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Autore: M a k o    31/10/2021    9 recensioni
• Datastormshipping (Ryoken/Yusaku)
• Questa Raccolta partecipa alla “Datastorm AU Week”
• Day 1 {Angel/Demon!AU} – Yusaku aveva deciso di maledirsi offrendo la propria innocenza a Ryoken; Ryoken aveva deciso di purificarsi appropriandosi della cosa più preziosa che Yusaku possedeva.
• Day 2 {Behind The Scenes!AU} – (Ryoken era come il boss finale dell'immenso groviglio di livelli della sua emotività: troppo forte per essere battuto).
• Day 3 {Roomates!AU} – «Volevi baciarmi?» domandò con un filo di voce. «Perché non avrei opposto resistenza…»
• Day 4 {Android!AU} – (Permettimi solo di rivedere i tuoi occhi un'ultima volta. Poi, te lo giuro, avrai tutto il diritto di chiuderli per sempre e concederti quel meritato riposo tanto agognato).
• Day 5 {Hospital!AU} – «Porca miseria, Ryoken, mi hai salvato la vita! Cosa vuoi che me ne importi di un taglio sul mento?»
• Day 6 {Rockstar/Band!AU} – Ryoken nella propria vita aveva imparato a fare due cose: suonare la chitarra elettrica e riconoscere ogni più piccola sfumatura dello stato d'animo di Yusaku con una semplice occhiata.
• Day 7 {Merpeople/Undersea!AU} – «Le nostre paure non sono poi tanto diverse, non trovi?»
Genere: Generale | Stato: completa
Tipo di coppia: Shonen-ai, Yaoi | Personaggi: Ryoken Kogami/Revolver, Yusaku Fujiki/Playmaker
Note: AU, OOC | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'Datastorm Week(s)'
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#07.Merpeople-Undersea!AU Avrei voluto concludere in bellezza la Raccolta, ma questo tipo di AU mi ha dato non poco filo da torcere e, proprio come con la Hospital!AU, credo che il tema Merpeople/Undersea funga solo da sfondo, quindi non saprei nemmeno come definire questa One Shot, in tutta onestà.

Non so nemmeno quantificare tutte le possibili trame che mi sono venute in mente per sviluppare questo prompt – una meno convincente dell'altra.
Questa tutto sommato mi convince e trovo la storia in sé molto dolce e malinconica, però… non lo so, spero quantomeno che possa piacere del tutto a voi.

Prima di lasciarvi lo specchietto, ci tenevo a ringraziarvi per essere arrivati fino a qui.
Non so se leggerete le OS in ordine oppure partirete da quella che vi ispira di più o magari siete qui solo per caso/dopo aver cliccato per sbaglio, a ogni modo ringrazio chiunque dedicherà/ha dedicato parte del suo tempo per questi scritti.
Vi auguro buona lettura!



• Day 7: Merpeople/Undersea!AU; Merman!Ryoken x Human!Yusaku; POV Yusaku
• Rating: Giallo
• Generi: Introspettivo, Malinconico, Romantico



Love knows
no bounds




1

Yusaku era esterrefatto. In un primo momento aveva creduto fermamente di essere stato vittima di un'allucinazione, ma più i suoi occhi mettevano a fuoco la creatura che nuotava sinuosa ed elegante a diversi metri da dove la stava osservando e più realizzava che non poteva che trattarsi di lui.
    «Ryoken…?» domandò con voce spezzata dallo stupore, senza neanche rendersi conto di aver mosso qualche passo in avanti, verso la sua più grande paura.
Ryoken
    (oh cielo, era proprio lui!)
si bloccò di colpo, voltandosi verso Yusaku, incatenando lo sguardo al suo.
Sgranò gli occhi e in quell'azzurro cielo che erano le sue iridi Yusaku riscoprì d'un tratto perché mesi addietro si fosse innamorato di lui tra un ritrovo e l'altro al club di informatica. Poi Ryoken, una volta resosi conto di essere troppo esposto, tentò di nascondersi, ma era ormai inutile, poiché Yusaku aveva già visto tutto – ed era proprio il motivo che inizialmente lo aveva lasciato tanto sbigottito: Ryoken quella sera non stava nuotando nell'acqua cristallina del mare con le proprie gambe. Ryoken aveva una coda di pesce al posto degli arti inferiori.
    (Una meravigliosa miscela di azzurro, bianco e sfumature violacee).


