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Autore: Walpurgisnacht    15/01/2012    9 recensioni
Molto bene. Vi abbiamo fatto aspettare un po' ma alla fine eccola. Secrets corretta, riveduta e aggiustata.
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Mousse ne ha le scatole piene delle umiliazioni inflittegli. Un giorno decide di alzare la testa. E saranno fuochi d'artificio, su Nerima e sui suoi abitanti.
[EIP tra _Mana e Kaos]
Genere: Malinconico, Romantico, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Akane Tendo, Mousse, Ranma Saotome, Shan-pu, Ukyo Kuonji
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'Secretception!'
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Quella che vi apprestate a leggere è la versione riveduta e corretta di Secrets of the Heart Split in Two, round robin scritta da me e Kaos. Chi l'ha già letta lo sa, per i nuovi lettori spiego brevemente il perchè di una nuova versione: Secrets nasce come EIP, una round robin scritta via messenger; uno dei due partecipanti dà il via e l'altro lo segue, senza decidere nulla preventivamente, tutto deciso sul momento, e il tutto va poi postato per com'è, compresi errori di battitura e altri strafalcioni. Ma essendo particolarmente affezionati a questa storia - nonché avendo avuto diverse richieste da quei due-tre lettori affezionati, abbiamo deciso di rivederla e correggerla. Quella che avete sotto gli occhi è quindi una nuova Secrets, senza i nostri esilaranti errori di battitura e le incongruenze temporali. Se volete ridere, la vecchia versione è ancora presente su questo account.
Speriamo di aver fatto cosa gradita, e che la storia vi piaccia - ancora una volta.





Shan-Pu non conosceva mezze misure. Nelle azioni, nelle arti marziali, nella vita in genere. Nel parlare persino, se solo la lingua per lei non fosse ancora un ostacolo insormontabile. Shan-Pu non conosceva il grigio, solo il bianco e il nero. Nessuna sfumatura. È così che le amazzoni allevano le proprie guerriere - la vittoria e l'orgoglio sono tutto, la sconfitta è per i deboli.
E allora perché diavolo stava sputando terra dalla bocca?
Perché Mousse le aveva appena stampato la sagoma di un bidet a forma di papera sulla faccia?
Perché non riusciva a rialzarsi?
Perché aveva perso?
E soprattutto, perché Ranma e la bisnonna erano presenti? Perché era sicura che dal primo le sarebbe arrivata una dichiarazione di disprezzo e dalla seconda una sonora, sana e meritata scarica di sberle?
Le doleva dappertutto. Ma soprattutto la testa. E gli occhi.
Era furiosa. Con Mousse in primis - come aveva osato umiliarla? Ma soprattutto con se stessa - perché l'umiliazione, in fondo, se l'era cercata. Il suo stupido orgoglio l'aveva portata ad accettare quella stupida sfida. "Uno sparring d'allenamento" aveva detto Mousse. Cosa c'era di male? Non faceva altro che stare dietro alle ordinazioni del ristorante e aveva messo da parte gli allenamenti per troppo tempo. E poi Mousse non era certo un avversario di cui preoccuparsi - non era certo alla sua altezza. Stupida Shan-Pu, avresti dovuto prestare più attenzione all'espressione della nonna, quando Mousse aveva proposto l'incontro. Quando l'hai vista scuotere la testa non ti sei preoccupata neanche un po’.
E lo sai bene, cretina che non sei altro, che la bisnonna non spreca un solo movimento. Se scuote la testa non lo fa per sgranchirsi le vertebre, lo fa perché ha dei buoni motivi per farlo.
Mentre si rialzava, incriccata e piena di escoriazioni, non poté fare a meno di ricordarsi di come fosse tutto il giorno che Mousse non le ronzava attorno tipo falena attirata dalla luce. O meglio, si era avvicinato un po' troppo un paio di volte prendendosi il suo giusto calcio in faccia, ma non aveva mai provato a supplicarla di uscire con lui o di mollare l'adorato Ranma.
Era strano a ripensarci in quel momento. Anzi, ora che focalizzava meglio l'andamento della giornata si era resa conto di come il suo debole connazionale avesse uno stranissimo sguardo negli occhi ogni volta che volgeva lo sguardo verso di lei.
Se non lo avesse ritenuto possibile avrebbe giurato che quello nelle iridi di Mousse fosse un atteggiamento di sfida.
