Anime & Manga > L'Attacco dei Giganti
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Autore: jomonet    28/08/2021    1 recensioni
[Levi x Petra]
La guerra è finita da qualche anno e una nuova alba sorge sulla famiglia Ackerman.
Genere: Fluff, Hurt/Comfort, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Levi Ackerman, Nuovo personaggio, Petra Ral
Note: Raccolta, What if? | Avvertimenti: nessuno
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Note iniziali:

Questa one shot partecipa alla Rivetra Week 2021 progettata su Twitter, seguendo la tematica Bacio sotto la pioggia.

Buona lettura!✨


Pioggia - Rain


Le piccole braccia morbide si allungavano curiosamente verso il vetro che separava le tonde mani dai piccoli dolcetti dalla forma divertente e particolare della panetteria. Il volto si avvicinò sempre di più fino ad appoggiarsi totalmente per vedere molto più da vicino tutti i piccoli pasticcini colorati e ricchi di cioccolato.

“Daisy…” la richiamò la madre. “Non ti attaccare. Puoi lasciare tante impronte e la panettiera si potrebbe arrabbiare!” La prese per una mano. “Tu e tuo fratello siete proprio innamorati del cioccolato!” Sghignazzò tra sé la donna, sorrido alla panettiera che osservava con adorazione la piccola bambina di due anni dai capelli rossi come la madre.

“È una bambina molto carina!” La donna si sporse in avanti per regalare un piccolo biscotto con tante gocce di cioccolato alla bambina. “Tieni. Spero che ti piaccia.” Le sorrise teneramente. 

Daisy sorrise timidamente, nascondendosi dietro alcuni ciuffi che le cadevano davanti agli occhi, e annuì con la testa.

“Come si dice?” Petra le mosse rapidamente la mano che teneva stretta nella sua. “Cosa devi dire alla panettiera?”

“Gr-grazie.” Balbettò la bimba, dando un primo piccolo morso al suo pasticcino.

“E grazie per il tè e il pane!” Continuò la madre, salutando e uscendo dal negozio.

 

“Papà sarà felice!” Esclamò Daisy, aggrappandosi alla gonna della mamma, mentre tornavano a piedi verso la loro casa. “Il tè profuma! È buono! Lo sai… Lo sai, mamma, che papà mi ha detto che gli piace tantissimo il tè? Lo beve sempre.” Saltellò sul proprio posto un paio di volte e infine fece un lungo passo in avanti. “Anche io lo voglio bere. Mamma, posso? Non è vero? Voglio che piaccia tanto anche a me.” Sorrise, guardando gli occhi allegri e spensierati di Petra. “Come papà.”

“È un po’ presto per te…” le fece presente la madre, accarezzandole dolcemente i capelli. “Ma quando vedrai tuo padre, diglielo subito…” le lasciò un piccolo bacio sulla fronte. “Sono sicura che ne sarà orgoglioso.” Ridacchiò serenamente tra sé, mentre prendeva in braccio la figlia di due anni. “Ti piace il biscotto?” Indicò il pasticcino mangiucchiato tra le sottili mani della bambina. “Lo hai quasi finito! È la prima volta. Sei davvero brava!”

“Allora…” sul volto di Daisy si disegnò un grande e magico sorrisetto. “Per merenda posso bere il latte col cioccolato?” Si raddrizzò meglio tra le braccia della madre.

“Va bene. Lo prepariamo anche per Peter, sei d’accordo?”

La bimba annuì prontamente con la testa e, guardando furbamente sua madre con i suoi occhi azzurri e limpidi come il mare, diede l’ultimo morso al suo biscotto. “Papà torna?”

“Certo!”

“Mangia con noi?”

Petra si morse spontaneamente un labbro e sentì inavvertitamente le gambe tremare. “Non lo so, tesoro…” raccolse la testolina della figlia in una mano, cingendosela su una spalla, mentre con lo sguardo osservava guardinga e preoccupata il cielo sempre più grigio e pieno di nuvole temporalesche. “Papà torna…” sussurrò. “E spero… questa sera.” Una forte volata di vento scompigliò bruscamente le ciocche rosse delle due. Petra strinse la busta della spesa che teneva nell’altra mano e fece rannicchiare maggiormente il corpo della bambina contro di sé con una spinta. “Manca poco per arrivare a casa. Daisy accoccolati a mamma. Non voglio che prendi freddo.”

