Recensioni per
Con gli occhi di un bambino
di _Niente_Paura_

Questa storia ha ottenuto 3 recensioni.
Positive : 3
Neutre o critiche: 0


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Recensore Junior
25/12/20, ore 18:21

Ciao Valeria,

Sono passato sul contest di "Hold my Angst" per vedere gli aggiornamenti e, quando ho visto il tuo nome... beh, mi sono ricordato anche della tua squisita gentilezza.

La storia è certamente angosciosa, perchè si segue con apprensione quel che accade, temendo per la sorte del piccolo Abel. Dapprima non avevo idea di cosa stesse accadendo nella soffitta, anche se forse me lo sarei dovuto immginare. Poi arriva la notizia che il padre non è un semplice soldato, ma fa parte delle SS, e che, probabilmente, è prossimo a tornare a casa.
Il clima in famiglia peggiora, ma ancora non ne capisco il motivo.
Poi il padre arriva e scopre subito quel che la madre aveva cercato di tenere nascosto.
E' una doccia fredda, e il non sapere cosa sia accaduto agli occupanti della soffitta è inquietante. Vorrei saperlo, ma sciuramente nessuno lo ha detto ad Abel.
Il colpo di padella, gli spari, la tragedia. Cosa è accaduto? Abel è confuso e non può capire. Non sa dov'è andata la madre, sa solo che il padre e le due sorelle sono in un lago di sangue e che non si sveglieranno.

Bella trama davvero, che penso sia anche tremendamende realistica.

Ti segnalo una cosa bizzarra: sembra che il carattere da te usato come trattino mandi in confusione l'impaginazione, o almeno io (da pc) vedo che si "mangia" la punteggiatura che lo precede...

Ho notato grossomodo le stesse cose di Sabriel_Little Storm, più questa, della quale non sono poi neppure troppo sicuro:

- "- Sporchi Ebrei - mormorò sottile il soldato mostrando i denti, quasi fosse una belva."

Questo "sottile" potrebbe sottintendere un ragionamento acuto o una voce acuta del padre... ma nessuna di queste interpretazioni mi convince...

Ti faccio i miei complimenti per questa storia carica di emozioni e ti auguro un "in bocca al lupo" per questo contest! Alla prossima occasione!

Recensore Master
18/12/20, ore 17:28

QUARTA CLASSIFICATA

CON GLI OCCHI DI UN BAMBINO di Anatra.Valeria





Lessico&Stile: 7/10


Per quanto riguarda questi due parametri, ho notato che hai una buona padronanza del lessico: è generalmente semplice, di tanto in tanto alterni qualche parola più complessa, ma è efficace e immediato e questo lo apprezzo molto.
Alcuni passaggi li avrei scritti diversamente, ad esempio al posto di scrivere “fare sali e scendi dalla soffitta”, avrei scritto “cominciarono a salire e scendere dalla soffitta” o semplicemente “cominciarono a fare avanti e indietro dalla soffitta”.
Inoltre, ho notato che tendi a ripetere i ruoli di ciascun membro della famiglia: la madre è sempre indirizzata come tale, ma mai come “donna”, per esempio; le sorelle sono sempre nominate così, ma mai “bambine” o “ragazze”. Secondo me potresti sfruttare anche un lessico più “generale”, senza concentrarti necessariamente sui ruoli specifici di ognuno, come a dover specificare di chi si tratta in qualsiasi passaggio.
In questo caso specifico, puoi semplicemente usufruire dei sinonimi. Se non ti vengono in mente, li puoi cercare su internet: la prossima volta che scriverai quella determinata parola magari te li ricorderai e li imparerai.
Anche lo stile è particolare, piacevole e scorrevole da leggere. Mi hai accompagnato fino alla fine con una delicatezza estrema, in cui ci ho letto anche una sorta di estraneamento, come se stessi raccontando una storia avvenuta tanto tempo fa.
Nonostante la tragicità, mi hai trasmesso una bellissima sensazione, perché mi sembrava proprio di essere una spettatrice con un posto speciale in prima fila (sarà anche la magia della terza persona?).
Hai questa grande capacità di raccontare vividamente tutte le scene: forse alcuni passaggi sono un po' affrettati, avrei apprezzato se ti fossi dilungata di più su alcuni eventi, ma sono riuscita a figurarmi con chiarezza ogni passaggio della trama.
Tuttavia, alcune frasi le avrei scritte diversamente: anche solo un ordine diverso delle parole, secondo me, avrebbe attribuito un significato differente (e quindi una diversa enfasi) all'intera frase. Di seguito ti segnalo alcuni esempi.

