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Autore: stefy_81    22/06/2022    1 recensioni
"Era l’alba di un nuovo giorno quando tre piccole imbarcazioni raggiunsero la spiaggia dorata sotto il promontorio dove si trovava il giovane Reafly. Era un ragazzo di appena tredici anni, i capelli rossi incorniciavano un volto delicato sostenuto da penetranti occhi verdi e uno sguardo vivace di chi è in cerca di rivalsa."
Eragon e Saphira hanno lasciato Alagaesia per sempre come aveva predetto Angela. Nuove ed emozionanti avventure attendono il giovane caliere !
Genere: Avventura | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Arya, Eragon, Murtagh | Coppie: Eragon/Arya
Note: Missing Moments | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate
Capitoli:
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Era l’alba di un nuovo giorno quando tre piccole imbarcazioni raggiunsero la spiaggia dorata sotto il promontorio dove si trovava il giovane Reafly. Era un ragazzo di appena tredici anni, i capelli rossi incorniciavano un volto delicato sostenuto da penetranti occhi verdi e uno sguardo vivace di chi è in cerca di rivalsa. Era di carattere irrequieto e impulsivo. Quella notte, come era solito fare quando la madre gli proibiva qualcosa, era sgattaiolato fuori dalla sua stanza e, superate le porte cittadine, aveva preso la strada per raggiungere la costa. Doveva osservare la stella cometa che da qualche giorno era apparsa nei cieli e, secondo il suo parere, il promontorio era il punto migliore dove poterla ammirare in pace e tranquillità. L’evento aveva suscitato paura e timore trai grandi ma Reafly non era dello stesso parere.

Nella tiepida notte stellata aveva atteso fino alla comparsa dei primi raggi di sole, quando la cometa iniziò a sbiadire. Solo allora si rese conto che non sarebbe mai riuscito a tornare a casa prima che la madre si svegliasse. A quel punto soffermarsi un po' di più e vedere i passeggeri di quelle imbarcazioni non poteva fargli fare più tardi di quanto lo fosse.

Le vele raccolte sugli alberi erano state messe a riposo e gli scafi, sospinti delicatamente dal mare, solcarono la sabbia bagnata e si arrestarono nel fragore delle onde che continuavano ad abbattersi sul bagnasciuga.

Il legno con cui erano state costruite era di un bianco brillante che non apparteneva a nessun albero conosciuto, osservò il ragazzo mentre la luce del mattino ne rivelava la superficie liscia e priva di difetti.  

Per i primi minuti tutto tacque, nessun cenno di vita sembrava provenire da quelle imbarcazioni; era come se fossero state abbandonate a se stesse e portate lì solo dalla forza del mare.

La curiosità di Reafly si trasformò presto in stupore quando le due sagome, che inizialmente gli erano sembrati due uccelli, apparvero sfrecciando lungo la spiaggia in tutta la loro grandezza. Erano due grandi esseri volanti, simili in tutto a lucertole e coperti da scaglie imbricate. Uno di loro era rosso cremisi, l’altro era di un inteso blu zaffiro.  Anche se Reafly non ne aveva mai visto uno, sapeva con certezza che quelle creature erano Draghi.

Il ragazzo ne aveva sentito parlare centinaia di volte. Erano leggende raccontate ai bambini, storie a cui crescendo nessun prestava più attenzione e anche Reafly da tempo aveva smesso di crederci. Almeno fino a qual momento.

Ancora pieno di eccitazione lo sguardo del ragazzo tornò ancora una volta alle barche. L’arrivo delle due creature aveva chiamato fuori i suoi passeggeri. Erano sei in tutto ma i loro volti erano celati dai cappucci. Al di sotto dei mantelli Reafly poté solo intravedere lo svolazzare di vesti preziose. Dovevano essere di nobile origine, immaginò nella sua mente di fanciullo, e il loro portamento era altero ed elegante.

Una cosa però non tornava, le storie raccontavano dei draghi come di bestie feroci, senza alcun controllo, indomiti esseri mostruosi che distruggevano e devastavano ogni cosa al loro passaggio. Ciò che stava vedendo non corrispondeva affatto a quelle storie e gli uomini sembravano stare in armonia con i due animali.

Si fermò ancora a guardare quelle creature e rimase affascinato dai loro colori brillanti che risplendevano alla pallida luce del mattino, la grazia del loro volo era quasi ipnotico.

