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Autore: LaViaggiatrice    31/08/2017    4 recensioni
Dalla morte del padre, Bree ha capito che il vento gira contro di lei. Così ha fatto i bagagli e se ne è andata di casa, trovando rifugio a Dale, Canada, la città Natale di suo padre, dove ci sono tutti i suoi amici. Ma non sono tutte rose e fiori; non appena andrà nella nuova scuola dovrà confrontarsi con ragazzi spocchiosi, bulli di prima categoria e gente che non ha voglia di fare altro che non sia festeggiare. Fortuna che avrà dalla sua degli amici che le vogliono bene. Riuscirà a costruirsi una nuova vita? O i fantasmi del passato le si riproponeranno?
Spero di avervi incuriositi ;P
Genere: Commedia, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Compagnia di Thorin Scudodiquercia, Legolas, Nuovo personaggio, Tauriel
Note: AU | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Quel giorno, Bofur diede a Bree il permesso di uscire prima per vedere sua madre. Così, a mezzogiorno, la ragazza si trovava in stazione ad aspettare il treno. Era agitata; l’ultima volta che si erano viste avevano litigato ferocemente. La individuò subito; era l’unica ad essere scesa a quella fermata. Aveva 42 anni, capelli castani mossi e occhi verdi. Il suo fisico snello era fasciato da dei jeans chiari e da una maglietta bianca. Le andò incontro, e restarono a guardarsi per qualche momento, poi sua madre sorrise
- Ciao Bree. Sono… sono contenta di vedere che stai bene.- disse andandole incontro e abbracciandola.
La ragazza rimase un attimo rigida come un tronco, poi si sciolse e ricambiò l’abbraccio. Quando sua madre si staccò, notò che aveva un livido viola sullo zigomo.
– Cosa ti è successo?- chiese rabbiosa.
La donna fece un sorriso nervoso e scrollò le spalle – Oh, ho sbattuto contro uno spigolo.-.
Bree incrociò le braccia – Magari lo spigolo di un pugno?- chiese con voce alterata.
- Ti sbagli, non…-
- Cosa credi, che non sappia riconoscere una botta causata da qualcuno? Con tutte le volte in cui ho fatto a pugni?- sbottò.
Lei sospirò – L’ho fatto arrabbiare. È anche per questo che sono venuta da te.- confessò rigirandosi una ciocca di capelli tra le dita.
La figlia alzò gli occhi al cielo – E allora liberatene!-.
- Non è così semplice… Comunque, non sono venuta qua per discutere di lui. Tieni.- disse porgendole un album.
Bree lo carezzò dolcemente e sentì gli occhi farsi lucidi. Lo mise nella borsa di stoffa con il lupo che portava a tracolla
– Lo guardo dopo a casa.- disse ricacciando indietro le lacrime – Intanto vuoi mangiare qualcosa?-.
La donna annuì sorridendo – Si, grazie. Bofur ha ancora quel locale?-
- Si. È lì che ho trovato lavoro.- raccontò incamminandosi verso il centro della città.
- Davvero? Cosa fai?-
- La cameriera.-
Quando arrivarono alla piazza, sua madre si fermò a contemplarla.
- Non è cambiata di una virgola.- mormorò sorpresa.
Le sembrava di essere tornata una ragazza di 25 anni, e si aspettava che da un momento all’altro spuntasse un ragazzo con i capelli rossi che sorridendo le prendesse la mano e le sussurrasse all’orecchio – Forza, voglio portarti un posto speciale.-.
Bree si accorse che sua madre era rimasta immobile e le prese una mano – Mamma?-
Lei si riscosse dal suo sogno ad occhi aperti – Scusa, ero immersa nei miei pensieri.- disse sorridendo triste. La ragazza annuì – Andiamo?-.
Attraversarono la piazza, finché la donna si fermò davanti alla fontana e si accucciò cercando qualcosa. Bree la guardò accigliata – Cosa stai facendo?-.