- […] il quale deglutì e provò a sporgersi da dietro la figura della madre marmorea. → Avrei scritto piuttosto: “[...] il quale deglutì e provò a sporgersi da dietro la figura marmorea della madre”. Mi sembra sia più scorrevole.

- […] gli occhi grandi e cerulei che miravano gli occhi grigiastri del padre, Baldwin Meyer, vestito di tutto punto in procinto di partire verso la Polonia. → La ripetizione di “occhi” non mi convince. Credo che le ripetizioni possano funzionare solo quando sono necessarie, magari perché non si riesce a concepire un'alternativa o perché donano più enfasi a un determinato concetto.
In questo caso, però, la trovo superflua. Avresti potuto sostituire “occhi” con “sguardo”, oppure scrivere semplicemente: “[...] gli occhi grandi e cerulei puntati in quelli grigiastri del padre”. Inoltre, invece di “verso la Polonia”, avrei scritto “per la Polonia”, che mi sembra funzioni meglio.
Una simile ripetizione si può trovare subito dopo, in questa frase: “Sorrise Baldwin, osservò per bene il figlio sgusciare via ed alzare il mento appuntito, passò una mano sul capo biondo del figlio e poi osservò Doris [...]”. A una rilettura più attenta ti saresti senz'altro accorta anche tu della ripetizione di “figlio”. In questi caso, avresti potuto scrivere: “[...] passò una mano sul suo capo biondo e poi osservò Doris [...]”. Non ti sembra più scorrevole? Ed eviteresti ripetizioni superflue.

Un altro “problema” che ho riscontrato è l'uso della punteggiatura: secondo me potresti sfruttare di più i due punti e il punto e virgola. Magari io addirittura ne abuso, ma secondo me possono tornare utili in parecchie frasi, come questa:

- Passarono due anni, la guerra era lungi dall'essere finita, ma dopo tanti mesi finalmente ebbero notizia di Baldwin, era vivo ed era sulla via del ritorno. → Di per sé non mi sembra presenti problemi, ma prova a leggere la frase così: “Passarono due anni, la guerra era lungi dall'essere finita, ma dopo tanti mesi finalmente ebbero notizia di Baldwin: era vivo ed era sulla via del ritorno”. Non ti sembra abbia un ritmo migliore? Il fatto di scoprire che Baldwin è vivo e sta per tornare a casa è una conseguenza del fatto che la famiglia abbia finalmente ricevuto sue notizie, quindi secondo me i due punti funzionano bene qui. Forse è una questione di gusti personali, ovviamente io sto solo esponendo il mio personalissimo parere!

Infine, ho notato che in parecchie frasi manca totalmente il punto finale.
In sintesi, quindi, ti consiglio di prestare attenzione principalmente alle ripetizioni e alla punteggiatura (in particolare ai punti finali, perché hanno la loro importanza), che comunque sai gestire bene.
Come ho scritto nel bando, non valuto la grammatica, ma ci tengo comunque a segnalarti le sviste che ho riscontrato: la storia è scritta al passato remoto, ma in alcuni passaggi utilizzi l'imperfetto, il che rende il testo un po' confusionario sul piano grammaticale.
Ad esempio, in questa frase: “Udì le urla indistinte, mentre lui si fiondava in camera sua chiudendola a chiave, poi si portò alla scrivania cominciando a scribacchiare sul quaderno già aperto. Tra le urla disperate della madre, i lamenti sommessi della gente di sopra, la penna scorreva sul foglio, svolgendo dei semplici esercizi di matematica, sembrava volesse escludersi Abel, non riusciva ad accettare una realtà così confusa”.
Nella seconda frase (“Tra le urla disperate della madre, i lamenti sommessi della gente di sopra, la penna scorreva sul foglio, svolgendo dei semplici esercizi di matematica, sembrava volesse escludersi Abel, non riusciva ad accettare una realtà così confusa”.) l'imperfetto mi sembra funzioni e si amalgama bene al ritmo del resto della frase, ma nella prima avrei scritto tutto al passato remoto.
Io stessa faccio errori simili, quindi non mi sento di impartire lezioni a nessuno, mi sembra solamente più scorrevole così.
Ti posso invece dire con certezza che è ormai considerato un errore scrivere “ed alzare”, “ad ogni”, “ed umido”, ossia aggiungere la cosiddetta d eufonica quando non è necessario. Infatti, scrivere “eera” o “eecco” non è considerato un errore.


