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Autore: Walpurgisnacht    31/10/2011    3 recensioni
[EIP: Extreme Improvisation Project. Una storia round robin scritta via messenger, senza alcun controllo sul testo e sulla grammatica. Se trovate orridi typo, sapete il perché.]
Maledette parole che detenevano potere di vita o di morte su tutte loro.
Mousse, un giorno, dopo un evento che nessuno si sarebbe mai aspettato potesse accadere, prende una decisione che potrebbe avere grandi influenze su Ranma, Akane, Shan-Pu e tutti i matti che frequentano Nerima.
Genere: Malinconico, Romantico, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: non specificato | Personaggi: Akane Tendo, Mousse, Ranma Saotome, Shan-pu, Ukyo Kuonji
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Ranma impallidì.
Sapeva che Xi-Lin non avrebbe tardato a farsi viva, ma ovviamente non pensava che sarebbe arrivata COSI' presto. No no no no - non ancora, non adesso! Avevano avuto giusto il tempo di rifugiarsi in casa Tendo e ascoltare le spiegazioni di Obaba su quella pergamena da lei male interpretata. Maledetta cariatide, ma come aveva fatto a sbagliarsi?! Su un insignificante dettaglio come l'uccisione delle amazzoni accusate di omosessualità poi, una sciocchezza proprio...
Ok. Inspirò. Se il suo cervello riusciva a trovare il tempo di fare del sarcasmo involontario, poteva calmarsi e ragionare. E magari riuscire a tenerla occupata, anche se non aveva idea di come fare.
L'amazzone dal canto suo non sembrava infastidita dal silenzio di Ranma, o che avesse fretta di far fuori Shan-Pu e Ukyo. Al contrario, aveva l'aria rilassata di chi ha tutto il tempo del mondo a disposizione.
Maledetta.
Sorrise, un sorriso fintissimo - era un pessimo attore, e le sue partite a poker erano ancora oggi oggetto di derisione in famiglia.
"Xi-Lin, che piacere!" disse, con un tono di voce particolarmente alto "Come mai cerca Shan-Pu e la vecchia?"
Quella rise. Una risata gradassa, antipatica e che a Ranma fece accapponare i peli delle ascelle.
"Non mi devo giustificare con te. Sono faccende private fra noi amazzoni. Noi tre e la... ragazza di Shan-Pu. Bleah, mi viene la nausea solo a pensarci. Allora, ci sono o no?".
Ranma non sapeva che fare. Poteva buttarla sul fisico ma, conoscendo come funzionavano le cose a Joketsuzoku, un membro del Gran Consiglio lo avrebbe usato come scopettone per pulire per terra. Poteva provare a stallare per guadagnare qualche minuto ma sarebbe stato inutile, perché avrebbe solo rimandato l'inevitabile, e imbarazzante.
Poteva... poteva...
Al diavolo. Non poteva fare nulla di nulla.
"Te lo chiedo per l'ultima volta, ragazzo: sono qui Shan-Pu e Ku-Lun?". La voce suonava minacciosa e lo sguardo, non più allegro come lo era pochi secondi prima, non faceva altro che confermare l'avvenuto cambio di umore. Xi-Lin non era più in vena di salamelecchi e saluti.
Ranma decise che non serviva caricare a testa a bassa i mulini a vento: "Sì, sono qui. Entrambe". E le fece strada verso il dojo, mordendosi figurativamente le mani per non aver saputo ottenere nulla di meglio.
Quando aprì la porta del dojo, però, notò che qualcosa non quadrava.
"Mi prendi in giro ragazzino?" ringhiò l'amazzone, infastidita. Ma Ranma non sapeva davvero cosa dire. Dove diamine erano le ragazze?
Al loro posto, c'era solo Obaba. Perfino Mousse si era dileguato.
"Sapevo che non ti saresti fatta attendere, Xi-Lin"
"Non ti si può nascondere nulla, vecchia volpe" rispose l'altra, sarcastica. "Sai, sono curiosa... come hai fatto a interpretare in maniera tanto errata quella pergamena? E' un errore grave persino per te!"
