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Autore: hart_kinsella    24/11/2015    0 recensioni
Chicago P.D., leggero crossover con Hart of Dixie | "Ragazzo conosce ragazza e si innamora": ecco a voi la mia personale rivistazione di Chicago P.D., ovvero il racconto della storia tra il detective Jay Halstead e la dottoressa Zoe Hart (che nella mia fan fiction lavora al Chicago Med; nessuna menzione di Hart of Dixie, se non per l'uso del personaggio)
Genere: Fluff, Generale, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Altri, Sorpresa, Un po' tutti
Note: Cross-over | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo 03: http://i67.tinypic.com/21bltl0.jpg

[Molly's]

 

Più tardi, Jay ha già quasi finito la prima birra della serata, mentre aspetta impazientemente (anche se non lo ammetterà mai) l'arrivo di Zoe: nemmeno i racconti di Antonio e Adam riguardo al caso su cui l'Intelligence ha lavorato durante la sua assenza aiutano a distrarsi il detective, che muove incessantemente una gamba.

Quando ormai sta cominciando a credere che lei l'abbia preso in giro con quel “sì” e che non si farà vedere, la porta del locale si apre per l'ennesima volta quella sera, rivelando Zoe che, con i capelli sciolti sulle spalle, il viso leggermente truccato e indosso abiti diversi dal suo solito camice, lo lascia a bocca aperta, la birra sospesa a mezz'aria, mentre lei si guarda intorno alla ricerca proprio di Jay.

Antonio: Ah, adesso capisco perché non mi stai ascoltando...

Esclama con un ghigno il suo collega, quando si volta alle proprie spalle seguendo la direzione in cui puntano gli occhi di Jay, che torna alla realtà a fatica.

Jay: Uhm?

Chiede ad Antonio, con aria trasognata, tornando distrattamente a guardare lui, che si limita a sorridere con l'espressione di chi la sa lunga mentre si alza dallo sgabello su cui è seduto.

Antonio: Lascia stare. Passa una bella serata, ma domani cerca di non arrivare al lavoro troppo stanco.

Jay, capendo dove il suo amico e collega vuole andare a parare, mentre quest'ultimo lo saluta con una pacca sulla spalla, spalanca impercettibilmente la bocca, rifilando ad Antonio un'occhiata di ammonimento, proprio quando Zoe si avvicina al loro tavolo.

Zoe: Hey. Scusate, interrompo qualcosa?

Antonio, che sembra avere particolarmente fretta di andarsene, scuote la testa, salutandola con un sorriso, mentre Jay, preoccupato di eventuali sue battutine verso Zoe, sbarra gli occhi terrorizzato.

Antonio: No, figurati, stavo giusto per andarmene: il ragazzo, qui, è tutto tuo!

Finalmente gli sguardi di Zoe e Jay si incontrano per la prima volta, mentre lei arrossisce leggermente, con un timido sorriso, e lui fa un'espressione rassegnata ai comportamenti di Antonio, che si allontana dopo avergli fatto un occhiolino. Proprio in quel momento Adam, armato di altri drink, sta tornando dal bancone al loro tavolo, ma viene prontamente allontanato dal suo collega più anziano, che, con una ferma presa per le spalle, lo dirotta di nuovo al bancone, lasciando Ruzek a dir poco confuso.

Jay: Ciao. Ce l'hai fatta alla fine.

I tratti del volto del detective si ammorbidiscono quando lui torna a rivolgersi a Zoe, ancora in piedi accanto al tavolo, i manici della sua borsetta stretti nelle mani unico segnale del suo strisciante nervosismo.

Zoe: Sì, io...

Si stringe nelle spalle, tradendo con un sorriso timido l'imbarazzo che le provocano gli occhi di Jay che la fissano intensamente.

Zoe: È che ero un disastro dopo un turno di 12 ore e ho dovuto fare un lungo restauro, mettiamola così.

Alla fine si decide ad essere sincera, mentre sale sullo sgabello di fronte a quello dov'è seduto lui, che fa un verso scettico sentendo quelle parole.

Jay: A me non è sembrato fossi un disastro prima, tutt'altro.

Un sorriso compiaciuto si fa strada sul viso di Jay quando nota il rossore appena visibile sulle guance di Zoe, che scuote la testa ad occhi bassi.

Jay: Allora, cosa bevi?

Zoe apprezza che lui non voglia indugiare oltre e si sente immediatamente a proprio agio, mentre lascia vagare lo sguardo dietro il bancone, valutando le varie opzioni.

Zoe: Uhm...dopo la giornata che ho avuto, credo che uno shot di tequila sia l'ideale.

La sorpresa è evidente sul volto di Jay non appena quelle parole le escono di bocca e lei non può fare a meno di notarlo, con un sorriso.

Zoe: Che c'è?

Lui scuote la testa, sogghignando e appoggiando la sua bottiglia di birra ormai vuota sul tavolo.

Jay: Niente, è solo che...non ti facevo tipo da tequila, tutto qui.

Lei, chiaramente divertita, incrocia le braccia sul legno del tavolo, un sopracciglio alzato in sua direzione.

Zoe: E, sentiamo, da cosa mi facevi tipo? Calice di raffinato vino rosso, magari francese, uno di quelli costosi?

Jay ridacchia, alzando le mani in un'ammissione di colpa.

Jay: Beccato.

Zoe: Wow. Beh, ti renderai conto che non sono esattamente così prevedibile.

Con un sorriso sornione appena accennato, Zoe fa cenno ad una cameriera che si avvicina per prendere le loro ordinazioni.

Jay: Non sei di Chicago, vero?

