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Autore: pandafiore    26/05/2017    2 recensioni
{Post Mockingjay / Pre Epilogo}
Dal testo:
“Peeta non rispose; digrignò i denti e spostò lo sguardo ancora più in basso di prima.
Era come se non volesse più toccarla, nemmeno con gli occhi. E ciò la fece stare tremendamente male.
«Vattene.» Sibilò allora Katniss, con quell'orgoglio solo suo, cercando le iridi blu che non incontravano il suo sguardo. «Vattene...» Ripeté più roca e meno convinta forse, sull'orlo di una crisi. Stringeva i pugni pur di non lasciare andare quelle lacrime bastarde.”
{Mini-Long}
Genere: Erotico, Romantico, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Katniss Everdeen, Peeta Mellark
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo 7.

 

Giorno 6.





«Vestiti, che usciamo.» Annunciò Peeta felice, quel pomeriggio, e non ammetteva repliche. «Ah, e mettiti il vestito verde che abbiamo comprato al mercato...» Aggiunse sorridendo, per poi umettarsi le labbra con le lingua.
«Che mi hai costretto a comprare, vorrai dire.» Katniss fece ridere il ragazzo del pane; «Comunque okay, torno subito.»

Dopo venti minuti, nelle sue tenere e semplici ballerine di cuoio, scese le scale tenendosi allo scorrimano, mentre Peeta l'attendeva alla base di questa.
Non appena la vide arrivare, per poco non la riconobbe. Aveva i capelli mossi e sciolti sulle spalle, liberi da inutili forcine, e quel vestito verde smeraldo che aveva scelto solo per lei le stava divinamente, con quella cucitura che si stringeva in vita per poi correre morbida lungo i fianchi. E che dire di come la seta le scivolava addosso, sinuosa e sensuale? In quel preciso istante, Katniss era bellissima.
Peeta le raccolse la mano con un sorriso immenso e le diede un piccolo bacio a stampo sulle labbra, senza aggiungere nessuna parola; bastavano i loro sguardi, a saziarli di tutto.

Camminarono lungo tutto il distretto, fino ad uscirne e a raggiungere la recinzione. Sorpassata questa, Katniss fu più che certa del posto in cui stavano andando: il lago.
Mille ricordi le si affacciavano alla mente, in quella splendida giornata di sole, così calda che sembrava addirittura fosse aprile. Tutti ricordi belli; non c'era più spazio per la tristezza, accanto al ragazzo del pane.

