfino chiesto se da grande poteva farla diventare come lui, cosa che aveva mandava ai pazzi la sua tata che invece un po' mostrava rimostranze verso gli amici del suo datore di lavoro.
Liz andava molto d'accordo con Sofia che però si faceva vedere poco di recente, un po' meno con Jess ed era cordiale con Clay, Milo e Sphin solo perché era cortese per natura ma Tristan sapeva perfettamente bene quanto la strega fosse reticente a capire cosa lo legasse ai suoi compagni. Con Harry e Draco, Elettra, Blaise, Ron ed Edward invece era più gentile, forse perché tutti e sei erano famosi e provenivano da famiglie di maghi molto conosciute.
A volte la considerava un po' troppo rigida per quanto riguardava le persone che si sceglieva come amici ma in fondo Liz aveva fatto un vero miracolo per lui e Dena. Quindi non avrebbe potuto chiedere altro.
- Viene anche lo zio Jess.- aggiunse allora, carezzandole la testa - Anche Clay, Sphin, Harry, Draco, Ron, Edward, Blaise ed Elettra. Contenta?-
- Che bello, viene anche Draco!- Degona poi aveva anche una vera simpatia per Malfoy. Cosa stranamente reciproca. E dire che Malferret aveva sempre detestato i mocciosi. Forse Degona gli ricordava in realtà sua madre. E anche per Harry era la stessa cosa. Tristan lo pensava sempre. Degona era il ritratto di sua madre.
Assomigliava a Lucilla ogni giorno che passava...
- Papà?- Degona lo stava tirando per la mano, osservando con gli occhioni allargati - Andiamo?-
- Si, si...- e sorrise, prendendola di nuovo in braccio - Ok, diavoletta battaglia con la schiuma!-
E le risate tornarono all'interno di Cedar House, anche se in fondo non tutte erano sincere.


Le tapparelle abbassate lasciavano filtrare poca luce, nonostante fossero ormai le undici passate.
Il cielo di Londra si era fatto plumbeo e una pioggia incessante batteva da qualche minuto.
Draco stava nel dormiveglia, quel bel posto dove niente ancora lo disturbava...peccato che ben presto qualcosa arrivò al suo orecchio, infastidendolo. C'era qualcuno...c'era qualcuno nella sua stanza.
Fulmineo, afferrò il pugnale che teneva sotto il cuscino e si mise seduto, alzatosi di scatto come un serpente che attacca la preda. Con un gesto rapidissimo lanciò l'arma, spedendola contro il muro apposto.
Ormai sveglio, vide l'intruso...e non la prese ben per nulla.
- Che diavolo ci fai qua?- ringhiò.
May Aarons stava davanti al suo letto e lo fissava. Il pugnale le era passato accanto alla guancia ma lei non si era mossa. La ragazza passò lo sguardo sul suo viso, sui suoi capelli spettinati poi scivolò sul suo torace nudo. Ma tacque, senza dire nulla. In mano teneva un libro molto vecchio.
- Ti ho fatto una domanda.- le sibilò, restando seduto a letto - Cosa vuoi?-
La strega fece per la prima volta qualcosa che somigliava vagamente a un sorriso.
- Osservo.- rispose, pacata - Mi sto facendo un'idea di lei.-
Malfoy cercò di dominarsi. Come diavolo aveva fatto a entrare? La porta lui la chiudeva sempre a chiave!
Poi notò il libro che teneva in mano e la sua collera aumentò. Era il suo vecchio libro di pozioni e quando lei l'aprì, estrasse una piuma nera con fare curioso.
- Si circonda di cianfrusaglie signor Malfoy.- disse May, rigirandosi la penna fra le dita.
- Mettila giù.- le ordinò roco. Per un attimo si era sentito quasi scattare verso di lei, per farle del male.
- Come vuole.- rispose l'Aarons, posando piuma e libro sulla sua scrivania invasa da boccette e scartoffie, senza sapere cos'aveva rischiato toccando quel particolare oggetto. Tornò a scrutare la stanza buia del biondo, arredata con perfetto gusto, degno dell'ex principe di Serpeverde.
Sentendo che stava trafficando per vestirsi, May gli dette le spalle con fare noncurante.
Ora stava leggendo i titoli dei suoi tomi.
- Sono strabiliata. Lei è anche più esperto di quanto mi abbiano detto signore.-
- Chiamami signore un'altra volta e mi butto per terra e mi metto a urlare.- sibilò Draco, infilandosi pantaloni e camicia - Ma ti avviso: entra nella mia camera un'altra volta e giuro sulle pene dell'inferno che ti faccio passare la voglia, intesi mezzosangue?-
- Se mi permetti,- rispose lei con tono piatto passando a un tono confidenziale - il fatto che sia mezzosangue non implica che sia un'incapace.-
- Hn, ridicolo.- Draco si mise in piedi, cercando le sigarette sul comodino - Avanti, fuori di qui.-
- Certo. Ero solo venuta ad avvisarti che la colazione è pronta.- e detto quello filò fuori silenziosa, proprio com'era arrivata. Quando rimase solo, il giovane stette a fissare un punto vacuo nel vuoto.
Vedere quella piuma dopo tanto tempo che cercava d'ignorarla, anche se sapeva bene della sua presenza, era stato un risveglio abbastanza brusco. Dannazione, dannata quell'Auror e le sue manie!
Quando scese al primo piano Harry stava già a tavola con quella mezzosangue.
Stavano parlando del più e del meno e quando si sedette capì che per lui era meglio tacere.
Mangiò le uova strapazzate e mandò giù anche il bacon, senza particolare appetito.
- Ti piacciono le uova?- gli chiese May - Spero siano abbastanza calde.-
Lui grugnì in risposta, fissando ostinatamente il televisore. Ignorarla, voleva fare solo quello.
Harry invece sogghignò fra sé. May era rimasta la stessa della sera prima, solo i capelli bruni erano raccolti in una coda. Sembrava non fosse neanche andata a dormire ma indossava un corpetto di velluto sopra una camicia bianca.
Era carina, notò. Ma ancora parecchio rigida anche se scambiandoci quattro parole, Potter aveva capito che non era poi il robot che sembrava. Certo, non cambiava tono molto spesso però diceva sempre la cosa giusta.
Gli aveva raccontato dei suoi corsi per entrare a far parte della cerchia di Orloff, della scuola frequentata in Irlanda, della sua famiglia. In fondo era una brava ragazza, strana forse...ma sembrava amichevole e molto disposta ad aiutare.
Era una sua fan accanita in compenso. Sapeva vita morte e miracoli delle sue avventure a Hogwarts e si era sparata a memoria anche il fascicolo di Edward e Ron.
Il problema ora era solo Draco. Sembrava deciso a fare il riccio fino alla fine del mandato di May.
- Cos'avete in programma oggi?- chiese la ragazza, finite le uova.
- Oggi?- Harry guardò il calendario - Oh, oggi nulla. Riposiamo. Domani sera siamo a cena a Cedar House invece.-
- Cedar House? La casa del signor Mckay?- May parve eccitarsi leggermente - So tutto di lui!-
- Mi sarei stupito del contrario.- sibilò Malfoy acidamente, sorbendosi il caffè.
- Piuttosto...- Harry sospirò, ficcandogli un calcio da sotto il tavolo - May, mi spieghi bene in cosa consiste il tuo lavoro?-
La ragazza annuì, rimettendosi composta sulla sedia - Il Ministro Orloff, visti i precedenti della vostra squadra, ha espresso il desiderio che io venissi qui e...- sembrava non trovare il termine adatto.
- Ci tenessi fuori dai guai?- l'aiutò il moro.
- Si, esatto.- rispose lei - Col signor Gillespie abbiamo pattuito che entrerò a far parte della squadra per il periodo di tempo che il Ministro riterrà opportuno, quindi dovete considerarmi come un membro del gruppo.-
- Membro eh?- Draco staccò per un attimo gli occhi grigi dalla tv, fissandola con palese freddezza - Una serpe che striscia e racconta i fatti nostri al Ministro di pare un membro del gruppo?-
May non abbassò lo sguardo neanche per un attimo - Scusami...ma credevo che qui il serpente fossi tu.-
- Cosa?- sibilò il biondo già imbestialito, ma Harry si frappose fra i due fermando giusto in tempo. In quel frangente, grazie al cielo, arrivò Elettra in tenuta sportiva. Era andata a correre al parco prima che tutti si svegliassero e quando si ritrovò davanti alla Aarons, rimase un attimo spiazzata.
May si mise subito in piedi, facendo un cenno serioso e la Baley quasi credette di aver davanti una delle guardie reali.
- Oh, Ele...- Harry le presentò la nuova arrivata - Lei è May Aarons. È la nostra...Osservatrice.-
La biondina alzò un sopracciglio stranita e dopo aver notato l'espressione di Draco, si costrinse a sorridere.
- Molto piacere May.- disse, stringendole la mano - Vivrai con noi?-
- Si e grazie per l'ospitalità, signorina Baley.- scattò l'altra - Conosco il mirabile lavoro di suo padre ed è un piacere stringere la mano di sua figlia.-
Cosa stesse pensando la ragazza di Potter era chiaro anche ai ciechi e ai sordi, ovvero che quella era probabilmente una tossica comunque quando May tornò al tavolo, Elettra rimase ferma dov'era.
Si guardò la mano che May aveva stretto...
- Che c'è?- sussurrò Harry.
Elettra scosse il capo, scacciando una sensazione strana - Niente, niente...allora, avete fatto colazione?-
- Si, fra un po' arriva Babet.- ricordò Gigì, uscendo dal suo alveare e piazzandosi sul un muffin. Vi mise il piede sopra, come una conquistatrice, poi puntò il dito addosso May, compitissima.
- Ti avviso sorella!- sbraitò, con quella vocetta che rompeva sempre i timpani a tutti - Harry è mio, quindi non ci pensare neanche ad allungare uno dei tuoi miserevoli artigli da bellona, capito?-
- Che palle, ma perché non l'abbatti eh?- si schifò Draco, prendendosi tazza e giornale - Io me ne torno in camera.-
- Io veramente dovrei farvi qualche domanda.- disse May, bloccandolo.
- Falle al muro mezzosangue!- rognò il biondo, sparendo al piano superiore.
- Dray è di cattivo umore per caso?- tubò Gigì, svolazzando a mezz'aria.
- Lascialo perdere,- ridacchiò Harry - senti May...se vuoi più tardi faccio venire qua Ed e Ron. Ti va bene?-
- Benissimo!- rispose pronta - Devo prendere più informazioni possibili sulle vostre abitudini.-
- Credo che ti verrà naturale stare con noi dopo qualche sera di ronda.- ipotizzò Potter blandamente - Non è il caso che ci riempi di domande...almeno, di noi sai già tutto in fondo. Hai letto le schede.-
- Si ma potrebbe non essere abbastanza.- la strega portò l'attenzione, stranamente, sul bracciale del padrone di casa - Posso chiederti subito una cosa Harry? Tu e Draco non andate molto d'accordo, a quanto si dice.-
- Bhè, direi di si...- cacchio, quella era una domanda a trabocchetto. Era difficile rispondere!
- Però ho notato che avete gli stessi bracciali.- May gli prese il polso destro, facendo strillare Gigì come un'ossessa - Sono molto belli. È di platino, mi pare. Hanno un significato preciso?-
Ecco e adesso che cazzo le diceva? Che un dannato gagia li aveva legati a vita perché litigavano dall'età di undici anni?
Inoltre la ficcanaso voleva anche conoscere Sirius e Remus. Ce la vedeva a parlare con Sirius...
L'avrebbe pietrificata dopo un minuto di conversazione.
Alle due arrivò Babet a fare le pulizie ma grazie al cielo Harry si era portato via May, per farle fare un giro di Londra.
- Ti piace quella?-
Elettra sollevò il viso dal libro che leggeva, sorridendo verso Draco che stava a guardare la partita in tv con la testa sulle sue gambe. Gli dette appena un buffetto sulla guancia, tornando a leggere.
- Se devo essere sincera non mi convince.-
Malfoy staccò gli occhi dal basket, portandoli sulla biondina.
- Le ho stretto la mano.- continuò la Baley - E...non mi è piaciuto.-
- In che senso?-
- Non so...- Elettra sorrise, agitando la mano - Sono una sciocca, do giudizi troppo affrettati.-
- Come tu con le donne, ragazzo mio!- sbottò Babet alle loro spalle che faceva la polvere.
- Oddio, non ricominciare eh?- sbuffò il biondo stizzoso - Lasciami in pace Babet!-
- Certo, certo!- continuò la governante, raggiungendolo - Ma quand'è che anche tu troverai una brava ragazza come Harry? Guarda Elettra! Lei si che è una come si deve, non come tutte quelle che conosci tu, che sanno di caramella e che ti porti in camera!-
- Era vaniglia.- bofonchiò annoiato - E poi non voglio seccature.-
- Seccature!- Babet scosse il capo, ormai sapendo che era un caso disperato - Ah, ragazzo mio! Voglio proprio conoscerla la donna che ti ha ridotto così!-
- Hn...- e Draco non disse più nulla, tornando a guardare a partita di basket. A quanto pareva tutti in quei giorni cercavano di ricordargli l'unica che gli aveva portato via l'anima. Sembrava una vera congiura.
Comunque non scordò le parole di Elettra. Il sesto senso femminile era una delle cose in cui nonostante tutto Draco credeva molto, specialmente in quello della piccoletta.
Per cena mangiarono cinese, tanto perché non avevano voglia di usare i surgelati e May si segnò anche che non erano capaci di cucinare fra tutti e tre. Quando arrivò Ron poi fu un vero circo.
Edward era riuscito a sfangarla seppellendosi all'ippodromo, ma Weasley era stato attirato in trappola e poi messo al corrente della cosa. Dire che era rimasto senza parole davanti alla loquacità di May era dire poco. In oltre era molto imbarazzato, specialmente a causa di tutte le domande che quella gli propinò davanti agli involtini primavera.
Se da principio era rimasto incantato perché era carina e dall'aspetto mite, alla fine dovette buttarsi sui liquori per difendersi da quell'assalto. La ragazza gli chiese un sacco di cose sulla sua famiglia, sul perché si fosse buttato sulla Smolecolarizzazione, sulla sua amicizia con Harry. E infine anche sulle avventure passate a Hogwarts.
Era mezzanotte e ancora stavano attaccati alla tavola quando Draco ne ebbe basta.
Poco elegantemente mandò al diavolo la mezzosangue e il suo terzo grado, tornando a tapparsi in camera per la gioia di Elettra, così anche lei ebbe modo di ritirarsi da quell'incubo, lasciando però due poveri idioti in sala interrogatori.
Un'ora dopo, Ron scese nel portico di Lane Street.
- Porca di quella miseria...- echeggiò, una volta che Harry ebbe chiuso la porta d'entrata alle loro spalle.
- L'hai detto!-
- Cacchio! Sarà carina ma a momenti sa anche di che colore ho i boxer! Che cavolo avete fatto tu e il biondastro per far arrabbiare tanto Duncan eh? Se voleva vendicarsi per la faccenda dei demoni nel pub ce l'ha fatta!- alitò sconvolto. Si passò una mano fra i capelli rossi, cercando di rimettere a posto le idee ma era chiaro anche a Ron che qualcosa bolliva in pentola. Perché mandare qualcuno a controllarli e a tenerli buoni se non stava succedendo nulla?
No, convenne con il suo migliore amico. Stava succedendo qualcosa di grave e il Ministero voleva tenere fuori Harry Potter da quella faccenda, di qualunque cosa di trattasse.
- Sarà meglio fare qualche domanda in giro.- disse Weasley, ficcandosi il cappuccio in testa.
- Ok.- Harry annuì serio - Ma stai attento, mi raccomando.-
- Tranquillo, pesco Mundungus e in due ore saprò tutto. Ci vediamo domani sera da Tristan. Vado io a prendere Blaise, tranquillo e avviserò gli altri di May. Voi nel frattempo vedete di tenerla d'occhio.-
- Si, notte Ron.-
- Notte Harry...ah, una cosa...- il rossino tornò a girarsi, sorridendogli incoraggiante - Dormi tranquillo ok? Ce l'abbiamo già fatta una volta, te lo ricordi?-
Potter annuì, poggiandosi con la schiena alla porta.
- Ce l'abbiamo fatta che eravamo ragazzini. Adesso siamo tutti più forti quindi non stare a preoccuparti. Ti daremo tutti una mano e presto ritroveremo anche Hermione.- Ron gli strizzò l'occhio - Sorridi che ci siamo quasi! Ciao fratello!- e sparì, lasciando il moro solo, a guardare le stelle.
Se non altro il giorno dopo non ci sarebbe stato un altro temporale.

Cedar House era tutta illuminata quel sabato.
Il cielo notturno era coperto a sprazzi da nubi ma nei pochi squarci c'erano stelle molto luminose.
Erano stati accesi molti lampioni e alcune luci magiche soffuse che sembravano lucciole.
- Perché deve sempre essere così pomposa quella Elisabeth?- sospirò Theresa, accompagnando Harry e company verso la porta d'ingresso - Vi avverto che è anche più eccitata del solito. C'è la signora a cena e vuol fare bella figura.-
- La signora Rose?- chiese Elettra.
- Oh no!- la Magonò sorrise furbetta - La signora Nadine.-
- Wow, la nonna di Tristan!- ridacchiò Ron - Che tipo è?-
- Una tosta, credimi ragazzo!- disse la vecchia, spingendoli all'ingresso - La degna madre del signor Tanatos.-
- Gli altri sono già arrivati?- chiese Harry, picchiando ripetutamente sullo stipite. Al suo fianco c'era anche May che si guardava attorno tutta curiosa, con gli occhi scuri attenti e indagatori. Sembrava che stesse imparando a memoria tutta la villa e questo stava già mandando al manicomio parecchie persone. Dopo neanche trentasei ore insieme, Malfoy ne aveva già basta e per quanto facesse di tutto per evitarla, quella era sempre in mezzo.
A volte gli pareva addirittura di sentirsi braccato e l'ultima cosa che avrebbe voluto era avercela di nuovo fra le palle anche a cena. Aveva desiderato una serata tranquilla, invece se l'era presa sui denti anche perché quel maledetto di Blaise aveva dato forfait all'ultimo minuto. A quanto pareva aveva grane a casa sua.
In quel momento si aprì la porta ma alla loro altezza visiva non c'era nessuno...perché Dena si era precipitata in braccio a Draco, raddrizzandogli un pelo il cattivo umore.
- Ciao ragazzi!- cinguettò, stringendosi forte al biondo.
- Ciao bellissima!- ridacchiarono Harry, Ed e Ron riempiendola di baci e abbracci.
- Allora Dena?- le chiese Elettra - Tutto bene?-
- Benissimo!- assicurò - Stavo giocando con lo zio Milo e lo zio Jess! E tu chi sei?- chiese, guardando May con infantile curiosità. L'Aarons per una volta non fece il ghiacciolo. Sorrise alla bimba, stringendole dolcemente la mano. Si presentò e Dena, come Liz le aveva insegnato, le disse tutta computa che era la benvenuta.
- Povera stellina...- alitò Edward, quando entrarono nell'anticamera.
- Non c'è niente di male in un po' di educazione.- cercò di scusarla Ron.
- Se, come no!- Draco mise già la piccola che corse a chiamare Jess e Tristan. La guardarono e sospirarono di nuovo. Ecco che Liz l'aveva di nuovo vestita come una bambolina di porcellana: aveva indosso un vestito di raso color perla lungo fino alle ginocchia con inserti di pizzo sangallo. Si, sembrava un confetto.
- Se penso che conciavano anche me così...- sospirò Elettra disperata.
- Ma va?- Harry ridacchiò - Mi sarebbe piaciuto vederti!-
- Sono sicura che eri deliziosa.- disse anche May, sorridendo blandamente poi si volse verso Draco e quello dopo cinque secondi che lo fissava perse subito la pazienza.
- Che cosa diavolo c'è?- ringhiò, seccato.
- Niente...solo non credevo che ti piacessero i bambini.-
- Infatti non mi piacciono. Dena mi ricorda sua madre.-
- Ah si...Lady Lancaster.- May annuì tornando seria - Ho letto molto su di lei.-
- Ragazzi!- quell'urlo arrivò dal salone e dalla voce era di sicuro Clay - Che cavolo fate di lì? Il vino è di qua!-
- Se non altro la serata andrà giù con un po' di whisky.- frecciò Malfoy velenoso, andandosene per primo.
Raggiunto il salone, trovarono la combriccola di Jess seduta o sdraiata direttamente sui preziosi divani di pelle, attorno a un basso tavolino di vetro satinato e metallo su cui erano posati bicchieri di champagne e tartine.
- Ciao cuccioli!- disse Clay quando Harry si svaccò al suo fianco - Allora...mi hanno detto che Duncan v'ha reso la pariglia...- e allungò la mano a May, presentandosi. Lei praticamente imparò a memoria particolari e nomi di tutti, molto solerte nel spiegare perché fosse lì e nel difendere Orloff a oltranza.
Peccato che nessuno dei presenti fosse un amante del Ministro e lasciarono subito perdere l'argomento, prendendo in giro Harry e Draco che si erano meritati l'Osservatrice.
- Allora?- chiese Elettra baciando tutti sulle guance - Tristan e Liz dove sono?-
- In cucina a litigare su cosa darmi da bere.- sibilò Milo, entrando dalla porta laterale.
- Oh, la ragazza rompe ancora su cosa mettere a tavola?- frecciò Draco ironico.
- La ragazza non vuole che Dena veda certe cose, Malfoy.- sentenziò Liz entrando con un altro vassoio.
- Ciao Liz!- la salutarono - Tutto bene?-
- Benissimo.- rispose sorridente - Siete affamati spero.-
- Io da matti.- l'assicurò Morrigan glaciale, indugiando sul suo collo.
- Divertente, molto divertente.- replicò la Jenkins - Qualcuno ha visto la signora Nadine per caso?-
Jess si sporse un po' lungo lo schienale del divano - Nonna!!- urlò - Nonna, dove sei?-
- Aspetta zio, vado a cercarla io!- disse Dena, saltando giù dal divano e correndo a cercare la vecchia strega.
- Non correre!- le disse Liz.
- Allora gentaglia?- Jess si versò altro champagne, ridendo - Tristan mi ha detto che eravate all'obitorio.-
- All'obitorio?- Sphin ridacchiò, fissandoli con occhio divertito - Visita di cortesia?-
- Magari. Abbiamo trovato un mezzo demone sulla finestra che ci ha dato un bel benvenuto.- lo ragguagliò Ron - Aveva tanta di quella Polvere Reincorpora da resuscitare anche la cenere!-
- Vogliamo evitare di parlare di queste cose davanti a Dena?- propose Liz con fare indulgente - Non voglio che senta sciocchezze su zombie e specialmente su demoni.-
- Stupidaggini.- borbottò una voce roca alle loro spalle - Non c'è argomento migliore per la diavoletta.-
Harry e i ragazzi si voltarono, trovando sulla porta del salone una vecchietta dall'aspetto mite. Aveva i capelli bianchi raccolti in una crocchia, una spilla di madreperla a chiuderle un abito serioso ma di ottima fattura, di colore blu intenso.
Portava un bastone da passeggio a cui si appoggiava e per mano aveva Degona, tutta sorridente.
Peccato che, a differenza dell'aspetto mite, avesse una lingua parecchi sferzante.
- Oh, nonna!- Jess si alzò in piedi, per farla sedere - Ti presento Harry Potter, Ron Weasley, Edward Dalton, Draco Malfoy, May Aarons ed Elettra Baley.-
- Ti piacerebbe sapermi tanto rimbambita da non ricordarmi neanche un nome, eh?- frecciò al donna, sedendosi con portamento fiero. Scrutò a lungo Harry, poi sorrise con fare astuto - Conoscevo tuo nonno ragazzo.-
Potter s'illuminò in un attimo, facendo sorridere Draco fra sé.
In fondo lo Sfregiato non aveva mai conosciuto nessun parente stretto.
- E conosco anche tua nonna materna!- sbottò Nadine Mckay, puntando il bastone al naso di Malferret.
- Mi spiace per lei.- rispose Draco, a tono.
- Se non altro hai la lingua forcuta dei Black, mi consola solo questo ragazzo. Allora, che c'è per cena?-
Risero tutti quanti, trovando la signora un vero portento. Assomigliava proprio molto a Tanatos!
- Signora, desidera qualcosa di analcolico?- le chiese Liz premurosa.
- Te lo sogni.- rispose brusca - Jess, voglio un whisky.-
- Ma prima di cena nonna?-
- Ogni momento è buono per bere.- replicò sagace.
- Come hai ragione Nadine.- sbuffò Milo.
- E tu vedi di stare zitto Morrigan! Abbiamo la stessa età e tu sembri ancora un ragazzino...- sbuffò, secca.
- Avete la stessa età?- si stupì Edward - Ti credevo con qualche secolo in più sai Milo?-
- Sono più fresco di quello che si dice.- ridacchiò il Diurno, prendendosi in braccio Dena - Allora diavoletta? Che hai fatto oggi?-
- Oh, siamo stati da quel noioso signor Rockford.- disse la bambina - Vero papà?-
Tristan entrò nel salone con un bicchiere già mezzo vuoto in mano, tutto sorridente - Ciao gente. La cena è pronta fra qualche minuto. Si, siamo stati da Rockford. Sua moglie va in brodo di giuggiole quando un Mckay si presenta alla sua porta, senza contare che i suoi adorati figlioli hanno potuto sfilare come delle bomboniere.-
- Ridicolo!- sentenziò Nadine buttando giù il whisky.
- Non essere così duro, dai!- sorrise Liz un po' imbarazzata - In fondo sono bravi bambini.-
- Ma davvero? Hanno cercato di ficcare un dito nell'occhio a Dena.- replicò Tristan sbuffando - Meno male che si sa difendere. Vero diavoletta?-
- Si!- cinguettò allegra - Non sanno fare magie loro!-
- Degona Lumia Mckay!- sbottò Elisabeth - Ti ho detto che non devi usare la magia! Non puoi! Sei piccola!-
- Ragazzi andiamo a tavola, eh?- propose Jess, per evitare altre scenate - C'è l'arrosto.-
- Meno male, sto morendo di fame.- sospirarono in sincrono gli ospiti.
Davanti ai piatti stracolmi e a calici panciuti pieni di vino rosso di ottima annata, la conversazione scorse fluida e leggera. May fece i complimenti ai padroni di casa, a Liz specialmente per come manteneva Cedar House.
- E così sei un'Osservatrice.- disse Tristan - Non è duro seguire Harry e Draco?-
May sorrise, fissando Malfoy di striscio - Non particolarmente.-
- Ci avrei giurato.- ironizzò il biondo acidamente.
- Avete detto di aver visto un mezzo demone, se ho ben capito.- disse Nadine con il suo tono imperioso.
- Si, si chiama Jeager Crenshaw.- disse Harry - Un cerca guai.-
- Com'è un mezzo demone?- chiese Degona, curiosa.
Liz si strozzò con le patate arrosto - Tesoro...come dire...-
- Tipo tu zio Milo?- chiese ancora la bimba, voltandosi verso il Diurno.
- No, amore. Io sono un vampiro.- le disse, sorridendo.
Degona sorrise divertita - Se divento un vampiro anche io mi verranno i denti come i tuoi?-
- Tesoro, se vuoi solo i suoi denti basta cavarglieli.- frecciò la sua bisnonna, troppo divertita dalla faccia sconvolta di Elisabeth - Comunque un mezzo demone ha l'aspetto di un uomo normale.-
- Ma non è un uomo normale.- intervenne Liz sollecita - E' malvagio.-
- Pettegolezzi cara!- Nadine ora osservava la tata della nipote con aria serafica - Anche gli esseri umani sono malvagi.-
- Quando mi difendi a spada tratta mi stai quasi simpatica, sai Nadine?- gorgogliò Milo.
- Zitto tu!- La vecchia si sporse verso Dena, posandole una mano sulla testa ricciuta - Piccola, cerca di non avere mai pregiudizi su nessuno, capito? O non sei una Mckay!-
- Lasciando fuori Jess.- ridacchiò Harry.
- E anche Tristan.- concluse Elettra - A te non piacciono i croen o sbaglio?-
- Figurati, dopo che ho rischiato di essere divorato da un branco di quelli li amo con tutto me stesso.-
Arrivati al dolce si erano quasi dimenticati della questione, con sommo sollievo di Elisabeth.
Gustarono ognuno la sua fetta di torta preferita e mentre Dena mangiava la sua meringa, Nadine si mise a parlare con Milo dei vecchi tempi. Harry e gli altri li ascoltavano attenti e molto curiosi. In fondo Milo era nato qualche decennio prima della nonna di Jess e Tristan e ne avevano viste di cotte e di crude.
- Allora, come va coi francesi?- chiese alla fine la donna - Vogliono ancora la legge sulla registrazione?-
- Ma certo, figurati se Leblanc molla.- rise il Diurno - Vuole proprio rompere le palle a tutta la comunità oscura.-
- Potrebbero dar fastidio anche a Dena?- si allarmò Elettra.
- No, non credo.- rispose Jess serio, mentre la bimba alzava lo sguardo verde sugli adulti - In fondo non ci sono segni che sia...diversa.- concluse, schifato dalle sue stesse parole - E se ci provano avranno un bel po' guai.-
- Cosa vogliono farmi?- mormorò la bimba, senza capire.
- Oh, niente amore.- la rassicurò Liz - Non preoccuparti.-
- Perché vogliono registrarmi con lo zio Milo?-
Cavolo, la piccola aveva il cervellino svelto!, pensò Harry stupito.
- Per tua madre.- rispose Nadine pacata, infrangendo il tabù e lasciando Liz senza parole.
Degona a quel punto tacque. Stette zitta a lungo, proprio come Jess e Tristan ma dopo un attimo si volse verso suo padre, con le delicate sopracciglia alzate - Allora ho una mamma anche io? E dov'è?-
Tristan sgranò lo sguardo stupito e Nadine per poco non fece cadere il suo bicchiere.
- Che storia è questa?- sbottò verso i nipoti - Tristan! Ma che hai detto a questa povera bambina?-
- Ma...io...io niente...- alitò sconvolto.
- Come sarebbe?-
- Cioè...Dena non ha mai chiesto niente e io non le ho mai detto niente...-
- Ah, ma bravo!- sua nonna era scandalizzata - Hai un prigioniero nelle segrete. Per quanti giorni aspetti a dargli da mangiare anche se non te lo chiede? Quando sarà moribondo magari?-
- Bella metafora.- borbottò Clay.
- Allora ho una mamma davvero oltre a Liz?- Degona sembrava tutta eccitata - Dov'è la mia mamma?-
- Tesoro.- Elisabeth la prese in braccio, stringendola forte - Tua madre è...dimentica quello che abbiamo detto.-
- Liz, senza offesa ma forse dovresti lasciar fare a mio nipote.- la interruppe Nadine gelida.
- Cosa? Non vorrete dirle tutto spero!-
- Tutto cosa?- la vecchia la scrutava indagatrice - Non c'è niente da nascondere.-
- Oh, mi perdoni ma c'è un bel po' da nascondere! Non pensa al bene di Dena?-
- Ci deve pensare Tristan, non tu.-
- Dena è come una figlia per me!- sbottò la strega, sconvolta.
- Si ma non sei sua madre!-
Fu come prendere uno schiaffo e allora Liz tacque, abbassando il capo.
- Liz...perché sei triste?-
La bimba la guardava preoccupata, aggrappata alle sue braccia.
- Adesso basta, smettetela.- Tristan era incollerito con sua nonna per aver risposto in maniera tanto brusca ad Elisabeth ma era anche infuriato con se stesso. Che imbecille. Come aveva potuto credere che sua figlia non si facesse delle domande su sua madre?
- Sai piccola...la tua mamma la conoscevamo tutti.- sorrise Harry, cercando di spezzare il ghiaccio.
- Allora è morta?- mormorò la bimba, intristendosi.
- No, non è morta.- rispose la sua bisnonna scoccando occhiate truci ai suoi parenti - Questi svitati di tuo zio e di tuo padre si sono ben guardati da provocare incomprensioni, eh? Santo cielo, Tristan sei uno zuccone!-
- Ma che ne sapevo io...- borbottò, non sapendo da che parte cominciare.
E adesso che diceva? Che diceva a sua figlia quando neanche lui in fondo sapeva poi molto?
Accidenti!
Usciti da Cedar House, i ragazzi rotearono gli occhi pensando alla nottataccia che aspettava Tristan.
- Se l'è cercata.- bofonchiò Clay, accendendo una sigaretta contro quella di Draco.
- Lo dicevo io che la Jenkins andava bevuta subito.- sbottò Milo, avvolgendosi nel mantello - Quella dice un sacco di forate sui demoni, così adesso magari la piccola non capirà un accidenti di Lucilla!-
- Di sicuro visto che non sapeva neanche di avercela una madre.- concluse Draco ficcandosi il mantello sulla zucca - Sentite gente, ci vediamo lunedì mattina al Ministero. Ora scusate ma sono davvero a pezzi.-
- Torni a casa Dray?- chiese Elettra - Non vieni con noi a bere qualcosa?-
- No, no...- non ci pensava neanche. Per lo meno si sarebbe tolto dalle scatole l'Aarons per qualche oretta.
Così si salutarono davanti alla porta di casa Mckay e se pensò di andare da Blaise, dovette farsi passare la voglia perché non voleva infilarsi in un'altra riunione di famiglia. Una volta tornato a Lane Street, Malfoy aveva una voglia folle di ficcarsi di nuovo in una vasca con una bottiglia intera di vino e magari anche una canna.
Peccato che non avesse più un tubo per rollarsela.
Arrivato sotto casa però dovette faticare un bel po' per trovare le chiavi in tasca...quando, stranito, volse lo sguardo verso il basso. Sui gradini di casa sua c'era un ragazzino addormentato. E non sapeva che quel bambino era il destino.
Era appoggiato a un grosso baule e se ne stava lì tutto solo, avvolto in un giubbotto troppo leggero.
Che cacchio ci faceva quel moccioso lì sui suoi gradini?
- Ohi...tu, bimbo!-
Draco lo scosse non molto morbidamente e il ragazzino aprì gli occhi blu, mettendolo a fuoco.
- Ciao!- scattò il bambino, saltando in piedi. Lo fissava attentamente, da capo a piedi, come se lo conoscesse.
- Ciao...- rispose Malfoy, scocciato - Ehi, ma lo sai che ore sono? Dovresti essere a casa tua babbano della malora!- e fece per aprire la porta ma il nanetto gli si aggrappò praticamente alla cinta, tirandolo indietro - No, aspetta un attimo, per favore! Tu sei Draco vero?-
- Si e tu chi sei, l'allibratore della via?- sbuffò il biondo sarcastico - Via, fila a letto ragazzino!-
- Insomma, per favore ascoltami! Mi chiamo Tom! Tieni!- e gli mollò in mano una lettera, lasciando Malfoy alquanto perplesso. E che roba era quella? Che voleva quel bamboccio da lui?
Scorse l'intestazione della missiva e rimase un attimo spiazzato.
"Lettera di presentazione di Tom." c'era scritto.
Fissò di nuovo il ragazzino, stranito.
- Ma si può sapere chi sei?-
- Tuo cugino.- fu la semplice risposta.
Ok, era uno scherzo. Un altro dei bastardi scherzi di Potter. Se lo prendeva lo strozzava.
- Senti, coso...- sibilò, massaggiandosi le tempie - Non so quanto ti abbia pagato Harry ma non sono dell'umore stasera, quindi a meno che tu non venda fumo puoi anche andare a stenderti in mezzo alla strada e farti schiacciare da una macchina ok? Ti saluto! Ma tu guarda... non ci sono più i bambini di una volta! Babbani!-
- Draco ma mi ascolti? Non sono un babbano! Sono un mago! Leggi quella lettera!-
- Ma si...leggiamo! Chissà che avrà scritto quell'imbecille!- e stracciato il sigillo in cera, lesse rapidamente la missiva...per sbiancare in gradazione, fino a diventare totalmente cianotico.
Quando rialzò lo sguardo sul piccolo Tom, capì che non era affatto uno scherzo...
Probabilmente stavolta sarebbe stato Potter a non prendere per nulla bene quella storia.
Si, stavolta Harry Potter, il bambino che era sopravvissuto, avrebbe scatenato l'inferno.

 

 

 

 

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Capitolo 6
*** Capitolo 6° ***


 

 

Blaise Zabini fissava il vuoto mentre attorno a lui regnava un minaccioso quanto gelido silenzio.
Stava seduto su una sedia, in mezzo a una stanza priva di finestre.
Il labbro inferiore spaccato, i polsi feriti da una corda e quello sinistro molto più dell'altro sanguinava copiosamente.
Un livido del colore delle sue iridi stava cominciando ad allargarsi su uno zigomo.
Sentiva un forte dolore alla nuca ma nel complesso non stava messo peggio del bastardo che l'aveva attaccato alle spalle e che l'aveva ridotto in quello stato. Con uno sforzo, alzò di nuovo il capo e sogghignò.
Un rivolo di sangue gli colò lungo la bocca e poi sulla mascella, finendo lungo il collo.
- Che cazzo ridi?- sibilò la voce del mago che gli stava davanti.
- Cosa rido?- Blaise lo guardò sornione - Sei rimasto l'idiota che eri.-
- Ah si? Tu invece hai imparato a difenderti Zabini.-
Il tizio aveva praticamente la mascella a pezzi e faticava a parlare. Solo l'orgoglio e il desiderio di uccidere Blaise lo tenevano in piedi. Lo ammetteva. Attaccarlo alle spalle e di notte al momento era sembrata un'ottima soluzione.
Invece si era rivelata un'arma a doppio taglio.
Rafeus Rodolphus Lestrange si appoggiò con la schiena al muro della stanzetta, continuando a fissare il suo nemico con occhi felini. Gli occhi dei Black e dei Lestrange. Neri come la pece, come quelli di Bellatrix.
I capelli scuri erano mossi, quasi rasati sulla nuca e scomposti in cima al capo.
La mascella squadrata e spessa era volitiva, denotava virilità.
Indossava una sfarzosa giubba violacea, ornata d'oro, con lo stemma dei Lestrange sul cuore. Tutta quell'ostentazione però non serviva a niente di niente. Infatti Rafeus trasudava un che di equivoco che niente avrebbe mitigato.
Di statura superiore alla media, la sua ossatura era possente, di spalle quadrate, col naso carnoso e irregolare.
I suoi guanti neri erano sporchi del sangue di Blaise e qualche schizzo gli era finito sulle labbra, che lui si era leccato voluttuosamente. Il ghigno sfrontato di lui divenne subdolo quando Blaise fece una smorfia, diventando sempre più pallido. Stava perdendo troppo sangue dal polso sinistro.
Temeva quasi che Rafeus gli avesse tagliato le vene ma dubitava che gliene sarebbe importato qualcosa se fosse morto dissanguato. No, il primogenito della compianta Bellatrix aveva ereditato la sua eccitazione alla vista del sangue, alla vista della violenza. Era folle. Folle, ma non molto furbo. Almeno da quanto ricordava Blaise.
E infatti non era per niente intelligente. Stava mostrando le sue carte prima che il nemico fosse stato sconfitto.
- Allora Blaise?- Rafeus l'osservava quasi interessato - Da quanto non ci vediamo? Dieci, undici anni? Sai, la vita in Germania non è stata male, lo ammetto...ma avrei voluto essere qui quando sono scoppiati i fuochi d'artificio, sai?-
- Affanculo...- rispose Zabini, sogghignando.
- Hn. Draco come sta eh?- continuò, girandogli attorno - Mia nonna ha detto che il mio adorato cugino se la fa con Potter.-
- Cosa vuoi farci.- lo schermì l'ex Serpeverde - I gusti sono gusti, no?-
Quella era un'allusione bella e buona ma Rafeus fece finta di non coglierla anche se entrambi sapevano a cosa Zabini si stesse riferendo. O meglio, a chi.
Vanessa. Dietro a una facciata tutt'altro che trascurabile, quella ragazza celava con scaltra maestria la sua vera essenza malvagia, la natura gretta e avida di chi non si accontenta mai. Se ci si fermava alla scorza, era stupenda, come Bellatrix. Capelli castano scuri lunghi fino alla vita, lisci e lucenti. Occhi neri come l'inferno.
Ma era viziata, capricciosa, egoista oltre ogni dire, vendicativa. La copia di sua madre.
La sua bocca carnosa, rossa e sensuale che ingannevolmente faceva pensare alla passione, rivelava progressivamente l'avidità che la divorava mentre i suoi pungenti occhi scuri lasciavano trapelare ormai apertamente la sua cupidigia. Sul fratello aveva un ascendente inimmaginabile e con lo sfoggio di qualche graziosa moina, da lui riusciva a ottenere tutto.
Se la sua conoscenza di quei due fosse stata meno profonda, Blaise non avrebbe mai potuto immaginare cosa celavano. E invece lo sapeva. Fra quei due, di amore fraterno ce n'era molto poco.
Ciò che scorreva fra loro era un amore avvelenato, c'era del torbido, del malato.
Sarebbero stati pronti a uccidersi a vicenda ma non per questo si negavano piaceri che scaturivano più che dal desiderio, da una lussuria incontrollata.
- Dov'è lei?- chiese Blaise, continuando a sorridere debolmente.
- Oh, sta finendo di firmare il suo contratto di lavoro.- disse Rafeus, indulgente.
- Lavoro?-
- Già...in fondo alcune lezioni devono ancora attecchire, non credi Blaise?-
- Ma di che cazzo parli?-
- Parlo di ciò che Hogwarts non si aspetta.- Il mago si fermò davanti a lui, afferrandogli il mento fra le dita - Sarebbe bello farti morire qua...farti annegare nel tuo sangue. A mio cugino piacerebbe un simile regalo, ne sono certo. Ma voglio far patire a Draco le pene dell'inferno...per questo ti lascio vivere. Ti farò lentamente a pezzi Blaise. Per lui sei come un fratello...- il suo ghigno ora aveva un che di perverso - Vi farò soffrire entrambi, vi avvelenerò l'esistenza, ammazzerò tutti quelli che avete cari...e infine verrà il vostro turno. Ma farò vivere Draco abbastanza lungo per vederti agonizzare. E quella sporca mezzosangue farà la tua fine! L'avrò sotto i suoi occhi e poi le spezzerò il collo!- e detto quello lo colpì con forza al viso, facendolo cadere dalla sedia.
Una volta a terra, Blaise rimase a boccheggiare, fiacco per la perdita di sangue e il duro colpo ricevuto.
Dannazione, la vista gli si annebbiava...
L'ultima cosa che sentì furono i lenti passi di Rafeus che si allontanava...poi l'odore di fumo e il calore del fuoco gl'invasero le narici. Quindi perse i sensi.


- Questo caffè è davvero forte...-
- Strozzatici.-
La dolce frase era appena stata detta da Draco Lucius Malfoy col suo solito fare noncurante anche se stavolta, allo scoccare dell'una di notte di quel sabato inconsulto, il biondo ex Principe della casa di Serpeverde aveva i suoi dubbi molto seri su ciò che avrebbe portato il loro avvenire. Non era mai stato tipo da farsi domande troppo pressanti, tantomeno si era mai preoccupato del futuro. Era sempre stato troppo menefreghista per farlo...ma ora vi era costretto.
Sollevò di nuovo il viso dalla lettera che aveva sotto gli occhi argentei, vergata da una calligrafia maschile elegante e regolare. La mano che aveva scritto quella lettera gli aveva anche mandato il bambino che ora sedeva alla sua tavola, a casa sua a Lane Street. Quel bambino, suo cugino...Thomas Maximilien Riddle.
Il figlio di Tom Marvolo Riddle, Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato, Lord Voldemort, il mago che aveva vissuto in quel mondo per uccidere tante persone innocenti, il mago che aveva massacrato famiglie intere. Il mago che aveva distrutto la sua infanzia. E ora stava seduto davanti al suo unico figlio.
Un bambino come tanti altri. Un piccolo mago di non ancora undici anni.
Tom gli stava seduto davanti, compito sulla sedia troppo alta, parecchio intimidito.
Se non fosse stato paradossale, Draco si sarebbe messo a ridere. Quel ragazzino gli ricordava tremendamente un tipetto che aveva incontrato anni prima. Un tipetto che da bambini non aveva esitato a diventargli nemico, nonostante la sua aria sperduta. Oh, quel bambino del passato aveva dimostrato un vero cuore da Grifondoro.
E Draco si era dimostrato un vero Serpeverde in fondo.
Ma ora suo cugino gli stava davanti. Il figlio di Bellatrix a quanto era scritto.
- Sei nato ad Azkaban, vero?- sussurrò Draco, accendendosi una sigaretta.
Tom, arrossendo vagamente, annuì - Si.- mormorò. La voce un po' gli tremava - Mia madre era incinta quando è stata imprigionata ma non ero figlio di suo marito. Questo lo svelò mio padre alla mia matrigna dopo che lei venne ad Azkaban a prendermi. I Dissennatori mi avrebbero ucciso e nessuno del Wizengamot avrebbe mosso un dito. Mio padre era già stato ridotto a uno spirito da Harry, quindi non mi restava che la mia matrigna.-
- Lucilla...-
Tom stavolta sorrise radioso - Si, è lei che mi fa da mamma.-
- Ma si può sapere dove diavolo sei stato finora?- Draco era allibito, non ci capiva più un tubo - Insomma, io non ho mai sentito parlare di te! Lucilla non ci ha mai detto nulla e all'improvviso ti scaricano qua davanti alla porta di casa e questo Caesar mi dice che io e Potter siamo anche i tuoi padrini...- stava solo leggendo quelle righe ma quando ne capì il senso sbiancò - COOOOSSAAAA???- balzò in piedi e Tom fece una piccola smorfia.
- Come sarebbe che siamo i tuoi padrini??- urlò, cominciando a versarsi una buona dose di whisky.
- E' stata la mamma a deciderlo, due anni fa quando mi hanno battezzato.- borbottò il piccolo, nuovamente in imbarazzo - E comunque non mi hanno scaricato qua. Caesar te lo spiega...-
- Ma si può sapere chi è questo Caesar?!-
- Non lo sai? Caesar Cameron.- spiegò Tom sorridendo - Io vivevo con lui a Cameron Manor, nel Golden Fields.-
Ok, non sarebbe bastato un solo bicchiere purtroppo. Draco mandò tutto giù d'un sorso, attaccandosi direttamente alla bottiglia. Quando il liquore arrivò a bruciargli lo stomaco, tornò a sedersi.
Si passò una mano fra i capelli, letteralmente distrutto. Cavolo, lui non ci sapeva fare in quelle situazioni!
Era per metà un Malfoy e per metà un Black. Lui i guai l'ignorava!
- Cazzo...- sospirò, poggiandosi a tavola su un gomito. E adesso che diceva a Potter?
- Non volevo turbarti.- disse Tom, contrito - Io volevo solo vedere Harry.-
- Lascia che ti spieghi una cosa sullo Sfregiato!- sbottò Malfoy, puntandogli il dito addosso - Quello quando entra qua darà in escandescenze, va bene? Gli puoi toccare tutto ma appena dici Voldemort quello dà i numeri, intesi?-
- Ma io voglio aiutare...-
- Ma aiutare in cosa?- e si attaccò di nuovo alla bottiglia - Perché non sei rimasto a Golden Fields?-
- Perché i miei fratellastri vogliono fargli del male.-
Ora i due si fissavano negli occhi. Le iridi blu di quel ragazzino sapevano molto, pensò l'Auror. Fin troppo.
- Cosa sai?- gli chiese allora.
Tom sospirò, spostando quel caffè disgustoso da davanti al suo povero naso.
- Ecco...io so di Rafeus e Vanessa. Me li ha fatti vedere Caesar e so che anche se sono tornati da poco a Londra, hanno già richiamato una bella cerchia di Mangiamorte attorno a loro. La mamma mi ha raccontato dell'ultima guerra e visto che ho un bel debito verso Harry, ho deciso di venire a dare una mano.-
- A meno che tu non sia corazzato non credo che potrai essere di alcun aiuto visto che quello appena entra qua e scopre chi sei ti farà la pelle seduta stante, senza fare neanche una domanda!- rognò Draco, stizzoso - Ma tu guarda che casino! E perché Lucilla non ci ha detto nulla?! Perché non è venuta a dircelo di persona?-
- Bhè...la mamma non esce mai dalla sua stanza.- rispose Tom, diventando malinconico.
- Come sarebbe? Dov'è Lucilla?-
- Con Caesar.-
Draco stavolta tacque, senza sapere più che dire.
Lucilla con Cameron. Perché? Perché aveva abbandonato Tristan? Per quel demone puro?
- Lucilla non si è potuta occupare di me fino a quattro anni fa.- spiegò il bambino a bassa voce, come se si sentisse sempre in colpa per qualcosa - I Riddle sono tutti morti così, quando Lucilla mi affidò al San Mungo, poi i Medimaghi mi hanno spedito in un orfanotrofio quasi subito. Sono stato lì fino a quando ho compiuto sei anni, poi Lucilla è venuta a prendermi. Aveva appena avuto una bambina e non stava molto bene. Il suo potere ogni tanto collassava per questo siamo andati a Golden Fields. Caesar si è preso cura di lei mentre stava male e anche di me. Sai, nel suo palazzo non ci sono esseri umani...-
- Lucilla adesso sta bene?-
Tom annuì, sorridendo - Si...cioè, lo vedo che è triste ma sta bene. Poi però...due anni fa sono uscito dal palazzo per giocare e mi hanno catturato.-
- Catturato?- Draco corrugò la fronte - Chi ti ha catturato?-
- Gli Zaratrox.- e a quel nome, Malfoy sbiancò di nuovo - I Bilancieri mi hanno rapito e mi hanno portato in Italia. Mi hanno rinchiuso da qualche parte e ho capito solo che secondo loro io avrei creato problemi all'equilibrio. Caesar e la mamma mi hanno cercato a lungo ma loro non possono interferire in queste cose. Ci sono voluti mesi ma alla fine la mamma ha trovato qualcuno che potesse liberarmi.-
- E chi è stato?-
Tom si zittì. Rimase a osservare suo cugino, poi lentamente volse lo sguardo sulla loro sinistra.
Una vecchia foto, nascosta fra tante altre non a caso, ritraeva proprio colei che Draco cercava di dimenticare.
- Hermione...- sussurrò.
- Si,- annuì Tom - Hermione è diventata una Zaratrox per venire a riprendermi. Lei è stata per qualche tempo a Cameron Manor e sia Caesar che la mamma si fidano di lei.-
- Perché è stata nel Golden Fields?- ringhiò Draco senza capire, perdendo il lume della ragione.
- Perché è allieva della mamma e di Caesar.-
- Cosa?- alitò Malfoy sconvolto - E' allieva di...-
- E' diventata Auror in Germania per questo. Per apprendere più magia oscura possibile.-
- Ma è assurdo! La mezzosangue ha sempre lottato contro la magia oscura!-
- Forse credeva che impararla sarebbe stato per lei.- Tom alzò le spalle - La conosci bene, no?-
Si, la conosceva bene. Ricordava quel desiderio di conoscenza che a volte superava i limiti.
Il volto lontano di Hermione improvvisamente si dissolse come neve al sole, quando sentì la serratura di casa scattare. Praticamente sia lui che Tom balzarono in piedi sentendo i passi e le voci sulla scala del piano di sotto.
Draco pregò in tutte le lingue che non conosceva: l'importante era che non desse in escandescenze...avevano appena rifatto gl'interni e comprato i mobili del salone, non potevano permettersi di scialare troppo. Peccato che Potter a queste non ci pensasse per nulla. Sentì Tom nascondersi praticamente dietro alla sua schiena e tanto per essere sicuri estrasse la bacchetta, poi la porta del primo piano si aprì...e i suoi coinquilini apparvero sulla soglia...

A Cedar House le luci erano ancora accese.
Elisabeth Jenkins controllava freneticamente l'orologio, contava secondi, minuti...
E Tristan ancora non scendeva. Era andato con Degona in camera sua subito dopo che anche la signora Nadine si era Smaterializzata via e da quel momento non vi era più aleggiato un rumore nella grande casa.
Non si era più sentito lo scalpiccio dei piedini della bambina ai piani superiori, né la sua voce allegra.
Liz posò l'ultimo calice sul vassoio, lasciando che l'elfo domestico portasse via tutto, quindi si lasciò andare seduta di peso in poltrona. Era stanca...e addolorata.
"Tu non sei la madre di Dena!" gli aveva detto Nadine.
Si, era vero, ammise con le lacrime agli occhi. Ma era stata lei a crescerla, era stata lei ad amare quella bambina.
Era lei che l'amava come una madre, non il mostro senza cuore che l'aveva abbandonata.
Tutti sembravano scordarselo. Tutti quanti, persino Tristan.
Fra lei, Jess e Tristan c'era sempre stato il tacito patto di non parlare mai alla bambina di sua madre...e ora invece tutto era stato buttato all'aria. Si sentiva a pezzi, quasi defraudata di un suo diritto.
Era suo diritto sentirsi chiamare mamma da Dena, anche se non era mai accaduto.
Era suo diritto stare accanto a Tristan, amarlo e rispettare i sentimenti, il suo dolore.
Era lei che faceva da madre e moglie per le due persone che vivevano in quella casa, non un demone oscuro che non aveva esitato a sparire al primo problema.
Rinforzata da quel pensiero, si mise in piedi e corse su per lo sfarzoso scalone della villa, raggiungendo dopo un lungo corridoio la camera di Dena. Era vuota e la finestra, aperta e sbattuta dal vento, stava raggelando l'aria all'interno. La chiuse, sentendo un brivido lungo la schiena, poi ne uscì e raggiunse la camera di Tristan, l'ultima in fondo al corridoi.
Davanti a quella porta, si accorse per la prima volta che in quattro anni vi era entrata si e no tre volte.
Deglutendo, l'aprì lentamente senza bussare.
Una luce soffusa illuminava una grande anticamera, poi poco più un grande letto matrimoniale davanti a un camino.
Li trovò seduti a terra. Tristan a gambe incrociate, Dena sulle sue ginocchia...e fissavano un grosso libro, un album probabilmente. A terra erano sparse tante altre fotografie.
Liz rimase nascosta dietro all'angolo, facendo attenzione a non fare rumore...li sentiva parlare.
- Perché non parli mai della mamma?-
Era Degona. Stava fissando ogni fotografia come se avesse voluto impararla a memoria.
- Perché...- Tristan sospirò, poggiandosi contro la sponda del suo letto, paziente - Perché pensare a lei mi rende un po' triste.-
- Avete litigato?- la bambina stavolta alzò il visetto verso il padre, tutta seria - Non le puoi chiedere scusa?-
L'Auror sorrise, carezzandole il capo - No, non abbiamo litigato. È difficile da spiegare.-
Avevano guardato le foto di Lucilla per tutta la notte. Quando Dena l'aveva vista la prima volta, in una foto che la ritraeva abbracciata a lui, a Hogwarts, ne era rimasta affascinata. La piccola era rimasta praticamente incantata da sua madre. Esattamente come capitava a tutti quanti.
Era rimasta innamorata dei suoi occhi, del suo breve sorriso.
- E' bellissima la mamma!- aveva detto, con gli occhi colmi di orgoglio.
Tristan era scoppiato a ridere, abbracciandola stretta. Si, era bellissima Lucilla. Lo sarebbe sempre stata.
Ma ora era giunto il momento di spiegare a sua figlia i motivi per cui sua madre se n'era andata.
I motivi per cui tutti erano così curiosi quando la guardavano, come per cercare qualcosa.
- Piccola...senti, devo dirti una cosa su tua madre.-
Dena rialzò gli occhi dalla foto, incuriosita - Papà, come si chiama la mamma?-
- Lucilla.- le disse, sorridendo - E aveva una sorella gemella che si chiamava come te. Lumia.-
- E adesso dov'è?-
- E' morta quando era piccola.- disse l'Auror, cercando di dimenticare quei giorni tristi.
- Oh...la mamma avrà pianto...-
- Senti...adesso ascoltami, va bene?- Tristan le tolse le foto di mano, stringendola più forte - Vedi, hai presente quando usciamo e ti guardano tutti? E tutti ti dicono che sei più bella degli altri bambini normali?-
- Si...- fece la bimba, con la faccia di una che non capiva dove volesse andare a parare.
- Bhè...è per la mamma. Vedi...lei è...più o meno come lo zio Milo.- cominciò.
- La mamma è una vampira?- sorrise Dena, illuminandosi - Davvero?-
- Non è proprio una vampira. Qualcosa del genere...- Tristan cercò di arrotondare di nuovo il tiro - Ti ricordi cosa ti ha detto la nonna stasera a cena? Su quei demoni?- e all'assenso della figlia, si preparò a sganciare la bomba - Ecco, la mamma è...un demone.-
- Oh...- la piccola Degona ora aveva gli occhi larghi per lo stupore - Ma Liz ha detto che sono cattivi!-
- No, no!- la voce accorata di Tristan diede una pugnalata al cuore della strega nascosta nella sua stanza - La tua mamma non è cattiva. Lei è nata così. La loro famiglia era di demoni.-
- Ma Liz mi dice sempre che i demoni sono malvagi e cattivi! Dice che uccidono le persone!-
- Non tutti lo fanno.- sospirò il giovane mago - Credimi, tua madre non era cattiva, ha salvato Harry e Draco anni fa. Non era malvagia, non lo è mai stata e mai lo sarà. Altrimenti non sarei innamorato di lei.- e dette quella nuova frase, Liz si posò una mano sulla bocca. Le tremavano le gambe e solo la spossatezza le impedì di andarsene.
- Allora perché la mamma se n'è andata via?-
- Perché qua non stava bene.- sussurrò Tristan, immalinconendosi. Ora doveva mentire...non poteva dire a sua figlia che sua madre era stata costretta ad andarsene per farli vivere - Lei era diversa da noi. Tutti la guardavano male e dopo che sei nata tu non stava molto bene. Così se n'è andata in un posto dove c'è un altro signore forte come lei.-
- E tu l'hai lasciata andare?-
Si, aveva dovuto. Non aveva potuto fare niente per trattenerla. Niente di niente.
- E non potrò mai vederla?-
- No, tesoro...non credo.-
- Ma io voglio parlare con lei!- ora gli occhi della bimba si stavano velando leggermente.
- Anche io vorrei tanto vederla.- Tristan stava quasi peggio della figlia - Ma non si può purtroppo.-
Liz uscì da quella stanza dopo aver sentito una numerosa serie di singhiozzi.
- Dannata!- sibilò rabbiosa, con le lacrime che le infradiciavano il viso - Dannata! Che sia dannata!-

Caesar Cameron mosse il cavallo e attese, incrociando le lunghe dita da pianista.
Un lieve languore nel fuoco del caminetto però attirò la sua attenzione.
- Sbaglio o qualcuno ce l'ha con te?- sussurrò aspettando una mossa.
Non gli arrivò risposta perché l'essere che aveva davanti teneva i suoi occhi bianchi sulla scacchiera.
Indifferente e a mala pena animata da un qualche sentimento, la donna mosse con la mente la regina e gli mangiò la torre, rovesciandola e mandandola in pezzi.
Il padrone di Golden Fields fece una piccola smorfia, poggiandosi alla poltrona.
- Ti manca Tom?- le chiese.
- A te no?- rispose lei, senza sollevare lo sguardo vuoto - Era l'unico ad avere onde cerebrali qui dentro.-
Cameron colse il sarcasmo ma non rispose alla gelida battuta, troppo intento ad ammirare la donna stupenda che aveva di fronte. Era pura come un giglio, nera e maledetta dalla sorte come un condannato.
Adorava i suoi capelli lunghi e lucenti, colmi di boccoli. Adorava la sua pelle di alabastro, la sua bocca umida e rossa come una ciliegia.
L'unica cosa che rimpiangeva era quell'azzurro nei suoi occhi, ora tanto privi di colore.
Ma in fondo mai nessun demone puro era riuscito a conservare qualcosa nelle sue iridi. Né sentimento, né ricordi.
- Verresti con me domani fuori dal castello?-
- Perché fai domande di cui conosci già la risposta?- rispose lei, mentre Caesar avanzava con un pedone.
- Perché io spero sempre, amica mia.-
- La speranza se n'è andata da tempo da questa casa, Caesar. E tu lo sai bene, vero?-
- Tu mi hai dato la speranza. Non era questo che volevi quando mi hai maledetto quattro anni fa?-
- Ciò che volevo io era restare con la mia famiglia.-
- Mi odierai per tutta la nostra eternità Lucilla?-
La demone pura alzò il viso finalmente, fissandolo a lungo. Ma non apparve espressione sul suo viso. Non pareva neanche che fosse viva. Sembrava lontana miglia e miglia con la mente. E anche col cuore.
- Li ami?-
- E tu sai amare Caesar?-
- Tu mi hai insegnato ad amare.-
- No, io ti ho maledetto e ti ho dato i sentimenti che per tua natura non hai.-
- Volevi che annegassi nel rimorso per tutto quello che ho fatto nei miei novecento anni?-
- Forse.-
- Mi hai dato un cuore per amare ma ricorda sempre cosa sono.-
- E tu ricorda sempre che finché avrò vita io non dimenticherò la promessa che ti feci quando arrivai qua.- Lucilla abbassò lo sguardo e senza che muovesse mano, la sua regina sulla scacchiera avanzò, implacabile.
- Scacco matto.- sibilò.
Caesar invece non guardò neanche le pedine. Si limitò a sorridere.
- Ora sono stanca.-
- Certo.- disse con voce flautata, mettendosi in piedi - Ti auguro una buona notte.-
- Aspetta.- lo bloccò sulla porta - Caesar, sai qualcosa di Hermione?-
- No.- rispose, senza voltarsi - Ma conosco qualcuno che sa dove sia.-
- Quel mezzo demone? Ce l'ha ancora con lei?-
- Direi di si. Crenshaw non riesce a mandare giù il fatto che un'umana lo abbia battuto.-
- E a quanto pare non regge neanche che i Mangiamorte gli stiano addosso, vero Caesar?-
Cameron stavolta si volse a fissarla appena sopra la spalla, divertito senza dare a vederlo.
- Mi leggi nel pensiero Lucilla?-
- Non sottovalutarmi.- l'ammonì la demone.
- Non l'ho mai fatto e dovresti saperlo bene.- rispose - Ma ti prego di non intrometterti a meno che non si tratti di vita o di morte. La Confraternita della Dama Nera è alle prese con gli Auror e non voglio dare ai maghi e ai gagia un buon motivo per venire a disturbare la mia quiete.-
- E Askart? Divora umani e bestie senza fare distinzioni.- replicò lei, irritata.
- Amore mio, sei stata tu a dire che non ho coscienza, non ricordi?-
- Al diavolo.- la sentì sibilare - Sei un testardo Cameron!-
- E tu bellissima, Lady Lancaster. Sogni d'oro.- e sparì, lasciandola finalmente sola.
All'inferno, pensò lei, spegnendo le fiamme con un gesto della mano. All'inferno Caesar, all'inferno tutti quanti.
Sola. Era di nuovo sola. Non le importava altro in quel luogo. Voleva solo tornare al silenzio.
Niente di più.

Elettra e Ron sbatterono i giacconi sulla poltrona d'ingresso, esausti.
- Oh, Dray ciao!- sorrise la biondina, voltandosi verso di lui - Come mai sei ancora...- ma si bloccò, vedendo una testina nera che si nascondeva dietro a Malfoy - Chi c'è con te?-
- Potevi dirlo che eri in compagnia, sai?- frecciò Ron incurante, stiracchiandosi.
- Non è come sembra...- chiarì Draco, mordendosi le labbra - Dove sta Potter?-
- E' giù in lavanderia. Un ubriaco ha rovesciato la birra addosso a lui e a May.- spiegò Elettra senza capire. Piegò il capo e notò che dietro a Draco c'era un ragazzino sui dieci anni. Lo vide un po' spaventato e corrucciando la fronte se ne chiese il motivo. Si chiese anche cosa facesse uno come Malfoy con un bambino ma il piccolo sembrava sul serio troppo allarmato. Intenerita, gli sorrise quando un'imprecazione ben poco fine arrivò dal piano terra.
- Viva la finezza!- ridacchiò Ron - Harry, che c'è non viene più via la macchia?-
- Macchia?- urlò la voce di Potter dalle scale - Mi ci so no fatto il bagno con quella birra!-
- Oh, dai...basterà usare un po' di smacchiante!- cinguettò May arrivando sulla soglia per prima - Ciao Draco.-
- Hn.- fece lui, sempre più stizzoso. Eccolo che arrivava. Harry era nell'anticamera e appena mosse un passo, sgranò gli occhi, portandosi la mano alla testa.
- Dannazione!- ringhiò, col palmo chiuso sulla cicatrice - Giuro che se prendo il bastardo che mi sta spaccando la testa in due lo massacro, è la volta buona!- e si sbatté la porta alle spalle - Ciao Malferret...- disse quindi, degnandolo appena di un'occhiata, poi però si bloccò. Finalmente si accorsero tutti del nuovo venuto.
E quando sfortunatamente gli occhi del piccolo Tom incatenarono quelli verdi del bambino sopravvissuto avvenne la magia. Quella magia. Quella che avrebbe legato per sempre due stirpi di sangue. Il dolore scoppiò più forte e tanto lancinante da squarciare i sensi al bambino sopravvissuto. Per un buon quarto d'ora urlò come uno sotto tortura e solo quando Draco capì che doveva prima calmare suo cugino, quelle grida si fermarono.
Steso sul divano con un panno sul capo, Harry quasi non riusciva a tenersi fermo.
- Tesoro...ti prego calmati!- Elettra non sapeva più come tenerlo disteso - Avanti, respira!-
- May, prendi dell'acqua presto!- le ordinò Ron che bloccava i polsi del suo migliore amico, impedendogli di agitarsi eccessivamente - E del ghiaccio!-
- Tom...- gli occhi di Harry si erano fatti febbrili - Tom...Riddle... Tom...-
- Che diavolo dici?- Weasley non ci capiva più nulla - Che centra adesso?-
- VOLDEMORT!- gridò ancora, spingendo lontano sia Elettra che Ron. Velocissimo riuscì ad afferrare la sua bacchetta e allora fu Draco a mettersi in mezzo. Si parò di fronte al piccolo Tom, sapendo bene che Potter non ci avrebbe pensato sopra due volte a far secco anche lui ma almeno doveva provarci.
- Harry...Harry, un attimo...- alitò, alzando le mani come in scudo - Un secondo e ti spiego tutto...-
- Levati di mezzo!- gridò l'altro, praticamente fuori di sé - Quello è Voldemort!-
- Non è esatto.- replicò Malfoy, più calmo - E' tutto spiegato qua. Leggi...- e gli allungò la lettera di Cameron, senza che però il moro la prendesse - Credimi, è tutto qui.-
- Levati di mezzo Draco!- disse ancora Potter - Vattene o ti spazzo via con lui!-
- Finiscila di comportarti da pazzo e dammi retta per una volta in vita tua!- strillò il biondo, ormai furente - Credi che mi metterei mai a difendere Voldemort? Eh? Ma sei stupido?!- e gli lanciò addosso il pezzo di carta, incazzato quanto Harry - Leggi quella fottutissima lettera! Muoviti!-
Il bambino sopravvissuto non capiva più niente, non sentiva più niente. Aveva il cuore in gola e la testa gli scoppiava, ecco cosa sapeva. In più aveva davanti un Tom Riddle bambino. Quegli occhi blu...li ricordava troppo bene!
Quei lineamenti, quel viso! Era lui!
Ma cos'era allora quel dolore che sentiva dentro? Della tristezza? Quel rimorso?
Era quel bambino a provare quei sentimenti?
Fu May, che presa dall'impazienza, spiegò la lettera e la lesse ad alta voce, strabiliando tutti quanti.
- "Gentili Signor Potter e Malfoy..."- lesse l'Auror -" Vi scrivo per spiegare la venuta di Tom alla vostra presenza. Il bambino ha espresso il desiderio di raggiungervi a Londra dopo una serie di avvenimenti che l'hanno portato a credere di potervi aiutare in ciò che sta per accadervi. Quindi vi prego di prendervi cura di lui, in quanto l'anno scorso siete stati nominati suoi padrini, per rito magico, come desiderio della matrigna di Tom."-
- Matrigna?- alitò Ron senza capire - Ma insomma chi sei?-
- Aspetta...- lo bloccò May, riprendo a leggere - "
Se vi chiedete chi sia il vostro ospite, cercate nel passato di suo padre, il Lord Oscuro. Avete di fronte l'unico figlio di Tom Marvolo Riddle in persona. Sua madre, Bellatrix Black Lestrange, lo dette alla luce ad Azkaban e in questi anni ha vissuto nel Golden Fields, nel mio castello. Vi assicuro che le sue intenzioni sono del tutto sincere e vi posso anche assicurare che non vi è alcun complotto nella sua venuta a Londra, specialmente riguardanti lei, Signor Potter. Perciò vi prego, abbiatene cura e proteggetelo dai pericoli.
Distinti saluti,
Caesar Noah Gabriel Cameron
."-
Finita la lettera, Harry aveva le mani che tremavano vistosamente.
Il figlio di Voldemort...il figlio di Voldemort...
Sette anni d'inferno, le chiacchiere, il dolore, le lacrime, i suoi genitori, Cedric, Sirius, i tanti morti, i torturati...
No, non ce la faceva. Era troppo.
- Dove vai?- lo richiamò Elettra, vedendolo afferrare la giacca come un forsennato - Harry!-
Non fece in tempo a seguirlo che si era già Smaterializzato via, pallido come una straccio.
- Cazzo!- ringhiò Draco, sentendosi tirare per il polso dal bracciale.
- Ma dov'è andato adesso?- si lagnò Ron esasperato.
- Da Sirius.- disse secca la Baley - Dray, ti conviene andare o il tuo braccio...-
Il biondo annuì iracondo, con il fumo che gli usciva letteralmente dalle orecchie. Dannazione, dannazione!
Maledetto Potter! Afferrò il mantello e si preparò ad andarsene, quando Tom, ancora aggrappato alla sua cinta, lo tirò un poco, ricordandogli la sua presenza. Malfoy, vista la sua espressione praticamente terrorizzata, dovette girarsi con fare supplichevole verso gli altri.
- Tranquillo.- gli disse Elettra sforzandosi di mantenersi calma - Me ne occupo io...- e posò lo sguardo sul bambino, sorridendogli in maniera dolce - Non hai paura che io ti mangi, vero?-
Tom guardò prima Elettra, poi fissò Draco...infine guardò di nuovo la biondina.
Doveva aver creduto alle parole della Baley perché si staccò dalla cinta del cugino e lo lasciò andare, prima che una forza nascosta gli staccasse direttamente il braccio sinistro.
- Aspettami, dove vai?- gli chiese May, seguendolo per le scale.
- A cercare Potter, no?- replicò gelido.
- Vengo con te.-
- Non ci pensare neanche mezzosangue!-
- Io devo rispondere per voi! Lo capisci o no?- sbottò la ragazza e stavolta Draco si girò verso di lei di botto, con gli occhi argentei incendiati - Adesso stammi bene a sentire! Se vuoi ficcare il naso in ciò che facciamo non mi sta bene ma per il momento non ti uccido! Però quando discuto con lui non voglio gente attorno, sono stato chiaro? E un'altra cosa!- sibilò, avvicinandosi al suo viso - Azzardati a dire a Orloff qualcosa del ragazzino e ti ammazzo nel sonno!-
La faccia contrita di May la fece apparire ai suoi occhi come una bambina sgridata.
- Che carattere impossibile...- mugugnò la ragazza, una volta rimasta sola - Vabbè...in fondo me l'avevano detto, no? Speriamo non si ficchino nei guai prima del tempo...-

A West Gold Lake intanto, alle tre di mattina e in una bella villetta dal tetto rosso sulle sponde del lago, Sirius Black e Remus Lupin avevano definitivamente detto addio al loro sonno.
Erano stati buttati giù dai letti da un fracasso bestiale, probabilmente provocato dai soliti due imbecilli che loro conoscevano bene. Usciti dalle loro stanze tutti arruffati e assonnati, scesero al pian terreno e naturalmente pescarono Harry e Draco a litigare.
- Vado a prendere del caffè.- mugugnò Remus, infilandosi in cucina.
- Ci va qualcosa di più forte.-
- Allora metto del brandy anche nella tua tazza.- frecciò il licantropo, sparendo oltre la porta.
- E allora?- sbottò Black piazzandosi fra i due - Che è successo stavolta?-
- Niente, sua maestà ha di nuovo dato di testa!- sibilò Draco, svaccandosi su una poltrona del salotto.
Sirius non capì esattamente la faccenda ma appena guardò il suo figliastro capì che stavolta era davvero qualcosa di grave. Non un comune litigio. E ci scommetteva che non era più per Hermione.
Non aveva mai visto Harry tanto pallido. Aveva quasi gli occhi verdi cerchiati, nascosti dalle lenti...e la sua cicatrice era diventata rossa come il fuoco. Stralunato, sollevò la mano per toccargli la fronte ma il moro si scostò bruscamente.
Tremava, sembrava di nuovo colto dalla crisi che l'aveva colpito la prima volta a casa di Andromeda tre giorni prima.
- E' successo ancora?- chiese Sirius, ritirando il braccio.
- E' successo di peggio.- sibilò Harry, con voce roca.
- Bhè?- l'uomo li guardò interrogativo - Che è successo si può sapere? Avete visto Rafeus e Vanessa?-
- No, il loro fratellino.- ringhiò a quel punto il bambino sopravvissuto e con una tale rabbia che Sirius stentò a credere a chi aveva davanti. Strabuzzò gli occhi, posandoli su Malfoy.
- Come prego?-
- Hanno un fratello!- sbottò ancora Harry pieno di collera, mentre rientrava Remus con due tazze in più - Hanno un fratello! Un ragazzino di dieci anni!-
- Bellatrix ha avuto un altro figlio?- si stupì Lupin - Ma com'è possibile? Era ad Azkaban dieci anni fa.-
- Infatti Tom è nato lì.- spiegò Draco.
- Tom?- Sirius alzò un sopracciglio - Si chiama Tom? E come lo sapete?-
- Ce l'hanno mandato a casa come un pacco!- ironizzò Harry acido, al limite di una crisi isterica - E sai una cosa? Non è figlio di quel deficiente di Lestrange! Bellatrix oltre che una stronza assassina era anche una miserevole...-
- Frena la lingua!- lo zittì Sirius, facendolo sedere quasi a forza - Vuoi farti venire un collasso? Spiegatemi, di chi è figlio questo bambino? E perché ve l'hanno mandato eh? Dov'è stato fino ad oggi?-
- Tom stava a Golden Fields, nel palazzo di Cameron.- rognò Draco con sospiro - E...quando Bellatrix è stata imprigionata ad Azkaban era già incinta...di...Voldemort.-
Remus, che stava sorseggiando il suo amato brandy alle albicocche, per poco non si strozzò. Sputò tutto fuori mentre Sirius credette a uno scherzo. I suoi occhi color cenere erano tanto sgranati che Draco per un attimo temette che l'attacco di cuore venisse a lui e non a Potter.
- State scherzando...- alitò Remus pulendosi la bocca.
- Ti pare che stia scherzando?- ringhiò Harry, scoppiando come una bomba a orologeria.
- Ma è...è...impossibile!- Sirius, mandato giù di fila il brandy e il caffè, cercò di riordinare le idee - No, è assurdo. È praticamente impossibile! Bellatrix...- si fece pensieroso, vista l'espressione dei due ragazzi - Ok, Bellatrix era abbastanza fanatica per fare una cosa simile ma...è praticamente assurdo! Voldemort era sposato con Lucilla e a quanto mi hanno detto era innamorato di lei! Lei era anche mezza demone. Se avesse voluto un figlio potente avrebbe dovuto pensare a farlo con sua moglie!-
- Paddy, senza offesa, ma quando capita capita...- bofonchiò Remus, con fare tranquillo.
- Certo, è capitato!- urlò Harry spaccando quasi tutti i vetri della casa con la magia - E adesso ho in casa mia il figlio di quel bastardo che ha ammazzato mio padre e mia madre! Renditi conto che sono anche il suo padrino!! E Lucilla si è sempre ben guardata dal dirci che quel maledetto essere viveva coi demoni!-
- Maledetto essere...è solo un bambino!- si schifò Draco - Ma ti senti quando parli?-
- Ehi, il ragazzino è il figlio di Voldemort!- Harry lo fissò furibondo, coi pugni serrati e le unghie piantate nel palmo - Te lo ricordi Voldemort vero?!-
Draco stavolta alzò lo sguardo verso di lui con gli occhi lampeggianti per la rabbia.
Si mise in piedi e si fronteggiarono come sempre, come due nemici. Stavolta Harry aveva esagerato, se ne resero conto Sirius e Remus quando videro l'espressione del biondo. Si, Potter era sempre stato l'unico a ignorare le insinuazioni su Draco in tutti quegli anni...e ora invece erano ritornati indietro di anni e anni.
- Ragazzi, dai.- Remus fece per separarli visto che Sirius era rimasto seduto con le palle degli occhi fuori dalle orbite - E' inutile stare qua a litigare fra voi due. La colpa non è vostra, tantomeno di Lucilla. E Harry, fattelo dire, ma la colpa non è anche di quel povero bambino.-
- Il povero bambino può anche bruciare all'inferno!-
Harry aveva detto la sua ultima parola. Scavalcò i presenti sdegnato dal fatto che non lo capissero, che dissacrassero gli anni passati a combattere il Lord Oscuro. In tanti erano morti, in tanti avevano sofferto. Per cosa?
Per niente! E ora gli dicevano di prendersi cura del figlio bastardo di quell'uomo? Mai.
Meglio morire.

 

 

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Capitolo 7
*** Capitolo 7° ***


 


Milos Morrigan attraversò l'intero West End. Alzò lo sguardo sull'orologio appeso sopra una tabaccheria e vide che erano quasi le quattro di mattina. Accidenti, era volato il tempo. Due ore e sarebbe sorto il sole.
Infilò alcune monete nel distributore automatico e dopo aver scartato il pacchetto, si mise una sigaretta in bocca.
Era l'unica cosa che in un momento simile gli potesse calmare la fame.
Dannazione, erano arrivati a cinque i mesi di astinenza e si sentiva sempre peggio.
C'era giorni in cui addirittura in lui scoppiava un'aggressività di cui aveva un terrore folle.
Sapeva che Jess aveva ragione. Lui lo invitava a nutrirsi regolarmente e non a digiunare per una questione di rimorsi.
- Ognuno si nutre di ciò di cui ha bisogno, quindi smettila di tormentarti e di fare il ragazzino!- gli aveva detto, già anni prima - Sei mezzo vampiro, non puoi farci niente. Se non ti nutri per tanto tempo, rischi di attaccare la prima persona che ti arriva a tiro e ucciderla! Non è meglio bere sangue a piccole dosi senza uccidere nessuno?-
Si, in effetti Jess aveva sempre avuto ragione...ma Milo era arrivato a un punto della sua vita in cui la vista del sangue cominciava a procurargli rimorsi che la sua parte umana non poteva più reggere.
I Diurni, a differenza dei vampiri completi, avevano quell'anima che li distingueva e li faceva disprezzare dagli altri.
Si, pensò dando un lungo tiro. Lui era per metà essere umano e sebbene quell'altra sua metà fosse quella di cacciatore, il suo cuore di recente cominciava a impedirgli di nutrirsi. Però doveva rimettersi in forze.
Harry era di nuovo in pericolo.
Si sedette su una panchina mentre un via vai di giovani londinesi infestava le strade.
Ridevano, urlavano, correvano. Ubriachi e felici. Sciocchi...non sapevano quali pericoli nascondeva la notte.
E lui quella notte era uno di quelli.
Sogghignò, vedendo una ragazza dai lunghi capelli biondi come il grano scrutarlo sorridente dall'altra parte della strada.
Poverina. Era solo una ragazza come tante, pronta a divertirsi senza impegno.
Peccato che lui non fosse stato uno come tutti gli altri.
La tizia lo raggiunse, gli tolse la sigaretta dalle labbra e la buttò via, continuando a fissarlo.
La ragazza pensò a quanto fosse bello. Non aveva mai visto un ragazzo, probabilmente sui ventisette, ventotto anni, con viso così levigato e pulito. Tantomeno con degli occhi del genere.
- Hai freddo?- sussurrò, prendendolo per mano.
Milo si alzò con un debole e blando sorriso sul volto. Freddo? Non sapeva cosa fosse.
- Sei solo?- gli chiese ancora, guardandolo attenta.
- Si.- disse a bassa voce - E tu?-
Lei annuì, avvicinandosi impercettibilmente. Dio, l'odore degli esseri umani era penetrante...talmente intenso che il Diurno per la fame sentiva le gambe tremare. Doveva contenersi, doveva frenarsi, pensava.
Ma non lo fece. Non ci riuscì. Era passato troppo tempo...
Ore dopo, Milo uscì da un condominio di periferia e alzò lo sguardo all'orizzonte.
Il sole sorgeva. Infilò gli occhiali scuri e s'incamminò lungo il marciapiede, risentendo il sapore dolce e amaro del sangue in bocca. Dio, si sentiva squarciato in due. Si sentiva il peggiore dei traditori e il più amato dei graziati.
Dopo aver fatto l'amore, affondare i denti nel collo di un'umana era sempre stata una delle cose più eccitanti che avesse mai provato. E purtroppo anche una cosa che lo stremava dentro.
Ogni volta. Ogni volta si era sentito un verme, un serpente che strisciando aveva morso la sua vittima a tradimento.
Fare l'amore con qualcuno significava abbandono, a volte una grande fiducia. Non un attacco.
E lui, mentre richiedeva fiducia, regalava solo tradimento. Il più subdolo di tutti.
Quella ragazza, di cui non ricordava già più il nome, si sarebbe sentita debole per almeno una settimana. Aveva esagerato. Dannazione...
Giunto a casa sua, a Charing Cross, Milo saltò direttamente sul balcone del terzo piano di uno stabile nuovo di zecca, tanto nessuno avrebbe potuto vederlo veloce com'era. Aprì la porta finestra e finalmente si ritrovò nel suo nido. Gettò sulla tavola della cucina le sigarette e l'accendino, poi si levò la camicia che adorava ancora di umana.
- Dove sei stato?-
Milo si girò di scatto verso il salotto, furibondo.
Con le fauci in vista e le iridi giallastre contratte, fissò al colmo della rabbia la sua vecchia conoscenza.
- Che cazzo ci fai in casa mia?- ringhiò il Diurno.
- E' questo il modo di trattarmi?- sussurrò una voce pigra nell'ombra.
- Vattene da qua!- sibilò Morrigan afferrando la corda delle tapparelle - Vattene o vedrai l'alba molto da vicino Lucian!-
Un tizio dai capelli scuri lunghi fino alla vita, raccolti in una coda annodata in nastri di seta, si fece avanti.
Ghignava, o se ghignava. Il bastardo sapeva fin troppo bene che Milo non l'avrebbe mai bruciato vivo.
- Perché tanta animosità?- chiese il vampiro di stirpe, la nobile stirpe dei Leoninus visto il tatuaggio a forma di leone alato che gli ornava il collo - Non ci vediamo da vent'anni Milos e ancora mi odi? Non dovresti.-
- L'ultima volta hai cercato di uccidermi. Cosa ti aspetti...che ti chiami papà?- frecciò Morrigan.
- Dovresti.- rispose Lucian, fratello minore di Askart Leoninus, vampiro di circa cinquecento anni - In fondo io ho tramutato tua madre in una vampira e lei mi ama per questo. L'ho sollevata da una miserabile vita mortale. L'ho resa una di noi.-
- Peccato che fosse incinta vero?- Milo si accese una sigaretta, ridendo acidamente - Il fatto di avere un figlio Diurno ti ripugna, nobile Leoninus, non è vero forse? Cosa sei venuto a fare papà?- ironizzò quindi, sedendosi su una sedia davanti a lui - Come puoi vedere non muoio di fame, sono sano e anche ben lungi dal tornare dallo zio Askart, molto più simpatico di te ti assicuro, a sentire altre stronzate sul conservatorismo di voi vampiri. Quindi, a meno che tu non sia venuto a dirmi che un male incurabile sta uccidendo te, quei santi degli zii e la mamma, ti consiglio di prendere la porta e andartene, così brucerai vivo per la strada e finalmente Londra si sarà liberata un assassino.- concluse, sorridendo angelicamente - Allora? Devi dirmi questo?-
Lucian sogghignò, poggiandosi con la schiena al muro.
- Ah, figlio...tuo zio ha ragione. Hai il senso dell'umorismo di nostro padre. Ti sarebbe piaciuto.-
- Ma io non sarei piaciuto a lui come non piaccio a te.- rispose Milo a tono - O sbaglio?-
- Ti sottovaluti. In fondo sei un principe dei Leoninus. E tutti ti temono perché tu potresti dare vita a una stirpe di vampiri immune all'acqua santa, alle croci e al sole. Tu potresti distruggere un'era e farne nascere un'altra.-
- Mi temi anche tu. Hai paura che butti te, Askart, Kronos e Gala giù dai vostri troni per caso?-
- Al diavolo, Milos non sono venuto qua per litigare!- sibilò il vampiro, avanzando quel tanto che bastava per non farsi colpire da un raggio di sole - Sono qua per parlare di una cosa importante!-
Il Diurno sogghignò, svaccandosi meglio sulla sedia. Ciccò nel portacenere, poi sorrise arrogante.
- Dio, quanto ti costa fare il carino con il tuo sporco figlio mezzo vampiro eh?-
- Sollazzati pure con gli Auror quanto ti pare ma tu sei un Leoninus!-
- E quindi che dovrei fare? Tornare al castello e farmi rompere l'anima che HO,- disse, sottolineando l'ultima sillaba con una ghignatina - perché voi dementi avete schifo del mio sangue mezzo umano? Sbagliato. Io sto bene qua. E poi hai scordato le parole di tua sorella? Non vorrai che mi allei con Gala spero...-
- Lascia perdere i miei fratelli, stupido. Si sta scatenando una guerra, lo sai?- Lucian lo fissò duramente, come se si fosse sentito impotente - Harry Potter, che tu stimi tanto, potrebbe di nuovo far giungere a un conflitto fra Auror e forze Oscure. Contro di lui non ci sono solo i Mangiamorte, per l'amor del cielo, ma anche gli Zaratrox!-
- Già lo so. Me ne hanno parlato.- Milo lo guardò interrogativo - E allora? Vieni al sodo!-
- Orloff teme che vampiri e i vecchi della Dama si alleino con i Mangiamorte. Sta scatenando i suoi cacciatori ovunque, vuole ammazzarci tutti!-
- Perfetto, gli darò un mano.-
- Smettila, non è un gioco!-
- Non sto giocando.- disse, pacato - Non m'importa nulla di voi vampiri. Se posso uccidere qualche Mangiamorte ne sarò felice e se per caso tu e Askart finirete sulla mia strada, non mi farò certo problemi ammesso e non concesso che Gala dia il suo avvallo a queste ridicole schermaglie con quelli della Dama e il Ministro.-
- Cameron potrebbe decidere di fare qualcosa.- continuò il vampiro, seccato.
- Cameron detesta il chiasso papà, ancora non l'hai capito?- sbuffò Milo - Esattamente come quell'altro...come si chiama? Ah, si. Lord Demetrius. Lasciate in pace quella gente, possibile che non capite che i demoni puri non sopportano il casino di voi formiche? Dannazione, sempre a laccare i piedi eh? Bhè, se hai finito con queste assurdità puoi anche andartene. Devo farmi una doccia e andare a lavorare.-
- Ti dico solo questo!- Lucian assottigliò gli occhi feroci, fissando quel figlio con rabbia - Ti pentirai della tua scelta. I maghi ti marchieranno! Ti temono e ti volteranno le spalle...-
- Esattamente come hai fatto tu.- s'intromise Milo.
- ...e poi useranno le loro ridicole ragioni per far scoppiare un'altra guerra contro le forze oscure! Tu sei uno di noi, non un Auror! Harry Potter morirà comunque, se non per mano nostra ma per quelle di Orloff!-
Milo stavolta alzò lo sguardo, prestandogli la dovuta attenzione.
- Cosa?- sussurrò, alzandosi lentamente.
Lucian scoccò la lingua, indietreggiando.
- Che cosa sai?- gli chiese Milo, con voce roca.
- Vieni a casa e lo saprai.-
Stavolta Morrigan sogghignò. Passò attraverso la luce e arrivato a un passo da suo padre, ghignò ancora.
- Un giorno voi dannati dovrete mettervi in testa che contro il bambino sopravvissuto non c'è niente fare. Ignoro cosa i vecchi e Galio stiano combinando. Non me ne frega un cazzo neanche di quello che fate tu, Kronos e Askart...ma Harry Potter è più forte di voi. Se volete la guerra...bhè, l'avrete. E adesso vattene!-
Dopo avergli dato le spalle, Milo accese ostinatamente la televisione deciso a ignorarlo.
Quando Lucian, ridendo fra sé, si fu smaterializzato via, il Diurno spense tutto e sospirò.
Dannazione. Vent'anni e quello riappariva così...
Squillò il telefono e si costrinse a rispondere, anche se di mala voglia.
- Si?- bofonchiò.
- Buon giorno stellina. Serata fiacca?- l'apostrofò Clay.
- No.- Milo fece una smorfia - Ho avuto un brusco risveglio.-
- Hai mangiato?-
Il Diurno rise. Nella voce di Harcourt non c'era il benché minimo avvertimento di predica.
- Si, ho mangiato.- rispose, intenerito.
- Oh, meno male...senti, taglia dal lavoro. Ci vanno Jess e Sphin. Vieni a casa mia.-
- Per fare che?- si stupì il mezzo vampiro.
- Ho Blaise steso nel mio letto. Mi sa che Harry e Draco hanno più problemi di quello che pensano.-
Milo sospirò. Addio doccia. Ci mancava anche Blaise, adesso...
Ma se non altro un Sensimago come Clay avrebbe potuto dirgli qualcosa di più su ciò che i vampiri combinavano. E poi c'era ormai da discutere la questione Orloff. Che cazzo combinava il Ministro, presto l'avrebbero scoperto.

Era l'alba quando Draco andò via da West Gold Lake per tornare a Londra.
Solo quando Malfoy sparì, Sirius poté permettersi di entrare nella vecchia camera di Harry.
Non lo trovò a letto. Ma seduto sul pavimento, contro la finestra, col capo appoggiato al vetro.
- Vacci piano con lui, Sirius.- gli aveva detto Remus neanche due minuti prima - Per lui è sempre dura. Anche se è passato tanto tempo, Voldemort e i Mangiamorte non spariranno mai dal suo passato. Ne sarà sempre condizionato e ne soffrirà fino alla fine dei suoi giorni.-
Remus aveva ragione. In effetti lui era sempre stato molto più bravo a parlare con la gente.
- Sei un idiota.- gli uscì detto.
Bravo Black, sei il degno figlio di tua madre, si disse maledicendosi.
Harry non si volse neanche a guardarlo, troppo esausto. Si era preso di nuovo a botte con Draco, aveva la parte sinistra del viso praticamente coperta di lividi e un dolore fortissimo che gli partiva da dentro.
Litigare con Draco lo stremava sempre. Gli faceva perdere la voglia di fare qualsiasi cosa specialmente perché la durezza di Malfoy derivava da una vita crudele, amara. Draco aveva ragione.
Quando lo aveva colpito, dopo che aveva detto praticamente che Tom avrebbe anche potuto morire, si era preso quel pugno in faccia, franando a terra...e il biondo, sovrastandolo, gli aveva sputato in faccia quello che pensava.
- Non sono morti solo i tuoi genitori sai, maledetto bastardo?!- aveva gridato - Ma chi cazzo ti credi di essere? Solo perché sei famoso credi di poter essere al di sopra degli altri? E che mi dici di Diggory eh? Che mi dici di Paciock? O di tutti quelli che sono stati torturati? Io dormo bene da soli quattro anni, lo sai? Fin da quando ho memoria ho sempre temuto che un fottuto serpente la notte mi trasformasse in un cadavere vivente! E tu, schifoso arrogante ipocrita, ti permetti di rompere le palle perché i tuoi sono morti? Sono morti per salvarti!- aveva gridato ancora - Quel bambino non ha colpa! È nato dalle persone sbagliate, vuoi fargliene un torto per questo? Non ha ucciso lui i tuoi genitori, non ha mai ammazzato nessuno per un ideale! Tu sei sempre stato il primo a difendere a spada tratta gli altri e ora, quando la cosa tocca te, ti tiri indietro vero?-
Gli aveva riso in faccia, colpendolo con tutto il suo disprezzo.
Si, Draco sapeva affondare bene quando voleva. Faceva male. Ma era la verità.
E anche Sirius aveva ragione a dargli dell'idiota...ma lui non ce la faceva.
Non poteva stare davanti ancora a quel bambino. Tom Riddle...quel bambino era il figlio di Voldemort.
Per quanto non avesse colpe, per quanto innocente...lui non ce la faceva. Era umano in fondo. E come conosceva il perdono, conosceva anche l'odio incontrollato.
Serrò i pugni, alzando il capo verso il soffitto.
- Odio quel ragazzino.- sussurrò.
- Odi Draco?-
Harry si volse verso di lui, senza espressione - E' diverso.-
- Perché Draco lo conosci e il bambino no?- Sirius chiuse la porta alle spalle, andando ad appoggiarsi dalla parte opposta della finestra - Ti ricordi di Lucius? Quanta gente ha ucciso o fatto uccidere?-
- E' diverso.- sibilò ancora Harry.
- No, non è vero.- Black lo guardò con crescente disapprovazione - Quel bambino, per quanto odiassi sua madre, non ha colpa di ciò che hanno fatto quei bastardi dei suoi genitori. Non è colpa sua se suo padre era un pazzo che ha immolato migliaia di innocenti in nome di una causa assurda!-
- Non me ne frega niente.-
- Non te ne frega niente?- Sirius lo guardò letteralmente scandalizzato - Dì un po'...ti piaceva quando da bambino tutti ti guardavano come se fossi stato un alieno? O ti piaceva quando ti hanno dato la colpa della morte di Cedric solo perché tu sei Harry Potter? Mi sembrava che Lucilla ti avesse insegnato a pensare con la tua testa, non a badare ai nomi...ma a quanto pare ha parlato al vento! James sarebbe morto di vergogna, Cristo.-
Harry a quel punto sogghignò, passandosi una mano fra i capelli - Non è necessario visto che è morto davanti a Voldemort, no Sirius? Te la ricordi la rabbia quando mi hai trovato in fascia nella casa bruciata? Te li ricordi i corpi senza vita dei tuoi migliori amici? Eh? Sai io invece cosa mi ricordo?- abbassò la voce, diventando quasi un sussurro - Mi ricordo delle grida di mia madre ogni volta che un incubo mi tormenta. La sento urlare...la sento morire...- i suoi occhi verdi si velarono, facendogli vedere il padrino in modo sfocato - E adesso non m'importa di cosa cazzo potrete dire tutti quanti...odierò quel bambino per il resto dei miei giorni. Sono stato chiaro?-
Cadde un lungo silenzio, frammentato solo dal ticchettio di una sveglia, dal canticchiare degli uccelli.
Si stava alzando il vento...che sollevò le tende, alzò le pagine dei libri...
Sirius scosse il capo, tornando alla porta.
- Un'ultima cosa... immagino sarai collegato a quel bambino come lo eri con Voldemort. Che cosa senti?-
Non gli giunse risposta e Black se ne andò. In fondo non si era aspettato nulla di più.
Lo conosceva fin troppo bene.
"Che cosa senti?"
Cosa sentiva...
Era strano. Si sentiva solo, vuoto. Pieno di rimorsi, pieno di dolore.
Non sapeva più dove finiva lui e dove iniziava Tom.
Sirius e tutti quanti avevano ragione. Lo sapeva. Ma non avrebbe cambiato niente.
La realtà, come la sfera dei sentimenti, era volubile al variare del battito del cuore.
Quando se ne andò, salutò appena Remus. Andò dritto al Ministero, non volendo passare per casa sua.
Una volta al Quartier Generale degli Auror, non ebbe neanche la forza di alzare il viso e trucidare gli idioti che sogghignavano, spettegolando sul fatto di May o sui suoi lividi. Tutti sapevano perfettamente che era Malfoy l'unico a poterlo conciare in quello stato.
Andò a controllare i casi che gli avevano affidato e visto che non c'era nulla per lui per il momento, tirò dritto lungo il corridoio, continuando a ignorare chi gli stava attorno. Almeno fino a quando qualcuno non gli dette una leggera pacca sulla spalla. Si voltò e vide un sorriso indulgente.
May, quando andarono a sedersi nella sala d'attesa, tornò da lui con un caffè e un muffin e gli si sedette a fianco.
L'osservò bere lentamente, poi mangiare senza fame. E sorrise ancora.
- Ci sono poche cose in grado di stupirmi sai? Però...tu e Draco siete fra queste.-
L'Aarons lo vide fare una smorfia e sorrise ancora - Lasciando perdere le vostre schede, non ho mai visto due nemici tenere tanto l'uno all'altro, lo sai Harry?-
- Perché sei qui?- le chiese, ostinandosi a ignorare le sue parole.
May alzò le spalle - Orloff mi voleva vedere. Ho lasciato Malfoy a casa. Stava andando da Harcourt. Non mi ha detto perché...c'è anche Ron con lui. E...col bambino è rimasta solo Elettra.-
Potter stavolta sogghignò, finendo il caffè. Chiese un suo amico che passava una sigaretta, se la fece accendere e dopo aver dato un lungo tiro tornò a fissare il vuoto. Era inutile, pensò. Si mise in piedi, deciso ad andarsene.
- Ci vediamo a casa May.- le disse, Smaterializzandosi.
L'Aarons rimase a fissare il punto in cui era sparito, senza apparente espressione sul volto.
Si mise poi in piedi, per andare a cercare Orloff. Stavolta avrebbe avuto in effetti un bel po' di cose da dirgli.
Auror o meno, Harry Potter era rimasto e sarebbe sempre stato il bambino sopravvissuto, il bambini alla cui vittoria e alla cui salvezza, ventidue anni prima, molti maghi avevano brindato.
Si, i guai erano tornati. La guerra era tornata.
May volse lo sguardo verso l'ala dell'Ufficio Misteri.
Si, era anche tempo di tornare a fare il proprio lavoro se voleva ottenere ciò che voleva...

Elettra Isadora Baley aveva vissuto, almeno da bambina, una vita piuttosto appartata insieme alla madre e a sua sorella maggiore Isabella che però, essendo di dodici anni più grande di lei e con un carattere combattivo e spesso anche ribelle, aveva saputo ritagliarsi i suoi spazi.
Elettra invece era stata una bambina quieta, fin dalla tenera età, molto legata alla madre più che al padre, un uomo di successo nell'alta società dei maghi. Un uomo rispettato e con un grande fiuto per gli affari.
Insomma, un vero mago in carriera, se così si poteva dire. Un uomo molto potente.
Lei era sempre vissuta nella loro casa, circondata unicamente da maghi e streghe e con il mondo esterno, quello degli "altri" come diceva suo padre con un po' di sprezzo, non aveva mai avuto nulla a che fare. Almeno fino a quando non era stata catapultata a Hogwarts. E lì aveva cominciato a conoscere un mondo un po' diverso da quello che immaginava lei, specialmente grazie ai tanti amici mezzosangue che si era fatta. Così in poco tempo aveva imparato che il mondo non era solo quello che era stato recintato per lei.
Ora però, seduta su una panchina a Lane Street alle tre di pomeriggio, capiva che c'era anche chi non aveva mai visto altro che violenze e soggetti alquanto pericolosi.
Abbassò lo sguardo, sentendosi fissata.
Tom le stava seduto a fianco e la osservava tutto attento ma quando lei gli sorrise arrossì vistosamente.
- Ti piace? Si chiama granita.- gli chiese, sempre sorridendo.
- Si.- annuì il ragazzino - Grazie per avermela comprata.-
- Ma figurati.- Elettra sorrise ancora, notando le poche efelidi che spruzzavano il naso perfetto del piccolo Tom - Dimmi, da quanto tempo non vedevi una strega normale?-
- Oh...ecco, a parte Hermione, direi che sono due anni che non vedo un essere umano.-
- E stavi bene nel Golden Fields?- indagò ancora la ragazza.
Tom annuì, restituendole un sorriso molto sereno - Si. Cioè...il palazzo dei Cameron è piano di gente pericolosa. Ci sono gagia , vampiri e demoni impuri, anche qualche gigante e un sacco di orchi. Per me non è stato facile vivere lì...ma Caesar è sempre stato molto gentile con me. È una brava persona. Anche Demetrius...solo che lui è un po' più...eccentrico.- aggiunse, picchiettandosi l'indice sulle tempie - Caesar e la mamma dicono che ha qualche problemino di troppo al cervello per un demone puro.-
Elettra sogghignò, chiedendosi che razza di gente fossero mai questi demoni puri.
Perché occuparsi di un bambino, figlio del Lord Oscuro? In fondo se n'erano sempre infischiati delle beghe fra Auror e Forse Oscure...perché aiutare Tom? Forse Lucilla aveva avuto abbastanza polso per convincere tutti quanti.
- Senti...Elettra...- il ragazzino dondolò le gambe, sospirando con aria depressa - Dici che Harry tornerà?-
La biondina si poggiò con la schiena alla panca, iniziando a ridacchiare sommessamente.
- Si,- annuì - direi di si. Anche perché se non torna andrà Draco a prenderlo a ceffoni!-
Tom rimase un po' perplesso del modo in cui la strega ridesse dello sconvolto di Potter.
- Era così arrabbiato...- sussurrò ancora malinconico - Mi spiace davvero tanto. Non volevo farlo stare male.-
- Harry è sempre stato male per questo.- la Baley gli posò una mano sulla spalla - Tu non centri niente.-
- Però mio padre...- Tom deglutì, abbassando il capo - Mio padre...-
- Sai del padre di Draco?-
Il ragazzino alzò gli occhi blu - Come?-
- Si, il padre di Draco. Tutti ora lo chiamano il figlio del Mangiamorte traditore ma quando era piccolo ti posso assicurare che Draco era servito e riverito da tutti perchè suo padre era un grande servitore e alleato del tuo. Lucius Malfoy ha ucciso delle persone, come tutti i Mangiamorte. Ma Draco invece non ha mai fatto del male a nessuno. E anche se è figlio di un Mangiamorte a me piace lo stesso. Anzi...diciamo che stravedo per Draco.- aggiunse, con un ghignetto birichino - E anche Harry. Litigano sempre perché non si sanno parlare.-
- Come scusa?-
- Si, a volte quando non sai dire a parole che tieni a una persona, cerchi altri modi per farglielo capire.- bofonchiò la ragazza, ridendo - Certo, il loro metodo è da manicomio ma ognuno ha le sue follie.- tornò a guardarlo intensamente, con aria decisa - Capito? Draco non ha mai fatto niente di male.- e gli puntò il dito naso - Tu non avrai mai neanche ucciso una mosca, quindi finiscila di guardare sempre tutti come se dovessi scuse al mondo intero. Harry sbollirà. Draco non fa una piega con te, Ron neanche anche se all'inizio era un po' spaventato. Vedi, lui è solo preoccupato per Harry... mentre per quanto riguarda Edward...mah, per lui basta che tu sappia giocare a poker.-
Tom, per un attimo, si sentì come svuotato di tutto.
Come sembrava semplice. Che strano...aveva passato così poche ore con quella ragazza e gli sembrava di volerle bene da una vita. Era stata dolce e gentile con lui, proprio come Hermione e Lucilla, indipendentemente da chi fossero i suoi genitori. Abbozzò un sorriso divertito e finì la granita, osservando i turisti per la strada.
- Tu e Harry siete fidanzati?- le chiese, cambiando discorso.
Elettra annuì, capendo che il bambino non aveva più voglia di sondare così la sua anima. Era troppo presto.
- Cioè...stiamo insieme da un pezzo.- gli disse - Ma non siamo fidanzati.-
- Lui com'è?- le chiese Tom curioso - E' vero che è forte e coraggioso come ho letto nei libri?-
- Nei tuoi libri c'è scritto che è un testardo che non si presenta a lavoro?- rognò una voce alle loro spalle.
Edward era finalmente arrivato. Salutò Elettra con un bacio, poi si appoggiò alla panca, fissando il nuovo arrivo.
- E così sei tu...- disse, scrutandolo - Però...come sempre Malfoy esagera per telefono. Sei solo un bambino. Ti ha definito come una "grana con gufo e valigia a carico", manco fossi una sua ex fiamma.-
Tom, nell'ora seguente, passò il tempo facendo amicizia con Dalton e divertendosi un matto a vedere le invenzioni umane. Quando arrivò anche Ron, sempre in ritardo di recente e non si sapeva bene perché, i quattro decisero che era ora di andare a ripescare quei due deficienti ovunque fossero andati a infilarsi.
Mentre Gigì cercava Harry con il suo particolare Radar dell'Amore, come lo definiva lei, ovvero una sorta di potere che conferiva alla fata la capacità di trovare l'oggetto dei loro pensieri, Edward si mise d'impegno per insegnare a Tom a giocare a poker.
- Non lo rovinare da subito!- si schifò Ron, attaccandosi al cartone del latte.
- La sventola dov'è?- chiese Edward, ignorandolo.
- May intendi?- il rossino alzò le spalle - E' andata via con me stamattina, ma non mi ha detto dove.-
Tom, sentendo il nome e ricordandosi di quella ragazza per un attimo volò con la testa altrove. Che strano...aveva come l'impressione di averla già vista quella strega...forse nell'Acqua della Verità di Cesar. Ma nonostante questi pensieri, continuava a trovare il viso della Aarons stranamente famigliare, senza riuscire a ravvisarne la fisionomia. Esattamente come la strana aura che emanava.
- Ho solo sentito il biondastro mandarla al diavolo coi suoi bei termini razzisti.- continuò Ron intanto.
- Ci va a nozze quando può usarli...- Dalton abbassò lo sguardo sulle carte di Tom - Cazzo, e meno male che non giochiamo a soldi! Dove l'hai tirato fuori quel full?-
- Possibile che ti fai spillare soldi anche dai ragazzini?- lo rintuzzò Gigì, svolazzandogli in testa - Stupido Corvonero!-
- Corvonero?- Tom in un attimo s'illuminò come una lampadina, lasciando perdere May e il suo viso stranamente conosciuto - Della scuola di Magia di Hogwarts vero? La mamma mi ha raccontato tutto!-
- Ah, la mamma.- Ron sbuffò, paziente - Lucilla era di Serpeverde come Draco, lo sai?-
- Si. Tu, Harry e Hermione eravate a Grifondoro, vero? Anche tu Elettra?-
- Già.- annuì la biondina - Piuttosto...forse è arrivato il momento che ci parli di Hermione, non credi?-
- Perché?- il ragazzino sbatté le sopracciglia senza capire - Cos'ha fatto Herm?-
Bella domanda, pensarono tutti. In quel momento però squillò il telefono e dovettero lasciar perdere. Appena Gigì sollevò la cornetta, la voce stizzosa di Malfoy invase tutta il salone, collegato naturalmente alla cucina. Quando ci si metteva spaventava anche Pinky, infatti il maiale se la dette a gambe nella sua cuccia al primo piano.
- Draco, ti vuoi calmare?!- sbraitò Edward, afferrando la cornetta dalle braccine della fatina di Harry e portandosela all'orecchio - Che c'è da urlare?- rognò quindi, riportando il silenzio.
Tacque. Poi sgranò appena gli occhi azzurri e Ron capì che non tirava aria buona.
In quel mentre tornò May che rimase in silenzio, arrivata sulla soglia del primo piano. Vide che erano tutti in attesa e aspetto che l'ex Corvonero finisse di parlare prima di fare domande.
- Che è successo?- chiese Weasley esasperato - E' Harry?-
- No, è Blaise.- rispose Dalton serrando le mascelle - Era Clay al telefono. Lui, Draco e Milo sono a casa sua, ci sta andando anche Harry. Ieri notte Clay ha trovato Blaise in un magazzino che stava andando a fuoco.-
- Cosa?- Elettra sgranò gli occhi, sconvolta - Ma è assurdo! Blaise non ha mai fatto niente di male!-
- Ma perché poi? Lo sanno? E come sta?- insistette Ron.
- Sta bene, ha solo qualche leggera ustione.- li rassicurò Edward, cominciando a infilarsi il giubbotto - Ma sono giorni che Blaise si sentiva tampinato, così aveva chiesto a Clay di fare un controllo senza allarmare noi altri. A quanto pare aveva visto giusto, considerato che hanno cercato di ucciderlo. Avanti, adesso andiamo!-
- E non lo sanno chi è stato?- chiese May, seguendoli per le scale.
- Due opzioni: o deve dei soldi al folletto di Everland o sono stati i Mangiamorte!- sibilò Ron, facendo passare Tom e Elettra, per poi chiudersi la porta di casa alle spalle - Non so perché abbiano voluto colpire lui ma non ci sono altri che possano avercela con Blaise per altri motivi! Si saranno vendicati per l'aiuto che ci ha dato quattro anni fa!-
- Bhè, allora sono in pericolo quasi tutti i componenti delle case del nostro anno!- frecciò Dalton, guidandolo dietro alla prima viuzza che arrivò a tiro. Poi da lì sparirono tutti, il piccolo Tom compreso che a quanto pareva sapeva fare molto di più di quanto i ragazzi avessero immaginato.