La bimba obbedì immediatamente e cinse le sue piccole braccia attorno al collo della madre, nascondendo il volto vicino al suo vestito morbido e profumato di fiori. “E… Peter?”

“Peter è a casa del suo amico Joshua. Ti ricordi di lui?”

“Sì.” Sussurrò con tono lieve e quasi impercettibile. “Quando torna, Peter?” Si aggrappò ancora più stretta alla madre.

“Lasciamo la spesa in cucina e poi, insieme, lo riportiamo a casa.” Ridacchiò tra sé, muovendo velocemente le dita sulla schiena della bimba per farle il solletico. “Presto saremo di nuovo tutti insieme. Stai tranquilla, Daisy.” Il suo sguardo cadde nuovamente sul cielo sempre più scuro e turbolento, dove una guerra silenziosa decideva il destino delle tante nubi intrecciate e violente sopra di loro. “Te lo prometto, angelo mio.”

 

“Tra poco ci sarà un fortissimo temporale!” Esclamò gioiosamente Peter, affacciandosi velocemente alla finestra della cucina lasciata un poco aperta. “Mamma, guarda!” Si sollevò sulle punte e indicò gli alberi davanti alla loro abitazione che si piegavano facilmente alla potente volontà del vento. “È così… bello!”

“Peter!” Lo richiamò Petra. “Perché ti sei alzato dalla tavola? Non hai finito di mangiare la tua cena!”

“Ma mamma… tra poco ci saranno anche i fulmini! Li voglio vedere!” Il bambino di cinque anni congiunse le mani vicino al suo cuore. “Ti prego, ti prego!”

“No, devi finire la tua verdura.”

“Ma se rimango vicino alla finestra posso… vedere… papà che torna…”

A quelle parole, anche Daisy si alzò dalla sua sedia, sgattaiolando vicino al fratello e saltellando per riuscire a guardare almeno la punta di un alto albero. “Mamma, quando torna papà?”

Petra scattò in piedi e li raggiunse immediatamente, prendendo per una mano la figlia e per il polso il figlio. Con una veloce presa e un fulmineo passo, li rimise a sedere entrambi ai suoi lati. “Papà è ancora in viaggio e voi dovete finire la vostra cena.” Ordinò, stupendosi da sola del suo tono duro e brusco, molto simile a quello che usava Levi. Sospirò e osservò i suoi bambini rattristarsi, mentre inforcavano lentamente gli ultimi pezzi abbandonati sui loro piatti. Petra sapeva benissimo come si sentivano e le dispiacque molto di averli richiamati in quel modo, ma anche lei come loro era impaziente, nervosa e stanca di aspettare il ritorno di suo marito.

-

“Dove vai, Levi?” 

Il corvino aveva la testa china sulla sua sacca piena di cibo e di vestiti puliti. “Petra, devo risolvere alcune faccende con Jean e Connie.”

“È ancora… Per caso, riguarda gli accordi…?”

“Sì, ma ci vorrà poco.” L’anticipò lui insieme ad un benevolo e docile sorriso.

Il cuore di Petra si bloccò improvvisamente, come se un fulmine l’avesse colpita in pieno petto. “Cosa dirò ai bambini? Quanto tempo starai via?”

Levi le rivolse un’occhiata seria, matura, ma allo stesso tempo dolce e piena di significato. “Andrà tutto bene. Ai bimbi… dì loro che devo fare alcuni giri con due miei vecchi amici e…” si fermò per inspirare un po’ d’aria e per guardarla meglio negli occhi. “Petra, te la caverai. Io me la caverò. Ce la caveremo. Insieme. Come abbiamo sempre fatto. Non starò via per molto, tesoro. Al massimo una settimana.” Raccolse il volto di sua moglie tra le mani.

“Ci mancherai.” Bisbigliò, mentre due lacrime bagnavano le sue gote abbracciate dal naturale calore di Levi.

