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Autore: artemide88    17/11/2010    8 recensioni
Tratto dal primo capitolo. "Correvo, correvo. Nei boschi dei druidi, correvo. Libera come non mi sentivo da tempo, libera per una volta di essere me stessa e non la signora di Avalon. Corsi spensierata senza una meta precisa. Mia madre mi stringeva forte la mano e mi guardava sorridente. Mia madre? È morta tanti anni fa, lo so bene, ero con lei quando...mi sorrise ancora e mi indicò un punto davanti a sé. Guardai ma il sole mi colpì gli occhi. Distinsi solo una figura prima di coprirmi il volto con una mano. Strano, io non avevo mai avuto paura del sole, mio padre, e dei suoi raggi miei fratelli. Pregai le forze della natura mie sorelle perché mi permettessero di vedere. La figura in controluce si volse verso di me. Gli alberi gli chiusero ogni via di fuga e i loro rami allontanarono anche i raggi del sole. L’uomo mi guardò con intensi occhi dorati. Sorrise, sporgendo denti affilati..." Ispirato al romanzo "Le nebbie di Avalon" di M.Z.Bradley. Per conoscere il resto, leggete!!!
Genere: Sovrannaturale, Introspettivo, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: non specificato | Personaggi: Edward Cullen, Isabella Swan
Note: AU | Avvertimenti: nessuno
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cap 16 avalon

Entro in punta di piedi, coperta dalle figure dei miei personaggi che spingo in aventi a farmi da scudi...

Il ritardo è imperdonabile ma ho avuto difficoltà sia con il capitolo che con il tempo. ora che la mia altra ff è finita (che soddisfazione!) spero di potermi dedicare con maggior impegno a questa. Ringrazio tutti quelli che hanno ancora la pazienza di seguirmi.

Buona lettura!


CAPITOLO 16 – IL BALLO

POV EDWARD
Respirai a fondo l’aria della sera, ancora pochi minuti e mi sarei presentato a casa Swan per prendere la mia dama per il ballo. Avrei voluto essere più rilassato, ma sapevo bene che sembravo più...come aveva detto Emmett? Ah, si, sembravo un condannato a morte. Dovevo godermi la serata, quello che sarebbe successo poi non doveva intaccare in nessun modo la possibilità di divertirmi con lei.
Alla fine mia sorella aveva avuto ragione, al ballo ci sarei andato anche io, accompagnato niente meno che da Isabella ed era questo l’unico pensiero che mi sarei concesso nella serata, lei. Suonai al campanello e suo padre mi venne ad aprire, invitandomi ad entrare senza gentilezza, non gli andava giù che la figlia fosse innamorata di un vampiro, forse, nonostante quello che sosteneva Bella, non era così insensibile e l’amava, così come aveva amato la madre e non riusciva a dimenticare che uno della mia specie lo aveva privato del suo amore.
Il giorno prima, Alice e Rose avevano portato la mia ragazza a Seattle perché scegliesse un abito adatto all’occasione, Bella si era lasciata travolgere dall’esuberanza folle per lo shopping delle mie sorelle. Ripensando alle scena nel parcheggio non potei non sorridere, anche la mia dolce piccola era una maniaca del vestiti. Inaspettatamente le due vampire che avrebbero dovuto sostenermi, avevano trovato il modo per schermare la loro mente a me, per cui non sapevo che si erano dette (ma conoscendo il folletto malefico, di sicuro le avevano fatto domande imbarazzanti circa il nostro rapporto), né potevo sapere che abito aveva scelto la mia amata per la serata. Le donne di casa mi avevano fatto indossare non un classico smoking nero, ma uno blu scuro, così come la cravatta che risaltava su una camicia candida.
“non mi piace.” borbottò il signor Swan, distogliendomi dai miei pensieri.
“come signore?” non compresi quello che voleva dire, la mente schermata non lasciava intravedere quale fosse il suo vero pensiero.
“non mi piace che mia figlia si sia innamorata.” Involontariamente, mi irrigidì a sentire la sua disapprovazione alla nostra relazione. i suoi occhi, fissi nei miei, confermavano tutto il suo disappunto.
“io...” non sapevo che dire, ma dovevo difendere il mio amore.
“tralasciando il fatto che tu sia un vampiro,” affermò con disgusto “nessuna sacerdotessa dovrebbe mai innamorarsi, va contro la natura stessa del suo ruolo.”
“Isabella mi ha spiegato che essere la sacerdotessa di Avalon, vuol dire essere amore allo stato puro.” Risposi piccato ma cercando di restare pacato.
“sei cieco come ogni innamorato.” Scosse la testa. “questa sera mia figlia dovrà affrontare il rito del suo compleanno e non potrà averti al suo fianco. soffrirà ed è l’ultima cosa che vorrei per lei.” Rimasi profondamente colpito dalle parole dell’uomo che mi disprezzava tanto per la mia natura ma che amava immensamente la mia ragazza.
“signor Swan...” le mie parole furono interrotte da una celestiale apparizione.
Il tema della serata erano le favole...Lei era una favola, il più bel sogno del mondo. Scese dalla scala tenendosi saldamente alla balaustra, incerta sui tacchi. Sapevo quanto adorasse vestire alla moda, ma non immaginavo che i tacchi la terrorizzassero tanto. La mia attenzione fu catalizzata da lei e dimenticai il padre che ancora mi osservava, con le sue parole avrei fatto i conti successivamente. Quella era la nostra serata e non vedevo l’ora di viverla.
“ciao.” Si aprì in sorriso radioso quando mi vide.
“ciao.” Le risposi incantato. Il vestito di uno splendente blu oltremare era senza spalline, lasciandole completamente nude le spalle, avvolte in una leggera stola dello stesso blu. Il tessuto delicato le fasciava delicatamente la vita, una ricca decorazione di fili d’oro e d’argento iniziava dal seno e scendeva lungo il ventre sul fianco sinistro, fino ad arrivare alle pieghe che si aprivano creando uno spacco. La gonna vaporosa e dai mille strati nascondeva le sue gambe perfette, ma la rendeva solo più incantevole. Al collo portava solo la Goccia di Avalon, che sembrava risplendere di vita propria, rifletteva tutta la luce della stanza, illuminando il viso di Isabella. Ero rimasto fermo nell’ammirarla. E lei se ne era accorta, mi sorrideva radiosa. La sua felicità era la mia.
“sei bellissima.” Riuscì solo a dire quando mi ripresi un poco. Le porsi il braccio che accettò volentieri, aiutandola a scendere gli ultimi scalini.
“noi andiamo papà.” Si avvicinò al padre che non mi aveva mai levato gli occhi di dosso, cercando di farmi sentire in soggezione, senza riuscirci per altro. Erano le sue parole a mettermi a disagio, non lo sguardo sprezzante. Isabella gli accarezzò delicatamente la guancia e vi depositò un bacio rassicurante ma non riuscì ad addolcire i lineamenti contratti del signor Swan. Eravamo alla porta quando fummo richiamati all’interno della casa.
“divertitevi.” Un solo augurio che uscì faticoso dalle labbra dell’uomo, eppure lo ritenni sincero e gli porsi la mano che strinse un po’ titubante. “Isabella, devi essere a casa per mezzanotte.”
“ok che il tema della serata sono le favole, ma così mi sento tanto Cenerentola.” Ridemmo della sua battuta, ma il padre ritornò subito serio.
“a mezzanotte, Isabella. Non più tardi, c’è una tempistica da rispettare.” Strinsi i pugni quando compresi quello che voleva dire, il rito si sarebbe svolto quella sera stessa, dopo il ballo. Bella annuii solo prima di tornare sorridente.
“su, mio bel vampiro. È ora di andare a divertirsi!” mi trascinò con l’irruenza di una bambina alla mia stessa macchina, accantonando come me per il momento, l’ansia per il dopo ballo.

