
"Nessuna mascherina, nessun ingresso, nessuna uscita."
Così recitava l'insegna al neon sopra l'hotel. A caratterizzare quell'edificio, un agile drone volante di nome Nikita dalla robotica voce ammonitrice che ripeteva agli ospiti le stesse identiche parole nell'eventualità in cui fossero stati privi dei dispositivi di protezione in determinate aree interne.
A volte, per prevenzione, l'apparecchiaccio attivava un congegno di sicurezza che isolava i trasgressori, fino a quando non avessero indossato le stramaledette mascherine. In caso di assenza delle suddette, bisognava attendere qualcuno del personale per poterne riceverne almeno una.
Una sera, in seguito ad una rilassante sauna, mi trovavo sdraiato in posizione prona su una panca, con un asciugamano avvolto intorno alla vita. All'improvviso, un tizio grassoccio, arrivando di soppiatto, mi sgraffignò sia la mascherina - che in quel momento tenevo abbassata sotto al mento - sia il marsupio appeso sullo schienale di una sedia, contenente la carta d'identità, i soldi e le carte di credito. Seminudo, mi cimentai a rincorrere il ladro, certissimo di acciuffarlo in quanto non era proprio una scheggia. Purtroppo ebbe la meglio!
Il furfante, a pochi metri da me, oltrepassando una porta metallica, ne provocò la chiusura immediata.
In quel preciso istante, alle mie spalle, udii la solita e odiosa tiritera di Nikita: «Nessuna mascherina, nessun ingresso, nessuna uscita.»