“Tornerò prima che voi vi possiate accorgere della mia assenza.”

-

Il naso le prudeva terribilmente e in un attimo i suoi occhi si riempirono nuovamente di lacrime, mentre nella sua mente scorreva come una frenetica pellicola il ricordo dell’ultima conversazione avuta con suo marito ben dieci giorni prima. Era passata più di una settimana e di Levi non c’era traccia. 

“Levi… mi hai mentito. Ci hai mentito.” Sussurrò, prima di serrare la bocca dietro al palmo di una sua mano, mentre lavava i piatti sporchi in una cucina lasciata alla penombra, vuota e lontana dalle risate di sua figlia e dai continui discorsi fatti ad alta voce di suo figlio nelle loro camere.

“Petra…” Un fulmine investì rapidamente il cielo, illuminando per un fugace istante tutta la stanza di un bianco puro come la neve e lasciando sulla donna fiumi di pelle d’oca al solo udire il suo nome pronunciato da quella voce che conosceva fin troppo bene, trasportata e rubata via dall’incessante temporale.  

La donna si voltò immediatamente verso la porta, facendo scivolare parte del sapone per terra. “Levi?” Bisbigliò con occhi sgranati. “Le-Levi?” La sua voce cominciò a morirle al centro della gola, come congelata e strappata violentemente da lei. Tanti brividi le solleticarono la schiena e le gambe, mentre si asciugava le mani su un panno accanto al lavandino chiuso. La cucina era vuota. Non c’era nessuno con lei. “Eppure…” sussurrò tra sé. “Mi era sembrato… di… sentirlo…” Si coprì gli occhi e cominciò a piangere, ringraziando mentalmente la pioggia di attenuare e coprire i suoi singhiozzi con il suo naturale e continuo frastuono di ticchettii contro i vetri. Un tuono rimbombò per tutta la loro campagna, dando la possibilità alla donna di poter terminare il suo sofferto pianto nascosto e di soffiarsi il naso senza che i suoi figli si preoccupassero e la vedessero in quello stato dolorante, pallida e priva di forze. “Io… io non posso… non posso fargli questo.” Si ripeté come un mantra, mentre asciugava le gocce di sapone sul pavimento e sistemava i piatti dentro la credenza. “Io non posso… io ho sempre creduto in lui anche…” si morse violentemente un labbro, prima di espirare una manciata d’aria pesante. “Anche quando non c’era alcuna via d’uscita dalla guerra. Io non posso… ora… lui non se lo merita.” Sospirò tremante. “Io devo credere in lui, in mio marito.” Ingoiò con forza un po’ della saliva per umidificare la gola secca e, con un movimento deciso, si aggiustò la gonna del suo vestito. “Io so che tornerai.”

In quel momento una voce dal corridoio richiamò la sua completa attenzione. “Mamma! Mamma! Peter mi ha rubato Molly!”

Petra si strofinò velocemente la faccia per svegliarsi da quel sogno, dal sapore simile di un incubo ad occhi aperti, fatto di lontani e vicini ricordi, addobbato dai suoi sentimenti fortemente in contrasto dentro di lei. Si stiracchiò le braccia, si accorciò le maniche e con passo svelto si incamminò verso le voci squillanti dei suoi bambini. “Levi tornerà, Levi tornerà, Levi tornerà.” pensava tra sé, mentre la sua voce e il suo corpo mostravano una Petra più sicura di sé, che si allontanava sempre di più dalla cucina vuota.

 

“Mamma! Daisy ha disegnato dentro i miei libri sulle stelle!” 

“Lui mi ha rubato la bambola!” Intervenne la più piccola.

“Sì, perché… guarda cosa stai facendo, Daisy!” Peter era rannicchiato sul suo letto in ginocchio con le braccia conserte e con un rosso broncio che spiccava dietro la sua frangia nera. “Quei libri me li ha regalati papà e lei me li ha rovinati!” Indicò con rabbia la sorella che iniziò a piangere in quell’istante, chiamando più volte sua madre.