Intanto nella residenza di compagna degli Harcourt, nello Yorkshire, Draco Lucius Malfoy stava cominciando a considerare seriamente la possibilità di tornare alle vecchie pratiche del rogo.
Quale modo migliore per spedire all'inferno streghe e maghi? Il rogo. Bruciare e finire poi a bruciare di nuovo di fronte al diavolo in persona. Per lui non c'era soluzione migliore.
Andava su e giù nel salone d'ingresso, facendo il solco e facendo anche venire la tachicardia agli elfi domestici che si azzardavano ad avvicinarsi a lui solo per chiedergli se voleva un altro whisky.
Dannazione, dannazione! Avrebbe dovuto pensarci, come era potuto essere stato tanto ingenuo?
- Si può sapere che cazzo è successo?-
Si volse verso la porta. Potter era arrivato.
- Che cazzo vuoi che sia successo?- ringhiò, dimenticando per un attimo la disputa che avevano avuto poche ore prima - Blaise è stato attaccato da qualche bastardo di un Mangiamorte! Non si è ancora ripreso...ma in questi giorni ha cominciato a sentirsi osservato, così per non mettere in allarme noi ha avvisato Clay prima di uscire da Everland, ieri sera. Ecco perché non è venuto a cena da Tristan. Fortunatamente Clay l'ha raggiunto in tempo. L'ha trovato in un fottuto stabile abbandonato. Stavano per bruciarlo vivo!-
Harry serrò i denti e i palmi - E' ferito?-
Draco si bloccò, smettendo di fare il solco e lo fissò serio - Chiunque sia stato a momenti gli ha reciso le vene del polso sinistro. Ha un labbro spaccato, gli ho rimesso in sesto le tre costole rotte con una pozione ed è pieno di lividi.-
- Quanto ci vorrà prima che si riprenda?-
- Ore forse.- il biondo si lasciò andare seduto in poltrona, accedendosi un'altra sigaretta. Dette un lungo tiro e si appoggiò allo schienale, letteralmente distrutto. Praticamente non aveva dormito e Potter neanche, viste le sue occhiaie.
Comunque evitarono di guardarsi in faccia per il momento, ancora troppo presi a darsi degli idioti da soli.
Avrebbero dovuto pensare a Blaise quasi da subito...
- Voglio che venga a casa.- sussurrò Malfoy, dopo minuti interi di silenzio.
Harry annuì, senza dire altro. Anche se Draco non l'avesse chiesto, l'avrebbe portato a forza ugualmente.
Il problema ora si era fatto lo spazio. Anche Ron doveva andare da loro, senza fare storie. Idem Edward.
E stavano proprio pensando a loro quasi apparirono in mezzo all'anti salone, quasi davanti a loro.
Il primo fu Ron, poi fu il turno di Elettra e May, quindi Dalton e il piccolo Tom.
Harry, vedendolo, si sentì subito invaso da una rabbia feroce ma qualcosa tornò a colpirlo forte dentro.
Il piccolo aveva subito abbassato il viso, arrossendo e in quel momento Harry si era sentito colmo di dolore.
Possibile che avvertisse i sentimenti di quel moccioso come con quelli di suo padre?
- Allora?- saltò su Elettra - Come sta Blaise?-
Dopo che Draco ebbe di nuovo raccontato di nuovo l'accaduto, Ron rimase senza parole.
- Devono averlo seguito per un pezzo per coglierlo di sorpresa.- mormorò.
- Non è detto.- Malfoy dette un lungo tiro - Ha le nocche ridotte in uno stato pietoso e la sua bacchetta è ancora incandescente. Chiunque lo abbia attaccato dev'essere tornato a casa non conciato diversamente da lui.-
- L'edificio è andato totalmente a fuoco?- May ora sembrava la copia di Hermione, lucida e pragmatica - Se è rimasto qualche indizio io posso scovarlo.-
- Non è il caso di separarsi adesso.- disse Harry.
- Perché no?- frecciò il biondo ex Serpeverde - Magari è la volta buona che ce ne liberiamo.-
- Ti piacerebbe vero?- May esibì un ghigno degno di Malferret - Ma non accadrà mai.-
- Mai dire mai.- replicò lui acido.
- Finitela.- sbuffò lo Sfregiato - Ed, Ron...finita questa storia dovrete andare a casa Blaise, prenderete tutte le sue cose e le porterete da me. E anche voi due. Da stasera vi trasferite da noi.-
- Cosa?- gracchiò Dalton - Non siamo più a Hogwarts Harry!-
- Infatti. È quello il problema. Non siamo più insieme e non riusciamo più a difenderci.- gli ricordò il moretto - Quindi appena possibile farete i bagagli, intesi? E non voglio sentire ma che tengano!-
- Ogni giorno che passa diventi più simile a Black.- Edward sospirò, svaccandosi sul divano - D'accordo, farò i bagagli tanto mi ero rotto di stare al Paiolo. Piuttosto, Clay e Milo dove stanno?-
- Su con un Medimago.- disse Draco, facendo posto a Tom al suo fianco tanto per far incazzare meglio Potter - E voi che avete fatto invece?-
- Prima che deste i numeri e andaste a picchiarvi altrove?- ironizzò Ron con un tatto da far paura - Niente, abbiamo scongelato un surgelato, ce lo siamo mangiato. Poi Elettra e May hanno messo a nanna Tom.-
- E stamattina l'ho portato un po' in giro.- concluse la biondina, sorridendo.
- Spero non in scopa.- sfuggì a Harry, senza neanche accorgersene.
- Perché? Hai da ridire su come guido?- gli chiese la sua ragazza con tono angelico e pericoloso insieme.
- Assolutamente no.- rispose, tornando a pensare agli affari suoi. Ci mancava anche il bambino adesso!
- Come faremo per le stanze?- stava dicendo Ron - Non ci stiamo tutti?-
- Ho fatto un calcolo.- sospirò la Aarons tranquilla - Al secondo piano ci sono le camere di Elettra e Harry, quella di Draco, il bagno e quella stanza ancora vuota.-
- Quello è il mio bouduaire.- si schifò Draco, scocciato - Non ci pensare neanche a metterci le mani sopra!-
- Ma se è vuoto!-
- E allora? È roba mia lo stesso, infida mezzosangue!-
- Che palle, ma la vogliamo finire?- Edward gli prese una sigaretta, ficcandogli anche una gomitata - Possibile che non cambi mai? Fosse stata un'altra ti avrebbe già ficcato due cartelle!-
- Bhè, lei non è un'altra!- ringhiò Malfoy, stavolta con fare aggressivo.
- Non volevo dire questo.- rispose placido Dalton.
- Che cazzo volevi dire allora?-
- Sta arrivando un vampiro.-
La discussione si zittì quando la frase di Tom catalizzò l'attenzione di tutti quanti. Un vampiro?
- E come fai a sentirlo?- si stupì May incuriosita.
- A casa di Caesar ce ne sono tanti.- spiegò Tom, continuando a tenere lo sguardo basso - E ho dovuto imparare a riconoscerli. Hanno un profumo particolare di fiori...e poi portano un po' di freddo. Però è giorno...-
Manco a dirlo arrivò Milo dalla porta interna della grandi cucine. Stava discutendo a quanto pareva con la vecchia prozia di Clay. Dopo averla lasciata, si diresse dal gruppo con fare seccato.
- Che stress!- sbuffò - Ciao gente! Quel bastardo di Harcourt mi ha lasciato con sua zia che si ostina a trattarmi come un bambino di quattro anni! Oh...e il ragazzino chi è?- cinguettò, vedendo Tom.
Il piccolo mago sorrise. A quanto pareva se la cavava meglio con gli esseri non umani, pensò acido Harry fra sé.
- E' mio cugino.- gli disse Draco, stanchissimo - Tom, lui è Milos Morrigan.-
- Oh, il nipote di Askart e Gala!- disse il piccolo Riddle, tutto attento - Allora sei...-
- Si, sono lo sporco Diurno.- disse Milo, quasi orgoglioso.
- Askart non è tuo zio?- chiese Ron - E Gala chi è?-
- Sono quattro fratelli. Askart è il maggiore, Lucian, poi è nata Gala e Kronos è il più giovane.- spiegò Morrigan, osservando poi Tom stranito - Ma tu come fai a conoscerli?-
- Abitava a Cameron Manor.- gli disse Elettra - E' il figlio di Bellatrix.-
- Stavi nel Golden Fields?- Milo se ne fregava di Bellatrix, come di tutti i Mangiamorte - Ma va?-
- Si, Caesar si è preso cura di me dopo la morte dei miei genitori.- Tom sembrava più rilassato - Lui mi ha fatto conoscere Askart e Kronos ma Gala è quella che mi sta più simpatica! E tu perché non vivi con loro?-
- No, grazie.- disse, più che sicuro con un sorriso - Sono già circondato da abbastanza incivili.-
- Con incivile parleresti di me?-
Clay stava scendendo dalla sontuosa rampa di scale che portavano al piano superiore e tutti lo raggiunsero, trafelati.
Harcourt per levarseli di torno praticamente li fece entrare tutti quanti nella camera di fortuna, anche senza il permesso del guaritore che se ne andò imprecando come un dannato.
Una volta davanti al letto di Blaise, i ragazzi vennero invasi da una rabbia feroce, Draco specialmente.
Per lui, come credeva anche per Harry, era stato sufficiente capire che erano stati i Mangiamorte.
- Questa è una sfida.- sibilò, fra i denti.
- Ce l'hanno ancora con me, non farti saltare i bottoni.- lo bloccò Harry fermo.
- Allora perché non hanno pestato Weasley?- ringhiò Draco di rimando - Invece hanno massacrato Blaise!-
- Hanno deciso di falciare i traditori secondo noi.- iniziò Clay, sedendosi vicino alla finestra con aria stanca - Dunque, Jess ha raccolto un bel po' d'informazioni e da quando abbiamo visto, stanno cominciando a battere le strade per cercare chi non ha aderito alla causa quattro anni fa.-
- Come fai a saperlo?- chiese May incredula.
- Hanno ammazzato Terry Turner due ore fa.- disse Milo e di colpo tutti quanti sbiancarono.
Terry Turner, l'Isolano. L'unico Serpeverde che in vita sua non aveva mai avuto in bocca Voldemort.
Era morto.
- Com'è morto?- chiese Ron, con voce tremula.
- Sgozzato.- rispose Milo - Sul posto ci sono Tristan e Sphin. Ci diranno tutto quando arrivano e Jess neanche un'ora fa è entrato al Ministero per parlare con Orloff e Duncan. I francesi hanno già dato l'allarme e della Germania è arrivato un ordine di estradizione per una ventina di famiglie.-
- Ma va? Le cacciano dal paese eh?- sibilò Elettra sarcastica - E dove andranno? Fatemi indovinare!-
- Qua bisogna dare l'allarme e in fretta anche!- scandì Ron - Non possiamo farci invadere di Mangiamorte! Avete una vaga idea di quanta gente è in pericolo se sono andati a riprendere i vecchi schedari di Hogwarts?-
- E come facciamo?- Edward scosse il capo - Che vorresti fare? Rimettiamo Harry a fare da specchio per le allodole mentre noi ci diamo da fare a sistemarli? Posso ricordare a tutti quanti che l'ultima volta ci siamo salvati tutti quanti solo grazie a Lucilla? Eh?-
- Allora parliamo con lei!- sbottò Ron.
- Con lei?- rise Draco, fissando un'ultima volta Blaise con gli occhi vitrei - Per me è meglio parlare direttamente con chi di dovere!- e si diresse alla porta, fissato dai compagni che non capivano che diavolo stesse facendo.
- Dove vai?- gli urlarono dietro.
- Dai miei cugini!- gridò, scendendo le scale di corsa - Tom li ha visti! Stanno loro a capo di tutto!-
- Così ti ammazzeranno!-
Non ci fu verso di trattenerlo. Milo e Dalton lo seguirono, Harry invece non si mosse dalla sua postazione. Ora, purtroppo, non si sentiva in forze neanche per catturare un folletto, figurarsi sostenere una conversazione con i figli di Bellatrix Lestrange. No, decisamente per lui ci sarebbe voluto ancora del tempo.
Era strano. In quattro anni credeva di aver superato ogni cosa...invece, come spesso diceva Malfoy, le nostre sicurezze erano solo delle pie illusioni.
E Draco questo lo sapeva bene.

 

 

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Capitolo 8
*** Capitolo 8° ***


 



C'era un luogo, oltre a Grimmauld Place, dove viveva ancora un discreto numero di Black e quel luogo era evitato come la peste sia da Sirius Black, che da Andromeda Tonks. Perfino Narcissa da qualche tempo aveva deciso di metterci una pietra sopra...e questo luogo era la residenza "primaverile" della grande famiglia di purosangue più nota dopo i Lancaster in tuttala Gran Bretagna. La pomposa dimora, arredata però con finissimo gusto anche se per alcuni era sempre stata fin troppo tracotante, si trovava nel Devon, su una collina attorniata da siepi altissime.
Alcuni dicevano che fosse per intimità della famiglia, Sirius diceva che almeno quelle siepi li nascondevano alla popolazione, Narcissa e Andromeda invece sapevano bene che era una pura questione di immagine e divertimento.
Con quelle siepi, i Black avrebbero anche potuto tormentare un babbano in giardino o decapitare un elfo domestico troppo vecchio che tanto nessuno avrebbe potuto notarlo.
La matriarca della casa in quel momento era anche la sorella della madre di Sirius, ovvero la madre delle tre sorelle Black. Jocelyn Emmaline Black regnava ancora con pugno ferro e sebbene fosse sempre stata l'unica ad avere parola lì dentro, anche contro quella del suo dispotico marito troppo affezionato alle sue amanti da quattro soldi per prestare attenzione alla moglie, da anni e anni ormai viveva con una perpetua maschera di rabbia sul volto.
Un volto duro e feroce, scavato dalla collera e dallo sdegno. Il motivo?
Le sue figlie. La sua prediletta, la sua primogenita...era stata uccisa. E onta ancora più grande era stata Narcissa, la prediletta di suo marito, a portargliela via.
Di Andromeda invece non se ne parlava mai. Lei non era più una Black.
Dei nipoti poi non aveva più voluto saperne nulla quando Draco, il suo rampollo, aveva gettato tutto al vento ignorando la sua richiesta di farlo diventare unico titolare dei beni dei Black. E quello sprezzo l'aveva fatta montare su tutte le furie una volta di troppo. Prima le avevano riferito che suo nipote, in giovane età, si era sporcato con una mezzosangue...poi era anche venuta a sapere che quella mezzosangue altri non era che la nipote di Liam Hargrave, suo nemico giurato. E poi la stoccata finale. Auror. Era divenuto un Auror. Insieme a quel Potter.
L'incarnazione di ogni loro disgrazia. Non passava giorno che in quella grande casa lei non maledicesse tutti i suoi famigliari, a partire però dal bambino sopravvissuto a cui lei avrebbe brindato solo quando sarebbe stramazzato al suolo, finalmente morto.
Però da qualche tempo c'era qualcosa, o meglio, qualcuno che con la sua presenza e i suoi intenti aveva riportato in lei un po' di quel sadico e perverso buon umore che era stato un connotato specifico anche di Bellatrix.
Rafeus e Vanessa erano gli unici ormai che mantenevano alto l'onore dei Black.
Solo quando pensava a loro il suo arcigno cuore batteva d'orgoglio.
- Padrona...-
La vecchia Black si volse verso l'ingresso dove trovò un Kreacher, che Harry Potter le aveva spedito a casa quattro anni prima a suon di calci e bestemmie, molto tremolante sulla porta del salone spocchioso, colmo di arazzi antichi e preziosi. Non che quell'elfo stupido e maniacale avesse dimenticato sua sorella, pensò Jocelyn, ma se non altro era sempre un servo fedele. Si chiedeva però cos'avesse da agitarsi in quel modo.
Si alzò in piedi, aiutata da un bastone finemente elaborato in argento che a seconda dei casi in passato aveva usato sulla testa di Sirius o sugli stinchi del suo marito traditore e raggiunse la soglia. Nell'immenso corridoio d'entrata, affastellato di busti di famiglia, ritratti e statue, vide davanti alla porta d'ingresso, di lucidissimo mogano scuro, suo nipote Rafeus. Stizzita, vide che era ferito.
Il suo viso era tumefatto in più punti ma tacque, vedendo che non era solo.
C'era qualcuno con lui. Un bel giovane, notò. Con capelli castani, corti davanti e lunghi sulla nuca. Gli occhi era di uno strano colore tra l'azzurro e il verde. Indossava un mantello senza alcuno stemma però.
Probabilmente un Mangiamorte si ritrovò a pensare, almeno fino a quando non lo vide in viso. Allora arrossì, ritirandosi nel salone. Un demone! Un mezzo demone!, pensò portandosi una mano alla bocca.
Non poteva essere altro. La sua compostezza levigata non poteva essere umana!
Infatti, Jeager Crenshaw si era presentato in quel luogo pieno di umani e Mangiamorte che disprezzava solo per ritirare una cosa che gli stava molto a cuore.
Fosse stato solo per lui avrebbe sgozzato quei due idioti, ovvero Rafeus e la sua dannata sorella, senza pensarci troppo ma sfortunatamente gli servivano ai suoi scopi. Ovvero sollevare solo un po' di polvere.
Li conosceva da circa dieci mesi e doveva ammettere che ne aveva già basta.
Fondamentalmente Jeager non aveva mai amato gli umani e ancora peggio, aveva detestato i Mangiamorte con tutto il cuore perché quattro anni prima aveva rischiato di farsi coinvolgere niente meno che dalla madre di quei due bastardi con cui ora stava stringendo patti...
Ma lui aveva uno scopo...e voleva portarlo a termine a tutti i costi, quindi doveva stamparsi in faccia un fottuto sorriso e seguire Rafeus nel suo studio.
- Vedo che Zabini s'è difeso.- disse Crenshaw, una volta seduto in poltrona, lontano da orecchie indiscrete.
- Forse se l'aspettava.- disse Rafeus Rodolphus Lestrange, con voce impastata a causa del dolore atroce alla mascella - Ma l'ho sistemato comunque. Se è sopravvissuto dirà a mio cugino i nostri piani, altrimenti con la morte di Turner otterremo lo stesso effetto. E per te, amico mio, ho un bel regalo giù nelle segrete.-
- Ha opposto resistenza?- chiese il mezzo demone, sentendosi meglio al pensiero di averla finalmente fra le grinfie. Oh, quanto aveva aspettato quel momento! Quasi quattro maledetti anni!
- Era con Turner.- sibilò Rafeus, versandosi del whisky - Lei sapeva già da un pezzo che avevamo in mente, ma non me ne stupisco. In Germania l'abbiamo fatta tampinare stretta ma anche lei aveva le sue spie. Comunque mia sorella l'ha sistemata finalmente e ti giuro che non è stato facile. Non fosse stato per te, ora non avremmo catturato quella sporca mezzosangue e non avremmo ucciso neanche Turner. Però mi chiedo perché l'hai lasciata a noi.-
- Dimentichi con chi vivo io.- replicò Jeager, alzando un sopracciglio - Se quei due vengono a sapere cosa sto facendo alla loro preziosa allieva, passerò il resto della mia eternità a bruciare all'inferno. La donna non l'ho mai vista ma a quanto si dice pare che sia spaventosamente forte. E Cameron...bhè, lui ci andava a letto con la mezzosangue.-
- Però...se li sa scegliere bene gli amanti.- ghignò Lestrange, volgare - Prima mio cugino, adesso quel demone...-
- Vuoi provare?- frecciò Crenshaw - Non te lo consiglio. Quella graffia sul serio.-
- Oh oh...- Rafeus esibì un ghigno subdolo e scaltro - Ci hai provato e ti è andata male, non mi dire. Eppure hai i tuoi mezzi di persuasione. Vuoi davvero dirmi che in quattro anni che vi scontrate da mattino a sera non sei mai riuscito a scopartela? Da non credersi!-
- Io ti ho avvisato.- Jeager si mise in piedi, già stanco di quell'umano disgustoso - Allora, dov'è?-
- Non per farmi gli affari tuoi...- Rafeus lo seguì alla porta, per fargli strada nei sotterranei. Scesero lungo una scalinata umida e tetra, di pietra grezza, nascosta da una tenda magica. Lì parvero scendere per molti metri -...ma visto che abiti a Cameron Manor, mi spieghi dove vuoi portarla adesso quella sporca mezzosangue? Se Cameron se ne accorge non avrai vita facile.-
- Temi per me, amico?-
- Temo per i miei piani.- replicò Rafeus, alzando le spalle - Ti conviene non fregarmi.-
- Potrei dirti la stessa cosa, Lestrange. E comunque oltre a quella donna e a Caesar, c'è un altro demone puro al loro pari nel Golden Fields. Non abita con loro ma è altrettanto forte, te lo assicuro. Non bada mai a chi entra nel suo castello. Anzi, diciamo che non bada proprio a nulla. Se gli chiedo un favore non me lo negherà.-
- Allora vediamo di renderla innocua, ok?- soffiò Rafeus, fermando davanti a una porticina più piccola, simile a quella di una prigione. Da dentro proveniva un forte sferragliare di metallo e due voci femminili molto accorate.
Appena varcata la soglia, Jeager venne investito da un forte profumo di rose di York.
Accidenti alle umane. Lui aveva il naso delicato.
- Sorella,- Rafeus fece un ghigno perverso, accendendo le candele con un gesto della bacchetta - vedo che ti diverti.-
Crenshaw si guardò appena intorno, capendo di trovarsi in una vera e proprio camera di torture. Dannazione, pensò sconvolto. Ma erano umani o demoni quelli? Sembrava la stanza presente a Cameron Manor. E Caesar non la usava da almeno sei secoli, essendo per principio contro la violenza.
Stravolto, senza darlo a vedere, posò poi lo sguardo sulle due donne davanti a loro.
Una trasudava sensualità e perfidia, l'altra collera e un orgoglio accecante.
Quale delle due fosse più bella però lui non sapeva dirlo. In fondo, per quanto la odiasse, non era mai stato immune agli occhi dorati della mezzosangue. Era intoccabile, anche se coperta di ferite.
E quegli occhi ora lo fissavano tanto da trapassarlo...ma lui la ignorò, facendo uno sforzo. Portò l'attenzione su Vanessa Giselle Lestrange, quella che risaltava di più a prima vista.
Abbigliata in un pesante abito di raso color sangue, la sua scollatura era tanto bassa che il suo seno candido sarebbe stato una tentazione anche per un vampiro più che sazio. Ai polsi, al collo e alle orecchie portava una massa spropositata di gioielli che s'illuminavano a ogni bagliore delle candele.
La bocca umida e carnosa si piegò in un lento e sensuale sorriso, quando li notò sulla soglia.
- Rafeus.- salutò, con un delicato battere di ciglia - E Jeager. Che piacere rivederti...-
- Il piacere è tutto mio, Vanessa.- replicò Crenshaw, abbassando finalmente il capo sulla donna che stava seduta a terra, avvolta nel suo mantello bianco stracciato, coperta di graffi in viso, quasi la Lestrange avesse voluto deturparla.
Ammetteva che vederla ridotta in quello stato lo faceva diventare folle di rabbia.
La sua nemica...la sua nemica di sempre, umiliata in quel modo.
- Hargrave.- disse quindi, facendole un cenno - Vedo che stai bene.-
La ragazza non rispose, si limitò a continuare a fissarlo, disgustata. Lo disprezzava, Jeager se ne reso conto in quel momento. L'avevano catturata in tre, con l'inganno. Da solo non ce l'avrebbe fatta. E lei ora glielo rinfacciava.
Quel suo sguardo colmo di disprezzo lo stava facendo impazzire.
Lei l'aveva sempre fatto impazzire di invidia. Hermione Jane Hargrave, l'Auror e la Zaratrox che aveva saputo sconfiggerlo. Un'umana. Una mezzosangue! La sua nemica dagli occhi dorati e dall'anima fiera come quella di un leone. Lei e la sua forza, lei e i suoi poteri superiori ai suoi. La sua conoscenza. Lei era sempre stata la più forte.
Lei era stata accolta da Caesar, lei era sua allieva. Sempre e solo lei.
- Complimenti.- gli disse solo, indifferente.
- Cosa pensavi?- le chiese Vanessa, afferrandola per i capelli ricci e dorati - Che avremmo commesso sempre lo stesso errore, sporca e schifosa mezzosangue?- godette nel vedere la sua smorfia di dolore e la rigettò a terra, sferrandole un calcio nello stomaco - Ti sei beffata di noi per anni ma adesso è arrivata l'ora di finirla!-
- Le hai spezzato la bacchetta?- chiese Rafeus.
- Si.- la sorella annuì, sorridendo voluttuosa - Le ho portato via anche gli altri gioielli. Quel bracciale col sangue di Cameron, la Giratempo, quella perla nera e anche questo.- e dicendolo lanciò ai due ragazzi un anello d'argento. Un serpente arrotolato su se stesso troneggiava sulla fedina. Dentro c'erano due iniziali. D. M.
- Ma tu guarda...- Rafeus sogghignò acidamente, sedendosi su uno sgabello logoro - Si, devo ammettere che sei sempre stata furba, dico bene Hermione Hargrave? A proposito, che ti ha fatto quello sporco babbano di tuo padre per convincere una come te a cambiare cognome? Comunque, mio cugino a buon gusto, devo ammetterlo.-
- Neanche tu scherzi.- replicò lei, serafica.
Vanessa, nel rapido giro di un secondo, divenne praticamente l'essenza della collera probabilmente a causa dell'allusione della loro prigioniera . Jeager non aveva mai visto una cosa del genere e quasi scattò indietro quando la Lestrange usando la magia levò Hermione in aria e questa venne subito legata in mille catene che partirono da ogni punto della cella, sferragliando in un'eco continuo. Poi venne rudemente sbattuta su una specie di altare di pietra e da lì non riuscì più a muoversi.
- Com'è che è così docile?- chiese il mezzo demone.
- Formula tratta dal grimario di Lumia Lancaster, serve a bloccare i poteri di un Auror per all'incirca tre ore e sta quasi scadendo il tempo.- ghignò Rafeus, in piedi accanto alla prigioniera - Abbiamo recuperato un po' di vecchi testi in questo lungo esilio in Germania e io e Vanessa ci divertiamo parecchio a usarli, dico bene Hermione?- e le serrò la mano al collo, facendola agitare - Sai una cosa dolcezza? Non fossi così dannatamente testarda com'è stato Blaise ieri notte, forse adesso non saresti condannata a morire.-
- Calma, non spetta a voi ucciderla!- sbottò Jeager.
- Vai al diavolo Crenshaw!- sibilò Hermione, faticando a respirare - Qualsiasi cosa tu gli abbia promesso, sappi che ti stanno solo usando per vendicarsi di Harry Potter! Ti sei venduto come un burattino! Ti sei venduto ai Mangiamorte!-
- Per avere te?- replicò il demone con un sorriso gelido - Questo e altro.-
- Verrà il giorno che ti ucciderò, te lo giuro!- Hermione lo fissava con gli occhi incendiati.
- Verrà il giorno che ognuno di noi morirà, tesoro.- rispose lui sarcastico - Ma per te sarà diverso. Sarò io stesso a spezzare ogni tua magia e a spedirti al creatore.-
- Ci sei quasi sorella?- borbottò nel frattempo Rafeus - La nostra ospite sta per riacquistare i suoi temuti poteri.-
- Un minuto.- Vanessa Lestrange stava facendo qualcosa, qualcosa che Hermione non riconosceva.
Mescolava pozioni con ingredienti che conosceva alla perfezione ormai...ma non capiva in cosa sarebbero conclusi.
Alla fine, dopo aver gettato probabilmente il cuore di una colomba dentro a una grossa boccetta col collo lungo, aver mescolato e aver rigettato via il cuore, Vanessa si volse...e quel suo ghigno la fece davvero sentire male.
- Morirai Hermione Hargrave,- le disse la Lestrange - ma non oggi. Né domani. Si, morirai ma fra molti anni. Vivrai da morta. Diventerai fredda, diventerai marmo. Tutti toccandoti ti crederanno morta. Né fiato, né battito del cuore dimostreranno che sei viva. Né forza, né magia. Né lacrime. Vivrai chiusa in un corpo senza vita, con un'anima che non potrà mai uscirvi. E morirai...si, perché tu morirai, guardando da uno specchio i tuoi amici soccombere al nostro potere.- le sibilò a un dito dalla bocca.
Poi Hermione, gridando, fu bloccata. E iniziò la fine.
Tre paia di mani la tennero stretta per i polsi e per le gambe, poi Vanessa si piegò di più sulla sua bocca, con la boccetta fra le mani, tenendole aperte le labbra con notevole difficoltà, visto che continuava a lottare strenuamente.
- Sta ferma, maledetta!- le ringhiò la Lestrange, mollandole un ceffone che le ruppe il labbro inferiore.
In effetti non erano mai state in rapporti idilliaci, questo lo sapevano tutti in Germania. La loro era un'amicizia, se così si poteva dire, di vecchia data. Nemiche in tutto, diverse dall'anima in fuori. E cosa fondamentale...quella mezzosangue, per Vanessa, aveva aiutato Harry a uccidere sua madre, aveva sedotto suo cugino...e combattuto contro Lord Voldemort, quello che i due fratelli Lestrange consideravano un vero dio.
In quel mentre, proprio mentre il gelo dell'orrore e dell'angoscia la colpivano, Hermione vagò con l'ultimo brandello di magia che le restava fino all'unica persona che avrebbe potuto aiutarla. Un grido. Un grido unico nella sua testa, giunse dove doveva arrivare. A Cameron Manor.
Crudele il destino, quando la prima goccia del Veleno della Mela di Biancaneve, così lo chiamavano i maghi oscuri, stava per scivolarle in gola sotto il sorriso di trionfo di quei tre torturatori, si sentì un rumore fuori dalla porta della cella. Jeager le teneva le braccia sopra alla testa e dovette restare con lei, anche Vanessa.
Così Rafeus, imprecando perché vedere agonizzare la gente era una delle cose che lo eccitava di più, raggiunse la porticina dove tutti sentirono la voce strascicata di Kreacher.
- Signore...- bofonchiò - Padrone...c'è suo cugino che l'attende signore. È arrabbiato signore. Davvero molto signore.-
- Mio cugino?- Rafeus sgranò lo sguardo, voltandosi come un idiota verso Vanessa - Dannazione, è Draco!-
Quel nome fu come l'ultima speranza arrivata quando ormai aveva gettato la spugna. Come l'ultima mano a cui aggrapparsi. Una mano tesa.
E Hermione, disperata, provò per l'ultima volta. Il viso di quel Serpeverde, di quel vecchio sentimento, di quella fiamma spenta, le tornò alla mente mentre con tutta l'anima raccoglieva la voce e le forze per arrivare fino a lui.
- DRACOOOOOOO!!!!!!-
Ma poi, purtroppo, fu solo silenzio. Indifesa, privata della magia, Hermione Jane Hargrave perse l'alito di vita che distingueva gli esseri umani dalle bambole quando quell'ignobile veleno le scese in gola, invadendola con una forza violatrice implacabile. E fu come morire davvero. Sentì la vita scivolarle via dalle dita...
I suoi occhi dorati si fecero vissi, morti...mentre dalle sue labbra ancora usciva quell'ultimo nome, ormai perso nell'aria delle celle dei Black. Dopo di che Jeager Crenshaw la prese in braccio e la portò via, senza lasciare più nulla di lei.

Draco Malfoy intanto sentì un brivido lungo la schiena.
Di scatto si girò verso l'interno della casa dei Black, scostando rabbioso sua nonna che gli arrancava dietro menando il bastone in aria. Quella voce...pensò col cuore in gola. Quella voce...
Qualcuno aveva gridato il suo nome. Quella voce...la voce di Hermione. Non se l'era sognata!
Scostò la vecchia di scatto, quasi spedendola seduta in poltrona e subito dopo imboccò il lungo corridoio, andando nell'unico posto dove un Black avrebbe potuto tenere un prigioniero.
Passata la stessa tenda che aveva condotto Crenshaw nelle segrete, Draco volò giù lungo la scalinata ma una volta all'ingresso delle celle, in quel buio e angusto corridoio umido e puzzolente, si fermò.
- Draco, non ci posso credere!-
Rimase immobile anche quando la meravigliosa strega vestita di rosso come una vera nobildonna gli si buttò fra le braccia, stringendolo forte. Vanessa non era cambiata, pensò amaro.
- Vanessa,- bofonchiò frettoloso - falla finita perché...-
- Perché cosa?- Lei si fece indietro, sbattendo le lunghe ciglia con atteggiamento più che studiato. Si sporse e gli sfiorò la bocca con un bacio ben calibrato, né troppo superficiale né troppo intimo e benché sapesse che suo cugino era sempre stato uno di gusti difficili, faticò a non arrossire di rabbia quando lo vide ritrarsi decisamente infastidito.
Che aveva lei in meno di quella mezzosangue schifosa?, si chiese serrando i denti. Fece comunque buon viso a cattivo gioco. Era rimasta sola dopo aver mandato via Rafeus, ancora pesto dalla disputa con Blaise ed era più che decisa a parlare con quel suo testardo cugino una volta per tutte. Con le buone o con le cattive.
- Cosa fai qua sotto?- gli chiese, prendendolo a braccetto e cercando di trascinarlo via - Vuoi qualcosa da bere? Oh!- si strinse di più al suo braccio, premendo civettuolamente il seno contro di lui - Da quante estati non ci vediamo eh? L'ultima volta che ti ho visto avevamo tutti e due sedici anni se non sbaglio...e ci siamo divertiti un sacco, ricordi?- aggiunse, maliziosa - Sono contenta che sei venuto, devi raccontarmi tutto di te!-
- Vanessa.- la bloccò - Per cortesia. Non fare finta di niente.-
- Finta di niente?- fece, sempre con maggior enfasi - Non capisco di cosa parli.-
- Ho sentito gridare qualcuno qua sotto.- le disse, dandole le spalle e cominciando a cercare ovunque, usando la bacchetta per fare luce - E se non ti dispiace smetterla con questa farsa, sono qua per parlare di Blaise. Quindi ti conviene far venire fuori quel bastardo di tuo fratello. Subito.- ordinò poi, imprecando perché in quelle celle non c'era nessuno. Eppure lui aveva sentito una voce! Aveva sentito Hermione! Ne era sicuro!
La Lestrange, così simile a sua madre, incrociò le braccia con fare altezzoso.
Era livida di collera ma sapeva trattenersi alla perfezione.
- Sembra che tu stia cercando qualcuno.-
- Non ti si addice questo candore, lasciamelo dire.- ironizzò gelido, facendola arrossire vagamente - So cos'avete in mente di fare. So anche che siete stati voi a pestare Blaise e a uccidere Terry Turner.-
- Cosa?- Vanessa sogghignò, con gli occhi neri che brillavano come per confermare ogni cosa - Draco, sinceramente non so di cosa tu stia parlando. E mi pare così strano che qualcuno sia stato tanto vendicativo con Blaise...forse, si...forse volevano colpire solo te, non credi?-
Maledetta pazza...
- Forse, visto il tuo tradimento hanno pensato di fartela pagare in qualche modo.- continuò Vanessa con vocetta fintamente amichevole e premurosa - In fondo tu ami Blaise come un fratello. Dev'essere terribile, vero Draco? È terribile non sapere mai quando attaccheranno i tuoi amici e tutti i tuoi cari. Vivere nell'angoscia...-
Bugiarda infame. Maledetta vipera...
Draco la fissava furibondo. Quella dannata praticamente gli stava dicendo esattamente ciò che stavano meditando.
Vendetta. Quei due volevano vendetta per la morte di Bellatrix, per il tradimento di suo padre e sua madre.
Istintivamente le avrebbe messo le mani al collo per strozzarla seduta stante, memore del viso pallido di Blaise e di quei tagli che gli avevano procurato sul polso...quando qualcosa di luminoso attirò di più la sua attenzione.
Vanessa, ancora a braccia incrociate e con le mani curate ben in vista, portava fra i vari anelli di famiglia e i più costosi esempi modaioli del mercato londinese, qualcosa che Draco non vedeva da molti anni.
Il suo cuore perse quasi un battito quando vide il suo anello...l'anello di Hermione...quello che le aveva regalato.
L'anello col serpente che le aveva donato a Hogwarts, in un giorno come tanti, quando ancora non si credeva in grado di amare, quando ancora Hermione per lui era stata tutto.
Si sentì tremare le ginocchia e i suoi occhi argentati si contrassero, avvertendo continui brividi per tutto il corpo.
- Dammelo.- sussurrò roco.
Vanessa corrucciò la fronte, senza capire realmente stavolta. Poi abbassò lo sguardo e si sentì persa.
Dannazione. L'anello della Hargrave! Se l'era messa al dito senza pensarci!
- Dammelo.- le ripeté con tono molto più calmo di prima, ma infinitamente più pericoloso.
La strega tacque, serrando ancora i palmi poi con rabbia se lo tolse dal dito indice, scagliandoglielo addosso.
- Ma si, riprenditelo! Tanto su di lei non faceva neanche un degno effetto!-
Nel rapido giro di un secondo Vanessa si ritrovò schiacciata al muro, con Malfoy che quasi le spezzava le braccia. La strega, che in vita sua aveva dovuto affrontare di tutto e con sprezzo e arroganza aveva sempre piegato tutti, stavolta deglutì, cominciando a sentirsi sull'orlo di un precipizio. Non l'aveva mai visto in quello stato...
Non aveva mai visto quegli occhi...sembrava uno spiritato...
- Adesso stammi a sentire.- le sibilò a un dito dalla faccia - E dillo anche a tuo fratello. Se provate a mettere ancora i vostri miserevoli artigli su Blaise io vi ammazzo. Provate a rompere le palle a mia madre e vi ammazzo. Date fastidio a Potter e ai miei amici e passerete le pene dell'inferno, su questo potrai metterci la mano sul fuoco. Com'è morta Bellatrix e quel bastardo di Voldemort, uccideremo anche voi due! Non importa quanti siate, quanti demoni abbiate o quanta magia oscura abbiate a disposizione, capito Vanessa?- la strinse di più, strappandole un gemito rabbioso - E un'ultima cosa: non so come l'anello sia finito qua...ma ti posso giurare che se la ritrovo con un solo graffio, ti sbuccerò la faccia come una mela e passerò il resto della mia vita a fartela pagare, sono stato chiaro?
Non gli giunse risposta. E non ce ne fu bisogno.
Umiliarla in quel modo era stato più che sufficiente come avvertimento. Col suo anello al dito se ne andò da quella casa immonda, conscio di avere puntati nelle spalle due paio d'occhi minacciosi che non gli avrebbero fatto passare liscia quella piazzata ma a lui non importava più.
Una volta fuori da lì trovò Edward ad aspettarlo, con Milo formato pipistrello che si arrampicava allegro sulla sua schiena. Vedendo la sua faccia, Dalton preferì non fare subito domande, così nel silenzio totale tornare a casa di Clay dove le acque ora erano un po' più tranquille.

Il piccolo Tom scese dalla grande finestra del salone della casa degli Harcourt con un gufo bruno sul braccio.
Portava una lettera per lui vergata con la elegante calligrafia di Caesar e ne fu subito contento. Peccato che non avesse notato che Harry, scendendo dalle scale per andare in cucina, lo stava osservando attentamente.
Quando se ne accorse, il ragazzino arrossì di nuovo e la testa di Potter subì un'altra fitta dolorosa.
Accidenti a quel rimorso!, pensò l'Auror tenendosi le tempie dolente. Se fossero andati avanti così nel giro di un mese sarebbero finiti tutti e due al manicomio.
- E' una lettera di Caesar!- gli disse subito il bimbo con tono accorato - Mi scrive solo lui.-
Forse stava cercando di dirgli che non aveva contatti coi Mangiamorte, pensò Potter. Mah...
- Appena Blaise starà meglio andremo a casa.- bofonchiò, cacciandosi le mani in tasca - Noi lavoriamo tutti quanti, quindi a seconda dei turni dovrai passare del tempo da solo. Elettra fra qualche settimana ricomincia gli allenamenti e anche Blaise deve tornare a lavoro.-
Tom annuì, compito - Non farò disastri in casa e grazie per ospitarmi.-
- A quanto pare non avevamo altra scelta.- sibilò Harry, non riuscendo a frenarsi. Vedendo la faccia del ragazzino si sentì un verme, cominciando a chiedersi se c'era qualcosa di cui andare fieri nel maltrattare un bimbo così piccolo. Gli sembrava quasi di essere tornato indietro nel tempo, quando i Dursley maltrattavano lui.
Neanche Tom aveva dei genitori, si disse, guardandolo attentamente.
Ecco perché sentiva la sua solitudine. Ecco perché si sentiva pieno di rimorsi.
Sospirò, passandosi una mano fra i capelli.
- Senti...poi dovremo mettere a posto la tua stanza.- gli disse, imbronciato - Se hai qualcosa di tuo fattelo spedire da quel demone, altrimenti andremo a fare compere da domani.-
Tom, colto di sorpresa da quella gentilezza, s'impappinò leggermente - Ecco...la mamma ha detto di usare il suo conto per le mie spese.-
- Allora passeremo alla Gringott.- Harry si sporse da una finestra, vedendo che Draco e gli altri tornavano. Bene, chissà che era capitato quella volta, accidenti, c'era sempre un casino di troppo. Dalla faccia di Malferret poi, non doveva essere stata un visita di cortesia.
Mezz'ora dopo stava ancora imprecando come un forsennato, facendo drizzare tutti i capelli alla vecchia zia di Clay, svegliando Blaise che era ancora un po' malconcio e strapazzando i più deboli psicologicamente.
- Quindi sono quei due.- disse Ron, senza essere troppo stupito - C'era da scommetterci...-
- Già fatto.- sentenziò Edward.
- Vogliamo calmarci un secondo?- sbuffò Clay - Ok, sappiamo chi abbiamo davanti ma non sappiamo in quanti realmente siano. Una volta eravamo a Hogwarts, in un luogo chiuso e protetto che voi conoscevate come le vostre tasche, ora è più difficile quindi finché non avremo messo a punto uno strategia, dovremo starcene tutti in casa. Tristan ha già parlato con Duncan mentre eravate fuori. Lui non ha niente in contrario ma Orloff vorrà delle spiegazioni.-
- Si fotta Orloff.- ringhiò Draco, rabbioso.
- Con tutto il rispetto ma è il Ministro della Magia!- sentenziò May, guardandolo storto - E poi tendo a ricordarti che quattro anni fa avete rischiato tutti di morire. Come pretendete di fare questa volta?-
- Qualcosa ci verrà in mente.- bofonchiò Harry - Ma devo sapere quanti sono.-
- Tom...- Elettra guardò il ragazzino, colpita da un particolare - Non hai detto di avere visto i tuoi fratellastri nello specchio di Cameron? Non potresti guardarci ancora?-
Il ragazzino fece una smorfia - Caesar non vuole. Solo un demone puro può guardare in quello specchio. È come uno specchio delle brame...ma è più forte di quello dei maghi. A momenti ci restavo risucchiato dentro.-
- Ecco, sarebbe il massimo.- fischiò Edward - E allora? Che si fa?-
- In quanti sono in gioco?- bofonchiò Milo pensoso - Dunque, non sappiamo se i vampiri parteciperanno, non sappiano cosa combinano quelli della Dama, non sappiamo quanti Mangiamorte abbiamo fra i piedi, né se gli Zaratrox centrano veramente. Oh, gente non sappiamo un cazzo...-
- Tanto per cambiare no?!- sbraitò una voce dalla porta.
Tutto il gruppo si voltò per vedere Tristan Mckay apparire sulla soglia.
- Ciao Mc!- ironizzò Harry - Sei qua per aggiungere guai?-
- Si. Decisamente.- sibilò sarcastico - Sono appena stato con Sphin dov'è stato ucciso Turner. Sono stati i Mangiamorte senza dubbio. Hanno lasciato il marchio di quello schifoso di Voldemort il bella vista. È proprio una dichiarazione di guerra...- ma si bloccò, vedendo le facce dei ragazzi. Che aveva detto?
Notò anche che c'era qualcuno in più. Chi era il ragazzino?
- Tristan...- visto che Harry non parlava, fu Ron a farlo con un sorriso forzato - Ecco, ti presento Tom.-
Mckay fece spallucce. E allora?
- E' lui il fidanzato di Lucilla vero?- sussurrò il piccolo, guardando Elettra.
- Lucilla?- Tristan aveva subito rizzato le orecchie - Come conosci Lucilla?-
- Bhè, tanto vale dirglielo no?- sbuffò Clay spavaldo - Mc, ti presentiamo il tuo figliastro.-
Un'ora dopo, con una pesante dose di whisky e anche un bel sedativo, Tristan riuscì a mandare giù il fatto di trovarsi davanti al figlio di Voldemort, l'uomo che gli aveva strappato Lucilla e il fatto che, visti i suoi rapporti con la Lancaster che era la sua matrigna, lui era diventato una specie di patrigno nel rapido giro di cinque minuti.
Fu una batosta decisamente parecchio forte, considerato che quell'unica che aveva visto Tom Riddle, a cui suo figlio somigliava moltissimo, c'era mancato poco che si ammazzassero tutti e due, anche con Silente nella stanza.
- Ma com'è potuta succedere una cosa del genere?- alitò, continuando a guardare il piccolo Tom.
- Cosa?- frecciò Clay che si divertiva sempre a fargli dare i numeri - Com'è nato o com'è che sei il suo quasi patrigno?-
- Dai Harcourt!- Milo versò altro whisky al suo amicone del cuore, cercando di fargli riprendere un po' d'aria - Su Tri... non casca mica il cielo! E poi se Lucilla non ci ha mai detto niente di lui avrà avuto i suoi buoni motivi.-
- Certo, forse voleva evitare che uccidessi qualcuno a diciassette anni.- frecciò Harry, neanche a voce tanto bassa.
- Tappati la bocca Sfregiato.- rognò Draco - E' inutile stare qua adesso a menarla col marmocchio. Ce l'hanno mandato e ce lo teniamo. Anzi, meglio ancora che stia con noi visto che Vanessa e Rafeus non sanno neanche della sua esistenza, altrimenti verrebbero subito a riprenderselo!-
- Assicurato.- ghignò Clay amaro - Il figlio di Lord Voldemort in giro...i Mangiamorte ci ballerebbero sopra!-
- Vogliamo lasciare quei maledetti fuori da questa storia?- sbuffò Elettra - Per il momento dobbiamo tenere al sicuro Harry e Tom, dobbiamo rimettere Blaise in sesto e trovare il modo di proteggere tutti quelli che quattro anni fa sono stati a Hogwarts e hanno combattuto con noi. Quindi...vabbè, a parte la settima classe delle quattro case...c'ero solo io del quarto anno, Ginny del sesto ma lei è già al sicuro. E poi...direi di avvisare Luna Lovegood.-
- E per gli altri che facciamo?- bofonchiò Ron - Mandiamo lettere a ognuno dei nostri compagni?-
- Vedi altre soluzioni?- sibilò Harry seccato.
- Tanto tempo un giorno e questa storia sarà di nuovo di dominio pubblico. Vi ricordate cos'è successo quando è morto Cedric Diggory?- disse Tristan con fare calmo - Harry è stato messo alla berlina con Silente ma poi tutti ci hanno creduto, alla vista dei fatti. Stavolta avremo di nuovo tutta la popolazione schierata col bambino sopravvissuto.-
- Richiamiamo il vecchio gruppo?- propose Milo - Rimettiamo in piedi l'Ordine della Fenice.-
- Non basta.- Tristan sospirò, sorseggiando l'ultimo goccio di liquore - Cavolo, stavolta la questione è più grande, quindi dovremmo darci tutti quanti una mossa. Prima cosa...e lo so che ti fa schifo Milo ma devi farlo lo stesso. Dovresti tornare a casa dei tuoi...e capire che hanno in mente di fare i vampiri.-
- L'ho già visto stamattina.-
Clay e Tristan allargarono gli occhi - Chi hai visto scusa?-
- Mio padre. È venuto, ha rotto, ha minacciato, ha traccheggiato e poi se n'è andato. Secondo lui è Orloff che vuole scatenare la guerra. Dice che userà il conflitto fra Auror e Mangiamorte per buttarsi poi contro quelli della Dama Nera e i vampiri.-
- Orloff non farebbe mai una cosa simile!- sbottò May seccata - E' una cosa assurda!-
- Non meno degli Zaratrox che ritornano per mettere a posto le vaccate che i maghi stanno combinando.- le disse Draco acidamente - Visto che fai il cane da riporto, tesoro, perché non chiedi al tuo capo che ha in mente eh?-
- Orloff non ha niente in mente, possibile che tu sia così fissato?- replicò lei.
- E allora perché ti ha mandato a spiarci?-
May allargò la bocca, sdegnata - Ti ho già detto che non sono qua per spiare, ficcatelo in questa bionda e vuota! Mi sa che sei tu che hai la coda di paglia!-
- Per l'amor di Dio, volete smetterla?- s'intromise Elettra - Basta, non serve litigare!-
- Infatti, qua mi serve tutto il vecchio gruppo!- scandì Harry mettendosi in piedi - Mi serve Hagrid, Kingsley, Ninfadora, Lux, Remus e Sirius! Darei un braccio per poter parlare con Lucilla accidenti!-
- E non meno importante qua ci serve Hermione.- sussurrò Ron, fissandolo attento - O sbaglio?-
- No, per niente.- Potter annuì almeno fino a quando Draco non cominciò a levarsi un guanto. Dopo un attimo prese al volo ciò che Malfoy gli lanciò. Nel palmo ora aveva un anello d'argento, con un serpente. Gli era famigliare.
- Non è tuo questo?- chiese pacato.
Malfoy annuì, tetro - Si. A marzo di quasi cinque anni fa lo regalai a lei. E sai dove l'ho preso?-
I ragazzi sgranarono gli occhi, capendo al volo.
- Era nella casa dei Black?- saltò su Ron - Allora Hermione era lì!-
- No, ho guardato ovunque. Lei non c'era. Ma se c'era il mio anello allora è stata là.-
- Parlate della vostra amica Granger?- chiese May - Se è tornata in Gran Bretagna io posso saperlo nel giro di due ore. Vado al Ministero, ho il permesso per controllare i vostri fascicoli. Nessuno lo noterà se controllo anche quelli di questa ragazza.-
- Attenta mezzosangue, così finirai per violare il tuo bel codice di comportamento!- ironizzò Draco, già abbastanza nervoso per conto suo. May però si limitò a scoccargli un'occhiata in cagnesco, quindi sparì senza più degnarlo di uno sguardo, praticamente mandandolo al diavolo.
- Dalle fiato, ce la sta mettendo tutta per darci una mano.- disse Ron indulgente.
- Io di quella mi fido poco.- continuò il biondo serpente - Da una che arriva da Orloff mi aspetto questo e altro.-
- Ma tu guarda...- ridacchiò Edward, dando il gomito a Harry - Cosa dicevamo noi tempo fa? Ah si, "Da un Malfoy ci si può aspettare di tutto. Lasciate che la serpe colpisca !" Ti ricordi Dray?-
- Sta zitto Dalton, fammi il favore!- ringhiò il biondo mentre gli altri se la ridevano - Come sta Blaise piuttosto?-
- Le costole e il polso sono tornati a posto. Una settimana e sarà come nuovo.- disse Clay - Per qualche giorno dovrà andarci piano e assolutamente non deve lavorare.-
- Se lo scorda di tornare a Everland.- disse Elettra seria - Siamo tutti nei guai!-
- Ok, quindi adesso andiamo tutti a casa eh?- propose Tristan - Mentre May vi cerca i registri e le informazioni su Hermione, voi cominciate a contattare i vostri vecchi compagni, ma evitate quelli di Serpeverde.-
- Cosa?- Ron parve impallidire - Ma non tutti erano coinvolti!-
- Si, l'unico che non era coinvolto ha tirato le cuoia!- frecciò Milo - Chi hai in mente?-
- Ecco...- il rossino parve in imbarazzo - Non so...magari la ex ragazza di Blaise...gente del genere...-
- La Caige dici? La cacciatrice?- Elettra fece mente locale - Si, forse lei la posso rintracciare io.-
- E tutti gli altri? Qua bisogna fare una specie di rimpatriata del nostro anno.- disse scettico Harry, quando Edward guardò il calendario e s'illuminò tutto - Forse non ce ne sarà bisogno! L'hanno scorso non è stato l'anno dei fratelli di Ron a festeggiare a Hogwarts?-
- Ma si, è vero!- Weasley annuì, ricordandosi di colpo - Fred e George sono andati al ritrovo del loro anno! Silente ci tiene tanto a queste cose che ogni anno chiede la riunione delle classe proprio a Hogwarts! Quindi troveremo tutti i ragazzi lì!-
- Certo, sperando non li facciano secchi tutti prima.- sibilò Draco ironico.
- Mi sa che stasera ci sarà parecchio da scrivere.- si lagnò Elettra - Vabbè, l'importante è avvisare tutti quanti. Comunque se fossi in voi io contatterei anche Lucilla, poi fate come vi pare.-
- In effetti la mamma aveva detto di avvisarla se c'erano problemi...- borbottò Tom pensoso.
Tristan, sentendo quell'appellativo, fece un grosso sospiro - Io e te poi dobbiamo parlare, capito?-
- Ok.- annuì il ragazzino - Comunque se volete le scrivo stasera. Magari si sbottona un po'...-
- Non ci può guardare lei in quello specchio del cavolo?- mugugnò Ron imbronciato.
- La mamma non esce mai dalla sua camera.- ribatté Tom per l'ennesima volta - Però lei e Caesar sapranno dov'è Hermione. O se non lo sanno potranno dirci come trovarla.-
- E meno male che tu eri venuto qua per aiutare.- sentenziò Draco, dandogli qualche pacca sulla testa - Ok, gente siamo tutti d'accordo? In questa settimana battiamo il territorio, poi ci ritroviamo e mettiamo a punto una tattica.-
- E' l'unica cosa da fare.- disse Milo - Io intanto andrò comunque dai Leoninus. Salteranno di gioia a vedermi.- sibilò, sarcastico iniziando a mettersi addosso il mantello con aria quanto mai seccata, visto che neanche poche ore prima aveva mandato al diavolo suo padre! Ci mancava che ora tornasse a quel castello come nulla fosse...
- Se non torno o mi hanno fatto un bagno nell'acqua santa, oppure mi sto rimpinzando con mia zia!- e si smaterializzò via, lasciando gli altri a decidere delle ultime cose.
Quando si separarono e il gruppo tornò a Lane Street, Harry Potter rimase a lungo sul balcone, a osservare il tramontare del sole. Che strano, pensava con espressione vacua e triste. Anni di silenzio, di tranquillità, di vita quasi sempre serena. E poi tutto, senza il minimo preavviso se non Tom che si presentava davanti a lui per aiutarlo, cambiava, si stravolgeva. Tutto tornava come prima. Al tempo in cui tutto era semplice e nel contempo troppo difficile.
Si volse appena col capo sopra alla spalla, per vedere Tom seduto a terra, davanti al tavolino del salone con le gambe incrociate. Stava scrivendo a Lucilla e a quel Cameron. Harry sperò con tutto il cuore che almeno Lucilla, l'unica che aveva sempre vinto contro ogni nemico, avesse di nuovo potuto aiutarlo.
Solo lei ormai poteva indicargli la strada da prendere. Avrebbe anche solo voluto sentire la sua voce, avere un suo consiglio. Qualunque cosa, tranne che vagare ancora in quell'incertezza spossante.
- Sei già abbastanza inguardabile senza fare anche quella faccia da martire.- gli disse Draco, passandogli accanto con la solita sigaretta fra le labbra.
- Oddio, non cominciamo eh?- gli disse Potter, senza guardarlo - Tanto su questa storia non saremo mai d'accordo.-
- Se non trovassi un gusto perverso nel litigare con te credi che vivrei qua Sfregiato?- replicò il biondo a tono, dando un lungo tiro - Allora? Dai, dimmelo. Tornerai a essere il bambino sopravvissuto vero?-
- E tu da che parti ti schieri stavolta?- rispose Harry, sorridendo a mezze labbra - Che vuoi fare signor Malfoy?-
Gli giunse un debole ghigno, accentuato da quegli occhi argentei a lucidi.
- Mi hanno portato via qualcosa.- disse Draco a bassa voce - Non posso di certo lasciargliela.-
- Come sempre sei stato chiarissimo.- frecciò il moro, scroccandosi le nocche - Bene, gente è ora di sistemarsi per stanotte. Edward e Ron si mettono di sotto nella stanza degli armadi, poi la sistemeremo domani. May dobbiamo mettere Blaise nella camera degli ospiti.-
- Ma figurati!- sorrise quella, portando the per tutti e mettendo il limone in quello Draco, senza neanche chiedere, come se avesse sempre saputo che a lui piaceva solo così - Non c'è problema, anzi, se volete stanotte il primo turno con lui lo faccio io.-
- Non ho bisogno della balia, cercate di capirlo!- bofonchiò il povero Zabini, spalmato sul divano.
- Sta zitto, non lo vedi come sei conciato?- ringhiò Draco stizzito - Tappati la bocca e dormi! Così la prossima volta impari a dirmi che ti seguivano!-
- Che palle...-
- Nel bouduaire della serpe chi ci va?- chiese Ron.
- Ci mettiamo Tom per adesso, poi troveremo una sistemazione più comoda.- sorrise Elettra, accendendo la tv - Rimane così la stanza di Draco e quella mia e di Harry. Presupponendo che...- iniziò, ma Malfoy la bloccò subito, con fare arrogante e supponente che ricordava tanto il passato - Presupponendo che io con la mezzosangue non vorrei dividere neanche la casa, con lei ci dormi tu piccoletta, sono stato chiaro?-
- Preferisci dormire con Harry piuttosto che con me?- ironizzò May, cominciando lentamente a sciogliersi e guardandolo con aria birichina - Potrei anche offendermi, sai?-
- Fa' un po' come ti pare!- disse Draco, un po' spiazzato da quella risposta.
- Scusate, mi date una civetta per mandare la lettera a Lucilla per favore?- s'intromise Tom con la sua voce squillante.
- Si, prendi Edvige! Lucilla la conosce, vero Harry?-
- Fate quello che volete...-
E andò a finire che la giornata fu l'ennesimo casino, solo che stavolta a Lane Street c'era una vera e propria baraonda. E Harry Potter ne sarebbe stato davvero felice, se solo una persona non fosse mancata all'appello.
Chissà Hermione...chissà quando l'avrebbero rivista...

 

 

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Capitolo 9
*** Capitolo 9° ***


 




- Attento al gradino...-
- Ci vedo, non ho bisogno che mi aiuti mezzosangue!-
- Guarda che inciampi...-
- Senti Aarons vuoi tacere!?-
Draco Lucius Malfoy continuò a imprecare ai quattro venti, mugugnando frasi a una velocità tale che May capì soltanto "...guarda se devo lavorare come uno schiavo... roba da proletari... maledetta mezzosangue..." e niente altro.
Era un bel venerdì mattina, c'era il sole ed erano in compagnia ma il principe dei serpenti non era tipo da apprezzare le piccolezze. Stavano tirando il vecchio cassettone di May in mezzo al corridoio del secondo piano e a dire il vero tutta la casa di Harry Potter era nel pieno delle pulizie di primavera, o come lo chiamava Draco, "nella rottura di coglioni che non avrebbe portato da nessuna parte."
Comunque Malfoy non era mai stato portato per i lavori manuali e quello sfacchinare in casa per i due piani portano su e giù roba che non era sua solo per fare posto agli altri, ovvero Ron, Edward, Blaise e Tom, gli aveva fatto rapidamente salire il sangue alla testa, visto e considerato poi che l'avevano lasciato da solo con l'Aarons apposta.
Stava cominciando a pensare che Potter e la piccoletta stessero facendo di tutto per farli diventare amici...al diavolo!
Una volta sbattuta rudemente la cassapanca di cedro in mezzo al salone del primo piano, May si tolse dagli occhi la frangia, accaldata e stanca.
- Grazie per l'aiuto.- gli disse, slacciandosi i primi bottoni della camicia.
Malfoy guardò altrove, stizzito - Mi hanno obbligato.-
- Proprio non sei capace di essere gentile con chi è mezzosangue eh?- gli disse dietro, sarcastica.
- Spiacente carina!- sibilò freddo - Potresti anche slacciartela tutta quella camicia, tanto non servirebbe a niente!-
- E credi che l'abbia fatto per te?- frecciò ancora May, decisa a non mollare - Guarda che non sei l'unico gallo del pollaio! Potrai anche essere appetibile a livello visivo ma nel resto sei insopportabile!-
- Ecco, visto che non ci sopportiamo perché non sgommi?-
- Insomma, basta!- sbuffò Blaise poco lontano, vistosamente legato da corde magiche, sul divano del salone - Draco ma non ti hanno insegnato un po' di buone maniere con le donne? Insomma, un po' di eleganza no?-
- Tu vedi di stare zitto!- sibilò il biondo - E stattene anche buono, almeno finché non capiamo cos'hai!-
L'espressione da cucciolo ferito di Blaise intenerì May, ma di certo non Draco che in vita sua non aveva mai visto niente che potesse lontanamente paragonarsi a ciò che era accaduto la sera prima, dopo cena.
Appena svegliato la sera prima, Zabini aveva faticato un attimo a capire dove fosse finito ma poi aveva ricordato tutto e i suoi amici erano stati molto solerti nel fargli ritornare la memoria: a momenti l'avevano quasi strangolato per essere stato tanto incosciente da andare in giro da solo, sapendo che era inseguito. Aveva dovuto descrivere dall'inizio alla fine il colloquio, se così si poteva definire, avuto con Rafeus e tutto nei minimi dettagli.
Il fatto poi che Rafeus avesse nominato Hermione parlando di Draco, aveva fatto capire a tutti che la Grifoncina aveva avuto contatti coi due fratelli Lestrange. L'unico problema era che non ne sapevano il motivo.
Tutto era stato calmo durante quella pausa, avevano cenato tranquilli, i ragazzi avevano perfino presentato May a Blaise e anche il piccolo Tom quando di colpo qualcosa negli occhi blu petrolio di Blaise era cambiato. Era scattato come una furia verso May, con lo sguardo spiritato di un assassino e per fermarlo erano stati addirittura costretti a tramortirlo.
Ore dopo, quando era tornato di nuovo in sé, non sapeva assolutamente dire cosa gli fosse successo.
- Non è che ti hanno iniettato qualcosa?- aveva ipotizzato Ron sconvolto, vedendolo tornare normalissimo.
Zabini veramente era rimasto senza parole per il suo scatto, si era praticamente scusato con May per un'ora e anche dopo un prelievo del sangue, Malfoy non era riuscito a capire cosa gli fosse successo. Aveva pensato a una pozione inventata da un gagia negli ultimi anni che aumentava l'adrenalina e portava ad attacchi di panico, attacchi di aggressività, anche a profondi stati di eccitazione...ma nel sangue del suo migliore amico non aveva trovato nulla.
- Allora gli hanno scagliato un incantesimo.- aveva detto Elettra - Forse l'Imperius.-
- Però dovrebbe funzionare sempre. Invece è successo così, di botto...- Potter era rimasto spiazzato, quasi confuso - E' strano, nemmeno Clay quando eravamo a casa ha percepito nulla. Gli fosse stata scagliata una maledizione, lui se ne sarebbe accorto.-
- Questo è vero.- Edward, seduto sulla sponda, continuava a cercare segni di qualche incantesimo...ma Blaise stava effettivamente benissimo. Non c'era marchi o simboli, nulla che avrebbe potuto spiegare quello scatto che di normale praticamente non aveva niente. Per sicurezza e molto gentilmente l'avevano legato al letto per tutta la notte e anche il giorno dopo, mentre usavano magia e muscoli per sistemare casa, il povero Zabini era dovuto restare imbrigliato come un malato di mente e la cosa ormai, specialmente dietro alle risatine di Gigì, cominciava a farlo innervosire.
Quindi se ne stava lì come in una cella da manicomio, nella camicia di forza, mentre tutti gli altri sfacchinavano.
- E' inutile che fai quella faccia...- gli disse Draco, accedendosi una sigaretta.
- Cos'è, hai paura che mi attacchi al tuo di collo?- frecciò Blaise.
- No, ma avrei fatto i salti di gioia se ieri sera avessi davvero ucciso lei.- disse, indicando col pollice May che sospirò, senza rispondergli con una battutaccia. Si rivolse a Zabini piuttosto, tutta curiosa - Anche tu stavi con Harry e il suo gruppo a Hogwarts?-
- Bhè si...ero il compagno di studi di Harry, al settimo anno.-
May sorrise, stranita - Però, questa mi mancava! Credevo che fosse Draco a stare con Harry.-
- No, Dray stava con Hermione.-
May alzò un sopracciglio, vedendo Malfoy filare dritto in cucina con fare evidentemente nervoso. Tornò a fissare Zabini, stupita da quei cambi così repentini di umore ma l'altro non disse niente, anche perché il biondo avrebbe potuto ucciderlo se solo si azzardava un'altra volta a nominare la Grifoncina. Già la sera prima, sapere che Rafeus aveva deciso di prenderla di mira per vendicarsi di lui non era stato piacevole, anzi. A sentire Harry che aveva dormito con lui, Malfoy non aveva chiuso occhio per tutta la notte.
- Dray, non lo vuoi un the?- gli chiese Blaise ad alta voce.
- Vai al diavolo tu e il the!- fu la dolce risposta.
- Mi spieghi perché sei sempre così scorbutico?- gli disse May, seguendolo in cucina - In fondo Blaise starà bene, dai! Non preoccuparti. E si tratta di me se vuoi d'ora in avanti ti starò lontano. D'accordo?-
Draco, che fino a quel momento aveva tenuto ostinatamente la testa nel frigo per cercare qualcosa di commestibile ed evitare di guardarla, ora fu costretto a farlo. Indugiò sul suo bel viso dalla forma ovale, sui capelli color del cioccolato...e su quell'espressione da bambina. Che strana ragazza...
- Allora? Vuoi che ti stia lontana?- gli chiese ancora May, testarda.
Draco schioccò la lingua, senza rispondere...e un attimo dopo, proprio per non essere più costretto a farlo, si acciambellò sul divano sotto forma serpentina facendo nuovamente ridacchiare Zabini.
Intanto al piano superiore Elettra e Tom sistemavano il bouduaire di Malfoy, sistemando la stanza e divertendosi come matti per aiutare il ragazzino a sentirsi più a suo agio. Al piccolo mago la sistemazione piaceva un sacco, specialmente grazie al bel lucernario di vetro colorato che troneggiava praticamente in mezzo alla stanza, dove decise di mettere il letto. Elettra, aiutandolo a sistemare i vari oggetti sugli scaffali notò prima di tutto che il piccolo Tom era davvero pieno d'ingegno e dotato anche di una già buona tecnica magica. Faceva levitare le cose molto facilmente e sapeva addirittura fare alcuni semplici incantesimi di Appello, però con cose molto piccole e poco pesanti.
Con dei mattoni aveva messo su una serie di scaffali davvero originali, pieni di libri di magia.
Certo, la stanza era ancora un po' vuota ma il giorno dopo sarebbero andati a fare spese.
- Però...- disse Ron, fermo sulla soglia - Ragazzi, siete stati bravi!-
- E quello cos'è?- si stupì May, portando su l'ultimo scatolone dove c'erano alcune cianfrusaglie, da chiudere nello sgabuzzino fra la stanza di Tom e il bagno. Indicò un oggetto lungo e argenteo, buttato sul letto. Era un flauto traverso.
- Che forte, sai suonare?- sorrise Elettra.
- Si, mi ha insegnato Caesar.- annuì Tom - Lui è bravissimo, io un po' meno...ma imparo!-
Mentre continuavano a spostare e a far disastri, vista la quantità di roba che volava in aria, Harry che cercava di fare di tutto per non stare a stretto contatto col ragazzino, notò che non c'era neanche una foto in giro.
Proprio come lui a quell'età, anche Tom non aveva nessuno a cui guardare con gli occhi del passato.
Stavano per decidersi a fare una pausa quando si smaterializzò nel salone Milo, abbastanza fresco ma con l'aria di uno che ha visto giorni migliori. Decisamente tornare da suo padre e suo zio, dopo che aveva appena mandato all'inferno Lucian, non era stato molto divertente. Se non altro aveva bevuto gratis nel salotto privato di Gala.
- Ehi, ci siete?- urlò, dopo aver scoccato a Blaise un'occhiata strana, visto che era tutto legato.
- Ciao Milo!- Harry mise giù la testa dalla rampa delle scale - Novità?-
- Nessuna. Sono tornato adesso dal Surrey. I vampiri non ne sanno niente di questa storia, naturalmente...- ironizzò, sarcastico - In compenso quello stronzo di mio zio Kronos ha detto che queste domande devo farle a Orloff.- e fissò May - Senti, non voglio fare il guasta feste ma se davvero quello ha in mente qualcosa potresti dircelo.-
- Io sono solo un Osservatore, santo cielo!- enfatizzò la ragazza - E comunque ti giuro che lavoro con lui da anni ed è la persona più retta che conosca! Farebbe di tutto per eliminare i Mangiamorte!-
- E con le Forze Oscure?- continuò Morrigan serafico - I vampiri dicono che coglierà l'occasione del casino fra Auror e Mangiamorte per scatenare una guerra con vampiri e quelli della Dama.-
- E' assurdo. È un dispendio di energie che non può permettersi.- disse ancora May, scuotendo il capo - Ne sono più che sicura, te lo ripeto.-
- Mah, fa un po' come ti pare.- disse Milo scocciato - Adesso scusate gente ma devo andare da Tristan e poi farmi finalmente una dormita. Se avete bisogno chiamate da lui. Siamo tutti a Cedar House.-
- Ok, ciao...- appena se ne fu andato via, Harry capì che non c'era proprio verso di stare tranquilli. Accidenti anche a Orloff. Chissà Duncan poi com'era di buon umore, dopo tutti i giornali che quel giorno erano piovuti in casa.
Notizioni assurdi, titoli giganteschi col nome Voldemort scritto a caratteri cubitali, inneggi al ritorno dei Mangiamorte, vecchie foto ripescate quattro e cinque anni prima. Un disastro insomma.
Alla fine i ragazzi avevano dovuto mettere un incantesimo sulla casa, per impedire ai gufi di tutti i maghi disperati della Gran Bretagna di trovare la casa di Harry Potter, il bambino che era sopravvissuto.
Si, pensò Harry guardando il Cavillo con i titoli che sfrecciavano come impazziti. Era ricominciata.
Si passò una mano sulla fronte, sentendosi la cicatrice scottare. Alzò il viso e vide Tom, intento ad osservarlo ma il ragazzino abbassò subito lo sguardo, tornando ad aiutare Elettra e Ron.
Possibile?, pensò ancora Potter. Possibile che quel bambino non provasse nulla a stare con il ragazzo che aveva ucciso suo padre a soli sedici anni? Perché? Perché quel bambino lo guardava senza odio, senza rancore?
Perché si sentiva così male quando stava con Tom?
In quel mentre squillò il campanello e in contemporanea anche il telefono.
- Dannazione, non se ne esce oggi!- sbottò Ron, attaccandosi alla cornetta.
Ad andare alla porta invece fu Edward e quando aprì rimase impalato davanti a un ragazzone corpulento, bello in carne, con occhi tondi ed espressione particolarmente stupida. Dudley...
- Harry!- urlò Dalton con fare annoiato - C'è quel babbano di tuo cugino alla porta!-
- Fallo salire!- gridò Potter da sopra.
Dudley Dursley in quegli anni ormai aveva dovuto fare i conti con la magia parecchie volte ma non aveva mai amato particolarmente la sua casa di suo cugino dove vivevano praticamente una cloaca di maghi mai vista e lui era terrorizzato da ogni persona che fosse in grado di sventolare una bacchetta. Comunque entrò, portandosi dietro uno scatolone vecchissimo, coperto di polvere e pure dalla muffa.
Quando salì al primo piano, divenne ancora più pallido. Accidenti...
- Dudley...- bofonchiò Harry, ficcandosi la bacchetta in tasca - Che vuoi stavolta? E ti avviso che non ti do un soldo.-
- Parlavi con me o con lui?- ironizzò Edward, attaccandosi alle tazze di caffè che aveva preparato Elettra.
- Con mio cugino.- sentenziò Harry, appoggiandosi coi fianchi al divano - Allora? Sono nel pieno di quattro traslochi come puoi vedere e non è un buon momento. Chi hai mandato all'ospedale stavolta?-
- Nessuno...- iniziò a dire Dudley, fissando Blaise con giusto un pelino di paura addosso ma si mise letteralmente a tremare quando un grosso serpente bianco si alzò dal divano e cominciò ad attorcigliarsi attorno al collo di Harry. Quello parve non farci caso ma poi, visto che suo cugino stava per collassare, si decise a farlo sedere levandosi Malfoy di dosso, lui e il suo sadismo.
- Queste le ha trovate la mamma in soffitta.- disse il babbano pochi minuti dopo.
- Che sono?- chiese May, sporgendosi su Harry che si era seduto - Foto?-
- Si, di mia madre.- Harry non poté impedirsi di sorridere - Grazie di avermele portate. E adesso dimmi per sei venuto qua per davvero.-
- Bhè, ecco...- Dudley si sentì fin troppi fissato, senza contare che il baccano che facevano quei maghi spostando tutto non gli rendeva le cose facili. A quanto pareva quella casa era proprio stata invasa per bene, comunque si fece coraggio, anche con Blaise che continuava a sbraitare per essere liberato - Ieri è arrivata a casa nostra una lettera della tua vecchia scuola.-
- Da Hogwarts?- si stupì Harry - Perché non l'hanno mandata qua?-
- Era per la mamma.- continuò suo cugino, sempre più in imbarazzo - Credo che sia stato il tuo preside a dirle di cercare quelle vecchie foto della zia. Lei ha pensato che ti fossi cacciato di nuovo dei guai...però ha detto che ora, visto che sei maggiorenne, la protezione della sua famiglia non serve più...o qualcosa di simile.-
- E' stato Silente senza dubbio.- disse Elettra, davanti a cui Dursley arrossiva sempre - Il preside si è ricordato che la protezione di tua madre ti ha salvato negli anni passati e ora deve aver pensato che attaccandoti al suo ricordo potresti trarne di nuovo la stessa protezione.-
- Certo, non è come quando era a casa loro ma si può provare no?- disse anche Ron, più ottimista.
- Secondo me è una vagonata di puttanate.- sentenziò Draco con finezza, apparendo alle spalle di Dudley e facendolo strillare per lo spavento - Non è mai stata la protezione della famiglia di tua madre a salvarti la pelle Sfregiato.-
- No, infatti...c'erano Ron ed Herm.- disse Edward, indulgente - E adesso che si fa?-
- Visto che si parla di Hermione...- iniziò Weasley - Sapete chi era al telefono?-
- Mundungus!- s'illuminò Harry, ignorando il cugino morto di paura - L'ha trovata? Un attimo, ma sa usare un telefono?-
- Ma che ne so. Diciamo che ha trovato l'ultimo posto dov'è stata Hermione prima di sparire.- spiegò Ron.
- E' sparita?- alitò Elettra - E da quando?-
- Ieri pomeriggio.- finì Ron con un tono che la diceva tutta - Un tizio della nostra età l'ha raggiunta, poi sono usciti insieme e lei è sparita, senza più tornare dove Mundungus la spiava.-
- E il tizio che era con lei?-
- E' morto. Era Terry.-
Calò un silenzio di tomba, tanto che Dudley capì che era meglio levare subito le tende. Nessuno lo notò, tutti erano troppo raggelati per pensare di notare qualcosa che non fosse quella serie a catena di guai.
- Vogliamo cominciare a considerare l'ipotesi che quando troveremo Hermione dovremo prenderla a ceffoni?- propose Ron a bassa voce, vista l'espressione addolorata degli amici - A quanto pare sapeva già tutto.-
- Si e ha cercato di fare tutto da sola...- concluse Elettra - E adesso dove può essere finita?-
- Se Terry è morto...- iniziò Blaise.
- No, lei non può aver fatto la stessa fine!- ringhiò Harry furibondo - Hermione non è così facile da fare fuori!-
- Tom, davvero non sai dove può essere?- chiese Edward, volgendosi verso il piccolo mago - Quand'è l'ultima volta che l'hai vista nel Golden Fields? Dicci tutto quello che sai su di lei.-
Il ragazzino, conscio che ormai la sua amica fosse davvero nei guai, cercò di fare mente locale, di ricordarsi ogni cosa.
- Bhè...allora, dopo essere venuta via con me dall'Italia due anni fa è tornata in Germania per qualche mese, dal suo amico Krum. Quando è tornata qui è stata da noi per circa un anno e mezzo. Poi tre mesi fa se n'è andata di nuovo. Ma ha detto solo a Caesar dove andava. Comunque è rimasta qua a Londra, ne sono sicuro.-
- Come fai a dirlo?-
- Bhè...- ora il bambino sembrava leggermente in imbarazzo - Credo che sia stata estradata...-
- Estradata? Dalla Germania?- Elettra quasi sputò tutto il caffè che stava sorseggiando - Hermione?!-
- Bhè...in Germania al Durm Strang sono quasi tutti Mangiamorte.- disse Tom - E lei non è molto diplomatica...-
- Hermione?- Ron levò un sopracciglio - Ma stiamo parlando della stessa persona?-
- Senza offesa, ma stiamo parlando di una gagia no?- disse May.
- Tu non la conosci.- replicò Harry serio - Vai avanti Tom.-
- Come dicevo...è stata estradata, credo anche per colpa dei miei fratellastri...e da quel momento potrebbe essersi messa a dare la caccia ai Mangiamorte per conto suo. Senza contare che forse anche gli Zaratrox ce l'hanno con lei.-
- E per quanto riguarda quel mezzo demone?- fece Draco con voce inquisitoria.
- Quale mezzo demone?- chiese Tom stranito - Intendete Jeager?-
- Si, Crenshaw!- annuirono gli altri.
- Oh...- il ragazzino fece un gesto nervoso con la mano - Lui ce l'ha con lei perché è stata lei a diventare l'allieva di Caesar e della mamma. Quando aveva vent'anni, Hermione l'ha battuto e da quel momento la odia.-
- Quella gagia ha battuto un mezzo demone?- si sconvolse May - Dio santo!-
- Come ha potuto battere un dannato mezzo demone eh?- sbraitò Ron incollerito, volgendosi verso Potter - Quando ce l'avrò fra le mani ti giuro che le faccio passare la voglia! E non t'azzardare a metterti in mezzo cazzo!- ma erano parole al vento perché Harry stava già infilandosi il mantello e la spada alla cinta.
- E adesso dove vai?- allibì Blaise.
- Ron, dammi l'indirizzo dell'ultimo posto dov'è stata Hermione.- scandì il moro - Ci vado adesso.-
- Vengo anche io.- disse Draco.
- Non ci pensare anche!-
Malfoy si volse a guardarlo e dall'espressione dei suoi occhi argenti incendiati, lo sfregiato capì che era meglio lasciar perdere - Ok,- disse rivolto agli altri - Ron, vieni con noi. Ed, fammi un favore. Vai nel Linkonshire.-
- Devo andare da Lord Hargrave?- si stupì Dalton - E che potrà mai sapere?-
- Là c'è Jane!- scandì anche Draco - Lei saprà qualcosa!-
- Ok, Elettra...- Harry si volse alla sua ragazza - Non voglio che restiate soli...quindi...porta tutti da Sirius!-
- Da Sirius?- la biondina sgranò gli occhi - Si metterà a fare un sacco di domande!-
- Ecco, tenetelo impegnato!- scandì Potter rapidamente - Anzi, fai conoscere al moccioso le sue zie!-
- Ecco, brava piccoletta!- disse anche Draco - Portalo da mia madre e da Andromeda!-
- Cosa?- Tom saltò su come se gli avessero appena rovesciato un secchio d'acqua gelata addosso - Ma io...io...-
- Un attimo! Io vengo con voi tre!- protestò May, seguendo Harry e gli altri.
- Col cazzo, tu te ne stai qua!- la zittì Draco.
- Un accidente, sono la vostra Osservatrice!- replicò la Aarons ignorandolo palesemente - Orloff mi ha mandato qua per impedirvi di fare guai e se devo tampinarvi lo farò! Siete già costati al Ministero fin troppo!-
- La tua linguaccia prima o poi ti costerà la vita mezzosangue!-
- Insomma Harry!- sbraitò Elettra in quel manicomio - Non puoi piantarmi tutto quanto così! E dov'è finita la chiave dei lucchetti della camicia di Blaise!? Non posso portarlo in giro conciato in questo stato!-
- Appunto, slegatemi!- la seguì Zabini.
- Ma che ne so ...prima le aveva Gigì quelle dannate chiavi!-
Andò a finire che come sempre la cosa degenerò in un macello bestiale. I vicini si attaccarono al campanello e urlavano di fare silenzio, altri rompevano per telefono così alla fine la piccola Baley non poté fare altro che trascinare davvero via sia Blaise che il povero Tom, tutto traumatizzato, per lasciare agli altri il tempo per capire dove fosse Hermione.
Se non altro, pensò Elettra fra sé, le cose incominciavano a muoversi.
Sperava solo che si muovessero nella direzione giusta!

- Com'è che hai detto a casa Malferret? Che la faccenda della protezione è una vagonata di puttanate?- bofonchiò Ron Weasley, scavalcando il cadavere di un demone impuro steso a terra.
- Precisamente.- sentenziò Draco, portandosi una mano davanti al naso e alla bocca. L'odore pestilenziale dei morti stava invadendo ogni cosa in quel posto. Ogni dannata cosa era impregnata ormai.
Si trovavano in Bedlam Drive, forse il quartiere più magico e malfamato della Londra babbana, all'interno di uno stabile dall'aspetto anonimo, bianco e grigiastro, con scritte sui muri e porte ciondolanti.
E nel corridoio dove si trovava la stanza numero 204, qualcuno aveva fatto strage di demoni impuri non più di un giorno prima. Il tizio, un grassone unto di sandwich, proprietario del condominio, a quanto pareva doveva essere almeno un Magonò per non farsi problemi davanti a quell'uso spropositato di magia. E specialmente davanti a tutti quei demoni morti. Anzi, pareva quasi che li stesse aspettando. Mundungus gli aveva parlato e gli aveva anche specificato che avrebbe dovuto essere gentile e dire tutto quello che sapeva alle persone che sarebbero arrivate, poi il mago se n'era andato, ben sapendo che all'Ordine c'era altro lavoro da sbrigare ormai.
Il grassone aprì loro la porta della 204 e poi si fece da parte.
Un letto e una finestra, con un armadio malandato. Poi un piccolo bagno. Non c'era altro.
Nessun oggetto, niente di niente.
- Me lo racconti di nuovo.- disse Harry, mentre Ron e May entravano nella stanzetta umida.
- La ragazza che cerchi stava qua da un mese.- disse il tizio, dando di nuovo un morso al panino che teneva in mano, facendosi colare sulla pancia una goccia di maionese, senza badarci - Pagava sempre in contanti, soldi babbani.-
- Sapevi cos'era?- gli chiese ancora Potter.
- Guardati attorno, ragazzo.- replicò quello serio - Qui vengono solo maghi come te e i tuoi compagni, oppure demoni. Dalla faccia che aveva la tua amica, ho capito subito che era una strega e che fosse un Auror. Due notti fa hanno fatto irruzione i cadaveri che vedete lì fuori...- un ghigno freddo mise in mostra dei denti tutti storti - Lei li ha sistemati da sola, in un sol colpo e senza l'uso della bacchetta. Sono rimasto veramente sorpreso.-
- Senza bacchetta?- alitò Ron da dentro - E come ha fatto?-
Draco, che stava guardando i cadaveri con attenzione, rispose alla domanda con tono che non prometteva niente di buono - Ha scagliato addosso a questi demoni una maledizione.- disse, digrignando i denti - Sembrano...come bruciati da dentro. Autocombustione. È una maledizione da forze oscure e da quanto vedo dev'essere stata anche molto potente. Ci sono cinque cumuli di cenere, gli altri sono carbonizzati a metà. In totale fanno quindici.-
- Dio santo...- sussurrò Harry, passandosi una mano sulla fronte - Senta...e non sa dov'è andata?-
Il tizio, sconvolto, fissò la fronte del moro e allargò gli occhi - Per la miseria! Ma tu se Harry Potter!-
- Lascia perdere, mi dica quello che sa!- sbottò l'altro.
- Dunque...- il grassone accartocciò la carta del panino e la gettò giù da una finestra del corridoio - L'altro giorno è entrato qua un ragazzo, più o meno della vostra età. Vestito normalmente, per un attimo l'ho scambiato per una persona normale. Non parlava molto...si è limitato a chiedermi della vostra amica. Ecco i registri...- e Harry vide la scrittura di Hermione. Si era firmata Hargrave di cognome. Strano, pensò. E l'entrata era di Terry Turner.
Si, Terry era stato da lei prima di morire.
- Sono usciti e non sono più tornati.- concluse il titolare, dicendo esattamente ciò che avevano già sentito da Mundungus - E adesso potete guardare ovunque in quella stanza, fate come volete. Tanto fino a stasera non devo sgombrarla.-
- Che lei sappia...nessun altro è entrato qua? Niente messaggi, niente di niente?- gli chiese Ron.
- No, in un mese è uscita solo di notte, sempre dalle due in poi. Tornava verso l'alba...ma...aspettate un attimo!- disse, illuminandosi - Ecco, una notte, circa due settimane fa, è tornata con un taglio sul viso, più o meno vicino alla tempia. Un tizio le stava correndo dietro. Era il classico tipo tirato come un modello.-
- Intende di bell'aspetto?- chiese May, pensando a Crenshaw. Tirarono fuori la foto del mezzo demone e il titolare lo riconobbe subito - Si, è questo il tipo! La seguiva da un pezzo ma lei l'ha cacciato in malo modo. Lui ha cercato di entrare con la forza e allora lei l'ha atterrato, usando la magia di fronte a me.- fece un fischio, cominciando ad andare verso le scale - La vostra amica non ci andava di mano leggera. Quello aveva una bacchetta come lei, ma non l'ha usata. Se n'è andato masticando maledizioni.-
- Va bene, la ringrazio.- disse Harry.
Una volta soli, tutti e quattro entrarono nella stanzetta misera e vuota. O era già passato qualcuno a ripulirla, o Hermione con un incantesimo aveva nascosto tutto.
- Hargrave...- borbottò May pensosa, mentre gli altri si aggiravano nella stanza - Anche nella sua scheda al Ministero è registrata con questo nome dai diciotto anni in poi. Io però pensavo si chiamasse Granger, no?-
Ron si bloccò, fissandola stranito come gli altri - Che intendi?-
- Bhè, quando sono andata al Ministero per controllare ho visto la sua scheda. E anche lì il cognome è Hargrave.-
- Perché ha cambiato il cognome di suo padre?- si stupì Weasley - Non ha senso.-
- Può averlo fatto per depistare i curiosi.- disse Harry - E' famosa anche lei.-
- Si, forse.- disse May - Ho letto che ha preso la licenza Auror in Germania in appena sedici mesi.-
- Le è sempre piaciuto ammazzarsi sui libri.- borbottò Draco, guardando sotto al letto - Gente, qua non c'è un cazzo.-
- Proviamo con un incantesimo di Svelo?- propose la Aarons.
- Si, ok...- Harry estrasse la bacchetta, poi agitandola pronunciò - Mostrati!-
Capirono che c'era qualcosa quando l'incantesimo s'infranse su una barriera invisibile. Dovettero ripeterlo tutti e quattro insieme per romperla, tanto che alla fine si chiesero che razza di forza avesse acquistato la Grifoncina in quegli anni. Alla fine comunque, lentamente, tutti gli oggetti di Hermione riapparvero.
L'armadio si colmò di vestiti e armi, sul pavimento apparvero libri e pergamene, sotto al letto altri oggetti.
Si misero così a frugare, cercando appunti, agende, qualsiasi cosa avesse potuto aiutarli.
Draco iniziò a cercare nell'armadio e rimase sconvolto quando risentì quel profumo che credeva di aver dimenticato.
Era il profumo inconfondibile di Hermione...impresso in ogni sua cosa, in ogni suo indumento.
- Stai bene?-
Staccò la mano da un mantello della Grifoncina quando May, posandogli la mano sulla spalla, lo richiamò alla realtà.
- Si!- disse secco - Qua non c'è niente. Nel mantello non c'è la sua bacchetta, quindi è uscita armata.-
- E qua ci sono tanti di quei libri proibiti che se ci pescano ci sbattono ad Azkaban tutti e quattro!- disse Ron sconvolto, sfogliandone uno che per poco non cercò di azzannarlo - I suoi gusti sono proprio cambiati...-
Harry fece una smorfia, irrigidendosi di colpo. Non aveva messo in conto che avrebbe potuto ritrovare una persona totalmente diversa da ciò che era stata in passato la sua migliore amica. Inoltre...c'era anche un'altra cosa che faceva sentire a disagio sia lui, che Draco e anche Ron. May.
Al suo posto c'era sempre stata Hermione. Ora invece c'era May. Altrettanto in gamba, altrettanto preparata.
In quelle settimane aveva imparato ad apprezzarla, ci si erano affezionati.
E ora stavano davanti al fantasma del passato di ciò che era stata Hermione Granger.
- Ehi, aspettate un attimo!-
Si volse e vide May uscire da sotto il bordo del letto con una ciotola di legno, illuminata di una luce evanescente.
Il Pensatoio di Hermione!
- Cavolo, sembra stracolmo di pensieri!- disse Ron - May, attenta...non farlo gocciolare!-
La Aarons si mise a fatica in piedi, posando il prezioso oggetto sulla scrivania.
- Accidenti!- mormorò - Non ne ho mai visto uno così pieno!-
- Deve aver tolto alcuni suoi ricordi perché non cadessero in mani sbagliate forse.- ipotizzò Harry, sogghignando - Forse ha visto qualcosa che non vuole che qualcuno sappia.-
- E probabilmente sapeva anche che sarebbe finita nei guai.- sibilò Draco sarcastico - E' furba quella. Ha pensato che qualcuno avrebbe trovato il suo Pensatoio e che avrebbe potuto continuare il suo lavoro! Accidenti mezzosangue!-
- Perché ce l'hai con me adesso?- bofonchiò May.
- Ce l'ho con la Granger!- ringhiò Malfoy, arrossendo per quello scambio così improponibile. È vero...era sempre stata la Granger la sua mezzosangue...e di colpo si vergognava di aver chiamato così quello che per lui era stata una sconosciuta. Però adesso May non era più una sconosciuta.
- Sarà meglio portarlo a casa.- disse Ron, avvolgendolo in una bolla magica protettiva.
- Si, stasera ci diamo un'occhiata.- annuì Harry - Sperando di non vedere roba troppo personale.-
- Chiudi quel becco dannato!- frecciò Draco.
- Guarda che non pensavo solo a te...- ghignò Harry, sadicamente.
- Non t'azzardare a ricominciare con questa storia Sfregiato!-
- Possibile che sei ancora geloso?-
- Non sono mai stato geloso!-
- Volete finirla?- sbuffò Ron avviandosi - Bhè, fate un po' come vi pare! Vieni May!-
- Si, così preparo la cena. Chissà Edward invece come se la starà cavando?-
E li lasciarono a litigare allegramente fra loro, visto che ormai avevano finalmente trovato qualcosa da cui avrebbero potuto partire con le ricerche della Grifoncina.


Mentre Edward era filato nel Linkolnshire e gli altri a cercare notizie di Hermione, c'era qualcuno che aveva passato un'estenuante giornataccia sul posto di lavoro, ovvero al Quartier Generale degli Auror.
Tristan Mckay era stato sommerso letteralmente, dalle sette di mattina alle sette di sera quando aveva staccato, da giornalisti, lettere, missive, pacchi minatori, insomma di tutto...e tutti volevano una cosa.
Harry Potter, il bambino che è sopravvissuto.
Ormai in Gran Bretagna i maghi si erano riuniti di nuovo, consci della nuova minaccia dei Mangiamorte e non c'era stendardo migliore che quello del fulmine, quello che ricordava il tempo in cui un neonato aveva battuto un grande mago e poi il tempo di un ragazzino diciassettenne che aveva ucciso il suo grande e malvagio nemico.
Naturalmente era stata messa sotto inchiesta l'intera squadra di Harry a cui Duncan aveva concesso il privilegio di potersene stare fuori dal Ministero per qualche giorno, mentre la caccia ai Mangiamorte aveva inizio.
Tristan però aveva dovuto rispondere a un sacco di domande e ora, davanti alla porta di casa desiderava solo cenare, giocare un po' con sua figlia e poi andare a letto. Arrivato nell'entrata però, capì che non sarebbe stato possibile.
Un elfo domestico gli stava prendendo giacca e mantello quando un calice pieno di vino sfrecciò sulla sua testa, seguito da un baccano infernale che gli fece chiedere se per caso non avesse sbagliato casa. No...
Lo capì quando raggiunse il salone e alla sua lunga tavola ovale si era riunito il Concilio di Guerra.
- Tristan!-
Tanatos Mckay stava seduto a capotavola, sorridente e col calice colmo in mano, più un sigaro in bocca.
- Allora, si può sapere dov'eri?- gli chiese suo padre - Ti ricordi dei nostri amici vero?-
Tristan rimase immobile sulla soglia. Spalancò gli occhioni verdi, credendo di essere finito per sbaglio in una dimensione parallela. Quella gente...erano anni che non li vedeva! Anni interi! A quella tavola era seduti i maghi più importanti e famosi della Gran Bretagna, nonché i più facoltosi membri del Wizengamot! Infatti, più o meno a metà, c'era Robert Rainolds, marito di Charlene Rainolds, la presidentessa del club di Elisabeth! Con Rainolds c'erano i coniugi Weasley e i loro figli, Bill e Charlie che agitarono la mano in saluto.
Rimase basito. Vide anche Kingsley Shacklebolt, Malocchio Moody, perfino Remus! Erano tutti lì per l'Ordine!
Ma il bello veniva verso il centro tavola, fra altri due vecchi famosi del Wizengamot e George Dalton, l'anticonformista padre di Edward: Tristan vide che un mago sulla quarantina lo salutava con un gran sorriso...e ammutolì ancora di più. Era Daniel King, duca di Tenterdon, magnate industriale, membro della cerchia degli amici della regina d'Inghilterra e anche prossimo candidato per il ruolo di Ministro!
- Chiudi quella bocca, sembri un pesce!- gli disse qualcuno e quel qualcuno era Duncan.
Il suo capo! Tristan quasi non ci credeva più! Gillespie in casa SUA!
Ma la cosa che gli dette il colpo di grazia fu vedere chi ci fosse seduto accanto a Liam Hargrave, amico di scorribande di suo padre. Un uomo più o meno della stessa età del duca di Tenterdon, abbigliato con una giubba verde scuro, con intarsi leggeri in argento. Era l'ultimo mago che Mckay si sarebbe aspettato di vedere in casa sua e non avrebbe mai pensato che fosse interessato alla preservazione di mezzosangue e babbani, visto che un tempo era stato il migliore amico di Lucius Malfoy.
Quell'uomo era Lord Michael Howthorne e la sua famiglia discendeva direttamente da Salazar Serpeverde in persona.
Nonostante il suo sconvolto, il giovane Auror fece finta di nulla e si limitò a salutare gli ospiti.
- Spero...starete comodi.- bofonchiò - Tutto a posto Duncan?-
- Una favola.- replicò Gillespie che come lui aveva avuto una pessima giornata in ufficio - Bella casa.-
- Grazie...- Tristan si voltò di nuovo verso suo padre - E Jess dov'è?-
- In cucina.- disse Tanatos con quella sua angelica faccia da schiaffi - Cena tranquillo e non ti preoccupare. Non ti distruggeremo la casa! Ah, Degona è di sopra con tua nonna.-
- Perfetto.- sibilò il padrone di casa fra i denti, congedandosi. Al diavolo!, pensò rabbioso. Perché quelle grane le scatenavano sempre in casa sua eh? E perché Sirius non era venuto alla riunione?
Entrato in cucina praticamente avvolto da una nuvola di fuoco, trovò quei deficienti dei suoi compagni attaccati alla porticina che gli elfi usavano per andare in salone, intenti a origliare.
A quanto pareva le follie non finivano, pensò incazzoso.
- Si può sapere che diavolo fate?-
- Zitto!- Clay gli fece segno di tacere - Non sentiamo cosa dicono!-
- Perché state di qua?-
- Perché il capo non vuole che sentiamo!- sbuffò Milo - Vuole che ce ne stiamo fuori dai guai...-
Tristan levò un sopracciglio, iniziando a sogghignare - Come prego? Fuori dai guai? Noi? Noi??? Chi cazzo c'era a Hogwarts quattro anni fa con Harry? Lui e quegli altri no di certo!-
- Vaglielo a dire.- ironizzò Sphin - Comunque ci ha dato un permesso a tutti quanti, la squadra di Harry compresa. A quanto pare Orloff gli sta col fiato sul collo e non ci vuole fra i piedi mentre i giornalisti rompono al Quartier Generale. Quando finirà di parlare con tuo padre stasera, poi verrà da noi e ci dirà cosa fare.-
- Fatemi capire un attimo...- il padrone di casa si stappò una birra, praticamente scandalizzato - Quelli organizzano in casa mia un fottuto ritrovo e poi me ne tengono fuori? Jess, che cazzo fai anche tu? Hai visto chi c'è di là?-
- Doveva esserci anche Silente sai?- cinguettò Clay, ignorando il suo scazzo - Però ha avuto problemi all'ultimo.-
- Me ne sbatto! C'è Howthorne di là!- sbottò Tristan, ma Jess non perse la calma. Anzi, sollevò le spalle - E allora? Se la pensavi così anni fa dovevi buttare Draco in cella senza fare una piega ma non si sono mai avute prove del coinvolgimento di Howthorne. O sbaglio? E se mi dici che tutta la sua famiglia è di Serpeverde...vogliamo parlare del fatto che pure tu lo eri?-
- Io ci sono andato solo per Lucilla.- sbuffò Tristan scocciato - Comunque c'è un'altra cosetta un po' strana.-
- E sarebbe?- chiese Milo.
- Damon.- disse Mc con tono sicuro - Il figlio di Howthorne. Quest'anno andrà per la prima volta a Hogwarts. Coincidenza strana, non credete?-
Tutti gli altri fecero orecchie da mercante, anche perché entrò Liz a spezzare l'atmosfera.
- Tristan! Finalmente, insomma vuoi dire qualcosa a quella gente?- sbraitò la ragazza entrando come un tornado - Tuo padre ha portato qua quella gente e a momenti si mettevano a discutere davanti a Dena!-
- Qualcuno ha visto la mia capsula di cianuro?- s'intromise Milo, sarcastico. Dopo un'occhiataccia del padrone di casa, i quattro rompiscatole se ne andarono, lasciando Tristan ed Elisabeth a discutere fra loro mentre l'Auror cercava di cenare con un minimo di calma. Dopo aver assicurato alla sua apprensiva amica che presto se ne sarebbero andati e che Nadine, che stava nella camera di Degona, non avrebbe parlato alla bambina di ciò che discutevano gli altri nel salone, s'informò sull'umore di sua figlia.
- Oggi ha di nuovo mangiato pochissimo.- gli disse Liz, seria - Tristan, devi fare qualcosa! Da quanto tua nonna ha avuto la bella idea di dirle di sua madre, Dena è diventata tristissima! Mangia solo se sei tu a supplicarla! Oggi ho provato a farle fare di tutto, l'ho anche portata al parco ma praticamente ha detto due parole in croce! Passa tutto il tempo a guardare quelle fotografie!-
- Era sua madre, dalle tempo.- sospirò l'Auror che ormai aveva perso l'appetito.
Liz però scosse il capo, con gli occhi vitrei - Io capisco cosa significhi crescere senza genitori...ma se avessi avuto una madre del genere avrei preferito non saperlo!-
Come spiegare a qualcuno che non voleva sentire? Che non voleva capire?, pensò amaramente Tristan.
Come spiegare a Liz chi era in realtà Lucilla?
- Una madre fa di tutto per stare coi propri figli!- andò avanti la strega, quasi singhiozzando.
- Si e fa anche di tutto per difenderli.- sussurrò lui, in risposta.
La Jenkins a quel punto sgranò gli occhi nocciola - Cosa? Ha tentato di fare del male a Degona!?- strillò.
Dopo quell'uscita lasciò perdere, troppo esausto per discutere. Baciò la strega sulla fronte, poi salì al piano di sopra dove raggiunse la camera della figlia. Nadine Mckay sorrise, vedendolo, e lasciò la piccola che stava guardando il grosso album di foto seduta sul suo lettone.
- Oggi Liz l'ha presa di nuovo sui libri di magia di Sofia.- gli disse la vecchia strega, prima di andarsene.
Fantastico, pensò raggiungendola. Sorrise rasserenato quando Dena lo abbracciò forte e gli regalò un sorriso bellissimo. Se non altro con lui era rimasta la bimba dolce e vitale di sempre. Ammetteva però che averle parlato di Lucilla era stato troppo avventato e se ne reso conto anche meglio quando vide la foto di lui e della Lancaster incorniciata sul comodino della figlia.
Rimase a lungo a parlare con lei, chiacchierarono molto e la piccola gli disse tutto ciò che aveva fatto nella giornata, poi lo tempestò di domande su Harry e gli altri, per chiedergli se era vero che quel mago cattivo voleva ancora fargli del male. Tristan pensò che Liz gli avrebbe graffiato tutta la faccia se fosse venuta a sapere che le aveva raccontato la storia di Voldemort e Harry, ma verso le nove e mezza l'aiutò a infilarsi il pigiama, poi la mise a letto.
- Notte diavoletta.- le disse, baciandole la guancia - E domani fai colazione ok?-
- Hn.- bofonchiò Dena con una piccola smorfia - Papà...senti...-
- Cosa?-
Dena lasciò perdere, sorridendo - No, niente. Buona notte!-
Quando se ne fu andato, la piccola chiuse gli occhi...ma quando tutte le luci di Cedar House furono spente, verso mezzanotte, Degona riaprì gli occhi verdi e accese una candela che aveva nascosto sotto il letto. Tirò fuori anche un piccolo cofanetto di legno e quando lo aprì ne uscirono una foto di Lucilla e della polverina magica.
Era formula rudimentale di Smaterializzazione, presa dagli scaffali di Tristan.
Poco dopo, la piccola era dentro a un cerchio tutto tremolante fatto della polverina, seduta a gambe incrociate con la foto di Lucilla fra le mani. La teneva strettissima e sembrava molto eccitata. Doveva vederla...voleva vederla!
Era anche spaventata, ma tenere l'immagine di sua madre fra le mani sembrava darle forza. Sospirò, poi prese la candele e bruciò l'inizio del cerchio. Ci fu un lampo colorato e quando tutto il cerchio ebbe preso fuoco, ci fu un altro sbuffo di fumo e quando la nube si fu diradata, Dena non c'era più.

C'era qualcuno...
Lucilla dei Lancaster, sdraiata nel suo grande letto nel Golden Fields, aprì gli occhi lentamente.
Mise subito a fuoco la sua stanza illuminata da un debole raggio di luna che filtrava dalle tende aperte, tagliando a metà la camera da letto con quella lama di luce. Sentiva anche la presenza sconosciuta.
Si mise a sedere sotto le lenzuola e la seta nera della sua sottoveste le frusciò sulla pelle, mentre poggiava lentamente le lunghe gambe sul pavimento di legno.
Chiunque fosse entrato doveva avere un bel coraggio, pensò minacciosa.
Nessuno aveva mai osato mettere piede nelle sue stanze, nessuno! Si aggirò attorno al baldacchino, silenziosa.
I suoi passi quasi non si sentivano...sembrava galleggiare e il suo incedere era lento e aggraziato.
Si volse su se stessa, cercando quell'invasore che di certo non avrebbe più tentato di fare qualcosa di simile. Chiunque fosse stato comunque, aveva commesso il più grande errore della sua vita.
Rimase immobile però quando davanti a sé trovò una bambina piccolissima, avvolta in un pigiamino bianco.
Lucilla rimase dov'era, senza fiatare...mentre la bimba la guardava con gli occhioni smeraldini sgranati.
Nella manina teneva una foto accartocciata ma dopo un lungo silenzio in cui la piccola la scrutò da capo a piedi, la demone la vide sollevare le braccine verso di lei, con lo sguardo pieno di attesa.
- Mamma...- sussurrò, a bassa voce.
Lucilla crollò seduta sul pavimento e quando ebbe fra le braccia sua figlia, ogni altro pensiero sparì.
Grazie...grazie....

 

 

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Capitolo 10
*** Capitolo 10° ***


 

Ragazzi, colgo l'occasione per fare gli Auguri di Buon Natale a tutti quanti. Passatevi delle belle feste voi che potete! ^^ Vi ringrazio anche delle tante recensioni, spero che la storia continuerà a piacervi. A prestissimo.

