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Autore: _majorminus    13/09/2017    1 recensioni
-- QUESTA STORIA CONTIENE SCENE DI SESSO ESPLICITE! --
Aki Nomura è solo un ragazzo di 16 anni che ha sempre sognato di poter condurre una vita scolastica del tutto normale, fatta di amicizia e nuovi amori. Tuttavia la realtà in cui si trova non è affatto così; a causa di diversi eventi il suo carattere è diventato molto più rude e introverso e i primi due anni di scuola non sono stati esattamente ciò che credeva ed una delle ragione è la continua presenza nella sua vita di quello che una volta era il suo migliore amico: Hayato Maeda. Un ragazzo di straordinaria bellezza che viene definito da tutti "Principe" per i suoi tratti e i suoi modi, ma la realtà è ben altra infatti Aki scoprirà presto i nuovi gusti sessuali della persona che credeva di conoscere bene e da quel momento tutta una serie di strani eventi cominceranno a susseguirsi nella vita di questo giovane ragazzo.
IKIGAI: è l'equivalente giapponese di espressioni italiane quali "qualcosa per cui vivere" o "una ragione per esistere" o "il motivo per cui ti svegli ogni mattina".
Genere: Commedia, Introspettivo, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Shonen-ai, Yaoi, Slash
Note: Lemon, Lime | Avvertimenti: Non-con, Tematiche delicate, Triangolo | Contesto: Contesto generale/vago, Scolastico
Capitoli:
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Mi dispiace di pubblicare ogni sei mesi un nuovo capitolo, quando poi sono già tutti scritti e mi basterebbe così poco per metterli qui. Vi auguro una buona lettura <3

CAPITOLO 6

Era così difficile scegliere qualcosa che facesse davvero paura. Non andavo poi così dietro al genere horror, anzi mi spaventava qualsiasi cosa quindi non potevo dare un giudizio appropriato, ma nonostante tutto ce la stavo mettendo tutta. Diversamente da qualcun altro.
“Mi spieghi perchè diavolo siamo venuti in questo fast food oggi?!” Gli gridai contro.
Hayato ignorò completamente che fossi li insieme a lui, e incurante del perché fossimo andati in centro quel giorno ordinò delle crocchette di pollo che cominciò a divorare davanti a me piazzandosi vicino ad un tavolo a caso che però permetteva di guardare fuori.
Lo seguii molto irritato per quel suo comportamento, poi all’improvviso mi porse il sacchetto contenente le crocchette acquistate e mi sorrise con malizia, “Sono buone, assaggia.”
“Non ho fame, porco.” Fece spallucce e tornò a mangiare. “Spiegami perché diavolo siamo venuti qui. Non capisco, avevi detto che c’era una videoteca qui vicino che aveva un settore ben fornito di horror.”
“Si è così infatti.”
Tamburellai con le dita sul tavolo sempre più irritato. “E allora?!”
“Hai altri impegni per caso?” mi fulminò con lo sguardo e mi spaventai. Scossi immediatamente la testa preso alla sprovvista, non credevo che il suo umore potesse precipitare così velocemente. “Ci andremo appena avrò finito quindi datti pace, idiota.”
E non potei fare altro che aspettare che finisse quello snack delle quattro del pomeriggio. Ancora una volta non dovetti guardarmi in giro per rendermi conto che Hayato era fissato un pò da tutti, ed ecco che ricominciava la solita storia.
Finito di mangiare gettò tutto nella pattumiera e mi fece cenno di alzarmi, senza farmelo ripetere due volte lo seguii fino all’uscita mentre altri occhi ci fissavano attentamente, ma non guardavano certo me bensì il bel ragazzo che mi camminava davanti incurante di provocare tanto turbamento nelle persone.
“Spiegamelo un pò, com’è che non ti da fastidio essere fissato?”
“Perché chi mi fissava?”
Lo guardai senza parole, “Sei serio?”
“Sono per metà straniero, è ovvio che non passi inosservato non sembro proprio un giapponese.”
Non era certo per quello che tutti lo fissavano, se anche io fossi stato per metà arabo non avrei certo attirato tutta quella attenzione. Di solito Hayato si era sempre vantato tanto della ragione per cui veniva guardato, improvvisamente quel giorno non l’aveva fatto, tirando fuori la storia che per metà era straniero. “Idiota...” bofonchiai a bassa voce.
