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Autore: Sara Saliman    04/09/2010    4 recensioni
"Non c'erano Goblin a brulicare per la stanza, questa volta, non c'erano risatine che facessero vibrare le ombre, nè tuoni fuori dalla finestra. Nessun temporale aveva spalancato le imposte con una folata di vento. Ma lui... al chiarore che entrava dall'esterno, lui costituiva la stessa visione allucinata di allora." A cinque anni dagli eventi narrati nel film, una minaccia grava sul Labirinto e sui suoi abitanti. Jareth e Sarah sono costretti a collaborare: lui per il bene del Labirinto, lei per la salvezza dei propri amici. Ma, come sempre, nulla è come sembra!
Genere: Fantasy | Stato: completa
Tipo di coppia: non specificato
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti
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Ovviamente: Questi personaggi non appartengono a me ma ai rispettivi proprietari; questa storia è stata scritta senza alcuno scopo di lucro, per il solo divertimento di chi vorrà leggerla.

***


-Dammi il bambino.-
In piedi sulla piattaforma di pietra, la giovane donna lo fronteggiava.
La stanza intorno a loro era andata in pezzi: blocchi di pietra fluttuavano nell'aria; archi spezzati restavano sospesi sull’oscurità sottostante.
La ragazza sembrava indifferente a tanta devastazione: con gli occhi verdi fissi nei suoi, avanzò di un passo.
-Con rischi indicibili e traversie innumerevoli, ho superato la strada per questo castello oltre la città di Goblin, per riprendere il bambino che tu hai rapito.-
La sua voce era limpida come i rintocchi di un orologio.
Il re sentì il potere di quelle parole percorrere l'aria, lo sentì crepitare sul viso come elettricità statica.
Indietreggiò: non potè farne a meno.
La giovane donna avanzò ancora.
-La mia volontà è forte come la tua, e il mio regno...-
Il re tese una mano.
Le parole si tendevano come un laccio attorno alla sua gola, le sentiva affondare come aghi nella carne sottile del collo.
-Basta! Aspetta!-
Evocò fra le dita una sfera di vetro; la porse alla ragazza, invitante.
-Guarda, Sarah: guarda quello che ti sto offrendo. I tuoi sogni!-
Lei riprese come se lui non l'avesse interrotta, la sua voce sommessa e inflessibile.
-...e il mio regno altrettanto grande.-
-Ciò che ti chiedo è così poco! Lascia solo che io ti domini e potrai avere tutto quello che desideri! Non hai che da temermi, amarmi, fare ciò che ti dico e diventerò tuo schiavo!-
La ragazza lo fissò.
Il re dei Goblin si vide riflesso nei suoi occhi: il volto di un candore spettrale, le guance segnate, le labbra esangui.
Era così vicino alla sconfitta che persino i suoi abiti sembravano fatti di piume e polvere d'osso.
Un lampo di comprensione attraversò lo sguardo della ragazza e il re capì che era arrivata alla verità, quell'unica verità che per tredici ore lui aveva nascosto con inganni e illusioni.
Vide le labbra di lei dischiudersi per lo stupore, e in quell'istante desiderò soltanto poterle toccare, scoprire se erano morbide come sembravano.
La voce della ragazza risuonò secca come uno schiaffo.
-Tu non hai nessun potere su di me!-
Le parole lo investirono con violenza: il re sentì le proprie ossa scricchiolare e schiantarsi, il proprio potere spaccarsi come la polpa di un frutto.
Cercò di gridare, ma il dolore gli troncò il respiro.
Prima di rendersene conto, il re dei Goblin cominciò a precipitare.
   
 
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