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Autore: Federica20000824    01/07/2017    2 recensioni
"Sei prevedibile." Dice con un sorriso, mentre si siede al mio fianco.
"Amare la Bellezza non essere prevedibili, altrimenti lo saresti anche tu." I suoi occhi limpidi si rivolgono alla luna, poi al paesaggio sotto di essa.
Genere: Poesia, Romantico, Storico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Rinascimento
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Firenze, 1481

Dalla finestra, la luce tiepida entra e si posa sulla mano di un giovane assorto nella sua arte. Scrive con calma, ogni appunto è fondamentale.
I capelli lunghi gli ricadono sulla fronte a tratti, ma vengono subito scostati dalla sua visuale. Questa non è che l'ultima di una lunga serie di traduzioni dall'originale latino.
In poco tempo sarà in grado di comporre lui stesso.

"describent radio et surgentia sidera dicent:
tu regere imperio populos, Romane, memento
hae tibi erunt artes, pacique imponere morem,
parcere subiectis et debellare superbos."


Le parole scivolano sotto il suo sguardo affamato e sotto il pennino, nell'inchiostro scuro.
Lentamente si fanno spazio nella sua mente e nel suo cuore.
Da quando ho deciso di essere solo spettatrice della sua esistenza, senza aspettarmi alcun ruolo importante in essa, che pur tanto bramavo, ho iniziato a diventare sempre più essenziale alla sua quiete.


Non ha mai amato le feste, non ha mai amato i ricchi abiti degli aristocratici e degli alti borghesi. A maggior ragione, non gli piace osservare la gente, passatempo che invece io prediligo.
Per questo apprezzo questo genere di banchetti più degli altri.
Posso osservare senza essere osservata.
Eppure quando la vede per la prima volta percepisce solo un leggero formicolio.
Il bell'abito blu fascia il suo corpo con leggerezza, il collo chiaro ed elegante è scoperto dal velo che le trattiene i capelli. Gli occhi profondi sono incorniciati dalle lunghe ciglia scure, le labbra pallide completano il viso delicato. Il suo sguardo sicuro scorre sugli invitati che le si accostano. Lui lentamente inizia a portare l'attenzione sempre più su di lei. Segue i suoi gesti aggraziati con attenzione, determinato a riprodurli con le parole.
A poco a poco quella figura non gli è più indifferente, ma diventa l'unica che desidera vedere, che desidera cercare e trovare.
La lega a sé da lontano, solo con lo sguardo, mentre tenta di raggiungerla, per tutta la sala, cercando invano di passare fra gli altri cortigiani.
Lo vedo un'ultima volta prima di essere invitata a ballare dal Signore, mentre i palmi delle loro mani si sfiorano, nel ballo vivace e divertente.
I loro sguardi sono incatenati, i fianchi si sfiorano appena nel giro veloce che la canzone richiede.
La musica trascina con sé tutto ciò che è in grado di percepirla.
La bellezza è catalizzante, i colori ipnotici, le stoffe preziose di Venezia si sfiorano mentre accompagnano i passi degli invitati.
Il Magnifico ha composto questa canzone proprio in occasione dell'imminente primavera.
Affascina, con un'ombra di velata tristezza, e cattura subito l'attenzione, con il suo semplice eppure fondamentale ritornello.
È la mia canzone preferita.
Quando la musica si interrompe, e lo cerco con lo sguardo tra la folla, lo trovo ad offrirle il mantello, prima di uscire con lei nel giardino.
La luce fredda della luna illumina loro il percorso.
La musica ricomincia in un soffio e vengo trasportata nuovamente nel vortice brillante di divertimento che mi svuota e mi riempie allo stesso tempo.
Mi ritiro presto nella mia stanza, e mi sdraio subito, sfinita dalla serata appena trascorsa.
Mentre i sensi mi abbandonano, sento la porta della sua camera aprirsi e chiudersi subito dopo, e sospiro tranquilla.


