Destiny

di Neko
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Terra in vista ***
Capitolo 2: *** Where are we? ***
Capitolo 3: *** La ciurma al completo ***
Capitolo 4: *** Rufy e Nami ***
Capitolo 5: *** Il confine tra la vita e la morte ***
Capitolo 6: *** Il futuro è già cambiato ***
Capitolo 7: *** Un nemico insidioso ***
Capitolo 8: *** Il vento come alleato ***
Capitolo 9: *** La costruzione di un futuro basato sulle scelte del cuore ***
Capitolo 10: *** La confusione di una ragazza ***
Capitolo 11: *** un avversario spietato. ***
Capitolo 12: *** Quando il gioco si fa duro… ***
Capitolo 13: *** Il dopo guerra ***
Capitolo 14: *** Ammutinamento ***
Capitolo 15: *** Scambio di ruoli ***
Capitolo 16: *** il tempo passa i guai tornano ***
Capitolo 17: *** Uno strano mare ***
Capitolo 18: *** All’interno della base Shionomizu ***
Capitolo 19: *** catturati ***
Capitolo 20: *** Prigionieri ***
Capitolo 21: *** Incontro nella base ***
Capitolo 22: *** La perfidia umana ***
Capitolo 23: *** Salvi ***
Capitolo 24: *** Lily e Dragon ***
Capitolo 25: *** Notti insonni ***
Capitolo 26: *** Segnali ***
Capitolo 27: *** i ciondoli ***
Capitolo 28: *** Scambi e confusione ***
Capitolo 29: *** il dio dell'isola ***
Capitolo 30: *** Una ferita profonda ***
Capitolo 31: *** Tutto risolto? ***
Capitolo 32: *** Chi sono io? ***
Capitolo 33: *** Nuova preoccupazione ***
Capitolo 34: *** Acque calme e agitate ***
Capitolo 35: *** Il re dei mari ***
Capitolo 36: *** Sairen ***
Capitolo 37: *** Lasciarsi il dolore alle spalle ***
Capitolo 38: *** Nel paese delle meraviglie? ***
Capitolo 39: *** Il recupero dei nakama ***
Capitolo 40: *** Il recupero dei nakama (seconda parte) ***
Capitolo 41: *** La fine della fiaba? ***
Capitolo 42: *** Andando verso il ridicolo ***
Capitolo 43: *** lasciandosi alle spalle una fiabesca avventura ***
Capitolo 44: *** Personaggi di un manga ***
Capitolo 45: *** La pericolosità di un manga ***
Capitolo 46: *** Il nemico già affrontato (parte 1) ***
Capitolo 47: *** Il nemico già affrontato (parte 2) ***
Capitolo 48: *** Il nemico già affrontato (parte 3) ***
Capitolo 49: *** Conoscendo il passato ***
Capitolo 50: *** Cosa accadrà? ***
Capitolo 51: *** Sogno non sogno ***
Capitolo 52: *** Capitano vs spadaccino ***
Capitolo 53: *** Mai un attimo di pace ***
Capitolo 54: *** Arresa ***
Capitolo 55: *** La chiave ***
Capitolo 56: *** Il portale ***
Capitolo 57: *** Il fiore e… ***
Capitolo 58: *** Un futuro probabilmente evitato ***
Capitolo 59: *** un inaspettato nuovo membro della ciurma ***
Capitolo 60: *** Ai confini del mondo ***
Capitolo 61: *** Quando le leggende diventano realtà ***
Capitolo 62: *** Cammino verso gli inferi ***
Capitolo 63: *** Alla ricerca dei compagni ***
Capitolo 64: *** La situazione comincia a complicarsi ***
Capitolo 65: *** Incontri e scontri ***
Capitolo 66: *** Cerbero ***
Capitolo 67: *** I campi Elisi ***
Capitolo 68: *** 68: Il momento dei saluti ***
Capitolo 69: *** Sorprese ***
Capitolo 70: *** Le insidie dell’isola donna ***
Capitolo 71: *** Intrappolati ***
Capitolo 72: *** La civiltà perduta ***
Capitolo 73: *** Nuovi sentimenti ***
Capitolo 74: *** Rimpatriata ***
Capitolo 75: *** quanti casini! ***
Capitolo 76: *** Bentornata Mina ***
Capitolo 77: *** Chiacchierate ***
Capitolo 78: *** Guai ***
Capitolo 79: *** Robin e Regina ***
Capitolo 80: *** La marina riparte ***
Capitolo 81: *** Decisione difficile ***
Capitolo 82: *** Si avvicina il momento… ***
Capitolo 83: *** Il matrimonio ***
Capitolo 84: *** Akainu ***
Capitolo 85: *** La drastica decisione ***



Capitolo 1
*** Terra in vista ***


DeStInY

 

Capitolo uno: Terra in vista

 

Ecco che i Mugiwara si erano ritrovati nuovamente in una situazione assurda, a dir poco incredibile, ma se nel Grande Blu accadevano cose bizzarre, nel nuovo mondo potevano accadere cose straordinarie ai confini con la realtà.

Erano circa un paio di giorni che l’intera ciurma navigava in quelle acque esplorate solo da pochi e tra le lamentele di Rufy che voleva del cibo e i battibecchi di Sanji e Zoro, il resto del gruppo si godeva quel momento di tranquillità, portandosi avanti con le proprie faccende.

Nami si era chiusa in cabina a disegnare la mappa dell’isola che si erano appena lasciati alle spalle, Chopper preparava alcuni medicinali che aveva finito qualche giorno prima, Robin si portava avanti con la lettura di uno dei suoi libri, Usopp e Franky trafficavano con le loro creazioni e Brook dormiva tranquillamente sul ponte dopo essersi esercitato per l’intera mattina al violino, cercando di creare una nuova melodia.

Tutta quella pace che ora regnava sulla Sunny ci voleva proprio. L’ultima terra su cui avevano sbarcato, non era stato uno scherzo e i pazzi che credevano di avere sotto il loro controllo quel territorio, avevano dato loro del filo da torcere, nonostante non avessero avuto la meglio. I ragazzi ne erano usciti vivi grazie agli allenamenti che avevano svolto nei due anni di separazione, ma questo non aveva permesso loro di uscire dallo scontro senza nemmeno un graffio. Gli abitanti del nuovo mondo erano molto più forti di quelli del Grande blu e l’intera ciurma ormai lo aveva compreso, soprattutto Rufy.

Esso era colui che, come al solito, aveva rischiato di più facendo preoccupare per l’ennesima volta tutti i suoi compagni. Nami si ritrovò a ringraziare quel suo potere, datogli dal frutto del diavolo gomu gomu, che gli garantiva una maggiore resistenza, se no quella volta difficilmente se la sarebbe cavata. Eppure ora il capitano della nave era li tranquillo, come se niente fosse successo, nonostante fosse più bendato di una mummia.

“Terra in vista!” gridò Usopp guardando verso l’orizzonte con un binocolo. “Ha un aspetto alquanto bizzarro. Vedo delle strane cose apparire e scomparire in continuazione!” sostenne il cecchino, passando lo strumento a Ruffy che con una smorfia disse “Ma che cos’è? Siamo sicuri sia un’isola?”

“Ho letto qualcosa a proposito, non ricordo molto. Quella dovrebbe essere l’isola del tempo!” disse tranquillamente l’archeologa avvicinandosi al capitano e osservando anch’essa l’isola, cosa che fecero anche tutti gli altri dopo aver udito l’urlo di Usopp.

“Non so molto sull’argomento, essendo questo un mare da pochi esplorato e  ancora meno quelli che hanno avuto la possibilità di raccontare cosa succede in questo mare. Se la memoria non mi inganna, quell’isola consente a pochi prescelti di tornare indietro sulle loro imbarcazioni, dopo che questi si sono avventurati al suo interno!” continuò pacatamente Robin.

“In base a cosa sceglie chi far tornare o meno?” chiese Chopper curioso e intimorito allo stesso tempo, ma Robin scosse la testa, non conoscendo la risposta.

Bhe io vorrei evitare di scoprirlo!” cominciò UsoppRufy, non avrai intenzione di sbarcare e di rischiare di non diventare il re dei pirati, vero?”

Usopp negli ultimi due anni che aveva trascorso lontano dai suoi compagni, aveva imparato ad affrontare la sua paura e lo aveva anche dimostrato in battaglia sulla precedente isola, ma comunque preferiva essere prudente.

Rufy non rispose, al contrario abbassò  il cannocchiale con un gemito, portandosi una mano sullo stomaco.

Rufy, ti senti male?” chiese Chopper, agitato.

Il ragazzo prendendo un profondo respiro sorrise e scosse la testa “No, no, sto bene!”

Rufy, la tua ferità è…” cominciò Nami avvicinandosi a lui preoccupata, ma esso rispose “Tranquilla Nami, non è niente. Con una bella mangiata passerà!” disse con i suoi soliti sorrisi, ma la ragazza si accorse del fatto che fosse un po’ forzato nel suo tentativo di nascondere il dolore.

Sanji sospirò “Ho capito, vado a preparare qualcosa, tanto è quasi ora di pranzo!” disse il cuoco recandosi in cucina, pronto a preparare un abbondante pasto per tutti.

Rufy si appoggiò al corrimano della nave sentendosi improvvisamente debole. Nami e Zoro lo sorressero e la ragazza non perse l’occasione di dire la sua “Baka, come posso stare tranquilla? Ti hanno trafitto nel bel mezzo dello stomaco da parte a parte. Chopper dice che non è una ferita da sottovalutare. Sei fatto di gomma, ma se viene colpito un tuo organo vitale, rischi la pelle come tutti gli altri e ci è mancato poco questa volta!” la voce di Nami era carica di rabbia e preoccupazione.

“Ma Nami, davvero mi basta una bella mangiata per ritornare in forma. Questa ferita è un graffio!” cercò di giustificarsi il capitano.

“Non è un graffio e lo sai. Forse lo può paragonare a un graffio a quanto ti è accaduto a Marineford e…

Nami!” la voce di Zoro tuonò nell’aria mettendo a tacere la navigatrice.

Rufy abbassò la testa e nascose gli occhi sotto l’ombra del cappello. Da quando la ciurma si era riunita, Rufy non aveva ancora accennato a quanto era avvenuto  nella prigione della marina e di come si erano svolti i fatti che i giornalisti avevano abbastanza modificato nelle loro pubblicazioni.

Nonostante fossero passati due anni, quello era ancora un argomento tabù. Era ancora difficile per lui accettare completamente la scomparsa di suo fratello, nonostante si fosse ripromesso di continuare il suo viaggio e di realizzare, almeno lui, i suoi sogni.

Nami portò una mano alla bocca “Scusa Rufy

Si sentì un sospiro “Non importa! Forse hai ragione tu, sto sottovalutando la ferita!” disse abbassandosi lentamente e adagiando la schiena contro il parapetto della nave.

Zoro, dopo essersi assicurato che il suo amico stesse bene, si allontanò per andare a controllare a che punto fosse arrivato il cuoco, lasciando i due da soli. Nami si sedette accanto a lui a testa china, lanciando verso Rufy delle occhiate preoccupate di tanto in tanto.

Nami, rilassati. Non sto morendo!” disse Rufy sorridendo.

“Avresti potuto. Perché sei sempre così incosciente. Mi…ci fai preoccupare!” disse arrabbiata.

“Ti stai riderendo alla ferita allo stomaco o a Marineford?” chiese Rufy facendosi serio.

Nami sussultò. Era la prima volta che sentiva dire dal suo capitano, di sua spontanea volontà, il nome del luogo dove si era svolta la sua tragedia personale.

“Credevo fossi morto. Il giornale raccontava le vicende che si erano svolte in quel postaccio  e riportava la notizia delle tue condizioni disastrate, per poi parlare della tua scomparsa! Cosa avrei dovuto pensare? Ti sei lanciato in qualcosa di più grosso di te. È stato imprudente da parte tua!” disse la ragazza stringendo con forza i pugni.

“Cosa avresti fatto tu, se al posto di Ace ci fosse stata Nojiko?”

Nami chiuse gli occhi e si morse le labbra, rabbrividendo a quel pensiero “Forse anche di peggio di quanto hai fatto tu. Ma tu non sai cosa ho provato in quel momento…cosa tutti abbiamo provato. Non eravamo lì con te per aiutarti e sostenerti!”

“So esattamente come ci si sente. Io ero lì eppure non sono stato in grado di aiutarvi e proteggervi da quel pacifista orso. Vi ha mandato in giro per il mondo senza che io potessi muovere un muscolo e prima di venire a conoscenza dei suoi poteri, vi ho creduto morti. Mi sono sentito un debole, un fallito, non capace di proteggere le persone che più amo, nonostante i duri allenamenti a cui mi sono sempre sottoposto fin da bambino. E per qualche tempo ho continuato a sentirmi colpevole di quanto è accaduto!” disse Rufy abbassando la testa “Ricordo come se fosse accaduto ieri, il tuo sguardo che supplichevole mi chiedeva aiuto. Invece io non sono stato nemmeno in grado di respirare, figuriamoci salvarti!”

Nami sussultò sorpresa a quella confidenza “Rufy, tu…tu non hai nessuna colpa di quanto accaduto. Probabilmente da una parte è stato un bene. Se non ci avessero divisi e fossimo subito partiti per il nuovo mondo, saremo stati impreparati e a quest’ora saremmo solo cibo per i pesci!”

“Si, l’ho pensato anch’io…tante di quelle volte che speravo mi aiutasse a superare il senso di colpa!”

“Cosa ti ha aiutato a dimenticarlo?” chiese Nami curiosa.

Rufy la guardo sorridendo dolcemente “Voi!” Nami sussultò sorpresa “Nonostante tutto, due anni dopo, tutti quanti avete risposto al mio appello. Mi avete dimostrato di avere ancora fiducia in me, nonostante la mia incapacità di proteggervi!”

Nami si mise le mani ai fianchi e sorridendo in modo furbo disse “Ne dubitavi forse?”

“Dubitavo di me stesso. Non credevo di meritarmi dei nakama come voi!” a quella frase Nami non resistette e stringendo un pugno, con forza, colpì la testa del povero mal capitato “Sei il soluto baka! Sarai cresciuto e diventato più carino, ma rimani sempre il solito scemo!”  

Rufy sgranò gli occhi “Mi trovi carino?”

Nami arrossì “Ecco, io…io volevo dire che…che nonostante tutto hai perso un po’ di quell’aria infantile che ti caratterizzava, tutto qui!”

Rufy rise. Era la prima volta che vedeva Nami impacciata. Esso allungò la mano e le accarezzò i capelli, cogliendo di sorpresa la ragazza. “Non solo io sono cambiato. Tutti lo siamo e devo dire che questo nuovo look ti dona!”

Nami sentì il suo cuore battere più forte. Percepì una strana sensazione  a ricevere quel complimento così diretto sul suo aspetto fisico da Rufy.

La porta della cucina si aprì, lasciando uscire Zoro, il quale, brontolando un “quel cuoco da strapazzo, prima o poi lo faccio a fette!”, si avvicinò loro dicendo “Ehi voi due, se non sto interrompendo qualcosa, vi conviene venire a mangiare!”

Nami lo fulminò con lo sguardo “cosa vorresti dire con “interrompere qualcosa”?”

Zoro divertito disse “Non sono stupito!Mi sono accorto delle occhiate che di tanto in tanto voi due vi lanciare all’insaputa dell’altro!”. Questa frase provocò l’ira di Nami che colpì il povero spadaccino per fargli pagare quanto appena accennato, soprattutto in presenza di Rufy che poteva benissimo fraintendere. “Certo che stare due anni sull’isola delle donne, ha risvegliato in te certi interessi. Eh capitano?”

Rufy comprese benissimo cosa Zoro volesse insinuare e alzando gli occhi al cielo disse “Al contrario di come tu e Sanji possiate pensare, non è successo niente su quell’isola. Mi sono solamente allenato!”

Zoro scoppiò a ridere “Rilassati, stavo solo scherzando! Ma ciò non toglie che hai un certo interesse per la nostra navigatrice!” disse allontanandosi non dando il tempo a Rufy di controbattere e difendersi da quanto insinuato.

Il capitano si sentiva decisamente meglio dopo il pranzo abbondante che Sanji aveva preparato. Non rimaneva che discutere sul fatto di sbarcare o meno sull’isola misteriosa.

“Dobbiamo scendere. Vi ricordo che dobbiamo registrare il magnetismo dell’isola!” disse Nami sbattendo le mani sul tavolo, al sentir le insistenti richieste di Chopper e Usopp al loro volere evitare quell’isola.

“Allora perché non scendi tu?” cominciò il cecchino “Per registrare il magnetismo non è necessario che scendiamo tutti! Inoltre hai visto quelle continue scariche elettriche che di tanto in tanto sbucano fuori da qualsiasi parte dell’isola. Chissà quali tipi di agenti atmosferici ci sono là dentro, magari qualcosa che nemmeno conosciamo!”

Robin mantenendo la sua compostezza prese la parola “Si chiama isola del tempo, ma non ha niente a che vedere con il tempo atmosferico. Quei fulmini e lampi che si vedono, indicano solo la nascita di nuove distorsioni temporali, che inghiottono qualsiasi cosa ci sia sul loro cammino!”

“Meno male che non ne sapevi molto archeologa!” disse Franky.

“Ho dato un’occhiata a quel diario di bordo che abbiamo preso alla nave pirata che abbiamo incontrato qualche settimana fa e su di esso era citata quest’isola. Sembra che alcuni membri dell’equipaggio che si sono inoltrati all’interno dell’isola, non siano più tornati indietro!”

“Con queste distorsioni si può andare in dietro nel tempo o nel futuro, dico bene?” Non c’è molta differenza dal Grande blu allora. Abbiamo già viaggiato nel tempo, ricordate little Garden?” chiese Sanji.

“Io non mi ero ancora unito a voi. Mi sarebbe piaciuto esserci!” disse Chopper rattristandosi.

“Hai solo evitato di farti mangiare da dinosauri o di diventare una statua di cera!” disse Zoro.

Yohohoho anche se finissimo all’epoca preistorica, i dinosauri avrebbero ben poco con cui sfamarsi con le mie carni, perché di carne sulle mie ossa non ne è rimasta Yohohoho!” disse Brook  con una delle sue solite battute sul suo aspetto.

“Era diverso. Little Garde è un’isola della nostra epoca dove il tempo si è fermato, non è un mondo parallelo!” disse Nami “Comunque ho notato che il log pose ha preso a girare freneticamente, quindi sta già registrando il magnetismo dell’isola. Si può anche evitare di sbarcare!”

Rufy incrociò le braccia indeciso sul da farsi. Era davvero curioso di inoltrarsi nell’isola, ma una nuova fitta allo stomaco, gli deve ricordare che per il momento era meglio evitare eventuali scontri e avventure di cui non si può conoscere l’esito. Non voleva rischiare che i suoi nakama, si facessero male a causa della sua irresponsabilità. Ormai aveva imparato la lezione.

Esso sbuffò “D’accordo, rimaniamo sulla Sunny, ma sarà una vera noia!” disse, ma la noia non ebbe il tempo di farsi sentire, che un urlo proveniente da Nami, fece sussultare e voltare tutti.

Sotto la ragazza si era aperto un vortice, una distorsione temporale che l’aveva attirata a sé, senza che la navigatrice potesse fare niente per evitarla.

Istintivamente Rufy si lanciò al suo recupero, così come gli altri, venendo anch’essi risucchiati al suo interno. Solo Franky e Brook rimasero sulla Sunny a causa della chiusura improvvisa della distorsione.

 

 

Salve a tutti.

È da un po’ che manco da EFP e ancora di più in questa sezione.

Mi viene un po’ difficile inventare storie su i nostri cari Mugiwara, ma ho voluto tentare di nuovo.

Ho scritto già qualche capitolo e spero di essere riuscita bene a gestire i mille personaggi che ci saranno nella storia.

Spero anche che possa piacervi e che non vi sembri noiosa, dato che si racconterà molto e l’azione arriverà solo a capitoli avanti (non saprei dire ancora quando).

Bhe che dire ancora?

Buona lettura e soprattutto fatemi sapere cosa ne  pensate!

Byebye

Neko =^_^=

 

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Capitolo 2
*** Where are we? ***


Capitolo due: Where are we?

 

L’atterraggio in una nuova dimensione non fu uno dei più piacevoli, al contrario. Ttutti si ritrovarono dolorosamente schiacciati a terra, qualcuno con addosso un suo nakama di avventura. I ragazzi compresero di trovarsi ancora in mare, grazie all’oscillare dell’imbarcazione dove erano finiti, ma il rumore di alcuni passi, non permise loro di rendersi conto su quale trasporto erano finiti.

“Mi domandavo quando sareste arrivati!” Disse una voce di uomo divertito dalla situazione e per nulla preoccupato degli intrusi che si trovavano sul suo territorio.

Zoro si alzò di scatto da terra e impugnò le sue spade pronto alla battaglia. Di istinto anche un altro uomo compì il suo stesso gesto.

“Volete calmarvi babbei!” disse un terzo individuo che li raggiunse con le mani dentro le tasche dei pantaloni.

Tutti rimasero a bocca aperta a vedere le fattezze di quelle persone che si ritrovavano davanti. Erano un po’ diversi ma impossibili da non riconoscere.

Il terzo uomo si avvicinò alle ragazze e porse loro la mano per aiutarle ad alzarsi e con gli occhi a forma di cuore, si preoccupò di domandare loro se si fossero fatte male.

Sia Nami che Robin, troppo incredule da quanto stesse avvenendo, non riuscirono a spiccicare parola.

Fu Usopp il primo a trovare il coraggio di parlare “Dove accidenti siamo finiti? Questa sembra tanto la nostra Sunny!”

“Ma allora non ci siamo mossi!” disse Chopper.

“Ti sbagli e se guardi bene questi individui, dovresti comprendere anche tu quanto è successo!” disse Sanji accendendo una sigaretta e aspirando.

La piccola renna guardò i tre uomini uno ad uno. Il primo si presentava loro con capelli neri e occhi dello stesso colore, una leggera barba che si intravvedeva sul suo volto maturo, una casacca rossa sbottonata, che lasciava intravedere tranquillamente le cicatrici lasciate da scontri duri affrontati. Quello che lo colpì maggiormente furono la cicatrice sotto l’occhio sinistro e il cappello di paglia legato al collo e appoggiato alla schiena. Il secondo uomo aveva lungi capelli verdi legati in un codino, tre orecchini sull’orecchio sinistro a forma di spada, un occhio con sopra una cicatrice e indossava una maglia giallo pallido  e una bandana appesa al collo nera, dei pantaloni scuri. Quello che fu subito visibile, furono le tre spade che sfoggiava alla sua destra, una delle quali bianca.

Il terzo invece si mostrava con capelli biondi a caschetto, con un piccolo codino, un pizzetto dello stesso colore dei capelli, due buffe sopracciglia arrotolate. Indossava una camicia verde chiaro a mezza manica, abbottonata solo in centro e dei pantaloni neri. Il suo carattere da don Giovanni era visibile da un miglio di distanza.

“Incredibile! Quelli sono identici a Rufy, Zoro e Sanji!” disse Chopper spalancando la bocca “Questo significa che…

“Siamo nel futuro!” disse tranquillamente Rufy come se trovarsi in quella situazione fosse la cosa più naturale al mondo.

“è lo dici con quel tono? Ti rendi conto del pasticcio in cui ci siamo cacciati?” disse Nami mostrando dei denti simili a quelli degli squali.

“Perché mi sgridi? Io sta volta non centro. Sei stata tu a cadere dentro la distorsione temporale!” disse Luffy sorridendo, beccandosi però un sonoro pugno in testa.

“Credi che lo abbia voluto io?” disse la navigatrice ormai con il fumo che le usciva dalle orecchie.

“Indipendentemente di chi sia la colpa, il problema rimane. Dobbiamo tornare nel nostro tempo, prima che accada qualcosa di irreparabile!” disse Sanji accendendo una sigaretta.

“Tipo?” chiese Usopp “Cosa può esserci di male a scoprire cosa il futuro ha in serbo per noi?”

“Che le cose potrebbero cambiare e non andare esattamente come il futuro ci ha mostrato. Però se il futuro a cui ognuno di noi è destinato non piace, si ha la possibilità di modificarlo a proprio favore!” disse Robin.

“Si, ma se in questo futuro io dovessi essere diventata ricca, rischierei di non diventarlo!” disse Nami sconsolata.

“Con la tua mania dei soldi? Ne dubito!” disse Zoro.

“Ne dubito anche io, dato che sei indebitato fino al collo con la sottoscritta. inoltre ti ricordo che gli interessi stanno aumentando!”  disse Nami colpendo anche Zoro.

I tre mugiwara del futuro a braccia conserte aspettavano che venisse loro concesso un po’ di attenzione. “Comportamento tipicamente nostro! Noi ci troviamo nel futuro e nemmeno ci facciamo caso!” disse ZORO sospirando.

RUFY sorrise “Dai loro il tempo di fare mente lucida della situazione e vedrai che si ricorderanno di noi!”

Ragazziiiii!” Urlò Chopper “Vi devo ricordare che siamo nel futuro e non sappiamo come tornare indietro?”

Tutti i ragazzi del passato tacquero guardando il dottore, dopo di chè, comprendendo quanto detto dalla renna, si girarono verso i tre uomini del futuro.

“Che vi avevo detto!” disse RUFY divertito.

“Bene, ora prepariamoci a essere invasi dalle domande! “ disse ZORO grattandosi la testa.

Ma non si sentì fiatare, solo il rumore delle onde del mare era udibile.

“Se non ricordo male, noi siamo stati più curiosi!” disse SANJI guardando i suoi compagni. “Nel frattempo che pensate a cosa vi incuriosisce di più, vi porto un bel bicchiere di thè al limone!”

RUFY sorrise guardando i nuovi arrivati “Forza coraggio, non siate timidi, non vi interessa sapere niente?”

Bhe si, di quanti anni più avanti siamo e dove sono gli altri membri della ciurma?” chiese Usopp “Non ditemi che siete rimasti solo voi tre!”

“Siamo un capitano, uno spadaccino e un cuoco. In cibo e difesa non ci batte nessuno, ma dove potremo andare senza un navigatore e un medico che ci cura?” disse RUFY.

“Senza contare un cecchino che affondi le navi della marina e un carpentiere che aggiusti la Sunny!” disse ZORO.

“e un musicista che rallegri le nostre giornate!”continuò RUFY sempre sorridendo.

“Ehi voi due, non dimenticate qualcuno?” disse SANJI fulminando i compagni. “Ci stavo arrivando, ma se ci tieni tanto perché non lo dici tu!” disse ZORO ricambiando lo sguardo minaccioso di SANJI.

“Con grande piacere, ovviamente non può mancare la nostra adorata archeologa!” Disse il cuoco del futuro guardando con adorazione la Robin del passato, la quale, sorridendogli, gli provocò un arresto cardiaco a cui Chopper dovette porre rimedio.

“Il solito babbeo. Non cambia proprio mai. Pensavo che fosse maturato in…quanto tempo abbiamo detto?” chiese Zoro.

“Credo su una decina di anni!” disse lo spadaccino del futuro.

“Non siamo andati tanto in là con gli anni!” disse il capitano del passato “Dieci anni passano in fretta!”

“Volevi arrivare direttamente alle nostre tombe?” disse Usopp guardandolo storto. “Ah lasciamo perdere? Dove sono io? Sono proprio curioso di vedere come sono diventato. Scommetto che sono più affascinante di prima!” disse Usopp vantandosi come al suo solito, ma il suo entusiasmo venne messo a tacere da uno scoppio.

