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Autore: jarmione    14/06/2018    1 recensioni
Michael ed Amy vengono mandati a Dallas per fare delle indagini e con la scusa di farsi una "mezza vacanza".
Nonostante le difficoltà iniziali, per i nostri protagonisti sarà anche l'occasione per conoscersi meglio.
Ma c'è qualcosa che non va a Dallas e la "mezza vacanza" rischia di tramutarsi in una tragedia.
Riuscirà Michael a concludere le indagini senza perdite?
Genere: Azione, Fluff, Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: AU, Cross-over, OOC | Avvertimenti: nessuno
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- Questa storia fa parte della serie 'Knight family '
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Ok ok lo so, faccio proprio schifo…scrivo, scrivo e riscrivo ma non riesco a concentrarmi solo su una cosa e finirla.
Sto cercando di migliorare ma…vi giuro è molto difficile…
Dedico questo nuova storia ad Evelyn80 che so essere amante della serie di Supercar (nonché di Michael…vero cara? Eheheh)
Buona lettura a tutti
 
Amy se ne stava seduta in un angolo del garage e attendeva il ritorno del camion della Fondazione, che trasportava KITT con un danno ai circuiti dovuto ad un volo di circa due metri.
Sbuffava e tamburellava con le dita su una latta di olio motore.
Quando, finalmente, la porta del garage si aprì e KITT fece il suo ingresso, si alzò e gli andò incontro sbuffando.
“Non voglio nemmeno sapere che diamine avete combinato” disse rivolta anche a suo padre “ma è già la quarta volta questo mese che i circuiti di KITT saltano e comincio a credere che lo facciate apposta”
“Lo penso anche io”
“Grazie KITT” commentò Michael, scendendo dall’auto “è bello sapere che il tuo migliore amico si allea con tua figlia e ti si rivolta contro”
Amy incrociò le braccia e lo fissò seria, tanto che a Michael venne un colpo.
“Hai le stesse espressioni di tua madre”
“Ringrazia che sei mio padre e non posso prenderti a chiavi inglesi in testa” non aggiunse altro e, con un altro sbuffo molto sonoro, andò a recuperare il materiale necessario per riparare KITT.
“Posso farlo io”
“Tu non hai le braccia e sei programmato per proteggere la vita umana” puntualizzò Michael, dando qualche colpo sul tetto “ci vediamo dopo”
“A dopo”
Michael uscì dal garage superando un Amy infuriata a cui, comunque, ammiccò con un sorriso facendola quasi cedere.
Salì ai piani alti, facendo le scale due a due, raggiungendo l’ufficio di Devon.
Lo udì parlare con qualcuno, così attese con pazienza il suo turno.
Quando la conversazione finì, alzò il braccio per bussare ma…
“Entra Michael”
Michael sgranò gli occhi ed entrò “Come…”
“…Faccio a sapere che eri tu?” concluse la domanda per lui “semplice, ho sentito i tuoi passi sulle scale e poi…” indicò il telefono “Amy mi avvertito che stavi salendo”
Michael alzò gli occhi al cielo “Come va Devon?”
“Non cambiare discorso, Michael” Devon divenne serio “hai di nuovo mandato in confusione i circuiti di KITT!”
“Solo il radar”
“Lo sai che senza il radar diventa difficile localizzarti se ti trovi in pericolo”
“Ma non è successo niente come puoi vedere” allargò le braccia e fece un giro su se stesso “sono qui, davanti a te e sto bene”
Devon sospirò e si portò una mano alla testa
“Spero che Amy ci metta poco a riparare KITT”
“Di solito venti minuti”
“Beh prega che sia così” concluse Devon, facendo un altro sospiro “adesso va, ho una cosa da fare”
Michael rimase sbalordito.
Devon sembrava preoccupato.
“Tutto bene?”
“Si…si tutto bene, devo fare una telefonata, ti raggiungo dopo” rispose facendogli cenno con la mano di uscire.
Michael non disse nulla e se ne andò, tornando da Amy in garage.
La trovò all’interno della macchina che maneggiava con un cacciavite e parlava con KITT.
Conversavano…di loro.
Si tenne in disparte, sperando che lei non lo vedesse.
Sapeva che KITT lo aveva percepito e ringraziò che ebbe la decenza di non dirlo alla ragazza.
“E’ sempre stato così?” chiese Amy a KITT
“Questo è niente” la tranquillizzò lui “una volta sono rimasto sciolto nell’acido, ma non fu colpa sua”
“Meno male, o non lo avrei perdonato” avvitò qualcosa e poi chiuse lo sportello che conteneva i cavi del radar di KITT “non voglio che ti accada qualcosa di brutto, ti voglio troppo bene per perderti”
Fece per uscire ma KITT chiese “Perché mi vuoi bene?”
Amy rimase stupita da quella domanda.
Rimase seduta e guardò il cruscotto
“Perché sei mio amico” rispose “perché la mamma mi ha sempre parlato di te e…”
“E…?” la incalzò KITT
“E perché se non ci fossi stato tu, mio padre non avrebbe avuto alcun amico”
Michael ebbe un tuffo al cuore e dovette deglutire per riprendere a respirare.