Lei mugugnò qualcosa, poi emise un verso di trionfo e si rialzò in piedi tirando giù la figlia e indicandole un’incisione:

Robin&Ingrid
Forever

Bree sorrise commossa, mentre sua madre si asciugava una lacrima. Poi quest'ultima si rialzò spolverandosi i pantaloni – Ho fame.- concluse facendo finta di niente.
Non appena entrarono, notarono Bilbo con suo nipote e un altro bambino con dei folti ricci biondo scuro e occhi nocciola che giocavano insieme. Il libraio guardò sorpreso la donna – Ingrid! Quanto tempo!- esclamò alzandosi e andando ad abbracciarla. Lei sorrise – Bilbo!-.
- Ingrid??- fece una voce da sotto il bancone.
La donna non poté trattenere una risata quando Bofur si alzò in piedi e andò a sbattere sul bancone, per poi sbottare – Ancora?!-.
- Bofur! Quanto tempo!- esclamò contenta abbracciandolo. I due bambini la guardarono stupiti; Frodo rimase a fissarla, mentre l’altro bambino si nascose dietro di lui.
Ingrid guardò stupita Bilbo – Non dirmi che sono figli tuoi!-.
Lui fece una faccia scandalizzata – Miei? Ho cinquant’anni suonati, figurati! E poi manca la materia prima. Lui è Frodo, ed è un mio lontano parente. I suoi genitori sono affogati quando era piccolo. È cresciuto un po’ con i suoi parenti Took, ma alla fine l’ho adottato io. Lui invece.- disse indicando il biondo – è Samvise Gamgee, il figlio del mio giardiniere, chiamato da tutti Sam.-.
La donna ridacchiò – Scommetto che ai Sackville-Baggins è uscito il fumo dal naso e dalle orecchie quando l’hai adottato.-.
Bilbo fece un sorriso da mascalzone che poco si addiceva all’uomo posato e riflessivo che sembrava – Oh, non puoi immaginare quanto. Adesso però dobbiamo andare, altrimenti il buon vecchio Ham penserà che ho portato suo figlio con me in una delle mie pazzie.- disse facendo l’occhiolino alla donna. Lei rise e lo salutò.
In quel momento, Bombur si affacciò dalla cucina per vedere chi era arrivato, e rimase basito. Ingrid allargò le braccia – Bombur!- esclamò abbracciandolo.
Dalla morte di suo padre, Bree non aveva mai visto sua madre così felice.
L’omone la stritolò – Ingrid! Quanto tempo!-
- Già!- fece lei staccandosi.
Si avvicinò con fare cospiratorio
- Fai ancora la torta al triplo cioccolato?- chiese lei con un sorriso da bambina.
Il cuoco rise – Certo! Se vuoi ne ho un po’.-.
La donna si illuminò – Davvero?-.
Lui scomparve in cucina e ne uscì con una fetta di torta enorme.
- Quanto ti devo?- Bofur fece un gesto si noncuranza
- Offre la casa.-
Bree incrociò le braccia – Certo, e poi lo detraete dal mio stipendio.- commentò.
I presenti scoppiarono a ridere, ma furono interrotti dal rombo di una moto. Dwalin entrò nel locale e guardò la donna troppo sorpreso per dire alcunché
- Ingrid?-
Lei si girò a guardarlo e sbattè le palpebre per assicurarsi di vedere proprio ciò che vedeva.
Poi il motociclista fece una risata e le andò incontro. Mentre si abbracciavano, Bofur spiegò – Dwalin è il miglior amico di tua madre.-.
Bree li guardò stupita – Davvero?-.
- Cosa ci fai qui?- chiese intanto il nuovo arrivato.
- Dovevo portare una cosa a mia figlia. E ne ho approfittato.- spiegò.
- Hey, signor Dwalin, ha scordato…- Kili entrò in negoziò e guardò stupito la donna.
Lei lo squadrò da capo a piedi – Ciao. Penso di non averti mai visto.-.
