Anime & Manga > Kuroko no Basket
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Autore: Anpan    04/01/2015    2 recensioni
Finalmente erano iniziate le vacanze estive.
L’ultimo giorno di scuola prima della pausa estiva Kagami era al settimo cielo. Finite le lezioni, lui e Kuroko si erano congedati come sempre, promettendosi di incontrarsi durante le vacanze per fare qualche tiro a canestro insieme, e si erano avviati verso le rispettive case.
L’indomani, tuttavia, ben altro aspettava Kagami.
Genere: Comico, Commedia, Slice of life | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Ryouta Kise, Taiga Kagami, Tetsuya Kuroko
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Questi personaggi non mi appartengono, ma sono proprietà di Tadatoshi Fujimaki; questa storia è stata scritta senza alcuno scopo di lucro.
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Smile, please! 

Secondo scatto.

«Sarai modello per un giorno, Kagamicchi!»

Kagami fissò Kise per qualche istante con un’espressione apatica sul volto, incerto di aver sentito bene la proposta fattagli dal ragazzo. Poi, quando quest’ultimo aveva iniziato a sventolargli la propria mano davanti per assicurarsi che stesse bene, sbottò con tono più forte di quello che avrebbe voluto adottare per rispetto al conducente della macchina:
«Stai scherzando, vero?! Fammi uscire di qui immediatamente!»
La macchina sbandò leggermente sotto il fervore dell’ira di Kagami, che aveva iniziato ad agitarsi sul sedile tentando di aprire a forza la portiera, bloccata dalla sicura automatica.
 « Calmati Kagamicchi, sarà solo per oggi! Te ne prego, ne ho davv… Wooah!»
Kise aveva afferrato Kagami per un braccio sperando di riuscire a calmarlo, così da potergli spiegare civilmente quanto fosse disperata la sua situazione, ma, nel farlo, aveva sottovalutato la rapidità dei movimenti frenetici del ragazzo e, proprio mentre stava cercando di esporre il problema, aveva rischiato che il gomito dell’altro gli finisse sul volto. Dopo aver schivato il colpo gli lasciò il braccio, posò la propria mano sul viso e, dopo un secondo di silenzio, sollevò alcuni ciuffi disordinati dalla fronte, socchiudendo gli occhi. Era nero dalla rabbia, proprio come lo era stato la prima volta che aveva affrontato Kagami e Kuroko nell’amichevole alla Kaijo.

«Kagamicchi… poco fa hai tentato di rovinare la mia bellissima faccia, lo sai? Potrei chiederti i risarcimenti per attentato alla mia incolumità, ma non sono così subdolo … Eviterò di sporgere denuncia, ma … Solo se tu verrai con me all’agenzia! Che ne dici?! E’ un buon compromesso, non ti pare?!?»
Rivolgendosi a Kagami inizialmente con tono afflitto e furibondo e poi con fare allegro e spensierato aveva sperato di riuscire a convincerlo finalmente ad aiutarlo, ma ogni sforzo era vano. Kagami continuava a dimenarsi come uno scimpanzé in una gabbia per canarini, scuotendo la portiera con tanta foga che c’era solo che da temere che si staccasse.

Ora ne aveva veramente abbastanza.

Kise si alzò dal proprio posto, evitando di sbattere contro il tettuccio della macchina, ed afferrò Kagami per la collottola con decisione, facendolo finire disteso supino lungo i sedili posteriori. Approfittando dell’attimo di sorpresa che colse negli occhi del giovane gli salì sopra, bloccandogli repentinamente braccia e gambe, così da evitare che riprendesse ad agitarsi convulsamente.
Come aveva previsto, Kagami continuò a dimenarsi: Kise gli rivolse un’occhiata spazientita e adirata, ma dopo poco la sua espressione mutò e assunse uno sguardo quasi supplichevole.
«Ti prego Kagamicchi! Aiutami! Non so più che fare..!»
La voce di Kise riuscì finalmente a superare di mezzo tono quella di Kagami, che tacque improvvisamente davanti all’appello disperato del ragazzo.

Forse avrebbe potuto sforzarsi di ascoltare le ragioni dietro a tanta confusione dopotutto.

Inarcò un sopracciglio, ancora riluttante a lasciar parlare Kise. Poco dopo emise un lungo sospiro e volse gli occhi verso l’autista, che aveva finalmente ripreso il controllo dell’andamento della vettura.
 
«E va bene, spiegami che succede … Ti ascolto».

Kagami sentì qualcosa di caldo e umido colpirgli lo zigomo sinistro e subito dopo l’occhio. Non appena si volse nuovamente verso Kise fu inondato da una pioggia di lacrime frammiste a moccio.
Dopotutto, non avrebbe dovuto farlo parlare.

