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Autore: I_love_villains    13/08/2017    1 recensioni
[Interattiva. Iscrizioni aperte fino alla fine della fic]
I nostri cari vampiri si troveranno alle prese con le persone più odiose al mondo.
Genere: Demenziale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Un po' tutti
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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“È arrivato il momento del sottoscritto” proclamò Ayato.
In radio c’è un pulcino, in radio c’è un pulcino …
“Togli quella roba!” ordinò Kou a Kino, che obbedì ridacchiando.
“Ehi, non mi ignorate!”
“Oh, mi piace quella canzone! Solo che alla fine … p- povero pulcino” piagnucolò Yui.
“Farai la sua stessa fine se non ti stai zitta!” la minacciò Ayato. “Allora, ero andato a testare un nuovo ristorante …”

“Muoviti, dannato coso!” sbottò il rosso quando l’ascensore si bloccò. Diede un pugno alla parete con i pulsanti. Gli sembrava di essere Subaru a fare così.
“Guarda che non ti sente e colpendolo non risolverai nulla” fece seccata la ragazza intrappolata con lui.
Ayato aveva già notato seno e posteriore, abbastanza generosi, e una specie di runa sul collo scoperto, visto che i lunghi capelli castani erano legati in una coda laterale. Adesso la guardò per la prima volta in faccia, dove spiccavano due brillanti occhi verde giada. La ragazza portava un solo orecchino al lobo sinistro.
“Tu chiudi la bocca” le intimò il vampiro.
“Certo, mister macho, ti lascio campo libero” replicò lei sarcastica.
Ayato si stupì per un attimo della sua insolenza, poi le afferrò una spalla e la inchiodò contro una parete. Lei non sembrò particolarmente colpita dal suo gesto. Si limitò a fissarlo beffardamente.
“Stammi a sentire umana! Sono già abbastanza innervosito, quindi non dire altro o ne pagherai le conseguenze.”
“Umana? Malpelo, si vede che non sai con chi stai parlando.”
“Nemmeno tu” replicò lui indispettito dalla sua mancanza di paura. “Presentati.”
“Se proprio ci tieni … sono Celia Weis, figlia del dio Freyr.”
“Come no. E io sono Van Helsing.”
“Piacere, signor Helsing” sorrise Celia.
Ayato ringhiò, rivelando i lunghi canini. La diciottenne non mostrò nessun turbamento.
“Sono un vampiro! Quindi, dea dei miei stivali, se continui a provocarmi …!”
“Veramente semidea, mia madre è umana. E tu non porti gli stivali” si divertì a punzecchiarlo la giovane.
Il vampiro le strinse il braccio con forza e avvicinò sempre più la testa alla sua gola. Odiava quando le sue vittime non capivano subito chi comandava. Quella poi era particolarmente irritante, con la sua ironia. Celia d’altro canto non si lamentava molto della situazione. Ne aveva passate di peggio. Inoltre le piaceva tenere testa a quel rosso, che faceva di tutto per impaurirla e sottometterla, cose che lei mai avrebbe fatto nella vita.

“Aspetta, non so se ho capito bene …” lo interruppe Yuma. “I ristoranti hanno ascensori?”
“Sì, questo era in un grattacielo.”
“E perché non ti sei teletrasportato?”
“Per assaggiare i takoyaki, ovvio.”
“Non è ovvio …”
“Mi stupisce dargli ragione” intervenne Reiji. “Se fosse apparso fuori avrebbe potuto dare nell’occhio. Inoltre negli ascensori gli umani installano delle videocamere.”
“Beh, io pensavo solo a resistere per quelle delizie. Comunque, prima che potessi bere …”