Reafly scosse la testa con risolutezza. Doveva ritornare in città a dare la notizia.

Raccolse lo zaino che aveva portato con sé e iniziò la discesa del promontorio ma a metà strada si fermò. Un pensiero gli si insinuò all’improvviso: nessuno avrebbe creduto alla sua storia. Neanche lui lo avrebbe fatto, se non fosse che aveva visto i due draghi con i propri occhi.

Non poteva andare in città così. Doveva scendere alla spiaggia e una volta lì doveva convincere quelle persone a seguirlo.

Ma come? L’idea gli sarebbe venuta durante il tragitto e, con quel pensiero, deviò la strada a destra per prendere il sentiero che lo avrebbe riportato giù alla spiaggia.

Per tutto il tempo Reafly continuò a pensare a ciò che aveva appena visto. Nella sua testa ripeteva la stessa tiritera: Io Colleman Reafly ho avvistato dei draghi! Io Colleman Reafly ho avvistato dei draghi!

Più lo ripeteva e più l’intensità della sua affermazione aumentava.

Io Colleman Reafly ho avvistato dei draghi!

Giunto finalmente in prossimità della spiaggia tornò a guardare verso le imbarcazioni. Si intravedevano appena gli alberi da dietro alcune dune ricoperte di giunchi.

Era tutto vero. Si disse con un sospiro. In un momento di titubanza, infatti, il ragazzo aveva aumentato il passo, fino a correre, spinto dal timore crescente di scoprire che era stato tutto frutto della sua immaginazione.

Si rimise ad osservare ma si accorse subito che le navi attraccate non erano più tre. Una di loro si era allontanata a vele spiegate e sulla spiaggia erano rimaste solo due persone e i due draghi.

Il suo sguardo si concentrò sulla riva, gli stranieri stavano scaricando alcune casse. Una in particolare, osservò Reafly, aveva l’aspetto d’essere molto preziosa. Gli uomini la stavano maneggiando con molta cura prima di adagiarla al suolo, Reafly non riusciva a capire cosa contenesse.

Percorse a carponi la distanza che lo separava dalla spiaggia e stette in attesa di un’occasione per farsi avanti. Quando ecco che gli si para davanti l’enorme testa cremisi di uno dei due draghi. La creatura era planata proprio davanti al ragazzo, mentre quello dalle scaglie blu, appena dietro di lui, lo guardò con i suoi penetranti occhi zaffiro.

Il cuore gli si fermò mentre il suo sguardo passavano dall’uno all’altro drago. Era immobilizzato dalla paura. Poi qualcosa di sottile s’insinuò nella sua mente, e una voce rimbombò in testa:

Chi sei?” chiese una voce bassa e gutturale

Castigo così lo spaventi!” intervenne una seconda voce, diversa dalla prima, decisamente femminile.

Il mio nome è Saphira e lui, come avrai capito è Castigo. Qual è il tuo?”

Reafly non poteva credere alle proprie orecchie

-Voi due parlate? - riuscì solo a dire con un filo di voce. Aveva a mala pena sentito la domanda della dragonessa e i suoi occhi non riuscivano a staccarsi dalle due creature.

Certo che parliamo!” rispose la dragonessa con una certa irritazione nella voce mentre Castigo avvertiva il suo cavaliere che la presenza che avevano avvertito era solo quella di un ragazzo. E non dei soldati che avevano avvistato qualche minuto fa.

Fatelo avvicinare, parleremo noi con lui

***

Il drago annuì mentalmente quindi fece un passo di lato mostrando al ragazzo la spiaggia e invitandolo a uscire dal suo nascondiglio. Reafly guardò titubante il sentiero di fronte a lui, poi con un colpo di spalla si sistemò meglio lo zaino sulla schiena e facendosi coraggio si avviò verso la spiaggia. I due stranieri gli vennero incontro e Reafly si rese conto che quelli che aveva creduto degli uomini erano dei ragazzi poco più grandi di lui. Uno era moro e l’atro biondo, dovevano essere dei guerrieri di alto rango perché alle cinture pendevano delle spade e incastonate sull’elsa c’erano delle pietre preziose.

- Vediamo cosa abbiamo qu i- disse il moro con voce gioviale.