Il ragazzo sorrise – Non ne dubito. Sono Kili, il nipote di Thorin.-.
Al sentire quel nome, la donna arrossì senza un perché. Dwalin ordinò una birra e la trangugiò d’un fiato, quindi diede una pacca sulla spalla ad Ingrid e si dileguò più in fretta che poteva. In quel momento entrò anche Fili, che osservò i presenti con le sopracciglia leggermente aggrottate. Kili si girò a guardarlo e mimò qualcosa con la bocca che non riuscirono a comprendere. Improvvisamente il viso di Fili si illuminò
- Aah, ok.-.
- Fili! Kili!- esclamò una voce da fuori.
Il cuore di Ingrid perse un battito. Avrebbe riconosciuto quella voce tra mille. Thorin apparve sulla porta, e quando i suoi occhi si posarono sulla donna rimase basito. Lei fece un timido cenno di saluto.
Nel frattempo, Fili e Kili si erano avvicinati a Bree
– Non trovi anche tu che tutto ciò sia piuttosto sospetto?- sussurrò Kili.
Lei annuì – Indubbiamente.- mormorò.
Fili aggrottò le sopracciglia – Dobbiamo andare a fondo di questa storia.- bisbigliò agli altri due, che annuirono.
Thorin e Ingrid si erano guardati senza dire nulla, e tutti nel locale erano in attesa di ciò che sarebbe successo.
- Cri… cri…- disse piano Kili.
Se un’occhiata avesse potuto uccidere, Kili sarebbe stato incenerito dallo sguardo di Thorin. Fili si batté una mano sulla fronte, mentre Bree tratteneva a stento una risata. Ingrid fece un respiro profondo, accorgendosi che aveva trattenuto il fiato tutto quel tempo.
- Ciao Thorin.- disse cercando di nascondere il tremolio alla voce.
Lui fece un cenno col capo – Ciao Ingrid.-. Poi aggrottò le sopracciglia.
- Cos’hai sulla guancia?- chiese avvicinandosi a lei.
La donna fece un passo indietro – Niente. Ho sbattuto contro uno spigolo.- rispose.
Lui fece un verso di scherno – Ma davvero.-.
Lei incrociò le braccia – Già. Proprio così.-.
Fili, Kili e Bree si erano seduti su un tavolo e avevano ordinato rispettivamente una birra, un gingerino e un’acqua e menta, e le sorseggiavano osservando i due che si fronteggiavano.
Thorin alzò un sopracciglio, ma visto che la donna rimaneva stoicamente ferma al suo posto senza emettere un fiato emise un sospiro esasperato e ordinò una birra, ignorando la donna, mentre si massaggiava la radice del naso con le dita.
Ingrid invece si voltò verso Bree, e si accorse con stupore che era in mezzo ai nipoti di Thorin, e la guardavano come per dire “Beh? Cosa c’è?”.
- Noi… togliamo il disturbo.- disse Fili prendendo per un braccio suo fratello e andando in direzione di Thorin. Ingrid si sedette vicino alla figlia, che la guardava incuriosita.
Fece un sospiro e spiegò
- Thorin era il mio fidanzato prima di tuo padre.-.
A Bree andò di traverso l’acqua e menta.
Quando scampò dal pericolo di soffocare la guardò con un’espressione sconvolta
- Che??-
Sua madre alzò gli occhi al cielo - Invece che fare lo stoccafisso aiutami a mettere il correttore.- brontolò tirando fuori il contenitore e spalmandoselo uniformemente sul viso coprendo anche il livido.
Dall’altra parte del locale, Fili e Kili guardavano Thorin, che non staccava gli occhi dalla sua birra, trovandola improvvisamente molto interessante. Alla fine cedette
- Ingrid era la mia fidanzata quando avevo 25 anni.-.
I due fratelli si guardarono per un attimo stupiti
- Quindi, stai dicendo che anche tu sei stato giovane?- chiese sorpreso Kili.