Dalla parte opposta da dove si trovavano loro, i ragazzi poterono notare un fumo nero uscire dalla porta di una cabina. Quella stanza apparteneva a FRANKY e USOPP quando si divertivano a giocare agli inventori, molte volte con ottimi risultati. Quella volta però qualcosa doveva essere andato storto perché si sentirono delle urla.  “Brutta monella, se ti prendo ti insegno io a mettere le mani dove non devi!” disse una voce che tutti assegnarono ad USOPP, il quale, con un martello in mano, inseguiva una bambina sui cinque anni, che scappava dal cecchino ridendo a più non posso.

La bimba era allegra e spensierata, per nulla preoccupata delle minacce del povero USOPP. Indossava un vestitino semplice color verde limone, con i bordi delle maniche e della gonnellina rosa. I suoi occhi neri, risaltavano rispetto ai suoi capelli arancioni che le arrivavano poco sotto le spalle legati in due codine, tutte disordinate a causa della marachella appena compiuta.

“Fermati!” disse USOPP,  ma ottenne come risposta una linguaccia e un sorriso divertito. Notando che l’uomo l’aveva quasi raggiunta, la piccola tornò a scappare. Giunse a prua, dove i suoi piedi scalzi presero a calpestare il bel prato appena falciato.

“Ah il prato appena risistemato! Mi sento male!” disse USOPP abbattuto, lasciando cadere il martello, il quale finì proprio sul piede del mal capitato che cominciò a urlare del dolore.

La bimba cominciò a ridere a crepapelle, mentre USOPP riprese a rincorrerla girando intorno a RUFY, il quale, dopo un paio di giri, prese per il vestito la bambina, sollevandola, mentre con l’altra mano fermò USOPP dalla sua corsa sfrenata.

“Calmatevi un po’ voi due, abbiamo visite!” disse il capitano mettendo nuovamente giù la bambina, che curiosa si mise a osservare i nuovi arrivati.

La ciurma di Mugiwara del passato, aveva osservato la scena non capendo cosa stesse succedendo. L’unica cosa ben chiara era che Usopp, crescendo, sarebbe rimasto il solito bambinone combina guai.  Anche il suo aspetto non si poteva definire diverso, aveva il volto più maturo e un orecchino che gli pendeva dal lobo dell’orecchio destro. I suoi capelli neri e ricci erano tenuti legati, probabilmente per un fatto di comodità. Indossava una t-shirt attillata, che permetteva di intravvedere i suoi pettorali scolpiti e indossava un marsupio con all’interno le sue armi segrete. Inoltre indossava anche una fascia a tracolla di pelle di animale, dove teneva legata la sua inseparabile fionda. In testa, come di sua abitudine, indossava degli occhialini di ultima generazione, i quali erano dotati di un piccolo computer ai lati, che gli consentiva di studiare meglio le strane situazioni in cui andava a ficcarsi insieme all’intera ciurma.

“Accidentaccio, RUFY. Potevi anche avvertirmi che erano arrivati, non mi sarei presentato tutto affumicato. Volevo dare una buona impressione!” disse USOPP sconsolato.

“Non preoccuparti, hai già dato il meglio di te!” lo punzecchiò ZORO beccandosi uno sguardo in cagnesco da parte del cecchino.

“Fantastico, questo sarei io fra una decina di anni? Sono magnifico!” disse Usopp ammirandosi dalla testa ai piedi, mentre il cecchino del futuro si era messo in posa. “Potrei firmarti un autografo!” disse divertito.

Gli occhi di Usopp si illuminarono “Dici davvero?”

“Anch’io lo voglio!” disse Chopper con lo stesso sguardo sognatore del compagno.

“E questa chi è?” disse Zoro seccato, indicando la bambina che toccava con poca grazia le sue spade. Esso si abbassò all’altezza della bimba e guardandola in modo minaccioso disse “Non sono giocattoli per bambini, mi hai capito signorinella?”

Per tutta risposta la piccola rispose, alla poca grazia dello spadaccino, con un calcio alla caviglia, per poi passare a un altro membro della ciurma.

Si avvicinò a Robin e le girò intorno per osservarla e l’archeologa vedendo la sua curiosità le chiese se cercasse qualcosa in particolare. La bimba con fare timido scosse la testa.

Passò accanto a Sanji, lo guardò e gli disse “Tu mi sei antipatico!” e lo sorpassò non degnandolo più di uno sguardo.

“Ce l’ha ancora con me per averle fatto la torta di mele, invece che di fragole?” disse SANJI con un tic nervoso nell’occhio.

La vittima successiva fu Rufy che la guardò con un aria curiosa “Ciao!” le disse “Fai parte della mia curma?”

“Si, sono il capitano e ho un bel da fare con questi tipi qua!” disse la bambina sorridendo con aria furba e indicando gli uomini del futuro.

“Ma sentitela!” disse USOPP alzando gli occhi al cielo “Ehi bimba, se qui c’è un capitano, quello sono io!” ci tenne a precisare.

“Guarda che vi sbagliate di grosso entrambi. Il capitano sono io! Sono ancora io vero?” chiese Rufy dubbioso.

“Certo, non lasceremo mica il comando a una mocciosa e a un racconta frottole!” disse ZORO divertito dall’ingenuità del suo piccolo capitano.

La bimba sbuffò dovendo ammettere che non ricopriva il ruolo di capo.

“Perché sei ricoperto di bende? Sei ferito?!”

“Già, ma niente che non sia risolvibile con una mangiata di un quintale di carne!” disse nuovamente affamato.

“Sempre se quel cibo non ti esce dal buco che ti ritrovi in pancia!” disse Nami esasperata.

Successivamente prese a giocare con le dita di Rufy tirandole a dismisura.

“Quanti anni hai?”

“Diciannove!”

La piccola lo guardò sorpresa “E hai già i poteri del frutto del diavolo?”

“Ce li ho da quando avevo sette anni!” rispose il ragazzo tranquillamente.

RUFY si portò una mano sul viso e si preparò a sentire le lamentele della bambina, che avvicinandosi a lui, lo guardava dal basso verso l’alto con il broncio “Mi hai sempre detto che non potevo mangiare un frutto del diavolo perché ero troppo piccola e che dovevo aspettare la maggiore età. Invece ora scopro che tu l’hai mangiato quando eri solo un bambino!” disse furiosa la ragazzina.

“Non mi pare che questo ti abbia fermato però!” disse RUFY abbassandosi all’altezza della piccola e facendo una smorfia simile a quella della piccola.

La bimba gli fece una linguaccia, per poi dirigersi verso Nami. La guardò sorpresa e con poca grazia le disse “Non sei una balena, sei magra!” disse queste parole dandole delle pacche sulla pancia scoperta.

“Certo che sono magra nanerottola e per tua informazione, in questa vita né mai, potrò diventare una balena, intesi?”

La bambina a vedere lo sguardo minaccioso della ragazza, annuì intimorita e andandosi a nascondere dietro le gambe del capitano del futuro.

“Tu sembri conoscerci bene, quindi ci faresti l’onore di dirci il tuo nome?” chiese Nami incrociando le braccia ancora offesa per essersi sentita chiamare balena.

RUFY fece uno dei suoi enormi sorrisi e disse “Il suo nome è Umi! è mia figlia!”

 

 

 Ecco il secondo capitolo con un disegno per darvi un idea di com’è Umi e di quanto sia diverso ora RUFY…irriconoscibile vero? XD  bhe ma voi riuscite a immaginarvi un Rufy con dieci anni di più, magari con qualche ruga? Sinceramente io no, poi chissà magari a causa della gomma il suo corpo si  mantiene piuttosto giovanile.

Passando al capitolo, cosa ve ne pare? Forse un po’ troppo discorsivo come il primo e probabilmente altri capitoli, ma sinceramente a me piacciono i momenti di calma e tranquillità e quindi forse a volte esagero, anche se penso che in questa occasione sia necessario per raccontare la storia.

Spero vi sia piaciuto.

Lasciatemi un commentino e fatemi sapere.

 

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Capitolo 3
*** La ciurma al completo ***


Capitolo 3: La ciurma al completo

 

Tutti rimasero shoccati dalla notizia, tanto che Rufy, Usopp, Sanji e Chopper sputarono il thè al limone che SANJI aveva loro gentilmente offerto.

“Che cosa hai detto?” chiesero all’unisono tutti i mugiwara, credendo di non aver capito bene.

Il capitano del futuro sorrise e si grattò imbarazzato la testa “Bhe si, questa peste è mia figlia!”

“E purtroppo per noi e tale e quale al padre, capricciosa, disobbediente e combina guai!” cominciò USOPP punzecchiando la bambina, la quale infastidita sbatté un piede a terra e urlando disse “Non è vero, io sono una brava bambina. Vero papà!” disse infine girandosi verso il padre con occhi da cucciolo e andando ad abbracciargli una gamba.

“Direi che è anche ruffiana!”disse Usopp nell’orecchio di Chopper, il quale annuì convinto.

Tutti quanti erano rimasti ammutoliti, soprattutto Rufy che fissava la bambina, non avendo ancora compreso appieno quanto gli era stato rivelato.

RUFY intanto si sentiva gli occhi puntati addosso “Perché mi guardate in questo modo? Vi sembra tanto incredibile che possa diventare padre? Anche USOPP fra qualche mese lo diventerà!” disse RUFY facendo spostare l’attenzione sul suo compagno.

“Cosa?” chiese incredulo Usopp, vedendo la faccia orgogliosa del suo futuro stesso, il quale, puntadosi un dito al petto, disse “Esatto amici miei. Avete capito bene, il grande capitano USOPP sarà presto padre!”

“Tutto questo mi sembra assurdo!” disse Nami.

Robin sorrise dolcemente “Le mie congratulazioni a tutte e due!” poi si rivolse a ZORO e SANJI “voi invece? avete qualche frugoletto nascosto da qualche parte?”

I due interpellati risposero all’unisono, uno seccato, l’altro un po’ abbattuto “No!”

“Come al solito SANJI non si decide a mettere gli occhi su una sola donna!” cominciò USOPP, sospirando ormai rassegnato a quell’atteggiamento.

“Cosa ci posso fare? Le donne sono tutte bellissime, come si può sceglierne una?” chiese il Sanji del passato avendo l’approvazione del suo futuro stesso.

“Per quanto riguarda ZORO, lui lo nega, ma ha una sorta di storia con un membro della marina!”  disse RUFY beccandosi una sfuriata dallo spadaccino.

“Non c’è niente fra me e Tashiji! Siamo acerrimi nemici e entrambi odiamo l’altro!”

“Oh, ma si sa che il confine fra odio e amore è sottilissimo!” disse SANJI punzecchiando il suo compagno.

“Io e Tashiji?” chiese Zoro sconvolto dalla notizia, ma dovette riprendersi quando sentì Nami chiamare preoccupata il suo capitano, che si era piegato in due.

Rufy, che cos’hai?” chiese vedendo che teneva le mani strette sull’addome.

N-niente!” disse cercando di apparire il più sincero possibile, con scarso risultato, soprattutto quando osservandosi la mano, vide che essa era macchiata di sangue.

Chopper si avvicinò immediatamente a lui e vide che le bende che lo ricoprivano sull’addome, avevano cominciato a coprirsi di sangue.

“Accidenti, la  ferita deve essersi riaperta quando siamo atterrati malamente sul ponte della nave! Devo fermare immediatamente l’emorragia. RUFY dobbiamo portarlo in infermeria!” disse Chopper prendendo le forma di un uomo per meglio sostenere il proprio capitano.

La porta dell’infermeria venne spalancata di colpo, facendo spaventare colui che si trovava al suo interno. Esso cadde dallo sgabello, trascinandosi dietro tutto il materiale che stava usando per preparare delle medicine.

“CHOPPER abbiamo un emergenza!” disse RUFY facendo riprendere la renna che era rimasta stordita dalla botta presa.

“E strano ritrovarsi faccia a faccia col proprio stesso!” disse Chopper dimenticandosi per un attimo il motivo per cui fossero entrati nella stanza.

“Cosa sta succedendo qui?” chiese il medico del futuro ritrovandosi spaesato a vedere tutta quella gente inaspettata. Nessuno rispose alla sua domanda, ma venne richiamato all’ordine e senza indugiare, aiutò il Chopper del passato a curare la ferita di Rufy.

Esso venne fatto sedere sul lettino dell’infermeria e lentamente gli vennero tolte le bende ormai intrise di sangue.

Rufy sdraiati lentamente. Dobbiamo ricucire la ferita!” disse il medico del passato, prendendo gli attrezzi necessari che gli vennero offerti da CHOPPER.

Gli altri vennero invitati ad uscire mentre le renne operavano il paziente.

Tutti avevano un volto preoccupato, tutti tranne RUFY, ZORO, SANJI e USOPP.

Persino Umi era spaventata. Era diventata bianca come un cencio a vedere tutto quel sangue uscire dallo stomaco di suo padre e cominciò a singhiozzare.

RUFY si inginocchio a terra e mettendole il suo cappello di paglia in testa le disse “ehi calmati pesciolino, non è successo niente!”. Gentilmente le tolse quella lacrimuccia che stava solcando la sua guancia destra.

N-non morirai vero?” chiese la bimba guardandolo con quegli occhi che avevano la capacità di far sciogliere il capitano.

“Ma no! Ho subito ferite peggiori ed è finito tutto liscio!”

“Si, ma prima o poi le cose potrebbero non andare bene! Non voglio che tu vada via!” disse la piccola abbracciando il padre.

“Ti ho già raccontato come sono le cose, no? Ti ricordi? Questi ragazzi sono il nostro passato e tutto quello che accade loro è accaduto anche a noi tempo fa. Io stesso ho subito quella ferita e tu conosci bene anche la cicatrice che mi ha lasciato, eppure sono ancora qua!”

Umi si asciugò le lacrime “Prometti che non morirai mai?”

RUFY sussultò a quella richiesta e dovette pensare un attimo a come rispondere. Sospirò “Non posso prometterti una cosa del genere. La morte è inevitabile e non possiamo decidere noi quando andarcene o meno, posso prometterti che farò il possibile per non andarmene  fino a quanto tu avrai bisogno di me, ok?”

Umi un po’ titubante annuì e subito dopo ricambiò il sorriso che il padre le stava rivolgendo.

I pirati del passavo avevano assistito alla scena a bocca aperta.

“Non sembra il nostro solito capitano eh?” disse SANJI “Fateci l’abitudine, è maturato da quando ha messo su famiglia. È un buon padre!”

Nami fissò il RUFY del futuro e  si ritrovò improvvisamente ad arrossire, sotto il ghigno divertito di Zoro.

“Ehilà gente!” disse una nuova voce che ancora non si era unita al gruppo.

“FRANKY!” dissero tutti insieme.

“Sei tornato a essere di dimensioni normali a quanto vedo!” disse Zoro.

Bhe si, era un po’ ingombrante quel corpo pompato di muscoli d’acciaio!” disse guardandosi in giro “Accidenti, vedo che anche per voi e stata la stessa cosa che per noi. Io sono nuovamente rimasto a casa. Mi sarebbe piaciuto  vedere il futuro, invece il destino mi ha lasciato sulla Sunny insieme al musicista!”

“è un bene che qualcuno sia rimasto. Potranno proteggere la nave!” disse Usopp.

“Potranno proteggerla solo se Franky e Brook sposteranno la nave dove  le distorsioni temporali non possano risucchiarli!” disse Robin.

“Ma così come facciamo a tornare a casa? Se si spostano, difficilmente riusciremo a trovare la distorsione che si è manifestata sul ponte della nave, teletrasportandoci qui!” disse Nami preoccupata.

“Dubito comunque che  una nuova distorsione si possa riaprire nello stesso tempo e nello stesso luogo, riportandoci nel giusto passato a cui apparteniamo!” rispose Robin “Per tornare dovremmo…

“Dovremmo cosa?” chiese Zoro.

Bhe ecco…io non lo so!” disse sincera Robin “Ma non starei a preoccuparmi. Loro dicono di aver vissuto la stessa nostra esperienza e sono riusciti a tornare indietro, in qualche modo anche noi ci riusciremo!”

In quel momento la porta dell’infermeria si aprì e si vide Rufy nuovamente in piedi, nonostante le proteste dei due dottori, cercassero di farlo rimanere a riposo ancora un po’ per riprendersi.

Tutto fu inutile.

L’attenzione dei mugiwara fu attirata da uno spruzzo d’acqua vicino alla nave e da un canto di animale.

“Cosa è stato?” chiese Chopper preoccupato.

“è Tiko! È una nostra cara amica. Anche lei fa parte della ciurma!” disse Umi arrampicandosi al corrimano, salutando l’animale che era giunto in superficie.

è…è una balena!” disse Usopp sorpreso.

“è la figlia di Lovvon! BROOK ha voluto portarsela dietro, non volendo che anche lei soffrisse la solitudine come il padre!” spiegò RUFY.

“A proposito di BROOK, dov’è?”

Dalla schiena del mammifero, si aprì una botola, dalla quale con una risata gioiosa, ne uscì lo scheletro musicista.

Yohohoho. Avevo intravisto un po’ di movimento della Sunny!” disse il musicista saltando sul ponte della nave. Non salutò nemmeno, ma dirigendosi verso Nami, le domandò se potesse mostrargli le sue mutandine.

A una velocità incredibile BROOK, con un pugno, venne scaraventato contro l’albero maestro, creando non pochi danni nell’impatto.

FRANKY, sbuffando, si mise subito al lavoro per rimediare al pasticcio appena compiuto.

Il fatto venne subito dimenticato da Nami, abituata alla perversione del suo nakama e curiosa domandò se all’interno di Tiko vi si trovava una sorta di mondo.

“Al dire in vero, non proprio. Tiko non necessita di cure mediche dall’interno e quindi non è stato necessario  costruire degli ambienti non naturali al suo interno. Abbiamo solo costruito una sala di comando da usare, nel caso volessimo esplorare i fondali marini!”

Disse FRANKY fra una martellata e l’altra.

“Quindi la usate come una sorta di sottomarino!” disse Robin “Interessante!”

Il pomeriggio era passato in fretta. BROOK decise di lasciare la sua postazione all’interno della balena per unirsi al gruppo e fu felice di poter suonare le canzoni del suo nuovo repertorio ai nuovi arrivati.

L’ora di cena arrivò presto e dopo che tutti si furono seduti a tavola, tranne RUFY che era vicino a SANJI che preparava i piatti da mettere in tavola, il Sanji del passato disse “Ma le ragazze non si sono fatte ancora vedere. Sono curioso di vedere se sono diventate ancora più belle!” disse con gli occhi già a forma di cuore e con un rivolo di sangue che gli usciva dal naso.

“Io direi proprio di si, non è vero RUFY?” disse ZORO sorridendo malizioso al suo capitano, il quale tranquillamente sorrise e scuotendo la testa afferrò un piatto e si apprestò ad uscire dalla cucina.

“Scusate mi assento per un po’, ma voi mangiate tranquillamente, basta che mi lasciate qualcosa, capito Rufy?” disse divertito soprattutto a sé stesso.

Il suo passato stesso sorrise e disse “Non posso promettertelo!”

Dopo un paio di minuti la porta della cucina, con uno scricchiolio fastidioso, si aprì nuovamente facendo comparire nella stanza una donna dai lunghi capelli neri e occhi azzurri come il ghiaccio. Essa salutò educatamente tutti i presenti e poggiò un piatto ancora carico di cibo, in tavola.

“Oh Robin mia dea, sei bellissima!” disse Sanji cominciando a volteggiare per la stanza facendo sorridere le due archeologhe che si scambiarono uno sguardo complice.

“Quello non è il piatto di Nami? Non ha fame?” Chiese SANJI preoccupato.

CHOPPER dal canto suo si alzò in piedi sulla panchina e appoggiando gli zoccoli sul tavolo chiese con fare agitato “Non si sente bene?”

Robin sorrise intenerita dalla preoccupazione che tutti i suoi compagni, anche solo con lo sguardo mostravano verso la sua compagna e  fu divertita dagli sguardi di confusione degli altri nuovi membri, ignari del perché di quella agitazione.

“Calmatevi, ha solo deciso di venire a mangiare insieme a noi!”

“Ma dovrebbe stare a letto il più possibile!” disse CHOPPER arrabbiato del fatto che la maggior parte delle volte i suoi ordini venissero ignorati.

“La mia NAMI-swuan sta male?” chiese Sanji con un fazzoletto tra i denti e le lacrime che gli uscivano dagli occhi.

Il silenzio calò in cucina in attesa di una risposta, ma dei passi  che si avvicinavano sempre più alla stanza, attirò le loro attenzioni.

La porta si aprì nuovamente “Ragazzi ecco l’ultimo membro della ciurma!” disse RUFY,  portando la navigatrice in braccio.

Sul volto di tutti i Mugiwara del passato di poteva leggere la stessa espressione: incredulità.

 

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Capitolo 4
*** Rufy e Nami ***


Capitolo quattro: Rufy e Nami

 

RUFY sorrise divertito e poggiò delicatamente NAMI a terra, dopo che essa era stata condotta fino alla cabina in braccio, perché non si affaticasse troppo.

“Salve!” disse  sorridendo e alzando la mano in segno di saluto.

I suoi capelli lunghi e sciolti le cadevano lungo la schiena in un insieme di curve e le sue guance si colorarono di rosso quando vide tutti gli sguardi su di sé.

“Ve lo dicevo io che è una balena!”  disse Umi divertita, immaginandosi lo sguardo furioso della donna a sentirsi chiamare così.

SANJI nel frattempo che i nuovi arrivati  cercassero di mettere bene a fuoco cosa fosse successo, sistemò tutti i piatti in tavola, dando a tutti il buon appetito, ma erano ancora tutti a fissare NAMI, la quale si sentiva estremamente imbarazzata.

“Smettetela di fissarmi così!” disse portandosi le mani al ventre come per coprirlo.

RUFY spostò la sedia della donna per farla accomodare dicendogli “Avresti dovuto aspettarti una reazione simile da parte loro. Mi domando solo se Nami riprenderà a respirare!” disse divertito, guardando anche la faccia incredulo di stesso.

Si sentì improvvisamente un pianto disperato e tutti poterono notare che Sanji, dopo aver posato la testa sul tavolo, cominciò a blaterale sull’ingiustizia del mondo e del fatto che avrebbe perso la sua adorata navigatrice per sempre. Usopp, seduto al suo fianco, gli diede qualche pacca sulla spalla. “Su, su, ci sono infinite donne su questo pianeta! Non è mica la fine del mondo!” disse il cecchino.

“Non è la fine del mondo, ma tutta sta storia sta prendendo una piega assurda!” disse Zoro

“Mi stavo chiedendo. Se USOPP sta per diventare padre e NAMI è…” cominciò Chopper dando voce al suo pensiero, ma ZORO fece tacere la renna del passato dicendo “Non insinuare quanto stai per dire, prima che qualcuno rimanga traumatizzato!” disse indicando il volto bianco di Nami, avendo ben compreso quanto stava per insinuare Chopper.

Zoro rise “Ve li immaginate Usopp e Nami insieme? Sarebbe tutta da ridere!”

“Cosa vorresti insinuare?” chiese Usopp fulminando con lo sguardo il suo compagno.

Lo spadaccino ignorò il cecchino e con un ghigno divertito passò il suo sguardo da Nami a Rufy per vederne le reazioni.

La navigatrice aveva gli occhi puntati su di sé ed era rimasta come paralizzata.

“S-Sono i-incinta!” disse indicando il ventre gonfio della futura stessa, mentre essa si sedeva proprio accanto a lei.

“Se non è Usopp, chi è il padre?” disse Chopper confuso. Esso venne guardato da tutti come fosse un alieno. Tutti, tranne che da Rufy, il quale aveva la testa talmente china, che mancava poco che finisse dentro al piatto.

Si sentiva imbarazzato da morire. Prima di vedere NAMI, non aveva pensato a chi potesse essere la madre di Umi. Aveva pensato che somigliasse molto a Nami, ma non aveva collegato le due cose, mentre in quel momento comprese tutto, anche vedendo come il futuro stesso si preoccupava per la donna.

“Ma dai Chopper, davvero non hai capito?” chiese stupito Usopp “è così logico, è RUFY”

Nami si sentì avvampare “oh cavolo! Quindi anche Umi è…

“Ci sei arrivata solo ora? Anche Rufy l’aveva capito!” la punzecchiò Zoro divertito.

Era troppo per Nami, la quale, per l’estremo imbarazzo, si coprì il viso con le mani.

“Ehi, io direi di finirla qui, se no sia al nostro capitano che alla nostra navigatrice del passato, gli viene un infarto!” disse FRANKY, anch’esso divertito dalla situazione.

“Mentre a quel babbeo, alle parole “padre” e “RUFY” ha già avuto un arresto cardiaco!” disse Zoro indicando Sanji a terra con BROOK che gli sventolava un tovagliolo sul viso per farlo riprendere.

Umi guardò tutti i presenti che erano interessati alla madre o più precisamente a quello che cresceva dentro di lei e infastidita disse “Ok, abbiamo capito che mia madre sta per avere un bambino. Ora vogliamo mangiare?”

ROBIN sorrise comprendendo cosa passasse per la mente della bambina e accarezzandole la testa disse “Umi ha ragione, non vogliamo mica che la cena di SANJI si raffreddi!”

“Si, hai ragione!” disse NAMI disposta a tutto pur di far distogliere gli sguardi puntati su di lei. Negli ultimi giorni tutti erano troppo premurosi nei suoi confronti e si sentiva quasi soffocare. Ma comprendeva bene il loro comportamento, erano preoccupati per lei e per il nascituro.

Durante la cena non ci fu il solito chiasso che regnava sulla Sunny durante l’ora dei pasti. Rufy si sentiva ancora troppo imbarazzato per comportarsi come se niente fosse accaduto e lo stesso valeva per Nami. Erano entrambi tesi e di fatto i due, sfiorandosi la mano, nel tentativo di prendere un po’ di carne, si ritrassero velocemente rovesciando qualche piatto, il cui contenuto, in parte, finì sulle gambe di Nami.

S-scusa!” disse Rufy non guardandola negli occhi.

N-niente!”disse Nami sorprendendo tutti, i quali si aspettavano una sfuriata di dimensioni gigantesche.

“Eh no, ragazzi! Se non riuscite nemmeno a guardarvi negli occhi, come potrete fare due figli?” disse Zoro divertito, un attimo prima che Sanji si avventasse su di lui per stozzarlo.

Dovettero pensarci ZORO e SANJI a dividere i due.

“Dovrai farci l’abitudine vecchio mio!” disse il cuoco al passato stesso.

“Vuoi dire che tu hai accettato la cosa?” chiese stupito Sanji.

SANJI per risposta andò a rannicchiarsi in un angolo con una nube nera sulla testa e tracciando dei cerchi in terra disse “Si, l’ho accettato!”

 

Robin seduta dalla parte opposta di NAMI, curiosa disse “Sembra che tu sia avanti con la gravidanza. A che mese sei?”

Anche Nami addrizzò le orecchie. Era imbarazzata, ma allo stesso tempo curiosa. Non credeva che un giorno sarebbe potuta essere una madre, non si era mai soffermata a pensare a quella possibilità.

“Sono al nono mese ormai e a giorni questo piccolino potrebbe venirci a fare visita!” disse accarezzandosi il ventre dolcemente, quando sentendo qualcosa, afferrò la mano di Nami appoggiandola sulla sua pancia, permettendogli di sentire lo scalciare del piccolo.