- Io sono Murtagh e lui è Eragon – non appena il biondo si avvicinò gli occhi di Reafly si allargarono di paura e timore. Le orecchie del ragazzo finivano con una live punta e il profilo del volto era delineato da due zigomi appena pronunciati che non dava adito a dubbi: lo straniero era di razza elfica ma non sembrava dimostrare la stessa ferocia e perfidia con cui tutti gli adulti descrivevano quella popolazione di barbari. Reafly indietreggiò di un passo. Eragon si accorse della reazione e guardò accigliato Murtagh che gli fece cenno di fermarsi.

- Qual è il tuo nome ragazzo e come si chiama questa terra? - continuò Murtagh, questa volta senza troppi preamboli. Reafly fu lieto di rivolgere lo sguardo all’altro straniero.

- Mi chiamo Reafly Colleman- disse con fierezza - e voi vi trovate sul suolo di Zàkhara- 

- Ora faccio una domanda io, perché fingi di non conoscerci? – chiese, la voce ora carica di emozioni che si accavallavano indistinte. Reafly rivolse quella domanda guardando solo Eragon.    

Sulle prime i due ragazzi sorrisero appena a quell’accusa e si scambiarono uno sguardo divertito. Quella situazione non aveva alcun senso per loro ma l’espressione seria del ragazzo li fece capire che la sua paura era reale. Dovevano capire il motivo di tanta rabbia. Dopo uno sguardo di intesa Murtagh lasciò parlare Eragon.

- Non sto fingendo, non ho mai sentito parlare di questa terra prima d’ora. – Eragon aveva parlato con calma scandendo bene ogni parola – Perché dovrei conoscervi? – chiese alla fine. Reafly vide il suo volto sincero e rimase interdetto.

- Tu sei uno di loro, sei identico a un Elfo oscuro. Quelli come te sono capaci solo di uccidere e distruggere. - rispose con enfasi ma questa volta con meno convinzione di prima. Era ancora indeciso se fidarsi delle parole dello straniero.

- Io ed Eragon siamo fratelli e non sappiamo chi siano questi Elfi Oscuri. Devi crederci Reafly – intervenne Murtagh.

- Davvero? siete fratelli? – chiese Reafly aggrottando appena le sopracciglia, voleva credergli.

- Le vostre armi, sono molto belle. Siete dei principi? - chiese subito dopo. La rabbia e la paura avevano lasciato il posto alla curiosità.

Murtagh ed Eragon scossero la testa divertiti - No non siamo principi, Siamo Cavalieri dei Draghi -

Reafly sgranò gli occhi dallo stupore poi riprese a chiacchierare con più sicurezza. - Non ho mai visto le armi di un cavaliere. E quelle pietre. Il loro colore è quello dei vostri draghi, è così? - chiese con gli occhi che gli brillavano di curiosità.

- Proprio così. Qui abbiamo un ragazzo davvero sveglio Eragon - disse Murtagh con un sorriso, rivolgendosi al fratello. – Abbiamo una tregua? -  chiese porgendogli la mano in segno di pace. Reafly guardò la mano tesa del ragazzo per alcuni istanti prima di prendere la decisione di stringerla. 

In quello stesso momento Castigo e Saphira fecero un sonoro sbuffo e si alzarono in volo.

I soldati che hanno avvistato Arya e Jill sono vicini” dissero entrando nella mente dei loro cavalieri. Mentre stavano parlando una fila di soldati si era avvicinata al campo a passo sostenuto.

Sono una dozzina e sono armati” continuarono i due draghi.

A quanto distano?” Chiese Murtagh.

Vi raggiungeranno a momenti

Reafly guardò i ragazzi fermarsi per alcuni secondi. Avevano entrambi gli occhi socchiusi, come se stessero ascoltando qualcosa. Quando li aprirono nuovamente Murtagh posò pronto una mano sull’elsa della sua spada ma Eragon scosse deciso la testa e indicando con lo sguardo in direzione di Reafly e fece capire al fratello che non voleva usare subito le armi.

Sulle prime Murtagh lo guardò contrariato, il suo primo istinto era quello di difendersi. Poi anche lui si convinse che era meglio provare a parlare con loro prima e levò la mano da Zar’roc.

I soldati li circondarono con rapidità mentre i due cavalieri non mossero un dito, limitandosi a sondarne le menti per capirne intenzioni.