“Oh ecco è quello il negozio. Prendiamo i film che ci servono e torniamo a casa” propose e andò verso il piccolo negozietto in pieno centro. Benché fossi passato un milione di volte li non lo avevo mai notato e quando vi entrai capii perché. Non aveva nulla di speciale, aveva l’aria di essere molto vecchio e impolverato e l’uomo che lo gestiva era un vecchietto brizzolato che Hayato salutò.
“Ci vieni spesso qui vero?”
Si voltò a guardarmi, mi rise in faccia e senza darmi una risposta tirò fuori dalla proprio borsa alcuni dvd che non credevo avesse con se e li consegnò al vecchio.
Quindi era davvero così, era già venuto altre volte in quel luogo a noleggiare qualcosa. Che fosse sempre stato strano era intuibile ma non lo credevo un amante del noleggio. E il suo non voler rispondere mi fece sentire un idiota.
“Matsuda-san ci servirebbero questi film” e consegnò la lista all’uomo. Quest’ultimo indossò un paio di occhiali che fino a quel momento aveva tenuto al collo e cominciò a leggerne il contenuto.
“Credo di avere quasi tutto” osservò e sparì sul retro andando a prendere ciò che ci serviva.
Restammo nuovamente da soli, e in quel silenzio mi domandavo da quanto tempo conoscesse quel posto. Lo vedevo che dava un occhiata in giro osservando anche vecchi dvd. A quanto pare aveva molti nuovi interessi rispetto a prima, o magari li aveva sempre avuti.
“Oi” mi fece sussultare sbattendomi in faccia un vecchio dvd, “anche questo è un grande horror, non capisco perché non includano anche un clown pazzo come mostro per la casa.”
Afferrai il dvd e ne guardai il titolo, ne rimasi basito. “Il clown che uccideva a caso... ma che diamine ti guardi?” lo fissai leggermente spaventato.
“E’ un grande film” e me lo tolse di mano con fare offeso e lo poggiò sul bancone con tutta l’intenzione di volerlo noleggiare. Sperai che non mi facesse vedere anche quella roba.
Il vecchio Matsuda tornò con una mega busta di roba, era incredibile che su quella lista fossero riportati così tanti titoli, e mi chiedevo come avremmo portato tutto a casa. Ma a tale dubbio rimediò subito Hayato che si caricò di tutto il peso ringraziando l’uomo e porgendogli dei soldi per il noleggio.
Una volta fuori porsi una mano verso di lui, con tutta l’intenzione di volerlo aiutare ma Hayato mi fissò basito, “Seriamente? Ma se non riesci nemmeno a correre più di 200 m..” osservò.
“Idiota! Lascia che anche io porti qualcosa.”
Hayato fissò le buste, e poi rivolse di nuovo verso di me “No.”
“Eh? Aspetta!”
Ma non mi diede più conto e cominciò a camminare verso casa. Non capivo perché si comportasse così, ok, che ero una vera schiappa a livello fisico ma avere così poca fiducia in me era davvero offensivo.
Per tutto il tragitto continuai a maledirlo in silenzio, camminandogli dietro mentre portava tutto quel peso senza volere alcun aiuto, e sebbene io mi preoccupassi che non ce la facesse portò tutto a casa con estrema facilità. Cos’era Hulk?
Si fermò davanti a casa sua “Allora facciamo da me?” La domanda più inaspettata del mondo.
“V-va bene!” e lo seguii
Sarei rientrato in casa sua, avrei rivisto dopo otto anni la sua stanza e quel pensiero suscitò in me una certa nostalgia chiedendomi quanto tutto fosse cambiato rispetto a prima.
“Sono a casa” disse Hayato una volta dentro togliendosi le scarpe.
“Scusate l’intrusione” feci lo stesso e mi guardai intorno. L’ingresso e la piccola scarpiera erano ancora lì come tempo fa, così come il tappetto che dava il benvenuto ai visitatori.
Vidi Hayato andare avanti affacciandosi verso il piccolo salotto appena sulla destra, “Non c’è Kou” commentò tornando da me e dandomi un paio di ciabatte.
“E’ ancora a scuola?”
“Boh chi lo sa, di solito fa trecento cose ogni giorno quindi non so di preciso dove sia.”
Ma era suo fratello! Che diamine di commento era quello. “E tua madre?” domandai ancora.
