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Autore: Lialian    02/09/2011    3 recensioni
Due rette parallele s’incontrano solo all’infinito quando ormai non gliene frega più niente. [Cit.]
Genere: Introspettivo, Malinconico, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: non specificato
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Cristina e Danny si erano incontrati troppo presto, quando ancora non sapevano come toccarsi, come parlare e comunicare. Quando Cristina ancora aveva paura di puntare i suoi occhi in quelli degli altri, temendo che la sua anima fosse scritta nei cristalli di quel verde intenso.
Aveva sedici anni, quando i suoi la portarono in Inghilterra, a visitare le strade affollate. Le strisce bianche sbiadite sull’asfalto le si erano incise nel cuore, in quei giorni. Perché sembravano infinite, sotto le suole di scarpe tutte diverse – scolorite, di pelle, luccicanti -, perché aveva guardato come si perdevano nell’infinito della bellezza un po’ perversa di Londra, senza paura. E le aveva invidiate con tutta la forza acerba della sua adolescenza, con quella disperazione che l’ha accompagnata a lungo. Con la frenesia di buttarsi a capofitto nel mondo e la paura che quella vita – quell’universo sconosciuto – ti risucchi, ti ingoi fino a strangolarti.
Cristina aveva sedici anni, quando era scesa dall’aeroplano. Danny qualcuno in più, qualche anno in più a pesare sulle spalle. Aveva cercato di mostrare a Cristina le sue cicatrici, con tutte le sue forze; la ragazzina sembrava ceca, di fronte a lui. Sembrava avere tende di velluto davanti le iridi.
Guardami. E poi il silenzio, qualche lacrima consumata in fretta, come se non ci fosse tempo per la tenerezza, per la malinconia. Baci morsi nella notte, in secondi appena accennati. Di fumo.
Erano giovani, dentro alla vita. Coi piedi piantati per terra e le braccia che cercavano di afferrare il cielo, con violenza. Erano un po’ sbagliati, in quel contesto. Nella nebbia di Londra.
Cristina aveva i colori di un tramonto, colori di un sud che si portava nel cuore suo malgrado. Danny aveva gli occhi neri come la notte, i capelli come piume di corvo. Pelle bianca, come latte – come avorio. Erano agli antipodi, per molti versi.
Eppure le loro pelli avevano combaciato subito, in modo perfetto. Mischiando i colori e gli odori lasciati andare dai pori dilatati. E i capelli si confondevano in onde di sangue e notte. Velluto scuro.
Cristina non sapeva come fare a parlare con Danny, quando l’ha conosciuto, non contava la lingua diversa, in quei momenti. Ma il mare che lei si portava negli occhi, i profili aguzzi delle montagne in quelle di lui. Probabilmente non avrebbe mai potuto trovare qualcuno più diverso di lei, più lontano; mai, in nessun angolo del mondo, avrebbe mai trovato qualcuno che combaciasse in modo così perfetto con lei. L’altra, perfetta, metà di se stessa.
Dev’esserci qualche codice, dentro di te. Nascosto da qualche parte. Per riuscire a scioglierti. Bisognerebbe trovarlo. Se solo tu mi lasciassi cercare, forse potrei farcela.
A Danny, Cristina non aveva mai dato l’opportunità di trovare quel codice, decifrarlo e sussurrarglielo all’orecchio, quando i loro corpi erano vicini. Aveva deciso di tenerlo per se, nascosto da qualche parte dentro – troppo a fondo.
Quando aveva compiuto sei anni, suo padre le aveva regalato un libro che non avrebbe mai finito di leggere, lasciato qualche pagina dalla conclusione. Perché c’era il sentore della fine troppo vicino, e lei non l’aveva mai saputa affrontare, quella certezza di chiusura. Quasi totale, quasi per sempre.
Anche quando era ritornata in Italia, percorrendo velocemente l’aeroporto di Londra, non si era voltata a guardare se Danny fosse venuto, alla fine, per vederla un’ultima volta.
L’addio era qualcosa di troppo grande per lei, qualcosa che non riusciva ad accettare. E sarebbe stata la fine, un ultimo incontro di sguardi – dolore che soffoca – un ultimo istante di loro. Un saluto, protratto troppo a lungo, fino allo stremo. Alla rottura.
Le gambe avrebbero ceduto e Cristina sarebbe caduta, sbattendo a terra con violenza, con una violenza inimmaginabile. Perché gli addi sono macigni che ti crollano addosso, schiacciandoti.
Aveva preferito rubargli qualche altro istante di calore, qualche bacio lieve. Un sorriso. Poi voltarsi, sorridere tra i capelli impigliati tra le labbra. Aveva mosso i piedi velocemente, inseguendo quelle strisce bianche che l’avevano torturata per tutta la sua permanenza lì, schiacciando i pulsanti dell’ascensore. Lasciando che l’aria dell’Inghilterra fosse lavata via da quella artificiale del riscaldamento della camera.
Non c’erano state voci, nei loro saluti. Nessun aspetta da parte di Danny. Silenzio dolce, a infiltrarsi dentro e tessere la sua ragnatela perfetta di ricordi. 
   
 
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