 

 



Un grido lacerante irruppe nel sonno di Tristan Mckay, facendogli letteralmente balzare il cuore in petto anche se il suo sogno era stato come un abbraccio caldo in una gelida sera d'inverno.
Di colpo aveva dovuto lasciare quel luogo sereno che sta fra il sogno e la veglia per tornare alla realtà.
Si rizzò a sedere nel grande letto matrimoniale in cui dormiva solo da quattro anni e i suoi occhi furono feriti dalla debole luce dell'alba. Sentì altri gemiti dai pieni inferiori di Cedar House, poi la voce isterica di Elisabeth strillò praticamente il suo nome.
Non fece in tempo a scendere dal letto che la strega spalancò le porte della sua stanza e, in lacrime, disperata e in sottoveste da notte, si precipitò verso di lui, salendo sul suo letto e afferrandolo forte per le braccia.
- Tristan! Tristan!- sussultò, quasi istericamente - Dena...Dena non è a letto! Non c'è più!-
Mckay faticò a capire il senso di quella frase ma dopo un solo secondo si precipitò nella camera di sua figlia, trovandola totalmente vuota. Toccò le lenzuola, erano fredde. Era come se non avesse neanche dormito in quel letto.
- Padrone!- una decina di elfi domestici si attaccarono alla porta della stanza della padroncina, con gli occhi sgranati - Padrone, vi serve aiuto?- chiesero, premurosi e spaventati nel contempo.
- Cercate Degona, presto!- urlò - Cercate per tutta la casa, deve essere da qualche parte!-
Gli elfi corsero subito via, eseguendo l'ordine di Tristan, ma ben presto anche tutti gli altri presenti nella casa, dopo aver girato in lungo e in largo per il giardino, la riserva e le stalle, dovettero tornare nel salone dove la famiglia si era riunita a mani vuote. Nessuno, nemmeno gl'inservienti al cancello, avevano visto la bambina.
Jess cercava di calmare suo fratello ed Elisabeth specialmente, mentre Clay arrivato insieme al maggiore dei fratelli, a occhi chiusi, cercava di ritrovare la bambina. Un'operazione molto difficile, visto l'esigua capacità magica di qualunque piccolo mago e il suo lavoro non era facilitato dall'isterismo della Jenkins.
- Come fate a dirmi di stare calma?!- strillò quasi quando Miss Theresa, stizzosa, le disse di tacere per lasciar concentrare Harcourt - Degona non ha dormito nel suo letto! Le lenzuola erano fredde...potrebbe essere andata ovunque! Oppure potrebbe essere stata presa da qualcuno!-
- Chi vuoi che abbia rapito la bambina, scusami?- disse Jess, pacato - Non è possibile Liz.-
- Ieri sera questa casa era piena di gente che parlava di guerra o sbaglio?- replicò con le lacrime agli occhi - Quei pazzi dei Mangiamorte potrebbero averla rapita per farvela pagare!-
- Per l'amor di Dio, Elisabeth...- sbuffò Nadine, seduta sul divano accanto a Rose e Tanatos Mckay, praticamente buttati giù dal letto dalla governante di Cedar House. La vecchia strega scuoteva il capo, infastidita da tutto quel chiasso - E' assurdo dare la colpa a gente che è venuta qua solo per incontrare mio figlio. Senza contare che Clayton avrebbe sentito qualsiasi presenza ostile in questa casa.-
- E allora che cosa sta insinuando?- Liz aveva il viso arrossato per l'emozione - Sta dicendo che Dena è sparita per magia? Oddio...- allargò gli occhi, ricordando che proprio il pomeriggio precedente aveva pescato la piccola a trafficare coi libri di Sofia nella biblioteca. Che cosa poteva aver combinato? Che cosa poteva esserle successo?
- Oddio Tristan!- singhiozzò, aggrappandosi alle sue mani - E se si fosse fatta del male con la magia?-
- Cerchiamo di non essere tanto drastici, ok?- propose Tanatos.
- Sono d'accordo.- annuì anche Jess, dando una pacca sulla spalla del fratello minore - Dena è spericolata ma non una stupida e ti ha sempre dato ascolto quando si trattava di non strafare.-
- Non strafare?- riecheggiò Liz - Jess, è una bambina! Ha quattro anni!-
- Non è una bambina normale, ficcatelo in testa ragazza!- sbraitò a quel punto Nadine, zittendola finalmente. La Jenkins a quella frase si morse le labbra, stringendo i pugni con impotenza e quando Clay dette l'ultimo verdetto, si sentì male sul serio al pensiero che alla sua piccola Dena fosse davvero successo qualcosa.
- Gente...- disse Harcourt, riaprendo gli occhi violetti - Non so dove sia ma vi posso assicurare che non è in questa casa, né nel quartiere o nel raggio di tanti altri qua attorno.-
- Che diavolo vuol dire?- sbottò Sphin - Come sarebbe?-
- Stai dicendo è sparita nel nulla?- ringhiò anche Milo - Accidenti Clay, cerca di essere più preciso!-
- E come faccio ad essere preciso?!- sbottò lui, altrettanto nervoso - E' una bambina, non ha sviluppato il suo potenziale magico e anche volendo ci sono miriadi di varianti che potrebbero impedirmi che percepirla! Potrebbe essere vicino a una fonte magica fortissima e questo, per esempio, m'impedirebbe di sentirla!-
- Aspetta...- Tristan, a bassa voce, sembrava avesse avuto un'illuminazione. Fonte magica fortissima...
Poteva essere...poteva essere da lei!
E la risposta venne proprio quando ormai, dopo due ore da incubo, non ci speravano più.
Jess e Tristan stavano in giardino quando un grosso falco nero, che aveva volato per ore e ore dal Golden Fields, cominciò a planare verso Cedar House, sfidando il vento avverso. Il minore dei fratelli si fece comparire un guanto di pelle sulla mano, affinché il rapace si appollaiasse sul suo polso e finalmente poterono tirare un sospiro di sollievo.
Liz si precipitò letteralmente fuori di casa, ancora in vestaglia e si attaccò alle spalle dei due Auror, terrorizzata.
Tristan prese la lettera, lasciando che il falco andasse a posarsi su un ceppo in giardino, poi notò il sigillo di cera.
Un giglio. Scartò velocemente la busta dove una delicata calligrafia lche lui conosceva bene o informava che presto Degona sarebbe tornata a casa sana e salva. Non gli spiegava cosa fosse successo ma a lui bastava quella notizia bellissima.
- E' da Lucilla.- sussurrò, chiudendo la lettera sul petto e lasciandosi andare in un sospiro sollevato.
- Dov'è Degona?- alitò Liz impallidendo di colpo - E' da...è andata da...da quella demone?!-
Jess prese la lettera e sorrise a sua volta, decisamente più calmo.
- Meno male,- mormorò senza notare lo sguardo allucinato della governante - dice che ce la riporta dopo pranzo.-
- Volete spiegarmi per quale motivo siete così tranquilli?- sbottò la strega - Degona è scappata di casa per andare da quella donna in quel covo di demoni e voi siete felici per questo? Tristan, tua figlia è in pericolo!-
- Perdonami,- s'intromise Jess - ma credo che Dena sia fra le braccia più sicure al mondo.-
- Oh, bella garanzia! Una demone!-
- Santo Dio, non la conosci neanche Liz!- sbraitò Jess perdendo la pazienza - Smettila di dare il tormento a tutta la casa con questa storia e lascia che Dena stia con sua madre per qualche ora! Se è scappata per andare da Lucilla ci sarà un motivo no? O credi che l'abbiano rapita gli alieni?-
Elisabeth arrossì di nuovo di frustrazione, fissando Tristan con aria supplichevole ma da lui non ottenne aiuto, così emise un gemito esasperato e tornò dentro, al limite di una crisi emotiva.
Si lasciò andare sul divano, dove Rose Mckay l'accarezzò il capo e le spalle, cercando di rassicurarla.
- Su, su bambina!- le disse dolcemente - Vedrai che la piccola starà bene!-
- E' andata...è andata da quella donna, in quel posto orribile!- singhiozzò amaramente - E se le facessero del male?-
- E' andata da Lucilla?- disse Tanatos, quando Jess e Tristan tornarono - E come ha fatto ad andare nel Golden Fields?-
- Dev'essere stata lei a rapirla!- sbottò ancora Liz, alzando la voce.
- Sciocchezze!- sentenziò Milo guardandola storto - Lucilla ha giurato che non l'avrebbe mai cercata.-
- E allora si sarà rimangiata la parola!-
- Hai intenzione di farti venire un collasso?- fece Nadine acida, portandole una tazza di caffè - Datti una calmata ragazzina e vedi di ficcarti in testa che Lucilla del casato dei Lancaster non è il diavolo in persona. Se l'avessi conosciuta davvero, invece di dare ascolto alle chiacchiere, sapresti perfettamente che ho ragione. Quindi se hai finito di annoiarci tutti quanti con queste insulse insinuazioni, puoi calmarti e tornare lucidamente come è tuo solito.-
- Nonna, anche tu!- s'intromise Tristan a quel punto - Finiscila di darle addosso, Liz è solo preoccupata ed è normale. È lei che ha cresciuto Dena, perciò finitela di trattarla come un'estranea, ok?-
- Come vuoi, nipote.- sentenziò Nadine fintamente pacifica, sedendosi tranquilla - Allora mettiamo alla berlina Lucilla, tua madre farà i salti di gioia. Dico bene Rose?-
- E no, eh? Non ricominciamo!- sibilò Jess seccato - Nessuno qua a colpa, Lucilla meno che mai! Finitela di metterla sempre in mezzo ogni qual volta quella piccola delinquente combina qualcosa! E poi sono i geni di Tristan ad essere tarati, non quelli di Lucilla...-
- Ah grazie tante!-
- Insomma, non intendete andare a riprenderla?- Liz stava sul serio per avere una crisi isterica. Era balzata in piedi con i fazzoletti stropicciati in mano, gli occhi nocciola sgranati e lo sguardo praticamente allucinato - Degona è finita in quel posto infernale e voi farete nulla?! È pieni di demoni Cameron Manor!-
- Mioddio!- sibilò Nadine a bassa voce, fissando Tristan eloquentemente - Devo ancora stare zitta?-
Il padrone di casa sospirò, cercando sempre di mantenere tutta la calma e la pazienza di cui era capace, visto che gli altri, a parte sua madre che stravedeva per Elisabeth, erano tutti pronti a gridarle addosso. Si avvicinò alla sua amica e dopo averle prese il viso fra le mani, le ordinò dolcemente di guardarlo bene negli occhi.
- Adesso ascolta bene quello che ti dico...- le sussurrò, carezzandole i capelli - Liz...Degona con Lucilla non rischia assolutamente nulla. Tempo fa, prima che se ne andasse, Lucilla mi disse che non avrebbe cercato la bambina, quindi dev'essere stata Dena ad andare da lei e ti possiamo assicurare tutti quanti, anche mia madre...che Lucilla non le farà alcun male perché, anche se come tu hai fatto notare è una demone, è anche una madre normale come tutte le altre.-
- Come fai a pensarlo?- singhiozzò ancora la strega, disperata - Potrebbe...potrebbe...-
- No.- disse ancora Tristan e stavolta con un tono che non ammetteva repliche - Tu non la conosci. Io si. Lucilla non alzerebbe un dito su nostra figlia neanche sotto tortura o se si trattasse della sua stessa vita, perciò ora calmarti e cerca di tranquillizzarti. Quando Dena tornerà a casa sarà felice e vorrà raccontarti ogni cosa. Non è il caso che ti trovi in lacrime, va bene? Liz, rispondimi...- le chiese ancora, placidamente - Liz, hai capito?-
La Jenkins, forse troppo stremata a livello emotivo, annuì con le lacrime che continuavano a rotolarle sulle guance, così Tristan disse a tutti che la portava a letto, lasciando da soli i suoi parenti. Una volta chiusa la porta, Nadine non perse l'occasione per schioccare la lingua verso sua nuora.
- Una perfetta padrona di casa, si si...- fece, sarcastica mentre Rose quasi la fulminava con gli occhi - Una vera gentildonna, una donna perfetta per tuo figlio e per la bambina. Elegante, sofisticata e che sa accogliere gli ospiti dell'alta società. Certo. Peccato che sia da ricoverare!-
- Oh, mamma per l'amor del cielo!- borbottò Tanatos, prima che fosse Rose a mandarla al diavolo - Lo sappiamo tutti che a te piaceva Lucilla ma solo perché Elisabeth è una brava ragazza a cui piace stare in casa e in famiglia non significa che non possa essere una brava madre per Degona.-
- E poi se non altro non ha una fedina penale lunga come la lista della spesa!- sibilò Rose acida.
- Oh e qua ti volevo!- sbottò Nadine, serafica - Ti secca solo che Lucilla sapesse già fare tutte queste cose e che non abbia mai avuto bisogno del tuo consenso da matriarca, mia cara. Lucilla ti metteva nell'angolo, ecco cosa!-
- Per cortesia, volete andare a litigare altrove?- propose Jess col suo tatto angelico - Se Tristan vi sente sparlare di Lucilla non credo sarà molto contento.-
- Infatti, sta seduto nel letto di una povera donnicciola piagnucolante!- frecciò ancora Nadine.
- E con questo cosa vorresti dire eh?- sbottò Rose di nuovo, mentre Tanatos, Milo, Clay, Sphin e Jess prendevano il volo in cucina. Una volta lontani da quelle due belve il gruppetto poté permettersi di ringraziare il cielo che Degona stesse veramente bene, peccato che probabilmente una volta tornata a casa avrebbe subito una strigliata colossale da nonne, bisnonne e anche da tate in lacrime.
Le augurarono almeno che tutto nel Golden Fields stesse andando bene e in effetti le cose procedevano.

Era l'alba quando Lucilla  Lancaster, riaprendo gli occhi bianchi da un debole sonno, si era sentita di nuovo viva per la prima volta dopo tanto tempo. Qualcosa di caldo dormiva contro di lei e dei ricci soffici le facevano il solletico al viso, per non parlare della piccola manina che le stringeva la spalla nuda.
Abbassò lo sguardo e trovò sua figlia addormentata contro il suo petto, nella stessa posizione in cui l'aveva vista l'ultima volta. Riappoggiando il capo contro i guanciali, Lucilla aveva creduto di vivere ancora in un sogno.
Ricordava anche la sensazione di smarrimento che aveva provato di fronte alla sua piccola Degona quando la sera prima le era apparsa davanti, allungando semplicemente le braccia verso di lei.
Era la prima volta che la vedeva. Dopo la nascita, non aveva chiesto di vedere la neonata, sapendo bene che tanto non avrebbe potuto restare...e quando l'aveva avuta di fronte, si era sentita come mancare il terreno da sotto i piedi.
Il suo cuore aveva cominciato a battere improvvisamente...e se qualcuno avesse voluto ucciderla, non avrebbe potuto trovare momento migliore. Ma lei...lei era rimasta a lungo a guardare quell'angelo caduto da cielo.
Le assomigliava moltissimo...ma aveva i bellissimi occhi di Tristan e di questo ringraziò appassionatamente.
Le sembrava di poterlo incontrare, attraverso gli occhi di sua figlia...e poi un'altra cosa le aveva volto il fiato, anche se non avrebbe mai potuto immaginare di provare una simile sensazione a quella parola.
Mamma. Degona l'aveva chiamata mamma per la prima volta...
Mentre il sole sorgeva, la Lancaster però capì che probabilmente nessuno a Cedar House era a conoscenza del fatto che la bambina fosse da lei. Certamente Tristan non le avrebbe mai messo davanti la loro bambina in quel modo, così mentre restavano a letto, una lunga piuma magica sullo scrittoio si levò da sola, si posò su un foglio e cominciò a scrivere lentamente. Poi il foglio si ripiegò e tutti i preparativi dell'imbustazione furono pronti poco dopo.
Quando la lettera fu chiusa e Zero, il falco della demone fu volato via con la preziosa missiva attaccata a una zampa, anche Degona aprì gli occhioni verdi, infastidita dal sole.
Parve non capire subito dove fosse, poi quando vide sua madre si ricordò di tutto...e un sorriso magnifico le illuminò il visino, tanto che le gettò subito le braccine al collo, troppo felice per dire qualcos'altro.
Lucilla a sua volta non disse nulla, limitandosi ad abbracciare la bimba ancora con movimenti un po' goffi.
Nei minuti successivi poté cominciare a farsi un'idea di che razza di bambina fosse sua figlia. Degona la tempestò praticamente di frasi, domande e racconti, ma specialmente di domande, per non parlare del fatto poi che non stava ferma sul letto, troppo incuriosita da tutto quello che la circondava.
Era allegra e molto affettuosa, notò anche. Aveva decisamente la parlantina dei Mckay, pensò.
- Mamma, dove siamo?- chiese poi la bambina, sedendosi di nuovo al suo fianco sotto le coperte.
- Lontano da Londra.- rispose Lucilla, parlando con la sua voce dolce e sottile - Come sei arrivata qua?-
- Ho fatto un incantesimo...con un cerchio di una polverina strana...non so bene come si chiama.- disse Degona distrattamente, continuando a guardarla tutta attenta. Ora la scrutava come al microscopio e Lucilla sapeva bene cosa stava fissando. I suoi occhi bianchi. Certamente fra chi conosceva sua figlia, non doveva averne mai visti. Invece la stupì, facendole un altro dolce sorriso e dandole un bacio sulla guancia che le fece di nuovo battere il cuore.
- Ha ragione il papà. Sei davvero bellissima mamma.-
La demone non poté impedirsi di piegare blandamente le labbra in un sorrisino, poi scese dal letto e fece il giro della sponda, per tirare giù anche la bambina. Prenderla in braccio fu un'altra deliziosa scoperta, anche perché la bimba non sembrava aspettare altro che starle vicino.
- Chi ti ha detto di me?- le chiese, facendola sedere davanti a una specchiera.
- Di te?- Degona ridacchiò divertita - Prima la bisnonna. Poi il papà qualche giorno fa mi ha dato le vostre foto.-
- Nadine eh?- Lucilla ora capiva tutto - Stanno tutti bene a casa vostra?-
- Si, benissimo...ma saranno un po' arrabbiati...- mugugnò la piccola - Mi sgrideranno. Lo so che non dovevo andare via senza dire niente ma io volevo tanto vederli! Liz sarà arrabbiatissima!- si girò ancora verso sua madre, ora tutta sorridente - Devo fartela conoscere Liz mamma! Lei è davvero forte! È un'amica del papà e da quando sono piccola c'è sempre stata lei!-
Lucilla non disse nulla, ringraziando solo dentro di sé che qualcuno si fosse preso cura di sua figlia oltre a Tristan. Conoscendolo, per qualche tempo non doveva essere stato molto in forma.
- Mamma...-
- Si?- chiese, tornando alla realtà.
- A me piacciono i vampiri.- sbottò Dena di colpo, fissandola.
Lucilla strabuzzò gli occhi, senza capire.
- Mi piacciono i vampiri.- disse ancora la bambina - Lo zio Milo ha detto che se da grande vorrò ancora, mi farà diventare un vampiro come lui. Mi piacciono tanto i suoi denti.-
La Lancaster di bambini non ci capiva molto ma sua figlia stava forse tentando di dirle che lei le piaceva anche se era un demone?
Sorrise di nuovo, scuotendo il capo.
- Mamma tu vivi qui?-
- Si.-
Dena corrucciò la boccuccia rosea con fare capriccioso - E non torneresti a casa con me vero?-
Sarebbe stato bello, veramente bello...tornare a casa con la sua bambina ma non era possibile. Non ancora almeno.
- Vuoi fare un bagno?- le chiese, senza rispondere alla sua domanda.
Fu decisamente divertente, se non altro fu un'esperienza un po' diversa ciò che le capitava da quattro anni, peccato che tenere fermo quello scricciolo nella schiuma fu un bel lavoro, per non parlare della schiuma che volò fuori dalla grande vasca di marmo. Una volta asciutta Degona si mise a curiosare in mezzo a tutta la grande stanza da letto di sua madre, affascinata da pozioni, libri con faccia e mani che cercavano di afferrarla, modellini in scala del sistema solare e statue vive che facevano le smorfie e le linguacce.
Quando furono le otto e mezza però, la piccola fece una richiesta che alla Lancaster era passata di mente.
- Mamma, ho fame...possiamo mangiare?-
Porca miseria, se l'era scordata. E adesso che faceva? Dovevano uscire dalla camera...doveva uscire da lì!
Erano quattro anni che non metteva piede fuori dalla sua stanza...ma la bambina doveva mangiare.
Si vestì rapidamente, pensando che l'unica maledetta soluzione era andare da Caesar. Accidenti...
Mentre si sistemava i lunghi capelli e imprecava alla faccia che avrebbe fatto Cameron, Dena cinguettava felice e contenta attaccata alla porta finestra, incantata dai campi di margherite nere del Golden Fields.
Poi però dovettero per forza avventurarsi fuori...e Lucilla, prendendola per mano, non aveva un'aria molto allegra. Attraversarono grandi spazi ricchi di candelabri, quadri e affreschi poi scesero al primo piano e la demone si fermò davanti a una porta di cedro scuro alta più di tre metri, intarsiata con cruente scene di battaglia.
Non bussò, limitandosi a infilare la testa nella sala riunioni di Caesar ma quando vide che era in compagnia, il suo umore peggiorò ulteriormente. Cameron, seduto a capotavola, la guardò per una volta in vita sua, stralunato.
- E' uno scherzo.- disse, fissandola.
- Non ti esaltare.- gli rispose, glaciale - Mi serve...del cibo.-
- Cibo?-
- Si, cibo. Sei sordo?-
- Oh, finalmente ti sei convertita.- disse il tizio seduto all'altro capo della tavola, ridacchiando - Salve milady, come stai? Sei bellissima come sempre.-
Lucilla scosse il capo, ignorandolo - Sta zitto Demetrius. Allora? Puoi farmi portare qualcosa?-
Caesar aguzzò la vista - Chi è che ti sta tirando la gonna?-
La Lancaster fece una smorfia mentre sua figlia, con vocina bassa, continuava a notare diversi particolari del palazzo e glieli riferiva tirandola per ogni appendice, specialmente per i capelli e alla fine sia il padrone di casa che il suo ospite, Lord Demetrius, Dimitri per gli amici, notarono la bimba nascosta dietro alle gambe della demone.
Mezz'ora dopo la situazione era ormai degenerata. Madre e figlia si ritrovarono a tavola con quei due dementi, Lucilla non avrebbe saputo definire Caesar e Demetrius in un altro modo, ma il fatto era che Degona non sembrava né infastidita dall'aria pigra del demone dai capelli bianchi, né dall'eccentricità dell'ospite.
Come demone puro era in effetti alquanto particolare, almeno questa era anche l'opinione di Caesar, visto che Demetrius nei suoi quasi novecentodieci anni aveva sempre vissuto a contatto con gli esseri umani e non aveva mai fatto mistero del suo amore verso le pratiche dei babbani, tantomeno aveva mai nascosto a Caesar la sua contrarietà nel vivere lontano dal mondo esterno. Demetrius, nonostante i suoi occhi bianchi, aveva barba lunga e capelli castano chiaro, tipo pelliccia di topo, tinti alla stragrande, tutti scomposti e scarmigliati, per non parlare della treccina al pizzetto. Da tempo si teneva in questo modo, per mitigare la sua bellezza di marmo da demone.
In testa aveva anche una buffa bombetta sulla cui sommità era disegnata una spirale bianca e nera. I suoi modi spigliati poi conquistarono in un attimo Degona che si stava sorbendo una tazzona di latte e caffè, con torta e biscotti.
- Ma tu guarda...- bofonchiò Caesar, mentre la piccola e Demetrius chiacchieravano - E così alla fine è venuta.-
Lucilla lo guardò non molto amichevolmente - Allunga un tuo miserevole artiglio e ti faccio passare la voglia.-
- Per chi mi hai preso?- replicò lui - Ero solo ansioso di conoscerla.-
- Le arrabbiature di prima mattina fanno venire le rughe.- cantilenò Demetrius, interrompendoli - Allora piccola? Come ti chiami?-
- Degona Lumia Mckay.- sorrise lei, quasi con fare orgoglioso - E tu come ti chiami? Sei un demone come la mamma?-
- Si, mi chiamo Demetrius. Ma tu chiamami Dimitri, ok?-
La bimba ridacchiò - Che nome buffo!-
- Si, hai totalmente ragione.- frecciò Caesar con una smorfia - Hai ancora fame piccola?-
- No, grazie. Sono piena!- Dena allora si volse al padrone di casa con aria curiosa - E tu sei il fidanzato della mamma?-
Mancò poco che Lucilla cadesse dalla poltrona, rabbrividendo alla sola idea. Intanto anche Demetrius attaccò a ridere, sganasciandosi - Si, certo...tua madre e questo qua. Bimba, credimi...dovrà ghiacciare l'inferno prima che accada!-
- Demetrius, non hai nessun altro a cui rompere l'esistenza?- rognò Cameron seccato, aprendo un giornale davanti alla faccia per non vederlo.
- Oltre a voi due no.- disse quello con aria da cucciolo, nascondendo in realtà una vera anima subdola da demone - Comunque hai ragione, ho delle faccende da sbrigare.- si mise in piedi, baciando la manina di Degona sul dorso che sorrise deliziata - Arrivederci signorina, spero di rivederti presto.-
- Ciao Dimitri!-
- Devo riportarla a casa...- sussurrò Lucilla intanto a bassa voce, per non farsi sentire.
- Certo.- annuì Caesar, sfogliando il giornale annoiato - Vai pure.-
- Torno appena possibile. Tu intanto occupati del richiamo di Hermione, capito?-
Cameron non alzò neanche lo sguardo dai suoi affari - Come ti ho sempre detto, di lei me ne occupo io.-
- S'è visto come te ne sei occupato bene.- recriminò la demone prima di uscire - Se non ti andava potevi dirmelo subito Caesar, mi sembrava di avertelo detto che tenevo molto a lei. Se non sei in grado di occuparti di qualcosa che respira e pensa, allora continua a restartene chiuso qua dentro ma se fossi in te ritroverei la mia amica e in fretta anche!-
- Non sei l'unica a tenere a lei.- sibilò in risposta, stavolta irritato - Dannazione Lucilla, smettila di credermi il diavolo in persona. Sistemerò io la questione, tu occupati dei affari tuoi.-
- Hn...- ringhiò in risposta, sbattendo la porta alle spalle - Lo farei anche se non fossi prigioniera qui!-

Edward Dalton apparve al piano terra della casa di Harry Potter, a Lane Street un giorno dopo la sua partenza.
Aveva avuto una pessima fortuna da quando era arrivato a Hargrave Manor: aveva fatto un fantastico buco nell'acqua nel Linkolnshire, girando per il maniero della famiglia Hargrave per tutto il giorno insieme ai domestici e al dispotico nonno di Hermione senza trovare il benché minimo indizio sia nella camera della Grifoncina che nei suoi documenti. Inoltre Jane era andata via per qualche giorno in Francia, in ferie dalla sua carriera da dentista che non aveva mai abbandonato nonostante le pretese di suo padre, perciò non erano riusciti a rintracciarla. Non era tornato proprio a mani vuote, però non era neanche riuscito ad avere qualche chiarimento.
Aveva solo in mano uno scatolone e due felini appresso che litigavano continuamente.
- Gente!- urlò salendo le scale - Ragazzi, ci siete?-
Li trovò nel salone del primo piano, tutti seduti attorno al tavolino dove troneggiava un Pensatoio. Lo stesso Pensatoio che Harry e compagni avevano trovato la sera prima in quel malfamato quartiere mentre Elettra aveva portato Blaise e Tom da Sirius. La loro rimpatriata dai Black era stata meno traumatica del previsto per il piccolo Riddle.
Da principio nervosissimo, era a stento riuscito a guardare Sirius in faccia, per non parlare di come aveva balbettato di fronte a Narcissa. Il trauma era stata Andromeda, così simile a Bellatrix. Per calmarlo c'era voluta tutta la dolcezza nascosta di Narcissa, mentre Andromeda che non aveva mai amato nessuno dei genitori di quel suo nuovo nipote era stata un tantino più rigida. Sirius invece, anche con quell'aria da altero mago purosangue, era stato l'unico a riuscire a far sorridere un po' il piccolo mago e dopo le presentazioni, si erano messi a parlare dell'arrivo del Riddle formato small da Harry, dei casini che stavano succedendo, del ritorno dei Mangiamorte, dell'attacco a Blaise e anche della full immersion di Draco nella residenza primaverile dei Black. Secondo le due sorelle Black, stavolta Malfoy era stato un po' impulsivo. Sirius invece non si era espresso anche perché lui era tutto concentrato sul nuovo marmocchio del gruppo.
Si erano lasciati solo con la promessa di riportare presto Tom in casa Tonks, naturalmente con Harry e Draco.
- Salve gente,- bofonchiò Edward, entrando e vedendo le loro facce - tutto bene?-
- Ti sembra che vada bene?- frecciò Ron - Allora? Che hai trovato?-
- Questo...- disse Dalton, buttando lo scatolone sul tavolino - e quelle due maledette palle di pelo!-
Dicendolo, Grattastinchi e una gatta bianca con gli occhioni gialli si fiondarono nel salone, soffiandosi addosso.
- Oddio!- rise Harry, insieme ad Elettra e a Weasley - Non ci credo! Guarda quei due! Ciao Grattastinchi!-
- Mamma mia, sono anni che non lo vedevo!- celiò anche la Baley.
- Oh e quella è Dray!- celiò Blaise - Guarda quant'è cresciuta!-
- La gatta della vostra amica Granger si chiama come te?- rise May, fissando Malfoy.
- Zitta mezzosangue!- borbottò il biondo, prendendo la micia in braccio - Allora Dalton? Hai visto Jane?-
- E' in Costa Azzurra, in ferie. Torna fra una settimana anche se parlare con lei sarà inutile. Siamo in un anno bisestile e i Veggenti vengono privati della Vista.-
- Oh già...- si schifò Harry - Cazzo! Ma porca miseria e adesso che facciamo?-
- Guardiamo nel Pensatoio.- sospirò Elettra - Io non vedo altre soluzioni.-
- Si, certo...ma prima date un'occhiata qua.- Edward si sedette fra Blaise e May, cominciando a scartare il pacco che aveva portato con sé dalla casa di Lord Hargrave - Me l'ha dato suo nonno e vi posso assicurare che non era del suo umore migliore. Era parecchio incazzato con Hermione, anche se non mi ha detto perché. Mi ha solo mollato questo in mano...- e tirò fuori l'orologio magico che Ron aveva regalato alla Grifoncina il giorno dei suoi diciotto anni, lo stesso che avevano i Weasley alla Tana. Tutti quanti schizzarono a controllare, in ansia. Strabiliati però, notarono che c'erano parecchie fotografie. Una ritraeva Tom che era al sicuro, sulla scritta "CASA"; un'altra foto era decisamente più ambigua e Jeager Crenshaw con la sua lancetta era posato sulla scritta aggiunta della strega in "AZIONE".
- Azione?- bofonchiò May - Che vuol dire?-
- Oh,- Tom sorrise con aria di scuse - Jeager attaccava sempre Hermione in ogni momento, così ha pensato di controllarlo. Azione vuol dire che lui sta combinando qualcosa.-
- Però, sveglia come sempre...e questa?- Harry indicò una ragazza che però si trovava sulla scritta "MORTE".
Era Linda Fulcher. Come mai Hermione aveva tenuto quella ragazza sul suo orologio? Era una Magonò.
Forse la conosceva. Anzi, l'aveva conosciuta. C'erano altre due lancette e su una di esse c'era niente meno che Rafeus Lestrange. Anche lui era sulla stessa tacca di Jeager. Questo stava a significare che stavano macchinando qualcosa.
Fu l'ultima a lasciare i ragazzi pallidi come cenci.
- Guardate bene.- disse Edward - Lord Hargrave mi ha detto che la lancetta di Herm è così da circa ieri sera.-
E quella maledetta lancetta segnava qualcosa che nemmeno Ron aveva mai visto. Stava esattamente a metà fra la scritta "PERICOLO" e "MORTE".
- Cosa vuol dire? Si sarà rotto?- ipotizzò Tom.
- No, è assurdo. Non si rompono mai.- disse Weasley - Ma non è possibile che stia così ferma a metà!-
- Lasciate perdere dov'è!- sbottò Elettra - E' a un passo da "MORTE"!-
- E come se...- sussurrò Blaise - Fosse in uno stato di transito.-
- Si,- annuì Harry a bassa voce, come per timore che dirlo a voce alta l'avrebbe reso reale - è come sospesa fra la vita e la morte. Ma non può essere così da ieri sera. Ci dev'essere un errore.-
- E se non ci fossero errori?- sibilò Draco.
I ragazzi si guardarono, ormai al limite della preoccupazione. Dannazione, dovevano fare qualcosa! Ma non sapevano dove trovarla. Hermione non aveva lasciato indizi di nessun genere! Era irraggiungibile ovunque fosse finita!
- Avanti.- sbottò Potter mettendosi in piedi - Guardiamo nel Pensatoio.-
- Ok, però è meglio usare la Stanza degli Specchi al Ministero.- scandì Ron - Lì vedremo meglio.-

Entrarono al Ministero che era ormai ora di cena ma gl'inservienti come sempre non si stupirono troppo della cosa visto che Potter aveva l'estrema mania di comparire sempre nei momenti più impensati.
Per Tom poi era la prima volta e si guardava attorno un po' spaesato ma anche incuriosito. Filarono al Sesto Livello e lì, mostrando il distintivo degli Auror, riuscirono a passare nell'ala dei Veggenti.
- Ma è legale usare la Stanza Visionaria senza un Veggente o un Sensimago?- sussurrò Elettra.
- Devo davvero rispondere?- replicò Harry guardandosi attorno per vedere se c'era qualcuno.
- Lo sapevo che finiva così, accidenti!- ringhiò May, che chiudeva la fila - Possibile che non siete capaci di starvene buoni e tranquilli per qualche ora? Mi farete venire i capelli bianchi!-
- Se, certo...l'importante è che non ci fai rapporto!- la zittì Ron, trascinandoli verso l'ultima porta del corridoio. Lì si fermarono, guardarono alle loro spalle per l'ultima volta e poi varcarono la soglia, accecati dalla luce splendente che proveniva da lì dentro. Si ritrovarono in un luogo totalmente riflettente, pavimento, soffitto, pareti.
Ogni cosa rispecchiava la loro immagine.
- Ok, ci siamo.- disse Harry andando in mezzo alla stanza e piazzando il Pensatoio in mezzo a un piedistallo che si era formato da un liquido argentato, presente sul pavimento. Una volta lì, tutti quanti dovettero levare le loro bacchette per rompere il sigillo che Hermione vi aveva precedentemente posto.
- Bene, adesso mettete tutti le bacchette dentro i ricordi evanescenti.- li istruì Potter - Tom, tu stai indietro.-
Una volta che le punte di tutti e sette i maghi adulti finirono nella coppa di legno, il mistero della Stanza degli Specchi, si rivelò utilissimo. Invece che venire risucchiati nei ricordi della Grifoncina, furono i ricordi nel Pensatoio a uscire fuori come un fiume in piena, riflettendosi in ogni specchio attorno a loro. Luci, colori, suoni, magia...ne vennero avvolti poco per volta, mentre le immagini cominciarono a sfrecciare davanti ai loro occhi.
Da principio furono sciocchezze, immagini di tutti i giorni, scene di vita quotidiana come le macchine che sfrecciavano per le strade buie di Londra, visioni di una biblioteca enorme, libri che svolazzano in giro...
- Ma cos'è questa roba?- disse Draco, nervoso - Non ho mai visto una serie di ricordi più caotica di questa!-
- Caesar dice sempre che i ricordi più importanti sono sempre nascosti.- bofonchiò Tom, vicino a Ron ed Elettra - Le cose semplici sono in superficie e gradatamente si arriva ai ricordi custoditi più gelosamente.-
- Ah...- Harry si mosse di nuovo verso il Pensatoio e intinse di più bacchetta ma facendolo toccò il fondo. Ci fu un'altra esplosione di colori e tutti quanti stavolta rimasero senza parole.
"Expecto Patronum!"
Quello era Harry. Era l'immagine di un bambino tredicenne che scagliava un Patronus completo per la prima volta, davanti a un laghetto, di notte, di fronte a decine di Dissennatori. Poi fu il turno di Ron. Lo videro seduto a un tavolo, giocando a scacchi con un sorriso divertito sul volto spruzzato di lentiggini. Poi Ginny, Fred e George, Elettra sulla scopa, la prima volta che aveva visto Hogwarts dalle barca sul fiume, Silente poi Blaise.
Infine un'altra immagine si soffermò più a lungo sugli specchi. Sotto il glicine, un Draco diciottenne stava fumando seduto sotto le arcate di Hogwarts.
Quelli erano i ricordi in fondo al Pensatoio. I ricordi più cari.
Non fecero in tempo a dire qualcosa che stavolta videro Jeager Crenshaw.
"Credi davvero di battermi?" stava dicendo "Non ce la farai mai..."
- Ferma qua Harry!- gridò Blaise, per farsi sentire fra le mille voci dei ricordi. Finalmente la catena si bloccò e l'immagine di Jeager invase l'intera stanza degli specchi, risucchiando i maghi nel ricordo.
Presenti come fantasmi silenzio, i ragazzi videro un'Hermione di circa vent'anni in un luogo buio e ampio, di mattoni neri, con poche candele...e davanti a lei c'era quel demone, che la guardava con occhi assassini.
"Dimmi, Hargrave..." lo sentirono sussurrare "Perché lo fai? Per la gloria?"
La videro ridere, sogghignare e poi sguainare la bacchetta "Non lo saprai mai."
"Caesar non è tipo da accettare allievi sai..."
continuò il mezzo demone, aggirandosi tranquillo attorno a lei, con fare felino "Tu invece...non so bene per quale motivo, hai destato il suo interesse. Certo, sentiti i tuoi precedenti posso pensare anche io che tu abbia delle capacità particolari...ma resti un'umana. Una mezzosangue umana."
"E tu un idiota..."
sorrise lei, in un modo che fece quasi tremare Harry e gli altri "Fossi stato meno arrogante, forse ora non saresti nei guai Jeager!" agitò la bacchetta e il mezzo demone, sgranando gli occhi, si accorse di aver commesso un'imperdonabile leggerezza "Vorticum inflamare!"
Ciò che si vide alla fine del ricordo su solo un immenso turbine di fiamme scure che avvolse Crenshaw dal basso e lo abbracciò totalmente, fino a bruciarlo. L'immagine sparì e ne apparve subito un'altra che lasciò di nuovo i ragazzi senza fiato, specialmente Malfoy.
"Perché?"
- Caesar!- sussurrò Tom.
"Perché? Perché vuoi apprendere qualcosa che ti disgusta a tal punto?" disse di nuovo il bellissimo giovane dai capelli bianchi davanti a loro. Videro finalmente il grande Caesar Cameron, il demone che da secoli viveva in solitudine. Stava appoggiato a una finestra...e davanti a lui, in piedi, c'era sempre Hermione. Più o meno il periodo doveva essere lo stesso del precedente ricordo. Lei appariva tranquilla, in atteggiamento rispettoso certo...ma serena, anche davanti a quel demone.
Caesar le porse la mano e lei la prese, stringendolo forte. Gli fu vicino e sospirò pesantemente.
"Devo imparare. Devo sapere per forza." Alzò il viso su di lui, come per trapassarlo "E tu perché hai accettato?"
Il ricordo si chiuse lì ma Draco aveva visto perfettamente quell'avvicinarsi lento fra i loro visi...e dannazione, aveva anche capito tutto dall'espressione del piccolo Tom, che aveva sviato subito l'attenzione su qualcos'altro.
Ora erano finiti in Germania. Harry e Ron videro Krum, poi di nuovo Rafeus Lestrange. Fortunatamente di Vanessa non c'era traccia, ma di nuovo qualcosa attirò i loro sguardi.
- Quella non è Linda Fulcher?- chiese May, indicando un frammento d'immagine sulla parete alla loro sinistra.
Si, era quella Magonò. Blaise si mosse a bloccare il ricordo, toccando direttamente la parete e di nuovo vennero catapultati dentro, stavolta però finirono direttamente in una sala riunioni di formato accademico.
Era interamente di legno scuro, le pareti di pietra in stile gotico...e su un organo, dietro a un pulpito, c'era un simbolo su una lastra di porfido rosso. Era il teschio di Voldemort.
Immersi in quell'atmosfera, i ragazzi videro la sala riempirsi di colpo...e quelle persone erano tutte Mangiamorte. Coperti da lunghi mantelli, gridavano come forsennati contro il pulpito, dov'era salito improvvisamente Rafeus Lestrange. Teneva saldamente quella ragazza e praticamente i Mangiamorte lo stavano inneggiando ad ucciderla.
E probabilmente sarebbe morta lì se Hermione, smaterializzatasi alle spalle di Lestrange, non lo avesse colpito duramente con l'Impedimenta e non avesse salvato Linda.
- Si può sapere perché volevano ucciderla?- ringhiò Ron quando finì il ricordo - Ma chi diavolo era quella ragazza?-
- E quello...gente, guardate lì!- disse Elettra, sentendo dei bisbigli sul soffitto. Alzarono il viso e stavolta avvertirono solo un ricordo uditivo. La prima voce era quella di Rafeus...l'altra, camuffata, era probabilmente di una donna.
"Non t'azzardare a fregarmi, ricordatelo sporca mezzosangue!"
"Perché non ti calmi Lestrange?"
replicò quella voce lontana, indistinguibile "Non vorrai che faccia impazzire anche te. Sai...il mio tocco funziona meglio su voi maschi..."
"Sta zitta! E fa come ti ho detto! Uccidi la nipote di Hargrave e avrai quello che mi hai chiesto!"
"E con Harry Potter come la mettiamo?"
Rafeus in quel momento ghignò perfidamente "Se vuoi occuparti anche di lui accomodati ma lascia che ti convinca a non farlo. Hermione Hargrave è già abbastanza pericolosa...se viene a sapere che stai dando la caccia anche al bambino sopravvissuto potrebbe non prenderla bene. Limitati a ciò che ti ho chiesto, io intanto mi darò da fare per farti avere la tua ricompensa. Ti saluto Katrina."
- Katrina?- bofonchiò Ron - E adesso questa chi diavolo è adesso?-
- Dannazione, non si capisce più niente!- ringhiò Harry furente.
- Finiamola. Per stasera abbiamo visto anche troppo.- disse Edward - Ragazzi, questa cosa va esaminata a casa nostra a mente lucida. Riportiamoci il Pensatoio a casa ed esaminiamo tutto domani.-
- Ha ragione Ed.- annuì Blaise - Harry, stare qua a spaccarsi la testa non serve a nulla.-
- E allora che cazzo proponi?- sbottò Draco ancora più furibondo di Potter - Quella fottuta lancetta di quel maledetto orologio dice che la mezzosangue potrebbe morire! Vuoi che ce ne stiamo con le mani in mano?!-
- E che cosa vorresti fare?- replicò Zabini, cercando di tenerlo buono prima che facesse qualche sciocchezza - Guardami bene in faccia Dray! Non sappiamo dove sia Hermione e capisco che ti faccia andare fuori di testa ma in questo momento non abbiamo bisogno di altre cazzate, sono stato chiaro? Non t'azzardare a ficcarti in testa di andare a cercarla da sola perché i tuoi cugini sono pronti e armati di ascia per tagliarci la testa! Hermione ha bisogno di aiuto, è vero, non di un altro che va a farsi ammazzare per niente!-
Malfoy, dopo quella strigliata, si morse la lingua rabbioso e girò sui tacchi per andarsene ma quando spalancò la porta ci si richiuse dentro, imprecando. - Abbiamo compagnia!- sibilò.
Lo raggiunse Harry in due balzi e si accostò a lui, nel campo visivo fra lo stipite e la porta.
C'era gente...e sgranando lo sguardo si accorse che erano Obliviatori. Perché se ne andavano in giro in squadrone a quell'ora?
Lasciò perdere quelle domande. Avrebbe cercato una risposta a tutto una volta tornato a casa e dopo aver messo al sicuro tutti gli altri, per questo, dopo che il corridoio fu di nuovo sgombro, fece uscire tutti i ragazzi dalla porta. Poi uno per uno si smaterializzarono via, tutti tranne Ron che si fermò su un altro livello dov'era presente il controllo delle entrate al Ministero. Non che li si dormisse ma se i Controllori fossero stati meno addormentati e annoiati, per Weasley non sarebbe stato facile attraversare i muri del loro ufficio, finire nella stanza dei registri magici e cancellare, mentre le penne continuavano a scrivere da sole su migliaia e migliaia di pergamene, i loro nomi dalle righe con uno speciale inchiostro magico in dotazione agli stessi Controllori, quando si sbagliavano.
Se ne andò a casa scuotendo il capo e sbuffando. Si fosse trattata di vita o di morte, lì al Ministero tutti si sarebbero ritrovati secchi nel giro di due minuti se bastava uno Smolecolarizzatore come lui a fregare la loro sicurezza.
Però andando a via, qualcosa cominciò a frullare nella mente di Ron. Aveva sognato o aveva visto fra i nomi sulle pergamene, nelle ultime entrate al Ministero dopo la sua, anche Orloff?
Erano quasi le dieci di sera, cosa ci era venuto a fare il Ministro della Magia a quell'ora? Colpito da quel particolare, si bloccò a metà strada e tornò dentro, con un brutto presentimento. Passò di nuovo fra i muri, poi sotto il naso dei Controllori e di nuovo con i registri in mano, vide che Orloff se n'era già andato via, ma a lui interessava un'altra cosa. Vedere con chi era stato...e senza sorprendersi vide che era andato nel reparto degli Obliviatori.
- Ma che cavolo vuol dire?- bofonchiò fra sé. Secondo quanto aveva detto May, che aveva avuto un colloquio con lui quella stessa mattina mentre Edward era ancora via, Orloff era stato parecchio tempo con l'intero Wizengamot e poi con Duncan da mezzogiorno in poi. Se ne assicurò e in effetti trovò che era stato con loro...ma poi, di nuovo, qualcosa gli fece sentire la classica puzza di bruciato scorrendo il dito fra i vari nomi di coloro che aveva incontrato il Ministro della Magia. Alle tre di pomeriggio di quello stesso giorno, Orloff era stato in compagnia di...Katrina.
Possibile che fosse stata la stessa Katrina dei ricordi di Hermione? Si affrettò a cercarne il cognome ma non lo trovò da nessuna parte e la cosa gli parve assurda. Letteralmente assurda. Nessuno al Ministero entrava senza avere il riconoscimento del cognome...a meno che questa Katrina non fosse un folletto o un troll.
La sua ricerca finì quando i Controllori si misero a fare il loro giro, quindi Weasley dovette lavare le tende ma se non altro non sarebbe tornato a casa a mani vuote. Ora avevano un motivo un più per stare attenti a Orloff, a quella Katrina dei ricordi di Hermione che sicuramente lavorava per i Mangiamorte e ai fratelli Lestrange.


I cancelli di Cedar House non le erano mai parsi così invalicabili, pensò Lucilla.
Pioveva a dirotto, sembrava che il cielo piangesse...e lei se ne stava lì, davanti a quei cancelli di ferro battuto, avvolta in un mantello scuro con un cappuccio sul viso, celandosi agli occhi di tutti.
La casa era in subbuglio, sentiva alcune voci concitate grazie al suo udito sviluppato. Ormai era ora di lasciare andare Degona. Sua figlia stava nascosta sotto il suo mantello, protetta in quel mondo sospeso fra la realtà di suo padre e quella breve parentesi avuta con sua madre. Alzò gli occhi verdi su Lucilla e allora lei s'inginocchiò, continuando a proteggerla dalle schegge della pioggia col suo mantello.
Lucilla provò qualcosa che non provava da tanto quando la sua bambina le prese le mani, stringendole forte.
- Per favore...vieni a casa mamma!- la implorò di nuovo, come aveva già fatto prima di andare via dal Golden Fields - Per favore, torna a casa con me! Io voglio che torni a casa! Anche il papà è triste! Ti prego mamma!- e le gettò le braccine al collo, cominciando a singhiozzare sommessamente, come per non farsi sentire.
Nella sua ingenuità, Degona non poteva sapere quanto suppliche e preghiere e lacrime potessero far male. Erano come un spada nel cuore, come sale su una ferita aperta e Lucilla non era in grado di reggere così tanto.
L'abbracciò stretta, continuando a carezzarle i capelli e il tenero visino, ma dovette scuotere il capo, dando una grande delusione alla sua bambina. - Non posso...- sussurrò piano - Non posso ancora tornare a casa.-
- Mamma ma io ti voglio a casa adesso! Non voglio più che vai via!- singhiozzò di nuovo Dena, cominciando a piangere apertamente, con grandi lacrimoni che le rotolavano sulle guance rosse - Perché non puoi restare? Perché vuoi tornare in quel posto? ...Non...non vuoi stare con me e il papà?-
Di nuovo il cuore prese a batterle come impazzito e se l'ultima discendente dei Lancaster si era chiesta in quegli anni se le fosse rimasto un briciolo di umanità, in quel momento capì che per quella bambina si sarebbe fatta mettere in gabbia anche per sempre. Era apparsa in un lampo e così, purtroppo, se ne sarebbe andata.
Era apparsa e per lunghi momenti le aveva portato gioia, affetto e un sorriso che Lucilla non avrebbe più scordato, accedendo un tipo di amore che non avrebbe pensato di poter provare...e proprio per quello, lei avrebbe messo al sicuro sua figlia e suo padre. Anche a costo di non vederli mai più.
Quando parlò, Lucilla sentì una lacrima estranea rigarle la guancia alabastrina.
- Degona...- sussurrò, baciandola sulla fronte - Promettimi che non cercherai più di usare la magia per trovarmi.-
- Ma mamma...- la vocetta della bimba era un singhiozzo e un gemito dietro l'altro.
- No.- disse la demone - Degona, hai rischiato molto per venire da me. E sei ancora troppo piccola. Avresti potuto finire nelle mani di qualcuno che ti avrebbe fatto del male...e poi...cos'avrei detto a tuo padre?- sentendolo, la piccola cominciò a pulirsi il viso, continuando a piangere - Il tuo papà ti vuole bene...e non merita che tu lo faccia preoccupare. Quindi promettimi che non cercherai di trovarmi mai più.-
- Ma così non ti vedrò più!- sbottò, con gli occhioni rossi per lo sforzo.
Lucilla deglutì, sentendo un'altra lacrima seguire la precedente...ma erano così fredde che quasi non sembravano sue.
- Degona...promettimelo.- le chiese, posandole le mani sulle spalle.
E la piccola, dopo aver abbassato il visino con le spalle tremanti, annuì.
- Te lo prometto mamma.- mormorò.
Aveva ottenuto ciò che voleva. Degona non sarebbe più apparsa nel cuore della notte a farle battere il cuore. Non l'avrebbe più sentita chiamarla mamma. Non l'avrebbe più rivista. Era stato un sogno. Solo un bel sogno.
Continuò a ripeterselo anche quando sua figlia le ributtò le braccia al collo, piangendo disperatamente. La teneva così forte per i lembi dell'abito che ebbe l'impressione di essere pesante come pietra. Se restava ancora, da lì non se ne sarebbe più andata...e l'ira di Caesar avrebbe travolto sia sua figlia che Tristan.
Così la prese in braccio, con la bimba che nascondeva il viso nel suo collo, e si mosse verso i cancelli. Li passarono entrambe come se fossero fatte d'aria, poi s'incamminarono lungo l'entrata delle siepi, profumate di fiori.
La casa non era lontana. Ci sarebbe stata la fontana...e poi la porta principale. Era tutto come prima.
- Mamma...-
- Si?-
- Mi vuoi bene?-
Lucilla si fermò in mezzo ai giardini, poi scostò la figlia quel tanto necessario per guardarla in viso.
Nessun figlio dovrebbe mai sentirsi così solo da porre questa domanda a un genitore, pensò distrutta.
- Come non immagini neanche.- sussurrò, baciandole la guancia - Non dimenticarlo.-
- Anche io...anche io ti voglio bene.- replicò Degona, con un sospiro. Una volta di fronte alla gradinata che avrebbe condotto alla porta, la piccola si fece posare a terra dove la forte presenza magica della madre impediva alla pioggia d'inzupparla. Guardò Lucilla dal basso all'alto...e proprio quando sua madre iniziò a piangere, Degona smise.
Si passò la manica del pigiama sul volto, facendole poi un sorriso stentato.
- Ciao mamma!- agitò la manina un paio di volte, poi le diede le spalle.
E andò via. Aprì la porta e l'oltrepassò, la richiuse...mentre voci accorate gioivano di quel ritorno.
Era finita. Il sogno era finito.
E quando Tristan corse fuori, spalancando la porta di Cedar House con cuore in gola, non trovò nessuno.
Solo pioggia. E un cielo che sembrava piangere.

 

 

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Capitolo 11
*** Capitolo 11° ***


 



Thomas Maximilian Riddle si mise a sedere nel suo nuovo letto, nella sua nuova casa...e guardò fuori dalla finestra che dava su Lane Street, senza riuscire a impedirsi di essere almeno un po' felice.
Si, sapeva che era sciocco essere felici per una semplice finestra che faceva filtrare il sole e le voci delle persone. Sapeva che non avrebbe dovuto trovarsi in quella bella casa, fra quelle persone così gentili...sapeva anche di non meritarsi tanta cortesia e tanti sorrisi da quelle persone, ma non poteva impedirsi, in fondo al cuore, di provare gioia.
Scese dal letto e andò alla finestra aperta, appoggiandosi coi gomiti a guardare i babbani per il grande viale.
Non aveva mai visto tanti esseri umani tutti insieme...e le loro voci allegre lo misero di buon umore.
Non c'erano grida, non c'era buio.
Aveva vissuto così tanto tempo nelle segrete di quel posto, in Italia, che ora il sole gli sembrava un regalo.
Quel posto...la sede degli Zaratrox. Niente finestre, quattro mura, sbarre, ombre e buio, urla e strilli.
Due anni senza poter parlare, poi Tom aveva visto un sole camminare verso di lui. Hermione si era inginocchiata, gli aveva porto la mano e lo aveva salvato, riportandolo da Caesar e da sua madre.
Hermione...pensò intristendosi. Come gli mancava. Lei l'aveva sempre capito perfettamente, aveva saputo ascoltarlo, comprendere il suo dolore e il suo rimorso. Era sempre stata come una sorella premurosa.
E adesso era di nuovo nei guai...
Fu proprio mentre si stava vestendo per andare ad aiutare May a preparare la colazione per i ragazzi che Edvige sfrecciò sul palazzo, fermandosi direttamente da lui. Le sorrise e le fece un sacco di carezze, portandola al primo piano appollaiata in spalla. Mise timidamente il naso in cucina e vide l'Aarons di spalle, intenta a friggere il bacon con i capelli scuri raccolti in una coda di cavallo e con un grembiule con la scritta "FATEVI LA CUOCA" legato in vita.
Per un attimo...si sentì di nuovo come se l'avesse già conosciuta prima, come se il suo viso non gli fosse nuovo ma si convinse a lasciar perdere. Era troppo sbadato per ricordarsi di tutti.
- Oh, ciao Tom!- gli disse la ragazza, girandosi - Buon giorno! Hai dormito bene?-
Il piccolo mago annuì, restituendole un sorriso - Buon giorno May. Vuoi una mano?-
- Si, tieni.- gli disse e gli dette in mano un bicchiere pieno d'acqua.
- Cosa ci devo fare?- bofonchiò il maghetto.
- Sveglia tuo cugino.- replicò ghignando perfidamente - Ieri sera mi ha finito lo shampoo.-
- Ciao ragazzi!- Arrivarono Ron e Blaise, scarmigliati e assonnati - Oh, è arrivata posta?-
Tom annuì, dicendo a tutti della lettera di Caesar. Cameron spiegava in quattro parole che di Hermione se ne sarebbe occupato lui, di trovarla almeno, e che li avrebbe tenuti informati. Poi il resto della lettera era personale del ragazzino.
- Gli altri?- chiese Ron, mettendosi seduto a tavola.
- Elettra è fuori a correre,- disse May cominciando a spremere le arance con l'aiuto di Zabini - Edward è sotto la doccia, Harry e Draco ancora a letto credo.-
- Nello stesso?- chiese Weasley.
L'Aarons sbatté gli occhioni scuri - Come prego?-
- No, niente...- ghignò il rossino, agitando la mano - Lascia perdere.-
- I bracciali hanno fatto i bravi in questi giorni.- ridacchiò Blaise a bassa voce, sedendosi davanti a Ron.
- Si, perché quei due erano troppo presi da Herm per sputarsi in faccia.- replicò Weasley ironico.
Manco a dirlo dal piano di sopra cominciarono a sentire una valanga d'imprecazioni, seguite da insulti che costrinsero May a mettere le mani sulle orecchie del piccolo Tom. A quanto pareva stavano litigando per il bagno, almeno a quanto disse Dalton quando scese in cucina per aiutare May e gli altri.
- Io non so...- sbuffò Edward, strapazzando le uova - Ci sono tre bagni in questa casa e si chiudono di sopra!-
- Infatti, dovremmo dividerceli.- disse Ron - Harry, il biondastro, Elettra e Tom dovrebbero stare di sopra. Oppure Elettra e tu, May, potreste prendervene uno solo per voi ragazze. Sarebbe meglio...e tu da quando sai cucinare?- si sconvolse il rossino, fissando l'ex Corvonero stralunato.
- Come credi che facessi l'anno scorso a mangiare e a dormire ancora nel mio appartamento con cinque mesi di stipendio nelle tasche dell'allibratore?- Edward si volse verso di loro, ghignando - La sera tornavo a casa e andavo nel pub sotto l'appartamento a lavorare.-
- Tu sei tutto matto.- Blaise lo guardava con tanta pazienza - Invece di spaccarti potevi venire da me Ed.-
- Un conto è stare a fare la sanguisuga dal mio vecchio, un conto è da voi no?- rispose, ridendo - E poi mi ha fatto bene. Adesso non punto più tutto lo stipendio su un cavallo solo in una sola puntata. Ecco, le uova sono pronte.-
- Dray e Grattastinchi dove sono?- chiese Tom, cercando i gatti in giro.
- Stanno dormendo con Pinky!- sbottò Gigì dal suo alveare, ricordando a tutti la sua presenza.
- Ehi, perché te ne stai lì dentro?- la richiamò May - Cos'hai?-
- E' arrabbiata perché Elettra stasera esce con Harry.- chiarì Ron - E' sabato.-
- E noi che facciamo?- bofonchiò Blaise - Poker? O pub?-
- Io vado all'ippodromo.- disse Dalton.
- Tu non vai da nessuna parte!- rognò Harry scendendo le scale tutto mezzo svestito, coi capelli ancora bagnati e gli occhiali tutti storti - Tu stasera mi uccidi Malfoy. Se lo fai ti faccio aumentare la busta paga!-
- Che è successo?- bofonchiò May stanca di quella storia.
- A parte il fatto che mi ha finito il dentifricio, s'è ficcato sotto la doccia buttandomi quasi giù dalla finestra, ecco cosa! Accidenti a tutti i Malfoy del mondo! Dannati loro, la loro progenie e i loro parenti!- ringhiò, buttandosi a sedere di peso sulla prima sedia che trovò - Buon giorno a tutti comunque!-
- Buona giornata anche a te stellina.- l'apostrofò Ed sorridendo - Che hai in programma oggi?-
- Perché? Mi vuoi portare a scommettere?-
- No, non ci vado mai in compagnia. Porta male. Piuttosto, perché non esci con Elettra anche oggi pomeriggio? Non è necessario che te ne stai chiuso in casa o in ufficio a cercare con noi altre informazioni. Devi riposarti, o ti verrà un crollo nervoso.-
- E già, povera gioia...- lo prese in giro Draco, scendendo le scale con indolenza - La notorietà pesa, vero Potty?-
- Vedrai come ti peserà il tritacarne quando te lo avrò tirato in testa.- gli sibilò il risposta il moro e tutto in serpentese, tanto che i ragazzi rabbrividirono come loro solito, imprecando dietro a quei due. L'unico a ridacchiare alla battuta fu Tom, attirando l'attenzione di Potter e Malfoy. Il ragazzino arrossì subito, abbassando lo sguardo sulla tazza. Accidenti, avrebbe dovuto pensarci...suo padre era famoso per essere stato rettilofono...
A Harry non doveva far piacere che anche lui fosse in grado di capire il linguaggio dei serpenti.
- Salve a tutti!- cinguettò Elettra, apparendo in cucina in quel momento, spezzando la tensione. Era in top e pantaloncini, con gli auricolari del lettore nelle orecchie e non poteva essere più bella.
- Fossi in te io non la lascerei andare in giro da sola, sai?- ghignò Ron di punto in bianco, prendendosi dietro un pezzo di bacon dal moretto - Sul serio...sai com'è, la scusa del jogging la usano tutti!-
- Complimenti gente, che fantasia!- disse May ironica, finendo di leggere la Gazzetta con aria concentrata.
- Senti mezzosangue...- la interruppe Draco brusco - Te lo sei preso tu il mio colluttorio?-
- Senti Malferret...- replicò lei a tono - Te lo sei finito tu il mio shampoo alla camomilla?-
- Non fare la furba! A me viene mal di gola se non faccio i gargarismi col colluttorio! Capito?-
- Oh, dovrò segnarmelo sugli appunti.- May lo guardò con aria angelica - Una volta mi hai detto anche dei tuoi nei. Dov'è che li hai esattamente?-
Draco digrignò i denti, puntandole il dito addosso - Voi mezzosangue un giorno o l'altro farete tutti una brutta fine!-
- Ti prendiamo in parola.- l'Aarons guardò l'orologio - Elettra, fra quanto andiamo a fare spese?-
- Dammi un'ora per fare la doccia e riprendere fiato!- le sorrise la biondina - Ragazzi, voi venite?-
- A guardare decine di vetrine e a portarvi i pacchetti?- sibilò Harry sarcastico - Sono già in strada.-
- Tom, ti va di venire?- May ignorò il sarcasmo dei maschi, rivolgendosi direttamente al piccolo mago - Così potresti fare un altro giro qua attorno e comprare qualcosa che ti serve. Possiamo andare alla Gringott e...-
- No. Ferma.- la bloccò Potter - Alla Gringott ce lo portiamo io e Draco.-
- Perché?-
- Devo prelevare dal conto della mamma.- le spiegò Tom - Ma mi hanno detto di non farmi vedere troppo in giro prima del tempo...- divenne di nuovo rosso, sempre più imbarazzato - Sai, se mi riconoscono...-
- E chissene frega.- mugugnò Ed imbronciato - Se lasciano andare in giro a piede libero Draco...-
- Fottiti Dalton.- gli rispose Malfoy con un semplice gesto del dito medio - Comunque ha ragione San Potter. Alla Gringott ce lo portiamo noi, anche perché comunque bisognerebbe passare per Diagon Alley.- si mise in piedi, finendo il caffè con una sorsata - Io vado da Andromeda. Vuole che le dica tutto di Vanessa e Rafeus.-
- C'è Sirius di sicuro. Mi tocca seguirti.- sbuffò lo Sfregiato con fare incazzoso - Che palle!-
- Dai Tom, sbrigati!- gli disse Malfoy già sulle scale - Ti vorranno rivedere!-
- Oh...oh si! Arrivo!- il piccolo Riddle saltò giù dalla sedia, seguendo il cugino.
- Torniamo per pranzo!- disse anche Harry, prima di sparire con loro e prima di aver urlato a Ron di andare a cercare Mundungus, a Blaise di non andare a lavorare e a Ed di non andare a scommettere. Un generale insomma.
Durante il viaggio se non altro Draco poté salvarsi dal sentire Potter borbottare perché si limitò a parlare con Tom, che Harry evitava accuratamente come la peste. Andarono in taxi, per non affaticare troppo il ragazzino che aveva imparato da poco a Smaterializzarsi, su consiglio di Lucilla, ma una volta di fronte alla casa dei Tonks il piccolo Riddle tornò a essere visibilmente nervoso.
- Guarda che non tutti i Black mordono.- precisò il biondo, sarcastico.
- Lo so.- borbottò Tom, passando il peso del corpo da una gamba all'altra - Ma mia madre è stata cattiva con tutti e...-
- Si, specialmente quando ha ucciso Sirius.- sibilò Harry acidamente.
Draco fece finta di non aver sentito, limitandosi a scoccargli un'occhiata di fuoco - Senti Tom, finiamola una volta per tutte con questa menata ok? Va bene, Bellatrix non era una santa ma credi che questi qua dentro siano da meno? E tanto per la cronaca...tu non hai mai avuto nessun tipo di contatto con nessuno dei tuoi genitori, quindi perdonami ma considero tua madre solo Lucilla. E basta parlare di Bellatrix che mi viene mal di testa...- aggiunse, bussando.
- Tu si che sai fare dei discorsi chiari.- gli disse Harry, serafico.
- Vuoi che ti avveleni Potter?-
- Ti posso assicurare che data la situazione il tuo veleno al momento non mi farebbe niente, Malfoy.- frecciò il moro stizzoso, entrando in casa dopo Ted Tonks andò loro ad aprire. Consegnarono i giubbotti, poi si diressero in sala dove Andromeda stava seduta a tavola con Sirius e Remus.
- Salve a tutti!- dissero i due Auror.
- Oh, eccoli!- ghignò Sirius - Che bella cera Harry. Fantastica giornata vero?-
Il suo figliastro si limitò ad alzare il polso destro e insieme al suo si sollevò anche quello sinistro di Draco, che stava al suo fianco. Erano già appiccicati come sanguisughe, quindi era una meravigliosa giornata, compresero i maghi.
- Draco, Harry...- disse Andromeda, poi guardò il piccolo Riddle - Tom.-
Il ragazzino fece un esagerato cenno la testa, arrossendo di nuovo. Aveva visto una sola volta una foto di Bellatrix ed Andromeda gliela ricordava moltissimo, anche se i suoi occhi azzurri erano del tutto diversi da quelli scuri di sua madre. Aveva anche conosciuto la sua zia più giovane, Narcissa...e nonostante quell'aria severa, gli era piaciuta molto. Era una persona molto dolce, nonostante l'aspetto freddo e l'espressione così vacua.
- C'è anche tua madre.- disse Andromeda a Malfoy - Arriva subito. Ha accompagnato Ninfadora alla porta, le doveva dire qualcosa riguardo a Howthorne.-
- Ah si,- bofonchiò Harry cercando di scollarsi di dosso il biondo - Milo e i ragazzi mi hanno detto che quel grande di Tanatos Mckay ha indetto il concilio di guerra. C'era anche lui...anche se non so come abbia fatto a entrare.-
- E' stata mia sorella a chiedere al signor Mckay di dare a Howthorne una possibilità. Si conoscono da anni e Narcissa è sicura al cento per cento che non abbia mai avuto a che fare coi Mangiamorte.- spiegò Andromeda, facendo portare del thè - E tu Harry? I giornali ti danno tregua?-
- A dire il vero no. Siamo barricati in casa e preoccupati che qualcuno possa vedere Tom.-
- Lascia che vedano, che domande vuoi che vi facciano?- ridacchiò Sirius, strappando un sorriso al ragazzino - E' troppo grande per essere figlio vostro.-
- Ah, sempre molto divertente.- frecciò Draco.
- Dai Paddy, sta buono!- sorrise Remus - Piuttosto, lasciando perdere i Mangiamorte e le altre sciocchezze, a casa come va? Ve la cavate tutti quanti? Avete già portato Tom a Diagon Alley?-
- Si e se lo riconoscono che facciamo?- s'intromise Andromeda.
- E come fanno a riconoscerlo, senza offesa sorellina?- sospirò Narcissa Black Malfoy, apparendo sulla soglia in un bell'abito color perla e i capelli biondi lisci sulle spalle - Secondo me ti preoccupi troppo. Ciao ragazzi.-
- Signora.- disse Harry.
- Ciao mamma.- Draco la baciò sulle guance, restando attaccato al polso del moro per le ghignate degli altri in sottofondo, ma Narcissa aveva un ottimo autocontrollo e riuscì a non scoppiare a ridere come un'ossessa, limitandosi ad abbracciare il piccolo Riddle, poi si sedette accanto a lui e tornò a rivolgersi alla sorella maggiore - Dicevamo?-
- Dicevamo che è un disastro bello e buono!- sbuffò Andromeda mettendosi in piedi. Senza dire altro fece il giro della tavola e si piazzò di fronte a Tom, con le mani sui fianchi. Ora il ragazzino era davvero viola per la vergogna ma la padrona di casa lo stava solo guardando da capo a piedi, quando sbottò con l'ultimo giudizio - Oh, insomma io non ci credo! Ok, potrà assomigliare a Bellatrix ma di suo non ha altro che quella manciata di efelidi sul naso! È troppo educato e cortese per essere figlio di quella serpe immonda!-
- Andromeda!- sogghignò Sirius, vedendo il faccino stralunato di Tom - Dai, magari ha preso da qualcun altro della famiglia! Che so...magari da tua madre...- e attaccò a ridere sommessamente insieme a Narcissa, mentre Remus e gli altri non sapevano più che fare per tornare a una conversazione seria.
- Magari ha preso direttamente da Draco, che ne sapete...- frecciò Harry acido, per nulla divertito.
- Signori per favore.- supplicò Lupin, cercando di frenare quegli scoppi d'ilarità - Avanti, così lo imbarazzate.-
- Mah, secondo me è assurdo.- sentenziò infine Andromeda, facendo per la prima volta un sorriso al suo piccolo nipote, carezzandogli debolmente la testa - Comunque mi rincuora che quella vipera abbia saputo fare qualcosa di buono.-
- Questo è ancora da appurare.- sibilò Harry con gli occhi verdi pieni di dubbi e risentimento.
Sirius sospirò, lasciandosi andare contro lo schienale del divano - Ricominciamo. Draco, ma va avanti tutto il giorno in questo modo quando siete a casa?-
- Ho le registrazioni se vuoi, Black...- frecciò il biondo - Non ci da pace un minuto.-
- Senti ma perché non te ne vai al diavolo eh Malferret?-
- Sarebbe bello, peccato che anche lì sarei costretto a trascinarti con me Sfregiato!- e non finì di dirlo che i bracciali cominciarono letteralmente a sfrigolare e con un nuovo trucchetto magico mai visto, li attirarono uno contro l'altro facendo spiaccicare le loro teste in un botto e poi naturalmente non ebbero più voglia d'insultarsi.
- Per la miseria...- ghignò Sirius, raccogliendoli da terra con lo scopino - I bracciali si danno da fare eh?-
- C'è poco da ridere cugino.- disse Narcissa, sospirando - Qua la faccenda peggiora...e hanno anche il sangue al naso.-
- Basta, basta...- implorò Malfoy con una mano sul naso - Io me ne torno a casa!-
- Tu è meglio che stai qua Harry!- gli disse Remus, trattenendolo - E' meglio che stiate lontani per un po'...-
Così la magica coppia d'oro per il momento decise di separarsi, entrambi coi nasi rotti certo, ma se non altro Draco poté andarsene e lasciare il caro Potty a fare i conti con la sua vigliaccheria verso Tom.
Ritornato a Lane Street che erano le dieci e mezza, andò dritto al frigo per prendere del ghiaccio.
- Draco!-
Il biondo piantò una bestemmia, saltando per lo spavento.
- Cazzo mezzosangue!- sbraitò - La prossima volta fai che piantarmi anche un coltello fra le scapole!-
May sorrise, alzando le spalle con fare docile - Che hai fatto alla faccia? È stato Harry?-
Lui grugnì in risposta, tenendosi il setto con aria dolorante.
- Vieni, lascia!- gli disse la ragazza, prendendo la bacchetta e puntandogliela sulla faccia. Prima che potesse maledirla, May aveva già usato un incantesimo curativo che lenì il suo mal di testa in un attimo.
- Meglio?- gli chiese.
- Hn.- bofonchiò, rimettendo il ghiaccio in frigo - Gli altri dove sono?-
- Blaise e Ron hanno seguito Ed alle corse. Non vogliono lasciarlo solo con lo stipendio.-
- E' la mente di Dalton che non dovrebbe girare da sola. È ancora troppo piccola.- frecciò perfido - Elettra?-
- Ha ricevuto una lettera un quarto d'ora fa da suo padre. Voleva vederla.- poi aggiunse, stranita - Posso chiederti una cosa? Perché Elettra sembrava così arrabbiata quando è uscita? Mi sembra che suo padre sia una brava persona...-
- E' un infido bastardo.- sibilò, sorpassandola - L'ha lasciata da sola a quattordici anni perché la sua nuova moglie non vuole Elettra in casa. Praticamente non ha mai neanche visto il suo fratellastro di cinque anni.-
- Oh...- May fece una smorfia - Bhè, in fondo se l'è cavata. È questo l'importante.-
- Come no.-
- Che vuoi dire?- gli chiese, sedendosi sul divano di fronte a lui.
- Niente.- Draco si dette dell'idiota per aver iniziato un discorso che non aveva voglia neanche di finire.
- Lo vedi come sei? Possibile che non sei capace di parlarmi per più di cinque secondi?-
- Vuoi chiacchierare con me mezzosangue?- fece, ironico - Ok, parliamo.-
- E di cosa vuoi parlare?-
- Non lo so. Non volevi parlarmi tu? Avanti, sputa il rospo.-
May inspirò profondamente, richiamando tutta la sua pazienza - Dimmi di te.-
- Di me?-
- Si, di te.- sorrise, divertita dalla sua faccia stralunata - A parte il tuo odio verso i babbani, i Magonò e i mezzosangue... ti piace fare qualcosa o adori il fatto di renderti insopportabile ai nuovi arrivati?-
- Sai cosa mi piace Aarons?- ringhiò lui a quel punto, sporgendosi verso la strega - Mi piace vedere chiaro nelle cose e in te di chiaro non vedo proprio niente. A cominciare dal perché Orloff ti ha mandato qua, a finire con tutti i dati che raccogli pedestremente ogni giorno su me e Potter per poi riferirli al tuo capo. Odio essere circondato da Mangiamorte, odio i miei cugini che si sono permessi di attaccarmi frontalmente, odio anche Potter e la sua perenne crociata! Perfino Blaise e i suoi cazziatoni riescono a rovinarmi la giornata ma la cosa che sul serio mi manda in bestia è il fatto di essermi spaccato il naso a causa di questo maledetto coso!- concluse acidamente, dando un colpo al bracciale di platino - Sono stato chiaro adesso?-
May non aveva fiatato e dopo aver assimilato la cosa, si mise in piedi. - Forza!- disse.
Malfoy alzò un sopracciglio. E adesso che voleva.
- Dai, usciamo!-
- Come usciamo?- si sconvolse - Ma hai sentito che ho detto?-
- Certo, portami fuori a pranzo e ti dirò tutto di me e Orloff.-
Ora Draco cominciò a vederla in un modo che non si sarebbe mai immaginato. Per la prima volta la vedeva per una ragazza, mezzosangue a parte, e dovette comunque ammettere almeno con se stesso che era carina. Era un po' fissata, con le sue manie, a volte era anche esasperante, lo rintuzzava sempre...e ancora non si fidava.
Però si trovò lo stesso al ristorante con lei, a chiedersi perché aveva accettato quell'uscita.
May sorseggiava dell'ottimo vino rosso quando, sorridendo, lo spiazzò di nuovo.
- Credi che fissandomi come un quadro capirai cosa voglio?-
- Da tempo ho capito che è meglio non sapere che cosa vogliate voi donne.- replicò sarcastico.
La strega ridacchiò dolcemente, poggiandosi su un gomito - Hai avuto tante donne immagino...sei molto bello.-
Lui accolse il complimento in silenzio, stupito da quel nuovo aspetto che May gli stava mostrando. Era davvero una strana ragazza. Prima fredda e rigida, poi sarcastica e puntigliosa, ora dolce e sensibile.
- Hai il ragazzo?- le chiese, cambiando discorso.
- Ce l'avevo.- rispose calma - E' morto un anno fa.-
- Mi spiace.- disse Malfoy, senza cambiare intonazione.
La vide volgere lo sguardo oltre la finestra, continuando a sorridere in quel modo vacuo ed estraneo - E' stato ucciso da un gruppo di demoni impuri. Anche lui era un Auror.-
- E sei venuta qui dall'Irlanda dopo la sua morte?-
- Si. Avevo bisogno di cambiare aria. Ti capita mai Draco?-
- Cosa?-
- Ti capita mai di sentirti marcare l'aria?- gli sussurrò, posando gli occhi scuri nei suoi - Ti senti mai come se le pareti della casa si restringono contro di te, fino a soffocarti?-
Oh, se gli era capitato. Prima da bambino, quando aveva capito che suo padre non lo amava abbastanza da salvargli la vita. Poi a Hogwarts, quando aveva dovuto scegliere da che parte stare. Infine la volta più brutta. Quando l'unica persona che aveva amato sul serio se n'era andata e non era riuscito a trattenerla.
- Sei mai stato innamorato?- gli chiese May.
Non seppe dire neanche in seguito come lui, Draco Lucius Malfoy, il principe di tutta Serpeverde, si fosse ritrovato a parlare di Hermione con tanta semplicità, anche senza farne il nome. Sapeva solo che quegli occhi scuri di May sapevano davvero convincerti a dire ogni cosa.
- Una volta.- disse, portandosi il bicchiere alle labbra.
- Dov'è lei adesso?-
- Non lo so.- Draco guardò il liquido rosso nel calice panciuto - Abbiamo iniziato per gioco. Ma abbiamo scherzato col fuoco e ci siamo bruciati.-
- Lei non ha lottato per averti?- May sembrò sinceramente stupita.
- Eravamo diversi in tutto.- Draco alzò le spalle, sentendo un peso atroce sul petto - Eravamo additati da tutti. Lei era una lottatrice nata...tutt'oggi non conosco nessuno che sappia ottenere ciò che vuole meglio di lei ma alla fine si è stancata di stare male per me.-
- Scusami ma...credo che abbia gettato la spugna troppo presto.-
Lui sogghignò, pensando alla faccia di Hermione se avesse mai sentito quelle parole. No. Non la sua mezzosangue.
- Vorrei conoscerla sai?- disse May, ghignando appena.
- Perchè?-
- Per dirle che è un'idiota.- disse, divertita mentre se ne andavano all'uscita, dopo aver pagato - Ha mollato a piede libero un razzista del genere tutto solo per le strade di Londra. Sarebbe da denunciare.-
- Tranquilla Aarons. Prima o poi credo che riuscirai a dirglielo.- sbuffò, accendendosi una sigaretta mentre si dirigevano a casa - Se la conosco bene, non è tipo da starsene lontano dalla mischia per troppo tempo.-


Nel Golden Fields intanto, la mattina stessa, in un castello poco lontano da Cameron Manor anche se decisamente più diroccato, Lord Demetrius si aggirava per sale e corridoi come un'anima in pena.
Quel giorno era particolarmente annoiato perché quando era andato a trovare Caesar non era riuscito a parlare né con lui né con Lucilla. Certo, parlare con Lancaster era una cosa che si verificava assai di rado ma Caesar invece era sempre stato la sua unica compagnia almeno da due secoli a quella parte e averlo trovato nel bel mezzo di un "momento critico" non era stato piacevole. Ne ignorava la causa ma quel giorno il grande Cameron sembrava molto arrabbiato.
Non ne aveva chiesto il motivo e se n'era tornato a casa sua sconsolato, continuando a soffrire la solitudine.
Così, anche se deluso, si accontentò di sbirciare gli umani attraverso la sua grande sfera di cristallo. Per Demetrius quella era una vera e propria passione: trattava quella sfera per Veggenti con cura maniacale da secoli e secoli, visto che era il suo unico contatto coi babbani che lui trovava così affascinanti, anche se Caesar invece trovava la cosa assai noiosa. Poteva capirlo però...in fondo Caesar da bambino, quando ancora non aveva saputo dosare i suoi poteri, era stato allontanato e disprezzato dagli umani. Li aveva anche temuti...fino a capire che per lui erano solo insetti.
Da quel momento in poi li aveva a mala pena sopportati, ignorandoli totalmente.
Demetrius sospirò, sedendosi di fronte alla sfera.
In fondo Caesar era stato ancora molto civile, considerata colei che nascondeva nelle segrete.
Si diceva che in Gran Bretagna tre fossero i demoni di stirpe, i grandi potenti della casta oscura, almeno secondo i maghi che sapevano ben poco di demoni puri: lui, Caesar e Lucilla. Ciò che non si sapeva invece era che nelle segrete del suo castello, c'era qualcuno con occhi bianchi come i loro...ma una mente che ormai era stata divorata dalla follia. Per questo lei stava in catene, per questo quella bambina di orrendo aspetto aveva mutilato la sua stessa bellezza, perdendo il senno.
Era un mostro. Un mostro incontrollabile. E solo la magia di mille gagia del passato aveva saputo creare le catene che ora la tenevano prigioniera. Era così antica che perfino Demetrius non ne conosceva il vero nome.
Era tanto vecchia, nata nella notte dei tempi, che quella piccola demone dal viso sfigurato e dal corpo mutilato non aveva piedi e gambe umane...ma zampe di volatile. Orribile e secche zampe di volatile.
Parlare con lei, con Doll come l'aveva ribattezza il suo vecchio padre, significava cadere nel suo stesso oblio.
Stava ancora pensando a quel mostro sanguinario quando qualcuno entrò nel suo grande salone, avvolto in un mantello.
Demetrius si volse, senza eccessivo interesse - Oh, Jeager...ciao.- bofonchiò.
- Milord.- disse Crenshaw facendo un profondo inchino - Vi spiace? Dovrei scendere nelle segrete.-
- Figurati.- Demetrius tornò a guardare nella sfera, poggiandosi su un gomito. Che palle anche quel mezzo demone, pensò il padrone di casa. Se ne andava sempre a spasso per il mondo dei maghi e dei babbani!
Come lo invidiava!
Neanche due secondi più tardi le porte si spalancarono di nuovo, portando con loro un'aura decisamente più forte.
Demetrius parve stupito nel trovarsi di fronte proprio Caesar e dalla faccia che aveva doveva essere ancora furibondo.
Sogghignò, divertito se non altro da quel cambio di programma.
- Salve...problemi?- gli chiese, con un ghigno subdolo in viso.
Il demone dai capelli bianchi contò fino a dieci, poi fino a venti...infine afferrò la spada e la lanciò contro il muro alle spalle di Demetrius, provocando un lampo lucente al suo passaggio e un fragore immane, simile al brontolio del cielo che minaccia tempesta.
Demetrius si volse e vedere la lama piantata fino all'elsa nella parete di spessa pietra.
- Brutta giornata?- abbozzò serafico.
- Dannazione!- sbottò Caesar, con le mani sui fianchi.
- Vuoi dirmi cos'hai o sei solo venuto per spaccarmi casa?-
- Oh, all'inferno!- ringhiò Cameron - Non riesco a trovare Hermione! Ecco che succede!-
- Hermione?- Demetrius alzò un sopracciglio, scendendo dalla poltrona per raggiungerlo - Perché? È sparita?-
- Si e da un pezzo anche.- sibilò l'altro ironico - Potrebbe sfilarti sotto il naso un'agenzia di spogliarelliste nude coperte solo di crema pasticcera e non te ne accorgeresti neanche, cazzo!-
- Che hai fatto a Hermione?- il padrone di casa lo guardò con sospetto, lasciando perdere le spogliarelliste e la crema pasticcera - Non avrai esagerato spero...-
- Ma per chi mi hai preso accidenti?- Caesar lo guardò con gli occhi bianchi incendiati.
- E che ne so...non ti vedo arrabbiato in questo modo dalla prima guerra mondiale.- Demetrius in effetti poteva contare sulle dita della mano le poche volte che Cameron avesse perso il controllo, sia per rabbia che per felicità. Solitamente era stato per rabbia, due sole volte per la felicità e una di queste era stata con l'arrivo di Lucilla nel suo palazzo.
In fondo anche senza pensare alla sua natura demoniaca, era comunque una persona riservata e discreta, poco propensa a esternare sentimenti di qualunque tipo e se ora era incazzato la metà di quello che sembrava, sarebbero stati tempi duri per tutti. Hermione era sparita e lui sapeva bene quanto Caesar tenesse a lei, indipendentemente dai loro rapporti anche al di fuori della sfera magica...cosa che per altro aveva stupito molto Demetrius.
Aveva sempre pensato che l'amore di Caesar fosse unicamente consacrato a due donne. Una era morta tempo prima, sua moglie, una demone di stirpe come loro, l'altra era Lucilla Lancaster ma Hermione Hargrave aveva risvegliato qualcosa in lui... un qualcosa a cui un demone certo non sapeva dare nome. Per quello per Caesar quella strega era speciale.
- Non la trovo, non la trovo!- sbraitava, fuori di sé - Avevo promesso a Lucilla che ci sarei stato attento ma ho girato un attimo gli occhi per occuparmi di Tom e quella maledetta umana mi sparisce così!-
- Lo sapevi che era una cerca guai, no?- sorrise l'altro - E' amica di Harry Potter!-
A quella frase, Caesar si bloccò di botto. Amica di Harry Potter...eccola lì! I Mangiamorte!
Che stupido, come aveva fatto a non pensarci?
- Sarà finita nelle grinfie di quei dannati...- sbuffò, sedendosi su una poltrona che fece comparire con uno schiocco di dita - Però non riesco a percepire comunque la sua magia da nessuna parte. Ho provato da Londra al Devon, fino nel Linkolnshire ma ho fatto un buco nell'acqua!-
- Non è che è morta?- ipotizzò Demetrius con una delicatezza spaventosa ma Caesar non fece una piega, alzando il braccio destro. Al polso teneva un bracciale d'argento, formato da tante piccole catenelle spesse che si congiungevano in un una sorta di occhio spesso, dello stesso metallo, formato da una cupoletta di vetro. All'interno c'era del sangue rosso. Il sangue di Hermione. Era caldo e questo significava che era ancora viva.
- Ti sei proprio rammollito se non riesci a trovarla.- ghignò Demetrius pacato, sedendosi davanti a lui.
- Sta zitto!- sbuffò l'altro con un gesto annoiato della mano - Potrebbe essere finita ovunque...magari quello stronzo di Askart l'ha catturata per farmi dispetto e sta coprendo la sua magia con il marchio dei Leoninus.-
- Dovresti essere più discreto sulle tue amanti, sai?-
- E infatti non lo sa nessuno, tranne te e Lucilla. E Jeager...- Caesar tacque un attimo, poi lasciò perdere. Si rifiutava di credere che al mondo ci fosse qualcuno tanto idiota da rischiare una sua vendetta per uccidere un nemico.
- Fossi in te io ci starei attento.- sentenziò il padrone del castello, ridacchiando e ficcandosi una caramella in bocca, provocando il disgusto di Cameron - Quel mezzo demone è estremamente vendicativo, specialmente verso gli umani. Potesse li ammazzerebbe tutti...come te.-
- Il fatto che non mi piacciano non implica che li voglia vedere tutti morti.- frecciò Caesar.
- Come no...sei solo troppo pigro per alzare un dito e spazzarli via.- Demetrius sorrideva con fare fintamente benevolo - Se Lucilla non ti avesse maledetto, e ti posso assicurare che quella volta l'avrei fatto anch'io, a quest'ora saresti rimasto lo stesso eremita di un secolo fa. Adesso guardati...hai un'amante umana, che ti piace anche, non negarlo, e ti spiace persino di tenere Lucilla prigioniera. C'è stato un attimo in cui ho pensato che ti saresti messo chiedere scusa a Degona per averle tolto sua madre.-
- Vattene al diavolo, mi hai stufato!- Cameron si mise in piedi, troppo permaloso per accettare quella paternale - Che ci sono venuto a fare qua ...tanto a te non frega un accidenti di niente!-
- Sai cosa mi frega? Che togli la tua spada dalla parete del mio salone dolcezza!-
- Non chiamarmi dolcezza, imbecille!- sibilò il demone dai capelli bianchi, estraendo la sua spada dal muro, facendo crollare un bel po' d'intonaco - Piuttosto, come sta Doll? Fa ancora i capricci?-
- Ha cantato tutta la notte. C'è mancato poco che impazzissi.- replicò acidamente Demetrius - Caesar, io ne ho basta...sul serio. Uccidiamola e facciamola finita.-
- Perché? Merita di morire più di te o me?-
- Sai perché merita di morire?- sbottò l'altro - Perché ha la faccia tagliuzzata, perché si ferisce con quegli artigli, perché la follia che l'attanaglia è uno strazio per gli occhi e per la mente! Non ha cuore, ormai non ha più neanche la coscienza di sé! Vive per fare del male al prossimo e a tutti quelli che finiscono in quella cella! Io ne ho abbastanza dei suoi canti! Avrò anche promesso a mio padre di occuparmene ma adesso è il momento di pensare a un modo per eliminarla. Ti rendi conto del casino che succederebbe se mai fuggisse da qua?-
- Sai che roba...- Caesar mise la spada nella guaina, con fare indifferente - Macellerebbe solo un po' di umani...-
- E anche un bel po' di maghi! Possibile che non t'interessi?-
- No. Per ora no.- Cameron si avviò alla porta - A ognuno la sua croce. Se vuoi ucciderla fallo da solo, a me non importa. Tanto è già morta da un bel pezzo. Ci vediamo domani sera.- e si Smaterializzò via, lasciando ora qualcun altro col suo stesso nervoso. Demetrius imprecò, maledicendo quel maledetto.
Lo faceva apposta, ne era sicuro! Doveva rovinare la giornata anche agli altri, altrimenti non era contento!
E aveva anche ragione, visto che Cameron tornò al suo palazzo sentendosi giusto un pelino meglio. Rendere la pariglia a quell'egocentrico di Demetrius era uno dei suoi passatempi preferiti, ma il suo problema restava comunque in sospeso. Doveva trovare Hermione a ogni costo, altrimenti sarebbero stati guai seri.
Era da poco rientrato e aveva ricominciato a piovere quando un rumore di tacchi femminili assai pericoloso si propagò nel suo palazzo. Peccato che lui non avesse potuto sentire: visto il casino che causavano demoni e vampiri nelle altre ale, si era momentaneamente reso sordo con un incantesimo per non venire disturbato. Con gli occhi fissi su una cartina dei dintorni e delle varie regioni in cui erano seminati i castelli dei Leoninus e il covo di quelli della Dama Nera, Caesar non poté sentire la porta sbattere fragorosamente, tantomeno alzò gli occhi quando Lucilla apparve sulla soglia.
Bellissima, in abiti però evidentemente babbani con una gonna corta e nera a balze e un maglioncino a collo alto bianco, si fermò dov'era, come in attesa di attaccarlo.
- Io non ce la faccio!- gli disse, con voce tremante. Sembrava sul serio sconvolta, aveva gli occhi resi lucidi probabilmente dalle forti e contrastanti emozioni che la tormentavano da giorni, da quando aveva detto addio a sua figlia e ormai era arrivata al limite. Si fece avanti, andandogli a fianco.
- Non ho intenzione di stare a supplicarti.- aggiunse - Vado da lei ma tornerò.-
In quel momento Caesar, così concentrato sulla ricerca di Hermione attraverso la cartina, si accorse che poco lontano dal Golden Fields c'era un villaggio infestato da parecchi vampiri adepti di Kronos Leoninus e fra i quattro fratelli, il minore era quello che aveva sempre umiliato di più. Kronos lo odiava e lo sbandierava ai quattro venti, quindi sarebbe stato capace di rapire Hermione...oppure aveva ragione Demetrius...erano stati i Mangiamorte.
- Accidenti!- rognò, non capendo più niente.
- E' inutile che ti arrabbi.- gli disse Lucilla, non capendo che non ce l'aveva con lei - Non puoi impedirmi di vederla!-
- Se la prendo le faccio passare la voglia!- sibilò l'altro di rimando, pensando alla Grifoncina.
- Tu provaci soltanto e te la farò pagare cara!- lo avvisò la Lancaster minacciosa, tornando alla porta - Vado, non starò via troppo...quindi non provare a fare qualcuno dei tuoi giochetti assurdi! Ci vediamo stanotte!- e se ne andò, chiudendosi la porta alle spalle così forte da far traballare i cardini. Il demone dai capelli bianchi sentì il pavimento vibrare e si girò nella direzione dell'entrata ma non vedendo nessuno pensò all'ennesima rissa ai piani di sotto.
- Speriamo che Lucilla non mi chieda subito novità...- mugugnò, depresso. O sarebbero stati davvero guai per lui...


A Cedar House ora regnava il silenzio.
Erano passati tre giorni da quando Degona era tornata eppure sembrava che fosse rimasta con la testa e col cuore in quel posto attorniato da verdi campi di margherite nere. La bambina, dopo l'interrogatorio di sua nonna Rose e quello dei parenti a cui aveva risposto a monosillabi, si era rintanata in camera sua e niente era più riuscito a farla uscire.
Giochi, uscite al parco, incontri con gli amici di suo padre...nulla. Degona non aveva più voluto uscire da Cedar House, se aveva sorriso una volta a Tristan era stato tanto e anche con lui non aveva mai parlato di ciò che era successo con sua madre, evitando accuratamente l'argomento dopo che con Liz era successo il finimondo.
Appena tornata a casa, Elisabeth le era corsa incontro e l'aveva abbracciata fortissimo, in lacrime, distrutta al pensiero che fosse potuta finire peggio quell'uscita di nascosto ma una volta superata la paura, la strega era scoppiata in un accorato rimprovero sulla pericolosità di recarsi da sola nel Golden Fields, in quel posto infestato di demoni.
Le aveva ricordato che i demoni avrebbero potuto farle del male ma a quell'uscita qualcosa nel viso spento di Degona si era come incendiato. Tristan e Jess se n'erano accorti quando la casa aveva tremato e i vetri erano andati in frantumi uno dopo l'altro, di seguito all'immensa rabbia di una bambina di quattro anni.
Quegli occhi e quell'espressione...oh, l'avevano riconosciuta subito. In quel momento Degona non era stata una semplice bambina, una semplice strega...era stata qualcosa di più. E l'espressione colma di rabbia che era venuta a galla sua suo visino, aveva riportato ai loro occhi la Lucilla del passato.
Dopo aver zittito tutta Cedar House con quell'attacco così inaspettato, la bimba era scoppiata in lacrime si era aggrappata a suo padre, implorandolo quasi di portarla via...e da quel momento nemmeno Liz era più riuscita a riportare il sorriso sulle sue labbra. Parlavano ancora certo e quando Tristan non c'era era con lei che Dena passava tutta la sua giornata ma se apparentemente niente era cambiato nelle loro abitudini, era come se la bambina si fosse spenta dentro. E Liz non passava secondo senza maledire sua madre...
Doveva averle fatto qualcosa di orrendo, ne era sicura...e la odiava ogni minuto che passava.
Lucilla quella mattina presto sentì quel rancore impegnare tutto già davanti ai cancelli di Cedar House.
Il sole ogni tanto faceva capolino fra le nubi scure ma la pioggia continuava incessantemente a cedere, senza che lei facesse nulla per ripararsi da essa. Forse sperava ingenuamente che sarebbe servita a lavare via tutto quanto...magari anche a darle la forza per entrare. Il cuore ricominciò a batterle, al pensiero di poter rivedere anche Tristan.
Fece un passo e si fermò di nuovo, sentendosi tremare le gambe. Si chiese a cosa era servito diventare un demone puro se poi sentimenti come incertezza e paura potevano ancora farti tremolare come un umano.
- Lucilla?-
Si volse lentamente e quando si ritrovò di fronte alla vecchia Theresa, ebbe appena il tempo di salutarla che la vecchia strega la stava già abbracciando con forza. Se avesse respirato, forse avrebbe potuto mozzarle il fiato.
Non le diedi neanche il tempo di dire che cosa faceva lì che la vecchia la stava già coprendo con un ombrello e trascinando dentro, coprendola con un fiume di parole inarrestabile. Fu davanti alla porta d'ingresso dove aveva lasciato sua figlia giorni prima che ebbe veramente un ripensamento. No...aveva promesso a Tristan che non avrebbe mai cercato di vedere la bambina...perché avrebbe dovuto venire meno all'impegno e alla parola data?
Lo pensava anche quando la debolezza lasciò che Theresa la spingesse dentro casa con fermezza, anche quando gli elfi domestici la guardarono stralunati e poi felici di rivederla, anche quando i domestici e il maggiordomo accorsero a salutarla. Era strano, pensò con rammarico. Che strani gli esseri umani. Anche davanti a quei suoi occhi bianchi gelidi e freddi, non indietreggiavano. Anche se aveva abbandonato suo figlia, non la biasimavano.
Si era aspettata un diverso comportamento da quelle persone che un tempo l'avevano tenuta a cuore...
Theresa dopo un attimo la prese da parte, dicendole subito quello che pensava.
- Spero tu sia venuta qua per vederlo bambina.- fece, guardandola profondamente.
Lucilla poté solo annuire, di nuovo col cuore in gola - Dov'è?-
- E' solo per adesso. In cucina. Cercherò di tenere lontana la Jenkins per un po'...e adesso vai!- le ordinò quasi, spingendola verso l'ala dei domestici - Sbrigati bambina! Tua figlia e Tristan aspettano!-
Come si può spiegare a chi si è abbandonato senza una parola i motivi che spingono qualcuno a fuggire?
Come si può sperare di essere compresi? E come si può sperare nel perdono?
Lo meritava il perdono?
Se lo chiese ancora, davanti alla porta che la separava da lui...poi varcò la soglia e pregò di avere almeno un'altra occasione.

 

 

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Capitolo 12
*** Capitolo 12° ***



 


Tristan Nathan Mckay si era sentito in imbarazzo veramente poche volte in vita sua. Essendo un Mckay e uno col suo sprezzo del pudore e della decenza, a differenza di Jess, non si era mai pentito di aver parlato o fatto troppo ma quella mattina purtroppo per lui doveva fare i conti con un cuore innamorato che non gli dava pace.
La sentiva alle sue spalle, la sentiva quasi dentro alla pelle. Il suo profumo gli faceva girare la testa...
Quando l'aveva vista aveva creduto di morire, sentendosi mozzare letteralmente il fiato. Aveva pensato a uno scherzo, a un'allucinazione ormai, vista la sua ossessione nel rivederla. Niente di tutto questo.
- Ciao.- gli aveva detto Lucilla a bassa voce, apparendo sulla porta della cucina.
Lui aveva ringraziato di essere seduto o le gambe non l'avrebbero retto se fosse stato in piedi tanta era stata forte l'emozione. Ancora adesso che trafficava per tenersi occupato e non doverla affrontare a viso aperto, si sentiva debole e totalmente schiavo dei suoi occhi. Dov'era finito quell'azzurro?, si chiese malinconico.
Non era più la sua Lucilla purtroppo, si ricordò improvvisamente. Quelle iridi bianche a dimostrarlo.
Rovesciò il caffè fuori dalla tazza che stava preparando per lei, imprecando a bassa voce. Poi il cucchiaino gli cadde di mano e dovette chinarsi a raccoglierlo. Una volta seduto a tavola non trovò lo zucchero e si rialzò, evitando in questo modo di guardarla in viso. La Lancaster non disse nulla, limitandosi a starsene buona sulla sedia.
Ancora bagnata di pioggia, pensò con amarezza all'espressione di Tristan.
Aveva visto un fantasma, non Lucilla. Non la sua vecchia Lucilla.
Inoltre il suo imbarazzo era visibile e palpabile anche nell'aria. La tensione si tagliava col coltello.
Quando le mise la tazza davanti al naso, Lucilla notò l'anello d'oro al suo anulare sinistro. L'aveva tenuto...e lo portava, pensò rinfrancata. Se non altro con quello sarebbe stato per sempre al sicuro.
- Come...come stai?-
Lucilla tornò alla realtà, sentendo quella domanda detta quasi balbettando.
Annuì, girandosi fra le mani un caffè che non avrebbe potuto bere - Sopravvivo.- si limitò a dire - E tu stai bene?-
Tristan sogghignò appena, portandosi la tazza alla bocca - Sopravvivo.-
La fece sorridere e ne fu contento, tanto che per un attimo dimenticò il desiderio folle di abbracciarla e di chiuderla da qualche parte, per non lasciarla più andare via. Ora desiderava solo vederla sorridere di nuovo.
- Ti chiederai perché sono venuta...- iniziò la demone, incerta.
- Veramente pensavo a tutt'altro.- mormorò lui guardandola dritta in viso - Ma ti ascolto.-
Lucilla sorrise ancora, più debolmente. Era rimasto lo stesso di una volta.
- So che ti avevo promesso di non cercarla mai...- sussurrò, incrociando le dita sul tavolo - Ma...-
- Si, lo so.- l'Auror finì il caffè, pensando a Dena - Non avevo idea che stesse pensando di venire da te. Ci sarei stato più attento. Ti avrei avvisato in qualche modo...avrebbe potuto farsi del male. Ma non ci ha più provato.-
- Gliel'ho chiesto io.- annuì la Lancaster.
- Grazie.- fece Mckay.
Rimasero in silenzio, consci di colpo di non vedersi da quattro anni. Per lei era stato come pochi minuti...Tristan invece era diventato un uomo, pensò guardandolo come ipnotizzata. Il suo viso era diventato più volitivo, gli occhi si erano come addolciti da quel perenne fuoco che un tempo vi aveva fatto da padrone.
- Vuoi vedere Dena vero?- le chiese, leggendole nel pensiero.
Lucilla abbassò il capo, passandosi una mano fra i capelli bagnati - Io...non potrò più tornare qui.- e a quella frase lo vide mitigare una smorfia di pura sofferenza, soffrendo lei stessa per prima - Ma se mi permettessi di vederla ogni tanto...-
- Non c'è neanche bisogno di chiedere.- sussurrò, cercando di non pensare al fatto che presto se ne sarebbe andata di nuovo e stavolta per sempre - Due o tre volte a settimana ti va bene? Te la manderei io...stavolta con della sana polvere volante e non con incantesimi fatti in casa.- aggiunse, sorridendo tristemente.
- E' stato un bello spavento, lo ammetto...- gli disse la demone.
- Le avevo detto di te da pochi giorni. Passava tanto tempo a guardare le foto ma non sospettavo che si fosse messa in testa di piombarti nel letto...quando l'ho capito mi è venuto un infarto.-
- Tranquillo.- l'assicurò girando il cucchiaino del caffè con aria serena - E' arrivata subito in camera mia e anche volendo non avrebbe potuto uscirne senza il mio permesso. Le mie stanze sono sotto incantesimo.-
Tristan alzò lo sguardo, cercando di trovare in sé il coraggio per chiederle finalmente qualcosa di lei...ma Lucilla lo precedette, sorridendo con gli occhi bassi - Ho fatto una scommessa con Caesar. Se un giorno riuscirò a batterlo, sarò libera di tornare a casa...ammesso che... - lo guardò con aria eloquente e l'Auror allungò finalmente la mano, stringendola nella sua fremendo leggermente - Questa è casa tua.-
- Potrebbe passare ancora molto tempo.- aggiunse tristemente - Lui è molto forte.-
Mc capì che se proprio lei era incerta contro un nemico, allora quel Cameron doveva essere una specie di dio onnipotente. Guardò le mani strette, cercando di assaporare quel momento che non avrebbe potuto ripetersi tanto facilmente e cercò di tenere a bada la sua gelosia.
- Caesar non è come Tom.- gli disse lei, leggendogli quell'emozione nello sguardo.
- A no?- rispose leggermente sarcastico - Scusami ma dopo che ti ha costretta con una minaccia trovo difficile crederlo. Dena comunque mi ha detto che l'ha visto...a lei è piaciuto. Anche un altro tizio mi pare...Dimitri?-
Lucilla fece un gesto seccato con la mano - Tranquillo, con loro non ha corso pericoli. Caesar è piaciuto alla bambina solo perché ha una sfacciata cortesia che ti sbatte in faccia al contrario di ciò che pensa veramente. In realtà è un dispotico lunatico ma se non altro ama la pace e il silenzio e questo mi permette di concentrarmi per la maggior parte della giornata convogliando i miei poteri che aumentano più velocemente ogni minuto che passa ormai. Però sono ancora ben lontana da dargli del filo da torcere...-
- L'importante è che non ti dia fastidio.-
Lucilla ghignò - Oh, è seccante come non t'immagini. Comunque non ti preoccupare...Degona deve essergli piaciuta perché quel giorno prima che la riportassi qua mi aveva anche proposto di farla fermare per tutto il giorno. E poi nella nostra ala del palazzo non entrano altri demoni. Lei sarebbe al sicuro.-
- Ottimo.- rispose con un sospiro sommesso - Allora te la manderò appena possibile. Da quando è tornata è stata molto triste. È uscita poco dalla sua stanza e stavamo incominciando a preoccuparci ma quando ti vedrà credo che tornerà come prima.- si alzò, facendole strada verso la porta - Andiamo a svegliarla, va bene?-
- Sei sicuro che non disturbo?- gli chiese mentre si aggiravano per i corridoi - E' sabato...non hai impegni o cene?-
- Il sabato è solo per Dena.- le disse sorridendo - E poi non c'è più stato gusto a dare spettacolo fra quei deficienti "dell'alta società" senza di te...ma se t'interessa questa sera diamo una cena.- le scoccò un'occhiata provocatoria - Ti va di farmi da dama?-
La Lancaster alzò un sopracciglio - Ci saranno tuo padre e tua madre...-
- Papà ha sempre parteggiato per te lo sai.-
- Si ma sarà una cena ufficiale...non ti stanchi mai di prendere in giro quei bigotti?-
- No, mai.- rispose perfido - E comunque sarà una cena ben diversa da quelle che solitamente eri costretta a partecipare, te l'assicuro. Papà, Liam Hargrave e a quanto pare anche Silente hanno indetto il concilio di guerra...e già che siamo qua...- le disse, posando la mano sulla maniglia della porta della camera di Degona - Grazie per avermi detto dell'esistenza del mini Tom, tesoro.-
Lucilla non fece una piega, incurante della sua aria bellicosa - Avresti pensato che fosse figlio mio.-
- Allora è figlio di Bellatrix davvero?- la sfidò sogghignando - E dire che ha quel tuo faccino angelico...-
- Vai al diavolo Mc.- rispose a tono, senza staccare lo sguardo dal suo.
Come gli era mancata, pensò col cuore in gola. Ma le aveva fatto una promessa. L'avrebbe aspettata...
Si chinò su di lei e posò le labbra sulle sue, appena sentì le braccia di Lucilla attorno al collo e fu come tornare indietro. Finalmente era tornata e anche se solo per poco ormai era a casa, con lui, contro di lui.
Lucilla si staccò per prima, abbassando il capo con aria colpevole.
- Immagino non sia più come prima.-
- Non hai respirato neanche prima mi pare.- la prese in giro a bassa voce, posandole le mani sui fianchi e attirandola di nuovo contro di lui. Le passò le dita fra i capelli bagnati, carezzandole dolcemente il viso troppo liscio per essere umano. Ora era meravigliosa. Era di marmo, fredda e di ghiaccio...ma non l'aveva mai sentita più vicina.
- Lo sai di cosa parlo...- replicò tornando a guardarlo - I miei occhi...-
- Ora sei un demone completo. E allora? Ho mai fatto storie?-
- Non potrai più chiamarmi mezzosangue, adesso.- frecciò sorridendo e avvicinandosi di nuovo alla sua bocca.
- Non ti preoccupare,- bisbigliò Tristan prima di baciarla ancora - ne escogiterò altre amore.-
Poco dopo entrarono nella camera della loro bambina e quando Degona rivide sua madre, le risate tornarono a invadere la bella Cedar House.