La mattina splende della limpida luce di fine primavera. Termino in fretta la filastrocca per Lucrezia, che a soli undici anni è di una spiccata sensibilità alla bellezza, per la gioia di suo padre.
Desidero passeggiare semplicemente lungo l'Arno, ora che il tempo lo consente. Metto il mantello e mi copro il capo, dal momento che devo perlomeno essere discreta. Non potrei uscire sola.
Mentre scendo le scale silenziosamente, lo vedo scrivere. È chino sul foglio, vicino alle parole. Occupa tutto il tavolo al centro della piccola sala.
Gli occhi rapiti, un piccolo solco fra le sopracciglia, e la luce dell'ispirazione brilla nel suo sguardo. Uscendo dal portone scorgo Leonardo affettarsi verso gli appartamenti del Magnifico con un grande disegno in mano. La città mi accoglie in un vocìo famigliare e rassicurante, i colori e i profumi provenienti dai banchi mi investono. Le persone parlano, ridono, corrono in giro, i bambini guizzano fra le gambe degli avventori, come me. I proprietari chiamano a gran voce i possibili acquirenti, mentre le donne e le serve assalgono il carro di stoffe di Venezia, sperando in un affare. I lamponi, da una cassetta, richiamano l'attenzione di una bambina di circa cinque anni, a cui brillano gli occhi. Prima che il venditore possa scacciarla, gliene compro una manciata, e il sorriso che le si allarga sul volto vale molto più di mille ringraziamenti. Dopo aver lasciato il mercato, passo da Santa Maria del Fiore per una preghiera, e poi subito mi addentro per le vie strette del centro.
Mentre passeggio per le botteghe, la vedo avvicinarsi, con il sorriso baciato dal sole, e due dame al seguito. In un primo momento penso che si diriga alla casa del sarto, poco distante, poi però mi rivolge un saluto curioso. Mi inchino leggermente, e lei congeda le dame.
Deve riuscire a vederlo.
Deve potergli parlare.
Devo cercare almeno di aiutarla.
Torniamo così al palazzo insieme, in un silenzio imbarazzato. Non mi sento a mio agio con la nobiltà. Attraversato l'ingresso principale, la conduco al giardino interno per le cucine. Non si addicono al suo incedere elegante e ai suoi modi raffinati, e questa curiosa opposizione dovrebbe essere immortalata per iscritto.
"Vivete con lui?" Mi domanda infine. In primo luogo credo stia solo scherzando, ma i suoi occhi seri mi suggeriscono la sua totale estraneità al palazzo.
"Abbiamo le camere attigue, e studiamo insieme. Condividiamo la biblioteca e due salette più piccole." Tiene lo sguardo dritto davanti a lei, ma sospira sollevata, mostrando per un momento la sua umana preoccupazione gelosa.
È tenera.
Usciamo dal corridoio che porta al giardino, e lui sta osservando il merlo che cerca di studiare dall'inizio della stagione. Il prezzo da pagare per avere un'aquila in regalo dal Signore per il suo diciottesimo compleanno.
Quando si vedono, sento il respiro di entrambi arrestarsi per un momento, insieme ai loro cuori, che iniziano a battere subito più velocemente.
Lui si inchina leggermente, prima di rivolgerle la parola.
"Il motivo della vostra visita?" Cinguettii di domanda e risposta distolgono la mia attenzione dalle loro parole, la rivolgo così al nido che controllo da qualche settimana, vicino alla finestra delle stanze del Magnifico. Gli uccellini sono usciti e, chiamati dalla madre, volano sul davanzale delle cucine, poi sulla siepe, dove si dispongono in una fila ordinata seppur chiassosa.
"Dovevo vedervi." Gli sorrido, poi mi dileguo silenziosamente sussurrando un "Con permesso.".
Iniziano a passeggiare per il giardino, le loro mani si sfiorano, e le loro braccia a tratti si toccano, creando un contatto che manda brividi ad entrambi.
La tensione è palpabile.

  
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