Nami sussultò e sorrise “l’ho sentito! Ho sentito il suo piedino!” RUFY sorrise vedendo che Nami cominciava ad accettare l’idea e lanciando un occhiata a Rufy, potè notare la curiosità che aveva verso il nascituro.

“Può essere gradevole da sentire se non sei un rene!” disse divertita NAMI.

“è maschio o femmina?” chiese Rufy facendosi coraggio.

RUFY alzò le spalle “Non lo sappiamo, ma non ha importanza!”

Bhe visto che una femmina ce l’abbiamo già, sarebbe carino avere un maschio!” continuò Rufy.

“Si, credo di si!” rispose il capitano.

“Chissà a chi somiglierà! Forse a RUFY oppure potrebbe avere anche lui o lei i capelli rossi come NAMI. Magari vorrà diventare un ottimo cecchino o cannoniere e vorrà essere allievo del sottoscritto!” disse Usopp cominciando a fantasticare.

“Ehi vacci piano con la fantasia. Quel bambino non è nostro. Perché nasca da noi ci vorrà ancora qualche anno!” disse Zoro infrangendo i sogni del cecchino.

“Sempre se il nostro futuro non cambia!” disse Robin facendo calare il silenzio in sala.

“Dici che il nostro arrivo qua, abbia modificato il futuro di Nami e Rufy?” chiese tristemente Chopper “Sarebbe un peccato. Non li ho mai immaginati come una coppia, ma mi sembra che stiano bene insieme. Mi dispiacerebbe che le cose andassero in modo diverso. Non si può fare qualcosa per evitare che ciò accada!”

Robin sorrise “Il futuro ce lo creiamo noi, per questo non possiamo prevedere cosa avverrà. Se anche il nostro Rufy e la nostra Nami provano qualcosa uno verso l’altro, allora non ci sarà da preoccuparsi!”

“Oh! Credo di aver capito!” disse Chopper con le orecchie abbassate.

“Io non mi preoccuperei troppo fossi in te!” disse Zoro con le mani dietro la testa, lanciando un’occhiata ai futuri genitori, diventati nuovamente rossi come dei peperoni.

Umi era stanca di tutti quei discorsi. Solitamente vi era lei al centro dell’attenzione, mentre quella sera, come di tanto in tanto capitava da quando sua madre era entrata nel settimo mese, capitava che venisse ignorata e quel fatto non le piaceva per niente.

Decise allora di attirare l’attenzione in un altro modo. Allungò le braccia a dismisura per afferrare varie portate della cena e mangiarle in un solo colpo, non facendo caso, se rubava qualcosa a qualcuno.

“Si allunga!” disse Usopp a bocca aperta.

“Ma come diavolo è possibile?” chiese Zoro dopo aver visto il suo cosciotto di pollo sparire.

“è un Rufy in miniatura!” disse Sanji vedendo come la piccola inghiottiva il cibo senza nemmeno masticarlo.

Umi, smettila!” disse NAMI rimproverando la bambina.

Umi, quante volte te lo devo ripetere che è da maleducati rubare il cibo in quel modo!” disse RUFY cominciandosi ad alterare.

“Ma sentite da che pulpito viene la predica!” disse Usopp shoccato “In che assurdo mondo siamo finiti?”

Umi!” la richiamò la madre, non una ma più volte, ma la piccola non sembrò voler ascoltare.

Un rumore di sedia che strisciava sul pavimento, attirarono gli sguardi della ciurma. I mugiwara del futuro non previdero niente di buono, mentre quelli del passato sgranarono gli occhi vedendo un RUFY diverso da quello che conoscevano.

L’uomo si avvicinò alla figlia.

La bimba si fermò e lo guardò con aria di sfida “Cosa c’è?” gli chiese con il broncio, cercando di nascondere il timore che lo sguardo del padre le incuteva.

“Voglio proprio vedere se hai di nuovo il coraggio di disobbedire a me e tua madre come stai facendo da qualche minuto!”disse RUFY con tono severo.

NAMI conosceva l’orgoglio di sua figlia. Per molti aspetti assomigliava al padre, ma l’orgoglio era il suo e di fatto il rimprovero del padre non servì a niente. Umi allungando di nuovo il bracciò, afferrò il piatto con i pasticcini pronto a divorarseli.

RUFY intervenne allungando anch’esso il braccio e una volta appropriatosi del piatto e averlo consegnato a SANJI, afferrò l’orecchio della bambina.

In genere si sarebbe dovuto allungare e essere indolore, ma l’uomo facendo leggermente ricorso all’haki, fece assopire i poteri della bambina, la quale, non volendosi ritrovare l’orecchio staccato, si vide costretta a scendere dalla sedia e seguire il padre fuori dalla cucina.

“Ahia, mi fai male! Lasciami!” si lamentò la bambina cercando di dimenarsi, ma non riuscì ad averla vinta.

 

“Ok, vedere questo nuovo RUFY,  mi ha lasciato a dir poco senza parole!” disse Usopp.

“Eppure a me sembra che tu stia parlando!” disse Zoro “Io non ci trovo niente di strano nel suo comportamento!”

“Ma andiamo, sei cieco forse? Quando mai Rufy si è comportato in modo così severo con un  bambino?” chiese il cecchino.

“Non mi sembra che Rufy abbia figli a cui insegnare come ci si comporta!” disse Zoro.

“Non è questo il punto!”

“Oh andiamo, non crederai che in una decina di anni, non si cresca o si cambi atteggiamento. RUFY ora ha una famiglia a carico e mi sembra la cosa più logica vederlo comportarsi così, piuttosto che in modo infantile!” continuò Zoro. “Anche tu avrai un atteggiamento più responsabile quando vedrai tuo figlio, sempre se tu abbia intenzione di crescerlo!”

Usopp si alzò infastidito da quanto insinuato dallo spadaccino “Cosa vorresti dire? Che ho intenzione di abbandonarlo?”

“Non ho detto questo, mi domandavo solo se avresti intrapreso lo stesso percorso di tuo padre o meno. D'altronde non vedo un’altra donna incinta su questa nave, né loro ne hanno fatto parola!”

Usopp si sedette rattristato “Sinceramente, ci avevo pensato anche io. Ma sapendo cosa vuol dire crescere senza una figura paterna, non penso di fare le stessa cosa che fece con me mio padre!”
“Se avevi questo dubbio in testa, perché non hai semplicemente chiesto cosa  ho deciso?” chiese USOPP guardando serio il passato sé stesso.

“Diciamo che aveva paura della risposta!” disse a testa bassa il cecchino.

“USOPP non rinuncerebbe mai a suo figlio!” disse NAMI “Essendo già madre so cosa significa avere dei bambini e ci sono solo pochissime ragioni al mondo per cui decidi di non fare da genitori a tuo figlio e nessuna di queste ragioni hanno a che vedere con il nostro USOPP.

“NAMI ha ragione. Non ne abbiamo fatto parola, ma non lo abbiamo fatto apposta. Ma vedete… la nostra ciurma non è esattamente al completo. Lo è solo al momento!” disse ROBIN.

“Esatto! Kaya ha…” cominciò USOPP.

“Aspetta un momento! Hai detto Kaya?” chiese incredulo Usopp.

Il cecchino del futuro annuì sorridendo “Kaya quando ha scoperto di essere in dolce attesa, ha espresso il desiderio di tornare al nostro villaggio natio e di far nascere nostro figlio sulla nostra isola. Una volta che sarà nato, tornerà a far parte della ciurma con nostro figlio. Se poi vuoi la ragione per cui  non sono rimasto con lei e che abbiamo un appuntamento con la ciurma di Shanks e volevo dare la notizia a mio padre di persona. Insomma non si diventa padre tutti i giorni e lo si vuole urlare al mondo intero!” disse USOPP con lo sguardo sognante. “Comunque Kaya  non è a uno stato avanzato della gravidanza e riuscirò a tornare in tempo per la nascita di nostro figlio!”

“E noi saremo con loro per dare il benvenuto al nuovo membro della ciurma!” Disse BROOK cominciando a suonare una ninna nanna che aveva scritto anni orsono per la piccola Umi.

“Come vedi anche tu non sei più esattamente lo stesso!” disse Zoro sorridendo “Anche tu hai messo la testa a posto!”

“I bambini devono avere un potere speciale per far si che ciò avvenga!” disse Chopper incuriosito.

Robin sorrise “Nessun potere. È semplicemente l’istinto di un genitore di voler proteggere a tutti i costi la propria creatura. D’altronde essa dipende al 100% dai genitori!”

 

In quel momento RUFY rientrò nella stanza scusandosi per quanto era avvenuto e rispondendo alle domande sul perché sua figlia avesse lo stesso potere del padre. Non era mai successo infatti che il potere di un frutto del diavolo potesse essere trasmesso ai figli e di fatto non era una cosa possibile.

La spiegazione era semplicemente un'altra. Si era sempre detto che di frutti del diavolo ne nascessero solo un esemplare per ogni tipo, ma quello che non era mai stato rivelato era che alla morte di un possessore di un frutto,  lo stesso albero che lo aveva prodotto, ne produceva un altro. Perché nessun frutto poteva mancare al mondo. All’eliminazione di uno, ne nasceva un altro uguale.

“Aspetta un momento, questo non è possibile. Ciò starebbe a significare che tu dovresti essere morto!” disse Chopper.

“Infatti è proprio quello che è successo!” disse RUFY sorprendendo tutti.

 

 

Bene! Oggi sono incavolata nera. Dopo quasi tre ore e mezza che attendo il mio turno, mi mandano via a pesci in faccia!!!

Spero che questo capitolo, nel caso la giornata fosse andata male anche a voi, possa farvi tornare di buon umore o semplicemente divertirvi se siete tranquilli…anche se il finale non è proprio umoristico XD. Con me un po’ c’è riuscito rileggendolo, ma io non conto, dato che l’ho scritto io e a me la storia in sé piace. Quindi tocca a voi, per l’ennesima volta giudicare.

Fatemi sapere.

PS: niente disegno oggi!!!

Al prossimo aggiornamento.

Byebye

Neko =^_^=

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Capitolo 5
*** Il confine tra la vita e la morte ***


Capitolo cinque: il confine tra la vita e la morte

 

“Tu saresti morto? Come è possibile?” chiese Usopp dando voce alla domanda di tutti. “Se lo fossi non dovresti essere qui!”

“Nemmeno io dovrei eppure eccomi qua in carne ed ossa! Si fa per dire perché mi sono rimaste solo le ossa. Yoho…ho…ho…

La risata di BROOK venne interrotta dagli sguardi glaciali che gli erano stati lanciati dagli altri membri della ciurma, i quali non trovavano che ci fosse niente di divertente in quel momento.

“Quello che è successo a me, è meno complicato di quanto è successo a BROOK. Io non sono vivo per magia o per qualche insolito fenomeno. Semplicemente mi hanno preso in tempo. Tutto qui!” disse RUFY alzando le spalle.

“Tutto qui?” disse Nami sbattendo le mani sul tavolo “Come puoi dirlo con tanta leggerezza?”

“è una cosa passata ormai e io sto bene!” disse RUFY, spiegando il perché non provasse nessuna preoccupazione per quanto gli fosse successo.

“Sarà anche una cosa successa mesi, anni o secoli fa, ma mi sembra che sia ancora una ferita aperta per qualcuno di voi!” disse la navigatrice del passato, indicando la futura sé stessa che aveva lo sguardo abbassato e con forza stringeva i pugni che teneva appoggiate sulle gambe.

RUFY, il quale non si era ancora seduto da quando era rientrato in cucina, si avvicinò a NAMI, accarezzandole la testa e dandole un bacio sui capelli. Questo atteggiamento così esplicito, fece andare di traverso l’acqua a Rufy, mentre colorò nuovamente le guance di Nami.

“Lo so che NAMI ci soffre ancora e…” cominciò il capitano, ma venne interrotto dalla voce della donna.

“No! Lo so che è una cosa passata. Tu sei ancora fra noi ed è questo quello che conta, ma ciò non toglie che io abbia paura che si possa verificare nuovamente e questa volta per sempre!”

NAMI prese a piangere silenziosamente. Non era la tipa che amava farsi vedere debole, ma ora era giustificata anche dagli ormoni impazziti.

RUFY avrebbe voluto dirle che non sarebbe mai accaduto un’altra volta e farla calmare, nelle sue condizioni non doveva agitarsi, ma erano pirati e rischiavano la vita tutti i giorni e questo lo sapevano benissimo tutti i membri della ciurma. Solo a Umi il concetto non era ancora chiaro. Per una bambina il pensiero di poter perdere tutti non per una causa naturale, ma per delle assurdi leggi che condannavano certi stili di vita in quanto considerate sbagliate, non era facile da comprendere. Nemmeno gli adulti a volte capivano il perché, sapevano solo che le cose stavano in quel modo e cambiare le cose era un percorso arduo e lento.

“Come è successo?” la voce di Rufy interruppe il silenzio che si era venuto a creare.

RUFY sospirò e prima di iniziare il racconto, chiese  alla sua compagna di vita se volesse tornare nella sia stanza per evitare di rivivere quel ricordo doloroso, ma la donna scosse violentemente la testa.

“Quello che mi è successo è stata la conseguenza di una trappola che la marina ci ha teso e che ci ha colti impreparati!” fece una pausa per guardare gli sguardi dei compagni e vide che tutti erano in attesa che andasse avanti. “Come ben sapete, sia io che Ace siamo stati cresciuti in un luogo dove la marina non ci avrebbe trovato, per far sì che potessimo vivere nonostante avessimo la colpa di essere nati da genitori ricercati e considerati i più pericolosi al mondo.   La nascita di mia figlia invece non è stata tenuta nascosta. Non abbiamo pensato nemmeno per un secondo di separarci da lei, nonostante con noi sia in costante pericolo. Ma in quanto suoi genitori ci siamo ripromessi di proteggerla con tutti noi stessi!”

“Non saremo i suoi genitori, ma anche noi mi sembra che abbiamo fatto un lavoro niente male in questi anni!” disse ZORO con le mani dietro la testa.

RUFY sorrise “Direi un lavoro impeccabile. Ma tornando al racconto, quel giorno non fu la solita marina a tenderci una trappola, ce la saremo cavati senza problemi altrimenti, ma vari ammiragli erano presenti. E uno più forte dell’altro. Lo scontro durò a lungo, alcuni ammiragli riuscimmo a sconfiggerli, tra cui Aokiji, ma esso con i suoi poteri aveva messo fuori combattimento gli arti di alcuni.

SANJI ad esempio aveva le gambe interamente congelate e io il braccio sinistro. SANJI era fuori combattimento, ma io continuai a lottare e con me tutti gli altri. Riuscimmo a sistemare due o tre ammiragli, ma al prezzo di perdere lo stesso numero di compagni. ROBIN infatti giaceva a terra priva di sensi e BROOK aveva subito una brutta ferita al cranio, che lo aveva portato ad avere vertigini e quindi perse anche la capacità di reggersi bene in piedi. Eravamo tutti esausti, ma credevamo di potercela fare. Però…” RUFY sospirò “…però non avevamo tenuto conto di un nemico. Un ammiraglio che fino a quel momento non aveva agito e mostrato la sua presenza: Kizaru. Ha sempre rappresentato un problema, insieme ad Akainu!”

Rufy al nome del secondo ammiraglio strinse i pugni tanto da farsi male.

Kizaru fece la sua comparsa con in braccio Umi e NAMI presa in ostaggio. Non avevamo notato nessun movimento sospetto e quanto vedemmo ci colse di sorpresa, permettendo ai nostri nemici di renderci inermi e incapaci di reagire. Io, CHOPPER, ROBIN e BROOK eravamo stati immobilizzati da catene di agalmatolite marina. Provai a usare l’Haki, ma esso è efficace solo se si fa uso di tecniche che prevedono il contatto con un avversario che possiede un rogia e quindi la speranza che Kizaru e gli altri nemici cadessero a terra privi di senso era pressoché impossibile.

La sua intenzione era ovviamente giungere alla mia testa e con Umi e NAMI come ostaggio aveva me e gli altri in pugno e non sembrava mostrare la ben che minima pietà verso una bambina di appena  sei mesi.

Ricordo ancora quanto affermò…” disse RUFY chiudendo gli occhi e ricordandosi quel momento come se si stesse svolgendo proprio in quell’istante “è un vero peccato dover eliminare una così bella bambina, ma ha commesso una grande colpa nascendo come TUA figlia MONKEY D. RUFY!”

RUFY strinse i pugni e continuò “Ricordo di aver cercato di ribellarmi  per potermi liberare e aiutarle, ma nemmeno ZORO avrebbe potuto spezzare quelle catene, in quanto era stato privato delle sue armi. Insomma eravamo proprio nei guai. E l’unico modo fu quello di puntare sull’orgoglio della marina. Era me che volevano e quindi mi offrì loro su di un piatto d’argento, chiedendo in cambio che venisse risparmiata la vita di NAMI e di Umi.

Kizaru all’inizio non fu propenso a voler accettare la mia richiesta, dato che in realtà mi aveva già catturato e insieme a me, anche gli altri. Poteva scegliere fra due opzioni. Cioè rischiare che facendo il diavolo a quattro, sarei riuscito a liberare tutti, e conoscendo la mia reputazione sapeva che potevo anche riuscire a cavarmela, oppure cedere alla mia richiesta e farmi promettere che non avrei mosso un muscolo e permettere loro di fare quello che volevano. Inoltre gli ricordai che se avesse solo avesse toccato mia figlia con un dito e noi altri, la Marina ne sarebbe stata macchiata e sarebbe potuta diventare nemica del mondo intero. La Marina se la passa già male per conto suo, ma sa bene che noi Mugiwara siamo temuti dai vari pirati, i quali non hanno coraggio di attaccare i villaggi dove noi abbiamo garantito la nostra protezione e siamo ben visti dalla maggior parte dei civili in quanto non consentiamo ai bucanieri di distruggere le loro vite tranquille.

Quando Barbabianca fu ucciso e il suo dominio sui mari venne meno, i villaggi da lui protetti vennero attaccati, senza che la marina potesse fare molto. Se succedesse qualcosa di simile e per l’ennesima volta per colpa della marina, essi avrebbero perso tutto il loro prestigio. Insomma avevano tutto da perdere eliminando l’intera ciurma, mentre eliminando solo me, avrebbero perso uno dei loro nemici più pericolosi e garantito ancora una certa sicurezza in  certi luoghi, dato che la mia intenzione era quella di impartire l’ordine ai miei compagni di garantire la pace nei mari che solcavamo. C’è poi da tenere conto che se avessero eliminato anche sua nipote, Dragon non se ne sarebbe rimasto in disparte. Io ormai sono adulto e la mia vita me la devo gestire io, ma mio padre non avrebbe permesso un’altra ingiustizia a danno di una bambina!”

“Quindi Dragon è ancora in circolazione” disse Robin sorridendo.

“Ehi aspetta un momento. Torna indietro. Cosa ti fa pensare che noi avremmo continuato a fare i pirati, una volta che tu saresti passato a miglior vita?” chiese Sanji. Era convinto che senza Rufy la loro ciurma si sarebbe sciolta, in quanto non avrebbero voluto seguire nessun altro capitano.

Ma la voce tuonante e seria dei due Zoro che suonò all’unisono disse “Perché sarebbe stato l’ordine del capitano e gli ordini non si discutono!”

“Ora forse pensi ancora che la ciurma si possa sciogliere, ma dopo così tanti anni passati insieme, la ciurma non si scioglie a causa della morte di uno di noi, anche se dovesse trattarsi del capitano. Noi siamo i pirati di Mugiwara e sempre lo saremo, anche se mancasse l’elemento che ha costituito questa ciurma!” disse SANJI mentre compiva il suo solito gesto di prendere una sigaretta, ma si ricordò di non accenderla in quanto NAMI era li con loro.

“Ma tutte le navi pirata devono avere un capitano. Chi lo avrebbe sostituito?” chiese Usopp.

“Se RUFY la pensa come me, sarebbe stato ZORO!” Disse la voce del capitano del passato, facendosi sentire per la prima volta da quando avevano iniziato la conversazione.

I mugiwara del passato lo guardano allibiti.

“Vuoi dire che tu hai già preso la decisione di nominare Zoro come prossimo capitano nel caso tu dovessi…” chiese Nami non riuscendo a pronunciare l’ultima parola.

“Da quando questa ciurma era composta solo da cinque di noi, avevo già valutato l’idea di chi avrebbe potuto sostituirmi nel caso il destino mi avesse preso prima del previsto!” disse Rufy con un sorriso tranquillo.

“Ho perso la mia occasione di diventare capitano!” disse tristemente Usopp.

“Peccato, ti ci vedevo bene!” disse Chopper “Però preferisco che Rufy non muoia!”

Silenzio.

“Mi sarei aspettata qualche sorte di reazione dal cuoco! Ehi amico, l’hai presa piuttosto bene !” disse FRANKY, il quale non vedendo risposta dall’interpellato, gli sventolò una mano davanti agli occhi per vedere che in lui non c’era reazione “è andato!” disse infine, riferendosi al fatto che Sanji avrebbe dovuto sottostare agli ordini dello spadaccino.

“Lasciamolo perdere, voglio sapere cosa è accaduto dopo, perché per fortuna non si è arrivato a questo punto!” disse Nami.

“Su Nami, non disprezzare così Zoro, non credo che sarebbe poi male come sostituto capitano!” disse Rufy ridendo.

“Lo penso anch’io!” Disse l’interpellato.

“Non intendevo questo con “per fortuna, ma…bha lasciamo perdere!” disse Nami esasperata.

“Su avanti continua la storia!” disse Chopper emozionato, dimenticandosi per un po’ che quanto avvenuto era una cosa reale.

“Dunque eravamo arrivati al fatto che la marina, uccidendo tutti, sarebbe potuta anche andare in rovina, quindi Kizaru accettò la mia proposta e fece catturare solo me e…NAMI!” continuò RUFY.

“Come NAMI? Non avevi detto che…” un pugno ben assestato alla testa di Rufy da parte di Nami, permise al capitano del futuro di continuare senza che qualcun altro lo interrompesse.

“NAMI venne catturata per garantirsi che non avrei davvero cercato di scappare. La mia era pur sempre considerata la parola di un pirata dopo tutto.”

“Io non mi opposti. Ero pronta a morire per salvare Umi e quello che restava della ciurma, anche se ciò sarebbe significato dover lasciare orfana mia figlia. Ma sapevo che sarebbe stata in buone mani!” disse NAMI accarezzandosi il ventre, pensando che se le cose si fossero messe male, quel piccolino che si trovava nel suo grembo non avrebbe avuto la possibilità di nascere.

RUFY riprese “Venimmo condotti a Marineford, ormai ricostruita dopo gli eventi che…bhe lo sapete…” disse immaginando che per Rufy la perdita del fratello fosse una ferita ancora troppo aperta “…e venimmo rinchiusi in due prigioni diverse, in modo tale che nessuno sapesse dell’altro. Passarono non so quanti giorni, finché Magellan venne a prendermi per portarmi nella sala delle esecuzioni!”

“Sala delle esecuzioni?” chiese Robin curiosa.

 “Esatto, da un po’ di anni l’esecuzione pubblica in piazza è stata abolita, in quanto di cattivo gusto e di cattivo esempio per i bambini e i giovani. Anche questo lo dobbiamo a Dragon nonostante il suo intento era quello di eliminarla completamente!” spiegò intervenendo l’archeologa del futuro.

“è già un passo avanti!” disse Robin “Scusa RUFY per l’interruzione, continua pure!”

“Oltre al luogo, anche il modo di eliminare il ricercato è cambiato ed è solo permesso quell’unica maniera di condannare a morte una persona. Un modo più lento e doloroso rispetto a prima. Ora iniettano una sostanza mortale nelle vene del mal capitato, sempre la stessa, ma credo che con me abbiano dovuto trovare un’altra sostanza. Magellan sapeva che dopo essere sopravvissuto a uno scontro con lui, i veleni mi sono per lo più indifferenti, mi creano qualche fastidio, ma di sicuro non mi portano alla morte, ma la marina stava programmando la mia morte da un bel po’, perché avevano ideato una sostanza da usare con i possessori del frutto del diavolo più resistenti!”

Chopper e Usopp terrificati da quanto stava raccontando, si abbracciarono in attesa che l’uomo andasse avanti togliendo loro di dosso quell’ansia che si era impossessata dei loro cuori.

“La sostanza di cui RUFY sta parlando e l’agalmatolite marina in forma liquida. Questo minerale se fuso a un alta temperatura, può trasformarsi dallo stato solido a quello liquido ed essere utilizzato per quanto vi stiamo raccontando!” disse SANJI “Se al solo tocco un possessore del frutto del diavolo perde le energie, con quella sostanza in corpo accade molto di più e gli effetti vi assicuro non sono gradevoli. RUFY ci ha messo come minimo due settimane per riprendersi completamente e sapete quanto in fretta recuperi le forze solitamente!”

“Ok sta cosa è spaventosa! Quale pazzo ideerebbe questo sistema di uccidere?” chiese Usopp.

“Diciamo che in parte è colpa mia!” disse FRANKY sentendosi colpevole. “è stato un incidente, sia chiaro. Ho fatto venire in mente questa pazza idea a un membro della marina. Mi stavo scontrando contro Smoker. Oh meglio ci provavo, dato che senza l’utilizzo di Haki non ero in grado di colpirlo. Ho fatto uso di una tecnica, che il vostro Franky non avrà ancora inventato, che mi permette di rendere il mio corpo incandescente. Con quella tecnica se Smoker mi avesse colpito si sarebbe ustionato, abbassando la guardia e permettendo agli altri di attaccarlo. Sapete quel bastone, che quel marine da quattro soldi si porta sempre dietro, che sulla punta ha un frammento di agalmatolite? Bhe nel tentativo di pararmi da uno dei suoi colpi, l’ho afferrato e l’algamatolite si è sciolta gocciolando a terra.

Smoker guardando la fine del suo prezioso bastone, sorrise compiaciuto dicendomi “Grazie per l’idea Cyborg!”. Allora non capii a cosa si riferisse, ma quando RUFY venne condannato a morte, ci arrivai!”

“Caspita, ti devi essere sentito in colpa per quanto successo allora!” disse Chopper.

“Si direi di si, ma sinceramente RUFY non mi attribuisce nessuna colpa! Disse FRANKY rilassato.

“C’era d’aspettarselo dal capitano, inoltre come hai detto tu, è stato un incidente!” disse Sanji “Continua come hai fatto a salvarti se nel tuo corpo era già in circolo quella sostanza?”

Bhe non ho ben capito come si sono svolti i fatti. Sinceramente a me importava solo di essere vivo e di non essermi perso le prime parole di Umi, i primi passi e…tutto quello che c’è stato fino ad ora nella vita di mia figlia!” NAMI sorrise dolcemente “Dovresti farla a CHOPPER questa domanda!” disse RUFY infine.

La renna del futuro, sentendosi preso in causa, arrossì timidamente, ma cercò di rispondere in modo esauriente alla domanda.

“Avevo preso a studiare l’agalmatolite, nonostante mi venisse difficile, dato che non potevo maneggiarla come volevo. Avevo intenzione di trovare un modo per annientare gli effetti collaterali di questo minerale, ma con scarsi risultati. Ma un giorno, Usopp entrando di scatto nella mia stanza, mi fece rovesciare il miscelato preparato per le rumble ball sul minerale ed è avvenuta una reazione chimica strana. Il minerale si è praticamente sciolto, fino a rimanerne solo un mucchio di polvere. Il fatto è che le rumble ball sono create con una miscela che consente di modificare il corpo senza che esso subisca danni, quindi in un certo senso crea una barriera che protegge gli organi da eventuali espansioni o restrizioni che a lunga andare avrebbe causato lacerazioni e quindi gravi danneggiamenti.

