Recensioni di Rosmary

Queste sono le ultime cinque recensioni che l'utente ha lasciato nella sezione nell'ambito del programma recensioni.


Recensione alla storia Closed door - 14/10/20, ore 12:46
Capitolo 1: Closed door
Ciao!
Nonostante manchi da molto dal tuo profilo, non ho dimenticato tutte le tue storie inserite nella lista da recensire e infatti ero convinta che sarei tornata a leggerti iniziando dal racconto su Ariana, ma hai pubblicato su Barty e questo cambia tutto. Mi ci sono letteralmente fiondata già ieri, quando credo fosse fresca di pubblicazione, e mi sono ripromessa di non far passare secoli prima di lasciarti un commento, motivo per cui eccomi qui da te, con una rapidità che stupisce persino me.
La prima sensazione che ho avuto a fine lettura (e che potrebbe essere totalmente sbagliata!) è che questa sia una storia scritta di getto, forse persino in poco tempo, seguendo il dettato della mente – sarà la brevità, sarà la struttura che pur alternando piani temporali diversi non offre mai cesure nette, è come se fosse tutto un continuum in cui il personaggio si muove avanti e indietro nel tempo, seguendo una crescita che è emotiva più che cronologica. Lo stesso dialogo con la madre, infatti, che mi ha colpita molto, trovo sia un elemento atemporale, forse persino immaginato da Barty, che confrontandosi con la madre si confronta in realà con se stesso – con la possibilità di salvezza che non ha mai avuto e con un'anima che gli viene strappata via, di cui forse non è mai stato realmente padrone, sono sempre stati altri a decidere per lui e a influire sulle sue scelte.
In tutto questo, ho amato l'idea di fondare l'evoluzione del personaggio sul concetto immortale di giusto e sbagliato, su cosa renda buoni e cosa cattivi, su quale sia il confine tra bene e male. Emerge come Barty non sia mai riuscito realmente a collocarsi e a comprendere questo confine, perché ad affermarsi con prepotenza è l'opposizione al padre – questo padre severo e assente, che non è mai disponibile, che dicono agire per il bene di tutti, che però Barty percepisce come un'ombra di cui sbarazzarsi.
Più di ogni altra cosa, ho apprezzato la struttura evocativa più che narrativa di questa storia, trovo si adatti benissimo sia a un personaggio controverso come Barty, sia al proposito di indagare il suo epilogo, che non è possibile spiegare a parole – come si spiega il niente in cui precipita un corpo che non ha più coscienza? – e che, è vero, appartiene a un personaggio che in fondo è sempre stato perso, sempre a percorrere una strada obbligata, fatta di porte chiuse e di un'ostinazione silenziosa che cresce, si almenta, infine lo fagocita tramutandolo in quel Mangiamorte che darà tutto se stesso a una causa che lo annienterà.
Questa è anche una delle rare volte in cui un titolo in inglese mi convince sino in fondo! In genere preferisco i titoli in italiano, però trovo che Closed door riesca a essere immediato e al tempo stesso a richiamare la tematica del racconto, la porta chiusa che condiziona l'esistenza del tuo protagonista.
Immagino avrai chiaro quanto abbia apprezzato questo viaggio nel mondo di Barty, è stata una bellissima lettura, grazie di averla condivisa.
Un abbraccio!
Recensione alla storia Chi la fa l'aspetti! - 13/10/20, ore 10:47
Capitolo 1: Chi la fa l'aspetti!
Ciao!
Innanzitutto, bentornata! È bello sapere che le mie iniziative ti abbiano spronata in tal senso, anche perché questo ritorno all'insegna della commedia e della risata promette davvero bene, ho avuto un sorriso sul viso lungo l'intera lettura!
Queste pestifere amiche babbane!, mi viene da dire! Ti assicuro che sto cercando di scriverti un commento serio, ma continuo ad avere in testa l'immagine di Hermione che scopre la trama dello scabroso libro (!) e rido da sola!
Seriamente, ed eventuale piccolo What if? a parte, mi è piaciuta molto questa trama a suo modo semplice e lineare, ma che sta in piedi, ha una sua coerenza e risulta a conti fatti credibile in ogni suo aspetto: dalla circostanza che porta Hermione a possedere il romanzo della vergogna (!) sino al segreto imbarazzante di Draco. Ecco, è stato bello vedere il prompt capovolto anche sull'altro personaggio, direi che sei stata bravissima nel rispettarlo e trarne il meglio per costruire una commedia che diverte e regala più di un sorriso.