Thorin appoggiò la fronte sulle braccia incrociate sopra al tavolo.
- Si Kili, sono stato giovane anche io.- spiegò come se stesse parlando a un ritardato. Il che non era del tutto errato.
Il moro si mise le mani sulle guance con una faccia esageratamente sorpresa
- Oh mio dio!-.
- Sai lo sospettavo. Non che fossi stato giovane, ma che foste stati insieme.- precisò Fili.
Suo zio alzò un sopracciglio – Perché?-
- Beh, bastava vedere come hai reagito quando Bree l’ha nominata.-.
In quel momento, quest’ultima e sua madre si alzarono per uscire. I ragazzi salutarono la rossa, mentre Ingrid e Thorin si scambiavano un’occhiataccia.
Una volta usciti dal locale, incrociarono Thranduil. Guardò sorpreso la donna, poi fece un cenno del capo – Che piacere rivederti, Ingrid.-
- Thranduil. Quanto tempo.- rispose lei sorridendo.
- Che ci fai qua se posso chiedere?-
- Rivedere mia figlia, e allontanarmi per un po’ da New York. Non avevi un figlio?-
- Si, ma è a fare un pic-nic insieme a Tauriel, la sua amica.-.
Bree lo guardò stupita – Cosa?-
Thranduil si girò a guardarla – Perché?-
La ragazza scosse la testa – Oh, niente.- rispose.
- Beh, è stato un piacere rivederti cara, ma ora devo proprio scappare.- concluse allontanandosi.
Ingrid si voltò verso sua figlia – Cosa c’è?-
- Niente è che… Sai chi è Tauriel, no? Ecco, a quanto ne so sta insieme a Kili. Perché allora è uscita con Legolas?-
La donna alzò un sopracciglio – Anche io quando stavo insieme a tuo padre uscivo con i miei amici. E poi quei due sono come fratelli.-
- Da sola? Con un altro ragazzo? Ne dubito. Altrimenti papà gli avrebbe spaccato la faccia.- disse lei perplessa.
Ingrid fece spallucce – In ogni caso non sono affari nostri.- La rossa sospirò – Se lo dici tu.-

Fecero un giro della città, e ad un certo punto quasi si scontrarono con un uomo. Era anziano e piuttosto alto, e indossava una maglia e dei pantaloni grigi. I capelli e la barba erano dello stesso colore, mentre gli occhi erano azzurro intenso. Insieme a lui c’era un altro uomo poco più basso, ma più vecchio; i capelli e la barba erano candidi, e gli occhi erano castani. Vestiva con dei pantaloni marroni e una maglia nera. Quando videro la donna si interruppero e sorrisero
- Ingrid!- esclamò il più vecchio
- Balin! Gandalf! Ma… è una mia impressione, o in 17 anni siete sempre uguali?- fece sorpresa.
Gandalf rise – Oh, non sembrerà, ma siamo invecchiati, e parecchio anche. Chi è la ragazza insieme a te?- chiese poi spostando l’attenzione sulla rossa.
- Lei è mia figlia, è… venuta qua ieri mattina.-.
Balin la osservò attentamente – Oh, sei la ragazza che ha pestato Bolg! Mio fratello mi ha raccontato di te.-
- Suo fratello?- chiese Bree
- Bolg?- esclamò Ingrid impallidendo.
- Si, mio fratello, Dwalin.- spiegò con un sorriso bonario.
- Dwalin è suo fratello? Non si direbbe, sa?-
- Bolg?!-
Balin sospirò – Eh, già, non ci somigliamo molto.-
- BOLG?!-.
Bree fece una risatina nervosa
- Ehm… si.-.
La donna si nascose il viso tra le mani - Oh, Bree, perché?-.
La ragazza alzò gli occhi al cielo – Si chiama legittima difesa.-.
Ingrid sospirò e cercò di calmarsi – Ormai ciò che è fatto è fatto.- concluse.