Ridicolo. Come lo era lei, in quel doloroso e umiliante momento di sconfitta.
"Shan-Pu" disse la vecchia, con la voce più glaciale con cui l'avesse mai sentita esprimersi "dopo tu ed io faremo un discorso". E se ne andò, altera e sprezzante come sempre, zompettando sul suo bastone.
Ebbe una ricaduta e si macchiò di nuovo il viso a contatto col terriccio. Si sentiva davvero un verme.
"Ni-hao, Shan-Pu". Tono sarcastico.
Ranma.
Sollevò lo sguardo verso il ragazzo. Il suo viso lasciava trasparire... divertimento? Incredibile. Persino il suo amato Ranma la stava deridendo, seppur velatamente. Se lo meritava, lo sapeva bene, però le bruciava. "Fa male essere sconfitti da qualcuno che si è sempre ritenuto più debole di noi, vero?" le disse Ranma, tendendole una mano per rialzarsi. Al contrario delle sue aspettative la cinese rifiutò il suo aiuto e si rimise in piedi da sola, a fatica - ma da sola, senza aiuto. Aveva subito abbastanza umiliazioni per quel giorno. "Non hai mai degnato Mousse di uno sguardo, e lo hai sempre ritenuto inferiore a te persino nelle arti marziali. Ma sarebbe arrivato il giorno in cui avresti capito che stavi sbagliando, dovevi aspettartelo." disse il ragazzo, con un tono più pacato e non più strafottente. Shan-Pu abbassò lo sguardo e fissò le sue scarpette rovinate. Aveva davvero sopravvalutato Mousse così tanto?
"Ranma" disse l'amazzone, greve "quel successo questo pomeriggio non cambia nulla. Devi ancora sposarmi, io non smetterò certo di amarti per... per... una... scon... sconfitta". Avrebbe preferito una spada piantata nella gola al pronunciare quell'orrenda parola.
Ranma fece una mezza piroetta, quasi a farle vedere che lui era in perfetta forma e lei no. Lei soppresse un vaghissimo moto di rabbia nei suoi confronti.
"Senti, non so il cinese ma se lo sapessi sono sicuro che troverei le parole adatte per ficcarti nella zucca a chiare lettere che delle tue maledette leggi non m'interessa niente di niente. Io non ti sposerò. È definitivo".
Quanta strafottenza colse Shan-Pu nell'ennesima volta in cui il suo futuro marito la respingeva sdegnosamente.
Ecco. Sentì lo scompartimento dei momenti da dimenticare aprirsi di nuovo, in fondo al suo cuore, e accogliere un nuovo cimelio. Vicino alla statuetta della sua faccia piegata dai colpi di Mousse andò a finire l'ultimo dei mille rifiuti che Ranma non aveva esitato a spiaccicarle sulla faccia, senza nessun rispetto delle sue tradizioni e dei suoi sentimenti.
"Kerumph" arrivò da dietro i due. Ranma si voltò con casualità.
Mousse stava avanzando. Con una certa sicumera.
Eccola, la causa dei suoi mali. Mousse si fermò poco distante dai due - a debita distanza da Shan-Pu. Al contrario di quanto la cinesina pensasse, Mousse non era tanto stupido da avvicinarsi a lei dopo averla mazzuolata per bene. "Gran bel combattimento." disse Ranma, con un tono di seria ammirazione nella voce. In effetti nessuno credeva che Mousse potesse essere capace di sconfiggere Shan-Pu - di farle davvero del male. "Xie xie." rispose l'altro, sistemandosi gli occhiali sul naso. Parlava giapponese fluentemente, persino meglio di Shan-Pu che abitava a Nerima da più tempo di lui, ma ogni tanto continuava a sbagliare qualche parola. Come quel "grazie" in cinese. Si voltò verso Shan-Pu e la osservò per qualche secondo, senza parlare. La ragazza notò lo sguardo incredibilmente serio dietro alle lenti spesse dell'amico - amico? - e un brivido la percorse. Non l'aveva mai guardata in quel modo. "Shan-Pu, spero ti renda conto che picchiarti in quel modo non è qualcosa di cui vado fiero. Ma sei stata tu a portarmi a tanto..." concluse quasi sottovoce.
"Maledetto Mousse! Chi credi di essere! Se davvero non volevi perché l'hai fatto, allora! Ti odio, bastardo! Ti odio!" urlò lei in cinese, un po' per assicurarsi che solo lui potesse capirla e un po' perché, quando perdeva le staffe, ritornava involontariamente a usare la sua lingua madre.