- Fermi siete circondati - tuonò la voce di un uomo corpulento che doveva essere il loro capitano

- I nostri migliori arcieri stanno puntando le loro frecce su di voi. – Il volto dell’uomo era pieno di cicatrice che il tempo aveva mischiato in una maschera dura e impassibile. Reafly da dietro Murtagh lo riconobbe subito.

- Capitano! - Gridò e si parò davanti ai due cavalieri come a volergli proteggerli.

La sorpresa negli occhi dell’uomo era evidente ma il resto del corpo rimase immobile. Alzò solo un braccio per comunicare agli uomini della retroguardia di abbassare gli archi.

- Ragazzo non dovresti essere qui ma a casa con tua madre - disse torvo – vieni qui, prima che qualcuno si faccia male - Reafly sospirò e corse da lui. 

Intanto Eragon e Murtagh avevano sondato le menti di quei soldati e avevano percepito in loro molta paura. Ma, andando più in profondità, trovarono che c’era anche una sorta di timore che potessero rappresentare una minaccia. Avevano paura che fossero degli alleati del loro nemico. Il nome degli Elfi Oscuri risuonò ancora una volta nelle loro menti senza riuscire a percepire qualcosa su chi erano o cosa avevano fatto per essere tanto odiati.

Eragon si rivolse direttamente al capitano - Non abbiamo intenzioni di fare del male a nessuno, hai la nostra parola - disse con le braccia e le mani aperte in segno di pace.

- Capitano, ascoltali… - iniziò a parlare Reafly ma l’uomo lo ammonì con lo sguardo, gli passò una mano sulla guancia e gli arruffò i capelli sulla testa - Sei stato molto coraggioso ma ora lascia che siano i grandi a parlare - lo rassicurò il capitano con un sorriso forzato. Uno sguardo più attento agli stranieri gli fece notare che dovevano avere solo qualche anno più anni di Reafly. Nonostante la giovane età, era evidente che le armi che portavano non erano d’ornamento e l’uomo intuì che erano avvezzi ad usarle.

-Ci seguirete a palazzo. La nostra signora ha chiesto di parlare con voi. Sarà lei ad ascoltare cosa avete da dire. Siete arrivati in un momento poco propizio stranieri. Il vostro arrivo è stato accompagnato dalla comparsa di una stella cometa, un presagio di sventura per il nostro popolo -

A quelle parole i due draghi ruggirono minacciosi. Il capitano li guardò titubante ma, nonostante il timore che balenava nei suoi occhi, rimase fermo nella sua posizione.

Non fate nulla disse Eragon a Saphira. Non ci faranno del male, a meno che non gli diamo motivo. Faremo quello che ci chiedono per ora disse rivolgendosi mentalmente a Murtagh

Va bene Eragon, per il momento faremo a modo tuo acconsentì suo malgrado.

- Vi seguiremo, ma lasciateci qualche minuto per preparaci -

Sollevato dalla risposta dei cavalieri il capitano rilassò i muscoli del viso e fece cenno di sì con testa. Iniziò a dare poche e concisi ordini ai suoi uomini poi la sua attenzione si rivolse tutta sul giovane Reafly. – Hai di nuovo violato il coprifuoco – lo ammonì con uno sguardo serio. Reafly era cresciuto solo con la madre e la sorella. Il capitano, un vecchio amico di famiglia era ciò che di più vicino poteva considerare un padre.

- Lo so capitano - rispose Reafly abbassando lo sguardo e incrociando le dite dietro la schiena

- Lasciami indovinare, dovevi guardare la cometa - lo anticipò l’uomo addolcendo per la prima volta la voce – tua madre sarà su tutte le furie, spero che questa avventura ne sia valsa la pena -

Il pensiero della ramanzina che avrebbe ricevuto una volta tornati in città lo fece appena sobbalzare ma, alzando lo sguardo verso gli stranieri, accennò comunque a un sorriso.

- Ho conosciuto dei Cavalieri dei Draghi - disse con un tono orgoglioso.

- Sono stati loro a dirtelo? - chiese il capitano tornano a guardare gli stranieri.

- Sì signore. Hanno detto di essere fratelli. Mi fido di loro - disse infine con voce risoluta. Il capitano sorrise a quelle parole piene di innocenza e annuì.

- Questo dovrà deciderlo la Regina - aggiunse. I due stranieri erano stati fin troppo inclini ad accettare le loro richieste. La calma che stavano mostrando dava all’uomo l’impressione che, nonostante fosse lui al comando, non aveva tutto il controllo che credeva.