Petra la raccolse da terra, dove era accovacciata a disegnare su qualche foglio bianco e, purtroppo, in qualche pagina dei libri di suo fratello. Abbracciò e coccolò teneramente sua figlia tra le sue braccia, sussurrandole frasi dolci e rilassanti e spiegandole altrettanto cosa aveva sbagliato e il motivo della rabbia di Peter.

“Io non volevo…” bisbigliò Daisy. “Anche a me piacciono le stelle.” Si grattò docilmente un occhio umido, prima di rivolgersi direttamente a suo fratello. “Scusa.”

Come risposta, Peter strinse maggiormente le dita delle mani e dei piedi scalzi, intento a non voler cedere facilmente alla pace. Si voltò di scatto verso la finestra proprio nel momento in cui la pioggia aumentò la sua potenza, battendosi selvaggiamente contro i vetri.

“Peter… tua sorella sta chiedendo il tuo perdono.” Petra si avvicinò al letto del bambino e si sedette accanto a lui. “Non l’ha fatto apposta. Ha usato solo la matita, quindi si può cancellare facilmente tutto.” Afferrò il corpo rigido del figlio da dietro la schiena per stringerselo a sé insieme a Daisy. “Fate pace?” Percepì le braccia di Peter farsi improvvisamente più morbide e calde, mentre si sistemavano attorno a lei, e il suo respiro diventare più calmo e rilassato contro il suo vestito. “Allora?”

“Va bene…” acconsentì il bambino dal cuore d’oro. 

“Bravo, tesoro della mamma.” Gli regalò un soffice e affettuoso bacio sulla fronte, accarezzando ripetutamente le sue ciocche nere. “È ora di fare la ninna. Tutti e due.”

“Mamma…?”

“Dimmi, Peter.”

Il bimbo sollevò i suoi occhi gialli pieni di vita su quelli annebbiati e ombrosi di sua madre. “Vuoi che dorma con te stanotte?” 

“Peter, sei un bambino davvero premuroso.”

“Non voglio che tu sia sola…” spiegò il piccolo, abbracciandola maggiormente. “E poi… fuori c’è il temporale. Sembra che stia per finire il mondo.”

Petra ridacchiò silenziosamente tra sé, lasciando un altro bacio tra i capelli di suo figlio e uno nuovo sulla guancia della piccola Daisy, i cui occhi tentavano invano di rimanere svegli più che potevano. “È solo una forte tempesta. Dopo giorni caldi, purtroppo c’era da aspettarselo.”

“Sì, ma hai bisogno che qualcuno… sì… che ti stia a fianco.” Insistette il bambino con un po’ di esitazione. “Potresti avere paura.”

“Peter, tua madre è forte.” Lo rassicurò. “Lo sai, anche se…”

Lo sguardo del bimbo si illuminò, aprendosi e sfoggiando tutte le allegre e affascinanti sfumature che nascondeva, comprese le sue illeggibili paure mescolate alla sua infantile vivacità.

“Stanotte vorrei essere accompagnata da un valoroso cavaliere e da questa piccola dama…” La donna mosse il braccio che teneva sua figlia ben salda contro di sé. “Che è già volata nel mondo dei sogni. Vogliamo raggiungerla, mio cavaliere?” Propose a Peter con un affettuoso sorriso, mentre lo aiutava a scendere dal suo letto per raggiungere insieme la camera da letto più grande.

 