Elettra Isadora Baley stava seduta rigidamente su una sedia, le mani strette sulle ginocchia, il bel viso contratto da qualcosa che non spesso appariva a deformarle i lineamenti: frustrazione...e disgusto.
Adam Baley stava seduto nella scrivania davanti a lei e quasi non la guardava.
Pratico e sempre in ordine, suo padre era ancora un bell'uomo, sulla cinquantina, coi capelli spruzzati d'argento, la pelle e le mani curate, nessun accenno di barba...ma un'espressione indifferente che le faceva montare il sangue alla testa, esattamente come la donna, la maledetta donna, che stava in piedi, al suo fianco.
Elettra non si degnò neanche di ascoltare le sue insulse chiacchiere...da un'ora ormai, da quando era arrivata sotto richiesta di suo padre, la cara Marianne non aveva fatto altro che continuare a ripetere sempre la stessa cosa.
Eredità, eredità, eredità.
Ed Elettra cominciava ad averne abbastanza anche di quel suo ridicolo accento francese. Odiava la sua presenza, il suo profumo troppo forte che ingombrava la stanza e gran parte della villa dei Baley. Non vi era tornata per anni e ora era tutto cambiato. I ritratti di sua madre erano spariti, le foto di Isabella...le foto di famiglia...non ne era rimasto nulla, rimpiazzato da immagini di quella strega francese e del suo figlioletto di appena cinque anni.
Sembrava che la stessa magia della sua famiglia che le scorreva nelle vene rifiutasse quell'intrusa.
L'arredamento classico la dava i brividi, per non parlare dei maledetti cristalli visivi che orbitavano sulla scrivania, collegando suo padre ad altri maghi di cui lei non aveva mai voluto sapere nulla. Era gelido sul suo lavoro come lo era in ogni altro campo della sua vita, pensò amara.
- Allora cara?- quella strega della sua matrigna tornò a fissarla intensamente, con fare tanto dolce da risultare finto persino a un cieco - Spero ti renderai conto che in fondo si tratta di una questione puramente legale.-
- Oh certo. Infatti per come la vedo io finirà in tribunale.- replicò Elettra, stentando a riconoscere la sua voce in quel sibilo che le era uscito di gola. In un attimo anche suo padre levò gli occhi dalle sue lettere, fissandola come se la vedesse per la prima volta. Ora...sembrava preoccupato. Si, qualcosa finalmente lo preoccupava.
- Come prego?- cinguettò ancora Marianne, versandosi del the caldo senza guardarla - Cos'hai detto cara?-
- Credete che sia stupida?- sussurrò la biondina, cominciando a tremare di sdegno - Anche tu papà? Mi credi stupida?-
- Cara, per favore...- iniziò di nuovo la sua matrigna ma Elettra la zittì con un'occhiata imperiosa, con gli occhi azzurri che si stavano velando per la rabbia e la tristezza - Vuoi che la casa in campagna di mia madre e tutti i miei titoli finiscano intestati a tuo figlio, Marianne, in quanto è l'unico erede maschio della famiglia Baley?- riprese la ragazza, con tono iroso - Si, come dici tu è una pura questione legale. Ma se pensate veramente che cederò l'eredità che mi è stata lasciata da mia madre solo per permettere a voi di non avermi più fra i piedi vi sbagliate di grosso!- urlò, balzando in piedi e gettando a terra la sedia con un tonfo sordo - Non permetterò mai che ciò che mi spetta di diritto di nascita finisca nelle mani di questa donna! Ricordatelo bene papà! Ho già fatto tutto quello che mi hai chiesto, sono sparita e non sono più tornata...Isabella se n'è andata, non ha più voluto saperne nemmeno del tuo cognome! Spero che ne sarai soddisfatto... spero anche che questa donna sia la soluzione a tutti i tuoi problemi...ma se speri che mi faccia portare via anche quel poco che mi rimane di mia madre sei caduto in un madornale errore! I titoli sono intestati a me e a me rimarranno! Non me li porterete via! Sono maggiorenne, posso decidere dei miei averi come voglio!-
Marianne Baley ora la scrutava con evidente seccatura, infuriata contro quella ragazza per la sua freschezza e la sua bellezza - Bambina, posso ricordarti che hai rinunciato alla tua eredità quando te ne sei andata di casa?- le sorrise subdolamente, facendo arrossire Elettra di rabbia ma la minore, dopo un attimo, scosse i crini biondo oro e sogghignò, senza riuscire a credere che potesse esistere un essere tanto avido.
- E io posso ricordarti Marianne che quando me ne andai da qui a quattordici anni avevo ancora mia sorella Isabella a fianco? Oh, lei è stata un vero angelo. Probabilmente ti aveva già inquadrata perché aveva pensato che una simile prospettiva sarebbe potuta accadere...quindi mi fece firmare questi documenti.- estrasse la bacchetta e fece apparire sulla scrivania del padre due fogli ingialliti di pergamena che fecero sgranare gli occhi alla donna - Sono stati firmati cinque anni fa. So che allora non te ne importava ma da allora Isabella detiene la custodia dei miei averi. E guarda che caso...allo scadere dei miei diciotto anni, li ha devoluti di nuovo a mio nome. Ora ne sono proprietaria e tu non puoi farci niente. E tu papà,- aggiunse fissando con rancore l'uomo seduto davanti a lei e che non apriva bocca mentre sua figlia veniva umiliata in quel modo per denaro - per quanto ti potrai mai sforzare, non riuscirai mai a riavere niente indietro. Spiacente. Come voi anche io ho dovuto pensare alla mia sopravvivenza.-
Marianne, a quel punto sconfitta e colma di collera, la fissò sprizzando odio.
- Però...non ti credevo così calcolatrice!-
- Sarà la tua condotta a pungolarmi.- sibilò Elettra sarcasticamente.
Marianne vibrò per l'indignazione e probabilmente se non fosse stato presente suo marito avrebbe alzato una mano per schiaffeggiarla, finché non si decise a restare calma e a tentare con l'ultimo asso che aveva.
- Allora se non vuoi perdere i tuoi soldi e il tuo cognome dovrai sposarti per mantenere alto l'onore dei Baley.- scandì fredda come se si trattasse di un puro contratto senza importanza - Abbiamo già scelto tre maghi che possono fare al caso tuo. Naturalmente chiuderanno tutti un occhio sulla tua vita passata in questi quattro anni lontana da casa.-
Elettra stentò a credere che quella donna avesse una tale faccia tosta. Era stata lei stessa a cacciarla di casa, a non volere né lei né Isabella attorno e ora aveva il coraggio di rinfacciarle di essersene andata di casa. Peggio ancora aveva l'ardire di proporle un marito scelto probabilmente grazie al suo cospicuo conto alla Gringott.
Le veniva da vomitare a stare lì dentro.
- Allora preparo gl'incontri, mia cara.- continuò la matrigna vedendo che non rispondeva - Li riceveremo e sceglieremo quello più adatto a te. Nel frattempo fai le valigie e torna a casa...-
- A casa?- ribatté Elettra dopo un secondo, sbattendo gli occhi azzurri - Quale casa?-
- Tesoro...- iniziò suo padre ma lei, dopo averlo praticamente guardato con un odio che non credeva di poter provare, afferrò i documenti e si rimise la borsa in spalla - Non credo tu abbia capito le mie parole di prima Marianne. Vediamo se così riescono a entrarti in testa...- alzò lo sguardo e la trapassò, finalmente rimettendo a suo posto quella donna volgare e avida - Questa non è casa mia. Tu non sei mia madre, tu non sei NESSUNO per me!- sibilò, alzando la voce - I miei soldi non si muoveranno dalla mia stanza blindata alla Gringott neanche se manderete cento giganti a buttare giù la porta e preferisco dormire con un serpente piuttosto che sposare qualcuno scelto da voi! Il mio cognome e i miei soldi resteranno tali fino a quando io lo vorrò e voi non potrete obbligarmi a fare niente! Quei documenti sono intoccabili, quindi andatevene entrambi all'inferno! E se adesso voi due avete finito, io me ne vado!- si diresse alla porta di volata, desiderando solo uscire da lì e non tornare neanche in punto di morte - Non azzardatevi mai più a cercarmi ma provate solo a portarmi di nuovo via tutto ciò che mi appartiene e me la pagherete cara!- e finalmente uscì, chiudendosi la porta alle spalle, insieme a quei due estranei che ormai per lei non contavano più nulla.
Varcò l'immenso salone della sua casa paterna, incurante dei dipinti che raffiguravano Marianne quando scortata dagli elfi domestici che erano apparsi lì solo dopo la morte di sua madre, vide un bambinetto di cinque anni vestito come un principe seduto sulle scale...e giocava con delle trottole volanti che sprizzavano scintille.
Lui la guardò ...ed Elettra tirò avanti, decisa a non mettere mai più piedi in quel posto.
Una volta all'aria aperta però cominciò a vedere tutto sfuocato...e le lacrime le inondarono il viso, senza che se ne accorgesse. Si rannicchiò in ginocchio ma prima di cedere del tutto, capì che doveva assolutamente allontanarsi. Col cuore a pezzi comparve in una via di Londra, nemmeno lei seppe riconoscere quale...
Uscita dal vicolo, raggiunse come un automa una cabina telefonica...e senza vedere né sentire parlò a voce blanda col centralino, chiedendo di parlare con un numero francese. Detto quello, rimasta in attesa, si lasciò andare con la schiena contro il vetro...e scivolò seduta, continuando a piangere sommessamente, come una bambola.
Quando finalmente una voce femminile rispose al suo richiamo, Elettra non sentiva più neanche il desiderio di parlare.
- Isabella...- mormorò, tenendo a mala pena la cornetta fra le mani.
- Sorellina? Sei tu?-
- Isabella...- Elettra singhiozzò, socchiudendo gli occhi con rabbia.
- Tesoro, che cos'hai? Perché piangi? Cosa ti è successo?-
Disgregazione. Sgretolamento. Di nuovo. Per l'ennesima volta.
Suo padre aveva definitivamente cercato di fare pezzi tutto ciò che le era rimasto della sua infanzia.
Possibile?, si chiese col cuore spaccato a metà. Possibile che un padre potesse arrivare a ignorare un figlio? A considerarlo superficiale nella sua vita? L'aveva abbandonata, umiliata davanti a quella donna, tradita e messa da parte.
Si nascose il viso fra le mani, continuando a sentire la voce dolce di sua sorella maggiore che le arrivava da un posto troppo lontano. Avrebbe voluto averla accanto...Isabella era stata l'unica negli anni a tenerla a galla.
Nonostante i duri colpi, l'odio, l'indifferenza e le cattiverie...lei l'aveva sempre sostenuta. Ma ora sentiva di non potercela più fare da sola. Sentiva di non riuscire più stamparsi in faccia un sorriso, sentiva di essere debole...
Fragile e minuscola, del tutto priva di forze.
Incurante della gente che passava e la guardava preoccupata, Elettra si accorse che era caduta la linea ormai da un pezzo ma non se ne preoccupò. Ormai non le interessava più niente. Sentì le lontane campane di una chiesa battere le due di pomeriggio e quando credette di non avere più lacrime, qualcuno aprì l'anta della cabina, inginocchiandosi davanti a lei, rannicchiata in un angolo.
Elettra lo guardò, sentendo i brividi. Sarebbe stato bello, pensò mettendogli le braccia al collo, continuare a provare quel brivido per tutta la vita al solo vederlo. Si lasciò andare contro il torace di Harry, nascondendo il viso nella sua giacca, poi chiuse finalmente gli occhi stanchi...e si addormentò in apparenza. In realtà era solo uno stato transitorio che le avrebbe impedito di pensare per qualche ora, ma di certo non l'avrebbe fatta riposare.
Si svegliò a notte fonda nella loro camera, aprendo le palpebre come un robot.
Col capo appoggiato a un cuscino, stretta fra le braccia di Harry. Si volse a guardarlo...e da quanto capì, non le aveva staccato gli occhi di dosso per un solo istante.
La loro sveglia segnava le sette e mezza.
Non disse nulla e lui non le chiese nulla, limitandosi a baciarla la tempia per farle riappoggiare il capo al guanciale.
- Chi ti ha detto dov'ero?- sussurrò la strega, dopo qualche minuto di silenzio.
- Ha telefonato tua sorella.- rispose l'ex Grifondoro, a bassa voce - Mi ha detto che le avevi telefonato in lacrime. Ha sentito in sottofondo quella canzone idiota del negozio di fiori all'angolo di King's Cross e ho capito dov'eri.-
La sentì ridacchiare ma senza alcun divertimento e gli si strinse il cuore.
Quando scese per prenderla qualcosa di caldo da mangiare, tutta la truppa era riunita e agguerrita.
- Come sta?- chiese Tom preoccupato, seduto accanto a Draco e Blaise sul divano.
Harry non seppe rispondere, cosciente del fatto che qualcosa quel pomeriggio si era rotto della alla sua fortissima cacciatrice. Semplicemente, Elettra aveva detto basta.
- Vuoi che ti prepari del brodo?- gli propose May con la sua delicata discrezione.
- Si grazie.- il moro annuì, andando a sedersi con gli altri attorno al tavolino in salone. Lasciò andare il capo all'indietro, desideroso solo di un po' di pace...se non per lui, almeno per Elettra ma ormai sapeva bene che non era possibile.
Ignorava cosa fosse accaduto fra lei e suo padre ma questa volta doveva averla davvero sconvolta e dall'ultima volta che era successo era passato veramente molto tempo.
L'unica volta che aveva visto piangere la sua ragazza era stato quando lui era stato a Hogwarts: Elettra al quarto anno, lui al settimo. Suo padre le aveva detto di non volerla più a casa e lei dopo tanto tempo passato a subire le angherie della sua matrigna, aveva ceduto alle lacrime. Quella era stata anche la prima volta che avevano fatto l'amore.
Harry ricordò quella notte come una delle più intense della sua vita.
Non ricordava una felicità particolare, quello no...ma ricordava bene che si era sentito vicino a lei come mai gli era accaduto con nessun altra, neanche con Hermione. Quella notte per la prima volta si era accorto che Elettra era una ragazza normale, come tutte le altre. Quel suo sorriso e quella sua gioia di vivere a volte avevano nascosto solo un dolore più grande e profondo, qualcosa che lei si era ostinata a nascondere come una ferita vergognosa.
Non era di roccia, si era sempre detto.
Eppure da quando la conosceva la solarità e la gioia di vivere di Elettra avevano fatto brillare anche luce, forse di luce rifletta, forse di luce propria...non lo sapeva. Sapeva solo che lei sapeva portare un sorriso a tutti, sapeva scaldare il cuore di tutte le persone che le stavano attorno. Aveva fatto il miracolo con Draco, era riuscita a tenerli insieme anche quando credevano di odiarsi a causa dei bracciali, era riuscita a ad amare lui nonostante la sua fama e i suoi problemi.
Elettra era straordinaria...ma era umana. E lui lo dimenticava troppo spesso.
Squillò il campanello di casa in quel momento e il piccolo Tom, per non fare alzare Harry, scese le scale per raggiungere il piano terra ma fu seguito da Malfoy che preferibilmente non avrebbe voluto far vedere il ragazzino troppo in giro, ma quando Tom aprì la porta, Draco trovò sulla soglia l'uomo che avrebbe volentieri presto a pugni.
Adam Baley se ne stava con la sua costosa giacca di alta sartoria lì davanti.
Alto e dall'espressione impenetrabile, Draco si chiese come un uomo del genere avesse potuto aiutare a contribuire alla nascita della creatura meravigliosa che era sua figlia. Lui adorava Elettra, letteralmente. In quella casa era l'unica persona che ammettesse di apprezzare senza fare storie. Gli era sempre piaciuta e pian piano aveva imparato a volerle bene e a dimostrarglielo apertamente, infastidendosi sempre meno ai suoi slanci di tenerezza.
E ora poteva anche dire di voler uccidere quel bastardo che l'aveva fatta piangere.
- Che cosa vuole?- sibilò freddo, tirando indietro Tom dietro alla sua schiena.
Adam Baley si era aspettato di essere subito riconosciuto ma non si era aspettato di vedere lui.
- So chi è lei...- mormorò, stranito.
- E allora se sa chi sono sa anche che qua non è il benvenuto.- replicò Draco, pronto a sbattergli la porta in faccia.
- Sono qua per mia figlia!- disse il mago, bloccando il battente.
- Perché, ne ha ancora una?- frecciò Draco - Credevo avesse solo una moglie e un figlio ormai!-
Adam Baley tacque, colpito in pieno. Fece una smorfia che avrebbe potuto sembrare addolorata ma il biondo non si lasciò commuovere, fissandolo con palese disgusto.
- Voglio vedere Elettra.- sussurrò il mago, a bassa voce - Le devo parlare.-
- Non scenderà.- ringhiò Malfoy.
- Allora mi faccia entrare.-
Prima che Draco potesse mandarlo letteralmente al diavolo, sentirono altri passi sulla scala e stavolta fu Harry a presentarsi al suo fianco. Il signor Baley stavolta non rimase stupito, limitandosi a fare un cenno a Potter che però non replicò il suo saluto.
- Che cosa vuole?- gli chiese, con tono calmo.
- Voglio vedere Elettra.- replicò il mago per l'ennesima volta.
- Questa è casa nostra.- sussurrò Harry con voce troppo debole perché non fosse venata da un rancore tenuto nascosto - E se Elettra non vuole scendere, non credo che vorrà neanche vederla in casa sua quindi è pregato di andarsene via.-
A quella frase finalmente Adam Baley si sentì vacillare. Casa sua, aveva detto.
Se Harry e Draco si erano aspettati una scenataccia, urla e minacce, aspettarono invano.
Quell'uomo si limitò a consegnare loro una busta chiusa con il sigillo della famiglia Baley, con un self controllo impeccabile che per i due Auror stava solo a significare quanto sua figlia contasse poco nella sua vita.
Una volta che se ne fu andato però, Harry rimase a lungo davanti alla porta chiusa...con quella lettera in mano.
Forse...forse...
Abbassò lo sguardo e vide che anche Tom era rimasto dov'era, a differenza di Draco che se n'era andato immediatamente alle scale. Il piccolo mago sembrava scosso e pensieroso.
- Harry?- sussurrò a bassa voce, senza guardarlo quando risalirono al primo piano - Non avremmo dovuto farlo entrare secondo te? Magari voleva...chiederle scusa.-
- Che te ne fai delle scuse Tom?- sbottò Draco con un diavolo per capello, accendendosi una sigaretta.
- Si ma...- il ragazzino deglutì, intristito - E' sempre il papà di Elettra. Non può non volerle bene...-
Malfoy scoccò la lingua, con un viso un'espressione di cinismo che Harry conosceva fin troppo bene, specialmente quando il suo biondo ex rivale la puntò addosso a lui - Non mi dire che sei d'accordo anche tu!-
- No...non so...cioè...- abbozzò confuso, girandosi la lettera fra le mani - Io non lo so.-
- Oh cazzo!- Draco era letteralmente scandalizzato - L'ha piantata in asso nell'istante preciso in cui è morta sua moglie! Ha abbandonato un ragazzina di quattordici anni quando è nato l'erede maschio e poi se n'è sbattuto Potter! Cosa c'è che ti fa tentennare eh? Potrà anche essere suo padre come ha detto Tom ma un genitore così è meglio perderlo che trovarlo!- e detto quello sia Harry che il piccolo Riddle si zittirono.
May per spezzare la tensione prese un vassoio con il brodo e anche la lettera, per portarla su ad Elettra e così se ne andò con discrezione, lasciando nel salone una faida aperta.
- Draco, calmati ok?- gli propose Blaise, seduto sul divano - Non metterti a urlare, potrebbe sentirti.-
- Al diavolo!- sbottò il biondo, stizzoso - Non farti le paranoie Harry, te l'ho già detto! C'è gente che non merita di poter accudire neanche un criceto, figurarsi un figlio! E Adam Baley non fa eccezione!-
- Si può sapere che cosa voleva?- chiese Ron preoccupato - Vi ha detto perché hanno discusso?-
- Di soldi ed eredità, no?- frecciò ancora Malfoy con freddezza - Certi maghi non sanno parlare d'altro!-
- Può darsi che il problema venga da quella donna Draco.- gli disse Edward che era rimasto il più lucido di tutti - Forse quell'uomo le vuole bene davvero ma adesso ha un'altra famiglia, deve pensare anche a questo.-
- E quindi il fatto di essere rimasto vedevo implica che possa mollare una figlia quando gli pare?- urlò a quel punto Malfoy, che aveva perso definitivamente le staffe. Si accorse dopo di aver fatto una gaffe proprio con Dalton, che aveva perso la madre da piccolo come Elettra ma Edward sorrise con insolita dolcezza, limitandosi a scuotere il capo - Sai benissimo che non dico questo. So anche io che Baley è stato un emerito bastardo con Elettra e se potessi gli spaccherei la faccia come vuoi fare tu ma come ben sai la speranza di un figlio è l'ultima a morire...- e detto quello, gli occhi argentei di Draco parvero tremolare. Dalton aveva centrato un nervo scoperto, con la verità più grande di tutte.
Si, qualunque figlio desiderava essere amato. Anche dopo tante delusioni. Anche dopo tanto odio.
Passarono alcune ore e dalla camera di Harry ed Elettra non giungeva un solo rumore.
Era rimasta May con lei mentre gli altri vagavano per la casa con ansia e attesa.
Harry stava appoggiato al balcone del primo piano ingombro dei fiori di Blaise...al suo fianco un Draco silenzioso ed Edward, seduto al tavolino con una sigaretta in bocca. Da che lo conoscevano l'avevano visto fumare pochissimo...
- Hai ragione sai?- bofonchiò Potter a bassa voce verso il biondo - Non dovrei proprio parlare in questi casi.-
- In fondo sei stato più fortunato tu di tanti altri.- Draco cercò l'accendino nelle tasche, ridendo dell'espressione furente del moro - Lo sai come la penso Potter, è inutile che te la prendi. So che daresti la vita per avere un giorno con i tuoi ma c'è gente che non ha buoni ricordi dei suoi genitori. C'è chi è fortunato come Blaise e Weasley e chi lo è meno. Elettra ha avuto fortuna fino a quando c'è stata sua madre. Poi...- alzò le spalle, guardando il cielo rossastro a causa del tramonto -...E' inevitabile.-
- Io penso ancora che sia meglio avere un'idea delle proprie radici.- Harry sospirò, pensando poi a Tom. Anche lui per esempio avrebbe dovuto conoscerli? Che madre e che padre avrebbe avuto? Forse aveva ragione Draco...ma...
- Io non credo che quell'uomo non voglia bene a sua figlia.-
I due si voltarono verso Edward, stralunati.
- In fondo è solo un uomo, ragazzi.- andò avanti, con espressione piena di pietà.
- Che vuoi dire?-
- Che forse quando è morta sua moglie il mondo gli è crollato addosso.- Edward si levò la cicca dalla bocca, espirando il fumo dalla bocca profondamente - Ha probabilmente cominciato a dormire poco, a sognarla. Avrà vagato per casa sua ricordando la sua donna in ogni oggetto, in ogni stanza. Poi l'ha rivista nelle sue figlie...- posò gli occhi azzurri su Draco, continuando a sorridere - I tuoi non si amavano molto? Non mi hai sempre detto che erano sempre stati uniti?-
- Si, è vero.- Malfoy evitava di parlarne e rispose con una certa difficoltà - Dove vuoi arrivare?-
- Se tua madre fosse morta...cos'avrebbe fatto tuo padre?-
Draco stavolta ghignò, incrociando le braccia - Il problema è che non mi vedeva già prima.-
Edward scosse il capo, sbuffando - Piantala...neanche tu sei stato sfortunato.-
- Cosa? Ma che cazzo dici?- lo zittì il biondo - Ma sai di cosa parli o no?-
- Certo che so di cosa parlo.- Edward gli puntò gli occhi addosso - Quando c'è stato da salvarti la vita nessuno dei due ha esitato mi pare...aspetta, non metto in dubbio che tu abbia avuto un'infanzia sballata altrimenti non saresti venuto su in questo modo ma quando è stato il momento ti hanno salvato la vita entrambi. Non dico che questo attenui ciò che ha fatto tuo padre ma forse era l'unico modo che aveva per pareggiare i conti. E lo stesso deve essere accaduto a quell'uomo. È rimasto vedovo ed è stato troppo debole per salvare il suo rapporto con le figlie che gli ricordavano troppo la donna che amava. Alcuni sono così purtroppo...per una madre il figlio sarà sempre il figlio ma per un padre è diverso.-
- Quindi ha peccato di non amare abbastanza sua figlia.- replicò piccato Draco - O no?-
Edward dovette annuì, con amarezza - Si, in questo hai ragione. Ma pensa alla sua vita e chiediti se è felice. Come fa ad esserlo? Come può amare davvero quella donna? Non sarà mai come sua moglie, non sarà mai come lei e lui l'ha capito. Per questo si accontenta di questo. Visto che non potrà mai avere indietro la madre di Elettra si è lasciato andare in una realtà che non lo rende felice ma che neanche gli fa male, è questo che voglio farti capire. Ha scelto di non sentire più niente, di non litigare più. Vuole solo portare il suo lutto in santa pace...e soffrire da solo.-
- E allora è un gran vigliacco!- sibilò Harry - Ha Elettra e Isabella ancora!-
- Te l'ho detto...- Dalton sorrise con fare triste - Non tutti ce la fanno a tirarsi di nuovo in piedi.-
- Tuo padre però l'ha fatto. Ti voleva bene abbastanza per farlo, non credi?- ringhiò Draco irritato.
Edward alzò le spalle, ricordando con una strana sorta di divertimento gli anni passati. Era stato lui stesso ad aiutare George Dalton a rimettersi in piedi dopo la morta di sua moglie. Edward aveva perso sua madre a dodici anni, durante l'anno a Hogwarts...e lentamente aveva visto suo padre spegnersi. Distrutto dal dolore, non si era quasi accorto di avere un figlio che soffriva anche più di lui per la perdita della sua mamma...e si era lasciato andare. Così Edward per attirare la sua attenzione si era messo a combinare un disastro dietro l'altro.
Da bambino calmo e posato era diventato un pianta grane, saccente coi professori, provocando qualche rissa, marinando le lezioni. Bene, nel giro di un mese suo padre sembrava essersi svegliato dal suo stato catatonico e dopo una lunga strigliata aveva ricominciato a seguirlo e a trascinarlo con lui al circolo dei maghi.
Una palla per un maghetto anche di buona famiglia come Edward ma lui si era adattato per stare con suo padre più tempo possibile...però stranamente qualcosa in lui gli aveva detto, vedendo gli occhi ancora tristi del signor Dalton, che non avrebbe dovuto smetterla di fare disastri. Si era ripromesso che l'avrebbe sempre tenuto occupato, che non ci sarebbe stato giorno in cui suo padre si sarebbe scordato della sua presenza nella sua vita.
E ancora continuava, ammise ridacchiando, visti i guai finanziari che provocava al conto della famiglia Dalton.
- Era solo un modo come un altro per ricordargli che esistevo e che avevo bisogno di lui, ecco tutto.- concluse con pazienza, guardando gli altri due Auror - Ma questo è un caso diverso.-
- Già, Baley è un vigliacco è basta.- sentenziò Draco.
Harry sogghignò sommessamente, insieme all'ex Corvonero.
- Che cazzo ridete stronzi?-
- Niente, niente...- Edward si mise in piedi, sbadigliando ed entrando in casa - A parte tutte le cazzate che ti frullano in testa sui purosangue e su Harry, in fondo i tuoi non hanno fatto proprio un brutto lavoro sai?-
- E che cavolo vorrebbe dire?- bofonchiò il biondo rognoso - E tu la finisci di ridere Potter!?-
Il bambino sopravvissuto si chiese, mentre Malfoy gli urlava dietro, quando avesse mai cominciato a vederlo in fondo come una persona quasi normale. Non che considerasse Draco un amico vero e proprio...anzi, a dire il vero non sapeva come spiegare il suo rapporto con Malferret. Non era un nemico, non era un amico...era qualcosa di strano, qualcosa al di sopra delle righe e delle costrizioni di una definizione.
Certo che però erano cambiati dalla prima che si erano visti. Undici anni insieme...e dire che si erano sputati in faccia, minacciati, rotti il naso a suon di pugni, insultati pesantemente e non, sfidati a duello, riempiti di angherie a vicenda, Harry aveva allagato il suo dormitorio e Draco aveva dato fuoco alla torre...e adesso vivevano insieme a braccetto per colpa di quegli stupidi bracciali maledetti.
Il destino è davvero strano, pensò Harry sorridendo fra sé.
- Che cazzo ridi demente?-
...E Malfoy sarebbe sempre rimasto uno stupido serpente senza cervello, su questo non c'erano dubbi!
Tornati dentro si sorbirono un goccetto di whisky Incendiario che Ron aveva versato per tutti per cercare di calmare un po' gli animi. Col tavolo ingombro di batraccole, Blaise faceva un solitario e gli altri cominciarono a parlare di lavoro.
- Quand'è che finiranno queste ferie forzate?- s'informò Zabini con aria scettica - Le mie ferite sono a posto, ragazzi.-
- Se pensi di poter uscire da solo ti sbagli.- rognò Ron, zittendolo.
- Ehi, io devo lavorare lo sapete?- frecciò l'altro - Altrimenti chi la paga la mia parte delle spese?-
- Già...e la mia chi la paga?- ridacchiò Dalton - Harry, sono a secco di liquidi! Mi presti dei galeoni?-
- Perché non ti giochi le mutande come l'ultima volta eh?- lo prese in giro Draco.
- Divertente.- Edward gli tirò dietro un mazzo di chiavi che c'era sul tavolo ma il biondo si abbassò e fu Potter a prenderle al volo, stranito. Al portachiavi erano attaccate tre lettere d'argento: una A, una M e una K.
- Di chi sono?- bofonchiò Ron.
- Sono della mezzosangue.- l'informò Draco con fare svagato.
- Bhè, si...le iniziali sono sue...ma questa K?-
- Sarà del suo ex ragazzo.- disse ancora Malfoy con un'alzata di spalle ma dopo un lungo silenzio, si accorse che tutti quanti lo guardavano con gli occhi sospettosi, il piccolo Tom compreso.
- Che cazzo volete?- sbottò - Una foto?-
- Come mai sai che sono sue?- insinuò Harry con un ghignetto perfido - Viviamo insieme da due anni e ti metti i miei vestiti perché non ti ricordi come sono i tuoi...-
- A proposito! Adesso che ci penso!- saltò su anche Blaise - Quando Elettra è uscita stamattina, tu e May dove siete andati a pranzo eh? Eravate insieme, ce l'ha detto Gigì!-
Porca miseria...dannata quella stronza di una fatina che non si faceva i fatti suoi!
- Allora?- fede Edward malizioso, sporgendosi un po' verso il biondo - Non è che ci stai già provando per caso?-
- Non è che vi fate una vagonata di cazzi vostri magari?- sibilò rabbioso - Al diavolo voi e la mezzosangue!-
- Questa l'ho già sentita.- frecciò Ron a bassa voce, facendo ridacchiare tutti gli altri.
- Ah, spiritoso Donnola, davvero!- ringhiò Draco mettendosi in piedi - Fate quello che vi pare, io me ne vado a letto!-
- Da solo?-
Mancò poco che si girasse e tirasse il divano in testa a quei quattro bastardi ma per rispetto ad Elettra s'impose di non urlare e di non fare chiasso. Li avrebbe uccisi nel sonno o con del veleno nel cibo, un modo l'avrebbe trovato.
- Ma non cena?- si stupì May più tardi, quando scese in cucina.
- Lascia perdere Malferret.- le disse Ron - Non sa stare agli scherzi. Quando avrà fame verrà a svaligiare il frigo, basta che non venga adesso...potrebbe mettere del cianuro in giro nei piatti.-
- Come mai è arrabbiato?-
- Colpa di Harry.- rise il rossino.
- Come colpa mia?- sbottò Potter, che stava salendo le scale per andare da Elettra - Un corno!-
- Zitti che c'è il telegiornale!- Blaise fece abbassare la voce a tutti - Ecco, sentite...-
La voce della cronista stava parlando di uno strano incidente nel Devon. Un incendio di origine dolosa aveva bruciato metà di una cittadina in cui erano morte trentotto persone.
- Bastardi...- sibilò Harry, fermò sui gradini, furente di rabbia.
- Abbiamo il nome della cittadina.- gli disse Ron, mettendosi il grembiule in spalla - Possiamo andare quando vuoi.-
- Aspetta però!- lo bloccò May, afferrandolo per un braccio - Secondo me è quello che vogliono. Vogliono attirarvi in un posto lontano dove possano uccidervi liberamente.-
- Un'imboscata?- Edward la guardò con intesa - Si, ha ragione. Stanno cercando di chiuderti in un angolo Harry...te e quell'altro disgraziato di Draco. Lo fanno apposta per farvi incazzare e...- Dalton strabuzzò gli occhi, vedendo Ron che si stava passando nervosamente le mani fra i capelli rossi, sul viso. Aveva lo sguardo sbarrato, lo stesso sguardo che Blaise aveva avuto un attimo prima di dare in escandescenze settimane prima. E anche a Weasley accadde.
Spiritato, afferrò un coltellaccio da cucina e lo alzò sulla testa. Edward fu tanto veloce da tirare via May, Blaise si Smaterializzò in salone e mentre Ron cercava come un cacciatore inferocito qualcuno da infilzare, Harry prese la bacchetta e lo Schiantò al muro, spedendolo nel mondo dei sogni.
Ansanti e ormai seriamente preoccupati su ciò che stava accadendo, si avvicinarono al loro amico che si sarebbe risvegliato con un bernoccolo madornale e un mal di testa allucinante.
- Si può sapere che è successo?- rognò Draco scendendo le scale a torso nudo, seguito da Tom ed Elettra.
- Ron...- alitò Blaise - Ha cercato di accoltellare Edward e May.-
- E il problema dov'è?- frecciò il biondino perfidamente.
- Qua sta succedendo qualcosa ragazzi.- alitò Harry levando quel coltello dalla mano del suo migliore amico. Si volse verso tutti gli altri, palesemente sconvolto - Prima Blaise, adesso questo...-
- Anche se non sono un esperto direi che ci hanno maledetto, che dici?- replicò Malfoy a tono, raggiungendo il telefono.
- E adesso chi chiami?- chiese May accorata - Un gagia?-
- No, Clay.- rispose sospirando - E' da Tristan a cena. Domani mattina lo faccio venire qua. Che batta tutta la casa, ogni nostro oggetto, anche le posate e i tappeti se necessario. Ne ho le palle piene di questa storia!-
- Visto? Io non ho la rabbia!- rinfacciò Zabini seccato - Ci hanno fatto una fattura!-
- Allora è bella grande.- disse May - Come scatta? Cioè...fra Blaise e Ron non c'è nessuna congruenza no?-
- Caesar e la mamma dicono che a volte è più facile far scattare gli istinti per ipnosi.- abbozzò Tom timidamente, nascosto dietro Elettra che preoccupata più che altro pensava al povero cranio spappolato di Ron.
- Si ma non ci hanno mai visto tutti insieme...- ringhiò Harry - Porca vacca, sono stufo di questa storia! Adesso vado da quei due e li ammazzo! Possibile che non abbiano imparato la lezione Cristo?!-
Tirò un pugno al muro e se ne andò in camera sua e mentre gli altri avevano ormai capito che la guerra era stata dichiarata, Draco e il piccolo Tom si scambiarono una veloce occhiata.
Il ragazzino inspirò profondamente...sentendo nella pelle che qualcosa lo stava richiamando.
Il sangue di tutta quella gente che era morta nell'incendio. Bruciati vivi in memoria di suo padre.
Cominciò a capire che forse, visto che il destino non era riuscito a punire a sufficienza Lord Voldemort...forse ora sarebbe toccata a lui la vendetta di chi aveva sofferto.
In un modo o nell'altro, qualcuno avrebbe dovuto rispondere di tutti quei morti quella volta...e Tom cominciò a temere che quel qualcuno sarebbe stato lui.

 

 

 

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Capitolo 13
*** Capitolo 13° ***


 


-...e poi naturalmente ogni nostra socia ha diritto a una tessera annua che le regala degli sconti favolosi in ogni casa estetica per streghe di Londra! Non che lei ne abbia bisogno cara, questo è certo...ma sono sicura che la nostra associazione farebbe veramente al caso suo, Lady Lancaster.-
Tristan scambiò un'occhiata veloce con suo padre, sentendo Charlene Rainolds, la Presidentessa dell'Associazione Strega e Nobildonna rivolgersi in quel modo Lucilla. Tanatos Mckay riuscì veramente a stento a nascondere un sorrisino ironico sotto lo sguardo truce di sua moglie.
Era da un'ora che lì a cena a Cedar House le dame presenti non facevano altro che parlare di quelle sciocchezze e nonostante la capacità di sopportazione di Lucilla che sul viso aveva stampata un'indifferenza cortese, Tristan poteva ben immaginare cosa in realtà stesse pensando la sua più che gradita ospite. Probabilmente si stava chiedendo se quelle streghe erano vere o delle aspiranti Miss Universo e se gli altri commensali si erano accorti di aver sposato delle deficienti, ma i maghi attorno a lei parlavano di politica o del campionato di quidditch...
Fra di loro c'erano parecchi visi noti ma gli unici che conosceva abbastanza bene erano quell'arrogante di Hargrave che la guardava con la sua solita occhiata sprezzante per quelli di stirpe oscura e il duca di Tenterdon, Daniel King.
L'aveva conosciuto parecchi anni prima, verso i quattordici anni. Una persona stramba e bizzarra, con una moglie svitata ma tosta che purtroppo non era presente. Se non sbagliava aveva due figli. Il maschio era il maggiore e avrebbe dovuto fare il settimo anno a Hogwarts e una figlia più piccola, sugli undici anni che però non aveva mai visto.
L'altro accanto al duca King, a quanto aveva capito durante le presentazioni, era Lord Howthorne, migliore amico di Lucius Malfoy ai bei tempi anche se la loro amicizia era finita a causa di idee del tutto diverse in campo razziale.
E meno male che si diceva di non giudicare una persona dalle sue amicizie, no?
- Oh, cara mi sono scordata di chiederglielo...- Charlene Rainolds pose il calice di vino e tornò a rivolgersi all'oggetto più interessante che le fosse mai stato messo sotto gli occhi a Cedar House - Ha intenzione di fermarsi a Londra per qualche giorno? Sarei lieta di accompagnarla nella nostra sede! Anche Elisabeth ne sarebbe deliziata, non è vero cara?-
Elisabeth Jenkins, seduta rigidamente accanto a Tristan e a Rose Mckay, alzò gli occhi dal piatto e li portò lentamente sulla Rainolds, sorridendo in maniera aggraziata...e poi posò lo sguardo sulla stella che illuminava quella casa.
Era vero, ammise con reticenza. Non c'era paragone con la bellezza e la grazia di quella donna.
Lucilla dei Lancaster era in assoluto la donna più bella che avesse mai visto.
Seduta dall'altro capo della tavola, sosteneva domande a raffica senza mai perdere la sua calma e la sua compostezza. Addosso a lei anche un sacco sarebbe apparso un abito magnifico, pensò con amarezza ammirando le curve perfette del suo corpo sinuoso, la bellezza incantevole del suo viso e l'ipnotico potere dei suoi occhi.
- Certo.- annuì docilmente - Sarebbe bello Charlene.-
- Vi ringrazio molto per l'invito.- disse allora Lucilla il cui piatto era rimasto vuoto per tutta la cena - E' molto cortese da parte sua Miss Rainolds ma entro stanotte farò ritorno nel Golden Fields.-
- Oh, mi dispiace molto.- rispose la strega con la curiosità alle stelle - E mi dica cara...che progetti avete per Degona?-
La bimba finì le verdure con uno sforzo ma anche se di cattivo umore perché infagottata in un abitino pieno di pizzi e trine, sollevò gli occhi verdi su sua madre e le sorrise divertita, strizzandole l'occhio.
- Dena passerà del tempo con Lucilla quando vorrà.- spiegò Tristan versandosi altro vino.
- Oh, è veramente magnifico!- cinguettò ancora la Rainolds - Immagino che siate tutti sollevati vero?-
- Oh, Charlene non ne sai quanto.- sibilò Rose Mckay.
Lucilla nascose un sorriso abbassandosi su sua figlia per allentarle un po' il fiocco che le stringeva l'abitino in vita, chiedendosi come aveva fatto a respirare fino a quel momento, sentendo su di sé anche lo sguardo di Tristan che come lei ce la metteva tutta per non sganasciarsi lì come un ragazzino.
In parecchi quella sera erano rimasti a bocca aperta quando l'avevano vista. Le donne a tavola erano arrossite sapendo chi lei fosse e specialmente davanti a tanta bellezza mentre sul volto degli uomini erano passate gamme di sensazioni che variavano dalla soggezione all'ammirazione...ma il collasso era venuto principalmente a Rose e a Liz.
Elisabeth specialmente che oltre a tremare per almeno due ore in presenza di Lucilla, aveva poi accettato la sua persona con un imbarazzo e un disagio tale da essere visibile anche ai ciechi anche se la demone non le aveva rivolto altro che ringraziamenti cortesi per ciò che aveva fatto per Tristan e Degona senza cercare assolutamente d'intromettersi nel loro menage casalingo. Quando l'argomento si spostò su pettegolezzi di quartiere, Lucilla riuscì finalmente a tirare un po' il fiato e a scambiare quattro chiacchiere con Nadine che le sedeva a fianco.
- Allora cara?- frecciò la vecchia con aria serafica - Credi di essere all'altezza per entrare nell'Associazione approvata da sua maestà la regina, Strega e Nobildonna?-
- Nadine, sai bene quanto io sia indisciplinata.- replicò la Lancaster - E poi non sono mai stata portata per i lavori ai ferri. Gli unici che so usare sono spada e coltelli.-
- Bah!- Nadine Mckay schioccò la lingua - Se l'organizzazione avesse più socie in giro ci sarebbero la metà degli allucinogeni, credimi. La tata di tua figlia invece ne va pazza. Tua suocera s'è divertita in quattro anni a trasformarla in Barbie Casalinga, cosa con te invece non è mai riuscita a fare.-
- A Degona piace moltissimo. A me sembra una persona normale.-
- Cosa? Ma ti sei bevuta il cervello in questi quattro anni ragazzina?-
Lucilla alzò un angolo della bocca, sorridendo sinistramente - Ti dimentichi che la moglie di un Mckay deve essere garbata, ponderata, cortese...schiva...non una demone dalla fedina penale alquanto lunga, ricordi?-
- Bhè, prega che tua figlia non venga trasformata in una bambola scema!- Nadine si fece versare del vino che scolò d'un fiato e col suo polso fermo riportò la discussione su binari seri - E allora Tanatos? Smettiamola di spettegolare, siamo tutti qua per parlare di una cosa seria!-
- Ma certo.- Liz si mise in piedi - Se mi scusate signori, porto Dena a letto allora...-
- Cosa?- la bimba si aggrappò alle mani di Lucilla - No Liz, per favore! Voglio stare con la mamma fino a quando non se ne va!-
La Jenkins stava per scuotere vigorosamente il capo quando Lucilla si mise in piedi, aiutando Dena a scendere dalla sedia - Se non vi spiace faccio due passi in giardino con Degona.-
- Certo, non c'è problema.- Tristan le sorrise con gratitudine - Quando hai finito ti aspetto qua.-
- Tesoro,- si mise in mezzo Rose - forse non dovremmo mandare qualcuno con loro? In fondo il giardino di notte è così tetro...sai, con la venuta di Lucilla a Londra potrebbe accadere qualcosa di spiacevole.-
- Non si preoccupi, Rose.- rispose direttamente Lucilla con tono di sussiego, ignorando la palese frecciata - Le posso assicurare che non farò entrare di straforo nessun tipo di demone.-
- E poi Dimitri è così simpatico...possiamo invitarlo un giorno o l'altro mamma?- chiese Dena sorridente.
- Dimitri?- borbottò Tanatos - Chi è Dimitri?-
- Lasciamo perdere eh?- bofonchiò Lucilla, prendendo in braccio la bambina - Allora noi usciamo.-
- Liz perché non vieni anche tu?- cinguettò di nuovo la piccola peste di casa - Dai Liz, vieni!-
La governante di Cedar House per un attimo fu presa dal panico, guardando madre e figlia che aspettavano una sua risposta. Fissò Lucilla e tremò. Pensava che la sua presenza la infastidisse ma la demone non fece una piega, esattamente come non le comparve nessuna espressione in viso quando, vedendola muta come un pesce, rifece la stessa proposta che le aveva fatto Dena. Allora fu costretta ad alzarsi e a seguirle, col permesso degli invitati.
- Preparate i sali.- frecciò Nadine quando furono sparite oltre la porta di casa.
- Nonna...- la richiamò Tristan ridendo per non piangere - Ti è piaciuto il vino? Vuoi altro dolcetto?-
- Si, devo ammettere che lo spumante è buono ragazzo mio.- replicò la vecchia strega scrutandolo a lungo negli occhi - E' dolce e leggero. Ma non può reggere il confronto col vino rosso, non credi anche tu?-
Accidenti, pensò l'Auror nascondendo un sorriso. Se non era una guerra fredda fra sua nonna e sua madre quella non sapeva come altro definirla! Lo sfacciato parteggiare per Liz di Rose era a un degno confronto contro quello di Nadine per la Lancaster e sarebbero andate avanti a lungo, ci scommetteva anche la sua bacchetta.
Intanto fuori in giardino l'atmosfera era piuttosto pesante. La Jenkins camminava rigida come una scopa a fianco di Lucilla e se non fosse stato per l'ottimo lavoro di mediazione operato da Degona, la sua tata non sarebbe riuscita a spiccicare parola senza balbettare.
- Mamma, lo sai che anche Liz era a Hogwarts con te e il papà?-
La strega guardò Lucilla arrossendo vagamente - Tesoro, non credo che tua madre si possa ricordare...-
- No. Mi ricordo bene.- ammise la demone, stupendola non poco - Al quarto anno lei fece quella ricerca sugli Incantesimi Rallegranti e il professor Vitius le dette il permesso di fare un incantesimo collettivo alla scuola. Ricordo che riuscì a far cambiare umore a tutta Serpeverde, me compresa.-
- Oh, è stato tanto tempo fa...- balbettò Elisabeth senza riuscire a nascondere un sorriso compiaciuto.
- Liz, tu eri una Corvonero?-
- Esatto.-
- Mamma, ci andrò anche io, vero, a Hogwarts?-
- Certo.- Lucilla pensò già esasperata a quello che avrebbe dovuto affrontare sua figlia. Una grana dietro l'altra.
- E' vero che tutta la nostra famiglia è di Grifondoro?- chiese ancora la bimba.
- Si, esatto. Solo tuo padre è finito a Serpeverde.- la informò Elisabeth - Ma tu sei una Grifondoro, piccola. I tuoi nonni si aspettano molto da te. Tutti si aspettano molto da te.-
Dena non rispose, limitandosi a rielaborare la frase nella sua testolina, tanto che Lucilla ebbe la divertente impressione di sentire delle rotelle girare quando però la bimba portò la sua attenzione su qualcun altro. Dall'entrata dei cancelli alcuni guardiani ed elfi domestici stavano accompagnando qualcuno alla porta, illuminati dalla luce delle lanterne.
- Signor Duncan!- cinguettò Dena, correndogli incontro.
- Signor Gillespie, buona sera!- disse Liz garbata - Le abbiamo tenuto qualcosa in caldo.-
- Miss Jenkins, come sempre è l'anima di queste cene.- rispose il Capo degli Auror, reduce da una brutta giornata e da una litigata colossale con Orloff. Sorridendo prese in braccio Degona, facendole un complimenti dietro l'altro per il suo vestito - Diventerai una bellissima strega un giorno, mia cara. Allora, tutto bene?-
- Benissimo! Vieni che ti faccio conoscere la mia mamma!-
- La tua...- Duncan si bloccò sotto i lampioni, sollevando finalmente lo sguardo sulla magnifica donna che stava accanto ad Elisabeth. Eccola finalmente. Quanto aveva desiderato conoscerla.
Quando le giunse davanti, Duncan Gillespie fece una profonda riverenza, estasiato.
- Lady Lancaster, è un onore conoscervi.-
- Oh, lasci che vi presenti.- disse Elisabeth - Milady, questo è il capo degli Auror del Ministero, Duncan Gillespie.-
- Mi ricordo di lei.- rispose Lucilla a bassa voce.
- Si,- annuì Duncan con voce colma di emozione - l'ultima volta che vi ho vista avevate appena compiuto sedici anni.-
- Mamma conosci il signor Duncan?- celiò Dena, aggrappandosi alla sua mano.
- Oh, tesoro io conoscevo il papà della tua mamma.- rispose Duncan - Il tuo nonno una volta era capo degli Auror come me.- tornò a fissare Lucilla, quasi con gli occhi lucidi - Mi permetta di stringere la mano alla figlia dell'uomo più coraggioso e fiero che io abbia mai conosciuto.-
Max. Lucilla sorrise debolmente stringendo la mano a quell'uomo. Se fosse stato ancora in vita, probabilmente suo padre non sarebbe stato molto contento di ciò che era diventata, ma non l'avrebbe mai neanche abbandonata. Era sempre stato un uomo buono e dolce, ma con la pericolosa propensione a fiutare i guai e a cacciarvisi dentro, tenendo alto l'onore dei maghi e il coraggio degli Auror.
- Vogliamo entrare ora?- propose Liz - Signor Gillespie, immagino sarà affamato.-
- Oh, immagina bene Miss.- rispose - Tristan è in casa presumo.-
- Certo. Ma non Jess e gli altri.- lo informò la ragazza, trascinandolo verso la porta d'entrata mentre madre e figlia restavano indietro. Degona stava praticamente supplicando Lucilla di svestirla, visto che non respirava quasi più a causa di quel maledetto fiocco in vita ma ogni volta che la demone gliel'aveva allargato, era arrivata la governante a rimetterglielo com'era dopo pochi minuti, quindi tanto valeva...
Lucilla aveva notato che quella Jenkins era una vera estimatrice delle buone maniere. Certamente avrebbe trasformato sua figlia in una vera signorina, una buona Mckay sotto tutti i punti di vista.
Di colpo però qualcosa la strappò a quei pensieri. Si volse verso i giardini, sentendo passi...tanti passi.
E un profumo di fiori che non era quello dei boccioli di Theresa.
- Entrate in casa.- sibilò - E chiamate Tristan, subito! Armatevi di spade e croci!-
- Cosa? Ma che succede?- alitò Elisabeth senza capire.
- Vampiri.- disse Duncan, fissando con sguardo minaccioso verso gli alberi. Eccoli...c'erano circa una trentina di ombre che si stavano avvicinando. Erano tanti! Come avevano fatto a entrare?
Non fecero in tempo a chiederselo che l'attacco scattò. Affamati e feroci, una prima decina di vampiri balzò dal nulla addosso al gruppo con fauci spalancate e bava alla bocca. Non sembrano nemmeno vampiri normali...erano rabbiosi, quasi fuori di senno...e fra gli strilli degli ospiti in casa e quelli di Elisabeth che fece appena in tempo ad estrarre la bacchetta per spedire uno dei vampiri dentro alla fontana, Lucilla notò che quell'attacco non era stato organizzato a caso. No, notando come attaccavano, la demone capì immediatamente cosa volevano.
Il bersaglio era uno solo.
Degona.
- Lumos!- urlò Tristan apparendo al suo fianco, bacchetta alla mano. Ne spazzò via quindici con un potente fascio di luce, gli altri vennero uccisi da Duncan mentre una barriera invalicabile era stata eretta su di loro, dalla Lancaster. Degli aggressori, ne rimase uno soltanto...e letteralmente paralizzato, a quanto sembrava, visto che restava impalato di fronte a Lucilla. Tremava, tremava letteralmente. Con gli occhi gialli sbarrati, cadde in ginocchio di fronte a lei...
- Si può sapere che accidenti succede?- sbraitò Tanatos appoggiato alla finestra - Tristan, sono amici tuoi?-
- Certo, il sabato sera do sempre festini con i succhia sangue!- replicò ironico suo figlio, tornando a guardare con aria bellicosa l'unico vampiro rimasto. Al suo fianco c'erano Duncan e Lucilla mentre Dena se ne stava nascosta dietro alla gonna di sua madre, per nulla spaventata.
- Ma non è uno del clan Leoninus?- bofonchiò una voce alle loro spalle. Era stato Daniel King a parlare, fissando interessato il tatuaggio raffigurante un leone alato sul braccio del vampiro.
- E' fatto con inchiostro rosso.- aggiunse Howthorne accanto a lui - E' un servo di Kronos.-
- Kronos?- sibilò Duncan guardando Tristan con aria dubbiosa - Gli hai pestato i piedi?-
- Non so neanche che faccia abbia. So solo che è lo zio di Milo.- replicò Mc secco - Io non ho niente a che fare con questi dannati vampiri! E poi non ce l'avevano con me! O sbaglio?- sibilò poi, tornando a fissare con rabbia il vampiro - Ehi bastardo! Che diavolo volevi da mia figlia?-
Quello taceva. Continuava a tremare, probabilmente sull'orlo di un collasso.
- Non...non...- alitò - Non credevo che ci fosse lei...-
Lucilla schioccò la lingua, annoiata - Andiamo, facciamolo parlare.-
- Dena, vieni qui!- strillò quasi Liz accorata - Avanti, vieni in casa!-
Ma la bimba non si mosse da dov'era, facendosi poi prendere in braccio solo da suo padre quando, una volta tornati dentro con un incantesimo Gillespie sbatté il vampiro sul tavolo della cucina, incazzato nero.
- Lo sapevo io che non sarebbe andata a finire bene.- frecciò Hargrave secco.
- E' proprio come le vipere lei. Ha la riserva di veleno sempre dietro eh?- replicò Lucilla pacata.
- Mi secca solo che mia nipote straveda per quel maledetto che tra l'altro è amico tuo.-
- Cameron è tutto tranne che amico mio, mi creda.-
- Oh, basta adesso, dai Liam.- lo blandì Tanatos - In fondo abbiamo un vampiro da far cantare no?-
Tornato Tristan in cucina, avvisò tutti che Jess e gli altri stavano arrivando e trovò la Lancaster intenta a girare attorno al vampiro disteso. Quello ormai era vicino a incenerirsi da solo per il terrore e continuava a piagnucolare scuse, una cosa incredibile. Quasi piangeva, implorando perdono.
- Non sapevo...vi giuro, non sapevo!-
- Com'è che usa tutta questa riverenza?- sbottò Liam.
- Perché posso schiacciarlo con un dito, ecco perché.- Lucilla fece un debole ghigno, facendo sbuffare Hargrave poi si appoggiò al tavolo coi gomiti, apparentemente tranquilla - Sai chi stavi per ammazzare?-
- Mi...mi avevano detto di ucciderla...ma non sapevo che voi...voi..-
- Voi un corno!- ringhiò Tristan afferrandolo per i capelli - Allora bastardo? Chi ti manda? Perché volevi far del male a mia figlia?-
- Perdonatemi...- il vampiro ignorava Mc sfacciatamente, attento solo alla Lancaster - Signora, vi supplico!-
- Ma sei sicura di non conoscerlo?- richiese Hargrave.
- Non vedo un vampiro da quattro anni.- rispose lei tranquilla - E adesso, per favore, rispondi alla mia domanda. Chi ti ha mandato? E perché volevi uccidere mia figlia?-
Dopo quel quesito regnò il silenzio. I maghi, senza capire cose stesse succedendo si avvicinarono e videro la schiena e il collo del vampiro inarcarsi quasi. I suoi occhi si sbarrarono fino al limite, la sua bocca si allargò, la fauci quasi mostruose rilucevano alla luce della stanza...e poi accadde qualcosa che nemmeno Lucilla si era aspettata ma nel momento stesso in cui accadde, fece i complimenti all'ingegno del nemico.
All'improvviso la voce maschile del vampiro cambiò, diventando femminile.
Lo sentirono ridere, poi fissare Lucilla con sguardo perfido "La Lady Oscura...niente meno! È un vero onore per me!"
- Con chi ho il piacere di parlare?- chiese la demone, incuriosita.
"Milady vedo che andate subito al sodo. Bene, sappiate che i miei padroni pensavano a una spedizione semplice. Avremmo attaccato Degona Mckay quando fosse stata priva di difese con la sua preziosa governante...e invece i nostri subordinati hanno incontrato voi...devo ammettere che non ce l'aspettavamo. Il mio nome è Katrina."
- Katrina...- Lucilla alzò un sopracciglio - Sei un'empatica?-
"Oh, molto di più milady. Io sono una ladra di cuori..." rise ancora il vampiro, con la voce della donna che lo manovrava da lontano come un burattino "Vedete, so bene quanto siete forte e per questo ho deciso di manifestarmi in questo modo, sfruttando uno dei miei tanti poteri. Vedete...gli uomini proprio non sanno resistermi...come penso accada a voi, dico bene?"
- Lasciamo perdere i convenevoli!- sibilò Tristan - Perché volevi uccidere mia figlia?-
"Oh, andiamo Auror...non lo sai? E dire che avevamo già avvisato Draco Malfoy. Io servo coloro che vi hanno giurato vendetta, miei signori. E come ora sto lavorando per massacrare Harry Potter e i suoi amici, uccidendo tutti coloro che hanno a cuore, sappiate bene che anche vostra figlia è nel mio mirino. E se pensate di uccidere chi mi passa gli ordini," il vampiro ghignò, divertito "fatelo...io continuerò. Andrò avanti in eterno e giuro che prima o poi io mi vendicherò di coloro che hanno ucciso il nostro grande Lord Oscuro."
- E' follia!- ringhiò Tanatos - Non metterai un dito sulla bambina!-
"Non è esatto!" replicò il vampiro "Vedete, forse non sarò in grado di uccidere voi milady...siete oltre la portata di chiunque i Mangiamorte potranno mai schierare nelle loro file...ma potrò farvi del male come neanche immaginate. Ucciderò le uniche due persone che vi sono rimaste...terminerò l'opera di vostra sorella."
- Provaci se ci riesci.- la sfidò Lucilla, calma e glaciale - Ma nel frattempo porta un messaggio ai Lestrange.-
"Sono tutta orecchi."
Lucilla si chinò all'orecchio del vampiro, lenta e felina.
- Dì che presto li spedirò all'inferno...- sussurrò con gli occhi bianchi contratti in qualcosa che credeva di aver dimenticato anni prima - Il Lord Oscuro li accoglierà bene, ne sono sicura.- e finito di dire quello, afferrò la spada che Tristan che stava porgendo e polverizzò il loro aggressore, di cui rimase solo cenere in pochi istanti.
- Al diavolo!- ringhiò Tanatos - I Mangiamorte devono essere impazziti!-
- Si e non solo noi abbiamo una bella gatta da pelare.- sibilò Tristan - Harry è nei guai grossi!-
- Tutti quanti lo siamo.- rognò Hargrave - Mckay, Silente deve essere avvisato. Lo raggiungerò stasera stessa.-
- Ottimo. Io richiamerò l'Ordine per domani notte.- disse Tristan, volgendosi a King e Howthorne - Signori, possiamo considerarvi dei nostri?-
Daniel King sorrise con la sua aria vagamente sorniona - Certo. E tu Michael?-
Lord Howthorne, con la sua espressione un po' contrita, annuì con un sospiro - Certo, in fondo devo a Narcissa un favore. Mi occuperò io di avvisare i membri del Wizengamot domani mattina.-
- Io terrò Orloff fuori da questa storia, anche se con la Aarons in giro non posso dire di essere sicuro di niente.- poi Duncan, finito di sputtanare il grande e demenziale Ministro della Magia, si volse verso Lucilla...e la guardava come un tempo aveva guardato ammirato suo padre. Lei stessa si accorse dell'attesa con cui tutti i presenti la scrutavano.
- Milady, sarete con noi anche stavolta?-
Non sembrava passato neanche un giorno dall'ultima guerra. Avrebbe dovuto tornare in campo...in un modo o nell'altro, con o senza il permesso di Caesar...sua figlia valeva più di ogni altra cosa.


La mattina dopo, a Lane Street, c'era il caos generale...tanto per cambiare.
- Esci da questo cazzo di bagno, accidenti a te Malferret!-
- Tocca a me stamattina bastardo!-
- Stamattina cosa? Vaffanculo, l'hai già usato ieri per primo!-
- Cazzo Sfregiato, se non ti levi di torno ti ficco con la testa nel water!-
Tom mise timidamente il naso dentro al bagno del secondo piano, trovando come sempre Harry e Draco immersi di una pericolosa lotta greco romana all'ultimo sangue su chi dovesse farsi per primo la doccia.
Il piccolo Riddle voleva solo lavarsi i denti ma capì che sarebbe stato pericoloso cercare di entrare, specialmente ora che i due avevano sfoderato i rasoi per la barba come armi. Scappò al piano di sotto dove c'erano già Blaise e Ron, legato nella camicia di forza con aria poco allegra, a gustare la colazione di Edward.
I ragazzi gli dettero il buon giorno e si sedette accanto a Zabini, guardando con gli altri il telegiornale anche se guardandosi attorno non vide né May né Elettra. Quando chiese dov'erano, Ron gli disse che Elettra era scappata a correre verso l'alba mentre May ancora non era tornata dalla sera prima.
Aveva avuto un richiamo da Orloff e forse la poveretta era stata trattenuta fino a quell'ora indecente.
- Non è che si stanno ammazzando?- bofonchiò Blaise sentendo le grida feroci che provenivano dal piano di sopra.
- No, è sempre così.- sentenziò Gigì, seduta sulla testa di Pinky che con fare angelico guardava la tv come tutti gli altri - Piuttosto, quand'è che riprendete a lavorare? Non c'è più pace qui dentro!-
- Usciremo quando Clay ci avrà assicurato che siamo a posto, cosa alquanto improbabile.- le disse Edward, sedendosi a tavola con gli altri - Harry! Draco! È pronto!-
Seguirono delle bestemmie sconnesse...forse si stavano strozzando.
In quel mentre si smaterializzò in salotto May, stanca e con le occhiaie. Sbadigliò, salutando gli altri con una mano.
- Ciao dolcezza.- le disse Dalton - Un caffè?-
- Nottataccia eh?- rise Blaise - Dio, sei sparita prima di cena e torni ora...Orloff è proprio uno schiavista!-
May sospirò, sedendosi con loro con aria distrutta - Mamma mia, sono a pezzi. Ron, tutto bene?-
- Si, come vedi non ho la bava alla bocca.- frecciò il rossino.
- Come l'ho tenuta io quella camicia di forza adesso te la tieni anche tu.- lo avvisò Zabini seccato.
- Ma di sopra cosa fanno?- La Aarons alzò lo sguardo al soffitto, da cui provenivano tonfi di ogni tipo. Lì sotto stavano seriamente cominciando a preoccuparsi e in effetti in quel bagno sembrava che si fosse scatenata la terza guerra mondiale. Rovesciando tanta acqua sul pavimento, erano riusciti a scivolarci sopra e a finire dritti nella vasca, spaccandosi la testa contro le piastrelle...e per concludere, i bracciali erano di nuovo scattati, incollandoli come due cozze allo scoglio. Infuriati e sull'orlo di una crisi isterica, uscirono dal bagno con un diavolo per capello.
- Accidenti a te!- sibilò Draco furibondo, tastandosi il bernoccolo sulla testa.
- Vedi di andartene affanculo, ok?- Harry gli scoccò un'occhiataccia, stessa voragine sulla zucca e umore messo ancora peggio. Elettra era uscita presto quella mattina e lui non era riuscito a rintracciarla col cellulare.
Lo sapeva in fondo. Elettra, esattamente come Hermione anche se in modo diverso, non aveva mai amato farsi vedere in uno stato di debolezza. Mentre Hermione lo faceva per orgoglio, Elettra l'aveva sempre fatto solo per non far preoccupare chi le stava attorno...e Harry questo non lo sopportava.
Era fermamente convinto che le debolezze fossero una parte importante del carattere di una persona. Come i difetti.
E il fatto che la sua ragazza facesse di tutto per nascondere la sua sofferenza lo frustrava.
Mano per mano quasi, s'infilarono in corridoio ma una volta davanti alle scale per scendere in cucina, Potter notò una cosa strana, attraverso la porta aperta della camera di Tom.
Il Pensatoio di Hermione...ora stava sulla scrivania del ragazzino. Perché era lì?
L'aveva usato? Aveva cercato di vedere qualcosa forse? Ma cosa?
Ne ebbe la certezza una volta a tavola, davanti alla colazione. Tom non alzò neanche gli occhi blu su di lui...perché se l'avesse fatto, Harry avrebbe notato meglio quanto fossero arrossati. Aveva pianto?
Era strano, perché quel giorno non sentiva niente...solitamente le emozioni del piccolo Riddle, come gioia e paura, spesso si riversavano su di lui. Ora invece si sentiva...svuotato.
Era un'altra sensazione di Tom quella?
Alle nove, col ritorno di Elettra, arrivò finalmente anche Clay accompagnato da Jess.
Dopo i rapidi convenevoli, Harcourt si mise a girovagare per la casa mentre Mckay prese da parte i ragazzi e con tutta la calma che gli era rimasta spiegò loro cos'era successo a Cedar House la sera prima.
- Vogliono ammazzare Degona?- sbraitò Draco - Ma sono impazziti?!-
- Volevano vendetta no?- sibilò Harry pieno di rancore - Visto che Lucilla è troppo in alto, stanno cercando di attaccarla dal basso. Che bastardi! È solo una bambina!-
- E la mamma come sta?- chiese Tom, preoccupato - E' tornata nel Golden Fields?-
- Si,- gli disse Jess - stai tranquillo. Lei stava benissimo, anche se non ho potuto vederla. Abbiamo stabilito che Degona passerà più tempo con lei, visto che sotto l'ala di Lucilla è indubbiamente più al sicuro.-
- Ehi gente...-
I ragazzi si voltarono, vedendo che Clay aveva le mani sulla testa di Ron. Il rossino non aveva un'aria particolarmente tranquilla e guardava Harcourt come un condannato a morte...ma il Sensimago dopo un attimo scosse il capo.
- Io non sento niente. Ron ha niente. Non ha fatture addosso di nessun tipo!-
- E allora com'è che ha preso in mano un coltello per uccidere me e May?- frecciò Edward.
- Già...anche Blaise ha cercato di strozzarci.- concluse Harry - Davvero non senti niente di niente Clay?-
- Ragazzi, non so cosa dirvi...- Clay aveva girato in lungo e in largo per tutto il palazzotto, anche all'esterno della casa ma non aveva percepito nessun segno di malocchio - Non c'è niente di tangibili né sulla casa né sui vostri effetti personali.-
- Ok, sulla Donnola e su Blaise non hai sentito niente...e se capitasse anche a noi?- Draco gli si avvicinò, mentre il Sensimago posava le mani sulle sue tempie - Non voglio ritrovarmi legato in quella camicia di forza! Allora? Senti niente?-
- Su te e Harry l'unica maledizione che sento è quella della vostra bigiotteria.- ironizzò l'Auror dagli occhi viola, facendo ridacchiare sommessamente tutti gli altri - Tom, vieni qui. Anche tu Elettra.-
Niente, assolutamente nulla né sul bambino che si era fatto analizzare tutto spaventato, né sulla Baley.
Rimasero Edward e May. Mentre sondava la loro forza magica, Harcourt tornò a chiacchierare sulle ultime novità al Quartier Generale - Duncan ha mandato Kinneas e i suoi a controllare quell'incendio dell'altro giorno.-
- Ah si?- chiese Dalton, restando sotto le sue mani con aria pacifica - Hanno trovato qualcosa?-
- Il marchio di Voldemort.- rispose Jess, seduto vicino a loro - Hanno lasciato la firma naturalmente.-
- Quelli provocano troppo.- sibilò Harry furibondo, facendo il solco in cucina, andando avanti e indietro - Andranno avanti ad ammazzare gente fino a quando non gli arriverò a tiro io! Non posso lasciarli andare avanti così!-
- Tranquillo, per un po' se ne staranno buoni.- gli disse Harcourt, passando a May - Duncan dopo ieri ha messo alla costole dei due Lestrange l'unità del vostro amico Gary. È bravo, ci sa fare.-
- Si ma resta il problema di questi scatti omicidi.- disse Ron che era stato finalmente liberato - Come la mettiamo?-
- Sul serio non lo so...- Clay stava per andare avanti quando si colpo tacque. Cos'era stato? Con le dita ferme sulle tempie di May, avvertì una fitta fastidiosa alla testa. Sondò più in profondità ma ciò che credeva di aver sentito non si ripresentò. Strano. Aveva quasi creduto di aver percepito una sorta di ordine.
Si...una voce improvvisamente era apparsa nella sua testa. Gli aveva detto qualcosa...
Ma no, impossibile. Da May non arrivava nessuna energia negativa. Di nessuna sorta.
- Cosa c'è?- alitò la ragazza - Clay, ho qualcosa che non va?-
- No, non mi pare.- le rispose - Tranquilla, stai bene.-
- Sul serio?- richiese, ansiosa - Non vorrei ritrovarmi con un'accetta in mano pronta a fare lo scalpo a qualcuno.-
- Si, a una persona in particolare magari.- disse Harry sarcastico, scoccando un'occhiata di striscio a Draco che in risposta come sempre gli fece quell'elegante gesto col dito medio che gli piaceva tanto.
Insomma, arrivarono all'ora di pranzo senza aver risolto niente. E se nemmeno Clay ce l'aveva fatta, stavolta erano veramente nei guai. Ma cosa stava succedendo?
Era pomeriggio inoltrato e i ragazzi stavano navigando nell'ozio e nella noia quando Milo si presentò alla loro porta con in faccia un'espressione che non prometteva niente di buono.
- Che è successo?- gli chiese Edward sconvolto, quando gli aprì.
- Clay ha cercato di uccidere Tristan un'ora fa.- spiegò il Diurno.
Draco alzò un sopracciglio e capita l'antifona, Morrigan scosse la mano con una gesto veloce - No, non si è trattato di uno dei soliti litigi. Eravamo al Ministero e sotto gli occhi di tutti ha estratto la spada e l'ha attaccato alle spalle. Jess s'è messo di mezzo, fortunatamente se n'è accorto in tempo e si è ferito leggermente alla spalla. Tristan ha stordito Clay...e quando si è ripreso non ricordava neanche cosa fosse successo.-
- Proprio come me e Blaise.- sussurrò Ron - Dio gente...ma che cavolo sta succedendo?-
- Fortunatamente Clay però ha capito il trucco.- disse il Diurno, sogghignando - Stavolta l'ha beccato il bastardo che sta giocando. Ha detto di aver sentito una voce nella testa che gli ordinava di uccidere Tristan. Non ha potuto fare niente contro quella voce. Secondo lui si tratta di un essere empatico non umano.-
- Un demone. O un fottuto gagia.- concluse Edward.
- Esatto.- disse Milo - E stasera noi andiamo a caccia. Siete tutti invitati.-
Harry sogghignò, guardando gli altri. Finalmente le cose cominciavano a muoversi.
Non vedeva l'ora di avercelo fra le mani il verme che giocava con le loro menti in quel modo.
Era mezzanotte quando cominciarono a prepararsi. Al piano di sotto c'era Ninfadora che sarebbe rimasta con Elettra e Tom, nel caso avessero subito altri attacchi. I ragazzi invece erano tutti intenti ad affilare lame e a ripassare mentalmente tutto ciò che avrebbero fatto a quel maledetto essere, quando l'avrebbero avuto fra le grinfie.
- Se controlla le menti potrebbe farci uno scherzo, lo sapete?- disse Ron, pensieroso.
- Si ma fino ad adesso ci ha controllati uno per volta.- disse May - Secondo me è troppo debole per controllare più di una persona alla volta, quindi non dovremmo correre inutili rischi.-
- Già e poi per stendere uno di voi basta una padellata.- concluse Malfoy, seccante come suo solito.
- Piuttosto, voi due!- li zittì Edward fissandolo imperioso - Vedete di non cominciare a litigare nel bel mezzo di un casino perché non ho alcuna intenzione di pensare anche a voi che andate in giro a braccetto, intesi?-
- Che rottura di palle!- sibilò Harry, uscendo dalla sua stanza dove si tenevano tutte le armi di casa - Io vi aspetto fuori. L'acqua santa ce l'ho io, nel caso trovassimo vampiri. Muovetevi!-
Una volta in corridoio però, ricordò cos'era accaduto quella mattina...e senza neanche accorgersene si voltò verso la stanza di Tom. La porta era semi chiusa...e da dentro vi filtrava una luce.
Si avvicinò lentamente, a passo felpato, e una volta lì davanti spiò dalla debole fessura fra la porta e lo stipite.
Eccolo. Il piccolo mago stava in piedi davanti alla sua scrivania...e fissava il Pensatoio.
I ricordi di Hermione stavano irradiando luce, quindi doveva appena essere uscito da una di quelle visioni.
- Che hai visto?- gli chiese, entrando senza bussare.
Il ragazzino sobbalzò appena, fissandolo con gli occhi blu sgranati e leggermente lucidi.
- Niente.- borbottò, volgendo il capo altrove.
- Se hai qualche domanda puoi farla a noi.- gli disse il bambino sopravvissuto, con voce più brusca di quanto avesse voluto vista l'espressione del bambino. Dio...Harry si rivedeva in lui. Cominciava a sentirsi male.
Ogni volta che gli occhi blu di Tom si fissavano in lui, Harry rivedeva Voldemort...e lo odiava. E poi odiava se stesso, ripensando a ciò che aveva passato lui per colpa di quello stesso mago.
Il piccolo non aveva fatto niente...come lui, da bambino. Quel mago aveva rovinato la vita a tutti e due.
Si stava accanendo contro se stesso in realtà?
- Ho visto...mio padre...-
Harry guardò Tom per un lungo attimo. E così aveva visto Voldemort nei ricordi di Hermione. Tutto quanto...dal primo anno, all'ultimo...aveva visto i suoi attacchi, i suoi occhi rossi, la sua rinascita al cimitero, l'aveva sentito parlare attraverso i ricordi della Grifoncina. L'aveva anche visto morire? Aveva visto anche come lui l'aveva trapassato con la spada di Godric Grifondoro...e poi gettato nel Velo?
- Non avresti dovuto guardare nei ricordi di Hermione.- gli disse a bassa voce, raggiungendolo alla finestra.
Il piccolo mago si limitò a guardare oltre Lane Street, con lo sguardo vuoto di chi non ha mai avuto niente.
Di nuovo Harry si riconobbe di lui. Quanti anni aveva avuto quell'espressione, guardando oltre le persone che lo circondavano, felici e spensierate...mentre lui vagava nel passato...quando suo padre e sua madre erano morti per lui, soccombendo a quell'uomo? E adesso stava davanti a un ragazzino con gli stessi occhi di quell'assassino...ma col cuore di un bimbo senza genitori, oppresso dal peso di un nome troppo grande per lui.
Un freddo sibilante s'impossessò delle membra di Harry Potter, unito a tanti ricordi dimenticati...e con la morte nel cuore capì di non saper guarire da quelle ferite. Ci aveva sperato, aveva creduto con gli anni sarebbe passato quel dolore atroce...ma senza aiuto lui non riusciva a farcela. Aveva il cuore spaccato a metà...e il brutto era che si rendeva conto che forse era troppo tardi per tornare indietro.
- La mamma dice che era destino che io t'incontrassi.- sussurrò il piccolo Riddle, abbassando il capo.
- Forse ha ragione.- ammise il moro, appoggiandosi coi fianchi alla sua scrivania.
- Si...- Tom scosse il viso, tornando a fissare Harry negli occhi -...ma non per quello che pensa lei.-
- Che vuoi dire?-
- Che forse...non sono stato mandato qui per aggiustare le cose con te. Ma solo per...finire una volta per tutte quello che hai cominciato con mio padre.-
Era una punizione. Una punizione che andava avanti nel tempo.
- E' questo che pensi?- sussurrò l'ex Grifondoro - Pensi che siamo insieme adesso solo perché io mi vendichi una volta per tutte? Come lui ha ucciso i miei genitori, ora io secondo te dovrei ucciderti a mia volta?-
Tom deglutì, sorridendo malinconicamente - Forse era destino che io stessi con la persona che ha ucciso mio padre. Esattamente come lui ha ucciso la tua famiglia. Ecco tutto.-
Dio...Harry si passò le mani sulla faccia, sentendo la cicatrice bruciare, come in fiamme.
Come poteva un bambino sentirsi male a tal punto? Come poteva auto punirsi in quel modo?
- In fondo sono stato fortunato.- lo sentì mormorare poco dopo, insieme alle lacrime che cercava disperatamente di trattenere - Anche...non ho un padre né una madre ho Lucilla...e poi se lui fosse stato ancora vivo altre persone avrebbero continuato a morire no?-
E mentre lui continuava ad auto convincerci, Harry sentiva solo qualcosa che sembrava divorarlo da dentro.
"Ho ucciso i genitori di questo bambino..." non faceva che ripetersi.
Esattamente come Voldemort aveva fatto con lui, ora Tom era solo per colpa sua. Per colpa della sua vendetta.
- Non è colpa tua.- gli disse di nuovo il ragazzino, pulendosi le lacrime dalle guance con la manica della camicia. Gli aveva letto nel pensiero...ormai erano così uniti da potersi confondere l'uno con l'altro.
Siamo così uguali, pensò Harry Potter mentre quella notte usciva a caccia con gli altri.
Erano uguali e diversi al tempo stesso. Ma quel bambino...no, Tom non meritava di crescere com'era cresciuto lui. Tom sarebbe stato anche odiato, in compenso, per colpa del suo nome.
Lui era stato un eroe...Tom invece sarebbe stato denigrato da tutti.
- Si può sapere cos'hai?- gli sibilò Draco, mentre si aggiravano nel buio, fra le vie di Londra.
Erano in giro da qualche ora e la campane di una chiesa in lontananza batterono le tre di notte. Tutto taceva...tranne il male che bazzicava nelle ombre, aspettando la preda perfetta. E anche i Mangiamorte quella notte aspettavano...e osservavano, convinti che presto avrebbero avuto la testa del bambino sopravvissuto.
Visto che non gli rispondeva, Malfoy mandò gli altri avanti e bloccò Harry nel vicolo.
- Allora? Se non ci stai con la testa vattene a casa capito?-
- Sono un bastardo vero?-
Draco mollò la presa al suo bavero, allontanandosi di un passo. Eccolo che ricominciava.
Quando parlava seriamente con lui era per ricevere insulti e la sfacciata verità. A volte cominciava a credere che Potter fosse un po' masochista, almeno fino a quando non gli disse perché stava in quello stato.
- Tom ha guardato nei ricordi di Hermione. Mi ha visto uccidere Voldemort.-
- Sapevi che aveva il Pensatoio?- gli chiese Malfoy.
- Si.- ammise Harry con vergogna.
- E allora sei proprio un bastardo.- concluse Draco, guardandolo in maniera strana - Potter, mi spieghi che cazzo ti prende con quel bambino? Prima lo odi, poi sembra che ti piaccia, che ti dispiace comportarti da stronzo con lui... a prescindere che siete collegati a livello di emozioni, ti conviene capire quale linea di comportamento vuoi seguire col ragazzino o qua non andremo da nessuna parte. Senza contare che di solito lo stronzo sono io.-
Harry sorrise, emettendo quasi un gemito di esasperazione.
- Io non so più che fare...-
- Che palle, finiscila!- Draco sbuffò, dandogli la schiena - Sei riuscito a convivere con me, ce la farai anche con Tom. In fondo siete praticamente uguali. E adesso muoviti!-
Già, pensò Harry Potter mentre s'inoltrava nella notte seguendo i suoi compagni. In fondo era riuscito a sopravvivere a un Malfoy. A Draco Malfoy. Se ce l'avevano fatta loro due, forse c'era speranza anche lui e Tom.
Se non altro glielo doveva. A quel bambino doveva veramente molto.
La vita normale che Harry non aveva potuto avere...
La strada sarebbe stata lunga. Avrebbero dovuto lottare per imparare a conoscersi e a fidarsi l'uno dell'altro.
Ma doveva provare a ogni costo. Era tutto ciò che gli restava per guarire finalmente...
Tom era la sua ultima possibilità.

 

 

 

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Capitolo 14
*** Capitolo 14° ***


 

 

Colgo l'occasione per augurare Buon Anno Nuovo a tutti! Divertitevi a brindate, lo dico a chiunque ormai. Sbronzatevi voi che potete. Sigh!

 

 

 



Giugno finì in fretta a Londra. Passò luglio, portando giornate calde e tiepide...poi arrivò agosto.
In due mesi nel mondo dei maghi cambiarono tante cose. Gli attacchi dei Mangiamorte, sebbene fattisi più sporadici vista la stretta sorveglianza a cui erano costretti, in segreto da tutti, i due fratelli Lestrange, continuarono ma passarono sotto silenzio. Nessuno, tranne gli Auror, sapevano che molte forze oscure si stavano mobilitando.
Clan interi di vampiri e i vecchi maghi della Dama Nera vennero messi sotto accusa ma sfuggenti com'erano non vennero mai portati davanti al Wizengamot che lavorò costantemente, giorno e notte, per sbattere ad Azkaban più sospettati possibili e non sempre il Ministro Orloff attendeva un legale processo.
Questo gli causò non pochi nemici ma come sempre questi furono costretti al silenzio: fra essi l'intero Ordine della Fenice che sarebbe stato messo al bando se non fosse stato lo stesso Albus Silente a difenderlo.
Alla pubblica accusa però il nome Lestrange non venne mai.
Sembrava che la guerra di quattro anni prima fosse riscoppiata nel pieno della sua forza e della sua ipocrisia e questo Harry Potter non riusciva più a sopportarlo. Di nuovo additato come il salvatore, fu continuamente preso a bersaglio da giornalisti, nemici e anche amici. I tempi del bambino sopravvissuto erano tornati.
Ma a Lane Street, quel venti agosto, c'era un altro bambino che viveva la sua vita nella privacy della protezione dei suoi padrini. Tom Riddle stava cenando tranquillo davanti alla televisione, al suo fianco Gigì e Pinky, addormentato sotto la sua sedia. Per il piccolo mago si prospettava una serata piuttosto divertente: Harry e gli altri sarebbero usciti per una festa al Quartier Generale degli Auror. Ron gli aveva detto che il signor Gillespie festeggiava il suo quarto anno come Capo degli Auror e i suoi uomini gli avevano voluto fare una festa a sorpresa, tanto per farlo imbestialire più del solito e tutta la casa avrebbe partecipato. Lui invece se ne sarebbe restato a casa con la compagnia di una persona speciale.
La fida Babet sarebbe venuta a fargli compagnia, naturalmente dopo che i ragazzi avessero messo una barriera magica sulla casa a prova di missili e Mangiamorte. In caso necessario poi sarebbe stata Gigì a darsi da fare e nonostante l'aria angelica, la fata si era dimostrata parecchio pericolosa negli anni passati.
- Allora peste?- bofonchiò Edward passandogli accanto, vestito di tutto punto - Sicuro di non voler venire?-
Tom sorrise, divertito - Dai, lo sai che non posso.-
- Stronzate, te l'ho ripetuto mille volte.- rispose Dalton, prendendo una birra dal frigo e levandole il tappo coi denti - Non possono mica riconoscerti con un'occhiata...e poi non potrai stare chiuso qui per sempre sai? Sono due mesi buoni che sei qui e vai fuori solo per comprare granite, fumetti o per buttare la spazzatura e sempre con un cappuccio in testa. I vicini cominceranno a chiedersi se Harry e Draco non sono due pedofili.-
Arrivarono Ron e Blaise dal piano di sotto, poi finalmente i due padroni di casa già di pessimo umore perché erano incollati per colpa dei bracciali. Avevano litigato perché Draco aveva fregato i jeans scuri a Potter e Harry si era vendicato rubandogli una giacca, scatenando un'accesa lite su cosa o meno potessero fregarsi oltre alle donne.
- Cominciamo bene!- borbottò Malfoy infuriato - La serata si prospetta un vero inferno!-
- L'importante è che sti scolli quando non tira aria.- rispose Harry, alludendo semplicemente ad Elettra.
- No cocco, l'importante è che ti levi tu dai maroni quando sarò io a rimorchiare.- sibilò il biondo con un ghigno perfido in faccia - Quaranta galeoni che mi faccio la Carson stasera!-
- Ma non hai detto che non volevi noie dopo il ceffone che ti sei preso da June la settima scorsa?- rise Edward divertito, passandogli una birra - Si può sapere che lei hai fatto per farla incazzare così? Gary non sapeva più come staccartela di dosso.-
- Niente, eravamo di ronda e le ho detto che non mi andava più di perdere tempo.- spiegò Malfoy sbuffando.
- E parlando di donne...- s'intromise Harry - Ron, si può sapere dove cacchio sei stato tutto il giorno?-
Il rossino fece spallucce e da pessimo bugiardo qual era, dette subito le spalle ai compagni - Ho fatto un giro a Diagon Alley. Cominciano già a girare le prime matricole di Hogwarts e sono andato a trovare Fred e George.-
- Ah si?- Harry schioccò la lingua, malizioso - E il rossetto che avevi sulla camicia?-
- Dio, mi sembri mia madre! Pensa ai fattacci tuoi dai!-
- Mi dici chi è o no?- continuò Potter - Su, la conosco?-
Weasley tacque un attimo, senza trovare le parole. Si, in effetti la conoscevano tutti...
Poi finalmente un suono di tacchi risuonò sul soffitto. La prima a scendere fu May...e i ragazzi restarono a bocca asciutta. Coi lunghi e morbidi capelli sulle spalle e una sottoveste di raso rosso, faceva un effetto mai visto.
Sorrise, sentendo i fischi del gruppo e si avvicinò a Draco, rubandogli la birra.
- Chiudete le bocche, sembrate dei pesci.- disse ridacchiando.
- Ehi mezzosangue...ti rubo mai il cibo dal piatto io?- rognò Malfoy, guardandola di striscio.
- No, mi rubi solo lo shampoo.- replicò la Aarons divertita, appoggiandosi a lui - Allora? A che ora comincia la festa?-
In quei due mesi May era ormai diventata una parte integrante del gruppo. E i ragazzi l'adoravano.
Scioltasi dopo i primi tempi, la sua affinità con la squadra si era fatta ancora più salda dopo quel periodo di ronda insieme. In attacco e in difesa, May era insostituibile. Esattamente come lo era diventata nella vita di tutti.
Sempre pronta a dare una mano, si faceva in quattro per loro ed era anche riuscita, col tempo, ad addolcire un po' il carattere impossibile di Draco che sembrava essere tornato il ragazzo che avevano combattuto con loro quattro anni prima contro i Mangiamorte. Come Hermione, May aveva fatto una vera magia...anche se Malferret la teneva comunque a una certa distanza e lei non riusciva a capirne il motivo. Era qualcosa d'impercettibile e invisibile ma lei sentiva uno strano muro...ma tanto invalicabile da non poterci neanche provare a scavalcarlo.
Quando scese anche Elettra, per gli ormoni della squadra fu la fine.
- Sei sicuro di voler uscire?- frecciò Draco a Potter, quando la biondina si presentò in salone con un vestitino a stampa a fiori, ultima moda, coi capelli annodati in nastri di seta. Cavolo, era da mangiarsela sul serio.
- Allora, si va o no?- sorrise la Baley, scuotendo il capo alle loro espressioni allupate.
- Ehi piccoletta, una di queste sere esci con me senza lo Sfregiato?- ghignò ancora Malfoy.
- Oh, con te senz'altro.- scherzò Elettra, chinandosi a baciare il suo ragazzo sulle labbra - Ma lo sai che non funzionerebbe. Non mi va di essere messa al secondo posto.-
Draco fece una smorfia, finendo la birra e facendola scoppiare a ridere, poi finalmente si misero tutti in piedi e si piazzarono davanti a Tom, con una lunga lista di cose da fare e non fare al limite dell'isteria.
Non doveva bere troppo prima di andare a dormire, non doveva aprire a nessuno, non doveva guardare troppa televisione, non doveva fumarsi le canne di Blaise e neanche usare il narghilè di Malferret. Doveva solo finire di cenare e fare il bravo sotto la guida di Babet che arrivò in quel preciso momento e li cacciò fuori a pedate mentre Tom se la rideva come un pazzo.
La serata per il piccolo Riddle passò veloce e non successe nulla di particolarmente fastidioso, a parte Gigì che addormentò Babet con un po' di polvere soporifera quando ne ebbe basta di vedere telenovelas in televisione, nascosta nel suo alveare. Dopo che Tom ebbe coperto la vecchia signora con una coperta, si diresse in camera sua per andare a dormire, verso le dieci e mezza. Messo il pigiama andò in bagno per lavarsi i denti e fu durante l'operazione che gli venne un colpo. All'improvviso nel vapore che appannava lo specchio sul lavandino, gli apparvero due occhi bianchi davanti...e mancò poco che cacciasse un grido, mentre la faccia divertita di Demetrius ora appariva completa nel vetro.
- Dimitri!- sbottò - Dio! Mi hai fatto spaventare!-
- Ciao campione! Come va?- cinguettò il demone puro, ridacchiando - Allora? Mamma come sei cresciuto!-
Prima che Tom potesse rispondere e chiedergli che diavolo gli era passato per la testa di fargli venire un infarto simile, sentì una colossale imprecazione provenire direttamente dallo specchio e non dalla voce di Demetrius.
Una mano afferrò la testa del demone e lo spinse quasi via. Poi apparve la testa di Caesar Cameron.
- Caesar!- sorrise Tom felice - Ciao! Come sono contento di vederti!-
- Se, se!- rognò il demone dai capelli bianchi, ancora incazzato - Scusalo, ma non c'è stato verso di fermarlo! Sono giorni che rompe per parlare con te. Allora, come stai? Ti ha spaventato?-
- Senti come fai il paparino premuroso...- frecciò Demetrius dalle retrovie - Perché non metti in cantiere un marmocchio eh? Peccato che sia uno spreco di tempo crescerli, che dici?-
- La senti la puzza di bruciato? Sto per darti fuoco cazzo!-
- Ehm...Caesar...- lo richiamò il piccolo Riddle, esasperato - Io sto benissimo. Qui sono tutti gentili.-
- Davvero?- Cameron levò un sopracciglio con fare sarcastico - Però. Gli umani in mille anni hanno acquisito il dono per del perdono e della compassione?-
- Oh, insomma!- rimbrottò Demetrius alle sue spalle, infilandosi in mezzo allo specchio di prepotenza - Tom, non starlo a sentire! Davvero ti trovi bene col bambino sopravvissuto e tuo cugino? Oh, sono proprio contento, in barba a questo qua! Credeva che ti stessero rosolando a fuoco lento! Ma ha solo la codina di paglia, vero?-
- Senti vuoi stare zitto imbecille?- sbraitò Cameron furibondo.
- Caesar...come mai sei arrabbiato?- gli chiese Tom preoccupato - Tutto bene al castello? La mamma sta bene?-
- Si, tutto a posto.- rispose seccato - Solo che le nostre ricerche per trovare Hermione non ci hanno ancora portato da nessuna parte e tua madre si ostina a darmi la colpa di tutto.-
Il faccino di Tom si contrasse, diventando malinconico. Hermione...da mesi non avevano sue notizie. Ormai anche Harry e gli altri avevano cominciato a pensare al peggio. Se nemmeno Caesar, Demetrius e Lucilla insieme erano riusciti a trovarla, significava che si era cacciata proprio nei guai.
L'unica consolazione per tutti loro erano il sangue caldo della ragazza nel bracciale di Cameron e la sua immagine ancora a metà fra la vita e la morte, nel suo orologio magico.
- Ah, senti...già che siamo qua è meglio che ti avverta di una cosa.- disse il demone dai capelli bianchi, distogliendolo da quei pensieri - Tu non preoccuparti di Hermione, ok? Ci penseremo noi ma c'è una cosa che devi sapere. Stamattina tua madre ha parlato con una persona importante e può darsi che fra poco tu riceva una lettera.- Caesar lo guardò intensamente - Leggi con attenzione quelle carte, poi parlane con i tuoi padrini e prendi con loro una decisione. Si tratta di una questione urgente da cui dipenderà il tuo futuro.-
- Ma di cosa parli?- gli chiese Riddle, incuriosito.
- Un'altra grana, niente di più.- sibilò l'altro sarcastico - E adesso scusami ma devo tornare a lavoro prima che tua madre mi uccida sul serio.-
- Ciao Tom!- cinguettò anche Demetrius, con le braccia attorno al collo di Cameron - Mi raccomando, divertiti capito? I babbani sono uno spasso! E se per caso tornassi qua a trovarci portami una stecca di sigarette e l'ultimo cd dei Kiss!-
- Ci mancavano anche quei quattro mandari dei Kiss! E stai attento, vuoi rompere lo specchio?- gli urlò Caesar mentre la loro immagine scompariva lentamente.
- Sai che roba...- fu l'ultima cosa che disse Demetrius, svanendo - Per qualche anno di sfiga!-
Tom rimase lì fermo, a metà fra lo sconvolto e il depresso. Quei due non sarebbe mai cambiati. Però gli era sembrato che Caesar stesse sul serio sclerando. Lasciarlo solo con Dimitri non era stata una buona idea.
Avrebbe finito per avere una crisi di nervi, proprio lui che non perdeva mai la pazienza.
Sospirò, finendo di lavarsi i denti e andandosene in camera sua ma quando entrò, trovò una civetta scura appollaiata sulla sua finestra. Le aprì i vetri e lei entrò, soddisfatta dalle sue carezze. Aveva una lettera legata a una zampa con un marchio che Tom aveva già visto da qualche parte, anche se non ricordava dove.
C'era il suo nome...e ne rimase un po' allarmato. Allora sapevano che lui era lì?
Tremando, si sedette sul letto e aprì la busta, rompendo il sigillo di cera rossa.
"Caro signor Riddle, siamo lieti d'informarla che lei è stato accettato alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts."
Tom sgranò gli occhioni blu come la notte. Lui? A Hogwarts? Proprio lui?
No, doveva esserci stato un errore! Rilesse le prime righe, poi una scrittura diversa a fondo pagina attirò la sua attenzione. Era fine e molto piccola ma molto elegante e dal contenuto molto informale...quasi amichevole.
"Caro Tom, so che questa lettera ti sembrerà uno scherzo ma ti posso assicurare che non lo è. Anni fa, quando Lucilla mi disse della tua esistenza, giurai a me stesso che avrei fatto qualunque cosa pur di farti entrare a Hogwarts e oggi mi impegno a portare avanti la mia parola. Spero vorrai venire al Ministero fra due giorni, accompagnato da Harry e Draco, per discutere con me di ogni tuo più piccolo dubbio ma sappi che farò qualunque cosa pur di convincerti.
Distinti saluti e un arrivederci a presto, spero.
Albus Silente."
Tom rimase seduto per un bel pezzo quella notte. Rimase a fissare quella lettera con un tuffo al cuore, consapevole che gli stavano aprendo le porte al mondo esterno...ma lui ci aveva mai neanche pensato. Fin da quando aveva scoperto chi erano stati i suoi genitori, aveva sempre pensato che la sua vita si sarebbe limitata al palazzo di Caesar. Aveva pensato di imparare la magia da lui e Lucilla. Già raggiungere Harry lì a Londra gli era sembrato fin troppo...e ora...gli stavano proponendo di mostrarsi a tutti. Di rivelarsi.
No...non sarebbe stato possibile. Avrebbe causato panico e altri guai ai ragazzi!
Ma nonostante questo non riuscì a bruciare quella lettera. La tenne stretta a lungo...fino ad addormentarsi.


La festa al Quartier Generale in compenso era entrata nel vivo verso mezzanotte.
Duncan, da perfetto burbero qual era, aveva imprecato dietro a tutti i suoi Auror per quella festa a sorpresa secondo lui inutile, ma ora, a distanza di un'oretta, se ne stava tranquillo col suo sigaro e il suo drink in mano attorniato da un folto gruppo di vecchi e giovani Auror a chiacchierare mentre un macello di persone invadeva il loro livello.
Eticamente non sarebbe stato né corretto e neanche legale fare festa all'interno del Ministero della Magia ma chi aveva organizzato la festa, ovvero l'Ordine della Fenicie, se n'era altamente sbattuto. Primo fra tutti Sirius.
- E dire che quando ci sono riunioni in società fai sempre tante storie...- rise Harry, accanto al suo padrino.
I due se ne stavano in un angolo appartato, più o meno verso i nuovi balconi magici richiesti negli ultimi anni e naturalmente la discussione era finita, se dapprima in leggerezze, sui nuovi fatti degli ultimi giorni.
Ora non venivano più uccisi grandi gruppi di persone, no...
A quanto pareva dall'ultimo vero e rivendicato attacco che i Lestrange avevano organizzato a Cedar House ma andato a male vista la presenza di Lucilla, erano stati perpetrati omicidi sporadici che però erano stati basati su un raptus improvviso e Clay ne era sempre più sicuro. Dietro a quegli omicidi di babbani e agli attacchi di violenza nella loro squadra, c'era un essere inumano dai grandi poteri empatici.
- E di Hermione?- chiese Sirius poco dopo - Lo so che ti senti in dovere di preoccuparti del mondo intero ma so anche che per te lei viene prima di tutto.- fissò gli occhi tristi di Harry, desolato per lui - Almeno l'orologio dice che è ancora viva...questo vuol dire che c'è ancora una possibilità.-
- Si.- Potter annuì con aria stanca - Sono mesi che non faccio altro che aspettare un suo messaggio, i ragazzi stanno cercando qualsiasi informazione, perfino Mundungus non sa più dove sbattere la testa. Se non altro Tom ha detto che c'è Cameron a pensare a lei.-
- Non fare quella faccia.- gli disse Black, dandogli una pacca sulla spalla - Ho sentito dire che i demoni di stirpe e Caesar Cameron in particolare non hanno mai accettato gli esseri umani. Se Hermione è diventata una sua allieva, vorrà dire che quel demone ha visto in lei qualcosa di buono o che poteva interessargli. Se la sta cercando lui, puoi stare certo che la troverà...- Sirius tacque di nuovo, vedendo la sua espressione.
Ecco dov'era il vero problema allora, pensò ridendo fra sé.
- Ti stai chiedendo perché l'ha fatto vero?- l'anticipò, sorridendo.
Harry inspirò a fondo, appoggiandosi con la schiena alla parete. Si, se lo chiedeva sempre. Ogni notte.
Si chiedeva come mai la sua migliore amica fosse diventata una gagia, come mai non fosse più riuscito né a vederla né a parlarle per quattro anni, in che veri rapporti era con Cameron...
- Hai mai sentito il detto "Se non riesci a battere il nemico, fattelo amico?"- gli chiese Sirius.
- Scusa ma non riesco a immaginare un'idea più idiota.- rispose il moro con una smorfia acida.
- Harry...Hermione è sempre stata la stratega del gruppo, quella che ti salvava con le sue idee. Forse a un certo punto della sua vita si è accorta che se voleva continuare a farlo avrebbe dovuto conoscere le armi del nemico e in caso di bisogno saperle anche sfruttare, se voleva davvero difendere i suoi amici.-
- Dio, ma stai scherzando spero!-
- Dimentichi che i Black sono una di quelle famiglie che mettono il potere prima di tutto.- gli rispose Sirius pacato - Harry, non ti sto dicendo che conoscere le Arti Oscure sia un bene. Ti sto solo chiedendo di guardare la situazione nel suo intero. Hermione non ha studiato la magia oscura per divertimento, ma per essere utile agli Auror.-
- Questo è ancora da appurare.- sibilò Potter torvo.
- Oh, ma che stronzate!- sbottò Black guardandolo storto - La conosci come le tue tasche e sai benissimo che Hermione Granger non sarebbe mai in grado di mescolarsi coi Mangiamorte, quindi smettila di farti di queste paranoie. Quando la ritroverai potrai farle tutte le domande che vuoi ma stare qua a fare supposizioni su una persona assente, per di più la tua migliore amica, mi sembra una carognata.-
- E come sempre mi rimetti sempre al mio posto!- ironizzò Harry sarcastico - Sarà il caso che vada a cercarmi una sigaretta eh? Ci vediamo dopo Paddy!-
Una volta di nuovo solo, Sirius sentì l'inconfondibile risata di Remus accanto e sogghignò con lui.
- Sei veramente perfido.- gli disse Lupin - E' comodo fare il papà così eh?-
- Non immagini quanto.- rispose Black divertito - Il bello poi è che per una volta la mia autorità non è messa in discussione. Io sono più grande, io sono il suo padrino e fa come dico io! Dio, che goduria!-
- Santo cielo, saresti da mettere di nuovo in cella.- bofonchiò Moony.
In mezzo alla baraonda invece si erano formati vari gruppi di conversatori e a quanto pareva il tema interessante della serata era "Ce la farà Harry Potter e farla di nuovo franca?"
Elettra sgusciò via dalle grinfie di Kinneas, grazie al cielo, proprio quando il bimbo sopravvissuto le passò a fianco e le dette un buon motivo per squagliarsela. Si strinse a lui, guardandolo con un sorriso - Come sempre sei sulla bocca di tutti...- gli bisbigliò, prendendolo per mano.
- Certo, in compenso le loro occhiate bavose sono tutte per te.- frecciò lui, fulminando John Kinneas che spogliava senza ritegno la sua ragazza con gli occhi - Dio, quello prima o poi lo eviro cazzo!-
- Ma lascia perdere.- rise la biondina e di colpo lo bloccò, alzandosi sulle punte e dandogli un bacio mozzafiato in mezzo a tutti che, una volta di nuovo separati, lasciò Potter per un attimo senza parole.
- Credi che così abbia ancora qualche dubbio?- gli chiese, sorridendo maliziosa.
- Andiamo a casa.- mugugnò Harry capriccioso, sulla sua spalla.
- Non si può. È ancora presto!- Elettra mise un finto broncio - Dai! Praticamente con gli allenamenti riesco a uscire solo due volte al mese, le altre mi tieni tu nel letto...devo prendere aria ogni tanto, sai?-
- Hn, ok...- ammise, sbuffando - Però domani è domenica e i ragazzi escono.-
- Mi hai presto per la tua geisha per caso?- ridacchiò la Baley, baciandolo di nuovo. Si avviarono battibeccando come due piccioni fino a un altro balconcino dove si trovava quel gran asociale di Malfoy. Non era solo però. Gary Smith era con lui e a quanto pareva anche Draco riusciva a scambiare due parole con una persona cortese come Gary senza scatenare rissa. Smith salutò tutto felice Elettra e si misero tutti quanti a chiacchierare del più e del meno.
Se non altro il loro amico aveva capito che Harry ne aveva basta di sentire cavolate sul bambino sopravvissuto.
Quando se ne fu andato, il moro si fece accendere una sigaretta da Draco con aria distrutta.
- Dio Potter...se ti sfaldi già adesso siamo a posto.- frecciò il biondo, sarcastico.
- Oh, ma stavolta ho anche il mio bel serpentino a farmi una mano no?- rispose ironico - Dico bene Malferret? Vero che stavolta farai il bravo e mi verrai dietro dall'inizio alla fine?-
- Quand'è che ho sottoscritto un contratto di matrimonio con sua altezza lo Sfregiato eh?- Malfoy scoccò la lingua, disgustato - Che palle, questa storia mi fa vomitare! Guarda questa gente, sono solo pecore! Tutti dietro al povero pollo di turno che come al solito rischierà la vita per tutti.-
- Tesoro, stavolta siamo di più no?- disse gentilmente Elettra, carezzandogli una spalla - Ormai siamo una squadra affiatata e sappiamo come agiscono, nel limite della norma anche se quei due le stanno inventando tutte. Secondo me basterà restare uniti e ce la faremo.-
- Si, intanto però verremo sbattuti tutti alla gogna non appena a Orloff girerà di farci passare per visionari.- sibilò Harry seccato, ma una voce melodiosa alle sue spalle lo rintuzzò gentilmente - Come vi ho già detto al Ministro penso io!-
Era May, che si appoggiò accanto a Draco con aria birichina - Gente, non fasciatevi la testa prima di rompervela.-
- Si, hai ragione.- ammise Potter esausto - Ma tutti i giornalisti in questi mesi mi hanno spaccato la testa.-
- Si e a noi qualcos'altro.- concluse il biondo seccato - Fammi indovinare Sfregiato. Stai per dirmi che te ne vai a casa.-
- Che tenero, come l'hai capito?- cinguettò il moro, sbattendo gli occhioni verdi con aria angelica - Ah, solo una cosa prima che scappi. Se vedi Ron in giro controlla con che tipa è...e tieni lontano Edward da Mundungus. L'ultima volta hanno perso cento galeoni a testa nel giro di cinque minuti al velodromo.-
Sotto la smorfia disgustata di Malfoy e la risatina della Aarons, Harry ed Elettra tolsero il disturbo smaterializzandosi direttamente via, a casa, dopo aver salutato Sirius e Remus con un gesto della mano.
- Stanno veramente bene insieme.- disse May, poco dopo quando rimase sola col biondino - Hai detto che si sono messi insieme quando lei aveva 14 anni?-
- Si, ma si sono lasciati. Si sono rimessi insieme solo l'anno scorso.- la informò Draco, finendo la sigaretta e gettandola via - Elettra in fondo è l'unica di quelle cretine con cui è uscito che riesco a sopportare.-
- Dì pure che stravedi per lei.- insinuò la strega, maliziosa.
- Trovare una ragazza come lei non è da poco.- ammise Malfoy, girandosi verso la sua Osservatrice.
- Però non ti andrebbe bene neanche Elettra, giusto?- sorrise May - Sai che è difficile per una donna starti vicino?-
- Come sarebbe?- le chiese, guardandola storto.
- Perché tu pensi sempre e solo a "lei".- May si appoggiò coi gomiti alla ringhiera, guardando il cielo - Se una ragazza cerca di stare con te o cerca anche un semplice spazio nel tuo cuore, anche solo per esserti amica, sbatte contro un muro enorme. Insomma...ti conosco da due mesi e mezzo ed è come se fossi una presenza trasparente nella tua vita.-
- Adesso non esageriamo.- rispose, irritato con se stesso. Era così facile leggergli dentro?
Se n'era accorto da poco ma era come se May, anche contro tutte le sue difese, fosse riuscita a entrargli dentro. Lei sapeva sempre dirgli la cosa giusta, capiva cosa pensava, come si sentiva.
- Secondo me dovresti cominciare a fare un po' di spazio per gli altri.- continuò la Aarons, guardandolo dolcemente - Non pretendo di diventare la tua migliore amica ma vorrei solo che non mi vedessi come un'intrusa che cerca di fare a pezzi la sacra immagine che hai di quella ragazza.-
- Sacra?- ghignò lui in risposta - No, credimi. Potrò averla messa su un piedistallo, questo non lo metto in dubbio. Ma non sono uno che sopravvaluta le persone. Se ce l'ho messa, è perché lei era speciale.-
- Ci sono altre persone speciali.- la Aarons inclinò il capo - Mi credi?-
Draco alzò gli occhi argentei e li piantò su di lei. Era proprio sfortunato con le mezzosangue, pensò mentre lentamente May si avvicinava al suo viso. Quando le labbra della strega toccarono le sue, restò per qualche secondo con le palpebre semi aperte, ricordando il passato. Era la prima che dopo tanto significava qualcosa per lui.
Tutte le altre erano state veramente solo spettri senz'anima.
Fu un bacio casto, niente di ciò a cui solitamente era abituato lui...e quando May si scostò, rimase a guardarlo con quei suoi occhi scuri pieni di qualcosa di diverso dal solito. E Draco sapeva riconoscerla la passione, il desiderio.
- Che aspetti signor Malfoy?- gli sussurrò ridendo quasi con sfida - Un invito scritto?-
E stavolta rise anche Draco, seppur brevemente, seppur sommessamente.
Si, forse quel muro era ancora molto alto. Troppo alto...ma se non cominciava a romperlo da qualche parte, quello avrebbe continuato a crescere...e allora sarebbe stato impossibile superarlo.
Fu una notte strana. Fu come uno strano sogno ovattato, quei sogni estivi che per il caldo ti lanciano in un mondo pieno di colori forti, che non ti lasciano riposare davvero. Ma May fu fantastica.
Sia sul piano prettamente fisico che in quello mentale, non fece niente di sbagliato...anzi. Probabilmente fu il sesso migliore della sua vita, dopo quello fatto per amore con Hermione tanti anni prima.
May aveva un corpo morbido, dalla pelle liscia e setosa, mani dalle dita lunghe e mai ferme.
Era come se, abbracciati e ansanti l'uno sull'altra, lei avesse continuato a parlargli col pensiero. Aveva l'impressione di continuare a sentire la sua voce nella mente anche quando lei taceva, anche quando ansimava per il piacere.
I suoi lunghi capelli poi erano bellissimi...
Si addormentò con lei appoggiata al suo torace, apparentemente sereno, senza pensiero. Ma alle quattro di notte all'improvviso il ticchettio della sveglia magica di May, visto che avevano scelto la stanza più vicina per non stare lontani un minuto di più, si fece assordante e si svegliò di scatto, tremando per il freddo...e forse anche per il terrore. Una voce...una voce aveva strillato il suo nome.
Hermione...
Una visione improvvisa gli fece mancare il fiato...e poi ebbe la netta sensazione che la vita gli stesse scivolando via dalle vene. Alzò i polsi...e vide degli squarci terrificanti nella sua pelle. Strabuzzò gli occhi, senza voce per gridare, ma quando riaprì le palpebre non c'erano più segni.
Di nuovo quel grido, quell'implorare disperato del suo nome gli arrivò alle orecchie.
Hermione, era Hermione!
Non seppe dire come ma forse doveva aver perso i sensi perché quando si risvegliò, mezz'ora dopo, quella voce era sparita. Forse...forse era stato solo un sogno. Uno scherzo della sua mente. Dio...si sentiva forse in colpa verso Hermione per essere a letto con May? Stava perdendo il senno ormai, ne era sicuro.
Si passò una mano fra i capelli biondi, madidi di sudore, sentendo uno strano calore alla gola. E cosa ancora più strana, quando sollevò lo sguardo trovò sul copriletto del letto della mezzosangue un libro di favole.
Era aperto su un'illustrazione. La mela avvelenata di Biancaneve.
Prese in mano il libro, senza capire. Raffigurava Biancaneve chiusa in una bara di cristallo, ancora viva nel suo corpo di morta, solo che nessuno poteva saperlo. Era stata la mela avvelenata della strega ad addormentarla. In quel momento si svegliò anche May, sdraiata supina al suo fianco e stranita, la ragazza posò lo sguardo su quel libro di favole. Quando lo vide, Malfoy ebbe la netta sensazione di vederla sgranare gli occhi per la sorpresa...mista a un presentimento.
- Stamattina ho messo in ordine i miei vecchi libri e devo averlo lasciato in giro.- sussurrò a Draco, afferrando il tomo e gettandolo giù dalla sponda con uno sbadiglio. Poi lo guardò attentamente, incuriosita.
- Sembra che tu abbia visto un mostro.- gli disse, sogghignando.
- No, non è niente...- rispose lui, cercando di togliersi dalla testa quelle sciocchezze - Faccio solo fatica a dormire con qualcun altro nel letto.-
- Ah,- May si ributtò sotto le lenzuola, divertita - allora ti conviene tornartene in camera tua.-
Porca...Draco se l'era scordato. Cazzo, e adesso? Non aveva voglia di andarsene da quel calduccio! E poi quando sentì quella maledetta mezzosangue ridacchiare s'incavolò ancora di più.
- Che ridi Aarons?- rognò, rimettendosi sopra di lei - Se non la finisci ti faccio smettere io!-
- Rido della tua pigrizia!- scandì la strega mora, fissandolo con gioioso rimprovero - Dì la verità...volevi buttarmi allegramente fuori perché sei un orso, non perché in realtà non mi vuoi a letto...solo che essendo in camera mia dovresti Smaterializzarti al piano di sopra. Dio, meno male che sei nato mago Malferret.-
- Ci manchi solo tu adesso a chiamarmi così!- replicò il biondo seccato, ricevendo un bacio con una smorfia.
May gli dette l'ultimo colpo di grazia qualche secondo più tardi, quando gli prese la mano sinistra e iniziò a baciargli i polpastrelli delle dita, uno per uno. Poi finì a baciargli le nocche, quindi si fermò sulla striatura del suo tatuaggio.
- Mi dici cos'è?- gli sussurrò, continuando a baciargli e leccargli la pelle.
Draco inspirò a fondo, pensando al tatuaggio che aveva fatto anni prima e che ore restava coperto per metà dal bracciale di platino maledetto. Una lunga scia nera dalla forma uncinata andava dal suo polso fino a quella parte a età fra pollice e indice. Sembrava...un'ala nera.
- E' un corvo.- rispose poco dopo, a bassa voce. Ma subito dopo lo scordò, sentendo una mano di May scendergli sul cuore, poi scivolare sul torace fino in basso. Lentamente il suo animo tornò a infiammarsi, esattamente come il suo sangue. A ogni tocco di May, la voce di Hermione spariva, nella sua testa.
Era come se...come se May fosse più forte dell'immagine di Hermione.
Era May accanto a lui e non l'immagine di un passato che non sarebbe più tornato indietro.
C'era May lì...accanto a lui e nella sua testa. Non sapeva dire come...ma non vedeva altro. Non sentiva altro che il corpo voluttuoso della sua Osservatrice. Ci annegò dentro e quando la mattina si svegliò alle prime luci dell'alba senza riuscire più a prendere sonno, si accorse che May non c'era più, insieme alla sua bacchetta e alla sua spada.
Smaterializzatosi in camera sua, si mise addosso un paio di jeans e scese a farsi la colazione, per trovare sul tavolo della cucina un biglietto vergato dalla tondeggiante calligrafia della mezzosangue.
Scriveva che Orloff l'aveva richiamata all'ordine.
- Che palle!- rognò, maledicendo quel Ministro del cavolo. Cominciò a chiedersi chi era peggio fra lui e Caramell. Se non altro Caramell non era mai stato un tale schiavista.
Si stava scaldando del latte nel microonde quando entrò Ron in cucina, ancora tutto vestito come la sera prima.
Quando vide Draco, ebbe un attimo di sbandamento.
- Ciao...- mugugnò, incerto.
Allora Potter aveva ragione, pensò il biondo con un ghigno lascivo sulla faccia. Weasley se la faceva con qualcuna... e se l'era fatta anche bene, a giudicare dai suoi vestiti scomposti e dal rossetto che aveva ancora sulle labbra.
- Ti sei divertito Weasley?- gli chiese, sarcastico.
- Abbastanza.- disse Ron, grattandosi la testa - Ed è tornato?-
- Ma io che ne so. Me ne sono andato via che era l'una.-
- E May?-
- Da Orloff.- Draco si mise a sedere finalmente, con la tazza fumante di fronte al muso ingrugnito anche dopo quella bella notte di sesso ma quando prese la zuccheriera dal vassoio e si specchiò nella superficie ludica di questo, ebbe un mancamento. Un grido lacerante gl'invase i timpani, costringendolo a chiudersi le orecchie. Hermione!
Ora non se lo stava immaginando! Era Hermione! Era lei...
Strillava, strillava forte...era terrorizzata a morte!
Ron gli fu vicino e in un attimo tutti i presenti in casa si svegliarono, correndo al primo piano allarmatissimi.
- Che succede?- alitò Blaise, aiutando Malfoy a sedersi - Dray, che ti prende?-
- Io...io non lo so!- gli sembrava d'impazzire. Lui non era un Sensimago, né un empatico. Continuava a sentire Hermione gridare senza sosta, a urlare il suo nome. Se lo stava forse inventando? Eppure non l'aveva mai sentita strillare in quel modo atroce. Neanche nei suoi incubi peggiori.
Decise di raccontare ciò che era successo anche quella notte, tralasciando naturalmente il fatto che fosse stato a letto con May e i ragazzi ascoltarono attenti, consci che poteva trattarsi di una trappola. O di un vero richiamo di Hermione.
- Secondo me è una trappola.- disse Ron, con voce stanca - I Lestrange lo sanno che stavate insieme.-
- Può essere anche sei solo esausto Dray.- continuò Blaise, toccandogli la fronte che scottava leggermente - In questi mesi ci siamo spaccati tutti quanti per cercarla, ma così ti stai stremando.-
- E se non fosse una trappola?- ipotizzò Elettra seria - Se Hermione stesse davvero cercando di parlare con lui?-
- Per ora grida e basta.- le disse Weasley - So anche io che è difficile ma se fosse davvero Herm ci avrebbe contattato in maniera diversa. Lei ci darebbe degli indizi. L'ha sempre fatto.-
- Si ma se stavolta non potesse fare altro che chiedere aiuto?- replicò la biondina accorata - Non è invincibile, accidenti, qua sembrate dimenticarvelo tutti quanti! Quel maledettissimo orologio se ne sta fra la vita e la morte da due mesi e mezzo e voi non fate altro che presupporre che stia bene per il momento!-
- Purtroppo non possiamo fare di più, cerca di capire...-
- Elettra, i ragazzi hanno ragione.- le disse Harry - La stiamo cercando in lungo e in largo. Clay e dei suoi amici ci stanno mettendo l'anima e se anche quel Cameron ancora non la trova significa che l'hanno nascosta davvero bene.-
- Io me ne frego, andate dai Lestrange e fateli parlare!- sbottò la Baley esasperata.
- E con che mandato?- le chiese Blaise pacatamente - Non potremmo neanche parlare con quelli.-
- Avevano l'anello col serpente di Hermione!-
- Potrebbero averlo preso ovunque.-
- Ragazzi, dare i numeri adesso non serve a niente!- sbottò Harry, zittendoli tutti - Ok, adesso basta. Ora io me ne vado da Duncan. Parlerò con lui, gli racconterò una volta per tutte di Hermione e vedrò di cominciare a muovere delle ricerche anche fra le famiglie di Mangiamorte che sono state scagionate quattro anni fa. Voi vedete di mantenere il controllo per qualche ora, va bene? E tu vai a letto Draco, fammi il favore.-
- Tranquillo, gli diamo qualcosa per dormire.- l'assicurò Zabini - Stai attento, ok?-
- Vado e torno.- Harry scese le scale e una volta al piano terra, cercò un giacca. Era a pezzi per il poco sonno e disperato per Hermione ma non poteva darlo a vedere. Se ora però anche Malfoy cominciava a sentirsi male, erano proprio arrivati al limite. Stava per uscire di casa quando il piccolo Tom, ancora in pigiama e tutto arruffato per poco non gli volò addosso, facendo cadere entrambi.
- Oh, cacchio!- Potter lo guardò imbufalito - Dio, sono le sei e mezza! Non puoi startene a letto come tutti i ragazzini normali?- ma guardando il suo musetto da cucciolo, dovette lasciar perdere - Che c'è?- sbuffò.
Tom sembrava imbarazzato. Stropicciava qualcosa fra le mani e se il bambino sopravvissuto fosse stato un po' meno di fretta, sarebbe stato anche lì a cercare di farlo parlare normalmente, invece gli prese la lettera e basta, sbirciandone velocemente il contenuto...e allora sbiancò.
La sua bocca spalancata si scontrò con l'espressione malinconica del bimbo.
- E bravo Silente...- alitò Harry, senza accorgersi di sorridere. Era sempre il solito.
- Ci vuoi andare?- gli chiese, visto che Tom continuava a tacere, viola per la vergogna.
Sobbalzando alla domanda, il ragazzino corrucciò la fronte - Bhè...non credo di poter...-
- Ascoltare non costa nulla.- Potter lo guardò dritto in faccia - O non vuoi andare a Hogwarts?-
Andare a Hogwarts. Stare con altri maghi come lui. Non vivere rinchiuso. Sarebbe stato davvero bello.
- Senti, facciamo così.- Harry gli ridiede la lettera, sospirando con pazienza - Adesso vado al Ministero. Devo parlare col Capo degli Auror ma non ci metterò molto. Due ore e sarò di nuovo a casa, così potremo parlarne tutti insieme.-
- Va bene.- annuì il piccolo Riddle - Però...non ti sembra...ingiusto?-
- Cosa?- allibì Harry.
- Che io...che io possa andare a scuola con gli altri...-
Oddio. Quel bambino avrebbe dovuto andare con lui dallo psicologo, per una terapia di coppia. S'inginocchiò e anche se a fatica cercò le parole adatte per tirarlo su. Gli tornarono in mente il classico fraseggio di Sirius.
- Tom...smettila di farti queste seghe mentali per due miseri minuti ok?- sbottò, atterrendo il ragazzino - Riesci a trattenerti per due orette? Due orette sole! Poi torno a casa e così potrò aiutarti a insultare te stesso anche per tutto il giorno se vuoi, ma fino a quel momento pensa a tutti i figli dei Mangiamorte che vanno a Hogwarts. Quelli staranno già programmando di uccidere qualche povero babbano coi loro genitori mentre tu invece, anche se mi scoccia dirlo, non hai mai fatto niente a nessuno...perciò stattene buono e aspettami, va bene?-
Per un attimo sul viso di Tom, Harry aveva visto un sorriso vero. Non gli aveva mai sorriso così.
- E adesso fila di sopra.- gli ordinò Potter.
- Va bene.- assentì il mini Riddle correndo sulle scale con un insolito buon umore ad allietargli la giornata - Ci vediamo dopo Harry! E torna presto!-

Torna presto.
Incredibile. Un Riddle gli aveva detto, con gioia e aspettativa nella voce, di tornare presto a casa loro. Il mondo stava proprio girando al contrario...