Stava per girare i tacchi e andarsene quando, ormai quasi del tutto voltata, colse qualcosa di... tremendo negli occhi di Mousse.
Odio.
Si arrestò e tornò a fissarlo.
"Shan-Pu. Sai cosa c'è? In questo momento mi chiedo come abbia potuto innamorarmi di una persona così insensibile, cieca e piena di schifo come te. E sai anche cosa? Che sono stufo e arcistufo delle nostre maledettissime leggi del cavolo che non si sa nemmeno chi le ha emanate tanto sono preistoriche. E sono stufo e arcistufo di gettare via le mie giornate dietro a una simile arpia. Immagino che, con l'anima nera che ti ritrovi, la cosa non t’interesserà minimamente e forse è meglio così, ma ci tengo a dirti che non dovrai più preoccuparti dello sciocco Mousse innamorato che si frappone fra te e il tuo adorato Ranma. Me ne vado. Nerima non è mai stata una casa per me, e solo ora realizzo che mai potrà esserlo. Mi disgusti".
Lui sì che aveva un buon motivo per non farsi capire dal ragazzo col codino, che lo guardò per tutto il discorso con la faccia di uno catapultato su Marte per una missione diplomatica con i locali senza sapere nulla di loro.
Shan-Pu sentì qualcosa venir meno dentro di lei.
"C-cosa...?" disse con voce incerta. Si sentì sorreggere da qualcuno - intravide Ranma spostarsi a tenerla da un lato, Akane Tendo dall'altro. Non si era nemmeno resa conto che le gambe avevano ceduto tale era lo shock. Mousse la detestava. E stava andando via. Avrebbe dovuto essere felice di questo. Niente più scocciature, niente più paperi a darle fastidio e intralciarla - nel lavoro, nella vita, nei suoi assurdi piani per conquistare Ranma. Avrebbe dovuto essere al settimo cielo. E invece sentì quella strana sensazione, quella di aver appena perso qualcosa di molto, molto importante. Ma... è Mousse! Come poteva essere... importante? E più lo osservava allontanarsi, più quella sensazione cresceva e si spandeva dentro di lei come un cancro, devastante e implacabile. Shan-Pu non conosceva le mezze misure in nulla, nemmeno nei sentimenti, persino quelli negativi. Non sapeva gestirli e ora la stavano soggiogando, senza che lei avesse la benché minima idea di come fermarli.
Il suo corpo, che al contrario della sua anima non era comandato in modo ossessivo dall'orgoglio, trovò che la soluzione migliore fosse farci una dormitina sopra. D'altronde, fra botte e shock emotivi ce n'era abbastanza da stendere un mammuth, figurati una ragazzina di sedici anni che, per quanto credesse altrimenti, non era l'adulta che pensava. Svenne senza un lamento fra le braccia dei suoi soccorritori.
I due, capitati lì più per caso che per altro, si scambiarono un paio di battute sul fatto che riuscivano sempre a infilarsi, di riffa o di raffa, in affari che non li riguardavano.
"La riportiamo dentro?" chiese, un po' incerta, Akane.
"Direi di sì" rispose Ranma. Ci pensasse la vecchia mummia, loro che c'entravano?
La quale vecchia mummia, pur maneggiando la cassa del Nekohanten, aveva ancora l'udito più fine di tutto Joketsuzoku.
Aveva sentito tutta la tirata di Mousse, dalla prima all'ultima parola.
E sebbene fosse, dopotutto, soddisfatta alla prospettiva di non avere più quel moccioso pestifero fra le scatole una cosa la colpì più di quanto fosse disposta ad ammettere: la glacialità delle parole del ragazzo cieco.
Non aveva mai sentito Mousse... no, perché prendersi in giro? Non aveva mai sentito nessuno, in tutta la sua vita, ripudiare la propria ossessione in una maniera tanto crudele e sagace. E lei ne aveva viste di cose, cose che voi umani non potete nemmeno immaginare.
Una singola, imprevista, freddissima goccia di sudore scese sul lato della faccia di Cologne.
