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Autore: Sarnie    13/02/2017    1 recensioni
Questa è una storia. Una storia che inizia da una fine, un po' come tutto nel mondo.
Oltre ad essere una storia, è un ringraziamento a chi mi ha aiutato, anche inconsapevolmente, e un incoraggiamento a chi è stato costretto a pensare all'esistenza dell'impossibile.
Genere: Generale, Introspettivo, Song-fic | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Grazie, amici.

Canzone: Marco Masini - Vaffanculo

 

 

La parte più difficile di una storia, è trovarne l'inizio.

Forse perché nessuna ne ha uno; tutte le storie partono da una fine: la vita, il mondo, le stelle e questa.

Vi presento Sarnie.

Vorrei dire "una bambina come tante". Ma non è così. 

Perché le bambine della sua età pensano a giocare e a crescere. Lei, che dentro era già molto cresciuta senza saperlo, era costretta a stare in disparte, perché le sue compagne di scuola (a quell'età erano così piccole e credevano di essere grandi) prendevano in giro quelle che piccole erano e da piccole si comportavano. 

Certamente Sarnie non era del tutto sola. Aveva qualche amichetta, anche se nessuna era la classica "migliore amica" che tutte avevano. Lei giocava. Giocava molto volentieri, se il gioco comprendeva interpretare un qualche personaggio di un film che aveva visto con i genitori, o anche totalmente inventato da lei. Già allora le piaceva recitare, anche se non immaginava di fare l'attrice, in quanto era abituata a pensare fosse una cosa impossibile.

Le piaceva molto scrivere ed era molto portata, avendo imparato a quattro anni e avendo quindi avuto molto più tempo degli altri per migliorarsi. 

Molto portata lo era anche per lo studio: aveva infatti voti alti in tutte le materie.

Nonostante ciò, Sarnie ogni tanto veniva presa in giro, perché era educata, perché non diceva parolacce e stava sempre in silenzio durante le lezioni. Probabilmente era questo che pensavano i suoi compagni. Ma lei era convinta di essere ogni tanto anche troppo vivace ed invadente.

Così gli anni passarono e salutò i suoi compagni delle elementari, pronta ad avere un nuovo inizio in una scuola in cui non conosceva nessuno. Per fortuna.

 

Chi lo sa che cosa è vero,

in un mondo di bugiardi.[...]

Siamo tutti conformisti

travestiti da ribelli.

Era la prima fine della sua storia.

Aveva cominciato le medie, decidendo di stare un po' più tranquilla con gli altri.

Non l'avesse mai fatto:

Alla fine non fece amicizia con nessuno e cominciò a chiudersi in sé stessa. Divenne così seria, che i professori la indicavano come "DEPRESSA". E così anche i suoi compagni.

E le prese in giro peggiorarono. Rimase ancora più sola. 

Lei non fu l'unica cosa a cambiare, cambiarono anche i suoi voti. Era così tanto presa in giro che finì per diventare davvero depressa e così la voglia di studiare sparì.

 Lì trovò una sola amica, Claudia, che le rimase accanto tutti e tre gli anni e anche dopo, aiutandola a passare la scuola media e a non piangere.

 

Quando ho smesso di studiare,

per campare d'illusioni,

sono stato il dispiacere

di parenti e genitori.

Ero uno di quei figli

sognatori e adolescenti[...].

Non tutto fu male, però: fu in quegli anni che scoprì che voleva diventare scrittrice e attrice.

Purtroppo, dopo appena un anno le passò questa idea. Lo trovava impossibile.

Partecipò ad un concorso letterario, molto semplice in cui venivano votate almeno una decina di persone a categoria. Non vinse nemmeno un piccolo premio di consolazione.

Quando disse a sua madre, alla fine delle medie, di voler recitare, di voler fare una scuola di recitazione, lei diceva di fare una scuola che la portasse ad ottenere un lavoro vero.

E si ritrovava ogni sera a recitare da sola, nella sua mente. E guardandosi allo specchio pensava: "Come hanno fatto le mie attrici preferite a farcela, se è così impossibile?"