Ma come aveva fatto a farsi convincere?, si chiese il piccolo Tom Riddle scendendo dalla monovolume magica di Harry Potter, davanti a una normalissima cabina telefonica. Era già lunedì e quel giorno si sarebbe incontrato col preside Silente. Ma non solo...lui era uscito di casa e anche da Lane Street. Sarebbe entrato in un luogo pubblico, occupato da maghi. Si sentiva un fascio di nervi e anche Draco, che gli stava accanto, pensò che probabilmente di quel passo avrebbe rischiato un collasso entro l'ora di pranzo. Era erano solo le dieci di mattina.
Si ficcò anche il cappuccio della felpa leggera sulla testa, come per nascondersi...
- Oh, dai Tom!- sbuffò Harry - Non potrai stare nascosto lì sotto all'infinito!-
- Guarda che Silente non ti mangerà mica.- soffiò anche Malfoy che si era ripreso quella domenica dalla sua febbre nervosa - Devi solo andare dentro, sentire che dice...e dirà un sacco di vaccate perché quello è strano forte e poi ce ne torneremo a casa.-
- Ma lì è pieno di maghi! E se qualcuno mi riconosce?-
- Ma se non ti ha mai visto nessuno!- lo zittì Potter con un gesto della mano, spingendolo nella cabina e cominciando a trafficare coi tasti - Non hai mica scritto in faccia "Sono il figlio di quel bastardo di Voldemort."-
- Ecco, bravo Sfregiato. Come sempre trovi le parole giuste per tutto.- ironizzò Draco, sarcastico.
Appuntarono sulla felpa di Tom il cartellino con sopra scritto "Visitatore" e il nome intero del maghetto, poi finalmente l'ascensore del Ministero si mise in moto, insieme alla tachicardia del piccolo Riddle che guardava terrorizzato il suo nome sulla targhetta. Più chiaro di così!
- A che livello?- bofonchiò Malfoy, mentre scendevano rapidi - Ma ha un ufficio anche qua quel vecchio?-
- Sulla lettera diceva solo di andare al Quartier Generale. Oggi Duncan è fuori con la delegazione francese e forse il preside gli avrà chiesto il permesso di usare il suo studio. Sai che sono contento di rivederlo?- sorrise Harry - E' una vita che non lo vediamo.-
- Bhè, considerato che l'ultima volta gli abbiamo riempito la scuola di cadaveri di demoni e Mangiamorte, non credo che abbia pianto quando ce ne siamo andati, sai?-
Sull'ascensore cominciò a salire un po' di gente, tutti conoscenti di Harry e da ciò che notò Tom, tutti erano molto gentili e rispettosi con lui. Certo, era un eroe, pensò facendo di tutto per nascondere il nome sulla sua targhetta.
Accidentalmente però, le parole di una strega che era salita al primo livello, lo fecero tremare.
- Salve signor Potter!- disse mettendosi al suo fianco - Sa che il vostro Quartier Generale è stato preso di mira da alcuni giornalisti stamattina? Pare che ci sia stata una fuga di notizie su un qualcosa riguardante un bambino che sta con lei...oh! Ma è vero!- la strega abbassò lo sguardo su Tom, stranita - Ma chi è questo bambino?-
- Un mio parente.- sibilò Draco, zittendo quella pettegola - ...I giornalisti sono ancora in giro per il Ministero?-
- Si, sono una vera tortura. Si sono infilati ovunque...e gli Auror erano molto agguerriti. Il vostro compagno, quel Kinneas, ha già organizzato un battaglione di difesa nel caso aveste portato con voi qualcuno di pericoloso...ma ora che vedo questo bimbo mi sembra assurdo.-
Un battaglione di difesa? Le facce dei tre, Draco compreso, erano atterrite.
Dio, sarebbe stata veramente una giornata lunghissima. E cosa sarebbe accaduto quando gli altri avrebbero visto il nome di Tom sulla sua targhetta? Avrebbero scatenato il panico!
Non finirono neanche di pensarlo che le porte si aprirono di nuovo e furono davanti al Quartier Generale. Nel corridoio il caos...e quando gli Auror e i giornalisti che stavano per essere presi a fucilate si voltarono verso di loro, sia Tom che Harry e anche Draco ebbero l'impressione, per l'ennesima volta in vita loro, di trovarsi dentro una specie di scatola di cristallo sotto vuoto...e l'aria ormai cominciava davvero a farsi irrespirabile.
E il bambino sopravvissuto sapeva fin troppo bene che i predatori erano solo una parte dell'infido nemico che era il pettegolezzo. Presto sarebbero arrivati anche gli sciacalli.
Pochi secondi e al Ministero della Magia sarebbe nata una nuova leggenda.
Ma stavolta dubitava che il bambino in questione sarebbe stato accolto come un eroe.

 

 

 

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Capitolo 15
*** Capitolo 15° ***


 



- Signor Potter, signor Potter! Cosa può dirci riguardo alla notizia che lei si occupa del figlio del suo nemico?-
- E' vero che questo ragazzino è l'unico figlio di Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato??-
- Non pensa a ciò che potrebbe scatenare la presenza di questo bambino nel mondo magico??-
- Signor Potter è vero che se ne sta occupando da mesi?-
- Signor Potter è vera la voce che lei e il signor Malfoy siete i padrini di questo bambino??-
- Non vi sentite in obbligo verso la comunità magica?-
- Cosa ne pensate di questo ragazzino? È vero che sarà il flagello dei maghi?-
- Signor Potter, è pronto ad assumersi le sue responsabilità?!-
Harry e Draco si fecero largo a forza in quella massa di giornalisti, coprendo il piccolo Tom che ne stava aggrappato alla cinta di entrambi, a testa china, terrorizzato a morte da tutti quei flash e quelle domande su...suo padre.
Odiato oltre ogni limite, Lord Voldemort era rivisto in lui. Lo guardavano come se fosse stato l'Anti Cristo.
Tremava e quando Harry se ne accorse, respinse via tutti quanti furibondo mentre Draco prese direttamente in braccio il bambino, nascondendosi fra gli Auror che respingevano quella massa vociante di scribacchini.
Una volta dentro al Quartier Generale, Harry riuscì a seguirli e si richiuse la porta alle spalle con l'aiuto di Gary e June Carson, una della sua squadra. Stremati, i giovani Auror si lasciarono andare a un sospiro di sollievo...quando una risata perfida invase l'anticamera. Draco si voltò, ancora con Tom in braccio, insieme a Harry che rabbioso fissò il ghigno ironico di John Kinneas.
- Ma bravi...e così avete tenuto nascosto il figlio di quel bastardo eh?- sibilò, con gli occhi fissi su Tom - Che cazzo ti passa per la testa, Potter? Sei diventato matto? O ti è venuto il cuore tenero tutto di colpo?-
- Sta zitto, Cristo Santo!- ringhiò Harry.
- Te l'avevo detto che a forza di stare col figlio di quel Mangiamorte traditore avresti fatto una brutta fine!- insinuò ancora Kinneas, guardando Draco con sprezzo - E adesso anche questo marmocchio! Ma che hai nel cervello!? È il figlio del Lord Oscuro! È uguale a lui!-
- Non è il caso che me lo dici.- replicò il moro a bassa voce - So bene che faccia aveva.-
Quando ricordò quello, i colleghi più giovani tacquero mentre lentamente cominciavano ad affluire quelli più anziani, attirati da tutto quel chiasso ma a differenza dei più freschi, davanti a Tom non dissero assolutamente nulla. E poi il piccolo Riddle era così spaventato che si guardava attorno con occhiate frenetiche. Malfoy, che se lo teneva vicino, poteva sentire il suo cuore galoppargli nel petto.
- E adesso vedi di pensare ai cazzi tuoi...anzi, fatemi un favore. Fatevi i cazzi vostri tutti quanti!- concluse Harry con stizza, viste le facce stralunate di tutti gli Auror presenti nel uso comportamento verso il figlio del suo più grande nemico - Il bambino non ha ancora neanche undici anni, è indifeso. Perciò smettetela.-
- Indifeso...- riecheggiò Burke nelle retro vie, altro amico di Kinneas - Allora uccidilo adesso no?-
- Complimenti. Veramente encomiabile questa!-
Tutti si girarono, quando Tristan Mckay apparve con Jess e Clay sulla porta secondaria, battendo le mani.
- Ma certo, prendiamocela con un bambino. Bravi ragazzi.-
- E già...ha parlato quello che se la fa coi demoni!- replicò John.
- Un demone solo.- rise Tristan con fare pericoloso - Se non contiamo Milo. E adesso vedi di tapparti quella lurida fogna prima che perda la pazienza. Se Harry si occupa di Tom c'è un motivo, quindi state zitti!-
- Silente è nello studio del capo, ragazzi.- disse Jess a bassa voce - Muovetevi. Noi intanto tratteniamo i giornalisti.-
- Aspetta un secondo Mckay!- sbraitò Davids, altro dell'infame gruppo di Kinneas - Ma ragionate tutti quanti o no? Hai capito chi è questo bambino? Il marmocchio è il figlio di quel bastardo che ha massacrato le famiglie di persone intere! Noi ci siamo battuti per anni per fermarlo e adesso non dite un cazzo quando Potter e Malfoy si mettono a crescere quel serpente?! È mezzo demone tra l'altro!-
- Lucilla dei Lancaster non è sua madre.- chiarì Clay.
- E tu che ne sai?- rognò Burke.
- A parte il fatto che sento meglio di te, idiota...- frecciò Harcourt - Il bambino è un umano normale.-
- No, è un demonio!- urlò qualcun altro.
- Basta! Adesso smettetela tutti!-
I ragazzi si girarono, trovando Kingsley sulla porta d'ingresso. Furibondo, era passato in quella fiumana di giornalisti e ora lo fissava letteralmente imbestialito. - Si può sapere che diavolo succede?-
- Succede che il bambino sopravvissuto qua ha s'è preso in casa il figlio di Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato! Dopo anni di lotte ha mandato tutto a puttane!-
- Oh ma stai zitto, cazzo!- ringhiò Draco esasperato da quelle idiozie - E' stato Potter a salvarti le chiappe quattro anni fa! Non sapete neanche che faccia avessero i Mangiamorte!-
- Si e tu invece lo sai bene, eh?- ridacchiò Kinneas acido.
- Vaffanculo John.- sibilò Harry, rispondendo prima di Draco e puntandogli un dito addosso - Se ti esce di bocca un'altra puttanata di queste giuro che ti faccio passare la voglia, sono stato chiaro?-
Ma la cosa naturalmente non finì lì. Gli Auror presero ad accapigliarsi gli uni contro gli altri e in quel macello di grida isteriche e minacce di morte lenta e dolorosa, Tristan riuscì ad afferrare Tom e a trascinarlo lontano da quel groviglio d'idioti, maledicendoli uno per uno. Nel corridoio di servizio fortunatamente non c'era nessuno e riuscì a fermarsi un secondo, per far riprendere fiato al bambino. Inginocchiandosi davanti a lui, lo guardò desolato.
Aveva gli occhi lucidi e Tristan cercò di sorridergli. Nessun bambino avrebbe mai meritato di sentire quelle cose.
- Tom...tutto bene?-
Il piccolo Riddle annuì vagamente, tirando su col naso e sforzandosi di trattenere le lacrime. Il viso di Tristan e la sua espressione buona lo fece calmare un poco, anche se capiva ora più che mai quanto sarebbe stata dura. E inutile anche.
Il mondo dei maghi non era preparato a capire...e a perdonare.
Lui sarebbe sempre stato il figlio di due assassini. E niente l'avrebbe potuto cambiare.
Dopo qualche minuto di silenzio, Mckay gli posò le mani sulle spalle.
- Ce la fai?-
- No...- ammise, scuotendo il capo - Non dovevo venire qui!-
- Anche Lucilla e Harry sono stati maltrattati così, sai?-
- Ma loro sono eroi però...- singhiozzò, abbassando il viso arrossato - No, devo andare via...-
- Non vuoi almeno provare a cambiare le cose?- Tristan lo fissò supplichevole - Se non ci provi, non potrai mai vivere in pace con te stesso. Tom...tu non hai fatto niente.- gli sussurrò, prendendogli la faccia fra le mani - Non hai fatto niente di male. Se vogliono prendersela con i tuoi genitori che lo facciano...ma non è colpa tua. Hai capito? Non è colpa tua. Tom...non è colpa tua...-
Una lacrima, poi un'altra. Infine un pianto dirotto liberò un dolore covato da mesi e mesi, un dolore che era nato senza che era nato senza possibilità di scampo lo stesso giorno in cui quel bambino era venuto al mondo.
Esattamente come per Harry Potter, quel bambino avrebbe dovuto sopravvivere alla stessa maledizione.
Quella di Lord Voldemort.
Lo lasciò davanti allo studio di Duncan, davanti alla porta dietro a cui c'era Silente.
- Non sei obbligato a entrare.- gli disse, prima di tornare a sedare quella rissa scatenata poche stanze più in là - Pensaci, ma se Silente ha in mente qualcosa difficilmente non la ottiene, ricordatelo.-
Un minuto, due, tre...Tom restò impalato lì davanti con l'anima vuota e il cuore già tanto stanco.
Ma in fondo, pensò amaro mettendo la mano sulla maniglia, cosa poteva succedere di peggio?
Una volta dentro all'ufficio, si guardò attorno in quel buio vago con poche finestre aperta. Era una stanza di lunghe proporzioni, col soffitto invece abbastanza basso. C'erano tanti scaffali pieni di libri, armi sparse ovunque, un odore d'incenso molto forte che aleggiava nell'aria e tanti fogli accartocciati sul pavimento.
Però non c'era nessuno lì dentro. Forse...il preside Silente si era stancato di aspettarlo e se n'era andato.
Tom stava per fare retromarcia quando un verso gracchiante attirò la sua attenzione. Si guardò ancora in giro ma non vide nessun uccello...almeno fino a quando un battito d'ali non gli fece alzare il viso.
Si ritrovò con uno strambo uccello rosso sulla spalla, bello ed elegante.
- Ciao...- sorrise il ragazzino, allungando la mano per carezzarle le piume - E tu da dove arrivi?-
Fanny allungò il collo per guardarlo bene. Lo studiò a lungo e poi gli permise di accarezzarla. Dopo qualche coccola volò via per posarsi su un piolo di metallo per falchi...e una volta lì, prese fuoco sotto lo sguardo allarmato di Tom che non fece in tempo a fare niente. Nel giro di un secondo ne era rimasta solo cenere.
- Oddio!- balbettò agitando le braccia - Che cavolo...Oddio!-
Gli sarebbe venuto un collasso, poveretto, se fra il cumulo di cenere rimasto a terra non avesse visto muoversi un affarino minuscolo. Guardando meglio, vide che era una miniatura dell'uccello di prima. Allora tirò un sospiro.
- Una fenicie!- sospirò, prendendo il pulcino fra le mani.
- Esatto. Fanny è una fenicie, Tom.-
Il maghetto sobbalzò, sentendo quella vecchia voce. Voltandosi lentamente, si trovò di fronte a un vecchio con la barba lunga e bianca, parecchio alto, con uno strambo cappello e due occhialetti a mezza luna sul naso.
Albus Silente gli sorrise con fare gentile, dietro alla poltrona di Duncan Gillespie.
Ecco. La ruota del destino aveva operato un'altra volta, girando in un verso ben preciso.
Tom, Tom Riddle...Silente guardò i suoi occhi blu, i suoi capelli neri. Rivedeva un passato ormai morto...ma un futuro diverso da quello che gli era già stato predestinato.
Come gli ricordava Harry, quel bambino. La stessa aria spaesata, davanti a una fama che non aveva chiesto.
Lo stesso animo indomito, un dolore nascosto agli occhi degli altri. Paura, attesa, eccitazione.
- Buon...buon giorno.- balbettò il ragazzino, riprendendosi.
- Buon giorno a te, Tom. Io sono il preside Silente.- gli disse il vecchio mago, sorridendo e porgendogli la mano. Sorrise di più quando vide l'aria imbarazzata del bambino, nel porgergli la mano. Gliela strinse comunque, poi si fece indietro. Silente gl'indicò la sedia, premuroso, e il piccolo Riddle si sedette tenendo Fanny fra i palmi.
- Anche Harry la vide nel giorno del falò la prima volta.- ridacchiò il vecchio preside - Gli venne un colpo. Vuoi un dolcetto alla zucca?-
Tom guardò il sacchetto di biscotti che Silente gli porgeva e anche se aveva lo stomaco chiuso, ne prese uno.
- Grazie.- sussurrò, addentandolo.
- Allora...- Silente si lasciò andare contro la porta, continuando a studiarlo - Dimmi Tom, dimmi tutto quanto.-
Il ragazzino sgranò gli occhioni, sempre più intimidito. Ma perché Harry e Draco non lo raggiungevano?
- Ecco...mi chiedevo...perché...-
- Perché ti ho chiesto di venire a Hogwarts?- l'anticipò il vecchio - Mi credi un pazzo vero?-
- Si...cioè, no!- si corresse in fretta il maghetto, arrossendo violentemente - Non voglio dire che lei sia matto...ma insomma, mi sembra solo strano, ecco.-
- Strano...e perché?-
Draco aveva ragione. Il preside era parecchio strambo. Doveva puntualizzare l'ovvio forse?
- Il problema sono i tuoi genitori?-
- Bhè...non direi che si tratta di un particolare trascurabile.- sussurrò, sempre più rosso.
- Si, in effetti ho visto con che accoglienza i maghi stamattina hanno accettato la notizia. Bah, i soliti.- Silente si versò del thè e addentò a sua volta un bel dolcetto, sbriciolando come suo solito qua e là - Sai, al suo quarto anno Harry fu praticamente incolpato della morte di uno studente di Tassorosso. Ci volle un anno intero perché tutti tornassero a credere in lui. Un'altra volta, al secondo anno, tutti l'hanno creduto una specie di domatore di Basilisco che andavano in giro per la scuola a pietrificare le persone. Al minimo cenno di pericolo tutti lo mettevano sempre al bando, nonostante fosse stato colui a cui i maghi hanno brindato ventidue anni fa.-
- Quando sconfisse mio padre per la prima volta.- mormorò Tom - Ho letto i libri...-
- E cosa ne pensi?- gli chiese Silente.
- Che...che Voldemort era malvagio. Harry ha fatto bene a...-
- No, no!- lo interruppe dolcemente il vecchio preside - Cosa ne pensi di quello che ha passato Harry.-
Tom sbatté le palpebre, senza capire bene - Lui...lui è un eroe. È forte.-
- Ma tanti, per molto tempo, hanno pensato che lui fosse solo uno svitato.-
Tom nascose un sorriso malinconico - Ma non importa cosa dice la gente. Lui è coraggioso e basta. Lui si è sempre battuto per i suoi amici e per sconfiggere chi l'aveva maledetto da bambino. Non importa delle chiacchiere.- e poi, di colpo, tacque...capendo il senso stesso delle sue parole. Silente ora gli sorrideva con gli occhi azzurri che brillavano.
- Sai una cosa?- mormorò il vecchio, alzandosi - Harry fu messo a Grifondoro per sua stessa scelta, altrimenti sarebbe stato collocato a Serpeverde, proprio come tuo padre. Ma lui chiese al cappello parlante di non finire nella casa di Lord Voldemort, nonostante le qualità che li rendevano simili. Un giorno di tanto tempo fa Harry mi chiese per quale motivo lui e tuo padre fossero tanto uguali...la sua fiducia cominciava a traballare. Si chiedeva se non sarebbe diventato anche lui un mago del male, viste le sue capacità di Rettilofono, il suo sprezzo delle regole e la sua intraprendenza. Sai cosa gli ho risposto?-
Tom scosse il capo, sollevato dentro di sé nell'apprendere che anche Harry da giovane aveva avuto dei dubbi.
- Non sono le nostre capacità o la nostra fama a stabilire chi siamo, Tom.- sussurrò fissandolo tanto da trapassarlo - Sono le nostre scelte.-
Il bambino non disse nulla, stringendo solo di più Fanny fra le dita.
Quelle parole. Erano quelle che in fondo al cuore avrebbe sempre voluto sentirsi dire.
- Oh, dannazione! Era ora!-
Silente e il bimbo si girarono, vedendo Harry e Draco schiacciati contro la porta con aria minacciosa, praticamente armati di tutto punto e il dente serpentino parecchio avvelenato.
- Salve ragazzi.- rise Silente, vedendoli - Siete cresciuti parecchio!-
- Preside!- urlò quasi Harry, trascinandosi dietro Malfoy attaccato al braccio. Gli strinsero la mano a vicenda, tirando finalmente il fiato e dopo le frasi di rito, i due Auror si accomodarono accanto al maghetto, facendo una fatica bestiale a staccarsi.
- Vedo che i miei due allievi più turbolenti sono stati domati.- disse il vecchio preside con fare sornione.
- A forza.- sibilò Potter seccato, dando un tirone e prendendosi quasi Draco in braccio - E' un piacere rivederla.-
- Oh, il piacere è tutto mio ragazzi. Non vi ho fatto chiamare solo per Tom, anche se è lui che mi sta più a cuore.- e sorrise con la sua solita aria. Come minimo aveva già in mente qualcosa - Comunque andiamo con calma. Mi hanno detto che siete Auror di quarto livello. Sono veramente strabiliato. E il signor Weasley come sta?-
- Oh, benissimo.- rispose Harry - Viviamo tutti insieme...a causa delle ultime grane.-
- Ottimo. L'unione fa la forza. Dolcetto ragazzi?-
- Non saranno mica allo zenzero, vero?- mugugnò Draco storcendo il naso.
- No, no...sono a dieta!- disse Silente, agitando la mano - Non ho fatto in tempo a mettere il naso qui stamattina presto che il Ministero era già stato assediato da giornalisti. Da chiunque sia uscita la soffiata, ci ha fatto solo un favore. Se non altro i maghi avranno qualche settimana per abituarsi al fatto che Tom verrà a Hogwarts.-
- Ecco ma...io...- s'intromise il bambino, sbiancando - Io pensavo...-
- Di squagliartela.- finì Silente sagace.
- Bhè...più o meno. Potrebbe insegnarmi la mamma la magia.- continuò il piccolo Riddle.
- Senza offesa per le straordinarie doti di Lucilla ma ha ben poca pazienza.- sogghignò il preside - E poi sei un bambino, Tom. Devi stare con altri maghi della tua età. È troppo presto per vivere in solitudine.-
- Se non l'ha fatto Potter poi..- frecciò Draco a bassa voce.
- Se ce l'ha fatta appunto Harry, puoi farcela anche tu.-
- Si...ma Harry aveva Ron, Hermione...- Tom stava a stento fermo sulla sedia - E poi ci sono tanti figli di Mangiamorte e Hogwarts. Potrebbero pensare che sono uno di loro.-
- E' questo il problema.- sibilò ancora Malfoy ironico - La gente pensa e non chiede.-
- Su questo sono d'accordo.- Silente versò del thè al bambino, incrociando poi le lunghe dita - Comunque ti posso assicurare che quest'anno ho fatto bene i miei calcoli. Vedete, a quanto pare il signor Orloff è ben deciso a incolpare insieme ai Mangiamorte anche alcuni rappresentanti delle forze oscure. Oh, non che miri al tuo amico Cameron, Tom, ma so che punta in alto. Punta ai Leoninus...e anche ai gagia della Dama Nera. Vuole far scoppiare una prima guerra coi Mangiamorte per coprirne un'altra. Quindi, in qualità di preside, ho deciso di cestinare in segreto l'editto di dodici anni fa, dopo la fuga di Lucilla dalla scuola, che impone lezioni a soli studenti umani. Farò passare in sordina alcuni studenti del primo anno non prettamente umani o con alcune doti non particolarmente amate dai nostri consiglieri del Wizengamot. E comincerò a smuovere l'opinione degli studenti.-
- Coltiviamoli da giovani.- sorrise Harry, incuriosito dall'idea.
- Ha intenzione di fare impazzire le mummie del consiglio, preside?- frecciò anche Draco.
- Centro.- annuì il preside - E voglio Tom a scuola a settembre.-
- Ma...ma...- il piccolo Riddle non sapeva più che dire. Era nel pallone.
- Eddai, non è mica un campo militare.- sbuffò suo cugino - Ci siamo passati tutti e siamo vivi.-
- Senza contare che non sarai solo Tom visto che Harry e la sua squadra verranno mandati a Hogwarts col cominciare delle lezioni.-
- Cheee???- allibì il bambino sopravvissuto, spaventando Fanny - Che storia è?-
- Sicurezza.- scandì Silente, incurante dello sguardo terreo di Malfoy - Non mi fido di un mio nuovo professore.-
- E chi sarebbe?-
- Vanessa Lestrange.-
I tre giovani maghi tacquero, sperando con tutto il cuore di aver capito ma dalla faccia serafica del vecchio e furbo preside di Hogwarts, capirono che quell'anno ne aveva inventata ben più di una nuova e sembrava deciso a portare avanti il suo bislacco piano, qualunque esso fosse stato. Pacatamente, cercando di non far morire di crepacuore i tre sul momento, si decise a spiegare le cose dall'inizio come si era ripromesso di fare. Con l'esperienza, aveva capito che avvisare un bambino, seppur giovane, era meglio che lasciarlo solo a brancolare nel buio e questo Harry, nel caso di Tom, lo apprezzò molto. Vennero così a sapere che l'ordinamento della lezioni a Hogwarts era stato cambiato in quei mesi estivi e che ora a seguire le ore di Difesa sarebbe stato Tristan per il settimo anno e solo lezioni teoriche per il primo anno, mentre sempre per la pratica del primo anno e per tutti gli altri sarebbe stata Vanessa Lestrange a prendere l'incarico. Per spiegare quella folle idea di prendere quella pazza assassina in casa, Silente fu molto chiaro.
Stufo del Ministero che soffiava sul collo e le fette di salame che anche Orloff pareva avere sugli occhi come Caramell a suo tempo, il preside aveva deciso di tenersi vicino il nemico. Molto vicino. Tanto da assumerlo.
Con la scusa di nuovi attacchi alla scuola, ora che Tom avrebbe iniziato la frequenza, Silente chiese di nuovo a Harry di tornare a Hogwarts...per togliere finalmente di mezzo ogni minaccia che avrebbe potuto ricrescere, diventando pericolosa per se stesso e il piccolo Riddle. In più ci sarebbe stato naturalmente Tristan e la squadra di suo fratello pronta a qualsiasi evenienza. A quanto disse poi il vecchio mago, anche Milo sarebbe stato chiamato a rapporto per...lezioni private a una certa alunna piuttosto recalcitrante.
- Quindi...- Harry scambiò una veloce occhiata con Draco, tornando a fissare Silente con lo sguardo luminoso - Quindi si parte per Hogwarts eh?-
- Esatto.- sorrise Silente, pieno di attesa - Cosa dite, ragazzi? Siete pronti a tornare?-
Non c'era neanche da chiederlo. Né Potter né Malfoy l'avrebbero mai pensato, ma tornare a giocare la partita fra le mura della loro vecchia scuola metteva in loro un'eccitazione tale che il parere ambiguo di Tom venne letteralmente scavalcato. Sembravano quasi tornati diciassettenni, gli stessi che si erano fatti la guerra per sette anni.
- Inoltre...- aggiunse il preside, levando un dito - Quest'anno come vi ho detto avremo fra noi studenti dai doni piuttosto particolari, perciò Orloff, l'unico che ho avvisato in barba al suo sdegno, ha pensato bene di prenotare i Dissennatori per farci da balie fino alla fine dell'anno.-
- E' una vera persecuzione.- rognò Harry, seccato - Non li sopporto quelli! Senza contare che come minino quei due deficienti dei Lestrange, senza offesa Tom, li avranno di nuovo reclutati.-
- Più che probabile.- Silente annuì, annoiato - Come vedete siamo attorniati su tutti i fronti ma come ben sai, Harry, è proprio quando fa buio che ci viene accesa la luce.-
- Oh, su questo non c'erano dubbi.- annuì Malfoy - C'è altro?-
- Si, quest'anno il professor Vitius va in pensione e abbiamo deciso di festeggiare il suo ultimo anno d'impiego con una festa, il primo e due settembre a scuola. Le lezioni inizieranno il tre, mentre i primi due giorni i vecchi studenti avranno libero ingresso alla scuola per salutare il nostro vecchio amico.-
- Ha intenzione di allestire un buffet per i Mangiamorte per caso?- fece Draco sarcastico.
Silente ghignò leggermente in risposta - So che minacciano vendetta verso tutti coloro che al settimo anno sono stati con voi nella Camera e nelle vostre case, esatto? So anche che Degona è stata attaccata. Se vi mettiamo tutti insieme, avranno problemi a colpire un punto preciso e un attacco scombinato andrà a nostro vantaggio.-
- Abbiamo un problema però.- iniziò Harry, con un sospiro amaro - Non sappiamo dove sia Hermione.-
- Si, ho sentito...- Silente si mise in piedi, andando a guardare dalla finestra - So anche di quella donna di nome Katrina. I Mangiamorte hanno sviluppato un ottimo piano, colpendo nel pieno di un anno bisestile in cui i Veggenti gagia e Auror sono stati resi ciechi per non farsi scoprire. Sono stati furbi. Molto furbi...ma come continuo a credere da quando voi ve ne siete andati, è nel cuore dei bambini che risiede maggiore coraggio. E forse oggi qui c'è qualcuno che potrebbe darci una mano...- e sorrise in maniera misteriosa, tornando a sedersi davanti a loro.
Dopo tanto parlare, Tom uscì dall'ufficio per lasciare ai suoi padrini il tempo per disquisire meglio delle piccolezze col preside. Avevano ragione tutti quanti, pensò con un debole sorriso sul visetto. Silente era proprio una brava persona.
Gli avevano detto che c'era un salotto d'aspetto, poco lontano da lì, e il piccolo Riddle decise di andare a sedersi di nuovo vista la grande emozione. A Hogwarts...lui sarebbe andato a Hogwarts, come Harry!
Certo, naturalmente sapeva che non sarebbe stata una scampagnata, anzi...sarebbe stato odiato a morte.
Pensandolo, si tolse il cartellino dalla felpa e se lo ficcò in tasca, tutto mogio...e poi vide in un angolo di un grande corridoio un divano imbottito e due poltrone, più o meno vicino ad alcune porte di cedro messe tutte in fila.
Si sedette, notando poi troppo tardi il gruppetto di persone che lo guardava con occhi sgranati. Tre maghi e una vecchia lo puntavano con lo sguardo, bisbigliavano fra loro. Era tremendamente umiliante ma Tom non disse nulla. Si limitò a starsene seduto col capo basso...almeno fino a quando il destino non giocò la sua prima carta.

Damon Michael Howthorne sbatté con forza la porta, facendo traballare i cardini e chiudendosi finalmente dietro alle spalle la voce seccante e da pura oca di quell'Esaminatrice, seguita da quella più roca del suo maggiordomo.
Al diavolo!, sbuffò riprendendosi il pallone da basket e il suo lettore mp3.
Aveva ben altro da fare che stare a sentire quelle menate! E che aveva mai fatto di male? Si era solo messo in mezzo a King's Cross a predire un po' di morti cruente di qualche inutile babbano! E che sarà mai...pensò irritato. I babbani erano degli idioti! E poi, in fondo, era stata solo una scusa per andare a farsi un giro al Ministero.
Undici anni, capelli castano chiaro pieni di gel e occhi azzurro denso, Damon Howthorne era il rognoso pupillo della potente famiglia discendente da Salazar Serpeverde in persona.
Figlio di Lord Michael, sarebbe stato lord anche lui un giorno, assumendo il titolo di conte una volta maggiorenne visto che era figlio unico...ma un problema negli ultimi anni si era presentato a rovinare gli spocchiosi piani dei suoi parenti.
Un problema, a parer di sua nonna, indecoroso.
Balle. Damon era solo un Legimors, un Lettore di Morte.
Aveva doti di preveggenza strettamente collegate alla visione della morte delle persone che lo circondavano. Certo, non era una cosa molto piacevole ma aveva imparato a controllare le sue visioni come i suoi mal di testa, proprio come le immagini più sparute che aveva come Veggente. Essendo molto giovane, il Ministero non l'aveva "accecato" com'era successo a tutti gli altri Veggenti del paese, causa l'anno bisestile, e questo aveva permesso al giovane Lord di vedere una cosa molto importante attraverso la sua dote latente di Veggente.
Lui quel giorno doveva incontrare una persona speciale, una persona che non lo avrebbe più lasciato.
Anzi...a dire il vero doveva incontrarne tre. Ma forse quella persona così importante era già arrivata.
Rimasto davanti alla porta, si volse a sinistra vedendo un gruppo di pettegoli che fissavano allucinati qualcuno alle sue spalle. Si girò appena e vide un ragazzino seduto su un divano foderato di damasco.
Doveva avere la sua età...e quando levò gli occhi, mostrandoli blu come quelli della sua visione, Damon capì di aver trovato la persona che gli aveva mandato il destino.
Visto che doveva aspettare il suo maggiordomo, andò dritto a sedersi nella saletta di aspetto, svaccandosi senza tante cerimonie accanto a Tom. Buttò le gambe sul tavolino, infischiandosene delle occhiatacce degli altri maghi e si mise a rigirare il pallone da basket fra le mani, in attesa di un qualche modo per attaccare bottone.
Notò che il ragazzo non aveva un cartellino...ma tanto Damon già sapeva come si chiamava, almeno di nome.
A un certo punto però le occhiate e i bisbigli di quei maghi furono davvero insopportabili e Damon, che quando voleva sapeva essere irritante come una certa persona dai capelli biondo platino in quello stesso edificio, volse la coda dell'occhio verso Tom che era visibilmente in imbarazzo.
- Ehi tu...- bofonchiò, con la sua voce dal tono scazzatissimo, la stessa che per anni avrebbe dato il tormento a Riddle e ad altre due persone che stavano per arrivare nelle loro vite - Hai ucciso qualcuno per caso?-
Tom, sentendo quello strano ragazzino parlargli, sbatté le palpebre stranito.
- Non sono un babbano.- frecciò Damon, anche se era vestito come uno di loro - Allora? Hai ucciso qualcuno?-
- No...- alitò Tom, scuotendo il capo.
- Hai rubato i gioielli della corona? Hai sputato in faccia a Orloff?-
- Certo che no!- ridisse Tom e stavolta vide il suo strambo compagno dall'aria annoiata rivolgersi al gruppetto di maligni poco distanti, con voce alterata - Ehi voi! Avete finito di guardare!? Volete una foto per caso?-
I quattro arrossirono, colpiti in pieno, ma prima che potessero attaccare con le solite palle sull'educazione, Damon sogghignò e la seconda persona che avrebbe fatto parte della sua vita apparve furibonda nel corridoi vicino, sbraitando con una voce piuttosto melodiosa ma dal tono veramente arrabbiato.
- Andate al diavolo!- urlò una ragazzina dai capelli neri, uscendo da un'altra porta e gridando verso le persone all'interno - Se credete che mi faccia usare per i vostri stupidi esperimenti vi sbagliate di grosso! Non ho alcuna intenzione di andare in quella ridicola scuola piena di sanguecaldo per farmi poi affibbiare ogni grana possa succedere!- e richiuse anche lei la porta di botto, attirando l'attenzione sia di Tom che di Damon a causa del suo strano accento.
Guardandola, i due ragazzini videro che anche lei doveva avere più o meno la loro stessa età.
I capelli erano lisci, neri e lucidissimi, parecchio lunghi ma con due strisce verde acido più o meno vicino alla frangia. Il vero colore dei suoi occhi era nascosto da lenti a contatto dello stesso colore delle bande tinte, idem per le unghie.
Aveva una pelle straordinariamente bianca e ...un bell'aspetto davvero. Senza contare il suo profumo...di fiori.
La videro andare via di corsa seguita da due streghe che arrancavano per starle dietro, ma quando passò loro davanti, Tom arricciò il naso al suo profumo dolce e amaro al tempo stesso, capendo subito.
- Ecco perché è così carina...- sussurrò fra sé, sentendo una strana sensazione al ricordo dello sguardo di quella ragazza.
- Come? Che hai detto?- borbottò Damon al suo fianco.
- Eh? No, niente...- ma si bloccò ancora, sentendo nuovamente una valanga d'imprecazioni da una degli uffici.
- Ed ecco la terza.- bofonchiò il piccolo Howthorne.
- No, no e poi ancora no!- sibilò un'altra voce femminile di ragazzina. A differenza di quella che l'aveva preceduta, la voce e il tono che stavano invadendo ora il corridoio, quasi per scherzo, erano fermi e sicuri anche se comunque venati di rabbia. Tom si sporse un poco...e di nuovo risentì la stessa sensazione di prima.
Negli anni, avrebbe ricordato sempre quel giorno. Il giorno in cui Damon Michael Howthorne, Beatrix Mirabel Vaughn detta Trix e Angelica Claire King, detta Cloe, entrarono nella sua vita.
Una ragazzina con capelli biondi pieni di ricci e vestita con un abito parecchio costoso stava uscendo a passo di carica da una delle tre porte messe lungo quel corridoio e per andarsene, seguita da quella che sembrava una parente, forse una zia, passò per forza di fronte a loro. Quando Tom la vide, pensò che fosse una regina.
Sembrava una leonessa. Con le spalle dritte e il viso fiero...anche se distorto dall'irritazione.
- Oh no, non tu...-
Tom sentì il ragazzo accanto a lui mugugnare quella frase sommessa e in un attimo la ragazzina, avendolo sentito, si fermò di fronte a loro. Schioccò la lingua, evidentemente seccata. Forse si conoscevano, pensò Tom. E infatti...
- Riformatorio?- ridacchiò quella con fare superiore, leggendolo sulla targhetta di Howthorne - Ci avrei giurato. Che t'è successo Damon? Hai terrorizzato a morte un babbano con previsioni di un cancro inguaribile?-
- E tu duchessa?- frecciò il ragazzo sarcastico, con le braccia dietro alla testa - Una Sensistrega come te ha da far parole col suo bel programmatore di studi a Hogwarts?-
- Vogliamo parlare di te, stupido Legimors?- La biondina sembrava avere una lingua bella velenosa, pensò Tom...e due occhi cioccolato molto profondi - Finirai a Serpeverde ancora prima che tu metta piede sul treno!-
- Se non altro non dovrò tenere alto l'onore di Grifondoro dove sicuramente finirai tu!- rise quello con scherno.
- Che stress! Non posso credere che dovrò vederti di nuovo anche a Hogwarts!-
- E' reciproco duchessa, credimi. Piuttosto...- Damon cercò di mettere subito la prima pedina sulla scacchiera - Hai sentito che c'è il tuo mito Potter qua al Ministero?-
- Si, insieme al tuo amico Malfoy.- replicò lei a tono, ridacchiando.
- Dicono che con loro ci sia il figlio di Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato.- Damon guardò con la coda dell'occhio il fremere di Tom, sorridendo fra sé - Che ne pensi?-
- Penso che siano un mucchio di sciocchezze!- borbottò la piccola strega, con fare annoiato - Se anche fosse suo figlio non è mica Lord Voldy in persona no? Dovreste smetterla di credere ai pettegolezzi! Lo sai che li odio.-
- Come sempre non deludi, Cloe.- rise Damon, vedendola andar via dopo averlo praticamente insultato ad alta voce.
Rimasti soli, il rampollo degli Howthorne osservò divertito l'espressione stralunata di quello che sarebbe stato il suo migliore amico. Che strano, pensò scrutando in quegli occhi blu. Come poteva il ragazzo sorridente, divertente e coraggioso delle sue visioni essere il figlio di un tale mostro?
- Ok! Va bene.- Damon si mise in piedi, sotto lo sguardo stranito di Tom che forse cominciava a credere che non avesse tutte le rotelle a posto ma prese al volo il pallone da basket che quel ragazzo sconosciuto gli lanciò. Stava per chiedergli che cosa significasse quel gesto quando il maggiordomo che era andato a riprendere Damon dopo che era finito lì in Riformatorio li raggiunse, ma Howthorne non si mosse subito.
Si limitò a esibire un ghigno che presto Riddle avrebbe imparato a conoscere, temere...e ad apprezzare.
- Ci vediamo Tom.- gli disse Damon, facendogli sgranare gli occhi per lo stupore - Il pallone me lo ridai a scuola!-
- Cosa? Ehi aspetta!- ma lo richiamò invano. Un attimo e si erano infilati in mezzo a una ridda diabolica di giornalisti erano riusciti a penetrare al Quartier Generale chissà in che modo.
Se avesse potuto si sarebbe pietrificato da solo ma non trovando di meglio da fare, anche se mente lucida ci avrebbe pensato due volte, si Smaterializzò via. Riapparve chissà dove, in un angolo di un qualche livello, dietro a una tenda di un velluto verdone. Sospirando, fece per uscire per andare a cercare Harry e Draco quando sentì una voce conosciuta.
- Oh, la smetta!- sbottò la voce di una donna che costrinse il maghetto a restare nascosto - La deve finire di soffiarmi sul collo per quella maledetta della Hargrave, Orloff! È sistemata, cerchi di metterselo in testa!-
- Ah si?- una voce maschile stavolta, profonda ma ridondante, rispose con tono ironico e acido - Non farmi ridere Katrina! Hai detto tu stessa che l'hai pescata a mandare invocazioni ai suoi amici! E se fossi in te andrei subito laggiù e la sposterei in un luogo sicuro! Non che sia fiero di questo...sappilo...ma quella strega sa troppo.-
- Oh,- cinguettò la donna, quella Katrina, con pesante scherno - un uomo come lei che mi fa far impazzire gli uomini e poi si sente male per una mezzosangue. Santo cielo, non la credevo tanto umano!-
- Senti chi parla.- rispose Orloff con stizza - Vai in quel castello e spostala subito, intesi? Nemmeno il peggiore dei Mangiamorte merita di vivere là dentro! Con...con quell'essere!-
- Quante storie, le dico che sta bene!- sbuffò ancora la voce femminile, cominciando a mostrarsi irritata - Prima ci dà il permesso di usare qualsiasi mezzo e poi si tira indietro? Vada al diavolo e un'altra cosa! Se proprio vuole che la Hargrave non resti più in quelle celle, perché non ci va lei là dentro con quel mostro? No, grazie. Voglio vivere abbastanza per vedere la testa di Harry Potter e di quel traditore di Malfoy rotolare ai miei piedi.-
Tom serrò le labbra, per impedirsi anche di fiatare. Accidenti...come avrebbe voluto il suo mantello dell'invisibilità.
Sentì i due parlare ancora, stavolta di movimenti di Auror di cui il ragazzino non capì nulla ma cercò comunque di ricordarseli e al momento più opportuno, quando li sentì di nuovo sbraitare fra loro, si smaterializzò via, pregando di apparire nell'ufficio dove si era incontrato con Silente. Sfortunatamente per lui non era ancora pratico e la mancanza di esperienza si rivelò fatidica quando comparve praticamente sulla testa dei suoi padrini, nel mezzo della sala principale del Quartier Generale degli Auror. Si sfracellò su di loro, spaccando probabilmente l'osso del collo a Potter e l'atlante a Malfoy...ma se non altro si rimisero in piedi, devastati dalla caduta tutti e tre.
Il pallone da basket rotolò via e nello stesso momento una serie indecorosa di insulti e sgridate presero in pieno il piccolo Riddle che era sparito senza dire niente, facendo prendere un colpo a tutti.
Dopo aver balbettato qualche scusa ed essersi di nuovo sentito come un insetto di fronte a tutti quegli Auror, Harry decise che era tempo per la piccola peste di tornare a casa. Per una giornata ne aveva già subite anche abbastanza.
- Tristan, noi andiamo!- scandì, prendendo direttamente Tom in braccio, insieme a quel pallone da basket che non si capiva dove avesse preso - Noi andiamo alla porta secondaria.-
- Tranquilli, li sistemiamo noi.- li assicurò anche Clay - Vedete di tornare a casa interi piuttosto.-
- Speriamo.- frecciò Draco, mettendo il naso fuori dalla porta con aria omicida - Vieni, muoviamoci!-
Manco a pregare in arabo! Sia l'entra principale che quella secondaria nascosta erano un totale e maledetto assedio e prima ancora che avessero potuto dire "Andate al diavolo!" tutti e tre vennero centrati da un maledetto flash che oltre a far imbestialire Potter, quasi li accecò. Poi fu una bolgia...un casino di domande, di accuse, di risposte che erano più una serie di maledizioni. Insomma, uscire dal Ministero fu difficile ma lo fu ancora di più salire in macchina e sgommare via alla velocità della luce.
In mezzo al traffico, Harry se ne stava sul sedile del passeggero con Tom ancora in braccio, mezzo distrutto e con un calo di zuccheri...ma mai come quello che ebbe il bambino sopravvissuto quando si accorse che a guidare la macchina era Draco. Scappando fra i flash, non aveva potuto fare altro che seguire Malferret...che non aveva la patente!
- Attento al camion!!! Cazzo Draco!...Oddio una vecchietta! Attento alla vecchietta!!!!-
Ci volle più di un'ora, una fuga dalla polizia e la promessa seria di uccidere quel biondo demente ma alla fine tornarono a Lane Street, con un parcheggio per lungo in mezzo a quelli trasversali che fece guadagnare a Harry una multa di circa duecento sterline. Quando scesero, ci mancò poco che Tom vomitasse.
- E' l'ultima volta guidi la mia macchina!- sibilò il moro, scendendo dalla monovolume con le gambe che tremavano.
- E capirai!- sbuffò Draco - Sei a casa no?-
- Si ma in compenso domani saremo sui giornali tutti e tre!-
- Ero pettinato?- ironizzò l'altro sarcastico.
- Ma vaffanculo va!-
Una volta saliti a casa, la notizia che Tom sarebbe andato a Hogwarts fece scoppiare di gioia tutta l'allegra brigata, Sirius compreso che era venuto a sentire le buone notizie, naturalmente con Remus al suo fianco.
Passarono un pomeriggio intero a cercare di convincere il piccolo Riddle e alla fine riuscirono a tirargli un po' su il morale, anche se sembrava ancora perso nei ricordi di ciò che aveva sentito dire da Orloff e quella Katrina.
Ne parlarono tutti quanti davanti a un bicchiere di the freddo, sul balcone dove Elettra e May prendevano il sole in costume da bagno.
- E così Orloff sa dov'è Hermione.- sibilò Sirius, dopo aver sentito tutta la storia.
- Si ma non possiamo farlo parlare.- disse Edward, seduto sulla ringhiera del balcone solo in pantaloncini tagliati sotto al ginocchio - Se spacchiamo la faccia al Ministro chiuderemo tutti quanti i battenti prima ancora di sapere che fine abbia fatto Herm. E quella stronza di Katrina potrebbe cantare vittoria.-
- Hanno parlato anche delle celle di un castello...e di un mostro.- aggiunse Tom.
- Bah, i miei zii tengono mostri solo nelle stanze di casa.- frecciò Sirius sarcastico.
- E' vero...la nonna è propensa a queste cose.- aggiunse Draco alzando le spalle.
- Non conoscete nessun'altra famiglia che tenga certe cose nascoste nelle segrete?- chiese May - Se volete posso andare a curiosare nei registri, nelle registrazioni dei Famigli Domestici.-
- Si ma qua si parla di mostri veri e propri!- si schifò Ron - Altro che Famigli! Potrebbe essere un drago, un Croen...-
- Un dannato Schiopodo, un Basilisco...- ipotizzò Blaise - Se le fa da guardia non sarà facile liberarla.-
- Il centro di tutto è questa dannata Katrina.- disse Harry - Quindi se prendiamo lei, ritroviamo anche Hermione. Romperò le palle a Clay a ogni Sensimago e o Sensistrega del Ministero fino a quando non me l'avranno trovata se sarà necessario. Ma nel frattempo...noi dobbiamo pensare anche a un'altra cosa molto importante.-
- Già...- sogghignò Ron, strizzandogli l'occhio - Si torna a Hogwarts ragazzi!-
- Evvai!- sorrise Edward - Dobbiamo organizzarci per proteggere Tom allora. Con la sua sorellastra a spasso per la scuola, con cui tra l'altro avrà delle ore di lezione, sarà difficile tenerlo sempre sott'occhio ma ce la faremo.-
- E se...Vanessa cercasse di portarselo via?- si preoccupò Elettra.
- Bhè...potrebbe mettersi a fare pressioni di famiglia in effetti.- disse Remus - In fondo è la sua sorellastra.-
- E' una serpe.- lo corresse Draco, accedendosi una sigaretta.
- A quanto pare tutti i suoi parenti lo sono.- ironizzò Harry ma non fece in tempo a finire la frase che si ritrovò incollato a Malfoy per il braccio e da lì naturalmente la discussione andò a finire al solito in una rissa.
In quel manicomio, Tom si mise seduto sulla sdraia dell'unica che sembrava sana di mente e il dolce sorriso di Elettra per un attimo gli fece dimenticare la brutta avventura passata al Ministero, con gli Auror che erano stati pronti a fargli la pelle e i giornalisti inferociti che erano pure peggio. E dire che gli sarebbe toccata una vita intera di quella tortura...
Accidenti...ma perché? Era già cominciata male! Per non parlare di quello strambo ragazzo che gli aveva dato quel pallone da basket...chissà come aveva fatto a conoscere il suo nome? Aveva nascosto il cartellino...
E l'aveva chiamato Tom, non Riddle.
Mah...forse l'avrebbe rivisto a Hogwarts. In fondo era solo questione di pochi giorni. Dieci...e poi tutto sarebbe iniziato.

 

 

 

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Capitolo 16
*** Capitolo 16° ***



 


Draco guardò la sua immagine riflessa nell'acqua fra la schiuma nella vasca da bagno e il vapore che ne fuori usciva.
Sentiva il rumore delle gocce che scivolavano sulla sua pelle, quelle che cadevano ritmicamente dal rubinetto...
E poi di nuovo un grido. Un altro e un altro ancora. Aveva capito cos'erano finalmente.
Erano suppliche disperate, urlate con un dolore atroce dritto fino al cuore.
Sospirò, appoggiando il capo al bordo della vasca....Hermione. Era davvero lei?
Sapeva di non potersi permettere di credere a questa paura. Sapeva che ciò che li aveva legati ora stava solo rafforzando i suoi cugini, a conoscenza del suo vecchio amore. Vecchio...
Sorrise amaramente, chiudendo gli occhi. In tanti modi avrebbe saputo parlare di lui e Hermione e del sentimento che li aveva tenuti insieme ma vecchio o passato non erano vocaboli che potevano essere usati così leggermente.
Con le palpebre ancora chiuse, sentì due labbra morbide sulle sue...e rispose al bacio dopo un attimo d'immobilità, passando una mano dietro alla nuca di May e spingendola contro di lui.
- Ti sei svegliato presto.- gli disse lei, sulla bocca.
- Devo uscire con Tom e lo Sfregiato.- mugugnò, tornando a crogiolarsi nell'acqua - Andiamo a Diagon Alley.-
La strega, ancora con la camicia che usava come pigiama, si sedette sul bordo della vasca, cominciando a giocare indolentemente con la schiuma, v'immerse una mano però Malfoy le scoccò un'occhiata burbera.
- Se ci pescano dovrò subire un interrogatorio penoso. Ti prego risparmiamelo mezzosangue.-
May ridacchiò, annuendo e alzandosi per stiracchiarsi - D'accordo, me ne vado. Vorrà dire che ci rifaremo stasera.-
Gli dette un altro bacio veloce, poi uscì portandosi via il suo profumo di arance.
Rimasto solo, Draco inspirò a fondo, cercando di domare il demone che da giorni gli divorava il petto.
May...si, May gli piaceva molto. A letto facevano scintille, era brillante, ironica...con lei stava bene. Ma il volto di Hermione non voleva assolutamente abbandonare il suo cuore. Niente sembrava calpestare la sua immagine, il suo ricordo. Come aveva fatto a ridursi così? Come poteva quella strega dagli occhi dorati averlo reso schiavo a tal punto?
- Oh, buon giorno coso.-
Non rispose al saluto di Harry che si era trascinato in bagno strisciando come un lombrico. Guardandolo per un attimo provò una fitta di un sentimento che l'aveva sempre disgustato. Gelosia.
Lui aveva Elettra. L'amava. E lei amava lui. Non sapeva quant'era fortunato.
- Che hai Malferret? Dormito male?- borbottò Potter poco dopo, con lo spazzolino fra le gengive.
- Non ho niente.- rispose Draco seccato.
- Hai una faccia...sogni ancora Hermione?-
Malfoy alzò lo sguardo e lo fissò con aria omicida ma Potter non era uno che s'impauriva per un'occhiata truce. Anzi, era tanto asfissiante che quando era preso bene era capace di far confessare un peccato anche a un santo innocente, così decise di metterlo subito a tacere, sganciando la bomba.
- Vado a letto con May.-
Lo vide sputare letteralmente lo spazzolino contro lo specchio, schizzare di dentifricio ovunque...e poi voltarsi con quei maledetti occhi di smeraldo sgranati. E ti pareva...doveva sempre fare l'angelico bimbo sopravvissuto lui!
- Da quanto?- alitò il moro, sconvolto.
- Dalla festa di Duncan.-
- Certo che con le mezzosangue sei proprio fissato...ok, ok...scusa!- Harry si abbassò di colpo, per evitare il flacone dello shampoo sul naso. Doveva stare più attento e farsi un promemoria: mai mettere May e Herm sullo stesso piano.
-...E...- Potter sembrava interessato, stranamente - Come va? Tutto bene?-
- Andiamo solo a letto, non stiamo mica insieme.-
- Anche con Herm avevi detto...va bene, basta!- evitò un rasoio e una spugna, zittendosi mentre Draco attaccava a bestemmiare - Cazzo ma la smetti Potter?! Ogni frase che dico ci metti sempre in mezzo la Granger!-
- Sei tu che mi giri sotto il naso come un'anima in pena, cazzo.- Harry lo guardò scettico - Sta storia con May è cominciata quando ti sono venute le prime visioni e i primi incubi. Non è che stai dando i numeri per il rimorso?-
- Non so cosa sia.- frecciò il biondo, sarcastico.
- Ah già...- Harry si lavò la faccia con una manata d'acqua gelida, per riprendersi dalla notizia e intanto malediceva quel porco di Draco fra sé. Cazzo, doveva una trentina di falci a Ed adesso!
A colazione erano rimasti ormai solo Tom, Gigì che era raffreddata e starnutiva lucciole che si spegnavano dopo essere scoppiate come petardi, e May. Ron ed Edward erano filati al Ministero, Elettra aveva gli allenamenti, Blaise era tornato a Everland e la Aarons per una volta aveva un giorno tutto per lei, libera da quello schiavista del Ministro.
- Allora?- May sorrise a Tom con fare incoraggiante - Dai tesoro, sarà divertente fare spese per la scuola!-
- Si, anche farci sbattere di nuovo in prima pagina sarà eccitante.- sbuffò Draco, alzandole sul naso il primo giornale ovvero Gazzetta, uscito giorni prima, che ritraeva lui, Potter con Tom in braccio e una scritta in rosso catastrofica che diceva "IL BAMBINO SOPRAVVISSUTO E IL FIGLIO DEL SUO NEMICO! Siamo tutti in pericolo??" e a seguire c'era stato il Cavillo con due tipi di critica, una più assurda dell'altra. La prima incolpava Potter di essere passato dalla parte dei Mangiamorte, l'altra lo credeva pieno di rimorsi verso un bambino innocente.
Adesso passava anche per assassino, roba da matti...
- Ti credevo più arrabbiato verso altri articoli sai?- continuò la Aarons, finendo il suo the.
- Quali articoli?-
May levò lentamente il capo...e dopo aver capito che Blaise li aveva nascosti appunto per non far venire una crisi isterica a Malfoy, provò a traccheggiare...ma il biondo non se la bevve. E ruppe tanto le palle che alla fine la strega dovette accontentarlo, mollandogli un Cavillo di tre giorni prima.
Una giornalista di cronaca rosa faceva allusioni non tanto velate al fatto che lui e Potter vivessero insieme...
Tempo un nano secondo e un ruggito allucinante invase tutta Lane Street, spaventando a morte piccioni, civette, maghi e babbani. E un'ora dopo, davanti al Paiolo, Draco era ancora incazzatissimo.
Tom scoccò un'occhiata preoccupata a Harry ma Potter aveva altro per la testa che stare a menarsela per ogni pettegolezzo che quei cretini di giornalisti s'inventavano. Anche se quello poi era stato particolarmente divertente.
Lui...lui e Malfoy amanti!
- Se non la smetti di ridere giuro che ti ammazzo!- gli sibilò l'ex principe di Serpeverde.
- Per favore...dobbiamo passare tutta la mattina insieme.- lo pregò il moro esasperato - Sarà pieno di curiosi e se non la smetti ci ritroveremo di nuovo incollati come cozze allo scoglio! Falla finita ok? Dobbiamo occuparci di una marea di acquisti, andare alla Gringott e passare indenni per tutta Diagon Alley!-
- Senti, paparino...- frecciò Draco con gli occhi che sprizzavano collera - Se sento solo un qualche bastardo che prova a fare allusioni su quello stronzissimo articolo ti giuro che lo rovino, sono stato chiaro? E se finisco davanti al Wizengamot abbi almeno la decenza di venirmi a riprendere!-
- Certo tesoro...- cinguettò Harry in risposta, sbattendo gli occhioni verdi.
- Vaffanculo!-
- Ehm...scusate?- s'intromise Tom - Magari possiamo venire un'altra volta eh?-
- Non ci pensare neanche, piccolo mostriciattolo!- lo zittì Malfoy gentile come sempre - Adesso andiamo alla banca, poi ti accompagniamo a comprare ogni singola porcata ci sia scritta su quella lista...e poi per la gioia di tutta Londra ucciderò Harry Potter in mezzo alla via, ricordando a tutti che non solo Sirius Black ha la mano buona!- e senza indugiare oltre s'infilò al Paiolo, lasciando il piccolo Riddle con la voglia di mettersi per lungo in mezzo alla strada e farsi schiacciare da un TIR. Alla fine comunque lo seguirono e una volta dentro, l'oste salutò sorridente Harry...almeno fino a quando, abbassando il viso sul maghetto, non impallidì.
- Per tutti i folletti...è Tom Riddle!-
Come undici anni prima sul pub, prima così pieno di voci, ora cadde il silenzio...e Tom si strinse fra i due padrini, arrossendo violentemente. Tutti lo fissavano spaventanti, altri con odio, molti pieni di rancore.
Senza stare a sentire domande e preghiere accorate, i due Auror trascinarono il ragazzino alla porta di servizio e mentre Harry bacchettava sui mattoni, Draco fissò suo cugino...e scosse il capo.
- La molli di agitarti?- borbottò - Cammina a testa alta e non filare nessuno neanche per sbaglio.-
- Così sei sulla buona strada per diventare un Malfoy.- aggiunse Potter mentre il muretto si ritirava lentamente, lasciando posto...alla via per Diagon Alley. Il piccolo Tom rimase stralunato, davanti alla lunga strada piena di negozi, affastellata di insegne, brulicante di maghi e streghe, civette e gatti.
Il cicaleccio della gente era alto e gioioso, profumi di erbe magiche e incensi aleggiava nell'aria e il cielo lindo e terso mostrava all'orizzonte l'imponente struttura della Gringott.
Harry in quel momento sentì una forte emozione, mentre la cicatrice iniziava di nuovo a bruciare...ma stavolta solo on un lieve pizzicore. Sentiva...sentiva un'emozione dimenticata. Sentiva lo stupore, l'ansia verso qualcosa di nuovo.
Tom era spaesato e nel contempo eccitato.
Come un normale bambino di undici anni.
Era bello sentirsi di nuovo così, pensò infilandosi fra la folla. Era bello tornare indietro al tempo in cui Voldemort non era ancora entrato nella sua vita.
Davanti all'edificio bianco della Gringott, dove tutti si giravano a guardarli fra l'interessato e l'oltraggiato, i ragazzi oltrepassarono la prima porta di bronzo, poi quella d'argento. Un folletto s'inchinò al loro passaggio e finirono nel grande salone marmoreo, pieno di maghi e altri folletti dalla solita aria spocchiosa e annoiata.
- Ne avevi già visti?- Harry notò che Tom non sembrava colpito dai folletti e infatti il bambino annuì, dicendo che ce n'erano alcuni al palazzo di Caesar. Si avvicinarono al bancone e Draco si buttò davanti al primo folletto libero.
- Salve.- bofonchiò - Dobbiamo prelevare del denaro dalla camera blindata della signorina Lucilla Lancaster.-
Il folletto levò gli occhialini tondi, scrutandoli sospettoso ma poi, vedendo Tom, parve tranquillizzarsi.
- La signorina pochi giorni fa ha aperto un conto a nome del signor Tom Riddle. Ho io la chiave per voi. Eccola.- e porse la chiavetta di bronzo a Malfoy. Una volta nello stretto passaggio di pietra, salirono sulla piccola ferrovia che sfrecciò velocissima fino alla camera blindata numero 1303.
Il folletto aprì la pesante porta e dopo uno sbuffo verde, i tre rimasero davanti a un cumulo luccicante d'oro e argento impressionante. I due Auror non fecero commenti ma Tom pensò che Lucilla avesse esagerato...non avrebbe dovuto approfittarsi così del denaro della sua famiglia. Vabbè che a lei non serviva ma era la sua matrigna...non doveva preoccuparsi così tanto per lui. Nonostante questo però, il pensiero che Lucilla si occupasse di lui come una vera mamma lo fece sentire bene, accettato e ben voluto, felice dopo giorni duri di pettegolezzi e cattiverie.
Ritirato il malloppo, uscirono dalla Gringott per immergersi negli acquisti. Mentre Tom si guardava in giro con gli occhi lucidi, Harry emise un sospiro.
- Che hai?- gli chiese Draco, accendendosi una sigaretta.
- Mi solleva il fatto che non sia solo.-
- Come lo sei stato tu?- rimbeccò Malfoy.
- Si, direi di si.-
Il biondo sogghignò appena, alzando le spalle - Sai come si dice...siamo tutti soli.-
- Carina. Ne hai un'altra prima che mi tagli le vene?-
- Non so Potty, possiamo sempre limonare qua davanti a tutti e finire dritti sul Cavillo. Ti va?- sibilò Draco acidamente, dandogli le spalle - Dai Tom! Bisogna provare le misure per la divisa!-
Davanti al negozio di Madama McClan, i due Auror controllarono la lista del primo anno che ormai avevano scordato. Sarebbe stato meglio mollare lì la piccola palla al piede e andare a comprare calderone, guanti e provette.
- Cosaaa???- Tom li guardò praticamente sull'orlo di una crisi isterica - Non potete piantarmi qua!-
- Guarda che ti prendono solo le misure cazzo!- sbuffò Harry - Non ti mangiano lì dentro! Ok, potresti fare incontri che ti rovinerebbero per sempre la vita com'è successo a me ma...-
- Ma adesso vai lì, sputi in faccia a chi t'insulta e tempo mezz'ora e torniamo!- concluse Draco, dopo aver ficcato un calcio in faccia a Potter - Fai finta di niente, se ti chiedono il nome diglielo senza battere ciglio. Avranno così paura di te che magari non ti faranno neanche pagare!-
- Però, tu si che sei un bel padrino!- frecciò il moro, mentre il piccolo Riddle entrava tutto timoroso nel negozio.
- Ha parlato.- sbuffò l'ex Serpeverde - Dai, andiamo a comprargli la roba. Dio...mi sento suo padre quasi.-
- Lascia stare...- rise Harry, sparendo con lui fra la folla.
Tom intanto era di fronte a Madama McClan e la donna, che stava sempre un po' sulle nuvole, si limitò a portarlo tutta sorridente nel retro del negozio dove c'erano tre specchi e due ragazzini già ritti su due sgabelli. Chiacchieravano fra loro ma a quanto dicevano le streghe che puntavano spilli sulle loro vesti, c'era stato fino a pochi minuti prima un cliente piuttosto turbolento.
- Accidenti a quel Howthorne!- borbottava una seccata - Non è stato fermo un attimo!-
Tom si mise sul terzo sgabello e mentre gl'infilavano la veste dalla testa, ascoltava attento e col capo basso.
Il ragazzo alla sua destra era bruno, con gli occhi scuri e la carnagione olivastra, abbastanza tracagnotto. Quello alla sua sinistra era smilzo, magro come un grissino, capelli castano chiaro tutti dritti come spilli.
- Ciao!- gli disse quello bruno con fare amichevole - Vai a Hogwarts?-
- Si.- annuì Tom, sforzandosi di fare un sorriso.
- Sei da solo?- gli chiese il grissino alla sua sinistra.
- I...i miei padrini sono fuori a comprarmi i libri.- abbozzò il piccolo Riddle.
- Oh...anche i miei genitori sono andati a comprarmi i libri.- sorrise il brunetto - Ma sono babbani. Ho paura si perdano, sai! Erano un po' spaesati quando siamo entrati qui...anche io non ci capisco niente ancora, in effetti.-
- Ma figurati Bruce!- disse il grissino coi capelli a spuntoni che evidentemente proveniva da una famiglia di maghi - Basta chiedere in giro no? A proposito, io mi chiamo Martin Worton, lui invece è Bruce Joyce. Siamo parenti alla moltoooo lontana. Tu come ti chiami?-
Ecco. Erano arrivati al dunque.
- Tom...- sussurrò e si affrettò a cambiare argomento - I tuoi genitori sono maghi?-
- Ahah.- rispose quello, annuendo - E i tuoi genitori dove sono?-
- Martin!- sbuffò Bruce, poi guardò Tom con aria paziente - Scusalo, non sta mai zitto!-
- I miei sono morti.- disse allora il piccolo Riddle, sforzandosi di sorridere - Ho una matrigna...e due padrini.-
- Oh, mi spiace.- quel Martin pareva una di quelle persone tonte e sincere che a parole si mettevano sempre nei guai con impressionante candore - E la tua matrigna è una di quelle perfide che ti lasciano in giro dai parenti?-
- Ma insomma!- Bruce Joyce scoccò un'occhiataccia all'amico che si mise buonino in silenzio - Lascialo stare?! Piuttosto...avete sentito che quest'anno la figlia di Bellatrix Lestrange insegnerà Difesa contro le Arti Oscure?-
- Ma dai!- Martin parve fare mente locale - Ah ecco di cosa parlava Damon!-
- Damon?- chiese Tom, ricordando che quel nome era quello del ragazzino incontrato al Ministero.
- Si, il figlio di Lord Howthorne!- gli disse Bruce - E' un tipo strano. Però non è uno snob anche se sarà lord.-
- Dicono che vada in giro coi babbani, pensa tu!- rise Martin - Non che a me non piacciano, sia chiaro...-
- Ecco fatto!- disse Madama McClan a Tom, aiutandolo a scendere dallo sgabello - Bravissimo caro, non ho mai avuto un manichino migliore di te. Ho preso ogni tua misura, ti consegneremo l'uniforme entro domani sera.-
- La ringrazio molto.- disse Tom cortese - Ciao, ci vediamo.- aggiunse timidamente e i due ragazzini risposero molto più concitati, agitando mani e braccia, rischiando di farsi usare come punta spilli dalle streghe sarte che si occupavano di loro. Una volta uscito dal negozio, leggermente più sollevato perché lì dentro nessuno l'aveva riconosciuto a prima vista, si mise a cercare quei due disgraziati che l'avevano piantato da solo.
Li pescò davanti all'Emporio del Gufo, intenti a bestemmiarsi dietro perché si erano caricati troppo di pacchi.
Vedendolo abbastanza allegro, si rincuorarono un po' e poi lo spinsero nel negozio, per scegliere l'animale da portarsi appresso a Hogwarts. Girando fra gabbie e cassette pieni di animaletti, Tom non sapeva cosa scegliere.
- Mi piacerebbe una civetta intelligente come Edvige.- disse guardando i gufi e gli allocchi.
- Suo altezza Malfoy aveva un fottuto falco gigantesco se t'interessa.- frecciò Harry.
- Sua altezza Potter invece è un pennuto di suo, potrebbe portartela lui la posta, no?-
- Ehi ragazzi...- naturalmente presero a maledirsi sotto gli occhi sconvolti di metà Emporio ma a parte queste scene a cui si stava abituando, Tom riprese a girare tranquillo fra tutti gli animaletti, non trovando niente che lo ispirasse. Erano tutti bellissimi, sia i gatti che le civette e gli altri volatili. Almeno fino a quando una vocetta strana non gli arrivò all'orecchio.
"Per favore, prendi me! Prendi me, ti prego!"
Tom si guardò attorno, stranito. Ma chi era? Cercò la vocetta sibilante e alla fine capì, sorridendo divertito.
Un serpentello piccolo e nero, con delle squame argentee e azzurrine se ne stava chiuso in un barattolo, isolato dagli altri animali.
- Ciao.- disse Tom, abbassandosi sul vasetto.
- Salve, ragazzo.- il padrone dell'Emporio gli si avvicinò servizievole - T'interessa qualcosa di particolare?-
- Bhè...- il maghetto per un attimo pensò che qualcuno avrebbe potuto farsi una cattiva idea di lui se si presentava con quel serpente a scuola. Però...sembrava triste. Continuava a pregarlo di comprarlo.
- Quanto costa lui?- chiese, indicando il piccolo serpente.
- Veleno?- si stupì il vecchio mago - Ti piace questo serpente?-
- Si chiama Veleno?- chiese Tom stranito.
- Si. È una presa in giro.- gli spiegò il vecchio - Non è velenoso e nessuno lo compra. La sua razza dovrebbe essere velenosissima ma lui invece sembra essere sprovvisto delle ghiandole velenose. Lo vuoi davvero?-
Ma si, pensò il maghetto fra sé. In fondo, se proprio doveva iniziare, poteva farlo con qualcuno rifiutato come lui.
- Ma che cos'è quest'affare?- bofonchiò Draco più tardi, osservando Veleno nel vasetto.
"Idiota, ti sembro una banana per caso?" sibilò il serpente in risposta.
- Insulta anche!- rise Harry - Buona idea Tom. Se non altro ci puoi parlare.-
- Contento tu.- Malfoy ricontrollò la lista. I libri li avevano, i guanti, le provette, bilancia, calderone e telescopio.
- Manca la bacchetta.-
Andarono dritti da Olivander e Harry lì davanti non riuscì a nascondere un sorriso malinconico. Era lì che tutto era cominciato. Era lì che la sua bacchetta l'aveva scelto come padrone. La bacchetta con la piuma di fenicie. La sorella gemella di quella appartenente a Lord Voldemort.
Entrati, il piccolo Tom si sentì un po' a disagio in quell'infinità di scaffali pieni di confezioni di bacchette.
Poi la stessa voce sommessa di undici anni prima salutò i presenti...e i scoloriti occhi del signor Olivander si puntarono sui nuovi venuti. Il vecchio sorrise, sempre uguale, sempre misterioso.
- Signor Potter...sapevo che sarebbe tornato.- disse, avvicinandosi al bancone.
- Signor Malfoy.- disse quindi, salutando Draco con un cenno. Poi posò gli occhi simili a fasci lunari sul maghetto e Tom si sentì arrossire. Lui si che l'aveva riconosciuto.
- Ero ansioso di conoscerla, signor Riddle.- disse Olivander, mettendosi subito alla ricerca della bacchetta adatta - Si, ricordo bene la bacchetta di suo padre. Proprio come ricordo la gemella, appartenente al signor Potter. Ecco...provi questa. Dodici pollici, di salice e corde di cuore di drago, eccellente per gli incantesimi.-
Tom fissò prima i padrini, poi la bacchetta che gli era stata messa fra le mani. L'agitò e...scoppiò il lampadario.
La rimise subito sul bancone, mentre Olivander che non faceva mai una piega, tornò a girare nel suo negozio. Tornò con una bacchetta di agrifoglio, poi una di faggio, una cedro, quercia. Niente. Un disastro dietro l'altro.
- Hn...- fece Olivander dopo mezz'ora di tentativi - Non ho mai fatto così tanta fatica. A parte per la signorina Granger, questo è certo.- dicendo questo i ragazzi rizzarono le orecchie ma il padrone del negozio, dicendo quello, parve come illuminarsi. Forse aveva trovato la soluzione. Non andò di nuovo fra gli scaffali, ma si chinò sotto al suo bancone ed estrasse due cofanetti. Dal secondo, prese una bacchetta lunga e nera e la diede a Tom.
Quando il piccolo Riddle la prese, un calore immerso lo avvolse...e la bacchetta lo riconobbe, sprizzando scintille rosse e dorate che proiettarono sulla parete danzanti riflessi di luce.
- Si, si...- si congratulò Olivander, insieme ai due Auror - Ci siamo signor Riddle. Tredici centimetri. Ebano e capello di demone puro. Una delle bacchette più potenti che io abbia mai fabbricato, dopo quella di suo padre.-
- Capello di demone puro?- alitò Tom sconvolgendosi a quelle parole - Ma chi...-
- Caesar Cameron.- rispose Olivander, facendo sgranare gli occhi al maghetto - Deve sapere che mesi fa Hermione Granger è venuta qui e mi ha commissionato queste.- porse le due confezioni a Tom, fissando ora Harry e Draco - La signorina mi portò due capelli del demone. Una bacchetta è per lei, è stata lei stessa a commissionarmela. Spero che possiate fargliela avere. Questa invece è sua, signor Riddle.- e puntò gli occhi sbiaditi su Tom, guardandolo come un tempo aveva guardato Harry - Una grande bacchetta per colui che diventerà un grande mago.-
Come sempre Olivander sapeva rendersi misterioso con ogni sua parola. Tanto più con quella nuova bacchetta per Hermione. Con dentro un capello di quel demone, di certo sarebbe stata un'arma micidiale.
Quando uscirono, Tom si volse ancora a guardare Olivander...che sorridendo, gli fece un inchino.

Erano quasi le quattro di pomeriggio quando i tre disperato tornarono a casa pieno di pacchi e con Veleno nel vasetto.
Entrando trovarono tutti di buon umore, anche se come minimo Edward e Ron dovevano aver avuto una giornataccia al Ministero, per rispondere della loro assenza agli altri Auror. Comunque tutti, nessuno escluso, si attaccarono alle costole di Tom per congratularsi col maghetto, raccontargli dei tempi andati e farlo sentire un po' meglio.
- Un serpente?- borbottò May più tardi davanti alla cena cinese - Gli avete comprato davvero un serpente?-
- Ho provato a dirgli di prendere un maiale, ma non c'è stato verso.- sibilò Draco, prendendosi una mezza gomitata da Elettra che ridacchiando accarezzò Pinky tutta soddisfatta - Carino, come hai detto che si chiama?-
- Veleno.- disse Tom - Ma non è velenoso e nessuno lo voleva per questo motivo.-
- Tanto Hogwarts è già piena di vipere, tranquillo.- frecciò Ron, sarcastico.
- Faccio finta di non aver sentito.- rispose Blaise con un sogghigno - Cavolo gente, mi sembra di essere tornato indietro di undici anni! Mi ricordo come se fosse ieri quando mi hanno scarrozzato per tutta Diagon Alley a comprare quel maledetto pentolone più grande di me e la bacchetta.-
- Non gli avrete mica preso anche una scopa vero?- chiese Ron, fissando i due padrini con aria inquisitoria - Vero?-
Harry e Draco nicchiarono, poi beati cominciarono a menarla sul fatto che la scopa sarebbe potuta servire, che anche Elettra al primo anno ne aveva fatta entrare una in sordina ecc. ecc.
Insomma, alla fine avevano già iniziato a infischiarsene di nuovo delle regole.
Per far vedere qualcosa di Hogwarts a Tom, Edward salì in camera di Harry a prendere l'unica cosa di Hermione, oltre ai suoi gatti e all'orologio che aveva trovato a casa di Liam Hargrave. L'album di foto della ragazza.
- Ragazzi, guardate che ho qui!- cinguettò Dalton svaccandosi sul divano - Tom, vieni che ti faccio un po' vedere che combinavano questi qua a scuola! Oh dunque...- e per prima foto, che se ne andava a spasso per l'album pieno, trovò subito una foto del diciottesimo compleanno della Grifoncina. Erano tutti in gruppo abbracciati e sorridenti.
Tom guardava le foto estasiato, vedendo Harry e gli altri così piccoli a pensarci.
- Chi è quello nudo che balla sul cubo?- chiese, aguzzando la vista.
- Oddio Harry!- Ron attaccò a ridere - Guarda...è Dean! In mutande!-
- E questa è la vostra amica Hermione, vero?- chiese May, puntando il dito sulla Granger abbracciata fra Potter e Weasley - Era il suo compleanno?-
- Si, la festa migliore che c'è uscita.- disse Blaise - Ma mai come quella di fine anno...vero Dray?-
Se c'era una cosa che non bisognava mai nominare davanti a quei due era la festa del settimo anno. Mai. Si rabbuiarono subito ma non fecero in tempo a dire "Crepate tutti quanti, bastardi!" che Ron schizzò fuori dall'album con la fatidica foto in mano, correndo via per tutta la casa e sbandierando al vento la penosa immagine che ritraeva Potter e Malfoy, nemici per la pelle, addormentati uno sull'altro con solo i boxer addosso.
Riprendere quella foto fu difficile e disfarsene impossibile Hermione le aveva messo un incantesimo che la rendeva ignifuga e impossibile da fare a pezzettini.
- Maledetta lei!- rognò Harry incazzoso, bestemmiando dietro a tutti gli altri - E tu sei un bastardo Ron! Come t'è saltato in mente di fare questa foto del cazzo eh? Ha girata per tutto il periodo degli esami!-
- Te l'ho detto mille volte che non sono stato io!- alitò il rossino mentre si sganasciava, piegato a terra con Dalton e Zabini - E poi eravate lì...la tentazione è stata forte...vero Elettra?-
- Cosaaa???- urlò anche Draco - Baley maledetta, sei stata tu?-
- Hermione c'è rimasta secca quando v'ha visto, non sarebbe riuscita a fare neanche uno scatto.- disse Elettra con occhi angelici - E poi è una vera foto d'arte. Guardate che taglio di luce ho usato...-
- Taglio un corno! Datemi quella porcheria!- sbraitò di nuovo il biondo.
- Tanto ne ho tre copie io, sei Blaise e due Ron.- cinguettò Edward appena riprese fiato. Da lì a cominciare a lanciare Cruciatus il passo fu breve e così, mentre i suoi padrini facevano una strage, Tom colse al volo l'occasione per andare in camera sua a scrivere a Caesar e Lucilla. Era eccitato e felice. Sapeva che non avrebbe dovuto esserlo, visto ciò che l'aspettava ma...Harry l'aveva accompagnato per tutto il giorno come un fratello maggiore ed era stato bellissimo.
Anche Draco, che da principio gli era sembrato indifferente alla cosa, alle fine gli aveva risollevato il morale.
Mise Veleno tutto contento sulla scrivania, levandolo dal barattolo e mettendolo sull'ibiscus che aveva accanto alla finestra e si mise subito a scrivere la lettera, senza tralasciare nessun particolare.
Era felice e non sapeva perché. Sapeva che sarebbe stato odiato e mal voluto ma il pensiero di poter imparare la magia nella famosa scuola di Hogwarts dov'erano andati tutti i ragazzi lo faceva sprizzare eccitazione da tutti i pori.
C'era stato anche suo padre lì, però. E anche sua madre.
Sospirò, posando la piuma e andando a sedersi sulla finestra. A volte non poteva fare a meno di chiedersi come sarebbe stato conoscere suo padre. Sapeva che di certo sarebbe stato più un male che un bene...ma anche Harry una volta aveva detto che era meglio conoscere le proprie radici.
Tre giorni...tre giorni e poi sarebbe stato il primo settembre.
Stava per tornare a scrivere quando vide un gufo scuro volare verso il loro palazzotto, per appollaiarsi su una delle finestre del salone al primo piano. Forse era posta per i ragazzi...ma quando cominciò a sentire voci concitate dal basso, pensò a qualcosa di grave. Scese e vide Draco tenere una lettera accartocciata fra le mani.
- Branco di bastardi, come osano?- sibilò, facendola ardere nel palmo della mano in un attimo.
- Vacci piano, può sentirti!- lo blandì May ma si accorsero subito che l'aveva fatto lo stesso. Si voltarono tutti a guardarlo e Tom si sentì improvvisamente colpevole di qualcosa.
- Cosa c'è?- sussurrò, preoccupato.
Draco tacque, troppo rabbioso e anche Harry non disse una sola parola, così fu Edward a trascinarlo sul divano e spiegargli che notizie aveva portato quella missiva.
- Era del Ministero.- gli spiegò Dalton - I tuoi fratellastri hanno saputo della tua esistenza e hanno mandato un reclamo al tribunale delle adozioni magiche. Vogliono richiedere la tua custodia.-
In un attimo tutto il pomeriggio passato svanì in una nuvola di fumo. Andare a vivere...coi Black? Coi suoi fratellastri?
Impallidì e di colpo fissò i suoi padrini con aria ansiosa - Non...non mi lascerete andare, vero?-
- Tesoro.- sussurrò Elettra abbracciandolo - Certo che no. Non lasceremo che ti portino via.-
- Anche perché non possono farlo.- disse Ron cupamente - Gli Auror li controllano, sono sotto accusa.-
- Potranno anche essere sotto accusa ma sono parenti molto più prossimi di me per Tom.- sibilò Malfoy con gli occhi grigi incendiati - Col fottuto manipolo di avvocati che hanno potrebbero ottenerne la custodia momentanea fino a nuovo ordine. E intanto lo so io cosa gli faranno!-
- Calma, stiamo calmi.- l'interruppe Blaise - Ragioniamo a mente fredda!-
- Ha ragione Draco.- s'intromise Potter - Hanno la parentela per sangue materno. Io e Malferret siamo solo dei padrini. I Riddle sono tutti morti, non ha altri parenti a parte loro che sono i suoi fratelli.-
- Ma io non ci voglio andare!- urlò Tom all'improvviso, scattando in piedi - Non voglio andare da loro Harry!-
Il bambino sopravvissuto non disse nulla. Dio, quante volte aveva sentito quella frase detta dalla sua stessa voce. Se non altro i Dursley non avevano mai cercato di farlo secco, anche se avrebbero voluto.
Guardando gli occhi lucidi di Tom, qualcosa gli si risvegliò dentro. No. Non avrebbe permesso la rovina di un altro bambino. - Va bene, d'accordo.- disse a bassa voce, ma sicuro e saldo - L'udienza coi Consiglieri è domani mattina alle nove. Lo so che è presto ma siamo stati chiamati tutti a testimoniare e non dobbiamo farci mettere sotto da quegli avvocati, perciò sangue freddo gente. Se sapremo usare la lingua, rimetteremo a posto quei due bastardi tanto che non oseranno mai più mettere le mani su Tom, ok?-
- Ok.- dissero tutti, rinfrancati.

Ma nonostante le parole di Potter, il mattino dopo erano già tutti svegli all'alba. Nuvole temporalesche imperversavano sul cielo di Londra ma gli abitanti del palazzotto non sembravano farci caso, troppo presi dal parlare riuniti in salotto...e quando Tom scese dopo una lunga notte insonne, vide che c'erano degli sconosciuti con loro.
Erano sei maghi sulla quarantina, distinti, con baffi curati e mani eleganti.
Come venne a sapere durante il tragitto in macchina verso il Ministero, due erano avvocati di Edward, gli altri quattro erano di Draco che anni prima di erano occupati di salvare sua madre dall'accusa di aver ucciso Bellatrix con la legittima difesa. Ne avevano discusso a oltranza dalle undici di quella notte precedente fino alla mattina e anche se la cosa non si presentava facile, erano tutti molto agguerriti.
Ciò che però Harry aveva ormai capito, era che quella non sarebbe stata solo una semplice discussione sulla custodia. Era una vera e propria presentazione di Tom al mondo magico, davanti al Wizengamot, davanti agli Inquisitori, ai Consiglieri...e tutti, con le dita puntate, avrebbero di nuovo parlare e condannato senza ascoltare.
In silenzio, uno dopo l'altro i ragazzi entrarono al Ministero attraverso la cabina del telefono. Nell'immerso salone sembrava non esserci nessuno ma avrebbero potuto scommettere che un gran numero di maghi li stavano osservando.
Tom stava stretto fra i suoi padrini, pallido, stanco. Triste.
Passarono l'ufficio Misteri ma il tempo sembrava non scorrere. Presero numerose scale, scendendo sempre più in basso, sempre più a più in profondità. Oltrepassarono numerose porte, sempre le stesse, sempre pesanti con enormi chiavistelli di ferro. Poi si fermarono di fronte all'Aula numero nove. Dovettero farlo per forza.
Lì un numeroso gruppo di avvocati attorniava i fratelli Lestrange, con loro Jocelyn Black.
Quando li videro, Draco non si stupì troppo di sentire Vanessa singhiozzare. Dio, che attrice...
Aveva guardato Tom con occhi sgranati, colmi di rimpianto e affetto. Incredibile...
Rafeus Lestrange scoccò un'occhiata al fratello minore...poi tornò a consolare la sorella, abbracciandola.
- Come hanno potuto...- singhiozzava quella maledetta, con un fazzoletto premuto sul viso - Come hanno potuto nascondercelo?!-
Tom si avvicinò di più a Draco, evitando di guardarli. Ma perché piangeva?, si chiese. Perché lo faceva?
- Stai tranquillo.- gli sussurrò il biondo - Ci siamo noi.-
- Si, non ti preoccupare.- gli disse anche Ron, posandogli una mano sulla spalla - Andrà tutto bene.
Poi finalmente entrarono. I primi furono i Lestrange, quindi il loro gruppo. Come Harry prima di lui, Tom boccheggiò trovandosi in quella segreta enorme, dalle pareti alte e fredde, con torce che illuminavano l'indispensabile.
- Che Thomas Maximilian Riddle si sieda.- disse una voce fredda sulle loro teste.
Gli Auror indicarono al maghetto la sedia in mezzo alla grande sala, coi braccioli coperti di catene. Lui, tremando e guardando Harry e gli altri per l'ultima volta, vi si diresse...e vi si sedette, sempre più a disagio.
Gli sembrava un incubo. Quando alzò lo sguardo davanti a sé, vide sedute una ventina di persone sulle panche che formavano il Wizengamot. Marchiati con la W d'argento, i Consiglieri Maggiori lo fissavano con gli occhi ridotti a fessure, dall'alto al basso. Le loro espressioni severe lo facevano sentire un accusato.
Al centro della fila, Jonathan Orloff, Ministro della Magia. Alla sua sinistra l'immancabile Umbridge, alla sua destra un vecchietto dall'aria svagata, dalla lunga barba e con la gobba. Robert Rainolds stava seduto poco sopra.
I Lestrange sedettero nelle panche a sinistra, i ragazzi a destra. Gli avvocati si misero in fila al fianco di Tom.
- Molto bene.- disse Orloff - Dal momento che siamo tutti presenti, possiamo cominciare. Udienza del 28 agosto. Thomas Maximilian Riddle, sei stato convocato per una richiesta di adozione portata avanti dai tuoi parenti. La famiglia Black e i tuoi fratelli di sangue da parte di madre hanno richiesto in data odierna la tua custodia. Prego, se gli avvocati della famiglia Lestrange e Black vogliono iniziare...-
Il primo davanti a Rafeus si fece avanti e dette una rapida occhiata al piccolo Riddle con uno sguardo scintillante.
- Ministro, i miei clienti richiedono l'adozione del qui presente Thomas Maximilian Riddle in quanto legati da sangue materno. La richiesta viene presentata solo oggi in quanto i miei clienti sono venuti a sapere solo da pochi giorni l'esistenza del ragazzo. E trovo ignobile che persone come Auror abbiano potuto nascondere una simile informazione che ha portato ai Black e ai Lestrange un profondo dolore famigliare.-
- Chiariamoci, signor Ministro.- intervenne il legale di Draco - La famiglia Lestrange non è mai venuta a sapere dell'esistenza del bambino finanche nessuno dei miei clienti l'ha saputo. L'imputato ha vissuto nel Golden Fields nella dimora della sua matrigna fino a due mesi e mezza fa, in quanto Lucilla dei Lancaster era l'unica ad averne piena custodia.-
- Mi permetta, avvocato.- intervenne la Umbridge cominciando a infastidire i ragazzi con la sua voce odiosa - Ma non credo che un demone di stirpe possa avanzare diritti su un essere umano.-
Nel frattempo, mentre il colloquio proseguiva, cominciarono a entrare nell'aula senza che nessuno potesse fermarli sia il gruppo di Jess, con Tristan presente, sia Sirius con Remus, Kingsley, Tonks e Malocchio Moody.
- Mi permetta lei, Consigliere.- continuò l'avvocato di Draco - Ma la signorina Lancaster ha sposato regolarmente il padre di questo ragazzo. Quindi è per diritto l'unica a doverne rispondere senza contare che non mi pare ci siano leggi che impediscano a un demone di stirpe di avere rapporti con gli umani.-
- Mi faccia il favore.- sibilò la Umbridge con tono dolciastro - Quando si parla di Tom Riddle come essere umano non c'è niente che possa essere considerato legale. E visto che parla della signorina Lancaster...mi dica, come mai ora il ragazzo vive con i suddetti Auror Harry Potter, Ronald Weasley, Draco Malfoy, Edward Dalton, May Aarons e i due civili Blaise Zabini ed Elettra Baley? Si tratta per caso di una norma di sicurezza o lo tenete prigioniero dalla sua vera famiglia?-
- Voglio ricordarle che il signor Malfoy è cugino di primo grado per il ragazzo.- rispose quello, piccato.
- Si ma i miei clienti sono i suoi fratelli da parte di madre!- disse l'avvocato dei Lestrange - E visto che ora il ragazzino vive con i suoi padrini, ora loro ne richiedono la piena custodia e anche l'adozione, con la conseguente accettazione del cognome Lestrange per il signor Riddle. È la cosa migliore per tutti.-
- Migliore per tutti un corno!- sbottò Draco furibondo.
- Signor Malfoy, tenga a freno la lingua.- lo zittì Orloff ma ci si mise di mezzo anche Harry, battendo un pugno sulla panca - Ma signor Ministro, la signorina Lancaster l'ha affidato a noi! E lei sa perfettamente bene che essendo figlio di Lord Voldemort, Tom ha un grande peso sulle spalle e andare ad vivere con gente che si è sempre sfacciatamente definita come la prima a voler sterminare babbani e mezzosangue, mi sembra un vero insulto alla vita diversa che potrebbe avere.-
- Signor Potter...- insinuò la Umbridge - Sta per caso dicendo che intende crescere questo bambino da solo con l'aiuto del signor Malfoy? Quanti avete ora entrambi, mi dica? Venti, ventuno?-
- Ventidue.- rispose il moro a denti stretti - Questo non cambia i fatti. Io e Draco siamo stati designati suoi padrini, è con noi che deve stare. Non con gente che lo sfrutterebbe per la sua fama!-
- Si e lei è molto esperto in questo campo vero?-
- Senta lei!- sbottò Ron mettendosi in piedi, con un usuale scatto di rabbia che avveniva quando Harry veniva insultato a causa del suo passato - Non può mandare un bambino undicenne a vivere con i Mangiamorte!-
- Mangiamorte?- strillò Vanessa, attaccando con la sceneggiata - E' un oltraggio! Io rivoglio mio fratello!-
- Silenzio, per favore!-
Quella massa di grida si fermò quando il vecchio mago seduto alla destra di Orloff batté il bastone sulla panca. I ragazzi si girarono verso di lui, mentre pareva che quello, mezzo cieco, cercasse di metterli a fuoco.
- Buon giorno signor Weasley.- disse il vecchio - Si ricorda di me?-
Ron strabuzzò gli occhi - Ecco...veramente...-
- Ero quello in vestaglia nell'ufficio di suo padre l'altro giorno.-
Stavolta sul Wizengamot cadde un silenzio più imbarazzato mentre Auror e Lestrange credevano fosse uno scherzo. Ma in effetti Percival Burton era sempre stato un tipo strano e a suo favore, uno dei migliori amici di Silente.
- Oh...- Ron annuì, confuso - Si, certo. Mi ricordo.-
- Bene, ora mi dica signor Weasley...ha detto che i fratellastri del ragazzo sono Mangiamorte. Ne ha le prove?-
Ron inspirò a fondo, fissando attento il vecchio Consigliere - Vorrei mettere a conoscenza il Wizengamot del fatto che gli Auror del Ministero tengono sotto controllo la famiglia Lestrange da un po' di tempo. Non vorrei entrare ora in un altro caso ma mandare il figlio del Lord Oscuro a vivere con coloro che l'hanno sempre seguito in ogni sua azione punitiva mi sembra un vero delitto. Abbiamo le prove che nella casa di campagna della famiglia Black nel Devon sono entrati e usciti numerosi soggetti etichettati a rischio da Duncan Gillespie, Capo degli Auror. Quindi, se mi permette, non credo che un nucleo famigliare simile con certi precedenti sia un buon ambiente per un ragazzino.-
- Hai sbagliato mestiere, sai?- gli sussurrò Blaise all'orecchio.
- Mi perdoni se cavillo Ministro Orloff...- sibilò a quel punto Vanessa, furibonda - Invece una casa di Auror e una matrigna demone di stirpe sono un nucleo migliore di quello che gli possiamo offrire noi come suoi fratelli legittimi?-
- Mi ha tolto le parole di bocca.- squittì la Umbridge - Signor Potter, lei vive a contatto col pericolo ogni giorno. Crede che lei saprà garantire un'esistenza serena a questo ragazzo visti gli articoli degli ultimi giorni?-
Harry per un attimo sentì un balzo al cuore. La sua stessa vita non era serena...come avrebbe potuto occuparsi di Tom?
Guardò gli occhi blu spaventati del piccolo Riddle...e si sentì male.
- Mi vuole rispondere, signor Potter?-
- Non sarà necessario.- disse una voce alle loro spalle.
Come se si fosse formata da un'ombra, Lucilla dei Lancaster apparve sulla porta avvolta di un abito di raso bluastro come la notte, i capelli lunghi raccolti parzialmente sul capo. E l'aria irritata ma combattiva.
- Signorina Lancaster!- alitò Orloff, mentre i Lestrange impallidivano vistosamente.
Lucilla ignorò i presenti e lo scompiglio causato, andando dritta sotto le panche del Wizengamot e senza fare una piega buttò sotto i loro penosi nasi una pila di vecchi documenti ingialliti, attendendo paziente.
- Che cos'è questa storia!?- sbraitò Jocelyn Black.
- Non le doveva essere permesso di entrare!- rincarò Vanessa, tremante di collera.
- Fate silenzio!- sibilò Lucilla, rintuzzandole con una sola occhiata. Poi tornò ai Consiglieri, con aria quanto mai disgustata - Quelli sono i documenti che firmammo io e il mio defunto marito la notte che nacque il bambino. Sono legali e in quanto moglie di Tom Riddle, ho firmato per l'adozione di suo figlio nonostante non fosse mio. Quindi la madre sono io legalmente.-
- Oh, qui non ci piove mia cara.- disse Percival Burton, sorridendole appena - Come stai Lucilla?-
- Bene, la ringrazio signor Burton.- rispose lei calmandosi per un secondo.
- Non potete accettarlo!- sbraitò Rafeus - Se non lasciate a noi la custodia di nostro fratello perché siamo stati accusati di essere Mangiamorte senza prove, allora non dovreste neanche lasciare il bambino nelle grinfie della donna che ha sposato il Lord Oscuro.-
- La signorina Lancaster ha aiutato Harry Potter nell'eliminazione del Lord Oscuro, se non ricordo male le vecchie udienze, signor Lestrange e anche lei dovrebbe rammentarselo, visto che ha urlato vendetta a gran voce quel giorno nell'aula, o sbaglio?- cinguettò Burton con incredibile faccia di bronzo, mentre gli atri Consiglieri borbottavano fra loro - E comunque questi documenti parlano chiaro, caro ragazzo. La signorina ha sposato il padre del suo fratellastro e quattro anni fa ne ha sottoscritto la totale custodia e adozione. Quindi è lei la madre del bambino.-
- Si, Percival...- soffiò la Umbridge viola per l'impotenza - Ma non dobbiamo scordare dove vive la signorina. Trovo seccante che un bambino possa vivere in un tale luogo.-
- Sa cosa trovo io seccante?- replicò Lucilla a tono, mentre il Wizengamot pensava terrorizzato a qualsiasi ripicca quella demone di stirpe avrebbe mai potuto inventarsi nel caso l'avessero fatta arrabbiare sul serio - Essere dovuta uscire dal mio palazzo per una tale e indecorosa richiesta da parte di gente che ha calpestato cadaveri di babbani e mezzosangue per anni, Miss. E per quanto riguarda il luogo dove vivo, tendo a ricordarle che io stessa ho accettato che Tom andasse a vivere coi suoi padrini appunto per allontanarlo da un ambiente poco adatto a un mago umano undicenne, perciò se la smette di elencarci ovvietà potrà accorgersi col suo arguto intelletto che non c'è luogo migliore per il figlio del Lord Oscuro che l'ala protettiva del bambino sopravvissuto. E questo è tutto quello che avevo da dire.-
Cazzo. Lucilla era e sarebbe rimasta sempre una grande.
Harry e gli altri poterono cantare vittoria qualche minuto più tardi quando Orloff, sbattuto dall'apparizione della Lancaster e annoiato dagli strilli della signora Black, chiuse l'udienza con una totale respinta della domanda di adozione per Tom Maximilian Riddle da parte dei due fratelli Lestrange.
Sentito il verdetto, Vanessa scoppiò a piangere come una fontana e Tom saltò in piedi a molla, dirigendosi ad abbracciare fortissimo Lucilla che lo strinse a sua volta, sorridendogli. Ma non fu la sola, venne abbracciato da tutti quanti, Harry e Draco compresi anche se coi loro modi non erano proprio un esempio di dolcezza ma la felicità del piccolo Riddle bastò a compensare le parole che non potevano essere ancora dette.
La cosa purtroppo non finì lì. Fuori dall'aula mentre May spariva insieme a Orloff, Vanessa si dette all'ultima interpretazione quando uscì Lucilla col bambino.
S'inginocchiò ad abbracciare Tom, supplicandolo di credere che presto sarebbero tornati insieme. Rafeus invece fu più chiaro con gli Auror. Si piazzò davanti a Draco, passandosi la lingua sulla bocca con occhi famelici.
- Attento cuginetto...non scherzare troppo col fuoco!-
- Ma tu guarda, stavamo per dirti la stessa cosa.- sibilò Malfoy in risposta.
- Prima o poi mi arriverai a tiro, sappilo!- disse Lestrange, puntando poi gli occhi scuri anche su Harry - E allora, bambino sopravvissuto farai una brutta fine.- ghignò, scrutandogli la cicatrice. Lo stesso fece con quella di Lucilla, che spiccava fuori dalla scollatura del suo abito.
Si. I bambini sopravvissuti ancora non avevano idea di cosa li aspettava.
Avevano un asso nella manica che avrebbe fatto tremare ogni loro sicurezza...ogni vittoria raggiunta in quegli anni. E ora che avevano anche il sangue di un diretto discendente di Voldemort, presto l'Oscuro Signore avrebbe di nuovo adombrato la terra dei maghi.