Quel ragazzo aveva decisamente tirato fuori gli attributi pensò, in maniera un po’ volgarotta per la sua età. Fino a quel momento Mousse non aveva mai smesso di guardare la sua nipotina con occhi adoranti e speranzosi che un giorno, forse, lei avrebbe dimenticato il ragazzo col codino. E magari, chissà, si sarebbe decisa a ricambiare il miope cinese. La dedizione che aveva mostrato in quegli anni era sempre stata oggetto di derisione al villaggio, eppure era stato quell'amore spropositato per Shan-Pu a spingere il ragazzo a fare allenamenti estenuanti pur di sconfiggere l'amata. Ma nessuno avrebbe mai pensato che quel giorno sarebbe arrivato.
Mousse il miope che picchia una donna? Che picchia l'amata Shan-Pu? Una barzelletta. Almeno fino a qualche ora prima, quando il ragazzo aveva proposto alla sua nipotina di allenarsi. Aveva subito intuito che qualcosa non quadrava. In realtà, ammise, era da qualche tempo che Mousse si comportava in modo strano. Aveva smesso di ronzare attorno a Shan-Pu come suo solito, e sempre più spesso rispondeva spazientito agli insulti di quest'ultima. Shan-Pu purtroppo non era acuta come credeva, e non aveva notato tutti quei cambiamenti. Certo, sentirlo rispondere a tono ai suoi tentativi di punzecchiarlo l'aveva stupita ma non l'aveva allarmata - cosa che invece Cologne aveva nasato fin da subito.
E poi... e poi...
La mente della vecchia tornò a ritroso indietro di circa dieci anni. A casa, a Joketsuzoku.
Al primo duello fra Shan-Pu e Mousse.
E a come qualcosa, almeno al momento, le fosse puzzato terribilmente di bruciato.
Un involontario vortice di pensiero la ricondusse a quella mattina che aveva segnato un importante punto di svolta, almeno per il miope maschio amazzone.
Perché Cologne era troppo scafata per non avere almeno il sospetto che la sua nipotina, forse, non aveva davvero ottenuto ciò che sembrava.
Quando era andata a chiamarla per gli allenamenti, dopo aver ingoiato un bel po' di nervoso per aver scoperto il suo letto vuoto, aveva trovato lei per terra e lui schiantato contro un albero.
Sembrava evidente come fossero andate le cose.
Ma, appunto, Ku-Lun era troppo furba per bersi l'impossibilità di una sceneggiata da parte di un bambino che si credeva una faina e di sicuro non ne avrebbe riconosciuta una qualora le fosse capitata davanti. E d'altronde Mousse non ha mai mostrato il dovuto rispetto alla matrona.
Non era mai stata in grado di focalizzare cosa potesse esserci fuori posto nella scena, ma un fastidioso vociare nel retro della sua testa le diceva "vecchia, non ti accorgi che ti sta prendendo per il naso? Shan-Pu ha perso" prima di tornare alla sua bottiglia immaginaria.
Forse è per questo che non le ha mai dato particolarmente retta. Ma, dopo ciò che era successo prima delle ultime parole dell'anatroccolo, la cosa assumeva di certo una luce diversa.
Si convinse a pensarci in un secondo momento quando vide il futuro marito e la sua... pfff... fidanzata trascinare con cautela il corpo privo di sensi di sua nipote.
"Vecchia" disse lui con il solito tatto "non deludere le aspettative di un ragazzo e dimmi che hai sentito cosa Mousse ha detto a Shan-Pu e, possibilmente, lo puoi tradurre a uso e consumo degli indigeni".
"Hmph. I tuoi modi da screanzato lasciano sempre a desiderare, futuro marito" rispose al ragazzo, che sapeva il cielo quanto avesse bisogno di un corso avanzato di buone maniere. Non era cattivo ma aveva le maniere eleganti di un caterpillar. Per fortuna non era qualcosa di cui preoccuparsi, anche se non poteva fare a meno di chiedersi cosa la sua amata nipotina ci trovasse, in lui. Era indubbiamente un bel ragazzo ma... ma in effetti, cos'altro sapeva Shan-Pu di lui? La vecchia ormai aveva capito che tipo era Ranma - e la signorina Tendo, e chiunque altro vorticasse attorno al loro piccolo universo. Era un'osservatrice nata ma Shan-Pu... era superficiale. Le doleva ammetterlo, ma aveva speso così tante energie nell'addestrare la nipote da dimenticare di spendere una o due spiegazioni su come osservare e conoscere gli avversari - e le persone in genere. Una lezione di vita importante che sicuramente avrebbe imparato, ma senza la quale non aveva realmente capito le intenzioni di Mousse. Scacciò quei pensieri dalla testa e tornò a concentrarsi sui due giovani, che nel frattempo avevano portato Shan-Pu sul retro, adagiandola su quella che doveva essere stata la branda di Mousse - quanta ironia. "Volendo riassumere" gracchiò dietro di loro "Mousse ha detto a Shan-Pu che la odia, e che sta per lasciare Nerima".