Obaba rispose pacata, senza lasciar trasparire la tensione che le aveva fatto rischiare un infarto solo un'ora prima. "Che vuoi che ti dica... le pergamene di Joketsuzoku sono antiche quanto la Cina stessa, e per quanto io le conosca ampiamente ho comunque una certa età. Tuttavia" sospirò "non giustifica il mio errore e il rischio a cui ho esposto la mia nipotina..."
Ranma per un attimo si sentì davvero impotente e dispiaciuto per la vecchia. Era una situazione senza via d'uscita.
"Oh ti prego, smettila con questo finto buonismo, è così irritante!" si spazientì Xi-Lin. Era ora della resa dei conti, per lei.
"Molto bene, vecchia Ku-Lun. Saresti così gentile da dirmi che fine hanno fatto Xian-Pu e la giapponese?" chiese in tono marziale Xi-Lin, palesemente alterata dall'evolversi degli eventi.
La mummia pareva non aver nessuna intenzione di rispondere: sguardo di ghiaccio capace di tenere testa a quello altrettanto mortale dell'amazzone più giovane, se ne stava appollaiata sulla cima del suo bastone senza dare altro segno di vita. Il povero Ranma si sentiva tremendamente fuori luogo e, a conti fatti, non c'entrava quasi nulla con quella scomoda, pesante e per nulla piacevole situazione.
"Mi sembra di averti fatto una domanda" ribadì Xi-Lin, sempre meno in controllo della propria ira.
"Lo vuoi proprio sapere?" rispose l'anziana senza stillare una sola goccia di sudore.
"Non prendermi in giro e dimmelo!".
"Come vuoi. La risposta che cerchi è semplice: appena è squillato il campanello le ho fatte scappare. Al momento non so dirti dove possano essere andate".
Un rumore come un rombo di tuono squassò il dojo. Era il piede di Xi-Lin che sbatteva rabbiosamente per terra.
"Tu hai fatto cosa?" sibilò.
"Le ho fatte scappare. Ne vuoi sapere una, Xi-Lin? Ho rispettato per decenni e decenni e decenni le leggi del Gran Consiglio ma, in realtà, non le ho mai trovate giuste. Era solo il mio onore di amazzone a spingermi ad abbassare il capo e a non ridire nulla. Ma oggi ho visto due ragazzi ribellarsi con tutto ciò che avevano in corpo a queste regole scolpite nella roccia e la cosa mi ha colpito, più di quanto sia disposta ad ammettere. E ho deciso di prendermi la mia porzione di merito per il colpo di testa di quei giovinastri".
Ranma riconobbe chiara, nella voce di Cologne, frustrazione a lungo repressa. Xi-Lin ci vide invece solo pazzia e sconclusionatezza.
"Sai che la pagherai cara, vero?" le disse, metà furibonda e metà preoccupata.
"Non mi devi insegnare nulla. Ero viva e scalpitante quando la tua trisnonna non era neanche un pensiero nella mente di sua madre".
Ranma sentì chiaramente la giovane amazzone digrignare i denti. Era furibonda, e la vecchia Obaba aveva già accennato al fatto che Xi-Lin sapeva come farla pagare a chi le aveva fatto un torto...
Ranma si augurò mentalmente di non arrivare a scoprirlo. Non prima di aver trovato un modo per tirare tutti fuori da quel casino.
Si chiese dove si fossero nascosti Shan-pu e gli altri, e si augurò che fossero davvero al sicuro.

"Di tutte le idee che potevi avere, questa è sicuramente una delle più assurde Nabiki."
Nabiki si voltò a guardare la sorella minore, sollevando un sopracciglio.
"Con così poco preavviso non ho avuto modo di pensare a una soluzione migliore. E poi scusa, conosci per caso un nascondiglio migliore di questo?" disse, allargando le braccia a mostrare l'ampia ed elegante stanza in cui si trovavano.
"Si ma... casa Kuno?" chiese ancora Akane.
"Sarò ben lieto di ospitarvi nella mia umile dimora finchè tu e i tuoi amici ne avrete necessità mia cara Akane, e lascerò correre il fatto che Nabiki mi abbia praticamente costretto con la forza senza nemmeno darmi una spiegazione. Per te questo ed altro mia amata!" ululò Kuno ad un'invisibile luna, sotto gli sguardi attoniti e un pò preoccupati dei presenti. "Diciamo piuttosto che mi dovevi un favore e sono venuta a riscuoterlo" lo informò Nabiki "Ti sto facendo risparmiare una bella sommetta. Le foto della ragazza con il codino sono merce rara che vale parecchio..." sorrise melliflua, mentre Kuno avvampava di imbarazzo e rabbia.