Murtagh ed Eragon utilizzarono il tempo che li era stato concesso per raggiungere mentalmente gli altri due membri della compagnia che si erano allontanati per una perlustrazione della zona.

Murtagh spiegò loro brevemente la situazione.

Ritornate il prima possibile al campo. Qualcuno deve proteggere le uova

Non mi piace questa storia, mi sembrano molto spaventati e la paura può far fare cose stupide disse Jill. Fate molta attenzione concluse.

Anche l’altra, come i cavalieri, aveva sondato le menti di quei soldati. Non ci faranno del male ma nel loro cuore regna la superstizione, una parola detta in maniera sbagliata potrebbe toccare la loro sensibilità. Come ha detto Jill dovete stare molto attenti. I due cavalieri si limitarono ad annuirono alle due donne.

Staremo attente Arya, Saphira e Castigo saranno con noi. Disse Eragon accennando un lieve sorriso. Poi i due cavalieri fecero segno al capitano di essere pronti a seguirli.

I soldati già pronti si schierarono in posizione compatta dietro di loro mentre i due draghi seguivano la fila dell’alto.

Dopo un paio di ore di cammino raggiunsero infine una grande città. L’abitato era circondato da piccoli appezzamenti di terra, il coloro diverso della colture scandivano il paesaggio con lotti regolari. La città era protetta da alte mura al cui centro si ergeva una piccola cittadella cinta a sua volta da un altro cerchio di mura turrite. Un piccolo gruppo di curiosi si era riversato sulla strada principale per assistere al rientro dei soldati. Grida di stupore si levarono al passaggio in cielo dei due draghi costretti ad ampie planate per restare al passo con gli uomini a terra.

– Reafly! Reafly! – gridò una donna da dietro una fila di astanti. Alcuni di loro si scansarono per farla passare. Il capitano riconobbe la donna e prese per mano il ragazzo che già si era preparato al rimprovero della madre. Reafly rimase immobile con il capo chino mentre la donna lo fulminava lo sguardo

- Cosa ti è saltato in mente di rimanere fuori tutta la notte. Mi farai venire i capelli bianchi! – disse infine con i pugni puntati ai fianchi e lo sguardo accigliato.

- Mamma oramai ho quasi quattordici anni, so badare a me stesso- rispose con orgoglio il ragazzo.

- Serena non c’è motivo di preoccuparsi oltre. Tuo figlio è stato molto coraggioso - lo difese il capitano strizzandogli l’occhio in segno di intesa. – devi essere fiera di lui. - Serena li guardò sospirando rassegnata.

- Coraggioso o no, ora torniamo a casa. Tua sorella ci sta aspettando - Reafly lanciò di sfuggita un’occhiata ai due stranieri. – Ma mamma, io voglio rimanere- supplicò rivolto verso il capitano ma l’uomo scosse la testa.

- Mi dispiace Reafly. Queste sono questioni da grandi. Va con tua madre -

Reafly guardò con deluso l’uomo e la madre in breve successione poi abbassò lo sguardo rassegnato.

Il capitano di ritorno dai suoi uomini fece cenno al gruppo di proseguire. Attraversarono una serie di strade larghe popolate qua e là di persone che iniziavano adesso i loro affari in città. Presto raggiusero le mura della cittadella. Il piazzale antistate al portale di ingresso era abbastanza ampio da permettere ai due draghi di atterrare.

- Loro dovranno aspettare qui – disse il capitano guardando in direzione dei due draghi.

Saphira e Castigo acconsentirono a malincuore a rimanere. Ma che sia l’ultima volta. Non hanno idea di chi hanno di fronte. Quella gente stava trattando i due draghi alla stregua di qualsiasi altro animale. Eragon e Murtagh riuscirono a malapena a frenare la collera che traspariva dal loro legame ed anche a loro non piaceva l’idea di lasciarli indietro. Lo sappiamo, ma non possiamo fare altro per ora. Aggiunsero i due cavalieri prima di sparire dietro le porte del palazzo.