L'abito verde, nel suo semplice e fluido splendore, brillava con la luce del sole e a Katniss piaceva sentirne la consistenza soffice sulla pelle delle gambe, mentre svolazzava.
Infine, arrivarono al lago. Peeta aveva con sé uno zaino abbastanza grosso che adagiò per terra, estraendone poi una grande tovaglia da pic-nic, per distenderla sul prato soffice.  Invitò Katniss a sdraiarsi, promettendole che lui sarebbe tornato subito.
Dopo una decina di minuti, infatti, era nuovamente lì, ma teneva tra le mani un gran recipiente carico di frutti di bosco; «Oddio...» sorrise Katniss, arraffando subito una grossa fragola rossa. Era succosa e dolce, sotto i denti, come piaceva a lei, e subito il suo buonumore aumentò tantissimo. Si sdraiò con la testa adagiata sul petto di lui e si mise ad osservare il cielo, mangiucchiando frutti.
«Mmh, quella nuvola non sembra un sacco un dinosauro?» Chiese improvvisamente Peeta, facendola ridere di gusto, con le guance sempre più rosse.
«Un dinosauro? Perché, tu hai anche presente come è fatto un dinosauro?» Rispose subito lei, che odiava studiare storia alle elementari; soprattutto perché si faceva solo il primo anno di storia antica, per il resto unicamente storia del distretto Dodici - dunque carbone, miniere, minatori e povertà... per non dimenticare la magnificenza di Capitol, a detta del libro: "così generosa e corretta, nei confronti dei propri distretti".
Katniss sospirò; sì, odiava decisamente storia. Ma poi le venne un dubbio, mentre Peeta commentava altre buffe nuvole: anche loro erano nei libri di storia, adesso?
Lo chiese a Peeta, e lui rispose affermativamente, aggiungendo:«Però noi siamo i buoni. I vincitori. C'è un lieto fine per noi.» Lanciò di sfuggita un'occhiata a Katniss, che annuì convinta, prima di rimettersi entrambi ad osservare il cielo.
«Guarda!» Esclamo all'improvviso la ragazza, facendogli quasi venire un colpo «Quella nuvola sembra... sembra una mucca!»
«Che?! Dove, scusa?» Peeta rideva, ed anche lei.
«Lí, lí! È proprio davanti a te, Peeta!»
E, mentre lui era assorto nel cercare la fatidica nuvola, Katniss approfittò per punzecchiargli le costole con le dita, facendolo saltare su se stesso.
Le convenì alzarsi e scappare, con i piedi nudi sull'erba fresca, prima che Peeta la raggiungesse e si vendicasse con quel suo modo di fare il solletico micidiale per lei.
Correvano a perdifiato, felici, ridendo spensierati come realmente si meritavano, fino a quando, stanca morta, Katniss non rallentò e Peeta la raggiunse, avvolgendola tra le proprie braccia coprenti. «Ti ho presa!» Ansimò col fiatone contro i suoi capelli, che gli davano le spalle. Katniss sorrise e, prima che lui se ne rendesse conto, precipitò per terra, tra mille piccoli fiori di campo, esausta. Peeta le finì sopra e, per non schiacciarla, si adagiò sui propri gomiti, osservandola intensamente, felice; le diede un bacio sul naso, poi un altro sulle labbra, mentre con le dita giocava con i capelli bruni e le margherite. Un imbarazzo gioioso accarezzava i loro sguardi.
«Facciamo il bagno nel lago, perfavore.» Propose Katniss, implorandolo con due grandi occhioni luccicanti.
Peeta accettò, con un lieve sorriso quasi malinconico, lasciandola quindi libera di alzarsi. Questa, non appena in piedi, si tolse di fretta il vestito smeraldino e lo gettò sul tappeto rimanendo in completo intimo; un rossore invadente mutò il pallore candido del ragazzo in un carminio intenso, mentre la osservava seminuda.
Non appena lei se ne accorse, arrossì a sua volta, per poi affermare, con quel suo tono ardente: «Oh, andiamo... mi avrai vista ormai mille volte così, non imbarazzarti.»
