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Autore: DanceLikeAnHippogriff    07/05/2020    2 recensioni
Era bella. Particolarmente bella. Ma non era il suo corpo che volevo. Io volevo lei.
Genere: Hurt/Comfort, Sentimentale, Triste | Stato: completa
Tipo di coppia: Yuri
Note: Lime | Avvertimenti: nessuno
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Note dell'autrice: Questo testo risale al periodo in cui ero molto intrigata all'idea di scrivere una storia sulla vita all'interno di un bordello. Piccolo spezzone per analizzare la mentalità di una delle protagoniste.

 

***

 

Era bella. Particolarmente bella. Una colonna di ebano circondata dal quel turbinio di colori che era il mercato. Se avevi le giuste conoscenze potevi permetterti merce di prima qualità; il mio socio e io le avevamo. "Vi costerà comunque cara, non ce ne sono di bellezze simili qui, è una chicca esotica." I soldi non sono un problema quando gestisci il traffico di puttane più florido della città. Così la comprai.

 

Era bella ed era mia. Scura come una notte senza stelle, ma i suoi occhi brillavano quanto bastava per rischiarare la mia.

I vestiti più elaborati, le sete più fini, i gioielli meglio cesellati dai mastri orafi della città. Tutto questo le avevo dato, aveva accettato senza fiatare. Non credo tu abbia scelta quando sei una puttana, fai quello che ti viene detto anche se dietro i tuoi occhi non puoi nascondere lo schifo che ti fa il mondo che riflettono ogni volta che li apri su questa vita. Ci sono stati dei momenti in cui avrei voluto chiederle cosa pensava, che cosa vedeva con quel mare in tempesta che erano le sue iridi, ma in questa città ognuno sa qual è il suo posto e il mio non era quello di chi elargisce compassione.

 

Era calda come il tè ed era mia. Seduta sulle mie cosce in un momento di debolezza che non mi potrò mai perdonare. Una mano che vagava tra i suoi capelli profumati, le dita che si perdevano tra le curve dei suoi riccioli, attorcigliandosi sempre di più, e la mia mente sprofondava in quel vortice senza voler davvero cercare la forza per risalire. Era vicina ed era immobile. Tesa come la corda di un sitar, pronta per essere suonata o per spezzarsi alla prima nota sbagliata. E allora decisi di riempire il silenzio e lo volli fare piano, sommessamente. Lo sentivo, il suo respiro, ed era tutto ciò che volevo, tutto quello che mi bastava e la mia testa iniziava a farsi leggera.

Lei non si mosse. Sapeva che non mi piaceva toccarla, sapeva che non voleva che venissi toccata a mia volta. La sua mente era a mille miglia da lì, da me, dalle mie mani e sapevo che non potevo portarla indietro, che non potevo avere quello che volevo e mi faceva impazzire, mi faceva impazzire, mi faceva IMPAZZIRE. E allora la feci finita e affondai nella notte. Con la disperazione dei vinti, di chi aveva già perso e quindi la doveva mordere la vita perché ormai potevo solo stringere e non importava se avrebbe fatto male.

 

O forse a lei importava. Magari era stato solo un riflesso. Ma un rantolo si trasformò in parole, sfuggite alle sue labbra. Le sue due stelle, le ho viste brillare; è troppo pretenzioso pensare che fossero per me?

 

"È in momenti come questi che mi ricordo di essere una puttana."

 

Sentivo il suo corpo che tremava o forse ero io a tremare, e il respiro affannato che sentivo era il mio.

 

"La tua puttana."

 

Eccola la mia notte senza stelle. Era tornata da me, anche se solo per un istante. E dovevo mordere e dovevo stringere per non lasciare che mi uscissero le parole, per tenerle dentro perché non era il suo corpo che volevo.

 

Era bella, calda come il tè, vicina e immobile, forse tremava ed era mia.

 

Ma non era il suo corpo che volevo. Io volevo lei.

  
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