Tornò a rivolgersi ai due – Lavorate ancora?-
Loro annuirono. Ingrid si voltò verso la figlia
- Gandalf è il preside della scuola di Dale, mentre Balin insegna storia e letteratura.- spiegò.
Il primo sorrise alla ragazza – Ho visto che ti sei iscritta a scuola.-
Lei annuì – Già.-
- Spero ti ci troverai bene. Bene, adesso dobbiamo andare. Ciao ragazze! È stato un piacere rivederti Ingrid.- concluse con un sorriso.
Balin e Gandalf si allontanarono. Bree invece si stiracchiò - Che ne dici di andare a casa?-
- Casa… di tuo padre?-
- Si, ovvio.-
- Oh… D’accordo.-.

Fecero il percorso a ritroso e quando furono in piazza si diressero in una delle vie laterali che conduceva a casa di Bree. Non appena furono davanti, Ingrid rimase ferma a guardarla con gli occhi velati. La figlia le prese una mano facendole coraggio ed entrarono insieme.
Si spaparanzarono in divano e iniziarono a sfogliare l’album.
Nella prima foto, una piccola Bree di 4 anni era seduta su un’altalena e sfoggiava un sorriso a trentadue denti. A fianco a lei c’era un uomo con i capelli rossi e gli occhi nocciola. Sorrideva, una mano dietro alla bambina in un gesto protettivo, l’altra a salutare la fotocamera.
C’erano parecchie foto come quella, poi ne trovarono una che le fece sbellicare dalle risate: Bree a 6 anni in braccio a Bofur con in testa il suo cappello, che le copriva mezza faccia, mentre quest’ultimo la guardava divertito.
Dopo le foto della famiglia, trovarono delle foto più vecchie; in una c’erano tre ragazzi seduti sulla fontana. Il primo era Thorin; i capelli erano già lunghi, e aveva una rada barbetta ispida simile a quella di Kili. Aveva un braccio sulle spalle di Robin, che aveva alzato i pollici e sorrideva. Era identico a Bree, solo che era un maschio. L’ultimo era Dwalin, che aveva anche lui un braccio attorno alle spalle di Robin. L’altro invece era chiuso a pugno, come per dire “Fagli qualcosa e ti spacco la faccia”.
Bree sorrise tra se, e girò la pagina. Quando vide la prossima foto, Ingrid arrossì come un peperone; erano tutti seduti su una panchina, e lei stava in braccio a Thorin, il quale l’abbracciava e la osservava teneramente. Suo padre stava ridendo, e Dwalin ghignava divertito. “Questa devo farla vedere a Fili e Kili.” Pensò la ragazza con un ghigno molto simile a quello di Dwalin.
In quella dopo, c’era sua madre in groppa a Thorin, il mento appoggiato alla sua spalla. Ce n’erano molte riguardanti suo padre e i suoi amici a Dale, inclusa sua madre. Quando finì l’album si girò verso quest'ultima
- Tu non sei originaria di Dale, giusto? E allora come mai ti trovavi lì?-
La donna si grattò la nuca imbarazzata – Beh, ecco, è un po’ complicato da spiegare.-.
Bree appoggiò la faccia sui pugni chiusi – Provaci.-
- I miei genitori mi avevano praticamente obbligata ad andare all’università, ma io non volevo. Così ho fatto le valige e ho preso il primo treno che capitava. Quando è arrivato qui sono scesa, e ho incontrato Robin. Ci siamo messi a parlare, mi ha chiesto cosa ci facevo lì, e alla fine mi ha offerto di dormire a casa sua. Il giorno dopo ho conosciuto tutti gli altri e ho deciso di rimanere lì.-
- Sei scappata di casa anche tu quindi.- osservò Bree.
Sua madre alzò un sopracciglio – Io ero maggiorenne, tu no.- la rimbeccò.
