Recensioni di mystery_koopa

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Recensione alla storia 15 agosto 2021 - 10/05/22, ore 18:17
Capitolo 1: 15 agosto 2021
VIII
OTTAVO POSTO, CON UN TOTALE DI 36,8/44
thors, con “15 agosto 2021”

Grammatica: -0,20
“dio” – “Dio” -0,20

Stile: 8,5/10
Ho trovato la veste stilistica della storia molto semplice, dal taglio quasi giornalistico: il racconto è lineare, non è interrotto da flashback o riflessioni e narrato con focalizzazione esterna. Così come ho riscontrato anche negli altri parametri, trovo che questa mancanza di soggettività abbia impedito alla storia di rendere al meglio, ma approfondirò questo discorso in seguito. Dal punto di vista prettamente formale, non ho rilevato alcun errore, sia nella sintassi che nella suddivisione dei capoversi. Anche la punteggiatura è stata funzionale al racconto, riuscendo a porre in risalto gli elementi giusti senza appesantire affatto la struttura: è sempre un rischio quando si usano costrutti quale la congiunzione “e” preceduta da una virgola, ma trovo che sia stato dosato correttamente. Lo stesso discorso vale per il punto e virgola, che nel periodo centrale si è rivelato essere una scelta vincente. L’unica cosa a non avermi convinto fino in fondo è l’utilizzo delle virgole nell’ultima riga, che pone in risalto “il marito la rialza” come inciso senza che ce ne sia necessità, spostando l’equilibrio del periodo a sfavore della conclusione. Trovo che sostituire la prima delle due virgole con una “e” o, al limite, con i due punti, sarebbe stata una scelta più utile a rendere più fluente la prosa. Ma effettivamente non è facile riuscire a riequilibrare tutto mantenendosi all’interno del limite di parole. Infine, così come la prosa, anche il lessico è semplice, più giornalistico che “letterario”.
La storia in sé è scritta bene, ma proprio per l’accentuata basilarità dello stile non riesce ad accattivare e coinvolgere il lettore fino in fondo, ed è un vero peccato perché il tema si sarebbe prestato molto bene a una resa ugualmente realistica, ma un po’ più emotiva.

Trama, Originalità, Contestualizzazione e Sviluppo dei personaggi: 18,5/20
Dal punto di vista dell’originalità, la tua drabble si è sicuramente distinta, se non altro per la scelta d’attualità. Sono sempre stato scettico per quanto riguarda l’attribuzione al genere letterario “storico” di eventi accaduti negli ultimi anni, nonostante alcuni di essi abbiano indubbia rilevanza storica. Ma questo è solo un parere personale, estraneo alla valutazione in quanto nel bando non erano presenti riferimenti specifici.
La storia mostra un’istantanea, il ritratto della disperazione di una famiglia che tenta invano di fuggire dal Paese. Tutti ricordiamo le tragiche immagini degli assalti all’aeroporto di Kabul in quei giorni. Dal punto di vista prettamente narrativo, la prima parte della storia mi ha un po’ confuso: solo dopo svariate riletture ho capito che il “non oggi” era riferito alla non presenza del nome della famiglia sulle liste d’imbarco. Inizialmente, la vicenda di Ehsaan e quella di Sawda mi erano sembrate addirittura staccate, collocate contemporaneamente in due luoghi diversi, proprio perché avevo interpretato quel “non oggi” come riferimento all’arrivo dei talebani (ovvero: “Se fossero arrivati un giorno più tardi, saremmo riusciti a partire”). Ma credo sia un problema soltanto mio, effettivamente nel testo le informazioni ci sono tutte e sono espresse chiaramente (anche se, a causa del limite di parole, alcuni collegamenti che sarebbero stati utili sono omessi).
I due personaggi protagonisti sono creati in modo da essere l’uomo e la donna qualunque, perfettamente sovrapponibili a ogni altra persona in cerca di salvezza. Apprezzo e capisco la scelta di per sé, ma avrei preferito trovare qualche dettaglio che li rendesse maggiormente “individui”: un riferimento al perché si trovassero sulle liste nere dei talebani o simili, magari.
Per quanto riguarda invece la ricostruzione “storica”, hai svolto un lavoro perfetto: l’atmosfera respirata dal lettore è coinvolgente, in grado di impressionare riportando alla mente quei giorni e la situazione afghana attuale, così come i riferimenti a elementi reali (la mascherina – anche se mi fa strano che si sia bagnata di lacrime, considerando che secondo i dettami dei talebani va portata sotto al burqa, che Sawda sicuramente indossava visto che le accuse degli integralisti sono rivolte soltanto agli abiti delle figlie – e la suoneria incriminante del cellulare soprattutto).
In conclusione hai fatto molto bene: ho penalizzato un minimo solo la mancanza di individualità dei personaggi e sull’imprecisione relativa alla mascherina, che sono le uniche “imprecisioni” oggettivamente riscontrabili. Il resto vuol essere soltanto un consiglio dal mio personale punto di vista come lettore.

