Una casa in rovina presa in ostaggio dal tempo. Una casa fantasma senza fantasmi. Una casa che una volta aveva un focolare domestico. Evocazione e suggestione, ecco cosa provo.
Io, soldato, per un addestramento, mi ritrovo ai Colli San Rizzo, dentro queste mure sbrecciate, con il tipico cammuffamento e imbracciando un fucile caricato a salve in attesa dei “nemici”.
Non sono da solo. Gioele, il mio commilitone, si diverte a provare varie suonerie del cellulare, non prendendo con serietà il compito assegnato. Gli chiedo di fare silenzio e di mostrare osservanza per questa dimora rurale.
«Nel caso in cui venissimo "ammazzati", ci pagheranno lo stesso», mi dice con leggerezza.
Quattro spari. Siamo stati “colpiti”, attraverso una finestra, peccando, ahimè, di distrazione. Ci accasciamo sul pavimento annerito per rendere realistica la simulazione, per poi rialzarci e raggiungere il plotone. Quel che è certo è che un pezzettino del mio cuore è rimasto lì, a terra, vicino a un decrepito caminetto.