Peeta sorrise, abbassando la testa ed accingendosi a togliersi la maglietta. Katniss non lo guardava, ma procedeva tranquilla verso l'acqua, dimentica del fatto che lui aveva una complicazione: la protesi che gli caratterizzava una gamba, dal ginocchio in giù. Un morso gli chiuse la gola; gli parve orrendamente brutto chiederle aiuto - perché in acqua non poteva entrare con la protesi, era di metallo e lo avrebbe portato a fondo -, così si tolse normalmente i pantaloni e camminò fino alla riva del lago, dove si sedette ed iniziò a togliersi il moncone, in silenzio.
Dopo il primo tuffo, Katniss si accorse che Peeta non era ancora entrato in acqua, così si voltò in sua direzione, trovando questo ragazzo che zoppicava tra una pietra e l'altra, tentando di raggiungere l'acqua. Il cuore le balzò nel petto e decise subito di nuotare veloce fino a lui, uscendo poi dall'acqua e correndo a soccorrerlo.
«Ma che, sei matto?!» Gridò, prendendolo saldamente da sotto un braccio. Il ragazzo sorrise affranto; «Mi sembrava brutto chiederti aiuto, sinceramente.»
«E perché, scusa?» Katniss parve offesa, mentre procedeva verso l'acqua trascinando lui con sé; pesava tantissimo per la sua muscolatura, ma tentò di resistere. Il vento freddo le sferzava la pelle scoperta e bagnata, ed era certa che di lì a breve le sarebbe venuta una bella influenza, ma se ne infischiò bellamente. C'erano cose ben più importanti da fare.
«È orribile che io debba farmi aiutare per fare una nuotata. È veramente orribile.» Proseguì Peeta, facendola diventare meno arrabbiata, ma comunque seria.
«Sei così per colpa mia, quindi zitto e cerca solo di non fare il peso morto.» Disse Katniss, contraendo le sopracciglia; mancava poco al lago, di lì a poco avrebbero smesso di parlare, per fortuna, e l'acqua avrebbe ben celato quelle maledette lacrime che stavano per crollare giù dalle palpebre.
«Oh, andiamo Kat! Ne abbiamo già discusso abbastanza volte, mi sembra. Mi hai solo salvato la vita, quindi smettila.»
«Smettila tu. Ora metti il piede in acqua e poi tuffati, tanto è subito profonda.» Era perentoria e Peeta non aveva voglia di obiettare, non in quel momento, così semplicemente si immerse, trovando saziante la temperatura mite dell'acqua ed inebriante il corpo di Katniss subito sul proprio, col timore che affogasse, ma si toccava per terra.
«Tutto okay?» Gli chiese, trovandolo abbastanza sereno.
«Tutto okay.»
«Te la senti di provare a nuotare?»
«In verità no.» Rispose lui, ridacchiando.
«Oh, dai... posso aiutarti, possiamo trovare un metodo per stare a galla, potremmo...» Farfugliava lei, rossa in viso.
«Kat...»
«No, ascoltami, potremmo davvero nuotare, fatti aiutare però. Se solo noi...»
«Katniss, davvero, non me la sento.» Sorrise amaramente, sfiorandole il corpo con un braccio, ancorandosi bene al terreno con il piede.
«Peeta... dai...» Arrossiva sempre più; cos'era che la imbarazzava, di preciso? Quella loro vicinanza? O il fatto che fossero seminudi, in un lago lontano da tutto e da tutti? O forse addirittura gli occhi brillanti del ragazzo del pane, che lasciavano trasparire tutta la sua voglia di far ben altro, oltre che nuotare?
Oh, forse era tutto questo assieme, pensò il ragazzo...
«Vieni qui, avvicinati.» Sussurrò Peeta, sorridendo. Katniss lo fissò, indietreggiando; «No... Mi sembra che tu stia bene a galla da solo.»
«Dai, scema...» E l'arraffò per una mano, portandosela addosso, poggiando la propria bocca sulla sua prima che riuscisse a fuggire. Sapeva d'estate, la sua Katniss, d'estate e di fragole. Amava baciarla, era come riunirsi con lei ogni volta, sentirsi più vicini e più un tutt'uno, come se l'uno inglobasse l'altro; era meraviglioso.
Le mani di lui scorrevano impudicamente sulle curve dell'amata, plasmandole a suo piacere, mentre quelle di lei cercavano le sue guance, accarezzandole, tentando con il corpo di non dargli troppo peso, standogli in braccio. Era un bacio bagnato dalle acque del lago ed era bellissimo, diverso.