L'espressione dei due ragazzi era di puro sgomento.
"Immagino che... la cosa... dovrebbe farmi piacere..." balbettò Ranma, stranamente in imbarazzo.
Cologne non ricordava una sola occasione in cui aveva visto il futuro marito di sua nipote comportarsi in simile maniera. Usualmente era il ritratto della boria più pura.
Akane, al contrario, soppresse un mezzo risolino. Lei conosceva molto meglio della centenaria megera quel lato di Ranma e, anche se a volte la irritava, il più delle volte la divertiva. Era buffo vedere il suo promesso, macho come un'intera compilation di body builder, fare fatica a trovare le parole. Non mancava mai di migliorarle umore, a parte quando cercava di cavarsi fuori dagli impicci nei confronti della sua giusta ira.
"Non so cosa dirti, futuro marito. Se devo essere sincera la cosa ha spiazzato anche me. Conosco Mousse da più tempo di quanto vorrei e non avevo mai sospettato che fosse capace di una simile reazione. Mi duole ammettere che sono ancora in grado di farmi stupire, pensavo di aver superato quella fase duecento anni fa". Rise come una cornacchia moribonda e il suono fece rabbrividire i due giovani giapponesi.
"Onorevole Obaba" s’intromise la giovane Tendo "volevo chiederle cosa questo può voler dire nel rapporto fra Ranma e Shan-Pu e, più in generale, sull'opportunità della vostra permanenza qui a Nerima. Come immaginerà noi non capiamo un'acca delle vostre... leggi".
La vecchia capì subito che la pausa finale nel discorso della ragazza era dovuta a una sua irritazione verso le sacre tradizioni amazzoni. Fece spallucce nella sua mente, la cosa era totalmente ininfluente.
"Akane Tendo, la risposta potrebbe non piacerti" fece solenne.
"Ora che Mousse è andato via, non c'è più alcun ostacolo *reale* al matrimonio tra mia nipote e futuro marito. Esclusa te ovviamente, ma è qualcosa di facilmente risolvibile...". Fece per aggiungere qualcos'altro, quando Ranma si intromise: "Ma da quando Mousse è - anzi era - un ostacolo alla relazione inesistente tra me e Shan-Pu?" chiese il ragazzo. "Voglio dire, non che me ne importi, perché non ho intenzione di dare retta alle vostre leggi, ma è la prima volta che ti sento parlare di Mousse in questi termini." concluse. Akane sgranò gli occhi.
Hmpf, in fondo Saotome non era così tonto come credeva. Lo osservò, incerta se rivelare o meno quel pezzo del loro passato ai due giovani giapponesi, ma decise infine di tenerlo per sé. Non era il caso di rivelarlo, non ancora. C'erano ancora delle cose che doveva appurare al riguardo.
Saltellando sul suo bastone si avvicinò alla nipotina ancora incosciente. "Non è nulla che vi riguardi. Ora, se volete scusarmi, devo prendermi cura di Shan-Pu." concluse. Dopodiché tutte le sue attenzioni furono per la nipotina.
Ranma era sul punto di risponderle a tono ma venne fermato in tempo da Akane, che lo trascinò fuori dal ristorante. "La vecchia cariatide nasconde qualcosa!" disse Ranma una volta fuori. Akane lo osservò pensierosa."Non la racconta giusta... da quando Mousse era un ostacolo ai suoi piani per Shan-Pu?" disse.
"Ti ringrazio per l'alta considerazione che hai di me, Akane Tendo." disse qualcuno alle loro spalle. Appollaiato su un muretto poco distante, Mousse li osservava.