Akane li guardò punzecchiarsi, e sospirò. Al di là di tutto, la dimora dei Kuno era in effetti un buon nascondiglio, almeno per un pò. Xi-Lin non sapeva nemmeno dell'esistenza di Kuno o Kodachi, e avevano quindi un pò di vantaggio per pensare a un piano... già, ma quale?
Espresse ad alta voce i propri timori. Necessitavano di un piano d'azione. Si lamentò anche del fatto che avevano lasciato indietro la vecchia Cologne che, in un caso del genere, sarebbe di sicuro tornata utile con la sua diabolica mente da centenaria vissuta. Ma le venne fatto presente che era stata inamovibile nella sua volontà di rimanere indietro per coprirli con Xi-Lin.
"Sì, ok. Ma questo non risolve il nostro problema. Anzi, lo peggiora solamente" disse in tono tragico. Kuno la guardava col suo solito sguardo da cretino appena caduto dal pero, anche se effettivamente la situazione era davvero ingarbugliata e lui ne era del tutto all'oscuro.
"Facciamo passeggiata per bel parco, qualche idea verrà" propose Shan-Pu col suo zoppicante giapponese. Disse ad alta voce, in cinese, che da quel momento avrebbe parlato solo in lingua madre, chiedendo gentilmente a Mousse di fungere da interprete. Era stufa di far fatica per farsi capire. Lui annuì sorridendo.
Camminavano in silenzio e ognuno di loro, Takewaki escluso, faceva muovere velocemente le proprie rotelle per venire fuori con la genialata che avrebbe salvato i loro sederi.
Ma, nonostante gli sforzi a profusione, nessuno riuscì a cavare un ragno dal buco. Persino Nabik, che era stata messa sommariamente al corrente mentre fuggivano, non era in grado di escogitare nulla di rilevante. E la cosa la infastidiva parecchio perché credeva, molto probabilmente a ragione, che mancando la vecchia le speranze dei presenti erano per la maggior parte riposte su di lei.
Mousse avanzava lento, qualche passo indietro al gruppetto. Sin da quando erano fuggiti precipitosamente da casa Tendo gli frullava qualcosa per la testa.
Da Oggi Viva la Sincerità, eh? Ebbene, quello era il momento di mettere in pratica il proposito.
"Ragazze, credo che non ci resti altro da fare che dire la verità a Xi-Lin. Non voglio che Ukyo debba pagare al posto mio".
Le ragazze lo guardarono sconvolte. Era proprio intenzionato a cercarseli, i guai?
"Mousse ti sono infinitamente grata per il tuo altruismo, ma nemmeno io voglio vivere con le tue penne d'oca sulla coscienza! Ti rendi conto che confessando tutto rischiamo comunque la pelle?" gli fece notare Ukyo.
"Tu pazzo Mousse? Tu appena dichiarato a me e già vuoi dare prova di tua stupidità e farti ammazzare da amazzone di mezza età?!" strillò Shan-pu, talmente sconvolta da dimenticare la promessa fatta poco prima di parlare solo in cinese. Mousse si morse il labbro, in preda a mille dubbi e paure.
"E se avesse ragione lui?" si intromise Nabiki, attirando a sé gli sguardi interrogativi dei suoi compagni di sventura. "Voglio dire, è chiaro che qualunque cosa facciate, che sia dirle la verità o continuare la recita, siete - anzi, siamo, ormai - nei guai comunque. Tantovale dire la verità, e forse sarà più indulgente..." lasciò in sospeso la frase, che non suonava convincente nemmeno a lei.
"In effetti, se sapesse che Shan-pu non è lesbica, e che... beh..." balbettò Ukyo "si insomma, sembra esserci del tenero tra lei e Mousse, potrebbe anche risparmiarci la sua ira. In fondo un matrimonio tra loro due era proprio quello che voleva il consiglio, mi pare."
I due ragazzi cinesi avvamparono d'imbrazzo alle parole di Ukyo. Poi però Shan-pu si allarmò di nuovo, e riprese a balbettare nel suo goffo giapponese.