 

 

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Capitolo 17
*** Capitolo 17° ***



 


31 agosto, ore 6.30.
Harry Potter dormiva a pancia in sotto nel suo letto matrimoniale, a torso nudo a causa del grande caldo che da giorni imperversava su Londra. Le lenzuola aggrovigliate attorno alle gambe, i capelli spettinati sul cuscino.
Le finestre chiuse erano serrate per fare in modo che niente disturbasse il suo sonno ma il bambino sopravvissuto non aveva fatto i conti con un altro bambino. Un piccolo mago eccitato e impaurito al tempo stesso.
- Harry...-
Potter fece una smorfia nel sonno, girandosi verso la sponda vuota di Elettra, che era partita di nuovo per il ritiro.
- Harry...-
La voce di prima s'infilò nei suoi sogni, infastidendolo. Senza esserne cosciente prese il cuscino della sua ragazza e se lo schiacciò sul capo, ma quando un paio di mani lo scossero dovette aprire le palpebre per forza e i suoi occhi smeraldini misero a fuoco la sua più grande spina nel fianco dopo Draco Lucius Malfoy.
- Tom...- mugugnò, distrutto - Vattene a letto!-
Il piccolo Riddle, che gli si era infilato in camera e poi gli era anche saltato nel letto, si mise a sedere a gambe incrociate, appoggiandosi alla sua schiena che Harry gli aveva girato apposta, ma il maghetto non cedette.
- Harry...non ho più sonno! Senti...mi sa che questa cosa non andrà a buon fine. Posso stare a casa?-
- Non ci pensare neanche piccolo mostriciattolo...- rispose Potter con voce impastata.
- Ma potrebbero scatenarsi un mucchio di guai a causa mia! Potrebbe succedere qualcosa di grave!-
- L'unica cosa grave che potrà accadere è che io ti strozzi se non te ne vai subito a dormire!- sbottò l'ex Grifondoro nervoso - Vattene da quel balengo di tuo cugino!-
- Ci sono andato. Ma mi ha chiuso fuori.-
- Sempre furbo quello...- si schifò Potter - Dai Tom! Torna a nanna!-
- Harry ti prego, ti prego! Non mandarmi a scuola!-
- Vatteneee...- supplicò Harry ma alla fine dovette per forza di cose scendere in cucina, altrimenti quel maledetto piccolo mostriciattolo non l'avrebbe più lasciato in pace. Certo però non lasciò il balengo a dormire mentre lui faceva il suo dovere di padrino tutto da solo. Come un forsennato sbarellò la porta della camera di Malfoy e fregandosene che fosse a letto mezzo nudo con May addormentata al suo fianco, lo afferrò per una gamba e lo trascinò giù per le scale, facendogli spaccare la testa su ogni gradino.
- Possibile che mi devi dare il tormento anche all'alba?- sbraitò Draco poco più tardi, semi vestito e davanti a una tazza di caffè - Non ti sopporto più Sfregiato! Spero che sia l'anno buono che finalmente qualcuno ti faccia secco!-
- Grazie altrettanto.- rispose Harry, versandosi una tazza di caffè nero a sua volta.
- E così si torna a Hogwarts...oh, che bello! Non vedo l'ora di rivedere la mia foresta!- cinguettò Gigì seduta sulla tesa biondo platino di Malferret - Sarà fantastico tornare a casa!-
- Si, una figata.- si schifò Draco - Scendi da lì, cretina.-
- Come ti permetti, stupido umano?!-
- Vediamo di finirla eh?- bofonchiò Potter distrutto - Non ho voglia di sentire altre paranoie! E tu vedi di fare almeno colazione o non arriverai a stasera sulle tue gambe, mostriciattolo.- ordinò a Tom, vedendolo indugiare davanti al bacon e alle uova strapazzata. Il piccolo Riddle doveva avere lo stomaco chiuso...e anche un'aria abbacchiatissima.
- Eddai, finiscila di castigarti così.- sbuffò Malfoy, appoggiando il capo contro il tavolo - Vedrai che una volta a scuola te ne fregherai di quello che pensa la gente. Avranno tutti così paura di te che non oseranno neanche alzare gli occhi quando passi.-
- Già...è dei Serpeverde che mi preoccuperei.- replicò Potter - Come minimo lo accoglieranno col tappeto rosso.-
- E con...mia sorella?- chiese Tom preoccupato.
- Avrai poche ore con lei e farò in modo di essere sempre presente.-
Il maghetto fissò Harry stranito - E come?-
- Sono un Animagus. Mi trasformerò in un'aquila e me ne starò appollaiato in aula.-
- E credi che mia cugina non sappia cosa puoi fare?- ghignò Draco serafico - Illuso.-
- Infatti voglio che sappi che la controllo, non mi sembra di aver mai detto il contrario Malferret.-
- Fa un po' come cavolo ti pare.- mugugnò il biondo agitando la mano con fare annoiato.
Erano le nove quando la casa cominciò a svegliarsi. Blaise fu il primo a salire in cucina tutto arruffato, solo coi pantaloni del pigiama e quando vide quei tre già in piedi, fu tanto saggio da non aprire la bocca con nessuna frecciata, altrimenti sarebbe stato Schiantato alla parete. Il secondo fu Ron che però entrò in casa direttamente dalla porta.
E lui si che era vestito...come la sera prima! Fece piano le scale ma quando li trovò già tutti in piedi, Edward compreso che sbadigliava al vento svaccato sul divano, dovette per forza sostenere lo sguardo inquisitorio di Harry.
- E allora?- sbottò Potter mentre dal secondo piano si sentivano i passi frenetici di Tom che faceva il solco in camera sua - Dai Ron! Mi dici con chi diavolo ti vedi si o no?-
- Sarà mica sposata!- disse Gigì con uno sguardo penetrante.
- Ma che sposata!- il rossino agitò le mani, scocciato - Fatemi il favore...fate finta di niente, ok?-
- Non è che ti sbatti una nostra conoscente?- chiese Draco acuto - E' per questo che non ci dici niente Donnola?-
Cazzo. Ma gli affari loro mai vero? Accidenti!
- E' brutta e vecchia? O magari ha dei figli?- riecheggiò Blaise.
- Sarà mica un uomo!- sbottò allora Edward, ricordando tanto a Ron un discorso fatto con Hermione quattro anni prima. Li mandò categoricamente al diavolo, rifiutandosi di stare a sentire la voce mielosa di Potter che lo seguì fino in bagno, incurante che il suo migliore amico gli avesse prima chiuso la porta sul naso.
Andarono avanti così per mezz'ora, poi scese anche May e fu il caso di smetterla di parlare come maschi da caserma. Un quarto alle dieci, Tom stava già sclerando. Arrivarono anche al punto che pensarono di dargli un goccetto di whisky incendiario ma poi May li prese a ceffoni uno per uno e con la sua mano femminile e sforzandosi di essere un po' materna riuscì a calmare il bambino quel che bastava perché arrivasse Zero, il falco di Lucilla, sulla loro finestra.
La lettera era per il maghetto e quando Tom lesse le parole di sua madre, di Caesar e di Demetrius, non poté che impedirsi di sorridere. Non seppero che magia avesse fatto la Lancaster, ma da quel momento Tom se ne stette buonino e non cercò più di chiudersi nello sgabuzzino fatato delle scope.
Era ancora nervoso, vero...ma sembrava più consapevole di se stesso e questo rinfrancò un po' tutti.
Il treno partiva alle undici e arrivarono puntali, un po' a smaterializzazione, un po' in macchina, davanti a King's Cross verso le dieci e mezza.
- Cavolo, mi sento eccitato come se dovessi tornarci io fra i banchi.- sorrise Edward, mentre entravano in stazione.
- Sai quale sarà la figata?- ghignò Ron - Che stavolta non dovremmo più stare attenti a quello stronzo di Piton che frega i punti a ogni singola cazzata! Ah, che goduria! Vero Harry?-
- Niente più fughe di notte, niente più sotterfugi...- Potter fece una smorfia divertita - Dov'è finito il bello ragazzi?-
- Ma lascia stare.- Blaise gli dette una pacca sulla spalla, mentre aiutava Tom a mettere il baule sul carrello.
- Sono proprio curiosa di vederla questa Hogwarts.- sorrise May, accanto a Draco - A quanto raccontate sembra il paese delle meraviglie. Se...non contiamo i Mangiamorte che vogliono ucciderci e le infinità di trappole che ci aspettano.-
- Se non altro stasera rivedremo gli altri!- sorrise Ron - Chissà Seamus, Neville e Dean che combinano!-
- Sai che bello...- replicò Zabini - Io e Draco dovremmo invece stare attenti al collo.-
- Che ci provino.- sibilò il biondo, facendosi largo fra la folla - Che palle, ci sono sempre e solo babbani qua! Ehi Tom... Tom! Non ci pensare neanche a filartela! Ti avverto che se ti smaterializzi vengo a riprenderti e ti mordo!-
- E guarda che è parecchio velenoso.- rincarò Harry, fissando trucemente il piccolo Riddle che provava ogni tanto a fare retromarcia alla chetichella. Ecco, finalmente erano fra i binari nove e dieci e il maghetto guardava il suo biglietto con fare stranito. 9 e 3/4 ...si, pensò smarrito. Se non lo avessero accompagnato, di certo a quell'ora sarebbe stato nel pallone come Harry, undici anni prima. Guardò divertito Edward, Blaise, May ed Edward entrarci per primi, poi Potter gli disse di entrare nella parete di corsa e il piccolo Riddle, guardando l'ultima volta la stazione di King's Cross, capì che non avrebbe più potuto tornare indietro. Ok. Era ora.
Prese la rincorsa e andò dritto, pregando che non si fosse richiuso come gli aveva raccontato Ron il pomeriggio prima, quando lui e Harry ci si erano schiantati contro a casa di un elfo domestico. Occhi chiusi e denti stretti...alla fine si ritrovò attraverso il varco, fermando il carrello di colpo e trovandosi davanti a una locomotiva nera e rossa.
Alzando gli occhi vide il tabellone: binario 9 e 3/4 , espresso per Hogwarts. Partenza 11.00.
Sorrise nonostante tutto, anche se vide una folla micidiale di studenti...mamma, erano così tanti...
A capì chino aspettò Harry, Ron e Draco, poi raggiunse gli altri verso la coda del treno, visto che i primi scompartimenti erano tanto pieni che gli animali e le loro gabbie cominciavano a straboccare.
Trovato un vagone libero e bene attenti a non farsi notare troppo, gli Auror cominciarono ad aiutare il ragazzino con quel maledetto baule che ogni anno che passava diventava sempre più pesante, quando Harry imprecò.
- Che c'è?- chiese Blaise - Hai scordato qualcosa?-
- Porca...la ricarica! La ricarica per il cellulare di Tom!- sbuffò il moro, volgendo lo sguardo verso la tabaccheria interna al binario, costruita da pochi anni - Dite che le hanno?-
- Dovrebbero.- disse Ron, attento a come teneva il barattolo di veleno - A quanto mi ha detto Ginny hanno di tutto, specialmente cavolate di Londra da quando Silente ha accettato la rete telefonica per gli studenti babbani sulla scuola.-
- Perfetto, allora vado a prenderla...- bofonchiò Tom, deciso a cominciare a darsi una mossa. Si fece dare i soldi dai padrini che lo guardarono come se gli fossero spuntate corna e coda, ma marciò comunque dritto verso l'interno del binario, adibito a cartoleria, tabaccheria e spazio ristoro. Salì una grande scalina e al piano superiore trovò la tabaccheria dove comprò la ricarica e anche delle pastiglie per il mal di treno magico visto che aveva già la nausea ancora prima di partire. Naturalmente chiese tutte queste cose alla negoziante con capo chino, ma ringraziò cortesemente e poi tornò sui suoi passi...almeno fino a quando qualcuno non gli diede una spallata.
Si girò prima di ricordarsi di non alzare il viso e si trovò davanti a un corpulento ragazzo del settimo anno, Serpeverde.
Quello, coi capelli castano scuro e un viso quadrato da bulldozer, lo fissò con tanto d'occhi subdoli e luccicanti.
- Fabian!- urlò, girandosi verso un ragazzino più piccolo ma del tutto simile a lui - Fabian, vieni!-
- Scusa ma devo andare!- biascicò Tom, ricordando le parole di Harry. Accidenti ai Serpeverde, doveva stare più attento! Ma quando mise un piede sulla scala per scendere di volata, un altro spintone gli fece perdere l'equilibrio. Fece appena in tempo a girarsi per capire che era stato un ragazzino coi capelli color sabbia, con spessi occhiali tondi e l'aria sulla luna a scontrarsi con lui...perché entrambi volarono giù dalla gradinata a rotta di collo, schiantandosi addosso all'unica persona che, con un lettore cd nelle orecchie, era rimasta sotto alla scala senza sentire le loro urla.
La investirono...e quando Tom, dolorante, cercò di tirarsi su, sentì un forte profumo di fiori. Alzando gli occhi, vide la stessa ragazzina dai capelli lunghi e corvini che aveva visto al Ministero...solo che stavolta aveva le ciocche e le lenti a contatto rosa elettrico.
Lei aveva perso anche gli occhiali colorati, insieme alla borsa che si era rovesciata a terra con annodata una bandana della bandiera americana. Stava come minimo per chiedergli dove diavolo guardava quando il ragazzino biondo, che stava praticamente seduto sulla schiena di Riddle, si mise in piedi e li aiutò ad alzarsi uno per uno.
- Oh...scusate, scusate tanto!- disse il moccioso, mettendosi gli occhiali mezzi storti sul naso. Non sembrava eccessivamente dispiaciuto ma il suo sorriso disarmante impedì anche alla ragazzina d'inveirgli contro.
- Ti sei fatto male?- chiese l'impedito prima a Tom.
- No...non è niente.- annuì il piccolo Riddle, aiutando la ragazzina a raccogliere le sue cose. Quando le prese gli occhiali rosa vide che erano rotti, così estrasse la bacchetta e memore degli insegnamenti di Hermione sussurrò - Oculus Reparo.- e le lenti in un attimo si aggiustarono, sotto l'occhiata interessata dei due ragazzini.
- Grazie.- disse la ragazza stupita. Poi però, se possibile, divenne ancora più pallida...indicando il viso di Tom. Riddle credette che l'avesse riconosciuto ma lei, visibilmente atterrita, gl'indicò il sopracciglio.
- Sangue...- alitò, evitando di guardare - Ti esce del sangue...-
- Oh, è vero!- il biondino dall'aria svitata frugò nella tasca un cerotto con un sopra un porcellino con le ali e senza tante storie lo spiaccicò sul sopracciglio destro di Tom che, non potendo fare altro, lo ringraziò debolmente. Ci mancava andare in giro con un porcellino azzurro con le ali sulla faccia!
- Scusatemi ancora.- cinguettò il biondino, con una faccia paciosa e tonda. Era il ritratto della salute. Poi, dopo aver ripreso i suoi libri se la filò verso quelli che dovevano essere i suoi genitori, lasciando Tom e la ragazzina intenti a chiedersi che razza di tipo fosse mai quello. Persa di vista anche lei, anche se il suo inconfondibile profumo sembrava aleggiare ovunque, il piccolo Riddle tornò dritto al binario per evitare altri incidenti.
- Ma che hai sulla fronte?- gli chiese May preoccupata quando tornò dal gruppo.
- Niente, sono caduto dalle scale.- ammise - E un ragazzo mi ha dato questo cerotto.-
- Cos'è quella roba disegnata? È un procione?- disse Ron, alzando un sopracciglio.
- No...a me sembra un panda.- disse Edward.
- E basta, fatela finita anche voi imbecilli.- sbuffò Draco, al limite di una crisi di nervi. Tornare in quella cazzo di stazione gli aveva fatto tornare in mente il suo ultimo anno e ora voleva pensare a tutto forché a Hermione.
In quel mentre però, qualcuno degli studenti fece l'errore madornale di riconoscere Potter...e come un ossesso, si mise a urlarlo in tutto il binario, attirando praticamente l'attenzione di tutti, animali compresi.
- Harry! HARRY POTTER! Sei tu!-
Da una folla vociante e bisbigliante a cui ormai il moro non faceva più caso, uscì un ragazzo biondo con ricci da cherubino, affascinante ed elegante con la divisa da capo scuola. Era un Grifondoro del settimo anno...
- Harry, che piacere!- urlò quello di nuovo, abbracciandolo e lasciandolo senza fiato per la morsa che aveva al posto delle braccia - Anche tu Ron! Ragazzi, non vi ricordate di me? Sono Brian! Brian King! Stavo sempre...-
- Stavi sempre con Colin Canon e suo fratello minore, si mi ricordo.- rognò Harry con una risata divertita.
- Cavolo, che bello!- disse il figlio maggiore di Daniel King, duca di Tenterdon - Sono così felice di rivedervi! Allora è vera la voce che siete Auror e starete con noi tutto l'anno! È un vero onore!-
- Bhè...noi dovremo lavorare. Non veniamo per divertirci.- abbozzò Weasley.
- Si ma voi siete leggenda! E dov'è Hermione Granger? Cavolo, il Trio Miracoli è tornato!-
- Dio, qualcuno lo abbatta.- frecciò Draco, a fianco di Harry.
- Malfoy?- Brian King lo guardò stranito - Ma allora...tutto quello che ho letto sul giornale è vero?- abbassò lo sguardo e sbiancando vide Tom, nascosto fra i due padrini - Harry, allora è vero! Lo mandi davvero a Hogwarts!-
- Se ci va un King ci può andare chiunque, non credi Brian?- frecciò una voce impastata alle loro spalle.
Il piccolo Riddle sgranò gli occhi quando vide il ragazzino del Ministero, quello della palla da basket.
- Damon.- sbuffò Malferret che lo conosceva bene - Mi sembrava strano non averti visto in giro...-
- Draco.- rispose quello con una smorfia - Ti facessi sentire ogni tanto sarebbe più facile, no?-
- Damon!- disse anche Brian - Che faccia hai! Ma stai bene?-
- No, per niente.- mugugnò Damon Howthorne, pallido e con le occhiaie - Ho avuto nottate migliori.- e senza dire altro buttò malamente il suo baule sul vagone, già stanco. Poi si girò a guardare il gruppo con aria serafica.
- Ciao Tom.- disse, scazzato - ...Ma che hai sulla testa? Un panda con le ali?-
- L'avevo detto io che era un panda.- ridacchiò Edward dalle retro vie.
- Allora ragazzi? Mi spiegate questa storia?- chiese Brian poco dopo, quando tutti gli studenti additavano Harry Potter l'eroe, il bambino sopravvissuto, e Tom Riddle, il figlio del suo nemico.
- Nessuna storia.- disse Harry pacato, mentre tutto il binario stava con le orecchie ritte per sentire - Ha undici anni, è un mago e deve imparare a usare la magia. Stessa solfa per tutti no?-
- Si ma...-
- King, fatti gli affaracci tuoi eh?- sbuffò Damon salendo sul vagone - Piuttosto, dov'è quell'oca di tua sorella?-
Quel Brian sorrise appena, scuotendo il capo - E' già salita, ti aspetta. Comunque,- disse rivolgendosi di nuovo a Harry - se non ci sono problemi allora vorrei saperlo. Non mi piace credere in cose non vere.-
Ron sogghignò. Accidenti, il marmocchio del secondo anno era diventato un mezzo duro! Stavano per spiegargli come stavano davvero le cose quando il controllore del treno, che vagava sulla linea gialla controllando famigliari e studenti impertinenti, attaccò a soffiare nel suo fischietto come un forsennato. E l'intera squadra di quidditch di Grifondoro, ne riconobbe l'arrivo. Sei ragazzi dal quinto anno in su, Brian King compreso, urlarono gioiosi quando una Firebolt sfrecciò sulla locomotiva dopo essere passata abusivamente dal passaggio segreto.
- Elettra?- allibì Harry - Elettra!- sbottò poi serio - Ma che ci fai qua!?-
- Signorina Baley!- urlò invece il controllore, raggiungendoli mentre lei scendeva tranquilla dalla scopa del suo ragazzo - Credevo di poter stare in pace senza di lei ma a quanto pare non la smette di tormentarmi eh?-
- Oh, per l'amor del cielo Bud!- disse la biondina con aria angelica - Sono solo venuta a salutare, niente di più!-
- E non può farlo con le sue gambe come tutti gli altri?-
- Non potevo certo rischiare di arrivare in ritardo. Sa quanto ci va dallo Yorkshire a qui? Il mister mi ha detto che se non torno lì fra mezz'ora mi butta fuori dalla squadra!- Elettra ignorò le espressioni allucinate dei suoi coinquilini che, cronometro alla mano stavano facendo i conti sulla velocità che aveva usato fin lì, e venne sommersa dalla vecchia squadra di Grifondoro. La chiamavano ancora tutti capitano, anche se ora era Julian Foster il capo squadra, amico di Brian King che era il cacciatore di punta. Di certo con la sua bravura era diventata ancora più popolare dopo che se n'erano andati loro, pensò Harry senza nascondere un sorriso.
- E allora?- le chiese Draco - Piccoletta, che sei venuta a fare?-
- A salutare Tom no?- sorrise la Baley - Non potevo certo lasciarlo partire da solo con voi!- e ridacchiando abbracciò il piccolo Riddle, scatenando lo stupore di mezza Grifondoro attorno a loro. Erano sconvolti, ma Potter capì che la sua ragazza l'aveva fatto apposta. Essendo più fresca e molto amata dalla casa dei grifoni, Elettra stava sfruttando la sua fama per mettere in buona luce il piccolo Riddle. Cosa che di certo lui, come bambino sopravvissuto, non avrebbe potuto fare. E dette il colpo di grazia alla marmaglia miscredente quando baciò il bambino sulla guancia, stecchendolo.
- Bene, adesso posso andare.- sentenziò mentre Tom stava imbambolato a fissarla già cotto, ma prima di risalire in groppa alla scopa Elettra si volse verso Brian King - Ehi Binny!- cinguettò con la sua solita dolcezza - Se Tom finisce a Grifondoro come spero, mi raccomando...dagli un'occhiata ogni tanto ok? È uno zuccherino, credimi!-
- Ok...- King sorrise, annuendo a quel portento di strega - Ci vediamo stasera alla festa di Vitius capitano!-
- Contaci! Ciao amore, ci vediamo a casa!- inclinò il manico della scopa e baciò velocemente Harry, poi sfrecciò via facendosi di nuovo urlare dietro ma nella sua beata incoscienza se ne fregò altamente.
Quando quella pazza scatenata della Baley fu sparita, Harry Potter abbassò uno sguardo velenoso sul viso arrossato di Tom. - Attento...capito mostriciattolo? E mollala di sbavare!-
- Eh?- Riddle lo guardò in completa beatitudine - Oh, si certo!-
- A me Elettra non mi ha mai baciato quando esco per andare a lavoro.- disse Blaise dalle retrovie.
- Neanche a me. Mi dovrei davvero lamentare.- ghignò Ron.
- State zitti voi!- sbottò Potter - Dai Tom, sali sul treno!-
Una volta sul vagone, il maghetto rimase sui gradini a guardare i suoi amici con aria ansiosa. Ok, sapeva che li avrebbe rivisti quella sera stessa...ma ormai tutti avevano capito che era il figlio di Lord Voldemort! E poi su quel treno forse c'era anche sua sorella! Cosa doveva fare? Stare calmo e basta, gli disse Draco con pazienza. Poi attaccarono con le raccomandazioni. Gli dissero anche, viva la faccia tosta, di non attaccare briga e di non dare troppa confidenza ai Serpeverde. Doveva solo starsene buono davanti al finestrino e ammirare il panorama.
Come no! Quando chiusero le porte dei vagoni, Tom s'infilò in uno scompartimento libero e si mise dal finestrino per salutarli, manco fosse andato in guerra...anche se un po' a lui sembrava proprio di andare incontro a una battaglia.
Quando il treno cominciò a sbuffare, capì che era davvero fatta. Indietro non si tornava.
Continuò a sentire le voci e le raccomandazioni affettuose dei ragazzi fino a quando la locomotiva non si mise in moto, poi ci furono solo gli occhi verdi di Harry nella sua testa. L'aveva guardato in modo che Tom non avrebbe più scordato...e anche Draco. In quel momento ricordò le parole di Elettra.
A volte quando le persone non sanno come dimostrare il loro affetto, usano altri modi un po' più bruschi.
Era il caso di Harry e Draco quello...in fondo anche con lui si comportavano così. Come rinfrancato dall'affetto che era riuscito a conquistarsi nonostante l'ombra scura dei suoi genitori, si sedette e rimase a guardare fuori dal finestrino per lungo tempo, incurante dei bisbigli che sentiva attorno a lui. La porta dello scompartimento era semi aperta e sentiva gli altri studenti borbottare...ma non osò alzare lo sguardo, almeno fino a quando una voce melodiosa dallo strano accento non gli chiese il permesso di potersi sedere.
Si volse...e vide la ragazzina coi capelli corvini e le ciocche rosa.
Annuì senza parlare e lei si sedette tranquilla davanti a lui, adagiando la borsa a tracolla a fianco e tirandovi fuori una rivista che però non sembrava inglese. Era americana. Portava anche una bandana con la stampa della bandiera a stelle e strisce. Non voleva fissarla troppo, così tornò a guardare il paesaggio allo sfrecciare del treno però quel casino di sottofondo e i bisbigli davvero non finivano. Ben presto anche la sua compagna di scompartimento se ne accorse perché quando alzò gli occhi coperti dalle lenti rosa e li puntò su quella marmaglia di curiosi, non pareva molto allegra.
- Giusto per sapere...- bofonchiò col suo strano accento - Ma ce l'hanno con te per caso?-
Tom arrossì vagamente e annuì, ma lei non gli fece domande di nessuna sorta. Si limitò a tornare a sfogliare la sua rivista, infastidita certo, ma anche sollevata. Il maghetto capì quella sua domanda. In fondo anche lei aveva un segreto.
- Io mi chiamo Beatrix Vaughn.- gli disse la ragazzina all'improvviso.
Sentendo quel nome, Tom sorrise malinconico. Assomigliava a quello della sua vera madre. Era davvero un bel nome, le stava bene. Che strano cognome però. Allora non si era sbagliato. Quella ragazza non era inglese.
- Io mi chiamo Tom Riddle.- replicò, a bassa voce.
Beatrix sollevò il viso e proprio quando fu sul punto di dire qualcosa, con lo sguardo intenso e indagatore, il loro scompartimento di aprì di botto e Tom vide sulla porta il ragazzo del settimo anno di Serpeverde che aveva visto nella tabaccheria. Con lui un ragazzino più piccolo, evidentemente suo fratello visto come si somigliavano. Dietro altri Serpeverde del sesto e quarto anno, più due del settimo.
- Ecco, avete visto?- disse quello che l'aveva urtato per sbaglio - Dicevo bugie per caso?-
Tom arrossì fino alla radice dei capelli. Accidenti, che situazione!
- Tu sei Tom Riddle vero?- gli chiese il ragazzo - Il mio nome è Sebastian Alderton. Lui è mio fratello minore Fabian, ha la tua età anche se non sembra e questi dietro sono i nostri compagni di Serpeverde.-
- Piacere.- biascicò Tom, sentendosi un insetto davanti a quei colossi.
Fabian Alderton lo squadrò con occhio clinico, con le braccia incrociate e aria vagamente diffidente.
- Seba, ma sei sicuro?- fece, sarcastico.
- Idiota, certo che sono sicuro! È vero Riddle? Sei figlio di Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato?-
Tom a quella domanda sentì il sangue defluirgli dal viso. Non si era aspettato un tale attacco. Harry e Draco l'avevano messo in guardia che quelli di Serpeverde si sarebbero fatti subito avanti ma non pensava così direttamente! Dannazione, avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione ai loro consigli.
- Alderton, perché non ti togli di mezzo eh?- sibilò una voce conosciuta alle loro spalle.
Tom con sommo sollievo vide Damon dietro ai due fratelli, con suo ghignetto perfido sul viso e gli occhi azzurro denso accesi di divertimento.
Sebastian sogghignò a sua volta - Howthorne. Non vedevo l'ora arrivassi a scuola, sai?-
- Ci avrei giurato.- replicò Damon secco, indifferente alla marmaglia raccolta - Mi fai passare o devo camminarti sulla faccia Seba?- aggiunse, ironico. Alderton rise ancora, sprezzante, ma lo lasciò passare così Howthorne riuscì a sedersi a fianco di Tom e senza aggiungere altro si ficcò il cappuccio sui capelli, con ancora un forte mal di testa.
- Oh, che ha il piccolo lord?- frecciò Fabian Alderton che fra i due fratelli sembrava quello più petulante - Che ti prende eh? Le tue belle doti ti stanno scavando un buco in quel cervello pieno d'acqua che ti ritrovi?-
- Alderton...- gli occhi azzurri di Damon apparvero da sotto il cappuccio con aria poco civile - Cerca di imparare a capire alla svelta quando è ora di tacere.-
- Hn...- fece quello, serrando i denti - In compenso sei qua anche tu per conoscere Riddle eh?-
- Lo conosco già.- sentenziò di nuovo Damon, scocciato - E prima che insinui qualcosa con quella tua testolina bacata, no...non l'ho conosciuto nelle circostanze che credete voi.-
- Ma davvero?- fece Sebastian alzando un sopracciglio - Scusa ma ci credo poco.-
- Credi a quello che ti pare allora.-
- E tu invece...- Fabian guardò Beatrix con un sorriso ironico - Tu sei la yankee vero? L'americana!-
- Ma va?- s'intromise di nuovo Damon, facendo capire finalmente che aria tirava - Io invece ho visto un esquimese nel vagone qua davanti, perché non vai a dare il tormento a lui eh? Dai, via che ho mal di testa ragazzi!-
- Ok, ok!- Sebastian Alderton zittì il fratellino in tempo, trascinandosi via tutto il gruppo ma non prima di aver salutato Tom con un'occhiata che la diceva tutto su ciò che realmente pensavano di lui.
Dopo un attimo di silenzio, finalmente la folla cominciò a diradarsi e i tre poterono tirare il fiato.
- Stacci attento a quelli, Tom.- gli disse Damon chiudendo la porta dello scompartimento con la gamba.
- Grazie...- disse Riddle, poi ripensandoci lo fissò stralunato - Oh, adesso mi dici come sapevi il mio nome?-
- Sono un Veggente.- disse Howthorne tranquillo - E un Legimors.-
- Un Legimors?- disse Beatrix rialzando gli occhi dal giornale. Sembrava calma e non era esattamente la reazione che Damon si era aspettato da una ragazzina per bene. In fondo la sua dote non era molto apprezzata fra i maghi.
- Si, un Legimors.- replicò pacato - E tu sei Beatrix Vaughn, vero?-
- Hai avuto una visione anche su di me per caso?- chiese la ragazza, stavolta irritata.
Il futuro lord alzò le spalle, tornando a guardare Tom con aria divertita. - Che faccia che hai! Pensa a me invece, quando ti ho sognato e ho capito chi eri!-
- E allora perché mi hai aiutato se sai chi sono?- Tom non ci capiva più nulla.
- Perché mi andava.- si limitò a dire Damon - Piuttosto, mi daresti una pastiglia per il mal di treno?-
Il piccolo Riddle non chiese più neanche come faceva a sapere delle pastiglie, tanto quello strano ragazzo era una sorpresa continua. L'aveva aiutato davvero...anche se sapeva chi erano i suoi genitori. Che tipo strano!
Però sembrava...gentile. Si, sembrava abbastanza amichevole anche. Però forse...anche lui era uno di quelli che volevano averlo come alleato perché era figlio del Lord Oscuro. Quel pensiero lo rattristò ma poi qualcosa nello sguardo limpido di quel ragazzo gli fece passare quel pensiero.
Sembrava...si, per un attimo gli erano tornati in mente gli occhi di Draco. Sembravano così tempestosi e freddi. Ma anche tristi. Paurosi di essere felici fino in fondo. Però Draco aveva imparato a volergli bene...
- Ancora con quel panda sulla testa? Ma non ce l'hai un cerotto normale?-
Ridacchiò, sentendo quella frase stupida. Si, non era come gli altri. Non sapeva perché ma ne era sicuro.
- E quello cos'è?- gli chiese Tom, indicando la cosa che si agitava nel suo zaino.
Damon ridacchiò, tirando fuori a sorpresa un furetto bianco con due cerchi neri attorno agli occhi.
- E' Iggy. I miei hanno cercato di rifilarmi un maledetto allocco, ma ieri l'ho portato da quell'oca coi capelli biondi che mi ha insultato al Ministero e lei me l'ha riconsegnato stamattina, ecco perché non sono venuto subito a sedermi.-
- La conosci bene?-
- Chi, Cloe? È la futura duchessa di Tenterdon.- gli spiegò Damon con aria annoiata - E' una squilibrata!-
- Guarda che ti sento Howthorne, imbecille!- sbraitò una voce alterata in mezzo al corridoio.
I due ragazzi risero sentendo la voce della King e così in un modo o nell'altro riuscirono a convincere Beatrix a essere un po' meno glaciale. Chiacchierarono del più e del meno fino a quando non fu ora di pranzo...ma nessuno dei tre pareva essere in vena di mangiare. Damon aveva il mal di testa, Tom lo stomaco chiuso...e ringraziava che neanche Beatrix avesse fame, visto che a differenza di Milo lei non sembrava avere una fiaschetta di riserva nascosta fra i vestiti.
Verso le due di pomeriggio, Tom uscì in mezzo al corridoio quando il suo cellulare cominciò a squillare all'impazzata con una suoneria demenziale. Si affrettò a ficcarsi nello spazio fra un vagone e l'altro, appoggiandosi alla porta di servizio per guardare fuori dal finestrino. Al telefono era Sirius, con dietro Remus, Harry, Draco, Narcissa e Andromeda.
Come sempre Black attaccò a dire un mucchio di forate che risollevarono di molto l'umore del maghetto e lo autorizzò anche a prendere a calci chi gli rompeva le palle, quando Harry invece si era raccomandato di non attaccare subito briga.
Parlò con le zie che gli augurarono un buon viaggio, ma tanto anche loro sarebbero state a Hogwarts quella sera. Cominciò quasi a chiedersi quanti anni avesse quel professor Vitius quando la porta dello scompartimento dietro di lui si spalancò, arrivandogli sulla nuca...e si ritrovò di nuovo lungo per terra, con un bernoccolo pulsante sul cranio.
- Ahiii...- mugugnò, rimettendosi a sedere e passandosi le mani sulla zucca.
- Oh, accidenti! Ma sei tu!-
Tom alzò il viso per rivedere la bella ragazzina bionda e riccia del Ministero, l'amica di Damon.
Quella aveva la solita espressione fiera e un po' altera, sicura di sé e regale comunque gli porse la mano e lo aiutò a rimettersi in piedi, non prima però di aver guardato il suo cerotto.
- E' un maialino?-
- Sei la prima che l'ha capito.- scappò detto a Riddle mentre raccoglieva il suo cellulare. Quando tornò a guardarla in faccia, Angelica Claire King lo fissò a lungo con quegli occhioni cioccolato che negli anni Tom avrebbe imparato a sostenere. Ma in quel momento ancora non ci riuscì. Abbassò il capo, ringraziandola dell'aiuto poi senza dire altro tornò dritto al suo scompartimento e lo stesso fece Cloe che, tutta pensosa, tornò nel suo... riflettendo su quello strano ragazzo con gli occhi blu e tutto quello che si chiacchierava sul suo conto.
- Che t'è successo?- Tornato al suo posto, Damon parve leggergli in faccia il suo incidente. Quando gli raccontò l'accaduto, Howthorne sorrise divertito - Fra stamattina e adesso devo dire che è cominciata male, non credi?-
- E tu? Hai detto che hai avuto una nottataccia.-
- Le solite visioni senza senso.- replicò indifferente, anche se Tom avrebbe potuto scommetterci che stava mentendo - Piuttosto, non per farmi gli affari tuoi yankee ma ti sei trasferita qua in Inghilterra da poco?-
- Sei mesi.- replicò Beatrix, sogghignando suo malgrado di quel nomignolo idiota - Mi hanno costretta a venire a Hogwarts. Il preside in persona mi ha fatta una filippica noiosissima.-
- E i tuoi?-
La ragazzina abbassò lo sguardo sul giornale, serrando appena le labbra cosa che però ai due non sfuggì - Mio padre e mia madre non sono particolarmente interessati a me.-
- Allora non sei sola.- ghignò Damon in risposta, accarezzando il suo furetto - Dì Tom...come se la cava Draco?-
- Cosa?- Tom cadde dalle nuvole, pensando ai genitori di Beatrix - Oh, bene! Cioè...lui e Harry si prendono a pugni tutti i giorni ma sto bene con loro.-
- Prima dov'eri?-
- Prima?-
- Si...prima di venire fuori e presentarti al mondo.- frecciò Damon ironico.
- Oh...stavo con la mia matrigna, nel Golden Fields.-
- La tua matrigna...intendi Lucilla dei Lancaster?-
- Ahah, lei.-
- Ma allora...- Beatrix si sporse un po' verso di lui, curiosa - Tu sei davvero quello di cui parlano i giornali? Sei il figlio di quel mago malvagio di cui ho sentito parlare anche in America?-
- Bhè...si.-
Vendendolo arrossire, la Vaughn e Howthorne si scambiarono un'occhiata d'intesa e lasciarono perdere. Si era ormai fatto buio quando, infilate le divise, il treno si fermò alla stazione. Scesi sul binario, come sempre i ragazzini si guardarono attorno estasiati. Poi si trovarono davanti all'anima della scuola di Hogwarts.
Rubeus Hagrid avanzava con una lanterna in mano - Quelli del primo anno con me, avanti!-
Col cuore in gola, eccitatissimo, Tom guardò il custode delle chiavi. Harry e Ron gli avevano parlato tanto di lui. Anche Hermione, sebbene sapesse che suo padre era il colpevole dell'espulsione di Hagrid da scuola. Rattristandosi, rimase tutto il tempo ben nascosto dietro alle spalle di Damon che a intervalli regolari lo insultava, risalendo lungo il pendio che li avrebbe portati al lago. Camminarono per circa un quarto d'ora, poi una volta sul fiume, illuminati dalla luce delle fiaccole sulle barche, vi salirono vociando a gruppi di quattro.
Man mano che risalivano il fiume, Tom sentiva qualcosa che non aveva mai provato prima. Così come gli aveva detto Sirius una volta, durante una riunione di famiglia, più la meta si avvicinava, e più il si sentiva il sangue ribollire.
Ansia, eccitazione, desiderio...paura anche. E poi, eccola.
Alla luce della luna e della fiaccole, l'imponente costruzione di Hogwarts fra torri e torrette, appoggiata su una sponda rialzata del fiume, apparve agli occhi degli studenti...che sospirarono, ammagliati.
Ma Tom...oh, sentiva quasi il battito del cuore di Harry dentro di sé. Anche Harry era lì. Anche lui stava guardando Hogwarts, la sua vecchia casa. Forse anche suo padre se n'era innamorato a prima vista. Forse era impossibile non amare quel luogo.
Erano le sette e quarantacinque quando giunsero nell'androne sotterraneo della scuola dove s'innestava il fiume. Hagrid li fece scendere tutti dalle barche, poi risalirono lungo la scalina che stava loro davanti, raggiungendo finalmente la porta della Sala Grande. Lì davanti, la professoressa Mcgranitt, sempre di marmo, sempre tostissima.
- Benvenuti a Hogwarts.- disse, imperiosa - Dunque, fra poco varcherete questa soglia per essere smistati nelle vostre case, ma come sapete tutti per stasera e domani ci saranno i festeggiamenti per l'ultimo anno di impiego del professor Vitius, quindi dopo essere stati divisi, potrete fare festa con gli ex studenti. Ora, per il tempo che starete qui la vostra casa sarà la vostra famiglia. Sono Grifondoro, Corvonero, Tassorosso e Serpeverde. Durante l'anno vi verranno assegnati punti, mentre ogni violazione delle regole vi farà perdere punti. Alla fine, verrà consegnata la Coppa delle Case a quella più meritevole. Ora aspettate qui...presto avrà inizio la cerimonia.-
Tornò dentro alla sala, mentre una quarantina di ragazzini undicenni stentava a stare ferma.
- Che cosa riguarda questo smistamento?- chiese Beatrix a bassa voce.
- Ti ficcano in testa un cappello che parla troppo.- le disse Damon scocciato e sempre più indolenzito alla testa.
- Ehi, stai bene?- gli chiese Tom, cercando di sfuggire agli sguardi di Bruce Joyce e Martin Worton, i due ragazzini incontrato a Diagon Alley, nel negozio di Madama McClan.
- Una favola.- l'altro sorrise, scuotendo il capo nel vedere la sua apprensione - Ci sono abituato, stai sciolto.-
- Ok...- fece Riddle dubbioso, quando Fabian Alderton appoggiato al parapetto di pietra della scalinata insieme ad altri amici suoi cominciò a scrutarli parecchio intensamente. E allora sparò la sua cavolata.
- Ehi Damon...quanto sei amichevole.-
- Che ci vuoi fare.- rispose Howthorne a tono - Non è lo stesso che si dice di te invece.-
- Hn, certo...ehi Riddle.- disse quindi, facendo scattare tutti gli altri bambini con gli occhi sgranati per lo stupore - Ma come fa a starti simpatico quello, eh?-
- Riddle? Tom Riddle? È proprio lui!-
- Tom Riddle? Il figlio di Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato!-
- Ma non stava con Harry Potter!?-
- Allora è vero!-
Accidenti, di nuovo! Tom era viola per la vergogna per centesima volta nella giornata, anche perché era circondato da undicenni che non facevano altro che fissarlo come se fosse stato il diavolo in persona. Inoltre, i bisbigli di quei giovani maghi si confondevano col baccano che c'era fuori nel giardino principale.
Gli ex studenti erano già arrivati da un pezzo. Ed erano molti...moltissimi.

Harry Potter stava lì fuori, col capo rivolto verso l'unica cosa che in quel momento aveva importanza per lui.
Il ricordo. Si, il ricordo passato di una vita passata...di una vita felice, di una vita triste.
Il ricordo degli amici, delle lacrime, del dolore, dell'emarginazione, della gioia, della scoperta...della casa.
Lì, davanti alla grande immagine della scuola di Hogwarts, tutto ricominciava.
Lì, il bambino sopravvissuto era tornato.
Col cuore che batteva forte e l'anima infiammata, socchiuse gli occhi...e tutto gli tornò alla mente.
- Come ti senti?- gli chiese Ron, apparendogli a fianco.
- A metà fra bene e male.- rispose sincero, sorridendo malinconico - E tu?-
Weasley gli passò un braccio sulla spalla, ridendo brevemente - Più o meno come te. Sai cosa vorrei?-
- Cosa?-
- Che Hermione fosse qui con noi.-
- Già...- Potter ricordò la bambina dai folti capelli bruni che con la sua lingua sferzante e petulante lo aveva accompagnato per il primo anno. Se non fosse stato per lei, per Ron...cosa ne sarebbe stato di lui?
Forse, non sarebbe stato nemmeno vivo. Forse, sarebbe morto dentro, se non sepolto sotto terra.
- A cosa serve essere maghi se non si può fare magie a far apparire chi si ama?- sussurrò, inspirando forte.
- Vedrai che tornerà.- Ron apparve sicuro nel tono, proprio come in volto - Lei verrà qui.-
- Perché qui che ci siamo noi.- annuì Harry, ricordando le parole che Hermione aveva detto prima di partire per la Germania. Si, dove andava uno, sarebbero andati tutti gli altri. Tutti insieme, di nuovo.
Raggiunsero il gruppo poco più tardi, dove videro facce vecchie e nuove. Parecchi Auror che erano con loro al Ministero arrivarono a salutare il vecchio professor Vitius, da quelli dell'età di Duncan in giù. Sirius e Remus già se la ghignavano con i loro ex compagni, dimostrando per l'ennesima volta che il caro professore d'Incantesimi era davvero vecchio come il cucco. Secondo Milo poi, aveva quasi novant'anni.
Con Narcissa Black Malfoy arrivò anche la sorpresa più bella di tutte. Jane Hargrave scese con lei dalla carrozza, riabbracciando commossa gli amici di sua figlia che non avrebbero potuto chiedere una sorpresa più bella.
Naturalmente si era imbucata senza permesso ma nessuno degli Auror ci badò visto che Jane era sempre la benvenuta.
- Ehi tu...- disse poi a Draco, guardandolo storta - Potevi anche venire a trovarmi sai?-
Malfoy ebbe la bontà di arrossire vagamente - Scusa.- borbottò, con aria da cucciolo.
- Solo perché mia figlia è una testarda non vuole che lo sia anche io.- rise allora la strega, abbracciandolo stretto - Avanti, voglio che mi raccontiate tutto prima che torni a casa mia.-
- Immagino che neanche tu allora sappia dove sia Herm, vero?- le chiese Harry, triste.
- Infatti.- annuì Jane, più calma - Ma so cosa faceva. E so anche che non è una stupida, per quanto sia un'irrimediabile impulsiva. Quando la ritroverete vi do l'autorizzazione di prenderla a schiaffi, capito?-
Risero tutti, anche se senza divertimento. Hermione...sarebbe stato bello averla di nuovo così vicino da picchiarla. Peccato che nessuno sapesse dove fosse finita. Chiacchierarono ancora per pochi minuti trovando Neville, Seamus, Dean, Lavanda e gli altri, poi Tristan con Jess e Degona, Liz e Clay, Ninfadora e perfino Malocchio. Sembrava che Vitius non avesse fatto altro che insegnare a tutta la popolazione magica della Gran Bretagna.
Poi finalmente Hagrid tornò a loro. Ora sarebbero entrati gli ex studenti nella Sala Grande...poi sarebbe toccato al primo anno, quindi tutti avrebbero partecipato alla cerimonia di smistamento.
C'era un grande fermento, una grande aspettativa.
Quello era il giorno in cui Harry Potter tornava davanti a un vecchio nemico.
Il destino.

 

 

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Capitolo 18
*** Capitolo 18° ***


 


Uno, due, tre minuti...il tempo sembrava non passare mai.
A quanto i mocciosetti del primo anno avevano capito, nella Sala Grande stavano entrando gli ex studenti dalle porte secondarie e questo li metteva un po' a disagio, specialmente Tom che avrebbe voluto tagliarsi direttamente le vene.
Sarebbe finito a Serpeverde additato da tutti prima ancora che il cappello gli fosse stato messo sul capo.
Anche Harry però avrebbe dovuto esserlo...che idiota, avrebbe dovuto chiedergli come aveva fatto a fregare il cappello!
Intanto gli altri maghetti continuavano a guardarlo di sottecchi, timorosi e curiosi. Era la chicca dell'anno a quanto pareva, specialmente perché lui, il figlio del più grande mago cattivo di tutti i tempi, viveva niente meno che con Harry Potter, il bambino sopravvissuto e il salvatore dei maghi.
- Andranno avanti così per tutto l'anno?- bofonchiò Damon accanto a lui, appoggiato alla ringhiera della scalinata.
- Temo di si.- gli disse Riddle malinconico - In fondo con Harry lo fanno ancora adesso. Ma lui almeno è un eroe.-
- E tu che hai mai fatto invece?- Damon Howthorne puntò i suoi occhioni azzurri su di lui, interrogandolo con un'occhiata - Non hai mai neanche visto tuo padre a quanto mi hai detto, no?-
- Bhè, si.-
- E allora non farti le paranoie.- tagliò corto il futuro lord, sbadigliando.
Certo che era proprio strano quello lì, pensò Tom sempre più incuriosito da quello strambo ragazzo. E dire che tutti quanti non facevano altro che bisbigliare poco cortesemente e additarlo... invece gli unici che se ne fregavano erano proprio Damon, Beatrix che si era seduta direttamente sulla ringhiera e quella ragazza dai capelli biondi che Damon chiamava Cloe. Lei era l'unica nel suo gruppo molto folto (a quanto parevano facevano la fila per esserle amici!) a non stare a sentire i pettegolezzi. Anzi, pareva interessata solo alla porta della Sala Grande, in procinto di aprirsi e a un'altra cosa, che però Tom non riusciva a focalizzare bene. Quella biondina qualche attimo prima aveva fissato a lungo Beatrix, con espressione stupitissima. La ragazzina americana non se n'era accorta ma Cloe era stata a lungo a scrutarla. Che anche lei avesse riconosciuto il segreto di Beatrix, si chiese in pensiero?
In fondo Damon gli aveva detto che quella Cloe era una Sensistrega...
In quel mentre la grande porta finalmente si aprì e la Mcgranitt col suo tono imperioso e severo l'invitò a seguirla...e quando furono dentro, Tom si sentì veramente male. Era pieno di gente! Pieno di maghi dai quaranta ai diciannove anni che sorridevano, contenti di essere stati ammessi alla presentazione e allo smistamento, peccato che quando passava lui, tutti si chinassero per bisbigliarsi nelle orecchie.
Era veramente imbarazzante, un incubo! Tom non riusciva a credere che Harry potesse ancora sopportare una cosa simile. Sfilarono nella navata principale, fra i tavoli di Grifondoro e Tassorosso, guardando stupiti il soffitto stellato. Si fermarono davanti al banco degli insegnanti, dove Silente stava in piedi insieme a tutti gli altri.
Fu subito pronto a salire sul pulpito, attirando l'attenzione della folla immane di ex studenti.
- Benvenuti a Hogwarts!- disse sorridente - Benvenuti a tutti, nuovi e vecchi studenti, è proprio il caso di dire! Signori, è con gran calore che tutta la scuola vi riabbraccia!- e scoppiò un boato colossale di applausi che fece quasi tremare la mura, piene di risate e fischi goliardici. Quando tornò un minimo di silenzio, il preside guardò la piccola folla di ragazzini del primo anno - Bene, come molti di voi già sanno...- e si volse col braccio teso al professor Vitius - questo è l'ultimo anno d'impiego per un nostro caro amico, l'insigne professor Vitius ed è con sommo orgoglio che noi siano tutti qui, questa sera e domani, a salutarlo e a rendergli omaggio. Ma prima che la festa cominci, avrà luogo la cerimonia di smistamento. Prego, professoressa Mcgranitt.-
La professoressa di Trasfigurazione si fece avanti, con pergamena e cappello magico.
I ragazzini cominciarono ad apparire ansiosi e Tom vide Harry e i ragazzi fra la folla. Li guardò con espressione di puro panico sul viso ma Potter gli strizzò l'occhio, facendogli capire che ovunque fosse finito, niente sarebbe mai realmente cambiato. Almeno fra loro.
La Mcgranitt arrivò davanti al pulpito con lunga pergamena che cadde fino a terra, quando il cappello parlante intonò il canto delle case. Sentendolo, i vecchi studenti sorrisero con occhi rivolti al passato...ai vecchi bei ricordi.
- Sally Ann Burton!- La Mcgranitt, finita la nenia, attaccò con l'appello e la nipote di quello svitato Consigliere del Wizengamot salì sullo sgabello. Sembrava quasi assomigliargli, perché strizzava gli occhi come lui, manco fosse stata cieca. Finì due minuti più tardi a Corvonero con la benedizione della voce squillante del simpatico cappello e scoppiò subito il coro dei ragazzi in blu.
- E' mai successo che qualcuno non fosse smistato?- chiese Tom a Damon, a bassa voce.
- Che io sappia no.- rispose Howthorne - Ma vuoi calmarti un po'?-
- Hai un bel parlare tu!-
- Ah si? Se non finisco dritto a Serpeverde i miei mi diseredano, pensa che bello!-
- Fabian Alderton!-
L'antipatico bulldozer salì sullo sgabello con fare tracotante e il cappello non ebbe dubbi.
- SERPEVERDE!-
Fu la volta di due Tassorosso, Fred Ryder e Marc Arper, quindi Matt Rogers un alto ragazzino dai capelli color mogano divenne un Corvonero, insieme a una biondina esile e minuscola che si chiamava Neely Montgomery, poi venne fu la volta di un nome interessante che scatenò abbastanza curiosità fra la folla.
- Angelica Claire King!- chiamò la Mcgranitt e Tom vide salire sullo sgabello col suo passo fiero l'amica di Damon, Cloe. Si sedette con le spalle dritte, computa e perfettamente sicura di sè.
E non ci furono dubbi, nemmeno per un minuto. - GRIFONDORO!- urlò il cappello, smistando la prima dei grifoni che andò a sedersi tranquilla nel banco urlante della mitica casa. Lo stesso accadde con il ragazzino con gli occhiali spessi che alla stazione l'aveva quasi fatto uccidere insieme a Beatrix. Si chiamava Ian Wallace e dopo qualche minuto andò anche a lui a sedersi fra i Grifondoro. Tom, guardandolo, pensò ai ricordi di Hermione quando aveva visto lei, Ron e Harry da ragazzi, seduti a quel tavolo. E in effetti poteva sentire anche i sentimenti di Harry...era eccitato, anche se accanto a Draco faceva finta finte di niente. Dopo Wallace, ci furono due ragazzini di Corvonero, una Tassorosso e altri tre Serpeverde che erano stati sempre con Alderton durante l'attesa. Poi vide salire sullo sgabello Martin Worton e non poté non sorridere quando andò a Grifondoro, seguito a poca distanza da Bruce Joyce.
Anche Mary J. Lewis e una certa Maggie Clark si accodarono al gruppo di Grifondoro; in serie altri tre Tassorosso dall'aspetto gentile, una Serpeverde ingrugnita e poi...
- Damon Michael Howthorne!- scandì la Mcgranitt.
Damon scoccò un'occhiata tranquilla a Tom e salì sullo sgabello, attendendo paziente. Nella folla vide suo padre e sua madre ma non ci fece troppo caso. Come minimo erano andati solo per controllare che non facesse disastri.
Il cappello parve rimuginare un po' ma alla fine, nonostante avesse tentennato parecchio, disse - SERPEVERDE!- e Damon sospirando per la pace che si era guadagnato in famiglia andò dritto al tavolo dei velenosi esseri. Ma non rimase solo a lungo. - Beatrix Mirabel Vaughn!- chiamò la Mcgranitt.
La ragazzina americana si sedette senza la minima incertezza sullo sgabello ma anche lei, come prima Damon, non pareva molto contenta di trovarsi in quel posto. Il cappello con lei fu più veloce. Ondeggiò sui suoi capelli colorati per qualche secondo, come se fosse stato avvisato per tempo di starci attento con lei ma come sempre, quando decretò il verdetto, fu molto chiaro. - SERPEVERDE!-
Tom stava ancora battendo le mani per i suoi amici quando il suo nome si propagò in aria e tutti si zittirono.
- Thomas Maximilian Riddle!-
Dubitò per un attimo che quando Harry era stato chiamato fosse sceso un tale gelo, ma Tom si fece coraggio e evitando di guardare in faccia gli altri bambini, andò a sedersi sullo sgabello...e solo allora, con il cappello in testa, posò lo sguardo supplichevole su Harry e Draco.
"Riddle eh?" disse la vocina del cappello nella sua testa "Si, me l'avevano detto...dunque, vediamo..."
"Ti prego!" pensò Tom a sua volta, tremando leggermente "Non mi mandare a Serpeverde! Non mandarmi lì!"
"Questa frase l'ho già sentita..."
ironizzò il cappello mentre tutta l'enorme folla attendeva impaziente di poter tornare a spettegolare sul fatto che il figlio del Lord Oscuro sarebbe finito dritto nella casa che era di suo padre. Però questa volta il destino non dette loro questa soddisfazione. Infatti il cappello parlante quel giorno disse a Tom qualcosa che gli rimase impresso nella mente per la vita.
"Hn, non ti preoccupare...non c'era neanche bisogno di chiederlo. In te non c'è traccia di ciò che ho visto in Harry Potter. Va bene, si ne sono sicuro!"
- GRIFONDORO !- urlò e in quello stesso istante la sicurezza intera di Serpeverde scemò, Damon sorrise fra sé, Harry e gli altri rimasero allibiti per la sorpresa, Tom col cuore in gola per la contentezza...e in quel grande silenzio, qualcuno prima di tanti altri, iniziò a battere lentamente le mani.
Quando i ragazzi la videro, sbiancarono.
Hermione Jane Hargrave stava in fondo alla sala, fra tanti visi sconosciuti...e batteva le mani al figlio del più grande mago malvagio di tutti i denti. Tom era tanto frastornato che non si accorse nemmeno dell'applauso scrosciante che seguì il suo smistamento. Vedeva solo Hermione, i visi sorridenti dei ragazzi...e la sua gioia. Dopo di lei, molti l'avevano seguita, senza parole certo, ma l'avevano seguita come se quello fosse stato un segno. Silente poi alzò anche il calice in onore di Tom, che sorridendo rosso in viso, andò a sedersi a passo incerto al tavolo del Grifondoro.
Non era un Serpeverde! Non era come suo padre!
Quando tutti furono smistati, Silente tornò sul pulpito e richiamò l'attenzione che era andata persa dopo quella cerimonia. - Dunque, signori e signore...come penso tutti abbiate già sentito a vostro tempo, al primo anno bisogna prendere nota di alcune regole. Come prima cosa, l'accesso alla foresta attorno alla scuola è severamente vietato per TUTTI gli studenti mentre chi invece non lo è più penso che quest'anno potrà sbizzarrirsi ad entrarvi mentre io lo saluto dalla finestra.- e dicendo questo, guardò Harry e gli altri che se la ghignavano divertiti - Inoltre, il nostro custode, il signor Gazza, mi ha chiesto di ricordarvi che non si possono fare incantesimi nei corridoi fra una lezione e l'altra. Da ultimo, ma non meno importante, il corridoio a destra del terzo piano è tornato a essere zona preclusa per tutti coloro che non vogliono ritrovarsi spalmati a terra come marmellata. Grazie.-
Tom fece una piccola smorfia. Certo che era proprio matto! Però era anche divertente!
- E ora...- Silente indicò i nuovi professori alle sue spalle - E' con piacere che vi riporto il professor Mckay per le lezioni di Difesa contro le Arti Oscure...- e non fece in tempo a finire che un boato incredibile accolse Tristan, fra grida impazzite e gli applausi dei suoi ex studenti - Con lui...- riprese il preside - accogliamo anche la professoressa Lestrange, che si occuperà dal secondo al sesto anno. Diamo loro il benvenuto!-
Finiti i convenevoli e le facce dubbiose che Vanessa si era presa dietro da tutti gli studenti degli anni più anziani, Silente passò ad elencare i classici problemi annuali che sarebbero incorsi quella volta.
- Come voi ben sapete,- disse pacato - dopo quattro anni di pace il mondo dei maghi è di nuovo in pericolo ragazzi miei ed è per questo che il Ministero ha deciso di mandare qui i Dissennatori. Molti di voi già li conoscono, altri di voi avranno la sfortuna di conoscerli quest'anno. Ma attenti...non è nella natura di quegli esseri perdonare chi si mette sulla loro strada. Insieme a loro però...- Silente levò il lungo dito e sul suo viso si dipinse un sorriso intenso e caloroso -...sono giunti a noi, o dovrei dire tornati, alcuni ex studenti divenuti Auror che quest'anno veglieranno sulla scuola.- e dicendo quello, indicò Harry, Ron, Edward e Draco, più l'intera squadra di Jess e di nuovo fu come tornare indietro nel tempo. Abbracci e strette di mano, grida degli studenti...
- Lasciate che vi dica ragazzi...- disse Silente, alzando di nuovo il calice verso di loro - che è un piacere e un vero onore avervi di nuovo qui. E ora...bando alle chiacchiere! Che i festeggiamenti inizino!-
Apparso il sontuoso banchetto, studenti nuovi e vecchi si misero ad abbuffarsi sotto lo sguardo buono del preside ma c'era una cosa ora che lo interessava e non fu il solo. Anche Tom non aveva degnato di uno sguardo il cibo e si era precipitato fuori dalla Sala Grande, in giardino, dove aveva visto uscire Hermione.
- Tom!- urlò Ron raggiungendolo con gli altri, mentre Harry aspettava Silente - L'hai vista? Dov'è andata?-
- Non lo so!- spiegò il maghetto - Ero sicuro che fosse qui!-
- Accidenti, non si vede nulla!- ringhiò Sirius.
- Potrebbe già essere volata via, dai!- li richiamò Elettra seria - Se vuole parlarci troverà un modo ma forse non vuole farsi vedere dalla Lestrange, no?-
- Si, in compenso però fa venire degli attacchi di cuore a noi cara!- disse Molly Weasley, apparendo sulla soglia con suo marito, Jane e Narcissa. Andarono avanti a ciarlare lì fuori su quella strana apparizione ma c'era chi non si fidava molto. Per primi Silente e Draco. Non era da lei comportarsi così...
Non trovandola da nessuna parte e con il peggiorarsi della situazione visto che gli ex studenti andarono a festeggiare con Vitius coi piatti del buffet proprio lì in giardino, il gruppo dovette lasciar perdere le ricerche anche perché presto molti di loro vennero sommersi da ex compagni e curiosi.
Seamus Finnigan, Dean Thomas e il mitico Neville andarono a saltare direttamente addosso a Harry e Ron, insieme a Lavanda Brown e Calì Patil; Edward dovette darsi alla fuga prima che Miria riuscisse a riprenderselo per evirarlo mentre Blaise e Draco dovettero assistere alla penosa scena di Vanessa Lestrange che parlava con Nott, Tiger, Goyle, Rafe Cohen, Millicent Bulstrode e tutta la vecchia congrega di serpi che era stata la loro compagnia abituale per sette anni. E dalle occhiate che Malfoy stava ricevendo, dovevano essere ancora un pelino arrabbiati...
- Accidenti!- frecciò Tristan raggiungendoli - Dray, fossi in te mi troverei uno Spioscopio bello potente.-
- Sai che roba...girerebbe in continuazione!- Malfoy sbuffò, prendendo Degona in braccio, l'unica che poteva tirargli un po' su il morale - E poi abbiamo altro a cui pensare che a quei deficienti anche se ho il vago presentimento che i miei cugini si siano mossi a pescare quei bastardi già da un pezzo.-
- Si, in effetti sembrano molto intimi...- sibilò Blaise sarcastico, vedendo l'aria maliarda di Vanessa.
- E Hermione?- richiese Tristan - L'avete trovata?-
- Sparita.- Draco levò le spalle con finto fare incurante - Vedrai che ritorna.-
Come no! Hermione non si rivide più per tutta la sera e Clay non riuscì più a sentirne la presenza, per questo motivo decisero di lasciar perdere anche perché dovevano stare con occhi e orecchie ben aperte. Per quanto la serata sembrasse pacifica, Harry Potter sapeva molto bene che il pericolo arrivava quando era meno atteso.
Non che potesse muoversi liberamente. Era circondato da vecchie e nuovi studenti, tutti a chiedergli cosa stesse combinando con Tom e immancabilmente il suo dire che era un normale mago undicenne finiva solo per provocare nuova curiosità. Per uscire da quella marmaglia dovette scappare nei bagni della scuola ma purtroppo per lui non poté andarci solo. Dovette portarsi dietro Draco e fu una cappella abbastanza indecorosa andare in giro quasi incollato a Malfoy sotto gli occhi stralunati dei suoi ex compagni di casa.
Vedendoli andare via in quel modo, Seamus e Neville fissarono Ron interrogativi.
- Hanno imparato ad apprezzare le loro qualità nascoste.- abbozzò Weasley.
- Si, a letto magari...- frecciò Blaise a bassa voce, facendo ridacchiare May ed Elettra.
Intanto nei bagni di Mirtilla Malcontenta che accolse i due coi suoi soliti isterismi, Potter cercava di riprendere aria mentre Draco, incurante dei guai di quel disgraziato del suo coinquilino, era salito sul water di uno dei tanti bagni e dopo aver staccato una delle lastre di cartongesso del soffitto, aveva tirato fuori da un'imbottitura una fiaschetta di whisky incendiario corretto con uno dei suoi soliti intrugli, invecchiato quattro anni.
- Certo che sei davvero fuori di testa!- sbuffò Harry, guardandolo storto - Hai lasciato quella roba per tutto questo tempo dentro a un bagno?-
- Senti Sfregiato...Blaise ha lasciato anche una riserva di germogli sotto le mattonelle al dormitorio. Tu invece che hai lasciato qua eh?- frecciò il biondo ironico - La sanità mentale?-
- E grazie a chi? Di certo non per colpa mia!-
- Piantala, sei isterico di tuo e basta!- e prima che riuscissero ad incollarsi di nuovo coi bracciali, si spalancò la porta del bagno e Damon Howthorne si fiondò dentro, passando incurante attraverso Mirtilla e buttandosi a sedere per terra. Ingrugnito, scoccò un'occhiataccia ai due con gli occhi azzurri letteralmente incendiati.
- Che ci fate qua?- borbottò sarcastico - Segate già il lavoro?-
- E tu marini già i tuoi bei compagni?- rispose Draco a tono.
- Sono tutti degli idioti.- sbuffò il maghetto seccato.
- Su questo sono d'accordo.-
- E stattene zitto Sfregiato!- sbraitò Malfoy - E allora? Che è successo?-
- Niente! Niente di niente! Hanno l'encefalogramma piatto, ecco cos'è successo!-
- Per essere un Howthorne parli troppo come un babbano.- frecciò il biondo sarcastico ma Damon aveva una lingua velenosa come la sua - E tu per essere un Malfoy sei un po' troppo amico di Potter, o no?-
- Merlino...mi sembra di essere tornato indietro di undici anni.- disse Harry schifato, guardandoli. Fra i due, sembrava di aver davanti un Draco formato mini. Che fosse più simpatico era un altro paio di maniche...ma erano indecenti comunque visto e considerato che erano due Serpeverde. Ciò che invece l'aveva piacevolmente stupito era stato Tom, finito a Grifondoro. Tom un Grifondoro. Tom Riddle.
Era stata una bella sorpresa, un vero colpo per tutti quanti...specialmente per quelli che già pregustavano di avere il figlio di Lord Voldemort nelle loro schiere. Ah, che stecche ragazzi!
Erano quasi le dieci quando dovettero lasciare la festa degli ex studenti per andare a controllare la torre di Grifondoro, dove naturalmente avrebbe dormito Tom. Harry, Ron, Draco, Edward e May si accodarono ai due prefetti di turno, seguiti dal fido Brian King mentre passando nel viale dei ricordi si ritrovarono davanti alla signora Grassa.
E quella maledetta ancora cantava!
- Sirius poteva farla secca sul serio!- mugugnò Ron a bassa voce, per non farsi sentire.
La parola d'ordine era stranamente "Carpe Diem" e una volta dentro, Harry e Ron si sentirono di nuovo a casa. Lì non era cambiato niente. Era rimasto tutto uguale, caldo e accogliente. Come una vera casa.
Anche Tom era molto stupito e si guardava attorno con gli occhioni sgranati, esattamente come tutti gli altri maghetti che però più che altro sembravano fissare Harry come se fosse stato un dio in terra. L'unica cosa buona era che Potter stava sempre vicino a lui e quindi gli altri bambini forse stavano cominciando a capire che non era pericoloso.
Divisi dalle ragazze e subita un'altra occhiata intensa da Cloe, Tom seguì il prefetto con gli Auror su per la torre, fino alla loro camerata...e guarda caso, era la stessa che avevano diviso Harry e Ron. Questo gli parve se non altro un buon auspicio ma prima di entrarci coi compagni che gli erano stati assegnati, ovvero Martin Worton, Bruce Joyce, Ian Wallace e un ragazzino basso e mingherlino che si chiamava Archie Byers dall'aria simpatica, Tom dovette aspettare che i ragazzi controllassero la stanza, per evitare brutte sorprese. Con loro c'era anche Clay.
- Siete convinti che potremmo già subire attacchi?- chiese loro il Prefetto del quinto anno.
- Per esperienza sappiamo che ti capitano quando meno lo immagini.- gli disse Ron, facendolo gongolare per l'attenzione che gli aveva prestato - Comunque la torre è sempre stata sicura...se non contiamo certi piromani che le hanno dato fuoco, eh Malferret?-
- Se vuoi ti faccio il bis uno di questi giorni.- disse Draco serafico.
- Qua non c'è niente.- disse Clay - Niente fatture, niente malocchio. May, hai trovato qualcosa?-
- No, neanche un amuleto sospetto.- rispose la Aarons staccandosi dall'ultimo letto, quello dove avrebbe dormito il piccolo Riddle - Ma secondo me è inutile cercare qua. Non avranno pensato che Tom sarebbe stato un Grifondoro.-
- Oh, su questo non c'erano dubbi.- ghignò Edward, scompigliando i capelli neri al ragazzino che sorrise divertito mentre i suoi compagni di stanza lo guardavano come se avessero creduto che non fosse capace di farlo, visto di chi era figlio - Piuttosto mostriciattolo, se ci sono problemi chiama capito?-
- Peccato che tu non sia con Howthorne.- sbuffò Draco - Se non altro quello vede e prevede...-
- Scusate ma voi dove andate a dormire?- si azzardò a chiedere Bruce Joyce, che li scrutava con occhi scintillanti.
- Nella Torre Oscura.- rispose Harry pacato, vedendolo inorgoglirsi.
- Bel posto.- si schifò Ron.
- Meglio dei sotterranei, Donnola.- sibilò Malfoy scuro in viso - L'unica cosa che mi consola è che non devo più stare a controllarmi le corde vocali per colpa di quella fottuta umidità!-
- Restassi muto non credo piangerebbe nessuno.-
- Affanculo Potty.-
- Gente, ci sono orecchie delicate qua attorno eh?- sorrise May in imbarazzo, trascinando via Draco per un braccio - Avanti, qua non c'è niente di possibilmente pericoloso. Tom e gli altri saranno stanchi!-
- Ok, ok...- Harry sulla porta della camerata, si volse verso il piccolo Riddle con aria un po' severa - Ehi mostriciattolo, vedi di non uscire da qua capito? E non usare la cosa che hai nel baule!-
- Il mantello?-
- Si, quello!-
- Ma tu senti che faccia tosta!- sogghignò Edward.
- Buona notte ragazzi!- e finalmente quel branco di matti si levò di torno, lasciando cinque ragazzini undicenni intenti a guardarsi nelle palle degli occhi. Tom sentì distintamente i loro sguardi un po' diffidenti su di lui, a parte quello svagato di Ian Wallace che si limitò a chiedergli come stava il suo sopracciglio. Avrebbe tanto voluto avere Damon con lui!
Dopo che Ian ebbe rotto il ghiaccio, anche il piccolo Archie che a confronto degli altri sembrava avere nove anni, si avvicinò a Tom con aria curiosa. Riddle pensò volesse fargli qualche domanda su Harry o su suo padre...invece anche lui lo lasciò a bocca aperta, offrendogli una Cioccorana. Da lì a mettersi tranquilli a letto senza trattarlo con eccessiva freddezza fu un passo breve e Tom si addormentò abbastanza sereno, contento del fatto che quei ragazzini non avessero avuto paura di lui o peggio, contento che non l'avessero giudicato male per colpa dei suoi genitori.
Però a metà nottata fece un sogno strano. Hermione gli era apparsa davanti, fluttuando nel buio...con la veste lacera, macchiata di sangue, piena di graffi orribili. In mano teneva una mela rossa...ma alle sue spalle c'era qualcuno.
Una mano grifagna con artigli abominevoli...e dei capelli bianchi fu l'unica cosa visibile di quell'intruso.
Altri come lui quella notte fecero lo stesso sogno. Draco per primo che si svegliò di soprassalto, sentendo ancora il grido terrorizzato della sua mezzosangue. Passandosi le mani fra i capelli, uscì dal letto cercando di non svegliare May e davanti alla luce della luna che filtrava dalla finestra della sua stanza, la guardò illuminata dal quella luce soffusa e perlacea. Per un attimo, desiderò di vedere Hermione lì accanto a lui...
Desiderò averla indietro. E smetterla di sentire quelle grida atroci.
Uscito sulla torre, nel punto più alto, si accese una sigaretta e alzò il viso al cielo, avvertendo la brezza notturna sulla pelle. Inspirando a fondo, andò a sedersi quasi sul cornicione, dove c'era una panca abbandonata. Ma non la trovò vuota. A quanto pareva, era destino avere sempre Potter fra i piedi.
- La gente potrebbe pensare davvero che abbiamo una relazione segreta, Sfregiato.- borbottò, seccato.
- Probabile.- rispose il moro, continuando a guardare il cielo - Sono giorni che non dormi bene, biondastro.-
- Gli strilli di quella mezzosangue della Granger sono più irritanti dei postumi di una sbronza.- rispose, andando a sedersi accanto a lui, passandogli la sigaretta - Chiunque me li provochi, è molto testardo.-
Harry tacque, dando un tiro...poi si volse a guardarlo in faccia, esattamente come fece Malfoy.
- Perché dovrebbero continuare a farti sentire queste grida...se stasera Hermione è apparsa qui a Hogwarts? Se anche fosse una trappola di Vanessa e Rafeus...avrebbero dovuto smetterla dopo che lei si è fatta vedere allo smistamento. E se non fosse una trappola? Draco...ti sta chiamando davvero.-
- Non lo puoi sapere...- gli disse, irritato - Perché poi dovrebbe chiamare me?-
- Devo davvero risponderti?- Harry aveva gli occhi verdi duri come il metallo - Lei sarà stata una testarda, ma tu adesso ti stai comportando da idiota. Quando tornerà, perché lei tornerà...cosa vuoi fare? Sbatterle in faccia la tua storia con May come nulla fosse?-
- Potter, lascia perdere cazzo!- gli sibilò acidamente - I miei rapporti con la Granger sono affari miei.-
- Sono affari miei quando cominci a dare i numeri la notte, Malfoy. Che ti piaccia o no viviamo in simbiosi e non ho voglia di crepare perché sei sotto allucinogeni, va bene?-
- Ma vai al diavolo.- fu la gentile risposta di Malferret che ingrugnito si riprese la sua sigaretta e borbottando imprecazioni si mise a guardare per aria, facendo finta che le stelle fossero più importanti dell'atroce presentimento che Potter gli aveva confermato. Era impossibile che fosse ancora una trappola. L'apparizione di Hermione quella sera avrebbe dovuto far smettere quelle visioni. E invece continuavano...peggio di prima.

La mattina dopo gli ex studenti imperversavano ancora per tutta Hogwarts. Vitius ne era attorniato mattino e sera, mentre i nanetti del primo anno si aggiravano guardinghi nella scuola, attenti a non perdersi anche se Gazza più di una volta aveva già trovato qualche fesso incastrato nei bagni del quarto piano.
Tom, prima di uscire dal dormitorio, aveva atteso parecchio. Non era andato neanche a far colazione, consapevole che tutta Grifondoro non doveva essere molto contenta di averlo a tavola, quindi uscì che erano ormai le dieci, con una fame bestiale e l'aria mogia ma la situazione non migliorò una volta fuori dalla torre. I personaggi dei quadri lo additavano e bisbigliavano, esattamente come facevano gli studenti degli anni maggiori che lo incontravano.
Naturalmente tutti si stupivano che uno come lui potesse essere un Grifondoro...anche i fantasmi!
Sospirando passò davanti alla Sala Grande e lì vi vide Sirius e Remus, con le sue zie. Fece per andare a salutarli quando notò che un folto gruppo di Serpeverde capeggiati dagli Alderton stava proprio per raggiungerlo a passo di carica, così fece retromarcia e s'infilò in giardino. Se solo avesse avuto qualcuno con cui parlare sarebbe stato più facile...ma tutti lo evitavano o lo guardavano impauriti, quindi per lui l'unica cosa da fare fu andare a imboscarsi nei corridoi interni.
Era vicino al bagno delle ragazze quando sentì il classico piagnucolio di Mirtilla...e preoccupato infilò il naso in bagno.
- Tutto bene?- chiese, stranito, guardando Mirtilla Malcontenta seduta sulla finestra, dandogli le spalle.
Capì di aver fatto un errore madornale quando lei si girò e...piantò un grido apocalittico, chiamandolo per nome e rovesciandogli addosso con la telecinesi qualsiasi oggetto movibile dentro a quel bagno.
Uscì di corsa, ricordando dalle parole di Ron che quella ragazza era morta a causa del basilisco di suo padre.
Tutto mogio, cominciò a chiedersi se dentro a quella scuola ci fosse qualcuno a cui suo padre non avesse fatto niente.
- Oh, sei tu! Meno male, mi serve un parere!-
- Ciao Trix.- le disse, sorridendo.
Si trovò Beatrix davanti, stavolta con le ciocche e le lenti a contatto blu elettrico.
- Senti Tom...- gli disse, avvicinandosi con la mano protesa - Questo blu ti sembra uguale a quello dei miei capelli?-
Riddle, tralasciando la strano tema della domanda, le guardò le unghie perfette e controllò che la tinta fosse dello stesso colore delle sue ciocche. - Si...- confermò - Sembra lo stesso colore.-
- Meno male.- rispose lei, accennando a qualcosa di lontanamente simile a un sorriso compiaciuto - Allora? Ti piace la torre del Grifondoro?
- Si, è molto bella. Draco invece mi ha detto che i sotterranei sono umidi e freddi.-
- Ah si?- la ragazzina americana alzò le spalle, prima di mordersi la lingua - Non saprei.-
- Senti...ti posso chiedere una cosa?-
- Che cosa?- replicò, messa in guardia dal tono del Grifondoro.
- Bhè...ecco, quando sono andato a parlare con Silente mi ha detto che quest'anno ci sarebbero stati alunni non del tutto umani e pensavo...-
- Pensavi cosa?- lo incalzò Trix con un'occhiataccia.
Ma perché non si faceva gli affari suoi?, pensò. Perché doveva dare il tormento alla gente visto che Trix con lui era stata tanto gentile? Imbecille, si disse Tom mentre la vedeva filare via a gambe levate.
Si ripropose di stare più attento in futuro a parlare di certe cose ma in fondo lui non ci vedeva niente di male, anzi.
Secondo lui Beatrix e Damon erano eccezionali. Avevano delle capacità molto interessanti e per nulla da nascondere!
Tornò in giardino, prendendo un po' di coraggio e finalmente trovò Harry e company intenti a chiacchierare coi loro ex compagni, vicino alla fontana. Si chiese se fosse stato opportuno raggiungerli ma da come lo salutavano Edward e Ron, di certo non sarebbe stato di troppo. Sperò solo di non mettere Harry in cattiva luce coi suoi amici.
Timidamente arrivò alle loro spalle e sorrise di cuore quando Elettra gli passò un braccio al collo, schiacciandoselo addosso. Harry invece lo trucidò con gli occhi smeraldini.
- Non ricominciamo eh?- sbottò burbero.
- Eddai, non sarai mica geloso!- gli sorrise la Baley - Seamus, Dean...questo è Tom!-
- Ciao...- farfugliò il piccolo Riddle timido e rosso in viso.
- Però...- Seamus Finnigan gli scoccò uno sguardo intenso - Povero bambino, con due padrini così!-
- E dire che pensavo che Harry ti avrebbe staccato il collo!- ghignò Dean Thomas - Piacere Tom. Allora? Ti piace la scuola? E a casa con questi matti come ti trovi?-
- Penso che si stia abituando alle risse.- sentenziò Blaise pacato, visto che Riddle non sembrava assolutamente in grado di rispondere a domande e dialogare con chi si era battuto contro suo padre - Ma Neville dov'è finito piuttosto?-
- Oh, è là con Lavanda e Calì. Eccoli che arrivano...- disse Ron, indicandoli col pollice ma per il maghetto non fu un incontro piacevole e sfortunatamente Harry e Draco se ne accorsero tardi. Quando gli venne presentato Neville, che negli anni era rimasto il simpatico e coraggioso pasticcione di un tempo, Tom sbiancò notevolmente.
I suoi occhioni blu si fecero lucidi e tremolanti e senza dire una parola scappò letteralmente via, iniziando a correre sotto le arcate del cortile mentre Potter, capito che dover aver sentito di sua madre Bellatrix e le torture a cui aveva sottoposto i genitori di Paciock, cominciò a seguirlo, pregandolo di fermarsi.
In quella folla vociante naturalmente non se ne accorse nessuno e fu facile allontanarsi dalla massa ma Harry ormai sembrava diventato un esperto nel trovare il suo figliastro e infatti lo vide seduto e rannicchiato sotto le arcate ancora coperte di glicine, il posto preferito di Draco per nascondersi a fumare.
Con la testa nascosta sulle ginocchia, Tom non disse nulla quando Potter gli si sedette davanti ma da come le spalle gli tremavano, non doveva star bene per niente.
- Ehi mostriciattolo...- lo chiamò il bambino sopravvissuto.
- Non ci dovevo venire qua...- lo sentì mormorare - Non ci dovevo venire! Perfino nel bagno c'è qualcuno che mi odia! Prima Hagrid, poi Mirtilla...tutti quei Serpeverde che vogliono conoscermi...e adesso anche il tuo amico!-
- Tom...è stata tua madre a torturare quelle persone, tu...tu non hai fatto niente di male...- disse Harry ma per una volta si zittì quando il bambino, sollevando la testa di scatto con gli occhi blu contratti, gli rispose con tono brusco e secco - Non serve che continui a stare qua! Tanto lo so che sei il primo ad odiarmi!-
Harry tacque, mentre Tom riabbassava il viso sulle ginocchia.
Lo odiava? No, aveva cominciato a capire di odiare un'altra persona. Se stesso.
Si odiava perché...cercava un perdono che sapeva non sarebbe mai potuto arrivare.
Era tanto più grande eppure quel bambino di undici anni era più maturo di lui. A fatica, facendo del male a se stesso e a ciò che era stato, Harry posò una mano sul capo di Tom...e lo carezzò lievemente. Facendolo, il piccolo Riddle sentì le sue emozioni e non riuscì a trattenere un singhiozzo.
- Sei proprio un mostriciattolo.- sussurrò Harry, a bassa voce.
Nonostante tutto poté sentirlo sorridere. Si, Tom sapeva sorridere. Era lui che non era capace a farlo.
Era lui che fingeva, era lui il bambino. Era rimasto il bambino sopravvissuto. Solo un bambino.
Forse aveva più bisogno lui di Tom che il contrario, ammise col cuore in pezzi.
- Vieni con me.- gli disse, tirandolo per un braccio - Ti porto in un posto.-
Il maghetto non fece commenti quando si ritrovarono davanti alla capanna di Hagrid. Il custode non c'era, era a scuola con Silente e gli altri insegnanti ma quando entrarono nell'orto, Harry gli strizzò l'occhio per mostrargli un vecchio amico, tornato a casa qualche anno prima dopo la fine della guerra. Fierobecco era stravaccato in mezzo alle zucche e sonnecchiava dopo un lauto pasto ma quando vide Harry però, si mise in piedi per andare a salutarlo. Potter lo carezzò dolcemente, dicendo poi a Tom cosa fare.
- Prima un inchino. Aspetta che te lo rifaccia ok?-
Riddle, senza dire una parola anche se si stava facendo molte domande, s'inchinò...e dopo un attimo passato a scrutarlo, l'ippogrifo rifece l'inchino, facendo sorridere il maghetto. Fierobecco si lasciò anche accarezzare e mentre gli lisciava le penne argentee, Tom alzò lo sguardo pensoso sul suo padrino.
- Stanotte credo di aver sognato Hermione, sai?-
- Anche tu.- borbottò il moro - Che hai visto?-
- Niente di nuovo. Quello che vede Draco. Era ferita e mi chiedeva aiuto...ma dietro di lei c'era qualcuno. Lo so che può sembrare strano ma sono sicuro di sapere chi sia...però non riesco a focalizzarlo!-
- Ah si?- rise Harry raggiungendolo - Bhè, un bel volo schiarisce le idee. Fierobecco sta fermo. Tom...qua!- e prima di dargli il tempo di urlare, il maghetto si ritrovò sul dorso dell'ippogrifo, dietro alle sue belle ali. Lo seguì anche Potter, mettendosi davanti a lui con estrema sicurezza, come se non avesse fatto altro per tutta la vita...e poi volarono.
Volarono via e fu magnifico.
Tom stava strettissimo alla schiena di Harry e guardava in basso, pensando di non aver mai visto niente di più bello.
L'aria sul viso, Hogwarts sotto di loro...planarono sulla foresta, sulle torri della scuola, poi Fierobecco li portò sul lago e v'immerse le zampe mentre con le sue ali li portava in un sogno. Si accorse di urlare di gioia quando vide la sua immagine ridente nello specchio dell'acqua, insieme a quella di Harry. Anche lui ora rideva...
Si, pensò Potter guardando avanti a sé. Era lui ad avere bisogno di Tom. E non il contrario.
Tornati a terra, si diressero entrambi più calmi nell'animo al raduno nel giardino principale.
- Oh, si può sapere dove cazzo eravate?- rognò Draco quando li vide - Sarà un'ora che vi cerco.-
- Mi cercavi per cosa?- gli chiese Harry.
- E' un modo di dire, figurati se ti cercavo idiota.-
- Che palle...- Potter lasciò perdere, tornando a chiacchierare con i ragazzi e si limitò a sogghignare con Tom quando Ron fece notare a quei due quanto fossero più spettinati del solito.
- Novità?- chiese Edward verso l'ora di merenda, dopo un pranzo da panico - Hai notato niente in giro?-
- Fuori siamo blindati.- rispose Potter, calmo - E c'erano dei Dissennatori a spasso ma non si sono avvicinati troppo. Il problema è dentro, secondo me. Per ora c'è solo Vanessa ma quella avrà trovato un modo per fare passare anche Rafeus.-
- Basta controllare sulla mappa del Malandrino.- sussurrò Ron - Ma loro non sono stati studenti qua, quindi non credo conoscano tutti i passaggi segreti. Ci sarebbe un altro modo in cui quello può entrare, senza Smaterializzarsi.-
- E sarebbe?- chiese Blaise.
- Ho dato un'occhiata ai registri.- l'informò May, mitica come sempre - Il vostro amico Lestrange è stato segato all'esame di Smolecolarizzazione tre mesi fa. Questo non gl'impedisce però poter passare nei muri della scuola...magari ha fatto pratica e adesso ci riesce, non possiamo saperlo.-
- Bisognerebbe fare un incantesimo di controllo...- ipotizzò Harry.
- E come?- ironizzò Malfoy - Conosci la magia oscura per caso?-
- Ma ci sarà un incantesimo simile che non richieda l'uso di quella porcheria!-
- Più uno cerca controllo e più si sfocia in quello, Harry.- gli disse Dalton - Comunque parlerò con Tristan e Milo. Forse potranno darci una mano con questo accidenti di maleficio.-
- Cominciamo bene.- disse Draco con aria serafica - Iniziamo già coi malefici. Potremmo sempre chiedere a quella cretina della Leptis. Guardala là...Dio, s'è già sposata.-
- Non ho visto la Parkinson invece.- disse Elettra tranquilla, scoccando però un'occhiatina divertita a Ron, che arrossì come i suoi capelli - Ieri sera c'era, ma è andata via subito. Chissà se verrà di nuovo anche stasera.-
- Non so...- Malferret sbadigliò, visto che non aveva chiuso occhio - Gente, io vado a schiacciare un pisolino. Se succede qualcosa arrangiatevi da soli.-
- Ahah, spiritoso.- Harry emise un gemito, letteralmente a pezzi. Dio, non era passato neanche un giorno e già ne aveva basta. Era in momenti come quelli che la presenza di Hermione mancava di più. Raccontò a Neville, Dean, Lavanda e Seamus quello che sapevano della sua scomparsa e i quattro parvero veramente preoccupati. Anche loro sapevano bene che Hermione non era persona da stare molto senza dar sue notizie.
Nel gruppetto invece formato dai futuri ed illustri delinquenti, Damon stava sfamando il suo amico Riddle. Non avendolo visto a pranzo gli aveva portato fortunatamente qualcosa da mangiare e Tom lo stava ringraziando anche nelle lingue che non conosceva, tutto beato di fronte al suo panino con insalata e fette di tacchino.
- Hai intenzione di fare lo sciopero della fame per tutti e sette gli anni?- gli chiese Howthorne con un'occhiata storta.
- Loro sono Grifondoro, lo sai.- rispose Tom, alzando le spalle con aria consapevole - Non posso mica aspettarmi che facciano i salti di gioia, no? Harry non può fare miracoli.-
- E quindi dovrò portarti da mangiare per un pezzo, ok...ho capito.- sbuffò Damon - Piuttosto, dov'è la yankee?-
- Mi sa che l'ho fatta arrabbiare.- ammise l'altro con una smorfia delusa - Senti...ma tu sai cos'è?-
- Cos'è cosa?-
- Trix...sai cos'è?-
- Un'americana con troppe ciocche colorate in testa ma ottimo gusto per il punk.-
- Quindi nelle tue visioni non l'hai vista bene...-
Damon corrucciò la fronte, semi sconvolto - Mai sei sulla terra o no? Di cosa parli?-
- No...lascia stare, te lo dico un'altra volta.- disse Tom, addentando l'ultimo boccone del suo panino. Ringraziò anche per la mela che il futuro lord gli lanciò prima di tornare a parlare con Draco ma prima di addentarla, il maghetto la fissò a lungo. Una mela...nel suo sogno Hermione teneva una mela fra le mani. Cosa voleva dire?
Forse avrebbe dovuto parlarne con Damon, lui di sogni in fondo se ne intendeva parecchio. Oppure avrebbe dovuto parlarne con Caesar, visto che era lui ad occuparsi della loro amica.
Accidenti, erano quasi tre mesi che mancava...lui sarebbe già impazzito di preoccupazione se non fosse stato per le parole che Ron e Harry gli avevano tessuto sulla Grifoncina. In lui loro due la conoscevano meglio di lui.
- Tu sei proprio strano.- gli disse Damon in quel momento, tornando da lui per sedersi al suo fianco sotto l'arcata.
Tom da parte sua lo guardò dritto negli occhi, con la sua stessa espressione.
- Sei tu che sei strano. Se volessi star lontano da i guai non ci parleresti neanche con me.-
- Mah...- Howthorne si appoggiò con la schiena alla dura pietra, sogghignando - Le mie visioni sono state molo chiare. Si, in effetti sarai una fonte di guai nella mia vita. Ma non solo. Così ho bilanciato i pro e i contro...e i primi sono in netto vantaggio. Almeno secondo il mio modesto parere.-
- Fin dove hai visto?- gli chiese Riddle curioso.
- Fino alla morte.- gli rispose Damon con un sorriso misterioso e stranamente anche Tom, seppur spaventato da un tale peso, ricambiò. Ma si. Poteva permettersi di provare a credere in qualcuno. Sperò solo che col tempo l'idea di Damon non cambiasse...e che la morte che li vedeva uniti non sarebbe arrivata troppo presto.
E questo se lo augurava anche per Harry.

 

 

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Capitolo 19
*** Capitolo 19° ***



 


Il tre settembre Hogwarts rimise in piedi le lezioni e il suo tradizionale menage che durava da secoli e secoli .
Ma anche quella mattina, per Tom Maximilian Riddle non fu facile imbroccarne una. Si svegliò con gli altri ma non mosse le tende del baldacchino, per evitare di dover scendere con loro, quindi non andò neanche a far colazione e la cosa, dopo quasi due giorni di digiuno, cominciava a pesargli parecchio. Rimasto solo nel dormitorio si fece una bagno veloce e poi guardando l'orologio pensò di passare da Harry e Draco per augurare loro la buona giornata ma una volta fuori dal dormitorio capì che non ce l'avrebbe mai fatta ad orientarsi.
Solo come un cane vagò per circa mezz'ora e ringraziò di non essere andato a far colazione, visto che mancavano cinque minuti ormai all'inizio delle lezioni e pensare di chiedere informazioni per uno col suo nome era fuori discussione, così vagò in lungo e in largo, pieno di studenti più grandi che o lo ignoravano, o lo fissavano sconvolti.
Stava sul serio per gettare la spugna e sbattere la testa al muro quando...si, di nuovo qualcosa gli arrivò in testa, ma stavolta non fu una porta, né rotolò giù da una scala. Anzi, si trovava sotto la scala del primo piano, una di quelle strette di servizio e non guardando dove andava, non si accorse neanche dell'enorme e nuovo tomo di Preveggenza per quelli del primo anno, adottato dalla Cooman quando Silente aveva riordinato le lezioni, che stava volando come un'astronave verso di lui. Gli arrivò in mezzo agli occhi...e cadde per terra, vedendo gli uccellini una volta di troppo.
Quando riaprì le palpebre, aveva Damon davanti con un'aria quasi di scuse.
- Tutto ok Tom?- gli chiese, aiutandolo a mettersi in piedi.
- Merlino, pietà! Voglio tornare a casa!- piagnucolò Riddle, massaggiandosi la fronte distrutta.
- So che detta da me fa ridere ma non ti avevo visto...ero andato al primo piano per prendere l'orario dalla bacheca principale e tornando qua quel maledetto libro di Preveggenza mi pesava troppo...così l'ho buttato giù dalla scala. Com'è che quando c'è da prendere qualcosa sulla testa tu sei sempre in mezzo comunque?-
Tom rispose con un mugugno, già stanco e depresso...non avrebbe resistito un anno intero a botte simili...
- Ah, tieni.- Damon tirò fuori una ciambella dalla tracolla e gliela porse - Testone.-
- Grazie, sei molto gentile.- sussurrò Riddle addentando la colazione - Senti, ma tu lo sai dov'è l'aula di Trasfigurazione? Mi sono perso, non riesco a trovarla!-
- No, sull'orario questi cretini non ti mettono l'ubicazione delle aule.- sbuffò Howthorne - Che palle, dai andiamo. Siamo già in ritardo...- e si affrettarono a girare per il corridoio ormai vuoto quando si ritrovarono fra le arcate del giardino principale. Lì fortunatamente, Tom vide Ron e Draco seduti sulla fontana, col caffè in mano.
- Ragazzi!- urlò Riddle, raggiungendoli col fiatone.
- Tom, ma che ci fai qua?- gli chiese il rossino stranito - Non dovresti essere a lezione?-
- L'aula...l'aula di Trasfigurazione!- alitò il maghetto - Mi dite dov'è?-
- Oh...- Weasley nascose un ghigno insieme a Malfoy, portandosi la tazza vicino alla bocca - La prima dietro a quell'angolo. E muovetevi o la Mcgranitt non ve la farà passare liscia!-
Detto fatto i due mocciosi erano corsi di nuovo via, lasciando quei due stronzi di Auror a ridere sotto i baffi.
- Secondo te glielo dovevo dire che la prima settimana la Mcgranitt sta appollaiata in cattedra sotto forma di gatto?- mugugnò Ron, con aria diabolica.
- Naaa...- ghignò Draco, apparentemente indifferente alla cosa - Lascia che si facciano le ossa.-
E infatti. Damon e Tom spalancarono la porta dell'aula di Trasfigurazione e ansando come matti videro che gli studenti erano tutti presenti, chini sulle pergamene mentre in cattedra c'era solo un gatto tigrato.
- Meno male, sai che palle le sgridate di prima mattina?- sbuffò Howthorne passandosi una mano fra i capelli - Ci mancava anche il gatto! Io non li sopporto...ma quelli tigrati sono un amore.- aggiunse con la massima nonchalance, quando la Mcgranitt riprese forma umana e si piazzò davanti ai due maghetti.
Se non altro soddisfatta della lingua ironica di Damon, fissò la fronte di Tom con aria cupa.
- Grazie per i suoi complimenti signor Howthorne, ma m'interessa di più sapere cos'è successo alla sua fronte, signor Riddle e il motivo per cui siete così in ritardo.-
- Sono caduto.- abbozzò Tom.
- No, non guardavo e gli ho tirato un libro in testa professoressa.- disse Damon con massimo candore, facendo sgranare gli occhioni al piccolo Riddle e allargare le bocche agli altri studenti - E poi ci siamo persi venendo qua.-
- Ci scusi.- aggiunse anche Tom, con aria veramente mortificata.
La Mcgranitt, vedendo un tale angioletto vicino a quel piccolo demonio di Howthorne lasciò perdere, rimandoli decisa all'unico banco in fondo rimasto vuoto, così poté riprendere la lezione. Una volta però a spiegare i primi rudimenti della sua interessante materia, la strega cominciò a chiedersi che cosa avrebbe mai portato un'unione così singolare come quella di Tom Riddle e Damon Howthorne, un Grifondoro e un Serpeverde.
E se non si sbagliava...erano entrambi discendenti di Salazar Serpeverde, solo da ceppi diversi di famiglie magiche.
Comunque i due ebbero presto modo di accorgersi che la Trasfigurazione non era facile come sembrava essere divertente. Gli appunti erano complicati anche per Tom che sapeva già fare qualcosina ma quando toccò la prova pratica, la classica di trasformare i fiammiferi in aghi, Riddle decise di non impegnarsi a dovere, anche se per lui sarebbe stato uno scherzetto. Per un attimo pensò che se tutti l'avessero già visto bravo a fare magie, avrebbero potuto farsi un'idea ancora peggiore di lui, così si limitò a far finta...tanto nessuno riuscì nella sua impresa quella mattina, a parte Ian Wallace, anche se Trix aveva fatto diventare la capocchia del suo fiammifero tutta brillante e lo stesso anche Cloe. Damon invece non sembrava particolarmente appassionato alla Trasfigurazione.
A Incantesimi con quella sagoma di Vitius fu molto più divertente e come accadde con Harry, quando fece l'appello e lesse il nome di Tom, l'ometto cacciò un gridolino eccitato e cascò direttamente dallo sgabello.
L'ultima ora prima di pranzo fu con la Sprite e nella serra ci fu modo di scambiare quattro chiacchiere in santa pace mentre potavano i germogli a una pianta che accarezzava le mani se le si faceva il solletico sullo stelo.
- E' strana la tua bacchetta Trix.- stava dicendo Damon che lavorava con le cesoie come un tempo aveva lavorato Draco con la mannaia - Sul manico si vede una punta di metallo.-
- Da noi in America sono tutte così. Il metallo serve per controbilanciare il peso sul polso.- rispose la ragazzina che quel giorno aveva le ciocche viola scuro, come unghie e lenti a contatto - Tom, mi passi quel vaso?-
Riddle con le piante si divertiva parecchio e la Sprite gli piaceva, proprio come gli era piaciuto Vitius che era strambo e matto, ma anche molto gentile. Anche la Mcgranitt gli sembrava una brava persona...solo se fosse stata un po' meno ruvida sarebbe stato meglio ma per ora non si lamentava.
- Io non vedo l'ora di fare lezione col professor Mckay!- disse Mary J. Lewis, poco distante, accanto a Cloe.
- Si, hai ragione!- rispose la sua amica Maggie Clark - Dicono che sia bravissimo e che si faccia dare del tu!-
- E' vero che ha combattuto con Harry Potter proprio qui, quattro anni fa?- chiese un Tassorosso eccitato.
- Si...e c'è anche la sua bambina. L'avete vista? Sta sempre con la sua tata e il preside.- gorgogliò ancora la Clark - E' così carina!-
- Avrà preso da sua madre.- frecciò acidamente Fabian Alderton - Non lo sapete? È un demone!-
Tom serrò i denti, rabbioso. Ecco, si cominciava. Ecco di cosa parlava Harry riguardo al fatto di mantenere il sangue freddo ma non poteva stare zitto! Lucilla era sua madre!
- E allora?- sibilò una voce all'improvviso, seccata e annoiata - Che problema hai coi demoni Alderton?-
Damon ghignò, continuando a lavorare mentre Angelica Claire King cominciava a dimostrare ai suoi compagni di che pasta era fatta. Si sporse sul tavolo verso Alderton, sfidandolo con gli occhi - Ti ho fatto una domanda.-
- Ho solo detto che è una demone. Ecco perché è bella.- rispose Fabian con tono conciso.
- No, è una demone ed ecco perché i Mangiamorte sono finiti ad Azkaban.- concluse Cloe fredda - E se fossi in te starei attento a come parli, specialmente quando insinui su demoni e stirpi affini.-
- Perché? Nascondi un segreto per caso?- frecciò lui di rimando - O hai paura per il tuo amico Howthorne?-
- Lasciatemi fuori da questa storia voi due.- disse Damon calmo, continuando a tagliuzzare.
- Cosa? Sei mezzo demone?- si stupì Mary Lewis, fissandolo con la bocca aperta.
- Ma ti sembro mezzo demone?- sbuffò lui di rimando - No, parlava d'altro.-
- E secondo te prevedere la morte della gente è normale?- rognò Alderton con un ghigno perfido.
- Secondo me è geniale.- se ne uscì Tom arrossendo subito dopo per aver attirato troppo l'attenzione.
- Hn...- Fabian fece una smorfia col suo grugno dal bulldozer, con fare pensoso - Si, in effetti può essere utile.-
- Prevedi la morte della gente?- gli chiese Matt Rogers, il ragazzino dai capelli color mogano finito a Corvonero - Quindi sei un Legimors? Anche mia nonna era come te.-
- C'è tanto da vantarsi.- sibilò Fern Gordon, una Serpeverde con gli occhi piccoli e vicini fra loro - Senza offesa Damon ma queste attitudini sono buone solo per i mezzosangue.-
- Mai sentito di nessun mezzosangue con simili poteri.- ironizzò Martin Worton, ridendo appena - E anche se fosse da mezzosangue, secondo me è un dono utile e pericoloso al tempo stesso. Non tutti sono all'altezza, sai?-
- Si, però è strano davvero!- mugugnò Fred Ryder, Tassorosso.
- Ma ti succede a comando per caso?- gli chiese Mary Lewis interessata.
- O le visioni capitano come i sogni?- finì Maggie Clark.
- Ah...che palle.- sbuffò Howthorne uscendo dall'aula poco dopo ancora sommerso da tutte quelle chiacchiere - Pensa se sapessero che a differenza di tutta la mia famiglia io non sono rettilofono!-
- Non lo sei?- Tom lo guardò stranito - Peccato, volevo farti conoscere Veleno.-
- Ah, il tuo serpente. Vorrà dire che tradurrai tu, no?-
- Ok...Trix dov'è andata?- chiese Riddle guardandosi attorno - Non va a pranzo?-
- Lascia perdere. Anche lei si limita a giocare col cibo nel piatto. Mi piacerebbe sapere che avete tutti quanti!-
- Idiota, ancora non hai capito perché quella non mangia?-
I due ragazzini si voltarono, trovandosi di fronte alla King che guardava il suo amico Howthorne con aria battagliera.
- Cloe...ti adoro quando ti metti a difendere la bandiera dei babbanofili, sai?- ironizzò Damon però con una nota acida nella voce - Non ti mettere in mezzo, specialmente quando Alderton comincia a menarla sui mezzosangue. Lo sai com'è fatto. Se lo stuzzichi non ne usciremo vivi duchessa.-
- E dovrei stare zitta quando quello insulta la gente?- sbraitò lei altera - Non ci penso neanche! Senza contare che ti ha appena dato del cialtrone mezzosangue solo perché prevedi la morte! Non lo sa che hai anche doti di Veggente?-
- Senza offesa ma il mio cognome resta Howthorne, quindi può darmi del mezzosangue quanto vuole ma la cosa non cambia.- frecciò l'altro divertito - E poi se non stai attenta romperanno le palle anche a te, Sensistrega della malora.- le dette le spalle, cominciando a incamminarsi - Che mi dicevi su Trix comunque?-
- Dio, sei proprio cieco!- Cloe scosse il capo, paziente - Sai perché non mangia? Perché non è cibo buono per lei.-
- Allora te ne sei accorta.- sfuggì a Tom. Arrossì quando la streghetta lo guardò in faccia e lei annuì altezzosa - La sua energia è diversa dalla nostra. È facile riconoscerla come una fiaccola nel buio per me.-
- E allora?- Damon li fissava impaziente - Che cacchio di storie sono duchessa? Cos'è sta storia della fiaccola?-
- Damon...Trix ha un profumo molto particolare, che io sentivo spesso nel castello di mia madre.- gli spiegò il piccolo Riddle paziente - Sa di fiori. È molto pallida e se la toccassi probabilmente sentiresti la sua pelle fredda al tatto. È una Diurna.-
- Una cosa?- Cloe e Damon lo guardavano sbattendo gli occhioni in sincrono.
- Una mezza vampira. Per questo non s'incenerisce di giorno.- si corresse Riddle per farsi capire.
- Oh...- Howthorne fece mente locale, per nulla impressionato - Ecco perché dicevi che era così carina!-
- Si, è per quello. E deve restare fra noi questa cosa.- annuì Tom.
- Non ha fatto mica un bell'affare.- sentenziò il futuro lord - Con tutti i casini che capitano qui dentro, dopo di te lei sarebbe la prima sospettata. Senza offesa Tom.-
- Figurati.- sbuffò Riddle - Io vado fuori in giardino. Ci vediamo oggi pomeriggio.-
- Vengo a ripescarti dopo pranzo.- gli disse Damon andandosene con la King che però attese un lungo minuto prima di seguirlo, restando a guardare il maghetto con quegli occhi terribilmente indagatori. Tom credeva quasi che lei stessa cercando di sondargli l'anima, per capire se fosse un nemico per Hogwarts o meno.
In giardino trovò fortunatamente qualcuno di un pelo più amichevole che quegli strambi compagni di corso. Tristan stava con Liz in giardino e la tata gli offrì una bella scorta di sandwich, più qualche Cioccorana mentre lo aggiornavano sulla ronda che aveva coinvolto Harry e gli altri fin dal mattino presto anche se Tom in realtà non aveva ancora conosciuto Degona ed era molto curioso.
Lucilla non aveva mai parlato di lei ma sapeva che le era sempre mancata.
- Chi hai dopo pranzo?- gli chiese Tristan dopo il pasto veloce.
- Pozioni coi Serpeverde.- rispose Tom - Harry mi ha detto di starci attento col professor Piton.-
- Tranquillo, gli abbiamo già parlato io e Draco stamattina. È preparato.-
Mah. Stette in giardino fino alle due, quando arrivò Damon a portargli dei toast imbottiti e della frutta. Non era solo. Con lui c'era Beatrix e stavano chiacchierando animatamente. Quando se li trovò vicino sentì che parlavano di musica e si sentì sollevato. Damon era molto impulsivo a volte e la loro amica non era stata molto contenta quando lui aveva approfondito il discorso davanti ai bagni...se non altro sembrava stare bene, quindi Trix mangiava tranquilla quando era sola. Meno male.
Scesero nei sotterranei e quando entrarono nell'aula di pozioni vennero investiti da un forte odore di erbe aromatiche.
Si misero tutti e tre nell'ultimo bancone vuoto e poco dopo arrivò Piton come una furia, sbattendo la porta con quel suo maledetto modo di fare da psicotico e buttandosi subito in cattedra.
Incrociò le dita e prima di parlare, fissò uno per uno le nuove matricole.
Fece una smorfia, non si sa bene a chi o per quale motivo, poi attaccò con la tiritera sulle pozioni e sul fatto che potevano fare tutto, approntare la gloria e mettere un fermo alla morte. Un delirio di parole sagge e vere...peccato che Piton si accorse subito che quella classe era composta praticamente da dementi.
In mezz'ora di spiegazione e strilli abominevoli non ce ne fu uno che imbroccò la pozione in maniera giusta, se non Tom da cui Piton però si teneva un po' a distanza per il momento, e quando per sbaglio un Grifondoro fece esplodere il contenuto del suo pentolone, si scatenò il pandemonio. Dieci punti in meno, tanto per essere originali, e fumo ovunque... tanto che accorsero un bel po' di persone, Tristan, Harry e Draco per primi.
Mezzi sconvolti, vedendo Piton tutto spettinato e quel macello, i due più giovani non poterono fare a meno di ridere.
- Prof...- lo chiamò Malfoy calmandosi - Tutto bene?-
- No, per niente Draco.- sbottò Severus, urlando ai quattro venti ai ragazzini che non sarebbero usciti fino a quando non avessero sistemato quel disastro. Borbottando e imprecando, Serpeverde e Grifondoro si misero a pulire tutto, imprecandosi dietro già dal primo giorno. Quella scena a Harry risultò famigliare.
- Potter!-
Si girò di scatto, sentendosi puntato da Piton...ma ora col cazzo!, non era più un suo professore. Così sfoderò un sorrisone a trentadue denti e lo guardò con faccino angelico - Si?-
Severus Piton non era cambiato. Stessa faccia antipatica, stesso acume che funzionava quando voleva...e fissò il suo ex allievo più detestato con un'espressione indecifrabile - Che mi dite di quel ragazzino?-
- Tom?- Draco sogghignò - In confronto a noi sembra un angioletto.-
- L'ho notato. Prende appunti con calma e precisione e non ha fatto volare una mosca. Mi sembra portato.-
E già. O si è portati o si può anche andare al diavolo, frecciò Harry fra sé e sé ricordando la presa categorica di Piton nei suoi confronti.
- Il preside mi ha detto che avete perso un pezzo per strada.- continuò il professore di Pozioni.
- Se parla della signorina Granger presto la ritroveremo.- disse il bambino sopravvissuto con tono di sussiego.
- Non ne dubito.- bofonchiò Piton - Ora andate pure. Qua ce la caviamo da soli.-
Tornandosene dritti al primo piano, Harry pensò i mille modi in cui poter uccidere quell'essere abominevole e farla franca. E che cacchio, perché si ostinava a trattarlo come se fosse stato James Potter? Ok, si assomigliavano ma in fondo non si era dimostrato poi così dispettoso come suo padre no?
Tornati nella torre, i due trovarono Edward in piedi in mezzo alla grande stanza, alla tavola circolare.
Aveva aperto tutto le tende e la luce illuminava la torre dopo tanto tempo, specialmente la mappa del Malandrino, interamente aperta sulla bella tavola in cedro.
- Che hai trovato?- gli chiese Potter, levandosi la felpa.
- Due possibili punti a rischio. E un fottuto macello di entrate che non tutti conoscono ma che sono difficili da tenere sotto controllo. Ho pensato che per esseri sicuri davvero dovremmo avere qualcuno che conosce le sette uscite come le sue tasche, così Ron è andato a Diagon Alley. Fred e George arriveranno qua stasera.-
- Ci mancavano solo quei due.- frecciò Draco, svaccandosi su una sedia accanto a May.
- I punti caldi quasi sono?-
Dalton li indicò col dito sulla mappa del Malandrino - La prima è la Camera naturalmente. Poi Silente ha detto qualcosa sul corridoio a destra del terzo piano. Che c'avrà ficcato dentro stavolta?-
- Non lo so...- Harry alzò le spalle, stranito - A dire il vero mi ha detto giusto ieri sera mi ha detto che avrei potuto andare a darci una sbirciatina. Il solo sentirlo mi ha tolto la voglia di farlo.-
- Eddai.- gli sorrise May - Tesoro, ma che ti prende? Preferivi fare tutto di nascosto preferendo l'espulsione?-
Potter la guardò come se fosse normale - Ma certo!-
- Sai cos'è che ti manca? Andare in giro per questo posto con la consapevolezza di avere il fiato sul collo dei prof, l'odio di Piton, Ron alle spalle che ti copre, Herm che era la voce della tua coscienza e questo imbecille qua...- Edward posò una mano sulla spalla di Draco -...con cui fare a botte. Ecco cosa ti manca...anzi, continuate a fare a botte...aspetta...no, Malfoy non ti manca per niente ora che ci penso.-
- Scusate ma io non ci capisco più nulla.- rise la Aarons - Parlate come se da ragazzi vi foste quasi ammazzati.-
- Infatti.- rise Ron, apparendo sulla porta di ritorno da Diagon Alley - Adesso ti sembrano quasi normali ma quando eravamo qui ti posso giurare che non passava giorno in cui non se ne facessero di tutti i colori.-
- La finiamo?- si schifò Malferret - Non ho voglia di sentire queste cazzate vecchie di secoli.-
- Allora uomo dalla donna misteriosa?- cinguettò Dalton - Che dicono i gemelli?-
- Saranno qua domani mattina puntuali, non stasera perché devono andare a caccia di non so cosa.... e devo aggiungere che sono gasati da matti.- rispose Weasley - Elettra e Blaise hanno chiamato?-
- Hanno mandato un gufo.- rispose Harry, sbadigliando per la notte di guardia.
- Chissà che festino si farà Blaise con la piccoletta stasera...- insinuò il biondo, a bassa voce.
- Se non vuoi che il festino te lo faccia io ti conviene tapparti quella bocca.- lo minacciò Potter seccamente.
- Avete già sentito Jess e gli altri?- li fermò la Aarons, prima che si spaccassero le ossa.
- Tristan ha domani lezione con le matricole. Dopo di lui c'è la Lestrange.- bofonchiò Ron - Se vogliamo controllare che lasci in pace Tom dovremmo darci i turni, possibilmente senza farci notare troppo o potremmo far pensare che ci siano dei problemi col mostriciattolo.-
- E infatti ce ne sono e anche parecchi!- sottolineò il suo migliore amico, acidamente.
- Mi sa che il problema principale comunque resti tu Potty.-
- Dio santo, questa scuola scatena i vostri bassi istinti.- sorrise May, fissandoli - Ed, Ron...mi raccontate com'erano?-
- Due idioti.- sbuffò il rossino.
- Al sesto anno Harry ha allagato il dormitorio di Serpeverde, ad Halloween...sai per scherzo.- sogghignò Dalton.
- E lui che ha fatto?- concluse Weasley additando Malfoy - Ha dato fuoco a Grifondoro un mese dopo!-
- Hai dato fuoco alla torre?- si sconvolse l'Osservatrice - Ma...poteva farsi male qualcuno!-
- Non qualcuno. Solo dei Grifondoro mezzosangue.- la corresse Draco - Mi sa che non ti è ancora entrata in testa una cosa fondamentale. Serpeverde di qua, Grifondoro di là. Vanità e orgoglio non vanno d'accordo.-
- E dire che sono simili.- frecciò la ragazza, sarcastica.
- Stai insinuando che io e questo serpente bastardo ci assomigliamo?- sbottò Potter.
- Ehi, l'hai detto tu!- rise la strega - E adesso scusate ragazzi ma devo andare a fare rapporto da Orloff. Torno per cena.- e detto quello infilò la porta, ridacchiando come un matta alla faccia esasperata dei due nemici decennali.
Calato il sole la marmaglia di studenti cominciò a radunarsi per andare a cena ma a quanto pareva ce n'erano che facevano i disertori da subito. Quando andò ad aprire la porta della torre, Harry si trovò davanti Damon Howthorne che tirava Tom per il collo, visto che per la fame quasi non si reggeva in piedi.
- Ma tu guarda cosa mi tocca a vedere.- si schifò Malfoy poco più tardi a tavola, con le due pesti.
- Tom, guarda che ha ragione Harry.- gli disse Ron scompigliandogli i capelli mentre si strafogava d'arrosto e patate - Se non ti fai vedere in giro penseranno che nascondi qualcosa. E poi non puoi mica fare la fame per sette anni!-
- Si ma lo sapete come sono, no?- s'intromise Edward, che si stava leggendo il programma delle corse sul giornale - La Gazzetta di Hogwarts s'è già messa all'opera. Tre giorni e ci sarà già un articolo. Questi nuovi sono pure peggio della Daves e di Cohen!-
- Ma se te la sei fatta la Daves.- sibilò Draco acidamente.
- Vogliamo fare i nomi delle mie e vedere se non te le sei fatte pure tu?- lo sfidò Dalton con un ghigno.
- Ragazzi, siamo a tavola.- li fermò May serafica - Allora voi due? Com'è andato il primo giorno?-
- A parte il libro che s'è preso in testa Tom, la figura di merda con la Mcgranitt, il fatto che devo portargli da mangiare, l'esplosione nei sotterranei e la rissa che la King stava per scatenare con Alderton devo dire che non è stato male.- insinuò Damon, frizionandosi la testa infastidito - E a me tocca un'altra bella notte in bianco...che palle!-
- Vuoi che ti dia qualcosa?- gli chiese Draco, stranamente gentile.
- Una sprangata fra capo e collo andrebbe bene.-
- Perché la sorella di Brian King ha scatenato rissa?- chiese Harry, bevendo il caffè.
- Dunque...- Tom fece mente locale - Prima perché Fabian ha insinuato qualcosa su Lucilla, poi perché lui ha detto a Damon che essere un Legimors è roba da mezzosangue...e poi credo che le stia antipatico e basta.-
- Tosta la ragazzina.- sibilò Draco - Ma sui mezzosangue non capisce una mazza.-
- Oddio, non ricominciare!- sbottò Ron tirandogli dietro il tovagliolo, che il biondo schivo - Mi dite il vostro orario di domani piuttosto? Così vi mando Harry e Milo all'ora giusta.-
- Arriva Milo?- si stupì May - Di già? Credevo fosse al consolato francese per la faccenda della registrazione.-
- No, era da sua zia negli ultimi giorni.- bofonchiò Draco, versandosi due dita di whisky - Perché lo richiami già?-
- Veramente me l'ha chiesto il preside. Dice che ha un'allieva turbolenta da affidargli. Credevo scherzasse...-
- Trix!- disse Tom - Meno male, se c'è Milo sono più sicuro...- e così raccontò agli Auror la faccenda della Vaughn, pensando che forse Milo avrebbe potuto darle una mano ad ambientarsi meglio. Certo che però Silente era un bel testardo. La faccenda di quella piccola Diurna avrebbe dovuto restare fra loro o sarebbero venuti fuori un bel po' di guai. I due maghetti stettero col gruppo fino alle nove e mezzo circa, chiacchierando e guardando vecchie foto, una in particolare naturalmente che costò a Malfoy e Potter una presa in giro dietro l'altra, poi finalmente se ne andarono a dormire. Finito l'ammazza caffè, Edward e Ron si prepararono ad andare di ronda con Clay che da quando era tornato a Hogwarts sentiva un qualcosa di strano in giro, proprio al terzo piano nel corridoio a destra...
May andò subito a letto, Potter e Malfoy invece rimasero svaccati alla finestra, a fumare.
Forse aveva ragione la loro Osservatrice, pensò Harry mentre se la menavano sottilmente su come affrontare i fratelli Lestrange. Forse quella scuola gli ricordava il Draco del passato e per questo provava l'impulso irresistibile di stuzzicarlo...ma si contenne, doveva finirla a tutti i costi di comportarsi da diciottenne.
Era passata da poco la mezzanotte però quando il bambino sopravvissuto dovette riaprire gli occhi a forza, strappato al suo sonno da un grido di rabbia. Uscì di corsa dalla sua stanza e trovò Malfoy intento a scaraventare a terra ogni cosa fosse presente sulla sua scrivania. Anche May era sulla soglia, in vestaglia ma come lui non sapeva cos'avesse.
Lo scoprirono dopo, quando Draco crollò in ginocchio con le mani fra i capelli, i denti serrati...
- Basta...- sibilava - Basta...smettila!-
- Draco.- Harry si sedette al suo fianco, senza toccarlo - Che hai visto?-
- Non fa che urlare...non la smette!- sibilò ancora Malfoy, distrutto.
- Hermione?- sussurrò Potter, a bassa voce.
- Perché non mi lascia in pace?!- gridò, dando un pugno al pavimento. Perché? Perché Hermione ce l'aveva con lui? Perché lo obbligava a sentire quelle urla di dolore? Ce l'aveva così tanto con lui? Lo odiava a tal punto?

