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Autore: _Atlas_    28/02/2021    2 recensioni
1997.
Axel, Jake e Jenna vivono i loro vent’anni nella periferia di Mismar, ubriacandosi di concerti, risate e notti al sapore di Lucky Strike. Ma la loro felicità è destinata a sgretolarsi il giorno in cui Jake viene trovato morto nel suo appartamento, spingendo gli altri nell’abisso di un’età adulta che non avrebbero mai voluto vivere.
Diciotto anni dopo, Axel è un affermato scrittore di graphic novel che fa ancora i conti col passato e con una storia di cui non riesce a scrivere la fine.
Ma come Dark Sirio ha bisogno del suo epilogo, così anche il passato richiede di essere risolto.
Genere: Generale, Hurt/Comfort, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
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Capitolo VII
 
 
 
 
 
 
 
Marzo 1997, Mismar (Georgia)
 
A Mismar la primavera era iniziata con una violenta grandinata che aveva causato disagi  e gravi danni all’intera città e su tutto il territorio circostante; gli attivisti avevano già gridato alla catastrofe ambientale e le emittenti televisive proponevano talk shows a ogni ora del giorno e della notte. L’imminente pubblicazione del protocollo di Kyoto era tra gli argomenti più quotati e quando venne mandato in onda l’ennesimo filmato catastrofista sullo scioglimento dei ghiacciai Axel non si stupì di sentire Jenna imprecare ad alta voce e trovare rifugio nelle nuovissime puntate di Friends. A sua detta la terza stagione si stava rivelando molto più divertente delle precedenti, e anche se provava un lieve senso di colpa per essere così menefreghista sulle tematiche attuali, si sentì lieto di vederla finalmente sorridere.
«Pronto?! Hai capito quello che ti sto dicendo?»
La voce squillante di Jake lo riportò brutalmente a una conversazione che sembrava andare avanti da ore. Si stropicciò gli occhi e gli rivolse un’occhiata in tralice.
«Ho capito, sì. Hai bisogno di una mano per quel fumetto, ma…»
«Una mano?» Jake alzò di un’ottava il tono di voce «Axel, io ho bisogno di un miracolo!» urlò con un velo di disperazione, prendendolo per il collo della maglietta.
«Spiacente, per quelli non ho ancora nessuna qualifica, ma se continui a urlarmi nelle orecchie giuro che ti spedisco direttamente da chi ha preso la specializzazione in quel settore, così magari può darti una mano lui!» urlò a sua volta Axel, chiedendosi perché mai gli stesse salendo un’improvvisa voglia di scoppiare a ridere. Anche Jake aveva perso il suo cipiglio disperato e uno sguardo colmo di complicità anticipò l’esplosione di una risata fragorosa.
«Posso sapere cosa sta succedendo?»
Non riuscì a dare un nome all’emozione che gli si appuntò alla bocca dello stomaco, ma Jenna non gli era mai sembrata così bella, con lo sguardo di chi cercava di raccapezzarsi e dare un senso a un’intimità che forse non avrebbe mai potuto comprendere. Axel non se ne rammaricò e il suo sguardo divertito e condito con un tocco di severità gli scaldò il cuore facendolo stare bene. Per la prima volta, dopo tanto tempo.
«Axel non vuole investire il suo tempo per salvare le chiappe al suo amico»  rispose Jake con finta non curanza.
«E piantala, ti ho detto che ti aiuto!» esclamò infine Axel, facendo sgranare gli occhi a entrambi.
«Mi aiuti?! Ehi, lo hai detto! L’ha detto! L’hai sentito, Jenna?»
«Già…Lo hai detto, Axel. Non puoi tirarti indietro.»
Axel sbuffò esasperato e si lasciò cadere a peso morto sul divano. «L’ho detto, sì. E sono spacciato, mi pare di capire.»
«Spacciatissimo. Da dove partiamo? L’idea che ti ho accennato prima non era male, vero?»
«Quella sull’esercito di alieni che invade la luna? No, non era male…era oscena. Ma possiamo lavorarci.»
«È bello vedervi lavorare insieme» si intromise Jenna, sedendosi a sua volta sul divano «spero vi azzufferete quando usciranno i risultati del concorso, perché quello sarà ancora più bello.»