La ragazza si alzò in piedi – Beh? Vuoi riportarmi indietro a vivere con quello stronzo? Vuoi che torni a New York? Sai quanto odio quella città! Non è mai stata il mio posto! È questo il mio posto!- esclamò.
Ingrid la imitò – No, non voglio farti tornare a New York, tu che almeno puoi stare lontana da lui. Cosa credi, che sia facile sapere che tua figlia, l’unica parte della tua famiglia ancora viva, è a chilometri di distanza a causa tua?-.
Bree si risedette prendendosi la testa tra le mani – È tutta colpa sua.- mormorò.
Poi tornò a guardarla – Raccontami di te e Thorin.- disse con un sorrisino divertito.
Lei alzò gli occhi al cielo – Va bene,- mormorò risedendosi.
- Poco tempo dopo che ero arrivata in città, feci la conoscenza dei ragazzi della mia generazione. Anche se Robin era quello cui ero più legata, mi innamorai di Thorin. Inizialmente andava tutto bene tra di noi. Lui era un ragazzo fantastico, ma prendeva la nostra storia troppo alla leggera. Un giorno lo sorpresi a baciare un’altra ragazza. Litigammo, lui cercò di farsi perdonare, ma non volli sentir ragioni. Corsi a casa a piangere, finché non sentii bussare alla porta. Quando aprii vidi tuo padre, che senza dire niente mi abbracciò e stette ad ascoltarmi. Disse che Thorin aveva raccontato ciò che era successo e che era venuto da me perché era certo che avessi bisogno di una spalla su cui piangere. Poco dopo, Thorin partì insieme a suo padre, che volevo insegnargli a essere un uomo da affari. Così sparì per quasi due anni. Nel frattempo solo tuo padre mi era rimasto accanto; Dwalin si era preso un anno sabbatico, e lo passava girando l’America con la moto ma ogni tanto ci mandava qualche lettera. Così mi innamorai di tuo padre. Era molto diverso da Thorin; era più dolce e protettivo, anche se un po’ apprensivo. Thorin non mi contattò mai. Non ci provò nemmeno a risistemare le cose. Quando tornò trovò me e tuo padre in procinto di sposarci. Si infuriò e litigò violentemente con Robin, dicendo che aveva approfittato della sua assenza per rubarmi a lui. Dwalin cercò di calmarli, il che è insolito, perché solitamente è lui quello che deve essere calmato, ma finì solo per essere trascinato in mezzo alla discussione. Se ne andò dicendo che non avrebbe più voluto vederci e così fu. Io e tuo padre ci trasferimmo a New York, dove lui aveva trovato un lavoro che potesse mandare avanti la nostra famiglia. E poi nascesti tu. Il resto penso tu lo conosca. Tutte le volte che tornammo a Dale non incontrammo mai Thorin, o i suoi fratelli, o i suoi genitori. Solo dopo molti anni venimmo a sapere di ciò che era successo; un uomo aveva dato fuoco ai possedimenti della sua famiglia e rubato loro tutto ciò che avevano. Thorin aveva lottato a lungo contro di lui, e alla fine fu incarcerato. .-. Bree rimase di stucco. E non era l’unica.

***

Dall’altra parte della città, in una casa simile a quella di Bree, Thorin era seduto in divano, accerchiato da Fili e Kili, che aspettavano di sentire la storia.