La mattina dopo Tom spalancò gli occhi blu quando sentì un peso sul suo letto.
Si mise a sedere e la luce che filtrava dal baldacchino lo aiutava a mettere a fuoco Archie Byers, seduto sulla sua coperta. Il ragazzino, che sembrava davvero tanto più piccolo, gli sorrise con aria angelica.
- Ciao Tom! È passato Harry Potter sai??- gli disse, eccitato - Ha detto di darti questo.- e senza aggiungere altro gli porse un libretto minuscolo, di pelle scura. Doveva essere appartenuto a Lucilla, che poi l'aveva regalato al bambino sopravvissuto...e si trattava di un libretto dalle pagine totalmente bianche. Stranito, cercò in prima pagina e lesse "Il Libro che Sa Tutto."
Non fece commenti, così si vestì notando poi che Archie era stato tanto gentile da lasciargli altri dolci sul letto. Quel bambino mangiava troppi dolciumi, pensò fra sé con un sorriso. Uscito dalla torre, venne nuovamente investito da una valanga di bisbigli e commenti ma quella mattina era di buon umore. Avrebbe avuto lezione con Tristan per due ore ed era particolarmente interessato alla Difesa, anche se poi dopo avrebbe avuto a che fare con la sua sorellastra.
Si era scordato di chiedere ai ragazzi come avrebbe dovuto comportarsi ma quando arrivò di fronte all'aula, vide che gli studenti erano fuori, compreso Mckay. Trovò anche Damon che faceva aria a Trix col suo mantello.
- Ma che succede?- chiese, stranito.
- Oh, ciao...- Damon gli sorrise di sottecchi - Il prof ha sempre fatto lezione col settimo in sala duelli e non era mai venuto in quest'aula. C'è un terribile odore d'aglio e Trix non lo regge molto, così sta facendo areare tutto.-
- Che schifo...- disse la ragazzina, con le ciocche, le lenti e contatto e le unghie tutte fucsia.
- Ciao Tom!- lo salutò Tristan allegro, seduto sotto le arcate con una folla di mini studenti che gli facevano un sacco di domande. Quando il prof si rivolse a lui, naturalmente i compagni li guardarono allibiti.
- Buon giorno.- rispose Riddle arrossendo.
- Gazza sta disinfestando. Un minuto e potremo entrare. Beatrix, tutto bene?-
- Come no.- frecciò la ragazzina, disgustata.
- Non è tanto forte quest'odore.- disse Fern Gordon, altezzosa.
- A differenza del tuo profumo. Ti ci sei fatta il bagno?- frecciò Mary J. Lewis sferzante.
- Ossignore, eccoli che ricominciano.- disse Howthorne serafico - Tom, hai mangiato?-
- Eh? Ah, si...una Cioccorana.-
- Molto salutare.-
Finiti i convenevoli e areata la stanza, i maghetti poterono precipitarsi a sedere e per una volta sembravano tutti interessati ai primi banchi. Mentre loro prendevano posto, Tristan rimase fuori a parlare con Jess e Clay.
- Pensi che ci siano stati problemi stanotte?- gli chiese Damon, appoggiato al banco con i gomiti.
- Non so. Non ho ancora visto nessuno. Tu come stai piuttosto? Hai dormito?-
- Un po' verso l'alba ma ho fatto un sogno veramente tremendo.-
- Altri cadaveri?- insinuò Beatrix dietro di loro, annoiata.
- Uno solo.- disse Howthorne pensoso - Una bella ragazza che mi pare di aver già visto.-
Si zittirono di colpo quando Tristan varcò la soglia e si chiuse la porta alle spalle, tenendo però gli occhi puntati su una pergamena. Dalla sua espressione dovevano essere rotture di palle perché arrivato in cattedra l'accartocciò e la gettò via, facendo canestro nel cestino magico che divorò la carte e poi ruttò, facendo ridacchiare gli allievi.
- Buon giorno ragazzi...- borbottò, appoggiandosi coi fianchi alla cattedra in cedro. Li guardò e cominciò a darsi dell'imbecille. Cazzo, lui non aveva esperienza con bambinetti così piccoli. Sarebbe stato più facile insegnare a sua figlia a stare ferma con una bacchetta di mano che a quei ragazzini a difendersi.
Si levò così il mantello e la giubba, arrotolandosi le maniche e iniziando con ciò che aveva stipulato con Silente.
Rivoluzione.
- Benvenuti al corso di Difesa contro le Arti Oscure. Come penso sappiate io non ho mai fatto lezione al di fuori delle classi del settimo anno, perciò con voi dovrò incominciare tutto da capo. Ho pensato ai modi in cui cominciare ma guardando il vostro libro del primo anno...- fece una smorfia, nicchiando -...ho capito che avremmo dovuto iniziare da tutt'altra amministrazione. Sapete...- cominciò a girovagare fra i banchi, sorridendo - Quattro anni fa mi ritrovai al M.A.G.O. della prima classe che ho avuto in consegna e insieme a tutti gli insegnanti stetti ad ascoltare la tesi di un Grifondoro che argomentava l'importanza della Difesa contro le Arti Oscuri specialmente al primo anno. Questo studente mi ha stupito perché ha portato alle orecchie della commissione un punto molto importante. Ovvero...che cosa sono prima di tutto le Arti Oscure?-
I ragazzini corrucciarono le fronti, straniti.
- Se non sappiamo bene cos'è l'Arte Oscura come possiamo essere sicuri che difendendoci da essa non andiamo a recare danno ad altri maghi?, era questa la domanda di quell'allievo Grifondoro. Secondo lui al primo anno sarebbe necessario aiutare gli studenti a distinguere con maggior chiarezza cosa sia bene e cosa sia male. Cosa che poi crescendo per un mago diventa soggettiva.- tornò a sedersi sul bordo della cattedra, osservando divertito le loro espressioni - Io non sono qua per dirvi esattamente cosa sia giusto per voi o sbagliato. Questo no. Ma sono qua per farvi capire meglio chi o cosa sia pericoloso, rispetto alle leggende. Chiaro?-
Seguì un assenso che si fece interessato, poi Mc con uno schiocco di dita pulì la lavagna e il gesso la divise in due parti.
Pericoloso, non pericolo.
- Proviamo a partire con le cose semplici. Ragazzi, voglio che mi diciate cos'è secondo voi l'Arte Oscura e gli esseri che sono pericolosi per un mago. E non sbirciate sui libri, tanto non c'è una risposta giusta.-
- Bhè...- Marc Arper, Tassorosso, alzò la mano - La magia oscura è nata dai maghi malvagi e viene usata per fare del male alle persone.-
- Non sono d'accordo.-
Tristan sorrise, vedendo Angelica Claire King con la mano alzata.
- Dimmi pure Angelica...o Claire?- chiese.
- Cloe.- lo corresse tranquilla - Io non sono d'accordo. La magia oscura non è nata da maghi malvagi. Se io per esempio adesso prendessi la bacchetta e schiantassi qualcuno al muro avrei usato la magia per scopi malvagi, ma non per questo lo Schiantesimo è mai stato catalogato come magia oscura. E viceversa.-
- Perfetto Cloe, questo mi sembra un primo buon punto. Infatti io posso usare la nostra magia per fare del male alla gente, questo mi farebbe diventare un mago del male? E poi come facciamo a dividere in categorie?-
- Ci sono stirpi che sono malvagie per natura! Come i maghi che hanno poteri che sono stati dichiarati oscuri dal Consiglio dei Maghi- sbottò Fern Gordon - Oppure demoni per esempio!-
- I demoni...- Tristan sogghignò brevemente, fissando Tom e Damon - Qualcuno ha qualcosa da ribattere?-
- Secondo me non ci sono qualità magiche per maghi buoni o cattivi.- sentenziò Howthorne - Dipende dall'uso che facciamo dei nostri poteri.-
- Assolutamente vero.- Mckay annuì, insieme a tanti altri studenti - Ok, potete dirmi adesso alcune stirpi assolutamente pericolose?-
- Gli Snasi!- ridacchiò qualcuno in quarta fila.
- I folletti della Cornovaglia!-
- I lupi mannari!-
- I vampiri!-
- Ok, calma calma...ci siamo. Fra questi che avete detto ce n'è solo una veramente pericolosa. I vampiri. Snasi e folletti non attaccano se non sono provocati in qualche modo, i lupi mannari sono esseri umani la maggior parte delle volte e gli alchimisti hanno trovato un modo per calmare la loro aggressività nelle notti di luna piena. I vampiri sono gli unici che attaccano che siano o meno assetati.-
- E i demoni?- chiese Bruce Joyce.
- E' presto per mettersi qui a studiare la varie caste oscure ma ci sono due tipi di demoni. Quelli impuri a innesto umano, come i vampiri appunto e questi sono aggressivi. Gli altri sono demoni puri e lasciate che ve lo dica... ne conosco uno e l'ultima cosa che le interessa è attaccare briga con una pulce umana.-
Sentendolo, Tom sorrise brevemente pensando a Lucilla. Niente di più vero.
Né lui né Damon però si stupirono quando Tristan disse che alla prossima lezione avrebbero parlato anche dei Diurni.
Quelle due orette furono davvero piacevoli e quando gli studenti cominciarono a uscire dall'aula, Tom sentì depresso i cinguettii di gioia dei compagni all'entrata di Harry.
- Allora Mc?- chiese Potter sorridendo e raggiungendolo - Come va con le matricole?-
- Meno peggio di quanto pensassi.- rispose Tristan - Beatrix, va meglio?-
La ragazzina cercò di annuire ma aveva un'aria ancora parecchio disgustata, così furono Tom e Damon ad aiutarla, mentre Cloe restava tutta ammirata a guardare Harry, senza però sbavare come gli altri.
Fu in quel mentre, durante le solite chiacchiere, che arrivò sulla soglia qualcuno che fece sobbalzare la streghetta americana. Sconvolta, sentendo quel profumo, si volse e si trovò davanti a un Diurno di bell'aspetto.
- Oh, Milo!- dissero Tristan e Harry, vedendolo - Ma dove cavolo eri?-
- Da Gala.- rispose Morrigan, fermandosi a salutare Tom senza notare neanche per sbaglio una sua consanguinea - Abbiamo banchettato e fatto arrabbiare mio zio Kronos rompendogli col tiro a segno tutti i suoi stupidi idoli aztechi...allora? Silente mi ha mandato un gufo parecchio vago. Ha parlato di una piccola peste incontrollabile...ma che schifo questo odore di aglio! Volete farmi morire per caso?-
- Sei capace di parlare di una cosa sola per cinque minuti?- lo zittì Tristan - Sei passato sotto il naso della peste comunque.- e gl'indicò Beatrix che fissava Milo al colmo della rabbia. I ragazzi non l'avevano mai vista né sorridere troppo né spalancare la bocca perché mentre fulminava Morrigan con un'occhiata, esibì dei canini degni di quelli di un vampiro adulto. Cloe, Damon e Tom non fecero una piega ma Milo la guardò sconvolto.
Per un lungo attimo i due si scrutarono fin nei recessi della loro anima in parte umana, una spaventata, l'altro senza parola. Una Diurna lì dentro? Una studentessa?
Più la guardava, più tornava indietro nel tempo. A quella ragazzina spettava per diritto l'inferno, un dono di genitori vampiri a tutti i loro figli Diurni.
- Che ci dovrei fare io con lei?- chiese, cercando di nascondere con la calma ciò che provava.
- Non ti azzardare neanche ad avvicinarti a me!- disse la ragazzina inferocita - O te la faccio pagare cara!-
- Ah si?- ghignò Milo schernendola - E cosa pretendi di fare con quei due dentini da micetto eh?-
Decisamente non era cominciato bene come sodalizio, pensò Harry quando vide la Vaughn uscire dall'aula come un tornado, dopo aver mandato al diavolo Morrigan. Anche gli altri tre moschettieri la seguirono e solo Tristan si voltò verso il Diurno, scoccandogli un'occhiata truce.
- Certo che potevi andarci più piano.-
- Che ci fa una Diurna qua dentro?- chiese Milo, ignorando il suo tono - Non è posto per lei.-
- Il preside non la pensa così.- disse Harry.
- Silente non è un vampiro.- rispose Milo secco - E specialmente non è un Diurno. Quella ragazzina farebbe bene ad andarsene da qui il prima possibile, ammesso che abbia un posto dove tornare.-
- No, Silente mi ha detto che sua madre e suo padre l'hanno lasciata ai parenti della madre, ma non la vogliono. I suoi genitori le pagano la retta ma non l'hanno più voluta vedere da quando si sono trasferiti qui sei mesi fa.- Potter notò la sua espressione preoccupata e arrabbiata - Milo, credi che possa andare in una scuola diversa?-
- Ravenhall non è luogo per una Diurna bambina.- sibilò lui.
- Ravenhall?- chiese Tristan - La scuola segreta di voi vampiri?-
- Esatto. Una magia impedisce a chi la frequenta di rivelarne l'ubicazione ma non è una scuola come la intendete voi. È un campo di battaglia. Io ero un Diurno e mi salvavo solo di giorno. Lei è anche una femmina. Diventerebbe la schiava del primo che passa nel giro di due giorni. Dovrebbe essere seguita a casa sua da qualcuno che può aiutarla.-
- Tu puoi aiutarla.- gli disse Tristan calmo.
- Un accidenti.- sibilò Milo velenoso - Per chi mi hai preso? Non sono filantropo! E adesso scusa ma ho altro da fare che stare qui a occuparmi di quella mocciosa! Ti saluto!- e senza aggiungere altro divenne un pipistrello, per volare fuori dalle finestre veloce come la luce. I due Auror rimasti non dissero niente riguardo a quel comportamento non consono a Morrigan ma anche Jess non fu molto dolce con loro, quando venne a sapere della cosa.
- Hai avuto la faccia tosta di chiedere a Milo una cosa del genere?- ringhiò il maggiore dei fratelli Mckay poco più tardi, davanti alla fontana - Ma sei impazzito? Fai che metterlo direttamente davanti a sua madre la prossima volta!-
- Potessi la incenerirei anche io, cosa credi?- rispose Tristan - Ma non può fare come se niente fosse!-
- Scusa se cavillo ancora...- lo interruppe Jess - Ma ognuno ha diritto ai suoi maledetti scheletri nel proprio fottuto armadio e se lui vive con noi da quando avevamo vent'anni vorrà dire che i suoi simili gli fanno schifo no? E metterlo di fronte a quella bambina Diurna non è la soluzione adatta!-
- E allora che facciamo?- replicò Harry - Ognuno ha diritto ad avere un minimo di aiuto.-
- Non metto in dubbio questo. Ok...che ne so...la mocciosa ha mangiato di recente?-
- E che ne so io!- rispose Tristan - Appunto per questo Milo sarebbe la persona più adatta a trattare con lei. Credi che ne sappia qualcosa io di sangue? Io so solo che nel nostro frigo c'è la sua tazza personale con dentro sangue di bovino o plasma sintetico, niente di più! Non so neanche quante volte al giorno mangia un vampiro!-
- Diurna.- li corresse Tom, arrivando da loro con un sorrisetto timido - Se volete ci parlo io.-
- E se ti morde?- frecciò Potter sarcastico.
- Damon ha detto che non morirò entro breve.- rispose il maghetto a tono.
- Oh, carina questa. Dai, andiamo!- sbuffò il bambino sopravvissuto tirandolo per il cappuccio - Gente, io vado dalla Lestrange. Ci vediamo a pranzo!-
- Ok, state attenti.- augurarono i due Mckay.
Tornato in aula che si stava riempiendo di nuovo, Tom vide sulla cattedra la bella figura della sua sorellastra che parlava con alcuni Serpeverde. Vanessa alzò il viso...e gli sorrise. Deglutendo, il piccolo Riddle si affrettò a sedersi accanto a Damon e proprio in quel momento una bell'aquila bruna e dorata andò a posarsi sul ceppo più alto, in cima alla scalinata dell'aula. Se Vanessa Lestrange l'aveva notato, fu brava a nasconderlo. Da quel momento in poi tenne la sua lezione pratica, basandosi sul libro di testo e non si azzardò a sgarrare.
Era meno stupita di quello che credeva, pensò Harry Potter compiaciuto.
Era anche astuta, infatti non si azzardò mai a levare i suoi infami occhi su Tom.
Sapeva giocare, ammise.
Doveva solo capire ormai fino a che punto si sarebbe voluta spingere...

 

 

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Capitolo 20
*** Capitolo 20° ***


 

 

La prima settimana passò più velocemente del previsto. Fra compiti e lezioni, i ragazzi del primo anno arrivarono a venerdì ancora abbastanza carichi, specialmente per la prima lezione pomeridiana di volo.
Quella mattina erano tutti eccitatissimi ma si contennero nelle ore della Mcgranitt che aveva subito messo in chiaro di non voler sentire neanche una mosca. Ne erano successe delle belle in quei giorni ma per il momento nulla di folle, a parte Cloe King che attaccava sempre briga con gli Alderton, Trix che si era chiusa in un mutismo ostinato, le emicranie di Damon e il digiuno forzato di Tom. Quattro mocciosi nel pieno dell'adolescenza insomma...
Quella mattina però, prima di pranzo, Tristan aveva tenuto apposta una lezione teorica sui Diurni che aveva fatto capire meglio alla futura duchessa di Tenterdon cosa doveva fare. Mckay si era dilungato parecchio sul fatto che i Diurni fossero provvisti di anima come tutti gli esseri umani, quindi dotati di ogni gamma di sentimenti andando dall'odio alla gioia e questo aveva fatto pensare la vulcanica Cloe per tutta la seguente ora di pratica conla Lestrange che, inutile dirlo, non le piaceva per niente. Così, all'una, invece di andare a pranzo col codazzo di gente che faceva a gara per diventarle amica, filò nel bagno delle ragazze e ignorando Mirtilla con aria altezzosa si mise a controllare sotto tutte le porte. Non vedendo gambe e scarpe, usò i suoi sensi di focalizzazione...e trovò subito Beatrix. Batté due colpi impazienti sulla porta di mezzo, poggiandosi le mani sui fianchi.
Era bene sapere una cosa sulla duchessa di Tenterdon. Era caparbia. Testarda. Sarcastica e inflessibile.
Orgogliosa come pochi altri e non si fermava davanti a niente.
E presto sia Bea che Tom avrebbero dovuto capirlo.
- Allora yankee! Esci da lì!- sbraitò la Grifondoro.
Le arrivò una soffiata spaventosa, tipo quella dei gatti ma triplicata dai canini della Vaughn che comunque rimase serrata dietro alla porta. Cloe l'aveva vista filare via dopo quella lezione, timorosa d'incontrare ancora l'amico del loro prof e se c'era una cosa che Cloe non reggeva erano i cocciuti come lei.
- Stupida Serpeverde, esci!- continuò imperterrita.
- Si può sapere cosa vuoi?!-
La King si voltò di colpo, trovandosela alle spalle. Trattenne un grido, assaggiando per la prima volta la velocità di una Diurna. Era saltata fuori dal bagno senza che neanche avesse potuto vederla. Accidenti.
La bellezza fredda della streghetta americana le rimbalzarono addosso, così la Grifondoro tornò a scrutarla con aria battagliera. Sembrava un incontro fra un leone e una tigre siberiana.
- Ehi yankee! Dovresti ringraziare il prof sai?-
- E perché?- rispose Beatrix gelida - Lo fanno solo per tenermi buona! Se fosse stato per me non avrei mai messo piede qui dentro! Siete solo degli stupidi sanguecaldo!-
- Bhè, per metà lo sei ancora tu.- frecciò Cloe, zittendola. La vide arrossire di poco, giusto per colorirle le guance, così continuò con tono sprezzante - Invece di fare la viziata dovresti cercare di provare ad ambientarti sai?-
- E perché? Potrei uccidervi tutti.- replicò la Vaughn minacciosa.
La King la fissò, stavolta con gli occhi duri come pietra.
- Fa come ti pare.- sibilò sorpassandola - Ma secondo me sei solo una codarda.-
Non fece un passo che una morsa d'acciaio la bloccò per il polso e Beatrix la sbatté contro la porta, coi canini bene in vista - Cos'hai detto? Io sarei una codarda?-
- Sei sorda per caso?- Cloe non cedette di un millimetro, senza mostrare un filo di paura - Potrai anche ammazzarci ma sei spaventata a morte che tutti sappiano cosa sei per metà!-
- E te ne stupisci?- rise l'altra acidamente. La sua risata aveva perso di innocenza e Cloe si sentì male per lei - Credi che sia facile duchessa?- la prese in giro Beatrix, assottigliando gli occhi coperti dalle lenti e le puntò il dito addosso - Non tutti vivono nel tuo mondo dorato. Guarda solo come trattano Tom. E lui non ha mai fatto nulla. Guarda cosa pensano di Damon. Tutti lo temono. Non dirmi che sono vigliacca. Siete voi i vigliacchi. Perché avete paura di chi è diverso!-
- Bhè, io no!- s'impuntò la King avvicinandosi a lei - Io non ho paura di te!-
- Attenta. Non mangio da un pezzo.- sibilò Bea sarcastica, fissandole suo malgrado il collo candido.
- E allora perché non vai a caccia yankee?-
- Cosa? Ma sei scema?- si strabiliò la streghetta americana.
- Perché? Non sei capace?-
- Mi spiace ma non mi hanno mai insegnato a farlo!- sbottò Beatrix imbarazzata - E smettila di pensare agli affari miei maledetta sanguecaldo. Ho capito, non hai paura di me! E adesso lasciami in pace!- e fece di nuovo per andarsene ma quel giorno Beatrix Vaughn scoprì che sfuggire alle grinfie della King era impossibile, infatti Cloe l'afferrò letteralmente per i capelli, strappandole un gridolino.
- Deficiente!- sbraitò - Ma cosa fai?-
- Superoca da quando non mangi eh? Perché non chiedi al prof di aiutarti?-
- Perché sono affari miei megafessa!- replicò l'altra sconvolta, abbassandosi al suo gergo - Adesso smettila di darmi il tormento e lasciami i capelli, vuoi farmi diventare calva??-
- Quanto sei testarda!- sbuffò Cloe seguendola per il corridoio.
- Oh, senti chi parla!- ringhiò Beatrix inferocita - E non seguirmi!-
Andarono avanti fino a quando scoccarono le due e dovettero correre in giardino, per la prova con le scope.
Ce n'erano una ventina e Tom e Damon erano già in un angolo a chiacchierare fra loro.
- Oh duchessa.- ironizzò Howthorne - C'erano le tue amiche che ti cercavano. Più un'altra ventina di dementi.-
- Per stare dietro a questa possono essere solo quello.- frecciò Beatrix rabbiosa.
- Cos'hai detto superoca?- le chiese Cloe serafica - Non ho sentito bene!-
- Ho detto che chi ti sta attorno può essere solo un demente!- replicò Beatrix stizzosa - Devo ripetere megafessa?-
- Ti sei fatta un'amica intelligente vedo, biondina.- rise Damon serafico.
- Ah, sta zitto tu!- la King si raccolse i capelli in una coda, guardando poi Tom che stava ingurgitando un toast. Non disse nulla ma gli scoccò un'altra delle sue occhiate penetranti che fecero quasi andare di traverso il boccone a Riddle.
- Hai mai volato?-
Tom sorrise a Damon, osservando le scope dopo aver deglutito - Un po' di volte con Dimitri, nel palazzo di Caesar.-
Arrivò la Bumb e come sempre la prima lezione di trasformò in un fantasmagorico macello, per la gioia di Harry e compagni che guardavano il tutto dalla Torre Oscura, col binocolo nelle palle degli occhi.
Quando dissero "SU!" a Tom la scopa schizzò subito in mano, idem per Damon. Beatrix era ancora di pessimo umore e benché non gliene fregasse niente alla fine riuscì a farsi obbedire. Ad altri la scopa non faceva che sobbalzare, Bruce si prese perfino il manico sul naso mentre Alderton come suo solito borbottava ridacchiando coi suoi amici che i mezzosangue non sapevano volare. Peccato che mentre levitavano da terra Cloe lo scaraventò praticamente giù dalla scopa, facendo ridere più di una persona.
- Sei sempre la solita.- le disse Damon poco più tardi, quando andarono nel deposito di Gazza a ritirare i manici.
- Che palle Howthorne, quello non può mica insultare la gente così! E poi è un pettegolo...non fa altro che parlare di suo padre che è in lista per entrare nel Wizengamot dalla mattina alla sera...bla bla bla...che noia! E attenta con quella scopa yankee! Vuoi darmela negli occhi?-
- Che acume.- frecciò Beatrix con una smorfia, posando il suo manico accanto agli altri.
- Giusto per sapere...ma quelle lenti a contatto te le togli mai?- le chiese Tom gentile. Alla sua cortesia la Vaughn si sciolse un po', alzando le spalle - Prima di andare a dormire. Non posso certo far vedere i miei occhi.-
- Perché no?- Cloe la fissò corrucciata - Quel giallo ambra a me piace tanto.-
- Che pallosa che sei.-
- Che abbiamo adesso?- Cloe ignorò la streghetta, guardando l'orario - Oddio...la Cooman.-
- Oh no!- Damon sbuffò, roteando gli occhi blu - Quella è una malata di mente!-
- Perché?- chiese Trix, che dormiva invece di ascoltarla.
- Prevede sempre la morte di Harry e Tom.- rispose Howthorne alzando le spalle - Vaccate.-
Riddle sorrise, alzando le spalle con aria malinconica - Che ne sai, magari vede del pericolo che in realtà c'è.-
- Ci manca solo che ti aspetti di morire tutti i giorni.- si schifò Damon - E poi quella va a cognomi, dai!-
- Bel cognome.- ghignò Beatrix, insieme al lord.
- Fatela finita voi due!- rise anche Tom - Non c'è da scherzarci!-
- Stupidaggini.- sentenziò Cloe, zittendoli e dopo aver guardato Riddle di traverso, se ne andò per le scale, lasciando Ton abbastanza depresso - Non le piaccio molto vero?-
- Se mai è il contrario.- rise Damon, stupendolo - Non le vanno giù i pettegolezzi, per questo ci sta rimuginando sopra ma ufficiosamente si fida abbastanza del mio giudizio, per questo sta con noi. Ti sta studiando.-
- Bhè, quella studia troppo!- frecciò Beatrix.
- Siamo invadenti anche noi per caso?- le chiese Tom, angelico.
La Vaughn guardò due faccini e sospirò, esasperata. Tom era sincero sul serio, lei l'aveva capito subito. Era una di quelle persone buone e gentili che lo sarebbero state fino alla morte. Damon invece...quello lì invece era più pericoloso. Sembrava un cucciolo, specialmente con Tom perché si vedeva che avevano molto feeling, ma Beatrix cominciò a chiedersi se dietro a quell'aria vissuta e un po' menefreghista non ci fosse altro. Accidenti ai sanguecaldo.
- Guarda che non lo diciamo a nessuno se non vuoi.- andò avanti Riddle, paziente - Siamo blindati.-
- Ma non avete paura?-
Damon levò le spalle - Vedo morti tutte le notti io.-
- La mia mamma è una demone di stirpe!- rise Tom - E lei è la persona più dolce del mondo.-
- E quella squinternata? Non è che andrà in giro a spettegolare?-
- Ma chi? Cloe?- Howthorne attaccò a sganasciarsi come un disperato - No, no. È l'ultima persona al mondo che potrebbe essere definita pettegola. Lei ne è circondata dalla mattina alla sera e ha cominciato a detestare i curiosi da piccola. Per questo adesso cerca sempre, anche se rompendo le palle, di capire la gente per via diretta.-
- Grifondoro.- rognò Beatrix sbuffando - Uno peggio dell'altro.-
- Neanche hai tutti i torti.- ghignò Damon.
Tornati dentro alle mura delle scuola si concedettero un attimo di pausa andando a leggere gli annunci in bacheca, così scoprirono che ci sarebbe stato il reclutamento per le squadre la settimana prossima. La domenica seguente ci sarebbe stato il sorteggio e poi avrebbe avuto inizio il campionato scolastico.
- Voi inglesi avete davvero delle tradizioni assurde.- sbuffò Beatrix quando tornarono a sedersi sotto le arcate.
- A me non dispiace il quidditch.- sorrise Tom - Dimitri una volta mi ha portato a vedere una partita.-
- Potrà sembrare strano ma preferisco una sana partita di basket.- mugugnò Damon con aria infastidita. Tornò a frizionarsi le tempie, serrando i denti. Diavolo, da quando erano iniziate le lezioni non faceva che fare lo stesso sogno ed era una cosa assurda. Tutte le notti vedeva morire la stessa ragazza...gli pareva anche di averla già vista ma non ricordava dove e comunque quello era l'ultimo dei suoi problemi. Non gli era mai capitato di fare due volte la stessa previsione di morte di una persona. Era come se...quella ragazza morisse, rinascesse...per poi morire di nuovo.
- Stai bene?- gli chiese Tom preoccupato.
- No...stasera ti accompagno dai ragazzi, devo parlare con Draco.-
- Tutto bene signor Howthorne?-
I tre si voltarono, trovandosi di fronte a Vanessa Lestrange in persona. Avvolta in una tunica rossastra, col mantello sulle spalle e i capelli bruni raccolti in una treccia vaporosa, era davvero bella ma c'era un che in lei di subdolo che avrebbe fatto scappare a gambe levate chiunque. Il suo tono comunque era stato cortese e Damon, benché fosse stato messo a conoscenza da suo padre di ciò che avevano in mente quei due fratelli dopo quattro anni di pace, scelse la strada della cortesia. - Si, va tutto bene professoressa.-
- Ne sono contenta.- rispose Vanessa con voce stucchevole, passando poi lo sguardo su Tom. Non gli disse nulla ma... i suoi occhi dannati si ricolmarono di affetto e il piccolo Riddle si sentì male. Lo faceva apposta, se lo ripeteva continuamente ma temeva anche il giorno in cui lei e Rafeus l'avrebbero trovato solo...allora avrebbe dovuto ascoltarli. Peccato che ogni sua speranza era andata in frantumi davanti allo Specchio della Verità di Caesar.
Uno specchio antico che sapeva rivelare ogni cosa, paure, sogni, verità e menzogne.
Andarono via in fretta, salutando a testa bassa e né Damon né Trix cercarono di approfondire l'argomento una volta vista l'espressione cupa del loro amico che voltandosi un'ultima volta aveva notato comparire uno strano sogghigno sul viso della sua sorellastra. C'era qualcosa di sinistro in quella donna...come se quel ghigno avesse pregustato una qualche trappola in cui i loro nemici avrebbero potuto cadere. Salutò Tom e se ne andò, continuando a sorridere e i tre maghetti senza aggiungere altro si accodarono con quelli del primo anno per raggiungere la Torre di Astronomia dove la Cooman li aspettava per la sua terza lezione ma la strana sensazione che presto sarebbe accaduto qualcosa non volle abbandonare il piccolo Riddle. Ne era sicuro ormai...stava per succedere qualcosa.

Il preside Silente invece quel pomeriggio ricevette una visita molto interessante.
Quella mattina il buon mago si era alzato con la strana sensazione che qualcosa si sarebbe risolto in bene quel giorno ma anche con lo sgradevole presentimento che qualcos'altro sarebbe andato in pezzi. Purtroppo non essendo Veggente non aveva potuto dare un nome a quella strana sensazione, almeno fino a quando la piccola Degona che passava molto del suo tempo con lui nel suo studio non gli diede un buon motivo per pensare.
Stava seduto in poltrona, verso le sei di pomeriggio e il sole stava cominciando a calare quando sentì alcuni tonfi dagli angoli della biblioteca a ferro di cavallo che abbracciava la sua scrivania. Si alzò e rimase di fronte a uno spettacolo meraviglioso. Una piccola strega alle prese con le sue prime magie.
- Hai visto?- gli sorrise Degona, in piedi in mezzo a tanti libri che svolazzavano - Li faccio volare quasi tutti io!-
Silente la raggiunse, poggiandole una mano sul capo. Si sentiva un po' come un nonno per lei e quella bambina gli ricordava molto sua madre. Guardando fra i tanti libri di magia che svolazzavano però, notò che alcuni di essi non erano sotto la telecinesi di Degona. - Tesoro...potresti bloccarli un solo secondo, per favore?- le chiese pacato.
- Io non lo so chi fa muovere gli altri.- disse Degona tranquilla e subito una decina di libri si afflosciarono dolcemente sul tappetto, poi la bimba indicò i tre libri rimasti in aria. Erano libri di favole...
Quando ricaddero a terra aperti, le pagine si animarono e sfogliando raggiunsero tutti più o meno la stessa illustrazione. Biancaneve che mangiava la mela avvelenata e cadeva in un sonno eterno.
- Degona, ti è capitato spesso?-
- Da un sacco!- rispose la bambina guardandolo fisso - La notte il mio libro si apre sempre su quella favola. Io cerco di chiederle perché urla tanto ma non la capisco. Mi fa solo vedere la mela di Biancaneve.-
- Lei?-
- Si. È una ragazza a urlare.-
- Gliel'hai detto a tua madre?-
Dena fece un piccolo broncio - Liz non vuole che io mi intrometta in queste cose ma la mamma sa sempre tutto.- e sorrise di nuovo, tutta orgogliosa della sua mamma. Da qualche settimana infatti non faceva che dire sempre a tutti quanto bella fosse Lucilla, quanto fosse dolce e quanto le volesse bene. Una gioia per il cuore di tutti, specialmente per Trista. Così
Silente fece un sorriso bonario, felice finalmente che per Lucilla e quella bambina fosse arrivata un po' di pace. - Adesso andiamo a versare il thè va bene?- le propose.
- Il thè? Deve arrivare qualcuno?- cinguettò la bimba prendendolo per mano.
- Oh si...credo proprio che avremo visite fra poco.- e infatti, appena una tazza fu riempita e fumante, qualcuno bussò alla porta del suo studio. Silente fece sedere Degona sulla sua poltrona, poi fece entrare l'ospite. Sorrise normalmente quando Gazza fece passare una giovane donna dai capelli ricci e gli occhi dorati, avvolta in un mantello bianco.
- Signorina Granger.- Silente la raggiunse, prendendole le mani che lei strinse calorosamente - E' un piacere rivederla.-
- Preside.- sorrise la strega - Il piacere è tutto mio. Avrei tanto voluto salutarla domenica sera ma me ne sono dovuta andare via presto. Ora però sono qua.-
- Avanti cara, siediti.- le disse, indicandole la poltrona - Immagino che tu non conosca la figlia di Lucilla, vero?-
- No, purtroppo no.- Hermione Granger guardò la bambina e le porse la mano, sorridendole piena di gioia - Sono stata molto nel Golden Fields ma me ne sono andata proprio quando Degona ha cominciato a visitare sua madre. Piacere, io mi chiamo Hermione e sono una grande amica della tua mamma.-
Dena guardò la mano protesa, poi la strinse appena e subito ritrasse la sua, continuando a fissare con i suoi occhi verdi la nuova venuta. Non disse nulla, anche quando Silente e la ragazza cominciarono a parlare. Rimase zitta e attenta, ascoltando attentamente però ciò che le parole non dicevano.
- Dimmi cara, so che sei un'Auror ora.-
- Esatto.- Hermione annuì mentre Silente armeggiava con il servizio da thè - Vorrei darvi una mano.-
- Oh, certo...prendi sempre il thè con due zollette di zucchero e latte vero?-
La strega parve un secondo basita. Gli occhi celesti del preside la scrutarono così a fondo che dovette affrettarsi ad annuire e girò subito il cucchiaino nella tazza. Sorseggiò velocemente, tornando ad alzare il volto fiero 
- So che Harry e gli altri sono qua per darle una mano con Tom Riddle. Voglio essere di aiuto anche io.-
- Mi è stato detto che sei entrata a far parte degli Zaratrox.- il preside si appoggiò allo schienale, continuando a scrutarla celato dalle lenti a mezzaluna - Sei stata coraggiosa a cercare di salvare il bambino.-
- Dovevo un favore a Lucilla.- rispose la strega, portandosi la tazza alle labbra - E ora sono qui per aiutare di nuovo i miei amici. Presto andrò dal Capo degli Auror per farmi registrare legalmente come Auror attivo, così potrò prestare servizio da subito...perciò se lei mi mettesse a parte di tutti i vostri piani mi metterei immediatamente all'opera.-
- Non aspettavo altro.- rispose Silente, alzandosi e facendole strada - Vieni, ti porto dai ragazzi e potremo parlare di ogni più piccolo dettaglio una volta che sarete di nuovo tutti insieme. Loro ora vivono nella Torre Oscura e devo dire in tutta sincerità che faranno una vera festa quando ti rivedranno...-

Intanto, le due ore di lezione con la Cooman stavano finendo e c'era gente che ne aveva fin sopra i capelli, Damon a cominciare che era stato bombardato da quella rimbambita come se fosse stato una specie di messia. Trovarsi di fronte a un Veggente come lei era bastato a mandare la professoressa di Divinazione in brodo di giuggiole che però si ostinava a predire morti che Damon era più che sicuro non sarebbero mai avvenute, quindi quando uscivano dall'aula era sempre costantemente assediato da compagni che terrorizzati gli chiedevano se quelle previsioni erano vere.
- Ma tu guarda che razza di tipi.- rise Tom ma una volta sulle scale si voltò verso Trix che se ne stava aggrappata al muro, più pallida del solito - Ehi, tutto ok?- le si avvicinò, vedendola anche tremare - Trix non è che è da troppo che non mangi? Se vuoi ti porto da Tristan!-
- No, no...- sussurrò, aggrappandosi al braccio di Riddle - Non è quello...ho...io...soffro di vertigini!-
- Cosa?- Il maghetto sbatté gli occhioni blu - Tu soffri di vertigini?-
- Si...- alitò lei imbarazzata - Se guardo giù mi vengono i brividi e la nausea!-
- Ma...tu puoi volare. Puoi diventare un pipistrello!-
- Non l'ho mai volato. Mi trasformo quando ho paura e ci metto un sacco di tempo per tornare normale ma non ho mai volato! Morirei di paura!-
- E oggi sulla scopa come hai fatto?-
- Non me ne sono accorta, stavo litigando con quella Grifondoro cretina.-
- Senti, facciamo così...- Tom vide che Damon era ancora sommerso di gente, così le prese la mano e cercò di calmarla - Raggiungiamo il primo pianerottolo, ok? Tu continua a guardare me, poi aspettiamo Damon e insieme a lui vediamo di scendere con più calma. Aspetta, facciamo passare gli altri...- e appena diluita un po' la massa, iniziarono a scendere gradino per gradino, con Tom che quasi li percorreva al contrario, pur di non far vedere a Trix la tromba delle scale che andava sempre più in basso. Si fermarono al pianerottolo del quarto piano e finalmente li raggiunse Damon, seguito da Alderton che dopo aver tirato la sua frecciata sui mezzosangue se ne andò, altezzoso.
- Imbecille.- sentenziò Riddle scuotendo il capo.
- Che succede Trix?- Howthorne che come suo solito se ne fregava degli idioti, guardò la Diurna stranito.
- Ha paura delle altezze.- gli spiegò il Grifondoro - E non riesce a scendere veloce com'è salita.-
- Possiamo bendarla e portarla giù in spalla.- propose Damon - Ma così avrebbe il collo a portata di denti.-
- Oh, lo sapevo! Quella cretina vi ha detto che non ho mangiato!- sbuffò Beatrix rabbiosa.
- Dovrai pur nutrirti prima o poi no?- rispose il Serpeverde pacato - Ma se non vuoi fa come ti pare. Comunque dobbiamo scendere...dunque, facciamo come facevate prima. Una mano a testa, tu guardi noi e facciamo un gradino per volta. Il massimo che può succedere è che ci spacchiamo l'osso del collo, anche se non credo proprio.-
Tom ridacchiò, divertito da tutto quel casino. Sapeva che per Damon non era piacevole ma saperlo sempre informato sui pericoli mortali era sollevante per lui che si preoccupava tanto per Harry e gli altri.
Il problema arrivò quando raggiunsero finalmente le scale davanti alla torre Grifondoro.
- Oh, sei arrivato!- Cloe King stava su una scala che sembrava in procinto di cambiare posizione con un libro in mano - Damon, stacci più attento alle tue cose, cavolo! Non sono la tua schiava!-
- Brucialo, tanto è della Cooman.- rognò il ragazzo raggiungendola con Trix e Tom - Grazie comunque.-
- Di niente...oh...ma porca miseria!- imprecò la ragazzina, quando la scala si spostò davvero. Fece un mezzo giro e li portò al terzo piano, lasciandolo nel corridoio destro.
- Sbaglio o non dovremmo essere qui?- chiese Tom, vedendo che tutto era tetro e polveroso.
- Il preside non aveva detto che era zona vietata?- borbottò anche la King - Andiamo via prima che...- ma si zittì, trovandosi di fronte il tormento di quella scuola. Miss Purr con i suoi occhi vigilanti li puntava, miagolando a più non posso. Beatrix infastidita da quello sguardo severo le soffiò dietro di rimando, mettendo i canini in mostra e quella gattaccia arruffò tutto il pelo, terrorizzata. Sembrava che stesse per scappare via ma la voce di Gazza li raggiunse.
- Cavolo!- Damon afferrò le sue streghette per un braccio, tirandole - Andiamo, venite via!-
- Se ci prende siamo nei guai!- sibilò Tom correndo verso l'unica porta che svoltato l'angolo stava davanti a loro e come la mano che giunge direttamente dal destino, quella era la stessa porta che undici anni prima aveva nascosto un grande segreto. Anche adesso, dopo tanti anni, ne nascondeva uno altrettanto grande.
- Dannazione è chiusa!- sbraitò Damon tirando il chiavistello.
- Aspetta, togliti!- ordinò Tom risoluto e tirò fuori la bacchetta. L'agitò e dicendo: - Alohomora !- il lucchetto si aprì subito, lasciandoli passare. Richiusero il battente in silenzio e ci si pigiarono sopra tutti e quattro, ansiosi.
- Da dove l'hai preso quell'incantesimo?- sussurrò Beatrix.
- Nel manuale degli Incantesimi di Vitius, capitolo sette.- replicò Riddle a bassa voce - Sarà andato via?-
- Non lo so...no, aspettate è lì dietro.- disse Howthorne - Sento ancora dei miagolii...ma che rottura di palle! Guarda te se devono sempre chiudere tutte le porte a chiave in questa scuola della malora!-
- Bhè, c'era un buon motivo...- Cloe che sentiva meglio degli altri, era girata verso l'interno della stanza...e per una volta aveva perso la sua naturale baldanza. Pallida come un cadavere, alzò il dito e i tre ragazzini seguirono in linea d'aria il suo sguardo atterrito per trovarsi davanti ad altre quattro teste. Si, ben quattro, una più mostruosa dell'altra di un serpentone gigantesco tutto viola con una cresta sulla schiena. E dei denti da fare invidia a un dinosauro.
Quando se le ritrovarono davanti attaccarono a urlare tutti e quattro in sincrono e fecero appena in tempo a spararsi fuori come razzi da quella maledetta stanza prima di venire divorati. Richiuso il chiavistello con tutta la forza che la paura aveva scatenato in loro, si fecero indietro stretti a panino l'uno all'altro e l'unica soluzione che trovarono fu di correre come fulmini alla Torre Oscura. Spalancarono la porta, ci si chiusero dentro e vi si appoggiarono, ansando come mantici davanti alle facce stranite di tanti Auror. C'era tutto il gruppo di Jess, più Harry e gli altri.
Sembravano intenti nell'aperitivo mentre Tristan fasciava il fianco a Milo ma quando videro i quattro maghetti si bloccarono, straniti.
- Che facce.- disse Ron pacato - Che avete visto ragazzi?-
- Un...un...- Tom quasi non respirava, gesticolando frenetico - Un...un coso gigante!-
- Andiamo bene.- rognò Harry - Non potete essere più chiari?-
- Era un serpentone enorme!-
- Che noia...un altro Basilisco.- sbuffò Draco.
- No, no!- riprese Tom aggrappandosi alla cinta di Potter - Aveva QUATTRO teste!-
- Quattro teste?- Harry e Ron si scambiarono un'occhiata divertita - Ma dov'era? Al terzo piano vero?-
- Sapete cos'è?- sbottò Cloe sconvolta - Ma quando ci siete andati?-
- Mai.- rise Weasley facendoli sedere - Abbiamo tirato a indovinare. Così c'è un serpentone a quattro teste rinchiuso nel corridoio a destra del terzo piano. E magari stava anche sopra una botola.-
- Finiscila di tirartela!- scherzò Dalton mettendo via la Mappa del Malandrino - Avanti ragazzi, descriveteci bene questo affare gigantesco. Avete detto che aveva quattro teste e sembrava un serpente. Era anche viola con una cresta?-
- Si, sulla schiena.- alitò Trix che a differenza degli altri non doveva riprendere fiato.
- Lo sapevo!- sibilò Harry alzando gli occhi al soffitto - Lo sapevo! Che ci nasconde là sotto stavolta Silente eh? Se sopra ci ha messo un'Idra del Galles ci dev'essere qualche altra diavoleria.-
- Pronto?!- ironizzò Damon attirando di nuovo l'attenzione - Noi stiamo bene comunque eh? Grazie tante!-
- Mi sembrava di avervi detto di stare alla larga dai guai!- borbottò Tristan con aria falsamente severa.
- E' stato un caso, sul serio.- disse Cloe stanca morta.
- Se, dicono tutti così.- ironizzò Ron.
- May non c'è?- chiese il piccolo Riddle, guardandosi attorno.
- No, è andata da Orloff.- lo informò Clay, apparendo in quel momento sulla porta di collegamento fra il salone e le stanze da letto - Quel beota sta facendo affari coi francesi e ha bisogno dei cani da riporto, senza offesa per May!-
- La finisci di preoccuparti?- bofonchiò Milo, evitando accuratamente di guardare Beatrix - Vedrai che andrà bene.-
- Come no, specialmente quando vedranno questo.- sentenziò Tristan, stringendogli di più la fasciatura sul fianco sinistro - Ti avevo detto di non tornare da tuo padre ma tu non mi dai mai retta, accidenti a te!-
- Milo che t'è successo?- si preoccupò Tom - Stai bene?-
- Niente.- Morrigan alzò le spalle - I servi di mio zio Kronos e di Lucian mi hanno fatto un'imboscata e mi hanno lasciato un ricordino, ecco tutto. Ahi... cazzo Mc fa piano!-
- Kronos?- Damon e Cloe allargarono gli occhi - Tuo zio è Kronos Leoninus?-
- Già, salutate il principe reggente figlio di Lucian Leoninus.- frecciò Sphin divertito, evitando il pugnale che Milo gli lanciò dietro - Eddai, non si può mai scherzare!-
- Scherza su qualcos'altro!- sbuffò il Diurno seccato, rimettendosi la camicia - Dove mi avete messo la fiaschetta?-
- Te l'ho messa io in frigo.- gli disse Edward - E' con le altre buste di plasma.-
- Ecco, già che siamo qua...- Tristan fece segno a Trix di avvicinarsi, sorridendole mentre lei se ne stava testardamente in disparte - Dai Beatrix, non esagereremo te lo prometto. Avanti, dimmi...quand'è che ti sei nutrita l'ultima volta?-
- Perché?- chiese sospettosa - A lei che importa?-
- Esci per cacciare?- le chiese Jess.
- No.- sbottò la ragazzina, arrossendo ancora - Non sono capace.-
- E si può sapere come mangi allora?-
- Non lo faccio, ovvio.-
Milo tacque, continuando a sorseggiare tranquillo il suo sangue mentre gli occhi degli altri che lo supplicavano di dire qualcosa gli rimbalzavano addosso.
- Sai che se non ti nutri potresti diventare aggressiva?- le chiese ancora Tristan dolcemente.
- No attaccherei mai nessuno!- sbottò indispettita - Le ricordo che se non fosse stato per il preside io non sarei neanche voluta venire qua! Ci sono scuole apposta per i vampiri!-
- Si ma non per i Diurni.- sibilò Milo, alzando gli occhi gialli per guardarla finalmente in faccia.
Beatrix lo guardò astiosa, poi tornò a rivolgersi solo a Tristan - Le giuro che non attaccherò nessuno. Come immagino saprà anche se non bevo sangue non morirò. Diventerò solo debole ma non morirò, quindi stia tranquillo.-
- Sai cosa succede quando la fame ti dà alla testa?- la interruppe Milo con freddezza - Uccidi.-
- E immagino che tu lo sappia bene.- replicò la streghetta acidamente, strappandogli una smorfia.
- Ho più anni di te e so riconoscere quando un vampiro non mangia da un pezzo. Sarà almeno un mese che non ti nutri.-
- Pensa agli affari tuoi!- La Vaughn insorse rabbiosa, spaventando un po' Tom, Cloe e Damon - Non ho intenzione di andare a caccia e tantomeno attaccherò mai un sanguecaldo, su questo potete stare tranquilli!-
- Non puoi esserne sicura.- cercò di placarla Tristan - Guarda che è meglio bere una dose tutti i giorni che ritrovarsi affamati e fuori di testa col rischio di uccidere qualcuno dopo anni di astinenza, non credi?-
A quelle parole la ragazzina tacque, contrita. Il pensiero di poter perdere la testa la fece rabbrividire. Fin da quando era piccola erano sempre stati suoi parenti a procurarle sangue animale e non aveva mai attaccato un essere umano. Mai. La tentazione a volte era stata forte ma la sua anima di bambina le aveva sempre impedito un simile gesto. Ora però si sentiva debole, triste, chiusa in un posto dove nessuno la voleva...
- Sai trasformarti in un pipistrello?-
- Mi capita senza controllo.- sussurrò, cercando di essere gentile col professor Mckay. In fondo lui era stato l'unico a essere messo al corrente della sua situazione. Quindi il preside si fidava di lui. Oltre a Damon, Tom e la King.
Chissà perché ma non aveva mai confidato a nessuno il suo segreto e ora invece si ritrovava a condividerlo con tante persone. Era strano che degli umani fossero tanto buoni...e disinteressati alla sua natura.
- Cos'è?- disse la King all'improvviso, puntando lo sguardo verso al porta.
- Cos'è cosa?- riecheggiò Jess.
- No, ha ragione.- disse Clay, stranito - Sta arrivando Silente...e c'è qualcuno con lui.-
- Umano?-
- Si.- disse Harcourt - Ma non riconosco la sua magia.-
E l'umano sconosciuto si presentò poco dopo, affiancato dal preside Silente. Quando la videro, più di uno rimase a bocca aperta. Draco poi ricevette un tale colpo al cuore che credette di sentirsi male.
- Hermione!- urlarono quasi, quando la ragazza varcò la soglia con un sorriso.
- Ciao ragazzi.- disse calma - Sono contenta di vedervi.-
- Herm!- Tom che era il più vicino e che fu anche più rapido a riprendersi dalla sorpresa, si catapultò fra le sue braccia e la strinse forte, felice di rivederla - Non sai quanto eravamo preoccupati, ma si può sapere dov'eri finita?-
- Tom...- la strega gli carezzò i capelli, alzando subito lo sguardo sugli altri - Scusate, non volevo farvi spaventare.-
- Ma si può sapere dove diavolo eri?- urlò Harry Potter a quel punto, facendo sobbalzare tutti quanti tranne lei - Abbiamo passato quasi tre mesi d'inferno per colpa tua! Ma sei impazzita per caso?!-
- Se avessi potuto avvisarvi l'avrei fatto, cosa credi?- replicò lei con un sospiro - Ma avevo un demone alle costole.-
- Intendi Jeager?- le chiese Tom - Oh Herm, eravamo preoccupati! Il tuo orologio diceva che stavi morendo!-
- Il mio...- si zittì, poi sospirò e con un notevole sforzo andò a sedersi al tavolo, posando lo sguardo su ognuno di loro - Davvero, mi spiace ragazzi. Se avessi potuto mi sarei messa in contatto ma mi tenevano sotto controllo.-
- E non potevi venire da noi, cazzo?!- ringhiò anche Ron, battendo un pugno sul tavolo - Dio Herm, ma ti rendi conto di quello che abbiamo passato? Non sapevamo se eri viva a morta, non sapevamo neanche dov'eri! E poi all'improvviso saltano fuori tutti segnali che eri in pericolo e stavi per morire!-
- Saranno stati i Mangiamorte.- rispose gelida - Ho passato questi ultimi tempi a scappare da loro.-
- Lo sai dei Lestrange vero?- le chiese Tristan.
- Si, è per questo che è venuta.- s'intromise Silente fissando intensamente Harry e Draco - La signorina Granger è tornata per darci il suo aiuto.- e le passò bonariamente una mano sulla spalla - Così l'ho portata da voi. Vuole sapere ogni nostro punto di difesa e tecnica d'attacco, così da poterci finalmente essere di aiuto come un tempo. Nel mio ufficio abbiamo anche stilato la lettera per il signor Gillespie riguardo la sua registrazione nella tua squadra Harry. Se avete una piuma per firmare...- e dicendo questo, il vecchio sorrise in modo strano a Malfoy che dopo un lungo secondo si alzò come un automa, dirigendosi in camera sua. Prese il suo vecchio libro di incantesimi e quando tornò, sentì che la sua stessa domanda era anche nella mente di Potter.
Lo conosceva quello sguardo. Lui se n'era già accorto. Era furbo. Lo era sempre stato.
- Grattastinchi è a casa nostra.- le disse il moro di colpo, mentre lei rileggeva la lettera seduta davanti a loro.
- Meno male, sono contenta sia al sicuro.- rispose, senza neanche alzare lo sguardo.
- E Dray?- fece Ron - Non chiedi di lei?-
- Ma certo...pensavo solo che fossero insieme.- sorrise la ragazza e senza fare una piega davanti a Draco prese la piuma nera che Malfoy le porse, ben attento a non sfiorarla. Dopo avergliela data però rimase in piedi, mettendosi proprio alle sue spalle. Quando lo fece, Harry capì che era il segnale giusto.
- Bella piuma.- bofonchiò Silente di punto in bianco, sorseggiando altro thè - Mi sembra di corvo, o sbaglio?-
- Già.- lo seguì Harry mentre gli altri non capivano cosa stesse succedendo - Tu non eri un'esperta Herm? Quella piuma appartiene a un corvo normanno o a uno del nord?-
E Hermione Granger alzò la piuma, cadendo nella trappola. La guardò a lungo, senza sentire lo scatto metallico della lama della spada di Draco - Direi un corvo del nord...ehi, ma cosa...- tacque all'improvviso con un gemito strozzato quando Malfoy l'afferrò per i capelli, puntandole la spada alla gola.
- Cosa diavolo stai facendo Malfoy?- sibilò, sprizzando scintille dagli occhi.
- Draco ma cosa fai?- urlò anche Tom, sconvolto.
- E allora?- il biondo si abbassò al suo orecchio, con gli occhi argentei duri come acciaio - Dimmi un po'...di che corvo sarebbe questa piuma? Mi spiace per te...ma non hai studiato bene i ricordi della Granger perché questa piuma non appartiene ad altri che a lei!- e con rabbia la tirò in piedi, girandola e sbattendola sul tavolo dove ora anche Harry, Edward e Ron la tenevano sotto tiro - E un'altra cosa...- aggiunse Draco pieno di sprezzo - La mezzosangue non ha mai avuto quell'espressione compassionevole sulla faccia.-
- Dov'è Hermione?- sibilò Potter rabbioso - Dov'è lei?-
- Ma si può sapere che succede?- chiese Cloe preoccupata - Cosa state facendo? Non è la vostra amica?-
- No, è un Mutaforma signorina King.- le spiegò Silente - E ha preso la forma della vecchia amica del signor Potter con il semplice scopo di introdursi qui e cominciare a sfoltire un po' le file, vero?-
Come Tristan aveva già visto a casa sua, la voce di Hermione divenne all'improvviso quella di un'altra donna.
Le si dilatarono le pupille e quando aprì la bocca, fu Katrina a parlare.
"Salve miei signori...ma tu guarda, è così i miei padroni avevano ragione. Non è facile imitare la signorina Hargrave."
- Dimmi subito dov'è!- sibilò Draco puntando la spada alla gola del Mutaforma.
"Perché, signor Malfoy, dovrei fare una cosa tanto stupida?" ironizzò l'empatica, ovunque si fosse trovata in quel momento "Io sono solo uno strumento, non sono io a reggere i fili del gioco."
- Invece mi sa che è proprio il contrario.- replicò Harry rabbioso - E ora dimmi dov'è Hermione!-
"Non ci penso neanche occhi di giada!" lo prese in giro quella maledetta "Hermione Hargrave non ci ha causato altro che guai da quattro anni a questa parte. Se lei e quella sciocca di Linda Fulcher non si fossero messe in mezzo a quest'ora saresti già morto da un pezzo! Avevamo sperato di averla eliminata dalla faccia della terra ma a quanto pare quella piccola sporca mezzosangue continua a mandare segnali..." il Mutaforma ghignò, leccandosi le labbra "Bene, vorrà dire che stasera la faremo finita per sempre. Un saluto, bambino sopravvissuto...ci vedremo presto!" e senza aggiungere altro lo spirito di Katrina sparì dal corpo del Mutaforma che privato dell'energia vitale che lo manteneva in vita di accartocciò su se stesso e morì nel giro di pochi attimi. Sulla tavola rimase solo un mucchietto d'ossa.
- MALEDIZIONE!- urlò Draco, lanciando via la spada - Dannazione c'è sfuggita di nuovo!-
- Adesso calmati, un modo per trovarla ci sarà!- lo blandì Jess - Se non altro è ancora viva!-
- E' ancora viva? Hanno appena detto che l'ammazzeranno stanotte!- gridò Ron di rimando, agitatissimo.
- Insomma, adesso calmatevi accidenti.- li zittì tutti Tristan - Se urliamo non verremo a capo di niente!-
- Tanto non sappiamo neanche da che parte cercare, Cristo Santo!- disse Harry al limite - E fra poco morirà!-
- Forse...potete fare qualcosa...-
Si girarono, sentendo la voce debole di Damon vicino a Tom. I ragazzi lo fissarono a occhi sgranati, mentre Howthorne cercava di ricordare ogni più piccolo particolare dei suoi sogni - Non sapevo fosse la vostra amica...ma io la sogno da martedì scorso. Quando sono venuto qua con Tom devo aver toccato qualcosa di suo perché ora la sogno morire...e non mi è mai capitato di fare due volte lo stesso sogno.-
- Stai dicendo che è già morta?- alitò Harry sentendo il cuore venirgli meno.
- No...cioè...io non lo so!- ammise Damon sgomento - Ve l'ho detto, non mi è mai capitato di fare due volte lo stesso sogno ma ogni notte lei viene divorata da qualcosa. Se fosse morta non continuerei a sognarlo. C'è qualcosa...di piccolo che la morde e la graffia...- deglutì, facendo fatica a trattenere la nausea - E lei urla come una pazza. È come se morisse...e poi rinascesse continuamente.-
- Dio santo...- sussurrò Edward, con gli occhi sgranati - Ma che razza di maledizione è questa?-
- Stai dicendo che qualcosa la sta mangiando viva ogni notte?- sussurrò Ron, pallido come un lenzuolo.
- Si...- annuì il Legimors, tristemente - Io non sbaglio mai.-
- Dimmi dov'è!- sibilò a quel punto Draco afferrandolo per le braccia - Damon dimmi subito dov'è!-
Toccando quel ragazzino cominciò a risentire quelle urla nella testa. Erano vere! Erano vere! Per mesi lei l'aveva chiamato a squarcia gola e lui l'aveva ignorata! Qualcosa la stava uccidendo e lui l'aveva ignorata! Se solo le fosse successo qualcosa non se lo sarebbe mai perdonato...se lei fosse morta si sarebbe ucciso per seguirla!
- Io non lo so!- replicò il futuro lord accorato, vedendolo del tutto distrutto dalla preoccupazione - E' al buio, sdraiata su un letto di pietra! Sopra di lei hanno appeso uno specchio ovale che riflette la sua immagine e strane luci fosforescenti...e poi ho visto solo quella cosa piccola...è mostruosa!-
- Dicci che mostro è allora!- lo incalzò Milo - Magari possiamo trovarlo!-
- E'...- Damon fece mente locale - E' basso. Sul metro appena. Ha braccia umane ma degli artigli orrendi, lunghissimi. Il viso è pieno di cicatrici. Non ha un occhio, l'altro è bianco mi pare...ha anche i capelli bianchi. Sono lunghi e...credo che abbia delle zampe di uccello al posto delle gambe.-
Finita quella descrizione, gli Auror e Silente rimasero nel più totale mutismo. Che razza di essere poteva mai essere quello? Che demonio stava con Hermione in quel momento?
- Doll ...-
Harry si voltò verso il piccolo Riddle che aveva le mani sulla bocca, come se stesse per vomitare.
- Doll.- sussurrò ancora, levando gli occhi blu lustri di lacrime sui suoi amici - E' Doll...è il demone puro più vecchio del mondo. È pazza! La tiene Demetrius nelle sue segrete!- aggiunse urlando come impazzito dalla paura - Harry la starà mangiando viva!- e si aggrappò alle sue mani disperato - Presto, dobbiamo andare immediatamente da Caesar! Hermione è nel Golden Fields, nelle segrete del castello di Demetrius!-
- Dannazione muoviamoci allora!- ringhiò Draco afferrando la spada che aveva scagliato via.
- Aspetta dove vai?- Tom cercò di fermarlo, invano - Se vai là Doll ti ucciderà! È invincibile!- ma Malfoy era già corso via e prima che potessero riacciuffarlo si era uscito dal campo della scuola e si era Smaterializzato via. Con lui presto partirono anche gli altri, mentre Tom fermò Harry appena in tempo.
- Dobbiamo andare da Caesar e la mamma, subito! Doll li ucciderà tutti! È pazza Harry! Solo Caesar e Demetrius possono salvare Hermione! Sono gli unici abbastanza forti, gli altri non ce la faranno mai! Ti prego, devi da venire Caesar! Presto!-
- Vai Harry, corri!- gli disse anche Silente - La vita di Hermione è nello scorrere dei secondi, avanti! Se avrete fortuna potrete tornare tutti qui sani e salvi!-
Il bambino sopravvissuto annuì, Smaterializzandosi via insieme a Tom ma facendolo, sentì il bracciale di platino al suo polso destro tirare leggermente. Draco...stavolta non avevano litigato ma aveva come l'impressione che avesse bisogno di lui. Mentre prendevano direzioni opposte, pregò con tutto il cuore che arrivasse in tempo...per salvarla.
Si, per salvare la persona che stava loro a cuore più di quanto avessero mai immaginato.

 

 

 

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Capitolo 21
*** Capitolo 21° ***


 

 

- Bene, sono usciti tutti quanti. Stanno andando da lei.-
"Si e moriranno divorati. Abbiamo risolto i nostri problemi."
- Metà vorrai dire.-
"Non mi dirai che adesso ti vengono gli scrupoli sul tuo adorabile fratellino minore..."
Vanessa Lestrange sorrise appena, scostandosi dalla finestra della sua camera a Hogwarts, per tornare davanti a un grande specchio a grandezza umana che rifletteva la luna e le stelle del cielo notturno - Ben fatto Katrina, tesoro. Devo dire che la tua dedizione alla causa mi scalda il cuore.-
"Ammesso che tu ne abbia uno." rispose una voce di donna da nessun luogo in particolare "Taglia corto, Lestrange. Ti serve qualcos'altro o pensi di riuscire a fare qualcosa da sola senza me o Jeager per qualche ora?"
La strega non rispose, limitandosi ad aggiustarsi i capelli nello specchio con aria compiaciuta.
"E allora?" chiese ancora Katrina stizzosa "Che ti serve?"
- Non dovresti innervosirti così sai? Potrebbero venirti le rughe...-
"E sta zitta!" sibilò la voce con ira "Credi di essere tanto furba? E se l'Hargrave non fosse morta?"
- Non ci sono esperti di magia oscura nel gruppo di Potter. Neanche mio cugino potrebbe riconoscere il mio incantesimo su quella sporca mezzosangue...senza offesa per te, cara. La crederanno morta e la seppelliranno anche se non credo che nessuno di loro riuscirà ad uscire vivo da quelle celle.-
"E se non andasse così? Credi che Crenshaw si lascerà scappare la possibilità di torturarla ancora?"
- Credevo non sapesse cosa le stesse facendo quel mostro nelle segrete.- cinguettò la Lestrange arricciandosi i boccoli col dito, civettuola - Che strano mezzo demone. Sembra affezionato alla sua peggior nemica, non trovi?-
"Trovare un nemico decente è difficile oggi giorno..." ironizzò Katrina acidamente.
- Sbaglio o sento una vena di rimprovero?-
"Ti ho fatto una domanda prima. Che intendi fare con tuo fratello minore?"
- Il bambino ci serve, lo sai bene. Non fosse stato per il Grimario di Lumia Lancaster ora staremo ancora brancolando nel buio. Se non altro ora abbiamo tutti gli ingredienti per ritentare una seconda volta.-
"Si, certo...ammesso che Jeager riesca a rimettere le mani su quelle ossa..." la voce di Katrina assunse una nota annoiata "Inutile che ti ricordi che il Cimitero ora è sotto stretto controllo. Secondo me sarà un buco nell'acqua, comunque fate come volete. In fondo questa parte del piano è solo vostra."
- Vuoi dirmi che non lo vorresti riavere qui?- Vanessa Lestrange assottigliò gli occhi scuri, scrutando nello specchio con perfidia - Quando camminerà di nuovo su questa terra per Harry Potter sarà davvero la fine.-
"Certo...dimentichi sempre però il particolare più importante di tutti. Lucilla Lancaster."
- E' un demone di stirpe ormai. Cameron non le permetterà di intromettersi.-
"Continua a sperare, è meglio."
- Si può sapere dove sei adesso?- chiese la strega, cambiando argomento seccata da quell'interrogatorio.
"A Londra per trattenere quell'idiota di Orloff, per questo non mi sembra il momento adatto a parlare!"
- E piantala. Hai un corpo ora, usalo finché non diventerà cenere...oppure continua a divertirti a far impazzire i maschi, tanto non servono altro che a letto. E tu lo sai bene...- Vanessa si scostò dallo specchio, ridacchiando - M'interessa il tuo proposito di far uscire di senno quel traditore di mio cugino anche se non credo che riuscirai mai a togliergli dalla mente quella mezzosangue, sai?-
"Ma davvero?" Il tono di Katrina si fece di colpo interessato "Tempo un'ora e la Hargrave sarà morta e sono più che sicura che riuscirò a fare mio per sempre Malfoy, sempre ammesso che non muoia come mi hai fatto notare."
- Che vuoi fare? Rubargli l'anima ladra di cuori?- la schernì Vanessa spazzolandosi la lunga chioma seduta sul letto - Sai una cosa? Ancora non capisco perché un essere empatico dai grandi poteri come te sia tanto vanitoso con gli uomini. Sei una bella donna da umana...perché non cominci a vivere più materialmente eh? Ti ecciti solo con uomini pazzi per caso Katrina? O ti piace vederli strisciare ai tuoi piedi?-
"Sempre meglio di ciò che eccita te, Vanessa." concluse la voce con perfidia mentre la strega si alzava colma di rabbia dal suo letto, sprizzando collera da ogni poro "E ora scusa ma ho altro da fare. Devo tenere Jeager lontano da quelle segrete o perderemo i suoi poteri per la battaglia finale. Salutami il tuo amato fratello."
- Sparisci!- sibilò la Lestrange - Torna dal buco schifoso da cui sei uscita, sono stata chiara!?-
"Certo, certo...ci rivedremo per i corridoi. Buona notte signorina Lestrange!" e ridacchiando lascivamente la voce sparì in un eco mentre Vanessa prese la spazzola e la scagliò contro lo specchio, frantumandolo in mille pezzi.
Bene, ora si trattava solo di aspettare...la notte sarebbe stata fin troppo corta...


Dove sei? Dove sei??
La notte brulicava di stelle sulla grande collina del Golden Fields...
La mezza luna calava e le corolle nere delle margherite che fiorivano di notte erano nel pieno del loro splendore.
La terra bruna profumava di gelsomino e i lunghi fili d'erba carezzavano le ginocchia a Draco Malfoy che con l'espressione di un uomo disperato si aggirava in quel luogo con la mente rivolta a un solo e unico pensiero.
Le grida si erano fatte continue adesso...le lo chiamava...lo supplicava...e lui l'aveva ignorata, scacciata dalla sua mente e dal suo cuore. Lei era lì...era vicina...e soffriva. Stava morendo...
Col cuore in gola e l'anima in mano correva, correva...non sentiva la fatica, né l'alito freddo del vento.
Poi in lontananza lo vide. Un castello diroccato, quasi in rovina...né luci, né ombre...
E fu come avere le ali ai piedi. Il sangue cominciò a galoppargli nelle vene, quasi scorrendo al contrario mentre la paura lo dilaniava. La paura che fosse troppo tardi lo stava uccidendo a ogni passo, a ogni eco del ricordo passato del viso di...di Hermione. Il suo viso gli tornò alla mente...e una rabbia feroce lo invase.
Qualsiasi cosa fosse successa, se lei non fosse uscita viva da quel luogo...non l'avrebbe fatto neanche lui.
Non gl'importava più di niente, né dei Mangiamorte, né dei suoi cugini né delle urla dei suoi compagni alle spalle. Niente. Non erano passati quattro anni. Non era passato neanche un minuto da quando lei se n'era andata.
Perché lei era sempre rimasta con lui, che l'avesse voluto o no.
Poco lontano da lì, qualcun altro stava lottando disperatamente contro il tempo.
Harry, Tristan e Tom erano davanti agli imponenti cancelli del tetro Cameron Manor. Oltre il portone d'ebano scuro le mille voci di mostri, demoni e vampiri riecheggiavano come in una danza malvagia ma in quel momento i tre umani avevano ben altro per la mente. La paura era l'ultimo dei pensieri rivolti a loro stessi.
- Come lo apriamo?- chiese Harry, estraendo la spada e la bacchetta.
- Faccio io.- scandì Tom avvicinandosi ad grande chiavistello col marchio dei Cameron, la C immersa nel fuoco - Una volta dentro dovremo tenere indietro gli ospiti del palazzo...-
- Per quello ci penso io.- disse calmo Mckay, levandosi il guanto dalla mano sinistra e fissandosi la vera d'oro che gli aveva dato in dono Lucilla - Se starete dietro di me non avremo problemi. Una volta chiamati Cameron e Lucilla poi dovremo correre al palazzo di quell'altro e di volata anche.-
- Già...Clay non sembrava contento di aspettare.- rispose Harry - Sente qualcosa. Vai Tom, adesso!- e senza indugiare oltre, il piccolo Riddle poggiò la mano sull'invalicabile porta di quel palazzo. Riconoscendo la presa, il portone incantato da millenni e millenni dai demoni più potenti mai nati, si aprì docilmente...e una volta nell'altro buio, centinaia di occhi rossi e gialli si puntarono su di loro. Grinfie e fauci si spalancarono, si agitarono spade e bacchette, vennero sparse grida e ringhi...poi una luce dorata come quella del sole che squarcia il buio al mattino, irruppe nel palazzo del grande demone illuminando anche gli angoli più nascosti.
- CAESAR! CAESAR!- urlò Tom disperato, mentre i vampiri venivano inceneriti, i mostri indietreggiavano con gli occhi insanguinati, demoni e giganti venivano respinti da una barriera invalicabile. Dietro alla mano protesa di Tristan, ogni cosa era al sicuro e Harry Potter guardava sconvolto il più grande numero di esseri appartenenti alle caste oscure mai visto. Nel palazzo enorme, ogni cosa profumava di margherite...e di tenebra, tenebra che venne spazzata via quando il bambino sopravvissuto vide la luce in un giovane uomo, in piedi sulla rampa delle scale.
Lui...non aveva niente di terreno. Lui incantava. Aveva occhi e capelli bianchi e non poteva appartenere a quel mondo.
- Non apprezzo quest'intrusione.- sibilò Caesar Noah Cameron, scendendo lentamente i gradini. Una giubba blu scura era aperta sul suo torace e un fine mantello in damasco gli cingeva le spalle. Scrutò i due Auror, fissando molto intensamente Harry...poi quando posò lo sguardo su Tristan e vide il suo anello la sua irritazione parve venire meno.
- Hai portato amici Tom.- sussurrò - Potrebbe gentilmente puntare il suo anello altrove, signor Mckay?-
- Li faccia andar via allora.- rispose Tristan, che nei recessi del suo animo provava un rancore feroce.
- Insomma, che cos'è questo casino a quest'ora di notte?- sbuffò Lord Demetrius, mettendo il naso fuori dal salone al primo piano. Guardò i nuovi venuti senza capire un tubo ma prima che potesse parlare apparve anche Lucilla, attirata dalla presenza di Mckay e rimase sconvolta nel trovarli tutti lì.
- Cos'è successo?- chiese accorata, scendendo rapidamente le scale e incenerendo infastidita i pochi superstiti che strillavano ancora sotto il potere dell'anello di Tristan - Perché siete qua?-
- Mamma!- Il piccolo Riddle corse sugli ultimi gradini e si aggrappò alle mani della Lancaster, sconvolto - Mamma presto! Dobbiamo andare a casa di Dimitri! SUBITO! Hermione è lì! È nelle segrete!-
- Cosa?- riecheggiò Cameron a bassa voce, voltandosi verso Demetrius - Cosa significa maledetto?-
- Come sarebbe?- disse l'altro senza raccapezzarsi di niente, Smaterializzandosi direttamente accanto al maghetto - Tom cosa stai dicendo? Hermione a casa mia?-
- Non abbiamo tempo per la miseria!- sbraitò Harry tornato al portone - Lucilla presto, mi devi aiutare! Hermione è nelle segrete di quel castello e un demone la sta mangiando viva!-
-...Doll!- sibilò la Lancaster, voltandosi verso gli altri due della sua razza - Ecco perché non riuscivamo a trovarla! Il potere di Doll copriva la magia di Hermione!-
- Si, presto!- li pregò di nuovo Tom - Dovete fare qualcosa, Draco è andato lì da solo!-
Se Harry e Tristan si erano aspettati indifferenza e compostezza, caddero male. Vedendo l'espressione di Caesar Cameron capirono che quel demone ora era come e più allarmato di loro. Quel mostro di nome Doll doveva essere seriamente pericoloso...o Cameron doveva tenere particolarmente a Hermione Granger perché non si fece ripetere due volte le preghiere del piccolo Riddle, tantomeno aspettò che gli altri lo seguissero. Sparì com'era arrivato, veloce come il vento...spada alla mano e l'aria di uno che non conosceva perdono.

Ma c'era chi era anche più disperato. Draco fece letteralmente a pezzi la porte del palazzo diroccato di Demetrius, entrando nella sala d'ingresso come un tornado. Nessuno lo accolse, né demoni né spiriti. Solo alcuni fantasmi che vagavano senza meta lo guardarono insospettiti ma poi tornarono a vagabondare per i fatti loro.
E Malfoy corse, urlò, ascoltò...scese scale e scale, col cuore a pezzi, quelle grida in testa...e lei era vicina.
Non seppe nemmeno spiegare come riuscì a raggiungere lo scantinato. Solo in seguito avrebbe potuto dire che per quei brevi momenti era come impazzito del tutto. La sua lucidità per la prima volta in vita sua era sparita.
Era rimasto freddo davanti alla morte quattro anni prima. Se ne era fregato di morire e di diventare un Mangiamorte, come se ne era in realtà fregato anche del tradimento di suo padre...ma ora era tutto diverso.
Si sentiva in fiamme, dentro di sé ardeva un incendio che bruciava ogni cosa.
Era vuoto di ogni pensiero, di ogni sentimento...e c'era un solo una parola nella sua testa. Il suo nome.
Raggiunte le segrete, stentò a credere in ciò che vide. Magia...una magia dannata prolungava un corridoio all'infinito. Migliaia e migliaia di porte, prigioni con sbarre, catene e cigolii...luci fioche e sinistre.
E lei era lì...e stava per morire.
Dove sei? Dove sei...
Ansimò, appoggiandosi al muro e socchiuse gli occhi. Tirò un pugno tanto forte che le sue nocche presero a sanguinare copiose, senza che però sentisse alcun dolore. Non l'avrebbe mai trovata...non sarebbe mai arrivato in tempo.
E lei continuava a gridare nella sua testa. Strillava straziata dal dolore...
Gridò anche lui e il suo urlo riecheggiò come il ringhio di un animale ferito...quando sentì un cigolio che lo riportò alla realtà. Catene. Erano catene quelle. Qualcuno si muoveva avviluppato in catene.
Estrasse la spada, poi la bacchetta...e s'incamminò fra le centinaia di porte, in quella prigione senza fine e senza inizio.
Dopo un tempo che parve non trascorrere mai, si fermò...vedendo sulla parete alla sua destra dei bagliori fiochi simili al volo inconsulto delle farfalle. Quello era un riflesso...il riflesso di uno specchio. Si volse alla sua sinistra e una cella dalla porta di legno marcio era semi aperta. Si avvicinò...e Hermione nella sua testa smise di urlare.
Entrò scostando lentamente la porta, guardandosi attorno repentinamente. Il cigolio di quelle catene non era lontano ma tutto divenne pallido e scolorito, anche la sua stessa vita, quando in fondo alla cella vide un letto rialzato interamente di pietra chiara...macchiata di sangue fresco. Ora che guardava...anche i muri erano coperti di schizzi enormi.
L'odore del sangue era nauseante...ma non fu quello a fargli quasi piegare le gambe.
Su quel baldacchino era poggiato un lungo specchio, volto verso chi stava adagiato su quel letto di pietra.
Purtroppo la spada gli cadde, non avendo più un briciolo di forze.
Era lei...era lì, stesa immobile con una bambola coi suoi begli occhi dorati aperti e dilatati...
I lunghi capelli riversi indietro, il viso macchiato di sangue e le vesti totalmente zuppe e squarciate.
Una bella bambola imbrattata.
Raggiunse il letto e guardandola capì che la sua vita era finita lì, in quel momento.
La toccò. Era fredda come il ghiaccio. L'accarezzò, fuori dal tempo e dal mondo, rifiutandosi di vedere la realtà.
- Mezzosangue...-
La scosse. Senza pietà la scosse con rabbia, agitandola disperato...no, non era vero. Non era morta!
Non era morta!
Il suo cuore non batteva, era rigida come marmo e le sue labbra erano livide, violacee.
Improvvisamente vide tutto offuscarsi e dopo tanto tempo sentì le lacrime salirgli agli occhi.
No Draco, non è vero dai...ti sta solo prendendo in giro!
Lei lo fa sempre. Ti pianta ma lei rimane sempre con te, anche se non può starti vicino. Non è morta! Hermione...Hermione non morirà mai. Lei...lei non può morire così! Non morirebbe mai senza prima dirmelo! Mi avrebbe aspettato...e sarebbe stata a sentire tutto ciò che avevo da dirle con la sua espressione arrogante!
Devo dirglielo che la odio per avermi mollato! Devo ancora dirle che per me non ha contato niente, che è stata solo un'avventura, che è stata una stupida a lasciarmi!
Devo dirle che...che la amo ancora...che non ho mai smesso...
Era morta...morta...morta...
Macchiata di sangue ovunque, come se un macellaio avesse affilato su di lei i suoi coltelli...
E lei se ne stava lì a guardarlo con gli occhi vuoti e fissi.
Era arrivato tardi. L'aveva ignorata...e lei era morta, urlando il suo nome...
Un sibilo sottile. Lo schiocco delle catene. E Draco vide nel riflesso degli occhi di Hermione qualcosa di orrendo.
Qualcosa...qualcosa che solo l'inferno aveva potuto partorire si rifletteva nello specchio sopra di loro e poi negli occhi vitrei della strega. Non si mosse e non lo avrebbe mai fatto. Vide ancora dei lunghi artigli affilati ma giurò in quel momento che non sarebbero mai più arrivati a Hermione. Per questo rimase immobile a suo scudo, anche quando quelle mostruose unghie affilate gli penetrarono nelle spalla.
Il suo sangue schizzò sul viso di Hermione, si mescolò a quello delle sue ferite...
Di quel momento non ricordò più nulla. Ciò che gli accadeva intorno non aveva senso né gl'interessava.
Sentì delle grida, i sibili di quell'essere orrendo, i richiami e la voce di Harry che lo cercava.
Riprese coscienza di tutto quando un contraccolpo scaraventò lui e il corpo esanime di Hermione giù da quel letto di pietra. Steso a terra con lei fra le braccia, si levò su un gomito...sentendo il sangue colargli lungo tutto il braccio.
Ma ora altro sangue scorreva. Era nero come le ali dei corvi.
Quel mostro dai capelli bianchi l'aveva attaccato di nuovo ma non aveva colpito lui.
Draco era stato salvato da un giovane uomo che aveva ricevuto il colpo di quei micidiali artigli alle spalle, sulla schiena.
Caesar Cameron si voltò lentamente verso Doll, dopo aver fissato il corpo di Hermione al suolo.
- Caesar! Stai bene?-
Malfoy guardò sulla soglia. Demoni...demoni puri. Lucilla e un altro tizio dall'aspetto trasandato. Era stato quest'ultimo a parlare, fissando il demone maschio dai capelli bianchi. Era stato ferito per proteggerli.
E ora fronteggiava quel mostro di bambina che era letteralmente imprigionata in catene lunghissime.
- Tu, umano.-
Draco tornò a puntare gli occhi grigi sul loro salvatore ma in lui non vide né umanità né sollievo.
- Se lei muore...- e indicò Hermione con un movimento impercettibile del capo - Tu la seguirai.-
- Avanti scappate! Andate via da qui, a Doll penseremo noi! Presto!-
La voce di Lucilla per lui era ormai lontana. La morte, il dolore, le fiamme...non erano niente.
C'era qualcosa di molto peggio. Draco Lucius Malfoy lo capì finalmente quando prese fra le braccia il corpo senza vita di Hermione Granger e si Smaterializzò via con lei senza più sentire battere nemmeno il suo di cuore, proprio quando un'esplosione colossale invase quelle segrete...e le spazzò via, come cenere al vento.
Nel luogo dove riapparvero, molte luci vennero subito accese. Candele, camini, candelabri...
Il padrone era tornato a Malfoy House. Il grande maniero si animò per magia quando Draco ne varcò la soglia. Fantasmi e elfi domestici incaricati di custodire la villa si affollarono contro di lui ma non ricevettero ordini.
Vennero ignorati e quando Draco si chiuse la porta della sua camera alle spalle, sentì tutto il peso di quella notte cadergli addosso come un macigno. Crollò a sedere, con Hermione fra le braccia appoggiata contro di lui.
Quante volte erano stati così vicini in passato...ma ora lei non si muoveva, non respirava...
Alzò gli occhi lucidi su di lei, posandole una mano sulla guancia imbrattata di sangue.
Non c'erano ferite visibili sul suo corpo ma i vestiti laceri e a brandelli, coperti di sangue incrostato e nuovo, non facevano altro che rendere più vero il sogno di Damon.
...Qualcosa la divora ogni notte...
Era stata mangiata viva...e poi riportata in vita per tre lunghi mesi...
Le carezzò lo zigomo col pollice, continuando a guardare i suoi occhi fissi, sgranati in un'espressione di orrore.
Era morta. Era morta...
- Per favore...- singhiozzò, sentendosi spaccare in due il cuore - Per favore...svegliati! Svegliati...ti prego...- e cominciò a scuoterla come impazzito, pregando ora di sentirla urlare di nuovo. Perché ora stava zitta? Perché?!
Affondò il viso nel suo collo, stringendola convulsamente e piangendo come mai aveva fatto.
- Sei una maledetta Hermione...una maledetta!- urlò distrutto contro di lei, continuando ad abbracciarla fortissimo, quasi per farle e farsi del male - Ti odio! Ti odio!-
Si, la odiava. Era riuscita a portargli via tutto morendo. Tutto aveva perso di consistenza in un solo attimo.
Perché senza aspettare lei, senza aspettare di rivederla, niente aveva più senso.
Pianse a lungo, passarono minuti interi...lui e lei, abbracciati contro quella porta.
Lui morto dentro, lei col capo riverso indietro...e l'anima chissà dove.
Fu allo scoccare delle due di notte che Malfoy dovette tornare alla realtà. Venne strappato al suo dolore con forza...per essere riportato a una notte di mesi prima. All'improvviso, un vecchio libro dalla copertina logora cadde della sua enorme libreria, proprio davanti al letto a baldacchino che troneggiava in mezzo alla sontuosa stanza, davanti al camino acceso.
Draco non gli prestò attenzione. Niente era più importante.
Ma quando le pagine del libro di favole cominciarono a sfogliarsi da sole...e si fermarono sulla favola di Biancaneve avvelenata dalla strega cattiva a causa della mela, dovette per forza di cose smettere di respirare.
Di nuovo. Era successo di nuovo. La mela avvelenata di Biancaneve...
Intrappolata nel sonno della morte per l'eternità. Un corpo morto...e un'anima viva, intorpidita dal veleno.
Come un automa si mise in piedi, trascinando il corpo di Hermione con sé. L'adagiò sul suo vecchio letto, poi raccolse il libro fissando l'immagine della mela. La mela avvelenata.
Qualcosa di vagamente simile a un ghigno gl'increspò le labbra che si era morso a sangue.
Maledetta mezzosangue...
Quando Harry e gli altri varcarono la porta della sua casa e invasero Malfoy House, lo trovarono immerso nel caos più totale. La sua scrivania era stata invasa da libri proibiti appartenuti a suo padre, chiusi a lucchetto e sotto dannazione, da boccette per pozioni, da infusi fumanti, da polveri odore e da un fumo infausto.
- No...- alitò Ron, correndo al letto e toccando il corpo di Hermione - No, no! È morta!-
- Non è possibile!- alitò Edward raggiungendolo alla sponda - No, dev'essere ancora viva!
- Spostati!- gridò anche Potter, toccandole la vena sul collo e poi il polso. Sbiancò...e come Draco poco prima, si sentì venire meno. Gli altri, da Tristan a Milo, a Jess a Sphin e Clay, trattennero ogni singola parola.
Non era quello un momento che poteva essere interrotto anche solo col fiato...e quando Harry levò gli occhi verdi su Draco, distrutto come e quanto lui, prese l'agitazione del biondo Auror come un tentativo disperato.
- Non è morta.- gli sibilò Malfoy fissandolo tanto da trapassarlo - Non è morta!- replicò, zittendo Ron che cercava di tenersi in piedi - Sono mesi che cerca di dirmelo! L'ha fatto anche con Tom! Gli ha mostrato una mela! E prima ha fatto cadere un libro di fiabe! C'era la mela di Biancaneve!-
- Draco...non puoi fare più niente...- sussurrò Jess cercando di calmarlo ma s'intromise Tristan, a occhi sgranati - Anche Degona...tutti i suoi libri si aprono sempre sulla favola di Biancaneve...ma allora...-
- Si, è stata Hermione!- ringhiò Draco tornando a mescolare ingredienti e pozioni, affannato e accorato nella spiegazione - Anni fa sentii mio padre e mia zia parlare di un veleno chiamato il Veleno della Mela di Biancaneve. Fa cadere chi lo assume in uno stato vegetale. Né fiato né battito del cuore testimoniano che la vittima sia ancora viva ma lei lo è! Ha cercato di farmelo capire da quando è stata catturata! Lei è ancora viva!!-
- Ok...- ora l'agitazione era generale e nessuno riusciva più a stare fermo, Harry e Ron specialmente - Cosa possiamo fare? Serve solo un antidoto? Hai tutti gli ingredienti?-
- Si, dovrei avere tutto quando Blaise mi porterà un ultimo estratto!- replicò Malfoy rapidamente - Ma dovete andare subito a riempire una vasca d'acqua calda. È gelida come il ghiaccio e rischia l'entropia permanente! Le faremo assumere l'antidoto quando sarà immersa nell'acqua. Non so quanto ci vorrà perché si riprenda...ma dobbiamo scaldarla...muovetevi!- e si passò una mano sugli occhi umidi, cercando di non farsi vedere - Il mio bagno è oltre quella porta, fate presto!-
Nel rapido giro di un'ora a Malfoy House scoppiò una lotta contro il tempo. Da Londra tornarono Elettra e Blaise che erano stati a Everland per prendere l'ultimo dei rari ingredienti che sarebbero serviti a Draco per salvare Hermione. Si trattava di un estratto di artemisia bianca e scarlatta trattata con schegge di platino e oro, per far tornare il cuore a battere. Quando arrivò anche May rimase sconvolta nel vedere lo stato in cui si erano ridotti tutti e impallidì vedendo anche la Granger che sembrava davvero un cadavere. Lavorarono a oltranza fino ad aspettare che la pozione bollisse mentre nel bagno l'acqua ormai era calda al punto giusto. La vasca, in linea col pavimento come una di quelle delle terme, era piena fino all'orlo e il vapore stava invadendo tutto.
- Ci siamo quasi?- s'informò Ron, uscendo dal bagno.
- Si, dacci un attimo.- disse anche Elettra che non si era mai fermata - Ed, hai trovato qualcosa su quei libri?-
- Si.- Dalton si staccò dalla biblioteca proibita di casa Malfoy con un pesante tomo pieno di catene fra le braccia - Negli ultimi cinquecento anni sono stati registrati solo dieci casi di maghi che abbiano ingerito quel veleno. Sei sono morti, quattro sono sopravvissuti. Una strega la ingerì per sbaglio un secolo fa. Rimase in stato vegetativo per tre anni, poi la risvegliarono e tornò a vivere normalmente.-
- Gli altri?- sussurrò Harry.
- Due impazziti al San Mungo e uno è rimasto paralizzato dalla prolungata entropia.-
- Incoraggiante.- disse May che guardava Hermione stesa a letto - Ma secondo me è tempo perso.-
- Cosa?- sibilò Draco voltandosi verso di lei - Cosa sarebbe tempo perso?-
- Svegliarla.- rispose la Aarons senza battere ciglio - Fossi in te commetterei un atto pietoso e la lascerei morire finalmente. Dopo essere stata divorata viva da quell'essere e poi rigenerata ogni notte credo che non desideri altro.-
Un gesto pietoso. Malfoy osservò lo sguardo malinconico di May...e di nuovo il viso di Hermione parve eclissarsi dalla sua mente...almeno fino a quando il tomo gigante che Edward teneva fra le mani non si sollevò con la forza delle telecinesi e gli volò addosso. Quando accadde, tutti bene o male scoppiarono a ridere.
Quella era Hermione che gl'imponeva di darsi una mossa. Altro che gesto pietoso...
- La pozione è pronta.- disse Draco poco dopo, guardando la provetta fumante sul fornello magico.
- Prima la tua spalla.- Elettra gli fissò la camicia nera zuppa di sangue sulla spalla.
- No, prima la mezzosangue.- rispose il biondo ma la Baley stavolta alzò gli occhi azzurri su di lui.
- Ti riprendi da solo o devo darti due ceffoni?- gli sibilò, sbalordendo i presenti. Non seppero bene cosa fosse successo ma un attimo dopo Malfoy era seduto sulla sponda del suo letto a torso nudo, a farsi controllare quello squarcio atroce. Non avevano mai sentito Elettra parlare in quel modo ma a quanto pareva era stata l'unica, oltre a Harry che però non aveva voce in capitolo, della situazione psicologica in cui versava Malfoy.
- Ferula.- sussurrò poco dopo la strega, agitando la bacchetta e un attimo dopo il biondo ex principe di Serpeverde fu bendato alla perfezione. Bloccata la fuoriuscita di sangue e presi gl'indumenti di ricambio per la Grifoncina portati dalla ragazza di Potter, il gruppo si accalcò nel grande bagno.
Chi a torso nudo, chi coi pantaloni girati sulle ginocchia, a entrare nella vasca fino al torace furono Draco che non ne volle sapere di lasciare il corpo di Hermione neanche per un attimo, Ron che teneva la boccetta dal collo lungo con l'antidoto dorato al suo interno, Elettra e Harry infine anche May.
La squadra di Jess, Edward e Blaise rimasero sul bordo, pronti a passare qualsiasi oggetto in qualsiasi momento e una volta che Hermione fu immersa nell'acqua fumante, gli altri iniziarono a darsi da fare.
Mentre Elettra e May le sfregavano le mani gelide, Draco l'appoggiò contro di lui di schiena, tenendola forte per la vita. Si sistemarono gradini di entrata nella vasca, consci che ci sarebbe voluto molto tempo. Le ripulirono il viso dal sangue, le braccia e il collo, poi Draco si appoggiò il suo capo sulla spalla vedendo Harry pronto con la pozione.
- Speriamo in bene.- mormorò Potter, aprendole le labbra.
- La mia pozione è perfetta.- disse Malfoy seccamente, già abbastanza nervoso di suo.
- Non parlavo della tua. Ma di quella di chi là ridotta così.- e senza aggiungere altro le rovesciò il fluido denso e dorato nella gola. Scese lento ma fino all'ultima goccia.
- Dici che mi sente?- alitò Harry, poggiando la boccetta sul bordo.
- Certo che sente. Ci vede anche perfettamente.- replicò il biondo.
- D'accordo.- Ron si mise in mezzo alla visuale della sua migliore amica, sforzandosi di sorridere - Herm, la pozione potrebbe fare effetto anche fra molto tempo. Adesso cerchiamo di scaldarti.-
- La cosa potrebbe durare giorni, vi avverto.- disse Edward, seduto sul bordo - Avviso a scuola.-
- Si e assicurati che Tom sia sano e salvo a Grifondoro.- gli ordinò quasi Harry - Non voglio che ci vada di mezzo lui.-
- C'è andata di mezzo parecchia gente.- sussurrò May pacata - E' vero che vi hanno salvato i demoni?-
- Diciamo che...- mugugnò Tristan rabbioso -...Cameron ci ha attutito il colpo.-
- Non so voi ma io me lo immaginavo diverso.- borbottò Ron - Sembra una persona abbastanza affidabile.-
- Finitela di parlare di questa storia.- li zittì Draco di punto in bianco, acidamente.
I ragazzi tacquero davvero, desolati. Lei sentiva...sentiva quello che dicevano. Le avevano ricordato quell'orrore.
Il pendolo batté le quattro e ancora non accadeva nulla. Intenti a frizionarle mani e braccia, la pelle pallida della Grifoncina aveva lentamente iniziato da pochi minuti a riprendere un tenue colore ma sembrava ancora morta.
Il suo cuore inoltre aveva iniziata a battere solo a scatti, quando Draco le passava velocemente la mano sullo sterno, poco sopra il seno sinistro. Era impressionante pensare che il corpo immobile ci fosse ancora un'anima e uno spirito.
Poco a poco però, il suo sangue tornò a defluire, la pelle trattenne il calore e ricominciò a produrne di proprio e poi finalmente accadde il miracolo. Uno scossone interno la irrigidì tutta, le sue mani si contrassero di colpo e infine spalancò la bocca emettendo un gemito. Fu come rinascere...e con gli occhi sgranati, attraversata di nuovo dalla vita, Hermione Granger prese il suo primo fiato dopo quasi tre mesi di morte apparente.
- Dai, dai brava!- la incalzò Draco accorato, praticandole il massaggio cardiaco con un solo palmo - Avanti, respira!-
- Tienila ferma!- Harry si piegò su di lei, facendole la respirazione artificiale. Questo l'aiutò e dopo pochi minuti finalmente tornò a respirare da sola, più normalmente. Ora gli occhi di Hermione si muovevano frenetici. Si guardavano attorno, agitava mani e braccia a scatti rapidi ma una volta che i ragazzi le presero le mani e cominciarono a parlarle dolcemente si fermò, calmandosi. Si...era tornata.
Gioendo tutti insieme, uscirono dall'acqua solo dopo aver usato le bacchette e l'Innerva su di lei, ridonandole un po' di forza fisica, dopo di che Elettra e May le cambiarono i vestiti laceri. Perse di nuovo i sensi e si addormentò non appena Harry e Ron la riadagiarono a letto sotto le coperte. O almeno...così pensarono loro.
- Il cuore batte regolarmente.- disse Harry sentendole il polso - Direi che sta abbastanza bene.-
- A me sembra ancora pallida come Milo.- mugugnò Tristan.
- Clay, tu come la senti?- chiese Draco, ancora impensierito anche se faceva di tutto per non darlo a vedere.
Harcourt si limitò a dire che in quella faccenda la magia centrava poco. Era il suo fisico che era stato messo a dura prova e quando Malfoy si sedette accanto a Potter, dovette dare per forza retta a tutti gli altri.
Doveva calmarsi una volta per tutte e ringraziare Dio, in cui non aveva mai creduto, per averla salvata.
Senza accorgersene levò una mano per carezzarle i capelli ma Hermione in quell'attimo esatto aprì gli occhi di scatto, senza battere le palpebre, proprio come una bambola. Non aveva mai dormito, questo lo capitano dopo.
In un istante una forza sconosciuta l'animò a tal punto che afferrò Malfoy per la nuca, per distrarlo. L'altra mano invece gli raggiunse la cinta, dove portava la spada e la bacchetta. Lei prese quest'ultima e mettendosi seduta gettò Draco e Harry giù dal letto, poi usò l'onda d'urto più potente che gli Auror avessero mai visto scaturire da un essere umano perché tutti, tranne Tristan protetto dal suo anello e Potter e Malfoy, finirono schiacciati al muro.
- Accio bacchetta!- sibilò poi Hermione, attirando nell'altra sua mano quella di Harry che la fissava sconvolto.
- Hermione cosa fai?- le urlò Mckay ma la strega non rispose. Gli occhi d'oro contratti, posò lo sguardo oltre la finestra. Non riconosceva quel posto... non capiva dov'era e questo le fece ribollire il sangue.
- Dove siamo!?- ringhiò con voce rauca, verso Draco - Dove accidenti mi hai portato??-
- Calmati Cristo, siamo a Malfoy House!- le disse Ron a fatica, rimettendosi in piedi - Herm ma cos'hai?-
Lei non parve neanche sentirlo - Dove sono i Lestrange?-
- Cosa?- alitò Harry.
- Vi ho chiesto dove sono i Lestrange!- urlò allora stridula, facendo quasi scoppiare le fiamme nel camino per la rabbia feroce che la divorava - Ditemi subito dove sono! Adesso!-
- Sono a Hogwarts.- le disse May, nell'angolo - Ma adesso abbassa quelle bacchette e...- la Aarons purtroppo non poté finire la frase e le suppliche non riuscirono a fermarla. Hermione Granger rubò le bacchette e si Smaterializzò via, sparendo in una nuvola di fumo perlaceo lasciando alle sue spalle solo un nugolo di persone letteralmente sconvolte.
- Vuole vendicarsi...-
Fu Elettra a spezzare quel silenzio gelido, attirando l'attenzione di tutti.
- Vuole vendicarsi.- gemette di nuovo - E' andata a Hogwarts per ucciderli!-
- Merda, se ci riesce finirà ad Azkaban ancora prima di aver ballato sulle loro tombe!- urlò Harry tirando in piedi Malfoy - Diamoci una mossa prima che faccia qualcosa d'irreparabile, presto!-

Sfortunatamente quella notte nessuno ebbe la sua vendetta. Né Hermione Granger, ma tantomeno Vanessa e Rafeus Lestrange che quella notte stavano nella stanza della strega, terminando il loro piano coi calici di vino ben alti.
Almeno fino a quando dalle profondità della specchio qualcuno non li riportò alla realtà.
"Blindatevi, sta arrivando!"
- Katrina...- Vanessa si avvolse nella vestaglia, posando le lunghe gambe diafane giù dalla poltrona su cui era semi sdraiata - Si può sapere cosa stai dicendo? Chi sta arrivando?-
"Io vi ho avvisato. Arrangiatevi!"
- Ma di cosa parlava?- bofonchiò Rafeus Lestrange, continuando a sorseggiare in pace il vino rosso e secco, deliziato - Quella ragazza è sempre troppo precipitosa, non credi?-
- Anche a letto fratellino?- frecciò Vanessa sarcastica.
Rafeus non rispose, limitandosi a scoccarle un'occhiata lasciva ma avrebbero dovuto entrambi ascoltare i buoni consigli degli amici. Tempo un secondo e i loro calici si frantumarono in mille pezzi, colpiti a distanza da una grande e bruciante forza magica che si avvicinava velocemente. Poi dei passi dietro alla porta della stanza, delle grida soffocate in sottofondo dei prefetti che vigilavano la notte e infine la porta si spalancò.
Quando si richiuse, ciò avvenne con una formula magica.
- Colloportus.- sussurrò Hermione Jane Granger a bassa voce e la porta si sigillò, diventando impossibile da varcare.
I due fratelli rimasero in piedi, sconvolti, pallidi in viso. Convinti di avere di fronte un fantasma.
- Tu...- sibilò Vanessa, stringendo i pugni - Tu, sporca mezzosangue! Dovresti essere morta ormai!-
- Sbagliato. Sei tu che dovresti essere sotto terra!- ringhiò Hermione di rimando, sollevando entrambe le bacchette rubate a Harry e Draco - Avete finito di vivere entrambi, ve lo giuro.-
- Buona sera, tesoro. Vedo con piacere che non hai cicatrici su quel tuo bel faccino.- rispose Rafeus Lestrange serafico, sogghignando - Come hai fatto a destarti eh? Mi è stato detto che Potter e mio cugino sono venuti a cercarti, anche se ancora mi chiedo come abbiano fatto a capire dove ti avesse nascosta Jeager.-
- Inutile che tenti di prendere tempo.- Hermione lo fissava ma nel contempo non lo vedeva minimamente, del tutto interessata solo a Vanessa in quel momento - Ridammi i gioielli.- le ordinò poi con un ghigno - Tanto tu non sai come giocarci, Lestrange.-
- Parli del bracciale col prezioso sangue del tuo amante eh?- rise l'altra acidamente, avvicinandosi alla sua specchiera. Aprì un cofanetto e ne tirò fuori il bracciale d'argento col sangue di Caesar, la Giratempo e il ciondolo d'argento in cui era incastonata la perla nera fattale dono da Draco per il suo compleanno. Glieli gettò quasi con rabbia ma Hermione li prese comunque al volo, rimettendosi subito il bracciale al polso, sentendosi ora più sicura.
- Mi chiedo perché un uomo potente come Cameron si sporchi con una come te.- ringhiò Vanessa, disgustata.
- Sul tema "sporco" sei l'ultima a dover parlare, tesoro. E poi anche il potente signor Cameron, come lo chiami tu, non è di certo l'essere più reo sulla faccia della terra, quindi risparmiami il tuo sarcasmo di bassa lega.- la Grifoncina non ascoltava mai discorsi del genere, tantomeno su un argomento delicato come Caesar e il rapporto che li univa, così tornò a levare la bacchetta, seriamente intenzionata a ucciderli.
- Manca qualcosa.-
- Se parli dell'anello di mio cugino se l'è ripreso mesi fa, sporca mezzosangue.-
- Allora siamo alla frutta, ragazzi. Eliminati voi dovrò solo fermare quella dannata empatica e se non altro anche Linda potrà riposare in pace.-
- Che bruci all'inferno quella disgustosa Magonò!- sbraitò Vanessa afferrando velocemente la sua bacchetta dalla specchiera - Adesso la raggiungerai anche tu! Impedimenta!-
- Expelliarmus!- strillò molto prima la Granger e la Lestrange, che si era sempre vantata di essere imbattibile a duello, perse la bacchetta per un solo soffio. Volò via anche quella di suo fratello che però estrasse subito la spada, proprio quando gli Auror, tornati a scuola e attorniati da professori, cominciarono a buttare giù la porta di quercia della torre.
Quando cadde, si trovarono di fronte al caos. Davanti avevano Hermione di spalle, poi i due fratelli disarmati e ansanti.
- Preside!- cinguettò Vanessa fingendosi disperata, quando vide Silente, Piton e la Mcgranitt - Ci aiuti! Ci ha attaccato!-
- Fa silenzio, razza di miserabile.- la zittì la Grifoncina rabbiosa - Dovessi finire ad Azkaban per il resto dei miei giorni ti ucciderò stanotte! E tu statene buono!- sibilò, afferrando un pugnale sulla cassettiera accanto a lei. Si volse verso Rafeus che attendeva solo di poterla ferire con la spada, ma con uno scatto veloce gli lanciò il pugnale addosso.
Ma non prese lui. La lama si piantò nel muro, fra una mattonella e l'altra...proprio sull'ombra di Rafeus.
- Hermione!- gridò Harry afferrandola per le braccia - Che diavolo fai? Devi smetterla!-
- Lasciami in pace, dannazione!- ringhiò lei, continuando a tenere sotto controllo Vanessa.
- Signorina Granger, ora basta!- le ingiunse anche la Mcgranitt - Si può sapere cosa credi di fare?-
- Non è così che risolverai la situazione!- disse ancora Ron, cercando di farle abbassare il braccio.
- A no?- sibilò astiosa - Credi che uccidendola non mi sentirò meglio? Bhè, ti sbagli di grosso!-
- Che diavolo gli hai fatto mezzosangue?- sbraitò Vanessa, fissando suo fratello che stava immobile come pietrificato - Dannata gagia, gli hai bloccato l'ombra!-
- Tranquilla, te lo manderò presto a farti compagnia.- sibilò acidamente la Granger.
- Non farai un accidente!- la rintuzzò Harry - Dammi quelle bacchette!-
- Complimenti signori Auror.- fece Vanessa sarcastica, battendo loro le mani - Complimenti. Cosa fate, favoritismi per caso? Mi aspetto che venga portata al Ministero e processata, sono stata chiara? Per aver aggredito me e mio fratello!-
- E sta zitta Lestrange, non si respira per tutte le cazzate che stanno volando!- replicò Potter fulminandola con un'occhiata - Sai benissimo di essere sotto tiro e ringrazia che non abbia la mia bacchetta perché dopo quello che ho visto stanotte non ne usciresti sulle tue gambe!-
- Al diavolo, non uscirà viva da qui!- esplose Hermione, facendo scoppiare tutti i vetri.
- Finiscila con tutto questo candore da Grifondoro, Granger. Non ti si addice più ormai.- Vanessa ghignò ancora, assottigliando gli occhi senza sapere di aver dato fuoco a una miccia pericolosa - Che c'è? Dì un po', i tuoi amici sanno che hai combinato in questi anni in Germania? E dire che le compagnie dei demoni di stirpe ti sono piaciute...spero che Doll sia stata altrettanto...come dire...deliziosa!-
Sfortunatamente per lei e anche per gli altri presenti, Hermione Granger in quegli anni era veramente cambiata. Tanto che dopo un attimo di silenzio glaciale, lasciò cadere le bacchette e sotto lo sguardo allucinato di tutti si avventò addosso alla Lestrange. La schiacciò a terra, le mise a cavalcioni addosso e le serrò le mani alla gola. In un deliro di urla, Hermione si abbassò su di lei, coi denti digrignati.
- Sarò soddisfatta solo quando sentirò le ossa spezzarsi sotto le dita!- ma nonostante la sua foga e la sua rabbia, stavolta non la lasciarono andare avanti. Iniziò a scalciare e a urlare quando Draco le arrivò alle spalle, l'afferrò per la vita e la sollevò letteralmente a forza, trascinandola fuori da quella stanza e una volta per il corridoio, gli strilli di Hermione si tramutarono in ringhi feroci...poi lentamente in singhiozzi...
- Calmati adesso! Sta calma!- le ingiunse Malfoy, imprigionandola stretta contro di lui.
- Lasciami!- continuò lei, agitandosi freneticamente - Lasciami andare maledizione! Lasciami Draco!
- Basta, calmati! Sta ferma! Avanti mezzosangue...basta, ti prego...calmati...- la sua voce si abbassò, man mano che lei perdeva energia. Troppo forte a livello fisico, si lasciò finalmente andare. In ogni senso.
La tensione, il dolore, la paura e l'orrore, la rabbia, la vendetta...si sciolsero come neve al sole e rimase solo la più profonda disperazione.
- Perché?...Perché non sei venuto prima?- singhiozzò distrutta, con le gambe che le cedevano e il viso fradicio di lacrime - Perché non mi sentivi? Ti ho chiamato tanto! Perché non mi ascoltavi Draco!?-
- Lo so...lo so...scusami...- alitò lui, passandole le mani sul viso - Mi dispiace...mi dispiace tanto...-
- Stava per uccidere anche te!...Te ne stavi lì senza far niente...e non potevo dirtelo...non potevo fare niente...stava per ammazzarti!- singhiozzò più forte, affondandogli le unghie nella schiena e dandogli dei colpi coi pugni, come per picchiarlo...ma era talmente esausta che il biondo Auror li sentiva appena.
Era ben altro ora ciò che lo faceva star male. Ciò che stava uccidendo tutti quanti. Era Hermione.
Ora che era tornata, dovevano affrontare un altro problema.
Riportarla davvero fra i vivi.

