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Autore: _Atlas_    07/07/2020    4 recensioni
1997.
Axel, Jake e Jenna vivono i loro vent’anni nella periferia di Mismar, ubriacandosi di concerti, risate e notti al sapore di Lucky Strike. Ma la loro felicità è destinata a sgretolarsi il giorno in cui Jake viene trovato morto nel suo appartamento, spingendo gli altri nell’abisso di un’età adulta che non avrebbero mai voluto vivere.
Diciotto anni dopo, Axel è un affermato scrittore di graphic novel che fa ancora i conti col passato e con una storia di cui non riesce a scrivere la fine.
Ma come Dark Sirio ha bisogno del suo epilogo, così anche il passato richiede di essere risolto.
Genere: Generale, Hurt/Comfort, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
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Capitolo IV

 
 



 

 
15 Gennaio 1997, Mismar (Georgia)

Axel rimase interdetto quando Jake allungò il braccio per stringergli la mano, la sua presenza aveva generato un enorme squarcio nella sua mente affollata e per un momento aveva percepito i suoi pensieri schizzare via in tutte le direzioni, come spinti dalla forza di un potente uragano.
«Sei iscritto anche tu al concorso?»
Axel deglutì, ricordandosi il motivo per cui si trovava nell’atrio della Comic’s Academy of  Mismar da oltre un quarto d’ora, immobile davanti a un manifesto che prometteva la pubblicazione del suo fumetto se solo avesse dato prova del suo talento. Impiegò una manciata di secondi in più del necessario per cogliere appieno la domanda di Jake.
«S-sì. Cioè, no…ma mi piacerebbe, credo. Ci sto pensando» mentì «Tu sei iscritto?»
Il ragazzo accennò a un elenco di nominativi esposto sulla parete e fece scorrere l’indice fino al numero settantatre: «Jake Steamones. Sono io, anche se al momento non ho neanche la sottotrama di un fumetto» disse «Mi farò venire in mente qualcosa all’ultimo.»
«Be’, manca ancora qualche mese alla fine di giugno» gli fece notare Axel, chiedendosi se tutto quel tempo sarebbe bastato a se stesso per prendere una decisione e aggiungere il proprio nome a quell’elenco.
«Appunto» convenne Jake «Parlando d’altro, ti sei perso un gran concerto l’altra sera. Il Lenox Blues era al completo e anche Jenna si è divertita, anche se mi farà pesare fino alla morte che l’abbia lasciata sola.»
«Jenna sarebbe…»
«La mia ragazza, quella che l’altra sera ha evitato che ti rapissi e ti portassi al concerto con la forza.»
Axel percepì nodi di scosse elettriche al centro dello stomaco e la familiare sensazione di veder sfumare davanti a sé una speranza non ancora concretizzatasi.
«Mi dispiace, ho avuto un impegno e…» lasciò morire la frase, sforzandosi di trovare una giustificazione credibile se mai Jake avesse voluto indagare oltre. Non lo fece, ma non si diede neanche per vinto.
«Nessun problema, in effetti non è una mossa saggia invitare sconosciuti ai propri concerti, rischi solo di fare la figura dello sbruffone. Ma ora non sei più uno sconosciuto, no?»
«Ci sarà un altro concerto?»
«Tra sei giorni, sempre nel locale degli Henderson. Ci sarà anche Jenna, ma solo se mi garantisci che verrai, altrimenti toccherà a te restare solo.»
 