***

Intorno ai due draghi, intanto, si era iniziata a creare una piccola folla di curiosi. Due soldati della pattuglia che li aveva scortati erano stati lasciati a guardia anche se era evidente a tutti che non avrebbero potuto fare molto contro le due creature se solo avessero voluto attaccare.
La paura era il sentimento più forte che i due draghi riuscivano a percepire. Nonostante tutto la gente continuava a riversarsi curiosa. Spazientiti dalla confusione della gente si andava accalcando sempre più stretta, dalle loro narici iniziarono ad uscire leggere nuvole di fumo bianco e caldo. L’evento suscitò improvvise grida di stupore e il cerchio intorno ai due draghi si allargò quel tanto da permettere loro di far oscillare almeno le code.

***

Nel frattempo, Murtagh ed Eragon vennero condotti all’interno del palazzo. Dalla grande sala d’ingresso due ampie scale laterali convergevano al piano superiore e ad un lungo corridoio. Salirono le scale e percorsero tutto il vano. In fondo si ergeva un grande portale sormontato da un arco ad ogiva e sorretto da colonne trilobate su entrambi i lati. Il soffitto ligneo era riccamente decorato da motivi geometrici e floreali in rilievo.

- La nostra regina vi attende - annunciò il capitano una volta raggiunto il portale bronzeo.

Fa parlare me, sembra che assomigliare ad un elfo qui non sia di moda. gli disse mentalmente Murtagh con un tono tra il canzonatorio e il preoccupato. Eragon fece una leggera smorfia La scena è tutta tua… rispose tradendo una certa tensione nella voce.

Quando le porte di bronzo furono aperte davanti ai loro occhi si presentò una sala riccamente decorata da marmi colorati. Un’alta pedana ospitava una corte di personaggi riuniti intorno al trono dove era la loro Regia. Una lunga scalinata centrale dava l’accesso alla pedana. Il capitano salì per primo e raggiunta la cima fece un profondo inchino alla figura assisa sul trono. La donna indossava un abito semplice e leggero dai colori pastello chiaro. I lunghi capelli biondi erano sciolti e due ciocche le ricadevano sul petto raccolte in morbide trecce. La donna attese alcuni istati prima di invitarlo rialzarsi poi l’uomo avvicinò il volto al suo orecchio riferendole qualcosa a bassa voce come a non voler far sentire al resto degli astanti. La donna ascoltò con attenzione le sue parole e allo stesso tempo lanciava fugaci occhiate nella direzione di Murtagh ed Eragon.

- Fate venire avanti gli stranieri - disse con voce ferma. Sotto lo sguardo di tutti salirono la scalinata. Eragon si fermò qualche passo dietro rispetto Murtagh poi entrambi si inchinarono di fronte alla regina in segno di rispetto.

La regina posò il suo sguardo prima su uno e poi sull’altro cavaliere compiaciuta. – Io sono la Regina Isobel di Zàkhara- disse con voce ferma - La vostra affinità con gli Elfi Oscuri è evidente- continuò scandendo lentamente le sue parole - ma allo stesso tempo sembrate umani. Perciò ditemi chi siete e quali sono le vostre intenzioni –

- Maestà io sono Murtagh e lui è mio fratello Eragon. Siamo Cavalieri dei Draghi di Alagaësia. Siamo partiti dalla nostra terra, e abbiamo viaggiato mesi prima di approdare qui –

La regina guardò i due giovani con sguardo impassibile mentre un lieve brusio si alzò tra gli astanti. – Cavalieri dei draghi avete detto? Sono draghi quindi le bestie che sono fuori? – chiese alzando una mano per far tacere tutte le altre voci.

– Sono i nostri compagni di mente e di cuore, Maestà - puntualizzò Murtagh cercando di non risultare scortese – I loro nomi sono Castigo e Saphira. Sono creature intelligenti e non amano essere ignorate –

Isobel alzò un sopracciglio mentre un cenno di curiosità sembrò accendersi nei suoi occhi chiari. - Ciò che mi dite è nuovo. Le nostre storie riguardo ai draghi parlano di creature selvagge e prive di controllo, non di esseri senzienti. Mi scuso con loro e mi riservo di dargli la dovuta attenzione il prima possibile -

- Lo apprezzeranno molto - le disse Murtagh guardando dalla parte di Eragon che ne frattempo aveva aperto la sua mente a Saphira permettendole di ascoltare la conversazione.

- Ed ora credo che vorrete sapere qualcosa sugli Elfi Oscuri e perché li temiamo così tanto- disse infine Isobel indovinato i loro pensiero. Murtagh ed Eragon annuirono ed Isobel sembrò impaziente di continuare il suo racconto.