I personaggi sono tutti ben caratterizzati, anzi mi è piaciuto da impazzire che il tutto non sfociasse in una Draco/Hermione, ma che fosse tutto fermo alle scaramucce tra questi adolescenti sempre pronti a darsi battaglia! Hermione che incassa (tra l'altro, sei stata molto brava nel ritrarne il disagio sia quando ha capito quale romanzo avesse tra le mani, sia quando questo segreto imbarazzante diventa di dominio pubblico) per poi vendicarsi è perfettamente IC, e poi che stile!
Anche Draco, però, ma cosa ci fai con uno Snaso?! Ben gli sta aver perso un po' di reputazione!
La scena conclusiva è quasi tenera e mi piace come chiuda il cerchio e la faccenda!
Posso fare una piccola menzione d'onore per Zabini? Ho un debole per lui, non posso farci niente: appare, dice due parole, sparisce e io sono così *-* (grazie di averlo inserito!).
Insomma, scusa per questa recensione un po' sconclusionata, ma sto ancora pensando a Hermione alle prese con il libro (e alle povere ossa di Ron, e a Malfoy che coccola lo Snaso)!
Complimenti, alla prossima!
Recensione alla storia Io qui, tu là - 11/10/20, ore 23:10
Capitolo 1: Io qui, tu là
Silvia, hai scritto una storia stupenda, sono incantata.
Non so come sia possibile, ma esplorare nuovi mondi va anche a beneficio della tua scrittura, trovo stia sperimentando anche dal punto di vista stilistico e i risultati sono decisamente degni di nota! È bellissimo assistere a questa crescita e constatare quante storie stupende stiano uscendo dalla tua penna.
Quando ho iniziato a leggere, complice il titolo, non credevo che il racconto sarebbe stato così emotivo, pieno, straziante. Credevo che i toni fossero più leggeri, invece mi hai travolta in questo amore adolescenziale fatto di rotture e lontananza, che crede fermamente di potersi ritrovare sempre, sopravviere a tutto, ma è costretto a schiantarsi contro la vita più spietata.
Quei dialoghi allineati a destra, impegnati ad arricchire e completare la narrazione, sono riusciti a catapultarmi al tempo di Charlie e Tonks, quello in cui erano fatti ancora di illusioni, dove lei non era protagonista di una guerra e innamorata di un altro uomo, dove lui credeva sul serio che la Romania non fosse poi così lontana.
La vita li distrugge, in qualche modo, ed è spietato perché l'evoluzione del loro rapporto è verosimile.
Mi è piaciuta tantissimo l'immagine di Tonks filtrata da lui, che la vede sempre e la riconosce, perché lei rompe tutti i veli, è un uragano che gli stravolge la vita più di qualsiasi altra persona, drago, evento.
La conclusione non credo di riuscire a commentarla, con la morte a frapporsi tra loro, con il niente ormai tra le mani di Charlie. Credo di aver sentito su di me tutta la sua impotenza, che forse è peggiore della disperazione e del dolore.
Bravissima, sul serio! Ho amato questa storia (e tornare da te!).
Un grande abbraccio ❤
Recensione alla storia Philophobia - 11/10/20, ore 21:07
Capitolo 1: Philophobia
Arrivo in ritardo, con molto ritardo, e spronata dalla mia stessa iniziativa (che è un po' un paradosso), perché col ripromettermi di recensire solo quando avrei avuto a disposizione il tempo necessario e un pc non ho fatto altro che rimandare, quando invece questo racconto merita di essere recensito.
Mi rendo conto di averti proposto un prompt ostico, ma ero sicura che ne fossi all'altezza e non ero affatto in errore. Mi hai stupita, come riesci sempre a fare, scegliendo non solo un personaggio inedito ma anche una fobia particolare, che forse non tutti conoscono e che fa un po' tremare i polsi.
Ciò che in assoluto mi ha colpita di più è la maturità, lo sguardo esterno e deciso, con cui hai narrato la vicenda e mostrato le sensazioni che la protagonista ha appiccicate addosso. Millicent che non è carina, intelligente, dotata come le altre, che sente di essere un passo indietro, e che ciò nonostante riesce a trovare la sua felicità. E la trova in un ragazzo che identifica come un suo pari, che l'apprezza, un ragazzo che a sua volta ha trascorso anni interi all'ombra di coetanei più appariscenti di lui. È bello come riescano a sentirsi giusti quando sono insieme, dimenticando i giudizi del mondo intero, il loro essere percepiti come quelli che camminano un passo indietro.
In tutto questo, la guerra e gli ideali e i rischi che porta con sé non sono che elementi accessori, qualcosa che può essere messo da parte, che non è detto debba avere chissà che importanza dinanzi alla propria felicità. In tal senso, sei stata molto brava nel non addolcire gli spigoli della tua protagonista: con lei si empatizza, ma non si dimentica mai chi sia, cosa fa e non fa, da quale parte della barricata ha scelto di stare.