Ragionandoci sopra, sono arrivato alla conclusione che con qualche piccola modifica della miscela delle rumble ball, avrei potuto ottenere una sostanza capace di debellare il veleno dell’agalmatolite!”

Chopper fece bene attenzione alle parole del suo futuro sé stesso e riuscì a comprendere per filo e per segno quello che gli era appena stato raccontato conoscendo bene le proprietà della rumble ball, ma sinceramente non aveva mai pensato di pensare a un ulteriore sviluppo del farmaco.

“Sapevamo cosa avrebbero somministrato a RUFY e nonostante il nostro tentativo di fare in fretta e di impedire che l’esecuzione iniziasse, arrivammo in ritardo. Pensammo a salvare prima NAMI e poi con le varie guardie che ostacolarono il nostro cammino, non potemmo giungere a destinazione prima che scattasse l’ora x. Se poi teniamo conto che una volta giunti in sala esecuzione, abbiamo dovuto anche vedercela con Magellan, vi può far comprendere del perché abbiamo rischiato seriamente di perdere il nostro capitano.

Per fortuna le  proprietà delle rumble ball ci hanno protetto dal veleno di quell’individuo, se no nessuno si sarebbe salvato quel giorno. Solo ROBIN rimasta sulla Sunny con la piccola Umi.

Per nostra fortuna, gli altri ammiragli presenti all’esecuzione, non intervennero. Erano sicuri che ormai per RUFY non c’era più niente da fare.

Fu quello che temetti anch’io, quando non sentii più pulsazioni nel capitano. Ricordo di essermi paralizzato dalla paura, quando scoperto a che ora era iniziata l’esecuzione, intravidi una piccola luce di speranza.

L’agalmatolite era stata iniettata nel corpo di RUFY da appena un paio di minuti e tutti i veleni hanno bisogno di tempo per agire e fare il giro completo del sistema circolatorio. Il cuore aveva cessato di battere, è vero, ma si ha spesso una possibilità di recuperare la vittima, se si riesce a impedire che il cervello rimanga privo di ossigeno troppo a lungo e si interviene con un massaggio cardiaco.

Non perdetti tempo, iniettai le proprietà delle rumble ball in RUFY sperando che il farmaco andasse a proteggere il cervello dall’attacco dell’agalmatolite e che gli altri organi già colpiti, venissero protetti da nuovi attacchi, che li avrebbero distrutti completamente e come previsto, il cuore riprese a battere, dopo un lungo ed estenuante massaggio cardiaco!” terminò CHOPPER.

“Infine ricordo solo di essermi svegliato due settimane dopo completamente stordito, ma salvo, nel mio letto e le persone che amo di più!” disse RUFY con un sorriso diretto verso NAMI. Aveva provato una forte emozione al suo risveglio, ritrovandosela accanto. Aveva vegliato su di lui per tutto il tempo del suo coma senza abbandonarlo un minuto. Le era davvero grato per quanto aveva fatto per lui e per quanto continuava a fare ogni giorno.

 

 

Ecco qua il capitolo cinque e questa volta niente suspance alla fine. Avrei dovuto inventare qualcosa. Mannaggia. Va bhe…per questa volta mi è scappato.

Che dite? La morte di RUFY è credibile? Sinceramente non sapevo cosa inventare. Farlo affogare e farlo riprendere poco dopo, mi sembrava una cosa trita e ritrita, allora ho optato per questo, così ho avuto anche la possibilità di far conoscere qualche cambiamento del mondo del futuro.

Spero che non sia stato troppo noioso in quanto non c’è stata una vera e propria azione. Se è così…gomena sai!!!

Bhe ditemi voi.

Aspetto le vostre recensioni.

Byebye

Neko=^_^=

Ps: qualcosa nel prossimo capitolo dovrebbe smuoversi un po’!!!

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Capitolo 6
*** Il futuro è già cambiato ***


Capitolo sei: Il futuro è già cambiato.

 

Dopo la fine del racconto ci volle qualche minuto prima che qualcuno esprimesse una parola.

“Wow, non so cosa dire! Così tu sei morto per qualche minuto, è nato un nuovo frutto del diavolo gomu gomu, l’avete trovato e tua figlia ha pensato bene di mangiarselo?” chiese Usopp.

“In verità l’ho ha trovato Shanks…di nuovo! In questo modo lui è venuto a sapere della mia morte momentanea. Lo diede da tenere a noi e tra una spiegazione e l’altra, Umi ha origliato di cosa quello strano frutto fosse” spiegò RUFY.

“Aveva tre anni allora e sapendo che era affascinata dal potere del padre, le vietammo di avvicinarsi al frutto. Lo nascondemmo, ma quando mancava qualche giorno al suo quinto compleanno, in qualche modo è riuscita a trovare la cassa dentro la quale lo avevamo nascosto, lo ha aperto con facilità grazie ai miei insegnamenti e in segreto se n’è cibata. Non lo scoprimmo subito, ma solo quando nel tentativo di prendere un libro in cima alla libreria, l’intero mobile le cadde addosso, senza che lei si fosse minimamente fatta male!” disse NAMI ricordandosi lo spavento di quel giorno a causa della caduta del mobile su sua figlia, del sollievo provato vedendo che non si era fatta niente e infine della rabbia provata per aver disobbedito e aver mangiato il frutto.

“Ora sapete perché anche Umi ha il potere…” cominciò RUFY,  ma non potè terminare la frase che gli venne in mente qualcosa.

Si girò verso l’angolo destro della cucina come se si aspettasse che succede qualcosa.

Tutti i presenti seguirono il suo sguardo, il quale cominciava a preoccuparsi.

NAMI gli accarezzò il braccio e gli chiese cosa avesse.

“Ragazzi, non vi sembra strano che non stia accadendo niente?” chiese il capitano.

“No anzi, direi  per fortuna!” disse USOPP.

ZORO osservò il suo capitano e sposto nuovamente il suo sguardo verso il punto che RUFY fissava. “Oh cavolo!”

“Ora che hai tu?” disse SANJI esasperato.

“Sei il solito idiota. Cosa ricordi del nostro viaggio nel futuro?” chiese ZORO.

“Oh!” disse anche ROBIN capendo dove ZORO volesse arrivare.

“Siamo finiti sulla Sunny, abbiamo incontrato noi stessi, parlato e scoperto della morte di RUFY senza però riuscire a evitarla, fatto cena e…oh mannaggia!”

“Ok, abbiamo capito. Oh cavolo, oh mannaggia…insomma che diavolo succede?” chiese Usopp esasperato da tanti misteri.

“C’è che si sarebbe dovuto aprire una distorsione temporale che avrebbe dovuto condurvi nel vostro tempo!” disse SANJI guardando i suoi compagni pensieroso.

Chopper cominciò ad agitarsi “Vuol dire che siamo bloccati in questo tempo? Aiuto! Come facciamo?”

Rufy con il solito fare tranquillo disse “Troveremo un modo, ce la siamo sempre cavata, no?”

Robin appoggiò il suo compagno, inoltre pensava che dato che si trovavano in quel tempo, potevano anche approfittarne per conoscere meglio il nuovo mondo, senza però togliere la voglia di continuare a viaggiare e scoprire cosa quel mare avrebbe riserbato loro una volta tornati a casa.

“Non è un problema che voi rimaniate qui, solo che non sapendo cosa accadrà d’ora in avanti, potrebbe essere pericoloso per voi e per noi!” disse RUFY.

“Non vi saremo di impiccio se è questo che stai insinuando, sappiamo difenderci” disse Zoro un po’ contrariato.

“Non te la devi prendere Zoro, quello che RUFY vuole dire e che noi navighiamo in queste acque da ormai dieci anni e sappiamo che i nostri nemici sono molto insidiosi. Voi siete solo all’inizio del viaggio, dovete ancora crescere e potenziarvi e  credetemi, al livello in cui vi trovate ora, potreste rischiare grosso se incontrassimo qualcuno dei nostri nemici!” disse NAMI accarezzandosi il ventre preoccupata.

“Che tipo di nemici?” chiese Nami spaventata, vedendo l’agitazione dei presenti.

RUFY stava quasi per rispondere quando il verso di Tiko, allarmò l’intera ciurma.

BROOK si alzò di scatto e corse sul ponte.

Il sole ormai era già tramontato e il buio regnava sovrano sul mare. La nave era illuminata dalle poche lampade sparse qua e là, che garantiva la visione nel caso i membri della ciurma avessero dovuto muoversi lungo l’intera nave.

Gli altri membri della ciurma, NAMI compresa, uscirono dalla cucina e si guardarono intorno.

“BROOK, cosa succede?” chiese SANJI preoccupato, continuando a sentire il lamento della loro amica balena.

“Non lo so con precisione, ma temo che ci sia qualcuno in quelle acque, che si sta avvicinando!” disse lo scheletro preoccupato.

RUFY prese subito il comando “Spegnete tutte le luci e cambiamo rotta, se c’è davvero qualcuno, evitiamo di farci trovare finchè non riusciremo a capire di chi si tratta.

“Potrebbe trattarsi di Shanks?” chiese USOPP.

“Non avrebbe motivo di agire nell’ombra altrimenti!” disse ZORO avvicinandosi a una lanterna per spegnerla, ma una risata sinistra  fermò la sua azione.

Il misterioso individuo, giunto nelle vicinanze della Sunny, approfittava dell’oscurità, sua amica preziosa, per agire in incognito il più possibile.

Però tutti i presenti del futuro assottigliarono gli occhi, ben consenzienti di chi si trattasse.

RUFY spalancò gli occhi e stringendo i pugni e senza voltarsi disse “NAMI vai a metterti al sicuro. mentre tu ROBIN sai di cosa necessita NAMI, stelle vicino e cerca di non farla agitare. Tu Nami vai con loro per favore!”

Le ragazze annuirono.

Rufy, preferirei che anche tu andassi con loro!” disse con voce seria il capitano del futuro.

“Non ci penso nemmeno, se c’è da combattere io resto!” disse determinato il ragazzo del passato.

“Non per discutere un tuo ordine, ma se temi per Rufy, dovresti temere anche per noi. Dovresti saperlo che lui è il più forte tra noi!” disse Usopp.

“Non lo sto mandando via perché lo considerò debole, ma perché potrebbe avere una reazione che potrebbe metterci tutti in pericolo!” disse RUFY guardando il passato stesso, il quale era contrariato da quanto gli era stato ordinato.

“Comunque chiederei anche a voi del passato di allontanarvi. andate a difendere la camera dove si trova Umi e la stanza di NAMI nel caso le cose si mettessero male!”disse infine.

Tutti obbedirono, solo Rufy rimase sul ponte, insieme a Zoro che decise di aspettarlo, intuendo che le cose stessero per mettersi male.

 

Le ragazze si erano rifugiate nella stanza di NAMI e RUFY e la prima era stata fatta sdraiare sul letto, nonostante le proteste. Era agitata e aveva cominciato ad avere il fiato corto.

“NAMI devi calmarti. Non vorrai che accada qualcosa a tuo figlio. Fai respiri profondi!” disse l’archeologa del futuro preoccupata.

“Cosa succede? Sta male?” chiese Nami spaventata, non sapendo cosa fare per essere d’aiuto.

“Quando era al quinto mese,  NAMI ha rischiato seriamente di perdere il bambino. Da allora dobbiamo evitargli qualsiasi tipo di sforzo e preoccupazione, perché il bambino potrebbe correre dei pericoli e anche NAMI!”

Nami abbassò la testa “Quindi dal suo stato di agitazione, devo dedurre che fuori non se la stiano  cavando bene?”

ROBIN la osservò non sapendo cosa rispondere “Abbiamo qualche difficoltà con lui!”

“Lui chi?” chiese Nami deglutendo.

 

“Barbanera!” disse RUFY trovandosi davanti l’uomo dalla grossa mole e dall’aspetto sgradevole, che era salito sul ponte.

Rufy, vedendo il pirata, strinse i pugni e si sentì invadere da una rabbia.

Rufy, raggiungi le ragazze!” disse nuovamente RUFY guardandolo con la coda dell’occhio. Sapeva bene cosa stesse provando in quel momento il suo passato sé stesso. L’aveva provato anche lui e a volte ancora provava rancore verso quell’essere, ma si era ripromesso di non agire mai secondo le leggi della vendetta.

“No!”

Rufy!” lo rimproverò l’uomo.

“Come mi puoi chiedere una cosa del genere. È a causa di quel tipo se mio fratello è morto, non posso fargliela passare liscia!” disse il ragazzo partendo all’attacco, ma esso venne scagliato brutalmente a terra dal futuro sé stesso.

Zoro rimase sorpreso dalla potenza di RUFY. Doveva essere diventato estremamente potente se era stato in grado di mettere KO Rufy con un solo colpo, perché il suo capitano giaceva a terra svenuti, tra le crepe del legno causato dall’impatto.

“Che cosa ti è preso!” gridò Zoro  a quel comportamento che ai suoi occhi era assurdo.

“Sarà più al sicuro così! Barbanera non è un novellino!” rispose lo spadaccino del passato. “Portalo al sicuro!” ordinò infine.

 

“Vi vedo piuttosto nervosi miei cari amici. Devo dedurre che la mia visita non sia gradita!” disse Barbanera affiancato da otto dei suoi nakama essendo l’ultimo troppo grande per riuscire a salire sulla Sunny.

“Cosa vuoi? Non mi sembra il momento di lottare per accaparrarsi il titolo di re dei pirati!” disse RUFY con tono grave.

“Qualsiasi momento è quello buono. Ho hai paura!” chiese  l’uomo, sfidandolo.

RUFY stette in silenzio e cercò di riflettere su cosa fare.

“Ma se non vuoi combattere per me va bene, basta che rinunci al tuo sogno!” disse divertito Barbanera.

“Non pensarci nemmeno brutto ciccione. Non permetteremo mai che qualcuno domandi al nostro capitano di rinunciare al suo sogno! disse USOPP puntando la sua fionda verso il suo avversario Van Ooger, il cecchino  della ciurma di Barbanera, il quale se ne stava tranquillo tenendo il suo fucile sulla spalla.

“Non ti conviene sfidarmi!” disse Van Ooger “Non avresti speranza contro di me”.

“Vogliamo provare? Se non sbaglio quella cicatrice sulla guancia è merito del sottoscritto!” disse USOPP compiaciuto.

“è stata solo la fortuna del principiante. Ma non capiterà mai più che tu riesca anche solo a sfiorarmi col pensiero!”.

“Se questa è una sfida, accetto!” disse USOPP con un sorriso sicuro di sé.

Lafitte, il navigatore di Barbanera, aveva cominciato a ballare il tip-tap come era suo solito fare nei momenti più assurdi.

“Ti va di ballare? Perché non balli un po’ con me, amico!” disse SANJI sfidando il suo avversario, come anche ZORO che  sguainò le sue spade, puntandole verso Shiryu della Pioggia, l’abile spadaccino della ciurma nemica.

Uno ad uno i pirati nemici, si scagliarono verso il proprio avversario cominciando ad affrontarsi.

 

I Muguwara del passato, sotto ordine di RUFY si erano recati davanti all’ingresso della stanza di NAMI per proteggerla, nel caso qualche nemico avesse sconfitto il proprio avversario e si fosse diretto verso di lei.

Barbanera era a conoscenza della gravidanza di NAMI e avrebbe anche potuto arrivare a catturarla per minacciare RUFY, conoscendo la sua perfide indole.

Barbanera all’inizio aveva un grande rispetto per il suo avversario Mugiwara, ma non arrivando mai a un vincitore, aveva cominciato a stufarsi di essere leale e aveva cominciato a giocare sporco pur di riuscire a guadagnarsi il titolo di re dei pirati.

Zoro mentre era di veglia alla porta, sentendo di tanto in tanto le lamentele di NAMI, la quale aveva cominciato a provare forti dolori, sentì degli strani passi  in lontananza.

Spalancò gli occhi. Da quella parte vi era la stanza che Usopp si era offerto di andare a controllare, all’interno della quale vi era Umi.

Lo spadaccino lasciò l’incarico di proteggere le ragazze a Sanji e Robin, gli unici rimasti, dato che Chopper era dovuto entrare nella stanza per assistere  NAMI.

Rufy era con loro, ma steso a terra, ancora tramortito dalla botta presa.

 

All’interno della stanza.

“Ora inspira e espira, inspira e espira!” disse ROBIN cercando di aiutare a respirare per calmare il dolore.

C-cosa s-sta succedendo là f-fuori?” chiese NAMI spaventata.

L’ultima volta che Barbanera e RUFY era finita in parità, ma sia l’uno che l’altro erano usciti alquanto malconci dalla scontro e la donna era in pensiero per l’intera ciurma. Essa cercò di regolare il respiro come ROBIN le diceva di fare, ma sembrava che non riuscisse a seguire l’amica, al contrario della navigatrice del passato, la quale aveva preso a respirare come se stesse partorendo, a vedere le due respirare in quel modo, tanto da rischiare un’iperventilazione.

“Oh no, si sono rotte le acque!” disse Chopper agitato. Non aveva mai fatto nascere un bambino. Aveva assistito a un parto quando stava con la dottoressa Koreha, ma non sapeva bene come procedere e quella sua tensione venne percepita da ROBIN.

“Calmati dottore. So che questa è la tua prima volta, ma se ti serve una mano posso aiutarti!” si offrì volontaria ROBIN, anche Nami si offrì di dare una mano, nonostante avesse una fifa blu.

“D’accordo. ROBIN cerca di far calmare NAMI e aiutala a tenere il ritmo del respiro, tu Nami, portami un po’ di acqua calda e un panno dove avvolgere il bambino. E tu NAMI cerca di resistere, non è ancora arrivato il momento di spingere!” disse Chopper emozionato e agitato allo stesso tempo.

 

Nel frattempo Zoro era giunto davanti alla cabina di Umi. Usopp si stava lentamente sollevando da terra, dopo una forte ginocchiata allo stomaco, che per qualche secondo lo aveva stordito.

Usopp, cosa è successo?” chiese preoccupato lo spadaccino.

“Una donna, orribile, col naso lungo, mi ha attaccato alle spalle e mi ha colpito. Questa oscurità non ci aiuta!” disse Usopp massaggiandosi la pancia. Aveva un forte senso di nausea, che passò all’istante quando il suo compagno lo informò della sparizione di Umi.

 

Papààààà” urlò la bambina, una volta portata sul ponte e dopo aver morso la mano della donna che l’aveva rapita, che la teneva imbavagliata.

RUFY che fino a quel momento non aveva voluto ingaggiare una lotta contro Barbanera, facendosi pestare pesantemente, si arrabbiò sul serio a vedere la figlia prigioniera.

Fino a quel momento non aveva voluto combattere, perché conoscendo i poteri del suo avversario, sapeva bene che se ne avesse fatto uso, anche in minima parte, la nave sarebbe calata a picco e con lei tutti i suoi amici. 

Gli altri membri della ciurma riuscivano, chi meglio chi peggio, a tenere testa ai propri avversari, ma all’urlo della bambina,si fermarono, avendo paura di fare un passo falso e di condannare la figlia di RUFY.

Le cose stavano precipitando. NAMI aveva cominciato il travaglio, Umi era stata presa in ostaggio e RUFY si sentiva impedito dal fare qualsiasi mossa.

Ma non potè ignorare la richiesta di sua figlia “Papà, aiutami!” disse Umi stendendo un braccino verso di lui.

 

 

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Capitolo 7
*** Un nemico insidioso ***


Non conosco i compagni di Barbanera, ma forse è perché non si sono visti molto nel manga e anime. Ho cercato informazioni per sapere qualcosa su di loro e i nomi, ma a parte qualche ruolo che qualcuno di loro ricopre, non si sa molto sui loro poteri, quindi  volevo informarvi che per alcuni me li sono inventati.

Buona lettura =^_^= e se non vi sembra una schifezza, lasciatemi un commentino…anche nel primo caso…vorrei sapere se c’è qualcosa dove sbaglio.

 

Capitolo sette: Un nemico insidioso.

 

“ Aiutami papà!"

Quelle singole parole, pronunciate con una vocina spaventata e tremolante dal pianto, scatenarono qualcosa in RUFY, che lo fece scattare.

Era pericoloso affrontare Barbanera in mare aperto e uno spazio ristretto, ma non poteva più desistere dal combattere.

 Il suo cuore iniziò a battere più velocemente e inizio a pompare sangue in tutto il corpo a una velocità esagerata, rendendo il suo corpo incandescente e fumante.

I suoi occhi, contornati da del sangue che sgorgava dalle ferite che si era procurato alla testa scontrandosi con Barbanera, cambiarono. Vi si poteva leggere tutta la rabbia che l'uomo in quel momento provava.

"Teach, fino a qualche tempo fa, nonostante tuoi certi comportamenti, ti rispettavo come pirata e capitano di una ciurma. Apprezzo il fatto che tu ama la tua ciurma e la tua capacità di credere nei sogni. Ti ho perdonato quello che hai fatto a mio fratello, non dandoti al pieno la colpa della sua morte, dato che le leggi assurde che governano questo mondo hanno giocato un ruolo fondamentale. Ciò nonostante tu continui a provocarmi.

La mia pazienza ha un limite e quel limite è la mia famiglia, la mia ciurma, LA MIA BAMBINA…” RUFY tacque per qualche istante, durante il quale scese un silenzio carico di tensione che non sembrava per niente intimorire Barbanera, poi continuò “…Ora basta. Preparati a combattere!” disse, senza però concedere realmente al nemico il tempo di prepararsi.

Compì uno scatto fulmineo e con un colpo carico di Haki, colse di sorpresa Barbanera, il quale venne scaraventato fuori bordo, cadendo, per sua fortuna, a bordo della sua enorme nave a forma di zattera.

Teach si rialzò subito e, pulendosi il sangue uscitogli dal labbro, disse “Così mi piaci cappello di paglia!”

“Voglio vedere se ti piacerà ancora quando ti prenderò a calci!”

Disse minaccioso RUFY.

 

Zoro, dobbiamo fare qualcosa!” affermò Usopp guardando di nascosto cosa si stava svolgendo sul ponte “è colpa nostra se Umi è stata presa!”

Zoro cominciò a riflettere e gli tornò in mente che nell’ultima battaglia, Usopp aveva fatto uso di una nuova tecnica che poteva tornare utile in quel momento. Lo spadaccino riferì quanto aveva ideato al compagno, il quale si mise subito all’opera prendendo bene la mira.

Il colpo venne lanciato e la donna che teneva prigioniera Umi, si ritrovò imprigionata tra le radici di una pianta carnivora, pronta a divorarsi la sua preda.

L’unico difetto di questo piano, fu il coinvolgimento di Umi, anch’essa prigioniera, ma Zoro, con l’utilizzo delle sue spade, liberò e afferrò la bambina nel tentativo di portarla in salvo.

Catalina Devon però, approfittando del momento, si liberò anch’essa e  si preparò ad attaccare i due ragazzi del passato con uno dei suoi attacchi.

Essa aveva la capacità di lanciare onde d’urto  prendendo a pugni l’aria e una di queste d’onde si avvicinava a velocità  incredibile verso Zoro, ma qualcosa interruppe il suo percorso.

USOPP, vedendo la scena, si era allontanato dal suo avversario, per parare il colpo diretto ai suoi amici, incrociando le braccia davanti al viso.

“Zio USOPP!” urlò Umi felice.

“Fantastico!” disse il cecchino del passato, affascinato dall’atto eroico appena compiuto dal futuro sé stesso.

Zoro invece approfittò del momento di spaesamento della donna per tramortirla.

“Andate! Proteggete Umi!” disse USOPP, quando un rivolo di sangue cominciò a colargli da un taglio sulla guancia. Un proiettile lo aveva preso di striscio in quel momento di distrazione.

“Hai abbassato la guardia, re dei cecchini!” disse Van Ooger schernendolo.

USOPP reagì talmente in fretta da stupirlo e rendendogli il colpo “Nemmeno tu dovresti!” risposte sorridendo determinato.

Intanto l’Usopp del passato cominciò a correre sotto coperta, ma dovette bloccarsi per chiamare il suo compagno.

Zoro era immobile a guardare la scena, stringendo con forza l’elsa della sua spada. Era frustante e un affronto all’orgoglio, sia per lui e che per gli altri suoi compagni, stare fermi a guardare quanto si stava svolgendo senza poter intervenire.

Ma questi erano gli ordini, non importava se erano stati impartiti non direttamente dal suo capitano, ma da quello del futuro.

Infine si decise a raggiungere l’amico, quando qualcosa gli taglio la strada e quella stessa cosa, subito dopo, si scaglio contro i muri delle cabine, danneggiandoli pesantemente.

RUFY aveva ingaggiato uno duro scontro contro il suo avversario e sembrava che anche quella volta fossero in parità, ma l’ultimo colpo di Barbanera, causato dal frutto del diavolo Gura gura, il potere esso aveva sottratto tempo addietro a Barbabianca, lo aveva scaraventato via, senza che il capitano riuscisse a controbattere.

“RUFY, stai bene?” chiese ZORO parando un colpo del suo avversario.

“Papà!” urlò Umi cercando di liberarsi dalla presa di Usopp per andare ad aiutare il genitore, vedendolo uscire dalle macerie.

“è pericoloso restare qui. Vieni dentro!” disse il cecchino del passato, ma la bambina protesto e Zoro nei suoi occhi, potè leggervi la stessa determinazione che caratterizzava gli occhi di Rufy.

Si sentì una risata perfida provenire da Teach, il quale disse “ Mi sembri messo male MONKEY D. RUFY”

“Un paio di costole inclinate, una sciocchezza!” rispose l’interpellato sorridendo determinato, stando a indicare che non aveva minimamente intenzione di arrendersi. “Comunque anche tu non sembri fresco come una rosa. Cosa c’è? Ti ho fatto troppo male?”

Barbanera scoppiò nuovamente a ridere “Ma non scherzare, fino ad ora ti ho lasciato fare. Dovresti sapere che sono capace di molto più di questo!”

“E tu dovresti sapere la stessa cosa di  me. Io mi sto solo riscaldando!”

Barbanera fu infastidito dalla presunzione del suo avversario e disse “Mi sto divertendo a lottare con  te cappello di paglia, ma non voglio perdere tempo e quindi non credo ti dispiacerà se pongo fine a questa lotta!”

RUFY si irrigidì quando capì cosa il suo nemico avesse intenzione di fare e i suoi sospetti vennero confermati, quando tutti i nemici abbandonarono la nave per mettersi al sicuro.

Teach aveva intenzione di fare ricorso all’altro suo potere del frutto del diavolo, il frutto Dark dark, che gli permise di creare un enorme buco nero sopra la Sunny, in grado di risucchiare qualsiasi cosa al suo interno, per poi sottoporto a una forza di gravità tale da schiacciare qualsiasi cosa, umani compresi provocandone la morte.

“Spero che il mio regalino possa essere di vostro gradimento! Black Hole!” disse l’uomo raggiungendo i suoi  compagni e senza allontanandosi troppo, perché il bello era gustarsi la scena.

“Tenetevi a qualcosa, fate presto!” ordinò RUFY per poi urlare in nome di sua figlia.

“La teniamo noi!” disse Usopp per poi aggrapparsi alla prima cosa stabile che trovò.

Il buco nero aveva già attivato il suo potere e lentamente aveva cominciato a risucchiare gli oggetti non fissati, come qualche sedia, l’ombrellone sotto il quale ROBIN leggeva il libro, il tavolino dove le donne bevevano il thè, ecc.

