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Autore: Ghost Writer TNCS    03/06/2014    1 recensioni
ATTENZIONE! REVISIONE IN CORSO
Credi di essere una persona qualunque. La tua vita è piatta e monotona, non c’è niente che ti distingua dalla massa e ogni giorno sembra uguale al precedente. Ma all’improvviso tutto cambia. Un misterioso individuo ti dice che sei il membro di un’organizzazione spaziale e che hai perso la memoria. Ti mostra magie sorprendenti e tecnologie incredibili, quindi ti chiede di seguirlo. Lasceresti tutto quanto per andare con lui?
Domande? Dai un'occhiata a http://tncs.altervista.org/faq/
Genere: Azione, Fantasy, Science-fiction | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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1. Il figlio del dio del caos

Data: 4115 d.s., settima deca[5]
Luogo: pianeta Damar, sistema Icene
 

Il liceale si voltò verso la finestra e si mise ad osservare le auto che passavano lungo la strada adiacente alla scuola. Il suo aspetto era quello tipico dei myketis[6], una specie umanoide imparentata con i funghi: occhi senza sclere, naso appena accennato e carnagione che sfumava vagamente al verde. Pur non essendo molto alto, sembrava abbastanza in forma, aveva i capelli scuri, indossava abiti piuttosto comuni – una felpa col cappuccio e dei pantaloni di jeans – e aveva l’aria di chi non aspetta altro che la fine della lezione per dare sfogo alla sua voglia di fare. Intorno al collo aveva anche delle cuffie per la musica blu scuro con un decoro nero a rete che sfumava dai padiglioni.

«Northern!» lo richiamò l’insegnante «Sei ancora distratto!»

Il ragazzo si riscosse. «Scusi.» disse afferrando la penna, come a voler dare l’impressione di essere pronto a prendere appunti.

L’insegnante riprese a spiegare: «Dicevamo, dopo aver imposto un ultimatum con delle condizioni pesantissime, il Tokhaan sfruttò il rifiuto del parlamento magaliano come pretesto per dichiarare guerra. Immediatamente vennero mobilitate le truppe e nel giro di una settimana cominciarono gli scontri…

… una battaglia tremenda infuriava tutto intorno a lui e ovunque si voltava vedeva solo distruzione: dei fuochi verdi bruciavano alla sua destra, i resti di un mecha di almeno dieci metri giacevano alla sua sinistra e di fronte a lui dei guerrieri si scontravano con ferocia inaudita. Un leone umanoide che scagliava fulmini con un gesto della mano, un uomo robusto che sparava con un fucile al plasma, una donna-rettile che faceva comparire degli enormi felini grazie ad un portale, un ragazzo che si trasformava in un uccello fatto di oscurità…

«Lo stato del Magal però non aveva né gli uomini né le risorse per sostenere la guerra e nel giro di tre mesi quasi tutti i magaliani vennero sterminati o fatti prigionieri…

… i nemici, dei lupi in grado di cambiare il loro aspetto, si lanciarono con ferocia sui guerrieri emettendo lugubri ululati. I combattenti provarono a resistere, ma uno dopo l’altro caddero sotto gli attacchi inarrestabili dei nemici. Un dolore straziante gli fece venire un nodo allo stomaco…

«Northern! Come te lo devo far capire che devi seguire la lezione?! Adesso esci e non rientrare fino a quando non ti sarai deciso a stare attento!»

Il ragazzo si alzò e con lo sguardo basso raggiunse la porta. Uscì dall’aula. Non c’era nessuno nel corridoio e con fare mesto si appoggiò alla parete. Ancora quelle visioni. Era da un po’ che continuava ad averle e non riusciva a capirne il significato. Probabilmente erano dovute a tutti i film che aveva visto nell’ultimo periodo…

«Ero sicuro che sarebbe successo.»

Il ragazzo sobbalzò e si voltò. Un uomo dalla pelle scura sembrava sbucato dal nulla e ora si trovava a neanche due metri da lui. Aveva gli occhi di una singolare sfumatura giallo ocra con le sclere bianche e i suoi capelli avevano un’inconsueta sfumatura grigio scuro con alcune ciocche nere. Portava un fazzoletto bianco intorno al collo con i bordi blu tutti consumati e indossava una tuta con i pantaloni infilati negli stivali. Superava il giovane di alcuni centimetri e con lui c’era anche un cane nonostante il tassativo divieto di introdurre animali.