- Trecento anni fa, prima che prendessero l’appellativo di Oscuri, gli Elfi erano un popolo che sapeva usare la magia e noi uomini vivevano con loro in armonia e pace.

Un giorno, non si sa bene quando, iniziarono a perdere i loro poteri. La loro razza un tempo luminosa e pacifica divenne l’ombra di sé stessa. Un numero esiguo di sopravvissuti andò a stanziarsi sulla vicina isola di Artea e per molto tempo non si seppe più nulla di loro.

Quando iniziarono i primi attacchi nessuno di noi si rese di quello che stava accadendo. Si trattava per lo più di scorribande sparse qua e là. Poi la terra iniziò ad ammalarsi portando con sé carestie ed epidemie tra la nostra gente.

Quando giovanissima venni eletta regina, il nostro regno era diventato ormai l’ombra di stesso. Con grandi sforzi e fatica riuscii a strappare loro una tregua ed ottenere la pace. -

Da anni non ci sono stati più attacchi, ma quando abbiamo avvistato le vostre navi, abbiamo temuto il peggio - la Regia rimase in un silenzio carico di tensione e dolore prima di riprendere a parlare.

- Ora che ogni cosa è stata chiarita vorrei che foste nostri ospiti. Potremo parlare ancora e conoscere meglio la vostra storia -

- Vi ringraziamo per la generosità – disse Murtagh – Ma abbiamo lasciato due dei nostri compagni e ciò che abbiamo portato dalla nostra terra alla spiaggia e abbiamo il desiderio di ritornarci –

- A questo possiamo subito rimediare Cavalieri – con un rapido gesto Isobel fece entrare altre guardie.

- Che siano scortati alla spiaggia e i loro bagagli trasportati a Palazzo. Saranno i ben venuti anche i vostri compagni. Purtroppo per i draghi non abbiamo strutture tanto grandi da poterli ospitare, ma diteci cosa possiamo fare per rendere gradito il loro soggiorno e se è in nostro potere sarà fatto –

La Regina non vi ha dato molta scelta che accettare il suo invito. intervenne mentalmente Castigo.

Che prepari delle ottime scuse gli fece eco Saphira di rimando.

***

L’ultimo comandi della Regina avevano sancito la fine dell’udienza e congedati Eragon e Murtagh vennero nuovamente scortati dalle guardie della Regina e dal capitano.  

Nel momento in cui lasciarono la sala del trono l’atteggiamento dell’uomo cambiò radicalmente. Si avvicinò ai due cavalieri e con un sorriso più disteso disse loro  - Mi dispiace per l’accoglienza che vi abbiamo riservato poco fa, ma dovevamo essere cauti - disse con semplicità - io sono Xavier capitano della guardia reale, è un piacere conoscervi Cavalieri dei Draghi - disse avvicinandosi a gradi passi al cancello uscita.

- Il piacere è nostro capitano- risposero entrambi i cavalieri con fare distratto, le loro menti e pensieri, infatti, erano tutti rivolti ai loro draghi. Agitazione e trambusto trapelava attraverso il loro legame. I ragazzi ne compresero il motivo una volta raggiunto l’esterno.

Il piazzale in cui li avevano lasciati era gremito da un numero considerevole di persona - Che cosa succede qui? - fece eco Xavier facendosi spazio a spallate. Un muro di persona li separava dal punto dove si trovavano Saphira e Castigo. I due soldati che stavano cerando di gestire al meglio la situazione furono più che lieti di vedere i Cavalieri ritorno e aprirono subito loro la strada - Abbiamo cercato di tenere la gente a bada ma senza alcun risultato capitano-

- Li facciamo subito allontanare - disse capitano dando l’ordine ai soldati al seguito.

Intanto una bambina dai capelli color del miele era riuscita a sgattaiolare tra tutte quelle persone e avvicinarsi ad Eragon. Le sue piccole manine gli strattonarono la veste con delicatezza richiamando la sua attenzione. La mamma che era rimasta qualche passo indietro si fece largo superando la prima fila di persone – Perdonate mia figlia, ha insistito tanto - intervenne la donna che aveva ormai raggiunto la bambina. I capelli erano raccolti in una morbida treccia e il viso era sottile. - Vorrebbe accarezzarlo - aggiunse indicando con lo sguardo Saphira. - Le ho detto che non poteva, naturalmente, ma non sono riuscita a trattenerla Signore. -

Murtagh che era accanto a Xavier rivolse a Eragon uno sguardo interrogativo ed Eragon lo rassicurò con un cenno del capo. Attraverso il legame con Saphira aveva percepito qualcosa in quella bambina che non poteva ignorare.