"Toh, il cieco. Che c'è, non hai visto il treno che partiva? Se vuoi ti accompagniamo alla stazione e ti aiutiamo a salirci sopra" lo sfotté Ranma. Akane gli diede una leggera gomitata nel fianco. Non c'era alcun bisogno di essere così maledettamente scortesi. Per quanto Mousse non le stesse poi così tanto simpatico Akane aveva sufficiente empatia da capire che per lui quelli dovevano essere i momenti più dolorosi e difficili della sua vita. Perché sconfiggere in combattimento colei che ami, la quale ti considera meno di uno straccio strappato, e arrivare al punto di dirle che la odi dopo anni di abusi verbali e non... no, non doveva essere per niente piacevole.
"Saotome, per favore. Tu non c'entri nulla. Non fare in modo che debba picchiare anche te" rispose il cinese, sempre con quel tono agghiacciante. "Per quanto riguarda la faccenda della vecchia e del fatto che fossi un ostacolo ai suoi piani... beh, niente di più semplice: dovrei essere io il promesso di Shan-Pu. Me ne sono guadagnato il diritto quando avevamo sei anni".
"P-Prego?" dissero i due, all'unisono.
Mousse scese con grazia dal muretto e toccò terra come una piuma.
"Il mio giapponese non è pessimo come quello della donna che odio. Avete capito perfettamente".
I due ragazzi osservarono Mousse sconvolti. "Ma... ma Shan-Pu ha sempre detto che..." balbettò Akane.
"Shan-Pu può dire quello che vuole, ma è questa la realtà dei fatti. In quel famoso combattimento di cui si vanta tanto, in cui mi avrebbe sconfitto, ho vinto io. Semplicemente, per non metterla nei guai con le nostre leggi vista la giovane età, ho preferito fingere la sconfitta di fronte alla vecchia." disse, mentre puliva le lenti con una manica della sua larga veste.
"E poi non volevi legarla a te con la forza, non è vero?" aggiunse per lui la giovane Tendo "Volevi che lei ti amasse...". Mousse fece una smorfia, imbarazzato. Akane aveva ragione - e a lui dava fastidio. Perché per quanto pensasse ogni parola di quelle che solo poco prima aveva vomitato addosso a Shan-Pu - nonostante tutto, una piccola, piccolissima parte di lui ancora la amava. Ma tutti quegli anni in cui aveva sopportato ogni battuta e ogni derisione da parte di lei avevano poco a poco soppresso i suoi sentimenti. Era stanco di dover rammendare l'orgoglio ferito ogni santo giorno.
"Feh. Ti stai inventando tutto per farti bello, Mousse. Quello di oggi è stato un miracolo. Tu non sei in grado di sconfiggere Shan-Pu in combattimento e lei l'ha dimostrato più di una volta, anche qui in Giappone" proruppe Ranma con un'incredibile dose di aggressività. In qualche modo la cosa lo infastidiva, ma ben lungi da lui capirne il perché.
"Saotome, quel che pensi tu è ininfluente. Io e Shan-Pu sappiamo com'è andata davvero, quella mattina a Joketsuzoku. E sotto sotto sospetto lo sappia anche la vecchia. I fatti sono questi: Shan-Pu ha perso contro di me e, stando alle nostri leggi, avrebbe dovuto sposarmi. Presumibilmente entro il calare della sera, di solito funziona così. Ma ho preferito soprassedere. E questo mio errore di gioventù sta costando caro a tutti. A me, a te e a lei". Concluse con un tono sempre più amaro e stracolmo di rimpianto.
Akane sentì come un formicolio al petto. Era... dispiaciuta. Sul serio. Mousse le stava facendo una pena infinita.
Quel ragazzo non si meritava tutto questo. Non se lo meritava nessuno, ma in particolar modo non se lo meritava qualcuno che è stato capace di un gesto tanto nobile a sei anni, sapendo che poteva far danzare la bimba dei suoi sogni sul palmo della sua mano come Son Goku sulla statua del Buddha e che invece ha anteposto qualcos'altro alla propria occasione d'oro.
"Mousse, se c'è qualcosa che posso fare per aiutarti non hai che da chiedere. Io... io... questa cosa mi sta facendo male, davvero. Non intendo lasciare che si sviluppi in questa maniera. È troppo ingiusto per te" disse all'improvviso, con un tono emozionale e concitato.