Titolo: 2,5/5
Il titolo da te scelto non mi ha convinto. La scelta di titoli di questo tipo è sempre rischiosa, e trovo che in questo caso l’azzardo sia stato un po’ eccessivo in quanto la data scelta, sebbene recentissima, non è una di quelle che creano immediatamente un collegamento nella mente del lettore (come possono essere l’8 settembre 1943, il 25 aprile 1945 o simili). Onestamente, la prima volta che ho visto questo titolo ho pensato istintivamente “Ferragosto”, niente più e niente meno. Trovo che l’aggiunta del luogo (avendo quindi ad esempio “Kabul, 15 agosto 2021” avrebbe aiutato, aumentando l’impatto della presentazione. Mi dispiace, ma non posso assegnare un punteggio sufficiente.

Gradimento personale: 3,5/5
Come ho espresso in precedenza, la storia è obiettivamente scritta bene, anche se con semplicità formale, e ottimamente strutturata narrativamente. Alcuni elementi sopra citati mi hanno confuso nel corso delle prime letture, ma il messaggio è arrivato fin da subito con tutta la sua forza. Più che altro, trovo che la drabble avrebbe potuto coinvolgermi molto di più. Leggendola mi è sembrato quasi di vedere un reportage giornalistico, una delle tante interviste fatte lo scorso agosto ai profughi: certamente d’impatto, ma da un testo che prima di tutto il resto si pone l’obiettivo di essere “narrativa” avrei preferito una maggiore introspezione, spazio ridotto permettendo. In ogni caso, ci terrei a chiarire che la drabble è di ottima qualità, l’ho solo trovata un po’ troppo impersonale in diversi suoi aspetti (resa stilistica, caratterizzazione).

Bonus – Prompt (2/2) + Sottogenere (2/2): 4/4
Prompt: Il pianto è un elemento importante all’interno della storia: non solo è citato (le lacrime che bagnano la mascherina), ma si inserisce perfettamente nella vicenda. È come se, da quel momento in poi, il pianto perdurasse fino alla fine, non abbandonando mai i protagonisti ormai privati della speranza.
Sottogenere: La storia è ambientata in un contesto di guerra civile, che influenza profondamente le vicende dei protagonisti e diventa essa stessa co protagonista grazie alla caratterizzazione precisa dell’ambiente. Per entrambi i parametri non posso far altro che assegnarti il punteggio pieno.
TOTALE: 36,8/40+4
Recensione alla storia La piccola comunista che non sorrideva mai - 05/02/22, ore 11:58
Capitolo 1: La piccola comunista che non sorrideva mai
I
PRIMO POSTO, CON UN TOTALE DI 48,1/50
La piccola comunista che non sorrideva mai, di BessieB