«Ah ah, divertente» borbottò Jake.
«Io non parteciperò al concorso.»
Lo disse di getto, senza alcun freno.
Si chiese perché quella frase risultò così solenne alle sue orecchie; forse se avesse dato alla sua voce un’inclinazione più giocosa e leggera anche Jake e Jenna sarebbero rimasti meno sorpresi, e invece li aveva quasi ammutoliti.
«Cosa vuol dire? Perché non parteciperai?» domandò titubante Jake.
«È che ha molti difetti e…non è così bella, a essere sinceri.»
«Stai scherzando, spero!» esclamò Jenna interrompendolo e toccandogli il braccio con la mano. Axel non si ritrasse, ma percepì il cuore perdere distintamente tre o quattro battiti.
«Non sarai tu a giudicarne la bellezza, e poi lo sanno tutti che quella è una cosa soggettiva. Quello che importa è la tecnica, la passione che ci hai messo e a giudicare dalle pareti di questa casa direi che tu ne abbia messa molta
Axel guardò di sfuggita le bozze appese di Dark Sirio appese al muro, i volti scarabocchiati di Damon River e del suo spietato nemico Liam “Procyon” Sullivan.
«Sì, ma non riesco a finirla, è incompleta…ed è…»
«Senti, se è perché ti ho chiesto di aiutarmi…Lascia perdere, finisci la tua storia e io in qualche modo penserò alla mia.»
Lo sguardo che gli rivolse Jake lo lasciò senza parole. Come poteva non aiutarlo? Quel concorso sembrava molto importante più per lui che per se stesso.
«Non è questo il punto. Aiutarti non mi costa niente, è la mia storia ad avere dei problemi…»
«Sei tu ad avere dei problemi» specificò Jenna. La schiettezza con cui aveva pronunciato quella frase gli fece perdere un altro battito, questa volta senza alcuna accezione positiva. Jenna non capiva il suo stato d’animo, non era a conoscenza della lotta eterna tra i suoi pensieri e i suoi sentimenti, non provava il disagio e l’insicurezza che lo tormentavano ogni giorno da quando aveva memoria. Quell’improvvisa mancanza di empatia lo ammutolì al punto che alla fine preferì non ribattere e sperare che la conversazione morisse lì.
«D’accordo,» fu Jake a spezzare il silenzio qualche istante dopo, sfregandosi le mani con aria cospiratoria «lasciamo Axel ai suoi problemi, se sua maestà lo consente - giusto Jenna? – e passiamo invece a quelli del sottoscritto.»
«Ti dichiaro sollevato da ogni problematica, Jake» lo interruppe Axel, già presagendo dove volesse andare a parare l’amico e lieto di avere finalmente una via di fuga a disposizione.
«Sei sicuro?»
«Jake…?» la voce di Jenna si perse tra i loro battibecchi.
«Assolutamente, possiamo iniziare adesso, se ti va.»
«Adesso adesso
«Jake»
«Adesso, sì. A conti fatti non abbiamo molto tempo…» a quel punto Axel registrò con chiarezza ciò che vedevano i suoi occhi e smise di parlare.
«Jake!» lo richiamo Jenna.
«Cosa vuoi?!!!» sbottò il ragazzo, guardandola esasperato.
«Ti esce sangue dal naso.»
 
 
 
 
 
 
In mancanza di opzioni migliori Jake si ripulì con noncuranza ai lembi della sua maglietta, costringendo Axel a prestargli una delle sue con la consapevolezza che non l’avrebbe mai più riavuta indietro.
«Sei sicuro che posso prenderla? È solo un po’ di sangue.»
«Sono sicuro, e poi i Beatles non mi sono mai piaciuti.»
«Già, non sembri un tipo da Beatles. Scommetto che era della tua ragazza» ammiccò con aria divertita, facendo cadere il fazzoletto che aveva accartocciato lungo la narice.
«Spiacente, era di mio zio» tagliò corto Axel, sperando che Jenna si trovasse a debita distanza da loro. Si guardò intorno e la vide rannicchiata sulla poltrona, concentrata sulla pila di foto che aveva sviluppato qualche giorno prima; per un momento gli sembrò nervosa, ma la sua solita insicurezza gli impedì di indagare e, anche se avesse potuto, Jake avrebbe guastato il momento.
«Su avanti, mettiamoci al lavoro» esordì entusiasta, trascinandolo verso la scrivania come se fosse lui in procinto di dare una mano a un amico, e non viceversa.
«Voglio batterli tutti.»
 
