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Autore: warmdecember    13/10/2020    3 recensioni
Accompagnata da una tazza di tè, una poesia e una tristezza infinita cerco la forza per sopperire al dolore che ho dentro.
Non è mai facile fare i conti con se stessi.
Genere: Malinconico, Slice of life, Triste | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Una cosa che mi viene spontanea, in quest’ultimo periodo, è aprire il mio Mac e subito dopo Pages.
Come mio solito trovo confortante scrivere nero su bianco. E apro un nuovo documento.
Una pagina bianca, pulita.
Oggi invece, aprendo Pages, sono stata attirata da un altro colore. Affianco a quella pagina così pulita, dove sono solita vederci scritte le mie parole a sporcarla, a colorarla, ne ho vista una nera.
Completamente nera, vuota.
Ho cliccato su quella senza nemmeno pensarci.
Penso si adatti di più a ciò che provo adesso.
E così invece di imbrattare qualcosa di estremamente terso, sto tentando di riempire qualcosa di vuoto.
Forse con l’illusione di poter riempire allo stesso modo i vuoti che sento.
Piccoli ma fottutamente profondi.
Sono come delle voragini che si aprono ovunque su di me. Su vecchie cicatrici, su lembi di pelle che pizzicano al solo ricordo delle mani che li hanno toccati, dolci o dure che fossero.
Mi trovo qui, seduta alla mia scrivania, al freddo.
Guardo in basso in direzione dei miei piedi, senza calze perché non le ho mai sopportate, e noto le unghie un po’ violacee. Sì, fa davvero freddo oggi.
Ho preparato una tazza di tè, inconsciamente, prima di sedermi qui. Magari aiuterà.
E lo faccio ancora. Mi dilungo troppo, mi perdo tra le parole, tra i pensieri.
Non so mai in che modo tirare fuori ciò che provo o, semplicemente, non so da dove cominciare.
Penso e rimugino troppo.
Canzoni che ascolto, libri che leggo, film che guardo.
Non c’è nulla che io possa fare che riesca a distrarmi per un po’.
Così finisco per stare ore in compagnia di musica che nemmeno ascolto, di parole che inseguo con lo sguardo, che divoro ma non comprendo davvero, e di film che finiscono senza averli nemmeno visti iniziare.
Perché penso.
Sono lì, sospesa negli angoli astrusi della mia anima, sedotta da inquietudini e osservazioni che nemmeno io comprendo.
Resto così, per secondi, minuti o forse ore.
A volte ritorno alla realtà, che ha un sapore dolce amaro.
Ho perso molto tempo nella mia vita.
Non riesco a mantenere il passo con ciò che mi circonda, con ciò che scelgo, che intraprendo.
Non riesco a tenere in vita l’interesse. O meglio, quello c’è, è sempre presente.
Scegliere percorsi diversi, a volte difficili, fare passi avanti verso cose che non conosco non è mai stato un problema.
Lo faccio, sempre con quel pizzico di adrenalina che mi scorre dentro. E ne sono felice!
Ma quando comincio tutto rallenta. Mi sento inadatta. Inizio a chiedermi se ho fatto la scelta giusta, se credo davvero di esserne all’altezza, se concluderò qualcosa alla fine.
Tutto crolla.
E resto bloccata.
Non so cosa sia avere un motivo che ti spinge ad andare avanti, continuare qualcosa, portarla a termine. Può l’interesse verso qualcosa mantenerlo in vita? O vincerà sempre l’ansia, di sbagliare, di cadere, di non farcela nonostante gli forzi?
Perché quando mi interesso a qualcosa, a tal punto di immetterla in un modo o nell’altro sul mio cammino, mi faccio stroncare da tutte queste paure che ho dentro?
E davvero, non trovo motivi validi per continuare, non riesco.
Così inizio a perdermi, un giorno dopo l’altro.
E perdo il conto dei giorni ormai diventate settimane, mesi e anni.
E quando mi guardo indietro è sempre tardi.
Mi chiedo se potrò mai recuperare e, a volte, ci provo anche.
Mi rimbocco le maniche e tento, con tutte le forza, Posso farcela! mi dico, ma non ci credo davvero. Così passo giornate sui libri, impiego forza e tempo che avrei dovuto dedicargli nei mesi ormai andati. Ma alla fine resto comunque indietro, perché non riesco.
E così accumulo altro tempo perso.
Spreco la mia vita, di continuo.
Penso che sto facendo perdere tempo anche all’universo.
Ed è così per tutto attorno a me.
Credo di non meritarmi nulla.
Né degli amici, una famiglia, un amore, delle opportunità.
E sono stanca, tanto, troppo.

Porto nel cuore una bellissima poesia di un illustre poeta portoghese, Fernando Pessoa.

[…]
Non ci sarà una stanchezza
delle cose,
di tutte le cose,
come delle gambe o di un braccio?


Una stanchezza di esistere,
di essere,
solo di essere,
l’esser triste lume o un sorriso…
[…]


Mi chiedo se un giorno riuscirò a svegliarmi, a riprendermi da questo torpore.
Recuperare, per quanto possibile, il tempo perso.
Sentirmi stanca sì, ma soddisfatta.
Stanca ma con qualcosa portato a termine, obiettivi raggiunti e finalmente meritati.
Forse un giorno ci riuscirò a riempire questi vuoti, a cercare un senso a quest’inadeguatezza che porto addosso.
Riuscirò a sentirmi stanca per un motivo diverso da quello di vivere la mia vita, di essere me.
Di meritarmi l’affetto delle persone, perché non farò loro sprecare del tempo, sarò qualcosa di utile, qualcuno di cui essere orgogliosi.
Perché il mio sentirsi inadatta va oltre, non si ferma soltanto a ciò che non riesco a fare. Tocca anche i rapporti umani.
E mi sento incapace nel gestirli, non meritevole di amore, di rispetto, di nulla. Continuo ad essere intrappolata in relazioni forse già finite da un pezzo, solo per paura di affrontarne le conseguenze. Relazioni al loro tempo intrinseche di bellezza, amore, adesso non più.
Perché sono in grado di rovinare tutto, anche ciò che è bello.
Perché quando sto male, quando non mi sento capita, scappo. Non importa quanto amore io provi, scappo lontano.
In silenzio.
Tu mi vedi lì, affianco a te, ma non ci sono davvero.
Sono da qualche parte, chiusa nel mio dolore, in attesa che qualcuno venga a tirarmi fuori, perché non sono mai in grado di capire cosa stia succedendo.

E così sono qui, a scrivere queste parole, bianco su nero.
Io e la mia stanchezza di esistere, di essere, con i miei vuoti che anche oggi non sono riuscita a riempire. Perché ho capito che, forse, è una cosa impossibile, irreale.
Non a tutto c’è rimedio.
Alcune cose devono semplicemente continuare ad essere così come sono, e basta.
E allora se davvero un rimedio non c’è, mi cullerò nella speranza di crearlo da sola.
Cosicché i miei vuoti, le voragini che mi porto addosso, qualcuno un giorno li comprenda, senza giudicarli, senza pretendere troppo.
Spero di poterci attaccare sopra delle fotografie, delle poesie, delle canzoni, dei disegni. Qualcosa che deciderò di immortalare per sempre dentro di me, che incontrerò lungo questo continuo cammino.
Saranno sempre lì con me, ne ho preso piena consapevolezza, ma forse sigillarli con qualcosa di bello mi aiuterà a non osservarli con tanta tristezza, a trovare un modo per andare avanti.
Forse un giorno ti racconterò di più.

 

  
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