E così capì che il vero nemico era chi non credeva in lei; i professori, i suoi compagni... E piangeva, ogni sera.

 

Ora basta!

Io sto male!

Non è giusto!

Vaffanculo!

Decise di fare una scuola d'informatica, giusto per fare qualcosa in cui fosse brava, senza problemi.

Era caduta davvero in depressione, così pensava. A piangere tutte le sere d'estate c'era stata lei, non i suoi vecchi compagni. 

E così decise: mai più nessuno le avrebbe messo i piedi in testa.

Continuò a restare chiusa, da diventare quasi apatica. Tanto c'era abituata ormai, da sentirsi a disagio ad ogni minimo contatto fisico con persone che non conosceva bene.

Ma la differenza era che avrebbe schiacciato, "gentilmente", chiunque avesse osato offenderla o solo guardarla male.

Preferiva restare totalmente da sola, che ritrovarsi di nuovo nelle situazioni precedenti.

Eppure, notò dopo un mese o due, era diverso. Cosa, esattamente non lo capiva. 

Semplicemente, non piangeva più la notte. Aveva intorno delle persone che, a quanto pare, erano quelle che venivano più comunemente chiamate "amici". Non di quelli che ti metti attorno per far vedere che non sei solo, di quelli veri.

Non considerava amici solo quelli che passavano l'intervallo con lei. Amici erano chi la faceva sorridere e stare bene. Quelli che la incoraggiavano ad andare avanti. Considerava come amica, in modo ovviamente un po' più professionale, anche la sua nuova professoressa di italiano. Che di tanto, pensava forse la professoressa, non aveva fatto. Semplicemente le aveva proposto di partecipare a concorsi letterari, dopo aver letto uno dei piccoli racconti che aveva scritto prima delle fine delle medie. Ma per Sarnie voleva dire tanto. Le aveva fatto tornare la voglia di scrivere, di recitare. 

E questo le fece capire di dover continuare.

Nello specchio, questa sera,
ho scoperto un altro volto:
la mia anima è più vera
della maschera che porto.
Finalmente te lo dico,
con la mia disperazione,
caro mio peggior nemico,
travestito da santone:
Vaffanculo!

Sarnie questa sera si è guardata alla specchio, quello davanti al quale aveva recitato molte volte, da sole. E pensò: "Se altri ce l'hanno fatta, perché per me dovrebbe essere impossibile? Perché non posso dimostrare a quelle persone, quelle che per anni e anni mi hanno fatto soffrire, che sono felice? Perché non dimostrare a tutti i ragazzi che si troveranno nella mia situazione, che niente è impossibile, come i miei amici hanno fatto con me?"

E ha sorriso.

Ha acceso il computer e ha cominciato a scrivere, raccontando dell'inizio nato dalla fine di quella lunga sofferenza: "Grazie, amici."

"E i ragazzi sono agnelli, che ti scrivono il dolore nelle lettere innocenti"

 

 

NDA:

Questa storia parla di me. Ma non solo.

Parla dei miei compagni e amici, della mia professoressa di italiano, di Claudia e di tutte le persone che mi hanno sostenuto e che voglio ringraziare molto. Perché non so se un giorno raggiungerò i miei sogni, ma so che oggi sono felice. 

Ringrazio i miei amici più vicini perché mi hanno dato il nome con cui ora mi firmo, "Sarnie". Ero inizialmente indecisa se mettere il mio vero nome, o questo. Poi ho deciso che, effettivamente, questo nome segna il mio vero inizio.

Non ringrazio solo loro. Ringrazio anche i miei vecchi compagni e i miei vecchi professori, perché, per quanto possa averli odiati, senza di loro non mi sarei mai accorta di quanto sono felice ora.

E, in fondo, la canzone da cui ho tratto questa song-fic, "Vaffanculo" di Marco Masini, l'ho spesso dedicata a loro mentalmente mentre la ascoltavo!

Grazie anche a voi che leggete per essere arrivati fino a qua. Un grazie ancora più grande se mi recensite la storia! :)

 

SARNIE!

   
 
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