«Ci conosciamo?»

«Sì e no.» rispose l’uomo «Ci conoscevamo, prima che tu perdessi la memoria.»

Il ragazzo non capì. Perdere la memoria? Ma soprattutto: perché quel tizio aveva dei denti da squalo?!

«Non ricordo di aver mai perso la memoria…» si azzardò a dire.

L’uomo sollevò un sopracciglio. «La tua frase non ha molto senso, te ne rendi conto, vero?» Fece una pausa per prepararsi a quello che stava per dire. «Ok, adesso ti spiego la situazione, quindi cerca di prestare attenzione. Tu e io facciamo parte di un’organizzazione spaziale chiamata Delta, ma tu sei stato vittima di un sortilegio e hai perso la memoria. Mi segui?» Parlava lentamente e scandendo le parole, come se si stesse rivolgendo ad un bambino.

Il ragazzo mosse la testa. «Mmh…»

«Questo sortilegio ha alterato il tuo aspetto e ti ha fatto assomigliare a un normalissimo myketis, ma questo è solo un inganno. Tu non esisti su questo pianeta. No, aspetta.» L’uomo sollevò una mano prima che il giovane potesse ribattere. «Guarda nella classe.»

Questi si affacciò alla finestra che dava sulla sua aula e subito la sua espressione cambiò. «Ehi! Mi hanno fottuto lo zaino!»

«Faceva parte del sortilegio, non era reale. Tutto quello che ti riguardava era solo un’illusione. Se guardi il registro, sono sicuro che non troverai nemmeno il tuo nome.»

Il giovane non riusciva a credere a quello che gli stava succedendo. «Vuoi dire che ho studiato per anni e anni… per niente?!»

L’uomo dai denti da squalo si sforzò di mantenere un tono calmo e ragionevole. «Anche i tuoi ricordi sono stati alterati, sei stato mandato qui neanche una deca fa.»

Il ragazzo lo scrutò con fare poco convinto.

«Lo so che è difficile, ma cerca di restare concentrato.» proseguì il misterioso individuo «Mentre tu eri senza memoria, la nostra organizzazione ha dovuto affrontare una guerra e io sono l’ultimo sopravvissuto.» Serrò i pugni. «I nostri compagni sono morti, tutti quanti, tranne noi due e altri tre guardiani che, come te, hanno perso la memoria. Te lo dico chiaramente: non so se sopravvivrai, però se non vieni con me, quelli ti troveranno, prima o poi, e a quel punto non avrai nessuna chance di sopravvivere.» L’uomo lo guardò dritto negli occhi. «Hai capito quello che ho detto?»

Il ragazzo lo fissò e, incrociando quegli occhi giallo ocra, gli sembrò di vedere qualcosa, qualcosa che non c’era, come un ricordo sfocato…

Rimase in silenzio. Un’organizzazione spaziale? Un sortilegio che gli aveva fatto perdere la memoria? Delle persone che lo volevano uccidere? Era tutto assurdo! Eppure c’era qualcosa dentro di lui che lo induceva a fidarsi di quell’uomo dai denti da squalo.

«Dimostramelo. Dimostrami che vieni da un’organizzazione spaziale.»

«D’accordo, immagino sia necessario. Bit, ER6.»

Il cane abbaiò e il suo corpo parve tremolare. Il ragazzo ebbe come l’impressione di un ologramma che si spegneva e di colpo scoprì che quell’animale non era fatto di carne e ossa, bensì di metallo e circuiti. L’automa biomeccanico spiccò un balzo e cambiò forma, compattandosi in quello che aveva tutta l’aria di essere un’avveniristica arma da fuoco.

«Prendi. Ma non sparare.»

Il ragazzo impugnò l’arma e la sensazione che lo avvolse aveva un qualcosa di inspiegabilmente familiare. Non ebbe bisogno di fare domande per sapere che quello era un compatto fucile d’assalto a impulsi ad alta cadenza di fuoco pensato per gli scontri sulla media e corta distanza. Sorrise. «È… fantastico…»

L’uomo non si stupì di quella risposta. Che si aspettasse una reazione del genere?

«Bene, ora che sai come stanno le cose, devi prendere una decisione: o torni in classe a studiare, oppure molli tutto e vieni con me.»