“Ufficio.”
Quello non era affatto cambiato quindi. La madre era una rispettabile avvocatessa di successo, sempre indaffarata di lavoro, una donna molto elegante e gentile ma sempre impegnata e ciò aveva causato il divorzio dei genitori di Hayato. Il padre dopo ciò aveva deciso di tornare in America dalla propria famiglia, non sopportando più il Giappone e le sue regole, e mi chiedevo quanto Hayato soffrisse di ciò, e ogni quanto vedesse il padre.
“Vuoi bere qualcosa?” domandò di colpo. Mi stupì quella gentilezza.
“Oh si, grazie.”
“Bene allora vattelo a prendere” e mi liquidò così mentre se ne andava al piano di sopra con un ghigno di divertimento stampato in faccia. Era il solito demonio.
Ignorai però quel suo modo di fare e mi servii davvero da solo. Aprendo il frigo trovai tanto cibo, la maggior parte delle quali schifezze da konbini e cibi precotti. Probabilmente in assenza della madre erano costretti a cucinare cose del genere, un pò mi dispiaceva. Non tanto per Hayato, in fondo era grande, ma Kou come viveva? Era felice di una casa così vuota?
Portai con me la piccola bottiglia d’acqua e salii al piano di sopra. Sapevo perfettamente dove fosse la sua stanza, non avrei potuto dimenticarlo: l’ultima porta del corridoio, sulla sinistra.
Feci per entrarvi e ciò che mi si palesò davanti fu l’inferno. Quella non era affatto una stanza ma un cumulo di robaccia gettata a caso ovunque: riviste, dvd, libri e console sparve sul pavimento così come vestiti e divisa gettati su una sedia a marcire. Guardai tale scena con disgusto.
“Seriamente e tu inviti gente qui?”
Hayato gettò le buste con i dvd sul letto, già sommerso di altre cose. “Non invito mai nessuno qui.”
Possibile? La cosa mi stupì non poco. Quindi ero l’unico che conoscevo quella stanza e il suo stato pietoso. “Come ti è venuto in mente di invitarmi qui...”
“Non morirai. Sposta la roba e siediti.”
La faceva facile lui. Trovai un posto decente per accomodarmi, ma non trovandolo, fui costretto a farmi largo tra tutta quella roba e nel spostare diverse riviste ne beccai una davvero strana, dal titolo: ‘Il buco della sua ciambella è troppo piccolo”.
 
...
 
Fissai la rivista per non so quanto, osservando con sgomento il disegno di due natiche con davanti una ciambella. Non riuscii più a trattenermi a quel punto. “Che diavolo è questa?!” esclamai mostrandogliela.
Hayato non parve stupito che avessi trovato quell’oggetto, afferrò la rivista e ne rise “E’ una rivista tutorial, informa un pò sul sesso tra uomini. Perché ti sconvolge tanto?”
“PERCHÉ MI SCONVOLGE TANTO?”
“Non urlare, non sono sordo.”
E iniziò a sfogliarla molto divertito del suo contenuto. Non riuscivo proprio ad immaginare che diamine di indicazioni potessero esserci dentro, ero pietrificato. “Gettala subito!” lo esortai.
“Scherzi? Mi serve per la pratica.”
Sbiancai. Pratica di cosa... “Brutto pervertito gay!” e mi lanciai contro di lui per strappargliela di mano, ma, stranamente Hayato andò a prevedere i miei movimenti e sollevò la rivista in mano tenendola lontana da me.
Non pensandoci affatto alle mie azioni, piuttosto che lanciarmi contro la rivista ero praticamente finito contro Hayato, e lui mi fissò sogghignando. “Ti sconvolgono così tanto i miei gusti?”
“Smettila con questa storia dell’omosessuale, non lo sei.”
Hayato lasciò cadere la rivista a terra, liberò anche l’altra mano e mi afferrò per le spalle stringendomi forte. Avvicinò il suo viso al mio, molto lentamente senza smettere di sorridere con un certo divertimento, cominciai ad avere molto paura, così chiusi gli occhi.
Un pizzico, e di conseguenza un forte dolore alla guancia. Hayato mi stava tirando una guancia fino a farla diventare rossa “Baaaka. Temi che possa saltarti addosso? Allora un pò credi che io sia gay.”
Lo guardai furioso, “Lasciami idiota!” e mi liberai dalla sua mano.