“RUFY! Dobbiamo trovare un modo per fermare questa tecnica o servirà a poco  aggrapparci alla Sunny!” gisse FRANKY che teneva ben stretto CHOPPER.

“Come pensi di fermarlo?” chiese SANJI “ Si accettano suggerimenti!”

FRANKY riflesse un attimo, quando riuscendo a liberare una mano, sparò un colpo di cannone verso Teach, sperando di far cadere la sua tecnica, ma il colpo venne immediatamente risucchiato all’interno del buco nero.

“Non funziona. Dobbiamo trovare un altro modo e in fretta. Io non resisterò ancora per molto. Mi si stanno staccando le ossa!!!” disse BROOK.

“Siamo nei casini tutti quanti. Ora anche la Sunny ha cominciato a sollevarsi!” disse ZORO cercando anch’esso di trovare una soluzione per scampare a quel pericolo, ma avevano già assistito a quel potere e solo il suo creatore poteva farla cessare o meno.

Un urlò, attirò l’attenzione di tutti, di RUFY soprattutto.

Umi!” urlò, vedendo Usopp e la figlia venire risucchiati. L’appiglio a cui si era aggrappato il cecchino del passato si era dimostrato più debole del previsto e si era staccato, condannando i due a una fine tremenda.

I riflessi di Zoro però, permisero a Usopp di avere una speranza, in quanto si sentì afferrare per il piede.

Quest’ultimo però, reagì anch’esso riuscendo ad afferrare Umi all’ultimo momento. Ma il problema rimaneva. Ora Zoro doveva reggere tre corpi e per quanto fosse abituato ad avere a che fare con pesi molto pesanti, sembrava che la forza di gravita fosse troppo forte anche per lui, ma ciò nonostante non mollò la presa, al contrario prese l’occasione come una sfida per migliorare sé stesso.

Improvvisamente però un fortissimo vento si alzò, rendendo precaria la situazione dei mugiwara e facendo scomparire Umi nel nulla.

 

 

 

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Capitolo 8
*** Il vento come alleato ***


Capitolo 8: il vento come alleato

 

Umi!” Urlò Usopp terrorizzato. Era sicuro di non aver lasciato la presa, eppure tutto lasciava pensare che la bambina fosse scomparsa all’interno del buco nero.

RUFY perse un battito non vedendo più sua figlia, ma quello strano vento che aveva percepito, gli fece sentire una sensazione familiare, che lo rassicurò. Sorrise comprendendo cosa fosse successo.

Sua figlia era salva e con lei anche tutti loro e la Sunny, anche se quest’ultima non era proprio in ottime condizioni a causa dello scontro avvenuto su di essa. Ciò nonostante nessuno dei presenti doveva abbassare la guardia. I soccorsi erano arrivati, ma il buco nero non aveva ancora cessato di esistere.

Teach, dal canto suo, non aveva percepito niente. Non comprese quanto fosse accaduto e cominciò a ridere compiaciuto del fatto che la figlia del suo nemico fosse passata all’altro mondo. Per lui era una grande vittoria. Il suo avversario, per la disperazione della perdita della figlia, non avrebbe più costituito alcun problema ed era sicuro che il titolo di re dei pirati sarebbe spettato a lui.

Ma il suo sorriso dovette spegnersi, quando davanti a lui comparve la figura snella e minacciosa di RUFY, il quale, aiutato dalla direzione in cui soffiava il vento, era riuscito ad allungarsi e a giungere sulla nave nemica.

Il volto dell’uomo era contratto in una smorfia di rabbia, i suoi occhi coperti dal cappello di paglia e i suoi pugni erano talmente stretti da lasciare intravedere le nocche bianche. Ma non fu solo RUFY l’ospite sgradito sulla nave di Teach. Il vento lentamente cessò e, accanto al capitano del futuro, comparve una figura maestosa, riscoperta da un mantello verde che lasciava intravvedere a malapena il volto tatuato del misterioso individuo.

“Tu!” disse Barbanera sorpreso, non aspettandosi il suo arrivo “Cosa diavolo ci fai qui, Dragon?”

L’interpellato lo fulminò con lo sguardo e disse con una voce seria e tuonante “Sparisci dalla mia vista Marshall D. Teach. Non amo la marina, ma se tra trenta secondi sarai ancora tra i piedi, la prima cosa che vedrai al tuo risveglio, saranno le grate della prigione di Impel Down!”

Barbanera scoppiò nuovamente a ridere alle minacce che le sue orecchie avevano udito. Non aveva timore dei due uomini che lo stavano guardando in cagnesco, ma l’accensione improvvisa di tutte le luci della nave dei rivoluzionari a forma di drago, mostrarono lui la quantità di rivoluzionari pronti a dargli battaglia, facendogli comprendere che ormai era una causa persa continuare a lottare.

Barbanera sapeva di essere potente e si fidava dei suoi compagni, ma non era così sciocco da pensare di poter combattere contro la ciurma di cappello di paglia ed i rivoluzionari tutti nello stesso momento. Decise di arrendersi e diede ordine di alzare bandiera bianca.

La lotta era finita, ma RUFY, nonostante la resa, scaricò il suo nervosismo con un pugno trasformato in acciaio sul volto di Teach, scaraventandolo in mare e tornando sulla nave, consentendo così ai compagni del suo avversario di andare a recuperarlo.

Nel frattempo della permanenza di RUFY sulla nave avversaria, la Sunny, dopo la cancellazione della tecnica Black hole, precipitò in mare causando un forte spruzzo e facendo cadere tutti malamente a terra.

 

“Cosa sta succedendo là fuori!” disse Chopper venendo scaraventato a terra. Anche Nami gli fece compagnia rotolando a terra.

NAMI invece, grazie all’intervento di ROBIN aveva risentito meno del colpo. L’archeologa del futuro infatti, facendo uso del suo potere, aveva potuto assistere a ogni singola cosa si stesse svolgendo sul ponte e quando ha intravisto il pericolo della caduta della Sunny  in mare, aveva provveduto a reggere NAMI in modo da non complicare la sua situazione.

Quell’impatto fece anche destare Rufy, il quale, ricordandosi della presenza di Barbanera, cercò di recarsi sul ponte per potersi battere, ma Sanji, trattenendolo, gli evitò di compiere una sciocchezza. Sapeva che la scusa di andare a proteggere NAMI, era solo un modo di RUFY per tenerli lontani da una minaccia al di sopra delle loro capacità.

“Barbanera è andato via, capitano!” disse Robin, la quale, come la sé stessa del futuro aveva assistito a tutto, potendo così far calmare Rufy, il quale venne messo in all’arme dalle urla di NAMI.

Esso si voltò di scatto verso la porta a occhi sgranati.

Robin sorrise dolcemente alla preoccupazione del ragazzo e lo informò che presto avrebbero dato il benvenuto al nuovo membro della ciurma.

 

Sul ponte Usopp era a terra e cercava di riprendere a respirare dopo lo spavento preso, mentre tutti quanti gli altri sembravano arzilli come se niente fosse successo.

Dragon giunse sul ponte bagnato e aprendo il mantello mostrò, la piccola Umi, che spaventata si teneva ben stretta alle vesti del nonno.

“Sei al sicuro ora!” disse il rivoluzionario con la voce più dolce che gli poteva uscire e delicatamente posò la nipote a terra, permettendole di andare ad abbracciare il padre, che la strinse forte a sé.

RUFY la prese in braccio e guardando il padre con gratitudine domandò “Come fai ad arrivare sempre al momento giusto nel posto giusto?”

L’uomo accennò a un sorriso “Sei un uomo molto fortunato figliolo!”

“oppure l’uomo più controllato dal genitore!” disse scherzando e mostrando uno dei suoi soliti sorrisi.

“Se dovessi intervenire ogni volta che ti trovi nei guai, farei prima a trasferirmi sulla tua nave! Ti stavo cercando. Sono venuto a trovare il mio secondo nipote. Dovrebbe essere nato ormai!” spiegò l’uomo prima che Zoro interrompesse la riunione familiare, mettendo RUFY al corrente delle condizioni della compagna.

Il capitano del fututo, appena udito la parola “partorire”, aveva fatto scendere Umi ed era corso sottocoperta, travolgendo chiunque incontrava sul suo cammino pur di stare accanto alla sua NAMI e CHOPPER lo seguì all’interno della stanza per dare una mano.

Nami al contrario approfittò dell’arrivo di RUFY per uscire. Era bianca come un cencio e appoggiandosi al muro, lentamente cominciò a sedersi a terra per poi sospirare.

Rufy, seduto anch’esso a terra e dalla parte opposta della navigatrice, vedendola in quelle condizioni, allungò il braccio facendo adagiare il suo prezioso cappello sulla testa della ragazza e per incoraggiarla le disse “Andrà tutto bene!”

Nami non potè fare a meno di accennare un sorriso e annuire e avere fiducia nelle parole di Rufy.

 

Si sentirono dei passi provenire dal buio del corridoio e i mugiwara del passato che non avevano assistito a quanto fosse caduto sul ponte, si agitarono a vedere, quando essa venne illuminata, una persona a loro sconosciuta avvicinarsi, nonostante Umi tenesse, con un aria tranquilla, la mano dell’uomo. Rufy e Sanji si misero in posizione di difesa e il primo chiese “Chi sei tu?”

Dragon si fermò e alla vista del ragazzo alzò un sopracciglio, non mostrando poi molta sorpresa nel vedere un altro figlio più giovane sulla nave. Era ormai abituato alle stranezze  di quel mare e poté immaginare il motivo della presenza della ciurma di mugiwara di almeno dieci anni più giovane.

“Hai visto? Ho due mamme e due papà!” disse Umi tirando i pantaloni del nonno, il quale, continuando a guardare Rufy, che non aveva ancora abbassato la difesa, disse “Ho visto!”

I pochi al corrente della vera identità dell’uomo, non fecero parola a Rufy della parentela che li legava. Era già abbastanza nervoso e non sembrava il caso di aggiungere complicazioni.

Robin lo informò dell’aiuto che il rivoluzionario aveva prestato a tutti loro e il capitano, rilassandosi almeno in parte, lo ringraziò chiamandolo zietto.

 

Passarono diversi minuti che sembravano ore per chiunque. Sia per chi aspettava, sia per chi assisteva al parto, sia per NAMI ormai stremata, ma finalmente un vocina tanto attesa si fece sentire.

Al suono delle urla del bambino tutti si rilassarono. Zoro si sedette a terra e sorrise, Usopp saltò di gioia insieme a Rufy, Robin sorrise rasserenata del fatto che tutto fosse filato liscio, mentre Nami scoppiò a piangere coprendosi il volto con le mani, per scaricare la tensione accumulata.

Umi guardava tutti confusa. Non aveva ben capito cosa stava succedendo. Dragon le spiegò che il suo fratellino era venuto al mondo e la bambina non potè fare a meno di domandarsi come esso potesse essere uscito dalla pancia della mamma.

 

La porta della stanza si aprì e ne uscirono ROBIN e i due Chopper. Questi ultimi piangevano come fontane, emozionati per il lieto evento.

L’acheologa del futuro invitò i presenti ad entrare per vedere il nascituro. Umi corse dentro senza farselo ripetere due volte, mentre Nami non riusciva a muoversi, sentendo le gambe tremare. Fu Rufy, tendendole la mano, a darle il coraggio di alzarsi.

 

NAMI era adagiata comodamente ai cuscini. Aveva i capelli sudati, alcuni dei quali erano attaccati al volto, ma non sembrava preoccuparsene, era troppo presa da quel fagottino rosa che teneva in mano. RUFY le sedeva accanto,  con un braccio che le faceva il giro delle spalle e anch’esso guardava teneramente il figlioletto che agitava le manine.

Umi si era fermata ai piedi del letto, guardando un po’ imbronciata i genitori.

RUFY e NAMI sorrisero invitandola ad avvicinarsi, ma essa incrociando le braccia scosse la testa.

Il padre le si avvicinò abbassandosi alla sua altezza chiedendole “Non vuoi conoscere il tuo fratellino?”

“No! Io non lo voglio. Ora passerete tutto il tempo con lui e vi dimenticherete di me!” disse con le lacrime agli occhi.

RUFY sorrise e chiamandola dolcemente sciocchina, le disse che non sarebbe cambiato niente e che i suoi genitori avrebbero continuato ad amarla come prima. Successivamente la prese in braccio e la fece sedere accanto alla madre dove poco prima sedeva lui, in modo tale che potesse vedere il bambino.

Umi lo fissò per un po’ ed il piccolo fissò lei, sorridendole.

La bambina storse il naso “Ma è vecchio, è pieno di rughe!” disse facendo ridere tutti i presenti.

 

NAMI alzò per la prima volta lo sguardo dal suo bellissimo bambino, con i ciuffetti neri e occhi celesti grigi, che probabilmente avrebbero presto, crescendo, una colorazione nocciola.

Nami, Rufy, avvicinatevi!” disse la donna sorridendo.

I due interpellati irrigidirono, ma fecero quanto chiesto.

NAMI porse il piccolo a sé stessa, la quale in modo un po’impacciata lo prese tra le sue braccia.

Nami non ci sapeva fare con i bambini e si sentiva un po’ a disagio a tenere un bimbo così piccolo tra le mani, ma quando esso fece un piccolo vagito per poi sorriderle, la ragazza provò una sensazione nuova che non riuscì a spiegare.

Rufy, vuoi provare a tenerlo un po’ tu?” chiese il capitano del futuro a sé stesso, il quale si era limitato a guardare la scena rimanendo un po’ in disparte.

Rufy sgranò gli occhi, fece un passo indietro e scosse violentemente la testa “No, no, no. Gli farei sicuramente male! Non voglio romperlo!”

RUFY sorrise e prese in braccio il figlio avvicinandosi cautamente al capitano del passato.

“Sciocchezze. Prendilo così…in questo modo…bravo…attento alla testa! Visto? Non è difficile!”

Rufy guardò il piccolo e disse “è strano!”

“Cosa?”

“Tenere il proprio figlio in braccio. E ora che devo fare?” chiese alquanto spaventato, vedendo che il bambino cominciava a fare qualche smorfia che preannunciava il pianto.

“Cullalo un po’, lo farà sentire protetto e amato!” gli spiegò NAMI.

Rufy lo cullò dolcemente, stupendosi, dato che non credeva di esserne capace, e dopo pochi secondi vide che il piccolino si era addormentato.

Il piccolo tornò tra le braccia della madre e venne mostrato a tutti gli altri. Infine venne dato in braccio anche a Dragon che sorridendo disse “Benvenuto al mondo Monkey D. …”

“Ace!” disse NAMI “Monkey D. Ace! In onore del fratello di Rufy che ha sacrificato la sua vita per permettere a lui di sopravvivere. Senza quel suo gesto, né Umi Ace sarebbero venuti al mondo. Credo che sia il nome perfetto!”

Rufy sussultò e non potè fare a meno di commuoversi e di lanciare un pensiero al fratello. Si sentì però improvvisamente triste pensando al fatto che il suo fratellone non avrebbe mai conosciuto i suoi nipoti.

Come se avesse letto nel pensiero del ragazzo, Nami gli afferrò la mano stringendogliela per fargli forza.

Rufy ricambiò la stretta e le sorrise, per poi sistemarle meglio il cappello, il quale accennava a cadere.

Improvvisamente un rumore come di un tuono, fece destare tutti da quel momento magico e una voce seguita da una risata strana, irruppe nella stanza.

“Finalmente vi abbiamo trovato! Yohohoho!”

 

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Capitolo 9
*** La costruzione di un futuro basato sulle scelte del cuore ***


Capitolo nove: La costruzione di un futuro basato sulle scelte del cuore.

 

Finalmenti vi abbiamo trovato! Yohohohoho!” disse la voce di Brook proveniente dall’angolo della stanza.

Brook! Franky!” disse Rufy felice di vedere i suoi compagni sani e salvi.

Una distorsione temporale si era aperta nella stanza e attendeva che qualcuno ci entrasse dentro.

“Cosa state aspettando? Sta cosa non rimarrà aperta in eterno!” disse Franky con affanno, il quale pedalava a più non posso per tenere attivata la macchina che aveva consentito loro di aprire diversi portali, fino a trovare quello esatto.

I mugiwara del passato videro che la distorsione cominciava lentamente a chiudersi ed ebbero a malapena il tempo di salutare tutti, grandi e piccini, prima che essa si chiudesse alle loro spalle, catapultandoli  nel loro tempo.

Franky si fermò, appoggiandosi alla macchina sfinito. “Ragazzi, ho bisogno di una cola! Sarà stato il centesimo portale che aprivamo!”

Rufy, Usopp e Chopper guardarono ammirati la macchina che Franky aveva creato.

“Vi piace?” Chiese il carpentiere orgoglioso della sua creazione “è un attira portali…se così si può chiamare. Abbiamo dovuto allontanarci dall’isola per sicurezza, ma con questo stratagemma abbiamo potuto portarvi indietro. Con l’esattezza direi che è un parafulmine che richiama i fulmini dell’isola del tempo, dirigendoli sulla Sunny in modo tale da aprire vari portali proprio dove siete voi al momento.

Usopp si spostò immediatamente temendo che un nuovo portale potesse risucchiarlo chissà dove.

“Tranquillo, ora non è attivata e dato che ha compiuto la sua missione direi che si potrebbe smantellare e usare i pezzi per creare qualcosa di nuovo!” disse Franky, riflettendo su cosa avrebbe potuto creare di nuovo.

“Siete stati grandi!” disse Usopp meravigliato.

“Grazie, grazie, ma ditemi di voi. Dove siete finiti?” chiese il cyborg.

Zoro sogghignò “Sapessi!”

“Io ho fame!” disse Rufy incrociando le braccia dietro la testa.

“Si anch’io!” lo appoggiò Nami, cercando di evitare nuovamente  situazioni imbarazzanti, cosa però che non riuscì ad evitare, dato che i suoi nakama, raccontarono tutto per filo e per segno quanto successo nel futuro.

Yohohoho. Il capitano e la navigatrice. Potrebbe essere un bel titolo per una nuova canzone!” disse Brook cominciando a strimpellare con la chitarra elettrica.

 

La mattina seguente, si alzarono tutti molto tardi, ma si poté affermare che tutto era tornato alla normalità. I ragazzi si apprestarono a fare rotta verso una nuova isola, non molto distante dal luogo dove si trovavano. Da quanto riportavano i diari di bordo rubati a pirati nemici, l’isola su cui avrebbero sbarcato era nella norma, rispetto a tutte le altre che appartenevano al Nuovo mondo. Essa era persino abitata e avrebbe permesso loro di fare rifornimento di cibo e acqua.

Ci sarebbe voluto all’incirca un giorno per raggiungerla.

Nami approfittò di quella giornata di navigazione per non uscire dalla sua cabina per tutto il tempo. Aveva preso qualche informazione sull’isola del tempo e si era messa subito al lavoro per metterla su carta. Non sarebbe stata un’impresa facile, non avendo preso i dati necessari per disegnarla nella sua completezza  e probabilmente mai nessuno ci sarebbe riuscito, ma non demorse. Aveva una buona memoria visiva e con quella sarebbe riuscire a creare una mappa abbastanza attendibile dell’isola.

Non si accorse nemmeno che si era fatto sera, finchè Robin non le portò la cena.

Continuò a lavorare fino a notte fonda e una volta terminata la mappa, sentì il bisogno si sgranchirsi un po’ le gambe e di prendere un bicchiere d’acqua.

Fu quando uscì dalla sua stanza che vide per la prima volta, in quella giornata, Rufy. Esso era appoggiato al parapetto della nave e ammirava il cielo colmo di stelle che rendevano quella sera meno buia, grazie anche alla presenza dalla luna piena.

Il cappello era appoggiato alla schiena, permettendo così alla leggera brezza che soffiava, di scompigliargli leggermente i capelli.

Nami arrossì e lo fissò indecisa sul  da farsi. Si sentiva ancora imbarazzata, motivo per il quale aveva deciso di dedicarsi tutta la giornata alla sua cartina. Voleva evitare Rufy, ma soprattutto i commentini che Zoro le lanciava, irritandola e facendola sentire a disagio.

Però si rese conto che non poteva evitarlo per sempre, ne era quello che voleva, inoltre c’era una cosa che voleva capire e cioè cosa lei realmente volesse.

“Non dormi?” chiese avvicinandosi al ragazzo e appoggiandosi anch’essa al parapetto della nave.

“uhm? Nami! No, non ho sonno!” disse guardandola.

La sua carnagione al chiaro di luna appariva bianca come il latte, i capelli mossi al vento le sfioravano  leggermente la pelle liscia del suo viso e i suoi occhi color nocciola risplendevano riflettendo i leggeri raggi della luna. Rufy a quella visione abbassò il capo, sentendosi le guance andare a fuoco.

H-hai finito di disegnare la mappa!” chiese cercando di distrarsi e tornando a guardare il cielo.

La ragazza annuì “Che isola assurda eh?” disse la navigatrice per poi tacere.

“Si, però ci ha permesso di conoscere un nostro possibile futuro!” disse Rufy fissandola con la coda dell’occhio.

“Non so se sia stata una cosa positiva!” disse Nami sincera, senza guardare la reazione del ragazzo.

Rufy sgranò gli occhi “Cosa vuoi dire?”

“Che le cose potrebbero diventare forzate!” disse Nami. Rufy la guardò confuso non capendo cosa volesse intendere.

“Non mi dire che non ci hai pensato! Abbiamo scoperto che nel futuro io e te ci siamo messi insieme e abbiamo avuto due figli. Cosa succede se le cose tra noi non vanno come abbiamo visto? Non avremo Umi né Ace!” disse la navigatrice guardando gli occhi scuri e penetranti del capitano. Rufy sussultò e abbassò la testa “A dire il vero no. Non ho pensato a questo. Sono preso da un’altra sensazione che non mi vuole abbandonare!”

Nami aspettò che continuasse.

“Quando ho preso Ace in braccio…bhe è stato bellissimo, non so nemmeno descriverti la sensazione che ho provato. L’unica cosa che posso dirti e che non vedo l’ora di riabbracciarlo e di riprovare quella sensazione!”

Nami sorrise “So esattamente cosa vuoi dire. Anch’io mi sono sentita così! Non ho mai pensato alla possibilità di diventare mamma, ma è stata una esperienza piacevole. Ma la domanda è sempre la stessa, se noi non ci metteremo insieme per un motivo o per un altro? Forzeresti le cose? Staresti con me solo perché abbiamo visto che dovrebbe andare così? Io sinceramente non voglio sentirmi obbligata. Non voglio vivere una relazione senza amore!”

“Neanche io!”

Nami sorrise tristemente e si voltò per andarsene, ma Rufy l’afferrò per un polso e la costrinse a voltarsi. Le si avvicinò fino a che i loro nasi non si sfiorarono.

“Ma per quanto riguarda me, le cose potrebbero anche finire come abbiamo visto!” disse Rufy in un sussurro per poi posare lentamente le sue labbra su quelle di Nami in un casto bacio.

Poi staccandosi e guardandola negli occhi disse “Quindi dipende da te! Da che cosa provi!”

Come risposta Nami ricambiò il bacio che da casto divenne più passionale, finchè i due non dovettero separarsi per riprendere respiro.

Entrambi appoggiarono la fronte su quella dell’altro, ma Nami, cogliendo Rufy di sorpresa, si staccò facendo qualche passo indietro “Scusa!”

Rufy la guardò confusa, non capendo “Nami, cosa…

“Sta succedendo troppo in fretta!” disse la ragazza abbassando lo sguardo. “Mi sono lasciata trasportare, scusa…non volevo!”

Nami io…” cominciò Rufy, ma la ragazza lo interruppe continuando a parlare “E proprio questo di cui parlavo. Se non fossimo stati nel futuro, tutto questo non sarebbe successo. Ci stiamo lasciando trasportare da quanto abbiamo saputo, ma se non fosse successo niente, sarebbe comunque finita così? Insomma prima della nostra separazione ci consideravamo soltanto degli amici e ci volevamo bene, ma niente di più. Due anni dopo ci rincontriamo che il nostro sentimento uno verso l’altro non è cambiato. Ci rincontriamo di amici. Abbiamo navigato per un mese circa da quando ci siamo incontrato e si, io ho incominciato a sentirmi attratta da te, ma non così tanto da arrivare a baciarti. Io pensavo che ti avrei ammirato da lontano per un sacco di tempo, facendo di tanto in tanto cose per farmi notare e tutto sarebbe successo per caso poi…bam il nostro futuro ci piomba addosso e le cose tra noi cambiano in modo affrettato e io…mi sento così confusa!”

Rufy sorrise e avvicinandosi le sfiorò la guancia.

Nami, io non mi pento di quanto è successo sta notte e non ti sto chiedendo di correre. C’è stato solo un bacio, ma se per te è importante può anche non significare nulla!” disse Rufy cercando di tranquillizzarla. Capiva quanto Nami le aveva detto, ma allo stesso tempo non era ben chiaro. Almeno per lui. Lui non si sentiva cambiato rispetto a prima, provava gli stessi sentimenti che provava per la sua navigatrice. Lui non si lasciava influenzare da quanto aveva visto. Per lui il futuro non era scritto, ma erano loro a crearselo e anche se aveva già nel cuore Umi e Ace, aveva tenuto conto che le cose potevano non andare esattamente avevano visto.

Baka! Non si può cancellare quello che c’è stato con una parola e dimenticare!” disse Nami

“Perché no?” chiese Rufy.

“Perché non è così semplice. Possiamo dire che non significa nulla, ma sai benissimo che non è così. Non dirmi che stanotte, domani o i giorni a seguire, non penserai a quanto è successo. Se questo bacio per te è davvero significato qualcosa, non riuscirai a dimenticarlo!”

“Io non voglio, infatti. La domanda giusta è…tu vuoi?”

Nami lo fissò negli occhi “Non lo so. Sono così confusa, non so più cosa pensare. Vorrei solo dimenticare quello che abbiamo scoperto e lasciare le cose accadano da sole!”

Rufy sospirò “Nami, fai finta che quello che hai vissuto sia stato un sogno!”

“Come puoi dire…

“Il futuro ce lo creiamo noi. Non è come lo vediamo grazie alla magia di una stramba isola. Abbiamo saputo che per quel Rufy e quella Nami le cose sono andate così, ma per noi potrebbero andare diversamente. Continua a vivere come se quel futuro non fosse per noi, perché sostanzialmente potrebbe non essere quello il nostro futuro. Se anche finissimo insieme, non è detto che avremo Umi o Ace. Potremo avere solo Umi, o solo Ace. Oppure avere prima Ace e poi umi. Avere due maschi, o due femmine. Dei gemelli o io potrei avere figli da un’altra donna e tu da un altro uomo. Insomma Nami, quello che voglio farti capire che non ci dobbiamo sentire legati a quello che abbiamo saputo. Se sarà così bene, se sarà in un altro modo bene comunque, perché lo avremo scelto noi. Solo una cosa è importante Nami…

“Cosa?”chiese la ragazza.

“Che tu segua il tuo cuore! Fa quello che ti dice e qualsiasi cosa scegli in base a quello che ti sussurra, non rinnegherai mai le tue scelte!” disse Rufy.

“Io ho sempre fatto così e mai e poi mai mi sono pentito di quanto ho fatto. Se non avessi seguito il mio cuore, ma avessi dato retta a Zoro e Usopp, a quest’ora tu non saresti qui.  Probabilmente non avremmo anche incontrato un sacco di guai, ma comunque non vedo niente nel mio passato per cui dovrei pentirmi! Forse solo di non aver mangiato di più di quella buonissima carne che facevano a water seven!” disse strappando un sorriso alla navigatrice.