Un grosso boato temporalesco destò Petra dal suo sonno irrequieto. Si sollevò delicatamente con il busto, puntando i gomiti nel materasso, e di scatto si voltò subito a controllare i suoi figli. Sia Daisy che Peter dormivano beatamente e profondamente accanto a lei, non accorgendosi affatto della tempesta che infuriava fuori dalla loro casa. La pioggia era aumentata di gran lunga, il vento piegava pericolosamente i rami degli alberi e il cielo era un campo di battaglia tra fulmini e tuoni. Petra scivolò silenziosamente fuori dalle coperte e si incamminò verso la cucina, necessitando assolutamente di un tè che potesse calmare la sua mente confusa e piena di pensieri. Dopo qualche passo fatto in punta di piedi, accese una piccola luce vicino ai fornelli e prese un pentolino per l’acqua. Stava per aprire il rubinetto, quando udì un suono simile al nitrito di un cavallo venire dal giardino. Fu in un secondo. O poco meno. Lei sgranò gli occhi, la gola le si seccò, la testa le vorticò e le braccia si bloccarono insieme alla gambe come delle colonne di puro ghiaccio. “È mai possibile…” Non aspettando altro tempo inutile, lasciò cadere il pentolino ancora vuoto nel lavandino e corse velocemente verso la porta. Strinse tra le mani la maniglia e in quel momento le riaffiorò in mente, come un’esplosione abbagliante ed elettrica, il ricordo di lei incinta che osservava l’alba della primavera, mentre Levi preoccupatosi per lei e per la sua seconda gravidanza la incitava a rientrare. Gli occhi gialli, scuri e tentennanti di Petra erano fissi sull’oggetto freddo che teneva fra le dita improvvisamente umide e sudate, quando un’ombra scura, contornata da tantissimi rami spogli, si mosse distante dalla sua finestra. “C’è qualcuno…” bisbigliò, proprio nell’istante in cui un altro nitrito più acuto riecheggiò per la campagna, segno che questa persona stesse frenando il suo cavallo dopo una lunga e irrefrenabile corsa. Lei lo sapeva bene. Grazie alla sua esperienza da soldato, lei lo capì subito. Inspirò ed espirò, tentando invano di tranquillizzare le sue emozioni dominanti e attorcigliate nel suo stomaco esplose per tutto il corpo contemporaneamente ai tre fulmini caduti lontani nel cielo. Lei sapeva. Lei sapeva che quella persona non era un estraneo, non era un ladro, non era un vagabondo o uno straniero bisognoso di un riparo. Inspirò nuovamente e, guidata dalla forza dirompente del suo istinto, aprì la porta e corse verso la fonte del terzo nitrito dell’animale, nascosto ormai dentro la stalla nel posto riservato al cavallo di Levi.

“Levi.” Sussurrò affannosamente, seguendo le orme nel fango con grandi falcate. “Levi!” Finalmente urlò con tutto il fiato che possedeva in gola, mentre la pioggia cominciava a bagnarle ogni centimetro del vestito, dei capelli, del corpo. “Levi! Levi!” Si fermò sotto la tettoia della stalla completamente zuppa, dalla testa ai piedi, attendendo. 

Da dietro la criniera del cavallo sbucò a passo lento l’ombra di un uomo incappucciato che si dirigeva verso di lei.

“Levi…” bisbigliò un’ultima volta a se stessa, come a volersi destare da quel possibile e agognato sogno senza che alcuna vera lacrima la minacciasse di bagnarle gli occhi.

La figura oscura avanzò, abbassò lievemente il mantello, strizzò la sua sacca vuota e la lanciò su di una sedia lì accanto, si spazzolò dalle braccia qualche goccia d’acqua piovana e, solo infine, si tolse completamente il cappuccio per lasciarsi guardare in faccia dalla donna. “Petra…” sospirò ansimante. “Sono io.”

“Lo so.” Si portò una mano davanti alla bocca e morse violentemente un labbro, tanto da sentire un leggero sapore di metallo correrle lungo la lingua.

Senza esitare, l’uomo ridusse la poca distanza che li separava. “Finalmente ho un po’ di luce che rischiara e riscalda di nuovo il mio cammino.” Le disse con tono basso e roco, aggrappando una mano attorno al polso sollevato di Petra per abbassarglielo delicatamente. “Non sai quante volte ho avuto bisogno di te durante il viaggio.” Le accarezzò il mento e il collo. “Della parte più chiara, gentile, buona della mia anima, che conservi tu.” Le dita scivolarono sulla piccola ferita del labbro inferiore. “Ne avevo davvero bisogno. Sai come posso diventare senza…” socchiuse appena gli occhi, che per un fugace istante si posarono lontano dal volto di lei. “Mi sei mancata.” Sospirò lievemente. “Petra…” sussurrò il suo nome con sottile e silenziosa veemenza, prima di concedere alle loro bocche un bacio dalle sfumature calde, umide, salate e dolci, piene di bramosia e di impazienza, fiamme ardenti, lucenti ed elettrizzanti fulmini si racchiusero magicamente e desiderosamente tra le loro danzanti e vivaci lingue, mentre le loro smaniose mani si aggrappavano e afferravano tutto ciò che toccavano o sfioravano dell’altro.