Grammatica e Stile: 9,6/10 (media tra 9,7/10 di g. e 9,5/10 di s.)
La grammatica è quasi perfetta.
“al mio paese” – “Paese” -0,20
“non so” – doppia spaziatura –0,10

Passando invece allo stile, noto che ti sei mantenuta sugli stessi toni che hai usato in molte delle altre tue storie che ho letto. Ho ritrovato infatti molte caratteristiche della tua prosa, che in una costruzione estremamente introspettiva come questa ci sono state davvero benissimo: come esempi posso citarti il che posto a fine frase, i periodi ricchi di subordinate e coordinate grazie alla punteggiatura precisa ed espressiva, le figure retoriche (in particolare, l’ipallage “cocci rossi di ricordi” mi è piaciuta moltissimo, anche se forse si è distaccata un po’ troppo dal tono generale dell’introduzione – tuttavia, grazie all’associazione col bianco e il nero delle fotografie, l’immagine riesce a inserirsi molto bene nel paragrafo).
Ti segnalo solo una cosa che mi ha lasciato dubbioso anche sotto il punto di vista grammaticale, ma che non necessariamente costituisce un errore, secondo me:
“…ma, Mosca 1980, non gliel’ha restituita nessuno”
Non è completamente corretto scrivere il nome dell’Olimpiade in un inciso, in quanto il soggetto è necessario al fine di comprendere la frase. Credo di tratti di un’imprecisione nell’uso espressivo della punteggiatura, ma è una cosa che accade due o tre volte nel testo e mi è parso giusto segnalartelo.
A parte questa piccolissima nota, la veste stilistica della storia mi è piaciuta da morire: sei riuscita ad essere emotiva nei punti giusti, proprio quando i ricordi della protagonista si facevano più intensi, e più secca in altri passaggi, creando dei bellissimi contrasti. Inoltre, ho trovato davvero molto originale la scelta di scrivere il racconto in una forma particolare, a metà tra una lettera al marito e a un dialogo svolto con la personificazione stessa della ginnastica. Infine, anche il lessico mi ha convinto: molto ordinato e coerente, sempre sul punto sui termini specifici relativi alla ginnastica artistica (anche nelle note, davvero chiare e ben curate), di livello più alto quando necessario. Davvero complimenti.
Per le piccole imprecisioni riportate prima assegno un punteggio di 9,5/10, da mediare con il parametro grammaticale.

Trama e Originalità: 10/10
Ti dirò la verità: non ho ancora capito se il racconto è tratto da una storia vera oppure no (propendo per la seconda opzione, visto che altrimenti sono sicuro l’avresti indicato nelle note, ma per una buona metà sono stato convinto che Ekaterina sia esistita davvero). A prescindere dall’effettiva esistenza di questo personaggio o meno, però, la storia è assolutamente verosimile: sicuramente ce ne saranno state di analoghe, a partire proprio da quella di Elena Mukhina, ma modificando i dettagli e l’ambientazione hai potuto rendere il tuo personaggio unico. Già l’ambientare la storia nell’ambito della ginnastica artistica è stato estremamente originale per EFP, ma la scelta che mi ha colpito maggiomente è stata quella di far avere l’incidente alla protagonista quando ancora era lontana dal successo: era stata molto vicina a viverlo, ma alla fine l’aveva solamente potuto sperare o vedere in televisione, impersonato dalla Comaneci. Questo ha dato una carica drammatica ancora più grande alla storia, permettendoti di espandere il flusso dei pensieri di Ekaterina in una direzione ancor più ricca di rimpianti e occasioni perse. Ciò è ovviamente andato a riflettersi nel rapporto con la nipote, su cui la nonna/prozia ha proiettato tutte le proprie aspirazioni, rassegnandosi infine solo parzialmente alla rinuncia fatta dalla ragazza alla ginnastica professionale. Infine, anche la sottotrama del rapporto con Petar mi è piaciuta molto, in quanto è riuscita a mostrare un altro lato della protagonista oltre alla ginnastica (sebbene le due figure, il marito e lo sport, siano a tratti quasi indistinguibili), in cui forse le è meno difficili lasciar trasparire un velo di fragilità.
In conclusione, mi viene spontaneo descrivere il racconto come una “autobiografia indiretta” molto intima e tormentata, ma che è comunque in grado di giungere a un punto di risoluzione di fronte alla prospettiva della morte imminente.