Saphira cosa ne pensi? le chiese mentalmente il ragazzo Va bene piccolo mio portala pure qui fu la riposta dolce di Saphira.

- Non è un disturbo - disse Eragon rivolto alla donna e con un sorriso issò la bambina in alto tra le braccia.

- Lei si chiama Saphira. Sei pronta a fare la sua conoscenza? - chiese rivolgendosi alla piccola. Lei annuì e tese la sua mano verso la dragonessa. Saphira gorgogliò qualcosa che doveva essere un sì e avvicinando il suo muso la sfiorò appena con la punta del naso.

In quel momento avvenne qualcosa di inaspettato. Una luce proruppe da quel breve tocco e nella mente di Eragon scaturì l’immagine di un piccolo drago ai piedi della bambina. Poi come era apparsa la luce sparì e tutto intorno tornò normale tranne che per un luccichio argentato sul palmo della mano della piccola.

- Succedono sempre cose strane intorno ai draghi, cose che vanno oltre le nostre stesse comprensione - sussurrò Eragon guardando Saphira con rinnovato stupore.

Lo hai visto anche tu? Murtagh lo aveva raggiunto mentalmente. Aveva condiviso con Eragon la visione del piccolo di drago.

Sì l’ho visto e questo può significare una sola cosa. Eragon non finì la frase – come ti chiami piccola? - chiese invece rivolto alla bambina.

- Eleonor - rispose lei guardandosi il palmo della mano.

- Eleonora, sai cosa è successo poco fa, quando hai sfiorato Saphira? -

- ho visto un cucciolo e … - la bambina guardò in direzione della madre.

- …voglio andare a casa - piagnucolò nascondendo il viso sul petto del cavaliere.

Lasciala andare piccolo mio, sarà lei a tornare quando sarà pronta le disse mentalmente Saphira tranquillizzandolo il Gedwey ignasia la guiderà.

Eragon annuì con la testa e lasciò scivolare la bambina a terra. Eleanor stette un attimo a dondolare poi senza preavviso strinse con le braccia alle gambe di Eragon, per salutarlo. Sorpreso dal gesto Eragon le posò le mani sulle spalle fino a quando la bambina non si staccò e corse tra le braccia della madre. La donna non aveva idea di quello che era successo e ringraziò Eragon con lo sguardo.

Quando Eragon raggiunse Murtagh i due cavalieri si scambiarono uno sguardo di intesa consci del peso di quanto era accaduto. La comparsa del marchio portava con sé tutte una serie conseguenze, tra cui il compito di addestrare una uova generazione di Cavalieri di cui Eleonora sarebbe stata la prima. I due fratelli non erano certi di esserne all’altezza.

Sarete degli ottimi insegnanti, piccolo mio. Io e Castigo ne siamo certi. disse la dragonessa, avvertendo l’incertezza del giovane attraverso il loro legame. Anche Castigo aveva sentito lo stesso sentimento da parte di Murtagh.

Non sarte soli nel compito tigre. Aggiunse il drago cremisi sbuffando con il naso e facendo uscire un po’ di fumo dalle narici. 

-E’ ora di andare Cavalieri – intervenne Xavier interrompendo quel momento. Nel frattempo lui e i suoi soldati aveva fatto disperdere la folla. La loro ferrea disciplina era ammirevole. La loro regina gli aveva affidato il compito di scortali dal loro campo al palazzo e il loro capitano lo avrebbe lo portato a termini.

Concordando con il capitano Saphira e Castigo mossero le loro ali impazienti di alzarsi in volo. Anche Eragon e Murtagh lo erano e con un agile movimento salirono suoi loro dorsi   

- Noi andiamo avanti con loro. Vi seguiremo dall’alto-  I due draghi che non aspettavano altro, avevano già spiegato le ali e le ultime parole di Murtagh si persero nel rumore provocato dal loro battito. Una folata di vento investì i soldati che rimasero a guardare le due creature librarsi in aria e virare eleganti nel cielo.  

 

 

  
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