“Ehi, tu, che stai facendo alla signorina!”
Ayato si staccò ed indietreggiò di colpo, spaventato. Non riusciva a capire chi avesse parlato, visto che lì dentro erano soli. Celia si accorse della sua incomprensione. Ghignò. Uno scherzetto ci stava.
“Grazie padre, me la cavo da sola” dichiarò parlando verso l’alto.
“Cosa?” fece il vampiro tornando a guardarla.
“Purtroppo posso solo vedervi, l’audio non va. Restate calmi, il tecnico sta per arrivare.”
“Non sono stupido” disse Ayato lanciandole un’occhiataccia.
“Se non parlava ancora ci saresti cascato” replicò convinta la castana.
Il rosso sospirò. Se un umano li stava guardando non poteva più muoversi liberamente. Si augurava che le sue amate polpette di polpo fossero davvero eccezionali come diceva l’annuncio.
“Oh, hai smesso di fare il bambino cattivo? Poverino, la telecamera ti fa paura?” gli domandò Celia con un tono falsamente preoccupato.
“Chiudi quella boccaccia, preda!”
“Perché dovrei?” ribatté lei incrociando le braccia. “Stavi per succhiarmi il sangue, no?”
“Certo, per insegnarti un po’ di umiltà.”
“Tu vieni a parlare di umiltà a me?” si indignò Celia.
“Il sottoscritto è il padrone, capisci? Vampiro, in cima alla catena alimentare” spiegò Ayato come se si stesse rivolgendo ad un bambino un po’ tonto.
La ragazza gli rispose allo stesso modo: “Ventunesimo secolo, bye bye vampiri.”
“Come prego?”
“Se siete così forti come dici perché non siete voi a governarci? Perché la maggior parte delle persone crede che non esistete?”
“Per la prima … un noto politico giapponese è un vampiro” svelò Ayato, e ghignò vedendo che per un attimo l’espressione di lei mostrava stupore. “E poi che posso farci se voi siete stupidi? Tra l’altro, la gente non crede nemmeno nelle semidee.”
Celia lo guardò come se fosse ritardato. Il rosso capì che stava per prenderlo in giro. Infatti …
“Scommetto che ve ne state rintanati nelle vostre tane e uscite solo per nutrirvi, giusto? Beh, di certo tu non ti informi molto su ciò che accade intorno a te. Da quando gli Avengers hanno agito per la prima volta a New York la gente crede agli dei.”
Ayato tacque per celare la propria ignoranza. Lui era quello pratico, abile nei fatti, non con le parole. E se ne sbatteva altamente di ciò che non lo riguardava direttamente.
“Non sai chi sono, padrone caro? Ah, per fortuna qui prende.”
La giovane estrasse dalla borsetta il suo cellulare. Nel farlo le cadde un block notes. Il vampiro fu più veloce a raccoglierlo e lo sfogliò.
“Quanti disegni, non sai scrivere?”
“Scemo, faccio l’artistico. A New York.”
“Quando uscirò da qui scoprirò che gusto ha il tuo sangue.”
“Come no. Comunque, quello te lo puoi pure ficcare in quel posto, ci sono solo scarabocchi. Ti volevo mostrare gli Avengers.”
Celia gli tese il cellulare, dove c’erano parecchie foto su di loro. Ayato lo prese, buttando per terra il block notes, che fu subito rimesso in borsa dalla sua proprietaria.
“Ehi, ma sei una stalker?”
“No, collaboro con loro. Di solito non mostro quelle foto a nessuno, ma dubito che tu lo racconterai a qualcuno.”
“Chi di loro sarebbe un dio?”
“Quello biondo che sembra un gorilla.”
“Scommetto che non è molto intelligente” ghignò lui.
“Fra simili ci si riconosce.”
“Il sottoscritto non somiglia ad un primate!”
“Il sottoscritto è meglio fisicamente, questo lo posso ammettere. Poi questi sono umani, anche se sono sicura ti farebbero il culo a stelle e strisce, soprattutto Cap. Ah, questa è buona e nessuno qui può capirla” si lamentò la semidea.
Il rosso digrignò i denti. Non vedeva l’ora di essere libero, soprattutto libero della sua presenza. Stava per romperle il cellulare quando si risentì la voce di prima: “Il tecnico è al lavoro. Massimo cinque minuti e siete fuori.”
“Grazie al cielo” sospirò Celia riprendendosi il cellulare.
“Per te non è una buona notizia” la minacciò Ayato.
“Sì, sì, vuoi il mio sangue, ho capito. Dimmi, ma tutti i vampiri sono come te?”
“Tsk, il sottoscritto è unico.”
“Meno male, ci sono già abbastanza teste di cazzo fra gli umani.”
Il vampiro le strinse con forza il braccio e lei sostenne il suo sguardo senza fare un verso. Improvvisamente l’ascensore si mosse. Colti alla sprovvista, caddero entrambi. L’ascensore si fermò di nuovo.
“Scusate” fece la voce.
“Togliti di dosso!” gridò Ayato in falsetto.
Celia rise rialzandosi. Gli scattò una foto.
“Ecco, ora ho un ricordo della tua superiorità.”
“Ma io ti …!”
L’ascensore stavolta salì invece di scendere e le porte si aprirono. I due prigionieri uscirono, trovandosi davanti il portiere, che si scusò subito per il disagio e li invitò a riempire un paio di moduli. Ayato li compilò in fretta. Ne aveva abbastanza di umani e loro pratiche, voleva solo takoyaki e sangue, non necessariamente quello della semidea. Celia fece con calma. Quando il rosso finì lo vide andare verso le scale, segno che per un po’ non avrebbe più usato un ascensore. Appena vi mise piede però una forte esplosione scosse il palazzo. La ragazza lo costrinse ad evacuare l’edificio insieme agli altri. Guardando in su scoprirono che del ristorante non rimaneva più nulla. Ayato le afferrò il braccio, la trascinò in un vicolo isolato e disse: “Per colpa tua niente takoyaki!”
“Come cazzo fa ad essere colpa mia?” ribatté la giovane, stanca di sopportarlo.
“Porti sfiga! Ma ora …”
Qualcosa, o qualcuno, lo paralizzò. Il vampiro fissò stupito Celia, che sembrava altrettanto sorpresa, poi la ragazza guardò oltre la sua spalla.
“Piccola Celia, ti ho cercata a lungo. Sappi che scappare in Giappone …”
“Non stavo scappando” sbuffò lei.
Loki le si avvicinò e i due sparirono. Ayato tentò di muoversi, ma era bloccato come una statua. Dopo tre ore fu finalmente libero di tornare a casa. Si ripromise di mangiare solo i takoyaki che vendevano per strada, cosa che fece prima di raggiungere la villa.



***Angolo Autrice***
Grazie a Stardust94 anche ad Ayato l'autostima si è abbassata notevolmente XD
Il prossimo rompiscatole è un altro suo OC e la vittima è Kino.
A presto!
   
 
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