Rufy fece un attimo di pausa per poi riprendendo accarezzandole una guancia “E il mio cuore in questo istante non mi fa pentire di averti baciato!”

Nami lo fissò negli occhi incapace di pronunciare parola.

Rufy aveva ragione.

Chiuse gli occhi per sentire cosa il suo cuore le diceva “Infondo…non mi dispiace quanto successo, ma…preferirei andare con più calma, d’accordo?”

Rufy annuì per poi sorriderle a trentadue denti. “Dovresti vedere la tua faccia. È spaventosa, hai due occhiaie scure che fanno paura, forse sarebbe ora che andassi a dormire!” disse prendendola in giro e il pugno della navigatrice non tardò ad arrivargli in testa.

L’aveva punzecchiata apposta per cancellare quell’imbarazzo che si era venuta a creare in una situazione insolita per i due ragazzi e Nami sembrò cogliere l’azione del ragazzo, tanto che prima di andarsene disse in un bisbiglio “Grazie!”

 

 

 Ecco il capitolo nove.

Mi volete uccidere? O_O

Siate clementi, non potevo semplicemente far mettere Rufy e Nami insieme tutto di un colpo, se no la storia sarebbe già finita. Ho ancora un po’ di idee e voglio continuarla, chissà magari rendendo le cose difficile a loro due e ai compagni.

Bhe non mi resta che aspettare le vostre opinioni.

Alla prossima.

Byebye

(Neko)  =^_^=

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Capitolo 10
*** La confusione di una ragazza ***


Capitolo dieci: La confusione di una ragazza

 

“Capitano!” Una voce debole.

“Capitano!” una voce più alta.

“Buongiorno capitano!” disse per la terza volta una voce di donna, destando dal suo sogno il ragazzo di gomma.

Aprì leggermente gli occhi, rimanendo abbagliato dai raggi del sole che splendeva in cielo già da diverse ore. Era quasi allo zenit. Aveva dormito fino a tardi, dato che si era addormentato quasi all’alba.

La notte successiva era stata per lui carica di emozione e non riuscendo a prendere sonno, decide si rimanere a fissare le stelle, finchè Morfeo non lo accolse, improvvisamente, tra le sue braccia.

“Uhm, giorno Robin!” disse il ragazzo stiracchiandosi.

“Non sarebbe più comodo dormire in un letto!” chiese l’archeologa sorridendo alla faccia assonnata del ragazzo.

“Non sono riuscito ad arrivarci. Mamma che fame, è pronta la colazione?”

Robin sorrise nuovamente “è quasi pronto il pranzo!”

Rufy scattò in piedi sconvolto “Cosa? Ho saltato un pasto?”

Robin sorrise continuando a fissare il capitano “è successo qualcosa che ti ha scombussolato per caso? Non è da te non svegliarsi per un pasto!”

Rufy la fissò e scosse la testa negando, dimenticandosi del fatto che la notte precedente, Robin era di vedetta e quindi avrebbe potuto benissimo assistere a tutto quello che era successo.

“D’accordo capitano! Volevo avvertirti che si incomincia a intravvedere una striscia di terra!” lo informò l’archeologa e il ragazzo si sporse per poter vedere meglio quella che sembrava un’isola non di grosse dimensione, ma rigogliosa e lussureggiante.

“Fantastico! Non vedo l’ora di sbarcare!” disse “Ehi Nami! Fra quanto arriveremo all’isola?” Chiese il capitano alla ragazza che stava minacciando Zoro di aumentargli il debito. La voce del ragazzo fece sussultare la navigatrice, la quale ci impiegò qualche istante a rispondere “Ehm…direi fra un paio d’ore circa. Il vento è a nostro favore!”

Rufy tornò a fissare l’isola, quando il verso di un gabbiano attirò la sua attenzione. Era il gabbiano che portava il giornale a tutte le navi, indipendentemente  se fossero navi della marina, di pirati o di civili.

Il giornale venne afferrato da Franky, che rimase sorpreso a leggere la notizia in prima pagina.

“Che cosa succede Franky?” chiese Chopper notando la sua espressione sorprese.

“Ricordate l’ultima isola su cui abbiamo sbarcato e abbiamo fatto provviste? È stata rasa praticamente al suolo. Sono sopravvissuti solo in pochi!”

“Cosa? Ma come può essere accaduto?” chiese Usopp.

“I testimoni parlano di una furia dai capelli rossi e dalla carnagione bianca, in possesso di un potere talmente potente da non considerarlo nemmeno umano!” disse il cyborg mettendo al corrente i presenti su quanto fosse riportato sul pezzo di carta.

“Parla anche di una grossa nube nera che ha oscurato il sole e che improvvisamente ha fatto piovere una  grossa quantità di palle di cannone, che hanno distrutto praticamente tutto!”

“Chissà chi può mai avere il cuore di commettere un tale massacro!” disse Chopper.

“Ce n’è di gente spietata al mondo Chopper, più di quanto tu possa immaginare!” disse Zoro, facendo rattristire la renna, la quale faceva fatica a credere che nel mondo ci fosse tutta quella cattiveria che veniva descritta sui giornali e che spesso aveva visto di persona.

“Ragazzi il pranzo è pronto!” disse Sanji uscendo dalla cucina alleggerendo la tensione che si era venuto a creare.

“Cibo, cibo, cibo!” disse Rufy recandosi velocemente nella sala da pranzo per godersi un bel e sostanzioso pranzetto.

Oi Rufy aspetta! Lascia qualcosa anche a noi!” gridò Usopp prendendo a rincorrere il suo capitano, sperando di non arrivare troppo tardi nel salvare il suo piatto.

Quando tutti furono seduti a tavola, Sanji prese a volteggiare felice, tenendo due piatti in mano “Robin-cwhan, Nami-swan, ho preparato questi due piatti speciali apposta per voi!”

Oi cuoco! Dovresti smettere di corteggiare Nami. Ti devo ricordare che ora è fidanzata col capitano?” disse Zoro divertito.

Nami sbatte le mani sul tavolo e si alzò in piedi facendo strisciare a terra la sedia, che provocò un fastidioso rumore “Io non fidanzata con nessuno! E vorrei che tu la smettessi di fare certe insinuazioni o ti devo ricordare che tu farai il filo a un nemico? Anzi forse un pensierino l’hai già fatto!”

A Zoro andò di traverso il cibo appena messo in bocca e fu solo grazie all’intervento di Brook, che gli diede qualche “leggera” pacca sulla schiena, che riprese un colorito normale.

“Cosa vorresti insinuare strega?” disse Zoro fulminando la navigatrice.

“Proprio quello che ho detto. Tu e Tashiji!”

“Ascoltami bene brutta tirchia che non sei altro! Fra me e Tashiji non c’è e mai ci sarà niente, capito?” disse lo spadaccino.

“Non è quello che sembrava nel futuro. RUFY l’ha detto chiaro e tondo che tu sei innamorato di lei!” disse Nami.

“Solo perché è successo nel futuro non significa che io mi innamorerò di quella imbranata, che non vede a un palmo dal naso senza  occhiali!” rispose di rimando lo spadaccino.

“E la stessa cosa vale per me e Rufy!” disse arrabbiata prima di andarsene dalla cucina senza aver toccato cibo e sbattendo la porta dietro le spalle.

Sanji si avventò arrabbiatissimo sullo spadaccino cominciando ad insultarlo.

“Tu brutto idiota. Non osare mai più rivolgerti in quel modo alla mia Nami-swan!”

Usopp si voltò a guardare il suo capitano, il quale non aveva smesso di rimpinzarsi sin dall’inizio della discussione. “Tu non hai niente da dire Rufy?”

Rufy si fermò e lo guardò confuso con le guance piene di cibo e  in un modo quasi incomprensibile disse “Il pranzo è ottimo Sanji!”

Tutti lo guardarono stralunati, incapaci di comprendere cosa passasse per la testa del capitano.

Robin dal canto suo sorrise e dopo aver finito il suo pranzo si alzò da tavolo. “Con permesso!” disse prima di recarsi nella sua stanza.

Trovò Nami seduta sul suo letto, con le gambe vicino al petto e il cuscino ben stretto tra le braccia e il viso nascosto su di esso.

Robin le si sedette accanto e le accarezzò la testa.

Nami!”

La ragazza alzò lo sguardo “Cosa devo fare, Robin? Dimmelo tu!”

La donna scosse la testa “Mi dispiace, non posso aiutarti!”

“Io mi sento così confusa. Rufy dice che non dobbiamo per forza seguire il futuro che abbiamo visto se non lo vogliamo, ma io mi sento obbligata a farlo!”

“Perché? Per quello che dice Zoro?” chiese Robin.

“Tutti quanti si aspettano che le cose vadano a finire così…e anche io! Sono stata così poco tempo con quei due bambini, ma è bastato per farmeli desiderare. Non voglio rinunciare a loro, ma allo stesso tempo non voglio rimanere con Rufy nel caso smettessi di amarlo, capisci?” disse la ragazza.

“Quindi tu lo ami?”

Nami sgranò gli occhi. Non si era resa conto di quello che aveva detto. Abbassò lo sguardo. “Si, cioè no…cioè…provo qualcosa per lui, qualcosa che non ho mai provato verso nessun ragazzo prima d’ora. è qualcosa di strano. Ogni volta che lui mi guarda negli occhi o mi sorride, sento le farfalle nello stomaco e il cuore inizia a battere più forte!”

“Da quello che ho visto sta notte anche lui  sembra provare le tue stesse emozioni!” disse l’archologa sorridendo.

Nami sgranò gli occhi “Robin, ma tu…

“Ho assistito alla scena. Scusa! so che non sono cose che mi riguardano, ma fatto sta che non vedo dove sta il problema!”

“Se le cose tra di noi non dovessero funzionare? Insomma non abbiamo molto in comune. Io adoro la navigazione, lui non ci capisce niente. Lui adora la carne, io preferisco la verdura  e tante altre cose che in un'altra prospettiva mi sembrerebbero cose stupide, ma che ora mi sembrano un ostacolo insormontabile!”

Robin sorrise dolcemente “Secondo me la vedi nel modo sbagliato. Prova a pensare alle cose che vi accomunano e che entrambi amate!”

Nami la guardò “Ad esempio?”

“Il mare, i vostri compagni, guardare l’alba e il tramonto, i mandarini, Umi ed Ace!”
Nami sgranò per l’ennesima volta gli occhi.

Nami non ti puoi arrendere senza averci provato. Non puoi temere che le cose potrebbero non funzionare!”

“Se non avessimo visto quelle cose, non mi preoccuperei del fatto che io e Rufy potremmo essere incompatibili, perché se succedesse..sì ci soffrirei per un po’, ma poi sarebbe passata, non sapendo cosa sarebbe successo se avesse funzionato, mentre ora che so che potremmo avere una vita insieme e due figli…ho paura di soffrire e di perderli tutti e tre!”

“Ma se non ci provi, finisce comunque allo stesso modo. E tu ci soffriresti comunque e anche Rufy! Pensa che le cose potrebbero anche andare bene. Hai il 50% di possibilità” disse l’archeologa.

 “Si, ma se…

“Se le cose invece dovessero non funzionare, almeno potresti dire di averci provato, ma io non mi preoccuperei di quello. Rufy ha il potere di comprendere i sentimenti degli altri e ha la capacità anche di aspettare. Lo dimostra il fatto non si sia offeso per quanto è successo poco fa a tavola. Altri l’avrebbero presa male, sentendosi rifiutati. Lui non ha pensato che tu lo hai respinto, come invece hanno pensato gli altri. Ha compreso che tu hai bisogno di tempo per capire e lui aspetterà, anche tutta la vita se è necessario!” disse Robin alzandosi  e uscendo dalla stanza, lasciando la ragazza a riflettere e a mettere in ordine il caos che c’era nella sua testa e nel suo cuore.

 

L’isola era maggiormente visibile e in circa mezz’ora, la ciurma di mugiwara avrebbe potuto fare visita e inoltrarsi in una nuova avventura.

Rufy, Usopp e Chopper guardavano la massa di terra che si avvicinava sempre di più, immaginando a cosa avrebbero potuto trovare al suo interno, ma qualcosa li destò dai loro pensieri.

“Cosa sta succedendo?” chiese Chopper con occhi sgranati.

Una nuvola nera e molto bassa si era alzata sopra l’isola. Non la ricopriva interamente, ma solo la piccola parte dove sembrava sorgere un villaggio. Poi una pioggia di palle di cannone cominciò a scendere ed ad abbattersi sulle persone e sulle case, provocando esplosioni e demolizioni delle abitazioni e anche molte vittime.

I mugiwara rimasero paralizzati a un tale scenario e ancora di più quando, una volta sbarcati, videro cosa avesse comportato tutto quello.

Molte persone giacevano per le strade prive di vita. Non vi era distinzione fra uomini, donne, bambini e anziani. Tutti erano stati sottoposti allo stesso destino.

Era una scena raccapricciante.

Rufy strinse i pugni arrabbiato per quanto si fosse verificato, quasi sentendosi colpevole di non aver fermato quello scempio. Si ritrovò a pensare che se fossero arrivati prima, in qualche modo sarebbero riusciti a fermare quello strano fenomeno atmosferico o almeno a limitarne i danni.

Chopper si mise subito al lavoro per trovare sopravvissuti e  soccorrerli. Gli altri non furono da meno e si misero al lavoro per aiutare chi fosse in difficoltà.

Solo Robin non si unì al gruppo, cercando di capire cosa fosse successo.

“Capitano!” chiamò l’archeologa “Laggiù c’è una nave pirata. Non riesco a vedere il simbolo della bandiera, ma potrebbero essere gli artefici di questo massacro!”

Rufy non se lo fece ripetere due volte e si preparò ad raggiungere la nave, quando una voce  lo fece voltare di scatto.

“Finalmente ci si rivede cappello di paglia. Aspettavo da anni il nostro incontro. È giunta la tua ora!”

 

Ciao

Ecco un altro capitolo dopo più di 24 ore che non aggiorno!!!!

Questo capitolo temo che sia un po’ una ripetizione di quello precedente, ma volevo che Nami continuasse a crogiolarsi nel suo brodo di confusione oltre al fatto che volevo introdurre una nuova minaccia senza far cominciare lo scontro in questo capitolo.

Inoltre, volevo postare un disegno su Nami e Rufy, ma non l’ho terminato, cercherò di inserirlo nel prossimo.

Come sempre fatemi sapere la vostra opinione.

Grazie a tutti.

Miao miao

Neko =^_^=

 

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Capitolo 11
*** un avversario spietato. ***


Capitolo undici: un avversario spietato.

 

“Finalmente ci si rivede cappello di paglia. Aspettavo da anni il nostro incontro. Eliminando te, eliminerò uno dei più pericolosi rivali che proveranno a impedirmi di diventare il re dei pirati.  È giunta la tua ora! ”

Rufy si girò a guardare il suo rivale.

Esso era vestito come se appartenesse a una rock band. Portava degli occhialini in testa e un cappotto, appoggiato sulle spalle, con una pelliccia intorno al collo e delle borchie sulle spalle. Aveva gli occhi di un colore rosso scuro, circondati da un tratto circolare nero. I suoi capelli, che ricordavano una fiamma, erano di un colore rosso acceso e la sua carnagione era pallida.

Rufy lo guardò “Hai una faccia familiare. Ci siamo già visti per caso?”

L’avversario sorrise divertito “Mi avevano detto che fossi alquanto stupido cappello di paglia, ma sinceramente credevo che ti sottovalutassero. Abbiamo combattuto insieme la marina sull’arcipelago di Sabaody!”

“Ah già…ricordo…vagamente!” disse il ragazzo mostrandosi tranquillo. Tu hai quello strano potere di attirare a te tutti gli oggetti di metallo, vero?”

“Dobbiamo stare attenti a quell’individuo!” cominciò Robin “Quello è Eustass Kidd, è il capitano di una ciurma di pirati spietata. È considerato un supernova ed è molto temuto dalla marina, per i numerosi massacri di civili che ha compiuto!”

Rufy ascoltò con attenzione Robin, per poi porgere una domanda a Kidd, il quale era affiancata dalla sua ciurma “Sei stato tu a fare del male a questa gente?” chiese serio il capitano della Sunny. “Hai creato una specie di nuvola formata da palle di cannone, per poi gettarle su questa gente indifesa, dico bene?”

“Non è uno spettacolo. Credo che questa volta abbia superato me stesso!” disse per poi scoppiare a ridere, seguito dalla sua ciurma.

I mugiwara fecero una faccia schifata e si misero in posizione di attacco, non prevedendo niente di buono. Essi avevano sentito parlare di quell’individuo e la taglia che pendeva sulla sua testa era tale da destare la loro preoccupazione.

Solo Rufy pareva tranquillo o per meglio dire arrabbiato. Lui non avrebbe mai accettato che qualcun altro giocasse con la vita degli altri per puro divertimento.

Improvvisamente da dietro un muro, un bambino armato di un bastone di ferro gridò “Brutto vigliacco. Te la farò pagare per quello che hai fatto alla mia mamma e al mio papà!” disse  per poi iniziare a correre alzando il bastone, verso Kidd.

L’uomo guardandolo con  superiorità, mosse solo un dito attirando a se il bastone di ferro che poi scagliò al possessore a una velocità tale da fargli seriamente male, ma l’intervento di Rufy, che ponendosi davanti al bambino, riuscì a fermare la sbarra di ferro afferrandola, salvò il bambino, che dallo spavento cadde a terra con le gambe che gli tremavano.

Rufy guardò furioso Kidd e con voce autoritaria disse “Chopper, vai con questo bambino e occupati dei suoi genitori. Voi ragazzi vi ordino di lasciare questo tipo a me. Nessuno deve intervenire!”

I mugiwara annuirono, ma questo non stette a significare che rimasero a guardare. Infatti presto scoppiò una battaglia tra la ciurma di Kidd e di cappello di paglia.

Zoro inquadrò subito il suo avversario. Il suo nome era Killer, conosciuto con il soprannome di “il massacratore”. Anch’esso, proprio come Kidd, Rufy e Zoro era considerato uno dei super nova. Lo scontro tra i due si preannunciava interessante.

Killer, esattamente come il suo capitano desiderava scontrarsi con Mugiwara, desiderava battersi con il famoso cacciatore di taglie e si appresto a impugnare le sue due lame ricurve, pronto per combattere.

Gli altri membri della ciurma di cappello di paglia guardarono i loro avversari, come a volerli studiare. Non avevano informazioni su di loro, ma il loro aspetto non li rassicurava, ma non per questo si sarebbero dati per vinti.

“Ah! Ma questo spara palle di fuoco dalla bocca!” disse Usopp venendo colto di sorpresa da un nemico, dall’aspetto inquietante che somigliava tanto a uno zombie, con i capelli bianchi azzurri. “Se ti piace il fuoco, te lo faccio vedere io!” disse Usopp prendendo alcune delle sue munizioni più potenti.

“Thunder rain tempo!” disse Nami scatenando una pioggia di fulmini di fitta intensità, nella speranza di colpire qualche avversario. Ci riuscì, ma non era sufficiente per metterli ko.

Nami sorrise “Siete tosti, ma non credete che il mio arsenale sia finito qui!”

“Dovremmo temere una ragazzina che si diverte a giocare con le bolle di sapone?” disse un avversario che  guardava divertito la bolla rossa e la bolla blu svolazzare sopra la sua testa senza che niente succedesse.

“Unione!” urlò Nami facendo scontrare le due bolle che al loro interno avevano aria calda e aria fredda.

Nami sorrise vedendo cosa quella tecnica, che non aveva ancora usato, avesse comportato. “Quando una corrente di aria calda, incontra una corrente di aria fredda, ecco che si forma un tornado!” disse vedendo che il suo avversario roteava a più non posso all’interno di quella prigione di vento. “è non finisce qui!” disse soffiando nuovamente all’interno del suo climat attack, creando una bolla di colore giallo. La inserì all’interno del tornado, in modo tale che i fulmini racchiusi al suo interno, si concentrassero su quell’unica persona, non dandogli scampo.

“Sei grande Nami!” disse Usopp distraendosi e non accorgendosi che il suo avversario aveva dato fuoco ai suoi capelli.

Il cecchino cominciò a correre a destra e a manca urlando “Al fuoco”, finchè Sanji con un calcio, lo fece cadere a terra, in modo tale che rotolandosi a terra, il fuoco si spegnesse.

Usopp si alzò inviperito e approfittò della risata del nemico, per sparargli in gola una pallina.

“Ma sei impazzito?” disse Nami “Lanci nella bocca di uno che spara fuoco del peperoncino? Così lo alimenti soltanto!”

Usopp con un dito sollevo il cappello sogghignando e bisbigliando un “explosion”. Le guance del nemico si allargarono sempre più finchè non riuscendo più a contenerla, sputò l’acqua che gli si era creata in bocca.

“Acqua?” chiese Nami.

“Non solo tu hai appreso dei nuovi trucchetti!” disse Usopp.

Il nemico arrabbiato provò nuovamente a sputare fuoco, ma l’acqua che aveva ingerito lo aveva privato momentaneamente del suo potere, facendo sì che dalla bocca uscisse soltanto del fumo. Nami lo colpì fortemente sulla testa mettendolo KO.

“Bene! Due sono eliminati!” disse Usopp rasserenato.

“Direi tre dato che Robin ne ha appena schiacciato uno con il suo nuovo potere, però direi che in quanto a numero, noi siamo in…svantaggio!” disse l’ultima parola parando un colpo di spada lanciatogli da un avversario che l’aveva colta di sorpresa.

Chen fleur!” disse Robin facendo uso del suo potere, ma non sempre riusciva ad andare a segno.

“Accidenti. Alcuni sono proprio degli ossi duri!” disse Sanji, alzandosi dopo che era stato scaraventato a terra, da un nemico che era riuscito a intrappolare un suo calcio.

“Non penserai che nel Nuovo mondo  avremmo incontrato solo pivelli!” disse Zoro forzatamente, mentre cercava di resistere alla pressione che Killer esercitava sulle sue spade.

Esso era il più temibile di tutti. Lo dimostrava il fatto che fosse riuscito già diverse volte a  ferire lo spadaccino della ciurma di Mugiwara e una volta anche piuttosto seriamente ad un braccio, che aveva preso a sanguinare in modo copioso, dandogli difficoltà nel maneggiare le sue spade. Ma Zoro non era rimasto fermo a farsi colpire. Anch’esso aveva mandato diversi colpi a segno, causando con un colpo, una profonda crepa nella maschera a righe blu e bianche dell’avversario che non faceva mai intravvedere il suo volto.

Un urlò di Nami distrasse dal combattimento Rufy, il quale si girò a controllare che stesse bene, venendo successivamente scaraventato in aria e colpito subito dopo allo stomaco con un pugno, che lo fece sbattere violentemente a terra con la schiena.

“Lascia perdere i tuoi compagni! Stanno solo aspettando il momento in cui tireranno le cuoia e se ti distrai tu morirai prima di loro!” disse divertito Kidd.

Rufy si rialzò e vedendo che Nami era stata salvata da Robin disse “Se sei riuscito a farmi male con un pugno, vuol dire che sai padroneggiare l’haki!”. Rufy  si pulì con la manica, il sangue che aveva sputato dalla bocca “Ma ti sbagli se pensi che io e i miei compagni periremo qui in questo momento!”  disse lanciandosi all’attacco, pronto a essere parato dal nemico. Rufy però con un agile scatto scomparve alla vista di Kidd e comparendogli dietro le spalle lo colpì in mezzo alla schiena, togliendogli il respiro.

Continuarono a colpirsi duramente, fino a ritrovarsi a entrambi col fiato corto.

“Sei degno del mio rispetto cappello di paglia. In pochi sono riusciti a resistermi così a lungo e devo dire che anche i tuoi compagni  non se la cavano male!” disse vedendoli tutti in piedi, sebbene affaticati.

“Grazie del complimento” rispose Rufy disattivando il gear Second, che aveva utilizzato fino a quel momento. Aveva bisogno di riposo o continuando a fare uso di quella tecnica, sarebbe finita come a Ennies Lobby, dove non riusciva più a muoversi. Non poteva rischiare di rimanere paralizzato nel bel mezzo del combattimento, perché se la prima volta gli era andata bene, niente faceva pensare che se la sarebbe cavata anche quella volta.

Ma fermandosi un attimo per riprendere fiato, Rufy rimase indifeso e venne scaraventato contro una costruzione, che reggendosi in piedi per miracolo gli cadde completamente addosso.

Rufy!” sussurrò Nami vedendo la scena. Il ragazzo di gomma riuscì a liberarsi dalle macerie, fatta accezione un piede ben incastrato. Cercò di tirare l’arto e quando questo fu libero, si ritrovò l’avversario davanti che lo fissava dall’alto al basso. Non poteva ben vedere il suo volto a causa del sole che gli infastidiva gli occhi, ma potè ben sentire la risata perfida di Kidd, il quale aveva preso a giocare con un coltello ben affilato. L’arma volteggiava sopra Rufy, grazie al potere del frutto del diavolo che Kidd aveva ingerito, ma esso non rimase sospeso in aria a lungo, infatti dopo pochi istante, la lama affilata cominciò a penetrare nelle carni del mal capitato.

“Per te è la fine cappello di paglia!” disse l’uomo lanciando il pugnale, che velocemente penetrò nelle carni del mal capitato.

 

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Capitolo 12
*** Quando il gioco si fa duro… ***


Capitolo dodoci: Quando il gioco si fa duro…

 

Un dolore atroce percorse la sua spalla, trapassata da parte a parte, per poi espandersi per tutto il corpo. Il respirò morì in gola a sentire come se migliaia di aghi venissero continuamente infilzati nella sua carne.

Il sangue cominciò a uscire copioso dalla ferita, gocciolando a terra a causa della brutta emorragia, ma lei non si scompose. Strinse i denti, ma non si era pentita minimamente di quel gesto.

Usando il suo corpo come scudo, aveva impedito  che Rufy venisse nuovamente ferito e conoscendo la cattiveria del nemico, probabilmente mortalmente.

Cercò di resistere, ma il dolore era troppo forte e se fino a un momento prima si era tenuta sollevata, facendo leva con le mani, sul corpo di Rufy, le forze l’abbandonarono cadendo addosso al ragazzo di gomma che a occhi sgranati aveva assistito all’intera scena.

Nami!” urlò sollevandola e scuotendola leggermente.

Lei aprì leggermente gli occhi e gli sorrise.

“Sono contenta di vedere che stai bene!” disse con una voce fioca.

“Perché l’hai fatto? Mi sarei difeso con l’Haki busoushoku  e avrei respinto il colpo!” disse Rufy con una voce carica di preoccupazione e paura.

“Il mio corpo si è  mosso da solo! Ho avuto paura che…” la navigatrice non riuscì a finire la frase a causa di un’altra fitta.

Rufy si era alzato in piedi, tenendo la ragazza tra le sue braccia. Chiamò Chopper perché la curasse, ma lui non era presente. Solo allora si ricordò di averlo mandato a curare i genitori di un bambino del villaggio.

Rufy la strinse maggiormente a sé, cercando una soluzione.

Kidd cominciò a ridere di gusto per come si erano messe le cose.

“Povera sciocca! Ha così tanta voglia di morire insieme al suo capitano? Allora vi aiuterò volentieri!” disse l’uomo sollevando con il suo potere diverse armi, tra cui  lame affilate in grado di tagliare la gomma come se niente fosse.

Rufy cominciò a correre e a schivare gli attacchi, facendo ben attenzione che Nami non venisse nuovamente ferita.