«Ora, se vuoi...» Esordì lui, guardandola negli occhi profondi «puoi anche insegnarmi a nuotare.» Un sorriso beffardo, soddisfatto, che fece cogliere la palla al balzo a Katniss, che subito lo aiutò.
Tra bevute a grandi sorsate e risate ben poco contenute, quel moncone aveva imparato a stare a galla, finalmente, e Peeta, sebbene molto più lento e meno agile di Katniss, riusciva a nuotare sia a stile libero che a dorso.
Trascorsero in acqua gran parte del pomeriggio senza nemmeno accorgersene; solamente quando il sole iniziò a tramontare, decisero di abbandonare il lago, con la pance che doleva loro da quanto avevano riso.
Dopo aver risistemato la protesi, si buttarono sull'erba ad osservare il cielo, uno di fianco all'altro, mano nella mano; erano tutte cose romantiche, queste, e Katniss si sorprese moltissimo di trovare che le piacessero. La facevano sentire finalmente un'adolescente, una ragazzina spensierata come non era mai realmente stata.
Poi, improvvisamente, come a completamento di quella giornata così dorata e speciale, arrivò la fatidica frase di Peeta: «Tu mi ami. Vero o falso?»

Per un attimo - anche più di un attimo, in realtà - Katniss rimase frastornata. Girò il collo in sua direzione, con i capelli nell'erba, e ritrovò i suoi occhi chiari, un po' scuri per via del buio che avanzava. Ancora quel gioco, ancora quel delirio.
Respirò, come per dire qualcosa, ma tacette subito dopo, sigillando le labbra in una linea sottile; lei non era mai stata brava con le parole... eppure con le emozioni sì, almeno un po', perché lesse prima che fosse troppo tardi l'amarezza e la delusione nei non più fieri occhi di Peeta. Alzò dunque una mano, accarezzò il volto del ragazzo con dolcezza e si sporse a baciarne le labbra, sollevandosi volontariamente a cavalcioni su quel corpo. Stringeva forte tra le dita il capo di Peeta, tanto quanto lui imprimeva i polpastrelli nei suoi glutei seminudi. Fu strano, nei primi istanti, quel bacio appassionato, quel bacio così forte, soprattutto dopo la giornata che avevano trascorso, quasi da bambini; ma piaceva ad entrambi, terribilmente. Per Peeta, era come se Katniss stesse sussurrando mille "Vero"; per lei, invece, era una semplice conseguenza di tutto ciò che avevano passato. Doveva accadere, prima o poi, e quell'istante le parve perfetto.

Fecero l'amore sul prato, con l'erba sottile che pizzicava loro la pelle, i fiori che rilasciavano l'ultimo, inebriante respiro profumato, chiudendosi alle porte della notte; unicamente il manto stellato a far loro da testimone, con i suoi astri dolcemente argentati.

Faceva freddissimo, eppure nessuno dei due sembrava rendersene conto, sebbene decisero, a notte più che fonda, di avvolgersi nella coperta ed entrare nella piccola casetta che da ormai tantissimi anni costeggiava il lago.
Katniss chiuse la porta, per poi sedersi sul piccolo letto, stringendosi bene il tessuto addosso, mentre Peeta accendeva un piccolo fuoco nel caminetto. Ci mise poco, e quando si voltò si accorse che la sua amata lo stava osservando accuratamente e no, per una volta stranamente non si vergognò di essere stata colta in flagrante.
Lui prese fiato come per dire qualcosa, ma lei lo interruppe, di colpo: «Vero.»
«Che?!» Chiese subito Peeta, sicuro di aver capito male - magari un'allucinazione! -, con il cuore che improvvisamente gli rimbalzava nella gola.
Katniss sorrise appena, con le guance color rubino, facendogli capire che non si era sognato nulla; il ragazzo del pane si gettò in sua direzione, scontrando le proprie labbra con le sue, sorridendo di gusto, assieme a lei. Si distese nuovamente sul suo corpo e ne venerò ogni parte, come a ringraziarla, come se le fosse riconoscente. Di cosa? Di quel "Vero"?
Katniss sorrise; poteva pure dirglielo più spesso, se lo rendeva così felice, pensò.




Buongiorno♥
Come va? Capitolo dolce, dolce ed importante per i nostri Katniss e Peeta, che smettono di avere paura del futuro e, per un attimo, si vivono la vita.
Mancano circa due capitoli alla fine, spero che questa storia via stia piacendo; sappiate che anche la più piccolissima parola spesa in una delle vostre recensioni, mi ha spronato a continuare, a non mollare.
Grazie, grazie davvero.

   
 
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