A suo modo, è una protagonista terribilmente egoista, che in fondo spera che quelli belli e bravi non tornino affatto, cui non importa che il mondo vada in pezzi o che loro vengano identificati come stupidi: l'amore è più importante, il loro amore, e la felicità vale qualsiasi prezzo.
Ma poi Vincent muore, tutto va in rovina, e Millicent muore dentro, diventa fobica nei confronti dell'amore e della vita e della felicità, perché tutto le è stato strappato via e altro non sarà mai niente più che altro, un surrogato per cui non ha neanche senso uscire dalla stanza e rischiare il giudizio, l'ipocrisia, l'eterna sensazione di dover camminare un passo indietro (ma da sola).
Emerge in questa tragedia l'indifferenza di fondo che circonda la tua protagonista: a nessuno interessa realmente il suo dolore e nessuno riesce a capirlo, a intravedere la spirale di solitudine autodistruttiva in cui è caduta. Ed è tristissimo, e amaro.
Trovo sia un racconto in grado di far riflettere e non posso che conplimentarmi con te per questo. Ciliegina sulla torta è come sempre il tuo stile, che articola storie in frammenti e riesce a mostrare l'essenziale e anche di più.
Bravissima, tesoro, sei sempre una certezza! ❤
Recensione alla storia È soltanto una parola - 11/10/20, ore 18:29
Capitolo 1: È soltanto una parola
Leggendo questa storia ho pensato che l'autrice della saga abbia rinunciato a un personaggio meraviglioso, che avrebbe potuto dire tanto, scegliendo di non mostrarci mai nulla di questa ragazza a eccezione di immagini filtrate da occhi non suoi.
Ormai un po' di conosciamo ed entrambe sappiamo quanto ci affascinano le implicazioni politiche e sociali che formano il background di un racconto e soprattutto di un personaggio. Puoi immaginare, quindi, quanto abbia amato le riflessioni di Lily, la realtà senza sconti che racconti attraverso il suo breve arco di vita, queste esperienze che la formano come persona prima ancora che come strega.
Leggendo ho pensato anche che Lily, questa tua Lily che ormai considero canon, avrebbe amato tantissimo Hermione e avrebbe potuto aiutarla a nuotare in mezzo a quegli squali che sono i maghi convinti di essere migliori in nome del sangue. Ed è bello e crudele pensare che Harry, che non ha mai conosciuto la madre, abbia avuto tutta la vita accanto una ragazza che ha provato le sue stesse sensazioni, dalla vergogna al desiderio di rivalsa, arrivando a scegliere di combattere per i propri principi.
Ho trovato molto umano, e per questo l'ho tanto apprezzato, la sensazione di sporco, fastidio, colpa che assale Lily quando capisce di essere protetta da attacchi diretti da un'amicizia che si configura quale "ipocrita" in questa enorme riflessione sul diverso, perché perdona lei per ragioni personali, ma non ne comprende la causa né capisce i propri errori. Trovo che questa introspezione meravigliosa sia anche una spiegazione attenta del motivo per cui Lily a un certo punto getta la spugna: Piton è oltre la possibilità di redenzione, e soprattutto non spetta a lei (una ragazza come lui, più sperduta di lui in un mondo dove c'è una guerra che chiama nemici quelli come lei) "redimerlo" (seriamente, detesto l'idea che la ragazza di turno debba interpretare il ruolo di crocerossina, e amo Lily perché ha scelto la propria felicità, rappresentata da James, certo, ma anche dalla coerenza con i propri valori e di conseguenza con se stessa).
La strada di casa che apre e chiude la storia è un cerchio perfetto che va a chiudersi, mostrando tutto il lento percorso della protagonista, la sua evoluzione che l'ha portata a capire che essere diversa non è un demerito, che la diversità è solo nelle convinzioni di chi crede sul serio che uno stato di sangue differenzi degli individui. Al di là del fandom, hai scritto un racconto di grande attualità, che mi ricorda quel Kingsley del settimo volume che riflette su quanto sia labile il confine tra io, noi, loro: "da prima i maghi a prima i Purosangue il passo è breve", quando si ragiona credendo che un gruppo sia migliore di un altro per diritto di nascita.
Momento meno serio (leggi: fangirl): ho amato troppo che sia proprio Sirius a spiegarle il significato di Sanguesporco e ho apprezzato tantissimo come tu sia riuscita a far emergere tutto il suo disagio narrandone indirettamente la reazione alla domanda.
Insomma, un'altra bellissima storia, mi stai decisamente viziando! Un abbraccio ❤