Il ragazzo sorrise e lasciò andare il fucile, che subito tornò alle fattezze di un cane biomeccanico. «Dev’essere proprio vero che mi conosci… A proposito, com’è che ti chiami?»

«Prometheus.» rispose l’uomo avviandosi verso l’uscita insieme al suo overpet.

Il giovane lo seguì mentre nella sua mente emergevano delle informazioni, dei ricordi, associati al nome Prometheus: era un titano, era riuscito a dare vita al fango e aveva portato il fuoco. Si era scontrato con un certo Zeus, ma era stato sconfitto ed era stato condannato ad un tremendo supplizio da cui era stato liberato dopo migliaia di anni da un altro eroe di cui però non ricordava il nome. La sua espressione si illuminò di meraviglia. «Tu sei quel Prometheus?!»

«No, è solo un caso di omonimia. E poi io sono un carcarodon, non un titano, quindi è ovvio che non siamo la stessa persona.»

L’entusiasmo scomparve dal volto del ragazzo. «Ah…»

L’uomo non parve colpito dall’improvviso cambiamento di espressione del suo giovane interlocutore. «Capisco che potrai essere deluso, ma evita di mostrarlo così apertamente.»

«Mmh…» Lo sguardo del ragazzo si posò su un bidello intento a pulire un vetro. «Ehi, ma non ci vedono?»

«No, ho utilizzato un incantesimo di invisibilità. Nessuno si accorgerà di noi.»

«Sai che begli scherzi ci puoi fare con un incantesimo così…» commentò allegramente il ragazzo «Aspetta un secondo, se la mia identità è falsa, allora qual è il mio vero nome?!»

«Tu sei Hildr,» gli rispose Prometheus «il figlio Loki.»

Le immagini e le sensazioni che quel nome evocava nella mente del giovane erano incredibili. Divinità dai poteri eccezionali, mostri spaventosi, battaglie terribili…

«Il figlio di Loki?! Magnif…» Si interruppe di colpo. «Aspetta, quel Loki?»

Questa volta Prometheus annuì. «Proprio lui. Il venerato e temuto dio del caos.»

Il ragazzo spiccò un salto di gioia. «Magnifico!!! Sono Hildr, il figlio di Loki! Sono…» Si interruppe di colpo. Nella sua mente era emersa una figura, una valkyrja[7], e il motivo che aveva risvegliato quel ricordo lo gettò nello sconforto. Cadde in ginocchio. «Io ho il nome di una donna…»

«Ti ricordi qualcosa, mi fa piacere.» constatò Prometheus con una punta di divertimento nella voce.

«Il nome di una donna…» gemette Hildr, afflosciato al suolo.

«Su, non fare così…»

«Il nome di una donna…» ripeté il ragazzo, completamente vinto dallo sconforto. Di colpo balzò in piedi e si aggrappò alla giacca di Prometheus quasi fosse la sua unica ancora di salvezza. «Ti prego, dimmi che ho anche un altro nome…!»

«In realtà non so se hai un altro nome.» ammise Prometheus varcando il portone della scuola. Si voltò. «Però da noi ti facevi chiamare Trickster.»

«Molto meglio!» annuì il ragazzo correndo fuori con rinnovato entusiasmo. Allargò le braccia verso il cielo. «Tutti quanti, chiamatemi Trickster! Perché io sono il potentissimo figlio del dio del caos!!!»

L’aura del ragazzo si risvegliò e un’onda spirituale si diffuse in tutta la zona, sollevando le cartacce e i mozziconi di sigaretta sparsi sul marciapiede. Il cielo cambiò colore, passando dall’azzurro al cremisi, le nuvole chiare si tinsero di nero e dei fulmini blu comparvero dal nulla, crepitando a mezz’aria. Uno stormo di uccelli spaventati provò a fuggire, ma venne bloccato da una forza invisibile e le auto parcheggiate lungo la strada cominciarono a levitare. Nemmeno i palazzi vennero risparmiati e cominciarono a curvarsi, contorcendosi e allungandosi sotto l’influenza di un potere misterioso e inarrestabile.

«Smettila, combinerai un disastro se vai avanti così!» lo sgridò Prometheus.

Trickster parve tornare di colpo presente a se stesso e i suoi poteri si dissolsero. Tutto quanto tornò alla normalità e per alcuni istanti l’unico suono udibile fu quello prodotto dalle ali degli uccelli in fuga. «Non credevo di poterlo fare…» riuscì a dire, estasiato.