Axel non ricordò in che modo riuscì a trascinarsi di propria volontà, sei giorni più tardi dal suo ufficiale incontro con Jake, davanti all’entrata del Lenox Blues, soprattutto dopo essersi detto più volte che declinare anche quel secondo invito sarebbe stata la cosa più giusta da fare.
Dalla parte opposta della strada riconobbe il profilo scuro e tarchiato di Darryl Henderson impegnato ad allontanare la moglie da quella che sembrava una discussione molto accesa con un gruppo di ragazzi. Avanzando di qualche metro, Axel si rese conto che Margaret, una donna dall’animo estremamente gentile quanto austero, si stava in realtà accertando che i suoi clienti comprendessero in quali condizioni avrebbero dovuto lasciare il locale quella notte.
«L’altra volta ho raccolto i cocci di due lampadari! Se aspirate a questo tipo di carriera farete bene a risparmiare, piccoli rockettari delinquenti, i lampadari del Bridgestone Arena non costano mica cinque dollari!»
«Vieni via, Maggie» cercò di allontanarla Darryl «A furia di gridare in questo modo ti esploderanno le corde vocali.»
«Vorrà dire che mi pagheranno anche quelle!»
Axel rivolse un sorriso divertito al signor Henderson, che ricambiò con la mano il saluto mentre si affrettava a trascinare le moglie nella seconda entrata del locale, un pub di tutto rispetto nel quale aveva stilato la primissima trama di Dark Sirio. Cinque anni addietro, Darryl era stata la prima persona a offrirgli un alcolico, una Firestone Walker1 di oltre tredici gradi che lo aveva fatto crollare sul bancone dopo neanche venti minuti. Darryl aveva detto che era solo questione di tempo e che presto avrebbe dovuto trattenerlo per evitare che ci rimettesse il fegato ogni sabato sera, e in effetti passarono giusto un paio di mesi prima che si ritrovassero entrambi a sorseggiare birra fino a tarda notte, Axel con un palato ancora inesperto e Darryl con quello di chi sapeva di dover fare in fretta ad assaporare ogni goccia di alcol per evitare le ire della moglie. Solo in un paio di occasioni la situazione era sfuggita di mano: la prima aveva coinvolto unicamente Axel ed era stata la sera del 6 aprile del ’94, l’indomani del suicidio di Kurt Cobain; la seconda aveva coinvolto entrambi e accadde sei mesi più tardi. Fu la notte in cui Davis Newell morì nel suo letto d’ospedale per le conseguenze di un tumore incurabile, la notte in cui Darryl Henderson perse il suo migliore amico e la notte in cui Axel rimase solo al mondo.
«Puoi contare su di noi, ragazzo» gli aveva detto Margaret il giorno del funerale, ma l’alcol scorreva ancora nelle sue vene in quei momenti e lui aveva annuito senza neanche averla sentita.
Il vociare animato all’ingresso del Lenox Blues lo riportò alla realtà e Axel si ritrovò immerso da un folto gruppo di suoi coetanei e di ragazzi poco più grandi di lui. Rimase fermo con le mani nelle tasche dei jeans, incerto su cosa fare e dove andare e guardandosi intorno sperando che Jake arrivasse da un momento all’altro.
«Ehi, Axel!»
Fu Jenna ad arrivare al suo posto, con una reflex appesa al collo e i capelli rossi che le ricadevano sul viso. La vide farsi largo tra la calca sempre più numerosa di fronte al locale per poi raggiungerlo nell’angolo dove si era appartato sperando di passare inosservato.
«Non pensavo di trovarti davvero qui, Jake racconta sempre un sacco di balle…»
Axel si limitò a sorriderle per celare l’imbarazzo di parlare con quella che a tutti gli effetti era per lui una sconosciuta. Una sconosciuta con dei capelli meravigliosi e due smeraldi incastonati negli occhi.
«Comunque io sono Jenna, spero che anche sul mio nome sia stato sincero.»
«Direi di sì» confermò, e la sua espressione fu abbastanza sorpresa da convincere la giovane ad approfondire quel discorso.
«Ha il vizio di confondere la gente e non perde occasione per storpiarmi il nome, una volta a un concerto ha urlato “Questa è per te, Brenda!”, prima di scatenarsi nell’assolo di Touch Me dei Doors.»
«Brenda è un nome carino…»
«Sì, ma solo se appartiene a Brenda Walsh2. Vieni, entriamo.»
Axel si lasciò guidare all’interno del locale, un fondo di oltre trecento metri quadri con le pareti tappezzate di locandine, fotografie di artisti musicali di svariato genere e scritte al neon sgargianti. A ridosso di una parete c’era un palco al cui centro era posizionata una batteria che riportava incisa la scritta “Losers Club”, un chiaro omaggio al più famoso romanzo di Stephen King.
Il resto della sala era già gremito di gente in attesa dello spettacolo e tra il tintinnio delle bottiglie di birra e qualche risata già poco lucida Axel riuscì a distinguere qualche chiacchiera sulla band che si sarebbe esibita.
«Che genere di musica fanno?» domandò a Jenna, che nel frattempo si guardava intorno con aria circospetta.
«Se fosse per Jake suonerebbero solo i Clash, ma oltre alle cover hanno dei pezzi originali che non sono niente male, se ti piace il rock» gli rispose mentre si spostava dall’altra parte del locale con aria un po’ seccata. Axel la seguì senza battere ciglio.
 «Non odiarmi, sto solo cercando di capire da quale angolo riesco a scattare foto migliori» si giustificò la giovane avvicinandosi la Reflex agli occhi «Da qui dovrebbe andare…»
Nel frattempo la gente appostata davanti al palco stava a poco a poco aumentando e nel giro di mezz’ora erano tutti addossati l’uno sull’altro in attesa della band. Axel e Jenna erano appostati su una parete laterale molto più indietro della calca, ma in un punto in cui la visuale era particolarmente sgombra da sagome di braccia alzate o capelli cespugliosi.
«Tra una decina di minuti dovrebbero iniziare» annunciò Jenna dando un’occhiata all’orologio e provando ancora una volta la messa a fuoco della Reflex.
Axel avrebbe voluto chiederle se la sua fosse una semplice passione, un hobby come un altro a cui amava dedicare del tempo, o se stesse studiando per un’eventuale carriera futura, ma le parole che uscirono dalla sua bocca si persero tra le urla e gli schiamazzi del pubblico non appena i Losers Club salirono sul palco per dare inizio alla serata. Tra le centinaia di corpi ammassati che scalpitavano nelle prime file, Axel intravide un giovane dai capelli biondo cenere prendere posto dietro la batteria, un ragazzo piuttosto alto imbracciare una chitarra e piazzarsi davanti a un microfono e infine Jake, con addosso una Fender Statocaster e la sua aria da nostalgico punk rocker degli anni Ottanta.
«È arrivato Joe Strummer!3» sentì urlare Jenna al suo fianco.
Il flash della Reflex si confuse per un istante tra le luci psichedeliche del locale, immortalando per sempre il primo ricordo felice che Axel ebbe dei suoi vent’anni; un’istantanea sfocata che la sua memoria custodì con gelosia per molto tempo, con estrema cura, fino al giorno in cui l’urgenza di dimenticare non divenne la sua unica necessità.
 