Un tuono rimbombò per tutta la campagna. I due amanti si staccarono appena l’uno dal volto dell’altra, unendo le loro fronti e intrecciando le loro dita lungo i fianchi, mentre i loro sguardi si cercavano curiosi e felici tra le ombre profonde e stanche che contornavano le loro palpebre semichiuse.

Le labbra di Petra si curvarono leggermente verso l’alto, osservando dettagliatamente le iridi dell’uomo spolverate di un chiaro azzurro misto al bianco, che le regalavano un’infinità di intimi brividi accoglienti e pericolosi. Spinta da una selvaggia e dirompente scossa, forte e potente quanto il vento che le accarezzava il corpo bagnato e piegava ogni albero attorno a loro, e dall’argentato riflesso sottile e ramificato di un fulmine imprigionato negli occhi burrascosi e roventi di Levi, Petra si abbandonò nuovamente alla passione che l’aveva consumata in tutti quei lunghi giorni d’attesa. Un desiderio sofferto, sperato, amato e bramato nel silenzio, tormentato e confuso, triste e sognato tremendamente tra molte lacrime. Lo abbracciò fortemente contro di sé e lo baciò, mordendogli le labbra con disperazione e leccandogli ogni centimetro della bocca con amore.

Attorno a loro la natura infuriava in un immenso turbine di battaglie fra gli elementi, accolti in un cielo in guerra, rastrellato da lampi e saette contornati continuamente dalla figura sottile e trasparente dell’incessante pioggia testarda e pesante, mentre il puro e l’esplosivo caos avvolgeva i due amanti ansimanti e schiavi delle volontà delle loro anime e dei loro corpi.

Sono a casa, Petra.” Bisbigliò Levi con tono profondo.

Petra lo strinse maggiormente a sé. “È finita? Avete risolto… tutto quanto?”

A quelle due domande lui si staccò appena da lei, ma solo per poterla guardare dritta negli occhi e affondare le mani sulle sue spalle. “Domani ti racconterò tutta quella merda. Ora non è il momento.” Socchiuse di molto le palpebre. “Sei zuppa e questo non va bene.”

La donna ridacchiò sinceramente, pensando a quanto le fosse mancato suo marito e la sua sincera premura verso di lei e i suoi figli.

Tzk. Rischi una merda di raffreddore o, peggio, la febbre. Forza…” prese per mano la moglie e alzò appena il suo mantello per coprirla dall’acqua piovana. “Sbrighiamoci.” E improvvisamente la sua voce si abbassò di nuovo, ma questa volta le note furono più dolci e affettuose. “Voglio vedere Daisy e Peter. Quei marmocchi mi sono mancati così tanto… più dell’odore del pulito.” I suoi occhi azzurri si posarono lentamente su quelli gialli e innamorati di Petra. “Ma prima di svegliarli… voglio stare solo con te.” Posò con genuina morbidezza le labbra su quelle gonfie e ormai consumate di lei. Poco a poco, seguendo il suono e il ritmo sempre più forte della pioggia contro la tettoia della stalla, intensificò il loro incontro, trasformandolo ben presto in un puro, ruvido, volgare ed eccitante bacio d’amore, che travolse entrambi in un’immaginaria e intima onda di intense sensazioni furiosamente vivaci e terribilmente ardenti. I loro corpi bruciavano scintillanti come diamanti sotto le tante e continue gocce di pioggia, che scendevano come rapide sulle loro pelli scottanti e unite.

“Ti va di rientrare, Ackerman?” Bisbigliò lei con tono malizioso mescolato ad un leggero accento simpatico.

“Certo, Signora Ackerman.”

Petra gli accarezzò teneramente una guancia, asciugandogliela dalle gocce fredde di pioggia. “Bentornato a casa, Levi.”

   
 
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