Caratterizzazione e introspezione dei personaggi: 10/10
Parto subito col dire che anche da questo punto di vista ha svolto tutto alla perfezione. Ad avermi letteralmente affascinato, in questo caso, è stata la costruzione del flusso introspettivo, che mi ha convinto per originalità e, sarà la ventesima volta che lo ripeto, intensità emotiva. Ekaterina non è di per sé un personaggio originale, non è certo questo il primo racconto dedicato ai rimpianti e ai sogni di qualcuno distrutti da una fatalità. Eppure, in questo caso ho davvero percepito quel “qualcosa in più” che hai ottimamente inserito nell’insieme grazie alla struttura del testo come lunga e implicita lettera che Ekaterina scrive: a sé, al marito, alla ginnastica, alla sé del passato, alla nipote. I destinatari variano quasi da una riga con l’altra, ma i pensieri e le emozioni che trasmetti restano sempre gli stessi. Anche tecnicamente, il personaggio protagonista è ottimamente costruito, coerente nella propria evoluzione (che in questo caso consiste con l’elaborazione del dolore mai compiuta). Ad avermi coinvolto ancora di più è stato però il racconto che Ekaterina fa di Petar, su cui hai sì detto tutto, ma avrei voluto sapere di più: la dinamica della sua psicologia, i sensi di colpa che l’hanno portato a stare una vita intera a fianco di una moglie rimasta ancorata al passato, il rapporto segreto e ormai stanco persino con l’amante… e tutto emerge nello splendido dialogo tra i due coniugi, l’unico punto della storia ad avermi sinceramente sorpreso: non avevo idea di come avrebbe reagito Ekaterina al tradimento (nonostante fosse chiaro che una sfuriata non sarebbe mai potuta essere compatibile con il suo carattere), e soprattutto cosa Petar avesse scelto di fare una volta scoperto: e inaspettatamente la loro vita è proseguita come prima, forse per abitudine, forse per l’impossibilità di entrambi di rifarsi una vita visto il poco tempo rimasto, forse perché quella caduta li ha uniti indissolubilmente, ancor più dell’amore ormai svanito e di tutti gli anni precedenti.
Infine c’è Aleksandra, la perfetta proiezione dei sogni di Ekaterina che, tuttavia, non desidera inseguire: in un certo senso, mi è sembrata una perfetta metafora del rapporto tra la Bulgaria di ieri e quella di oggi, costrette a convivere nello stesso ambiente ma con una prospettiva diversa (i muri ricolorati della palestra, le uscite serali, le ambizioni private e non più patriottiche). Complimenti per questa vera eccellenza.