Ranma la guardò come se avesse appena ingoiato un bue vivo. Non era il gesto altruista a stupirlo - la conosceva abbastanza da aspettarselo, soprattutto si aspettava di venire coinvolto in qualche assurda trovata delle sue - quanto la convinzione che Mousse stesse dicendo la verità. Che fosse l'odio per Shan-Pu a farla parlare? Ci pensò su e si disse che era impossibile. Ammetterlo lo infastidiva da morire ma... l'aveva visto anche lui. Era presente, aveva assistito allo scontro. E lui stesso aveva affrontato Mousse, tempo prima. Ed era un avversario degno di questo nome, di quelli che vanno temuti sul serio, e non solo per la miriade di trucchetti che nascondeva in quelle maniche gigantesche. Lo scontro di poco prima, però, andava davvero oltre. Si chiese se davvero Mousse non stesse raccontando la verità. D'altronde Shan-Pu era sì una combattente di ottimo livello, ma non così tanto da averlo mai preoccupato. Era subdola e pericolosa, ma questo valeva più per le sue trovate messe in atto con la vecchia che per le sue reali doti di combattente. Che Mousse avesse davvero finto per tutto quel tempo?
Possibile, si rispose quasi istantaneamente. Per amore si fanno simili cretinate.
Tornò a posare il suo sguardo sul ragazzo cinese e... meraviglia delle meraviglie, lo vide piangere. Ma non il consueto pianto isterico da amante respinto, cornuto e mazziato. Era una cosa fin quasi... poetica, in un modo perverso. Perché Ranma, anche se non lo avrebbe ammesso con nessuno neanche se gli avessero attaccato Happosai alle tette con del mastice mentre era in forma femminile, percepiva in maniera limpida come Mousse fosse una persona molto più corretta, forte e seria di quanto avesse mai potuto immaginare. Il racconto di come si era sacrificato per Shan-Pu, in quel momento, gli suonò come la più elementare delle verità.
Il ragazzo-anatra non si prese neanche la briga di asciugarsi gli occhi. Voleva che le lacrime uscissero libere, prima bella cosa di una giornata che fino a quel momento non gli aveva riservato altro che mazzate sui denti. Con uno schiacciasassi.
"Akane Tendo, ti sei appena guadagnata la mia stima e la mia amicizia. Quanto hai detto sono le parole più belle, sincere e dolci che abbia mai sentito rivolgermi in vita mia. Dopo che ho cercato di maledirti con l'acqua di Jusenkyo e mille altri brutti tiri tu sei ancora in grado di capire il mio dolore? Ranma, sei un ragazzo fortunato. Lo dico sul serio. Purtroppo però temo che non ci sia nulla che tu possa fare per me, cara Akane. Questo non toglie che ti sarò in debito per quanto mi resta da vivere".
Calò un silenzio carico di tristezza sul trio. Mousse stava, almeno momentaneamente, venendo meno al suo proposito di andarsene perché sentiva che un'anima pia gli era vicina e quindi, inopinatamente, aveva trovato un possibile motivo per cambiare idea. Akane faceva frullare vorticosamente i propri neuroni alla ricerca di due cose: di un ringraziamento adeguato per le splendide parole che il cinese le aveva rivolto e di un modo per potergli essere utile. Ranma si sentiva fuori luogo.
"Spero di non dovermene pentire ma... se non hai dove andare, potresti venire al dojo dei Tendo. Se per Akane non è un problema, ovvio." disse Ranma stupendo persino se stesso. Akane lo guardò altrettanto stupita e sorridente.
"Ma certo che no! Vieni, sono sicura che riusciremo a trovare una soluzione!" cinguettò, battendo le mani in preda a una felicità incontenibile. Ranma la osservò e non poté fare a meno di sorridere. In fondo capiva Mousse e il suo tormento. Fare del male alla persona che ami, anche se sei costretto, è qualcosa che ti logora e che ti porterai a vita come un macigno sul cuore. Lui di sicuro non avrebbe mai potuto alzare un dito su Akane - e il suo lasciarsi picchiare da lei, ogni volta, era la prova di quanto lui tenesse alla piccola Tendo anche se mai lo avrebbe ammesso, nemmeno sotto tortura. Dal canto suo Mousse li guardava con occhi sgranati e ancora lucidi. Probabilmente non si aspettava che qualcuno prendesse a cuore la sua situazione, abituato com'era a essere ignorato da chiunque. Era un cambiamento non indifferente ai suoi piani - raccattare le sue cose e tornare in Cina, lontano dalla vecchia e da quella strega di Shan-Pu. Ma c'era quella vocina che gli sussurrava di rimanere e accettare il loro aiuto. Si maledisse per avere così poca spina dorsale.
   
 
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