Trama&Personaggi: 17/20


Nella sua semplicità, la trama è ricca di spunti di riflessione, che hanno senz'altro contribuito a renderla più elaborata. In particolare, ho individuato tre temi di fondamentale importanza: innanzitutto quello della guerra, che ha fatto da sfondo all'intera storia e che è sempre stato presente, percepibile e palpabile, appunto, sullo sfondo. Non hai inserito riferimenti tipici alla guerra, come ad esempio i bombardamenti, il suono delle sirene, la paura costante di vivere in un Paese che fondamentalmente potrebbe venir ridotto in macerie in un istante. Dal momento che il punto di vista è – almeno in parte, dato che il narratore è esterno – quello di un bambino, hai presentato gli avvenimenti in modo particolarmente interessante, perché un bambino non può certo essere a conoscenza dei meccanismi bellici: li potrebbe ricordare da adulto solamente perché li ha vissuti sulla propria pelle.
Dall'altra parte, però, questo aspetto mi ha fatto anche riflettere, perché se sei stata coerente con la giovane età del protagonista, ho faticato a trovare una credibilità di fondo: chiaramente non so come sia vivere nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, ma avrei apprezzato un maggiore approfondimento riguardo a questi piccoli dettagli. Sarebbe stato sufficiente, secondo me, inserire di tanto in tanto il suono di una sirena, che credo fosse normale all'epoca, oppure la vista di alcuni aerei in lontananza, per dire.
Avrei apprezzato, in questo senso, una maggiore percezione dell'ambiente e del tempo che i protagonisti stanno vivendo: la guerra c'è ed è chiaramente percepibile, ma sarebbe bastato poco per renderla ancora più palpabile al lettore, secondo me.
Forse questa omissione era voluta, ma personalmente mi avrebbe fatto piacere un maggiore approfondimento. Un altro aspetto che considero importante è l'introspezione, che qui è venuta quasi completamente a mancare.
Di nuovo, si tratta certamente di scelte che possono piacere oppure no, però forse quando si raccontano temi particolarmente sensibili come questo, la sfera sensoriale dei protagonisti è un elemento da non sottovalutare.
Un altro tema che hai trattato è quello della violenza domestica, che a mio parere è totalmente coerente col resto della storia: Baldwin è il tipico nazista che aspira a una carriera militare, cieco a qualsiasi tipo di sentimento e anche un po' misogino. Il suo personaggio mi ha ricordato tanto il padre di Bruno de “Il bambino con il pigiama a righe”: appunto, il tipico fedele del regime dell'epoca. In questo, sia il personaggio e sia la tematica li ho trovati un po' stereotipati, il che mi ha portato a una nuova riflessione: sicuramente di persone come Baldwin nella Germania nazista ce n'erano moltissime, eppure siamo davvero sicuri che fossero tutti così agguerriti, crudeli, duri, e che in realtà questa loro durezza non fosse dettata innanzitutto dalla fame, dalla povertà e dalla paura di andare controcorrente a un regime repressivo?
Anche qui, ho individuato due correnti: da una parte, è coerente che Baldwin si comporti in questo modo, così come sarebbe credibile anche se i suoi comportamenti fossero dettati dal carattere, e non dalla situazione esterna. Sarebbe ugualmente coerente perché le persone malvagie esistono in qualsiasi luogo e in qualsiasi epoca, e perché immagino che durante il periodo del nazismo, l'antisemitismo e la violenza fossero ormai all'ordine del giorno, soprattutto se si parla di uomini in costante contatto con la guerra.
Il vero colpo di scena, che mi ha fatto spalancare la bocca mentre leggevo, è stato il finale: mi sarei aspettata il corpo di Doris riverso a terra, e invece scopro con sorpresa che le cose sono andate diversamente e che Doris in realtà è fuggita.
Oltre al marito, ha ucciso anche le due figlie, e qui ammetto di essermi un po' persa: Doris è una donna esasperata, evidentemente infelice e frustrata dalla vita. Tuttavia, una persona nelle sue condizioni potrebbe davvero essere in grado di uccidere i suoi figli?
Anche qui, se da una parte ho riscontrato coerenza, dall'altra, oltre alla sorpresa, non so bene come interpretare questo gesto.
Per quanto riguarda il personaggio di Abel, che considero il vero protagonista di questa storia – dal momento che tutto gira intorno a lui, almeno dal mio punto di vista –, ammetto che mi è sembrato un po' piatto. Forse anche a causa della mancanza di introspezione, non ho percepito particolarmente la sua presenza, se non meramente fisica.
Abel è un bambino inizialmente di otto anni, ed è normale che alla sua età non si sia in grado di rispondere particolarmente a ciò che ci accade intorno, e in questo senso l'ho trovato davvero adeguato, perché Abel è vittima degli eventi e dei personaggi che agiscono intorno a lui, ma nulla di più.
Tuttavia, qualche paragrafo dopo leggiamo che lui ha dodici anni, quindi è passato del tempo, ma non ho percepito un'evoluzione nel personaggio. In quattro anni accadono molto cose e un ragazzino di dodici anni, anche in un contesto bellico, non credo possa reagire allo stesso modo di un bambino di otto anni. Non ho percepito un processo di maturazione, che forse è stato anche volutamente omesso, forse anche per rappresentare l'impotenza di fronte agli eventi, o la voglia di non agire del protagonista.
Tuttavia, e magari è solo una mia impressione, Abel mi è sembrato davvero soltanto una vittima – che è poi ciò che è –, ma nulla di più.
In sintesi, credo che questa trama, così come i personaggi, abbiano un grande potenziale che a mio parere potresti sfruttare di più, senza scadere in stereotipi o anche solo scrivendo di più, in modo da dare un quadro completo delle condizioni e della vita di questi personaggi.
Per me leggere questa storia è stato un po' come mangiare un cioccolatino, in questo senso: il sapore forte mi ha inebriato ed era squisito, ma è finito troppo in fretta e ammetto di essere rimasta un po' affamata.