"Ma se scoprisse di noi ci riporterebbe in Cina per matrimonio! Subito!"
Ukyo e le due sorelle Tendo si scambiarono uno sguardo. Di sicuro era meglio un matrimonio con tutti gli arti intatti che una morte atroce pur di continuare una stupida recita... ma quei due avevano faticato così tanto per ammettere finalmente i loro reali sentimenti e trovare persino un accordo su uno stupido matrimonio imposto, chi erano loro per costringerli a rimangiarsi tutto?
Ancora una volta, sembravano fermi davanti a un vicolo cieco, quando un'ombra che ben conoscevano zompò sul prato proprio vicino a loro.
"Vi ho cercati ovunque!" annunciò Ranma, ignorando le proteste di Kuno sulla sua irruzione in casa sua. "Non c'è tempo da perdere, dobbiamo tornare al dojo! Xi-Lin ormai sa tutto!"
Il terrore comparve sul volto dei ragazzi, ma Ranma continuò.
"Forse Obaba ha trovato una soluzione."
A quanto pare, qualcuno lassù voleva loro molto bene.
Stavano per andarsene da casa Kuno, con grande gioia del padrone, quando Shan-Pu urlò con tutto il proprio fiato. I presenti si voltarono nella sua direzione, presi in contropiede.
"Che succede, Shan-Pu?" chiese Akane.
La ragazza cinese non rispose. Tremava. Il suo volto tradiva terrore, di quelli che ti schiacciano all'angolo della stanza e ti permettono solo di battere i denti e piangere.
"Nonna... perché l'hai fatto?".
Ovviamente nessuno capì un'acca, Mousse escluso. E, come già successo altre volte negli ultimi, isterici giorni si prese la briga di tradurre in diretta per i giapponesi.
"Shan-Pu, cosa intendi? Cos'ha fatto la vecchia?". Lei gli si avventò addosso abbracciandolo. Le reazioni variarono dallo scandalizzato di Kuno, ancora disgraziatamente presente, all'imbarazzato totale del diretto interessato.
"Mousse... non ricordi... cosa succede se un anziano si accolla la responsabilità di un errore o di un crimine commesso da un minorenne?".
No, lui non lo ricordava. E quando lo ricordò sbiancò come un cencio.
"Non... non è possibile... stai dicendo che...".
"Sì... la nonna si è presa la colpa per me, per te e per Ukyo. Se la riconducono in Cina la giudicheranno e la impiccheranno".
Quando arrivò una versione comprensibile per tutti un velo funereo si stese sul capannello dei presenti. Tranne quel mentecatto di Kuno che, chiaramente, non capiva un accidente di quanto stava accadendo.
"Ma è pura follia!" esplose Ranma, indignato "E a me ha detto di venire a recuperarvi in fretta col sorriso sulle labbra! Stupida vecchia suicida!".
"Andiamo! Non c'è un solo secondo da perdere!" sentenziò Akane e nessuno ebbe da ridire. Il loro sprint lasciò un kendoista confuso oltre ogni dire sull'uscio di casa propria a dirsi "E poi dicono che sono io quello matto".
Corsero a perdifiato fino al dojo, senza proferire parola, tutti troppo impegnati a trovare una soluzione e a darsi la colpa di qualcosa più grande di loro.
Mousse si sentiva un verme. Tutto era partito da lui, per colpa di un suo stupido colpo di testa.
Stupido, stupido! Per quanto la odiasse, non poteva vivere col rimorso della morte di Obaba.Soprattutto non avrebbe mai più potuto guardare Shan-pu negli occhi, perchè non gliel'avrebbe mai perdonato. O forse non l'avrebbe incolpato, ma quel dolore l'avrebbe accompagnata per il resto della sua vita. E lui non poteva accettarlo.
Ranma, in testa al gruppo, continua a borbottare cose come "Maledetta vecchiaccia" o "stupida mummia". Quando l'aveva mandato a cercare Shan-pu e gli altri era tranquilla, e non aveva ovviamente fatto il minimo cenno a cosa le sarebbe accaduto. Ovviamente, pensò Ranma. Non si sarebbe mosso di lì altrimenti, e lei aveva bisogno di avere campo libero per... per qualunque cosa avesse in mente.
Arrivarono al dojo temendo di trovarsi davanti ogni genere di atrocità, ma furono accolti invece da una terrorizzata Kasumi.