 
Quella sera stessa i suoi ricordi felici si triplicarono. Al termine del concerto venne trascinato in quello che Jake aveva presentato come suo personale camerino, ma che in definitiva era solo due metri per tre di pavimento circondato da una tenda marrone che un tempo avrebbe dovuto essere bianca. Ma Axel non ci aveva fatto caso e se anche avesse voluto farlo la parlantina di Jake lo avrebbe comunque distratto dopo appena una manciata di secondi.
«Se quel palo telegrafico di Jimmy non mi avesse scontrato avrei fatto un assolo perfetto, ma purtroppo Jimmy è un idiota, perciò…»
«Ti sento!» sbraitò una voce maschile poco lontano da loro.
«Fottiti!» fu la risposta.
Axel si ricordò di un momento di confusione sul palco che aveva coinvolto Jake e il cantante della band, ma era talmente avvolto dall’atmosfera che non aveva fatto minimamente caso all’errore di cui parlavano.
«Allora,» continuò poi Jake sfregandosi le mani e guardandoli speranzoso «a chi devo fare un autografo?»
«Per ora ne facciamo a meno, ma grazie del pensiero» intervenne Jenna, cercando di districarsi con le dita le onde dei capelli «Me ne ha già fatti circa duecento, da quando lo conosco» aggiunse poi, parlando direttamente nell’orecchio di Axel. Lui trattenne un sorriso e ignorò la scossa che attraversò la sua spina dorsale quando percepì sul collo il suo fiato leggero.
«Ehi! Siete già così intimi?» domandò Jake.
Axel percepì un vuoto al centro del petto e sgranò gli occhi con l’aria di chi era stato appena beccato a rubare in una gioielleria sotto lo sguardo di tutti i clienti.
«N-no! Assolutamente, non mi permetterai mai» si affettò a precisare allontanandosi di mezzo passo dalla ragazza, come a sottolineare meglio quel concetto.
«Come se la cosa ti riguardasse, poi» aggiunse lei con uno sbuffo.
Jake rivolse a entrambi uno sguardo così eloquente che Axel se ne sentì schiacciare.
«Piantala, Jake. Non ho bisogno di una guarda del corpo.»
«Okay, okay…errore mio, spero che vostra grazia vorrà perdonarmi.»
Fu allora che Axel si rese conto di quanto fosse bizzarra quella discussione, e non solo perché il sarcasmo di Jake era decisamente sopra le righe. C’era qualcosa che non gli tornava, qualcosa che per qualche giorno gli aveva fatto provato una scintilla di speranza e che dopo solo poche ore si era ridotta in frantumi.
«Scusate, non capisco. Voi non…non state insieme?» percepì le sue guance andare in fiamme e fu pronto a morire dalla vergogna per quel piccolo azzardo, ma, se possibile, la reazione dei due ragazzi lo lasciò ancora più sconvolto. Jake prese a sghignazzare sotto i baffi, mentre Jenna aveva ridotto gli occhi a due palle da biliardo.
«Insieme?! Io e lui??» chiese allibita.
«Uhm, io credevo…Lui mi ha detto che…» cercò di spiegare indicando Jake, che nel frattempo aveva preso a ridere con più trasporto.
«Cosa?!» questa volta, con sguardo truce, si voltò direttamente verso Jake «Gli hai detto che stiamo insieme?»
Il suo tono virò sullo stridulo e a quel punto persino per Axel fu impossibile trattenere le risate, da una parte realmente divertito dallo scherzo di Jake e dall’altra sollevato per una scoperta che ancora aveva paura di accettare e prendere in considerazione.
La sensazione di serenità che lo pervase in quel momento fu quella che più si avvicinava alla sua personale idea di felicità, un cocktail agrodolce condiviso con le giuste persone, un’ottima colonna sonora e il desiderio che sarebbe durata per sempre.
 
 
  
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Note:
1. Birra artigianale americana.
2. Una delle celebri protagoniste di Beverly Hills 90210, interpretata da Shannen Doherty.
3. Frontman dei Clash, morto nel 2002.
 

 
 
NdA
Hello! :)
Toccata e fuga da queste parti per pubblicare il nuovo aggiornamento e ringraziarvi del sostegno che mi state dando con lettura, recensioni e aggiunte alle varie liste.
Spero che anche questo flashback sia risultato scorrevole e che vi abbia intrattenuto; col prossimo capitolo entreremo un po’ di più nel vivo della storia e confesso di essere emozionata, perché è proprio da quello che ho costruito la trama di questa storia, ormai cinque anni fa.
 
Chiudo qui la parentesi nostalgica e mi smaterializzo, augurandovi un buon inizio settimana <3
 
_Atlas_
   
 
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