Drammaticità: 5/10


Il contesto della guerra ti permette sicuramente di ottenere un alto punteggio in questo parametro, perché è forse il contesto drammatico/tragico per eccellenza: se in altri contesti si può individuare qualcosa di positivo – come potrebbe essere un insegnamento tratto da una storia d'amore giunta al termine –, nella guerra, anche se mi sforzo, non riesco proprio a individuare qualcosa di positivo.
La guerra distrugge e basta, non solo i luoghi, ma anche le persone, e questo ne è un chiaro esempio. Tuttavia, mi sarebbe piaciuto sentire il dramma interiore dei personaggi, e qui una maggiore introspezione avrebbe certamente aiutato.
A mio parere, per rendere una storia davvero drammatica, non è sufficiente inserire dei personaggi in un contesto tragico, muovendoli in tale contesto; il dramma autentico – e questo sempre secondo la mia modestissima opinione – si deve impossessare dei personaggi, e di conseguenza deve farli agire. Il dramma non è tanto qualcosa che viene dall'esterno, quanto qualcosa che si sviluppa all'interno dei personaggi e che, solo dopo una riflessione interiore e un'evoluzione, si palesa al lettore per ciò che è.
Possiamo prendere esempio dalla realtà: gli eventi, perlomeno nella maggior parte dei casi, sono la conseguenza di determinate azioni che le persone compiono, e le sensazioni che si scatenano all'interno dell'animo umano è la naturale conseguenza di suddette azioni. Immagina che ci sia una coppia che sta vivendo un momento di crisi e uno dei due tradisce il partner, che di conseguenza lo lascia. Il tradimento è molto probabilmente una conseguenza del periodo di crisi, e la separazione è la conseguenza sia del periodo di crisi sia del tradimento.
Ovviamente lungi da me improvvisarmi consulente matrimoniale o insegnante di scrittura creativa, ma il senso del mio discorso è che la trama in sé è più una conseguenza di ciò che vivono i personaggi, delle loro esperienze emotive e di vita: per questo, in questo contesto certamente drammatico, ammetto di non aver percepito un vero dramma, che in tutta probabilità avrei invece percepito se avessi approfondito l'introspezione dei personaggi.
Un altro elemento con grande potenziale, che secondo me avresti potuto elaborare di più, è quello dell'ebreo che Doris e le figlie nascondono in casa, su cui non si sa praticamente nulla. Questo mi ha fatto sorgere tante domande sulla trama – chi è? Come è entrato in casa senza che Abel se ne accorgesse? Come sono riusciti a prendersi cura di lui? – e mi è dispiaciuto che queste siano rimaste domande senza risposta, perché avrebbero avuto un grande potenziale drammatico.