"Finalmente siete tornati!" disse andando loro incontro. "Sta succedendo qualcosa di strano nel dojo, papà e il signor Genma mi hanno persino vietato di avvicinarmi in palestra..."
"Come?" chiese Akane, stupefatta. Scambiò un'occhiata con Ranma, perplesso quanto lei. Se c'era qualcosa di strano in palestra significa che la vecchia era ancora viva? Stava forse combattendo con Xi-Lin? Non perse altro tempo, e si fiondò in direzione del cortile per scoprirlo.
Giunti nei pressi della palestra, però, i ragazzi non avvertirono nulla. Non un'aura combattiva, un formicolio dovuto a qualche ki particolarmente potente... nulla.
Regnava il silenzio.
Shan-pu mise da parte la prudenza e spalancò le porte del dojo.
La scena che si trovò davanti non le piacque per nulla.
Xi-Lin era stesa a terra, la schiena rivolta al soffitto, inerme. Non sembrava stesse respirando, o forse era un respiro così debole che non si notava neanche.
Qualche metro più in là, c'era la nonna.
Sembrava frastornata ma, complessivamente, in buona forma. Aveva il respiro un po' tirato ma non presentava ferite, perlomeno a un'analisi superficiale.
"Ranma! Che diavolo combini? Ti avevo detto di andar via!" ringhiò verso il ragazzo col codino. Il quale, punto sul vivo, rispose "Sì, mi avevi detto di andare a prenderli! E si può sapere cos'hai combinato qui, mentre noi non c'eravamo? Non l'avrai mica...".
Cologne lasciò in sospeso la domanda. Si girò e recuperò il bastone che era rotolato lontano.
"Nonna! Non le hai fatto del male, vero?" chiese Shan-Pu, sull'orlo delle lacrime.
Ancora nessuna risposta.
Akane si era avvicinata al corpo dell'amazzone, fremiti di terrore che la percuotevano. Le tastò il polso.
Non c'era battito.
"Vecchia Cologne, lei l'ha... uccisa...".
Alzò la testa verso di lei e ripetè quanto aveva appena detto. L'anziana distolse lo sguardo. Tutti i presenti presero questo gesto come una tacita ammissione di colpevolezza.
"Io... non posso crederci... perché? Perché l'hai fatto?" furono le prime parole di Mousse da che erano tornati al dojo dei Tendo.
Scocciata dagli sguardi accusatori, spaventati e senza controllo dei ragazzi finalmente Cologne parlò. Lo sguardo accigliato e un po' ringhiante non lasciavano presagire nulla di buono.
"Voi mi sottovalutate. Non è morta. Non ancora. Ho usato una tecnica segreta, abbastanza antica da non essere nel suo pur vasto bagaglio di conoscenze. Al momento è lì, in bilico. Per uscirne deve semplicemente essere abbastanza forte. E un membro del Gran Consiglio è adatto al compito, ve lo assicuro. Per quanto riguarda il perché...".
Rimase in silenzio qualche secondo, poi concluse "...perchè io non mi faccio mettere i piedi in testa da una mocciosa che non ha nemmeno un secolo d'erà, per chi mi avete presa? Per me è ancora un mistero come una ragazzina del genere possa essere diventata membro del consiglio, benché fosse solo una loro emissaria e non un membro di rango più alto" borbottò, infastidita.
I ragazzi la guardarono stupefatti; Mousse tirò perfino un sospiro di sollievo. Come avevano potuto dubitare di quella vecchia mummia inossidabile?
"Lei non morta allora?" incalzò Shan-pu, con voce tremante, evidentemente preoccupata per le sorti di Xi-Lin. Non perchè la sua vita le stesse particolarmente a cuore, ma per le conseguenze che avrebbe avuto su di loro la sua morte. La polizia forse non l'avrebbe scoperto, Xi-Lin era arrivata qui come un fantasma... ma il resto del consiglio sicuramente si. E non sarebbero stati clementi, di sicuro.
Obaba si avvicinò alla nipotina, saltellando sul suo bastone fino a sfiorare il corpo dell'amazzone dai capelli bianchi. "Sta tranquilla mia cara, si riprenderà. E in ogni caso, posso sempre invertire io stessa il procedimento. Anzi, chissà che un tale spavento non serva a farla tornare a Joketsuzoku con la coda tra le gambe... Tsé, sperare di far fuori ME."