“pronta?” le sussurrai all’orecchio, conducendola all’arco decorato con fiori finti. Era il nostro turno per la foto di rito. Stringevo tra le mie la sua mano delicata, al polso il tipico bouquet. Eravamo intenzionati a vivere quell’esperienza come due classici adolescenti americani.
“non uscirò solo io, vero?” mantenne anche lei un tono basso di voce, un poco preoccupato, mordendosi il labbro inferiore. Non riuscii a trattenere la risata e Bella si voltò verso di me, imbronciata. Mi tirò la cravatta portando il mio viso alla sua altezza. “sentimi bene Cullen, se ti diverte tanto, ti farò giocare con un paio di licantropi.” Quando faceva così mi terrorizzava, anche se sapevo che se i lupacchiotti mi avessero attaccato, lei sarebbe stata pronta a difendermi. Le sfiorai la bocca in un bacio casto e la sentii sorridere sulle mie labbra.
“siamo la coppia più bella e più invidiata di tutta la serata. E saremo perfetti anche nella foto, te lo prometto.”
“ci stanno guardando tutti, vero?” chiese preoccupata, ma mantenne i suoi occhi nei miei.
“mmm, quei due là, no...oh, si anche loro...”
“sorridete!” la ragazza addetta alle foto non ci lasciò nemmeno mettere in posa che il flash accecante della macchina fotografica ci abbagliò. Bella leggermente girata verso di me, sorrise e si sporse per baciarmi. “siete bellissimi!” la fotografa ci guardava ammirata e con gli occhi sognanti e vidi nella sua mente l’immagine della nostra fotografia. “ve ne faccio una più classica! In posa!” feci voltare la mia dama verso l’obbiettivo e di nuovo il flash ci colpì. “avanti il prossimo!” lasciammo spazio anche alle altre coppie e ci dirigemmo verso la palestra addobbata a festa.
Ero il ragazzo più invidiato del momento, stavo ballando con la donna più richiesta e più bella della serata. Eravamo solo due semplici adolescenti, persi nel loro amore.
Edward e Bella.
Niente di più e niente di meno.
Non il vampiro e la Signora di Avalon. Ma solo noi.
La serata passò troppo in fretta, la mezzanotte scoccò impalcabile. Era arrivata l’ora di portarla a casa e di affidarla al suo destino che aveva scelto coraggiosamente di compiere.


p.s. dell’autrice: capitolo corto per un rientro soft. Se avessi messo il rito a quest’ora avrei molte bandierine bianche che chiedono pietà perché impegnativo.

Grazie a sweet_ebe, Austen95, Isy_264 e a romina_cullen per le recensioni! =)
Non ho molto altro da dire. Fatemi sapere il vostro parere e alla prossima!!!

   
 
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