“Io la penso diversamente” disse KITT “tuo padre ha degli amici”
“Te e lo zio Devon” precisò Amy “altrimenti la maggior parte delle volte sono persone che vogliono farlo fuori”
“Pochi amici sono meglio di molti” le ricordò KITT
“Hai ragione” uscì dall’auto e chiuse la portiera “a volte…penso di non essere abbastanza…di non essere all’altezza della situazione e…nemmeno all’altezza per lui”
Michael distolse lo sguardo e si appoggiò alla parete.
“Ti vuole bene Amy”
“Si ma…come si fa a voler bene ad una persona che non si conosce a pieno?”
“Ho sentito dire che tra genitori e figli c’è un legame speciale e, anche se a volte non ci si vede per lungo tempo, quel legame sarà sempre duraturo”
“Stiamo insieme poco tempo” nel frattempo si pulì le mani su uno straccio “lui sa tutto di me, dice che assomiglio alla mamma e quindi se conosceva lei automaticamente conosce me, ma io di lui non so niente”
“Perché non glielo chiedi?”
“Oh certo” rise sarcasticamente “immagina che scena”
“Non ho modo di immaginare dal nulla” disse “ma se tu descrivi posso memorizzare”
“C’è ben poco da descrivere” mise via lo straccio e raggiunse il computer, dove registrò il lavoro fatto e rimise KITT in funzione.
Michael, che non era stato notato da Amy, sospirò e fece il suo ingresso.
“Ehilà ragazzi”
“Ciao Michael” lo salutò KITT “sono tornato come nuovo, Amy è un vero genio in meccanica”
“Oh non lo metto in dubbio” sorrise fiero Michael, avvicinandosi ad Amy “tutto bene?”
“Adesso che KITT è riparato sì”
“L’ho ridotto così male?”
“Tu come ti sentiresti dopo un volo di due metri?”
“Un metro e novantasette per l’esattezza”
Michael fece per rispondere ma venne interrotto dall’arrivo di Devon, che aveva cambiato espressione e sfoggiava un sorriso sfavillante.
Era proprio il tipo di sorriso che faceva preoccupare Michael.
Il suo pensiero venne messo in mostra da Amy
“Non mi piace quel sorriso” la ragazza si alzò e fece un passo indietro, mettendosi a fianco di Michael.
“Mi sento sollevato a sapere che avete così tanta fiducia in me” il tono era sarcastico “ero venuto solo per comunicarvi che potete prendervi una vacanza”
Michael ed Amy si guardarono, senza capire
“Una vacanza?” domandarono cercando di capire dove fosse l’inghippo
“Certo, una vacanza” rispose tranquillamente Devon “vi ho già prenotato una stanza nella città di Dallas!”
Ed ecco l’inghippo.
“Devon, una vacanza…” si intromise Michael, pronto a fargli capire che non erano due stupidi “significa che siamo io ed Amy a scegliere dove andare”
“Dipendesse da voi, vi ritroverei in California a mangiare gelato…” osservò Amy, che fece finta di niente “e a cercare di far colpo sulle donne” spostò lo sguardo su Michael
“Non ha tutti i torti”
“KITT…taci” lo ammonì Michael, senza smettere di guardare Devon
“Amy, mia cara…” Devon si rivolse a lei “ti consiglio di preparare qualche vestito pesante, non credo che le magliette senza maniche siano ideali laggiù”
“Ma a Dallas dovrebbe fare caldo in questo periodo”
“Fa come ti dico”
Amy sbuffò, sapeva di avere ben poco da discutere.
Avrebbero vinto sempre suo padre e suo zio.
“Vado zio Devon” e lo superò.
Il silenzio che seguì nei cinque secondi successivi all’uscita di Amy sembrava infinito e spettrale.
Michael aveva uno sguardo serio, come se volesse minacciare Devon di morte.
“Perché quello sguardo Michael?”
“Amy non è stupida e nemmeno io!” esclamò “perché ci stai mandando a Dallas?”
La faccia di Michael fece rabbrividire Devon che, nonostante fosse abituato alle sue uscite, non poté fare a meno di indietreggiare.
“Ci sono delle indagini in corso che nemmeno i ranger riescono a venirne a capo”
“E da quando i Texas ranger si rivolgono alla Fondazione?” Michael incrociò le braccia “sono abbastanza autonomi da cavarsela da soli”
“E’ proprio questo il punto” disse Devon “stavolta sono in difficoltà e serve il nostro aiuto” fece un pausa poi riprese “tu vai…fidati…”
“Ed Amy?” domandò Michael “è ancora minorenne e non me la sento di portarmela a dietro mentre indago”
“Può aiutarti con KITT” ed ecco spiegato il motivo per cui doveva partire anche lei “nel tempo libero, ne avrà parecchio, potrà visitare il museum of art, oppure l’Heritage Village”
Michael fece per ribattere ma Devon lo zittì “Così è deciso, Michael! Partirete domani mattina” detto questo se ne andò, lasciando Michael solo e in mezzo al garage.
“Tu ne sai qualcosa?” domandò rivolto a KITT
“No Michael” rispose KITT “ne vengo a conoscenza adesso come voi…detesto non sapere”
“A chi lo dici, amico…a chi lo dici”
  
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