 

 

 

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Capitolo 22
*** Capitolo 22° ***


 

 

E così era quella Hogwarts.
Caesar Noah Cameron abbassò lo sguardo dalle torri illuminate della scuola di magia e riportò la sua attenzione ai limiti della barriera protettiva posta al castello. Per lui sarebbe stato facile valicarla ma...di colpo, desiderò andare via.
Tornare indietro e nascondersi nel suo palazzo.
Erano duecento anni che non usciva nel mondo esterno. Incredibile...perfino l'aria aveva un odore diverso.
I suoi, i profumi...tutto era cambiato.
Per uno come lui, che aveva sentito per così tanti secoli la voce del mondo, era difficile uscire dal nido e trovare tutto cambiato. Inspirò a fondo, alzando il braccio destro.
Il sangue di Hermione contenuto nel bracciale al suo polso stava ribollendo.
Lei lo chiamava. Era terrorizzata a morte.
Socchiuse gli occhi, avvertendo quell'ignobile sensazione che aveva provato per la prima volta poche ore prima.
Lui, essendo nato demone, di stirpe per di più, non aveva mai provato odio, amore, gioia, tristezza. Mai.
Il potere più grande del mondo dentro a una scatola vuota. Così Demetrius definiva quelli come loro.
Caesar non era mai stato a sentirlo...e ora avrebbe voluto uccidere lui ma soprattutto Lucilla.
Lei che maledicendolo gli aveva dato un'anima. E ora grazie a lei, lui si sentiva a pezzi.
Sapeva il nome di quel sentimento che gli stava rovesciando dell'acido corrosivo nelle vene.
Rimorso.
Oh, non c'era altro modo per definirlo. Lui, il grande Caesar Cameron piegato dal rimorso.
Disgustato da se stesso e dall'essere debole che era diventato, si mise il mantello sulle spalle per nascondere agli occhi altrui i segni che Doll aveva provveduto a lasciargli prima di morire, finalmente.
Si, il demone più antico del mondo quella notte era morto, trucidato, per mano dei suoi stessi simili.
Lui e Demetrius avevano rischiato la vita.
Era incredibile il potere che era stato celato nel piccolo corpo di quella demone bambina.
Atroce, da un certo punto di vista, come la sua follia.
Rimase immobile a lungo, a pensare. A ricordare. Com'era cambiato in quattro anni.
Prima Lucilla...e poi Hermione.
Donne. Sogghignò, abbassando il capo. Sempre loro il problema.
Anche Imperia non gli aveva causato altro che guai.
Demone di stirpe, compagna di una vita, l'unico essere che era mai riuscito a entrargli dentro.
Imperia aveva vissuto per lui, in lui, con lui. E poi, di punto in bianco...aveva deciso di vivere l'unica avventura preclusa a quelli come loro. La morte. Si era uccisa col sorriso sulle labbra.
Stanca di vivere. Stanca di essere quello che era. Desiderosa di essere quello che non era.
- Lei ha la faccia di uno che ha avuto giornate migliori.-
Caesar sollevò il capo lentamente, trovandosi a fianco un vecchio con la barba bianca e gli occhi azzurri, con occhiali a lunetta abbassati sul naso. Un umano dall'aria abbastanza eccentrica.
- Lei è il professor Silente, vero?-
Il preside annuì, con un vago sorriso - E lei è Caesar Cameron, colui che si è preso cura di Tom in questi anni.-
- Chiedo scusa per la visita a quest'ora tarda.- disse il demone, mantenendo un contegno cortese ma distaccato.
- Si figuri, capita spesso.- l'assicurò Silente facendogli strada - Credo che sia venuto per entrare, vero?-
Caesar lo seguì con passo rigido, calandosi un cappuccio scuro sui capelli bianchi.
Accidenti. L'ultimo suo desiderio era quello di camminare ancora fra gli uomini.
- Lucilla sta bene?- chiese Silente all'improvviso, mentre attraversavano a passo silenzio la scuola.
- Perché me lo chiede?-
- Considerate le sue ferite, mi domandavo se lei stesse bene.- fu la placida risposta.
Caesar non replicò, cominciando però a chiedersi se la stima e il rispetto che Lucilla e Hermione avessero sempre avuto per quel mago fossero poi tanto mal fondate, come lui aveva sempre creduto.
Quel mago...il mago più famoso fra gli umani. Aveva occhi arguti...e misteriosi.
Chissà qual era il suo vero potere?, si chiese pensoso. Aveva capito che era ferito gravemente nonostante non ne mostrasse i segni in superficie. Tipo strano davvero.
- Vuole un dessert per caso?-
Cameron glissò sulla stranezza della domanda - Grazie, non mangio.-
- Un vero peccato, mi creda.-
Giunti ai piedi della torre oscura, il vecchio preside iniziò a salire ma quando si accorse che il demone restava impalato, si soffermò a guardarlo. Non era proprio come Silente se l'era immaginato ma si avvicinava molto.
- Hermione sta bene, fisicamente.- gli disse, pacato.
- Le ferite del fisico sono le più facili da guarire, non crede anche lei?- replicò Cameron a tono.
- Come non immagina neanche.- disse Silente, tornando a fare i gradini uno per volta - Ma confido che la tempra della signorina Granger sia rimasta tale a quale a quella passata. Se saprà trovare la luce in questo buio, riuscirà ad uscirne.-
- Hn.- Caesar non ghignò per pura educazione, seguendo il mago a capo chino - Voi umani avete il dono di un'esistenza breve. Confidate solo che la morte porti via il vostro dolore.-
- Allora lei è vicino a comprenderci, non crede?- insinuò Silente a quel punto e stavolta Caesar imprecò mentalmente.
Dannazione. Lui e la sua lingua lunga. Hermione tempo prima l'aveva avvisato che quel vecchio non era da sottovalutare. Umani...
- Eccoci.- disse il vecchio mago una volta arrivati in cima. Ora davanti a loro c'era solo la porta d'ingresso alle stanze degli Auror, al loro mini Quartier Generale, come lo chiamavano gl'insegnanti ma già da lì, sentivano che all'interno la situazione non era delle migliori. Quando entrarono, Ron Weasley e Harry Potter si zittirono bruscamente, come se fino al momento prima non avessero fatto altro che urlarsi addosso.
- Ragazzi, buonasera.- disse Silente - So che è stata una serata lunga e che siete esausti ma vi chiedo solo pochi minuti.-
- E lui cosa fa qua?- chiese Ron, scoccando un'occhiata altrettanto astiosa a Cameron - Abbiamo già abbastanza problemi dannazione!-
- Ron, per l'amor di Dio!- lo zittì Elettra, seduta in poltrona - Non è il momento.-
Caesar si guardò appena attorno. Erano radunati tutti gli Auror, compreso il nipote di Askart. Fece un lieve cenno a Milo, che ricambiò, poi posò lo sguardo su Tristan che gli rivolse l'occhiata più dura che il demone si fosse mai guadagnato anche da Lucilla. Comunque non disse nulla, posando lo sguardo sulla porta in fondo alla stanza.
Col suo udito finissimo poteva sentire gemiti e singhiozzi oltre il pesante battente.
- Come sta la signorina Granger?- chiese Silente, spezzando quel silenzio tombale.
- E' stata squartata viva per tre mesi come un animale, come vuole che stia?- sibilò di nuovo Ron.
- Adesso basta, smettila!- gl'impose Harry, passandosi una mano fra i capelli esasperato - Ne abbiamo già passate abbastanza tutti quanti, ringrazia che siamo vivi.- quindi si volse verso Caesar, cercando di mantenere un tono neutro - La ringrazio per l'aiuto di prima.-
- L'ho fatto per Hermione.- disse il demone, puntualizzando subito.
- Infatti la ringraziavo per quello.- replicò Potter a tono, senza scomporsi.
- Come sta?-
- Lancia oggetti ovunque. È terrorizzata a morte e non ci riconosce neanche.- disse il moro.
- Datele un sedativo.- rispose Caesar, come se fosse ovvio ma una voce estranea stavolta lo gelò con un tono anche più freddo degli occhi di Tristan Mckay.
- Gliel'ho già dato.- disse Draco Malfoy, appoggiato alla finestra in fondo alla stanza circolare.
- Gliene dia un altro.-
Draco ghignò con sprezzo, abbassando lo sguardo con compatimento - La manderei in coma. E' umana lei.-
Cameron tacque, scrutando quello che aveva desiderato conoscere da un bel pezzo. E così era lui...il serpente.
Sorrise senza essere visto, pensando alla faccia che avrebbe fatto quella piccola strega dagli occhi dorati vedendolo ora a confronto col suo vecchio amore. Che umano interessante però.
Aveva quasi occhi da demone. Sembravano così freddi e morti che avrebbe potuto passare per uno di loro, certo...se solo Caesar non l'avesse visto talmente distrutto nelle segrete di Doll, vedendo Hermione in quelle condizioni.
Senza aggiungere altro andò alla porta chiusa dietro a cui stava asserragliata la Grifoncina.
Sentì oggetti che cadevano continuamente, che veniva scagliati contro i muri. Grida sommesse, gemiti e lacrime.
Accidenti a lei.
Batté due colpi leggeri sulla porta.
- Sono io.- disse semplicemente.
Passarono alcuni secondi e sotto lo sguardo rabbioso di alcuni degli Auror, la porta si aprì e lo fece passare.
Fu uno smacco su tutta la linea, sia per Ron che fumava letteralmente per la collera, che per Draco che emise un gemito appena percettibile, distrutto più che mai da tutto quello che era successo. Ma a lui non importava che ora nella stanza accanto ci fosse quel demone. Non gl'importava cosa ci fosse fra lui e la mezzosangue.
Ricordava solo incessantemente la sua voce...disperata, terrorizzata, delusa, quando gli aveva chiesto, urlando, il motivo per cui si era rifiutato di starla a sentire quando quel mostro l'aveva divorata viva per mesi e mesi.
Passandosi una mano fra i capelli, cercò di non lasciarsi cadere in ginocchia ma sentiva le gambe non l'avrebbero retto ancora a lungo. Si mise una sigaretta in bocca, andando alla finestra.
Cercò l'accendino in tasca ma non trovò, fino a quando fu Harry ad accendergli la sigaretta con la sua, già accesa in precedenza.
- Di questo passo finirai per fumare come un turco, Potter.- gli disse a bassa voce.
Il bambino sopravvissuto non rispose, limitandosi ad annuire vagamente.
Anche lui stava male ma da tempo aveva imparato a ringraziare per ogni vita salvata, indipendentemente da conseguenze e situazioni di contorno. Se Cameron fosse riuscito a calmare Hermione, meglio per loro.
Se era ferito, sentendosi messo da parte dalla sua migliore amica, poco importava. Ora lei doveva stare bene, non gl'importava d'altro, esattamente come non importava altro neanche a Ron, che faceva il solco fra la porta e il salone.
Passarono all'incirca quindici minuti di tensione lancinante e poi la porta finalmente si aprì.
Ne uscì Caesar poi Hermione, avvolta nel suo mantello e schiacciata contro di lui.
Chiunque in quel momento avesse potuto vederle gli occhi febbricitanti avrebbe faticato a riconoscerla, perché non sembrava lei, ma in fondo cosa potevano aspettarsi?
- Dove diavolo la sta portando?- sbottò Ron, alzandosi di scatto dalla poltrona.
- Al mio palazzo.- rispose Cameron pacato.
- E crede che noi non diremo nulla?- sbraitò anche Edward a quel punto.
- E' stata lei a chiedermelo. Non la sto rapendo.- scandì il demone, faticando a trattenere la stizza, così si rivolse tranquilla a Harry, evitando per di guardare anche Malfoy che sembrava sul punto di cedere davvero.
- La porto con me. Quando si sentirà di nuove in forze, potrà fare quello che vorrà.-
Potter non rispose subito, abbassando lo sguardo sulla sua migliore amica. Se ne stava lì, rannicchiata contro il torace gelido di quell'uomo. Dio, com'era cambiata. Ma in fondo lui come avrebbe potuto aiutarla?
Quel demone aveva poteri infiniti, forse avrebbe potuto cancellare quei ricordi orrendi dalla sua mente per sempre.
Ma allora perché era tanto restio a lasciarla andare? Era come se passata quella soglia, lei non sarebbe più tornata.
Inutili grida, ripicche e minacce. Caesar ringraziò Silente e poi si smaterializzò via nella massima tranquillità, portandosi via Hermione per l'ennesima volta. E lei non fece nulla per impedirglielo.
Lasciarono solo silenzio alle loro spalle. Silenzio e un dolore muto, dal nome antico.

Nel Golden Fields, Cameron Manor aspettava l'alba nell'immobilità del tempo.
Lord Demetrius stava seduto su una finestra, nell'anticamera della stanza da letto di Caesar. Anche da lì sentiva le grida isteriche di Hermione e la voce sommessa del padrone del palazzo. Era un'ora che andavano avanti così.
Ma quanto dolore poteva reggere un essere umano?
Si rizzò leggermente, digrignando i denti per il dolore. Scese dalla finestra con una mano premuta sullo stomaco, dove sotto gli abiti spiccava una ferita da taglio lunga dodici centimetri. Il sangue continuava a scorrere abbondantemente ma si era già rimpicciolita parecchio nelle ultime ore. E poi Doll non era stata facile da uccidere.
Anzi. Avevano rischiato di morire sul serio quella volta. In tre per uccidere un demone come loro.
Dannazione, ne avevano ancora da arrancare per raggiungere un simile livello.
Andò a sedersi alla lunga tavola in stile Regency, continuando a chiedersi come avevano potuto sopravvivere contro una tale furia. In tutti i suoi secoli non aveva mai affrontato un nemico simile. Lui e Caesar per la prima volta si erano trovato davvero in difficoltà, sentendosi minuscoli di fronte a una bambina.
E ora lei era morta. Il demone di stirpe più antico del mondo, la loro progenitrice, era morta. Trucidata e fatta a pezzi.
Ora di lei restavano solo le catene in cui era stata imprigionata per più di un millennio.
Socchiuse le palpebre, ripensando a ciò che aveva fatto a Hermione.
Divorata...l'aveva divorata viva ogni notte. A ogni parte del suo corpo staccata o lacerata, ne era ricresciuta un'altra.
In un delirio senza fine, in un dolore atroce e costante come lo scorrere del tempo.
- E' ancora dentro con lei?-
Demetrius sollevò il capo, posando lo sguardo su Lucilla. Braccia interamente bendate e tre graffi profondi sulla gota destra, lei era stata l'unica a uscirne meglio di loro grazie alla saggia dote di stare attenta a prevedere le mosse dell'avversario. Lei era stata l'unica a mantenere la lucidità.
- Si, stanno ancora...parlando.- borbottò, iniziando a fasciarsi la mano sfregiata - Tu stai bene?-
La Lancaster non rispose, portando lo sguardo sulla porta che comunicava con la stanza da letto.
- Spero tu non voglia fare quello che ti si legge in faccia.- sussurrò Demetrius, senza l'ombra di un'accusa.
- Cosa intendi? Strisciargli alle spalle ora che è debole e staccargli la testa?- disse Lucilla con un ghigno sconosciuto sul suo magnifico viso - Si, potrei. E non nego che mi renderebbe quattro anni di patimenti.-
- E allora perché non lo fai?- chiese l'altro, appoggiandosi stanco allo schienale della poltrona.
La fissò a lungo, curioso e attento, chiedendosi come fossero stati un tempo gli occhi azzurri di Lucilla di cui tanto Caesar gli aveva parlato. Chissà com'era stata, da mezza demone.
La sentì ridere, una risata male e colma di disillusione ormai.
- Sai qual è il bello di tutta questa storia Dimitri?- fece, sarcastica e fredda - Non striscio nella sua camera e non lo uccido alle spalle come un cane solo perché voglio che muoia annegando nel rimorso per quello che le ha fatto passare. Tu gli avevi chiesto di aiutarti a uccidere Doll già da tempo. Invece se n'è fregato, indifferente a ciò che poteva capitare agli altri. Invece adesso è capitato a lui...e a lui toccherà raccogliere i pezzi di Hermione.-
- Tu non lo fai per onore.- mormorò Demetrius, scrutandolo con un sorriso appena accennato.
- L'onore...ha ucciso migliaia di persone e non ne ha salvata una l'onore!- sibilò Lucilla, irrigidendosi - E mentre tu sei qua a parlarmi di onore, la mia anima si sgretola a poco a poco! E quando sarà arrivato il giorno in cui sarò abbastanza forte da tenere testa a Caesar, la mia parte umana sarà stata schiacciata del tutto e allora non me ne fregherà più nulla, né di mia figlia, né del mio desiderio di tornare a casa! Ecco la verità! In un modo o nell'altro avrà sempre vinto lui!-
- Lui ha perso quando Imperia si è uccisa, Lucilla.- disse Demetrius a bassa voce - Ma tu non puoi capire.-
- Non posso? Mi ha strappato dall'unico uomo che abbia mai amato!-
- E' un umano.- rispose l'altro, senza alzare né la voce né guardarla con superiorità - Tempo cinquant'anni e morirà. Per questo lui odia tanto quello che provi per quell'Auror. Perché non è come noi. Noi vivremo per sempre e tu soffrirai in eterno nell'unico ricordo di quell'uomo mortale e della figlia che hai dato alla luce rendendola umana e assorbendo la sua parte demoniaca.-
- Credi che abbia paura di uccidermi per caso?- gli sibilò rabbiosa.
- No. E questo Caesar lo sa. È lui ad aver paura che tu ti uccida, hai capito adesso?-
Lucilla emise un gemito quasi disgustato, scuotendo con forza il capo e i crini bruni.
- Sai una cosa Demetrius?- replicò gelida - La verità è che siete tanto attaccati alla vostra miserabile vita da trattarvi come pezzi di cristallo facile da rompere! Quell'idiota non esce da qui da duecento anni! Non fosse per te a quest'ora sarebbe ridotto come quella maledetta che abbiamo ucciso stanotte! E mi disgusta il solo pensiero che fra pochi anni io sarò esattamente come voi! Un bel pezzo di cristallo troppo codardo per vivere! Chissene frega se ha sofferto! Ha avuto tre secoli per farsi passare il lutto, Cristo santo!-
- Per l'amor di Dio, la ricorderà per sempre!-
- Si e io non vivrò per dargli la soddisfazione di vedermi trasformata in un mostro come lui, ricordatelo!- ringhiò, puntandogli il dito addosso - Se la mia anima non vale niente, per me conta quella di mia figlia!-
- Lucilla...-
- Non lo lascerò portarmi via tutto!-
- Lucilla...-
- E smettila di difenderlo, dannazione!-
- Lucilla.- la bloccò Demetrius, afferrandole le mani con forza. Lei cercò di divincolarsi ma dopo un attimo lasciò perdere, restando ferma fra le braccia del demone. Si pulì furtivamente il viso, staccandosi.
- Guariranno tutti e due.- le assicurò Demetrius.
- Chissene frega di Caesar. Che vada al diavolo.- rispose lei serafica, ma il demone sorrise in risposta, ben sapendo che invece la sua preoccupazione era molto tangibile anche per Cameron. Per quanto avesse urlato, per quanto l'odiasse...lui era stato l'unico a starle accanto, durante il cambiamento da mezza demone e demone di stirpe, dopo la nascita di Degona. In fondo, anche se non l'avrebbe mai ammesso, Caesar non era solo il suo carceriere.
Come per Hermione, lui era una guida anche per Lucilla.
Passarono le ore e poco a poco il sole rischiarò quel giorno macchiato di sangue. La luce filtrò anche a Cameron Manor, in ogni stanza, attraverso ogni finestra, su ogni antico muro.
Ma qualcuno, ugualmente, non riuscì a sentirsi al sicuro. Due occhi dorati stavano spalancati, sbarrati.
Nella protezione delle braccia di Caesar che giaceva addormentato al suo fianco, Hermione Granger restò vigile, febbricitante e rinchiusa nel suo incubo. Prima morta fuori e viva dentro. Ora semmai era il contrario.
Forse avrebbe dovuto supplicare quel gesto pietoso...pensò, stringendosi contro al torace del demone.
Forse invece di supplicare il Draco di salvarla, avrebbe dovuto supplicarlo di ucciderla.
E liberarla finalmente.


- Tu! È tutta colpa tua! Miserabile infame codardo! È colpa tua se sono qui lo sai??-
Damon Howthorne si fiondò nel bagno delle ragazze verso le dieci e mezza di quel lunedì mattina, fra l'ora di Piton e quella della Sprite giusto in tempo per sentire quegli strilli abominevoli e rimase di pietra quando pescò Tom seduto contro la porta di un bagno, col mento sulle ginocchia, zitto e con lo sguardo malinconico e vuoto mentre Mirtilla Malcontenta s'imponeva su di lui, sbraitando ai quattro venti.
- Ma si può sapere cosa succede?- ringhiò Howthorne - Lascialo in pace Mirtilla!-
- E' colpa sua se sono in questo stato!- sibilò lei con voce acuta.
- No, è colpa di suo padre!- rognò Damon - E adesso vattene e lascialo in pace!-
Rimasti soli, il Serpeverde fissò il Grifondoro con gli occhi azzurri fuori dalle orbite.
- Si può sapere cosa diavolo fai?- saltò su Howthorne - Ma perché ti fai insultare così?!-
- Oh, non l'ascoltavo...- disse Tom, alzando appena il viso dalle ginocchia - Forse sono stato un po' scortese.-
- Cos'è, sei ubriaco?-
- Magari.- borbottò Riddle, sorridendo - Come mai sei qui?-
- Avevo voglia di fare tue passi e ho scelto l'aria rarefatta dei bagni dove Draco tutte le mattine si fa le canne.- ironizzò Damon, a metà fra il sarcastico e l'allibito - Ma ci sei con la testa stamattina? Allora...dai, parla! Dimmi di ieri sera.-
Mentre il suo amico si svaccava di fronte a lui, il Grifondoro sospirò pesantemente. Hermione...
Forse era ora di vuotare il sacco.
- Oh, siete qua!- disse Beatrix, apparendo sulla sporta e soffiando addosso a Mirtilla. Alle sue spalle c'era anche Cloe.
- Ciao.- le disse Damon - Sei arrivata in tempo.-
- Volevo sapere se la tua amica stava bene,- disse la Diurna alzando le spalle - anzi...è stata questa fessa a rompere sulla famosa Hermione Granger. Ma cos'è, una cantante?-
Tom ridacchiò, scuotendo il capo - No, lei è la migliore amica di Harry e Ron. Era con loro quando...- si zittì, contrito e poi cercò di modificare il tiro - Bhè, lei è sempre stata con loro in ogni avventura, ecco.-
- Ah, si...devo aver letto qualcosa. Allora sta bene spero.- disse Trix, sedendosi accanto a Damon mentre la King restava in piedi, appoggiata coi fianchi a un lavandino.
- Lei non c'è più...cioè, adesso è tornata da Caesar.- spiegò il Grifondoro, cercando di sorridere - Comunque grazie Damon, non fosse stato per te ora non sarebbe viva.-
- Se tu non avessi riconosciuto quel demone ora non sarebbe viva.- lo corresse Howthorne.
- Ci spieghi cosa sta succedendo?- s'intromise Cloe pragmaticamente - Allora? Harry è di nuovo in guerra?-
- Hai la delicatezza di un elefante, davvero!- sbuffò Damon - Comunque interessa anche a me.-
- E comincia dal principio.- disse Beatrix, seria.
- Non so se posso...-
- Promettiamo di non dire una parola.- scandì Howthorne, vedendolo così tentennante.
E così, come un fiume in piena, Tom spiegò ogni cosa di ciò che si era scatenato in quel castello. Dalla nuova venuta dei Mangiamorte, alla guerra fredda che avevano dichiarato a Harry, alla vendetta giurata dichiarata a Draco. Narrò i mesi passati a Londra, dei problemi causati in casa dei ragazzi data la sua presenza...e specialmente la pericolosità che la sua stessa esistenza procurava agli Auror.
- Ma tua madre non è Lucilla dei Lancaster?- disse Cloe serafica - Dovresti essere salvo dai pettegolezzi.-
Tom alzò il viso su di lei, arrossendo vagamente - Lei è la mia matrigna. La mia vera madre...è la zia di Draco, Bellatrix Lestrange.-
I tre sgranarono gli occhi e lui arrossì ancora di più - E' per questo che tutti non si fidano di me.-
- Sciocchezze, sono tutti e due morti i tuoi!- disse Beatrix.
- Si ma sono sempre figlio loro.-
- E che vuol dire?- rognò Damon con aria seccata - Stai con Potter e Lucilla dei Lancaster.-
- Ma tutti a Serpeverde pensano che io sia qua per portare avanti gl'ideali di Lord Voldemort.-
- Tutti pensano, tutti dicono...- sbottò ancora la King, guardandolo storto - Che palle!-
- Oh, insomma sta buona.- la zittì Howthorne - Quindi, tornando a noi...se tu sei figlio di Bellatrix Lestrange e il cugino di Draco...allora la prof di Difesa è tua sorella! La tua sorellastra!-
- Già. Ma non voglio parlare con lei!- scandì subito Riddle, incupendosi - Lei ha fatto del male a Hermione!-
- Ci spieghi cosa le è successo?- chiese Beatrix a quel punto - Dov'è stata?-
- L'hanno presa in trappola e tenuta nascosta in un palazzo.- si limitò a dire Tom, intristendosi - Ieri sera l'hanno salvato i ragazzi, poi Caesar è venuto a prenderla per portarla a casa sua. Starà con lui fino a quando non starà meglio.-
- E poi tornerà qua ad aiutare Harry come un volta, vero?- finì Cloe testarda.
- Si, credo di si...lei mi ha sempre detto che mi starebbe stata vicino in una situazione come questa. Anche in Italia è venuta a salvarmi...lei tornerà qui!-
- In Italia?- gli chiese Damon stranito - Sei stato in Italia?-
- Si...ma questo non centra. Ho conosciuto gli Zaratrox lì. Poi lei è venuta a prendermi e mi ha riportato a casa di Caesar dove sta anche Lucilla.-
- E prima sei stato in orfanotrofio, vero?-
Già. L'orfanotrofio, pensò Tom addolcendosi nonostante tutto. Che brutti anni quelli. Fino all'età di quattro anni era stato con la famiglia dei genitori della madre di suo padre ma nessuno in quella casa l'aveva mai desiderato. Non aveva mai ricevuto un gesto d'affetto da quei maghi, né un sorriso. A malapena sopportato, aveva sempre avuto l'idea di essere odiato oltre ogni limite. E infatti...l'essere figlio di Lord Voldemort gli aveva fatto guadagnare il disprezzo di tutti. Poi si erano stancati e un giorno l'avevano spedito in un orfanotrofio dove tutto era andato anche peggio.
Allontanato da chi doveva occuparsi di lui, disprezzato dai genitori che venivano a scegliere i bambini.
Quante lacrime...e poi il giorno del suo sesto compleanno era arrivato anche lui il momento di essere felice.
Lucilla era venuto a prenderlo. Bellissima, col ventre rigonfio. Era già incinta e nonostante i suoi occhi freddi che per un attimo l'avevano fatto tremare, Tom l'aveva poi vista sorridere.
Nessuno gli aveva mai sorriso. Tutti l'avevano sempre odiato, additato. Lei invece gli aveva sorriso.
L'aveva abbracciato. Gli aveva insegnato a lasciarsi amare.
Si, era lei la sua mamma. Lei e nessun'altra.
- Qua urge conoscerla questa Lucilla.- disse Damon con un sogghigno - Mio padre mi ha detto che ti toglie il fiato.-
- E' stupenda.- l'assicurò Tom con un sorriso solare - Trix ha qualcosa di lei.-
La Diurna inclinò il capo - E sarebbe?-
- Bah, voi demoni siete tutti uguali no?- la prese in giro Cloe perfidamente.
- E sta zitta, fessa! Sono solo mezza vampira!-
- Come mi hai chiamato superoca?-
- Dio che rottura di palle.- si schifò Damon, mettendosi in piedi e dando una mano a Riddle - Dai gente, è ora di andare alla serra. E vediamo di scatenare poche risse ok duchessa? Non ho voglia di sentire Alderton che strombazza vendetta ai quattro venti nel dormitorio!-
- Stupidi Serpeverde.- rognò la King fra i denti - E finiscila di chiamarmi duchessa, imbecille!-
- Io ho un'ultima domanda.- sussurrò Trix mentre uscivano - Che centra quell'idra gigante al terzo piano?-
- Si vede che il preside ci tiene qualcosa d'importante.- disse il piccolo Riddle, alzando le spalle.
- Spero non vorrete tornare a controllare.- bofonchiò Damon, spingendo la porta trasparente della serra.
- Perché, prevedi qualcosa?- frecciò Cloe sarcastica.
- Ma va? Howthorne prevede qualcosa!- ironizzò una voce alle loro spalle - Da non credersi!-
- E sta zitto Fabian!- sbraitò subito la King, stizzosa - Oggi non è giornata per sentire le tue stupide sparate!-
- Per favore, calma ragazzi!- borbottò la Sprite con la sua flemma, ciabattando nella serra - Avanti, tutti ai vostri posti.-
Altro che posti. Durante la lezione volarono stranamente forbici e aculei velenosi, per non parlare di basse insinuazioni che fecero sbuffare Damon per tutta l'ora e infiammare Cloe King che perdeva la pazienza per un nonnulla.
- Certo che la tua amica è davvero molto gentile.-
Tom si girò alla sua destra dove c'era Ian Wallace. Con la sua solita faccia paciosa e i capelli color sabbia, gli sorrise tranquillo con la sua espressione da luna piena.
- Gentile?- fece Riddle senza capire.
- Si, difende i mezzosangue no?-
- Tutti i maghi sono uguali!- scandì Tom di botto, forse anche troppo durante. Se ne pentì subito, visto che i segni lasciati dai suoi genitori erano tanto profondi da fargli covare una rabbia del genere e sospirò, dispiaciuto - Scusami.-
- Figurati.- gli rispose Ian tranquillo e incuriosito - Stai bene?-
Che strano. Come mai gli parlava? E dire che nessuno oltre a Damon e Trix si rivolgeva direttamente a lui.
- Si, sto bene.- gli disse allora, cercando di restituirgli un sorriso.
- Perfetto.- Ian si aggiustò i pesanti occhiali sul naso, tornando a tagliuzzare - Hai già fatto i compiti per la Mcgranitt?-
- Si. Anche tu?-
- Già. Ho notato che li fai sempre in tempo.-
- Mi piace studiare.- disse Tom alzando le spalle, sperando di non passare per secchione.
- Anche a me!- cinguettò Ian subito dopo - Se ti va possiamo farli insieme d'ora in avanti.-
Riddle rimase di nuovo stupito. Voleva solo essere gentile o gli andava davvero? Damon gli dette una gomitata per svegliarlo, così annuì timidamente mentre Cloe e Fabian Alderton continuavano a far volare bestemmie.
- Sei molto bravo in Trasfigurazione, ho notato.- continuò Ian - E anche in pozioni.-
- Mia madre mi ha insegnato qualcosa.-
- Davvero?- rise Archie Byers davanti a loro - La mia con me ci ha rinunciato da una vita!-
- Sei fortunato.- sentenziò Damon serafico - La mia mi prendeva a librate sulla testa finché non imparavo.-
- Oh...mi spiace.- cinguettò Archie con fare angelico - Vuoi una caramella?-
Howthorne levò gli occhi sul ragazzino, poi posò lo sguardo su Tom. Che roba era quella? La terapia del dolci?
- Fa sempre così.- gli spiegò Tom quando uscirono dalla serra - E' un po' strano, mi lascia sempre dolci e caramelle la mattina. Se non altro ho qualcosa per carburare.-
- Se continui così mi finirai al San Mungo prima di Natale.- sentenziò il Serpeverde - Dai, vado in Sala Grande, prendo qualcosa da mangiare per tutti e due e poi vengo a farti compagnia in giardino. O vuoi andare da Harry e Draco?-
- Non so se sia il caso...- Tom sospirò - Non staranno molto bene dopo ieri sera.-
- Ok, non disturbiamoli.- acconsentì l'altro - Però possiamo chiedere al prof. Mckay magari. Trix, tu vieni?-
- Neanche morta.- ringhiò stizzosa.
- Eddai...guarda che Milo è davvero una brava persona.-
- Come no. È un principe dei Leoninus.- replicò gelida - Meglio morire di fame!-
- Basta che non mordi me poi puoi anche fare quello che ti pare.- disse Damon scoccandole un'occhiata obliqua - Comunque se fossi in te proverei a conoscerlo prima, sai? Mio padre ormai sta sempre col padre del prof e mi ha detto che Morrigan non è mai andato a stare con suo padre e i suoi zii. Gli piacciono gli umani.-
- Certo, da macellare.-
- Quanto sei fissata.- rise Tom indulgente - Mi spieghi perché non ti piace? Eppure è così gentile carino con tutti!-
- Sarà anche gentile e carino...- replicò astiosa - Ma io non voglio averci niente a che fare!-
- Carino?- ironizzò Damon - Ti piace?-
- E falla finita Howthorne!- sbottò, cercando di menargli la tracolla addosso - E' mezzo vampiro, è normale che sia bello ma potrebbe anche essere Brad Pitt, non me ne frega niente. Non lo voglio vedere!-
- Piuttosto...dov'è finita quella squinternata?- fece Damon, scordandosi subito di Milo - Starà mica picchiando Alderton dietro un angolo?-
- Le vado a dare una mano allora.- sbuffò la Vaughn - Quello è un imbecille.-
La giornata fu sfiaccante e le lezioni del pomeriggio con il professor Ruf una tortura.
Alle quattro, quando finirono i ragazzi uscirono dall'aula sbadigliando distrutti dalla noia.
- Preferisco prendere due sberle piuttosto che fare i compiti della Mcgranitt.- disse Damon, ficcando i libri nella tracolla - Dì un po' Tom...ci facciamo due passi?-
- Andiamo al lago?- propose Riddle.
- Si, perché no. Vado a cambiarmi allora. Ci vediamo all'ingresso.-
- Ok...- cinguettò Riddle, mettendosi di buon umore. Se non altro c'era sempre Damon a tirargli su l'umore quando stava male. Non fosse stato per lui chissà ora dove sarebbe stato. Così tornò a Grifondoro, perdendosi tre volte perché era troppo sbadato e passando per la sala comune fra prefetti e capo scuola che continuavano a guardarlo tutti curiosi.
Una volta in camerata però accadde di nuovo quello che era un rituale.
Non fece in tempo a salutare gli altri, senza sentire i loro avvisi, che gli arrivò una cornice porta foto sulla testa.
Quando si riprese, decise che era meglio farsi vedere da Clay. Forse qualcuno gli aveva fatto una fattura...
- Oddio Tom! Scusa...- gli disse Bruce Joyce - Mi spiace! È la cornice stregata della nonna di Martin!-
- Vola sempre da sola e l'ho fatta arrabbiare chiudendola nel cassetto.- gli disse appunto Worton, guardandogli il bozzo sulla fronte. Arrivò Ian e gli stampò l'ennesimo cerotto col porcellino sul bernoccolo e non bastando comparve anche Archie a dargli una caramella. Non ce n'era uno normale lì dentro.
- Dimmi la verità.- disse a Damon, una volta sceso all'entrata - Morirò investito da un TIR!-
Howthorne scosse il capo, vedendo il cerotto e quel bernoccolo viola. Sempre la stessa storia...
- Ma guardi mai dove vai, rimbambito di un Grifondoro?-
- Sarà mica colpa mia se tutti mi buttano addosso le loro cose! Anche tu mi hai lanciato un libro!-
- Si ma sei impedito da far paura! Invece ti tenere sempre la testa bassa dovresti guardare dove vai!- lo zittì il Serpeverde con un ragionamento che non faceva una grinza. Trascorsero un pomeriggio piacevole e sereno, lontano da seccatori e curiosi. Passarono anche davanti al campo di quidditch, dove si stavano svolgendo le nuove selezioni per le squadre e quando tornarono dentro alle mura della scuola per andare a cena, era ormai buio.
- Andiamo da Harry?- propose Tom sulle scalinate - Vorrei vedere come sta.-
- Si, d'accordo.- annuì Damon - In fondo dovrebbero essere contenti che lei stia bene.-
- Lo spero.- disse Riddle malinconico - Ieri sembravano proprio disperati.-
- Se hai detto che è la loro migliore amica...-
- Già. L'adorano proprio. E sono stati così preoccupati per tutto questo tempo...- Tom si bloccò di colpo, vedendo May in lontananza. Stava scendendo dalle scale buie della torre dove stavano gli appartamenti dei professori, tranne quello di Tristan che dormiva nella Torre Ovest.
Spaventato, pensando che potesse essere successo qualcosa, la raggiunse di corsa ma la Aarons sembrò calmissima.
- Ciao tesoro!- lo salutò allegra - Tutto bene?-
- May...si, io bene...ma tu? Come mai eri in quella torre?- chiese Riddle confuso - E' successo qualcosa?-
- Oh! No, no...- sorrise la ragazza, carezzandogli la fronte - Stai tranquillo, non è successo niente. Solo che Harry e gli altri sono un po' giù di morale, così ho deciso di andare a controllare la stanza di Vanessa mentre lei è ancora in sala professori, o almeno così mi ha detto Clay.-
- Trovato niente?- s'informò Damon.
- A parte armi, letture e oggetti non proprio legali, la signorina Lestrange non ha lasciato in giro tracce. Né documenti, né altro. Ci dev'essere un incantesimo oscuro su tutta la stanza.- May alzò le spalle, con aria testarda - Vedrete che prima o poi la incastreremo, tranquilli. Piuttosto...sono fiera di voi pesti.- e mise a entrambi le mani sulle spalle - Non fosse stato per voi due ora Hermione Granger sarebbe morta, lo sapete?-
Tom sorrise, un po' risollevato ma Damon invece rimase immobile e in silenzio.
Fissò la mano di May sulla sua spalla...e poi socchiuse gli occhi.
Fiamme. Grida. Una spada e uno specchio in pezzi. Poco lontano, qualcuno che la guardava agonizzare.
Quando riaprì le palpebre, lentamente tornò a sentire le voci di chi gli stava attorno ma...era accaduto di nuovo.
Loro continuavano a ridere, a chiacchierare, a essere spensierati.
Lui invece rimase al buio, lontano da tutti, a vedere il tempo che faceva sfiorire le persone accanto a lui.
Prima o poi tutti moriamo, gli aveva detto suo padre una volta. Dipende da come e perchè.
Hn, grazie tante papà. Bell'aiuto.
- Damon?-
Howthorne alzò il viso e vide Tom che lo fissava preoccupato. Che strano. Da quando si conoscevano Tom non aveva fatto altro che preoccuparsi per lui come mai nessuno nella sua famiglia si era sognato di fare.
In fondo anche i suoi la pensavano come Alderton. Si, un erede che non è un rettilofono, un erede con un dono tanto oscuro. Come aveva fatto Draco a suo tempo, forse era ora anche per lui di cercare di formarsi una nuova famiglia.
Draco aveva avuto Blaise. Ora lui aveva Tom. E da ciò che aveva visto, sarebbero stati insieme per tanto, tanto tempo.
- Ehi, tutto bene?- gli chiese anche May guardandolo incuriosita - Damon, c'è qualcosa che non va?-
Il Serpeverde si svegliò di colpo, sentendosi addosso lo sguardo stranamente duro della Aarons.
- No, tutto ok.- si affrettò a dire - Tom, io ho scordato di scrivere ai miei. Sai che se non mando lettere mi vanno in paranoia. Ti spiace se ci vediamo domani?-
- No, vai bene.- disse Riddle guardandolo attentamente - Ci vediamo domani allora.-
- Certo. Buona notte anche a te May.-
- Notte.- rispose la ragazza, alzando un sopracciglio - Ma che strano...Damon mi è sembrato diverso dal solito.-
Tom non replicò alla sua domanda, sentendo che qualcosa era cambiato. Ma cos'era?, si chiese disperato. Cos'era quella sensazione odiosa che ogni tanto lo opprimeva? Aveva come la sensazione che qualcuno aleggiasse su di loro pronto a pugnalarli alle spalle...e sembrava che anche Howthorne ora se ne fosse accorto.
Quello della lettera era stato solo un pretesto. Qualcosa non andava.
Forse doveva parlare con Lucilla della sue preoccupazioni e subito anche. Cenò con gli Auror in un clima abbastanza silenzioso ma nessuno sforzò la conversazione e questo fu un sollievo.
Diversamente però, non fu affatto piacevole vedere le espressioni dei ragazzi. Ron sembrava una tigre in gabbia.
Harry, più placido e controllato verso qualsiasi cosa riguardasse Hermione, se ne stava muto sulla sua sedia e mangiava nel più totale silenzio. I suoi occhi verdi erano diventati malinconici e triste mentre Draco sembrava caduto in una specie di stato catatonico. Niente cibo, appena acqua o vino.
Sembrava che a malapena respirasse.
Quando tornò a Grifondoro, era seriamente demoralizzato, tanto che per una volta non fece caso ai pettegoli che gli bisbigliavano attorno, tantomeno a Cloe King che invece spiò ogni sua mossa discretamente, fino a quando salì dritto nella sua camerata. Lì trovò solo Ian che faceva i compiti sdraiato a letto.
- Ciao.- lo salutò il biondino - Sei stato da Harry Potter vero?-
Riddle annuì, sedendosi sul suo letto stanco morto.
- Iniziamo a fare i compiti?- gli chiese Wallace.
- Certo...ma ti spiace se prima mando una lettera a mia madre? Ci metto poco.-
- Figurati.- rise Ian - Lo so come sono le mamme.-
Già. Peccato che Lucilla in quella situazione non poteva definirsi una mamma comune. Lei ormai era l'unica a cui poteva esprimere i suoi dubbi. Era terrorizzato a morte da qualcosa, quello stesso qualcosa che aveva preso in trappola Hermione e ora aiutava i Lestrange a combattere Harry.
Il solo pensiero che anche a lui fosse fatto del male, lo fece ribollire.
Doveva sbrigarsi. Doveva fare qualcosa...e in fretta anche!
Se non altro lo doveva a Hermione...

 

 

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Capitolo 23
*** Capitolo 23° ***


 


Beatrix Vaughn aprì gli occhi di scatto, mettendosi a sedere nel letto.
Si guardò attorno, in una notte di luna nuova, ma nel suo dormitorio non c'era nessuno. Le sue compagne dormivano tranquille...eppure lei aveva sentito qualcuno parlare. Si, c'era qualcuno che se ne andava a spasso per i sotterranei di Serpeverde alle due di notte.
Poggiò i piedi nudi a terra, senza infilarsi neanche la vestaglia sulla maglietta dei Judas Priest che usava come pigiama e col passo felpato che solo un vampiro può avere, infilò i lunghi corridoi di Serpeverde.
Fortunatamente non sentiva il freddo ma ora cominciò ad odorare qualcos'altro. Fumo.
C'era odore di fumo. Appena percettibile al suo naso, seguì la traccia fino al dormitorio maschile e poi rimase impalata, fissando le fiamme silenziose che divampavano in quell'ala. Qualcuno aveva fatto tacere il rumore del fuoco!
Si guardò attorno ma non vide nessuno. Iniziò a urlare e richiamò l'attenzione dei Prefetti. Velocemente, tutta Serpeverde si svegliò e i maghi più grandi dal quinto in poi cominciarono a usare la magia per domare le fiamme ma qualcosa non andava...Beatrix se ne accorse quando non vide Damon in giro.
Che diavolo stava succedendo? Senza farsi notare spiccò un lungo salto sulle scale che portavano ai dormitori ancora invasi dalle fiamme e usando la velocità tipica di metà del suo sangue riuscì ad attraversare facilmente il fuoco.
- Damon!- urlò - Damon! Dove sei?-
Accidenti, ma dov'era quel dannato di Howthorne? Sentiva grida ovunque, specialmente delle matricole ma di lui non c'era traccia. Non essendo mai entrata in quel dormitorio poi non riusciva a raccapezzarsi, per non parlare degli odori che cominciavano a confondersi...quando qualcuno le venne in aiuto.
Sentì un verso strano, tipo squittio e trovò a terra Iggy, il furetto bianco di Damon.
Lo seguì di volata e finalmente raggiunse la camerata dove dormiva Howthorne ma lì tutto stava già crollando a pezzi. I letti erano in briciole, tende e candelabri ardevano...e finalmente lo vide. Incollato al muro da mille radici, Damon cercava disperatamente di liberarsi. Inoltre, cominciava anche a mancargli l'ossigeno.
In un attimo, la Diurna gli fu vicino con il furetto in spalla e cercò di strappare quelle maledette radici. Con le mani e le unghie non servì, così fu costretta a usare i denti. Dopo avergli tolto l'ultima radice che gl'impediva di parlare, Howthorne prese fiato, poi spostò entrambi di scatto, appena in tempo prima che l'armadio fosse crollato loro addosso.
- Ma si può sapere cosa ci fai qui?- le urlò, mentre restavano chiusi in un angolo.
- Ho sentito delle voci e l'odore di fumo!- gridò lei, per farsi sentire - Che cosa ti è successo?-
- Qualcuno ha cercato di uccidermi! Mi sono svegliato ed ero già attorniato dalle fiamme, poi mi hanno legato. Non li ho visti, avevano il viso coperto di bende scure!- le rispose, tirando indietro un braccio dalle fiamme - Ma se non facciamo qualcosa mi sa che moriremo davvero! Non ti viene in mente niente?-
- Che vuoi che faccia con la bacchetta?!- Trix lo guardò sconvolta - Non sappiamo fare niente!-
- Bhè, inventati qualcosa o moriremo qua!-
- E che ne so, il Legimors sei tu!-
Decisamente non era la situazione migliore per mettersi a battibeccare ma finalmente arrivarono i soccorsi.
Fra le fiamme di quell'inferno, i due maghetti videro qualcuno saltare nel fuoco che attorniava la loro porta e varcare la soglia, avvolto in un mantello nero. Era Milo e dopo di lui entrò anche Jess, trasformato in un falco.
Tornato umano, Mckay corse da loro e cercò di nasconderli sotto il suo mantello visto che ormai Damon non riusciva quasi più a respirare. - Milo! Rischiamo di soffocare! Dobbiamo muoverci!-
- Edward e Sphin stanno liberando il passaggio!- replicò Morrigan ad alta voce - Avanti, vieni!-
Jess spinse i due ragazzini verso il Diurno che stava fermo sulla soglia, a trattenere le fiamme con la bacchetta quando capirono che il proposito di uccidere Damon non era stato ancora abbandonato. Lo capì Beatrix quando, guardandosi attorno con l'udito fine ricolmo di rumori, ne sentì uno che non ricordava di aver mai udito.
Qualcosa di liquido...a contatto con qualcos'altro di affilato. Anche Milo lo avvertì bene perché i due puntarono i loro occhi giallo topazio su uno specchio rimasto attaccato alla parete. Era un po' annerito ma qualcosa uscì da esso, come se fosse stata formato da acqua, o da un altro fluido trasparente. Aparve una spada dalla lama lunghissima e partì velocemente verso Howthorne, però non lo raggiunse mai. Jess deviò la traiettoria alzandovi sopra il suo mantello, che rimase squarciato...e poi la spada invece di andare a piantarsi nella spalla di Damon, finì dritta nel petto di Beatrix.
Howthorne urlò, mentre Milo con gli occhi sgranati estraeva subito quella lama dal corpo tanto sottile della streghetta. La prese in braccio e lo stesso fece Jess con Damon, dopo che il piccolo lord ebbe rotto quello specchio afferrando un ciocco di legno ancora in fiamme, spaccandolo in mille pezzi.
Una volta usciti tutti, dieci minuti più tardi, furono gl'insegnanti ad occuparsi di sistemare l'intero dormitorio di Serpeverde. Le fiamme vennero completamente spente all'alba delle due di notte.
- In tanti anni che sono qua, a Serpeverde non è mai accaduto nulla di simile.- sibilò Piton fissando rabbioso la sala comune tutta bruciacchiata.
- Neanche io avrei saputo fare di meglio.- disse Draco, apparendogli a fianco dopo aver fatto un sopralluogo nel suo vecchio dormitorio - Prof, non ho trovato niente come può immaginare.-
- Allora sarà il caso di parlare col signor Howthorne.- disse la Mcgranitt con aria dura.
- Già. Non dovrà mai più accadere una cosa simile.- squittì la Cooman - Gli studenti avrebbero potuto farsi davvero male. Dove sono ora?-
- Se ne sta occupando la Chips.- rispose la professoressa di Trasfigurazione - Credo che sia meglio parlare col signor Howthorne e la signorina Vaughn ora che sono ancora svegli e lucidi. Vorrei sentire anche il signor Mckay.-
- Si, anche io.- rognò Piton - E che questa buffonata finisca.-
In infermeria però, la Chips bendava la mano ustionata di Damon e intanto imprecava.
- Ma tu guarda...Serpeverde in fiamme!- sentenziò scoccando un'occhiataccia a Harry, che stava seduto sul letto di Damon - Queste cose non sono mai successe. Almeno, non quando certa gente se n'è andata, vero signor Potter?-
- Io mi limito ad allagarli i sotterranei.- chiarì Harry con un ghigno - Parla col serpente sbagliato.-
- Si e insieme a quel serpente qua è tornata una disgrazia.- concluse, posando le bende - Fatto signor Howthorne. E cambia le bende una volta al giorno, ma vieni sempre a farti vedere da me, intesi? Non è uno scherzo l'ustione che ti sei procurato.-
- D'accordo.- rispose Damon serafico, incurante di aver rischiato grosso, poi si chinò sul bambino sopravvissuto - Dov'è Trix? Sta bene?-
Harry purtroppo non fece in tempo a rispondere che dal séparé alla loro sinistra arrivò un'imprecazione colossale.
- Sta benissimo.- disse Potter, sospirando - Milo, Jess...che le state facendo?-
- Levami di dosso questi due maniaci, accidenti!- sbraitò Beatrix, scappando fuori dalla tenda e saltando sul letto di Damon, per nascondersi alle sue spalle. Howthorne sospirò. Si era preso uno spavento incredibile quando quella spada aveva trafitto la sua amica da parte a parte. Ma per fortuna sembrava stare bene.
- Ehi, tutto ok vero yankee?- le chiese, preoccupato.
- Tutto ok un corno!- urlò la Vaughn rabbiosa - Questa è la mia maglietta preferita!-
- Maledetta ragazzina.- sibilò Milo a bassa voce, svaccandosi su una sedia.
- Non avevo bisogno del tuo aiuto, maledettissimo Leoninus!-
- E smettila di chiamarmi in quel modo!- replicò Morrigan di getto, stizzoso - E tanto per la cronaca, so benissimo che non avevi bisogno di aiuto ma avresti per caso preferito polverizzarti in quel casino? Eh? Per poi ricomparire sotto il naso dei tuoi compagni razza di mocciosa?-
- E sta zitto vecchiaccio!- Trix era arrossita di rabbia - Prima o poi imparerò da sola!-
- Se, come no. E non ho neanche cent'anni, stupida!-
- Parli bene tu! Non ti hanno costretto a stare in uno stupido posto pieno di stupidi sanguecaldo!-
- Oh e Ravenhall sarebbe stata la tua prima scelta?- frecciò Milo freddamente, sfidandola con un'occhiata - Non sai neanche cosa capita lì dentro alla bambine come te! Lì non ci vanno leggeri coi Diurni, tantomeno con le donne.-
Beatrix tacque, serrando i denti e fissandolo al colmo della rabbia. Avesse potuto l'avrebbe strozzato sul serio.
- Perché non calmate i bollori eh?- propose Jess placidamente - Fra un po' arriveranno i prof e Silente a chiedervi che accidenti è successo, cosa che piacerebbe sapere anche a me. E quel furetto da dove arriva poi?-
- Non fosse stato per Iggy non avrei mai trovato Damon.- disse Trix - Confondevo gli odori.-
- Sei andata a naso?- allibì Harry - Così giovane?-
- Comunque non era la vostra ora o sbaglio?- disse ancora Mckay - Damon, hai visto chi ti ha imbavagliato così?-
- No, erano incappucciati e bendati.-
- Non ti viene in mente altro?- chiese Milo - Come ha fatto a uscire un pugnale dallo specchio poi?-
- Bhè, potrebbe fare una cosa simile uno Smolecolarizzatore.- spiegò Harry - Ma Ron dice è molto difficile e non credo che uno come Lestrange che è stato segato all'esame possa già fare cose simili.-
- Un Portalista?- propose Tristan, entrando a grandi falcate nell'infermeria - Usa gli oggetti come portali per far passare informazioni o oltre cose a lui preziose. Non sono facili da trovare ma neanche rari.-
- Dirò a May di controllare i registri al Ministero.- assicurò Potter.
- Allora ragazzi?- chiese allora Tristan, sorridendo ai due maghetti - Tutto ok? Interi?-
- Ho una mano flambé.- mugugnò Damon.
- Io un buco in una maglietta da duecento dollari... e nella pancia.- sbuffò Trix seccata.
- E non sanno chi abbia appiccato l'incendio, né perché sia stato Damon a essere preso di mira.-
- Un avvertimento?- disse Milo, accendendosi una sigaretta - Magari per noi.-
- Di solito colpiscono più vicino.- disse Harry - Non è che hai predetto palle a qualcuno suscettibile Damon?-
- Macché...ho chiuso con quella roba, sono stufo.-
- Ma davvero? E allora ricomprami la maglietta!- rognò la Diurna, seduta accanto a lui.
- Che palle con questa maglia...bel gruppo però.- ghignò Howthorne - Mi fai vedere il buco nella pancia? Eh? Dai!-
- Toccami e ti mordo.-
- Appunto, Trix hai sete?- s'informò Tristan.
- No!- sbottò lei ostinata.
- Cosa vorresti fare scusa?- s'intromise Milo - Darle le mie scorte? Ma vaffanculo! Guarda che Gala me la fa pagare sai? Non me le regala mica! Lo sai benissimo quanto è taccagna quella!-
- Allora insegnale a cacciare, no?- rispose l'altro angelico - Ti sembra buona come idea?-
- Non le insegnerei neanche a mordere un muffin, figurarsi ad andare a caccia!- s'inalberò Morrigan, assumendo ora le sembianze vere e proprie di Dracula - Se volete darle da mangiare andate a comprarle sangue di maiale ma non azzardatevi a darle le mie scorte, intesi??-
- Chi le vuole.- replicò Trix astiosa - Chissà cosa bevi poi!-
- Ha parlato una che in vita sua non ha mai assaggiato sangue umano.-
- E neanche voglio!- strillò - Non diventerò mai come te!-
Prima che Milo potesse prenderla fra le mani e morderla sul serio, apparve il gruppo dei professori. Dopo che ebbero raccontato la loro storia, Silente scambiò un'occhiata con Harry.
- Che ne pensa?- chiese il bambino sopravvissuto.
- Penso che è stato più divertente al sesto anno tuo e di Draco.- frecciò il preside, poi tornò serio - Bhè, devo ammettere che sono stati furbi. Hanno attaccato in un punto preciso.-
- A quanto pare la voce che il signor Howthorne sia un Legimors s'è sparsa.- disse Piton.
- E cosa pensano?- borbottò Damon guardando altrove - Che basti mettere un gettone perché veda a comando?-
- E poi anche volendo la morte non cambia.- disse Silente pacato, battendo un paio di colpi sulla testa bacata di Howthorne - Non si può posticiparla. Anche prevedendola, la morte di un uomo non può cambiare.-
- Continuo a dire che sia stata la ripicca di qualcuno a cui hai predetto palle.- disse allora Harry.
- Allora la lista è lunga.- insinuò Draco, perfidamente.
Andò a finire che Serpeverde rimase inutilizzabile per tutta la notte e tutte le vipere dovettero dormire nella Sala Grande con gran giubilo dei più spocchiosi, tranne naturalmente Damon che venne tirato a forza nella stanza di Malfoy, che fu di ronda con gli altri e Trix...a cui però toccò una sorte diversa.
Una volta nella Torre Oscura, la signorina Vaughn cominciò a rendersi conto che la sua mancanza di nutrimento la stava davvero indebolendo. Ferma alla finestra, dopo che gli Auror erano usciti per il loro turno di guardia, alzò un braccio e vide che la pelle candida della sua mano si rattrappiva, si bruciava...
Si stava incenerendo. Socchiuse le palpebre, quasi disperata. Aveva sete. Tanta sete.
E aveva anche paura. Che cos'avrebbe potuto fare?
Damon dormiva nell'altra stanza e non voleva svegliarlo dopo quello che aveva passato...però aveva bisogno di parlare con qualcuno. Aveva bisogno di aiuto. E lì non c'era nessuno che potesse capirla.
All'improvviso però rabbrividì, sentendo la presenza di Milo accanto a sé come una vera e propria frustata. Levò gli occhi color topazio, ora privi di lenti a contatto e si schiacciò al muro, vedendolo imporsi su di lei.
Di scatto, le prese la mano fissandole la pelle con occhio attento.
Beatrix fece per tirare indietro il braccio e stranamente Morrigan non oppose resistenza.
- Passerà.- si limitò a dire la streghetta.
- No. Diventerai cenere.- le disse il Diurno fissandola intensamente.
- Lasciami in pace.- sussurrò allora la Vaughn, schiacciandosi sempre di più contro la parete. Non sapeva perché ma si sentiva come in trappola. Ora nell'aria, fra lei e quel Diurno, sentiva una tensione diversa che percepiva fra gli umani. Era come se...fra loro ci fosse qualcosa di diverso. Per la prima volta in vita sua, capì poi, non si sentiva sola.
Lui non la guardava con disgusto, come suo padre. Non la guardava con indifferenza, come sua madre.
Milo...la guardava come se stesse guardando se stesso in uno specchio.
Però era anche vero che aveva paura di lui. Lui già conosceva la sua parte che era puramente di vampiro.
Beatrix invece se ne era sempre tenuta lontana. L'istinto umano era sempre prevalso su quello vampiro...ma ora...qualcosa la stava chiamando. Era la sete . La sete che le prosciugava le energie e le toglieva il sonno.
Lo vide levarsi un guanto, gettarlo sulla tavola poco lontana. Poi si sollevò la manica della camicia scura e sotto lo sguardo sbarrato della ragazzina, Milo si ferì la pelle, mordendosi in modo leggero...e quando il sangue iniziò a scorrere, anche se tanto debolmente, Beatrix sentì le gambe cedergli. No...pensò disperata. No! Non poteva!
Cercò di allontanarsi in fretta ma Milo, più veloce, l'afferrò e la sollevò quasi da terra. Fu lui ora ad accostarsi con la schiena alla parete e facendolo, tenne stretta Trix per la vita con un braccio. L'altro, quello ferito, glielo portò davanti al viso. - Avanti.- sussurrò - Avanti.-
Paura, rabbia, odio e disprezzo per se stessa la invasero, rendendola una bambola fra le braccia del Diurno.
No. Si era ripromessa che non avrebbe mai bevuto sangue umano. Mai! Lei non era come suo padre e sua madre!
Lei non avrebbe mai ucciso nessuno! Però...per la voce del sangue era così forte da darle il capogiro.
E senza che potesse fare nulla, se non seguire l'istinto di cacciatrice che era dentro di lei, spalancò la bocca...e da quel momento non ricordò più nulla.
Quando quei denti piccoli e affilati si piantarono nel suo polso, Milo avvertì un leggero fastidio ma non disse nulla, limitandosi a tenerla stretta contro di lui e a carezzarle i capelli. Era quella la lezione più difficile di tutte.
E non voleva che fosse sola. Com'era stato lui...
Ricordò la prima volta che aveva assaggiato sangue umano. Aveva solo sedici anni...e aveva ucciso la ragazza su cui si era avventato, al limite della sete. Dopo aveva pianto per giorni interi.
Aveva ucciso per sfamarsi. Per salvarsi. Non per piacere. Ma nemmeno questi pensieri avevano salvato la sua coscienza dal rimorso. Nessuno l'aveva capito. Nessuno avrebbe mai potuto capirlo.
Perché la sua anima umana era incastrata nel corpo di un demone.
Continuò a carezzarle i capelli, senza sentire nulla se non la sua linfa vitale che scorreva ora nelle vene di Beatrix.
Passò parecchio tempo, un tempo breve forse per coloro che non sapevano ma non era ancora finita.
Erano solo a metà, capì Milo quando Trix si staccò dal suo braccio e si voltò nella sua stretta, per arrivare finalmente a guardarlo in viso. Seduti a terra, la streghetta si avvinghiò alle sue spalle e quando Milo la vide in faccia, guardandola negli occhi, capì che era totalmente soggiogata dalla sua sete. Non ne aveva ancora basta.
Il sangue umano dava alla testa. Come il loro istinto alla caccia.
Beatrix gli passò le mani sul viso, totalmente ipnotizzata e concentrata solo dal richiamo del sangue e Milo non fece nulla per fermarla. Sentì le sue piccole mani sul collo, poi i denti che affondarono nella sua pelle.
Una fitta acuta gli fece serrare gli occhi ma non si difese mai. Non l'allontanò, non la cacciò via. Anzi, l'abbracciò più stretta...anche quando cominciò a sentirla piangere sommessamente.
Sapeva perché piangeva. Riconosceva quelle lacrime.
- Sta tranquilla.- le disse a bassa voce, quando finalmente la piccola Diurna si staccò da lui - Va tutto bene.-
Beatrix scosse il capo come impazzita, pulendosi il sangue dalla bocca con un gesto disperato e rabbioso. E continuò a piangere per tanto, tanto tempo. Aveva fatto del male a qualcuno per se stessa.
Per la sua sete e il suo istinto. Sarebbe stata capace di ucciderlo per la sua sete.
E si odiava...si odiava tanto che il suo stesso sangue ora rideva di lei.

La mattina dopo, tutta la scuola sapeva che Serpeverde era stata fatta flambé da qualche spiritosone.
- Perché guardano tutti me stamattina?- bofonchiò Harry, seduto sulla fontana.
- Non so tesoro.- gli disse May, seduta al suo fianco col caffè in mano - Forse perché sei Harry Potter e ti guardano come un dio da quando siamo qui? O forse perché l'unico che si è sempre divertito con queste cose?-
- L'ho già detto a Piton. È Malferret che dà fuoco ai dormitori.- sbuffò Potter, sbadigliando - Piuttosto, quando vai da Orloff dovresti farmi un favore. Infilati di nuovo nella Sala Registri e cercami i Portalista riconosciuti, ok?-
- Ce ne saranno una ventina riconosciuti.- disse la Aarons con aria scettica - E tutti gli altri?-
- Oh, a loro ci pensa Mundungus.- ghignò il bambino sopravvissuto - Gli altri dove sono?-
- Edward è andato a parlare con Tristan e Jess della ronda a Serpeverde. Ron controlla Vanessa invece.-
- E sua maestà Malfoy?- bofonchiò Harry, facendo finta di niente.
- Non l'ho so. Quando mi sono svegliata non l'ho visto.- disse May, con la massima tranquillità.
E così dormiva ancora con lei. Che testa di cazzo...
- Mi dici cosa c'era fra loro?-
Harry si era aspettato quella domanda e come sempre May, nella sua schiettezza, era andata dritta al punto. A volte la guardava e stentava a capire bene quella ragazza. Prima severa, poi dolce, poi dura e ancora indifferente.
A volte invece era così materna e protettiva con loro...con Draco poi...sembrava quasi lo incantasse.
- Hermione e lui stavano insieme.-
- Per gioco mi ha detto.- disse la Aarons - Ma non ha mai voluto aggiungere altro.-
- Per gioco...si, diciamo così. Questa è la versione ufficiale.-
- E la versione ufficiosa?-
Harry sogghignò, mettendosi in piedi e stiracchiandosi - La versione ufficiosa è che nessuno dei due, a quanto pare, ha ancora dimenticato l'altro. Come hai potuto vedere anche tu c'è parecchio in sospeso.-
May annuì, scuotendo appena i crini bruni - Si, ho visto. Penseresti male di me però se ti dicessi che non voglio arrendermi alla prima difficoltà?-
- Pensi che tenga per Herm?- sorrise Potter dolcemente.
- E' innegabile che l'amiate tutti quanti.- sospirò l'Osservatrice, allungando le gambe e guardandosi le punte degli stivali - Ed è ancora innegabile che Draco pensi sempre e solo a lei. Però...so di piacergli anche io. Quando sta con me, a lei non pensa mai, di questo sono convinta.-
- Ho notato che sta meglio da qualche tempo.- annuì il moro.
- Quindi penseresti male se cercassi di tenermelo tutto per me?- gli chiese May in un sussurro.
Non era una domanda dalla risposta facile, questo Harry dovette ammetterlo. Ma non poteva condannare una persona a cui era tanto affezionato solo perché May ora cercava di mettere piede nel territorio che lui aveva sempre considerato di Hermione. Ora stava solo a Malfoy capire se era ancora proprietà della Grifoncina o della loro bella Osservatrice.
Quella mattina andò tutto liscio. Clay, Edward e Ron setacciarono in lungo e il largo Serpeverde durante le lezioni, poi all'ora di pranzo si radunarono tutti alla Torre Oscura e come sempre fu il solito buco nell'acqua.
- Un cazzo di niente.- si lamentò Weasley svaccandosi a tavola - Chiunque sia stato non ha usato fatture. E qua non ci si può Smaterializzare, quindi siamo punto e a capo. Ha ragione Tristan! O è uno Smolecolarizzatore come me, o un Portalista! E se è uno di queste due siamo davvero nella merda, Harry.-
- E dov'è la novità?- bofonchiò Draco, portando in tavola il vino - Qualcosa verrà fuori.-
- Non potrebbe essere uscito dallo specchio?- fece Jess - Anche la spada che ha cercato di uccidere Damon è uscita da lì e solo un Portalista può fare una cosa del genere.-
- O un empatico.- disse Milo, entrando dalla porta della torre in quel momento - Trovato niente su questa Katrina?-
- Dici che è stata lei?- fece Tristan pensoso - Ma un'empatica può fare cose del genere?-
- Di esseri empatici ne so poco davvero.- disse May - Se volete darò ancora un'occhiata al Ministero ma Tom ha detto che Orloff è in combutta con questa tizia, perciò avrà insabbiato tutto no?-
- Quello farà la fine di Caramell.- rognò Edward seccato.
- Già.- bofonchiò Tristan, scoccando un'occhiata stranita a Morrigan - Sei più pallido del solito...stai bene?-
- Si, devo solo bere qualcosa.- borbottò il Diurno, affondando la testa nel frigo - Dena e la super tata dove sono?-
- Arrivano fra un attimo.- lo informò Mckay - Vedi di non attaccare briga.-
- Farò del mio meglio.- disse Morrigan con una faccia però che diceva anche "Credici, povero fesso!"
A metà del pranzo May andò via per tornare a fare rapporto a Orloff e pochi minuti dopo fecero il loro ingresso Elisabeth Jenkins che sembrava sempre la maestrina in cattedra, e la piccola Degona.
Quel giorno però, a differenza del solito, non sorrise ai ragazzi e non saltò né in braccio a Milo né in braccio a Draco. Anzi, aveva un muso lunghissimo. Sembrava evidentemente scocciata ma si rifiutò di parlare, anche quando Tristan e Jess le chiesero che le fosse successo. Fu Liz a spiegare tutto.
- Stava di nuovo usando il caminetto per parlare con qualcuno.- disse la strega duramente.
- Io non parlavo con nessuno col camino!- sbuffò Dena con l'espressione bellicosa di Lucilla sul visetto - Nel camino non c'è nessuno, te l'ho detto! Ma perché non mi credi?-
- Te l'ho ripetuto mille volte.- sentenziò ancora la Jenkins con flemma esasperante - Sei troppo piccola! Non sta bene che una signorina come te usi già la magia! Dio solo sa cosa potresti imparare poi!-
- Con la gente abile che le sta attorno non lo direbbe nessuno.- sfuggì a Milo e subito gli arrivò un calcio da Tristan da sotto il tavolo. Trattenne una smorfia, imprecando a bassa voce.
- Perché non mi credete eh?- continuò Dena arrabbiandosi - Quella spiona ficca sempre il naso ovunque!-
- Spiona?- riecheggiò Draco alzando un sopracciglio - Che spiona?-
- Oh, per l'amor del cielo!- s'intromise Liz - Sono solo sciocchezze.-
- La mamma è l'unica che mi ascolta.- bofonchiò la bimba imbronciata.
- Ok, ok...- fece Tristan, gettando la spugna - Diavoletta, chi è questa spiona?-
- Te lo dico da un pezzo ormai.- gli rinfacciò sua figlia - Stava anche a casa nostra!-
- C'era quando è venuta tua madre?- le chiese Edward interessato.
- No. Lei viene solo quando ci siete voi.- rispose Dena composta.
- Aspetta...- Milo aguzzò gli occhi gialli - Stai dicendo che c'è qualcuno che spia quando noi parliamo di tattiche?-
- L'ho detto al papà...ma non mi ha voluto sentire!-
- Cosa?- sbottò Tristan - Ma Liz mi ha detto che era una cosa come l'amico immaginario!-
- E infatti...- replicò la Jenkins - Cosa vuoi che sia, dai! Degona ha 4 anni!-
- Però quella lì ci spia sempre!- saltò su la bambina, balzando in piedi sulla sedia. Un attimo dopo tacque, sgranando gli occhi verdi. Li puntò alle spalle del padre e della sua tata...sullo specchio che May si era portata da Londra.
- Eccola lì!- urlò, afferrando una forchetta. Subito dopo la scagliò contro lo specchio e lo fece in mille pezzi, fra le grida isteriche di Liz e lo stupore generale, specialmente degli Auror quando costernati sentirono un gemito soffocato provenire proprio dai frammenti a terra.
- Sette anni di sfiga.- bofonchiò Clay, attirando l'attenzione del gruppo.
Tornati a respirare, gli Auror si avvicinarono lentamente alle schegge di vetro ma ormai non vi era più nessuna presenza. Milo corrucciò lo sguardo voltandosi verso Harcourt.
- Com'è che non l'hai percepita prima?-
- Ma che ne so...io di questa Katrina non capisco più un tubo.-
- Insomma, qualcuno mi spiega che cazzo succede?- esplose Ron disperato - Chi cavolo ci spiava?-
- Quella Katrina, ne sono sicuro.- disse Harry - Quella ci spia!-
- Allora è anche una Portalista.- sentenziò Jess, più calmo - O una Smolecolarizzatrice.-
- E' una rompi palle, ecco cosa.- rognò Malfoy - Quella va sistemata dannazione o non saremo più tranquilli qua dentro! Quella maledetta ha anche cercato di ammazzare Damon ieri notte.-
- Io ve l'avevo detto...- mugugnò Degona, incrociando le braccine.
- Dio, questa mi sembra Lucilla.- Tristan prese in braccio la figlia sbolognando la faccenda a suo fratello e a Harry. In fondo lui aveva lezione col primo anno, doveva darsi una mossa e quindi lasciò gli altri a brancolare nel buio.
In fondo era più che sicuro che tanto quella maledetta empatica sarebbe sfuggita loro ancora per parecchio tempo. Purtroppo però avevano le mani legate. Silente si era raccomandato di proteggere Harry e Tom in primis e andare a strozzare Vanessa Lestrange non avrebbe procurato altro che casini.
- Che seccatura.- pensò fra sé. Mollò Degona nello studio del preside, appuntandosi mentalmente di fare poi una chiacchierata con Liz che forse teneva nascoste un po' troppe cose e poi...si, parlare anche con Lucilla.
Qui la cosa era diventata troppo grande per loro.
Entrato in classe, venne investito dal solito baccano. Cloe King stava letteralmente in piedi sul banco come una guerriera e sbraitava come un'ossessa contro Fabian Alderton, o "il dispotico razzista", come lo definivano tutti.
Cercò di calmarli, preoccupandosi anche di vedere come stavano Damon e Beatrix ma quei due se ne stavano buonini nel loro banco, sonnecchiando con aria svagata. Tom era seduto dietro di loro con Ian Wallace e ne fu contento.
Alla fine delle sue due ore, si fermò con loro a chiacchierare fuori dalla classe.
- Avete sentito sospetti sull'incendio di ieri sera?-
Damon levò le spalle - Danno la colpa ai Grifondoro, tanto per cambiare.-
- Ho sentito anche la Gordon ipotizzare che fosse stato un Mangiamorte.- ghignò la King sarcasticamente - Hanno la coda di paglia e stanno, come al solito, cercando di salvare le apparenze.-
- Che palle duchessa, cambia disco.- rimbrottò Howthorne - Comunque ce la caviamo.-
- E tu Trix? Tutto ok?-
La ragazzina, aveva un'aria decisamente più florida del solito, si limitò ad annuire un po' rossa in viso - Si, tutto bene.-
- D'accordo ragazzi.- disse Mckay - Allora ci vediamo domani. E tu Cloe...vai a fare esercizi, capito?-
- Che barba la Focalizzazione.- si lamentò la biondina - Prof, è una noia mortale!-
- Tutti i Sensimaghi iniziano così sai? Ah, Tom! Ti è arrivato qualcosa da Lucilla?-
Il piccolo Riddle scosse il capo - Un biglietto breve. Si sta occupando di Caesar, Dimitri e di Herm. A quanto pare sono conciati male tutti quanti. Una settimana e verrà qua comunque.-
- Ecco, fantastico.- Tristan lasciò perdere, tornando sui suoi passi - Ci vediamo ragazzi. E state lontano dai guai!-
- Senti chi parla.- rise Tom divertito.
Una volta rimasti soli, i quattro vennero investiti da un pesante chiacchiericcio ancora prima di separarsi.
Sconvolti ma preparati, videro che tutta la scuola si era messa a bisbigliare al passaggio di Harry, Ron e Draco.
Ammirazione a parte, tutti erano convinti a quanto pareva che fosse stato uno studente a dare fuoco a Serpeverde.
Sentendosi fissato, Tom arrossì - Non crederanno mica che io...-
- A dire il vero questa cretinata l'ho sentita anche io.- disse Trix alzando le spalle e fissandolo con insolita dolcezza - Tutti a Serpeverde pensano che tu sia qua prigioniero di Harry, che lui ti controlli. Mary Lewis invece stamattina andava blaterando con un prefetto che Harry è qua per difendere tutti da te.-
- Ma va?- fece Damon sogghignando - Io ho sentito anche che Tom ha un serpente enorme in camera!-
- Ma veleno non è lungo solo quindici centimetri?- richiese Beatrix stranita.
- Ragazzi, non c'è da scherzare!- annaspò Tom più rosso di un pomodoro - Non voglio che pensino male di Harry!-
- Arrivi tardi.- frecciò Ron, raggiungendoli - Ciao ragazzi...che succede? Avete delle facce!-
- Pettegoli.- disse Howthorne pacato - Stamattina girano molte chiacchiere.-
- Tanto per cambiare.- disse Draco tranquillissimo - E' solo questo il problema?-
- E' solo questo il problema???- si sconvolse Tom - Io non so come fate a stare sempre così tranquilli!-
- Perché?- Potter ridacchiò, appoggiandosi alla colonna dell'arcata - Ma dai, lasciali parlare!-
- Si ma mi guardano tutti! Pensano che abbia dato fuoco a Serpeverde per farti arrabbiare!-
- E lascia che pensino, è una scuola no?- rispose il moro lasciandolo senza parole - Tutti parlano!-
- Si ma c'è una bella differenza fra Harry Potter e Tom Riddle.- mormorò il maghetto, abbassando gli occhi. Allora anche Harry tacque. Accidenti, non c'era volta che non ferisse i sentimenti di quel ragazzino.
Stavolta però c'era qualcuno a difendere l'accusato. Qualcuno che ribolliva come una pentola a pressione.
Se ne accorse Damon per primo, vedendo i pugni di Cloe King chiusi lungo i fianchi e l'aria battagliera.
Aveva gli occhi nocciola contratti e se la conosceva bene, visto che fin da bambini avevano giocato spesso insieme, stava per farne una delle sue. La vide guardarsi attorno con espressione bellicosa ma esplose del tutto quando un gruppo di studentesse di Tassorosso e Grifondoro dal quarto anno in su si misero a ridacchiare e a bisbigliare vicino a loro, indicando Tom senza ritegno. Fu allora che signorina King dette per la prima volta a Tom l'aiuto più grande.
Senza una parola, Cloe afferrò Tom per il cappuccio e se lo rigirò davanti al naso, interrompendo il discorso con gli Auror. - Senti un po'...- sibilò iraconda, intimidendo Riddle fino al limite ma facendo bene in modo che tutti i presenti in giardino li sentissero - Adesso dimmi la verità! Tu centri qualcosa coi Mangiamorte?-
Tutta Hogwarts a quella domanda si ferma. Perfino le pettegole si zittiscono, spalancando gli occhi.
Tom invece desiderava sprofondare. Ora si che lo guardavo proprio tutti! Solo la disperazione gli diede la forza di esclamare un secco: - No! Certo che no!-
- Sei il figlio del Lord Oscuro.- continuò Cloe imperterrita - Davvero non ci hai niente a che fare?-
- Ti ho detto di no.- replicò Tom tremante, sentendosi minuscolo davanti a tutti.
- E allora perché stai con Harry Potter?-
A quell'ennesima domanda, tutti gli studenti del sesto e del settimo rizzarono meglio le orecchie.
- Perché lui e Draco sono i miei padrini...- rispose Riddle, a bassa voce.
- Insomma, non hai niente a che fare con questa storia, giusto?- concluse Cloe pragmatica, mentre Trix, Damon, Harry, Ron e Draco potevano quasi sentire gl'ingranaggi della sua testa girare vorticosamente. All'ennesima negazione di Tom, Cloe parve sorridere. E per Tom fu il suo primo vero sorriso. E fu molto emozionante...anche se poi la King divenne una belva. Si voltò di scatto verso gli studenti e le pettegole vicino a loro, furibonda - ALLORA, AVETE SENTITO TUTTI NO? Lui non ha niente a che fare con questa vecchia storia! E se adesso levate le tende fareste un favore a tutti, lo spettacolo è finito! Tom Riddle non è qua per seguire le orme di suo padre! E adesso sparite!-
Nello sconvolto generale, si sollevò un putiferio...ma gli amici della Grifondoro erano un pelino perplessi.
- Tu per me non hai mai fatto una piazzata del genere.- bofonchiò Harry rivolto a Ron, più allibito di lui.
- Focosa la ragazzina.- disse invece Malfoy, osservando come la biondina faceva scappare anche le ragazze più grandi. Accidenti, aveva praticamente detto chiaro e tondo a tutti che il figlio di Lord Voldemort non era come suo padre.
Una dichiarazione pubblica in piena regola.
- Ehi megafessa...- la richiamò Trix dopo un po' - Guarda che se continui a starnazzare così ti verrà mal di gola.-
- Un attimo, non ho ancora finito!- ululò Cloe mentre Damon la tirava la gonna per placarla - Se non avete altro da fare perché non vi mettete a spettegolare su quanto siete deficienti eh? Mettetevi davanti allo specchio e ve ne accorgerete da soli! Imparate a pensare agli affari vostri, imbecilli!-
- Maledetta King, ma come accidenti ti permetti eh?- le ringhiò una Tassorosso del quinto anno.
- E sta zitta Osborne! Perché non parli con le tue amiche di come ti sei ripassata tutta la squadra di quidditch della tua casa eh?- e dicendo quello, più di una persona si mise le mani nel capelli o sugli occhi, stentando a credere a quelle parole - Sono sicura che di quello avrai parecchio da spettegolare! E adesso evaporate superoche!-
Oh, manco a dirlo nel breve giro di un minuto Cloe King si fece terra bruciata attorno.
Gli altri ci erano rimasti secchi: Trix che si chiedeva se quella sanguecaldo fosse vera, Damon che era rimasto a tirarla per la gonna, Harry, Ron e Draco che le facevano mentalmente i complimenti e...Tom.
Scambiandosi uno sguardo, Potter e Malfoy si trovarono finalmente d'accordo su una cosa, specialmente osservando il viso di Tom contratto in un'espressione che poche volte appare nella vita di una persona.
- Oh, era ora!- sentenziò Cloe calmandosi e riassumendo la sua classica flemma - Finalmente! Non ne potevo più! E tu che cavolo fai Howthorne? Mollami la gonna, porco!-
- Come se ci fosse tanto da vedere.- frecciò Damon - Dio duchessa...lo sapevo che l'avresti fatto!-
- Questo costante chiacchiericcio di sottofondo mi ha spaccato i nervi!- rimbrottò cupamente - Non posso resistere qui dentro per sette anni! È assurdo! Basta, almeno ce li siamo levati di torno per un po'...-
- Porca miseria...- rise Harry guardandola - Ma perché non c'eri tu a difendermi eh?-
Cloe, che l'adorava e che lo considerava letteralmente un eroe, arrossì piacevolmente ma poi tornò subito a guardare il piccolo Riddle con aria decisamente più tranquilla di quella che ostentava sempre in sua presenza. Sembrava che...le risposte che lui le aveva dato l'avessero finalmente convinta. E infatti, quando tutti se ne andarono per la loro strada Cloe e Tom si diressero a Grifondoro affiancati.
Il maghetto era molto curioso ma quella aveva una lingua davvero pericolosa...comunque, quando aprì la bocca per ringraziarla, lei lo precedette. - Lo so che non erano affari miei. Damon ha ragione quando dice che sono un'impicciona.-
- No...- abbozzò il ragazzino - Solo che...ecco, non me l'aspettavo...-
- Odio i pettegoli. E detesto i montati.-
Bhè, se non altro era la persona più schietta e sincera che avesse avuto accanto dopo Damon. Sorrise appena, pensando che ora quei suoi occhi fieri non facevano più così paura. Anzi...li ammirava. Adesso Cloe gli sembrava molto più che inavvicinabile e regale come una regina. Quando stava con lei si sentiva come coperto da uno scudo.
- Posso chiederti una cosa?- sbottò all'improvviso - Perché ti fai chiamare Cloe?-
- Eh? Ah...- la ragazzina fece una smorfia - Angelica è un nome ridicolo per me. Anche i miei hanno smesso di chiamarmi così fin da quando avevo due anni. Così è sempre stato Claire per tutto il mio nome ma solo mia madre e mio fratello mi chiamano così. Per gli altri sono solo Cloe.-
- Sinceramente a me sembra che Claire ti stia meglio.- se ne uscì Tom ma subito se ne pentì. Accidenti, ma perché non teneva a freno la lingua eh? Quella lì sembrava una un po' pungente...ma la King inclinò il capo e si fece pensosa.
- Davvero lo pensi?-
- Bhè...si.- balbettò Tom - E' più adatto a te.-
- Ok...- Cloe sollevò le spalle, scoccandogli un altro sorriso - Allora puoi chiamarmi così anche tu.-
Entrare al Grifondoro al fianco della duchessa King fu uno smacco per tutto il dormitorio. Rimasero tutti allibiti, a bocche spalancate ma non osarono aprire bocca, anche perché erano tutti a conoscenza del carattere vulcanico della loro compagna. Avessero anche solo pensato di spettegolare lei li avrebbe sentiti fin sopra il suo dormitorio...e poi sarebbero stati cavoli amari.
Dopo averla salutata, Tom andò in camerata ma prima di entrare avvisò la sua presenza.
- Tranquillo!- ridacchiò Martin da dentro - Non c'è niente che vola!-
- E per terra?-
- Aspetta...c'è la Ricordella di Archie vicino al mio letto!- lo avvisò Bruce.
Entrò guardingo, facendo ridere quasi tutti i suoi compagni e si sentì sollevato. Quella giornata che era iniziata così male...anzi, quell'inizio di scuola così tetro, alla fine era diventato un periodo sereno grazie a Damon, Trix e Cloe.
- Tom, ti è arrivata una lettera!- lo avvisò Ian, quando buttò la borsa sul letto - L'ha portata Edvige!-
- Già e poi è tornata da Harry.- concluse Archie svaccato sul suo letto a leggere le cavolate della Cooman - La lettera è della tua mamma!-
Tom sorrise, ficcandosi in bocca un lecca-lecca, sempre regalo di Archie e si sedette a gambe incrociate sul tappeto. Quando aprì la busta però, si accorse di non aver a che fare con una lettera normale.
Come le chiamava Dimitri, quella era una Vedolettera .
Appena rotto il sigillo, esplose nella camerata un fumo rosa fosforescente e dopo un attimo si forma una specie di superficie liquida davanti a Tom, dentro cui apparve poi Lucilla.
I ragazzini spalancarono le bocche e poi si buttarono alle spalle di Tom, al limite della curiosità.
"Ciao Tom." disse Lucilla pacata. Quello era un messaggio breve, quindi non potevano interagire ma come sempre la Lancaster dette la risposta a molti dubbi "Ho parlato con Degona pochi minuti fa. Mi ha detto del problema di quell'empatica e anche dei suoi appostamenti negli specchi. C'è un modo per risolvere la situazione e serve la fatina di Harry. Lei può emettere una sorta di talismano ogni qual volta vi ritrovate per discutere."
- Accidenti, è lei la tua mamma?- chiese Ian ammirato - Sembra così giovane!-
- Però, che occhi! Aveva ragione il prof!- disse invece Martin - E' davvero così potente?-
- E' fortissima.- rise Tom, strizzando l'occhio, poi continuò ad ascoltare.
"Mettete degli incantesimi di blocco alle porte e alla Mappa del Malandrino. Sulla mappa la sua presenza comparirà comunque, quindi dovrete stare attenti a beccarla al momento giusto. Quando avrete scoperto il vero nome di quella tizia, allora potrete cercare informazioni su di lei."
- D'accordo...ma sarà più difficile del previsto...- borbottò Tom.
"Vorrai sapere le condizioni degli altri immagino. Demetrius sta già meglio, striscia per tutto il palazzo ma in fondo se la cava. Caesar continua a dormire e Hermione è ancora sotto sedativi. Dì a Harry e Draco che appena si rimetterà la farò tornare da voi. Jeager invece è sempre nei paraggi e non ho voglia di sporcarmi le mani."
Grande mamma, pensò Riddle sospirando. Era sempre la solita.
Comunque, nonostante la notizie abbastanza buone, capì che il tono di Lucilla era stato volutamente vago.
Forse né Caesar né Hermione stavano poi così bene.
Forse ci sarebbe voluto ancora molto tempo prima della guarigione di Hermione.
Si, Lucilla aveva volutamente sorvolato sulle loro vere condizioni.
Ma in fondo il tempo avrebbe guarito ogni ferita. O almeno era quello che lui sperava.

 

 

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Capitolo 24
*** Capitolo 24° ***


 


Nemmeno Tom Riddle seppe bene dire come e precisamente il momento in cui iniziò il cambiamento, ma da quando Angelica Claire King l'aveva preso sotto la sua ala protettiva tutto sembrava essere cambiato. A parte lo stupore generale causato da quella che sarebbe passata alla storia come La Grande Piazzata della sua compagna in mezzo al giardino principale di Hogwarts, tutti a Grifondoro erano rimasti allibiti quando la così quotata futura duchessa era stata vista in giro sempre più spesso con quello che i grifoni consideravano solo un intruso, al meglio. O al peggio il nemico numero uno di Harry Potter, il mito e l'eroe della torre.
Eppure quando con Tom c'era Cloe nessuno osava mai né alzare lo sguardo, né bisbigliare.
Dovevano essersi ficcati in testa che non era altro che un mago normale e se qualcuno aveva ancora reticenze, cosa di cui Riddle era più che sicuro, avevano il buon gusto di tenerle per sé.
Cloe stava praticamente sempre con lui e la cosa non gli spiaceva affatto. A fianco a lezione, nei corridoi, perfino ai pasti. Infatti, come aveva detto Damon sospirando sollevato, la duchessa era finalmente riuscita a fargli smettere lo sciopero della fame dopo un mese dall'inizio della scuola. Come?
Semplice, dalla mattina dopo la Piazzata, Cloe era andata a svegliarlo tutti i santi giorni, entrando nella camerata dei ragazzi a passo di carica e fregandosene di tutti aveva letteralmente trascinato Tom in Sala Grande, l'aveva fatto sedere vicino a lei e quando le sue amiche sembravano essere state sul punto di chiederle cosa stava facendo, lei aveva alzato uno sguardo di fuoco che aveva incenerito tutta la sua casa. E da quel momento, non era volata più una mosca...
Anche quella mattina, Tom sentì la famigliare presenza di Cloe sul suo letto.
- Dai sveglia!- gli disse la ragazzina, scuotendolo poco gentilmente - Dai che è venerdì!-
- La giornata più schifosa della settimana, vero Cloe?- le chiese Martin, infilandosi il mantello - Quante ore hai di esercizi di Focalizzazione?-
- Due.- rispose tetra - Dai Tom! Dobbiamo andare a fare colazione!-
Il piccolo Riddle alla fine si mise in piedi di malavoglia, sbadigliando e stiracchiandosi. Certo che la sua compagna non demordeva proprio. Ormai si chiedeva piuttosto spesso perché non facesse altro che parlare quasi sempre e solo con lui. Forse le sue amiche un po' pettegole la lasciavano indifferente...si, in effetti anche prima della Piazzata l'aveva vista prestare poco attenzione alle chiacchiere degli altri grifoni del primo anno. Gli unici con cui l'aveva vista sorridere ogni tanto erano Bruce e Martin. E Damon naturalmente, ma con Howthorne la sua amica aveva un rapporto un po' particolare. Come dire...un po' atomico.
- Claire...ma tu e Damon vi conoscete da quando eravate bambini, vero?- le chiese, mentre scendevano le scale della torre. Lei annuì, sbuffando - Si. Mio padre e suo padre sono civilmente amici.-
- Civilmente?-
- Si. Mio padre è una persona molto tonta. Lord Michael poi era molto amico di Lucius Malfoy e tempo fa c'è stata qualche incomprensione ma le hanno chiarite e adesso praticamente passo sempre le feste con lui anche se ogni tanto uno di noi due riesce a filarsela.-
Si, ammise Tom ridendo fra sé. Il carattere un po' sfuggente di Damon non doveva essere facile da prendere per una persona diretta come Claire King. Giunti in Sala Grande ebbe il solito brivido imbarazzato che provava da circa una settimana, da quando aveva preso a mangiare con gli altri, ma una volta seduto gli sguardi degli studenti tornarono alla loro colazione. Cloe si sedette davanti a lui, addentando un muffin.
- Non ho voglia di andare alla serra.- sbuffò, annoiata.
- Se è per questo nemmeno io.- disse Martin Worton, raggiungendoli e sedendosi alla destra libera di Tom - L'ultima volta abbiamo quasi rischiato un dito io e Bruce. Quei germogli erano perfidi!-
- Qualcuno ha visto mio fratello?- sospirò Cloe dopo il caffè.
- Sono qua!- le disse Brian, raggiungendola col suo migliore amico - Ciao sorellina. Oggi sto tutto il giorno al campo di quidditch per la partita di domani, quindi ci vediamo stasera a cena ok?-
- Come va con le reclute?- s'informò Bruce Joyce - Se la cavano quei due del secondo anno?-
- Si, per ora si.- si limitò a dire il ragazzo, sorridendo tranquillo - Certo, non è come avere Elettra all'attacco ma...vero Tom? Tu l'hai mai vista giocare?-
- Eh?- Riddle cadde dalle nuvole - Oh...si. Io, Harry e Draco siamo andati a vedere una sua partita prima dell'inizio della scuola. Era solo un amichevole ma ha giocato benissimo.-
- Sai cosa mi piacerebbe vedere?- bofonchiò allora Cloe, appoggiandosi su un gomito - Vorrei vedere Harry ed Elettra Baley giocare una partita qua come ai vecchi tempi. Quest'anno non c'è il raduno del loro anno?-
- Stai pensando di proporre una partita alle loro case?- le chiese Mary J. Lewis che aveva sentito tutto.
- Wow, sarebbe fantastico vedere Harry giocare!- enfatizzò anche Maggie Clark.
- Mica tanto.- rispose Brian con un ghignetto - Lui e Draco Malfoy si riempivano sempre di pugni.-
- Anche in campo?- fece Cloe stupita - Secondo me racconti un mucchio di balle. A vederli adesso sembrano quasi normali.-
Se come no, pensò Tom nascondendo un sorriso. Lo sapeva lui perché Harry e Draco si contenevano di recente. Perché altrimenti i Bracciali maledetti li avrebbero fatti andare a braccetto per tutta la scuola e quei due non avrebbero potuto sopportare delle macchie solo loro immacolata reputazione di nemici per la pelle.
Ogni tanto li vedeva che anche in pubblico erano lì pronti a maledirsi e a bestemmiarsi dietro ma poi si bloccavano, magari mordendosi le labbra e la loro stessa lingua forcuta. Ron diceva che facevano proprio ridere...e non doveva avere tutti i torti, visto che lui li conosceva da tempo e li aveva visti picchiarsi e insultarsi fin da ragazzini.
- L'idea della partita non è male comunque.- disse Julian Foster, il migliore amico di Brian che era anche il capitano della squadra, altro cacciatore come King - Possiamo chiederglielo. Dovrebbe però richiamare tutta la sua squadra.-
- Possiamo anche chiedere a Edward Dalton e a Malfoy no?- continuò Brian - Anche loro erano capitani delle loro case e se troviamo anche Justin Bigs siamo a posto. Prima li avvisiamo e prima potranno chiedere ai loro ex compagni.-
- Tu che ne pensi Tom?- s'intromise Cloe, interessata - Dici che è una buona idea? Accetteranno?-
Buona idea gli sembrava una cosa azzardata. Mettere Harry e Draco uno di fronte all'altro per una sfida avrebbe dato come risultato un vero e proprio massacro in campo, comunque Edward non avrebbe fatto una piega. Sarebbe stato meglio parlarne con lui per primo, visto che era il più ragionevole.
In un altro tavolo, quello argenteo e verde composto da quelle simpatiche serpi che guardavano Tom tanto avidamente, ce n'erano due che erano intente più che altro a tenersi sveglie.
- Odio il venerdì.- disse Damon Howthorne, finendo il caffè svogliatamente.
- Tu odi tutti i giorni della settimana.- replicò Beatrix Vaughn, intenta a sistemarsi lo smalto azzurro sulle unghie - C'è qualcosa che non ti urta?-
- Poche cose.- replicò lui secco, sentendo la voce irritante di Fabian Alderton - L'unica cosa che mi consola è che non devo più fare la fatina del cestino merenda per Tom.-
- E' impressionante come la persona che più ha bisogno di attenzioni sia quella che più di piaccia.- considerò Trix sorridendo appena, soffiandosi sull'unghia perfetta del pollice - Sbaglio forse?-
- Perché? Tu necessiti di meno cure per caso?- ironizzò, beccandosi un'occhiataccia - Su yankee, mi dici che succede?-
- Che succede cosa?- fece finta di nulla la ragazza.
- Lo sai.- Damon le puntò addosso gli occhi celesti, acuto come sempre - E' da un pezzo che sembri stare meglio.-
- Non mi pare.-
- Ti dico di si. Adesso ogni volta che mi guardi non mi sento più un pasto pronto.-
Accidenti a quel sanguecaldo, pensò irritata. Certo che quello lì era davvero pericoloso. Sembrava leggere in faccia alla gente. Si limitò ad alzare le spalle e a dire vagamente che ora era abbastanza sazia.
- Posso sapere dove hai reperito il cibo?- chiese Damon a bassa voce.
Trix tacque, sospirando. Chissà se lui ...stava bene...
Non l'aveva più visto da quel giorno. Una volta sola l'aveva scorto da lontano col professor Mckay ma poi era sparito e non si era più fatto vivo. Stava forse male? L'aveva indebolito troppo? Dio, come aveva fatto a non pensarci?
E se fosse stato davvero male per colpa sua?
Ci pensò per tutta la mattina, prima durante le ore della Mcgranitt non riuscendo a combinare niente, poi in serra quando rischiò di farsi divorare un braccio da un bocciolo più affamato di lei e infine anche a lezione con Ruf.
Erano le quattro quando finalmente quella settimana infernale finì e Beatrix stava ancora sulla graticola.
Doveva parlare assolutamente col professor Mckay.
- Tom...- si avvicinò a Riddle che stava raccogliendo i libri che aveva fatto cadere, svampito come suo solito - Senti, sai per caso dove posso trovare il prof di Difesa?-
- Tristan?- Tom fece mente locale - Ecco...mi sembra che sia in sala duelli con quelli del settimo.-
- Che c'è superoca, ti sei finalmente decisa a chiedergli qualcosa da mangiare?- le chiese Cloe passandole a fianco.
- Pensa agli affaracci tuoi, megafessa.- replicò Trix apatica.
- Piuttosto, come sta il buco nella pancia?- le chiese Riddle più gentile - Stai bene vero?-
- Ma si, è sparito da un pezzo.- disse la Diurna, sorridendo senza volerlo.
- E a me non hai fatto vedere niente, questa me la lego al dito.- rognò Damon uscendo dalla classe.
- Che barba con questa storia! Era solo un ferita da taglio come un'altra.-
- Se fosse stato un buco come un altro a quest'ora saresti già sotto terra.- ironizzò la King davanti a lei.
- Rompiscatole di una Grifondoro...- disse Trix ma poi di colpo di bloccò in mezzo al corridoio, così che Damon e Tom le andarono a sbattere addosso. Quasi volarono tutti per terra prendendo anche in pieno Cloe ma la Vaughn era rimasta impietrita davanti a Jess Mckay. Con lui c'era Milo.
Stavano solo parlando e ridendo fra loro e il Diurno portava degli occhiali da sole dalle lenti bluastre sugli occhi.
Sul collo però aveva un cerotto bianco e quadrato. Dove lei gli aveva lasciato i segni.
Si morse la labbra. Non era nella sua indole ma doveva scusarsi a tutti i costi.
- Si può sapere che accidenti fate?- sbraitò Cloe quando si rimise in piedi - Ma siete capaci a camminare?! Non che mi aspetti chissà quale equilibrio da Tom ma voi due maledette serpi non potete stare più attenti?-
- Dio, ma non stai mai zitta?- borbottò Damon rimettendosi a posto il maglione e la camicia.
- Trix, tutto ok?- chiese invece Riddle, lasciando perdere le invettive di Cloe - Sei un po' pallida...-
- Più del solito.- lo corresse la King.
- Eh? Cos'hai detto?- chiese Beatrix tornando alla realtà - Cosa c'è?-
- C'è che ti sei bevuta il cervello, ecco cosa superoca.- sbottò Cloe alzando gli occhi al cielo.
- Ha parlato quella che si mette a urlare al vento in mezzo a tutta la scuola.- rimbeccò la Serpeverde - Ma non ce l'hai un minimo di decenza e controllo megafessa?-
- Ragazze, per quanto ami le risse fra donne questa si protrarrebbe troppo a lungo.- disse Damon apatico, interrompendole - Io mi sono rotto. Me ne vado. Ciao Tom.-
- Ciao!- lo salutò Riddle sorridendo - Ci vediamo al solito posto.-
- Ok!- urlò Howthorne girando l'angolo - A dopo!-
- Solito posto?- chiese Trix stranita.
- Si, al lago.- rispose Tom sorridente - Volete venire?-
- Sarebbe bello.- ringhiò Cloe lugubremente - Ma ho gli esercizi di Focalizzazione. Ci si vede a cena.- e senza aggiungere altro se ne andò via con una nube nera sul capo, mentre Beatrix si congedò poco dopo facendo finta di tornarsene al dormitorio. Invece tornò ad appostarsi dietro l'angolo per spiare ancora Jess Mckay e Milo che parlavano accanto alla fontana. Ogni tanto ridevano, ogni tanto il biondo assumeva un'espressione di pazienza e scuoteva il capo.
Beatrix pensò di colpo che non aveva mai riso come quel Diurno. Lui quando lo faceva era davvero allegro...
Non era una risata forzata la sua. E con gli umani era a suo agio.
Forse aveva fatto male a giudicarlo troppo presto. Solo che non aveva mai incontrato nessuno come lei.
Di certo non sarebbe stato contento di vederla. Si, era stato gentile quella notte ma...
Senza neanche accorgersene aveva continuato a guardarlo e quando Milo distrattamente volse lo sguardo della sua direzione, inchiodò subito gli occhi su di lei. Beatrix arrossì vagamente ma Morrigan le fece segno con la mano di aspettare. Scambiò ancora due parole con Jess, poi quando Mckay se ne fu andato, Milo la raggiunse quasi di corsa.
Una volta uno di fronte all'altro, Beatrix si sentì colma di vergogna. Prima per quelle ferite che lei gli aveva procurato al polso e al collo, poi per aver bevuto il sangue...e infine anche per i suoi occhi. Lui non li nascondeva i loro begli occhi topazio. Lei invece non faceva altro che nasconderli con lenti colorate.
Abbassò lo sguardo, non potendo sopportare il suo così limpido. Però doveva scusarsi...doveva farlo.
- Per l'altra notte...- iniziò a sussurrare, quasi a balbettii - Ecco...io...io...mi dispiace...-
Milo alzò un sopracciglio, inclinando il capo. Poi sogghignò.
- Balle.-
Trix strabuzzò le palpebre - Come prego?-
- Sono tutte storie. Non è vero che ti dispiace. Si vede che stai benissimo.-
- Lo so anche io che adesso sto meglio sai?- sbottò la ragazzina di scatto, irritata da quel comportamento tanto sarcastico - Non ti sto dicendo che mi spiace di aver ...bevuto...-
- Il mio sangue?- concluse Milo sornione.
- Si!- sbraitò, arrossendo - Ti sto dicendo che mi spiace di...essermi lasciata andare, ecco tutto.-
- Quindi, fammi capire...- fece Milo ridendo - Mi stai dicendo che mi ringrazi per averti sfamato ma ti spiace per la faccenda in sé, giusto?-
Adesso lo mordeva di nuovo, pensò Trix bellicosa assottigliando le palpebre. Perché aveva sempre l'impressione che lui si divertisse a prenderla in giro?
- Ti odio.- sibilò acidamente.
- Si, sono sicuro che è così.- le disse ridendo e poi dandole le spalle - Dai, vieni!-
- Vengo dove?- gli chiese guardinga.
- Dietro un angolo così ti posso saltare addosso.- frecciò Milo ironico - Sciocca, alla torre oscura.-
Lei si fece indietro, più per la possibilità di salire su quella torre che per la battuta sconcia. Ma alla fine, per non destare sospetti sulla sua paura delle altezze a quello lì che poi l'avrebbe presa in giro a vita, lo seguì senza fare storie. Sulle scale poi era così concentrare a trattenere le grida di terrore che le salivano in gola a ogni gradino che si scordò anche di chiedergli perché aveva voluto portarla lì. Una volta dentro al salone principale, riuscì finalmente a calmarsi.
- Stai bene?- l'apostrofò Morrigan - Hai un'aria un po' strana...-
- Sto benissimo.- disse la streghetta, guardandosi attorno. Alla grande tavola che aveva già visto quando erano scappati dall'Idra gigante non c'era nessuno ma vi era sempre stesa sopra una mappa ingiallita.
Stranita, aguzzò meglio la vista quando vide una luce rosata dondolarci sopra.
- Ma che cos'è?- bofonchiò, Milo però era già sparito in cucina e Trix semi sconvolta si ritrovò di fronte quella luce. Un rapido battito d'ali e Gigì le si piantò davanti al naso, scrutandola attentamente.
- Ehi Milo! Chi è questa qui? Cosa ci fa qua una Diurna bambina?- sentenziò la fatina, diffidente.
- Gigì, ti presento Beatrix. È un'amica di Tom.- urlò il mezzo vampiro dall'altra stanza.
- Ci mancavano anche i vampiri adesso.- sbuffò la fatina - Guarda che sta per arrivare Elisabeth con la mocciosa.-
- Oh, fantastico.- sbuffò Milo tornando da loro con due tazze colorate in mano - Stammi a sentire.- disse rivolgendosi alla streghetta - La tizia che sta per arrivare è la governante di Tristan. È una psicopatica, non vede al di là del suo naso e se comincia a dare i numeri tu non la guardare ok? Altrimenti non ne usciamo vivi. Tieni,- aggiunse mollandole la tazza in mano. Trix vide che era sangue e deglutì.
- Che cos'è?- alitò allibita.
- La merenda.- rispose Milo pigramente, sedendosi a tavola.
- No...non posso...-
- Perché?-
- Ma avevi detto che...che quella donna te le fa pagare...e ...- abbozzò la ragazzina, cercando di rifiutare ma il Diurno scosse il capo, paziente - La donna in questione è mia zia. Posso cercare di ammorbidirla un po', tranquilla.-
- E' sangue umano allora!- sbottò Trix - Non lo voglio! Non voglio niente dai vampiri!-
- Se fosse umano non lo vorrei neanche io.- le rispose Milo placido, senza scomporsi - E' plasma sintetico. Lo producono loro. Hanno molti alchimisti alla Corte.-
- Si ma...io...-
- Senti, mettiamola così.- si stufò l'Auror sporgendosi verso di lei - Se non vuoi che capiti di nuovo di trovarti appiccicata addosso a uno con i denti affondati nella sua giugulare ti conviene nutrirti almeno una volta tutti i giorni, ok? E adesso fai la brava bambina, siediti e bevi tranquilla.-
Bambina?, pensò furente. Accidenti a quello lì! Ma chi si credeva di essere?
Sibilandogli addosso qualche imprecazione, la Vaughn si sedette a tavola accanto a lui e cominciò a bere non molto a suo agio. Nella famiglia di sua madre le avevano sempre dato da mangiare di nascosto...e ora farlo davanti a Milo la imbarazzava un po'. Comunque lui non le stette sempre con gli occhi addosso: parlò con la fatina sclerata di Potter, andò a cambiarsi, trafficò nel frigo e poi tornò da lei giusto in tempo perché nella torre irrompesse la bambina più carina che Beatrix avesse mai visto. Anche Degona la scrutò incuriosita, poi le sorrise.
- Ciao! Tu chi sei?-
- Ciao diavoletta.- ridacchiò Milo, apparendo sulla soglia - Ehi, come va?-
- Tutto bene zio!- cinguettò la bambina saltandogli in braccio - La spiona non è più venuta a disturbarmi!-
- E grazie a chi eh?- frecciò Gigì seccata, svolazzando sulla mappa del Malandrino.
- Grazie a te naturalmente.- sospirò Morrigan paziente - Dena, lei è un'allieva del tuo papà e un'amica di Tom.-
- Oh, davvero? E Tom non c'è? Voglio vederlo!- disse Degona accorata, poi si volse verso Trix sempre sorridente - Ciao! È un piacere conoscerti.- scandì cortese, come Liz le aveva insegnato.
- Piacere mio.- rispose la streghetta - Mi chiamo Beatrix.-
- Io Degona.- tubò la bambina e poi l'occhio le cadde stranamente nella tazza che di solito usava Milo. Allargò gli occhioni verdi quando vide che Trix teneva del sangue in mano ma a differenza delle cattive previsioni della Vaughn, la bambina reagì inaspettatamente bene. Eccitatissima, saltò giù dalle braccia del Diurno e si piazzò di fronte a lei col viso illuminato - Allora anche tu sei come lo zio! Sei mezza vampira vero?-
Trix alzò lo sguardo imbarazzato su Milo ma quando lui le fece un cenno affermativo, la streghetta annuì perplessa.
- Che forte! Hai i denti come lui vero? Me li fai vedere?-
E fu così che la Diurna oltre che a fare merenda fece anche conoscenza con la figlia di Tristan e Lucilla, restando piacevolmente sorpresa nel vedere un essere umano tanto indifferente alla sua mezza stirpe. Quando poi scoprì i canini Dena andò in brod