Grazie all’aiuto dell’haki kenbunshoku, era in grado di prevedere da quale parte gli attacchi sarebbero provvenuti, ma a causa del peso in più e delle macerie sparse qua e là che gli rendevano precario l’appoggio a terra, Rufy non riuscì a schivare qualche attacco, soprattutto due coltelli che lo beccarono al braccio sinistro.

Non ci fece però molto caso. Saltò ancora a destra e a sinistra, cercando un posto sicuro dove nascondere Nami.

Trovò un luogo riparato, vicino al campo di battaglia, ma apparentemente sicuro, tra le macerie di una casa.

Poggiò la ragazza a terra e dando un pezzo di legno a Nami da stringere forte tra i denti, estrasse la lama che l’aveva trafitta dalla spalla. Ma la ferita sanguinava troppo e poteva mettersi male per la navigatrice. Rufy si tolse la sua casacca rossa e strappandone un bel pezzo e appallottolandola, l’appoggiò sulla ferita di Nami, premendo, in modo tale da fermare almeno un po’ il sangue.

“Dove sei finito cappello di paglia?” disse Kidd prima di demolire un’altra abitazione.

Rufy sapeva che era pericoloso rimanere nascosto. Avrebbe potuto mettere maggiormente Nami nei guai. Prese la mano della ragazza e mettendola al posto della sua, sopra al pezzo di stoffa, le disse di tenere il più premuto possibile.

R-Rufy, sta a-attento!”

Rufy la guardò serio e affidandole il cappello annuì “Tornerò a prendere i miei due tesori, in men che non si dica!” disse sparendo dalla vista della ragazza.

 

Kidd” chiamò Rufy comparendo su di un pilastro ancora in piedi poco distante da dove si trovava Nami.

“Ti rifai vivo! Cos’è? La tua amichetta ha tirato le cuoia?” chiese con un ghigno.

“Te la farò pagare per quanto le hai fatto!”

“Perché tanta rabbia, per caso ho ferito la tua compagna di giochi? Se mai sopravvivrai ne troverai a miglia di sgualdrine pronte a seguiti!” disse facendo incavolare più che mai Rufy, che lo colpì al volto.

“Non ti permetto di offendere la mia navigatrice!” disse Rufy in piedi davanti al suo avversario a terra.

Kidd fece una smorfia infastidita e cominciò nuovamente ad attaccare.

Rufy schivava solamente, cercando tra un salto e l’altro di allontanarsi il più possibile dal luogo dove si nascondeva Nami.

Ritornò praticamente al punto di partenza vicino ai suoi altri nakama. Diede un’occhiata veloce e vide che stavano tutti bene, ma che avrebbero dovuto sbarazzarsi di quei tipi il prima possibile. Non solo perché Nami necessitava di cure urgenti, ma perché tutti erano rimasti feriti e avrebbero potuto resistere ancora per poco.

“Ragazzi chiudiamo questa faccenda il prima possibile!” disse con voce autoritaria.

Zoro sorrise. Quando arrivava a ordinare una cosa così logica, in quanto nessuno di loro stava giocando, voleva dire che il capitano era proprio arrabbiato.

“Hai sentito amico? È ora di finirla una volta per tutte!” disse lo spadaccino caricando il suo colpo a tre spade potenziato rispetto a due anni prima.

Il colpo fu uno solo, preciso ed efficace e Killer cadde a terra senza più forze per rialzarsi.

Zoro corse a dare una mano agli altri suoi nakama, sbarazzandosi velocemente dei nemici più deboli.

Usopp facendo uso delle sue piante carnivore, aveva fatto digerire un paio di pirati. Franky usando il suo robot del tutto simile a lui, fece volare in aria altri nemici con alcuni laser che la sua creatura aveva in dotazione.

Brook che fino a quel momento aveva messo a nanna i suoi nemici con la sua musica, vedendoli riprendere i sensi, aveva preso a suonare una canzone silenziosa per chi era a una lontananza tale da non subirne gli effetti, ma per i poveri mal capitati, quella canzone carica di ultrasuoni, era in grado di spaccare i timpani.

Robin si sedette a terra esausta, atterrando il suo ultimo nemico, seguito a ruota dai suoi compagni. Solo Zoro e Sanji rimasero in piedi. Il primo a osservare lo scontro di Rufy, il secondo prese a cercare Nami e si preoccupò quando non la vide nei paraggi.

Oi Rufy, sai dov’è Nami?” chiese il cuoco. Rufy non gli rispose per paura che svelando il posto dove fosse nascosta, Kidd avrebbe fatto qualche pazzia.

Robin si adoperò per trovarla. Sparse vari occhi in giro per la zona fino a quando disse “L’ho trovata!”

 

Sanji andò a recuperarla e si spaventò a vederla ricoperta di sangue.

“Dove diavolo è finito Chopper?” disse riportandola indietro.

“Ragazzi!” urlò la piccola renna che, saltando da una maceria e l’altra, si avvicinò ai suoi compagni.

Si paralizzò un attimo a vederli tutti quanti feriti e bisognosi di cure e soprattutto si sentì in colpa non avendo potuto dar loro una mano.

“Muoviti Chopper, Nami sta perdendo troppo sangue!” lo risvegliò la voce di Zoro.

 

Rufy e kidd intanto, nello stesso istante, si schiantarono contro varie macerie, per un colpo subito dall’avversario. Entrambi si rialzarono ognuno più convinto che mai a vincere quella battaglia.

Entrambi avevano il fiatone, ma avrebbe resistito chi aveva maggiormente i nervi saldi e fosse rimasto più concentrato.

Rufy sembrava quello più spazientito, ma i suoi nakama sapevano che se lottava per una causa in cui credeva, anche quando sembrava andare male per il loro capitano, le cose potevano modificarsi in suo favore da un momento all’altro.

“Vedo che nuocere a un tuo compagno ti ha reso più combattivo. Vediamo cosa succede se ne uccido direttamente uno!” disse alzando una sbarra di ferro, la stessa usata dal bambino in precedenza, e dirigendola verso i nakama di Mugiwara.

“Fermati!” disse Rufy, non riuscendo a impedire quanto stava avvenendo.

“Attenti ragazzi!” disse il capitano ai compagni al momento concentrati su Nami.

Solo Zoro che era rimasto vigile cercò di parare il colpo con le spade, ma la velocità a cui era stata lanciata, lo scaraventò via, consentendo all’oggetto di continuare il suo percorso, sebbene rallentato, colpendo Robin alla testa.

La donna cadde a terra priva di sensi e un rivolo di sangue cominciò a colarle sul viso.

Sanji, assistendo alla scena, non rispose più sé stesso e attaccò Kidd. Zoro cercò di fermare il compagno, ma se nemmeno l’ordine del capitano di non attaccare era servito, lo spadaccino non sarebbe riuscito a farlo desistere dal suo intento.

Rufy capendo le intenzioni del compagno, gli ordinò di fermarsi, ma Sanji rispose “Non posso, non dopo quello che ha fatto a Robin. La deve pagare!” disse Sanji spiccando il “volo” e attaccando l’uomo, ma esso venne steso facilmente, anche grazie alla stanchezza che il cuoco provava.

Tsè, un mozzo che non rispetta gli ordini di un capitano, merita di morire!” disse Kidd afferrando la sua pistola, portata a tracolla, e puntandola verso Sanji “Se vuoi ti aiuto a sbarazzarti della spazzatura!” disse Kidd premendo il grilletto, ma il proiettile rimbalzò nella pancia di Rufy che aveva fatto scudo al compagno.

“Patetico! È davvero vergognoso per un capitano, difendere un compagno che non esegue gli ordini! È un affronto al proprio orgoglio!”

Rufy lo guardò con disprezzo, ignorando le parole dell’uomo.

Zoro, Chopper, Franky, Brook, prendete Robin, Sanji e Nami, portateli sulla Sunny e occupatevi di loro!” disse serio, non staccando gli occhi dal suo avversario, per poi riprendere la battaglia quando fu certo che i suoi compagni fossero al sicuro.

“Ora te la vedrai solo con me, senza che tu possa più nuocere a nessuno!” disse Rufy partendo all’attacco. Attivò nuovamente il gear second e cercò di attaccare l’avversario con una velocità tale da non dargli il tempo di controbattere, ma Kidd era preparato e riuscì a schivare gran parte dei suoi attacchi, ma all’ennesimo colpo subito, disse “Ora mi hai davvero stufato cappello di paglia. È ora di scrivere la parola fine al tuo viaggio!” disse l’uomo attivando ancora una volta il suo potere attirando a se tutti gli oggetti metallici nelle vicinanze che, compattandosi, formarono una mano gigante.

Rufy non fu da meno e immettendo dell’aria all’interno del pollice destro, fece uso del gear third gonfiando la mano destra, rendendola della dimensione di quella di un gigante.

Kidd, mentre la sua enorme mano percorreva la distanza che la separava da Rufy, continuò a richiamare altri oggetti metallici, questo perché Kidd era praticamente diventato una calamita.

Rufy approfittò di quel frangente, imprimendo al suo pugno l’haki busoushoku, per rendere la sua mano di acciaio.

Entrambi impressero nei loro pugni tutta la potenza che avevano, ma Kidd non tenne conto che avendo ancora attivato il suo potere, consentiva al pugno di Rufy, attratto dal suo corpo, di viaggiare a una velocità doppia rispetto  all’origine e quindi oltre a venire colpito per primo, l’aumento di velocità, provocò anche un aumento di potenza, che gli si ritorsero contro.

Kidd venne colpito violentemente. La sua mano fatta di armi si disintegrò, i suoi occhi si rovesciarono, diventando bianchi e tutto il suo corpo risentì del corpo ricevuto in modo tale, da non riuscire più nemmeno a emettere un gemito.

Rufy aveva vinto e facendo sgonfiare la sua mano, come ormai capitava ogni volta che faceva uso del gear third, si ritrovò di dimensioni minute.

 

 

 

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Capitolo 13
*** Il dopo guerra ***


Capitolo tredici:  Il dopo guerra

 

La lotta era finita e Kidd aveva perso il suo diritto di gareggiare per il titolo di re dei pirati. Ma Rufy sapeva bene che niente gli avrebbe mai impedito di ritentare e di sfidarlo nuovamente a duello. Se mai fosse successo, lui sarebbe stato pronto.

Si sdraiò a terra, fra qualche sasso pungente che gli dava fastidio alla schiena, ma non si sposò. Doveva assolutamente riprendere fiato e riacquistare le sue dimensioni abituali.

Per fortuna non dovette aspettare molto e appena tornato normale si recò sulla Sunny.

Chopper era ancora indaffarato a curare i suoi nakama che avevano riportato danni minori rispetto alle ragazze.

“Chopper!” la voce del capitano si fece senire, dacendo tirare un sospiro di sollievo a tutti i presenti.

Rufy, per fortuna stai bene!” disse Usopp rilassandosi.

“Che fine ha fatto Kidd?”chiese invece Zoro con un aria seria. “L’ho sconfitto, ma temo che questa lezione non gli sia servita a molto. Quando tornerà in forma, riprenderà a giocare con la vita degli innocenti!” Rispose Rufy stringendo i pugni, per poi passare lo sguardo a Chopper che stava trafficando con alcune bende.

“Come sta?” chiese senza fare nomi, sapeva che non era necessario.

La renna lo guardò negli occhi e accennò a un sorriso “La ferita alla spalla è brutta, ma fortunatamente non è così seria come sembrava. Ha perso molto sangue, ma si ristabilirà con del buon riposo e un pasto rinvigorente!”

Sanji si alzò dalle scale su cui era seduto che portavano al piano di sopra rispetto al ponte e disse “Preparò qualcosa di sostanzioso per tutti quanti. Avete qualche desiderio particolare?”

Ogni membro disse la sua a proposito, tranne Rufy.

Sanji porse la stessa domanda anche al ragazzo di gomma, aspettandosi come risposta un “arrosto di maiale” o “braciole di maiale” oppure semplicemente “carne, carne, carne”, ma la sua risposta non arrivò.

Al contrario Rufy alzò lo sguardo verso il suo compagno. Era tremendamente serio. A Sanji sembrò strano quell’atteggiamento, anche perché non era dal ragazzo ignorare completamente una domanda sul cibo, ma non gli diede molto peso, pensando che fosse solamente preoccupato per la navigatrice.

Successivamente lo sguardo del ragazzo passò nuovamente a Chopper, chiedendo anche delle condizioni di Robin.

La donna aveva ricevuto un forte colpo in testa, per fortuna senza che esso riportasse danni, grazie all’intervento di Zoro che aveva rallentato la corsa della sbarra di ferro. Aveva avuto un trauma cranico, ma esso si sarebbe risolto nel giro di pochi giorni con probabili mal di testa.

Rufy si recò nella stanza delle ragazze, non prestano ascolto alle richiede dei dottore di curare anche le sue di ferite.

Per la prima volta, dopo tanto tempo, non era uscito fa uno scontro ferito gravemente. Aveva vari tagli e alcuni lividi,  ma niente di grave, solo la solita routine.

Il ragazzo prese la sedia alla scrivania di Nami, per sistemarsi accanto al letto della ragazza. Diede uno sguardo a Robin, la quale dormiva serenamente, per poi spostare il suo sguardo sulla sua navigatrice. Anch’essa dormiva tranquillamente, ma il suo volto pallido gli fece ricordare che per poco, avrebbe potuto andare incontro alla morte.

Sarebbe bastato che il coltello la colpisse più al centro e per lei non ci sarebbe stato più niente da fare. Sarebbe scomparsa da quel mondo ancora da scoprire, non avrebbe più potuto realizzare il suo sogno di disegnare la cartina del mondo e soprattutto, sarebbe stata strappata via dal suo capitano.

Rufy allungò lentamente la mano per poi accarezzarle il viso e spostandole una ciocca di capelli che le ricopriva il volto girato verso sinistra.

Abbassò il capo, fino a giungere a pochi centimetri dal viso della ragazza e in un sussurro le bisbigliò all’orecchio “ Non provare mai più a salvarmi la vita. Non potrei sopportare che tu rimanga vittima per colpa mia!” disse per poi allontanarsi e tornando alla posizione di origine.

Abbassò la testa con gli occhi ricoperti dalla frangetta e i pugni ben stretti sulle ginocchia.

“Non posso permettere che accada di nuovo!”

Nel momento in cui Nami si era posta tra lui e il pugnale, la mente di Rufy sovrappose lo scenario che stava avvenendo con uno accaduto nel passato.

Al posto di Kidd si trovava Akainu con il suo pugno di magma che ribolliva e Nami prese le sembianze di Ace. Il respiro gli morì in gola in quell’istante. Sapeva che quello che la sua mente gli stava mostrando era solo un ricordo, ma allo stesso tempo lo voleva informare che stava per accadere la stessa cosa, nonostante le circostanze fossero diverse.

Proprio come quella volta però, non riuscì a reagire in tempo e una persona a lui cara era ristata colpita al posto suo. Il dolore che provò fu ben più grande di quello che gli avrebbe procurato quella lama nelle carni, se invece di Nami avesse colpito lui, un dolore atroce che lo fece paralizzare e che gli aveva impedito i movimenti, finchè la ragazza non pronunciò il suo nome.

Fu la sua voce a destarlo facendogli comprendere che le cose sarebbero finite diversamente rispetto a due anni prima. Nami era rimasta ferita, ma se la sarebbe cavata,  ma la paura di perderla c’era stata e c’era in quel momento e probabilmente mai se ne sarebbe andata.

“Non importa se non succederà niente tra noi, ma voglio saperti al sicuro, voglio poterti avere vicino finchè sarà possibile, quindi evita atti eroici per salvare un baka come me!” sussurrò di nuovo sempre a testa bassa, la quale si alzò di scatto quando sentì nuovamente il suono della voce della navigatrice.

Rufy!”

Il ragazzo come reazione si alzò in piedi e la osservò mentre essa apriva lentamente gli occhi. Era stordita, ma comunque in grado di articolare una frase di senso compiuto.

Rufy, il tuo cappello…io…credo di averlo perso!” disse con voce debole.

Rufy sgranò gli occhi per poi sorriderle dolcemente.

Le prese una mano e l’allungo verso il suo ventre e gli fece toccare ciò che vi era sopra: il cappello di paglia.

“Come puoi sentire, è qui! Chopper mi ha detto che non l’hai lasciato un secondo!” Rufy sorrise a trentadue denti “Sapevo di averlo affidato alla persona giusta!”

Nami ricambiò il sorriso e lentamente cercò di tirarsi su, appoggiandosi ai vari cuscini che si ritrovava sul letto.

“come ti senti?” chiese il ragazzo.

“Uhm, direi bene. La spalla non fa poi così male. Chopper mi deve aver riempito di antidolorifici! Tu invece?” chiese vedendo che il suo braccio era ricoperto di sangue, nonostante esso ormai si fosse rinsecchito.

“Solo un graffio! Non preoccuparti di questo!” disse lui alzandosi “Ti faccio portare qualcosa da mangiare e chiamo Chopper per assicurarci che tu stia bene!” disse aprendo la porta, ma prima che potesse uscire, Nami lo chiamò.

Rufy alzò le sopracciglia e aspettò che  essa parlasse “Cosa faresti tu per salvarmi?”

Il ragazzo si ritrovò un attimo spazzato dalla domanda, ma rispose con convinzione “Farei di tutto, morirei per salvarti Nami!”

La ragazza lo guardò  e stringendo le lenzuola del letto disse “Anche io e se hai nuovamente il coraggio di chiedermi di non mettermi in mezzo quando qualcuno cerca di ucciderti…bhe ti ucciderò direttamente io!”

Rufy sorrise e scosse la testa per poi chiudere la porta alle spalle.

 

I ragazzi, nei giorni successivi, non ripresero il loro viaggio verso Raftel, ma decisero di fermarsi sull’isola, sia per permettere alle ragazze di ristabilirsi completamente, sia per poter aiutare gli abitanti del villaggio sopravvissuti a ricostruire qualche abitazione che avrebbe permesso loro di riprendere una vita più normale possibile.

Grazie all’aiuto di Franky e Usopp che con le costruzioni non se la cavavano affatto male, soprattutto il primo, in un paio di giorni, una decina di casette di legno a un solo piano vennero erette. Zoro e Brook con le loro armi, si occuparono di tagliare le macerie più grosse, in modo tale da consentire un facile spostamento dei resti delle abitazione.

Chopper provvide a occuparsi dei feriti che, a causa di ferite piuttosto pesanti, non potevano contribuire alla ricostruzione.

Sanji cucinava pasti per tutti con l’aiuto di qualche giovane che si era offerto a cercare provviste nella foresta che si ergeva rigogliosa alle spalle del villaggio. Anche Rufy, oltre a eliminare le macerie, si rendeva utile nella ricerca del cibo, il quale la maggior parte delle volte, se non si trattava di cose da cucinare, non arrivavano  fino al cuoco, ma sparivano direttamente dentro al suo stomaco.

Robin e Nami, nonostante Chopper consigliasse loro di riposare, avevano il desiderio di rendersi utili.

Fu un grande shock per tutta la ciurma, quando Nami, decide di regalare parte del suo bottino agli abitanti del villaggio, in modo tale da potersi permettere i materiali giusti per poter ricostruire tutto in un modo decente, perché le abitazioni in legno costruite in fretta, erano solo una sistemazione provvisoria, dato che erano poco resistenti all’intemperie e più soggette a incendi. Robin con l’aiuto dei suoi poteri, distribuiva piatti e bacchette per il pasto quando era giunto il momento del pranzo o cena, mentre negli altri momenti aiutava a raccogliere la frutta che si trovava negli alberi più altri.

Era una collaborazione perfetta, ognuno aveva il suo compito e tutti lo svolgevano con grande impegno e i cittadini furono davvero grati  a quei pirati del loro aiuto.

 

Il sole completò il  suo giro anche quel giorno, lasciando il posto al suo opposto: la luna. Essa brillava in un modo tale da riuscire a riflettere i propri raggi luminosi alle poche nuvole che la circondavano, espandendo maggiormente la sua luce.

I pirati di Mugiwara si concedevano un po’ di riposo e un buon pasto dopo una dura giornata di lavoro. Avevano acceso un enorme falò sulla spiaggia, sul quale era stato messo a cuocere uno strano animale catturato poco prima da Rufy.

Sanji come al solito era stato eccezionale nel preparare la cena e orgoglioso del suo operato, cominciò a volteggiare intorno alle ragazze, porgendo loro i rispettivi piatti.

“Come vi sentite mie dee?” chiese con gli occhi a forma di cuore.

“Meglio Sanji-kun! Ormai la spalla non fa più tanto male!” disse Nami tra un boccone e l’altra deliziata dal sapore della carne.

Robin sorrise al solito atteggiamento di SanjiRobin-chwannn! Se hai ancora mal di testa, con il mio amore posso fartelo passare in un baleno!”

“Non devi preoccuparti, ormai il male alla testa è diventato un ricordo!”

Sanji fu contento di sapere che entrambe le ragazze cominciavano a riprendersi, ma allo stesso tempo si rattristò, scoprendo che anche per quella volta il suo amore non sarebbe servito.

Rufy fisso il cuoco per tutto il tempo con uno sguardo serio.

Usopp, che gli era seduto accanto, si accorse di quell’occhiata e con un sogghigno, gli diede una gomitata al braccio sinistro.

Il ragazzo gemette, sentendo che il colpo gli aveva fatto male, ma nonostante la cosa gli sembrò strana, non ci fece caso dopo la domanda che il cecchino gli pose.

“Geloso?”

Esso rispose negativamente, ma il suo compagno non sembrò credergli e cominciò a fare dei commentini, che vennero bellamente ignorati dal capitano, che tornò a guardare Sanji.

Oi Sanji! Passami quel cosciotto di carne!”.  Disse il ragazzo di gomma indicando il cibo, che si trovava poco di stante da lui, e Sanji, impegnato nelle sue moine verso le ragazze, rispose “Potresti anche alzarti e prendertelo tu. Sei più vicino tu di me e poi non vedi che ho da fare?” disse il cuoco rimproverandolo come faceva ogni volta che Rufy gli chiedeva del cibo  quando esso non era ancora pronto o quando gli chiedeva qualcosa per il semplice fatto che non aveva voglia di scomodarsi.

Era normale per lui rispondergli in quel modo e non fece caso allo sguardo del capitano.

Usopp, al contrario del suo compagno, esaudì la richiesta del capitano mettendogli sotto il naso il pezzo di carne ancora fumante.

“Tieni ingordo che non sei altro! Possibile che tu abbia ancora fame dopo tutto quello che hai mangiato?” chiese il cecchino divertito.

Rufy lo ringraziò, ma non mangiò la carne. La posò a terra e alzandosi si recò sulla Sunny per la notte, piuttosto arrabbiato.

 

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Capitolo 14
*** Ammutinamento ***


Capitolo quattordici: Ammutinamento

 

I membri della ciurma rimasero spiazzati dal comportamento del capitano, tutti tranne Zoro, che dopo aver visto scomparire il suo capitano nel buio della notte, sospirò.

“Perché ora se n’è andato in quel modo?” chiese Sanji, alzando stranito il sopracciglio arrotolato.

Sanji, Sanji, Sanji, mi sembra ovvio!  Stai costantemente appiccicato a Nami e lui è geloso!” disse Usopp con una espressione di chi la sa lunga.

“Idioti!” tuonò la voce di Zoro “Potrei accettare da Nami e Robin, che in quel momento erano svenute, il fatto di non comprendere il comportamento di Rufy, ma da voi altri, soprattutto da Sanji e da te Usopp, che ci sei già passato, proprio non lo accetto. Possibile che non  vi rendete conto delle conseguenze che hanno certe vostre azioni?” disse Zoro arrabbiandosi.

Bhe Sanji, dato che questa volta centri tu, vedi di comprendere in fretta quanto hai fatto prima che la situazione si complichi!”

Zoro aveva la fama di dormire per la maggior parte del giorno, ma nonostante i suoi numerosi sonnellini, non gli sfuggivano mai i gesti delle persone che gli stavano intorno e delle numerose sfaccettature che quei gesti potevano avere. Sapeva bene che quanto compiuto da Sanji non era voluto e che nemmeno se n’era accorto, ma il suo gesto lo aveva portato ad avere una mancanza  nei confronti del capitano.

Sapeva che poteva stare tranquillo e che con Rufy come guida a quella stramba ciurma di pirati, le cose sarebbero finite di certo bene, ma vedere il ragazzo di gomma arrabbiato con uno di loro era una esperienza che Zoro, come anche tutti gli altri, era un’esperienza nuova.

Era successo solo con Usopp a Water 7, ma nonostante quanto si era verificato, Rufy non tenne il broncio a lungo al cecchino, nonostante se ne fosse andato. Ma da quel giorno, esso, anche con l’aiuto di Zoro, aveva compreso che doveva avere il rispetto dei propri compagni, per qualsiasi cosa.

Zoro poteva affermarlo con certezza. Rufy in quei due anni, era maturato, nonostante quel suo nuovo aspetto venisse per la maggior parte delle volte mascherato dal suo solito atteggiamento infantile.

 

Quella notte Rufy non riuscì a chiudere occhio. Sentiva un dolore fastidioso al braccio sinistro e alcuni incubi lo avevano perseguitato tutte le volte che per pochi minuti riusciva ad addormentarsi.

Era ormai l’alba quando rassegnato decise di alzarsi e di recarsi sul ponte.

Il cielo colorato di un pallido rosa mischiato con un po’ del colore azzurro, che lentamente cominciava a colorare il cielo, era magnifico e quello scenario, nonostante  ne avesse visti a migliaia, riuscì a colpire Rufy.

Il venticello fresco della mattina, gli rinfrescava il viso che sentiva caldo, facendolo sentire meglio e facendogli passare leggermente quello stordimento che si sentiva addosso.

 

“Buongiorno Rufy! Sei mattiniero oggi, scommetto che il tuo stomaco ha già cominciato a brontolare!” disse una voce femminile.

Rufy sorrise continuando a guardare l’alba “No, veramente questa mattina è rimasto buono!”

Nami alzò le sopracciglia.

“è bella vero?” chiese riferendosi all’alba.

Nami gli si affianco annuendo “Già e impossibile stancarsi di uno spettacolo simile!” disse per poi spostare lo sguardo su Rufy.

Esso aveva un sorriso dipinto sul volto, ma era diverso dal solito.

Rufy, ti senti bene?”

Il ragazzo interpellato la guardò confusa  “Si, ho solo dormito male, ma tutto apposto, vedi?”

Disse sorridendo a trentadue denti e piegando le braccia in alto facendo vedere i muscoli “Sono in piena forma!”

Nami decise di credergli e un po’ incerta decise di porgere al ragazzo una domanda che gli ronzava in testa dalla sera prima “Rufy, cosa è successo ieri? Perché sei andato via in quel modo?”

“Mi ha infastidito il comportamento di Sanji!” disse sincero.

“Ma lui si comporta come al solito. Lo sai come è fatto. è un Don Giovanni e si comporta in quel modo strampalato con tutte le ragazze. Vorresti che smettesse di essere sé stesso?”

“Non è per il suo modo di comportarsi che mi sono arrabbiato!” disse il ragazzo, spiegando poi il vero motivo della sua arrabbiatura.

“Oh, ho capito!” disse Nami.

Rufy roteò gli occhi “Possibile che tutti pensiate che io sia geloso di Sanji?” sospirò “Ho mai fatto qualcosa per apparire un tipo geloso?” chiese curioso.

Bhè il comportamento di ieri sera in effetti lasciava pensare a quello, anche se da quanto ha detto Zoro, sembrava che ci fosse sotto qualcos’altro, ma sinceramente oltre alla gelosia non mi veniva in mente nessun’altra opzione!”