Bonus: 9/10
Genere – Drammatico: Assolutamente sì, il genere principale della tua storia è il drammatico: sia per i fatti in sé, sia per come le vicende sono raccontate. Fin dalle prime righe ho colto il riferimento alla vicenda umana della Mukhina, che già conoscevo (l’ho scoperta proprio quest’estate in occasione delle Olimpiadi), e che ho ovviamente avuto piacere di ritrovare. I sentimenti della protagonista sono intensi lungo l’intera narrazione, raggiungendo picchi di emozione non indifferenti, e restando permeati da un’aura di negatività anche quando la fase peggiore sembra ormai passata. Davvero benissimo. 2/2
Prompt – Fuoco: Il prompt è l’unico elemento a non avermi convinto del tutto: ci sono sì dei riferimenti a delle foto bruciate nel caminetto della memoria (che ho trovato molto secondari) e soprattutto al fuoco interiore provato dalle ginnaste nei momenti di maggiore agonismo, ma arrivato alla fine della seconda lettura del testo devo ammettere che non li ricordavo, proprio non mi erano rimasti impressi, quasi come se non ci fossero. In ogni caso, il prompt è stato comunque inserito, anche se non sviluppato completamente. 1/2
Colore – Rosso: Il rosso è il colore dei regimi comunisti, e di conseguenza delle divise sportive delle rispettive squadre di ginnastica. Ho amato il confronto con il bianco e il nero delle cartoline fotografiche, prima, e poi il riferimento ai podi successivi ai trionfi della Comaneci. E infine ritorna il filo rosso, a unificare tutti i ricordi passati. 1/1
Luogo – Bulgaria: Il luogo in sé non è descritto nel dettaglio, ma è perfettamente identificabile: si nota perfettamente la situazione relativa allo sport nei regimi comunisti, alla rigida disciplina impartita alle atlete fin da giovanissime per portare gloria alla propria nazione, e anche il ruolo secondario della Bulgaria, che non ha mai avuto ginnaste di così grande successo e si è ritrovata subalterna anche nello sport. La tua protagonista esprime questi valori e contraddizioni alla perfezione. 2/2
Canzone – Don’t forget about us, Mariah Carey: Ho trovato l’utilizzo della canzone davvero molto bello, in particolar modo dal punto di vista dell’originalità. Sembrava scontato parlare di una relazione, davvero, non mi sarei aspettato nessun’altra interpretazione di questo testo, e invece sei riuscita davvero a sorprendermi. Già autonomamente avevo colto il riferimento alla ginnastica, e alle parole che la protagonista indirizza alla sé del passato, quando dal punto più alto della propria vita è caduta nel baratro. Inoltre, ho trovato veramente perfetta la divisione in sequenze del testo, come si allinea con il proseguimento della storia, e i piccoli richiami fatti anche all’interno della prosa alle citazioni. Ottimo lavoro! 3/3

Titolo: 5/5
Il titolo è tratto da un’altra opera, e generalmente questa non è una cosa che mi fa impazzire, ma qui… è perfetto, davvero, il tuo racconto ci è stato ricamato intorno alla perfezione. I riferimenti alla Comaneci e alla situazione delle ginnaste nei regimi comunisti abbondano, così come i continui (ma mai fuori luogo) richiami al sorriso di Ekaterina, così somigliante a quello di Nadia proprio per la sua assenza tranne che, ironicamente, nel momento in cui la sua carriera si è prematuramente conclusa. Inoltre, anche i richiami alle rare lacrime della protagonista mi sono piaciuti moltissimo, quasi a voler porre un confronto con questo sorriso sempre assente. Davvero un utilizzo azzeccato, geniale e originale, non posso definirlo in altro modo.

Gradimento Personale: 4,5/5
Sono stato leggermente dubbioso sul punteggio relativo a questa voce, in quanto la storia mi è piaciuta, e sono stato in grado di capire fino in fondo il dolore, i pensieri e i rimpianti della protagonista. Tuttavia, proprio per la struttura intima e particolare che le hai dato, non sempre sono riuscito a immedesimarmi alla perfezione, trovandomi un po’ perso nel flusso dei pensieri: citando la storia stessa, leggendola mi è sembrato quasi di provare dei momenti di “twisties”, in cui mi sono sentito disorientato, e non avevo idea di quali informazioni fossero già state dette e quali mi ero solo immaginato. Forse questo effetto era anche voluto, non so. Arrivato alla fine, tuttavia, sono riuscito ad avere un quadro tutto sommato completo, una comprensione generale del racconto, e tutte le parti che singolarmente mi erano piaciute molto hanno trovato un senso unitario. Non posso comunque fare a meno di assegnarti un punteggio molto alto, perché raramente trovo storie intense quanto le tue, e questa ne costituisce forse uno dei migliori esempi.
Infine, come nota a parte, volevo ringraziarti per esserti ispirata a una tua passione nella stesura della storia: si è davvero sentito, sia tra le righe, sia nella chiarezza e minuziosità delle note. Hai saputo interessarmi anche nei passaggi più tecnici, e non è certo una cosa da poco.
Recensione alla storia La storia di Telemaco - 01/11/20, ore 14:30
Capitolo 1: La storia di Telemaco
Recensione premio per il contest "This is our place, we make the rules" 4/4