"Perchè l'hai fatto?" stavolta fu Mousse a rompere il silenzio.
"Non ti è bastata la mia risposta, paperotto?" rispose Obaba, senza nemmeno girarsi a guardarlo.
"No, non mi è bastata" insistette lui. "Non credo proprio che dimostrare la tua superiorità a un membro del consiglio sia la sola ragione che ti ha spinta ad uccidere un emissario del consiglio!" "Che non ho ucciso..." specificò Obaba "...non ancora."
Detto questo si allontanò dai ragazzi e andò in cortile, lasciando un Mousse pieno di dubbi intento a consolare la sua nipotina, insieme agli altri malcapitati.
Quando fu abbastanza lontana dal gruppo, una voce la colse di sorpresa.
"L'ha fatto per loro, non è vero? Voleva che potessero avere una vita normale, per una volta."
Dannata Akane Tendo, era peggio di un segugio!
"E chi ti ha detto che l'ho fatto per questo? Proprio non vi piacciono le risposte semplici, a voi giovani."
"Non se sono bugie" rispose Akane, sorridente. Obaba le lanciò un'occhiata infastidita, chiedendosi da dove arrivasse tanto acume improvviso.
"Non che sia una bugia in fondo... non mi sarei mai lasciata sconfiggere da una novellina come Xi-Lin" disse, per poi rimanere in silenzio per qualche minuto.
"Ma non volevo nemmeno che mia nipote fosse costretta a sposarsi a sedici anni per delle stupide legg vecchie come il mondo... a cui nemmeno io credo più" ammise. "Non potevo farlo... non ora che sembra abbia iniziato a capire come funziona il mondo, e che sia finalmente venuta a patti con se stessa e i suoi sentimenti. Semplicemente non potevo."
Akane sorrise, compiaciuta del fatto che anche la vecchia Cologne fosse capace di pensare con la propria testa. Sembrava un'altra persona rispetto a quella con cui aveva discusso, in maniera anche piuttosto accesa, solo la sera prima.
"Sa, devo dire che sono felice di sentirla parlare così. Onestamente mi sorprende ma questo non toglie che mi faccia piacere. Forse c'è speranza anche per lei, alla fine".
Sapeva di essere suonata un poco irrispettosa nei confronti della tricentenaria ma non le importava, pensava davvero quel che aveva appena detto.
Come si aspettava lei non la prese granché bene, anche se si limitò a sbuffare di fronte alla sua impertinenza. Poi aggiunse, piccata: "Non è gentile da parte tua essere scortese con un'anziana. Devo per caso farti cambiare atteggiamento a nerbate?".
Akane alzò le mani in segno di arrendevolezza: "No, nobile Cologne. Non sarà necessario giungere a tali estremi. Le chiedo scusa per la maleducazione. Piuttosto, cosa ne facciamo di Xi-Lin? E, soprattutto, è davvero sicura che si riprenderà? E se ci mettesse troppo tempo e al Consiglio si insospettissero per la prolungata assenza?".
La ragazza ha sollevato un punto interessante, pensò la vecchia. Poteva sorgere un ennesimo problema se i tempi dell'amazzone dai capelli bianchi si fossero dilatati troppo. Ma non era in grado, almeno al momento, di darle una risposta efficace. Così si limitò a dirle di rientrare, glissando con eleganza.
Rimasta sola nel giardino dei Tendo tirò un sospiro. Nonostante si fosse vantata della sua rapida vittoria non era poi stato così semplice come aveva voluto far credere. Niente di troppo complicato, sia chiaro, ma neanche la passeggiata di salute che aveva presentato agli altri,
Avevano ancora un sacco di grane per le mani. Oltre all'eventualità presentata da Akane c'erano altre questioni da risolvere, una più pressante dell'altra.
La posizione di Ukyo, per esempio. Ormai era implicata tanto quanto loro tre, che le facesse piacere o no. Ma, alla fine della fiera, era estranea tanto quanto Ranma e Akane. Come avrebbero potuto farla uscire con meno danni possibili da quell'ingarbugliatissimo pasticcio?
Si sedette per terra e cominciò a riflettere.
   
 
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