Rufy le si avvicinò e la fissò nei suoi occhi color nocciola. “Nami dimmi la verità. Ti interessa Sanji?”

Nami sgranò gli occhi “No, assolutamente no. È un caro amico e basta!” disse agitandosi.

“Allora spiegami perché dovrei essere geloso! So che Sanji non ha un secondo fine e inoltre io e te non stiamo insieme, quindi una scenata di gelosia sarebbe fuori luogo, soprattutto se non mi dai motivo per esserlo! Non credi?” disse Rufy sorridendo.

Rufy io…

“Inoltre io non credo di essere uno di quei ragazzi che per gelosia impedisce alla propria ragazza anche solo di incrociare per sbaglio lo sguardo  con un ragazzo. Se la mia ragazza fossi tu, avrei piena fiducia in te, anche perché se fossi geloso, sarebbe un serio problema dato che la mia ciurma è composta quasi interamente da ragazzi!” disse sorridendo a trentadue denti.

“In effetti ci vorrebbe qualche altra ragazza!” disse Nami “Oppure comincerò a pensare che tu sia un maschilista!” disse mettendo le mani ai fianchi.

“In effetti avrei voluto chiedere a Margaret di unirsi alla nostra ciurma, ma credo che  Hancok si sarebbe alquanto offesa!” disse Rufy divertito al ricordo della donna.

“Ti  riferisci all’imperatrice dell’isola delle donne?”

“Già! Aveva una cotta per me. Qualsiasi cosa facessi o le dicessi, per lei corrispondeva a una proposta di matrimonio!” disse divertito.

Nami mise il broncio “Siamo sicuri che tu sia stato buono su quell’isola? Una donna non fa certi pensieri se l’altra parte non gli da motivo!”

Rufy scoppiò a ridere “Adesso chi sarebbe la gelosa?” Nami gli diede le spalle e incrociò le braccia al petto “Io non sono gelosa. Per quel poco che l’ho vista non mi è sembrata poi una gran bellezza!”

“Scherzi? Hai visto la reazione di tutti gli  uomini davanti al suo aspetto. Sono diventati di pietra perché la consideravano la più bella donna al mondo!” disse Rufy ancora più divertito a vedere una vena pulsante spuntare sulla fronte di Nami.

“Ma su di me quel potere non ha mai avuto effetto!” disse cercando di farla quietare.

“Perché sei fatto di gomma?” chiese Nami storcendo il naso.

“No, perché a differenza  di come la pensava Hancok, io la consideravo solo un’amica, niente di più!”

“Quindi non la trovavi bella!” chiese Nami curiosa.

“Si, che era bella!” disse Rufy sorridendo a trentadue denti prima di trovarsi spiaccicato contro un muro della nave.

 

Dopo la colazione tutti erano nuovamente pronti a rimettersi al lavoro e terminare le ultime cose lasciate incomplete nel villaggio. Le ragazze ormai si erano quasi rimesse del tutto e presto sarebbero nuovamente partiti.

“Oggi mi sento pieno di energie!” Disse Usopp dopo aver fatto un’abbondante colazione “Ditemi cosa c’è da fare e lo farò, infondo sono il grande capitano Usopp!”

“Si, si, piantala di fare il buffone e datti da fare!” disse Zoro dandogli una pacca in testa.

Improvvisamente si sentì un lamento. Brook si ritrovò improvvisamente a gambe all’aria a causa di uno scivolone.

yohohoho! Che botta che ho preso! Il pavimento è piuttosto scivoloso, ma mi ha consentito di poter usufruire di questa bella visuale!” disse lo scheletro, caduto a terra vicino a Nami, della quale aveva una bella visione delle sue mutandine. La sua beatitudine però, durò poco a causa della perdita dei sensi causata da un colpo donatogli dalla navigatrice.

“In effetti il ponte è tutto sporco!” Notò Chopper. Infatti i ragazzi durante il tempo rimasti a dare una mano agli abitanti del villaggio, avevano trascurato le pulizie sulla nave.

“Ci penserà Sanji a pulire! Vero?” disse Rufy guardando il suo compagno.

Sanji sgrano gli occhi “Ehi perché io? Devo preparare il pranzo per tutti e non è che i cittadini siano quattro gatti!”

“Mancano ancora un bel po’ di ore al pranzo.  Hai tutto il tempo di pulire e di cucinare!” disse Usopp avendo compreso, durante la notte riflettendo su quanto accaduto, lo sbaglio di Sanji.

“Sei un ragazzo in gamba, fai vedere di che pasta sei fatto!” disse il cecchino cercando di far capire al cuoco di farlo e basta.

“Hai idea di  quanto tempo ci voglia a preparare il pranzo per tutti?” rispose il cuoco prima che Zoro gli lanciasse un secchio di acqua gelida addosso.

“Ehi ma…” cominciò col dire, quando Zoro gli allungò lo spazzolone “Cuoco da strapazzo, smettila di sbraitare e inizia a fare ciò che ti è stato ordinato!” disse mettendo l’accento sull’ultima parola.

“E va bene!” disse arrendendosi e cominciando a sfregare il pavimento mentre tutti si allontanavano.

“Tu cosa ci fai ancora qui?” chiese Sanji vedendo che Zoro gli si era messo davanti.

“Sei un vero idiota!” disse lo spadaccino.

“Senti, sono già abbastanza nervoso, non ti ci mettere anche tu.  Anzi perché non mi dai una mano visto che stai li senza far niente?”

Zoro si innervosì e prendendo Sanji per li collo della camicia disse “Non hai ancora capito che questa è una prova a cui ti sta sottoponendo Rufy e una punizione allo stesso tempo?”

Sanji sgranò gli occhi “Di cosa stai parlando?”

“Del tuo ammutinamento!” disse Zoro sorprendendo il compagno.

“Del mio cosa? Di che diavolo stai parlando? Non mi è mai passato per la testa di prendere il posto di Rufy!” disse Sanji.

“Ammutinamento, non significa solo ribellarsi a un capitano, ma anche semplicemente non obbedire ai suoi ordini! E già successo con Usopp, possibile che non ti renda conto che tu abbia fatto la stessa cosa?”

Sanji confuso disse “Ti stai riferendo a ieri? Quando mi ha chiesto di passargli la carne?”

“Per prima cosa non te l’ha chiesto, te lo ha ordinato. C’è una bella differenza tra  “Passami” e “Mi puoi passare” e secondo non è a quello a cui mi riferivo. Anche quella è stata una esame, ma sei stato bocciato, proprio come stamattina. Se Rufy fosse stato un altro tipo di capitano, ti avrebbe già ucciso o abbandonato su di un isola deserta con una pistola con un colpo solo per ucciderti prima di morire di fare. Invece Rufy continua a darti la possibilità di capire il tuo sbaglio, nonostante tu sia così stupido da continuare a non comprenderlo!” disse Zoro sbuffando.

“Sentiamo allora. Dato che sono così stupido, perché non mi illumini tu Marimo? Quand’è che avrei disobbedito agli ordini di Rufy?” chiese Sanji cominciando a perdere le staffe.

“Durante lo scontro con Kidd. Ci aveva detto di intervenire, ma tu, nonostante te lo abbia ordinato due volte, sei intervenuto!” disse Zoro.

Sanji sussultò “Cosa? Ma io…non me ne sono nemmeno reso conto. Quando quel mostro ha ferito Robin ho perso la testa e ho attaccato senza ragionare. Non l’ho fatto con il proposito di mancare di rispetto a Rufy. Possibile che non lo capisca?”

“No, lui lo capisce e come e forse se fosse accaduto in un altro contesto non avrebbe fatto storie,  ma tu non hai obbedito proprio davanti a un suo avversario e questo è molto disonorevole per un capitano. Se mostra ai suoi nemici di non essere rispettato dalla propria ciurma, perde la faccia davanti a tutti gli altri pirati! Sbaglio o tu eri d’accordo con me quando due anni fa, ho impedito a Rufy di riprendere Usopp nella ciurma come se niente fosse, perché era necessario che si facesse rispettare?”

Sanji abbassò la testa “Mancargli di rispetto non era quello che volevo!”

“Lo so! Per quello te l’ho voluto riferire. Con il cervello piccolo che ti ritrovi non ci saresti mai arrivato!”

“Ti permetto di insultarmi solo perché mi stai aiutando, ma sappi che mi sto trattenendo dal prenderti a calci!” disse Sanji con una vena pulsante.

“C’è un’altra cosa. quando Kidd ti ha atterrato, quel bastardo stava per spararti per il tuo errore. Rufy gliel’ha impedito, umiliandosi ancora di più. Siamo fortunati ad avere un capitano che tiene più a noi che al suo orgoglio!” disse Zoro per poi andarsene e lasciare Sanji con i suoi pensieri.

 

 

Allora che ve ne pare? Delusi dal fatto che Rufy non sia geloso? ^^

Accipicchia, sono a corto di capitoli. Solitamente ne scrivo uno e mezzo due al giorno, nonostante ne abbia qualcuno di riserva, ma la riserva mi è praticamente finita.

Cercherò di darmi da fare per riuscire a recuperare, perché mi sono imposta di voler postare un capitolo al giorno. Spero di riuscirci.

Sta sera proverò a scrivere due capitoli, sperando che l’ispirazione mi sia di aiuto, anche perché se ho in mente altre avventure,  mi manca sempre la parte d’intermezzo (detesto quella parte).

Bhe male che vada potrà capitare che aggiornero un giorno si e uno no, spero di no perché non voglio. Solitamente inizio così e piano piano perdo proprio il ritmo.

Fatemi sapere cosa ne pensare.

Alla prossima.

Byebye

Neko =^_^=

 

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Capitolo 15
*** Scambio di ruoli ***


Capitolo quindici : scambio di ruoli

 

Per pochi metri quadrati il villaggio si poteva definire sistemato, nonostante le molteplici cose ancora a cui i cittadini avrebbero dovuto pensare una volta che non avrebbero più avuto il prezioso aiuto dei Mugiwara.

Sarebbe stato faticoso, ma i pirati erano sicuri che quella gente avrebbe superato ogni avversità. Lo dimostrava il fatto che dopo quella tragedia che si era abbattuta su di loro, tutti quanti avevano ancora una grande voglia di lottare e di vivere.

Nonostante fosse ancora presto, tutti si erano già messi al lavoro, chi nel villaggio, chi sulla Sunny, cercando di recuperare del tempo prezioso.

I Mugiwara si erano resi disponibili per chiunque avesse chiesto loro aiuto, solo Nami si allontanò dal gruppo.

Essa si recò poco fuori dal villaggio dove si trovava una piccola distesa d’erba piana. Essa era cosparsa di croci messe in ordine ognuno alla stessa distanza dell’altra.

Nami!” la ragazza si girò al suono del suo nome e rimase stupita nel vedere Rufy dietro di lei. Lo pensava insieme agli altri, inoltre, non si era accorta che qualcuno l’avesse seguita.

“Che cosa stai facendo?” chiese il ragazzo curioso.

“Sto sistemando un piccolo cimitero per le vittime di Kidd! Quelle persone avranno pur bisogno di un posto dove riposare in pace!” disse la ragazza, scavando un piccolo buco, dove successivamente infilò un’altra croce che il giorno precedente aveva preparato insieme a Robin.

“Hai avuto una splendida idea, Nami!”

La navigatrice sorrise e rispose “Credo che sia importante anche per le persone rimaste in vita avere un luogo dove recarsi per andare a trovare i propri cari. Ricordo che quando ero sulla mia isola, quando mi sentivo triste, mi recavo sempre alla tomba di mia madre  e avevo la sensazione di sentirla vicina!”

Rufy sorrise “Io credo che lei ti sia vicino in ogni istante, Nami!”

La ragazza annuì. Rufy aveva proprio ragione.

“Comunque ti do ragione sul fatto che sia importante per i nostri cari avere un luogo dove riposare in pace! Quando capiterà di tornare sulla mia isola, farò anche io una tomba per Ace, anche se non ci sarà il suo corpo! Ora che ci penso nemmeno Sabo ha un posto dove riposare!” disse Rufy abbassando la testa.

Sabo? Chi è?!” chiese Nami curiosa, non aveva mai sentito quel nome uscire dalle labbra del capitano. Rufy sussultò, non si era accorto di aver pronunciato quel nome ad alta voce. Cercò un modo per cambiare argomento e lo fece offrendo il suo aiuto alla  navigatrice.

Nami dimenticò presto quel nome, contenta del fatto che qualcuno si era offerto di aiutarla e lo era ancora di più sapendo che quella persona era Rufy.

Non lo aveva ancora ringraziato per averla aiutata quando si era fatta appositamente pugnalare da Kidd e per essersi occupata di lei quando era ancora a letto sotto ordine di Chopper. Aveva intenzione di ringraziarlo in quell’istante, ma qualcosa fece passare il suo intento in secondo piano.

Rufy infatti aveva scavato diverse buche dove inserire le croci e mentre gliele passò un po’, sfiorando le mani del ragazzo, avvertì qualcosa di strano.

Rufy, sei molto caldo!”  disse guardandolo negli occhi. Il ragazzo cercò di smentire, ma Nami non si fece prendere in giro dalle parole, anche perché, nonostante non ci avesse fatto caso prima, in quel momento notò le guance arrossare del ragazzo.

“Fa molto caldo oggi!” cercò di giustificarsi Rufy e lanciando uno sguardo alla navigatrice chiese “Sei ancora arrabbiata con me per quella storia di Hancok?”

“Può darsi!” disse la ragazza.

“Ma io scherzavo!” disse Rufy mettendo il broncio. Nami non potè fare a meno di scoppiare a ridere alla smorfia del ragazzo.

“Oh Rufy, sei il solito baka, non me la sono presa davvero. Forse un pochino, ma…ora è passata!” Rufy si sentì sollevato da quelle parole e tornando al lavoro dopo un po’ disse “Io qui ho finito, devo dare qualcos’altro?”

Nami fu scettica nel domandare il favore di cui aveva bisogno, aveva capito che Rufy aveva qualcosa che non andava e che il suo costante cambiare argomento, era un metodo per cercare di non destarle alcuno sospetto. Vedendo la sua testardaggine decise di dargliela vinta e gli chiese se potesse spostare il masso che si trovava in centro del campo, in modo tale da continuare la costruzione del cimitero senza intoppi.

In una situazione normale, Nami non avrebbe avuto dubbi sulla riuscita dello spostamento del masso. Nonostante fosse di grosse dimensioni Rufy era ben in grado di sbarazzarsene, ma come il suo sesto senso aveva percepito, quella volta le circostanze furono diverse.

Infatti la roccia, una volta alzata di qualche centimetro, cadde nuovamente a terra con un rumore sordo, con accanto Rufy inginocchiato a terra, che dolorante si teneva una mano sul braccio sinistro.

Rufy!” urlò la ragazza, inginocchiandosi  al suo fianco e poggiandogli una mano sulla spalla.

“Sto bene Nami, non preoccuparti!” disse rialzandosi “Ho solo bisogno di rinfrescarmi un po’”. Disse allontanandosi e lasciando Nami stupita e preoccupata.

 

La fontana che Franky aveva costruito, non era lontana dal cimitero e per fortuna era già funzionante. Quando si trattava di costruire qualcosa, il carpentiere aveva le mani d’oro.

Il ragazzo di gomma vi si avvicinò e unendo le mani a coppa, raccolse un po’ dell’acqua fresca, portandosela al viso e bagnandosi i capelli. Cercava un po’ di conforto in quella frescura, perché non era vero che si sentiva bene. Aveva mentito a Nami per non farla preoccupare.

Sapeva di avere qualche linea di febbre, ma sapeva anche che sarebbe passata con una bella dormita rinvigorente.

Rufy!”

Il ragazzo sentendosi interpellare e non riuscendo a riconoscere la voce, a causa del suono ovattato che il suo udito aveva percepito, si voltò.

Quando si accorse che era stato Sanji a pronunciare il suo nome, scosse la testa nella speranza di ritornare in sé e di riuscire a non destare sospetti sul suo malessere.

S-Sanji, cosa c’è?”

“Ho finito di lavare il ponte della nave, così sono venuto a cercare per parlarti!” disse il cuoco un po’ incerto su come iniziare il discorso.

Rufy cercò di prestare attenzione, ma oltre all’udito che non funzionava a dovere, si ci mise anche la vista, la quale cominciava a giocargli brutti scherzi, appannandosi.

Per istinto il ragazzo si portò una mano alla testa come a volerla sorreggere.

“Ecco io volevo…” cominciò il cuoco, ma il gesto del capitano non passò inosservato “Rufy, stai bene?” chiese guardandolo con aria preoccupata e facendo un passo verso di lui, ma Rufy non ebbe il tempo di rispondere che un mancamento lo fece cadere a terra privo di sensi.

Oi, Rufy !” urlò Sanji sollevandolo e scuotendolo per fargli riprendere i sensi, ma vedendo che quel metodo non funzionava, se lo caricò sulle spalle per portarlo da Chopper.

 

Nami, nello stesso momento, per niente convinta delle parole del ragazzo di gomma, anche se con un attimo di ritardo, si apprestò a seguirlo per controllare che tutto andasse veramente bene, come Rufy voleva farle credere con scarso risultato.

Il suo cuore perse un battito quando per strada incrociò Sanji  che correva con addosso il corpo inerme di Rufy.

Il cuoco si fermò, quando vide la ragazza, non perché volesse perdere tempo in moine, ma per informarsi quale delle case costruite fungeva da ospedale.

Li avrebbe di sicuro trovato Chopper.

Nami, senza un attimo di esitazione, si apprestò a indicargli la direzione, facendogli strada. Non voleva mollare Rufy nemmeno per un istante. Non si allontanò da lui neanche durante la visita.

Il capitano della Sunny venne fatto stendere su di un letto improvvisato con della paglia e delle lenzuola e senza perdere tempo la renna cominciò a visitarlo.

“Chopper, non so quanto possa tornare utile, ma oggi ho notato che Rufy continuava a tenersi dolorosamente il braccio sinistro!” disse Nami passando il suo sguardo dal dottore al ragazzo, cercando di comprendere qualcosa.

Chopper spostò il suo sguardo verso il braccio indicatogli da Nami, su cui vi erano ancora delle bende. Cercò di ricordare quando gliele avesse messe, ma di fatto non era mai successo. “Chi ha fasciato il braccio?” chiese la renna curiosa.

Nami sussultò “S-sono stata io! Rufy andava in giro con la ferita scoperta e di tanto in tanto essa cominciava a sanguinare, quindi ho pensato che per aiutarla a guarire, sarebbe stato meglio coprirla!” spiegò la ragazza, temendo di aver commesso un errore.

Chopper sospirò e togliendo le bende, potè constatare che la sua intuizione era giusta.

“Il giorno in cui Rufy deciderà di darmi retta, sarà troppo tardi!” disse la renna prendendo gli attrezzi per pulire la ferita.

“Cosa vuoi dire? È colpa mia se sta male?”

Chopper sorrise per rassicurarla “No, più che altro è una mia mancanza. Il giorno dello scontro con quel pirata spietato, ho detto a Rufy che anche le sue ferite necessitavano di cure, ma non mi prestò ascolto e vedendolo preoccupato per te, non insistetti più di quanto avrei dovuto fare, è questo è il risultato della mia non testardaggine! Capita a volte che le ferite si rimarginino da sole senza che esse debbano essere per forza disinfettate, ma può capitare che l’arma con cui ci si procura un taglio o una ferita di grande entità sia sporca e in quel caso se non si procede a disinfettarla come si deve, si incorre, come in questo caso, a un’infezione!”

“Ma quindi non è grave!” disse Nami speranzosa.

“Se questa ferita fosse stata trascurata ancora qualche giorno,essa avrebbe potuto infettarsi in modo tale da diventare cancrena fino a dover ricorrere all’amputazione del braccio!” spiegò Chopper a Nami, la quale non fu per niente contenta di sentire quella spiegazione medica.

Chopper leggendo spavento sul volto della sua compagna, cominciò ad agitare le zampe anteriori  e a spiegarle che non doveva preoccuparsi, perché non era il caso di Rufy. Esso infatti, una volta ripulito e disinfettato il taglio, se la sarebbe cavata con febbre per qualche giorno e niente di più.

Nami si sentì sollevata e tranquillizzata a quelle parole, ma comunque volle rimanere tutta la notte al capezzale del suo capitano, accarezzandole di tanto i tanto i capelli come a volergli segnalare la sua presenza. Gli asciugava il sudore dalla fronte e su quest’ultima di tanto in tanto, applicava un pezza bagnata con acqua fresca per far sì che la temperatura calasse.

“Sei uno stupido! Se non ti fossi preoccupato per me, non avresti trascurato le tue ferite e a quest’ora non ti ritroveresti obbligato a letto!” disse Nami osservandogli il volto illuminato dalla poca luce che entrava dalla finestra “Certo che se ci pensi è un po’ buffo. Ci siamo scambiati i ruoli. Qualche giorno fa ero io quella relegata a letto per ordine di Chopper e tu quello al mio capezzale!” Nami sorrise ricordando quella mattinata in cui svegliandosi, aveva trovato Rufy, a terra, ronfare bellamente emettendo strani  rumori, e ogni tanto sentendolo domandare nel sogno della carne. La gamba ancora appoggiata alla sedia, le fece capire che addormentandosi, era rotolato a terra senza che la botta presa lo destasse.

Anch’essa si addormentò al capezzale del capitano col passare delle ore. Pensò di appoggiare la testa solo per un istante per riposare gli occhi, ma il sonno la colse senza che nemmeno se ne accorgesse.

Fu il cinguettio degli uccellini a svegliarla e la prima cosa che fece, fu quella di controllare Rufy.

Il rossore delle guance era sparito e il colorito era tornato quello normale. Il suo viso toccato dai raggi del sole, lo facevano apparire un bambino addormentato. Un bambino dolce che Nami adorava. Si incantò a osservarlo per un po’ notando che il suo respiro, il giorno prima affannoso, era tornato normale.

La ragazza si sentì sollevata di vedere che le capacità di recupero del ragazzo avevano agito in modo veloce anche quella volta. Aveva ancora la fronte calda, ma la temperatura di era abbassata molto rispetto al giorno prima. Conoscendolo, Nami sapeva che anche in quelle condizioni, Rufy sarebbe stato in grado di scalare la montagna più alta del mondo.

Sorrise e prese ad accarezzargli i capelli, cercando di non svegliarlo. Compì quel gesto per diversi minuti, finchè il suo sguardo non si posò sulle labbra di Rufy, le stesse che qualche sera prima si erano scontrate con le sue.

Esse erano leggermente schiuse e Nami sentì l’impulso irrefrenabile di donargli un casto bacio.

Lentamente si sollevo, portandosi indietro la ciocca di capelli, caduta in avanti, quando sentì la voce del ragazzo ancora impastata dal sonno.

“Non vale approfittarsi di un moribondo!” disse, facendo sgranare gli occhi a Nami, la quale diventò rossa come un peperone. “Comunque non chiedevo un risveglio migliore!”

Rufy sorrise a trentadue denti vendendo la reazione della ragazza.

Rufy…io…io…credevo che dormissi e…e…

Rufy si tirò su e allungando la testa, poso un bacio sulla fronte di Nami, cogliendola di sorpresa “Adesso siamo pari!”

Nami arrossi ancora di più.

“Pensavo non volessi correre!” disse Rufy ricordandole le sue stesse parole.

Nami annuì “Si, è vero, ma d'altronde ti ho dato solo un bacio innocente, non ti sposo mica domani! E poi…bhè quello che ci siamo detti sul ponte il giorno in cui siamo tornati, da una parte lo penso ancora e ancora mi spaventa, ma non posso arrendermi senza averci provato!”

“Provare a fare cosa?” chiese Rufy inclinando la testa di lato.

“Lo sai cosa!” disse Nami imbarazzata.

“No, cosa?” disse il ragazzo piegando la testa dall’altra parte.

“Io, tu…hai capito, no?”

Rufy continuò a guardarla confusa e esasperata la rossa gridò “Provare a stare insieme, baka che non sei altro!” disse dandogli un colpo in testa, ma Rufy sorrise a quelle parole.

Nami sussultò e sedendosi nuovamente sulla sedia in modo composto disse “Tu volevi sentirmelo dire, vero?”

Rufu annuì più volte e Nami come risposta alzò gli occhi al cielo.

“Che scenetta toccante!” Disse Zoro appoggiato alla soglia della porta con le braccia conserte e un ghigno stampato sulla faccia.

Nami arrossì “Z-Zoro! D-da quanto s-sei li?”

“Non mi sono perso nemmeno un bacio!” disse divertito a vedere una Nami in procinto di svenire e un Rufy tranquillo.

“Lo dite voi al cuoco da strapazzo o io? Potrei trarne una bellissima soddisfazione personale!” disse sorridendo  prima di andarsene via, chiudendo la porta alle spalle lasciando un po’ di intimità ai due fidanzatini.

 

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Capitolo 16
*** il tempo passa i guai tornano ***


Capitolo sedici:  il tempo passa i guai tornano

 

Il resto della ciurma non venne informata sulla nuova coppia che si era venuta a formare a bordo della Sunny. Tutti peròlo compresero, dal comportamento di Nami e Rufy alquanto imbarazzato e impacciato, quando essi andarono ad accertarsi della salute del capitano.

“Tieni Rufy, devi bere questo per rimetterti in forma!” disse Chopper allungandogli un bicchiere con una miscela alle erbe all’interno.

Chopper di per sé, non avendo intuito niente, venne informato sulla situazione da Usopp e curioso chiese ai due fidanzatini “Se voi due state insieme, fra un po’ rivedremo Umi e Ace!”

Si sentì un colpo di tosse, seguito da tanti altri e successivamente un rumore di pacche sulle spalle.

Usopp aveva preso a schiaffeggiare Rufy sulla schiena per aiutarlo a ingoiare la bevanda che gli era andata di traverso.

Robin si mise a ridere “Credo sia ancora un po’ prematuro Chopper!” disse mettendo una mano sulla spalla di Nami per farla riprendere a respirare.

“E perché? Rufy e Nami si amano, quindi che problema c’è se arrivano anche Umi e Ace! Incomincio a sentire la loro mancanza! Quando due renne, durante la stagione degli amori, capiscono di volersi bene nel giro di poco arrivano anche i cuccioli. Non è così anche per voi esseri umani? Da quanto ne so, solo il periodo di gestazione è differente. Comunque sia non capisco dove stia il problema!” chiese ingenuamente la renna.

Nami con i denti da squalo si mise a urlare contro il dottore “Ma come ti salta in mente un’idea del genere. Primo siamo ancora troppo giovani, secondo non voglio perdere la mia linea così presto e terzo…noi non siamo animali!”

“Chopper, fra noi esseri umani queste cose vanno con calma. Solitamente due persone che si amano passano del tempo insieme per conoscersi meglio, poi un giorno uno dei due, solitamente il maschio, chiede all’altro di sposarlo e da lì in poi si comincia a pensare a eventuali figli. Ovviamente ci sono delle eccezioni, ma sostanzialmente avviene così. Diciamo che il corteggiamento umano può durare diversi anni!”

“Oh, certo che voi umani siete complicati!” disse Chopper un po’ confuso.

Improvvisamente si sentì bussare alla porta e da essa spuntò fuori Sanji, il quale avvertendo tutti i presenti che il pranzo fosse pronto,  li fece uscire rimanendo solo in stanza con Rufy.

Anche quest’ultimo cercò di sgattagliolare via. Aveva un certo appetito, dato che aveva saltato diversi pasti, contando anche vai spuntini fra i pasti principali.