Ciao Carme, rieccomi qui^^
Questa oneshot mi ha davvero emozionato: ha faticato un pochino a prendermi all'inizio, ma una volta immerso nella lettura sono riuscito ad apprezzarla davvero a fondo.
Anche questa volta riprendi i tuoi temi ricorrenti, come l'adolescenza tormentata, il difficile rapporto genitori-figli e quello con l'istituzione scolastica e i compagni di classe, fornendone una nuova versione, incentrata sul tema della ricerca così come il bellissimo titolo preannuncia. Samuele è un ragazzo fragile, che si autolimita nei rapporti interpersonali con la speranza di essere ignorato per sua volontà e non per quella altrui, probabilmente, ed è normale che a volte abbia reazioni impulsive e spropositate. Tuttavia in lui c'è un grande cambiamento, come se la possibilità di ricominciare da zero sia in campo scolastico, sia in campo affettivo avesse cambiato la sua percezione della realtà, spingendolo a conoscersi davvero piuttosto che a fingere di farlo. Sono stato molto sorpreso dalla reazione del padre, ero molto preoccupato che, semplicemente lo portasse in una centrale della polizia per rimandarlo a Rimini, ancor prima di sentirgli dire qualsiasi cosa: tuttavia, anche senza sapere che Samuele fosse suo figlio, ha deciso di accoglierlo e di non giudicarlo per gli errori commessi dalla madre o dalla sua famiglia, ma di vedere tutto il suo dolore e fare il possibile per stargli vicino, come il padre che non aveva mai avuto. Sei stata davvero bravissima a sviscerare tutte queste emozioni, il tuo stile migliora sempre di più e devo dire che si nota moltissimo.
E comunque, sarà che da me non si usa, ma il detto del "taglio e cucito" non l'avevo mai sentito :)
Davvero complimenti anche in questo caso, spero di ritrovarti in un prossimo contest! Un saluto,
mystery_koopa
Recensione alla storia The Last Remaining Light - 25/09/20, ore 19:00
Capitolo 2: I
Recensione premio per il contest "This is our place, we make the rules" 2/3

Ciao Soul!
Dopo aver letto il prologo, che non mi avrebbe dato abbastanza materiale per una recensione premio, eccomi direttamente qui in questo primo capitolo della vita di Ives.
Sapendo che molte delle tue storie sono collegate avevo già visto il nome di Veronica in qualche introduzione, ma non avevo pensato che potesse essere la madre di Ives. La sua vita, in un certo senso, può essere paragonata a quella del figlio, breve, intensa e dolorosa. Di lei non sappiamo molto, se non le impressioni che ne hanno sua sorella Maura e Stan, suo marito. Sinceramente, sapendo poco, non saprei dire se l'opinione di Stan su di lei sia sbagliata, ma sicuramente apostrofare in questo modo una vittima di stupro è vergognoso, e uno schiaffo è il minimo che la moglie potesse dargli, persone come lui sono davvero orrende e ingiustificabili. Dal mio punto di vista ho pensato che Veronica frequentasse i movimenti giovanili (talvolta anche rivoluzionari) di quegli anni, visto che sulla lapide è indicato il 1968... sbaglio?
Lo stile mi è sembrato un po' troppo frammentato, ma considerando che il punto di vista è quello di un bambino così piccolo credo che sia giustificato: mi ha colpito molto l'approccio che Zia Maura ha avuto nel raccontargli chi fosse sua madre, raccontando persino del suicidio a un bambino così piccolo. Certe ferite non si rimarginano, ed è evidente che Veronica amasse quel figlio più di se stessa.
La frase che più mi ha colpito è senza dubbio "non riesco proprio a capire come una mamma possa essere così dura e fredda", è stata proprio difficile da digerire, e già da qui inizia a delinearsi il lato drammatico della vita di Ives. Questo capitolo è stato molto riassuntivo e non particolarmente introspettivo, ma a mio parere è stato necessario e l'ho apprezzato per le emozioni che è riuscito a trasmettere.
A presto!
mystery_koopa
Recensione alla storia Ribellione in scala di grigi - 25/09/20, ore 15:39
Capitolo 1: Ribellione in scala di grigi
Recensione premio per il contest "This is our place, we make the rules" 1/4