Lavorarono fino a tardo pomeriggio senza interruzioni. La mente di Jake era un vulcano di idee in procinto di esplodere e Axel lasciò che esprimesse ogni singola fantasia senza interromperlo neanche una volta. Gli alieni erano il suo punto debole, riusciva ad inserirli in ogni contesto e linea temporale senza porsi limiti o dubbi di alcun tipo, e poi c’erano i serial killer, uno stregone crudele, un paio di pornostar e persino un demone del Medioevo; Axel era certo che se non gli avesse dato indicazioni sarebbe stato capace di inserirli tutti in un’unica trama.
A un certo punto, qualche ora dopo, Jake sembrava aver esaurito le energie e si era accasciato sulla scrivania arrendendosi ai suoi tentativi di dare un senso agli eventi, “ti lascio carta bianca” gli aveva detto, e Axel aveva promesso di buttare nero su bianco una trama decente entro la fine della settimana.
«Fa’ quello che ti pare, mi fido di te. Ora però ho bisogno di dormire, tutto questo lavoro mi ha stancato» disse tra uno sbadiglio e l’altro. Si infilò il giubbotto e fece un cenno di saluto anche a Jenna «Arrivederci signori.»
Axel ricambiò il gesto, dopodiché abbandonò la matita sulla scrivania cosparsa di fogli bianchi, trame abbozzate e disegni privi di senso. Si sforzò di non guardare nella direzione di Jenna, ma alla fine fu lei a raggiungerlo.
«Ti dà filo da torcere, vero?»
Non sembrava più nervosa, eppure il suo volto non era disteso e sereno come al solito.
«Be’, sa essere sfiancante. Ma è una brava persona e lo aiuto volentieri.»
Non voleva che Jake fosse il collante tra lui e Jenna, eppure sembrava essere l’unico argomento funzionale alle loro conversazioni, una specie di carburante che impediva a entrambi di restare fermi sul posto. All’improvviso si sentì abbastanza sicuro da andare oltre, senza tuttavia avere la prontezza per farlo.
«Già, è una brava persona…» la sentì mormorare.
Solo in quel momento si accorse che stringeva tra le mani un primo piano di Jake, abbracciato alla sua Fender Stratocaster mentre sorrideva all’obiettivo, una foto che con tutta probabilità aveva scattato lei stessa. Si sentì stupido, un completo idiota senza un briciolo di perspicacia e la verità gli piombò addosso aprendogli uno squarcio enorme nel petto. Tra Jake e Jenna c’era molto di più di un’amicizia, un legame di cui forse neanche loro stessi erano a conoscenza ma che a lui risultava chiarissimo.
«È meglio che vada adesso, si è fatto tardi…»
«Certo. Ci vediamo.»
«Domani?»
Axel incurvò le labbra in un sorriso debole, ma alla fine annuì.
«Domani.»
 
 
 
__________________
 
 
NdA
Buonsalve!
Personalmente non vedevo l’ora di pubblicare questo capitolo e spero tanto che vi abbia in qualche modo fatto avvicinare un po’ di più ai personaggi. Diciamo che, senza fare grosse anticipazioni, qui ci sono moltissimi dettagli che saranno fondamentali in futuro u.u
Il capitolo in origine doveva essere più lungo, ma ho trovato più opportuno spostare il contenuto al prossimo, evitando di spezzare troppo la narrazione.
Come sempre vi ringrazio per il supporto che mi state dando, non solo attraverso i commenti, ma anche semplicemente leggendo e salvando la storia nelle liste <3
 
Un saluto e alla prossima!
 
_Atlas_
   
 
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