Gradimento Personale: 5/5


Innanzitutto, ti chiedo scusa se ti sono sembrata troppo “dura”. Come scritto sopra, non è assolutamente mia intenzione improvvisarmi esperta, quindi prendi tutto ciò che ho scritto con quante più pinze hai a disposizione.
Come ho già sottolineato, però, credo che questa trama abbia un potenziale immenso, che potrebbe essere sfruttato meglio. Ho adorato questa storia, e la delicatezza con cui l'hai inserita nel suo contesto, mantenendo una certa coerenza di fondo.
Mi hai inebriata e affascinata, perché di storie su questa tematica ce ne sono tante, ma non sono mai abbastanza e ognuna ha qualcosa di diverso e unico.
La caratteristica che in assoluto ho amato di più di questa storia è la sua capacità di scatenare dei dubbi dentro di me, insieme a infinite riflessioni: a ogni riga mi veniva in mente una domanda diversa e mi hai “sensibilizzato”, in un certo senso, su moltissimi temi.
Mi fa sempre piacere quando una storia fa nascere tanti interrogativi dentro di me, perché credo significhi che sia una buona storia, appunto, con del potenziale: se non mi lasciasse niente, o mi lasciasse solamente certezze, non avrei alcun interesse ad approfondirla e rileggerla.
Inoltre, mi fa tanto piacere che tu abbia creato anche una serie, che ora sono curiosissima di approfondire! *^*





Totale: 34/45



Kidfic: + 1


Il motivo per cui non ti ho assegnato il bonus completo è, appunto, perché il personaggio di Abel mi è sembrato piuttosto piatto. Per alcuni aspetti si è certamente comportato come farebbe un bambino della sua età; per altri, però, mi è sembrata più una pedina di una scacchiera che un ragazzino.
Come ho già scritto, è venuta a mancare una vera e propria evoluzione del personaggio, come invece ho ritrovato, ad esempio, in Baldwin: lui parte per il fronte – suppongo –, il tempo passa e quando torna è evidentemente cambiato, e questo aspetto si percepisce fortemente nella storia.
Abel, invece, mi è sembrato sempre uguale, confuso come un bambino, ma incapace di crescere e svilupparsi, in un certo senso. Forse è stato un effetto voluto, ma purtroppo mi ha impedito di assegnarti il punteggio pieno.


Contenuti forti: + 0


Sul regolamento del sito, alla voce “contenuti forti” c'è scritto: “tag per scene con contenuti forti, che possono turbare un lettore”.
Certamente il contesto della guerra implica contenuti di questo tipo, ma il contesto che hai raccontato riguarda più la storia – tragica – di una famiglia: la guerra rimane un elemento di fondo, che non ho realmente percepito se non nella partenza del padre, o nella sua evoluzione quando torna a casa.
Questo tag l'ho sempre interpretato riferito a qualcosa di più esplicito e violento, motivo per cui non ho assegnato il bonus.


Tematiche delicate: + 3


Per i motivi che ho spiegato argomentando la trama, certamente questa storia è pregna di tematiche delicate: non solo la guerra in sé, ma anche la guerra all'interno di una famiglia, in cui la violenza domestica diventa la normalità e che apparentemente si risolve in un multiplo omicidio.
Nel finale ci ho voluto leggere un'interpretazione dell'esasperazione familiare, che secondo me è una tematica estremamente interessante da analizzare e difficile da rappresentare, motivo per cui ti ho assegnato questo punteggio.
Hai fatto decisamente un buon lavoro con queste tematiche.





Totale + bonus: 38


Grazie ancora per aver partecipato! <3

Recensore Junior
27/11/20, ore 21:05

Ciao, sono zenzero, e con un ritardo mostruoso ti "consegno" la recensione premio!
Di solito non bazzico molto nelle fanfiction a tema storico, lo ammetto.
La storia è cruda, se ne legge tutta la crudeltà che veniva patita dalle persone comuni durante la guerra, e non solo. Il rapporto familiare qui è accennato ma si intuisce che non è assolutamente tranquillo, con un padre-padrone che fa dei suoi figli e della moglie essenzialmente quello che vuole. (Anche se non ho ben capito cosa sia accaduto al ragazzino ebreo, ma immagino sia meglio non saperlo).
La violenza sia psicologica che fisica trova il suo climax in un finale brutale, come dicono gli americani, "That escalated quickly!"
Mi è dispiaciuto per il bimbo protagonista.
Alla prossima!