Alla fine lui trasse un sospiro profondo e cominciò – All’inizio, era tutto perfetto. Lei era meravigliosa, ma io ero giovane e prendevo il nostro amore troppo alla leggera. Non so perché, forse perché Ingrid mi stava allontanando, ma un giorno mi invaghii di una ragazza. Ingrid ci sorprese a baciarci, e si arrabbiò. Tentai di farmi perdonare, ma invano. Scappò a casa sua, e non le andai dietro. Non ebbi più occasione di sentirla, perché mio padre mi trascinò letteralmente in giro per l’America per i due anni seguenti, insegnandomi a essere un bravo uomo d’affari. Avrei voluto scriverle, ma sapevo che non avrebbe letto le mie lettere. E quando tornai… Stava per sposarsi con Robin. Non ci vidi più; litigai ferocemente con lui, tirammo in mezzo pure Dwalin che cercava di calmarci. E poi, la ciliegina sulla torta; Smaug. Conoscete la storia; diede fuoco alle nostre case e ci rubò tutto. Fummo costretti a fuggire, ma dopo dieci anni tornammo e scacciammo quel mostro, riprendendoci ciò che aveva rubato. E questo è tutto.- concluse guardando i nipoti. Kili era rimasto senza parole, Fili invece aveva alzato un sopracciglio
- Zio?-
- Mmh?-
- Posso dirti una cosa?-
- Certo.-
- Sei stato veramente un coglione.-.
Kili lo guardò inorridito
- Fili! Ma sei impazzito?-
- No, Kili, tuo fratello ha ragione.- mormorò Thorin passandosi una mano tra i capelli. Il biondo gli si sedette vicino e posò una mano sulla sua spalla – Tu la ami ancora, vero?-.
- Si. Non ho mai smesso di farlo.-.

***

Il pomeriggio rimasero in casa a guardarsi episodi su episodi di Gilmore Girls, anche perché era scoppiato un temporale coi fiocchi. In quel momento il telefilm era in pausa, perché sua madre era in bagno, e Bree era alla finestra ad osservarlo, come aveva sempre fatto quando era piccola insieme a suo padre, che le raccontava spesso delle leggende sui temporali: – La maggior parte dei temporali non sono altro che le battaglie tra giganti di pietra, che cercano di distruggersi a vicenda.-. Allora lei chiedeva – E tu hai mai visto una di queste battaglie?-. Lui scuoteva la testa - No, e spero di non vederne mai! Sai se ti arriva un masso in testa, o ti ritrovi improvvisamente su uno di loro?- chiedeva gravemente.
In quel momento sua madre tornò – Devo andare, il prossimo treno per New York passa stasera e se non mi faccio trovare a casa per cena, lui darà di matto.- disse sospirando.
Bree alzò gli occhi al cielo – Ma mandalo a cagare.- bofonchiò, sentendo svanire la spensieratezza che le aveva messo il temporale.
Ingrid scosse la testa – Lasciamo perdere. Mi accompagni?-.

Poco dopo si ritrovarono in stazione, e non appena il treno arrivò madre e figlia si abbracciarono. Poi la donna si staccò e le sorrise – Mi raccomando, comportati bene. Se ti serve qualcosa chiamami. Ho concluso i moduli; d’ora in avanti, sarai affidata a Bofur.-.
Bree annuì – D’accordo. Ciao mamma.- disse stringendola nuovamente, sentendo una lacrima rigarle una guancia. Fortunatamente, la donna non se ne accorse perché era mescolata alle gocce di pioggia. Non appena ripartì, Bree la salutò con la mano, e quando si affacciò per salutarla un’ultima volta gridò
– Porta i miei saluti a Smaug! E mandalo a fare in culo!-.
Un sorriso divertito si allargò sul volto di sua madre – Lo farò! Magari però non glielo dirò in faccia!-. E scomparve alla vista, lasciando Bree sola sotto la pioggia.

*Angolo Autrice* Visto che ho aggiornato in tempo record? Mi merito come minimo un applauso. Passando alla storia: tantantaaaaaan e abbiamo scoperto di più sia sul passato di Thorin e Ingrid, sia l'identità del moroso di quest'ultima. Chi l'avrebbe mai detto? Spero il capitolo vi sia piaciuto, fatemi sapere! Ringrazio come sempre tutti quelli che seguono la mia storia e chi l'ha messa tra le preferite! Alla prossima! E, da settembre potrei non essere più molto puntuale perché ricomincio la scuola :''(( Ma non abbandonerò Bree e tutti gli altri, ve lo prometto! Bacioni a tutti!
   
 
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