Zoe scuote la testa alla domanda che lui le ha fatto dopo che la cameriera si è allontanata.

Zoe: Nata e cresciuta a New York.

Lui fischietta in segno di apprezzamento.

Jay: E come mai sei finita qui?

Zoe: Semplicemente perché al Chicago Med nessuno conosce mio padre e questo lavoro ho potuto guadagnarmelo, e non l'ho ottenuto grazie alle pressioni e alle conoscenze del dottor Ethan Hart.

Jay annuisce alle parole pronunciate da lei con massima tranquillità.

Jay: Sì, ti capisco: so cosa vuol dire avere un padre ingombrante.

È tutto quello che lui mugugna, facendo una smorfia.

Zoe: Giusto, anche tuo padre è un chirurgo famoso!

Jay annuisce alla sua esclamazione quasi entusiasta, mentre Herrmann si materializza al loro tavolo con un vassoio tra le mani.

Herrmann: Ecco a voi, ragazzi.

Jay: Grazie, Herrmann.

Il barista si limita a fare un cenno della testa all'indirizzo di Jay, facendogli un segno di “ok” quando è sicuro che Zoe non lo stia guardando, in chiaro segno di approvazione. Il detective scuote la testa incredulo e divertito con un sorriso, prima di tornare a concentrarsi sulla sua compagnia della serata.

Jay: Allora...sembra che abbiamo una cosa in comune. A parte Will, voglio dire.

Aggiunge poi, con un sorriso ironico, specchio di quello che poi si affaccia sul volto di lei, che alza il suo shot verso di lui.

Zoe: Brinderei a questo.

Jay, con una scrollata di spalle, fa tintinnare il proprio bicchiere contro il suo.

Jay: Cin.

I loro sguardi si perdono l'uno nell'altro e i sorrisi spariscono, mentre l'aria che li circonda si carica di elettricità, nel breve momento prima che entrambi buttino giù, con un colpo secco, i rispettivi shot.

Lui fa una smorfia, quando il liquido scende bruciando nella sua gola, al contrario di Zoe, che non fa praticamente una piega.

Jay: La sopporti molto meglio di me.

Lei fa un sorriso sibillino, alzando un sopracciglio.

Zoe: Te lo avevo detto che sono piena di sorprese!

Per l'ennesima volta, riesce a farlo rimanere senza parole e la cosa le piace più di quanto avrebbe creduto.

Zoe: Quindi...Will ha seguito le orme di vostro padre, mentre tu hai deciso di andare in una direzione completamente diversa?

Jay annuisce ad occhi bassi, intento a torturare con una mano l'etichetta della bottiglia di birra che gli sta davanti.

Jay: Era l'unica cosa possibile per me: non sapevo cosa avrei fatto, mi bastava non fosse quello che faceva lui.

Zoe: E perché proprio l'Intelligence?

Quando rialza lo sguardo su di lei, la trova a fissarlo sinceramente interessata.

Jay: Volevo avere la possibilità di mettere dentro i tizi più pericolosi.

Le risponde semplicemente, realizzando una volta di più quanto ama il proprio lavoro.

Jay: E non ci si annoia mai. Praticamente è come se non avessi mai smesso di giocare a guardie e ladri.

Zoe: Il sogno di ogni bambino!

Lo prende in giro lei facendolo sorridere mentre Jay non può fare a meno di concordare inclinando la testa.

Jay: Fammi indovinare: tu, invece, hai deciso di fare il medico perché hai sempre ammirato tuo padre e volevi essere come lui.

Zoe annuisce, lo sguardo che si addolcisce ripensando a quanto ha sempre ricercato l'approvazione e l'amore del padre.

Zoe: Sì, era come un modo per entrare in contatto con lui...lo è ancora, in effetti. Ma amo veramente il mio lavoro e, se ci penso, un po' mi atterrisce pensare che ogni giorno ho letteralmente la vita delle persone nelle mie mani.

Come al solito, quando si mette a parlare della sua professione, la dottoressa si lascia trasportare e, non appena si accorge di averlo fatto un'altra volta, si zittisce di colpo, quasi imbarazzata.

Zoe: Scusami, ti starò annoiando.

Jay si limita a scuotere la testa, che tiene appoggiata ad una mano mentre l'ascolta attentamente.

Zoe: Beh, comunque...

Riprende lei, togliendosi la giacca e risvegliando per questo l'interesse di Jay, che si tira su a sedere, non sapendo che cosa lei stia per fare.

Zoe: ...ai primi appuntamenti non mi piace tanto parlare, preferisco fare altro.

Jay alza un sopracciglio, a bocca aperta.

Jay: Eh?

Riesce a malapena a blaterare, sotto lo sguardo divertito dalla sua reazione di Zoe, che sorride beffarda, mentre smonta dallo sgabello e lui la guarda esterrefatto.

Zoe: Che hai capito? Quello.

Dice lei, facendo cenno con la testa al bersaglio delle freccette appeso alla parete poco lontano da loro.

Zoe: Allora? Giochiamo o vuoi restartene lì impalato tutta la sera?

Gli chiede lei con un tono di sfida e Jay si risveglia dal suo torpore dopo qualche secondo di esitazione.

Jay: Io...sì.

Colpito da quella sfrontatezza che non si aspettava da lei, Jay la raggiunge con la sorpresa ancora dipinta sul viso, mentre Zoe gli porge una freccetta.

Zoe: Vediamo come te la cavi.

Mentre lei gli fa un occhiolino e manda, quasi senza guardare, la propria dritta al centro del bersaglio, Jay capisce che quella ragazza è davvero tutta da scoprire.

  
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