2

    «Yusaku…»
Ryoken sussurrò il suo nome come se si fosse gelato sul posto, lasciando che le piccole e timide onde del mare conducessero ogni sillaba verso la riva con garbo e pacatezza.
Yusaku deglutì a fatica, tremando appena. «Che… che significa?»
Non capiva. Proprio non capiva. Certo, Ryoken era sparito all'improvviso poche settimane prima che iniziassero le vacanze estive e a scuola circolava voce che si fosse trasferito all'estero, ma quando frequentava la scuola aveva le gambe, non era certo una creatura con la coda di pesce.
Insomma, Ryoken era un essere umano… o quantomeno Yusaku lo aveva conosciuto come tale.
Non riusciva a staccargli gli occhi di dosso e Ryoken faceva altrettanto con lui. Poi un lieve sorriso gli incurvò le labbra e rispose: «È un po' lunga da raccontare, ma se vuoi possiamo parlarne. Vuoi che venga io da te, oppure… vieni tu da me?»
A quella domanda Yusaku sussultò, rendendosi finalmente conto del pericolo nel quale stava per essere inghiottito: i suoi piedi nudi tastavano la rena bagnata, quella baciata dalle onde del mare. Non si era inabissato, ma il solo fatto di avvertire l'acqua salata sulla propria pelle lo portò a indietreggiare spaventato.
Il suo cuore iniziò a battere impazzito nella cassa toracica e il suo intero corpo fu scosso da tremiti spietati e malefici. Quella reazione non passò inosservata a Ryoken, che comprese bene la situazione.
    «Vengo io da te, allora».


3

Ryoken si sedette al suo fianco con estrema naturalezza. Le gambe avevano sostituito la coda di pesce e
    (per fortuna!)
le cosce erano fasciate da un costume da bagno, proprio come quelle di Yusaku, che prima di accorgersi della presenza di Ryoken in acqua si era spogliato, restando in costume, e aveva riposto con cura tutti gli indumenti nello zaino.
Era una bella serata. Alquanto particolare, certo, ma pur sempre piacevole. Il mare era calmo e la luna e le stelle inargentavano il cielo in un muto splendore.
E Yusaku – lo imbarazzava un po' ammetterlo – durante la prima metà dell'anno scolastico aveva immaginato diverse volte di godersi un panorama del genere insieme a Ryoken. Ora quel momento pareva essere arrivato… sempre in tutta la sua meravigliosa stranezza.