«Devi fare attenzione a come usi i tuoi poteri, questo non è un gioco.» lo ammonì il carcarodon «E poi i lupi mannari di Midnight potrebbero essere sulle nostre tracce, quindi dobbiamo fare molta attenzione a non farci scoprire.»

«Non mi fanno paura quelle palle di pelo.» ribatté Trickster con fare spavaldo.

Prometheus si voltò di scatto e lo prese per il bavero della felpa. «Quelle palle di pelo hanno fatto fuori tutti i nostri compagni, faresti bene ad avere paura di loro.»

Il ragazzo rimase come paralizzato. Non si aspettava una reazione del genere.

Il carcarodon lo lasciò andare con un gesto brusco, voltandogli le spalle. «E ora muoviti, abbiamo altri tre superstiti da trovare.»

Il ragazzo rimase imbambolato e osservò in silenzio il carcarodon che dava un ordine al suo cane biomeccanico. Quello abbaiò e questa volta si trasformò in una comunissima utilitaria perfetta per non dare nell’occhio.

Prometheus salì sul posto del guidatore e Trickster si mise di fianco a lui. «Scusa, non volevo sembrare presuntuoso…»

Il veicolo si mise in moto e partì autonomamente.

«Lo so, ti conosco da molto tempo, però voglio che tu capisca che tutto questo non è solo una ficata. È vero che sei un semidio, questo però non ti rende invincibile, e i nemici che dovremo affrontare sono estremamente pericolosi, quindi dovrai fare molta attenzione.» Si infilò una mano nella giacca e da una tasca interna tirò fuori un ciondolo argenteo. Aveva la forma di un triangolo isoscele ed era legato ad una sottile catenella. «Considerando che hai già di tuo dei poteri fuori dal comune, non ne avrai bisogno per eseguire incantesimi, però con questo potrai richiamare le attrezzature dell’organizzazione che non sono andate distrutte, inoltre potremo metterci in contatto da qualsiasi distanza.»

Trickster lo prese e se lo mise al collo facendo attenzione che non si ingarbugliasse con le cuffie per la musica. Non fece a tempo a infilarselo sotto la maglietta che il suo corpo venne come scosso da un tremito che lo lasciò intontito per alcuni istanti.

«Bene, vedo che sei tornato al tuo aspetto normale.» constatò Prometheus lanciandogli un’occhiata.

Il ragazzo ruotò lo specchietto retrovisore e osservò la sua immagine riflessa. A grandi linee era rimasto lo stesso di prima, però il naso non era più schiacciato come quello dei myketis, gli occhi avevano assunto una sfumatura blu su sclere bianche, la carnagione aveva perso ogni traccia di verde e le orecchie erano diventate un po’ a punta. Tutto sommato gli piaceva quel nuovo aspetto, e parecchio anche. Le sopracciglia erano nette ed espressive, le linee del volto erano eleganti e ben proporzionate, con un naso abbastanza piccolo che non stonava affatto. «Cavolo, adesso sì che sono un figo… Ehi Pro, ti ringrazio. Sai, ero sicuro che quella non poteva essere la mia vita vera, era troppo monotona, troppo tranquilla… Sono davvero felice che tu sia venuto fin qui a riprendermi!»

«Non chiamarmi Pro.» lo sgridò il carcarodon «E comunque ho cominciato da te proprio perché ero sicuro che avresti accettato senza fare tante storie. Ma con gli altri tre non sarà così facile. E, come ti ho già detto, dobbiamo pensare di avere i lupi mannari di Midnight già alle costole, o potremmo avere delle brutte sorprese.» Gli lanciò uno sguardo significativo. «Ti senti pronto?»

Ogni traccia infantile abbandonò l’espressione del giovane semidio. «Sono pronto.»


[5] La sigla d.s. indica la datazione spaziale (detta anche datazione standard). L’anno spaziale ha una durata di circa 1,12 anni terrestri e si divide in 10 mesi chiamati “deche”.
Le età vengono comunque indicate secondo la durata dell’anno terrestre.

[6] Specie originale di TNCS. Il suo nome deriva da miceti (in greco antico mykes), ossia funghi.

[7] Le valkyrje sono divinità minori della mitologia norrena.

   
 
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