Hayato sorrise, così spontaneamente che divenne un sorriso davvero sincero che svanì in pochissimo tempo e tornò alla sua solita espressione inesistente. Perché si nascondeva così?
Andò vicino alla tv, spostò un pò di roba, sistemando anche il registratore per dvd “Vediamo di non perdere altro tempo” disse e inserì il primo disco.
Mi domandai com’è che dalla persona a cui piaceva scherzare si trasformasse di colpo nel principe che non voleva mostrare di essere spontaneo, e che sapeva ridere. Non ci pensai più, presi posto accanto a lui e servendomi di un quadernino cominciai ad annotare tutto quello che avrei visto.
Si susseguirono tutta una serie di film, video, e materiale horror che non avevo mai visto in vita mai e dovetti sorbire in una sola giornata. Più si andava avanti e più cresceva la mia paura, al punto che ormai stavo più spesso con gli occhi coperti che a guardare, invece Hayato, era completamente a suo agio e sembrava conoscere la maggior parte di quei film.
Dopo un altra oretta terminò anche l’ennesimo film e Hayato tirò fuori il dvd accedendo la luce.
“Ti prego dimmi che era l’ultimo...”
Mi mostrò l’ennesimo dvd con sopra raffigurato l’ennesimo mostro, e mi sorrise divertito. Ero stanco, e non mi divertivo per nulla diversamente da qualcun altro. E passò altro tempo, un altra ora a raccogliere informazioni tra un sussulto e l’altro, e Hayato che se la rideva di gusto vedendo le mie mille espressioni spaventate. Addirittura arrivai a coprirmi la faccia con un cuscino pescato a caso in mezzo tra tutta quella confusione, con sopra raffigurato un orsetto. Perché aveva certa roba.
Dopo ben tre ore di film, non stop, Hayato uscì di casa per andare al konbini e tornò con qualche schifezza da mangiare, insieme a qualche bibita gasata. Apprezzai il gesto, ma non lo espressi a voce. Notai però che era completamente diverso da come si comportava di solito, allora anche lui poteva diventare normale se lo voleva.
“Il prossimo è l’esorcista” indicò il nuovo dvd.
“Oh no..”
Scoppiò a ridere infilando il disco nell’apparecchio “Sei sempre stato un fifone, identico a quando eri bambino” si fece scappare ad un certo punto dandomi le spalle mentre azionava play.
“Come?” Hayato si accorse di cosa si era lasciato sfuggire e si zittì di colpo tornando accanto a me, e il viso lo nascose sotto la bionda chioma mangiando delle patatine per tenere la bocca occupata. “Tu allora non hai dimenticato ogni cosa” osservai ripensando alle sue parole, “in effetti si ho sempre avuto paura..”
“Taci!” mi zittì.
Lo guardai molto confuso che improvvisamente il suo sono fosse diventato così cupo.
“Non interpretare male. Io ricordo di te, non potrò mai dimenticare di aver dovuto sopportare ogni tua stranezza, così tutta quella cazzo di euforia che mi propinavi tutti i giorni, o il fatto che ti presentassi qui e mi costringessi a fare cose che odiavo. Questo non lo dimenticherò sicuramente.” E sollevò il viso e mi fissò glaciale, mostrandomi un disprezzo mai visto prima.
“Che cazzo ti ho fatto per farti parlare così eh?”
Hayato si alzò in piedi “Tutto quanto!” sbottò.
Quelle parole furono una pugnalata nel petto. Aveva detto ‘tutto quanto’, e io che da sempre, fin da piccolo, avevo creduto che amasse la mia compagnia, che avesse piacere di fare le cose insieme e invece... la verità era ben diversa. Aveva sempre disprezzato ogni cosa.
Mi alzai anch’io, e lasciai che tutto il mio dispiacere si celasse dietro una maschera di rabbia che gli servii in tutta risposta. Non volli nemmeno rispondere alle sue parole, semplicemente raccolsi le mie cose e feci per andarmene via ma non tentò di fermarmi.
All’improvviso era andato tutto a puttane. Era stato un pomeriggio quasi divertente, per un momento avevo rivisto lo stesso Hayato di quando eravamo bambini, lo stesso che insieme a me sapeva ridere ma sentendolo parlare così, significava che tutti quei sorrisi erano stati solo una bugia. Tutto falso.
  
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