Ciao Carme, eccomi finalmente qui a iniziare il giro dei premi!
Sinceramente non so quanto senso avrà questa recensione, perché mi hai lasciato davvero senza parole, a mano a mano che andavo avanti con la lettura restavo sempre più pietrificato e a bocca aperta scorrendo lo schermo. La storia mi è piaciuta moltissimo, tanto che l'ho già messa tra le preferite: sei riuscita a descrivere un'intera situazione attraverso pochissime scene, dando grandissimo spazio a un'introspezione "esterna", come se Paolo si sentisse vuoto, e stesse vivendo tutto ciò che succede come se si trattasse di "un film interattivo", non so se rendo l'idea ma non riesco a spiegarla meglio di così :)
L'ambientazione è molto simile a quella della storia che avevi presentato al contest, ma nonostante la vicinanza a livello teorico dei tuoi protagonisti, due adolescenti ribelli in un contesto familiare severo e da cui non si sentono compresi, l'atmosfera e la percezione che ne ha il lettore cambiano totalmente. Qui davvero, come esprime il magnifico titolo, si parte da una sfumatura di grigio chiara e di routine e si sprofonda velocemente verso il nero, che il finale aperto fa precipitare in un baratro. Alla terzultima riga ho addirittura pensato che Paolo avesse preso la pistola del padre per sparare a chiunque gli si parasse davanti, come nelle peggiori stragi tratte dalla cronaca nera americana. Non che la realtà dei fatti sia migliore, ma questo andare contro per l'ennesima volta alle aspettative del lettore ha dato ancora più valore al racconto. In un certo senso mi sentivo che Paolo avrebbe, in un modo o nell'altro, detto la verità al padre, e forse lo strumento dei social network è stata la scelta migliore che potessi fare, in quanto ha dato risalto tanto all'incomunicabilità tra i due, quanto all'accettazione della propria immagine agli occhi altrui, uno dei temi fondanti della storia, nonostante nella seconda parte essa si traduca nell'oscurità crescente a cui ho già accennato in precedenza.
E' una storia che fa star male. Dal mio punto di vista posso dire di essermi immedesimato in tutti i personaggi, rivedendomi prima nel carattere di uno, poi in un comportamento dell'altro... e la sensazione che ne ho ricavato è stata l'oppressione, l'incapacità di dire una singola parola senza il rischio di distruggere tutto, ed è ciò che anche Paolo ha sentito, finché ha capito di non poterla più sopportare.
Inutile dirlo, la storia è scritta benissimo anche da un punto di vista tecnico, anche perché una volta introdotto il lettore nella spirale che conduce alla conclusione, gli hai reso praticamente impossibile il pensare a qualsiasi altra cosa, richiamando ancora le sensazioni interne alla vicenda. Ogni parola, ogni espressione... è perfetta, al suo posto.
Complimenti, davvero.
mystery_koopa