Kise tornò a sedere al suo posto, liberando finalmente il ragazzo dalla salda presa con cui lo aveva inchiodato al sedile dell’auto per un bel po’.  Si soffiò rumorosamente il naso con dei teatrali fazzoletti in scatola, apparsi come per magia da chissà quale nascondiglio dell’auto, per poi iniziare le spiegazioni.
«Vedi, la mia manager mi ha fatto sapere stamattina all’alba di essere riuscita ad inserirmi come modello in un set fotografico per un marchio emergente di vestiti, la cui collezione sarebbe uscita in anteprima esclusiva sulla rivista “Sunset” precisamente un’ora dopo la fine degli scatti. Lo stilista aveva chiesto esplicitamente di avere me come modello principale e la mia manager, presa dall’eccitazione del momento, ha accettato senza pensarci due volte. Dopo aver firmato il contratto, rileggendolo, si è accorta che il set fotografico richiedeva la presenza di due modelli ed ha subito chiesto chiarimenti allo stilista tramite una serie di telefonate a notte fonda…»

Aah. Quindi sia lui che la sua manager chiamano ininterrottamente le loro vittime fino alla loro resa. Ora i conti tornano. Povero Kuroko” pensò Kagami.

«Quando lui le ha risposto, le ha detto brevemente che il contratto richiedeva esplicitamente la presenza di due modelli, di cui uno sarei stato io e l’altro sarebbe stato da scegliere dalla manager, purché adatto alla linea di abiti da sponsorizzare».
«Non potevi chiedere  a qualcuno dei tuoi amici modelli sul campo allora?»
«E’ proprio questo il problema: tutti avevano già set e interviste programmati per oggi, per cui ci è stato impossibile trovare qualcuno disponibile all’interno dell’ agenzia, soprattutto visto il poco preavviso. La mia manager ha iniziato a singhiozzare in preda al panico via telefono e nel cercare di consolarla mi sono lasciato sfuggire che in qualche modo avrei trovato un rimpiazzo, così.. eccoci qua»
«E perché proprio io? Non potevi chiedere a qualcuno dei tuoi amici? Che so… quel Kasamatsu?»
«Insomma.. siamo sinceri. E’ troppo basso. E poi credo che non si sarebbe limitato ad attaccarmi il telefono in faccia come hanno fatto tutti gli altri della Generazione dei Miracoli, ma sarebbe venuto a cercarmi a casa per costringermi a fare allenamenti extra come punizione per averlo svegliato prima del dovuto»
Kagami si rese conto che, per quanto petulante, bisognava ammirarlo per la sua tenacia: era chiaramente visibile quanto tenesse al suo lavoro, ma ciò non significava stravolgere le vite altrui con i propri problemi. Kagami non si sarebbe fatto convincere per nessuna ragione al mondo e questo lo sapeva bene anche Kise.
«Oh beh, mi spiace, ma hai fatto un altro buco nell’acqua. Non posso e non voglio aiutarti».

Finalmente erano arrivati a destinazione e, continuando la discussione, scesero entrambi dall’auto.
«Non è vero! Sei la persona perfetta per questo set! Lo sai che genere di vestiti devo indossare? Tute da basket!»
«Sì, sì, sai quanto me ne importa..»
Kagami si stava già avviando verso la fermata dell’autobus, tenendo le mani incrociate dietro la testa, quando Kise lo raggiunse e trattenne nuovamente.
«E a servizio terminato ci regaleranno tutti i capi che indossiamo come ringraziamento per aver preso parte al set nonostante il poco preavviso!»
La proposta iniziava ad interessare leggermente Kagami. Aveva già diversi capi adatti a giocare a basket nel suo armadio, ma non sarebbe stato male rinnovare un po’ il guardaroba. D’altra parte, aveva già deciso che non si sarebbe lasciato corrompere da quel belloccio di Kise.
«Mi spiace, ma dovrai fare da te. Alla prossima!» disse, voltandosi per riprendere la propria strada.
«Aspetta Kagamicchi! Come premio di fine lavoro c’è anche un mese di consumazioni gratis in tutti i fast-food della catena *********! Davvero non ti interessa?!».

Kise aveva sfoderato il suo ultimo asso nella manica. Ormai era tutto o niente. Guardava speranzoso il ragazzo, che stava ancora di spalle, quando lo vide voltarsi verso di lui e scambiare un’occhiata rassegnata, sbuffando.
Kagami tornò indietro e gli porse la mano, grattandosi la testa, imbarazzato, con l’altra.
«Per stavolta farò un’eccezione..»
Kise gliela strinse, rivolgendogli un ampio sorriso. Istintivamente anche le labbra di Kagami si curvarono verso l’alto e, seguendo il fotomodello, mise piede dentro la famigerata agenzia.

To be continued...

 
   
 
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