4

    «Volevi provare a nuotare?» gli domandò Ryoken, guardandolo.
Yusaku si portò le ginocchia al petto, poggiandovi poi il mento, quasi volesse proteggersi da una minaccia che, dopo essere evasa dalla sua testa, si era tuffata in mare, inabissandosi sempre più.
    «Diciamo di sì» rispose, osservando l'immensa distesa d'acqua che inghiottiva l'orizzonte. «Ogni estate è sempre la stessa storia: arrivo qui e provo quantomeno a bagnarmi fino ai polpacci, senza però avere successo. E finisce che rimango a riva a osservare il mare… e basta».
    «Hai paura dell'acqua?»
Yusaku sospirò. «Sì. Quando avevo otto anni ho accettato una “sfida di coraggio” per essere accettato da un gruppo di ragazzini un po' più grandi di me. Dovevo nuotare fino a un punto in cui non avrei più toccato e… e ho rischiato di annegare se il bagnino non mi avesse soccorso in tempo».
    «Mi dispiace…» sussurrò Ryoken, portando anch'egli le ginocchia al petto. «Adesso capisco come mai a scuola fossi tanto schivo con chiunque…»
    «Ma non con te».
Ryoken inarcò un sopracciglio. «Mi rispondevi sempre a monosillabi».
    «Beh, con gli altri non parlavo proprio».
A quella risposta risero entrambi, lasciandosi un po' andare.
    «Comunque…» proseguì Yusaku, voltandosi verso di lui – e cercando di non fissargli troppo le gambe: «Come… come è possibile che tu…? Insomma, che tu abbia una coda di pesce–»
    «“Coda di pesce”!» lo interruppe Ryoken, ridacchiando. «Semplice: sono un tritone».
    «Ma–»
    «Non esistono, vero? Eppure io esisto, sono reale».
    «Sì, lo so. Cioè, sei qui e ti sto parlando… non credo di essere impazzito tutto d'un tratto. E poi a scuola anche gli altri ti vedevano e ti parlavano, quindi…»
Yusaku si sentiva sempre più intontito. «Sto dicendo cose senza senso» borbottò, stendendo le gambe e portandosi una mano tra i capelli.
    «Se possono aiutarti a fare chiarezza no, non sono cose senza senso» lo rassicurò Ryoken. «Sai che non sono l'unico tritone a scuola?»
    «Non eri» lo corresse Yusaku, che non aveva nemmeno la forza di meravigliarsi per quella nuova notizia appresa. Questo perché Ryoken gli era mancato così tanto che anche in quel momento, nonostante fosse lì vicino a lui, continuava comunque a mancargli. «Sei sparito prima che iniziassero le vacanze estive e ormai avevo dato per assodato che ti fossi trasferito all'estero. Erano solo voci di corridoio, ma erano l'unica cosa concreta a cui potevo aggrapparmi… perché tu te ne sei andato di punto in bianco e okay, è vero, non avevamo chissà quale rapporto, insomma, ci incontravamo solo qualche pomeriggio a settimana al club di informatica, ma…»
    (Tu mi piacevi. Mi piacevi tanto, anche se ti parlavo poco. E mi piaci tuttora).
Lasciò il discorso in sospeso, perdendosi in un altro sospiro.
    «Allora quando vuoi parli» constatò Ryoken, meravigliato. «Dovresti farlo più spesso, è piacevole ascoltarti. Anche se quello che hai detto non è una bella verità e non lo nego, perché è andata proprio così: sono sparito e avevo tutta l'intenzione di non tornare più sulla terraferma».
    «Perché?»
    «Per lo stesso motivo che ha spinto te a non avvicinarti più all'acqua: per paura».
Yusaku sussultò. «Davvero la terraferma è più spaventosa dell'acqua?» chiese con un filo di voce, abbassando lo sguardo.
    «Dipende dai punti di vista. Tu sei un essere umano che ha sempre vissuto sulla terraferma e che a causa di un brutto incidente ha iniziato a temere l'acqua. Io sono un tritone che ha deciso di provare a vivere come un essere umano – è una cosa che succede spesso tra i miei coetanei ed equivale alla vostra “età della ribellione” – e che dopo pochi mesi si è arreso a causa della caoticità della città, dello smog e dei continui rumori. Anche se per motivi diversi, abbiamo entrambi rischiato di soffocare».
Ryoken abbozzò un sorriso, poggiando una mano sulla sua. «Le nostre paure non sono poi tanto diverse, non trovi?»
    «Sì, è vero» rispose Yusaku, mentre osservava le dita delle loro mani intrecciarsi. «Abbiamo entrambi paura di qualcosa che ancora non conosciamo appieno».
    «Già». Ryoken gli strinse un po' più forte la mano, guardando dritto davanti a sé
    (e il mare notturno ricambiava lo sguardo con aura silente e misteriosa).
    «Molti miei amici hanno abbandonato l'oceano per vivere come dei comuni esseri umani. Diversi di loro ce l'hanno fatta, altri invece sono tornati a casa dopo poco tempo… proprio come ho fatto io. Anche se ho sentito la tua mancanza ogni giorno e… credo di essermene andato anche per questo, perché non sapevo come affrontare ciò che provavo per te. E che provo tuttora».
Yusaku sgranò gli occhi e sussultò. «Tu…?»
    «Sì, ho avuto paura anche di questo. Perché avrei dovuto dirti la verità, rivelarti la mia vera natura. Avrei dovuto dirti che non sono umano e che–»
    «Tu sei umano» lo interruppe Yusaku con voce che a tratti pareva roca e indurita da una malinconia atavica. «Sei sempre stato gentile e paziente con me, mi salutavi sempre la mattina prima delle lezioni, aprivi sempre tu la porta dell'aula di informatica per lasciarmi poi passare, una volta hai preso a spallate il distributore automatico perché la bibita che avevo scelto era rimasta incastrata e poi… e poi mi sorridevi sempre, ogni giorno, in ogni occasione. Quindi, per quanto mi riguarda, tu sei umano. E poi l'hai detto tu stesso: alcuni tuoi amici sono riusciti a integrarsi nella società umana e vivono come ta–»
Si bloccò di colpo, poiché Ryoken lo stava guardando in maniera decisamente particolare.
    «Che c'è?» domandò confuso, trattenendo il respiro nel momento in cui Ryoken gli si avvicinò, per poi poggiare le labbra sulle sue, unendole in un delicato bacio a fior di labbra – e senza sciogliere la stretta delle loro mani.
    «Ti ascolterei per ore, Yusaku. E ti ringrazio per ciò che hai detto. Dovresti davvero parlare di più e aprirti al mondo, proprio come dovrei fare io…»
    «Possiamo sempre farlo insieme…» sussurrò Yusaku, cercando le sue labbra per assaporare nuovamente quel meraviglioso contatto.
Ryoken sorrise. «Sì, possiamo farlo insieme».


5

Quella notte nessuno dei due superò le proprie paure. Yusaku non si tuffò in mare e Ryoken non tornò al suo appartamento per ricominciare a vivere come un essere umano.
Si erano però fatti una promessa: che si sarebbero rivisti la notte successiva. E quella dopo ancora, fino alla fine dell'estate. E una volta arrivato l'autunno, sarebbero ancora rimasti insieme.
In un modo o nell'altro, ne erano certi, avrebbero affrontato ogni cosa, ogni paura e ogni ostacolo.
    (Perché l'amore non conosce limiti).
   
 
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