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Autore: cabin13    26/07/2019    3 recensioni
Terzo posto al contest “S come Song-fic" indetto da Iamamorgenstern sul forum di Efp.
È una macchina, un piccolo automa che deve sottostare ai comandi di manager, produttore, regista, tecnico del suono, truccatrice, consulente d’immagine e un’altra sfilza di figure infinite. Decidono loro il tipo di persona che dovrà apparire sugli schermi di fronte al grande pubblico.
{...} Vorrebbe trovarsi di fronte alla se stessa diciottenne entusiasta del mondo dello spettacolo, darle un sonoro schiaffo in viso e poi prenderla per le spalle intimandole di scappare il più lontano possibile {...} Che stia là, e conservi la propria identità come la cosa più preziosa che possiede.
Genere: Introspettivo, Song-fic | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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È tutto glitter quel che luccica

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And all the people say:
"You can't wake up, this is not a dream,
you're part of a machine, you are not a human being
with your face all made up, living on a screen"
(Gasoline - Halsey)

Le parole sono solo un guscio. Strani segni sulla carta, vuoti suoni nell’aria che non trovano nessuna applicazione concreta nella realtà. Gran parte delle persone è brava solo con le parole, perché poi i gesti tradiscono le reali intenzioni del loro subconscio. Utilizzando una di quelle frasi fatte, si potrebbe dire che la gente “predica bene e razzola male”. Come le galline.

Morgan ridacchia tra sé e sé per il suo pensiero, mentre si chiude dietro la porta e viene accolta dal buio pesto del proprio camerino. La mano tasta il muro fino a che non trova l’interruttore e le palpebre si abbassano sulle pupille cerulee nel momento in cui le lampadine si illuminano di colpo tutte insieme.

Il regista ha concesso a tutti dieci minuti di pausa. Decisamente non sufficienti per rimuovere tutto il trucco che le impiastriccia il viso, lasciar respirare la pelle e poi rimettere su la maschera come se niente fosse. Che palle. La irrita osservare la propria pelle che luccica più della Via Lattea e l’abbigliamento degno di una palla da discoteca, si sente un fenomeno da baraccone piazzato sotto i riflettori per il piacere di qualcuno più potente di lei.

Qualcuno che l’ha abbindolata con frasi vuote e l’ha convinta ad abbandonare le strade ghiacciate del Michigan per la rovente California con la falsa promessa di fama e gloria per il suo grande talento musicale. Sia dannata la se stessa diciottenne che ci ha creduto. In questo momento, darebbe via qualsiasi cosa per poter essere di nuovo a Lansing*, a congelarsi le dita sulle corde della sua chitarra mentre è in piedi a suonare per i passanti in una via a caso.

Peccato che non abbia nessuna via d’uscita – non legale, almeno, a causa di quello stupidissimo contratto. L’ha compreso soltanto adesso che si è intrappolata con le sue stesse mani in un incubo mascherato da sogno; dietro le luci abbaglianti e le auto scintillanti che caratterizzano la sua vita attuale si nasconde solamente un abisso nero.

È solo un bel faccino in stile Barbie, piazzato in primo piano in videoclip banali che non hanno niente della sua musica, niente del suo stile, niente di lei. È una macchina, un piccolo automa che deve sottostare ai comandi di manager, produttore, regista, tecnico del suono, truccatrice, consulente d’immagine e un’altra sfilza di figure infinite. Decidono loro il tipo di persona che dovrà apparire sugli schermi di fronte al grande pubblico.

Poco importa che Morgan sia un essere umano con le proprie idee e opinioni, tanto quelle non contano nulla per loro. È caduta nella loro trappola, prigioniera di quel sistema implacabile che è Hollywood.

Un trucco pesante rende i suoi lineamenti anche fin troppo perfetti e i capelli biondo scuro sono acconciati in una pettinatura assurdamente elaborata.  Si passa le mani sugli zigomi, incurante degli strati di fondotinta e crema glitterata che le impiastricciano la pelle, e osserva il riflesso di quella sconosciuta storcendo il naso.

Non assomiglia nemmeno per sbaglio alla ragazza di Lansing con la chitarra, il berretto, il maglione e gli anfibi. Quello era un personaggio davvero anonimo e noioso, secondo loro: non l’hanno mai ammesso a parole, ma è questo che i loro gesti hanno lasciato intendere – si sente una stupida per non essersene accorta in tempo, che la stavano pian piano trasformando. Fingono di essere degli abili strateghi di marketing hollywoodiano, in realtà sono galline senza cervello che seguono ciecamente le leggi di questo dannatissimo settore.

I dieci minuti sono quasi passati, volati via senza che nemmeno se ne sia resa conto. La bionda sa che il regista diventa una iena se qualcuno arriva in ritardo in studio, e proprio per questo decide di accomodarsi con nonchalance sulla seggiola che è piazzata davanti allo specchio del camerino. Fanculo.

Vorrebbe trovarsi di fronte alla se stessa diciottenne entusiasta del mondo dello spettacolo, darle un sonoro schiaffo in viso e poi prenderla per le spalle intimandole di scappare il più lontano possibile dalla finzione di Hollywood. Che rimanga a Lansing, con la sua chitarra e il cestino per le monetine che utilizzava per arrotondare lo stipendio da commessa part-time. Che stia là, e conservi la propria identità come la cosa più preziosa che possiede.

Non c’è niente di bello nella sfavillante vita da celebrità che la tv propina alle persone, è solo tutta una farsa messa su per mascherare il marcio che muove i meccanismi del settore. È una balla che ci si può costruire da soli la propria strada, è una balla che si è liberi di essere se stessi.

Non c’è nessun “American Dream”. E neppure qualche orrido incubo da cui potersi destare con un pizzicotto sul braccio. Manager, produttore, regista, tecnico del suono, truccatrice, consulente d’immagine: il mondo attorno a lei le ricorda continuamente che la sua è una triste realtà, può solo provare a ribellarsi alle idee menomate di chi sta molti gradini sopra di lei.

Dietro il sorriso che appare su schermi e display di cellulari, dietro i lustrini che le illuminano la faccia e i vestiti, dietro l’ambiente lussuoso e sofisticato che le sta attorno, Morgan si sente terribilmente sola, delusa e scoraggiata all’infinito da un sogno che si è rivelato essere la sua prigione.

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*Lansing è la capitale dello stato americano del Michigan

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Hola gente
So che questa storia non ha il solito layout delle song-fic qui su efp (con dei versi alternati a parti di testo), ma il motivo è che la shot è costruita intorno all'intero estratto che ho riportato sopra e al suo significato complessivo, inoltre sono entrambi talmente brevi che non avrebbe avuto senso alternare singoli versi a mini-paragrafi di pochissime righe.
Comunque, spero possa piacere nonostante né le originali né le song-fic siano proprio il mio forte..
Il titolo, as usual, fa parecchio schifo.. Si riferisce al fatto che Morgan ha, agli occhi di qualcuno esterno, una bella vita lussuosa e inoltre lo stile che i produttori le impongono è molto appariscente e ricco di brillantini, ma oltre quella facciata che richiama il grande pubblico non c'è altro di attraente, al contrario è tutto molto negativo secondo lei

Ringrazio chi recensità  e anche chi leggerà e basta
Alla prossima gente
Adios
   
 
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