
Walter, nel bel mezzo della lezione, alzò la mano e chiese al nostro eccentrico professore di matematica una definizione semplificata del concetto di infinito.
«Il concetto di infinito è inteso come ciò che non è compiuto, o come ciò che non ha limite», gli rispose.
Il mio compagno di banco, non essendo una cima, mise a dura prova "l'infinita” pazienza dell'insegnante con una sequela di domande.
Ad un tratto, quest'ultimo scoppiò in una risata isterica, inarcarcando la testa all'indietro e mostrando i denti ingialliti. Prese un gessetto bianco dalla lavagna e si abbassò, tracciando una linea continua sul pavimento.
Uscì dalla classe, proseguendo con quell'ente geometrico nel corridoio, arrivando persino all'esterno della scuola, sotto lo sguardo sbigottito del bidello che stava spazzando.
Noi studenti, colti dall'incredulità, ci affacciammo alla finestra, osservando il prof allontanarsi fino a diventare un punto minuscolo.
Da quel giorno nessuno lo vide più.


